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QT n. 17, 10 ottobre 1998 Servizi

Socialisti al lavoro

Il - pur paradossale - ruolo della sinistra: "amministrare il capitalismo". Anche nell'attuale difficile fase di transizione.

Nel marzo del 1942 a Taconic nel Connecticut (USA) il grande economista austriaco Joseph Alois Schumpeter, commentando gli esiti della prima guerra mondiale in Inghilterra ed in Germania, scriveva: "La guerra ed i sussulti del periodo postbellico avevano portato al governo i socialisti; ma sotto i brandelli dell'abito vecchio, l'organismo sociale, e in particolare il processo economico, rimanevano quelli di sempre: in altre parole, i socialisti dovevano governare in modo essenzialmente capitalistico" ("Capitalismo, socialismo, democrazia ". Edizioni Comunità, 1964, p. 345/1).

Da qui la sua profezia che sarebbe toccato ai socialisti in questo nostro secolo, "amministrare il capitalismo". Ciò che in larga misura è effettivamente avvenuto.

E ' questo uno stupefacente paradosso della storia. E non è l'unico del nostro secolo, che cominciamo a contemplare dalle prime propaggini del nuovo millennio. Eric J. Hobsbawn ritiene che la rivoluzione leninista del '17, anziché indebolire il capitalismo, lo abbia invece rinforzato, costringendolo a correggersi: opinione che trovo assai difficile confutare alla luce di ciò che è accaduto. La Mosca liberista dei nostri giorni, con la sua borsa impazzita, sembra capace di recare assai più danni alla grande finanza globale dei nostri giorni di quanti ne abbia causati al capitalismo quando era la capitale del comunismo mondiale.

In tutti questi apparenti paradossi, se esplorati in profondità, è possibile rintracciare il filo di una concatenazione di cause ed e fletti che infine conferisce al loro avverarsi il segno di una sia pur tormentata razionalità.

Così è accaduto che il governo socialista, o socialdemocratico, di numerosi paesi dell'Europa Occidentale, non ha trasformato quelli che Carlo Marx chiamava i rapporti di produzione, ma, creando lo "stato sociale", ha impresso un volto umano al capitalismo. E la rivoluzione bolscevica, pur spezzando le strutture feudali e paleo capitaliste dell'impero zarista, non ha certo prodotto la preconizzata società di liberi e uguali, ma ha accumulato, in un intervallo storicamente brevissimo, le basi materiali e etnologiche di un apparato produttivo moderno. Naturalmente la storia è tutt'altro che finita. In Russia si tratta ora di inventare i rapporti sociali più appropriati per gestire nel modo più efficiente ed equo l'apparato produttivo ereditato.

Nell'Europa occidentale siamo alle prese con una crisi strutturale senza precedenti che ha investito l'intero sistema, crisi che ha i suoi sintomi più vistosi nelle disoccupazione di massa, nelle vecchie e nuove povertà, nell'immigrazione, e le sue cause nelle nuove tecnologie, nell'evoluzione demografica, nel debito pubblico e nella crisi fiscale degli stati, nella pressione del mondo cosiddetto in via di sviluppo.

Ancora una volta, come dopo gli sconquassi delle guerre, tocca ai socialisti governare questa difficile transizione. Ed infatti in tutta l'Unione Europea, solo la Spagna esclusa, gli elettori hanno affidato il governo ai socialisti o a coalizioni di eguale indirizzo politico. Le "impurità" presenti nell'Ulivo non bastano a collocare Jospin o Blair o Schroeder più a sinistra di Prodi e D'Alema. I problemi da fronteggiare e l'impostazione dell'iniziativa di governo per risolverli, sono infatti gli stessi. Tali da distinguerli nettamente dagli indirizzi che assumerebbero governi di destra.

In Italia e 'è naturalmente qualcosa di diverso e non di poco conto. Il nostro debito pubblico è più pesante, la nostra pubblica amministrazione è meno efficiente, il nostro Mezzogiorno è meno reattivo degli stessi Lander orientali della Germania federale. E soprattutto il nostro assetto politico è più instabile.

Il nostro governo dipende da Fausto Bertinotti. In tutte le società sviluppate, nelle quali il benessere è relativamente diffuso, esistono sacche di disagio sociale e nuclei di critica culturale, che esprimono una opposizione "da sinistra " anche ai governi riformatori. Cio è perfettamente fisiologico. Fausto Bertinotti ne è il brillante interprete in Italia. Ma è difficile immaginare che i centri sociali o i disoccupati organizzati di Napoli, o gli squatters possano costituire le forze sociali idonee a sostenere un governo dagli "equilibri più avanzati".