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Meno scuse, più trasparenza

E'ben strano il tempo in cui viviamo. E’ invalsa la moda di pentirsi e di chiedere scusa. Anche la Chiesa cattolica lo ha fatto in relazione alle più varie circostanze. Ma a che vale pentirsi e chiedere scusa, se manca la disponibilità a fare totale chiarezza sui fatti? Le scuse senza trasparenza hanno l’odore dell’ipocrisia.

Sulla questione delle persecuzioni naziste, dello sterminio degli ebrei e del passato atteggiamento della Chiesa, le parole del Papa sono state inequivocabili e si possono così riassumere: "Abbiamo sbagliato verso di voi, fratelli ebrei, e vi chiediamo scusa". Bene. Un gesto solenne che va apprezzato. Ma perché il Vaticano si rifiuta ancora di aprire i suoi archivi relativi alla seconda guerra mondiale? I dodici volumi pubblicati in questi giorni dalla Santa Sede non bastano a chiarire i rapporti di Pio XII con il nazismo, il suo silenzio sul massacro dei campi e dei forni. Troppe le omissioni e i documenti mancanti. Perché? Gli archivi nascondono forse alcune verità che il Vaticano non vuole far conoscere?

Il rapporto dei sei esperti (tre cattolici e tre ebrei) nominati dalla Santa Sede per lo studio dei dodici volumi di documenti "è morbido nei toni - scrivono i giornali - ma duro nella sostanza". Nel rapporto preliminare si legge che gli atti pubblicati fanno riferimento a "centinaia di documenti che poi non sono resi pubblici". Restano quindi senza risposta gli interrogativi di fondo sulla condotta di Pio XII nei confronti dello sterminio degli ebrei, e sulle scelte politiche compiute durante gli anni cruciali 1938-1945.

Da alcune anticipazioni di Le Monde sul lavoro della commissione di indagine, i volumi pubblicati dal Vaticano non registrano alcuna reazione della Santa Sede alla cosiddetta "notte dei cristalli", quando i nazisti nel 1938 in tutta la Germania bruciarono sinagoghe e devastarono negozi ebrei.

Sgomenta apprendere che il maresciallo Petain nel 1941 informò il Vaticano delle misure antisemite prese dal suo governo, quello di Vichy, su pressione della Germania, e la Santa Sede rispose che non aveva obiezioni a patto che le misure antiebraiche fossero "amministrate con giustizia e carità". Come a dire: deporta, rinchiudi nei campi, consegna gli ebrei ai tedeschi perché li mandino nei forni crematori, ma almeno fallo cristianamente. Davvero incredibile!

Ancora: nell’agosto 1942 il vescovo di Leopoli dà notizia al Vaticano delle atrocità naziste ai danni degli ebrei ucraini. Non risulta agli atti nessuna risposta. Per due volte, nel 1941 e nel 1943, Pio XII riceve Ante Pavelic, capo dello Stato fascista croato, nonostante fosse al corrente dei massacri compiuti dagli ustascia contro i serbi ortodossi, gli ebrei e gli zingari. Il vescovo cattolico di Berlino scrive a Pio XII sollecitando un intervento a favore degli ebrei tedeschi. Il Papa risponde che tocca ai "vescovi locali" decidere quando parlare e quando tacere al fine di evitare rappresaglie.

Potrei continuare: Le Monde elenca molti altri fatti e formula 47 interrogativi impliciti nel rapporto preliminare dei sei esperti. Interrogativi che potrebbero ridursi a uno solo: perché Pio XII tacque di fronte alle atrocità naziste, non denunciò pubblicamente lo sterminio e l’infamia dei forni?

lo credo che fino a quando il Vaticano non aprirà i suoi archivi non sarà possibile una risposta completa e persuasiva. E’ però lecito formulare fin d’ora qualche ipotesi. Non penso che Pio XII fosse un antisemita o un filo-nazista. Personalmente tenderei ad escluderlo. E’ certo invece che era un "anticomunista di ferro": riteneva che il nazismo fosse un male minore rispetto al bolscevismo e alla Russia di Stalin. Eliminato il nemico principale (il comunismo sovietico), si sarebbe potuto ricondurre il nazismo nei limiti della ragionevolezza e fare della Germania una nazione conservatrice e disciplinata nel cuore dell’Europa, garanzia contro ogni futura sovversione.

In sostanza Pio XII cadde in un colossale errore di valutazione e di prospettiva. La libertà e i valori cristiani in Europa, minacciati dalla peste nazista, furono salvati dall’alleanza delle democrazie occidentali con la Russia di Stalin. Pio XII non capì che il nemico mortale di ogni libertà, compresa quella religiosa, era il nazionalsocialismo totalitario, razzista e pagano. Fu sordo a ogni appello, a ogni voce religiosa o laica che tentava di trarlo dall’errore.

Neppure i fatti riuscirono ad aprire i suoi occhi: egli vide che Stalingrado bruciava come Pearl Harbour e come Iwo Jima, ma non capì che anche Stalingrado (eterogenesi dei fini) bruciava per la libertà di tutto il mondo.

Si tratta di un’ipotesi, naturalmente, che può essere smentita. Ma perché il Vaticano non apre i suoi archivi? Potremmo trovarci qualcosa di peggio di quanto già sappiamo?

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