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Gli enti locali litigano, e a pagare è il cittadino

Giacinto Filippin

Mi rivolgo alla pubblica opinione per far conoscere la mia vicenda che, per certi versi paradossale, è quasi comica in tutta la sua drammaticità.

Mi chiamo Giacinto Filippin, e sono nato a Belluno nel 1937; risiedo ormai da molti anni nel Comune di Livinallongo del Col di Lana (Belluno) con la mia famiglia, moglie e quattro figli. Svolgo, fin da ragazzo, la professione di venditore ambulante di articoli di maglieria, inizialmente itinerante fra i vari paesi di montagna a cavallo fra le province di Belluno, Trento e Bolzano.

Nel 1959, ritenendo più remunerativo svolgere l’attività con sede fissa, per quanto precaria, abbiamo ottenuto in affitto un piccolo appezzamento di terreno al passo Pordoi, di proprietà (almeno così allora risultava dai documenti) del Comune di Livinallongo del Col di Lana, dove posizionare nella stagione estiva il furgone ed alcuni tendaggi da mercato. L’attività commerciale si è rivelata fiorente, anche se ostacolata dalle condizioni ambientali del luogo, dove l’altitudine (2239 m.), i venti particolarmente forti e le nevicate non rare anche in primavera costituivano (e costituiscono) un problema; per questo, nel 1964, installavo su detto terreno delle strutture fisse, realizzando così una sorta di chiosco, dove esporre le merci per la vendita. Preciso che all’epoca l’edificazione al di fuori dei centri abitati non era soggetta ad alcun provvedimento autorizzativo.

L’attività si è progressivamente sviluppata, dando riscontro ai notevoli sacrifici con altrettanto notevoli soddisfazioni. Ciò mi indusse, nel 1975, a proporre al Comune di Livinallongo, proprietario del terreno, una permuta: in cambio di detto appezzamento (155 mq.) proponevo di cedere all’Amministrazione comunale un territorio di mia proprietà, ubicato nella frazione di Arabba del medesimo Comune, di superficie complessiva di 7.559 mq., in buona parte edificabili. Lo scambio, sicuramente sproporzionato a mio sfavore, rappresentava però per me la certezza di poter mantenere in funzione la mia attività commerciale, con la relativa struttura da me edificata. L’Amministrazione comunale, dopo aver accettato lo scambio, edificò nell’area da me ceduta, tra l’altro, l’edificio che oggi ospita il Centro Sperimentale Valanghe della Regione Veneto, oltre ad altri edifici. Sempre in quell’anno, inoltre, chiesi ed ottenni dal Comune di Livinallongo la licenza di commercio fisso in quell’area al passo Pordoi.

Intendiamoci: non rinnego né mi pento nella sostanza della permuta fatta, e, nella stessa situazione, farei lo stesso: per me quell’area era ed è di vitale importanza.

Tutto è filato liscio fino ad alcuni anni fa, quando (era il 1986) il Ministero delle Finanze provvedeva, a seguito di rettifica dei confini fra i due Comuni, a stralciare l’area del Catasto di Belluno, per cui il mio chiosco non risultava più censito al Comune di Livinallongo, provincia di Belluno, regione Veneto, ma bensì al Catasto del Comune di Canazei, provincia di Trento, regione Trentino-Alto Adige; di tale atto non sono mai stato informato, se non a causa dei fatti che sono successi dopo.

Nel contempo il Comune di Livinallongo ha continuato a rilasciarmi le licenze di commercio e le concessioni edilizie per ristrutturare l’immobile, oltre ad aver provveduto all’apposizione del numero civico. E’ forse appena il caso di sottolineare che la spinosa questione della definizione dei confini fra le due Regioni aveva avuto origine nel 1942, durante il secondo conflitto mondiale, e continua, per certi versi, ancor oggi.

La nuova situazione, per qualche tempo, non ha determinato alcun cambiamento nella vita della mia azienda al passo Pordoi, senonché, nell’87, ha avuto inizio una serie di atti che hanno reso sempre più problematica la gestione del commercio nel mio terreno. Prima ho ricevuto la visita dei Vigili Urbani di Canazei, che mi hanno elevato varie contravvenzioni perché, a loro dire, le licenze rilasciate da Livinallongo, e che Livinallongo non ha mai provveduto a revocare, non erano più valide. Le prime contravvenzioni sono state annullate, dietro mio ricorso, dal Pretore di Cavalese; le successive sono a loro volta state annullate, sempre dietro mio ricorso, dalla Camera di Commercio di Trento.

Il fatto più grave si è verificato quando, nel ‘96, il Comune di Canazei mi contestava la costruzione abusiva del chiosco, che, come più volte specificato, avevo edificato nel addotte 1964 e ristrutturato nel 1978, con concessione edilizia rilasciata dal Comune di Livinallongo. Alla contestazione del presunto abuso è seguita l’ordinanza di demolizione dell’opera, contro la quale, con la massima fiducia tipica di chi ha, in coscienza, agito secondo tutte le norme, ho proposto ricorso amministrativo al TAR di Trento, chiedendo l’annullamento dell’ordinanza a fronte delle concessioni edilizie ottenute e del fatto che l’immobile era stato edificato nel 1964. Con mia sorpresa, tale ricorso è stato rigettato: il legale che mi ha assistito nella vicenda mi ha spiegato che tutti gli atti che una pubblica amministrazione effettua al di fuori della sua giurisdizione sono nulli, e quindi la mia costruzione risulta abusiva. Inoltre, le prove da me addotte per dimostrare che l’opera era stata eseguita nel 1964, sono state ritenute insufficienti.

Evidentemente non sono stati tenuti in considerazione due fatti fondamentali: tutti gli atti pubblici disponibili all’epoca (Catasto, mappe del Genio Civile, ecc.) riportavano quella zona come ricadente nel Comune di Livinallongo, e lo stesso Comune non solo non mi ha mai revocato le licenze, ma addirittura ha provveduto, nel 2001, alla sostituzione del numero civico per revisione della toponomastica; né è stato considerato il totale disinteresse per la zona dimostrato dal Comune di Canazei per decenni. Da sottolineare che il Piano Regolatore vigente nel Comune di Livinallongo, approvato dalla Regione Veneto nel 1999, riporta tuttora l’area come ricadente nel territorio comunale.

Nella sentenza del TAR di Trento leggo fra l’altro che l’errore nelle mappe catastali è "una grossolana falsificazione" e che l’amministrazione di Livinallongo non poteva essere ingannata da tale atto. La sensazione che io ne ho tratto è di essere caduto, mio malgrado, in un gioco più grande di me, di cui nulla so e sul quale non voglio nemmeno esprimere giudizi ed opinioni.

Al momento, ho proposto contro tale sentenza ricorso al Consiglio di Stato, il quale, in via preliminare, ha però respinto l’istanza di sospensiva, in attesa di decidere nel merito; in questo ricorso ho inoltre acquisito, come ulteriore prova a dimostrazione dell’anno di realizzazione delle opere, le testimonianze di artigiani del luogo che hanno realizzato parte dei lavori: era il 1964.

L’ultimo atto di questo dramma è costituito dall’acquisizione, a seguito del mio rifiuto a demolire il chiosco, della proprietà del medesimo a patrimonio indisponibile del Comune di Canazei. Magra consolazione la possibilità, prospettata dal mio legale, di ottenere dal Comune di Livinallongo il risarcimento dei danni patiti. Ora, tralasciando le motivazioni legali, di cui peraltro sono totalmente ignorante, mi sorge una serie di domande:

Come è possibile che, per una disputa fra due Amministrazioni della Repubblica Italiana, sia il privato cittadino a pagare?

Come è possibile che chi ha stabilito che quel territorio ricade nel Comune di Canazei non abbia pensato a chi aveva operato ritenendo in buona fede che la giurisdizione fosse del Comune di Livinallongo?

Come è possibile che le Amministrazioni che si sono susseguite nel Comune di Livinallongo (che, per quanto in buona fede, è stato una delle cause della vicenda e che ha ricevuto, in cambio di un terreno che non era nemmeno suo, un appezzamento di enorme valore) non si siano preoccupate negli anni di dipanare l’intricata matassa?

Come è possibile che il Comune di Canazei, per decenni disinteressato a ciò che accadeva in quella zona, non si sia sentito in dovere morale di accettare per buoni gli atti amministrativi effettuati dal Comune di Livinallongo, nonostante gli innumerevoli tentativi del sottoscritto di cercare una soluzione?

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