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Valdastico: soluzione miracolosa?

Bruno Dorigatti

Le spinte al decisionismo in tema di infrastrutture, derivate da una superficiale interpretazione della ricerca sulla mobilità, hanno una somiglianza inquietante con quanto sta accadendo su scala nazionale. Che è quella di ricercare soluzioni illusorie di fronte a questioni reali.

L’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, secondo il Governo, dovrebbe risolvere i problemi occupazionali; la realizzazione della Valdastico, secondo una parte della Giunta provinciale, rappresenterebbe una sorta di panacea per i mali del traffico.

In entrambi i casi ci si sforza di trovare riferimenti empirici alle argomentazioni. Si dimentica che le scelte, quali che siano, rimangono in ogni caso politiche e mai meramente tecniche, ed è significativo che proprio una lettura un po’ approfondita dei dati vada a tutto svantaggio degli interessi dei falsi modernizzatori.

La consapevolezza che il Trentino sia a rischio per la mobilità è diffusa, anche perché è noto che la catena della merci è regolata dal sistema del just in time, dove i beni viaggiano incessantemente tra i diversiluoghi della produzione, sostando sempre meno nei magazzini. Anche per questo si sono rese necessarie le misure di ammodernamento della viabilità interna, che il sindacato ha accolto positivamente.

Ma i risultati della recente ricerca, che indicano attorno al 10% la quota di traffico che la costruzione della Valdastico sottrarrebbe alla Valsugana, dimostrano i benefici assai ridotti che sarebbero generati dalla nuova autostrada.

E’ infatti risaputo che il grosso del traffico sulla Valsugana è prodotto dal pendolarismo e dalla mobilità interna.

I costi ambientali, sociali ed economici, sull’altro lato della medaglia, appaiono invece insostenibili.

La realizzazione dell’A31 produrrà la congestione dell’Autobrennero, tra San Michele all’Adige e Trento, e tra Rovereto e Trento, creando nuove difficoltà per una buona parte del Trentino.

Costruirla costerà 1.700 miliardi di lire, rendere la sua percorrenza vantaggiosa da un punto di vista economico comporterà l’esborso di un’ulteriore, enorme quantità di risorse, quando verso ben altre direzioni si dovrebbe investire il denaro della collettività.

L’irrefrenabile voglia di Valdastico cozza contro quanto contenuto nella Convenzione per la tutela della Alpi, che è un trattato internazionale, ed è estranea allo spirito ed alla lettera dei Patti per lo Sviluppo, che la CGIL intende ancora come documento cardine per il futuro della nostra comunità.

Mettere a repentaglio la cooperazione fra le istituzioni e la coesione sociale è di preoccupante irresponsabilità.

La CGIL del Trentino ritiene soluzioni condivisibili la creazione della metropolitana di superficie, della quarta corsia sulla Valsugana; il potenziamento della tratta ferroviaria del Brennero; il necessario trasferimento su rotaia delle merci; una urgente politica per la ridefinizione degli orari di vita e di lavoro.

Ideologica è invece l’idea di una modernizzazione realizzata a danno delle persone e dell’ambiente, pericolosa perché attenta non ai dati, ma agli egoismi dei poteri forti. Crea aspettative che rimarranno inappagate, ed ha come concreto risultato l’allontanamento dal modello sociale delle Alpi, con la progressiva omologazione a quella "metropoli padana" che a parole tutti dicono di scongiurare.