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Perché no alla Valdastico

Annamaria Saporito

Gli argomenti a favore della Valdastico si possono, mi pare, ridurre a due. Il primo - e cioè che il Trentino non può non condividere le "magnifiche sorti e progressive" del ricco Nord-Est italiano - si smonta facilmente. La maggiore ricchezza del Trentino è l’ambiente, la sua vocazione lo accomuna alle regioni alpine, la sua salvezza è la difesa di questo ambiente, anche in funzione del turismo. Imbarazza perfino addentrarsi in questo tipo di discorso, tanto sembra acquisito, anzi scontato, anche per i politici che ci governano, quando partecipano ai convegni dove si teorizza. In Alto Adige Durnwalder, che è intelligente, ne tiene conto anche quando prende le decisioni politiche. Anche tra i nostri amministratori ci sono persone intelligenti: quali saranno allora le ragioni che li inducono a scelte così palesemente contraddittorie?

Il secondo argomento - e cioè che la Valdastico toglierebbe traffico dalla Valsugana - dovrebbe essere supportato dalle simulazioni di flusso recentemente commissionate dall’assessore Grisenti. Ma come è stato dimostrato per esempio dall’ing. Gelmini e dal presidente dell’Autobrennero Willeit, questo studio può essere letto anche in modo diverso. Può anche servire a concludere che il traffico cresce e crescerà dappertutto, tant’è vero che, comunque si deciderà per la Valdastico la Valsugana è destinata ad ospitare una strada a quattro corsie - Insomma: i dati possono essere tirati come un elastico per sostenere le posizioni più contrastanti.

Ma su questo secondo punto il discorso che mi preme fare è un altro. Io vorrei fare appello direttamente agli abitanti della Valsugana, che sembrano essere i più accaniti difensori di quella Valdastico che danneggerebbe pesantemente la Valle dell’Adige, e invitarli a non cadere nella vecchia trappola del "divide et impera". Quella stessa trappola che una decina d’anni fa ha impedito agli abitanti di Trento di lottare uniti per una riduzione complessiva del traffico automobilistico nella città e ha indotto gli abitanti di singole strade a contrattare separatamente con l’allora sindaco Dellai il semplice spostamento dei flussi nelle strade vicine.

Ma che vantaggio porta oggi agli abitanti di via Milano il permanente ingorgo del traffico su via Piave? I loro figli non giocano forse nell’attiguo parco S. Chiara, dove una centralina registra tassi di inquinamento fra i più allarmanti della Provincia?

E allo stesso modo, come possono giovare agli abitanti della Valsugana, ai loro figli e nipoti, un Trentino e un mondo sempre più inquinati?

Perché non lottare invece tutti insieme contro il circolo vizioso che prevede più macchine e Tir, più strade e più parcheggi, per innescare il circolo virtuoso che, a partire da un aumento dei mezzi di trasporto puliti, possa arrivare a una diminuzione di strade, parcheggi, macchine e Tir?