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Inceneritore: i perché di un referendum

Un referendum importante: per la salute dei cittadini, e per il Trentino, se deve guardare avanti, verso l’economia ecocompatibile o indietro, verso gli affarismi. Tutte le tappe di una vicenda che si trascina da anni.

In clima di bonaccia, si vota sull’inceneritore. Bonaccia mediatica: dopo l’orgia di parole durante la campagna elettorale, e i conseguenti commenti, si è raggiunto il livello di saturazione. Ma è anche una bonaccia politica: le elezioni han dato una solida maggioranza a Dellai, ci si aspetta che lui governi; a mettergli bastoni tra le ruote con dei referendum si può apparire degli irriducibili, incapaci di accettare il risultato elettorale.

Insomma, si va a votare in un momento sfavorevole. Eppure il tema sul tappeto è importante. Importante per la città di Trento, per stabilire se dovrà farsi carico di un ulteriore inquinamento (gli inceneritori ipermoderni a regime inquinano molto poco, ma hanno anch’essi, come ogni cosa umana, dei malfunzionamenti, e la diossina è una brutta bestia). Importante anche, e forse soprattutto, per il Trentino, che dovrà decidere se seguire gli indirizzi più innovativi (raccolta differenziata, riuso, nuovo business dalle attività ecocompatbili come il riciclo), o andare a rimorchio degli affari (l’incenerimento come praticato, con indubbio successo economico, dall’Asm di Brescia, non a caso socia di Trentino Servizi). E dovrà decidere se contano di più le evidenze dei dibattiti, oppure il volere, anche se non plausibilmente argomentato, del governatore Dellai.

Vediamo le forze in campo. Il Comitato promotore del referendum, nato su iniziativa di An, si è sempre caratterizzato come iniziativa trasversale; e lo è ancor più ora, dopo che An, che pensava di utilizzare il tema in campagna elettorale, si è poco elegantemente defilata, delusa dallo spostamento del referendum a dopo il voto. Oggi il Comitato è sostenuto anzitutto dai vari Comitati civici (Roncafort, Vela, per la Gestione Corretta dei Rifiuti, ecc.) sorti all’uopo, e dalle associazioni ambientaliste; più defilati i partiti del centro-destra (Forza Italia, Lega, l’Uatt di Andreotti) e, a sinistra, Rifondazione Comunista e Costruire Comunità.

Il centro-sinistra cittadino si barcamena. I Ds, in eterna sofferenza, dichiarano il referendum inutile, puntando sul rapporto Provincia-Comune come espresso in apposito ordine del giorno (vale a dire puntare sulla volontà/capacità del sindaco Pacher di arginare Dellai): in pratica non danno indicazioni, lasciando libertà di voto. La Margherita invece, seppur con qualche (limitato) mal di pancia dà indicazione per il No.

In realtà i promotori dell’inceneritore sanno che il referendum lo perdono e, pur senza proclamarlo, puntano sul non-voto. Sperando nella disinformazione e nella saturazione da elezioni.

Noi invece riteniamo il voto importante. Per le ragioni su esposte, come anche per come si è dipanata la vicenda, di cui di seguito (una storia lunga due anni) riportiamo la cronologia.