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L’Islam a scuola

Il vicolo cieco in cui ci si è cacciati con l'insegnamento cattolico nella scuola: le richieste degli islamici, le reazioni dei politici, il prurito degli integralisti nostrani. Quale possibile soluzione?

Quando si parla di religione a scuola, è scontato che le posizioni politiche e ideali divergano; quando poi la religione in questione è quella islamica la paura si aggiunge all’ignoranza, gli animi tendono a scaldarsi e il dibattito si radicalizza. La situazione internazionale, la conflittualità tra mondo occidentale ed islamico, tra autoctoni e immigrati fanno il resto e rendono la miscela esplosiva. La rinnovata richiesta dell’imam Breigheche di fare entrare nelle scuole trentine, là dove il numero degli alunni è sufficiente, elementi di cultura e religione musulmana, ha scatenato la polemiche come un anno fa. Ma stavolta il livello dello scontro si è alzato con polemiche e accuse che hanno portato il problema su un terreno da pubblica sicurezza piuttosto che nel campo di una serena discussione.

Vincenzo Bonmassar, segretario della Uil Scuola.

Abbiamo cercato di entrare nel merito della questione discutendo con il dott. Abulkheir Breigheche, capo della comunità islamica trentina, e col dott. Vincenzo Bonmassar, segretario della UIL Scuola di Trento.

Parlando con cattolici praticanti, si nota che molti considerano poco utile ed inattuale l’insegnamento della religione come è strutturato dal Concordato in poi. "Certo – si replica - bisognerebbe istituire un’ora di storia delle religioni, con la creazione di università statali con insegnanti come quelli di tutte le altre discipline, controllati dallo Stato; ma questo è impossibile, perché il Vaticano..." In realtà il monopolio dell’insegnamento della cultura religiosa (che si deve distinguere dalla fede e dall’adesione a un credo) nella mani della Chiesa cattolica e la facoltà di non frequentare questo insegnamento, ha complicato la questione per gli altri gruppi religiosi, con l’effetto di lasciare nell’ignoranza culturale e storica, prima che religiosa, il cattolicissimo popolo italiano.

"C’è un diritto naturale all’espressione religiosa - commenta Bonmassar - e la richiesta di Breigheche non deve scandalizzarci: è la richiesta di un privato cittadino che intende avvalersi di diritti sanciti dalla Costituzione. La scuola pubblica è fondata sulla Costituzione formale (ben diversa da quella materiale di cui si parla a sproposito e che si può cambiare), nella quale all’art. 3 c’è scritto che non c’è distinzione dei cittadini dal punto di vista religioso. Se Breigheche quindi fa la richiesta di inserire insegnamenti religiosi musulmani nella scuola pubblica penso che non gli si possa contestare nulla. Ci sono però problemi giuridici".

Tralasciando per un momento il problema dell’assenza di un’intesa tra Stato e comunità islamiche italiane, è chiaro che la Costituzione prevede che ogni cittadino italiano abbia alcuni diritti a prescindere dal credo religioso. E’ su questo punto che vuole insistere Breigheche: "La Costituzione parla dei cittadini italiani che hanno dei diritti indipendentemente dalla loro religione, razza, situazione economica, ecc. C’è dunque un dovere dello Stato nei confronti dei suoi cittadini di garantire alcuni diritti: è questo che vogliamo sottolineare. E ci sono circa 50.000 italiani di religione musulmana più le centinaia di migliaia di immigrati. Alcuni di questi diritti, come quello di avere un cimitero in ogni provincia, possono essere ottemperati anche senza un concordato".

Più in concreto, come pensa si debbano svolgere queste lezioni?

"Non abbiamo alcuna ricetta pronta, comunque si tratterebbe di lezioni di lingua, storia, geografia, cultura generale dei paesi di provenienza ma anche di elementi e di principi della religione musulmana. In quest’ultimo caso gli insegnanti dovrebbero essere di religione islamica. La maggior parte delle ore si svolgerebbero in italiano (storia e cultura generale), ma l’aspetto strettamente locale ed i principi religiosi, (i versetti coranici, ad esempio) dovranno essere detti in arabo da personale qualificato. Ma l’’80% della materia sarà trattata in italiano".

Sulla stampa locale è stata proposta la curiosa soluzione che i musulmani frequentino l’insegnamento della religione cattolica perché (come di fatto a volte avviene) i professori parlano anche del Corano e di altre religioni.

"Ci rendiamo conto che l’ora di religione è anche un’ora di cultura generale dove qualche volta si parla di altre culture e religioni. Ma è una questione di principio: non è giusto che i cittadini italiani di religione musulmana debbano essere subordinati ad un’altra confessione religiosa. Uno studente musulmano fa bene a frequentare qualche volta l’ora di religione cattolica per ampliare la sua cultura, così come farebbe bene ad uno studente cattolico frequentare un’ora dedicata ad altri culti religiosi. O si giunge ad istituire un’ora di storia e conoscenza delle religioni in generale, dove tutti frequentano alla pari con insegnanti scelti dallo Stato, oppure, secondo le possibilità organizzative, il numero di studenti, la volontà dei genitori, si faccia qualcosa per quelli che non sono cattolici".

Abulkheir Breigeche, presidente della Comunità Islamica del Trentino Alto Adige.

Proseguendo su questa via Breigheche ci parla di chi in concreto sarebbero questi insegnanti: "Figure valide ne abbiamo già da molti anni, e non sono mediatori culturali, ma veri e propri insegnanti. Ci sono già sul territorio, e questo è importante: bisogna conoscere la cultura e la realtà locale, perché i ragazzi sono cresciuti qui. In parte queste figure dovrebbero essere concordate con qualche autorità islamica italiana, lo sottolineo: non vogliamo assolutamente essere guidati da autorità (ambasciate o consolati) che rappresentino stati musulmani stranieri: questo sarebbe controproducente per i nostri figli. Dovrebbero ricevere insegnamento da italiani di religione musulmana, o da musulmani che vivono in Italia".

Passando al tema della mancanza di un accordo Statocomunità islamiche (l’islam italiano è plurimo ed è difficile trovare un interlocutore unico),è proprio vero che è indispensabile aspettare lo Stato senza poter far qualcosa in Trentino?

"Assolutamente no! - ci risponde Bonmassar - A livello provinciale si è fatto anche molto di più e qualche volta di peggio (bisogna assolutamente evitare di costruire le scuole di tendenza per i cattolici, per i musulmani, per gli agnostici, altrimenti arriviamo alla feudalizzazione). Nelle tre ore extracurricolari previste dalla riforma Moratti i singoli Istituti possono decidere liberamente cosa insegnare e questo si può fare certissimamente anche nelle scuole provinciali senza nessun visto politico. L’autonomia organizzativa, finanziaria e didattica degli istituti scolastici è sancita dalla Costituzione.

Nel caso di Breigheche non è quindi un problema di diritti, bisognerà pensare invece all’istituzione di un tavolo di confronto. Nel giro di qualche anno il problema si porrà in maniera molto acuta".

A questo punto il quadro è abbastanza chiaro e si possono intravedere alcune possibili soluzioni. Anzitutto, in assenza di un quadro normativo nazionale, è per il momento inattuabile appaltare queste lezioni al discrimine di un "clero" islamico italiano o trentino peraltro tutto da inventare. Questo tuttavia non significa che a livello provinciale si debba tergiversare lasciando la patata bollente allo Stato. D’altra parte affidare al solo Breigheche l’esclusiva delle ore di lezione per alunni musulmani è poco utile: il pacato e moderato imam rappresenterebbe solamente una cultura specifica, quella araba, nel grande universo musulmano fatto anche da albanesi, pakistani e senegalesi (per citare solo i gruppi presenti in Trentino) che avrebbero diritto a conoscere le proprie tradizioni. E’ possibile forse una soluzione intermedia: in primo luogo attivare un dibattito e uno studio su quali culture musulmane sono presenti in Trentino e su quali gruppi organizzati le rappresentano; poi elaborare con questi gruppi e coi rappresentanti della scuola trentina un progetto di lezioni dedicate a studenti di religione musulmana, nelle ore extracurricolari o nelle ore sostitutive dell’insegnamento della religione cattolica. In secondo luogo gli insegnanti dovrebbero essere scelti dalle scuole, ovviamente in spirito di collaborazione con la comunità islamica. Tutto ciò in attesa di un’intesa a livello nazionale che sistemerebbe definitivamente la soluzione: l’unica cosa da non fare è aspettare e far finta di nulla nascondendo un problema che diverrà sempre più urgente.