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La Valdastico in TV: il tecnico, i politici e la lobby

La mia presenza, il 18 febbraio scorso, alla trasmissione tv curata, con professionalità ed umorismo, dal giornalista Mantovan per RTTR e dedicata alla riedizione del progetto della autostrada Valdastico, mi ha permesso di essere diretto testimone di una serie di aneddoti che voglio riportare.

Sono stato invitato, come modesto conoscitore del tema dei trasporti, assieme a tre maestri della politica trentina, personaggi navigati che sanno assumere il piglio necessario per essere più convincenti. Programmi simili, curati dalle varie reti italiane, hanno insegnato loro che si deve assumere un tono di voce sopra le righe, perché lo spettatore si tiene sveglio più col rumore che con gli argomenti.

Due di loro, in particolare, hanno una bella voce profonda che usano sapientemente per significare che stanno parlando di cose importanti e non superficiali come chi parla normalmente. Chi non cade in questo tranello?

Infatti parte il primo politico, dalla voce profonda, che ci spiega come la difesa ad oltranza dell’ambiente trentino fatta, nel passato, da Pruner, Andreotti ed altri suoi amici dell’ex Patt, contro l’aggressione all’ambiente trentino rappresentata dal progetto della autostrada A31, oggi ha perso significato, perché si è accorto che per ritornare nella sua bella Val di Sole, in macchina, da Trento - dove è sceso a firmare il programma dell’attuale Giunta Provinciale - ci impiega ben tre ore! Non si capisce il nesso con la necessità di fare la Valdastico, ma la voce è profonda e suadente. Poi tenta di guadagnare dei punti con la popolazione della Valsugana ricordando d’aver contribuito a far mettere in opera dei guard-rail sulla curva della morte di Marter.

E’ poi la volta del secondo politico, questo della Valsugana, campione anche lui di voce profonda, che spiega d’essere il benemerito che, quando il "povero Demattè" (presidente di origine trentina delle ferrovie italiane) gli disse che per ammodernare la ferrovia della Valsugana aveva a disposizione solo poche migliaia di lire, prese un bel pacchetto di miliardi della ricca Provincia di Trento, 68 se ricordo bene, e si presentò a Roma mettendoglielo sul tavolo.

Non posso trattenere il mio disagio perché immagino l’imbarazzo del presidente Demattè davanti a tutto quel ben di dio, ma in particolare al pensiero di come avrebbe potuto spendere tutti quei soldi sulle ferrovia della Valsugana quando sino ad allora era organizzato a spendere solo qualche migliaio di lire all’anno. Per spendere un sacco di soldi bisogna saper organizzare una struttura adeguata, e la cosa non si può fare dalla mattina alla sera!

Dimentica, il politico che riesuma quell’episodio, di dire che le ferrovie italiane erano arrivate a tal punto di disinteresse nei confronti della ferrovia della Valsugana, da proporre di cedere il tracciato, stazioni e mezzi, alla Provincia di Trento, e che se allora avesse avuto un po’ più di coraggio, ora la ferrovia della Valsugana sarebbe già stata ammodernata direttamente dalla Provincia e funzionerebbe egregiamente sia per il trasporto delle persone che delle merci. Una situazione analoga si è infatti presentata anche con la rete delle strade statali dell’Anas, e non mi risulta che l’allora Presidente della Provincia, Carlo Andreotti, si sia presentato a Roma a portare un pacchetto di miliardi all’Anas per far funzionare la rete stradale. Ha semplicemente chiesto ed ottenuto che tutta la rete stradale Anas esistente in Provincia fosse passata in gestione alla Provincia. Ed ora i cittadini trentini possono riconoscere d’avere una rete stradale molto ben tenuta ed efficiente.

Ma il drammatico contrasto sfugge al politico della Valsugana, che forse ricordava, quando si recava da Demattè, la vecchia storia sui politici trentini che si presentavano a Roma con il cappello in mano; solo che questi ultimi, mi risulta, andavano a ritirare soldi, non a darli! Ma la profondità della voce risulta convincente e si supera anche questo disagio.

Provo a far capire l’umiliazione di un tecnico (quale io sono), che ha sempre ritenuto suo dovere e diritto vigilare sulla cosa pubblica, davanti all’odierno stato di abbandono della ferrovia della Valsugana, alle sue potenzialità non sfruttate, alle cause del disastroso comune sentire dei cittadini davanti alle ferrovie, una risorsa inespressa in grado di ridurre drasticamente il tasso di inquinamento delle valli dell’Adige e del Brenta, ai costi che paghiamo per seguire le lusinghe del trasporto su gomma, allo stato di disgregazione sociale provocato dalla contesa sulla costruzione della Valdastico tra gli abitanti della Valsugana e quelli della conca di Trento.

Il mio viene giudicato un ragionamento da tecnico, ed il politico, che vanta il merito d’aver portato 68 miliardi al presidente delle ferrovie, imperterrito, continua a sostenere questo suo nuovo oggetto del desiderio, l’autostrada fra Trento e Piovene Rocchetta, esibendo a sostegno due grandi fogli contenenti le firme dei sindaci e dei presidenti dei comprensori della Valsugana che si sono schierati a favore dell’autostrada.

E’ la prima volta che una quarantina di sindaci sottoscrivono un documento palesemente contro i sindaci di altrettanti Comuni, quelli della conca di Trento, e per di più sulla base di dati fuorvianti. Si citano infatti, tra le ragioni che la giustificano, i 40.000 e più veicoli al giorno che attraversano la statale della Valsugana all’altezza di Civezzano, dimenticando che tale traffico è soprattutto dei pendolari tra Pergine e Trento, e certo non sarà modificato da un nuovo collegamento autostradale tra Trento e Piovene Rocchetta!

Cerco di portare alla ragione, in ciò sostenuto dal sen. Marco Boato, i due politici innamorati della A31 (quello del Patt è molto confuso e mi appare già pronto a ritornare sui passi dei padri del partito) - e li invito ad impegnare i soldi dell’autostrada per rinnovare e potenziare il trasporto ferroviario come hanno saputo fare i cugini svizzeri. "Quelli sono quattro gatti!"- mi risponde con voce profonda il politico della Valsugana, ed io mi rendo conto di non essere ai suoi occhi un buon politico, perché non trovo argomenti altrettanto sciovinisti davanti a tanta insipienza!

Aiutiamo la Provincia di Trento ad accelerare la scelta di portare sotto il proprio controllo la ferrovia della Valsugana e spostiamo finalmente risorse adeguate su questaferrovia!

"Faremo anche questo" - mi si promette, ma prima facciamo la A31!

In fondo ho raggiunto il risultato di spostare l’attenzione sulla ferrovia e ciò mi dovrebbe gratificare, ma non è sufficiente, v’è una lobby che lavora poderosamente al di fuori del dibattito civile, una lobby che procede sicura verso l’obiettivo della costruzione della A31, lo si avverte ad ogni battuta .

Il conduttore della trasmissione passa la parola al pubblico che attende pazientemente al telefono. Chiama la solita signora che ripete ad ogni trasmissione il suo leit motiv ("V’aven votà, fe quel che dové far!"), sottolineando ogni volta che non ha proprio voglia di entrare nei problemi del Trentino, troppa fatica!

Telefona un romantico ferroviere a sostegno della ferrovia della Valsugana. Telefona un abitante di Strigno dicendo che anche là c’è lo strato di inversione termica che sigilla, come a Trento, nello strato d’aria che si respira, tutti i gas di scarico del traffico che passa sulle strade.Telefona un sostenitore della A31 che vuole sia finita la circonvallazione di Arco... Ma alla fine ecco il fatto nuovo: telefona una signora, che si dimostra esperta nel settore del trasporto pesante, e rivela che le aziende di trasporto obbligano, da un po’ di tempo in qua, i propri camionisti ad utilizzare la statale della Valsugana e non più le autostrade, pena il sobbarcarsi da parte dell’autista della spesa di pedaggio.

E finalmente si rivela l’arcano dell’aumento del 17% del traffico pesante nella sezione stradale di Strigno della statale 47, avvenuto nell’ultimo anno nonostante una certa contrazione del mercato dei trasporti .

La lobby degli autotrasportatori si è alleata con i sostenitori della A31?

Si è scoperto che si spende di meno?

E perché solo nell’ultimo anno e non prima, cosa è cambiato sulla statale della Valsugana da renderla così attraente per il traffico pesante?

E’ pensabile introdurre il sistema delle Vignette, già in uso sulle autostrade austriache, per far pagare al trasporto pesante il giusto pedaggio per il consumo della superstrada della Valsugana?

Quali azioni di governo sono state messe in atto per spostare il traffico pesante dalla gomma al ferro?

Perché, pur avendo già le condizioni per farlo, non si riesce a spostare il traffico del porfido dalla Val di Cembra alla stazione di Roncogno, per caricarlo su ferro, e si preferisce ancora parlare di una ulteriore circonvallazione di Meano, che andrebbe ad aggiungersi a quella inaugurata solo alcuni anni fa?

Il tema è molto stimolante e meriterebbe ben altro spazio dello scorcio di trasmissione che il giornalista Mantovan aveva ancora a disposizione .

Spero nella prossima tavola rotonda di RTTR e mi congedo da Mantovan ringraziando per l’ottima organizzazione della trasmissione, in particolare per il suo senso dell’umorismo che ha prevalso, alla grande, sul tema stantio della autostrada A31 Trento Piovene Rocchetta.