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<title>Questotrentino</title>
<link>https://www.questotrentino.it/</link>
<description>Mensile di informazione e approfondimento</description>
<language>it</language>
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<title>Questotrentino</title> 
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<item><title>Sfoghi e bugie</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17259/sfoghi_e_bugie</link><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><h2>Tutti contenti</h2>

<div class='scheda'><p>Non siamo delusi perch&#233; non ci eravamo illusi. Il nostro partito non &#232; di tipo elettoralistico e siamo contenti di aver avuto l&#39;occasione di farci conoscere... Inoltre esiste un sistema globalista che preme per farci sentire isolati e senza speranza.</p>

<p>Simonetta Gabrielli (Democrazia Sovrana Popolare)</p></div>

<div class='scheda'><p>Il nostro obiettivo era ripartire, perch&#233; in Consiglio comunale non avevamo pi&#249; nessuno; adesso ci siamo con un consigliere.</p>

<p>Simone Marchiori (PATT)</p></div>

<div class='scheda'><p>&#200; vero, non siamo riusciti a vincere o ad andare al ballottaggio, ma ora siamo pronti a rimboccarci le maniche e a lavorare in Consiglio.</p>

<p>Alex Voyat (FdI)</p></div>

<div class='scheda'>
<p>Con Ilaria Goio candidata sindaco abbiamo ottenuto il miglior risultato di sempre a Trento, il 25,5%, un dato molto pi&#249; alto dei tre partiti nella coalizione guidata da Cia, che avevano raggiunto il 19%, e di quelli arrivati cinque anni fa al 21%. Se al risultato di domenica della nostra coalizione (26,6%) aggiungiamo il 5% portato da Marchiori, Spinelli e Gottardi, arriviamo al 31,6%, quindi il dato complessivo pi&#249; alto del centrodestra nella storia. Ilaria Goio &#232; stata una scelta vincente... Non c&#8217;&#232; nulla che mi preoccupi, gli elettori col voto di domenica ci hanno chiaramente manifestato la loro fiducia e il loro sostegno, premiando il lavoro e la coerenza che Fratelli d&#39;Italia continua a dimostrare,.</p>

<p>Francesca Gerosa (FdI)</p>

</div>

<div class='scheda'><p>Il risultato &#232; stato ottimo.</p>

<p>Ilaria Goio</p></div>

<div class='scheda'><p>Io in questa campagna elettorale ho visto solo grande sinergia a livello di base, grande unit&#224; d&#39;intenti e voglia di fare il risultato.</p>

<p>Daniele Dematt&#232; (FdI)</p></div>

<div class='scheda'><p>Siamo contenti: siamo passati dall&#39;1.07% del 2020 all&#39;1.65%. La coalizione va: ci siamo ripromessi di continuare questo percorso perch&#233; la coalizione non aveva scopi elettoralistici ma quello pi&#249; nobile di avere compagni di viaggio con cui condividere l&#39;impegno per l&#39;ambiente, il problema della casa, del lavoro e del commercio di vicinato.</p>

<p>Giuliano Pantano (Rifondazione)</p></div>

<h2>Parenti serpenti</h2>

<div class='scheda'><p>Chi rivendica la leadership della coalizione, mentre racconta di essere il primo partito, porta a casa il peggior risultato di sempre.</p>

<p>Andrea de Bertoldi (Lega)</p></div>

<div class='scheda'><p>Ho letto con perplessit&#224; le dichiarazioni di De Bertoldi (Lega, n.d.r.), Dichiarazioni che a mio avviso sono mosse da un rancore personale che ha tolto lucidit&#224; alla sua capacit&#224; di analisi: la sua &#232; stata una riflessione superficiale, il genere di riflessione che fa chi non &#232; a conoscenza dei fatti e del loro svolgimento, o che sapendoli cerca di darne una lettura strumentale.</p>

<p>Francesca Gerosa (FdI)</p></div>

<div class='scheda'><p>Intervengo a seguito delle strabordanti dichiarazioni rilasciate oggi dalla vicepresidente Francesca Gerosa nelle quali si premura di chiamarmi in causa per paragonare il mio risultato del 2015 a quello della candidata Ilaria Goio. Lo fa piegando i numeri, fuori contesto e con l&#8217;unico obiettivo evidente: quello di usare anche il magro risultato delle elezioni comunali per alimentare il proprio protagonismo personale.</p>

<p>Claudio Cia (Lega)</p></div>

<div class='scheda'><p>Chi pensa che si possa vincere senza di noi si sbaglia, a Trento le forze territoriali non hanno raggiunto neanche il 5%.</p>

<p>Francesca Gerosa (FdI)</p></div>

<div class='scheda'><p>Mi auguro che nel Patt ci sia qualcuno che inizi a fare autocritica.</p>

<p>Walter Kaswalder (PATT)</p></div>

<div class='scheda'><p>Era evidente sin dall&#39;inizio che senza nessun background politico ed esperienza amministrativa sarebbe stato arduo per Andrea Demarchi, reggere il confronto con gli altri candidati.</p>

<p>Eleonora Angeli (Lista Fugatti)</p></div>

<div class='scheda'><p>Ho una dignit&#224;, non devo mendicare nulla; sono tra i pi&#249; votati e l&#39;unica titubanza &#232; sul mio nome. Che il partito non mi abbia difeso mi amareggia. Tutti gli altri partiti portano in giunta i pi&#249; votati. Possibile che il mio partito non riesca a fare la stessa cosa?</p>

<p>Renato Tomasi (Campobase)</p></div>

<div class='scheda'><p>Ritengo vergognoso che questa signora (Cristina Santi, n.d.r.) abbia tenuto in ostaggio per i suoi interessi tutto il centrodestra. La signora in questione, se voleva veramente il bene della coalizione, non avrebbe nemmeno dovuto candidarsi.</p>

<p>Maurizio Serafini (Lista &#8220;La Civica&#8221; di Riva)</p></div>

<div class='scheda'><p>Leggo le calunniose affermazioni del signor Serafini per le quali mi riservo ogni azione a tutela della mia persona, stante l&#39;evidente portata falsa e diffamatoria del suo scritto.</p>

<p>Cristina Santi (Lega)</p></div>

<div class='scheda'><p>Ho letto e sentito solo cattiverie e bugie in questi giorni, non voglio pi&#249; sentirne parlare. Forse ho sbagliato io a farmi trascinare in questa avventura,</p>

<p>Carlo Modena (Noi progetto per Riva-Modena sindaco)</p></div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/566/qt_n_6_giugno_2025">QT n. 6, giugno 2025</category></item><item><title>Turisti tutti i giorni</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17258/turisti_tutti_i_giorni</link><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>Il turismo &#232; divenuto fenomeno di massa, e la sua incarnazione distruttiva, &#8217;overtourism, si manifesta in vari modi. Come intervenire? Da &#8220;Una Citt&#224;&#8221;, mensile di Forl&#236;.
</div><div>di Alex Giuzio</div><div><figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/italietta.jpg' alt=''></figure><p>L&#8217;idea che il turismo porti ricchezza &#232; vera. Ma &#232; una ricchezza non distribuita sul territorio. Esiste la tassa di soggiorno, ma non esiste un sindaco che dica: &#8220;Abbiamo guadagnato tot milioni dalla tassa di soggiorno e li abbiamo usati per costruire un ospedale&#8221;. Questi soldi vengono spesso reinvestiti in promozione turistica. Un settore che si auto-alimenta, che vede arricchirsi poche persone e che, d&#8217;altra parte, impiega spesso le categorie cosiddette svantaggiate (donne, giovani, migranti) in lavori sottopagati, stagionali, irregolari.</p>

<p>Inoltre il turismo genera problemi sociali, economici e ambientali, come il sovraffollamento delle citt&#224;, l&#8217;inquinamento, la distruzione degli ambienti naturali, o la creazione di monoculture economiche fragili. I luoghi in cui si investe unicamente sul turismo sono esposti a crisi improvvise, essendo il turismo un settore la cui esistenza dipende da fattori incontrollabili. L&#8217;abbiamo visto ad esempio durante la pandemia Covid, o in Romagna con l&#8217;alluvione del 2023.E in una monocultura turistica, senza alternative economiche, l&#8217;intero territorio collassa.</p>

<p>Le localit&#224; turistiche sono diventate invivibili per i loro abitanti e, in ultima analisi, anche per i turisti.</p>

<p>Negli ultimi 10/20 anni abbiamo assistito a un enorme aumento del turismo internazionale, che cresce in virt&#249; dell&#8217;allargamento al diritto alla vacanza per tutti, ovvero a causa dell&#8217;incremento della ricchezza globale e della possibilit&#224; di spostarsi facilmente. Tutto ci&#242; comporta per&#242; la rottura dell&#8217;equilibrio e la svalutazione dei luoghi. A tutti piacerebbe godere in modo esclusivo certi spazi o certe citt&#224;, ma ci&#242; non &#232; possibile. Addirittura, oggi si vanno a visitare destinazioni consigliateci da qualche travel influencer proprio perch&#233; poco frequentate; ma, visitandole, a loro volta diventano affollate: le stesse caratteristiche che avevano determinato l&#8217;interesse per quella meta, col turismo vengono meno. E ancora: quando viaggiamo, vorremmo godere delle </u>autenticit&#224; di un luogo. Ma quando arrivano i flussi di massa, la domanda crea una industrializzazione seriale di quelle tipicit&#224; (cibo, souvenir, gadget) che crea stereotipi falsi. Viene cos&#236; meno la stessa autenticit&#224; che ha creato la domanda.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/italietta.jpg' alt=''></figure>
<p>Ogni luogo ha una sua soglia, una sua capacit&#224; di carico. Quando la superi, ecco l&#39;overtourism, dove la bilancia non pende pi&#249; dalla parte dei residenti, ma da quella dei turisti. Molte sono le cause, ma probabilmente la nascita dei voli low cost ha avuto un&#8217;incidenza importante. In origine, il turismo era ad appannaggio delle classi aristocratiche. Il nome viene dal Grand Tour, come sappiamo. Con l&#8217;aumento della ricchezza e del benessere globale, sempre pi&#249; persone hanno cominciato a viaggiare.</p>

<p>Il turismo di massa, come lo conosciamo, nasce dopo la Seconda guerra mondiale, ma &#232; stato solo negli ultimi venti-trent&#8217;anni che &#232; esploso, ed &#232; stato a causa dello sviluppo dell&#8217;aviazione civile. Da allora chiunque ha potuto permettersi un volo low cost ed &#232; diventato normale prendere un aereo e passare un weekend a Barcellona.</p>

<p>&#200; diventato normale consumare vacanze brevissime, molto concentrate, in cui non si conoscono </u>i luoghi visitati, ma si visitano freneticamente le mete e le attrazioni pi&#249; iconiche, in brevissimo tempo. E qui si arriva al punto critico: da una parte &#232; giusto che sempre pi&#249; persone abbiano il diritto di viaggiare e di vedere, dall&#8217;altra parte, per&#242;, non &#232; giusto che il costo ricada sull&#8217;ambiente.</p>

<p>Tra i pericoli dell&#8217;overtourism, si &#232; detto, c&#8217;&#232; la mercificazione dei luoghi. C&#39;&#232; il caso eclatante di Bologna, trasformatasi, in meno di dieci anni, da citt&#224; degli studenti a citt&#224; del cibo. &#200; stato un cambiamento rapido, un&#8217;operazione fatta a tavolino. Bologna &#232; sempre stata una citt&#224; universitaria, con un suo sottobosco culturale. Poi si &#232; capito il potenziale del turismo. L&#8217;operazione &#8220;City of Food&#8221; ha degli autori: l&#39;ex sindaco Virginio Merola e l&#8217;attuale Matteo Lepore, che gi&#224; quando era assessore al &#8220;marketing territoriale&#8221; ha fatto una serie di operazioni per comunicare Bologna come &#8220;citt&#224; del cibo&#8221;. Bologna ha le sue bellezze architettoniche (portici, torri, chiese, musei), che per&#242; forse non bastavano ad attirare turisti rispetto ad altre citt&#224;. Allora si &#232; deciso di legare il nome della citt&#224; al cibo di qualit&#224;. Negli stessi anni -siamo verso il 2018- &#232; uscita la guida Lonely Planet che ha fatto conoscere Bologna in tutto il mondo e sono stati fatti importanti investimenti sull&#8217;aeroporto Marconi. Il turismo gastronomico ha funzionato ed &#232; esplosa l&#8217;economia turistica, creando problemi soprattutto abitativi: gli studenti non trovano pi&#249; casa, perch&#233; &#232; pi&#249; conveniente affittare alloggi su Airbnb ai turisti.</p>

<p>Rimanendo in Emilia Romagna, nella riviera romagnola l&#8217;overtourism esisteva gi&#224; prima che si coniasse questo termine. </u>L&#236; sono sempre esistiti i problemi legati al lavoro stagionale e alla mancanza di case. E quando il turismo &#232; stagionale, c&#8217;&#232; anche un problema di servizi pubblici, calcolati sulla base dei residenti e non dei cittadini &#8220;temporanei&#8221;. Vigili del fuoco, forze dell&#8217;ordine, ospedali, gestione dei rifiuti, viabilit&#224;: non si considera il fatto che d&#8217;estate la popolazione si decuplica e servirebbero pi&#249; servizi.</p>

<p>Come dicevamo, il turismo dipende da una domanda che pu&#242; venir meno da un momento all&#8217;altro e la crisi climatica sta amplificando questi fattori. Pensiamo all&#8217;industria dello sci, che deve fare i conti con la mancanza di neve; e pensiamo all&#8217;industria balneare, che deve fare i conti con l&#8217;innalzamento dei livelli del mare e con gli eventi estremi che colpiscono in maniera pi&#249; intensa le coste. L&#8217;innalzamento del mare e l&#8217;erosione costiera stanno determinando un progressivo accorciamento delle spiagge. E il turismo balneare dipende da quelle: se non c&#8217;&#232; la spiaggia, non c&#8217;&#232; turismo.</p>

<p><b>Spiagge perdute</b></p>

<p>Fino a oggi ce la siamo cavata spendendo milioni per opere di difesa, ma con l&#8217;aggravarsi del fenomeno non sar&#224; pi&#249; sostenibile spendere tutte queste risorse. Bisogner&#224; decidere quali coste salvare e quali abbandonare. A Venezia &#232; stato fatto il Mose, con un costo mostruoso, e con le spiagge avverr&#224; la stessa cosa. Si sta scegliendo gi&#224; oggi quali salvare e quali abbandonare in base al loro valore economico, e non ecologico. Ci sono, al Sud, spiagge che non hanno nessuna frequentazione turistica e che sono gi&#224; scomparse. Il turista estivo non se ne rende conto, perch&#233; arriva quando la spiaggia &#232; gi&#224; stata pulita e allungata: ma se la vedesse d&#8217;inverno, dopo una mareggiata, capirebbe quanti metri se ne sono andati.</p>

<p>Nel 2019 il Comune di Rimini ha avviato i cantieri del cosiddetto &#8220;Parco del Mare&#8221;: &#232; stato rifatto il lungomare, che prima era il classico lungomare adriatico con la strada e i parcheggi; l&#8217;hanno pedonalizzato e hanno fatto una serie di strutture pubbliche e campi sportivi. Ma l&#8217;elemento importante, che non si vede, &#232; che hanno rialzato l&#8217;arenile di circa un metro; hanno avviato il ripristino delle dune costiere, che sono l&#8217;unica opera di difesa efficace per preservare le spiagge (molto pi&#249; delle scogliere artificiali), e hanno realizzato dei bacini di contenimento idrico sotterraneo. Cos&#236;, nel maggio 2023, Rimini non &#232; stata allagata. Il sistema ha funzionato: l&#8217;acqua in eccesso &#232; stata raccolta in questi bacini. Un progetto scientificamente ben costruito. Ma perch&#233; &#232; successo? Perch&#233; l&#8217;economia di Rimini dipende dalla spiaggia, il 70% del suo Pil dipende dal turismo.</p>

<p>Per mettere un freno al turismo di massa, a Venezia si &#232; introdotto un biglietto d&#8217;ingresso alla citt&#224;. &#200; la prima volta che succede in Italia e non &#232; una decisione democratica, perch&#233; la citt&#224; &#232; uno spazio pubblico. &#200; una forma di privatizzazione dello spazio pubblico, una decisione ridicola che non risolve: &#232; solo un modo per monetizzare la presenza di turisti giornalieri, che si portano il panino da casa e non lasciano soldi in citt&#224;. Gi&#224; oggi la privatizzazione &#232; aumentata a dismisura: pensiamo alle nostre piazze e alla diffusione dei dehors. Si &#232; legata la fruizione di un bene pubblico al consumo.</p>

<p>Poi ci sono le risposte dal basso. Overtourism, caro affitti, mancanza di servizi hanno fatto s&#236; che si siano sviluppate vere e proprie proteste contro i turisti. Le proteste delle Canarie nell&#8217;aprile del 2024 sono state molto efficaci e partecipate: 57.000 persone hanno manifestato contro il turismo di massa, che ha reso invivibili quelle isole.</p>

<p>Sono proteste che a livello mediatico hanno funzionato: quando a Barcellona hanno sparato sui turisti con le pistole ad acqua, il movimento &#232; finito sui giornali di tutto il mondo.</p>

<p>Occorre intervenire a monte del problema, ovvero regolamentare la facilit&#224; di spostarsi a basso costo: il prezzo che non paga il turista, ricade sull&#8217;ambiente. Perch&#233; la politica non si assume questa responsabilit&#224;? Perch&#233; significa andare contro gli interessi di compagnie private. Airbnb ha fatto causa a tutti i sindaci europei che hanno introdotto delle regole per limitare gli affitti brevi; pensiamo a cosa potrebbe succedere se uno Stato decidesse di mettersi contro Ryanair! Ma l&#8217;unico modo per cambiare le cose &#232; regolamentare. Mettere dei limiti alle attivit&#224; economiche che hanno determinato questo eccesso di turismo e che sono le maggiori colpevoli dei problemi sociali, economici e soprattutto ecologici. Ecologici in senso ampio, non si parla solo di inquinamento. Se la citt&#224; non &#232; pi&#249; abitata da chi la vive, ma solo da turisti, diventa un luogo temporaneo di consumo, senza alcuna attivit&#224; che non sia rivolta ai turisti.</p>

<p>Nel turismo &#232; avvenuto un mutamento velocissimo: la villeggiatura di due o tre mesi che si faceva fino agli anni &#39;60 oggi non si fa pi&#249;. Sono cambiate le nostre vite, lavoriamo tanto ed &#232; normale avere un desiderio di evasione in luoghi lontani; tanto pi&#249; se &#232; facile prendere un aereo e partire. Per questo &#232; difficile risolvere il problema restando all&#8217;interno di una logica turistica; occorre affrontare </u>un discorso complessivo sul nostro modo di intendere il lavoro. Se le nostre vite prevedessero meno lavoro e pi&#249; tempo libero, il desiderio di evasione verrebbe un po&#8217; meno.</p>

<p>Qui subentrano tutti i discorsi sulla settimana lavorativa corta, di quattro giorni. Se ci godessimo di pi&#249; il luogo in cui abitiamo e che non abbiamo tempo di vivere, avremmo meno necessit&#224; di evasione. Tutto questo si somma, dicevamo, alla possibilit&#224; di viaggiare a basso costo, che andrebbe regolamentata: non dovrebbe essere possibile, in tempi di crisi climatica, permettere l&#8217;enorme quantit&#224; di inquinamento dovuto agli aerei civili. </u>Recentemente dovevo andare in Svezia, e ho controllato quanto potesse costarmi andarci in treno: non erano tanto le 26 ore di viaggio, ma il prezzo, che era il quadruplo rispetto all&#8217;aereo. Se il costo in termini ambientali fosse scaricato sul biglietto, e quei 20 euro di Ryanair diventassero 200, allora il treno a 150 euro sarebbe pi&#249; normale. Pi&#249; tempo libero e meno possibilit&#224; di spostarsi facilmente inquinando tantissimo: si tratta di cambiare radicalmente non tanto le abitudini dell&#8217;individuo, ma il sistema economico complessivo. Poter prenderci pi&#249; tempo libero e vivere i territori vicini a casa. Nessuno, naturalmente, vieta di fare due o tre grandi viaggi che desideriamo. L&#8217;anomalia &#232; farli con questa frequenza, brevit&#224; e frenesia: una moda emersa negli ultimi 20/30 anni, quella di consumare i luoghi in modo veloce, quasi collezionandoli.</p>

<p>Se avessimo pi&#249; tempo libero, saremmo turisti tutti i giorni. Se esci dall&#8217;ufficio alle 6 di sera, la tua giornata &#232; finita; se esci alle 4, no. Se la settimana finisce di gioved&#236;, hai tre giorni per fare quello che vuoi,</p>

<p><b>* * *</b></p>

<p>Alex Giuzio, giornalista per il manifesto, si occupa di temi ambientali, economici e normativi legati al mare, alle coste e al turismo.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/566/qt_n_6_giugno_2025">QT n. 6, giugno 2025</category></item><item><title>Si cambia. Forse.</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17257/si_cambia_forse</link><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>Le elezioni comunali in Sudtirolo
</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>Riassunto. Dopo le elezioni comunali di maggio 2025, in 102 su 116 comuni del Sudtirolo oggi governa la SVP. In 12 comuni hanno vinto liste civiche. Le sindache sono 16 in tutto. Il numero delle consigliere &#232; salito al 30%. Secondo la commissione parit&#224;, la rappresentanza femminile cresce troppo lentamente. Cos&#236; le decisioni della politica continueranno a ignorare interessi e bisogni delle donne. La mancanza di elette ha costretto in qualche caso la Svp a prendere in giunta rappresentanti di liste civiche di opposizione.</p>

<p>Il partito di estrema destra S&#252;d-Tiroler Freiheit ha aumentato i suoi consiglieri comunali da 40 a 70, ma senza conquistare sindaci o maggioranze. La partecipazione al voto &#232; andata in picchiata. A Merano i verdi hanno perso la met&#224; dei loro voti.</p>

<p>A Bolzano, in consiglio ci sono ora 8 eletti di lingua tedesca non Svp, mentre il partito etnico, che pretende di esserne l&#8217;unico rappresentante, ne ha 7. Il centro destra potrebbe governare, rispettando la proporzionale, anche senza Svp. Ci&#242; non avverr&#224;, ma i nuovi eletti porteranno la loro esperienza di mistilingue o di tedeschi di elezione dentro le istituzioni.</p>

<p>Da quanto tempo gli abitanti del Sudtirolo aspettano che la politica abbandoni il vecchio schema della separazione etnica? Almeno dal 1992, quando la chiusura della vertenza davanti all&#8217;ONU, preceduta dalle ultime (per allora) norme di attuazione del &#8220;pacchetto&#8221;, aveva suscitato molte aspettative. Non nei politici, abbarbicati per lo pi&#249; al vecchio schema, che vedevano come garanzia di mantenimento del potere. Nel frattempo i partiti si sono trasformati in portatori di interessi economici e finanziari, alcuni sono articolati in rappresentanti di ceti. Sia a destra che a sinistra si sono distaccati dal loro stesso senso di esistere, in genere ignorando i problemi, i bisogni e anche i sogni della gran parte della popolazione. Questo spiega il drastico calo dei votanti alle elezioni comunali, quelle che dovrebbero essere pi&#249; vicine alle persone. Spiega anche l&#8217;andamento del voto nel capoluogo e a Merano, due esempi molto diversi fra loro, che dicono molto sull&#8217;evoluzione dell&#8217;Autonomia sudtirolese.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/zendron_katharina_zeller.jpg' alt=''><figcaption>Katharina Zeller</figcaption></figure>
<p>Merano ha eletto sindaca una giovane esponente della linea liberale minoritaria nella Svp. Katharina Johanna Zeller ha indicato nella sostenibilit&#224; ambientale e nei diritti gli obiettivi del suo mandato, e indicato nel centro sinistra l&#8217;area cui faceva riferimento. A tal punto che la sua elezione non &#232; stata congratulata dal segretario del partito. Due donne italiane di area Pd avevano presentato una lista, Merano coraggiosa, a suo sostegno. C&#8217;era un&#8217;aria nuova a Merano, citt&#224; in cui gli abitanti sono met&#224; tedeschi e met&#224; italiani. Al ballottaggio i verdi si sono spaccati, quando la candidata sindaca (verde) della coalizione di centro sinistra aveva dichiarato di votare per Zeller, mentre il partito ambientalista non ha preso posizione fra l&#8217;esponente Svp e il candidato dell&#8217;Alleanza italiana di destra, sindaco uscente. Il risultato ha scardinato nettamente lo schema dell&#8217;alternanza italiano-tedesco, e Zeller (che era vicesindaca uscente di una giunta a coalizione destra italiana-Svp) ha sconfitto nettamente il suo avversario.</p>

<p>L&#8217;episodio ormai famoso del rifiuto della fascia tricolore da parte di Zeller ha scatenato una polemica violentissima, del tutto esagerata rispetto al fatto in s&#233;.I due simboli dell&#8217;autorit&#224;, catena con medaglione e tricolore, vengono percepiti rispettivamente da tedeschi e italiani come il segno dell&#8217;autorit&#224; dell&#8217;istituzione. Non saprei quanto sia obbligatorio, ma in un comune in cui met&#224; della popolazione &#232; italiana sarebbe stato bello che le mettesse entrambe. E negli anni precedenti infatti l&#8217;aveva indossata. Tuttavia i toni scomposti e l&#8217;ondata di risentimento estesi a tutta Italia, credo abbiano sconcertato e rattristato tanti cittadini e cittadine del Sudtirolo, che hanno avuto l&#8217;impressione di tornare agli anni &#39;60. Chi vive qui sa che da allora il conflitto etnico &#232; stato superato non solo dal nuovo Statuto d&#8217;Autonomia, ma anche dalla convinzione della maggiore parte della popolazione dell&#8217;importanza del rispetto e del valore di chi ha lingua e cultura diversa. E sa che &#232; facile fare danni alla convivenza, mentre &#232; faticoso e bisognoso di pazienza tessere la sua tela. Certo sarebbe stato pi&#249; facile se dopo la conclusione del &#8220;pacchetto&#8221; si fosse investito nel bilinguismo, nella cultura, nell&#8217;educazione, avendo come obiettivo una societ&#224; in cui le differenze vecchie e nuove sono un valore anzich&#233; un ostacolo. Per&#242; in Sudtirolo, nonostante la politica, la convivenza &#232; cresciuta.</p>

<p>A Merano, dopo questa ondata nazionalista, sar&#224; pi&#249; difficile fare la giunta progressista che Katharina Zeller aveva in mente. Chi l&#8217;ha sostenuta e votata spera che non finisca come a Laives, dove l&#8217;anno scorso il sindaco Svp, eletto con il voto di molti italiani e dei partiti di sinistra, ha poi fatto la giunta coi partiti di destra, adeguandosi al colore nero della giunta provinciale.</p>

<p><b>A Bolzano, invece</b></p>

<p>A Bolzano il centro sinistra al potere da settant&#8217;anni (dalla Dc al Pd) &#232; stato sconfitto. La partecipazione al voto &#232; crollata. Al ballottaggio, il candidato del centro-sinistra, gi&#224; assessore nella giunta Caramaschi, &#232; stato votato nei quartieri alti, mentre in quelli popolari ha vinto la destra. Ha contato molto il voto tedesco (anche Svp), in cui la base ha sostenuto in massa il candidato di centro-sinistra, mentre le lobby privilegiate, contadini e albergatori, hanno preso posizione apertamente per Claudio Corrarati, e i vertici del partito sono stati a guardare. Tanto la Svp vince sempre.</p>

<p>I programmi erano quasi uguali; anche nei dibattiti, solo sul CPR (centro per il rimpatrio) a Bolzano, merce di scambio di Kompatscher con Meloni per la riforma dello Statuto, &#232; stato contestato da Andriollo. Il candidato di centro-sinistra ha perso per un soffio (700 voti). Il nuovo sindaco dovrebbe rendersi conto che sar&#224; chiamato a gestire un capoluogo profondamente diviso. Nella campagna elettorale l&#8217;ha fatto, tenendo i toni bassi e proclamandosi garante contro nazionalismi e razzismi. Ma &#232; male accompagnato.</p>

<p>Il centro sinistra aveva fatto troppi errori. La giunta Caramaschi ha concentrato il lavoro, l&#8217;impegno e i soldi sul centro storico, trascurando totalmente il resto della citt&#224;, sempre pi&#249; (in)sofferente di fronte all&#8217;assenza di risposte al degrado, che contrasta con tutti gli altri comuni, che hanno acquistato maggiori servizi, bellezza, dove i cittadini sono coinvolti e partecipano, mentre a Bolzano non si fa neppure la manutenzione e i politici parlano solo fra di loro. I giovani, impossibilitati a trovare abitazioni a prezzi decenti, sono fuggiti a centinaia; mancano 100 posti per persone con malattie neurodegenerative lasciate sulle spalle di famiglie impotenti; tutte le aree edificabili sono state regalate al Tycoon Ren&#232; Benko, (attualmente ancora in carcere in Austria, ma i cui progetti speculativi ancora incombono sulla citt&#224;). Le enormi cubature realizzate e passate di proprietario contengono centri commerciali, garage e abitazioni di lusso (almeno nei prezzi), ma nessuno spazio per attivit&#224; sociali o culturali e zero abitazioni a prezzo decente. La citt&#224; &#232; strozzata dalle scelte lasciate in mano alla Svp. Dopo il crollo del sistema Benko/Hager, i cantieri aperti da anni lasciano il posto a risultati nient&#8217;affatto entusiasmanti. </u>In omaggio al dimenticato &#8220;piano del verde&#8221;, durante gli ultimi giorni della legislatura centinaia di alberi sono stati piantati lungo i prati del Talvera. Ma nessun parco o albero si &#232; visto nei quartieri tormentati da isole di calore e traffico selvaggio (giorno e notte).</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/zendron_2_claudio_corrarati.jpg' alt=''><figcaption>Claudio Corrarati</figcaption></figure>
<p>Errori ci sono stati anche nella campagna elettorale, in cui non &#232; stato cercato l&#8217;appoggio del TeamK, liberale, progressista e bilingue, per non disturbare il partito etnico, che comunque - per la prima volta nella storia - al ballottaggio non ha fatto dichiarazione di voto verso l&#8217;area politica che ha reso possibile l&#8217;autonomia sudtirolese, contro la destra che l&#8217;ha osteggiata da sempre.</p>

<p>Il nuovo sindaco, imprenditore e a lungo direttore della CNA, associazione di artigiani e piccole imprese, ha promesso di ripulire la citt&#224; e di affrontarne i problemi in modo concreto. Di governarla &#8220;come un&#8217;impresa&#8221;. Per anni era stato indicato come un possibile candidato sindaco del centro-sinistra, ma non aveva mai accettato. Si era fatto la fama di moderato e centrista. Ma ora &#232; sostenuto da FdI (fra cui si trovano anche esponenti di Casa Pound), Lega (2 eletti dei 7 del 2020) e FI, oltre alla Svp, che purtroppo ripropone l&#8217;assessora Ramoser che vuole riportare in auge le classi speciali, per garantire che le scuole tedesche siano solo per i tedeschi. La Svp rivendica gli assessorati di urbanistica e lavori pubblici, con cui ha bloccato per decenni lo sviluppo della citt&#224;. Per attenuare l&#8217;inquietudine di fronte a una giunta di estrema destra, Corrarati e la Svp hanno cercato di coinvolgere nella maggioranza anche la lista civica di Gennaccaro, che viene considerato di centro, pur essendo parte della maggioranza di destra-destra in Provincia, dove &#232; vicepresidente del Consiglio e assessore regionale. Faceva parte della maggioranza che sosteneva Caramaschi nella giunta bolzanina nella scorsa legislatura. Il giovane politico, che non prende mai posizione, ma dice che il suo obiettivo &#232; diventare sindaco, non ha accettato la generosissima offerta della Svp di entrare in maggioranza con un assessore e il presidente del Consiglio comunale. Se la maggioranza, indebolita nei numeri, non regge, avr&#224; occasione di provare a realizzare il suo sogno personale.</p>

<p>Intanto il primo atto del nuovo sindaco &#232; stato lo sgombero di insediamenti di fortuna di persone senza casa, attenuato solo in parte dalla promessa di creare soluzioni abitative decorose (solo per chi lavora). Il secondo atto, quello di non concedere il patrocinio al primo Pride che avr&#224; luogo a Bolzano. Se fosse il segnale di un ritorno indietro sui diritti dei diversi in una citt&#224; dove la coesistenza di varie identit&#224;, pur con difficolt&#224;, &#232; una realt&#224; concreta, sarebbe un disastro per il capoluogo e per tutto il Sudtirolo, che non pu&#242; sopportare un&#8217;ulteriore chiusura. </u></p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/566/qt_n_6_giugno_2025">QT n. 6, giugno 2025</category></item><item><title>Raimondi, il Procuratore che ha scoperto la mafia in Trentino</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17256/raimondi_il_procuratore_che_ha_scoperto_la_mafia_in_trentino</link><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>E&#8217; andato in pensione Sandro Raimondi, un Procuratore della Repubblica che ha lasciato il segno. Al contrario dei suoi predecessori, che forse perch&#233; poco entusiasti dell&#8217;incarico in quel di Trento (&#8220;citt&#224; tranquilla&#8221; viene definita, con una certa sufficienza, nel giro dei magistrati inquirenti, &#8220;non c&#8217;&#232; criminalit&#224;&#8221; e manca che aggiungano &#8220;purtroppo&#8221;), o forse perch&#233; timorosi di rompere equilibri di potere, avevano vissuto il periodo trentino come un prepensionamento. Con il risultato che la criminalit&#224; appena appena evoluta, se non la cerchi, non la trovi, per cui Trento era tranquillissima. In apparenza.</p>

<p>Ci ha pensato appunto Raimondi a squarciare questo velo. Giunto qui nel 2018 dopo esperienze controverse nelle Procure di Brescia e Milano (era pure stato deferito al CSM), forse anche per rilanciare un&#8217;immagine un po&#8217; appannata si era subito dato da fare.</p>

<p>Infatti nel &#8220;tranquillo&#8221; Trentino, vari reparti del Ros stavano gi&#224; indagando sul traffico di droga, le turbolenze del distretto del porfido, il silente insediamento di una locale &#8216;ndranghetista. Tutte indagini che trovavano poco o nessun supporto tra le inerti scrivanie della Procura; e a cui invece Raimondi seppe dare un impulso decisivo. Si giunse cos&#236; all&#8217;inchiesta e poi al processo &#8220;Perfido&#8221;, che svel&#242; a un Trentino attonito la presenza mafiosa; e poi a &#8220;Romeo&#8221;, sull&#8217;intreccio tra grandi affarismi e piccola politica locale; e infine al giro di stupefacenti, alberghi e &#8211; cos&#236; le imputazioni &#8211; riciclaggi, della famiglia Agostini, di cui tutti parlavano, senza per&#242; intervenire. E altre inchieste ancora.</p>

<p>Insomma, un&#39;encomiabile attivit&#224; di indagine su pi&#249; fronti: che ha scoperchiato pentole, rinviato a giudizio personaggi decisamente pericolosi, individuato modalit&#224; di inquinamento della societ&#224; come pure dell&#8217;ente pubblico. E qui per&#242; entrano in gioco i limiti dell&#8217;azione di Raimondi: si &#232; sempre fermato ai livelli bassi e medi, evitando di arrivare a quelli alti.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/raimondi_2.jpg' alt=''></figure>
<p>Tranne in un settore, quello giudiziario, lo stesso Tribunale, che da Raimondi &#232; stato terremotato, con il deferimento al CSM di ben tre magistrati, tra cui il Presidente del Tribunale, e spostamenti di sede di varie autorit&#224; statali, tutti implicati in convivi organizzati dal faccendiere Giulio Carini, trait d&#8217;union tra la &#8216;ndrangheta e le istituzioni statali.</p>

<p>I maligni dicono che i magistrati coinvolti erano delle correnti di sinistra, mentre Raimondi era una toga azzurra, in quota Forza Italia. Sar&#224;, ma resta il fatto che &#232; stato dato uno scossone ad ambienti ritenuti intoccabili.</p>

<p>Noi rivolgiamo a Raimondi un altro rilievo: a parte il caso dei magistrati, le indagini si sono occupate degli inquinamenti dei livelli bassi o tutt&#8217;al pi&#249; medi della societ&#224;. Si &#232; chiesto il rinvio a giudizio dei sindaci di Fierozzo e di Lona, come pure dei carabinieri di Albiano (ma questi ultimi attraverso un procedimento lunghissimo che rischia di perdersi), ma sono statirisparmiati i grandi cavatori, anche quando erano in costante contatto telefonico coi picchiatori mafiosi in spedizione punitiva. E&#8217; stato fatto uscire dal processo con modalit&#224; non propriamente convincenti lo stesso Giulio Carini; e con modalit&#224; ancor pi&#249; discutibili il generale Dario Buffa, per quanto accusato di aver procurato al mafioso Domenico Morello il porto d&#8217;armi e informazioni sulle inchieste a suo carico.</p>

<p>Non abbiamo nemmeno visto indagini su casi in cui sarebbero potuti essere coinvolti i massimi vertici della politica trentina, come l&#8217;indecente appalto del NOT.</p>

<p>Infine, un ultimo rilievo: l&#8217;uso smodato dei patteggiamenti (entra pi&#249; in dettaglio Walter Ferrari a pag 26). Questa &#232; una prassi costante del braccio destro di Raimondi, il PM Davide Ognibene. Magistrato serio, svolge indagini estese e approfondite, ma poi arriva a chiuderle con patteggiamenti estremamente favorevoli per gli imputati, che accettano: cos&#236; il PM da una parte evita il rischio che l&#39;accusa venga sconfitta, magari per sottigliezze giuridiche o errori formali, dall&#8217;altra risparmia al suo ufficio e al Tribunale un sacco di lavoro. Con questa strategia, evidentemente approvata da Raimondi, Ognibene vince sempre, e il Tribunale riesce a non venire travolto dai tempi lunghi. Per converso, la societ&#224; si trova una giustizia mutilata, con esiti </u>gravi come nel caso del picchiatore Mustaf&#224;, che pu&#242; tornare a girare spavaldo nel distretto del porfido, a riprova di quanto molti col&#224; sentenziano: la giustizia &#232; una burletta, &#232; meglio farsi gli affari propri.</p>

<p>Qui vediamo due impostazioni negative che aleggiano nel Tribunale trentino (e probabilmente anche in altri). La prima &#232; la visione del processo non come un momento di riequilibrio di torti, ma come un match, dove c&#8217;&#232; chi vince e chi perde, &#8220;e a me non piace perdere&#8221; dicono tutti. Per cui il PM che vede l&#8217;imputato riconoscersi colpevole vince, anche se poi se ne torna libero a combinare disastri. E con la stessa logica, l&#8217;avvocato (&#232; capitato a QT) non patrocina una Parte Civile che non ha molte possibilit&#224; di vittoria, ma la cui presenza in processo sarebbe una importante testimonianza civile.</p>

<p>Ecco, questa poca cura degli effetti sulla societ&#224; del proprio operare, ci sembra il rilievo pi&#249; grande da addebitare a Sandro Raimondi.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/566/qt_n_6_giugno_2025">QT n. 6, giugno 2025</category></item><item><title>Venditori di fumo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17255/venditori_di_fumo</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><p><b>L&#39;astuto cugino</b></p>

<p>Sono il Dott. Anthony Bashir, consulente finanziario e Direttore dell&#39;Unit&#224; di controllo dei fondi monetari e del Dipartimento dei mercati dei capitali, funzionario di alto rango del Fondo monetario internazionale (FMI).</p>

<p>Desideriamo informarti che durante la nostra indagine presso la Western Union e la sede centrale della MoneyGram, il tuo nome &#232; stato trovato tra le vittime di truffe che hanno inviato denaro tramite Western Union ad altri Paesi senza ricevere nulla in cambio. Pertanto, la Banca Mondiale ha approvato la somma totale di 6.500.000,00 dollari a tuo nome e il fondo &#232; pronto per il pagamento immediato a tuo favore.</p>

<p>Ma, sorprendentemente, ieri abbiamo ricevuto un messaggio da un uomo che si identifica come il signor Patrick Edward, il quale afferma di essere tuo cugino e ci ha detto che tu sei morto e quindi pretende che il fondo di risarcimento approvato venga rilasciato sul suo conto bancario personale. Quindi ti inviamo questo messaggio affinch&#233; tu ci precisi se sei veramente morto o sei vivo, e la tua mancata risposta a questo messaggio entro le prossime 48 ore non ci lascer&#224; alcun dubbio se non quello di credere che tu sia morto, e di conseguenza procederemo al rilascio dei fondi sul conto del signor Patrick Edward.</p>

<p>Email, 5 settembre.</p>

<p><b>Il porcellone punito</b></p>

<p>Buon pomeriggio, mio ingenuo amico. Sfortunatamente, questa lettera divider&#224; la tua vita in un prima e un dopo. Probabilmente, hai sentito parlare di hacker russi come Cozy Bear, Killnet e altri. Beh, lavoriamo per loro. Oltre alle nostre attivit&#224; di hacking, siamo alla ricerca di account online su cui vorremmo fare soldi. Immaginiamo che tu stia iniziando a capire come ti abbiamo localizzato.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/cime_stalin.jpg' alt=''></figure>
<p>Tutte le persone normali hanno le loro preferenze sessuali. Tuttavia, ci&#242; che tu stai cercando su Internet non rientra nemmeno nei pi&#249; flessibili standard morali.</p>

<p>Siamo in possesso delle tue richieste di ricerca e dei filmati della tua webcam mentre ti stai divertendo. Tuttavia, non preoccuparti: il denaro &#232; il nostro unico interesse. Per1290 dollari ti dimenticheremo per sempre. Hai 48 ore dal momento in cui apri questa e-mail per trasferire questi </u>1290 dollari.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/cime_2.jpg' alt=''></figure>
<p>Il conto alla rovescia &#232; iniziato, non farci aspettare. Altrimenti, tutti i tuoi amici, colleghi e parenti riceveranno una copia dei tuoi dati: cronologia delle ricerche, video delle webcam e persino messaggi personali.</p>

<p>Ricorda, per il futuro, che Internet non &#232; una specie di Far West dove puoi fare tutto quello che vuoi. Ci sono degli squali affamati che cercano persone irresponsabili come te.</p>

<p>E-mail,16 settembre</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>Una Corea del nord in stile latinoamericano</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17254/una_corea_del_nord_in_stile_latinoamericano</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Dal mondo</div><div>Nicaragua: dalla rivoluzione sandinista, aperta e plurale ad una dittatura famigliare
</div><div>di Gianni Beretta</div><div><p>&#8220;In questo anno le condizioni sono drammaticamente peggiorate in Nicaragua, dove il governo continua a facilitare, coordinare ed eseguire gravi violazioni e abusi, con detenzioni arbitrarie, torture e maltrattamenti&#8221;. Cos&#236; si &#232; espresso a Ginevra in settembre l&#8217;Alto Commissariato per i Diritti Umani dell&#8217;Onu nel suo ultimo rapporto, sottolineando come il potere sia &#8220;sempre pi&#249; concentrato nelle mani del Presidente e della Vicepresidente senza alcuna istanza cui i cittadini possano rivolgersi per chiedere giustizia&#8221;.</p>

<p>In particolare la risoluzione menziona la repressione verso membri di confessioni cristiane (cattolica in testa), in quanto ultime entit&#224; a loro modo resistenti dopo che da tempo ogni altra forma di opposizione (a partire da quella politica) &#232; stata dichiarata fuorilegge.</p>

<p>Non &#232; un caso che in uno degli ultimi Angelus in San Pietro lo stesso papa Francesco sia tornato a riferirsi con preoccupazione al paese centroamericano: &#8220;All&#8217;amato popolo nicaraguense: vi incoraggio a rinnovare la speranza in Ges&#249;; ricordate che lo Spirito Santo guida sempre la storia verso progetti pi&#249; alti; la Vergine Immacolata vi protegga nei momenti di prova&#8230;&#8221;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/mondo_ortega_e_rosario_murillo.jpg' alt=''></figure>
<p>Frasi piuttosto rassegnate, in cui ci si affida alla &#8220;divina provvidenza&#8221;. Tutt&#8217;altro rispetto ai toni di un anno orsono, quando il pontefice argentino si era avventurato a paragonare il presidente Daniel Ortega a Hitler.</p>

<p>Erano peraltro mesi che in Vaticano si osservava un incomprensibile riserbo, nonostante seguitasse la feroce persecuzione che ha portato (dalla rivolta popolare repressa nel sangue nel 2018) all&#8217;incarceramento e successiva deportazione di due prelati, 154 sacerdoti e 91 monache, privati pure della cittadinanza. Quasi che fosse intercorso dal gennaio scorso un tacito accordo di non belligeranza fra il regime e la Santa Sede. Ritegno assoluto osservato in primis dal gi&#224; fin troppo rinunciatario arcivescovo di Managua, cardinale Leopoldo Brenes. Nel timore forse che l&#8217;intero paese possa rimanere senza preti. Come nella sola diocesi rurale di Matagalpa, dove sono stati ridotti a meno di un terzo.</p>

<p>Fino a che ad agosto altri sette presbiteri sono stati arrestati e spediti nello stato pontificio. Non solo: dopo aver cacciato il nunzio apostolico e sospeso le relazioni diplomatiche, chiuso le emittenti cattoliche (l&#8217;ultima in ordine di tempo Radio Maria), proibito le processioni all&#8217;aperto, confiscato i beni ecclesiastici e requisita l&#8217;universit&#224; dei gesuiti, da ultimo &#232; stata posta la ciliegina sulla torta con l&#8217;introduzione della tassa sulle elemosine.</p>

<p>La copresidente (nonch&#233; consorte) di Ortega, Rosario Murillo, ha infatti esteso il regime fiscale dell&#8217;economia privata anche alle donazioni agli istituti religiosi (con imposte dal 10 al 30%). Al che papa Francesco ha deciso di uscire dal prolungato silenzio; dando pure risalto a uno dei due vescovi deportati, mons. Rolando &#193;lvarez, con la nomina a delegato del Sinodo generale di ottobre (insieme a una suora nicaraguense, anch&#8217;essa costretta a emigrare in Spagna).</p>

<p>Non si salvano neppure le chiese protestanti. Inclusi i predicatori delle sette fondamentaliste, che pure in certe circostanze erano stati promossi dal clan degli Ortega proprio in contrapposizione agli ecclesiastici cattolici. Mentre l&#8217;esoterica do&#241;a Rosario, che qualcuno laggi&#249; chiama &#8220;papessa&#8221;, nel suo quotidiano discorso radio/tv alla nazione si erge a unica custode della dottrina del suo dio &#8220;todo poderoso&#8221;.</p>

<p>E sono proprio le negoziazioni fra Managua e Washington per la liberazione di 13 pastori dell&#8217;organizzazione evangelica Puertas de Monta&#241;a (con sede nel Texas) che hanno propiziato il recente allargato rilascio e trasferimento di 135 prigionieri politici nel Guatemala del presidente progressista Bernardo Ar&#233;valo. Che vanno ad aggiungersi ai 222 tradotti negli Stati Uniti nel febbraio dello scorso anno.</p>

<p><b>Dal carcere all&#8217;esilio</b></p>

<p>Si sta convertendo dunque in pratica ordinaria in Nicaragua lo sbarazzarsi dalle proprie galere dell&#8217;ingombro di ogni qualsivoglia antagonista (o pseudo tale). Naturalmente non senza averli privati prima della nazionalit&#224;; oltre che di ogni bene. Sapendo che i pi&#249; resteranno inattivi nel timore che anche i familiari rimasti in patria finiscano nei guai. E seguitando comunque ad arrestare quotidianamente chiunque la tirannia disponga (ne sarebbero rimasti al momento una trentina).</p>

<p>Di converso, con queste &#8220;liberazioni&#8221; l&#8217;autocrazia locale riesce a guadagnarsi una sorta di benevolenza da parte dell&#8217;amministrazione Biden, che si limita a seppur severe sanzioni ad personamnei confronti degli orteguisti; senza per questo espellerla dal prezioso Cafta, il trattato di libero commercio fra gli Stati Uniti e i paesi dell&#8217;istmo centroamericano. A differenza dell&#8217;ultrasessantennale spietato embargo del &#8220;gigante del nord&#8221;, che sta riducendo Cuba alla fame (per di pi&#249; strumentalmente inclusa nella lista dei paesi terroristi). Mentre Il Nicaragua ospita da tempo, senza colpo ferire, la base radar e di spionaggio russa del Cerro Mokor&#243;n. E al contempo ha sottoscritto un accordo di cooperazione in tema di sicurezza con la Cina.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/mondo_dora_maria_t_llez.jpg' alt=''></figure>
<p>La gran parte degli ultimi estradati a Citt&#224; del Guatemala sono giovanissimi. Fra loro i due muralisti che nel novembre scorso festeggiarono l&#8217;incoronazione della connazionale Sheynnis Palacios a Miss Universo (che da allora non ha pi&#249; potuto fare ritorno a casa) dipingendone il volto per le vie della cittadina di Estel&#236;.</p>

<p>Nessun rilascio invece per i leaders indigeni miskitos e mayangnas della Costa Atlantica recentemente imprigionati per essersi ribellati alle invasioni delle proprie terre ad opera di neo-coloni orteguisti dediti al business del legname e della pesca. Anzi, alcuni/e di loro non si sa neppure che fine abbiano fatto.</p>

<p>Come se non bastasse, il regime ha messo al bando altre 1.500 ong (Save the Children compresa) che si aggiungono alle oltre 3.500 (delle quali un migliaio cattoliche) chiuse e spogliate dei propri beni dal 2018. Dove per ong non si intendono solo le organizzazioni non governative senza fini di lucro legate alla cooperazione internazionale (gli ormai tanto famigerati </u>&#8220;agenti stranieri&#8221; di putiniana memoria). Ma della societ&#224; civile e dell&#8217;associazionismo sparso sul territorio: sindacale, imprenditoriale, culturale, sportivo, del volontariato... Con l&#8217;obbligo per quelle superstiti di &#8220;collaborare con lo stato&#8221;.</p>

<p>Sono state poi apportate modifiche al codice penale per introdurre i cyber/delitti (fino a 5 anni di carcere) e poter perseguire i nicaraguensi e gli stranieri che violino le leggi locali anche fuori dal tPaese. Mentre la polizia potr&#224; effettuare qualsiasi intervento repressivo senza il mandato di alcun giudice.</p>

<p><b>Le </u>prime crepe</b></p>

<p>Eppure questo ossessivo clima di caccia alle streghe non sarebbe sinonimo di forza del regime. Al contrario la coppia presidenziale mostra una certa debolezza, tanto da diffidare dei propri stessi apparati. Come confermano le crescenti purghe nei ministeri, nella polizia, nelle amministrazioni locali e nel sistema giudiziario; con passaporti negati a funzionari pubblici cui (alla rovescia) &#232; vietato lasciare il paese. La tuttofare Murillo promuove solamente i suoi fedelissimi, paramilitari in testa; invisa com&#8217;&#232; pure agli stretti di Daniel (in precarie condizioni di salute e ormai incapace di articolare un discorso). Non &#232; un caso che sia arrivata ad esautorare lo storico capo della scorta del marito; e sottoposto agli arresti domiciliari nientemeno che il proprio cognato, generale Humberto Ortega (ex ministro della difesa durante la rivoluzione sandinista), reo di aver ipotizzato l&#8217;imminente implosione della tirannia per &#8220;un&#8217;impraticabile successione dinastica&#8221; del figlio Laureano Ortega. Il che ha creato malumori nell&#8217;esercito, del quale l&#8217;infuriata Rosario ha defenestrato il responsabile dell&#8217;intelligence politica. L&#8217;incertezza la fa dunque da padrone. Mentre all&#8217;interno del sistema cresce il malcontento.</p>

<p>Del resto il Nicaragua &#232; ormai equiparabile a una Corea del Nord in stile latinoamericano; con la differenza che nello stato centroamericano, grazie ai giornalisti profughi e ai social si viene a sapere tutto. E dove soprattutto &#232; ancora permessa (anzi favorita) l&#8217;emigrazione. Per un motivo preciso: garantire l&#8217;apporto delle rimesse familiari (ammontate lo scorso anno a quasi 5 miliardi dollari) degli oltre 800mila nicas espatriati, che salvano il bilancio delle famiglie e dell&#8217;intera economia nicaraguense.</p>

<p>Con il clan degli Ortega che continua ad arricchirsi servendo i cartelli dei narcos tramite l&#8217;invio di containers di cocaina dal porto di Corinto (vedi gli ultimi intercettati in Russia, Panama e nel porto italiano di Genova); col traffico di migranti che giungono a Managua a caro prezzo su voli charter da Cuba, Haiti, Marocco, Libia e persino dall&#8217;Afghanistan (via Kazakistan) con destinazione finale (per terra) gli Usa; oltre al business delle miniere d&#8217;oro; e la requisizione dei conti correnti e delle propriet&#224; dei dissidenti che hanno lasciato il paese. Mentre risulta poco significativa la ricaduta economica della presenza commerciale e dell&#8217;appoggio di Russia, Cina e Iran, in cambio di un voto nelle assise internazionali.</p>

<p><b>L&#8217;isolamento internazionale</b></p>

<p>In tale contesto il Nicaragua, anche per la sua irrilevanza strategica, si &#232; quanto mai isolato internazionalmente; incluso nel subcontinente latinoamericano (e nell&#8217;Organizzazione degli Stati Americani), dove Ortega &#232; arrivato a polemizzare pubblicamente con capi di stato di sinistra come il colombiano Gustavo </u>Pedro (ex guerrigliero del M19) oltre che col brasiliano Lula da Silva, fino al ritiro dei rispettivi ambasciatori, per il loro critico atteggiamento verso il Venezuela. Anche se &#232; necessario precisare che il clan orteguista risponde esclusivamente a deliri di potere personali, al di fuori di qualsiasi dinamica politico/ideologica. Men che meno di sinistra e antimperialista, come invece ostenta a parole. Ostentando, per esempio, la sua partecipazione alla Conferenza Mondiale contro il Fascismo di Caracas.</p>

<p>Sarebbe un grossolano errore confondere Managua con L&#8217;Avana, orfana di Fidel Castro. O con la Caracas del comunque assai discutibile Nicolas Maduro.</p>

<p>E per chi nutrisse ancora qualche dubbio, soprattutto nel nostro Belpaese, basta ricordare la &#8220;curiosa&#8221; attribuzione dell&#8217;immunit&#224; diplomatica nicaraguense agli eredi di Licio Gelli, fondatore della P2: con il figlio Maurizio promosso ad ambasciatore a Madrid (con l&#8217;aggiunta di Gran Bretagna, Grecia, Slovacchia, Cechia e Andorra); nonch&#233; del nipote del &#8220;venerabile&#8221;, Licio junior, in Uruguay. Senza contare la stessa ambasciatrice del Nicaragua a Roma, Monica Robelo, figlia di quel faccendiere nicaraguense/italiano, Alvaro Robelo, che fu fratello massone nella loggia di Andorra con Roberto Calvi; il quale a sua volta nel 1977, ai tempi del somocismo, aveva fondato a Managua una filiale del Banco Ambrosiano. Daniel Ortega non ha fatto altro che riprendere quel filo nero del dittatore Somoza.</p>

<p><b>Com&#8217;&#232; successo?</b></p>

<p>Viene da chiedersi a questo punto come sia stato possibile che la rivoluzione pi&#249; aperta e plurale della storia di fine secolo scorso in America Latina abbia avuto un simile epilogo.</p>

<p>Cos&#236; ci ha risposto la ex comandante guerrigliera Dora Maria T&#233;llez dagli Stati Uniti, dove &#232; stata deportata a forza dopo due anni di dura prigionia impostale dallo stesso Ortega: &#8220;All&#8217;indomani della sconfitta elettorale del febbraio 1990 il Frente Sandinista de Liberaci&#243;n Nacional (Fsln) si divise fra noi che intendevamo continuare sulla strada della democratizzazione per vincere le elezioni successive, e l&#8217;assolutismo di Ortega che puntava a riprendersi il potere per sempre anche venendo a patti con gli interessi dell&#8217;oligarchia locale. Si impose lui, riconquistando nel 2007 la guida del paese. Con l&#8217;ambiziosa moglie Rosario che dopo aver sconfessato (nel 1998) la propria figlia Zoilamerica che aveva denunciato il padrastro Daniel per abusi in giovanissima et&#224;, acquis&#236; un enorme potere. Fino a praticare un dispotismo peggiore di quello di Somoza&#8221;.</p>

<p>E all&#8217;obiezione del perch&#233; il Movimiento de Renovaci&#243;n Sandinista d&#8217;opposizione al regime, da lei co-fondato, si sia convertito in Union Democratica Renovadora sacrificando l&#8217;appellativo ispirato al General de Hombres Libres, Augusto Sandino, Dora Maria argomenta con sofferenza che &#8220;&#232; difficile conservare, soprattutto per le nuove generazioni, il valore della parola &#8216;sandinista&#8217; che l&#8217;orteguismo ha manipolato e tradito; anche se &#232; ormai a tutti chiaro che non si tratta nemmeno pi&#249; di una dittatura del partito sandinista, bens&#236; di una famiglia&#8221;. Con l&#8217;amara presa d&#8217;atto che il simbolo unificante oggi dell&#8217;opposizione &#232; per tutti quella bandiera azzurro/bianca nazionale che i controrivoluzionari sbandieravano un tempo in antitesi a quella rosso/nera del Frente Sandinista.</p>

<p>Dora MariaT&#233;llez al momento &#232; ospite all&#8217;Universit&#224; di Harvard dove sta scrivendo le proprie &#8220;Memorie di una ribelle&#8221; e tenendo lezioni e incontri con gli studenti sulla storia e il presente dell&#8217;America Latina.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>Nel nome di Matteotti</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17253/nel_nome_di_matteotti</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>A cent&#8217;anni dall&#8217;assassinio fascista del parlamentare socialista. Da &#8220;Una Citt&#224;&#8221;, mensile di Forl&#236;.
</div><div>di Matteo Lo Presti</div><div><p>&#8220;Si arriva a fatti di questa specie: una ragazza porta un garofano rosso; &#232; privata violentemente del garofano; essa risponde con un doveroso schiaffo alla guancia del fascista: la questura si precipita ad arrestare la ragazza&#8221;.</p>

<p>Nel frastuono e nelle urla della Camera dei deputati, il 31 gennaio del 1921 Giacomo Matteotti attacca frontalmente Giolitti, presidente del consiglio e ministro dell&#8217;Interno che, con questori e prefetti, assiste impassibile alle violenze che le prime squadracce fasciste compiono, non solo contro i socialisti, ma anche contro la popolazione inerme. Anche di giovani che subiscono violenze contro la verit&#224;.</p>

<p>L&#8217;episodio ricordato da Matteotti mal si concilia con la beffarda arroganza di Mussolini che il 9 maggio 1923 minacciava: &#8220;Se le pecore rognose la cui malvagia opera quotidiana contro il fascismo abbiamo pi&#249; volte occasione di rilevare, vanno veramente in cerca di dispiaceri, non &#232; escluso che possano averne di molto gravi. Quanto al Matteotti volgare mistificatore, notissimo vigliacco e pregevolissimo ruffiano, sar&#224; bene che egli si guardi intorno&#8221;. Infatti negli stessi mesi Matteotti fu per qualche ora sequestrato da fascisti che lo violentarono con un bastone o con la canna di una pistola.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/italietta_giacomo_matteotti_con_figlio.jpg' alt=''></figure>
<p>Aveva solo 39 anni Giacomo Matteotti, quel pomeriggio del 10 giugno 1924, quando in Lungotevere Arnaldo da Brescia, fu aggredito da una banda di fascisti comandata da Amerigo Dumini che, dopo pochi minuti, nonostante la coraggiosa e disperata resistenza del giovane parlamentare, lo uccise con una pugnalata al cuore. Su un&#8217;auto trasportarono il cadavere non molto lontano, per seppellirlo sotto pochi centimetri di terra lungo il Tevere.</p>

<p>A un secolo di distanza &#232; accertato che la morte del leader socialista non fu un incidente, cos&#236; come raccontato dalle interessate cronache fasciste. La banda aveva il compito di uccidere Matteotti e i mandanti furono sia Mussolini sia l&#8217;ombra dei Savoia. Matteotti aveva scoperto un giro di corruzione che coinvolgeva Mussolini per la concessione petrolifera in Libia da assegnare alla londinese Sinclair Oil.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/italietta_funerale_matteotti_1210x642.jpg' alt=''></figure>
<p>Oltre a questo caso di palese corruzione, nel suo ultimo intervento alla Camera del 30 maggio 1924, aveva elencato e denunciato con precisione da contabile, ma con l&#8217;indignazione di un vero democratico, le violenze, le aggressioni e le intimidazioni messe in atto dalle bande fasciste durante le elezioni politiche del 6 aprile. Quelle elezioni si erano tenute sulla base della legge Acerbo, che prometteva al vincitore un larghissimo premio di maggioranza. Cos&#236; Mussolini ottenne una vittoria schiacciante: due terzi dei deputati eletti (374 su 535) fascisti, contro appena una quarantina di popolari, una quarantina di socialisti (tra Psi e Psu) e una ventina di comunisti. Ma a giudizio di Matteotti, l&#8217;intera tornata di votazioni era stata un gigantesco broglio, perch&#233; &#8220;il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale e aveva lasciato capire a tutti che avrebbe mantenuto il potere con la forza. Sicch&#233; ciascun cittadino sapeva a priori che, se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c&#8217;era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso&#8221;.</p>

<p>Con tono di scherno il ras fascista Farinacci url&#242;: &#8220;Potevate fare la rivoluzione&#8221;.</p>

<p>I brogli, le provocazioni, le violenze denunciate da Matteotti, gli costarono la vita. Cent&#8217;anni dopo raccogliamo quel discorso come essenza di ogni battaglia democratica contro il fascismo. Parole che, come Matteotti aveva profeticamente anticipato, preludevano al suo &#8220;elogio funebre&#8221;.</p>

<p>Nessuno ha ricordato, in questi giorni, che Matteotti era stato assai critico contro la presa del potere da parte di Mussolini, per i consistenti aiuti che aveva ricevuto e dagli agrari e dagli industriali, i quali pervicacemente cercavano di mantenere un ruolo egemonico nell&#8217;economia del paese, dopo i guadagni ottenuti con la fornitura di armi all&#8217;esercito italiano: Agnelli e Pirelli in testa, come testimonia il bel volume di Ernesto Rossi &#8220;Padroni del vapore e Fascismo&#8221;, ed. Laterza.</p>

<p>Matteotti disegna, all&#8217;indomani del 1918, con un impegno politico solitario, con lucidit&#224; e con l&#8217;attenta analisi delle cifre, un affresco importante della geografia economica e sociale italiana e dell&#8217;iniquit&#224; dei provvedimenti sociali del fascismo, tutti tesi a privilegiare i settori forti dell&#8217;economia. Dati che confermano la profonda ingiustizia sociale, ma anche le incompetenze tecnico-economiche del fascismo.</p>
<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/italietta_giacomo_matteotti_dal_volume_2_2.jpg' alt=''></figure>
<p>Il dossier politico presentato da Matteotti alla Camera &#232; completato dalla pubblicazione delle &#8220;parole dei capi&#8221; e delle cronache dei fatti che documentano come capillarmente la violenza e l&#8217;intimidazione fascista, con il bavaglio alla stampa, avesse spento la democrazia creando le premesse per la dittatura.</p>

<p>I suoi assassini, difesi da Farinacci - che aveva perso una mano pescando con le bombe in un&#8217;oasi africana e per questa mutilazione si era meritato la medaglia d&#8217;argento al valore - furono condannati a pene ridicole.</p>

<p>Matteotti, per le sue idee politiche, per il suo rigore etico, condusse una battaglia solitaria contro i prodromi della dittatura. Gramsci ebbe a scrivere che Matteotti, lontano dagli schemi ideologici del comunismo, &#8220;era un pellegrino del nulla&#8221;. Combattente tenace, secondo l&#8217;intelligente leader comunista, fino al sacrificio di s&#233;, sostenitore di un circolo vizioso di lotte, di agitazioni, di sacrifici senza risultati e senza via di uscita.</p>

<p>Quando all&#8217;inizio del &#8217;24 fu sciolta la Camera per andare a votare con la legge Acerbo, che attribuiva, come gi&#224; detto, un premio consistente a chi avesse raggiunto un primato di seggi, mentre i fascisti annunciavano di fare un blocco con i vecchi liberali, Palmiro Togliatti, convinto che il fascismo fosse una degenerazione del capitalismo borghese, annunci&#242; che non pensavano di allearsi con i socialisti considerati pronti ad alleanze con i partiti della borghesia. Matteotti replic&#242;: &#8220;Con questo atteggiamento rendete assolutamente impossibile l&#8217;intesa, ma anche vana ogni discussione. Se tale era il vostro scopo lo avete indubbiamente raggiunto. Ma non vi sar&#224; permessa la solita comoda manovra per caricare su di noi la responsabilit&#224;, che &#232; vostra, di avere diviso e indebolito il proletariato italiano nel momento pi&#249; grave di oppressione e pericolo&#8221;.</p>

<p>Il 21 gennaio 1924 muore Lenin. Poche settimane dopo Gramsci fonda il giornale l&#8217;Unit&#224; e il primo titolo &#232; &#8220;La via maestra&#8221;: un invito alla ripresa della lotta proletaria per impedire che il fascismo, considerato un fenomeno momentaneo, passi &#8220;senza avere trasformato radicalmente lo spirito delle masse&#8221;. Matteotti aveva meglio colto la tragicit&#224; del momento: &#8220;Lo stesso Benedetto Croce, che divent&#242; negli anni duri e tragici la coscienza morale dell&#8217;opposizione - ricorda Norberto Bobbio- accolse il fascismo ai suoi primordi come una malattia, per&#242; una malattia leggera e passeggera, una specie di influenza che, una volta passata, non lascia tracce, anzi, rende il corpo ancora pi&#249; vigoroso e resistente al male. Con altra metafora, si potrebbe dire che i conservatori scambiarono una bestia selvatica, che sarebbe diventata feroce, per un animale domestico o almeno addomesticabile. Andarono per addomesticarlo, ma ne furono prima soggiogati e poi divorati. Il fascismo antidemocratico e antipopolare fu la naturale e fatale continuazione della nostra storia fatta del servaggio di molti e della prepotenza di pochi&#8221;.</p>

<p>Matteotti lasci&#242; una moglie, Velia Titta, e tre bambini. Erano molto innamorati. Lui, spesso lontano, ebbe a scriverle: &#8220;Tu sei la mia vita, la parte pi&#249; bella della vita, che non pu&#242; fallire mai, che non mi pu&#242; mancare mai, so che in ogni momento il tuo pensiero pu&#242; trovare il mio, in perfetta unit&#224; d&#8217;amore&#8221;.</p>

<p>A suo nome furono intitolate molte brigate partigiane. La sua tomba a Fratta Polesine, dove il suo corpo fu tumulato solo nel 1928, per le minacce che alla salma venivano profetizzate, fu oggetto di profanazioni, tanto che fu necessario costruirvi intorno un&#8217;alta cancellata.</p>

<p>Circa quattromila siti toponomastici sono intitolati al martire antifascista in tutta Italia. Il centenario della sua morte &#232; stato ricordato con copiose pubblicazioni sulla sua vita. Per non farci dimenticare che anche la cultura pu&#242; essere merce. La migliore rievocazione di questa figura &#232; il volume di Vittorio Zincone, &#8220;Matteotti, dieci vite&#8221;, ed. Neri Pozza, che con precisione ed emozionato rigore ci ricorda che la figura di Matteotti non &#232; solo il nostro passato, ma anche illuminante impegno di coerenza politica fino al sacrificio estremo. &#8220;Matteotti era un socialista, un uomo delle istituzioni, promotore di giustizia e di libert&#224;; - ha scritto Liliana Segre - aveva organizzato e protetto i contadini della sua terra, sfruttati e affamati da quegli agrari che furono i primi foraggiatori della &#8216;guerra civile fascista&#8217;. Matteotti era il primo, il pi&#249; coraggioso, il pi&#249; intransigente dei nemici del fascismo&#8221;.</p>

<p>Matteotti &#232; testimone di una solidariet&#224; umana inclusiva di sofferenza e tragedia, oltraggiata dalla crudele, stupida intolleranza che, perdente di fronte agli ideali di democrazia, preferir&#224; spegnere con un orrendo assassinio la luce coraggiosa di un uomo a cui la storia del nostro Paese deve sempre molto. Ma &#232; certo che dopo la sua morte, la storia italiana sub&#236; una tragica deformazione, foriera di catastrofi mai dimenticabili. E troveremo nel 1953 l&#8217;assassino Dumini, iscritto al Msi governato da Giorgio Almirante.</p>

<p><b>* * *</b></p>

<p>Matteo Lo Presti, gi&#224; consigliere comunale a Genova per il PSI, &#232; docente di Storia e Filosofia e giornalista.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>HANDS,  mani che aiutano</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17252/hands_mani_che_aiutano</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>A Bolzano opera da oltre 40 anni un&#8217;associazione che si occupa di dipendenze, vecchie e nuove.</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>HANDS, due anni fa ha compiuto i 40 dalla fondazione. &#200; un&#8217;associazione che si occupa di dipendenze, nata come un auto mutuo aiuto per persone alcoolizzate, un fenomeno molto diffuso in Sudtirolo, che ha pesanti effetti sulla vita delle persone che ne sono affette e sui loro familiari. Con l&#8217;andare del tempo si sono aggiunte le dipendenze da droghe, e ancora altre.</p>

<p>Hands significa mani, perch&#233; &#8211; spiegano gli operatori e operatrici e le volontarie e volontari &#8211; &#8220;HANDS-Onlus &#232; nata come centro terapeutico per dare una mano a chi si trova in difficolt&#224; a causa di problemi legati all&#8217;abuso o alla dipendenza da alcol, farmaci, gioco d&#8217;azzardo, videogames e altri comportamenti additivi&#8221;.</p>

<p>Ho conosciuto l&#8217;associazione quando, alcuni anni dopo la fondazione, ha introdotta l&#8217;attenzione per la dipendenza da gioco d&#8217;azzardo. Un uomo non giovane si era rivolto a me per un aiuto, promettendo che non avrebbe pi&#249; giocato e avrebbe cambiato vita, se avessi coperto i suoi debiti. Aveva gi&#224; perso lavoro, casa e famiglia, e viveva di espedienti. Lo aiutai, ma imparai allora che molti di coloro che soffrono di questa dipendenza non sono in grado di mantenere le promesse. Quando si ripresent&#242;, gli consigliai di rivolgersi a HANDS, che era un&#8217;organizzazione solida e nota, e che aveva cominciato ad occuparsi di questo problema.</p>

<p>Visitando in Olanda i centri in cui si affrontavano le dipendenze da droghe, avevo appreso che le varie dipendenze hanno radici e aspetti comuni, tanto che l&#236; le trattavano tutte insieme. Rimasi sorpresa. Rispetto a noi, quel Paese era molto progredito. In Italia le persone drogate venivano &#8220;curate&#8221; in carcere, e trattate come criminali, anzich&#233; come vittime, anche se erano giovani. L&#224; invece, team di terapeuti e medici preparati li andavano a cercare nel parchi e nelle periferie per aiutarli, senza colpevolizzarli. Una parte erano persone che avevano lavori stabili e con questo aiuto, in cui erano previsti anche farmaci sostitutivi delle droghe, cui potevano accedere in modo anonimo, riuscivano spesso a uscire dalla dipendenza. In questo modo il sistema era riuscito a ridurre notevolmente le morti e ad accrescere la sicurezza, perch&#233; le persone affette non erano costrette a metodi illegali per procurarsi le sostanze di cui avevano bisogno. Chi aveva una dipendenza non era lasciato solo, aveva delle persone con cui confrontarsi e da cui farsi indirizzare alla ricerca di una via d&#8217;uscita.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/zendron.jpg' alt=''></figure>
<p>HANDS si svilupp&#242; in questa direzione, con operatori e volontari motivati e preparati. E col passare del tempo, anche per merito del suo lavoro &#8220;culturale&#8221;, la politica e la societ&#224; hanno assunto un atteggiamento diverso e pi&#249; costruttivo, che porta a risultati infinitamente migliori di quelli basati sulle punizioni.</p>

<p>In una provincia in cui si bevono molti alcolici, una volta chiesero che il brindisi nel Consiglio provinciale, in occasione del Natale, venisse fatto, - da chi lo voleva, - con analcolici. Non era un atteggiamento proibizionista, ma un modo per distaccare il concetto di festeggiamento da quello di consumo di alcolici.</p>

<p>Un problema che continua ad esistere in Sudtirolo. Oggi l&#8217;associazione offre un percorso terapeutico, in residenza e semiresidenza (diurno), con momenti clinici, riabilitativi e pedagogici, e anche informazione e consulenza per i familiari. Si reimpara la gestione del quotidiano, si fanno gruppi terapeutici e incontri individuali e si partecipa a laboratori educativi. HANDS &#232; presente in tutta la provincia, con presidi e centri di accoglienza e si occupa di tutti i comportamenti di &#8220;consumo problematico&#8221;. Ha ambulatori, strutture terapeutiche e progetti di reinserimento sociale, lavorativo e abitativo. Trattandosi di problematiche complesse, ci lavorano professionisti di vari campi, medici, infermieri, psicoterapeuti, assistenti sociali e educatori. Un ruolo importante hanno i gruppi di auto mutuo aiuto, fondamentali per indurre alla consapevolezza, in vista di una guarigione duratura. L&#8217;obiettivo &#232; di favorire il recupero dell&#8217;integrit&#224; psico-fisica delle persone, intervenendo anche in caso di difficolt&#224; relazionali, familiari e lavorative. All&#8217;associazione si rivolgono ogni anno circa 1500 persone.</p>

<p>Alle dipendenze &#8220;classiche&#8221; se ne sono aggiunte di nuove, che riguardano persone di tutte le et&#224; e gli strati sociali, come il cosiddetto gaming disorder, la dipendenza da videogiochi o videogame; e trovointeressante che gli operatori di HANDS non suggeriscano l&#8217;astinenza, - come si cerca di fare talvolta con lo smartphone, - ma hanno come obiettivo di insegnarne un uso controllato.</p>

<p>Tutti i servizi offerti da HANDS sono accreditati e convenzionati con l&#8217;Azienda Sanitaria di Bolzano, con l&#8217;Azienda Servizi Sociali di Bolzano e con le Comunit&#224; Comprensoriali. Nel panorama sconsolante della medicina pubblica in Sudtirolo, in cui anziani e malati cronici e le loro famiglie sono abbandonati a s&#233; stessi e i privati la fanno da padroni, il lavoro di HANDS &#232; un importante presidio per tante persone e famiglie.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>Diciassettenni all&#8217;estero</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17251/diciassettenni_all_estero</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Le multiformi esperienze di Intercultura, raccontate, analizzate, in un bel convegno e in una particolare festa per i 60 anni dell&#8217;associazione.</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Il momento forse pi&#249; intenso &#232; stato quando si &#232; collegata Samantha Cristoforetti: &#8220;Collegamento astrale&#8221; - era stato presentato. &#8220;Beh, direi invece domestico&#8221; con un sorriso precisava lei, alludendo alla libreria che le faceva da sfondo. Con parole piane, con eloquio sempre simpatetico, spiegava come l&#8217;anno di studio all&#8217;estero le fosse risultato un momento fondante: della sua cultura, dell&#8217;approccio con gli altri, della sfida con le difficolt&#224;. Sentendola parlare ed esprimere con semplicit&#224; ed empatia concetti non semplicissimi, capivi perch&#233;, dei non pochi astronauti italiani, oggi la gente ricordi lei e solo lei. Perch&#233; ha saputo vivere con pienezza e consapevolezza il suo difficile compito, e poi lo ha saputo comunicare, entrando nelle case e nell&#8217;animo di tutti noi.</p>

<p>Questo &#232; stato il punto di partenza del convegno prima, e della festa poi, per i sesssant&#8217;anni di Intercultura a Trento, l&#8217;organizzazione volontaria che ogni anno invia un discreto numero di studenti, a vivere un anno &#8211; quello della quarta superiore - in una famiglia e scuola estera, dalla Germania alla Cina, dal Ghana agli Stati Uniti.</p>

<p>Un&#8217;esperienza non facile. Non tanto per la barriera della lingua &#8211; quando sei in acqua impari a nuotare, e poi a nuotare bene, cio&#232; a farti capire, e capire anche quando i tuoi coetanei teenager scherzano e allora parlano per allusioni, o usano doppi sensi, o comicamente storpiano le parole. E tu a poco a poco capisci, entri nel gioco, e quando torni a casa, il russo, o l&#8217;hindi, o il danese, lo padroneggi davvero.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/60_inter_1.jpg' alt=''></figure>
<p>Non &#232; questo il problema. Che &#232; invece l&#8217;impatto, a diciassette anni scarsi, con una cultura diversa, talora profondamente diversa. Ti trovi a vivere, in famiglia, a scuola, nei divertimenti, con persone che poi magari ti diventeranno molto care, ma che intanto ti sembrano aliene; in mezzo a loro, per quanto siano gentili, tu annaspi, perch&#233; pensano in maniera diversa, hanno valori, principi, punti di riferimento che tu stenti a comprendere.</p>

<p>Si &#232; visto tutto questo nel convegno, e soprattutto nella successiva festa, quando dopo cibo, musica e bevande si &#232; aperto, tra gli ex studenti all&#8217;estero ritornati da pochi mesi come da molti decenni, un intenso momento di racconti e riflessioni sulla propria esperienza.</p>

<p>Episodi raccontati con leggerezza, evidenziandone gli aspetti comici: fraintendimenti risolti con un sorriso, ma anche bruschi impatti con culture radicalmente diverse e difficili da capire e giustificare. Il caso della ragazza proveniente da una famiglia laica, catapultata in una famiglia ultra cattolica &#8220;Sei atea? Che bello, cos&#236; ti battezzi qui con noi!&#8221; &#8220;Ma anche no!&#8221;</p>

<p>&#8220;Se non credi in Dio, in cosa credi, nel demonio?&#8221;</p>

<p>&#8220;Ma per favore...&#8221;</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/60_inter_6.jpg' alt=''></figure>
<p>Oppure le differenze di classe sociale: da una famiglia italiana di classe media a una di sudamericani ricchi, molto ricchi, che vivono in un loro mondo blindato e disprezzano i pi&#249; sfortunati. Da una famiglia di imprenditori italiani, che abita in una ricca villa, a quella di modesti insegnanti americani, che i figli li devono ammassare in due-tre per stanza, e tu capisci subito quanto il mondo sia diverso da casa tua. Oppure la famiglia del centro-america, che tiene soprattutto alle apparenze, e davanti al portone parcheggia il Suv grande, lucido e costoso, e in casa non ha neanche i mobili. Oppure chi &#232; andato negli Usa in uno stato razzista, ha frequentato una scuola per soli bianchi, gli &#232; toccato ascoltare &#8211; siamo nei primi anni &#8217;60 - i durissimi discorsi (e poi non sarebbero state solo parole) contro i manifestanti delle marce per la libert&#224;.</p>

<p>Momenti molto duri, aspri per un diciassettenne. Che per&#242; vengono raccontati come momenti di crescita.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/60_inter_5.jpg' alt=''></figure>
<p>Eccezionale crescita. Ti tocca mettere a confronto i tuoi principi pi&#249; fondanti con un&#8217;altra realt&#224;, in cui devi imparare a convivere, senza per&#242; rinunciare a te stesso. Con persone con cui profondamente dissenti, ma che comunque impari a capire, ed anche ad amare.</p>

<p>A ricordare tutto questo ci si &#232; commossi. E si &#232; riflettuto.</p>

<p>Poi si &#232; andati oltre. Il primo punto &#232; stato la positivit&#224; di queste esperienze. Il presidente di Intercultura nazionale, il trentino Andrea Franzoi, ha brevemente citato alcune statistiche. Intercultura, cosa non molto nota, a differenza di analoghe associazioni che portano gli studenti all&#8217;estero, prepara i ragazzi prima della partenza, li segue (per quanto possibile, non tutte le articolazioni nelle varie nazioni funzionano al meglio) all&#8217;estero, e poi li accoglie al ritorno, per portarli a un&#8217;elaborazione consapevole dell&#8217;esperienza.</p>

<p>E non solo: cosa ancor meno nota, elabora ricerche sugli esiti dell&#8217;esperienza, sia attraverso i giudizi espressi in appositi questionari, sia seguendo i successivi iter scolastici. Ebbene, Franzoi, per non essere troppo lungo, ha potuto citare solo alcuni dati, ma molto significativi: se ne evince che, a fronte a pochissimi casi di fallimento (studenti ritornati a casa perch&#233; non in grado di portare a fondo l&#8217;esperienza, anche quando gli si faceva cambiare famiglia e scuola; oppure rispediti con un calcio nel sedere perch&#233; avevano violato norme fondamentali di buon comportamento, sostanzialmente assumere stupefacenti, oppure rubacchiare negli spogliatoi della palestra), la stragrande maggioranza ha dato dell&#8217;anno all&#8217;estero una valutazione positiva, molto positiva o addirittura entusiasta. E negli anni successivi ha avuto un rendimento a scuola e all&#8217;universit&#224; molto superiore alla media.</p>

<p>Ma oltre alle statistiche ci sono anche gli esempi concreti di testimonial di queste crescite culturali ed umane. Proprio Samantha Cristoforetti &#232; il pi&#249; luminoso, dalla Val di Sole, agli Stati Uniti, allo spazio. Ma pure Maria Concetta Mattei, presentatrice e conduttrice Tv e della serata, ed altri ancora, ricordati sia dal sindaco Franco Ianeselli che dal rettore Flavio Deflorian.</p>

<p><b>Le ricadute sulla societ&#224;</b></p>

<p>S&#236;, ma tutto questo a cosa serve? C&#8217;&#232; un grande lavoro di volontariato (nel selezionare, preparare, accompagnare gli studenti in uscita; e cos&#236; pure il reciproco nel cercare e seguire famiglie trentine ospitanti ragazzi stranieri) svolto da tanti studenti ritornati, come pure da loro genitori, che vogliono aiutare altri ad avere la stessa possibilit&#224;. Ci sono soldi spesi dalle famiglie, ma anche da istituzioni, come Provincia o Fondazione Cassa di Risparmio (il cui presidente era tra i relatori della serata) che permettonoanche ai non abbienti di accedere al programma. Appunto, tutto questo a cosa serve? Fa bene ai ragazzi che ne godono, d&#8217;accordo, ma poi, ha una ricaduta sulla societ&#224;?</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/60_inter_2.jpg' alt=''></figure>
<p>Appurato che la grande maggioranza degli studenti ne esce con un accrescimento culturale, maggior apertura agli altri e al mondo, tutto questo, in cosa si traduce? L&#8217;ambizione di Intercultura sarebbe quella di contribuire a rendere il mondo un po&#8217; pi&#249; giusto.</p>

<p>E&#8217; mera velleit&#224;?</p>

<p>Gli studi della Fondazione Intercultura hanno cercato di dare risposte a questo ambizioso quesito. Risposte complesse, che nella giornata trentina, giocoforza compressa, non si &#232; riusciti ad analizzare. Per&#242; delle considerazioni sono state fatte. Partendo dai numeri: in sessanta anni sono stati 1300 i ragazzi trentini andati all&#8217;estero con Intercultura.</p>

<p>Hanno cambiato qualcosa nel nostro panorama culturale? Hanno introdotto elementi di comprensione, rispetto per l&#8217;altro?</p>

<p>Il tema &#232; stato (provvisoriamente?) chiuso dalle parole, nette, del rettore Deflorian: &#8220;Io sono un ingegnere, e dovrei guardare innanzitutto ai numeri. Ma qui non faccio questione di numeri. Come non li faccio quando all&#8217;Universit&#224; si discute degli studenti che, in simbiosi con un ateneo estero, perseguono una doppia laurea: sono pochissimi, costano molto. Ma rappresentano una cosa positiva, indicano una tendenza. Sono un momento prezioso&#8221;.</p>

<p>Cos&#236; Intercultura e, su scala maggiore ma con minore profondit&#224;, il progetto Erasmus (universitari che studiano alcuni mesi in atenei europei) sono esperienze da difendere e valorizzare. Quanto serviranno a migliorarci tutti, non lo sappiamo. Ma intanto queste esperienze continuiamo a coltivarle, a farle vivere ai nostri giovani.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>Il libro negato</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17250/il_libro_negato</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Storia di un libro negato, di una biblioteca chiusa e al suo posto una Pro Loco, sagre, bevute</div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>&#8220;Pronto? Qui &#232; la facolt&#224; di &#8230;. dell&#8217;Universit&#224; di Trento. Da una verifica fatta presso le biblioteche universitarie e pubbliche d&#8217;Italia ci risulta che questo testo &#8230;. ce l&#8217;avete solo voi ad Albiano. Ci serve per un lavoro di ricerca, finalizzato poi ad una tesi, &#232; possibile averlo in prestito?&#8221;.</p>

<p>La bibliotecaria, che da poco aveva preso servizio ad Albiano, ha risposto che avrebbe verificato e senz&#8217;altro messo a disposizione il volume. Dalla verifica emerse che il testo cercato si trovava tra le centinaia di volumi rimasti nel punto di prestito di Lases, dopo lo scioglimento del Consorzio di Biblioteca nell&#8217;aprile 2013 da parte della Giunta comunale (assessore alla cultura Lara Pisetta) guidata dal sindaco Marco Casagranda.</p>

<p>Dopo essersi informata presso il Comune ed aver appreso che i volumi e la sede del punto di prestito erano nella disponibilit&#224; del Comitato Anziani di Lona-Lases, ha preso contatto con il presidente di tale comitato. Gli ha esposto la questione e si &#232; offerta di provvedere personalmente alla ricerca del volume e di fornire, nello stesso tempo, tutte le garanzie in merito alla sua restituzione.</p>

<p>Il signor Leandro Zola, presidente del Comitato Anziani nonch&#233; vice sindaco di Lona-Lases (sindaco era Roberto Dalmonego, che per l&#8217;elezione a quella carica &#232; accusato di voto di scambio politico-mafioso), rispose per&#242; con un netto ed irremovibile diniego! Perch&#233;?</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/ferrari_biblio.jpg' alt=''></figure>
<p>Quei libri, alcuni dei quali assai rari e quindi preziosi, sono il frutto dell&#8217;appassionato lavoro del primo bibliotecario che, per ben quindici anni, prest&#242; servizio presso il Consorzio interbibliotecario Albiano/Lona-Lases: il dott. Giulio Bazzanella.</p>

<p>Giunto nell&#8217;epicentro della zona del porfido nel lontano 1987, egli seppe costituire un fondo librario di grande interesse, pur dovendo spesso alimentarlo acquistando i libri all&#8217;usato e mettendoci pure soldi di tasca sua, tanto erano risicati in quegli anni i fondi che le due amministrazioni destinavano alla Biblioteca. Furono tuttavia anni fecondi soprattutto per il legame che, negli anni Novanta, egli seppe costruire con i ragazzi frequentanti le scuole elementari e medie. Non &#232; un caso che proprio i giovani cresciuti in quegli anni siano oggi quelli che hanno raggiunto i maggiori traguardi formativi, costituendo probabilmente la generazione col pi&#249; alto numero di laureati.</p>

<p>Purtroppo per&#242; l&#8217;impegno del dott. Bazzanella non riceveva la dovuta attenzione e riconoscenza n&#233; da parte degli amministratori n&#233;, tantomeno, dai maggiorenti locali, i cui rampolli non avevano certo la necessit&#224; di studiare per farsi una posizione (come si suol dire). Fu cos&#236; che nell&#8217;aprile del 2002 Giulio Bazzanella (chiamato sprezzantemente King Kong in virt&#249; della sua stazza) lasci&#242; il suo incarico, nell&#8217;indifferenza generale, per trasferirsi al Centro Documentazione Audiovisivi della Provincia.</p>

<p>L&#8217;unico ringraziamento per il suo impegno venne pubblicato proprio sulle pagine di QT nell&#8217;aprile del 2002; in quell&#8217;articolo si ricordava che &#8220;le letture possono (...) disvelare un orizzonte pi&#249; ampio, nel quale il quotidiano si pu&#242; specchiare, stimolando quel senso critico che non si accontenta di accettare che le cose vadano cos&#236; perch&#233; cos&#236; sono sempre andate&#8221;.</p>

<p>Segu&#236; un decennio di lento ed inesorabile declino nella pi&#249; totale indifferenza per quella istituzione da parte degli amministratori locali, finch&#233; l&#8217;amministrazione di Lona-Lases lasci&#242; scadere la convenzione con Albiano senza provvedere in alcun modo al suo rinnovo e cos&#236; i 17 mila euro che sarebbero serviti per mantenere il servizio poterono essere dirottati per promuovere le sfilatine di miss Italia sul lago di Lases, sfilate che stimolavano ben altro e non certo &#8220;una sete incalzante di perch&#233;&#8221;.</p>

<p>Interroghiamoci anche rispetto al dilagare nuovamente, tra i giovani della zona, di quel machismo che in anni non lontani era terreno comune ai cavatori e ai loro operai, che all&#8217;unisono gridavano alle spogliarelliste del Carmen show: &#8220;Fanela veder, fanela veder!&#8221;</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/ferrari_antonio_giacomelli.jpg' alt=''><figcaption>Il sindaco di Lona-Lases Antonio Giacomelli</figcaption></figure>
<p>Facilmente intuibile quindi il motivo per cui il Comitato Lavoro Porfido avanzava quale prima richiesta la riattivazione del punto di prestito e la ricostituzione del Consorzio interbibliotecario con Albiano. Una richiesta che, nel dicembre del 2022, il nuovo commissario straordinario (ed ex questore di Trento) dott. Alberto Francini dichiar&#242; di voler accogliere. Ovviamente vi erano dei passaggi formali ineludibili: ripristinare la convenzione con il Comune di Albiano (la cui amministrazione &#232; sempre stata silente), ripristinare il ruolo di bibliotecario nella pianta organica del Comune di Lona-Lases e procedere ad un inventario del patrimonio librario rimasto per oltre 10 anni nella sede del Comitato Anziani e di fatto sottratto alla fruizione pubblica.</p>

<p>Va precisato che pure il patrimonio rimasto ad Albiano &#232; stato a sua volta mutilato dalla decisione assunta nel 2013 dagli amministratori di Lona-Lases in quanto, per soddisfare le richieste campanilistiche delle due amministrazioni, molte opere composte di pi&#249; volumi erano state smembrate e conservate parte ad Albiano, parte a Lases.</p>

<p><b>La biblioteca riapre, anzi, no.</b></p>

<p>L&#8217;apertura della biblioteca, annunciata pubblicamente dal dott. Francini (oltre alla stampa anche la testata giornalistica della Rai regionale dedic&#242; all&#8217;evento un enfatico servizio), si &#232; rivelata per&#242; un bluff, in quanto nessuno dei passaggi sopra elencati &#232; stato formalmente soddisfatto. L&#8217;ex questore, con disinvoltura, ha affidato ad un soggetto di sua conoscenza (che fungeva anche da suo segretario particolare) l&#8217;apertura del punto di prestito al pianterreno del municipio di Lases. Un soggetto pagato pare con fondi extracomunali e privo di qualsiasi formazione (e quindi titolo) per gestire una biblioteca, mettendo a disposizione il patrimonio librario al di fuori del circuito interbibliotecario provinciale e quindi delle sue regole.</p>

<p>Eletta la nuova amministrazione, nell&#8217;autunno del 2023, Francini ha fatto le valige e con lui il soggetto che si fingeva bibliotecario e cos&#236; il patrimonio librario &#232; tornato nella disponibilit&#224; del Comitato Anziani! La nuova amministrazione del sindaco Giacomelli non ha mai menzionato la riapertura della biblioteca tra i suoi obiettivi, permettendo che un patrimonio pubblico continui ad essere sottratto alla fruizione pubblica: si teme forse che da un inventario di quel patrimonio librario possa emergere che qualche volume manca all&#8217;appello?</p>

<p>Di fatto la giunta Giacomelli concentra su altro la propria attenzione, annunciando (qualche settimana fa) la fondazione della Pro Loco: evidentemente ci si dedica alle feste patronali, alle sagre, alle mangiate e soprattutto alle bevute, affinch&#233; non si affacci quella &#8220;sete incalzante di perch&#233;&#8221; che la lettura pu&#242; indurre. Con la Pro Loco &#8220;possiamo rendere il paese un posto ancora pi&#249; speciale&#8221; &#8211; hanno affermato i nuovi amministratori &#8211; riconoscendo implicitamente che un po&#8217; speciale Lona-Lases lo &#232; gi&#224;, essendovi stanziata una delle locali di &#8216;ndrangheta pi&#249; a nord d&#8217;Italia.</p>

<p>Che l&#8217;obiettivo sia quello di lasciarsi &#8220;finalmente alle spalle i tempi bui della velata omert&#224;&#8221;, come riportava il T dello scorso 20 settembre, non ci sorprende affatto, in quanto &#232; stato proprio per evitare l&#8217;invio di una Commissione d&#8217;accesso che questa lista &#232; stata presentata.</p>

<p>Mi si permetta per&#242; di rilevare la contraddizione laddove si parla di &#8220;velata omert&#224;&#8221; e di &#8220;intimidazioni&#8221; che nel passato sarebbero avvenute, senza sentire il bisogno o il dovere di rompere l&#8217;omertoso silenzio (che non necessariamente si concreta nel silenzio) riconoscendo chi sono state fin qui le vittime di tali intimidazioni. Ma, prendendo per buone le intenzioni dei promotori, possiamo aspettarci che la Pro Loco possa offrire almeno la possibilit&#224; ai condannati in &#8220;Perfido&#8221; di usufruire delle pene alternative e riabilitarsi rimanendo in loco! </u></p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>In questa scuola un insegnante pu&#242; veramente dedicarsi ad ogni bambino&quot;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17249/in_questa_scuola_un_insegnante_pu_veramente_dedicarsi_ad_ogni_bambino</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Gi&#224; insegnante nella scuola media statale, Katia Valentini si &#232; licenziata per venire a insegnare nella nuova scuola di Mechel. E ne spiega le ragioni.</div><div>di Renzo Maria Grosselli</div><div><p>Katia Valentini, classe &#8217;79, ha insegnato per anni alla scuola media inferiore. E da pochi giorni &#232; insegnante alla Scuola elementare &#8220;Don Giuseppe Borghesi&#8221; di Mechel, istituto privato. &#200; molto conosciuta e apprezzata anche per la sua attivit&#224; nel campo dell&#8217;agriturismo, e per la fattoria didattica che prevede tra l&#8217;altro campi estivi per bimbi e ragazzi dai 3 ai 13 anni.</p>

<p><b>Lei ha insegnato per anni nella scuola pubblica. Perch&#233; ha cambiato?</b></p>

<p>&quot;Ho fatto l&#8217;insegnante fino a pochi giorni fa alle scuole medie. Poi mi sono licenziata, ho rinunciato al posto fisso: e per un anno mi sono occupata dell&#8217;azienda famigliare.</p>

<p>Quando ho sentito di questo progetto, ho pensato che avrebbe potuto esserci spazio per me e per quella scuola che io avrei sempre voluto&quot;.</p>

<p><b>Quale tipo di scuola vorrebbe? </b></p>

<p>&quot;Sto cercando di creare una scuola che sia veramente a misura di bambino. Che ponga al centro il bambino con la sua diversit&#224;, colori, talenti.</p>

<p>Anche nella scuola pubblica si pu&#242; fare questo, per&#242; &#232; pi&#249; difficile, costa pi&#249; fatica.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/grosselli_katia_valentini.jpg' alt=''><figcaption>Katia Valentini</figcaption></figure>
<p>Nella nuova scuola faccio l&#8217;insegnante di italiano. &#200; iniziata da poco e cominciamo ad ingranare. Ho una decina di ore con le bambine&quot;.</p>

<p><b>Sono tutte bambine? </b></p>

<p>&quot;S&#236;, una classe rosa. Le iscritte sono sei. Gli insegnanti tre. Io faccio Lettere poi ci sono la Matematica e l&#8217;area delle Scienze, quindi quella delle Lingue straniere. Tedesco ed inglese che assumono una parte molto importante in questa scuola.</p>

<p>In una scuola pubblica, visti i numeri, non lo puoi fare. Cerchi di farlo ma non ce la fai a mettere al centro il bambino. In una classe di 20 puoi avere l&#8217;insegnante devota che cerca di prestarsi e di differenziare ma farlo per venti alunni&#8230; umanamente non riesci&quot;.</p>

<p><b>Se andr&#224; bene a pieno ritmo avrete 15 alunni per classe, non &#232; poi un numero tanto diverso. Ma perch&#233; una scuola cattolica?</b></p>

<p>&quot;Non &#232; cattolica, io sono atea ad esempio. Siamo all&#8217;interno di una istituzione nata da don Luigi Borghesi e rispettiamo questo. E poi viviamo in un contesto prettamente cristiano. Anche se non volessimo, gli influssi ci sono. La nostra educazione &#232; cos&#236;. Anche se io mi dichiaro atea&quot;.</p>

<p><b>Signora Katia, cosa spera e sogna che diventi questa scuola? </b></p>

<p>&quot;Mi aspetterei che nei prossimi anni effettivamente si riesca a ridurre se non al minimo almeno significativamente la quota di iscrizione. E che quindi diventi una scuola realmente accessibile a tutti. Cosa che per ora non &#232; possibile. Arrivare quindi ad avere dei finanziamenti per aprire a tutti le porte&quot;.</p>

<p><b>Qual &#232; il progetto didattico che vorrete mettere in campo? </b></p>

<p>&quot;Per me significa poter mettere in pratica tutte quelle conoscenze su cui mi sono formata. Queste benedette competenze, che hanno rappresentato una rivoluzione nella scuola degli ultimi anni, finalmente le posso applicare. Cosa difficile nel contesto pubblico, dove hai poco tempo. Le classi sono numerose e fai fatica.</p>

<p>Io credo di essere sempre stata una brava insegnante e se era faticoso per me... Io da insegnante che sta mandando uno dei suoi figli alla scuola pubblica, dico che quella realt&#224; si basa su tanti insegnanti validi. Ma l&#8217;unica pecca &#232; che non ci sia selezione (sul personale insegnante, n.d.r.). Tu hai una laurea e ti inserisci automaticamente. Poi per la messa in ruolo ci sar&#224; un concorso e l&#236; c&#8217;&#232; la selezione. Ma forse il docente in questo calderone ci rimarr&#224; dieci anni. Magari per capire che non &#232; il suo lavoro. Oppure che &#232; la sua vocazione.Ma ci si trova l&#236; per caso mentre l&#8217;insegnamento &#232; veramente una vocazione&quot;.</p>

<p></u></p>

<p><b>Da insegnante come la vorrebbe questa scuola privata? </b></p>

<p>&quot;Vorrei che fosse una scuola in cui io possa costruire assieme ai bambini, che hanno un pozzo di idee. E mattoncino dopo mattoncino - sar&#242; pure una romantica - vorrei entrare nel cuore di questi bimbi, cosa che facevo anche nel pubblico, ma con quanta fatica! Con tante ore di riunioni, inutili anche.</p>

<p>Oggi voglio che tutto ruoti attorno a queste sei bambine. Che la scuola sia costruita su di loro&quot;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>&#200; privata e cattolica  la nuova scuola di Mechel</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17248/privata_e_cattolica_la_nuova_scuola_di_mechel</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>All&#8217;asilo si aggiungono le elementari. 350 euro al mese, pi&#249; mensa, il costo per le famiglie; ma in 3 anni potr&#224; diventare scuola parificata. Dove paga la Provincia.
</div><div>di Renzo Maria Grosselli</div><div><p>&#200; nata una nuova scuola. Sono partite le lezioni a Mechel (Cles) del plesso elementare. Tempo di festeggiare in un momento storico in cui lo Stato sociale traballa, si ritrae e le classi meno abbienti soffrono. Ma non sta proprio cos&#236; la faccenda: si tratta di una scuola privata, con profonda ispirazione cattolica che vede come uno dei due principali ispiratori Mario Casna, preside noto alle cronache per le sue battaglie a favore dell&#8217;affissione del crocefisso in ogni aula delle scuole di Stato ma, anche, che ultimamente sta avendo qualche problema con la giustizia - nessuna condanna sino ad ora - per una faccenda di finanziamenti di soggiorni all&#8217;estero di studenti su cui ha indagato la Guardia di Finanza: &#8220;Ipotesi truffa alla Regione&#8221; &#232; il titolo de l&#8217;Adige online del 26 settembre 2024 che annunciava il rinvio a giudizio di colui che &#232; stato consigliere provinciale di Lega e Patt, e del figlio. Il progetto comunque &#232; quello di trasformare dopo 3 anni, Provincia permettendo (e lo permetter&#224; probabilissimamente) questa scuola in un&#8217;altra &#8220;parificata&#8221;. Cio&#232; privata, ideologicamente posizionata, molto pi&#249; costosa per l&#8217;utenza che la scuola di Stato, ma i cui costi in parte molto rilevante peseranno sulla Provincia: finanziariamente sottratti all&#8217;offerta di istruzione pubblica eguale per tutti.</p>

<p>La nuova iniziativa scolastica, pare di capire, si avvale di mezzi adeguati, di una didattica calibrata sul territorio e qualificata dallo studio delle lingue: una buona scuola, si direbbe. Ma qualche dubbio, leggendo le spesso imbarazzate risposte di Deromedi, l&#8217;altro ispiratore di questa iniziativa, pu&#242; venire. Mechel, ricordiamolo, &#232; un paese di 400 abitanti che fa parte del Comune di Cles, distandovi un tiro di schioppo.</p>

<p><b>Deromedi, quali le esigenze che hanno portato alla creazione di questa scuola privata, l&#8217;unica oggi non parificata in Trentino?</b></p>

<p>&quot;&#200; nata per volont&#224; dei genitori. &#200; da anni che continuano a dirmi di dare continuit&#224; alla scuola dell&#8217;infanzia che abbiamo a Mechel&quot;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/grosselli_scuola.jpg' alt=''></figure>
<p><b>Non tutti i genitori, immagino.</b></p>

<p>&quot;Gran parte. Abbiamo gi&#224; una scuola materna equiparata. Gestita dall&#8217;organizzazione di volontariato (odv) di cui sono presidente, finanziata da fondi provinciali. Da anni i genitori mi chiedono di dare continuit&#224; alla mia scuola. Ci sono entrato 11 anni fa, un po&#8217; per divertimento perch&#233; avevo i miei figli alla materna e un po&#8217; perch&#233; me l&#8217;hanno chiesto. Ho dovuto fare una scelta: o la scuola chiude, o la lancio. L&#8217;esigenza era di mettere a norma la struttura e negli ultimi anni abbiamo fatto parecchi investimenti&quot;.</p>

<p><b>Noi chi? </b></p>

<p>&quot;L&#8217;odv tramite i finanziamenti della Provincia. La parte pubblica finanzi&#242; solo l&#8217;80% del primo lotto e il 90% dell&#8217;ultimo. Naturalmente la scuola dell&#8217;infanzia era provvista di mensa. Peraltro noi siamo l&#8217;unica scuola in Trentino con mensa certificata bio&quot;.</p>

<p><b>Lo stabile per asilo ed elementari &#232; vostro? </b></p>

<p>&quot;No &#232; delle suore Orsoline di Verona. Nel 1924 don Luigi Borghesi, a cui &#232; intestata la scuola oggi, ha ceduto loro lo stabile, vincolando la donazione al fatto che diventasse una scuola. Oggi abbiamo con le suore un contratto di comodato con scadenza 2044&quot;.</p>

<p><b>La vostra &#232; una scuola confessionale? Cattolica? </b></p>

<p>&quot;Per statuto deve essere anche una scuola cattolica. All&#8217;interno dell&#8217;ente c&#8217;&#232; anche un delegato del parroco&quot;.</p>

<p><b>Quali i contributi pubblici? </b></p>

<p>&quot;Per la scuola primaria che ha appena aperto le porte non ce ne sono. E i genitori pagano solo la quota. Attualmente non siamo scuola paritaria ma a tutti gli effetti privata&quot;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/grosselli_bimbi.jpg' alt=''></figure>
<p><b>Quanto pagano i genitori di iscrizione? </b></p>

<p>&quot;Attualmente 350 euro al mese per 9 mesi, pi&#249; la quota del pasto. Per&#242; c&#8217;&#232; l&#8217;impegno di andare a cercare dei finanziamenti privati&#8230; in Veneto e in Trentino gli stessi imprenditori hanno spesso investito nelle scuole perch&#233; credono nel fatto che la formazione dia anche un beneficio alla societ&#224;&quot;.</p>

<p><b>Gli insegnanti devono essere cattolici? </b></p>

<p>&quot;No no no. Che la scuola sia cattolica lo prevede lo statuto: teniamo le ore di religione, per&#242; per chi vuole. Ma il sistema non pretende che tutti debbano essere cattolici&quot;.</p>

<p><b>Vi date limiti geografici? </b></p>

<p>&quot;Assolutamente no. Anche se attualmente il piano pedagogico che abbiamo presentato in Provincia fissa il numero massimo di 15 persone per sezione e per anno. Ma stiamo valutando di fare dei lavori di ampliamento&quot;.</p>

<p><b>Dubito ce la facciate coi soldi delle iscrizioni, vero? </u></b></p>

<p>&quot;Stiamo valutando di farlo con finanziamenti privati. Come in Val di Non hanno fatto altre onlus che sono state aiutate da Melinda e Trentingrana. Proveremo a muoverci in quella direzione. Creando, come hanno fatto a Treviso e Verona che hanno istituito scuole private e non paritarie, a trovare imprenditori che investano. Anche se il nostro obiettivo, fra tre anni, &#232; che la nostra elementare diventi una scuola paritaria&quot;.</p>

<p><b>Cio&#232; finanziamenti pubblici per una scuola gestita da un comitato di privati? </b></p>

<p>&quot;S&#236;. Non &#232; privata ma &#232; gestita da una onlus. Per diventare paritari comunque la legge prevede la continuazione di questo progetto per 3 anni. Poi, finanziando, la Provincia far&#224; tutti i suoi controlli&quot;. </u></p>

<p><b>Per essere chiari, uno dei promotori di questa scuola, assieme a lei, &#232; Mario Casna, per anni preside di scuole superiori in Trentino. </b></p>

<p>&quot;No, Casna &#232; stato interpellato per presentare un progetto pedagogico in Provincia. Lui &#232; un preside e un grande esperto di insegnamento delle lingue: e la nostra scuola vuole andare in quella direzione. Infatti abbiamo 4 ore di inglese e poi il tedesco. Sia l&#8217;inglese che il tedesco lo facciamo anche alla materna. </u>Abbiamo un insegnante di ruolo per il tedesco e proponiamo l&#8217;inglese tramite un progetto in parte finanziato dai fondi europei della Regione. Una parte, il 20%, lo finanziamo con le nostre risorse. Inglese, tedesco e ambiente sono per noi tre capisaldi&quot;.</p>

<p><b>Avete creato una scuola privata perch&#233; ritenete quella pubblica insufficiente?</b></p>

<p>&quot;No, questo no&#8230; No, no. Anche i miei figli sono andati nella scuola pubblica&#8230; vogliamo cercare un&#8217;alternativa alla scuola pubblica. Non vogliamo fare concorrenza a nessuno. Non capisco perch&#233; a Trento chi vuole ha l&#8217;alternativa di andare dai Salesiani, al Sacro Cuore o da altre parti (non nomina l&#8217;Arcivescovile, n.d.r.) Cattoliche, private, loro sono gi&#224; arrivate ad essere parificate&#8230; ma uno in valle di Non e in valle di Sole se decide di iscrivere i figli in una scuola privata non lo pu&#242; fare. Ma ribadisco, la richiesta &#232; venuta dai genitori&quot;.</p>

<p><b>Non tutti i genitori. </b></p>

<p>&quot;Vero. Siamo partiti con 6 bambini ma l&#8217;autorizzazione ci &#232; arrivata solo il 20 agosto. L&#8217;anno prossimo faremo il pieno&quot;.</p>

<p><b>Perch&#233; una scuola cattolica? </b></p>

<p>&quot;La scuola cattolica perch&#233; noi fin dall&#8217;inizio mettiamo al centro il bambino. Per me il bambino &#232; al primo posto&quot;.</p>

<p><b>E in una scuola pubblica non lo &#232;? </b></p>

<p>&quot;Non lo so, pu&#242; darsi. Secondo me no&quot;.</p>

<p><b>E infatti ne fate una privata. Il paese secondo lei avr&#224; una cosa in pi&#249; con una scuola che parte da quello che voi dite</b>?</p>

<p>&quot;&#200; l&#8217;unica realt&#224; che c&#8217;&#232; nel paese di Mechel. Tutte le altre cose le hanno portate via. Quindi c&#8217;&#232; una location che secondo me &#232; perfetta. Abbiamo l&#8217;edificio, abbiamo 3.000 metri di terreno, abbiamo il giardino sopra e sotto&#8230;&quot;.</p>

<p><b>Lei ci vive a Mechel? </b></p>

<p>&quot;Mi sono trasferito a Cles perch&#233; mio pap&#224; si era trasferito l&#236;, per&#242; ho l&#236; gli amici. Anche tanta gente di Cles vuole portare i figli a Mechel alla scuola materna&quot;.</p>

<p><b>Lei dice &#8220;abbiamo&#8221; ma la propriet&#224; di giardino e stabile &#232; delle suore&#8230;</b></p>

<p>&quot;&#8230; ma in nostra gestione, abbiamo il contratto di comodato. La legge provinciale, peraltro, prevede si abbia un tot di giardino. Altrimenti non avremmo avuto nemmeno l&#8217;autorizzazione. Siamo l&#8217;unica realt&#224; che porta un po&#8217; di vita sociale in paese. Stiamo lavorando bene, mettiamo al centro il bambino, organizziamo le uscite, due alla settimana sul territorio. Magari altri non lo fanno perch&#233; per loro &#232; difficile? La location&#8230; noi abbiamo il bosco vicino ed essendo un paese ancora agricolo&#8230; penso che i genitori questo lo apprezzino molto&quot;.</p>

<p><b>Intanto siamo a 6 bambini e 12 genitori per la scuola primaria. Tutti di Mechel? </b></p>

<p>&quot;No no no, tutti di Cles, non ce n&#8217;&#232; nemmeno uno di Mechel&quot;.</p>

<p><b>Quindi il paese riprende vita con i bambini di Cles? </b></p>

<p>&quot;Tenga presente che nella scuola materna siamo al completo ed abbiamo liste d&#8217;attesa: Mechel, Cles, Rallo, Tuenno. Non essendoci bacini di utenza, uno pu&#242; iscrivere i figli dove vuole&quot;.</p>

<p><b>Lo stato sociale, il Welfare, &#232; ci&#242; che caratterizza la democrazia europea e la stessa democrazia. Agli aspetti essenziali della vita sociale pensa lo Stato. Per non lasciarli al censo, cio&#232; chi pu&#242; paga e gli altri si arrangino. &#200; di questo che stiamo parlando. Chi pu&#242; manda i figli a fare corsi ad Amburgo o Londra. La scuola pubblica &#232; indispensabile per non fare differenze tra le classi sociali. Io faccio una scuola privata, faccio pagare 350 euro mese pi&#249; la mensa&#8230; si tratta di selezione sociale. </b></p>

<p>&quot;Non la vedo cos&#236;&quot;.</p>

<p><b>Una famiglia con 2 figli pagherebbe 7.000 euro all&#8217;anno, per alcuni anni, pi&#249; altri costi da sostenere, per mandare i suoi figli a scuola. Questa &#232; una societ&#224; a base agricola e turistica qualificata&#8230; ma la vostra proposta esclude molta gente</b>.</p>

<p>&quot;Noi chiediamo una quota veramente minima. All&#8217;asilo c&#8217;&#232; anche la convenzione col Comune. Abbiamo pensato a questa quota. Poi andremo a capire come&#8230; con gli investimenti privati&#8230; Non vogliamo assolutamente creare una scuola d&#8217;&#233;lite. Con la Provincia ci vogliono tre anni per diventare scuola paritaria quindi&#8230; </u>a meno che domani ad esempio la Cassa Rurale non mi dia tutti i soldi per coprire i costi, noi essendo una odv e non potendo avere utili, possiamo affidarci solo al volontariato. Io faccio volontariato, il preside fa volontariato. Gli insegnanti sono regolarmente assunti, ma per alcune ore, ad esempio nelle pause, fanno volontariato&quot;.</p>

<p><b>Quali sono gli strumenti di selezione del personale? Il dirigente l&#8217;avete scelto voi</b>.</p>

<p>&quot;Il dirigente &#232; Mario Casna con un&#8217;esperienza di 40 anni nella scuola&quot;.</p>

<p><b>Ma Casna ha una posizione ideologica, legittima ma ben precisa. Ricordiamo le sue battaglie all&#8217;interno delle scuole pubbliche, per l&#8217;affissione dei crocifissi nelle classi. Ed &#232; stato anche politico</b>.</p>

<p>&quot;E questo cosa vuol dire? Nulla!&quot;.</p>

<p><b>Se la scuola &#232; cattolica e il dirigente &#232; Mario Casna&#8230; uno pi&#249; uno fa due. Impostazione rigidamente ideologica</b>?</p>

<p>&quot;No. No. No, quello no. Casna crede molto nel valore dei ragazzi e ha investito la sua vita in questo modo. Attualmente sta ancora portando dei ragazzi in Irlanda&#8230;&quot;.</p>

<p><b>Sta avendo dei problemi con la Giustizia per questo&#8230;</b></p>

<p>&quot;Ha dei problemi ma sono cose sue, io non entro nel merito. Ancora nulla &#232; stato definito, colpevolezza o non colpevolezza&#8230; Nel momento in cui tutto sar&#224; definito&#8230; in Italia purtroppo ci sono anche molti politici&#8230; quasi tutti sono indagati&#8230; nel momento in cui la Giustizia abbia fatto il suo corso&#8230;&quot;.</p>

<p><b>Chi non pu&#242; pagare non pu&#242; iscriversi. Quindi, una scuola privata non finanziata dalla Provincia&#8230; </b></p>

<p>&#8220;&#8230; ma nel momento in cui si diventa scuola paritaria, la Provincia interviene sull&#8217;insegnamento e cambia molto poi la quota&#8230;&quot;.</p>

<p><b>&#8230;ma la Provincia potrebbe non concedervi la qualifica di scuola paritaria; e per il momento non avr&#224; accesso alla vostra scuola la gente economicamente pi&#249; umile. Poi, siete una scuola cattolica avete detto. Noi viviamo in una realt&#224; di immigrazione. Gli immigrati, quindi, esclusi? </b></p>

<p>&quot;La nostra scuola &#232; aperta a tutti&quot;.</p>

<p><b>Non a coloro che non possono pagare e poi, essendo una scuola cattolica&#8230; </u></b></p>

<p>&quot;Abbiamo una bambina che non &#232; cattolica&quot;. </u></p>

<p><b>Immaginiamo sia ortodossa, quindi cristiana, vero?</b></p>

<p>&quot;S&#236;&quot;.</p>

<p><b>E se fosse musulmana? Vivremo sempre pi&#249; in una realt&#224; interculturale vista l&#8217;esigenza di maggiore manodopera e quindi di immigrazione, visto che noi facciamo pochi figli.</b></p>

<p>&quot;Come prevede la legge provinciale, il genitore pu&#242; scegliere di far fare al figlio un&#8217;altra attivit&#224; nelle ore di religione. Noi per presentare il nostro progetto abbiamo dovuto stare nei limiti della legge provinciale&quot;.</p>

<p><b>Lei pu&#242; fare selezione sul personale in quanto scuola privata. </b></p>

<p>&quot;Ma io non la faccio. Perch&#233; per me sono tutti uguali, di tutto il mondo, di tutte le religioni. Io rispetto tutti. Sono molto aperto. Lo abbiamo sempre fatto con l&#8217;asilo dove si trovano bambini di tutte le razze&#8230; anche musulmani. Facciamo per loro anche i pasti diversi. Anzi, per noi &#232; una ricchezza&quot;.</p>

<p><b>Anche per Mario Casna? </b></p>

<p>&quot;S&#236;, glielo lo dico io&quot;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>Serbatoio del Vanoi,  la battaglia continua</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17247/serbatoio_del_vanoi_la_battaglia_continua</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Da Canal San Bovo a Cittadella, una serie di dibattiti: ma tra sordi</div><div><p>Il due di settembre, con la pubblicazione sul sito web del Consorzio di bonifica Brenta di Cittadella della Relazione di sintesi dello Studio di fattibilit&#224; delle alternative progettuali (DOCFAP), si &#232; aperto il dibattito pubblico obbligatorio sul progetto di realizzazione di un invaso sul torrente Vanoi per la tutela dell&#8217;irrigazione nel territorio che insiste sulle province di Vicenza, Padova e, limitatamente, Treviso.</p>

<p>Gli incontri di presentazione e discussione, in cui la parola &#232; concessa ex lege solo a portatori di interesse di carattere collettivo, accreditati in circa 200, si sono svolti online ed in presenza a Canal San Bovo (TN), Valbrenta (VI) e Cittadella (PD), registrando intensa e battagliera partecipazione su entrambi i fronti.</p>

<p>L&#8217;evento in terra trentina, che ha visto l&#8217;adesione di molti soggetti bellunesi, pronti a stigmatizzare l&#8217;assenza di coinvolgimento del proprio territorio &#8211; il pi&#249; esposto ai rischi di &#8220;dam break&#8221; (crollo della diga) &#8211; si &#232; manifestato in un massiccio e unanime respingimento del progetto, suggellando un&#8217;inedita alleanza tra amministrazioni e genti della montagna, finalmente unite di fronte al materializzarsi di una pressante minaccia esterna.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/vanoi_torrente.jpg' alt=''></figure>
<p>Certo ha aiutato qualche sindaco a schierarsi, infine, la netta presa di posizione della Giunta provinciale di Trento, che ha diffidato il proponente dal proseguire con la progettazione, calpestando essa le prerogative autonomistiche in tema di pianificazione e governo del territorio; le precedenti mozioni dei consigli provinciali delle &#8220;terre alte&#8221; di Trento e Belluno erano d&#8217;altronde state esplicite nel rivendicare la propria giurisdizione e nell&#8217;evidenziare le notevoli problematiche connesse alla realizzazione di un nuovo sbarramento.</p>

<p>A Valstagna, vista la malaparata, il Consorzio ha puntato tutto sulla sicurezza idraulica: oltre al soddisfacimento del fabbisogno idrico della pianura, la laminazione delle piene del fiume Brenta &#232; un altro obiettivo primario dell&#8217;opera. </u>Lo staff tecnico di ingegneri e geologi che ha realizzato il DOCFAP si &#232; detto d&#8217;altra parte sicuro di poter fugare ogni eventuale dubbio relativo al fragile contesto idrogeologico della Val Cortella, dove scorre la parte bassa del torrente Vanoi, confermando il pregiudizio del mandato progettuale che traspare dalla valutazione comparativa delle alternative proposte. </u></p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/vanoi_dibattito.jpg' alt=''></figure>
<p>A supporto delle ragioni dell&#8217;ormai transfrontaliero Comitato per la Difesa del Torrente Vanoi e delle Acque Dolci sono intervenuti numerosi gruppi ambientalisti del bassanese, che hanno messo in luce la lacunosa gestione della risorsa acqua da parte della regione Veneto, nonch&#233; la scarsa propensione al risparmio idrico da parte di grandi e piccoli utilizzatori. </u></p>

<p>Si &#232; posta la domanda: la crisi climatica si affronta con le tecnologie o con i comportamenti?</p>

<p>La partita &#8220;in casa&#8221; del Consorzio a Cittadella ha visto di converso un impressionante parterre di rappresentanze sindacali, sia della politica locale che della filiera agricola, tutte tese ad enunciare enfaticamente la necessit&#224; di un grande serbatoio in montagna, perch&#233; &#8220;ci serve pi&#249; acqua, punto&#8221;. </u>Nel contesto di un&#39;assoluta insensibilit&#224; per le esigenze e le preoccupazioni dei nostri territori di montagna, il presidente del Consorzio &#232; arrivato a dire che &#8220;ci vorrebbero alcuni anni di intensa siccit&#224;, che si seccasse tutto in pianura, cos&#236; nell&#39;emergenza la diga verrebbe costruita in quattro e quattr&#39;otto&#8221;. &#200; come se noi affermassimo che dovrebbero crollare ancora un paio di dighe affinch&#233; questi si convincessero che non sono la soluzione. </u></p>

<p>&#8220;Tanto peggio, tanto meglio&#8221; &#232; un atteggiamento cinico ed irresponsabile, che la dice lunga sull&#8217;indole e la cultura dei nostri interlocutori, orientati ad un primitivo confronto &quot;mors tua vita mea&quot; anzich&#233; ad una composizione cooperativa dei reciproci interessi.</p>

<p>I 60 giorni di tempo per la raccolta delle osservazioni scritte scadono il 4 novembre prossimo: la documentazione tecnica da analizzare &#232; vasta e complessa, ma diversi enti ed associazioni sono da tempo al lavoro per &#8220;aiutare&#8221; il Responsabile del dibattito, di nomina ministeriale, nell&#8217;elaborazione di un ponderoso &#8220;Quaderno delle osservazioni&#8221; cui il proponente &#232; tenuto a rispondere, ma delle quali pu&#242; bellamente non tener conto (sic!) nella sua decisione di procedere con la progettazione definitiva.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/vanoi_protesta.jpg' alt=''></figure>
<p><b>Le quattro dighe sul torrente Vanoi</b></p>

<p>Fino alla primavera di quest&#8217;anno il dibattito sul progetto della diga del Vanoi &#232; stato incentrato su un&#8217;opera prevista al confine tra Veneto e Trentino: uno sbarramento alto 116 metri poggiante con una spalla nel comune di Canal San Bovo e l&#8217;altra in quello di Lamon (Belluno), producente un serbatoio a preminente scopo irriguo della capacit&#224; di 33 milioni di metri cubi.</p>

<p>Rispetto al progetto del 1985, rielaborato nel 2020 ed etichettato come ipotesi A, lo Studio di fattibilit&#224; delle alternative progettuali introduce altre tre soluzioni, che vengono confrontate con la cosidetta &#8220;Opzione zero&#8221; in un&#8217;analisi multicriteria.</p>

<p>L&#8217;alternativa B risulterebbe in una diga un poco pi&#249; bassa, un poco pi&#249; sicura, un poco meno costosa e con un bacino di minore capacit&#224;; nelle alternative C e D si cambia invece di location, posizionando l&#8217;opera pi&#249; a monte in un&#8217;altra strettoia della Val Cortella, esclusivamente in provincia di Trento. Ci troviamo nei pressi di Pian de Mottes, dove sono ancora presenti le vestigia della casa cantoniera dell&#8217;ex-SP80 e di altre presenze umane nella valle. Qui sono state conferite enormi quantit&#224; dei materiali di scavo della galleria del Monte Totoga, il tunnel che ha dato nel 1994 una prospettiva di sviluppo e &#8220;resistenza&#8221; allo spopolamento alla vallata del Vanoi.</p>

<p>La soluzione C, quella che esce vincente </u>dalla matrice di valutazione che contempla geologia, risorse idriche e idraulica, aspetti ambientali, socioeconomici e cantieristici, prevede una porzione della diga in calcestruzzo a gravit&#224; incassata in alveo ed una porzione in terra zonata sopra il pianoro esistente in sponda sinistra. </u></p>

<p>La capacit&#224; dell&#8217;invaso sarebbe di 20/25 milioni di metri cubi su tre chilometri di torrente: lo sviluppo longitudinale della diga di ben 330 metri, il costo stimato in ca. 200 milioni di euro, compresi i lavori di ripristino della strada di accesso. Come le altre alternative, anche questa necessita di uno schermo di tenuta idraulica al fine di garantire l&#8217;impermeabilizzazione della sezione di sbarramento. Tutto lo spessore dei depositi presenti in corrispondenza del pianoro dovr&#224; infatti essere trattato mediante iniezioni di cemento. Le opere accessorie: una casa di guardia, uno scarico di superficie, uno scarico di mezzo fondo, uno scarico di fondo, uno scarico di esaurimento, una presa per la centrale idroelettrica sul DMV/DE, una vasca di dissipazione, uno scarico sghiaiatore, un&#8217;avandiga in calcestruzzo e tre briglie in coda all&#8217;invaso.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/vanoi_firme.jpg' alt=''></figure>
<p>Con la soluzione D la diga sarebbe invece tutta in calcestruzzo, in posizione pi&#249; arretrata, arrivando ad una capacit&#224; di bacino di 30 milioni di metri cubi d&#8217;acqua ma costando qualcosa come 90 milioni di Euro in pi&#249;.</p>

<p>In definitiva, che si abbassi la diga (alternativa B) o che si trasli l&#8217;invaso pi&#249; a monte, avvicinandosi all&#8217;abitato di Canal San Bovo (ipotesi C e D), la sostanza non cambia: l&#8217;ambiente fluviale alpino del Vanoi verrebbe ugualmente annichilito da un enorme serbatoio da riempire e svuotare a seconda dei bisogni irrigui di territori lontani, senza alcun effetto positivo per le popolazioni locali. Il risultato della &#8220;Opzione zero&#8221; nella valutazione comparativa tra le alternative &#232; artificiosamente reso negativo, attribuendo, su scala di bacino, superiori vantaggi a valle rispetto ai danni che si farebbero a monte.</p>

<p>Il grosso limite di questo DOCFAP &#232; che non viene proposta alcuna valutazione delle alternative alla costruzione della diga, che sono ben note al soggetto proponente, orientato piuttosto ad esternalizzare i costi ambientali e socioeconomici del soddisfacimento delle proprie esigenze, e sono invece oggetto di studio e riflessione da parte dell&#8217;ormai ampio fronte di opposizione all&#8217;opera.</p>

<p><b>Le alternative alla grande opera</b></p>

<p>Opzioni diverse ci sono e sono incredibilmente meno costose: dalla ricarica della falda freatica - l&#39;enorme lago naturale che raccoglie l&#39;acqua sotto la pianura, oggetto di sfruttamento non sempre controllato - allo sghiaiamento dei laghi artificiali esistenti, la cui capacit&#224; si &#232; fortemente ridotta nei decenni a fronte di insufficienti azioni manutentive; dalla realizzazione di opere di tesaurizzazione (accumulo) pi&#249; piccole e distribuite in prossimit&#224; dei grandi utilizzatori fino al trattamento delle acque reflue per un loro riutilizzo per l&#39;irrigazione di colture agricole. </u></p>

<p>Il tema che non si vuole affrontare &#232; quello della necessaria diminuzione del fabbisogno idrico del Consorzio, ottenibile tramite il miglioramento dell&#8217;efficienza irrigua e la variazione, ove possibile, delle colture agronomiche in conseguenza del cambiamento climatico.</p>

<p>Questi concetti, oltre alle preoccupazioni espresse dalle popolazioni delle comunit&#224; di Primiero, del feltrino, del bassanese e ormai anche del padovano, sono raccolti in una petizione avviata in agosto dal Comitato per la Difesa del Torrente Vanoi che si sta avvicinando all&#8217;obiettivo fissato in 10.000 firme, da consegnare ai referenti di tutti i livelli istituzionali da Trento e Venezia a Roma e Bruxelles.</p>

<p>Il compianto presidente dell&#8217;Associazione Pescatori Dilettanti Primiero, Mario Scalet, aveva creato un gruppo di lavoro interregionale per il recupero e la valorizzazione della Val Cortella come oasi ittica ed escursionistica: a noi il lavoro di promuoverne la continuazione, conservando e proteggendo quella stretta valle alpina tra le pochissime a vedere ancora un corso d&#39;acqua scorrere libero, in un contesto di alta naturalit&#224; e scarsa antropizzazione, caratterizzato da un suo selvatico Genius loci, mai arresosi al cospicuo sfruttamento delle acque a scopi idroelettrico e irriguo che interessa gi&#224; il restante bacino imbrifero.</p>

<p>* * *</p>

<p>Daniele Gubert &#232; un attivista del &#8220;Comitato per la Difesa del Torrente Vanoi e delle Acque Dolci&#8221;</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>SEAC,  vacca da mungere?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17246/seac_vacca_da_mungere</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Il 110 e 300 casette nel salernitano: gli affari, i faccendieri attorno a uno strampalato business della software house trentina</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>&#8220;A me sembra strano che siano riusciti ad incastrare Seac in questa maniera&#8221;. Chi parla &#232; Pierluigi Reviglio, padrone di una delle ditte coinvolte nel disastroso progetto di ricostruzione del &#8220;villaggio anti-stress&#8221; di Laviano, in Campania, ora indagate assieme ad Efficient Building dalla procura di Salerno per truffa sui crediti fiscali del 110% .</p>

<p>Ve ne abbiamo parlato gi&#224; su QT di settembre, ma giusto per darvi un riassuntino: Seac &#232; tra le pi&#249; grandi societ&#224; italiane di software contabile, una delle stelle dell&#8217;economia trentina; Efficient Building &#232; la societ&#224; costituita a marzo 2021 proprio da Seac per entrare nel lucroso mercato dei crediti fiscali del 110%.</p>

<p>Quindi come &#232; possibile che Seac sia stata &#8220;incastrata&#8221;? E quello che ci dice Reviglio &#232; tanto pi&#249; eclatante se teniamo a mente che a lui l&#8217;operazione messa in piedi da Seac/Efficient Building &#232; costata il fallimento dell&#8217;azienda, visto che i mancati pagamenti di Efficient gli sono stati fatali. E allora perch&#233; considera i trentini vittime della vicenda?</p>

<p>Per capire dobbiamo tornare indietro nel tempo, agli ultimi mesi del 2021, quando parte l&#8217;operazione Villaggio anti-stress.</p>

<p>Pierluigi Reviglio, titolare assieme al figlio Andrea della Serremar srl, di cui attualmente &#232; in corso il fallimento, &#232; un imprenditore di Badia Polesine che da anni lavora nelle grandi opere. E a lui si rivolge Efficient Building per commissionargli la costruzione di 300 casette prefabbricate nel comune di Laviano.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/seac_sede.jpg' alt=''></figure>
<p>Ecco il racconto di Reviglio: &#8220;A fine 2021 arrivano da me due persone che non conoscevo, venute tramite un mio conoscente di Vicenza. Si chiamano Silvano Poggi e Fausto Farneti. Mi spiegano che c&#8217;&#232; questo grosso contratto di 20 milioni di euro da prendere e mi chiedono un&#8217;offerta da presentare ad Efficient Building&#8221;.</p>

<p>Fermo immagine: Reviglio fa ovviamente le sue ricerchine prima di mettersi in ballo e vede che dietro Efficient c&#8217;&#232; Seac. Sa perfettamente cos&#8217;&#232; Seac e in azienda si dicono: &#8220;Figurati, se c&#8217;&#232; Seac siamo in una botte di ferro&#8221;.</p>

<p>Torniamo al suo racconto.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/seac_pierluigi_reviglio.jpg' alt=''><figcaption>Pierluigi Reviglio.</figcaption></figure>
<p>&#8220;Inizialmente mi hanno detto che l&#8217;offerta doveva rimanere dentro certi parametri di costo. Io faccio i miei conti e gli presento una prima proposta a 880 euro al metro quadro&#8221;.</p>

<p>I metri quadri da costruire erano circa 20mila, quindi, calcolando che si doveva poi aggiungere l&#8217;Iva, il conto andava oltre i 20 milionitotali.</p>

<p>&#8220;Poi - continua Reviglio - tornano da me e mi dicono: &#8216;Sai, noi abbiamo delle spese da sostenere&#8230;devi aumentare la tua proposta fino a 990 euro al metro. Noi ti facciamo prendere la commessa a quel prezzo e tu dai a noi 100 euro per ogni metro quadro che costruirai&#8217;&#8221;.</p>

<p>A questo punto dovete sapere due cose. Primo: Reviglio &#232; un imprenditore esperto, ma a fine 2021 &#232; discretamente nei guai. Per problemi sorti su affari passati, si ritrova con un debito scaduto di oltre 5 milioni di euro con l&#8217;Agenzia delle Entrate. Il contratto con Efficient sembra mandato dal cielo: &#8220;Io avevo fatto i miei conti e sul quel lavoro avrei avuto un profitto di circa 5 milioni&#8221;. Esattamente quello che gli serviva per mettere a posto le cose. Quindi &#232; pronto a tutto per salvare la sua azienda, il lavoro di una vita.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/seac_pasquale_vessa.jpg' alt=''><figcaption>Pasquale Vessa</figcaption></figure>
<p>La seconda cosa &#232; capire chi sono i due che fanno da tramite per il contratto tra Serremar ed Efficient. E qui le cose diventano, detto eufemisticamente, divertenti.</p>

<p>Cominciamo da Fausto Farneti, architetto forlivese.</p>

<p>Farneti a fine 2021, stava per prendersi la maggioranza azionaria di Efficient Building. Col figlio Filippo e la sua Gea srl, sarebbero diventati ben presto soci al 51 per cento di Efficient Building.</p>

<p>Quindi, riassumendo, io che sar&#242; a brevissimo dominus di questo grande affare comincio chiedendo una &#8220;commissione&#8221; ai miei futuri fornitori.</p>

<p>Siete sconcertati? Anche noi. Ma tenete a mente che i soldi finali sarebbero stati nostri, visto che dovevano tramutarsi in credito fiscale. E che i soldi temporanei, il capitale da mettere per far partire l&#8217;operazione, era di Seac che finanziava Efficient Building.</p>

<p>Il secondo uomo, Silvano Poggi, ha una posizione ancor pi&#249; curiosa. Poggi &#232; socio di una ditta leccese che commercia in cogeneratori, impianti che producono caldo/freddo con un sistema a idrogeno prodotto col metano. Ditta che si chiama EHE srl e di cui &#232; socio-amministratore l&#8217;allora presidente reggente di Confindustria Lecce, Nicola Delle Donne. Ebbene, la EHE sar&#224; uno dei fornitori incaricati da Efficient Building per parte degli impianti nel villaggio campano.</p>

<p>Per farsi girare questo denaro entrambi i &#8220;mediatori&#8221; concludono due contrattini con Serremar.</p>

<p>Uno a nome di Gea srl con la quale la Serremar si impegna a dare 60 euro ogni metro quadro costruito e un altro a nome di una societ&#224; di diritto greco, sede ad Atene: la Vis e Vita, titolare Silvano Poggi, a cui vengono riconosciuti 30 euro al metro quadro.</p>

<p>Su questi due contratti di &#8220;mediazione&#8221; dobbiamo soffermarci un po&#8217;.</p>

<p>Sono entrambi firmati tra il 17 e il 18 febbraio 2022. Fate bene attenzione: Serremar ha gi&#224; firmato, il 7 febbraio 2022, il contratto con Efficient Building, per il prezzo totale di 990 euro al metro quadro a cui si aggiunge l&#8217;Iva, ovviamente.</p>

<p>Nel contrattino con Gea si dice che Serremar ha chiesto a Gea di procacciargli degli affari e che, grazie a quest&#8217;ultima che l&#8217;ha assistita nella trattativa, Serremar ha ottenuto la commessa da Efficient Building. Quindi si prega di sganciare un milione e 200 mila euro, la met&#224; subito e il saldo all&#8217;incasso del primo stato di avanzamento lavori.</p>

<p>Nel contratto c&#8217;&#232; anche scritto che tutta la cosa deve rimanere strettamente riservata e non si pu&#242; rivelare a terzi niente di quanto pattuito. Efficient Building &#232; un terzo? Per quel che ne sa Pierluigi Reviglio, in quel momento tecnicamente s&#236;. Anche se, seguendo il filo degli intrecci societari, Gea &#232; il socio di maggioranza di Efficient, ma questo si sapr&#224; solo dopo qualche mese.</p>

<p>L&#8217;accordo con Vis e Vita &#232; ancora pi&#249; curioso. La societ&#224; con sede ad Atene dichiara di occuparsi dello sviluppo di progetti per costruire centrali idroelettriche. Nel contratto la Serremar si impegna a individuare i possibili progetti e prepararli materialmente. Vis e Vita far&#224; le richieste di autorizzazioni necessarie nonch&#233; l&#8217;approvvigionamento dei fondi.</p>

<p>In questa suddivisione degli ipotetici impegni (non si individua n&#233; un&#8217;area di interesse, n&#233; una tipologia specifica, n&#233; una tempistica, niente di niente), Serremar si impegna a finanziare l&#8217;attivit&#224; di Vis e Vita, fin da subito, con 600 mila euro.</p>

<p>Ve lo traduciamo: diciamo che ci guarderemo intorno per vedere se ci sono affari da fare in campo idroelettrico e poi in caso ci divideremo il lavoro. Ma ancor prima di aver mosso un dito, Vis e Vita vuole un corposissimo &#8220;acconto&#8221; diviso in tre tranche di 200.000 ciascuna: la prima a fine febbraio, poi maggio e infine luglio. </u></p>

<p>Anche in questo caso divieto assoluto di rivelare a terzi il contenuto del contratto.</p>

<p>La prima rata di questi due &#8220;accordi&#8221; (in totale 800.000 euro) viene debitamente pagata da Serremar ai primi di marzo.</p>

<p>Qui ci sorge una domanda: gli altri soci della EHE sapevano degli affari a latere del loro socio Poggi? Forse lo sa la Procura di Salerno, noi no. Cos&#236; come non sappiamo se gli altri fornitori individuati per la ricostruzione del Villaggio anti-stress abbiano ricevuto richieste come quella arrivata all&#8217;imprenditore polesano.</p>

<p>In ogni caso Pierluigi Reviglio, firmato il contratto con Efficient a febbraio, si mette in moto per far partire il cantiere. &#200; lui che si occupa in toto di questa grossa operazione, anche se l&#8217;amministratore della societ&#224; &#232; il figlio Andrea.</p>

<p>Comincia ovviamente comprando il materiale che gli serve, le strutture di acciaio che fanno lo scheletro dei prefabbricati, e quanto serve per i bagni (&#8220;Ho l&#236; 150 bagni in magazzino&#8221;)</p>

<p>Va di corsa perch&#233; in quel periodo c&#8217;&#232; la famosa impennata dei prezzi dei materiali edili. Aumenti cos&#236; vertiginosi che le ditte quando facevano i preventivi per i lavori te li garantivano per massimo una settimana (di solito si va a minimo un mese) perch&#233; i prezzi dei materiali si alzavano da un giorno all&#8217;altro. E, in pi&#249;, spesso non si trovavano proprio.</p>

<p>&#8220;L&#8217;errore che ho fatto &#232; stato correre a comprare materiale - dice Reviglio - perch&#233; in quel periodo non si trovava niente&#8221;.</p>

<p>Reviglio corre e conta di aprire il cantiere al pi&#249; presto perch&#233; il suo termine da contratto &#232; molto stretto: avrebbe dovuto concludere tutto il lavoro entro il 31 dicembre 2022.</p>

<p>Si aspetta quindi che anche gli altri abbiano fatto la loro parte e ad aprile va a fare il sopralluogo a Laviano convinto di poter cominciare a lavorare al pi&#249; presto. Ma quando arriva in Campania rimane basito: fino a quel momento nessuno aveva fatto niente.</p>

<p><b>Ristrutturazione: la teoria e la pratica </b></p>

<p>A questo punto dobbiamo spiegarvi in breve come avrebbero dovuto procedere i lavori di ristrutturazione del villaggio anti-stress.</p>

<p>La fase uno doveva essere la demolizione delle vecchie casette del terremoto e la preparazione di fondamenta e basi di cemento, dette &#8220;platee&#8221;, per cui era stata incaricata la societ&#224; Ambiente Energia di Pasquale Vessa (un attimo di pazienza: Vessa entra in scena tra poco). Su queste la Serremar, fase due, avrebbe dovuto montare i prefabbricati. Infine dovevano arrivare gli impianti forniti da altri due fornitori. Gli impianti energetici supermoderni erano quello che &#8220;trainava&#8221;, nel gergo del 110, la concessione dell&#8217;intero credito fiscale: si tratta di cogeneratori, pannelli fotovoltaici e via dicendo. I cogeneratori doveva fornirli la EHE di cui &#232; socio Silvano Poggi. </u>A Laviano Pierluigi Reviglio rimane scioccato: &#8220;Niente, non c&#8217;era niente, n&#233; demolizioni n&#233; niente!&#8221; In realt&#224; c&#8217;era qualcosa pi&#249; di niente: le casette, lungi dall&#8217;esser state demolite, erano ancora&#8230;occupate. C&#8217;erano persone che ci abitavano dentro!</p>

<p>E questa dobbiamo spiegarvela.</p>

<p>L&#8217;insediamento (che il Comune chiama &#8220;Villaggio anti-stress&#8221;) era stato costruito come soluzione temporanea per gli sfollati del terremoto in Irpinia del 1980, che aveva distrutto completamente Laviano. Poi, una volta ricostruito il paese, il Comune ha deciso di affittarle, a pochissimo prezzo, per chi dalla pianura vuole salire a mezza montagna durante l&#8217;estate. Le affitta per&#242; stabilmente, per tutto l&#8217;anno. E chi si &#232; aggiudicato l&#8217;affitto nel corso del tempo se lo tiene, visto il prezzo ridicolo (si dice meno di 100 euro al mese). Ma tutte insieme, per il Comune, finiscono per essere un introito significativo.</p>

<p>Ora, per andare avanti, dobbiamo far entrare in scena un altro personaggio importante: Pasquale Vessa.</p>

<p>Vessa &#232; un ex deputato del Popolo della Libert&#224; eletto in Campania nel 2008. Berlusconiano di ferro, resta in Parlamento solo una legislatura, fino al 2013. Poi si ricicla imprenditore/immobiliarista. Ma a quanto pare con qualche guaio perch&#233; dalle visure risulta che negli ultimi anni ha subito vari pignoramenti di suoi immobili: tre nel 2021, uno nel 2020 e qualche altro negli anni precedenti. Vessa &#232; il titolare della societ&#224; Ambiente Energia srl che, nelle carte del cantiere di Laviano, viene indicata come incaricata delle opere di demolizione, sistemazioni esterne e opere fondali. Insomma, le fondamenta e le platee delle casette.</p>

<p>Ma Vessa &#232; multitasking: &#232; anche socio, attraverso la sua Ambiente Energia srl, di Efficient Building di cui possedeva, quando parte il cantiere, ben il 25%. Pi&#249; di Seac, in quel momento. Ed &#232; anche, come ingegnere, responsabile dei lavori.</p>

<p>Per&#242;, secondo Pierluigi Reviglio, nessun lavoro era stato fatto quando arrivano gli uomini della Serremar ad aprile 2022: </u>&#8220;Poi hanno cominciato a farci le platee, ma con una calma&#8230;&#8221; . Alla fine ne avranno fatte una decina, esattamente le casette che la Procura di Salerno dice esistenti, e niente di pi&#249;. Inoltre, specifica l&#8217;imprenditore polesano, &#8220;ce n&#8217;erano anche di sbagliate, abbiamo dovuto contestargliele&#8221;. E ci mostra le foto di queste piastre di cemento che hanno uno scarto tra un lato e l&#8217;altro anche di due centimetri. Se vi sembrano pochi provate ad appendere un quadro con due centimetri di dislivello. O a farci sopra una casa che deve stare in piedi.</p>

<p>Reviglio ci spiega che nei mesi successivi ha continuato a chiedere che la fase uno andasse avanti, perch&#233; lui altrimenti era bloccato. Ma afferma che nessuno si &#232; mosso. </u></p>

<p>Anche per quanto riguarda la progettazione le cose sembrano subito sballate: &#8220;Quando io sono andato gi&#249; a Poggi e a Farneti gli ho detto: &#8216;Guardate che qua non c&#8217;&#232; il metano, come fate a far andare i cogeneratori?&#8217; Mi hanno risposto: &#8216;Faremo la rete dopo&#8217;&#8221;.</p>

<p>Inoltre, spiega, il progetto prevedeva case col tetto senza scarichi a terra: &#8220;In montagna dove pu&#242; venire un metro di neve? Come a dire che a Trento vi faccio case a tetto piano&#8221;. Il progetto, dice, lo ha poi modificato la sua ditta, su richiesta del sindaco di Laviano. E hanno fatto casette con il tetto inclinato.</p>

<p>Abbiamo chiesto chi avesse fatto il progetto: &#8220;Il rendering l&#8217;ha fatto Gea e il cantiere lo dirigeva Fausto Farneti, ma sar&#224; venuto in tutto un paio di volte&#8221;.</p>

<p><b>E adesso parliamo dei soldi. </b> </u></p>

<p>Secondo il contratto tra Serremar e Efficient Building, i pagamenti dovevano funzionare cos&#236;: il 20% della somma totale (circa 4 milioni) venivano versati subito dopo la firma del contratto come caparra. Poi si procedeva per stati di avanzamento ad ogni 30% di lavori fatti. Quindi, per la Serremar una volta costruite le prime cento casette, dovevano arrivare circa 5 milioni.</p>

<p>Facendo un po&#8217; di conti, se Efficient Building ha pagato a tutti e quattro i fornitori principali (e Reviglio dice di s&#236;) il primo 20% su un contratto finale di 70 milioni di euro (questa &#232; la cifra pattuita col committente), sono usciti dalle casse di Trento dai 12 ai 14 milioni. Qui dobbiamo chiarire bene una cosa: di tutta questa gente e girandola di societ&#224; e partecipazioni societarie, l&#8217;unica che ci mette dei soldi &#232; Seac. E ce ne mette tanti: nel bilancio del 2022 troviamo infatti il finanziamento di 11 milioni e 492 mila euro verso Efficient. Seac e il suo presidente Giovanni Bort decidono quindi di &#8220;nutrire&#8221; le operazioni relative al Villaggio in Campania. E lo fanno in un momento in cui Seac &#232; socio minoritario di Efficient, perch&#233; al tempo la software house trentina possedeva soltanto il 14 per cento delle azioni.</p>

<p>Sono questi i soldi con cui vengono pagati gli acconti ai fornitori. Stando a quanto dice Reviglio, i suoi due &#8220;mediatori&#8221;, Poggi e Farneti, gli avevano detto: &#8220;Tu incassi la caparra, ci dai la nostra parte e procuri subito materiale per arrivare al primo stato d&#8217;avanzamento. Perch&#233; lo facciamo a pi&#232; d&#8217;opera&#8221;.</p>

<p>A pi&#232; d&#8217;opera vuol dire che vengono pagati i materiali acquistati anche se non sono ancora stati montati.</p>

<p>C&#8217;era, secondo Reviglio, una gran fretta di arrivare a questo primo stato di avanzamento. Notate che questo avrebbe coinciso con il momento in cui saldare le &#8220;commissioni&#8221; richieste alla Serremar. Per la Serremar la cosa andava benissimo: incassare altri 5 milioni (dopo la caparra con cui, afferma Reviglio, sono stati comprati i materiali) avrebbe sistemato le sue pendenze fiscali e l&#8217;azienda avrebbe potuto portare avanti il cantiere senza problemi.</p>

<p>Quindi, come concordato con Efficient, a fine aprile, con quasi nessuna casetta ancora costruita, Serremar invia ad Efficient una fattura di circa 5 milioni. Lo stesso fanno probabilmente gli altri fornitori.</p>

<p>A quel punto Efficient Building pu&#242; procedere con il processo di validazione delle spese sostenute come credito fiscale. Passaggio necessario per poi venderli e incassare il denaro col quale a Trento forse contano di coprire il pagamento delle prime fatture dei fornitori. </u></p>

<p>Ma qui cominciano i problemi.. </u></p>

<p>&#8220;Il problema - ci spiega Reviglio - &#232; che hanno cambiato due volte l&#8217;ente certificatore. Una prima volta &#232; stato Ernst&amp;Young, ma non gli hanno riconosciuto lo stato di avanzamento perch&#233;, ovviamente, le case non erano state fatte. Poi hanno cambiato l&#8217;ente certificatore, sono andati da un altro. Questo ha detto pi&#249; o meno che le cose potevano essere in regola (ma questo avviene nel 2023, ndr). E poi so che hanno venduto qualcosa&#8221;.</p>

<p>Insomma i primi certificatori si rendono conto immediatamente che non c&#8217;&#232; niente che giustifichi la richiesta del credito fiscale e questo incaglia completamente il meccanismo della vendita dei crediti stessi. Aggiungete che nella seconda met&#224; del 2022 ci sono modifiche normative sul 110 e serpeggia la paura che i rubinetti statali vengano chiusi.</p>

<p>Efficient Building non riesce pi&#249; a pagare e per mesi, ci spiega Pierluigi Reviglio, lui sollecita sia il pagamento della prima fattura che un intervento deciso per far andare avanti i lavori. Non accadono n&#233; l&#8217;una n&#233; l&#8217;altra cosa, nonostante le continue promesse di Efficient Building.</p>

<p>&#8220;Abbiamo anche fatto una riunione con Franco Cova a Trento - ci dice mostrando la mail di Efficient Building che convoca la riunione proprio a ridosso di Natale, il 21 dicembre -. Io l&#236; mi sono incazzato, ho spiegato che avevo grossi problemi. Ed eravamo a dicembre (2022, ndr) e non avevamo ancora incassato&#8221;.</p>

<p>Franco Cova &#232; il direttore di Seac. </u></p>

<p>Alla fine la Serremar decide, il 13 gennaio 2023, di sospendere quel po&#8217; di lavori che riusciva a </u>fare nel cantiere di Laviano e, di fatto, la baracca si chiude.</p>

<p>Il 7 aprile 2023 il Tribunale di Rovigo, su richiesta dell&#8217;Agenzia delle Entrate, apre il fallimento della ditta.</p>

<p>Ma la storia ovviamente non finisce con i guai della Serremar.</p>

<p>Perch&#233; giusto a marzo 2023 Efficient Building aveva trovato chi le validava il credito fiscale ed era poi riuscita a farselo riconoscere dall&#8217;Agenzia delle Entrate. Solo per vederselo congelato tre mesi dopo dalla procura di Salerno che le sequestra 40 milioni e mette sotto indagine tutti: dagli amministratori presenti e passati di Efficient Building (all&#8217;epoca Mauro Bonvicin, tra le altre cose vicepresidente di Confcommercio), a tutti i fornitori, al professionista che aveva fatto le asseverazioni dei conti, il commercialista Maurizio Consonni di Firenze, alla onlus lucana Polis Mathera che faceva da capocommessa, fino al sindaco del comune di Laviano, Oscar Imbriaco.</p>

<p>Tutta questa storia vista da dentro, seppur parzialmente, ci porta alla stessa conclusione dell&#8217;imprenditore di Rovigo: come ha fatto Seac a farsi incastrare in questo modo? Perch&#233; Seac tra finanziamenti di vario genere e successive lettere di garanzia ha messo in gioco 27 milioni di euro, su questa faccenda.</p>

<p><b>1. - continua</b></p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>La d&#233;b&#226;cle dell&#8217;Occidente</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17245/la_d_b_cle_dell_occidente</link><pubDate>Sat, 05 Oct 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>E&#8217; deprimente leggere i giornali (o almeno, il 95% di essi) in queste settimane. Alle azioni militari dei palestinesi o dei loro supporter islamici, seguono urla indignate per i morti causati; a quelle, molto pi&#249; micidiali di Israele, seguono neutre e dotte (?) discussioni sui vantaggi strategici; vengono tracciate &#8220;linee rosse&#8221; che Israele non passer&#224; e che gli USA non permetteranno di valicare (Ramallah, Gaza Sud, l&#8217;invasione di terra in Libano...) e quando vengono tenute in non cale, si passa a parlare d&#8217;altro.</p>

<p>Del continuo, violento espansionismo israeliano in Cisgiordania, con un territorio segmentato da muri e da strade interdette ai palestinesi, la popolazione ridotta alla sopravvivenza e bersagliata da continui attacchi terroristici (700 morti, si calcola) dei fondamentalisti ebrei, non si parla proprio. Pur sapendo che quello, l&#8217;espansionismo israeliano, &#232; la causa di tutto, prima e oltre la pur disumana strage del 7 ottobre 2023 (peraltro ampiamente controbilanciata, oltre 40.000 morti a Gaza contro i 2.000 dei kibbutz). Insomma, la causa storica del conflitto in realt&#224; non &#232; il terrorismo dei palestinesi, ma la loro presenza, la loro esistenza, che la destra religiosa oggi dominante intende rimuovere: eppure di questo non si pu&#242; parlare. Non tanto e non solo per non esporsi all&#8217;accusa di antisemitismo (ridicolmente strumentale: &#232; come dare dell&#8217;anti-italiano all&#8217;anti-fascista), ma perch&#233; il sostegno sempre e comunque a Israele viene considerato una ineludibile scelta di campo. Sei per l&#8217;Occidente? Allora devi essere per Israele.</p>

<p>Questo ci porta al nodo vero, l&#8217;America. Tralasciamo Trump, che pur &#232; stato il seminatore di vento: ha trasferito l&#8217;ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme Ovest, chiaramente indicando che supportava l&#8217;espansione ebraica verso la Cisgiordania; ha buttato nel cestino gli accordi con cui l&#8217;Iran rinunciava al nucleare militare in cambio di aperture economiche, provocando cos&#236; una ritorsiva chiusura del regime iraniano; si era illuso che con i Patti di Abramo si potessero inglobare nei rapporti politico-economici occidentali gli stati petroliferi sunniti, isolando l&#8217;Iran sciita e gettando in discarica i palestinesi.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/10/fotona_roma_lettura_al_gianicolo.jpg' alt=''></figure>
<p>A raccogliere la tempesta &#232; stato Biden. Stretto tra l&#8217;espansionismo bellicista della destra israeliana da una parte, la violenta disperazione palestinese e la rottura iraniana dall&#8217;altra, ha cercato di barcamenarsi per ridurre i danni, ma poi ha finito con l&#8217;appoggiare, finanziare, armare l&#8217;estremismo di Netanyahu. Kamala Harris fa la vicepresidente, e segue a ruota.</p>

<p>Rischiano di essere scelte suicide. Israele gi&#224; si trova in un isolamento drammatico: l&#8217;accusa all&#8217;Onu di essere una &#8220;palude antisemita&#8221; ne &#232; la plateale controprova. In realt&#224; a nutrire la disumanit&#224; dell&#8217;antisemitismo &#232; proprio la disumanit&#224; della destra israeliana, cui l&#8217;ebraismo internazionale, tranne pochi casi, non sa opporsi con nettezza.</p>

<p>Ma anche l&#8217;America ne esce molto male. Nel resto del mondo la narrativa non &#232; quella, sempre subalterna, dei nostri grandi giornali; lo scempio dei palestinesi e dei libanesi appare in tutta la sua cinica gravit&#224; in Asia, in Africa, in parte del Sudamerica.</p>

<p>A livello globale si stanno consolidando nuove alleanze, nuovi circuiti economici, egemonizzati da nuove potenze emergenti come la Cina, che gli Usa vorrebbero recintare e contenere.</p>

<p>Ci sarebbe molto da dire su questa &#8220;strategia del contenimento&#8221; di chi ti &#232; concorrente: arrogante, ingiusta, pericolosa. Ma ne parleremo in altra sede. Qui sottolineiamo come tale strategia, oltre che sulla forza militare, economica e tecnologica, si basa sul soft power, l&#8217;egemonia culturale, che non &#232; solo industria (cinema e quant&#8217;altro), ma capacit&#224; di rappresentarsi come alfiere, sia pur imperfetto, della democrazia e dei valori connessi. &#8220;Democrazia!&#8221; gridavano i giovani sul muro di Berlino, a Piazza Tien-An-Men, a Kiev, nelle primavere arabe. In genere non &#232; finita bene.</p>

<p>Ma la rappresentazione, pur ammaccata, &#232; rimasta in piedi. Ora rischia di essere travolta da una realt&#224; non pi&#249; scusabile. Gli americani stessi stanno aprendo la strada alle nuove potenze.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/557/qt_n_10_ottobre_2024">QT n. 10, ottobre 2024</category></item><item><title>Trumpisti  d&#8217;Italia</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17244/trumpisti_d_italia</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><p>Ha vinto Trump. Ha vinto Musk. Ha vinto l&#39;America valoriale profonda della tradizione; &#232; stata invece sonoramente battuta l&#39;America snob delle grandi citt&#224;, l&#39;America alla Elly Schlein. Oggi il mondo tira un sospiro di sollievo, &#232; il sospiro di sollievo di tutti coloro che amano la libert&#224;.</p>

<p>Alessia Ambrosi</p>

<p>Vittoria!!! L&#39;arma principale di Trump? La preghiera di milioni di cristiani.</p>

<p>Simone Pillon</p>

<p>Sappiate che anche oggi, anzi soprattutto oggi, una Gruber e un Formigli, un Floris e uno Scanzi cos&#236; come un Michele Serra e un Diego Bianchi, un Fabio Fazio e una Luciana Littizzetto vi considerano &#8220;garbage&#8221; (immondizia umana, copyright Joe Biden). Vi chiamano fascisti e invitano in tv i Tomaso Montanari che vi vogliono &#8220;nelle fogne&#8221; e i Christian Raimo per cui uccidervi &#8220;non &#232; reato&#8221;. In realt&#224; a tutti loro voi fate pi&#249; semplicemente schifo e oggi pensano che Trump vince perch&#233; siete stupidi, ignoranti, non capite niente. Pensano cos&#236; ogni volta che le elezioni sono vinte da uno che non piace a loro in Italia, in Europa, persino in Brasile o Argentina. &#200; una legge sempre identica. Usano il disprezzo per mantenere orticelli da coltivare e condizioni di privilegio, in realt&#224; sono sempre pi&#249; insicuri. Deve essere triste vivere cos&#236;.</p>

<p>Mario Adinolfi</p>

<p>Progressisti di tutto il mondo, riattaccatevi al Trump.</p>

<p>Vittorio Sgarbi</p>

<p>La vittoria di Trump &#232; un momento storico negli eventi drammatici del presente e segna una formidabile battuta d&#39;arresto per il piano criminale del Nuovo Ordine Mondiale. Ringrazio Nostro Signore per aver impedito che gli Stati Uniti e il mondo occidentale cadessero definitivamente nei tentacoli dello Stato profondo e della tirannia globalista. La battaglia contro l&#39;&#233;lite sovversiva di criminali psicopatici che tengono in ostaggio l&#39;Occidente non &#232; finita: ora inizia.</p>

<p>Mons. Carlo Maria Vigan&#242;</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/cime.jpg' alt=''></figure>
<p>Come &#232; capitato in Italia prima con Berlusconi, poi con Salvini e pi&#249; di recente con Giorgia Meloni, anche in America la manovra a tenaglia tra magistratura e mezzi di informazione per fermare le destre ha fatto fiasco e ora sono l&#236; a piagnucolare quando dovrebbero invece cospargersi il capo di cenere. Pensavano, come la nostra sinistra, che per vincere le elezioni bastasse presentare una donna a caso (di colore meglio, che fa appunto colore), parlare di aborto e di &#171;fascismo&#187;, difendere l&#39;immigrazione clandestina e fare sfilare nei loro comizi star miliardarie campioni di follower sui social, tipo il nostro Vasco Rossi.</p>

<p>Alessandro Sallusti</p>

<p>Gli abbiamo fatto un culo cos&#236;. Alla grande. Hanno perso quelli del politicamente corretto, dei diritti delle minoranze &#8211; ti&#232;! -, hanno perso i fighetti radical chic, le star di Hollywood della minchia, quelli che gridano ogni volta al fascismo, al pericolo democratico.Abbiamo preso a calci in culo &#8211; metaforici, naturalmente, virtuali &#8211; i fanatici dell&#39;ecologia, del green. Adesso ce ne possiamo fottere tranquillamente.</p>

<p>Giuseppe Cruciani</p>

<p>Sembra dire alla Harris &quot;Ciao bella!&quot; (commentando una foto di Trump che saluta, ndr). Che &#232; notevolmente meglio di &quot;Bella Ciao&quot;. Il mondo si sta raddrizzando, in Italia, Germania, Austria, Francia, Repubblica Ceca, Ungheria, ora negli Stati Uniti, tanti volenterosi con zeppe e tiranti, con cime e verine ma, soprattutto, con tante Decime al posto giusto lo stanno rimettendo nel verso corretto.</p>

<p>Roberto Vannacci</p>

<p>Sto pensando a un viaggio a Washington, anche per rafforzare i nostri rapporti con gli Usa. Siamo attrattivi per gli Stati Uniti, che guardano con interesse anche al futuro ponte sullo stretto.</p>

<p>Matteo Salvini</p>

<p>Mi sono messo la cravatta amaranto in onore dei repubblicani. &#200; anche il colore della nostra Provincia, eh.</p>

<p>Mirko Bisesti</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Notizie dal Sudamerica</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17243/notizie_dal_sudamerica</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Dal mondo</div><div>Argentina: la donne contro Milei. Uruguay: vince il centrosinistra</div><div>di Gianni Beretta</div><div><p>&#8220;Vogliamo essere vive, libere, non affamate e non indebitate&#8221;. &#200; la parola d&#8217;ordine risuonata nella manifestazione convocata nella capitale argentina luned&#236; 25 novembre dal collettivo Ni Una Menos (Non Una di Meno) per la Giornata Internazionale contro la Violenza di Genere. Proprio in quella storica Plaza de Mayo de Las Madres y Las Abuelas di desaparecidos della passata dittatura militare, dove appena qualche giorno fa, dalla Casa Rosada, si era affacciata la nostra premier Giorgia Meloni, calorosamente abbracciata al presidente Javier Milei. Che l&#39;ha omaggiata con una statuetta che lo riproduce con la motosega fra le mani.</p>

<p>L&#8217;iniziativa si &#232; articolata in particolare con un pubblico &#8220;processo popolare agli affamatori&#8221;, riferendosi ai primi dieci mesi del nuovo governo iper-neoliberista che ha generato un&#8217;ulteriore marcata miseria nel paese. E specificamente, per rimanere in tema, contro la &#8220;femminilizzazione&#8221; della povert&#224; e l&#8217;incremento dell&#8217;insicurezza alimentare.</p>

<p>Nella sua foga di privatizzazioni e di alleggerimento dell&#8217;apparato statale nonch&#233; dell&#8217;assistenza pubblica, Milei ha proceduto a definanziare drasticamente il Ministero per la Donna, oltre che l&#8217;Istituto Nazionale contro le Discriminazioni e la Xenofobia. E ha eliminata di fatto la Segreteria per la Protezione contro la Violenza di Genere, unica istanza preposta all&#8217;assistenza di donne in situazioni di abuso e vulnerabilit&#224;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/beretta_baires.jpg' alt=''></figure>
<p>Oltre a ci&#242;, il governo ha interrotto la distribuzione in tutto il paese degli strumenti essenziali per l&#8217;interruzione volontaria e legale della gravidanza. E per finire, ha sospeso il Programma di Prevenzione delle Gravidanze non Intenzionali nell&#8217;et&#224; adolescenziale.</p>

<p>Poco prima della manifestazione le forze di sicurezza avevano eretto una barriera in ferro di oltre due metri su un lato della piazza per impedire l&#8217;avvicinamento alla casa presidenziale. Anche se poi tutto si &#232; svolto nella pi&#249; totale tranquillit&#224;. Peraltro in un clima in partenza mesto (come del resto in tutto il paese), ma ravvivato dall&#8217;affermazione al ballottaggio presidenziale del giorno prima del Frente Amplio nella vicina Montevideo, dove Yamand&#250; Orsi si &#232; imposto sul candidato conservatore del Partido Nacional.</p>

<p>Il Movimento Ni Una Menos era nato in Argentina nel 2015 sull&#8217;onda del &#8220;transfemminismo&#8221; del subcontinente. Ed &#232; proprio in America Latina che fu concepita la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Tutto nacque dal primo Incontro Femminista Latinoamericano in Colombia del 1981. Anche se solo nel 1999 l&#8217;Onu istituisce ufficialmente la giornata, scegliendo il 25 di novembre per ricordare le sorelle Mirabal (Minerva, Patria e Maria Teresa), fatte assassinare per strangolamento nel 1960 nella Repubblica Dominicana dall&#8217;allora dittatore Rafael Leonida Trujillo, contro il cui regime &#8220;le tre farfalle&#8221; avevano lottato organizzando settori della popolazione. Quel sacrificio non fu vano, poich&#233; Trujillo, appena un anno dopo, fu a sua volta ucciso e il regime rovesciato.</p>

<p><b>Intanto, in Uruguay&#8230;</b></p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/beretta_orsi.jpg' alt=''><figcaption>Yamand&#249; Orsi</figcaption></figure>
<p>Era un ballottaggio presidenziale dall&#8217;esito piuttosto incerto quello di domenica 24 novembre; poi, a un paio d&#8217;ore dalla chiusura dei seggi il presidente uscente Luis Lacalle e il suo delfino Alvaro Delgado del Partido Nacional, a scrutinio ancora in corso, si sono felicitati con l&#8217;avversario Yamand&#249; Orsi, affermatosi con 3-4 punti di vantaggio. Torna cos&#236; al governo il Frente Amplio, un&#8217;alleanza di centro-sinistra che va dai democristiani fino all&#8217;ex guerriglia dei Tupamaros, che aveva gi&#224; governato con Tabar&#233; Vazquez e per l&#8217;appunto con l&#8217;ex guerrigliero Pepe Mujica. Un Frente Amplio che aveva archiviato lo storico bipartitismo conservatore uruguayano fra Partido Colorado e Partido Nacional.</p>

<p>Orsi, 57 anni, professore di Storia alle superiori, che si insedier&#224; il prossimo primo marzo,potr&#224; contare pure sulla maggioranza </u>assoluta della sua formazione </u>sia al Senato che alla Camera.</p>

<p>L&#8217;affluenza alle urne ha sfiorato il 90%, in un paese dove il voto &#232; obbligatorio.</p>

<p>Vedremo ora quale sar&#224; la reazione del motoseghista Javier Milei.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Danilo, ci manchi</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17242/danilo_ci_manchi</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>Danilo Dolci, esempio mirabile di come si pu&#242; lottare con metodi non-violenti per l&#8217;emancipazione degli ultimi. Da &#8220;Una Citt&#224;&#8221;, mensile di Forl&#236;.</div><div>di Matteo Lo Presti</div><div><p>Non c&#8217;&#232; stato, non dico clamore, ma nean&#173;che eccessiva attenzione al centenario della nascita di Danilo Dolci, sociologo prestigioso, che ha impegnato la sua vita in una duplice direzione: educare i cittadini a una conoscenza intelligente della propria dimensione intellettuale e a sviluppare un impegno civile per combattere le troppe ingiustizie che abitano questo mondo. Una vera vocazione, mai sentimentale, mai emotiva, sviluppata negli orrori della Sicilia del dopoguerra tra mafia e imbrogli politici, da cui ebbe a difendersi con accanita severit&#224;. Omaggiato da grandi intellettuali italiani e stranieri, svilupp&#242; battaglie epocali in una terra, quella siciliana, che da secoli appare nella cultura del nostro paese come un&#8217;appendice al di fuori di regole e di costrutti democratici.</p>

<p>Studiando gli interessi sociali di Dolci c&#8217;&#232; da rimanere stupiti che non sia mai stato oggetto di attentati alla sua persona. Sub&#236; vessazioni e ricevette molti encomi, ma dopo la sua morte gli &#232; stato solo intestato un istituto superiore a Partinico, dove trascorse la sua vita &#8220;missionaria&#8221; guidato dai valori della non-violenza. Fu anche candidato parecchie volte al premio Nobel per la Pace.</p>

<p>Nato il 28 giugno 1924 a Sesana, oggi Slovenia, da Enrico, impiegato nelle ferrovie dello Stato, e dalla madre slava, Meli Kontely, percorre il suo itinerario scolastico in Lombardia, frequenta fino alla maturit&#224; l&#8217;accademia di Brera per poi iscriversi alla facolt&#224; di Architettura. Fu arrestato dai fascisti a Genova nel 1943, ma con uno stratagemma riusc&#236; a fuggire e a raggiungere le montagne abruzzesi e poi Roma. Nel &#8217;50 accorre a Nomadelfia in Toscana, comunit&#224; gestita da don Zeno Saltini, che aveva organizzato un villaggio in cui molte donne e famiglie si occupavano di accogliere giovani orfani della guerra.</p>

<p>Nel periodo dell&#8217;infanzia, seguendo la professione del padre, era stato a Trappeto, in provincia di Palermo, dove ritorna nel 1952, colpito dallo stato di degrado sociale nel quale viveva la popolazione. Con un gruppo di collaboratori volontari avvia la sua opera di intervento organico per lo sviluppo della Sicilia occidentale.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/italietta_danilo_dolci.jpg' alt=''></figure>
<p>In anni in cui le mitologie rivoluzionarie e il banditismo siciliano imperversano, Dolci, col metodo non-violento e senza bandiere politiche, inventa strategie coinvolgenti: si succedono le tappe dei digiuni, delle marce e delle azioni di denuncia sociale.</p>

<p>Il 14 ottobre 1952 inizia il suo primo digiuno accanto al letto di un bambino morto di fame. Nel novembre del &#8217;55 un secondo digiuno nel quartiere di Spine Sante a Partinico: mira a sollevare la questione della costruzione della diga sul fiume Jato. L&#8217;inizio dei lavori sar&#224; attuato solo nel 1962, in seguito a una grande manifestazione popolare.</p>

<p>Sposa una vedova di un uomo ammazzato dalla mafia che aveva cinque figli.</p>

<p>Il 30 gennaio del &#8217;56 si colloca il digiuno dei &#8220;mille&#8221; sulla spiaggia di San Cataldo (Trappeto) per cercare di modernizzare le strutture urbanistiche e civili del paesino.</p>

<p>Nello stesso anno, il 2 febbraio, centinaia di disoccupati si mettono al lavoro con uno &#8220;sciopero alla rovescia&#8221; per realizzare migliorie su una strada intransitabile con intervento non autorizzato di contadini e disoccupati. In questa occasione Dolci e quattro sindacalisti vengono arrestati: rimarranno nel carcere dell&#8217;Ucciardone per due mesi. Allo scrittore viene riconosciuta &#8220;una spiccata capacit&#224; a delinquere&#8221;. Ne nasce un vero e proprio &#8220;caso Dolci&#8221;, che vede numerosi intellettuali, da Silone a Pratolini, Carlo Bo, Vittorio Sereni, Moravia, Fellini, Cagli, Mauriac, Sartre, schierati in comitati di solidariet&#224; e mozioni di protesta; si registrano inoltre le interrogazioni alla Camere di Li Causi (Pci), De Martino (Psi), La Malfa (Pri).</p>

<p>Dolci subisce intanto dal Ministero degli Interni, nel governo presieduto da Tambroni, il ritiro del passaporto, con l&#8217;assurda motivazione di avere, con le sue opere, diffamato l&#8217;Italia all&#8217;estero, e un processo a porte chiuse con l&#8217;accusa inverosimile di pornografia in rapporto all&#8217;inquietante volume socio-statistico intitolato &#8220;Inchiesta a Palermo&#8221;.</p>

<p>Danilo fu capace di raccogliere un elenco di tutte le calunnie che erano state diffuse sul suo conto: Danilo &#232; venuto in Sicilia per diffamarla; Danilo &#232; venuto in Sicilia per scrivere libri speculando sulla miseria; al Centro studi e Iniziative (fondato nel 1958) si sono dati da fare per la costruzione della diga sullo Jato per guadagnarci 800 milioni; Danilo digiuna per farsi pubblicit&#224;, ma di notte tira fuori polli e salsicce da sotto il letto; Danilo fa quello che fa, in quanto pagato dal PCI per la sua propaganda; quello che fa Danilo &#232; perch&#233; vuole diventare deputato; se Danilo ha attaccato Bernardo Mattarella (DC) &#232; perch&#233; ha ricevuto 40 milioni dai suoi avversari politici della DC di Palermo...</p>

<p>Menzogne planetarie: nessuna relazione economica con il PCI, nessuna velleit&#224; parlamentare, nessun inganno nei digiuni.</p>

<p>In un convegno organizzato a Roma (1964) presso il circolo della Stampa Dolci far&#224; una pressante denuncia delle connivenze politiche e mafiose offrendo precisi documenti. Ci&#242; provocher&#224; le dimissioni dell&#8217;on. Girolamo Messeri (DC) da sottosegretario al Commercio Estero, accusato da Dolci di legami col gangster Frank Coppola e con altri mafiosi del collegio elettorale del parlamentaree l&#8217;esclusione di Mattarella dal terzo gabinetto Moro. In cambio il tribunale di Roma lo condanna a due anni di prigione per diffamazione, su denuncia di Mattarella, dell&#8217;on. Calogero Volpe (Dc), che ammise rapporti con i capi mafiosi Vizzini, Genco Russo e Navarra e di numerosi notabili siciliani indicati nella conferenza stampa come aventi rapporti con la mafia.</p>

<p>L&#39;11 marzo 1967, Dolci concludeva la &#8220;Marcia della protesta e della speranza per la pace e lo sviluppo della Sicilia Occidentale&#8221; con queste parole: &#8220;Oggi so che la mia voce &#232; la voce di ciascun siciliano sensato, di ciascun italiano di buon senso, di ciascun uomo al mondo consapevole se dico &#8216;non si pu&#242; continuare cos&#236;&#8217;. Il vecchio modo &#232; finito. Con tutto il rispetto, l&#8217;affetto e la gratitudine per chi ha faticato e pensato prima di noi, cercando di rendere pi&#249; civile il mondo, migliorare la vita, non possiamo non vedere che un nuovo mondo ci occorre&#8221;.</p>

<p>La manifestazione, partita il 5 marzo da Partinico, arriva l&#8217;11 a piazza Kalsa, nel cuore del centro storico di Palermo attraversando il Belice. Passata alla storia come &#8220;Marcia per un mondo nuovo&#8221;, questo cammino collettivo &#232; diventato uno dei simboli del percorso di lotta e liberazione portato avanti da Danilo Dolci e dai suoi collaboratori per rendere la Sicilia protagonista del proprio cambiamento, aiutandola a emanciparsi dalla miseria e dalla violenza mafiosa, insieme a centinaia di contadini e a tanti intellettuali come Carlo Levi, Bruno Zevi, Lucio Lombardo Radice e il pittore Ernesto Treccani. Il 25-26 marzo del &#8217;70 viene installata una radio libera a Partinico, &#8220;Radio Sicilia Libera&#8221;, che fu spenta dopo poche ore da un intervento della polizia &#8220;per violazione del monopolio statale delle comunicazione&#8221;.</p>

<p>Nel 1971 organizz&#242;, col contributo dell&#8217;amico Ernesto Treccani, l&#8217;iniziativa di un mese di pressione antifascista confluita a Roma il 28 novembre con la partecipazione di 300mila persone provenienti da tutta Italia.</p>

<p>Oltre che per l&#39;impegno politico, Dolci deve essere ricordato per il suo attivismo come educatore, che mira a promuovere un cambiamento culturale partendo dalla consapevolezza di ogni individuo padrone delle proprie risorse e del proprio valore.</p>

<p>&#8220;La via dell&#8217;impegno sociale di Dolci -racconta Norberto Bobbio nel 1955 nella prefazione del libro &#8220;Banditi a Partinico&#8221; - &#232; stata </u>insolita e singolarissima: &#232; stata la via del non accettare la distinzione tra il predicare e l&#8217;agire, ma del fare risaltare da una predica una buona azione e del non lasciare ad altri la cura di provvedere, ma di cominciare a pagare di persona. Chi lavora a fare programmi ha o crede di poter avere molto tempo innanzi a s&#233;: fa una politica, come si dice, a lunga scadenza. </u>A Danilo non sembr&#242; vi fosse tempo da perdere: la situazione che egli scopriva e viveva era grave. Egli volle soffrirla immediatamente in tutta la sua gravit&#224; e una volta immerso in essa non poteva pi&#249; staccarsene&#8221;.</p>

<p>Per Danilo, partecipare alla vita sociale di questi paesi, ignoti o conosciuti solo come luoghi di riprovazione o di dannazione, volle dire dividere dolori e speranze della gente pi&#249; povera, non gi&#224; per una volutt&#224; di macerazione o di mortificazione, ma per giungere a comprenderla meglio, poterne parlare con la seriet&#224; con cui si parla di cose non solo apprese, ma sofferte, e avere la forza di eliminarla.</p>

<p>E Bobbio continua rigoroso: &#8220;Nulla pi&#249; lontano dall&#8217;animo di Danilo che la vocazione del moralista: non &#232; l&#236; per condannare o assolvere, ma per capire e soccorrere. Ha il senso della complessit&#224; delle cose umane e l&#8217;indignazione, la deprecazione degli errori e del male non generano mai la presunzione del giudice, che si pone al di sopra a separare i buoni e i cattivi. Si &#232; messo dalla parte dei perseguitati contro i potenti chiunque fossero&#8221;.</p>

<p>Dolci ottenne il premio Viareggio nel 1958 per il suo volume &#8220;Inchiesta a Palermo&#8221;, il premio Lenin per la Pace nel 1958, la laurea honoris causa in Pedagogia all&#8217;Universit&#224; di Berna nel 1968, il premio Sooning dall&#8217;Universit&#224; di Copenaghen (1970) &#8220;per il suo contributo alla civilizzazione europea&#8221;, precedentemente attribuito ad Albert Schweitzer, Bertrand Russel, Niels Bohr, Alvar Aalto.</p>

<p>A Palermo, una modesta mostra di fotografie, esibite nel palazzo della Pontificia </u>facolt&#224; Teologica di Sicilia e allestita dal figlio Amico, ne ricorda il centenario della nascita senza orpelli retorici. Erich Fromm scrisse: &#8220;Danilo Dolci &#232; un esempio straordinario di persona amante della vita. D&#224; vita alle cose con cui viene a contatto, sia quando si tratta di organizzare contadini, sia dell&#8217;educazione dei bambini&#8221;.</p>

<p>Danilo aveva girato il mondo con la modestia del sapiente per capire, imparare e spiegare.</p>

<p>Stupende le pagine del suo viaggio in Russia a contatto con le menzogne ideologiche che i dirigenti industriali gli andavano raccontando e che Danilo registra senza commenti.</p>

<p>Carlo Levi lo ritrae cos&#236;: &#8220;Il valore pi&#249; sostanziale di Dolci &#232; quello della fiducia che egli sparge intorno a s&#233; e che permette alla gente in mezzo alla quale egli vive e della cui vita partecipa, di aprire gli occhi alla speranza e di trovare forza e sicurezza nella strada che essi percorrono con le loro forze verso un mondo nuovo&#8221;.</p>

<p>Nessun Danilo Dolci all&#8217;orizzonte. Ma la sua diga di Roccamena (Jato) &#232; un monumento </u>alla sua intelligente abilit&#224; solidale, alla sua preveggenza di costruire un mondo migliore. Mor&#236; nel dicembre 1997 per un infarto ed &#232; sepolto nel cimitero di Trappeto.</p>

<p>Occorre urlarlo chiaro: &#8220;Danilo, ci manchi&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Il Sudtirolo sta cambiando</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17241/il_sudtirolo_sta_cambiando</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>&#8230; ma non la sua classe politica</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>Il Sudtirolo sta cambiando. Non &#232; solo il clima, ci sono anche cambiamenti positivi. Cresce il numero dei bilingui e plurilingui e la voglia di far imparare ai figli entrambe le lingue. Nascono iniziative civiche che affrontano quei temi, la mancanza di casa, la crisi della sanit&#224; pubblica, il drammatico cambiamento climatico, di cui la politica si occupa poco e male.</p>

<p>Ma la Svp, nonostante la riduzione dei consensi, continua a comportarsi con la stessa arroganza di quando aveva la maggioranza assoluta. Concorda col governo di destra una riforma dell&#8217;Autonomia, alla quale pochi possono partecipare. In cambio vota in parlamento leggi disastrose, che influiscono anche sulla realt&#224; locale. E il presidente Kompatscher pretende la creazione di un CPR, prigione per innocenti senza processo, una vergogna indegna di un paese civile.</p>

<p>Accanto al tradizionale diffuso impegno del volontariato sociale, un po&#8217; in crisi per le assurde imposizione burocratiche, in Sudtirolo esiste per&#242; anche un risveglio civile, che mobilita moltissime persone su tematiche scottanti.</p>

<p>Nella notte del 26 novembre il gruppo locale di Extinction Rebellion, movimento ambientalista di origine britannica ormai diffuso in tutta Europa, ha fatto a Bolzano un&#8217;azione piena di significato, meno provocatoria di quelle che contraddistinguono questo movimento, e forse proprio per questo, pi&#249; efficace per la diffusione del suo messaggio.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/zendron.jpg' alt=''></figure>
<p>In piazza Mazzini come tutti i marted&#236; si teneva il mercatino dei contadini. In piazza Madonna, davanti alla scuola Goethe (quella della separazione linguistica), i genitori accompagnavano a scuola i bambini e le bambine. Sul ponte Talvera, di fronte alla gelateria chiusa da tempo per l&#8217;incapacit&#224; gestionale del Comune, la fontanella gorgogliava. Alzando gli occhi tutti si sono trovati davanti a quelle che sembravano installazioni di arte contemporanea: le statue ai piedi della colonna della Madonna, il busto di Giuseppe Mazzini e le figure sulla fontana erano bendati con foulard rossi. Le statue tenevano in mano cartelli dipinti a strisce colorate, le Climate Stripes, che visualizzano i cambiamenti della temperatura sulla Terra degli ultimi 100 anni. E la scritta &#8220;Agire ora, Jetzt andeln&#8221;. Una protesta forte e gentile, per attirare attenzione, come scrive Extinction Rebellion South Tyrol sul suo sito, sui rischi che corre l&#8217;umanit&#224;: &#8220;Il nostro ambiente di vita &#232; in pericolo! La crisi climatica mostra gi&#224; danni gravi. Chiediamo alla Giunta provinciale del Sudtirolo di adottare finalmente misure concrete per la difesa e il bene della popolazione civile. La bendatura &#232; il simbolo metaforico della cecit&#224; della classe dirigente verso il progredire della catastrofe ambientale e climatica&#8221;.</p>

<p>Il messaggio accusa la giunta provinciale di fare sulle questioni ambientali &#8220;solo campagne di marketing.&#8221; I giovani di XR chiedono anche che si attui il piano per il clima 2040. Chiedono cio&#232; di non fare ci&#242; che viene fatto ogni giorno.</p>

<p>Le decisioni della politica infatti vanno in controtendenza con la richiesta dei movimenti ambientalisti e soprattutto con le proprie stesse dichiarazioni. Sprechi per opere inutili e costosissime per le Olimpiadi invernali, come il centro per il Biathlon e la partecipazione alla nuova pista di bob; 750.000 euro di contributo per il marketing dello Speck, con la materia prima (centinaia di migliaia di maiali) importati da tutto il mondo.</p>

<p>Milioni anche all&#8217;IDM, che incentiva indiscriminatamente il turismo di massa, mentre l&#8217;overturism pesa sempre pi&#249; negativamente sulla qualit&#224; di vita nelle maggiori localit&#224; turistiche e i residenti chiedono il ritorno a una dimensione vivibile per s&#233; stessi, ma anche per i turisti intelligenti. E quello che Nosc Cunfin chiama i permessi alle lobby di &#8220;divorare le montagne&#8221;.</p>

<p>Dall&#8217;aprile 2023 tutte le maggiori associazioni ambientaliste e alpinistiche tedesche italiane ladine, Lia da Mont, Nosc Cunfin, CAI Alto Adige, Dachverband e Heimatpflegeverband, Alpenverein, Montain Wilderness e altre associazioni minori o locali, con i loro esperti e alcuni sindaci hanno lottato, a colpi di firme, expertise, appelli, contro una nuova cabinovia fra Monte Pana e l&#8217;Alpe di Siusi. Il gruppo di lavoro intercomunale, composto soprattutto da impiantisti, ha ignorato ogni obiezione.</p>

<p>Si costruisce un nuovo impianto di collegamento in questa natura unica e incontaminata, senza coinvolgere veramente la cittadinanza.</p>

<p>Si &#232; approvato anche un progetto per il rinnovo della bidonvia che porta alla Forcella del Sassolungo. Per realizzarla dovr&#224; essere rimossa una parte di parete rocciosa. Fa un po&#8217; ridere (o meglio piangere) l&#8217;indignazione verso le iniziative di Extinction Rebellion: che cosa sono le &#8220;provocazioni&#8221; di quei giovani attivisti al confronto del picconamento delle Dolomiti?</p>

<p>Un altro ambito in cui si osserva la rinascita di un forte attivismo civico &#232; quello delle donne giovani, che riescono a mobilitare moltissime persone su temi come la lotta al patriarcato e il contrasto alla violenza.</p>

<p>Sabato 24 novembre erano centinaia, indossando la maglietta rossa, donne, uomini, bambine e bambini, a camminare per le strade di Bolzano e sui prati del Talvera, per la Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza sulle donne.</p>

<p>Si tratta di una celebrazione molto sentita per il numero pauroso di assassinii di donne che ci sono in Italia e per il clima di violenza fisica e verbale che caratterizza da qualche tempo anche la scena pubblica. L&#8217;anno scorso in provincia di Bolzano 760 donne si sono rivolte alle istituzioni esistenti per chiedere aiuto. Il 27 % in pi&#249; dell&#8217;anno precedente. Per&#242; &#232; troppo facile dichiararsi contro la violenza, come fanno i rappresentanti delle istituzioni. Pi&#249; difficile, ma indispensabile, sarebbe creare le condizioni affinch&#233; gli uomini assumano consapevolezza e le donne ottengano rispetto e riconoscimento del loro valore. Invece le leggi elettorali non sostengono a sufficienza la partecipazione delle donne ai luoghi dove si prendono le decisioni. E le dichiarazioni contrastano con la riduzione dei finanziamenti pubblici destinati all&#8217;accoglienza delle vittime e alla prevenzione dei crimini. E manca nelle scuole l&#8217;educazione sentimentale e sessuale, unico modo per cambiare veramente le cose.</p>

<p>Anche qui &#232; un privato, la Caritas, che si &#232; rimboccata le maniche, creando un percorso rieducativo per uomini violenti. Hanno partecipato in 100 nel 2023 e 170 quest&#8217;anno. Un lavoro importante per cambiare la societ&#224; dall&#8217;interno.</p>

<p><b>L&#8217;<i>emergenza </i></b></p>

<p><b>che ritorna ad ogni inverno</b></p>

<p>&#200; per iniziativa di cittadini privati che nel capoluogo &#232; sorta un&#8217;iniziativa concreta ed esemplare a favore dei senzatetto, in maggioranza migranti. Su questo tema la politica, in Europa e non solo, sta cambiando radicalmente, aprendosi a tendenze securitarie e anche razziste. In Sudtirolo lavorano moltissimi lavoratori di origine straniera. Il turismo e l&#8217;agricoltura e anche il settore gastronomico hanno bisogno di addetti. </u>Nei periodi in cui i lavoratori sono occupati, in qualche modo hanno un alloggio o un posto letto. Per&#242;, nonostante gli appelli rivolti agli albergatori e ai contadini di fornire agli stagionali un alloggio anche fra un periodo di lavoro e l&#8217;altro, i risultati sono scarsi.</p>

<p>Ogni anno, in autunno, quando gli alberghi chiudono per riaprire prima di Natale, e il vero freddo &#232; gi&#224; cominciato, in tanti scendono nelle citt&#224; (soprattutto a Bolzano) alla ricerca di un posto per dormire. Vanno ad accrescere il numero dei senzatetto, che sono tanti anche fra persone che hanno un lavoro fisso. La risposta &#232; &#8220;emergenza freddo&#8221;. Ma che emergenza &#232; quella che si ripresenta puntualmente ogni anno? </u>Come non prevederla e pensarci in tempo?</p>

<p>Certo, Bolzano fa molto, in confronto agli altri comuni. Ma di fronte a centinaia di persone che dormono all&#8217;aperto lungo i fiumi e sotto i ponti, e anche sui marciapiedi, si dovr&#224; pur fare qualcosa. A Bolzano la crisi abitativa &#232; una tradizione, che la pochezza (o la distrazione per altri interessi) della classe dirigente ha aggravato.</p>

<p>La politica che fa? Concede quasi tutti i terreni edificabili a Benko. Che realizza, prima di fallire, abitazioni di lusso, a Gries e in centro. E alle abitazioni per i cittadini chi ci pensa? Per chi lavora e vive qui? Non sembra siano un obiettivo di governo per nessuno. Le vogliono fare a Laives e a Terlano. Una forma di sfratto gi&#224; avvenuta in passato verso Laives e Terlano. Abbiamo l&#8217;esempio dell&#8217;Austria che ha risolto da un secolo il problema delle abitazioni per i proprio cittadini. E quello della Repubblica Ceca, che sta approvando una legge che estenda a tutto lo stato il modello di Liberec e altre localit&#224;. Se non si hanno idee, perch&#233; non guardare a che cosa fanno meglio gli altri?</p>

<p>Dunque, mentre il Comune, governato dal cosiddetto centro-sinistra fa sgombrare dalle forze dell&#8217;ordine gli insediamenti illegali, un gruppo di privati non si &#232; chiesto di chi sia la colpa della mancanza di risposte a un bisogno umano fondamentale,- argomento di accuse fra Comune e Provincia, - ma si sono rimboccati le maniche e hanno messo in piedi, gi&#224; da qualche anno, un&#8217;offerta di alloggi notturni, con colazione. Si chiama Dormizil. Viene tenuto in piedi da un centinaio di volontari, che ne garantiscono a turno il funzionamento e l&#8217;organizzazione, e sostenuto da donazioni. La parola d&#8217;ordine &#232;: dignit&#224; e rispetto reciproco. Quindi un aiuto e nello stesso tempo un&#8217;educazione alla convivenza. I numeri ovviamente non sono sufficienti. Per&#242; sono un&#8217;esperienza e un esempio. Le persone hanno bisogno di accoglienza, non solo di un letto in un ex-magazzino in cui dormire insieme ad altri cento.</p>

<p>A Bolzano un gruppo di professionisti ha fondato &#8220;Restart&#8221;. I suoi componenti hanno individuato aree ed edifici abbandonati, in parte pubblici, da recuperare, per offrire alloggi a prezzi abbordabili. A Bolzano l&#8217;IPES si limita a recuperare le abitazioni del suo patrimonio edilizio, ma da tanto tempo non ne fa neppure una nuova. Questa assenza della componente pubblica contribuisce a fare impazzire i prezzi, e le persone in cerca di casa. </u></p>

<p>Del risveglio della cittadinanza dovranno tenere conto i partiti che cominciano gi&#224; a riunirsi a destra e a sinistra per prepararsi alle elezioni del prossimo maggio. Finora nelle riunioni si sono visti i soliti, quasi solo uomini. Litigano fra loro per accaparrarsi la nomina. Di programmi e progetti non si sente niente. Crisi abitativa? Traffico anche pesante fuori controllo? Temperature estive sopra i 40 gradi per settimane nelle citt&#224;? Mancanza di toilette pubbliche a Bolzano (l&#8217;unico comune sfornito in tutto il Sudtirolo)? Abbandono degli anziani e dei malati cronici e dei loro familiari curanti? Piano del verde, approvato e ignorato? Aree ed edifici in disuso vuoti per decenni, invece di favorirne a costi decenti l&#8217;utilizzo almeno provvisorio? Temo che siamo in tanti ad avere molti dubbi che questi temi interessino a qualcuno dei contendenti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Antimafiawashing</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17240/antimafiawashing</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Lases: una nuova amministrazione comunale senza passato e che guarda avanti? Difficile crederci</div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>Venerd&#236; 29 si &#232; svolto a Lona un incontro per presentare alla popolazione il sondaggio, eseguito dal CLP, Libera e Questotrentino, sulla presenza della &#8216;ndrangheta in paese e la percezione in paese. Con l&#8217;intervento del prof. Carlo Buzzi, curatore scientifico del sondaggio, l&#8217;antropologo Duccio Canestrini e il giornalista Domenico Sartori.</p>

<p>Iniziamo dalla fine, dal dibattito. E dall&#8217;intervento dell&#8217;attuale assessora Letizia Campestrini che, nonostante l&#8217;invito rivolto a tutti gli amministratori della zona del porfido, &#232; stata l&#8217;unica di loro a parlare (nessun sindaco era presente). Una voce senz&#8217;altro autorevole, quella di Campestrini, visto che aveva rivestito tale carica anche nella Giunta comunale guidata dalla sindaca Mara Tondini (attuale vice sindaca) dal 2002 al 2005, consigliera comunale di minoranza nella successiva consiliatura e quindi assessore in Comunit&#224; di Valle dal 2008 al 2010 e poi consigliere nella stessa fino al 2015. Voce che ha dipinto s&#233; stessa e i &#8220;nuovi&#8221; amministratori quali giovani senza passato che guardano avanti.</p>

<p>Dai dati sopra scritti, possiamo vedere come questa visione, peraltro sempre sbandierata all&#8217;esterno del Comune, non coincida affatto con la realt&#224; dei fatti, e si adegua invece ad una moda imperante anche in altri ambiti, che potremo definire &#8220;antimafiawashing&#8221;. Una tattica per evitare proprio quella operazione verit&#224; evocata come necessaria, nel suo intervento, da Domenico Sartori e alla quale gli attuali amministratori, unitamente a vari Commissari del Governo e alla Giunta provinciale, si sono sempre tenacemente opposti.</p>

<p>Come mai?</p>

<p>I motivi stanno tutti nella risposta data dal prof. Duccio Canestrini alla domanda se avessero avuto un accento calabrese coloro che lo minacciarono di morte nel 1995, a seguito di un suo sarcastico articolo sul mondo delle cave e dei cavatori. Canestrini ha risposto di no, l&#8217;accento era quello caratteristico del dialetto trentino della zona e d&#8217;altronde le querele contro di lui furono presentate dall&#8217;ESPO e dai tre Consorzi dei cavatori di Albiano, Fornace e Baselga di Pin&#233;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/ferrari.jpg' alt=''></figure>
<p>Qui sta la chiave di tutto: infatti, coloro che hanno amministrato Lona-Lases dal 1995 hanno regolarmente vinto le elezioni comunali grazie all&#8217;appoggio e alla presenza in lista (spesso pure in Consiglio comunale) dei soggetti la cui presenza nella zone del porfido sotto forma di &#8220;locale&#8221; &#8216;ndranghetista &#232; assodata da due sentenze della Suprema Corte di Cassazione.</p>

<p>Tanto per esser chiari, l&#8217;amministrazione di Mara Tondini dal 2002 al 2005, che vedeva la signora Campestrini in giunta comunale, aveva uno di questi soggetti quale consigliere di maggioranza e l&#8217;allora sindaca (oggi vice) era coordinatrice provinciale di quella Margherita che, oltre ad esprimere l&#8217;allora presidente della Provincia, aveva quale sponsor il massimo rappresentante della lobby del porfido in Consiglio provinciale, Tiziano Odorizzi, allora in societ&#224; con i due fratelli Battaglia oggi condannati anche se non in via definitiva.</p>

<p>Questo quadro spiega benissimo la scarsa rappresentazione della comunit&#224; locale nella sala affollata del teatro di Lona (undici persone compresi gli organizzatori).</p>

<p>Da una parte la profonda sfiducia che si possa realmente giungere a ricostruire uno spazio pubblico che in questi decenni &#232; stato occupato abusivamente da un intreccio di interessi privati, talvolta pure illeciti; e dall&#8217;altra l&#8217;obbedienza, la sottomissione, financo l&#8217;omert&#224;, indotte dalla paura e dal ricatto che indirettamente esercita, sempre da decenni, il matrimonio (e mercimonio) tra potere politico e lobby industriale, occultamente celebrato (e cementato) da forze occulte di stampo mafioso.</p>

<p>Una situazione ben rappresentata proprio nelle conclusioni del prof. Carlo Buzzi sui risultati del sondaggio, laddove analizza il &#8220;coinvolgimento civico&#8221;: buono o elevato nel 44% del campione (tra il quale vi &#232; poca differenza tra ottimisti e pessimisti); scarso o mediocre nel 56% (tra i quali &#232; decisamente prevalente la percentuale degli ottimisti). Ebbene, questo dato riflette bene il risultato elettorale che ha consentito alla lista Giacomelli di superare il quorum con il 54% dei consensi; mentre la posizione del CLP sulla necessit&#224; di una &#8220;operazione verit&#224;&#8221; con l&#8217;invio di una Commissione d&#8217;accesso ha trovato riscontro in un 46% che non ha espresso il proprio voto e quindi accordato il proprio consenso a questa amministrazione.</p>

<p>Una amministrazione che Sartori ha invitato a concedere la cittadinanza onoraria a Hu XuPai, l&#8217;operaio cinese sequestrato e pestato il 2 dicembre del 2014. Per parte nostra ricordiamo che fino ad ora nessuna amministrazione comunale o consigliere comunale di Lona-Lases (compresi quindi alcuni degli attuali amministratori) si &#232; mai sentito in dovere di dire alcunch&#233; riguardo a quei fatti.</p>

<p>In questo contesto il CLP dichiara di non avallare manovre tese a portare a compimento quella operazione di &#8220;antimafiawashing&#8221;, nella quale ritiene rientri la stessa amministrazione Giacomelli.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Lo sciopero &#232; un successo.  Ma c&#8217;&#232; un problema &#8220;cattolico&#8221;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17239/lo_sciopero_un_successo_ma_c_un_problema_cattolico</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>In 3.000 manifestano a Trento: &quot;Ma manca il colore della speranza, la bandiera della Cisl&quot;. Tattica sindacale o tema ideologico? Intervista a Luca Oliver delle Acli
</div><div>di Renzo Maria Grosselli</div><div><p>Erano 3.000, il 29 novembre, davanti al Commissariato del governo di Trento. Un successo, quello dello sciopero nazionale, non scontato, confermato in tutta Italia dove in 45 citt&#224;, a detta dei segretari nazionali di CGIL e UIL Landini e Bombardieri, erano scesi in piazza 500.000 lavoratori, tra cui 50.000 a Bologna e 30.000 a Napoli. Un urlo da un mondo del lavoro tra i meno pagati nell&#8217;Occidente avanzato e che ha sub&#236;to nel dopo Covid la violenta erosione dei salari da parte dell&#8217;inflazione. A cui il governo risponde &#8211; ha ricordato a Trento il segretario nazionale della FILLEA Antonio di Franco - &quot;con l&#8217;aumento del 6% delle retribuzioni nel settore pubblico davanti a un&#8217;inflazione che nel periodo &#232; stata a doppia cifra&quot;. Per questo lo sciopero generale era stato indetto contro la manovra finanziaria, e dentro questa per gli insufficienti stanziamenti a favore della Sanit&#224; e della scuola, del Welfare in generale.</p>

<p>Infine, l&#8217;altra parola d&#8217;ordine: un altol&#224; al ministro Salvini che ha cercato di stoppare il diritto di sciopero con la precettazione. Cose che ricordano all&#8217;Italia, e non sono le sole, i tragici anni &#8217;20.</p>

<p>Ma il successo della manifestazione non poteva essere completo, perch&#233;, come ha detto a Trento il segretario della UIL Walter Alotti, &quot;manca un colore, quello della speranza&quot;. Mancavano, una volta di pi&#249; negli ultimi anni, le bandiere della CISL, la confederazione cattolica.</p>

<p>&quot;C&#8217;&#232; chi va in piazza &#8211; ha detto in tiv&#249; il segretario generale Sbarra &#8211; e chi tratta&quot;. Eppure, per la prima volta dopo anni, 103 cislini, non proprio di poco conto (tra loro l&#8217;ex segretario generale della Confederazione Savino Pezzotta e quelli dei metalmeccanici Piergiorgio Caprioli e Gianni Italia) si sono dissociati dal no allo sciopero: &quot;La legge di bilancio del 2025 in discussione in Parlamento &#232; ben lontana dagli obiettivi qualificanti che la CISL ha indicato nei suoi congressi, e ancor pi&#249; da quanto sottolineano iscritti e lavoratori. Non abbiamo capito quali fossero le priorit&#224; che aveva questa segreteria confederale, non si pu&#242; dire che le cose che fa il governo &#8216;sono cose mie&#8217;. &#200; una politica conservativa anzich&#233; riformista&quot;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/grosselli_3.jpg' alt=''></figure>
<p>La posizione nazionale della CISL, confermata in sede provinciale, vorrebbe essere quella che &#8220;il sindacato faccia il sindacato ai tavoli della trattativa&#8221;, le piazze alla politica.</p>

<p>Ma come nessuno ha mai messo in dubbio, qual &#232; l&#8217;arma pi&#249; decisiva in mano alle classi lavoratrici se non lo sciopero? Il dubbio &#232; che la trattativa, continuata nonostante i risultati scarsi ottenuti sinora negli ultimi anni, e a livello di certe categorie piuttosto che di altre, possa trasformarsi da posizione tattica ad ideologica. In questo senso abbiamo intervistato l&#8217;ex presidente delle Acli trentine Luca Oliver, che ha lasciato la carica dopo 8 anni al suo successore Walter Nicoletti</p>

<p><b>Che senso ha un&#8217;associazione cattolica dei lavoratori italiani che, come lei ha sempre detto, si schiera con i pi&#249; deboli se oggi i pi&#249; deboli tra i lavoratori in Italia sono gli immigrati, musulmani ed ortodossi? </b></p>

<p>&quot;La nostra &#232; una associazione cristiana, non cattolica. All&#8217;epoca il dibattito non fu da poco. Questo spirito di cristiani, che sempre ci ha pervasi come ACLI, non &#232; mai stata una fonte di divisione e non ha mai limitato il perimetro della nostra azione. Anzi, ci stimola a camminare verso chi pratica anche un credo diverso&quot;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/grosselli_4.jpg' alt=''></figure>
<p><b>Il 29 a Trento e in Italia c&#8217;&#232; stata una manifestazione di piazza dei lavoratori con parole d&#8217;ordine su aumenti salariali bloccati da anni, contro il disegno di privatizzazione della Sanit&#224; e altro. Ma la CISL, sindacato cattolico, non c&#8217;era. Lei cosa ne pensa? E lei c&#8217;era?</b></p>

<p>&quot;La presenza delle ACLI onestamente non era prevista, eravamo e siamo tutti impegnati con l&#8217;ottantesimo che coincideva come giornata e quindi siamo stati con Mattarella a festeggiare la nascita delle ACLI&quot;.</p>

<p><b>Ma lei altrimenti sarebbe stato in piazza? </b></p>

<p>&quot;Non siamo un sindacato, non abbiamo mai partecipato a manifestazioni sindacali in quanto tali. Io condivido in gran parte le criticit&#224; evidenziate sulla legge di bilancio. Che queste criticit&#224; si riesca a condividerle il pi&#249; possibile con la popolazione mi trova d&#8217;accordo e sarei d&#8217;accordo di mettere a disposizione anche gli strumenti delle ACLI. Dopodich&#233; le manifestazioni di piazza non credo servano pi&#249; a cambiare oggi le coscienze, specialmente se ti confronti con chi non la pensa come te. L&#8217;impatto sulle persone &#232; molto pi&#249; basso, infinitamente minore di quanto si vorrebbe&quot;.</p>

<p><b>Nel suo discorso di addio alla presidenza ha parlato di classi dirigenti trentine inadeguate, citando quindi Kessler come confronto. La giunta Fugatti, quanto a visionariet&#224; ma anche solo a programmazione, sembra al palo. Dedicandosi alla gestione delle dotazioni dell&#8217;Autonomia ma anche, poco alla volta, alla privatizzazione di sempre maggiori servizi della Sanit&#224;, data l&#8217;inefficienza della gestione pubblica</b>. &quot;Confermo che non c&#8217;&#232; una volont&#224; di costruire un progetto di medio e lungo periodo, in quanto &#232; pi&#249; urgente rispondere a questioni legate al consenso immediato, evitando tutto ci&#242; che porterebbe a discutere di cose che avrebbero impatti nel medio e lungo termine. Questo impedisce di andare a provare a risolvere le questioni urgenti di cui parlava, a partire dalla Sanit&#224; che anche noi pensiamo sia l&#8217;urgenza assoluta. E certamente anche quella del modello di sviluppo che il Trentino si trova ad avere e non ha certo scelto. E che andrebbe direzionato verso la sostenibilit&#224; sociale, ambientale ed economica a partire da un patto che parte dalla politica ma che deve coinvolgere anche le categorie&quot;.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/grosselli_oliver.jpg' alt=''></figure>
<p><b>La nostra distanza, in negativo, dalla gestione della cosa pubblica in&#8217;Alto Adige si sta ampliando.</b></p>

<p>&quot;Certo non si pu&#242; non notarlo. Lo dicono i numeri, le statistiche. Se la mettiamo anche solo in termini di consenso, l&#8217;Alto Adige &#232; costretto a fare riferimento alla popolazione e questo &#232; sufficiente per poter approvare e perseguire politiche di sviluppo. Costruirle ed approvarle&quot;.</p>

<p><b>In tempi di svolta a destra nel mondo non si parla quasi pi&#249; di ambiente. Fino a un paio di anni fa si affermava che il 2030 potrebbe essere l&#8217;anno del non ritorno. Lei parla ancora di sviluppo? Le risorse non sono infinite e la tecnologia dimostra di non poter anticipare i disastri o sanarli in tempi &#8216;possibili</b>.</p>

<p>&quot;Sviluppo non vuol dire necessariamente utilizzare pi&#249; risorse. Sviluppo lo intendo come modello economico e sociale che regola la vita di tutti, cittadini ed imprese. Il 2030? Stiamo andando a sbattere contro il muro. I dati, a disposizione di tutti, confermano che tutto ci&#242; che non facciamo ora avr&#224; sempre maggiori costi per il ripristino. Ancora pi&#249; grave &#232; il fatto che alcuni fondamentali dell&#8217;ambiente sono gi&#224; compromessi ed oggi abbiamo solo la possibilit&#224; di suturarli per poter immaginare una sopravvivenza&quot;.</p>

<p><b>La guerra&#8230; che senso ha dichiararsi pacifisti di fronte all&#8217;invasione di Putin? </u>Non serve invece un efficiente esercito europeo? </b></p>

<p>&quot;Credo ancora profondamente nel valore della diplomazia e del peso che i governi dell&#8217;Europa potrebbero esercitare per limitare il conflitto in atto e per evitare che invece si arrivi ad una continua escalation&quot;. </u></p>

<p><b>Il problema vero dei nostri tempi non &#232; il fatto che da 200 anni il sistema capitalistico ha portato al devastante sfruttamento del lavoro e dell&#8217;ambiente? Ora che il comunismo &#232; stato sconfitto, spesso usandolo a mo&#8217; di paravento (pensiamo a Berlinguer e al PCI), che fare? </b></p>

<p>&quot;Il modello per il futuro non pu&#242; essere preso dal passato. L&#8217;elaborazione teorica anche da parte degli economisti di modelli che consentono di svoltare verso un&#8217;economia civile &#232; arrivata a essere non solo valida ma anche condivisa e ritenuta credibile da un punto di vista teorico. Manca solo la volont&#224; di usare questi modelli e svilupparli in politiche reali. Io comunque ho fiducia in ci&#242; che ci riserver&#224; il futuro&quot;.</p>

<p></u></p>

<p><b>Le manifestazioni di piazza, ci ha detto, non cambiano le idee della gente. Ma costringono la politica a cambiare e sono lo strumento pi&#249; forte in mano ai lavoratori. La via delle Acli, associazione di lavoratori? </b></p>

<p>&quot;Per cercare di invertire la rotta l&#8217;idea nostra &#232; stata quella di tornare a lavorare sulla partecipazione. In questi 8 anni abbiamo sperimentato modi diversi per farlo, arrivando a raggiungere risultati visibili di aggregazione, con persone che sono uscite di casa e sono tornate a mettersi a disposizione delle proprie comunit&#224;, generando entusiasmo e voglia di replicare queste esperienze. Sono risultati ancora molto fragili che andrebbero curati e portati avanti&quot;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Autostrada Valdastico:  manifesto elettorale della destra</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17238/autostrada_valdastico_manifesto_elettorale_della_destra</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>L&#8217;ennesimo goffo tentativo per tenere in vita un progetto insensato</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Il governo di destra della Provincia di Trento sta tenendo immobilizzato il Consiglio provinciale. Si vuole imporre una variante al Piano Urbanistico composta di un solo articolo non emendabile, che offre la possibilit&#224; di prolungare l&#8217;Autostrada A31 da Piovene (VI) fino in Trentino. Per impedire una tale farsa (vedremo poi perch&#233; &#232; tale), le opposizioni hanno costruito una barriera di ordini del giorno, oltre 1800. Una palude dentro la quale la Giunta Fugatti sembra abbia deciso di affogare impedendo ogni mediazione. Comunque vadano le cose, &#232; certo che l&#8217;autostrada non si far&#224;.</p>

<p>Si tratta di un atto legislativo di pura propaganda, con cui il &#8220;partito del fare&#8221; vorrebbe dimostrare di assecondare ogni volere delle associazioni imprenditoriali, imitando la strafottenza del ministro delle Infrastrutture Salvini. Un&#8217;azione di forza. Una sfida ai territori, degli Altipiani, della Vallarsa, della Vallagarina, dell&#8217;Alta Valsugana, una sfida rivolta anche al Consigliodelle Autonomie che ha criticato i contenuti della variante e tanta improvvisazione. A favore si sono espresse le sole realt&#224; dominate politicamente dalla Lega, i comuni di Caldonazzo e Riva del Garda e la comunit&#224; di Valsugana e Tesino. Che dire? Fugatti continua a ripetere un ormai logoro ritornello: a decidere saranno i territori. In questo caso i territori a larghissima maggioranza hanno deciso: no al prolungamento della PiRuBi.</p>

<p>L&#8217;emendamento &#232; una scatola vuota &#8211; dicevamo - un indirizzo pianificatorio aleatorio. Che individua sette possibili uscite, nessuna certezza sulla scelta. Non c&#8217;&#232; traccia di riflessioni e di valutazioni che sostengano tale volont&#224;. Eppure la variante viene &#8220;venduta&#8221; come una priorit&#224; governativa. Nelle relazioni si &#232; evitato di mettere in risalto le osservazioni del Consiglio delle Autonomie. Mentre gli studi a sostegno del prolungamento indicano un aumento del traffico dell&#8217;1% annuale, come dato concreto nei primi mesi del 2024 vi &#232; stato un calo del traffico dell&#8217;1% rispetto ai transiti del 2019, periodo pre Covid, dati del Ministero.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/casanova_valdastico.jpg' alt=''></figure>
<p>Non si comprende come i sostenitori dell&#8217;opera possano affermare che entro il 2026 i transiti sulla SS47 della Valsugana aumenteranno </u>del 14,5% quando l&#8217;economia sta entrando in una fase di incertezza. E mentre l&#8217;autostrada del Brennero &#232; prossima al collasso, si individua un nuovo tracciato che vi apporter&#224; ulteriori transiti. Quanti non &#232; dato saperlo.</p>

<p>Mentre l&#8217;Europa rafforza le proposte tese a disincentivare la mobilit&#224; privata, a trasferire il pi&#249; possibile il trasporto merci su treni e incentiva la costruzione di nuove ferrovie, in Italia e in Trentino si ragiona ancora in termini di potenziamento della viabilit&#224; stradale. E ancora, proprio a Bolzano nella prossima primavera, si discuter&#224; un percorso di aggiornamento della Convenzione delle Alpi, anche in tema di transiti transalpini, chiarendo in modo pi&#249; vincolante il diniego alla costruzione di nuova viabilit&#224; stradale. Valutazioni cestinate.</p>

<p><b>Una marchetta elettoralistica malriuscita</b></p>

<p>Ogni amministratore provvisto di buon senso, di lungimiranza - scrivono i comitati NO A31 - prima di forzare la mano sull&#8217;imporre una struttura tanto pesante per il nostro territorio avrebbe preventivamente aggiornato i dati sui flussi di traffico reali della Valsugana. A tutti &#232; evidente che il flusso critico del traffico da e verso Trento &#232; interno alla valle, parte da Borgo Valsugana.</p>

<p>Ogni amministratore attento valuterebbe le criticit&#224; di A22 in grave sofferenza. E i problemi che devono subire gli abitanti che vivono in prossimit&#224; dell&#8217;arteria, specie a Bolzano e a Rovereto.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/casanova_a31.jpg' alt=''></figure>
<p>Nelle relazioni di sostegno alla variante non ci sono riflessioni sui temi della salute, sulle eventuali emergenze idriche che i lavori potrebbero causare, sui rischi geologici. Non ci sono studi sulle alternative. Lo abbiamo detto: in Europa si discute ovunque su come collegare i grandi assi ferroviari, Brennero su tutti, alle ferrovie esistenti, a nuove tipologie di trasporto verso le valli ad alta intensit&#224; turistica. In Trentino, grazie alle Olimpiadi, si poteva programmare non solo la ferrovia verso Fiemme e Fassa, ma intervenire sull&#8217;esistente. Invece il potenziamento della tratta Trento-Venezia si fermer&#224; a Borgo Valsugana.</p>

<p>Fugatti non &#232; riuscito nemmeno a dialogare sul tema con il suo collega, anche di partito, Luca Zaia. Si poteva investire in una ferrovia veloce, con treni puliti, capaci di erodere quasi un&#8217;ora di viaggio nella tratta Trento-Venezia. Niente.</p>

<p>Abbiamo accennato all&#39;A22. La direzione dell&#8217;autostrada lamenta le ricadute dell&#8217;eccesso di traffico </u>sulla salute degli abitanti. E invece ancora si investe sulla terza corsia da Modena ad Affi, si propone l&#8217;allargamento della corsia di emergenza per renderla fruibile nelle giornate di grande traffico a maggiori transiti, superando l&#39;attuale soglia critica di 2500 veicoli l&#8217;ora: tutto questo si verificher&#224;, dice l&#8217;amministratore delegato Diego Cattoni, entro un anno dall&#39;ottenimento della concessione.</p>

<p>Il costo dell&#8217;investimento &#232; elevato, un milione e mezzo di euro. Con quali risultati? Non &#232; dato sapere. Mentre nemmeno pi&#249; si discute dell&#8217;aumento dei pedaggi: l&#8217;autostrada del Brennero &#232; la meno cara d&#8217;Italia. Infatti parte del transito dei TIR evita altri valichi transalpini proprio per scendere dal Brennero, aumentando inquinamento e intasamenti. E poi si critica l&#8217;Austria perch&#233; tenta di limitare con misure certamente pesanti questo surplus di traffico deviato.</p>

<p>Venendo agli accessi sud del tunnel ferroviario del Brennero, 3A Trento e 3B Rovereto, prima di lavorarci vi &#232; l&#8217;opportunit&#224; per progettare un sistema di mobilit&#224; sostenibile a Trento e in Trentino. Pensando a un sistema complesso di mobilit&#224; integrata: ad esempio, la valutazione di una metropolitana di superficie che comprenda la linea storica del Brennero e intersechi le linee ferroviarie della Valsugana, della Trento-Mal&#232;, delle future linee dell&#8217;Avisio e il collegamento con il lago di Garda. Come si sta facendo in Alto Adige. La mobilit&#224; su ferro sosterrebbe la mobilit&#224; dolce, delle biciclette, del car sharing, dei servizi a chiamata. Insomma, tutto quanto &#232; alternativo all&#8217;uso delle auto private.</p>

<p>Invece di forzare la mano sulla A31 era necessario dotare il Trentino di un Piano della Mobilit&#224; sostenibile, previsto da una ormai lontana legge, la 6/2017. Era necessario, come richiesto dal Consiglio delle autonomie locali, rivedere l&#8217;intero Piano urbanistico provinciale. Quindi dotarsi di una strategia capace di investire in innovazione e in una nuova visione dello spostarsi in provincia e oltre questo territorio.</p>

<p>La forzatura in Consiglio provinciale sostenuta dall&#8217;assessore Mattia Gottardi su ordine del Presidente Fugatti non permette ragionamenti a lungo termine. Si continua a proporre uno spreco di risorse pubbliche (il costo del nuovo tratto di autostrada supera i 4 miliardi di euro) e si prospetta un appesantimento dell&#8217;inquinamento dell&#8217;aria lungo tutto il fondovalle dell&#8217;Adige.</p>

<p>Ma c&#8217;&#232; un dato del quale si parla poco. Il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) in un documento del luglio 2024 ribadisce con decisione che i lavori dell&#8217;eventuale prolungamento dell&#8217;autostrada dovrebbero concludersi entro e non oltre il 2026. Ma ad oggi, oltre a non aver definito l&#8217;uscita della tratta, non sono stati presentati nemmeno dei progetti.</p>

<p>Ecco perch&#233; l&#8217;imposizione di questa assurda discussione in Consiglio provinciale, assomiglia a una marchetta elettoralistica, nemmeno ben confezionata.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Un&#8217;emergenza annunciata.  E voluta.</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17237/un_emergenza_annunciata_e_voluta</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Gestione dei migranti: come il governo provinciale ha prodotto miseria, degrado 
e microcriminalit&#224;.</div><div>di Michele Cagnazzo</div><div><p>In questi mesi in Trentino si &#232; tornato a parlare di migrazione, e si &#232; tornati a farlo in toni emergenziali. Il sistema di accoglienza provinciale non riesce pi&#249; a far fronte al numero di richiedenti asilo; cresce infatti il numero di profughi obbligati a scegliere la vita in strada e, conseguentemente, crescono il malessere psicofisico, la violenza e la microcriminalit&#224;. Una delle provincie in passato pi&#249; virtuosa dal punto di vista del sistema di accoglienza (nel 2017 i posti a disposizione in Trentino per i richiedenti asilo erano pi&#249; di 1700) si ritrova oggi impossibilitata ad accogliere decentemente i profughi, con le note conseguenze.</p>

<p>Per capire come ci&#242; sia stato possibile, facciamo qualche passo indietro.</p>

<p><b>Competenze provinciali</b></p>

<p>Nei primi anni duemila la Provincia di Trento inizi&#242; a dotarsi degli strumenti per far fronte all&#8217;immigrazione. Nel 2001 nacque Cinformi (Centro informativo per l&#8217;immigrazione), unit&#224; operativa della Provincia che aveva il compito di formare i servizi provinciali, informare &#8211; tramite gli sportelli sul territorio &#8211; i migranti, contribuire alla loro accoglienza e sensibilizzare su questo i cittadini.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/cagnazzo_migranti_2.jpg' alt=''></figure>
<p>Poi, nel 2006, la Provincia decise di inserire fra le proprie competenze la gestione dei flussi migratori e l&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo. Una scelta coerente con la natura autonoma della Provincia, ma proprio da questa decisione, che ha portato a una difformit&#224; rispetto al resto del panorama nazionale, sono nati i problemi: nelle Regioni italiane l&#8217;accoglienza &#232; gestita dai Commissariati, in Trentino &#232; Invece la Provincia a stabilire le strutture, le modalit&#224; e i numeri dell&#8217;accoglienza secondo un protocollo di intesa firmato annualmente con il Prefetto. E questa modalit&#224; di gestione ha comportato nella pratica due diverse conseguenze problematiche. La prima &#232; stato l&#8217;atteggiamento assolutamente passivo con cui il Commissariato e le varie istituzioni dello Stato hanno accolto l&#8217;iniziativa provinciale in materia. Mentre nel resto del Paese i Commissariati andavano sperimentando e pian piano si dotavano di nuove figure professionali capaci di gestire i flussi migratori, in Trentino era la Provincia a esercitare questa funzione.</p>

<p>La seconda conseguenza, pi&#249; pericolosa, &#232; stata quella di trasformare un tema molto concreto e tecnico-amministrativo in una questione politica. Finch&#233; al governo della Provincia c&#8217;&#232; stata una parte politica che non aveva intenzione di smantellare il sistema di accoglienza, il numero di posti, dislocati su tutto il territorio provinciale, &#232; rimasto stabile intorno alle 1700 unit&#224;, crescendo dai primi 600 posti istituiti nel biennio 2010-2011. Ma poi...</p>

<p><b>Il sistema nazionale</b></p>

<p>Prima di continuare bisogna aprire una piccola parentesi. Un profugo arrivato in Italia prima del 2018 e intenzionato a fare richiesta d&#8217;asilo, dopo aver superato le procedure di soccorso e identificazione svolte negli hotspot (strutture a tali scopi allestite sulle frontiere), poteva accedere a due altre tipologie di strutture: i Centri di Prima accoglienza (presenti a Bari, Brindisi, Isola di Capo Rizzuto, Gradisca d&#39;Isonzo, Udine, Manfredonia, Caltanissetta, Messina, Treviso) o i CAS, i Centri di Accoglienza Straordinaria, istituiti dai prefetti nelle citt&#224; italiane a seguito di appositi bandi di gara.</p>

<p>Nati per far fronte all&#8217;emergenza legata alla progressiva destabilizzazione della costa nordafricana dopo la Primavera araba nel 2011, i centri CAS hanno un po&#39; alla volta visto cambiare la loro natura &#8220;straordinaria&#8221; per diventare strutture di normale accoglienza e residenza dei richiedenti asilo. Questa loro natura straordinaria ha una ragione precisa: originariamente i CAS affiancavano i centri di prima accoglienza e le strutture legate a quello che, istituito in Italia a partire dal 2002, era noto come SPRAR. Era il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, un sistema tanto semplice quanto ambizioso che prevedeva l&#8217;istituzione di progetti di accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo su scala locale e iniziativa volontaria. L&#8217;istituzione dei progetti era mediata dalle Istituzioni comunali.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/cagnazzo_fersina.jpg' alt=''></figure>
<p>Come il resto d&#8217;Italia, anche la Provincia di Trento manteneva (e tutt&#8217;oggi mantiene) questa rigida bipartizione (i posti legati ai progetti SPRAR &#8211; che oggi si chiamano SAI - nella provincia sono 115), con la differenza che la gestione dei centri CAS &#232; nelle mani della Provincia.</p>

<p>Torniamo al 2018. In Italia ci sono i centri CAS e i centri SPRAR e l&#8217;accesso per i richiedenti asilo agli uni o agli altri dipende dalla disponibilit&#224; dei posti. Al governo, all&#39;epoca, c&#8217;&#232; Conte e il Ministro dell&#8217;Interno &#232; Salvini. Sul finire dell&#8217;anno il Ministro riesce a far approvare i suoi famosi decreti sicurezza e le cose iniziano a cambiare. Il sistema SPRAR cambia nome, diventando SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati) e il modello di accoglienza &#232; rivoluzionato. Un richiedente asilo non pu&#242; pi&#249; contare su una rete di accoglienza locale diffusa &#8211; oltre ai centri CAS e i centri di Prima accoglienza &#8211; perch&#233; a quei progetti ora accedono solo i titolari di protezione internazionale, cio&#232; coloro i quali hanno gi&#224; presentato domanda di asilo e ottenuto un parere positivo. Nasce cos&#236; l&#8217;immigrazione buona, quella che accede al SIPROIMI, e l&#8217;immigrazione cattiva, quella che dai CAS o dalla strada finisce dritta ai CPR. Su questi ultimi vale la pena di spendere brevemente qualche parola: questi luoghi dalla pessima fama hanno il solo scopo di trattenere il cittadino straniero in attesa dell&#8217;esecuzione dei provvedimenti di espulsione. Ma tanti di quei cattivi migranti avrebbero invece la possibilit&#224; di accedere al diritto di asilo, solo che, per poterlo esercitare, dovrebbero sfidare la burocrazia e i tempi della giustizia italiana.</p>

<p>L&#8217;azione di Salvini non si ferma: la protezione umanitaria viene abolita &#8211; era il cappello sotto cui circa il 25% dei migranti otteneva il permesso di asilo, di durata variabile &#8211; e il Ministro aumenta il peso specifico dei centri CAS, finanziati e gestiti direttamente dagli enti statali dipendenti dal Ministero dell&#8217;Interno. Non in Trentino, per&#242;, perch&#233; in Trentino &#8211; come sappiamo &#8211; li gestisce la Provincia.</p>

<p><b>Dicembre 2018, Trento</b></p>

<p>La fine del 2018 rappresenta un punto di svolta in Trentino, e non soltanto per l&#8217;azione legislativa nazionale; nella nostra Regione alle elezioni provinciali vince una forza politica il cui obiettivo &#232;, fra gli altri, proprio quello di ridurre il peso dell&#8217;accoglienza nelle valli, o per dirla tutta, di chiudere tutti i centri CAS situati al di fuori del territorio del comune capoluogo. Ma tra il 2018 e il 2019 il progetto di Fugatti non &#232; realizzabile: uno Stato o una Provincia Autonoma non possono rifiutare il soccorso e l&#8217;accoglienza ai profughi.</p>

<p>&#200; un obbligo, previsto dal diritto internazionale. Cos&#236; nelle strutture di accoglienza continua la naturale rotazione di 2-300 persone l&#8217;anno tra chi sta facendo ancora richiesta e chi ottiene l&#8217;asilo perch&#233; perseguitato, proveniente da un paese colpito dalla guerra o da disastri ambientali.</p>

<p>Ma tutti i mali vengono per nuocere e nel biennio 2020-21 l&#8217;epidemia di Covid riduce drasticamente, per la prima volta, i flussi migratori. &#200; una pausa momentanea, ma tanto basta perch&#233; all&#8217;uscita dei richiedenti asilo, una volta terminato l&#8217;iter di richiesta, le strutture provinciali di accoglienza dislocate nelle valli temporaneamente svuotate vengano chiuse. Il gioco &#232; fatto. Fugatti ottiene anche un accordo a livello nazionale: in Trentino il Ministero dell&#8217;Interno non invia pi&#249;, salvo rare eccezioni, i migranti salvati lungo la rotta mediterranea.</p>

<p><b>L&#8217;emergenza</b></p>

<p>L&#8217;anomalia rappresentata dalla pandemia non poteva durare. Negli anni successivi il flusso dell&#8217;immigrazione ha cos&#236; ricominciato a crescere: in Trentino non arrivano pi&#249; i migranti inviati dal Ministero, quelli che arrivano provengono tutti dalla rotta balcanica, quasi sempre dal Pakistan o dal Marocco. Per una strana ironia della sorte le domande dei richiedenti asilo in Trentino nel 2023 sono state circa 1800, un numero di poco superiore ai posti disponibili nei centri di accoglienza poco pi&#249; di cinque anni fa, solo che quei posti non ci sono pi&#249; e ristabilirli sar&#224; difficile. In pochi anni l&#8217;economia della Regione &#232; cambiata e se, da una parte, c&#8217;&#232; sempre pi&#249; bisogno di manodopera (vedi l&#8217;inchiesta di QT sul numero di marzo 2023), dall&#8217;altra le strutture private, sfruttate cinque anni or sono per l&#8217;accoglienza, hanno cambiato uso ed oggi accolgono, verosimilmente, turisti e privati.</p>

<p>A questo panorama disastroso si aggiungono la prossima demolizione della Residenza Fersina, che da sola garantisce rifugio a 290 persone, e l&#8217;allungarsi dei tempi di risposta per una richiesta di asilo. In molti non riescono a sopportare le lungaggini di un iter reso volutamente tortuoso: &#232; un gioco dell&#8217;oca sulla pelle delle persone, che aggrava le necessit&#224; delle aziende e che porta al degrado sociale.</p>

<p>&#200; fra quei mille, lasciati senza assistenza, che bisogna guardare per riconoscere chi oggi &#232; obbligato a dormire per le strade, o lungo gli argini dell&#8217;Adigetto nei pressi dei palazzi delle Albere. Sono quei mille in pi&#249;.</p>

<p>Intanto in strada crescono il disagio e la disumanit&#224;. Un solo esempio: a undici madri, accompagnate dai figli minori, non si &#232; potuto trovare posto perch&#233; nel bando provinciale, al paragrafo quattro, era scritto &#8220;purch&#233; siano accolte all&#8217;interno del territorio del Comune di Trento&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Le &quot;mani sulla citt&#224;&quot; in manette</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17236/le_mani_sulla_citt_in_manette</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Arresti da Bolzano a Riva per gli affari immobiliari di Hager e Signoretti. La sindaca Santi ai domiciliari.
</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Era quasi mezzogiorno di marted&#236; 3 dicembre e noi, a QT, avevamo appena &#8220;chiuso&#8221; il giornale quando sui nostri telefoni sono cominciati a piovere messaggi. &#8220;Arrestata la sindaca di Riva Cristina Santi - dicevano i primi whatsapp - per un&#8217;indagine della Procura di Trento sull&#8217;area Cattoi&#8221;.</p>

<p>Come sapete, cari lettori, ci siamo occupati a lungo della battaglia politica e urbanistica che da cinque anni infuria a proposito della destinazione dell&#8217;ultimo pezzo non edificato di riva del lago. (vedete QT del 2023, da febbraio a dicembre in quasi tutti i numeri). E abbiamo messo ben in chiaro come gli interessi di gruppi immobiliari privati fossero stati ampiamente favoriti dalle scelte della giunta Santi a Riva del Garda. Cos&#236; come abbiamo poi puntato un faro sull&#8217;operazione, quasi fotocopia, che era stata messa in piedi ad Arco con il progetto immobiliar-turistico sul vecchio hotel Arco.</p>

<p>Ci sentivamo ecumenici: a Riva una sindaca della Lega e ad Arco un sindaco del PD, Alessandro Betta, avevano sostenuto operazioni di speculazione immobiliare che avevano una matrice comune: entrambe erano state partorite da un duo di imprenditori, Paolo Signoretti ed Heinz Peter Hager. Ma il vero dominus dell&#8217;operazione, si diceva, era il magnate austriaco Ren&#233; Benko di cui Hager &#232; (stato?) una sorta di proconsole per l&#8217;Italia.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/laura_hans_peter_hager_e_paolo_signoretti_3.jpg' alt=''><figcaption>Hans Peter Hager e Paolo Signoretti</figcaption></figure>
<p>Ma qui dobbiamo confessarvelo: siamo stati molto ingenui. La nostra ipotesi, infatti, era che, indifferentemente dal colore politico delle giunte, ci fosse una sorta di sudditanza culturale-ideologica dei pubblici amministratori nei confronti dei grandi capitali che si stavano muovendo nella Busa. E che questa fosse l&#8217;origine di scelte decisamente non convenienti per le amministrazioni locali. Siamo degli inguaribili ottimisti, che ci volete fare.</p>

<p>Le cose che stanno emergendo sembrano oggi molto pi&#249; fosche di quel che pensavamo.</p>

<p>Quando voi leggerete questa paginetta avrete gi&#224; saputo molto pi&#249; di quanto ci &#232; possibile sapere mentre scriviamo (con la tipografia che ci incalza perch&#233; i tempi dei giornali sono tiranni), ma i contorni dell&#8217;indagine che si delineano gi&#224; adesso vanno davvero oltre la nostra, pur maliziosa, immaginazione.</p>

<p>Un circuito di interessi economici pesanti che - dicono le accuse della Procura di Trento - erano disposti a tutto pur di ottenere agognate concessioni edilizie. Arresti molto pesanti: la sindaca di Riva, ma anche il potentissimo commercialista bolzanino Hager e il suo socio arcense Paolo Signoretti, e poi indagati di peso come il sindaco di Arco, Alessandro Betta, ma anche personaggi del mondo sudtirolese. E altri, come l&#8217;ex consigliere provinciale del PD Luca Zeni. (Aspettiamo, noi come voi, di capire a quali altri affari si fa riferimento per questi indagati e per i tanti altri indicati dalla Procura).</p>

<p>Tra i mandati d&#8217;arresto ce n&#8217;&#232; uno ovviamente anche per Ren&#233; Benko. Sono i suoi affari, per quel che sappiamo finora, ad aver &#8220;guidato&#8221; l&#8217;indagine fino a Riva. Ma anche oltre, lungo tutta la filiera delle operazioni italiane di Benko, partendo da Bolzano e arrivando fino a Pavia.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/laura_ale_betta_cris_santi.jpg' alt=''><figcaption>Cristina Santi e Alessandro Betta</figcaption></figure>
<p>Le accuse sono un catalogo completo dell&#8217;intreccio illegale tra affari e politica: associazione per delinquere, turbativa d&#8217;asta, finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze illecite, truffa, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, corruzione, rivelazione di segreti d&#8217;ufficio e omissione di atti d&#8217;ufficio. Fino all&#8217;aggravante del metodo mafioso nell&#8217;associazione a delinquere.</p>

<p>Un vero modello di business, come si usa dire. E in questo modello, dovete sapere, rientra anche l&#8217;uso strumentale della querela contro chi si oppone in qualunque modo, particolarmente se scrive cose non gradite.</p>

<p>Ne parliamo per esperienza diretta, perch&#233; proprio Cristina Santi, la sindaca oggi ai domiciliari, ci aveva querelato l&#8217;anno scorso per aver posto (vedi QT di febbraio 2023) una semplice domanda: chi aveva pagato le spese della sua campagna elettorale, visto che la dichiarazione da lei depositata in Corte d&#8217;Appello non comprendeva alcune spese delle quali noi abbiamo documentazione? Una semplice domanda che risponde all&#8217;interesse democratico dei cittadini di sapere chi finanzia i propri rappresentanti. Querela al momento pendente e della quale vi daremo conto prossimamente. Assieme a tutto il resto della storia.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>La devastazione autorizzata</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17235/la_devastazione_autorizzata</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Il Comune di Trento sventra le aree agricole per fare condomini. Come &#232; possibile?</div><div>di Ettore Paris, Mauro Nones</div><div><p>La foto satellitare a fianco &#232; di Google Earth, dell&#8217;ottobre 2019. Ritrae l&#8217;area di cui parliamo, a Villazzano, sulla collina di Trento. Un&#8217;area verde, un polmone, in massima parte classificata &#8220;zona agricola di interesse primario&#8221; secondo il Piano Regolatore (le particelle colorate in verde chiaro, vedi immagine a pagina 10, mentre sempre zone agricole ma &#8220;di interesse secondario&#8221; sono quelle in verde pi&#249; scuro). Zone agricole dunque. Quindi sacre, stando non solo ai discorsi degli esponenti politici, non solo alla sensibilit&#224; dei cittadini, ma anche a tutte le premesse degli strumenti urbanistici. Nei quali si sprecano le frasi &#8220;sviluppo sostenibile e durevole&#8221; e, pi&#249; nello specifico,&#8220;aree agricole di pregio da tutelare ai fini della valorizzazione produttiva e paesaggistica&#8221; ecc. Ottimi propositi, ribaditi a ogni pi&#233; sospinto, fino allo sfinimento.</p>

<p>Poi invece i buoni propositi sono una cosa, la realt&#224; un&#8217;altra. Molto, molto diversa. Le foto che riportiamo - parte di un ampio dossier di denuncia elaborato dal consigliere di Onda Filippo Degasperi - sono indicative di uno scempio totale: del polmone verde, dell&#8217;agricoltura, non rimane niente, tutto viene sventrato dagli sbancamenti e sostituito da muraglioni, condomini, piazzali.</p>

<p>Questo avviene sotto le sindacature non di leghisti di marca salviniana, quelli che se sentono la parola &#8220;ambiente&#8221; mettono mano alla ruspa, ma del centro-sinistra a parole sensibile all&#8217;ecologia, amante del paesaggio; e anche del sindaco Ianeselli, che di &#8220;Trento citt&#224; della sostenibilit&#224;&#8221; ha fatto il mantra della campagna elettorale.</p>

<p>Come &#232; stato possibile?</p>

<p><b>I Piani Regolatori galeotti</b></p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/sccempio_vista_aerea.jpg' alt=''></figure>
<p>Questo totale tradimento dei valori base &#232; avvenuto in due fasi: la prima, quando si &#232; trattato di tradurre i buoni propositi in norme; la seconda, quando le norme le si &#232; applicate. E&#8217; in questi due distinti momenti che si compie il disastro..</p>

<p>Gli scempi di cui parliamo sono stati realizzati partendo da modesti manufatti esistenti, non molto visibili nella foto in quanto circondati da alberi, che vengono &#8220;recuperati&#8221; (anche se non ne avevano bisogno) spostandoli, accorpandoli, e poi ampliandoli a dismisura fino ad occupare, con piazzali e pertinenze, l&#8217;intera area. In base a quali norme? Perch&#233;, ricordiamolo, in Trentino, a differenza del profondo sud, gli scempi non si commettono costruendo senza la licenza edilizia, ma con il timbro del Comune.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/scempio_catasto.jpg' alt=''></figure>
<p>Vediamo quindi le norme. Il Piano Urbanistico Provinciale (PUP) &#232; molto stringente , diremmo inappuntabile. </u>prevede per le aree agricole (art. 37 comma 6) la possibilit&#224;, per gli edifici esistenti avente destinazione diversa da quella agricola, &#8220;di interventi di recupero... e di limitati ampliamenti per garantirne la funzionalit&#224;&#8221;.</p>

<p>Sembra ci sia spazio per lo speculatore furbo. Invece no, con l&#8217;art. 38, per le aree agricole di pregio, come le nostre, il comma 6 non esiste pi&#249;, sono quindi realizzabili solo &#8220;fabbricati a uso abitativo e loro pertinenze, nella misura di un alloggio per impresa agricola per un volume massimo di 400 mc residenziali, purch&#233; siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni: </u>il richiedente deve svolgere l&#8217;attivit&#224; agricola a titolo principale... deve esserci stretta connessione e inderogabile esigenza rispetto ai manufatti produttivi aziendali ...&#8221;. Si arriva a specificare che soggetti che di professione non sono agricoltori, possono s&#236; &#8220;realizzare manufatti di limitate dimensioni&#8221; ma &#8220;per il deposito di attrezzature e materiali per la coltivazione del fondo in forma non imprenditoriale&#8221;.</p>

<p>Insomma, per residenza non legata all&#8217;agricoltura lo spazio &#232; zero, si pu&#242; fare solo il capanno per la tosaerba. E zero &#232; la possibilit&#224; di intervento di soggetti immobiliari. Che di fatto dalle aree agricole se ne stanno alla larga, a Trento, condomini in aree agricole non se ne sono fatti. Finch&#233;...</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/scempio_via_villa_alta.jpg' alt=''></figure>
<p>Il punto &#232; che ogni Comune, nel suo Piano Regolatore Generale (PRG), interpreta ed adegua il PUP come ritiene opportuno. La strada per le immobiliari la prepara la variante 2004 al PRG (sindaco Alberto Pacher): prevede che nelle zone 1 E2 E3, aree agricole, &#8220;gli edifici esistenti possono essere utilizzati per residenza e per funzioni connesse con le attivit&#224; agro-silvo-pastorali&#8221;.</p>

<p>E&#8217; una formulazione ambigua: viene s&#236; introdotta la residenza, ma non si capisce se limitata alla famiglia dell&#8217;agricoltore. In ogni caso la condizione del legame, prima imprescindibile, tra residenza e attivit&#224; agricola viene troncata: si toglie il vincolo &#8220;un alloggio per impresa agricola&#8221; e pure quello, ancor pi&#249; basilare &#8220;il richiedente deve svolgere attivit&#224; agricola a titolo principale&#8221;.</p>

<p>A scardinare le ultime limitazioni ci pensa poi la variante del 2019 (sindaco Andreatta, prono ai grandi costruttori fin da assessore all&#8217;urbanistica, come QT denunciava nell&#8217;ottobre 2006 con l&#8217;inchiesta &#8220;Il marcio nel Comune di Trento&#8221;).</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/scempio_via_villa_alta.jpg' alt=''></figure>
<p>La variante all&#8217;art. 57 bis, oltre ad aumentare le cubature ammesse, introduce esplicitamente l&#8217;utilizzo &#8220;per la residenza&#8221;: sono tre paroline magiche, che segnano il destino delle aree agricole.</p>

<p>C&#8217;&#232; per&#242; nel 57 bis &#8211; effetto forse di un sussulto di coscienza, o forse di una dimenticanza - un comma, il 2, che contiene un vincolo che non viene considerato: &#8220;Lo spostamento di sedime (la porzione di terreno su cui poggia un edificio, ndr) &#232; ammesso <b>nel rispetto delle caratteristiche paesaggistiche ed ambientali</b> della zona&#8221;. Il fatto &#232; che per sfruttare al massimo le aree si spostano i piccoli edifici preesistenti, li si accorpa, e poi si fanno spianate, terrapieni, parcheggi. Il vincolo del rispetto delle &#8220;caratteristiche paesaggistiche ed ambientali&#8221; fa a pugni con lo sfruttamento del terreno.</p>

<p>Non solo: sempre il comma 2 &#232; categorico: lo spostamento di sedime &#232; ammesso solo &#8220;a) al fine del rispetto delle distanze minime di confini e dagli edifici; b) al fine di allontanare l&#8217;edificio da infrastrutture viarie o ferroviarie&#8221;. E queste circostanze non si presentano nei nostri casi.</p>

<p><b>Quando si arriva alla pratica, &#232; ancora peggio</b></p>

<p>Se questa &#232; la normativa, come viene poi applicata? Nella zona di cui stiamo parlando ci sono stati due distinti interventi. Uno, il pi&#249; a sud, a ridosso di via Torricelle, realizzato dal gruppo Paterno. Utilizzando il terreno che si vede in foto, con due edifici nascosti nel verde, si &#232; ribaltato tutto, e con una serie di premialit&#224; volumetriche si &#232; creato una sorta di villaggio turistico (non sgradevole, a dire il vero, se si prescinde dai muraglioni al posto del verde) per un totale di 13 alloggi. Risultato paesaggistico: una serie di casette contornate da muraglioni. Risultato ambientale: agricoltura azzerata, dubitiamo che da qualche parte si possa fare un orto condominiale.</p>

<p>A nord invece c&#8217;&#232; l&#8217;area compresa tra via Villa e via Molini. Essa consta di un&#8217;area edificabile (B2) triangolare e di una agricola di pregio (E1) a valle della casa colonica p. ed. 118. Il progetto dell&#8217;impresa Angelini prende la casa colonica, la sposta al centro dell&#8217;area, utilizza i bonus volumetrici, prevede tutta una serie di volumi extra che non vengono conteggiati, accessi comuni, collegamenti, sala per le riunioni condominiali (ma quando mai?), rimessaggio per le biciclette: ne salta fuori il condominio che si vede a pag. 12, con otto appartamenti ufficiali. Nel triangolo B2, residenziale, altri 11 appartamenti su due edifici contigui alti 13,5 metri (l&#8217;altezza massima in collina sarebbe 9,5 metri). Risultato: l&#8217;area agricola e verde con casa rustica viene azzerata, adesso ci sono due condomini con una ventina di alloggi.</p>

<p><b>Lo scaricabarile sulla Commissione Paesaggio</b></p>

<p>Pertanto, come la mettiamo con l&#8217;art. 53 bis del PRG, quello che prescrive che &#8220;il rispetto delle caratteristiche paesaggistiche ed ambientali&#8221;? </u></p>

<p>Teniamo presente una cosa, nota in tutta la collina e in tutta la citt&#224;. Gli uffici comunali sono attentissimi, draconiani nell&#8217;applicare le norme quando il singolo cittadino avanza una piccola richiesta di cambiamento. Dura lex sed lex. Eppure di casi di interventi minimi, che non alterebbero un bel niente, e invece perentoriamente cassati per supposti motivi paesaggistici, ce ne sono stati segnalati molti. Tutto questo cambia, e radicalmente, quando a muoversi &#232; la grande impresa.</p>

<p>Per capire, sul tema abbiamo avuto un incontro con il sindaco Franco Ianeselli, l&#8217;assessora all&#8217;urbanistica Monica Baggia, la dirigente del servizio edilizia arch. Elisabetta Miorelli.</p>

<p><b>E&#8217; l&#8217;articolo 57 bis del PRG, comma 2 che bisognava applicare, &#8220;lo spostamento di sedime &#232; ammesso nel rispetto delle caratteristiche paesaggistiche ed ambientali&#8221;.</b></p>

<p><b>Miorelli </b>&#8211; S&#236; &#232; cos&#236;, ma &#232; rimasto un pezzettino di sedime comune ad entrambi gli edifici, il vecchio e il nuovo, in modo che ci sia un sormonto, e quindi non sia considerato un effettivo spostamento di sedime. E&#8217; un artificio spesso utilizzato dai progettisti...</p>

<p><b>Non &#232; questo il punto; la norma &#232; chiara nel prescrivere il rispetto delle caratteristiche paesaggistiche ed ambientali.</b></p>

<p><b>Miorelli </b>&#8211; E&#8217; la Commissione edilizia o quella paesaggistica a dire se c&#8217;&#232; stato o meno questo rispetto &#8230;.</p>

<p><b>E&#8217; ancora pi&#249; grave, se sono le stesse Commissioni a negare questi stravolgimenti.</b></p>

<p><b>Miorelli</b> &#8211; Io su questo non ho possibilit&#224; di intervenire. </u></p>

<p>A questo punto la discussione si anima. Noi tiriamo fuori le immagini (riportate in queste pagine) dell&#8217;area verde-agricola prima dell&#8217;intervento e dopo, e chiediamo come si faccia a dire che paesaggio ed ambiente siano stati rispettati.</p>

<p><b>Ianeselli </b>- Se la Commissione, che &#232; collegiale - ed &#232; collegiale, cio&#232; una pluralit&#224; di soggetti, proprio per evitare interferenze &#8211;si &#232; espressa, basta. </u>Se QT non &#232; d&#8217;accordo con i membri della Commissione, li intervisti. Anch&#8217;io sono molto perplesso rispetto alla valutazione che hanno fatto, per&#242; &#232; andata cos&#236;. Loro forse il margine ce l&#8217;avevano per dire che era uno schifo. Per&#242;, una volta che hanno approvato...</p>

<p><b>Baggia </b>&#8211; Proprio </u>qui stiamo cercando di modificare le cose, ossia dare alla Commissione gli strumenti per potere intervenire, stiamo scrivendo la Carta del Paesaggio...</p>

<p><b>Altre carte? Quelle attuali sono chiarissime. Gli unici strumenti di cui sembra abbisogni la Commissione sono gli occhiali, basta la vista e il buon senso, basta guardare per vedere che l&#236; di agricoltura non c&#8217;&#232; pi&#249; nulla, non si pu&#242; violentare la logica.</b></p>

<p><b>Ianeselli</b> - Chi &#232; il soggetto che esprime il buon senso? Tu, io? No, &#232; la Commissione, sulla base delle norme.</p>

<p>La discussione non fa molti passi avanti. Accogliamo per&#242; la sollecitazione del sindaco, di sentire la Commissione Paesaggistica.</p>

<p>Premettiamo che nella commissione, presumibilmente come presidente c&#8217;&#232; la dirigente Miorelli, e partecipa pure l&#8217;assessora Baggia: sono state messe in minoranza dagli altri membri? Questi sono sei. Tra essi abbiamo cercato uno che ha una notevole esperienza nel campo paesaggistico, </u>l&#8217;architetto Loredana Ponticelli, titolare con il marito Claudio Micheletti dello Studio A&#178; di progettazione e ricerca architettonica e paesaggistica. Ponticelli ha uno sterminato curriculum, di progettazioni, partecipazioni a giurie, pubblicazioni: come &#232; andata la discussione? In base a quali ragionamenti &#232; stato dichiarato rispettoso del paesaggio il progetto di cui stiamo parlando? Quale &#232; stata la sua posizione?</p>

<p>Questo vorremmo sapere. Ad oggi non ci ha risposto. Se lo far&#224;, ne daremo conto sul prossimo numero.</p>

<p><b>Stradine congestionate e norme aggirate </b></p>

<p>C&#8217;&#232; poi altro che non torna. Innanzitutto gli accessi. In collina le stradine sono inadeguate, il territorio non si presta a nuove strade ed anche per questo negli scorsi anni si &#232; deciso che le nuove costruzioni andranno dislocate nel fondovalle o, in subordine, potranno essere realizzate solo in presenza di una viabilit&#224; minimamente adeguata. Anche per evitare casi drammatici dei mezzi di soccorso &#8211; ambulanze, vigili del fuoco &#8211; che non possono arrivare sul posto causa ostruzione delle stradine, si &#232; predisposta per le nuove costruzioni una normativa abbastanza stringente. In buona sostanza, la norma del PRG prevede per nuovi interventi residenziali una sezione stradale di almeno 4,5 metri. Orbene, il nuovo insediamento in via Torricelle &#232; servito da una strada adeguata, ma quello in via dei Molini, proprio no. C&#8217;&#232; solo un accesso a monte, difficoltoso e largo 3 metri. Come la mettiamo?</p>

<p>&#8220;Purtroppo i limiti derivanti dalla larghezza della strada di accesso riguardano solo le aree residenziali &#8211; ci risponde l&#8217;arch. Miorelli &#8211; ma questa &#232; un&#8217;area agricola...&#8221;</p>

<p>Non sappiamo cosa pensi il lettore, ma noi, sinceramente ci sentiamo presi in giro: giocando con le norme si trasforma un&#8217;area agricola in residenziale; che per&#242;, quando si tratta di soddisfarne le relative regole, torna ad essere considerata agricola.</p>

<p><b>Superamento delle altezze massime: </b></p>

<p><b>al Comune non interessa</b></p>

<p>Poi ci sono le altezze degli edifici. Come abbiamo visto, l&#8217;impresa Angelini non costruisce solo nell&#8217;area agricola, ma anche nella contigua porzione residenziale. Che &#232; piccola, e allora sviluppa i metri cubi in altezza. Passa quindi da un massimo di 9,5 metri a 13,5. Almeno un piano in pi&#249;. Gli uffici approvano. Quando uno dei vicini ricorre al TAR, il Comune argomenta che le &#8220;premialit&#224; volumetriche risultano &#8216;trasparenti&#8217; ai fini degli indici e dei parametri urbanistici&#8221;.</p>

<p>Forse &#232; una sciocchezza, vorrebbe dire che i bonus volumetrici possono essere messi ovunque. Comunque, che sia una posizione insostenibile lo sa anche la stessa Angelini: che evita il giudizio del TAR pagando al ricorrente Marino Nicolini una somma consistente, in pi&#249; gli cede un terreno agricolo in altra zona e soprattutto rinuncia a realizzare l&#8217;ultimo piano, quello &#8220;trasparente&#8221;, dell&#8217;edificio.</p>

<p>Il manufatto per&#242; &#232; diviso in due settori: a venir ridimensionato &#232; quello a nord, prospiciente l&#8217;abitazione di Nicolini; quello a sud rimane in tutta la sua altezza. Ora, Nicolini ha legittimamente difeso i suoi interessi; invece quelli del paesaggio, della cittadinanza, dovrebbe difenderli il Comune. Ma da che parte sta?</p>

<p>La dirigente Miorelli ci ha risposto dicendo che agli uffici comunali non interessano le trattative tra privati; e che in ogni modo Angelini non ha rinunciato ai metri cubi del bonus volumetrico, ma li ha realizzati in un&#8217;altra posizione. <br /> Questa la riteniamo una pezza peggio del buco. Doveva essere il Comune a far spostare il volume piazzato oltre i limiti di altezza, non il privato. E&#8217; chiaro che il piano super attico che domina la vallata, ha un valore particolarmente elevato. Tutti i costruttori, se lo potranno fare, costruiranno edifici sempre pi&#249; alti, in una corsa demenziale.</p>

<p><b>Le &#8220;insinuazioni&#8221;</b></p>

<p>C&#8217;&#232; ancora di peggio? C&#8217;&#232;. Queste autorizzazioni sono state rilasciate con la formula del &#8220;silenzio-assenso&#8221;. Il che vuol dire che l&#8217;impresa &#232; partita con l&#8217;opera prima che fosse esaminata, evidentemente confidando che l&#8217;autorizzazione sarebbe arrivata. Ebbene, si tratta di investimenti per decine di milioni, in un&#8217;operazione sul filo del rasoio, con le autorizzazioni per niente scontate, che anzi, ai comuni cittadini sarebbero verosimilmente negate. Come hanno fatto Angelini e Paterno ad essere cos&#236; sicuri, a impegnare capitali in un&#8217;opera sub judice? Avevano rassicurazioni, garanzie in alto loco?</p>

<p>&#8220;Queste sono insinuazioni&#8221; ci risponde Miorelli. Pu&#242; essere. Noi preferiamo chiamarle logiche considerazioni.</p>

<p>Dobbiamo comunque dire che l&#8217;amministrazione Ianeselli non sta ferma. Anche in considerazione che quanto accaduto fa a pugni con il leit motiv della sostenibilit&#224; con cui il sindaco intende caratterizzarsi, l&#8217;assessora Baggia ha iniziato a prendere delle contromisure. Sono dei documenti </u>intitolati </u>&#8220;Obiettivi della variante strategica&#8221;, e dei provvedimenti che la stessa Baggia ha elencato nel nostro incontro. Sono la fine dei bonus volumetrici (ma non dipendono dal Comune); basta con l&#8217;esclusione di improbabili vani accessori dal conteggio dei volumi; passaggio obbligatorio in Commissione edilizia e paesaggistica anche degli interventi superiori ai 150 mq e non solo di quelli superiori a 400 mq (ma abbiamo visto come funzionano queste commissioni); approvazione della Carta del Paesaggio &#8220;che pur non essendo cogente d&#224; delle indicazioni, sempre nell&#8217;ottica di aiutare le Commissioni, che devono poter ancorare le valutazioni a dei criteri&#8221;... ecc</p>

<p>A noi non sembra un&#8217;operazione che abbia la dovuta concretezza, anzi. Per esempio, sulla larghezza delle strade, per evitare i casi che abbiamo visto, le limitazioni che ora invece riguardano solo le aree residenziali vengono estese anche alle aree agricole. Ma allora cosa ne consegue? Che ancora si vuole costruire residenza nelle aree agricole.</p>

<p>E infatti, dopo tutta una serie di chiacchiere su &#8220;limitare il consumo di suolo... l&#8217;impermeabilizzazione... al fine di tutelare le generazioni future&#8221; ecc, si aprono nuove porte: &#8220;La strategia prefigurata per la determinazione di nuove possibili zone edificabili su suolo agricolo... prevede in prima battuta la stima del fabbisogno abitativo... solo dopo aver valutatole possibilit&#224; di riutilizzo di aree urbanizzate... si potr&#224; intervenire su aree agricole...&#8221; .</p>

<p>Ecco, appunto. A posto sono &#8220;le generazioni future&#8221;.</p>

<p>Vogliamo essere propositivi con Ianeselli. Invece di proporre nuovi testi, Carta del Paesaggio e ulteriori montagne di chiacchiere, norme che chiudono una finestra e spalancano una porta, l&#8217;unica soluzione onesta e certa, sarebbe tornare al testo del PUP sulle aree agricole. Nella sua versione precedente, non nell&#8217;ultima, in cui la Giunta Fugatti, con il pretesto di fare spazio a nuovi alberghi a 5 Stelle (ma quali? Ma dove?) ha previsto costruzioni in aree agricole per &#8220;edificazioni turistiche di qualit&#224;&#8221;.</p>

<p>Insomma, se la giunta Ianeselli vuole cambiare registro, torni al PUP non emendato da Fugatti. Alla residenza in area agricola solo per la famiglia dell&#8217;agricoltore. E con il richiedente l&#8217;autorizzazione che &#8220;deve svolgere l&#8217;attivit&#224; agricola a titolo principale&#8221;. E il residente che non &#232; agricoltore pu&#242; costruirsi al massimo il riparo per il decespugliatore, la carriola e il tosaerba.</p>

<p>Si avr&#224; il coraggio di tornare a questa norma?</p>

<p>* * *</p>

<p><b>L&#8217;inchiesta proseguir&#224;. Se volete aiutarci, facendoci avere, in assoluta sicurezza, adeguata documentazione, potete utilizzare QT-Leaks, come illustriamo a pagina 47</b></p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Il malaffare a Riva. A Trento invece...</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17234/il_malaffare_a_riva_a_trento_invece</link><pubDate>Sat, 07 Dec 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>All&#8217;interno diamo conto per sommi capi dei contorni della vicenda che ha portato all&#8217;arresto della sindaca di Riva, al boss internazionale Benko e ai suoi plenipotenziari in regione Hager e Signoretti. Oltre a tanti altri soggetti, tra cui il senatore Vittorio Fravezzi gi&#224; sindaco di Dro e, solo indagato, il sindaco di Arco Alessandro Betta. Da anni seguiamo le vicende edilizio-urbanistiche dell&#8217;Alto Garda: e sempre, durante incontri, dibattiti, interviste, come pure compulsando documenti, abbiamo riscontrato la fragilit&#224;, quando non la connivenza, di diverse amministrazioni di fronte alle spinte speculative che premevano su una piccola realt&#224; che viveva un forte boom turistico e non poteva quindi non risvegliare appetiti, evidentemente voraci.</p>

<p>Gli anticorpi c&#8217;erano. I movimenti ambientalisti anzitutto, motivati ed agguerriti nel difendere il bene primario della comunit&#224;: la bellezza del territorio, l&#8217;incanto dell&#8217;ambiente. E poi una parte della politica: non dimentichiamo che le mire del trio Benko-Hager Signoretti erano state stoppate dal sindaco Pd Adalberto Mosaner, che aveva poi dovuto resistere alla rappresaglia legale degli speculatori, tanto pretestuosa quanto incalzante e dura (i grandi affaristi hanno sempre stuoli di avvocati a disposizione); ma abbiamo lavorato con profitto assieme a giovani militanti e amministratori del Pd, brillanti ed appassionati. Per converso era evidentissimo lo schierarsi dall&#8217;altra parte della barricata di altri amministratori politicamente bipartisan, il sindaco di Arco e una serie di sindaci di Nago-Torbole del Pd, e a Riva la leghista Santi.</p>

<p>Tutto questo poteva sembrare una (quasi) normale dialettica politico-sociale, tra chi intendeva massimizzare nell&#8217;immediato le opportunit&#224; offerte dal turismo, e chi invece voleva preservare il tesoretto rappresentato dall&#8217;ambiente, per i cittadini innanzitutto, ma anche per il turismo di lungo periodo.</p>

<p>Forse non era normale dialettica politica. Di sicuro ha cambiato di segno, quando a mettere milioni sul piatto non sono stati imprenditori locali, ma un affarista internazionale. La prima regola della speculazione edilizia &#232; farla a casa propria: i grandi profitti che ne derivano, vera manna che piove dal cielo a detrimento del territorio, non hanno senso alcuno se a beneficiarne sono estranei. E allora anche le indispensabili coperture politiche (l&#8217;amministratore che rende urbanizzabile il tuo terreno) diventano pi&#249; scoperte, sfrontate, poco difendibili.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2024/12/fotona_yemen_wadi_dhar_il_palazzo_di_pietra.jpg' alt=''></figure>
<p>Ren&#233; Benko &#232; sempre passato sopra a tutto questo, grazie all&#8217;ingente massa di capitali che aveva alle spalle, e che, usati con spregiudicatezza, cambiavano le regole del gioco. Cos&#236; ha investito in Austria, Germania, a Bolzano, Verona, Rovereto e infine Riva. Ma i metodi troppo spregiudicati gli si stanno ritorcendo contro e sta vivendo acute difficolt&#224; finanziarie.</p>

<p>A Riva poi &#232; apparsa lampante l&#8217;indifferenza sua e dei suoi plenipotenziari verso le conseguenze delle sue prepotenze urbanistiche ed affaristiche: la vicenda della gestione fallimentare dell&#8217;Hotel Lido, l&#8217;unico 5 stelle della provincia &#8211; vedi &#8220;Riva: ci facciamo portar via il Lido&#8221; su QT del giugno di quest&#8217;anno - ha fatto imbestialire gli altri operatori turistici, che ricevevano lustro dalla contiguit&#224; a un grande albergo. Insomma, l&#8217;estraneit&#224; e la prepotenza hanno fatto crescere gli anticorpi. La magistratura ha fatto il suo percorso in maniera autonoma, ma probabilmente &#232; stata agevolata &#8211; come noi peraltro nelle nostre inchieste &#8211; da un contesto sociale ormai sfavorevole a queste deleterie intromissioni. Quando &#232; troppo, &#232; troppo.</p>

<p>Un altro discorso va fatto per l&#8217;urbanistica nel capoluogo, di cui parliamo nella coverstory di questo numero. Qui non ci sonoprovvedimenti giudiziari, n&#233; ad oggi si intravvedono responsabilit&#224; penali. Ma responsabilit&#224; politiche grandissime s&#236;, come pure una gestione discutibile degli uffici tecnici. Non si pu&#242;, di fronte ai cittadini, predicare una cosa &#8211; il risparmio del suolo, la difesa dei terreni agricoli &#8211; e poi fare l&#8217;esatto contrario, ossia gli interessi delle grandi imprese che proprio sui terreni agricoli fanno i grandi affari. Nella nostra inchiesta rendiamo conto di come le normative siano state scientemente modificate prima e malamente applicate poi, per permettere tutto questo, che viene dipinto come un caso (&#8220;Non siamo riusciti a fermarli&#8221;) mentre invece &#232; frutto di scelte precise. Scelte che ora si dice si vogliono modificare, ma invece &#8211; guardando nei documenti e leggendo dentro le dichiarazioni - non sembra, purtroppo.</p>

<p>Perch&#232;, se il fare &#232; l&#8217;opposto del dire, &#232; tutta l&#8217;urbanistica, la politica del territorio, anzi la politica tout court, che fa venire da ridere.</p>

<p></u></p>

<p><b>Ettore Paris</b></p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/559/qt_n_12_dicembre_2024">QT n. 12, dicembre 2024</category></item><item><title>Hanno detto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17233/hanno_detto</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><p><b>Sogno o son desto?</b></p>

<p>Carissime concittadine, carissimi concittadini, sono stati giorni difficili, mi pare tutto assurdo e surreale, eppure da questo incubo non mi sono risvegliato e quindi vuol dire che &#232; la realt&#224;. (&#8230;) Ora che mi ritrovo, quarantasettenne, alla fine di questa esperienza cos&#236; intensa, allo stesso tempo difficile e talvolta sconfortante, ma anche affascinante e gratificante, non vi nascondo che il pensiero di ricandidarmi mi era balenato in testa, anche perch&#233; sono diverse le persone che me lo hanno chiesto. Vedere che la tua Comunit&#224; apprezza quello che hai fatto e che ti chiede di rimanere a guidare ancora la Citt&#224;, &#232; qualcosa che ti colpisce nel profondo.</p>

<p>Alessandro Betta, 7 dicembre</p>

<p><b>Lo decideranno i partiti</b></p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/cime_1.jpg' alt=''></figure>
<p>&#8220;Rigore nell&#39;adempiere al mandato che i cittadini ci hanno conferito e coraggio nell&#39;assumere pienamente la responsabilit&#224; di fare politica&#8221;. Questo serve, per amministrare la cosa pubblica. A ricordarlo, nei giorni in cui i partiti trentini sono terremotati dall&#39;inchiesta Romeo su affari e politica, &#232; stato Maurizio Fugatti nell&#39;aula consigliare. Tolti per&#242; poi i panni del governatore e messi quelli del leghista, Fugatti si sdoppia e difende la sindaca Cristina Santi: &#8220;Non chiedo la sua sospensione, noi siamo garantisti&#8221; e persino la sua candidatura: &#8220;Chi dice che ora sia meno vincente di prima? (&#8230;) Nella valutazione che verr&#224; fatta dai partiti, sulla candidatura per le elezioni comunali, sar&#224; certo valutato anche il percorso di indagine. Comunque Santi non &#232; che non pu&#242; candidarsi adesso, eh&#8221;. Nulla glielo vieta, certo non una legge. C&#39;&#232; un tema di opportunit&#224; e un tema di appeal rispetto agli elettori. Perch&#233; si potrebbe immaginare che la sindaca di Riva del Garda potrebbe avere qualche problema di seguito elettorale, almeno finch&#233; non si chiude l&#39;inchiesta. Ma su questo Fugatti taglia corto: &#8220;&#200; tutto da vedere che sia un cavallo meno vincente. Lo decideranno i partiti&#8221;</p>

<p>L&#39;Adige, 11 dicembre.</p>

<p><b>Da un caso all&#39;altro</b></p>

<p>L&#39;indagine che ha portato alla chiusura di tre strutture al Passo del Tonale (i cui gestori sono in odore di &#39;ndrangheta, n.d.r) &#232; certamente un fatto grave che seguiamo con attenzione. Va per&#242; sottolineato che si tratta di un caso isolato che non rispecchia la realt&#224; del turismo trentino. Il nostro sistema turistico si basa su migliaia di imprenditori onesti che ogni giorno lavorano con professionalit&#224; e trasparenza per garantire l&#39;eccellenza dell&#39;ospitalit&#224; trentina. (&#8230;) Certo, la cosa &#232; inquietante, ma &#232; la dimostrazione anche che ci sono gli anticorpi contro queste infiltrazioni mafiose</p>

<p>Roberto Failoni, 14 dicembre</p>

<p><b>P.S.</b> In effetti gli anticorpi ci sono: ma a Catania, dalla cui prefettura &#232; arrivata l&#39;interdittiva antimafia che ha portato alla chiusura degli alberghi del Tonale.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/cime_2.jpg' alt=''></figure>
<p><b>Eccellenze trentine</b></p>

<p>Una nuova tegola sulle &#8220;eccellenze&#8221; alimentari del Trentino. A pochi giorni dal ritiro di numerosi lotti di formaggi a latte crudo del Caseificio Sociale di Predazzo e Moena, lo scorso 5 dicembre il Ministero della Salute ha vietato e tolto dal mercato un lotto da circa 90 quintali di pacchi da un chilo di farina gialla di Storo. Con la richiesta di riportarlo al punto vendita per restituirlo al produttore &#8220;per rischio chimico&#8221;. Anche se, in gran parte, il prodotto &#232; stato venduto e probabilmente consumato.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/cime_3.jpg' alt=''></figure>
<p>Immediata la replica del produttore, con il presidente di Agri90, Vigilio Giovanelli: &#8220;Il lotto in questione - ha detto - &#232; gi&#224; stato esaurito e consumato prima dell&#39;avviso di richiamo. Peraltro abbiamo fatto ricorso, perch&#233; le analisi effettuate da noi sul prodotto risultano perfettamente in regola&#8221;.</p>

<p>L&#8217;Adige, 7 dicembre</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Il terremoto siriano e le nuove prospettive del Medio Oriente</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17232/il_terremoto_siriano_e_le_nuove_prospettive_del_medio_oriente</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Risiko</div><div>Le complesse conseguenze geopolitiche della caduta di Assad</div><div>di Carlo Saccone</div><div><p>La caduta inaspettata di Bashar Assad nel dicembre 2024 ha sorpreso molti osservatori e forse gli stessi stati che hanno promosso questo terremoto geopolitico, in primis Turchia e Israele. Israele da anni martellava la Siria con la sua aviazione, nella quasi totale oscurit&#224; garantitagli da gran parte dei media mainstream occidentali in sintonia strategica con Tel Aviv e ilCENTCOM (il Central Command dell&#8217;esercito americano che presidia il Medio Oriente). L&#8217;obiettivo erano soprattutto le vie di rifornimento di Hezbollah che per raggiungere il Libano transitavano dal paese con i loro carichi di armi provenienti da Irak o Iran, protetti dalle milizie sciite del c.d. &#8220;Asse della Resistenza&#8221;: Iran, Irak, Siria e Libano.</p>

<p>Lo spazio aereo siriano, come quello libanese, era stato per anni aperto ai cacciabombardieri di Tel Aviv, poco o nulla ostacolati dalle misere difese antiaeree siriane. Ma attenzione alla sequenza degli eventi:<b> 1.</b> il 4 dicembre entra in vigore l&#8217;accordo di cessate il fuoco tra Hezbollah, stremato da un anno di guerra e l&#8217;esercito israeliano, pare con l&#8217;approvazione se non la promozione del governo iraniano del presidente moderato Pezeshkian <b>2.</b> Il giorno dopo le truppe ribelli del movimento Tahrir al-Sham, partendo dalla loro roccaforte di Idlib (nella Siria nord-occidentale), iniziano una travolgente offensiva che le porteranno nel giro di una settimana a conquistare le principali citt&#224; siriane, Aleppo, Hama, Homs e infine Damasco. Il tutto &#232; in qualche modo agevolato da una serie di comportamenti omissivi piuttosto sorprendenti. In primis il rifiuto dell&#8217;esercito di Assad di combattere e respingere gli insorti, pur trattandosi di truppe regolari allenate da almeno una decina di anni di duri combattimenti; poi il rifiuto dell&#8217;Iran di intervenire in Siria, pur trattandosi di un paese che per Teheran riveste importanza strategica e geopolitica; ancora, il rifiuto di intervenire delle milizie irakene, in parte presenti in Siria, ma che decidono di ritirarsi. Ma soprattutto, dopo un iniziale appoggio dell&#8217;aviazione russa, si assiste a un rapido dietrofront di Mosca, probabilmente determinato dalla visione dell&#8217;esercito siriano che aveva in sostanza lasciato correre i ribelli verso la vittoria. Di fronte a questi </u>comportamenti omissivi delle forze di Assad e dei suoi alleati, sta invece l&#8217;attivismo dietro le quinte della Turchia, che da anni armava e proteggeva le milizie d&#8217;opposizione a Assad, sostenendole con armamenti moderni (droni, missili ecc.), e rappresentandole a livello diplomatico nelle estenuanti trattative con la Russia e la stessa Siria per arrivare a un qualche provvisorio compromesso (con tregue a volte raggiunte, per poi essere sempre superate dagli eventi). La stessa Turchia peraltro &#232; fortemente indiziata di avere corrotto i generali di Assad a suon di mazzette, convincendoli a non opporsi all&#8217;avanzata dei ribelli. Quanto a Israele, ha sostenuto con le sua aviazione la rapidissima avanzata di Tahrir al-Sham, prestando altres&#236; assistenza medica ai suoi militanti feriti; e poi, a vittoria conseguita, si &#232; dedicato alla sistematica distruzione con bombardamenti massicci di tutti i depositi d&#8217;armi dello sconfitto esercito di Assad, oltre ad occupare una ulteriore porzione del paese siriano sul Golan. Tutto questo avveniva nel silenzio alquanto imbarazzato del capo di Tahrir al-Sham, il carismatico Al-Julani.</p>
<figure class=' s-24 m-24 l-500px x-500px l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/risiko.jpg' alt=''></figure>
<p>Tirando le somme, &#232; difficile sfuggire all&#39;impressione che l&#8217;abbattimento del regime di Assad sia stato il frutto di una azione coordinata non solo tra Israele e Turchia col benestare degli USA, ma anche di un sostanziale nihil obstat dell&#8217;Iran e delle milizie irakene (le pi&#249; vicine alla Siria che sarebbero state in grado di intervenire).</p>

<p>La Russia invece &#232; il paese colto pi&#249; di sorpresa: la sua reazione a fianco di Assad, storico alleato di Putin, era stata immediata e efficace, ma poi la fuga delle truppe regolari di fronte ai ribelli ha messo Putin nella necessit&#224; di ridurre i danni: di qui l&#8217;abbandono del paese da parte delle residue truppe russe e, al momento in cui scrivo, anche il probabile smantellamento della base navale russa di Tartus e di quella aerea di Hmeimim. </u></p>

<p><b>Vincenti e perdenti </u></b></p>

<p>In questa vicenda, che ha chiari vincitori, Israele Turchia, e un chiaro sconfitto, la Russia, resta solo un enigma: la strana condotta dell&#8217;Iran, che &#232; l&#8217;altro grande perdente. Per comprendere la portata geopolitica del terremoto della caduta di Assad, a capo di una minoranza sciita (alawita) che aveva in mano le redini della Siria da oltre 50 anni, occorre ricordare qual era il senso della strategia iraniana in Medio Oriente portata avanti da decenni. Attraverso la costruzione di una alleanza con l&#8217;Irak sciita, la Siria di Assad e il Libano degli sciiti di Hezbollah - </u>a cui bisogna aggiungere gli sciiti dello Yemen e il movimento Jihad (sciita) e Hamas (sunnita) a Gaza - l&#8217;Iran si era proposto due obiettivi: </u><b>1)</b> costruire una linea avanzata di paesi e movimenti alleati, che avrebbero costituito la prima difesa nel caso di una guerra totale con Israele; <b>2)</b> costruire un sistema di trasporti stradali/ferroviari/aerei e di oleodotti e gasdotti </u>che portassero </u>il petrolio e il gas dall&#8217;Iran fin sulle sponde del Mediterraneo, passando per Irak, Siria e Libano, nel contempo creando cos&#236; una propria area di predominio commerciale in Medio Oriente. A questo disegno i concorrenti dell&#8217;Iran, Israele e Turchia in primis, si erano opposti con ogni mezzo, in particolare alimentando discretamente la creazione del caos e della guerriglia permanente nell&#8217;area, che trov&#242; il suo culmine nella creazione del famoso Stato Islamico dell&#8217;ISIS negli anni 2013-14 tra Irak e Siria. Quello stesso ISIS che fu in competizione con al-Qaida dal quale deriver&#224; per scissione il movimento siriano al-Nusra e infine </u>il movimento Tahrir al-Sham di al-Julani. L&#8217;ISIS, come sappiamo, fu sconfitto sul campo da un&#39;inedita coalizione tra i Pasdaran iraniani comandati dal generale Soleymani, i kurdi e la USAF (United State Air Force). In altre parole, </u>gli americani ci misero le bombe della loro potente aviazione militare e gli iraniani e i kurdi ci misero gli scarponi dei loro soldati. Ma l&#8217;ISIS non scomparve del tutto: tuttora nel deserto siriano vi sono piccole porzioni di territorio da loro controllato e, soprattutto, i suoi confratelli siriani di al-Nusra e di Tahrir al-Sham hanno costituito negli ultimi anni una spina nel fianco nord-occidentale del paese che infine a dicembre, grazie ai potenti tutori summenzionati, ha conquistato l&#8217;intero paese.</p>

<p>Molti oggi si interrogano: il nuovo potere di questi ex terroristi di al-Julani, i gendarmi della nuova Siria, che al momento si mostrano moderati come lo furono all&#8217;inizio i Talebani in Afghanistan, a cosa ridurranno la Siria una volta consolidatisi al potere? Non &#232; che faranno rimpiangere il laico Assad, che certamente aveva fatto strage dei suoi oppositori, ma almeno lasciava vestire le donne come volevano e promuoveva la pace tra le varie confessioni presenti nel Paese?</p>

<p><b>Il dilemma del governo iraniano</b></p>

<p>Ma a noi interessa comprendere meglio la posizione dell&#8217;Iran, il suo atteggiamento rinunciatario durante la rapida vittoria di Tahrir a-Sham e del suo capo al-Julani. Anzitutto, &#232; chiaro che l&#8217;Iran deve fronteggiare una sconfitta strategica: i due obiettivi geopolitici - mantenimento di una linea avanzata di paesi alleati per contenere le minacce israeliane e creazione di una vasta area di influenza commerciale fino al Mediterraneo - sono al momento rimandati sine die: Hezbollah &#232; isolato, Assad &#232; in esilio a Mosca, gli Huthi dello Yemen devono ora vedersela con l&#8217;offensiva aerea di Israele. Al pi&#249; l&#8217;influenza dell&#8217;Iran oggi si estende sino al suo vicino Irak, dove permangono potenti basi militari americane in forzata coabitazione con le milizie irakene filo-iraniane (ma niente di nuovo, questa situazione dura in Irak dalla caduta di Saddam Hosseyn). L&#8217;Iran di oggi &#232; alle prese non solo con le minacce di Natanyahu, ma anche con uno scontento interno crescente che ha radici lontane, motivato anche dalla crescente disapprovazione popolare per le ingenti risorse che Teheran dirottava all&#8217;estero per sostenere i suoi alleati. Tempo fa, anche ai livelli pi&#249; alti della classe dirigente iraniana, erano emerse divergenze e si faceva strada l&#8217;idea di un disimpegno graduale per poter usare le risorse cos&#236; risparmiate destinandole alle esigenze di un paese che soffre da decenni sanzioni e boicottaggi di USA e UE. Peraltro, sperare di esportare in Europa il petrolio o il gas iraniano appare a molti una illusione, e del resto ormai l&#8217;economia iraniana attraverso i BRICS si va integrando con l&#8217;Asia pi&#249; ricca e in espansione (Cina, India e i paesi dell&#8217;ASEAN del sud-est asiatico). Continuare a sostenere i paesi dell&#8217;Asse della Resistenza, si &#232; rivelato per l&#8217;Iran oltre che dispendioso anche pericoloso: gli attacchi dell&#8217;aviazione israeliana in risposta ai due attacchi missilistici dell&#8217;Iran di aprile e ottobre hanno messo in luce la vulnerabilit&#224; del paese. Non a caso l&#8217;attuale presidente Pezeshkian ha proposto di riprendere i negoziati con l&#8217;Occidente a guida USA, nel tentativo di allentare la pressione internazionale e le tensioni foriere di esiti nefasti.</p>

<p>Ci pare plausibile concludere che l&#8217;Iran abbia visto nella vittoria di Tahrir al-Sham in Siria, l&#8217;occasione per cominciare a sganciarsi da una politica estera ormai insostenibile sia dal punto di vista economico-finanziario che della sicurezza del Paese. L&#8217;Iran, o almeno una parte della sua dirigenza che fa capo al presidente Pezeshkian e all&#8217;ex-ministro degli esteri Zarif, sta capendo che la sua sicurezza dovrebbe poggiare su altri presupposti: allentare le tensioni coi paesi vicini (paesi del Golfo e Israele in primis), riprendere i negoziati sul nucleare, attuare una politica interna meno repressiva a partire dal codice di abbigliamento delle donne, nella speranza </u>di far uscire il paese dalle strettoie economiche e geopolitiche e di riconciliare il regime con l&#8217;opinione pubblica. Tuttavia permane un dubbio: la politica estera di Trump. Il quale ha fatto sapere che dal 20 gennaio si impegner&#224; per la pace in Ucraina, ma riguardo il Medio Oriente ha in sostanza dato carta bianca all&#8217;alleato Netanyahu, che non perde occasione per ribadire che, dopo Hezbollah, Hamas, la Siria e magari lo Yemen, toccher&#224; all&#8217;Iran assaporare la sua vendetta&#8230; E qui emerge l&#8217;altra opzione, quella del partito fondamentalista (ampiamente diffuso tra il clero, i Pasdaran, le potenti Fondazioni) </u>che non </u>ha mai creduto alla buona fede dell&#8217;Occidente e d&#224; per scontato che l&#8217;Iran sar&#224; il bersaglio di un attacco massiccio combinato di forze aeree israeliane e americane, un attacco che mira al crollo del regime sull&#8217;onda di una sconfitta militare. Questo partito pessimista ha avvertito pi&#249; volte che l&#8217;Iran potrebbe anche abbandonare la politica di volontaria rinuncia alla costruzione dell&#8217;arma nucleare seguita finora, se le minacce di Usa e Israele continuassero. Un avvertimento a Netanyahu e a Trump che, in realt&#224;, &#232; molto ambiguo, perch&#233; dice e non dice. Spieghiamoci meglio. Da almeno un paio di anni si d&#224; per scontato che l&#8217;Iran &#232; tecnicamente a poche settimane dalla soglia che gli consente di costruire l&#8217;arma nucleare e, tra gli osservatori, non si esclude che esso gi&#224; possegga un limitato numero di ordigni magari non sofisticati, tenuti di riserva come estremo strumento di dissuasione e difesa in caso di attacco. Ovviamente, come fa da sempre Israele, l&#8217;Iran non ammetter&#224; mai di essere diventato una potenza nucleare. Ecco allora che l&#8217;avvertimento assumerebbe il significato di un messaggio in codice, che in sintesi dice: sapete che l&#8217;arma atomica la possediamo anche noi, non costringeteci a usarla. Significativo in questo contesto un altro strano avvertimento che i generali iraniani hanno di recente ripetuto: Israele &#232; un paese molto piccolo. Traduzione: anche una piccola bomba nucleare rudimentale potrebbe rendere il suo territorio inabitabile per decenni. &#200; solo un bluff? Non lo sappiamo, ma l&#8217;esempio della Nord Corea, che aveva tenuto testa alle minacce di Trump (durante la sua prima presidenza) perch&#233; tutti sapevano che &#232; una potenza nucleare, deve aver fatto riflettere in questi anni la dirigenza iraniana. E forse Trump e Netanyahu farebbero bene a ponderare attentamente le prossime azioni in Medio Oriente, dopotutto l&#8217;Iran non &#232; Hamas.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Le persone,  prima di tutto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17231/le_persone_prima_di_tutto</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>Finalmente presentato, dopo 7 anni di indagini, il rapporto finale dell&#39;inchiesta sul tragico rogo della Grenfell Tower di Londra. Da &#8220;Una Citt&#224;&#8221;, mensile di Forl&#236;</div><div><p>Qualche anno fa ho intervistato un uomo che &#232; arrivato al nostro appuntamento in elicottero. &#200; atterrato dietro un piccolo complesso residenziale di sua propriet&#224; e ha passato la maggior parte del tempo a descrivere come avrebbe voluto relegare i residenti delle case popolari di fronte a lui in un gulag di una galassia lontana. Ha poi spiegato come avrebbe eluso gli obblighi di edilizia popolare a cui &#232; tenuto ad attenersi in cambio del permesso di costruire. La sua soluzione era di costruire un paio di bungalow per anziani sul retro del complesso, lontani dalla vista dei pregiati portoni d&#8217;ingresso.</p>

<p>In un&#8217;altra occasione, una donna molto attiva, impegnata in azioni ecologiche in tutto il paese, anche lei proveniente dalla classe media e benestante, mi aveva chiesto se potevo consigliarle in che modo parlare a persone di estrazione operaia. Non mi era mai passato per la testa che la classe operaia mi fosse tanto estranea da richiedere un registro linguistico differente per comunicare con efficacia!</p>

<p>Anch&#8217;io provengo dalla classe operaia e penso di cavarmela bene a navigare questa terra di nessuno, questo spazio tra le classi, grazie all&#8217;istruzione che ho ricevuto e alla mia professionalit&#224;. Non c&#8217;&#232; dubbio che un antico sistema di divisione e di attribuzione della ricchezza &#232; sempre stato in vigore in Inghilterra, ed &#232; un qualcosa che ci impedisce di comunicare attraverso ci&#242; che abbiamo in comune e ci priva della nostra umanit&#224;.</p>

<p>Perch&#233; scrivo di questo? Perch&#233; l&#8217;idea che una persona povera ed emarginata sia un cittadino meno degno, da ignorare, al quale non dare voce, &#232; alla base, insieme all&#8217;avidit&#224;, alla corruzione e ad un livello clamoroso di negligenza e incompetenza, dell&#8217;immane tragedia che &#232; stato l&#8217;incendio della Grenfell Tower del 2017, disgrazia nella quale hanno perso la vita 72 uomini, donne e bambini (per la precisione, 54 adulti e 18 bambini). Non ci sono parole per descrivere il dolore e la sofferenza di quelle famiglie. Il rapporto finale dell&#8217;inchiesta, appena pubblicato, non rende giustizia alle persone colpite, compito che spetterebbe alle forze dell&#8217;ordine, e impartir&#224; ancora anni di sofferenze a familiari e vittime che gi&#224; hanno patito tanto. Ci&#242; che il rapporto mette in luce &#232; la certezza che ognuna di quelle morti sarebbe stata evitabile.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/italietta.jpg' alt=''></figure>
<p>Il rapporto ufficiale non parla soltanto di deregolamentazione, negligenza aziendale e incompetenza, ma evidenzia anche la logica dei due pesi e due misure, un atteggiamento comune nei confronti di cittadini poveri ed emarginati che non hanno alcun potere.</p>

<p>Tutto questo appare lampante in ciascuna delle 1.700 pagine di quel rapporto, ed &#232; risultato ancora pi&#249; chiaro quando, poco prima che il primo ministro Sir Keir Starmer rilasciasse la sua dichiarazione in merito, durante il question time parlamentare, c&#8217;&#232; stato un esodo di massa dei deputati dall&#8217;aula. Queste persone non hanno voluto dedicare nemmeno dieci minuti del loro prezioso tempo ad ascoltare la relazione del governo su una tragedia indicibile che costituisce il fallimento di uno Stato negligente. Che insulto ai familiari delle vittime!</p>

<p>Questa disgrazia, che pure &#232; stato il rogo che ha provocato il maggior numero di vittime nel nostro paese, &#232; solo una delle tante tragedie che ormai costituiscono una storia vecchia di secoli. L&#8217;incapacit&#224; di proteggere tutti i cittadini del Regno, il dilagare della logica dello sfruttamento, dell&#8217;avidit&#224; e della corruzione e lo scaricabarile delle responsabilit&#224; non sono certo una novit&#224;. Non dimentichiamo poi che Grenfell si trovava all&#39;interno del pi&#249; ricco dei quartieri di Londra, il borgo di Kensington e Chelsea.</p>

<p>Il paradigma del &#8220;loro e noi&#8221; non &#232; prerogativa della sola Inghilterra; si applica a tutti gli altri Paesi del mondo. Quel gesto di abbandonare l&#8217;aula, dopo tutto ci&#242; che era stato detto e mostrato nel rapporto, rappresenta un vero e proprio insulto da parte dei nostri rappresentanti in Parlamento.</p>

<p>Come ha scritto il professor Shane Ewen in un lungo articolo pubblicato online su &#8220;The Conversation&#8221; nel dicembre 2019, &#8220;Grenfell avrebbe dovuto essere un campanello d&#8217;allarme, eppure il Regno Unito continua a non prendere sul serio la sicurezza antincendio proprio per via di chi sono le persone che si trovano esposte a maggior rischio&#8221;.</p>

<p>Confrontate la risposta dei nostri parlamentari e le azioni di tutti coloro che sono stati citati nel rapporto con la storia di una donna di quasi ottant&#8217;anni, residente del borgo di Kensington e Chelsea e prossima a perdere completamente la vista. Quando l&#8217;ho incontrata, mi ha raccontato di essere andata a trascorrere una giornata in una chiesa di Norwich per un progetto per il quale aveva cercato di convincere quante pi&#249; persone possibile: dedicare un po&#8217; di tempo per ricamare scampoli di stoffa da cucire insieme con l&#8217;obiettivo di ricavarne una trapunta grande come la torre di Grenfell, una trapunta da record, e ricordare in tal modo l&#8217;orrore e la tragedia di quell&#8217;incendio. L&#8217;iniziativa dell&#8217;anziana signora non aveva alcuno scopo di lucro, era solo un gesto compassionevole che voleva mettere in evidenza un bisogno di umanit&#224;, certo la voglia di rendersi utile in qualche modo. Dopo quel rogo ce ne sono stati altri e altre vittime. &#8220;Grenfell United&#8221;, l&#8217;associazione dei parenti delle vittime, ha lanciato una campagna per ottenere un processo contro i responsabili di queste morti. Ma non basta; la sfida a cui ciascuno di noi &#232; chiamato &#232; quella di porre fine al sentimento diffuso che fa s&#236; che chi dovrebbe esserne responsabile consideri gli abitanti delle case popolari come una specie di paria. Nella dichiarazione resa da Natasha Elcock, presidente di &#8220;Grenfell United&#8221;, si legge: &#8220;Per prevenire le Grenfell future, il governo deve diventare qualcosa che non esiste: un organismo che abbia la forza e la capacit&#224; di liberarsi dell&#8217;influenza del settore edilizio e delle lobby aziendali, capace di anteporre il valore delle persone a quello del profitto&#8221;.</p>

<p>Ecco: le persone prima di tutto, non importa chi siano o da dove vengano. Semplice umanit&#224;. Cosa c&#8217;&#232; di tanto complicato?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Le mani su Bolzano</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17230/le_mani_su_bolzano</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>Finalmente un po&#8217; di luce, ma il sindaco parla di caccia alle streghe  
</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>Mi &#232; difficile scrivere di questa &#8220;bomba&#8221;, come i giornali hanno definito la notizia degli arresti nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta &#8220;Romeo&#8221;, perch&#233; come cittadina provo desolazione di fronte alla messa a nudo del crollo morale della politica. Qualcuno dice che politici e dirigenti rendono le pratiche burocratiche pi&#249; complicate, per poi favorire gli amici accelerando, mentre gli altri imprenditori diventano matti per rispettarle. Nelle carte si legge che un&#8217;altissima funzionaria della Provincia di Bolzano ha passato documenti riservati all&#8217;architettoSignoretti per favorire il prolungamento della pista di decollo e atterraggio dell&#8217;aeroporto. Un po&#8217; pi&#249; largo, un po&#8217; pi&#249; alto, pi&#249; cemento, meno verde. Niente di nuovo. Da tempo la politica fa piuttosto gli affari propri al posto del bene comune. Questa indagine mette a nudo il Comune di Bolzano, severo verso i cittadini e compiacente con i potenti. E si conferma che l&#8217;amministrazione comunale ha perso la testa per Ren&#233; Benko.</p>

<p>Quando il magnate austriaco, oggi bancarottiere, amico dell&#8217;allora Cancelliere austriaco Kurz e di Niki Lauda, venne per la prima volta a portare il suo regalo a Bolzano, pubblicizzato dalla stampa, colp&#236; il fatto che aveva una gran fretta. Disse: ma come, avete fatto una legge col mio nome (la Lex Benko, 2013) per permettermi di fare la riqualificazione (eufemismo per speculazione, come gi&#224; prima fu densificazione) e ora volete andare piano?</p>

<p>Ci sarebbero state molte ragioni per prendere tempo e capire: giornalisti e inquirenti in Europa stavano cercando da dove provenisse il denaro di Benko. Ma soprattutto: chi pu&#242; credere che un investitore diventato miliardario in pochissimo tempo, venga a Bolzano per fare il bene della citt&#224; e non il proprio? </u>Bolzano aveva e ha ancora bisogno di case e studentati a prezzi accessibili, (non a 900 euro), sistemazioni per 100 lavoratori che ora dormono dove possono, di spazi per la socializzazione.</p>

<p>Il progetto WaltherPark &#232; costituito da un centro commerciale di 2.200 mq, 100 negozi, un hotel da 110 camere, 150 abitazioni di lusso, e neanche una a prezzo accessibile, 3.600 mq di uffici e 850 garage. La giunta di centro sinistra non ha aperto bocca per pretendere che sui pochi terreni disponibili ci fosse anche qualcosa di necessario alla citt&#224;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/zendron.jpg' alt=''><figcaption>Ren&#233; Benko</figcaption></figure>
<p>Nel 2013 fu il sindaco Pd Luigi Spagnolli a portare in giunta provinciale al suo compagno di partito, il vicepresidente Christian Tommasini, la modifica, articolo 55/quinquies, - chiamata Lex Benko - da inserire nella legge urbanistica. La nuova norma, contestata da molti, era necessaria per aprire la strada ai progetti dell&#8217;investitore. &#8220;La &#39;Lex Benko&#39;, scritta sui divanetti dei corridoi del consiglio provinciale sotto dettatura del &#39;cerchio magico&#39; dei liberi professionisti consulenti del gruppo Benko, apre una strada privilegiata per determinare il futuro di qualsiasi porzione del territorio cittadino superando automaticamente i vincoli stabiliti dai piani comunali, dall&#8217;urbanistica alla viabilit&#224;. Baster&#224; che la Provincia, o un privato stabiliscano che un&#8217;area &#232; da riqualificare anche se non lo &#232;, e poi il Comune pu&#242; solo dire s&#236; o no in tempi strettissimi, sotto il ricatto del prendere o lasciare&#8221;, scrisse Guido Margheri (allora consigliere comunale di Sinistra Ecologia Libert&#224;).</p>

<p>N&#233; il consiglio comunale n&#233; la giunta avevano preso una decisione formale. Ovviamente ne approfittarono Benko e il suo proconsole Hager, con il suo &#8220;lobbista&#8221; (cos&#236; definito da chi ha fatto le indagini), Lorenzo Barzon, entrato in Consiglio provinciale nel 2015 come assistente della consigliera Artioli e poi diventato di casa, non si sa a che titolo. Nelle ultime elezioni comunali il sindaco di Bolzano, Caramaschi, gli ha pagato 10.000 euro per guidare la sua campagna. Una funzione tecnica, ha detto il sindaco.</p>

<p>Le amministrazioni comunali successive consegnarono a Benko e Hager le chiavi della citt&#224;. Cominciarono col WaltherPark, nome che fa pensare a un parco, mentre di quello esistente venivano tagliati i due terzi degli alberi, sostituiti da 300.000 metri cubi di cemento. Park oggi vuol dire parcheggio (per il centro commerciale). Dovevano finire nel 2022.</p>

<p>Ma l&#8217;appetito vien mangiando. Un secondo progetto voleva trasformare l&#8217;area fra le vie Sciliar, Laurin e Conciapelli, abbattendo la bella sede della LandesRaffeisenKasse, coinvolgendo l&#8217;hotel Laurin (e il suo proprietario), e con nuovi edifici per 60.000 metri cubi, anche qui per negozi, uffici e abitazioni di lusso. Il capogruppo dei Verdi (che sono in giunta) in Consiglio comunale, Rudi Benedikter, aveva proposto una riduzione dei volumi e la destinazione di una parte ad abitazioni dal prezzo accessibile. Dopo il fallimento di Benko il progetto &#232; stato cancellato.</p>

<p>In aprile 2024 gran parte del cantiere parzialmente realizzato del Waltherpark &#232; andato al gruppo bavarese di Christoph Sch&#246;ller, che </u>dopo gli arresti dei giorni scorsi e l&#8217;emergere dell&#8217;inchiesta &#232; diventato proprietario anche del resto: l&#8217;hotel andr&#224; alla catena Falkensteiner. Anche i terreni comprati da Benko sul Virgolo sono stati ceduti al gruppo Sch&#246;ller. Il progetto di Benko prevedeva che Comune e Provincia gli regalassero la mummia &#214;tzi, che attira moltissimi turisti; e la collina sarebbe stata coperta da un&#8217;arena di cemento. Lass&#249; sarebbero andati il museo archeologico, il museo civico e un nuovo Auditorium. La citt&#224; svuotata di infrastrutture culturali. Chi ama la musica dovrebbe prendere la funivia, costruita a spese del Comune. Sch&#246;ller ha preso tempo.</p>

<p></u>La &#8220;bomba&#8221; invece &#232; servita a bloccare, per ora o definitivamente, alcuni progetti. Il presidente della giunta Kompatscher ha finalmente dato il via libera alla realizzazione del nuovo Museo archeologico a villa Gasteiger, ex Enel di ponte Druso, facendo cadere l&#8217;ipotesi Virgolo. Il Comune ha rinunciato a cambiare il piano del rumore nella zona di PonteRoma, come chiedeva Hager, che avrebbe reso possibile realizzare un nuovo quartiere residenziale in area industriale. Un&#8217;ipotesi osteggiata dagli industriali, ma soprattutto situata in una zona trafficata e rumorosa. Il livello 4, area industriale, per ora &#232; stato confermato.</p>

<p></u>Dagli atti emergono favori di funzionari e politici per altre iniziative, sostegno al progetto e accelerazione delle pratiche burocratiche, come la sostituzione della vecchia cantina di Gries con 130 abitazioni di lusso, almeno per i prezzi di vendita, con moltissimi garage. Il Gries Village &#232; realizzato e in parte abitato. Nell&#8217;indagine si legge che per convincere un ex consigliere comunale Svp a cambiare la sua opinione contraria e addirittura a fare accelerare le pratiche, l&#8217;ex consigliere ha potuto comprare 7 garage a prezzo di favore: 20.000 euro l&#8217;uno anzich&#233; 60.000. Fra gli &#8220;acceleratori&#8221; secondo l&#8217;indagine, c&#8217;&#232; anche un ex assessore provinciale all&#8217;economia Svp, poi capufficio del vicesindaco, che &#232; transitato, dopo la pensione, con un&#8217;assunzione posposta, come impiegato nella Signa Holding.</p>

<p>Ora si deve attendere che la Giustizia faccia il suo corso: i giornali riportano l&#8217;opinione degli avvocati, che parlano di &#8220;pure fantasie&#8221; ed escludono che si tratti di Mafia, nonostante le fattispecie del &#8220;sistema Sudtirolo&#8221; assomiglino a quel modello di organizzazione basata sulla vicinanza fra politica e malaffare.</p>

<p>&#200; un sistema emerso dagli scandali Sel, di &#8220;Freunde im Edelwei&#223;&#8221; e quello sulla Sanit&#224; al tempo del Covid. Il sindaco Caramaschi, che si vanta di essere stato molto nominato ma non indagato, ha fatto un lungo elenco di progetti da realizzare con Benko e Hager, informando il Consiglio comunale che &#8220;dato che c&#8217;&#232; in atto una caccia alle streghe&#8221;, ha deciso di sospenderli.</p>

<p>Eppure in Sudtirolo le indagini hanno avuto come obiettivo soprattutto il Comune di Bolzano. All&#8217;inizio il sindaco ha proclamato la sua fiducia nella Giustizia e contemporaneamente la sua fiducia anche a tutti i funzionari (anche quelli indagati o che addirittura stanno ai domiciliari?).</p>

<p>Nell&#8217;inchiesta emergono due importanti esponenti della Svp: l&#8217;ex vicesindaco di Bolzano e ora assessore all&#8217;agricoltura e il sindaco di Laives, in precedenza impiegato del Comune, entrambi subito usciti dalle indagini, il primo perch&#233; in agosto il governo ha abolito l&#39;abuso d&#8217;ufficio, mentre del secondo si sa solo che a Laives l&#8217;opposizione unita ha chiesto chiarimenti e contestato il sindaco Svp per il suo rifiuto di darli. Cos&#236; a pagare per eventuali reati saranno solo i funzionari.</p>

<p>Per i partiti, e soprattutto per la democrazia, non c&#8217;&#232; salvezza se si aspettano le condanne definitive (sempre che ci siano) per cambiare. La politica deve riuscire a ripulirsi da s&#233;. I politici non possono far parte di WhatsApp Chat come &#8220;Cena di Natale&#8221;, con i ricchi e i potenti. Caramaschi e Kompatscher fanno male a minimizzare. Kompatscher dice che per governare si devono frequentare i cittadini. Ma non solo certi cittadini. E non risulta che il presidente abbia una Whats App Chat come &#8220;Pranzo di Pasqua&#8221; con sindacalisti o associazioni sociali o senzatetto o malati.</p>

<p>Kompatscher viene ancora coinvolto in questione di finanziamenti alle elezioni provinciali del 2018, in cui Hager (non iscritto alla Svp), oltre a far parte del comitato che raccoglieva donazioni dagli imprenditori per la Svp, insieme a Thomas Widmann, Karl Zeller e Patrick Bergmeister, ha fatto anche un&#8217;importante donazione suddividendola in varie cifre da diverse sue imprese. In realt&#224; Kompatscher non c&#8217;entra perch&#233; lui era il capolista e la donazione era al partito. A Kompatscher, come presidente della Regione, i consiglieri di TeamK hanno chiesto le concrete modalit&#224; con cui viene garantita l&#8217;integrit&#224; della governance aziendale di Autobrennero, societ&#224; controllata dalla Regione, che fattura 400 milioni di euro all&#8217;anno, in seguito alla notizia che diversi componenti del Consiglio di Amministrazione e della direzione generale, secondo l&#8217;indagine &#8220;Romeo&#8221;, sono coinvolti. </u></p>

<p>Per le elezioni comunali di Merano 2021, Hager ha fatto una donazione, sempre suddivisa in pi&#249; piccole, di 5.000 euro alla vice sindaca di Merano, capolista della Svp. Lei reagisce dicendo di non avere parlato con Hager dell&#8217;area Torggler, terreni lasciati da un&#8217;impresa ora al centro delle discussioni politiche a Merano. E conclude dicendo che sarebbe sciocca se si facesse corrompere &#8220;per soli 5.000 euro&#8221;. Una dichiarazione spocchiosa: come politica dovrebbe conoscere anche le povert&#224; del Sudtirolo, scandalose di fronte alla cifra del bilancio record per il 2025, che ammonta a pi&#249; di 8 miliardi per 545.000 abitanti. L&#8217;inchiesta &#232; una terribile conferma del &#8220;sistema Sudtirolo&#8221;.</p>

<p>Non si pu&#242; infine non ricordare che nell&#8217;indagine &#232; stato coinvolto anche Christoph Franceschini, il giornalista pi&#249; famoso del Sudtirolo, che ha avuto il premio Gatterer per le sue coraggiose inchieste e ha sub&#236;to minacce e denunce Slapp, da cui &#232; uscito sempre bene. Franceschini &#232; da 25 anni amico personale di Hager, un&#8217;amicizia che non ha mai tenuto nascosta. Per questo &#232; stato intercettato per 3 anni. A suo carico alla fine pare non ci sia nulla. Tuttavia la sua posizione &#232; imbarazzante, tanto che lui stesso ha condiviso la decisione della piattaforma salto.bz.it, di cui &#232; stato anche direttore, di sospendere la sua collaborazione. I pochi mass media che non fanno parte del monopolio (80 per cento), oltre a salto.bz, anche la Neue S&#252;dtiroler Tageszeitung diretta da Arnold Tribus in cui Franceschini ha lavorato molti anni, sono ugualmente in imbarazzo, proprio perch&#233;, come lui stesso, temono per la propria credibilit&#224;. Franceschini &#232; anche preoccupato per lo svelamento di sue fonti riservate, messe in pericolo. Probabilmente ha ragione G&#252;nther Pallaver, politologo e giornalista, quando dice che per un giornalista d&#8217;inchiesta la troppa vicinanza al potere &#232; mortale. Penso che Franceschini abbia sbagliato a confondere amicizia e ricerca di notizie. Lui stesso ha ammesso un po&#8217; di ingenuit&#224;. Tuttavia non si deve dimenticare che </u>Franceschini insieme ad Arthur Oberhofer, con i suoi libri ha svelato i meccanismi del &#8220;sistema Sudtirolo&#8221; e abbiamo sperato in tanti che proprio in seguito al loro lavoro questo sistema cambiasse. Ci&#242; non &#232; accaduto, ma per quel lavoro accurato e faticoso credo che le persone democratiche in Sudtirolo debbano essergli grate. E avere comprensione per l&#8217;infortunio. Per il resto e per gli altri giornalisti e pubblicisti coinvolti, decider&#224; l&#8217;Ordine dei giornalisti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>I giovani dicono no al manganello. In 50.000 sfilano a Roma</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17229/i_giovani_dicono_no_al_manganello_in_50000_sfilano_a_roma</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Contro il &#8220;ddl paura&#8221; e la timidezza delle sinistre, la democrazia scende in &#8220;piazza Grande&#8221;</div><div>di Renzo Maria Grosselli</div><div><p>Roma, 14 dicembre 2024: un cartello e uno striscione all&#8217;inizio del corteo: il ritratto di Giorgia Meloni che bacia in bocca Benito Mussolini, poi la frase &quot;Se voi fate il fascismo, noi seminiamo Resistenza&quot;. Erano dai 40.000 ai 50.000, in grande maggioranza giovani dai 18 ai 40, a sfilare in una manifestazione di piazza organizzata da 200 associazioni della societ&#224; civile contro il disegno di legge Sicurezza, ribattezzato &#8220;ddl Paura&#8221;. Gi&#224; approvato dalla Camera in settembre, &#232; ora al Senato, in attesa di approvazione. Una norma che crea nuovi reati ed aumenta le pene comminate previste da altri. Una ventina di nuove ipotesi di reato che si accaniscono contro la possibilit&#224; di dimostrare il dissenso in questo Paese, guidato da pi&#249; di due anni da un governo in cui l&#8217;estrema destra domina ed esprime il presidente del consiglio.</p>

<p>E&#8217; un ddl che calpesta i diritti minimi dei pi&#249; deboli: vietando, ad esempio, l&#8217;acquisto di una scheda sim agli immigrati senza permesso di soggiorno o inventando per i carcerati, che si suicidano a centinaia annualmente nelle prigioni italiane, il reato di &#8220;resistenza passiva&#8221; (reclusione da 1 a 5 anni). I primi dovrebbero quindi rimanere &#8220;muti&#8221; anche con le loro famiglie, i secondi potrebbero vedere aumentati i loro anni di pena semplicemente aderendo ad uno sciopero della fame o della parola. Un disegno di legge &#8220;Paura&#8221; che se approvato appaierebbe l&#8217;Italia di Meloni all&#8217;Ungheria di Orb&#224;n, dove ogni dissenso politico-sociale &#232; stato annichilito e un duce di fatto guida un Paese europeo.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/renzo_prima_fila.jpg' alt=''></figure>
<p>Tra i 10 maggiori canali televisivi italiani il giorno dopo nessuno ha messo in prima pagina la manifestazione di Roma, mentre il giorno appresso il TG Sport e l&#8217;intero telegiornale di RaiNews, alle 12.30 e alle 13, sono stati spintonati via per fare spazio ad un scenografico comizio gridato di Meloni alla festa di Fratelli d&#8217;Italia di Atreju.</p>

<p>La CGIL del Trentino c&#8217;era a Roma con una sessantina di persone almeno, vista l&#8217;adesione ufficiale alla manifestazione che si &#232; aggiunta a quelle dell&#8217;ANPI, dell&#8217;ARCI, di Greenpeace nazionali. Mentre il Manifesto accusava per questo la sinistra istituzionale di volerci mettere il cappello (l&#8217;avrebbe ancor pi&#249; duramente criticata se i suoi massimi rappresentati non avessero sfilato&#8230;). Tra gli altri c&#8217;erano, silenziosamente, Schlein, Conte, Misiani, Bonelli, Boccia, Boldrini e Fratoianni. Anche se risponde a verit&#224; l&#8217;informazione che i 40.000-50.000 manifestanti (per la Questura romana prima erano 1.500, numero corretto infine in 7.000) avevano sfilato perch&#233; si erano mosse le associazioni, non i partiti della sinistra, mentre solo alla fine una parte del sindacato aveva schierato anche i suoi per la democrazia e contro la paura. Peraltro il sindacato rosso &#232; sfilato coi suoi striscioni, i partiti alla chetichella.</p>

<p>Perch&#233; a sinistra moltissimi sono certi che la cosa, pur tragica, sar&#224; comunque risolta dalla Corte Costituzionale. Senza &#8220;spinte&#8221; di piazza?</p>

<p>Lo vedremo, ma fa venire la pelle d&#8217;oca pensare che nell&#8217;Italia repubblicana sorta dalla lotta antifascista, un governo che non si dichiara antifascista tenti di riportare il Paese a quei tempi senza scontrarsi con la veemente rabbia e l&#8217;ostracismo della sinistra. Luigi Giove, segretario organizzativo della CGIL, risponde a muso duro al governo: &quot;Abbiamo bisogno di sicurezza, non della paura. Mentre questo ddl vuole impedirci di manifestare, scioperare. Colpisce la democrazia, va ritirato immediatamente&quot;. Per il resto la rabbia viene piuttosto dal mondo dell&#8217;arte. Michele Riondino, attore: &quot;Dobbiamo essere qui perch&#233; vogliono criminalizzare il pensiero critico&quot;. Poi Elio Germano, pure attore: &quot;Il governo vuole intimidirci, reprimere e punire chi lotta contro le ingiustizie&quot;.</p>

<p><b>A colloquio </b></p>

<p><b>col segretario trentino della CGIL</b></p>

<p>A Roma c&#8217;era anche il segretario generale della Cgil di Trento, Andrea Grosselli, al quale abbiamo posto alcune domande.</p>

<p><b>Fa venire i brividi, ma si pu&#242; dire che la manifestazione di Roma sia stata organizzata per difendere la democrazia italiana? </b></p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/renzo_corteo.jpg' alt=''></figure>
<p>&quot;S&#236;. A difesa dei diritti costituzionali sanciti che stabiliscono che la partecipazione della gente alla vita civile, politica e sociale, passa anche attraverso il diritto di scendere in piazza. Questa occasione &#232; nata dalla consapevolezza che sia in atto un tentativo di trasformare questo diritto costituzionale in una dimensione iperconflittuale, come se occupare una piazza fosse un atto rivoluzionario o eversivo, che comunque va contenuto. Invece &#232; la quintessenza del nostro vivere civile, precedente anche alla dimensione democratica&quot;.</p>

<p><b>Lei rappresenta il vertice della maggiore organizzazione sindacale trentina. Cosa pensa del ddl Paura?</b></p>

<p>&quot;Credo che qualora diventasse legge dello Stato, sarebbe progressivamente smontato dalla Corte Costituzionale. Perch&#233; l&#8217;impianto &#232; eccessivo. Questo disegno di legge s&#236; che &#232; eversivo, non il diritto a manifestare. &#200; chiaro che c&#8217;&#232; un problema: se un Parlamento persegue per i propri fini delle modalit&#224; al limite della Costituzione, si pone egli stesso fuori dalla legalit&#224; costituzionale ed esercita un potere che esorbita dalle proprie potest&#224;. In Italia esiste ancora un bilanciamento dei poteri. Ma &#232; grave l&#8217;idea stessa che si possa concepire una norma di questo tipo, che l&#8217;idea di un certo &#8216;ordine&#8217; possa entrare nella carne viva del Paese, che l&#8217;esercizio della democrazia sia considerato un orpello inutile. Proprio mentre sempre pi&#249; persone vedono peggiorare le proprie condizioni di vita. Purtroppo, quando la qualit&#224; della vita peggiora, giungendo a creare sensazioni di paura, di irragionevole timore che quel poco che si ha ci possa venir portato via, quando si ha poca fiducia nel futuro, allora l&#8217;esercizio faticoso della democrazia pu&#242; essere barattato con pi&#249; facilit&#224; con qualcuno che ti dice &#8216;Lascia, faccio io, fidati&#8217;.La manifestazione di </u>Roma ha sottolineato questo principio: un miglioramento della propria condizione si pu&#242; perseguire seguendo il dettato democratico, manifestando in maniera forte, civile e pacifica il proprio disagio. Per chiedere a chi governa, chiunque esso sia, di modificare la rotta, leggi, ordinamenti, impostazione socio-economica&quot;.</p>

<p><b>Stanno colpendo con una durezza inusitata le manifestazioni studentesche, da Pisa a Torino, il governo aumenta il personale e le dotazioni delle forze dell&#8217;ordine. E nuove regole interessano la scuola, dove il voto in condotta viene brandito come un manganello (col 5 sei bocciato, col 6 vai a settembre con un debito formativo)&#8230;</b></p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/renzo_cartello_2.jpg' alt=''></figure>
<p>&quot;Alcuni provvedimenti del ddl sono stati pensati, disegnati proprio per limitare le possibilit&#224; di manifestazione dei giovani. Si aumentano le pene in maniera spropositata per chiunque blocchi il traffico durante una manifestazione di piazza o anche quando la persona che manifesta pacificamente resista allo sgombero da parte delle forze dell&#8217;ordine. Punendo persino la resistenza passiva. Si criminalizza la volont&#224; di chi esprime un ideale, non solo chi manifesta contro qualcosa. Accade per le manifestazioni giovanili per il cambiamento climatico che criminalizzano quel movimento. Ma che armi hanno quei giovani che vivranno drammaticamente sulla propria pelle le variazione del clima per dire a noi, coloro che hanno goduto di un &#8216;diritto di inquinamento&#8217;, che bisogna fermarsi e subito? &#200; loro diritto partecipare ad un dibattito pubblico alzando il livello della protesta. Nessuno pu&#242; arrogarsi il diritto di dire che &#232; sbagliato. Il limite &#232; quello della Costituzione. Che prevede che un cittadino possa manifestare anche violando le norme se queste sono sproporzionate. Chi mette nell&#8217;ordinamento giuridico norme sproporzionate rischia di provocare un aumento della conflittualit&#224;&quot;.</p>

<p><b>Che giudizio d&#224; sulla manifestazione del 14 a Roma? I giornali ne hanno parlato, ma sulle televisioni non si &#232; praticamente visto nulla</b>.</p>

<p>&quot;Sappiamo che tutte le maggiori reti televisive sono in mano alla parte politica che ha una certa convenienza a celare certi avvenimenti&#8230;&quot;.</p>

<p><b>&#8230;e allora non ce ne scandalizziamo pi&#249;? </b></p>

<p>&quot;Per fortuna al giorno d&#8217;oggi i media tradizionali hanno come contraltare il sistema dei social, Internet. La comunicazione passa anche attraverso altri canali. Purtroppo sempre di pi&#249; c&#8217;&#232; il tentativo di derubricare le manifestazioni e gli scioperi come poco significativi, tali da non essere portati all&#8217;opinione pubblica. Lo abbiamo visto con lo sciopero generale di Cgil e Uil e cos&#236; per il 14 dicembre a Roma&quot;.</p>

<p><b>Ma l&#8217;Italia &#232; fatta di vecchi. E i risultati della manifestazione? </b></p>

<p>&quot;In questo momento c&#8217;&#232; un ritorno alla voglia di manifestare. Quella di Roma &#232; stata una manifestazione molto partecipata e clamorosamente vivace e pacifica. A ribadire il concetto che la piazza non deve fare paura e che la piazza non ha paura. Perch&#233; &#232; il luogo dell&#8217;esercizio dei diritti democratici&quot;.</p>

<p><b>C&#8217;era molta gente giovane, under 40. </b></p>

<p>&#8220;L&#8217;iniziativa partiva dall&#8217;Universit&#224; La Sapienza, promossa dagli studenti. E i cittadini sono scesi in piazza per tanti motivi: dalla pace alle questioni sociali e ai diritti civili&quot;.</p>

<p><b>I numeri non sono indifferenti: 100.000 secondo Repubblica. Osservando viale Regina Margherita in tutto il suo lungo corso occupato dai manifestanti, si poteva pensare a 40.000-50.000 persone</b>.</p>

<p>&quot;Un preciso segnale di difficolt&#224; da parte di questo governo di gestire il Paese. Sta crescendo la voglia di riappropriarsi dei luoghi pubblici e di esserci per far cambiare le politiche e far sentire la propria voce al Parlamento sulle questioni fondamentali. Un segnale di forza della nostra democrazia. Lo faceva anche chi oggi sta al governo e non si capisce perch&#233; non dovrebbe farlo chi oggi sta nella stessa condizione. La CGIL ha aderito anche per lanciare un segnale, noi avevamo gi&#224; protestato sotto il Parlamento contro questo ddl. Eravamo l&#236; per accompagnare i giovani e anche, un poco, per &#8216;mettere in sicurezza&#8217; quel corteo. I partiti facciano la loro parte, cerchino di capire cosa voleva dire la piazza, non solo in funzione del consenso, ma costruendo delle proposte sulla base di queste manifestazioni. Per trasformarle in cambiamento&quot;.</p>

<p><b>La CGIL si &#232; aggregata negli ultimi giorni.</b></p>

<p>&quot;Ha deciso pochi giorni prima di aderire ufficialmente alla manifestazione ed ha raccolto in poco tempo significative adesione. Perch&#233; anche il movimento dei lavoratori ha bisogno che lo Stato gli permetta di manifestare le proprie opinioni in tutte le modalit&#224; previste dalla Costituzione. Anche a Trento vogliamo poter continuare a manifestare, ad occupare le piazze e farlo pacificamente&quot;.</p>

<p><b>Gli altri sindacati confederali mancavano. </b></p>

<p>&quot;Credo sia pi&#249; grave che ci siano delle assenze quando le organizzazioni sindacali promuovono le loro iniziative e fanno fatica, come in questo momento, a trovare una coesione su questioni che riguardano il piano sindacale. Certo, la mancanza di unit&#224; toglie linfa vitale alla capacit&#224; di procurare un cambiamento. Di fronte ad una societ&#224; che &#232; impaurita, impoverita, che guarda al futuro con minori certezze, un po&#8217; pi&#249; arrabbiata, il fatto che il sindacato non sia l&#236;, pur nella pluralit&#224; delle modalit&#224;, rischia di ridurre anche la sua forza&quot;.</p>

<p><b>I giovani stanno scuotendosi. E non per nulla proprio nella scuola sta passando la volont&#224; di bloccare questa nuova consapevolezza. </b></p>

<p>&quot;C&#8217;&#232; questo tentativo. Ma non andr&#224; a buon fine, perch&#233; nessuno pu&#242; impedire ai giovani di essere quello che sono e di contestare (in questo momento mi pare anche in modo molto disciplinato) una realt&#224; che non ritengono adeguata. Alle volte i giovani danno anche la sensazione di avere degli obiettivi pi&#249; legati alla crescita personale, dei singoli, della scuola, piuttosto che alla condizione della collettivit&#224; pi&#249; ampia. Non per pigrizia, questi giovani non sono pigri, ma probabilmente perch&#233; non trovano nella politica una consonanza. Si esprimono in altre maniere. E ci&#242; ha anche a che fare con la dimensione demografica: oggi la societ&#224; &#232; una piramide rovesciata e loro sono pochi. E la politica, per la forza dei numeri, parla ai vecchi. Il mondo politico dovrebbe spronare di pi&#249; i giovani alla manifestazione del loro pensiero. Sono loro il Trentino, l&#8217;Italia, l&#8217;Europa del prossimo futuro. Criminalizzarli serve ad allontanarli di pi&#249; dalla dimensione collettiva. Ne perde la democrazia&quot;.</p>

<p></u></p>

<p><b>Possiamo dire che il 14 dicembre i giovani abbiano battuto un colpo, parlando al Paese, cosa assolutamente nuova negli ultimi decenni? </b></p>

<p>&quot;S&#236;. E la questione centrale per loro &#232; quella ambientale, un problema fondamentale per questa generazione di giovani. Che ci sia qualcuno che cerca, con nuove norme, di impedire le manifestazioni pubbliche, anche radicali ma condotte in maniera pacifica &#232; proprio una contraddizione in termini. Il paradosso di queste norme dar&#224; pi&#249; forza a questi giovani, radicali ma non violenti, attivi a partire da se stessi pi&#249; che dalla dimensione collettiva. Deboli sono queste norme, non loro&quot;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Ospedale di Fiemme, partecipazione e condivisione</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17228/ospedale_di_fiemme_partecipazione_e_condivisione</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Scongiurato il project financing per la costruzione del nuovo nosocomio sul fondovalle, si &#232; sviluppato un nuovo percorso che coinvolge ordini professionali, esperti e cittadini. Un esempio che andrebbe adottato anche per altri progetti in corso.

</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Ci si chiede che fine abbia fatto la volont&#224; di dotare le valli dell&#8217;Avisio di un nuovo ospedale. Sul tema era calato il silenzio dopo la bocciatura da parte della Provincia della proposta di Mak Costruzioni (luglio 2023) di imporre il nosocomio nel fondovalle di Fiemme, in localit&#224; Masi diCavalese. Un progetto forte di un discutibile project financing (vedasi QT 2022,23 e 24) e combattuto da ambientalisti, amministrazione di Cavalese e allevatori.</p>

<p>A smuovere le paludose acque ci hanno pensato alcuni professionisti di Cavalese (vedasi QT luglio 2024). A tardo inverno avevano proposto un progetto che valorizza l&#8217;area sottostante l&#8217;attuale struttura. Si tratta di una zona abbandonata, gi&#224; destinata dagli strumenti urbanistici comunali di Cavalese ad area servizi, una situazione favorevole per ospitare una simile struttura: esposizione, paesaggio, accessibilit&#224;. Qualora fosse accolta, si eviterebbe il consumo di suolo in zone di alto valore naturalistico, produttivo (aree agricole di pregio) e paesaggistico.</p>

<p>Il progetto era stato accolto con favore dall&#8217;amministrazione comunale di Cavalese e quindi, correttamente, presentata al pubblico. Fatto questo che ha infastidito non poco la Provincia e specialmente la Comunit&#224; territoriale di valle (va detto, mai scavalcata nel suo ruolo, sempre preventivamente coinvolta).</p>

<p>Anche per superare un conflitto fra istituzioni che covava in valle, la Comunit&#224; territoriale e la Provincia di Trento hanno proposto un altro percorso. Si &#232; abbandonato il metodo impositivo per investire in un percorso partecipato che provi a individuare una possibile localizzazione, cosa che oltralpe &#232; consuetudine. </u></p>

<p>Si sono cos&#236; convocati 30 soggetti, i cosiddetti steakolder: operatori economici, ordini professionali dei medici ospedalieri e del territorio, dirigenti delle RSA, Regola feudale e Magnifica Comunit&#224; di Fiemme, Azienda di promozione turistica e la cultura ambientalista. Il confronto &#232; stato accompagnato da dei facilitatori, dirigenti provinciali. Tutti gli attori sono stati portati a conoscenza di dati aggiornati fondamentali per decidere in modo responsabile: analisi sul settore sanitario, la situazione della gestione della salute nelle tre valli, i bisogni emergenti, le caratteristiche di un nuovo ospedale, la tipologia dei servizi da erogare, il ruolo della prevenzione e della medicina territoriale.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/casanova_cavalese.jpg' alt=''></figure>
<p>Fino ad oggi, nel corso di quattro impegnativi confronti, sono stati esaminati la situazione della mobilit&#224; privata e pubblica, il tema degli accessi alla struttura, le reti dei servizi e dei rifornimenti energetici e della produzione di calore (impianti di teleriscaldamento), l&#8217;urbanistica, la tutela di aree di alto pregio.</p>

<p>Finalmente, si dir&#224;. Certo, finalmente anche in Provincia di Trento ci si accorge che offrire sostegno e strumenti a percorsi decisionali partecipati non &#232; una perdita di tempo: aiuta anzi ad evitare il diffondersi dei conflitti, dei ricorsi nelle aule dei tribunali, si diffonde formazione, si alimenta cultura, si investe in fiducia e assunzione di responsabilit&#224; in quanti coinvolti, e, aggiungiamo noi, si evitano situazioni che alimentano percorsi carichi di nebbie come si &#232; visto nel basso Sarca o al passo del Tonale.</p>

<p>Dal confronto emergono sintonie non trascurabili, specie nel campo dell&#8217;offerta sanitaria. L&#8217;articolazione dell&#8217;offerta di salute basata sulla prevenzione, il ruolo strategico del territorio con le due Case della salute previste a Predazzo e San Jan, un Pronto soccorso adeguato che accompagni un reparto di traumatologia-ortopedia di eccellenza, una chirurgia efficiente che dialoghi con l&#8217;Ospedale centrale a Trento. Si &#232; sostenuta la necessit&#224; di un servizio di riabilitazione che risponda alle esigenze del territorio. Oggi i residenti e utenti della riabilitazione vengono costretti a fare riferimento alle strutture private di Arco, una media di distanza che si aggira sui 130 chilometri.</p>

<p>Si &#232; portata attenzione al progressivo innalzamento dell&#8217;et&#224; media dei residenti, alla necessit&#224; di accesso a costi agevolati alla residenzialit&#224; per gli operatori sanitari, per poter investire anche in fedelt&#224; logistica.</p>

<p>Non poteva mancare la discussione sul consumo di suolo. Da parte dell&#8217;Azienda sanitaria e della Provincia sembra ci si indirizzi verso la volont&#224; di investire in una struttura orizzontale.</p>

<p>L&#8217;attuale ospedale occupa 14.000 mq. netti (20.000 lordi). Si propone di passare ad oltre 35.000, forse fino a 54.000. Una scelta incomprensibile, dal momento che tutti gli studi sulle strutture ospedaliere moderne indicano nella verticalit&#224; dell&#8217;edificato la maggiore efficienza dell&#8217;offerta sanitaria e del consumo energetico. Se si vuole evitare consumo di suolo, come si rileva dai criteri urbanistici sostenuti in Provincia, la scelta di investire in verticale &#232; la conseguenza diretta, ovviamente ponendo attenzione al valore paesaggistico.</p>

<p>Il tema dell&#8217;accessibilit&#224; del nuovo ospedale, collegato ai temi della mobilit&#224;, propone delle visioni diverse. Alcuni operatori economici sostengono una localizzazione disposta sul fondovalle. Altri invece ritengono pi&#249; utile la struttura disposta sulla viabilit&#224; di mezza costa, perch&#233; unisce i diversi abitati di Fiemme. Un ospedale disposto sull&#8217;area prativa di Predazzo o Ziano sicuramente risponde alle esigenze di accessibilit&#224; diretta, &#232; centrale rispetto alle utenze, ma contrasta con il dovere della conservazione delle aree agricole di pregio e del paesaggio e rende problematico l&#8217;accesso alle fonti di energia termica e energetica. Investire nell&#39;area Dossi a Cavalese (zona sportiva) significa ancora incidere nel paesaggio e nel consumo di suoli pregiati. In questo caso si reputa necessaria, con l&#8217;opposizione della cultura ambientalista, una nuova bretella che colleghi il fondovalle all&#8217;ospedale. Gi&#224; oggi le bretelle di collegamento fra S.p. 232 e Statale 48 di mezzacosta, in soli 14 chilometri, sono sette. Una nuova aggiunta appesantirebbe il consumo di suolo e risulterebbe essere un aggravio di viabilit&#224; da gestire nel futuro.</p>

<p>Una parte degli attori coinvolti ritiene utile investire nelle immediate adiacenze dell&#8217;attuale ospedale, quindi riprendere la proposta dei tecnici di Cavalese. Non solo per risparmiare suolo agricolo e paesaggio, ma per evitare lungaggini nelle modifiche della pianificazione: si &#232; in prossimit&#224; dell&#8217;impianto di teleriscaldamento del comune di Cavalese e tale scelta offrirebbe la possibilit&#224; di riconversione funzionale ed energetica dell&#8217;edificio che verrebbe abbandonato. Come? Destinandolo a pi&#249; funzioni: ambulatoriali, ospitalit&#224; di professionisti, scuola di specializzazione, cittadella universitaria in collegamento con la facolt&#224; di Medicina di Trento. Un tema, quest&#39;ultimo, problematico. In presenza di una facolt&#224; che ancora deve nascere che senso ha decentrare dei corsi, aggiornamenti? Si tratta di una scelta funzionale o di uno spot pubblicitario tipico delle giunte Fugatti?</p>

<p><b>Un approccio rispettoso </b></p>

<p><b>del diritto di cittadinanza</b></p>

<p>Ritornando al metodo adottato in Fiemme, &#232; auspicabile che esso diventi un esempio da esportare ogni qualvolta la Provincia o una Comunit&#224; affrontino decisioni su grandi opere: ospedale di Trento, chiusura del ciclo dei rifiuti, ciclabile del Garda. Si tratta di un metodo che diventa deterrente riguardo a ricorsi e lungaggini amministrative. Un metodo che rivaluta il significato di interesse generale e il diritto di cittadinanza: decisioni che evitano imposizioni privatistiche, ma vengono condivise all&#8217;interno di un dialogo intenso fra territorio e istituzioni.</p>

<p>Non &#232; dato sapere, ad oggi, come si concluder&#224; il percorso avviato. A gennaio vi saranno altri incontri: la Comunit&#224; territoriale di valle, forte dei contenuti emersi, decider&#224; una possibile localizzazione del nuovo ospedale. A seguire, si terranno tre assemblee pubbliche. Poi ancora l&#8217;eventuale ratifica della decisione da parte della Provincia.</p>

<p>Certo &#232; che Fiemme attende da oltre un decennio un nuovo ospedale. Se la Giunta Fugatti e l&#8217;assessore Segnana, con l&#8217;intento di sostenere interessi privati, non avessero boicottato il percorso avviato dalla Giunta Provinciale Rossi (2013-2018), in prossimit&#224; dell&#39;evento olimpico del 2026, Fiemme sarebbe gi&#224; dotata di un nuovo ospedale.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Diga sul Vanoi:  la lotta paga</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17227/diga_sul_vanoi_la_lotta_paga</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Una vicenda che insegna a quanti lamentano la disaffezione al voto che quando la trasparenza propone un&#8217;alternativa al degrado, la cittadinanza &#232; presente, partecipe.</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Il 25 novembre Il Fatto quotidianotitolava: &#8220;Votare non salva pi&#249; nessuno: lottare &#232; la &#39;nuova&#39; politica&#8221;. Per come si &#232; auto-organizzata, la lotta contro la diga sul Vanoi imposta dal Consorzio del Brenta ha anticipato il titolo del giornale. Per un anno intero il Primiero e l&#8217;alto Veneto hanno visto svilupparsi una lotta sociale tenace. E si &#232; dimostrato che la lotta paga, per questo &#232; importante lasciare traccia dei tanti significati che questo movimento ha diffuso.</p>

<p>Un&#8217;azione tanto complessa attesta che i cittadini non sono in disarmo: se non votano &#232; perch&#233; non trovano credibilit&#224; negli attuali partiti e nei candidati.</p>

<p>Le lotte di territori o categorie sociali sono da sempre presenti nelle nostre societ&#224;, ovviamente laddove ci si misura su obiettivi chiari. Quando ci si confronta tra amici, nei paesi come nelle citt&#224;, si constata indifferenza, stanchezza, si &#232; portati a evitare il confronto, l&#8217;approfondimento, quindi l&#8217;impegno. Molte di queste persone sono le stesse che poi si fanno coinvolgere emotivamente nel gettare fango su tutti, partiti e persone, sempre generalizzando. Rifacendosi a slogan, frasi fatte, recuperando la spudoratezza e la rozzezza seminata da diversi politici, oggi anche ministri. Ma molte altre, a noi idealmente pi&#249; vicine, sono stanche della rappresentazione dell&#8217;attuale politica.</p>

<p>Torniamo al Vanoi. Il Consorzio del Brenta ha riproposto a quasi trent&#8217;anni di distanza dalla precedente iniziativa il progetto di una diga sul torrente Vanoi. Prima cercando di utilizzare fondi del PNRR, poi facendosi finanziare un progetto di fattibilit&#224; dal Ministero dell&#8217;Agricoltura. Un&#8217;imposizione che, se accolta, propone la cementificazione dei territori per risolvere il tema della sete d&#8217;acqua delle coltivazioni lungo la Brenta, senza per&#242; confrontarsi col territorio a monte, ritenendolo marginale e leggendolo come ambito di conquista: la pianura all&#8217;assalto dei beni comuni della montagna.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/casanova_vanoi.jpg' alt=''></figure>
<p>Ma le popolazioni della montagna e dei fondovalle bellunesi, appena venute a conoscenza dell&#8217;iniziativa (tenuta secretata per tre anni dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Trento), si sono ribellate: il progetto &#232; stato ritenuto una rapina imposta al territorio e in poco tempo si &#232; costruita una rete di associazioni e cittadini che ha dell&#8217;incredibile. Si &#232; resa protagonista una straordinaria rete di volontari.</p>

<p>Il percorso seguito &#232; stato lucido. Dapprima si &#232; valutata una programmazione delle azioni decisa in assemblee pubbliche: studio, valutazioni tecniche e sociali. A seguire si &#232; valutato come strutturarsi e quali azioni intraprendere. Si &#232; avviato un processo di </u>resistenza culturale e sociale ramificata, proiettata consapevolmente su tempi di lotta di lungo periodo grazie alla nascita di comitati locali, in Trentino come in Veneto. Si sono tenuti sui territori decine di confronti assembleari. Si &#232; aperto il confronto diretto con i progettisti e quindi con i dirigenti del Consorzio del Brenta, sia in presenza che online. Si sono coinvolte le istituzioni pubbliche, dai Comuni alle Comunit&#224; di valle, alle Province, alla Regione Veneto fin dove &#232; stato possibile. Si sono tessuti rapporti col mondo dell&#8217;informazione. Si &#232; ottenuto il coinvolgimento di tutte le forze politiche, alcune particolarmente attive come il gruppo Verde Europa del Veneto, il PD bellunese e del Trentino, Campobase, pi&#249; altre singole sensibilit&#224;. Si &#232; portato il tema nelle aule parlamentari e nell&#8217;europarlamento. Si sono raccolte oltre 13.500 firme grazie a tavoli diffusi nei paesi, momenti che hanno favorito il dibattito diretto, adesioni poi portate in Regione dove i rappresentanti dei comitati sono stati ricevuti dalla sola presenza istituzionale del Consiglio Regionale accanto al rappresentante dei Verdi e della europarlamentare Cristina Guarda. Si sono presentate centinaia di osservazioni contro il progetto: attori del lavoro sono state le associazioni ambientaliste e alpinistiche nazionali, comitati locali, associazioni come pescatori, Ordine dei geologi, sezioni del CAI, la SAT, tecnici e altri gruppi. Ben 70 sono i documenti con le osservazioni piovute sul Consorzio del Brenta.</p>

<p>&#200; stata un&#8217;alluvione travolgente e inattesa nelle dimensioni. Nel concreto si contano oltre mille puntualizzazioni negative. La sola provincia di Belluno ha presentato un documento di 21 pagine, la Provincia di Trento ha minacciato ricorsi all&#8217;autorit&#224; giudiziaria. Ma vi sono anche enti favorevoli alla diga, gran parte dei comuni vicentini e trevisani, ben 53.</p>

<p>Questo diffuso lavoro ha permesso a centinaia di soggetti, fino a quel momento poco attivi nel sociale, di confrontarsi su studi e pianificazioni; di apprendere conoscenze del territorio prima sottovalutate, storia dimenticata, valori trascurati. Un movimento che &#232; diventato laboratorio di formazione diffusa. Cittadini e gruppi hanno dovuto affrontare, insieme, una vasta complessit&#224; di valutazioni multidisciplinari (sociale, storia, ambiente, normative, la Costituzione, i valori delle acque, della foresta, della biodiversit&#224;, i temi della sicurezza, della geologia, dell&#8217;idraulica, dell&#8217;ingegneria di dettaglio). Grazie a queste condivisioni si &#232; poi passati ad affrontare un severo lavoro di sintesi che &#232; stato trasferito nelle osservazioni.</p>

<p><b>Invece della diga</b></p>

<p>Come dimostrato nelle osservazioni, se si sono aperte tante energie positive &#232; perch&#233; buona parte degli animatori del movimento erano a conoscenza di alternative alla costruzione della diga, molto meno costose in termini economici e ambientali. Anzi, qualora affrontate e realizzate, queste alternative porterebbero a una riqualificazione ambientale della montagna e della pianura, diffondendo nuove opportunit&#224; lavorative, sia manuali (la gestione delle opere) che intellettuali.</p>

<p>Si sono tenute oltre 40 assemblee: il 5 ottobre la piazza di Lamon &#232; stata coinvolta in un confronto popolare quando si sono raccolte in sintesi le brevi e concrete testimonianze di oltre venti soggetti rappresentativi di interessi generali. Vedersi, ascoltarsi, condividere a quattr&#8217;occhi &#232; stato fondamentale. Ha strutturato sicurezza, fiducia, si &#232; rafforzata la coesione sociale.</p>

<p>A seguire, &#232; stata organizzata una camminata che in otto giorni, da Pian de Mottes &#232; arrivata a Lamon, fino a Venezia, nella sede della Regione Veneto dove sono state depositate le firme fino ad allora raccolte. Oltre 200 chilometri ricchi di umanit&#224;, per rafforzare la coesistenza fra le esigenze della montagna e quelle della pianura. In pieno stile gandhiano.</p>

<p>Durante la marcia si sono filmati tanti momenti: i paesaggi, i protagonisti e gli striscioni, gli incontri, i contenuti. In giorni lavorativi il cammino ha accolto oltre quaranta cittadini, che giorno per giorno venivano accompagnati da altre decine di protagonisti, finch&#233; a Venezia si sono ritrovati in oltre 100.</p>

<p>Il filmato autofinanziato con la raccolta di quasi 14 mila euro da parte di 308 sostenitori (cifra che rappresenta il 197% dell&#8217;importo ipotizzato) sar&#224; disponibile a inizio primavera. Racconter&#224; l&#8217;intera vicenda, e rimarr&#224; cos&#236; come testimonianza dell&#8217;orgoglio di territori dimenticati e abbandonati dalle pubbliche istituzioni. Racconter&#224; cosa significa diritto di cittadinanza e come si debba pretendere che esso venga rispettato, investir&#224; nei contenuti della nostra costituzione e della legalit&#224;, nei valori naturalistici che si sono difesi.</p>

<p>Nella consapevolezza che la lotta non &#232; terminata, il Consorzio proseguir&#224; a testa bassa nella strada intrapresa perch&#233; forte dell&#8217;appoggio politico a livello nazionale e nella Regione dove opera, con la certezza che quanto seminato produrr&#224; frutti anche nel tempo.</p>

<p>A tutto questo il Consorzio del Brenta ha reagito in modo arrogante. I sostenitori, l&#8217;ingegnere Gennaro Mosca della Direzione generale per le dighe del Ministero delle Infrastrutture idriche e Trasporti e il Consorzio, nelle loro risposte alle osservazioni accusano gli oppositori di indifferenza nei confronti dei bisogni di sicurezza e scarsit&#224; d&#8217;acqua della pianura. Nessuna parola viene spesa sul valore delle proposte alternative alla diga, ritenendo che le misure di compensazione (ridicole quelle proposte) debbano cancellare ogni perplessit&#224;. La solidariet&#224; verso la montagna &#232; riassunta in questa misera parola: &#8220;compensazione&#8221;. Nessun accenno al furto di territorio, di storia, di prospettive di vita e di futuro cancellate per quanti vi abitano.</p>

<p>La solidariet&#224; non pu&#242; essere un&#39;azione di puro colonialismo, di occupazione dei territori. I dirigenti del Consorzio nemmeno vengono sfiorati dal pensiero che solidariet&#224; &#232; reciprocit&#224;, unacondivisione che sostenga la componente pi&#249; debole, quasi sempre rappresentata dalle popolazioni delle montagne.</p>

<p>Questa &#232; una storia che segner&#224; fortemente il futuro di quanti abitano il Vanoi e il Primiero. &#200; una vicenda che costruisce protagonismo attivo, dove centinaia di persone si sono riappropriate di una cultura e identit&#224; quasi perdute.</p>

<p>Insegna ai politici e a quanti lamentano disaffezione al voto che quando la trasparenza, unita alla coerenza, propone un&#8217;alternativa al degrado avanzante, la cittadinanza &#232; presente, partecipe, contribuendo a costruire sviluppo condiviso.</p>

<p>&#200; una vicenda che ci riporta al maestro della nonviolenza italiana, Aldo Capitini, il quale sosteneva che &#8220;il potere &#232; di tutti&#8221;. Si &#232; dimostrato che Capitini non era un sognatore, ma un realista: in questo piccolo contesto della montagna italiana &#232; stato chiaro che la democrazia diretta &#232; stata resa concreta grazie al coraggio di quanti i territori li vivono.</p>

<p>Questa vicenda dimostra che il conflitto &#232; il sale della democrazia e pu&#242; essere un laboratorio di formazione; invoca coerenza e trasparenza, sostegno alla partecipazione diretta su scelte strategiche; e dimostra come la montagna sia maestra di solidariet&#224;, che le popolazioni di montagna sanno superare la contrapposizione citt&#224;-montagna attraverso la costruzione di reti di comunicazione che rimarranno solide nel tempo.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>20 anni  di conflitto d&#8217;interessi</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17226/20_anni_di_conflitto_d_interessi</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Una Societ&#224; Gestione Cave, in teoria super partes, in realt&#224; espressione dei padroni del porfido</div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>Lo scorso 19 dicembre la stampa locale rendeva noto che con 29 voti favorevoli e 4 astenuti il Consiglio provinciale aveva approvato l&#8217;odg n.50, presentato da Vanessa Mas&#232;, indicante in So.Ge.Ca., la societ&#224; &#8220;in house&#8221; del Comune di Albiano (da qualche anno partecipata anche dal Comune di Fornace), quale riferimento per la futura gestione delle cave di porfido (e non solo).</p>

<p>Nell&#8217;odg presentato dalla consigliera della Civica Trentina, che fa capo all&#8217;assessore Mattia Gottardi (con un considerevole bacino di preferenze a Lona-Lases), si sostiene la necessit&#224; di &#8220;valorizzare le competenze maturate da So.Ge.Ca. Srl, sia nell&#8217;attivit&#224; di pianificazione e progettazione&#8221;, mantenendo &#8220;il necessario collegamento territoriale&#8221; ed assicurando &#8220;un efficace supporto al settore estrattivo, e del porfido in particolare, anche in vista delle procedure per il rilascio delle nuove concessioni&#8221;.</p>

<p>Mas&#232; sottolinea, infine, la necessit&#224; di &#8220;considerare la storia della societ&#224; e riconoscere l&#8217;importanza dei soci fondatori&#8221; e proprio considerando questi aspetti comprendiamo il significato di quelle affermazioni, facendo emergere in piena luce l&#8217;intento, andato felicemente in porto, di legittimare venti anni di conflitto d&#8217;interessi.</p>

<p>Vediamo dunque di esaminare la storia della Societ&#224; Gestione Cave, inventata dall&#8217;amministrazione comunale di Albiano guidata da Mario Casna (2000-2005), trasformatosi, da campione dell&#8217;opposizione e paladino degli interessi della comunit&#224;, in solerte difensore degli interessi particolari dei concessionari.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/maxresdefault.jpg' alt=''><figcaption>Vanessa Mas&#232;</figcaption></figure>
<p>L&#8217;idea nacque sotto la spinta della necessit&#224; di neutralizzare l&#8217;azione dell&#8217;allora commissario ad acta rag. Fabrizio Trentini, nominato dalla Giunta provinciale per adottare un Piano cave di competenza del Consiglio comunale, impedito in tale compito dal conflitto d&#8217;interesse nel quale si trovava la gran parte dei suoi componenti. Un commissario che, nonostante le pressioni, non era disposto ad accettare supinamente le pretese dei concessionari, fu cos&#236; che si pens&#242; ad un escamotage atto a mascherare tale conflitto d&#8217;interessi, eliminando una volta per tutte, anche per gli anni a venire, il problema.</p>

<p>A dimostrazione di ci&#242; stanno le iniziative messe in campo in quegli anni dalla minoranza in Consiglio comunale, guidata da Aldo Sevegnani, forte anche dei pareri estremamente critici nei confronti della proposta della Giunta comunale provenienti dal Difensore civico, dal Servizio Autonomie Locali e dell&#8217;Ufficio Legale della Regione.</p>

<p>In un esposto presentato nel novembre 2003 alla Procura della Repubblica i consiglieri di opposizione evidenziavano come tale Srl venisse costituita per &#8220;aggirare il dovere dell&#8217;astensione di molti componenti il Consiglio comunale&#8221;, con &#8220;lo scopo di mantenere e consolidare dei privilegi&#8221; riguardanti la durata delle concessioni e i relativi canoni. Tuttavia un Consiglio comunale in pesante conflitto d&#8217;interessi ha istituito una societ&#224; &#8220;paravento&#8221;, traslando il conflitto d&#8217;interessi all&#8217;esterno dell&#8217;amministrazione locale (per la quale &#232; previsto l&#8217;obbligo di assentarsi da parte dei componenti con potenziale incompatibilit&#224;) e tuttavia aggravando, se possibile, tale situazione.</p>

<p>Non solo, infatti, quattro su cinque membri del CdA di So.Ge.Ca. Srl sono nominati dalla maggioranza che amministra il Comune (uno spetta alla minoranza, di fatto inesistente dopo il 2010), ma pure il personale chiamato a svolgere le funzioni tecniche &#232; stato reclutato in gran parte tra soggetti che hanno svolto e continuato a svolgere anche la libera professione per conto degli stessi concessionari, replicando anche a questo livello il perdurante conflitto d&#8217;interessi. Tanto che nel 2007, la compianta Rita Cimadon, allora consigliera di opposizione a Fornace, aveva indirizzato una missiva a tutti i comuni della zona del porfido nella quale evidenziava come &#8220;i collaboratori/dipendenti di So.Ge.Ca. Srl lavorino anche per i controllati stessi&#8221;.</p>

<p>Cimadon faceva nomi e cognomi dei tecnici (tra i quali spiccava l&#8217;allora direttore), che &#8220;fanno consulenze, stendono progetti, fanno i direttori lavori ed altre mansioni nelle aziende degli stessi cavatori, che dovrebbero essere invece da loro controllati&#8221;.</p>

<p>Se buon sangue non mente, come &#232; possibile ritenere che la scelta fatta dal Consiglio provinciale, su indicazione della consigliera Mas&#232;, sia volta alla tutela del bene pubblico o non piuttosto a legittimare il prosieguo di quella logica predatoria, all&#8217;insegna della privatizzazione dei profitti e collettivizzazione dei costi, che ha fin qui contrassegnato l&#8217;attivit&#224; estrattiva di un bene pubblico quale il porfido?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Mafia: quando il Trentino  vuole fare il furbo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17225/mafia_quando_il_trentino_vuole_fare_il_furbo</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>L&#8217;approdo in Parlamento del poco commendevole caso Carini. E il suicidio giudiziario del (presunto?) capo degli &#8216;ndranghetisti 
</div><div>di Ettore Paris, Walter Ferrari</div><div><p>E&#8217;molto interessante l&#8217;interrogazione parlamentare presentata al Ministro della giustizia e a quello dell&#39;interno dall&#8217;on. Stefania Ascari - del M5S e membro della Commissione Parlamentare Antimafia - nella seduta della Camera del 20 dicembre.</p>

<p>Entra infatti decisamente nel merito delle ultime decisioni del Tribunale di Trento sul processo &#8220;Perfido&#8221;. In particolare, sulla mano leggera avuta nei confronti degli imputati eccellenti, come da QT peraltro ripetutamente rilevato, e che l&#8217;on. Ascari pure rileva, con un certo allarme per i possibili due pesi-due misure adottati nei confronti degli imputati: brutti sporchi e cattivigli uni, ammanicati in alto loco gli altri.</p>

<p>Cos&#236; dunque l&#8217;on. Ascari scrive: &#8220;A fine novembre 2023, la Procura di Trento ha richiesto il rinvio a giudizio per numerosi &#8216;colletti bianchi&#8217; e membri delle istituzioni accusati di supportare l&#39;attivit&#224; della locale &#8216;ndranghetista trentina, confermata come operativa da pi&#249; sentenze della Cassazione (penale sent. sez. 6 num. 17511/2024 e 39218/2024). Tra gli imputati figurano sindaci, ex parlamentari e carabinieri, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e altri reati aggravati dal metodo mafioso&#8221;.</p>

<p>Poi entra nel cuore del problema, esplicitamente riprendendo le nostre perplessit&#224;, portando specifiche, durissime critiche, all&#8217;operato del Tribunale: &#8220;L&#39;indagine su Giulio Carini e la sua successiva archiviazione pongono interrogativi specifici che sono stati sollevati dalla stampa locale (&quot;Perfido&quot;: arrivato ai pesci grossi, il Tribunale si ferma &#8211; Questotrentino, settembre 2024).</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/ettore_stefania.jpg' alt=''><figcaption>Stefania Ascari</figcaption></figure>
<p>L&#39;archiviazione del procedimento relativo a Giulio Carini, figura chiave per comprendere i rapporti tra la criminalit&#224; organizzata e le istituzioni, &#232; avvenuta senza un accertamento medico-legale indipendente. Tale decisione, a giudizio degli interroganti, appare in contrasto con la prassi consolidata, che prevede verifiche peritali dirette nei casi in cui le condizioni di salute mentale possano incidere sulla capacit&#224; di autodeterminazione o sulla valutazione di responsabilit&#224; penale.</p>

<p>A questo proposito, la sentenza n. 3659 del 2018 della Corte di Cassazione sottolinea che l&#39;amministrazione di sostegno non implica automaticamente un&#39;incapacit&#224; di intendere e di volere, ma &#232; finalizzata a garantire una tutela proporzionata alle esigenze del soggetto, preservandone, ove possibile, l&#39;autonomia decisionale. Questa mancanza di accertamenti pone interrogativi sulla coerenza delle procedure applicate e sul loro impatto sulla regolarit&#224; del procedimento, configurando una possibile grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile ai sensi del decreto legislativo n. 109 del 2006.</p>

<p>Tale archiviazione, visto il ruolo che sarebbe stato svolto da Carini quale raccordo con la Calabria e intermediario tra &#8216;ndrangheta e istituzioni locali e statali, rende particolarmente critica la comprensione del fenomeno infiltrativo&#8221;.</p>

<p>Quindi Ascari va oltre il pur clamoroso caso Carini: &#8220;Peraltro, alcuni nomi legati ad eventi rilevanti, come quelli di Franco Bertuzzi e del maresciallo dei carabinieri Luca Mattevi nella vicenda del pestaggio di Hu XuPai (v. l&#39;articolo di stampa &quot;Il pestaggio nella cava&quot; - Questotrentino, marzo 2017 e &#8220;Perfido: i colletti bianchi&#8221; - Questotrentino, aprile 2024), sembrano essere stati esclusi da ogni approfondimento relativo alla loro posizione, nonostante pesanti elementi indiziari a loro carico; inoltre, rispetto alla vicenda risultano coinvolte figure istituzionali nelle &#171;cene di capra&#187;, citate come occasione di contatto tra mafiosi e rappresentanti istituzionali di alto livello, che sollevano dubbi sul livello di permeabilit&#224; delle istituzioni locali e nazionali&#8221;.</p>

<p>A questo punto l&#8217;on. Ascari pone due domande chiave, che in realt&#224; paiono due sollecitazioni. Sullo specifico procedimento &#8220;Perfido&#8221;, e in particolare sul caso Carini e su come esso &#232; stato gestito dalla Procura e dal Tribunale di Trento, si chiede &#8220;se il Ministro della Giustizia non intenda valutare la sussistenza dei presupposti per l&#39;adozione di iniziative ispettive, in relazione ai procedimenti citati in premessa, anche ai fini dell&#39;eventuale esercizio dell&#39;azione disciplinare&#8221;; poi c&#8217;&#232; il tema generale su cui si chiede &#8220;se il Ministro della Giustizia non ritenga di adottare iniziative normative, per quanto di competenza, volte a introdurre protocolli pi&#249; rigorosi per verificare documentazioni mediche che potrebbero compromettere la regolarit&#224; dei procedimenti giudiziari&#8221;.</p>

<p>Non basta: memore delle &#8220;cene di capra&#8221; in cui alcune delle massime autorit&#224; statali allegramente banchettavano assieme a soggetti come Giulio Carini, l&#8217;on. Ascari chiede, questa volta al Ministro dell&#8217;Interno &#8220;quali iniziative intenda assumere per contrastare il rischio d&#39;infiltrazione della criminalit&#224; organizzata nelle istituzioni&#8221; con particolare riguardo al Trentino.</p>

<p>Dubitiamo che il ministro Piantedosi faccia alcunch&#233;. Il ministro della Giustizia Nordio, potrebbe e dovrebbe attivarsi: siamo scettici, ma vedremo. E&#8217; comunque importante che anche da Roma, a livello ministeriale e in prospettiva di Consiglio Superiore della Magistratura, si accenda un faro su come il Tribunale di Trento sta gestendo quello che lo stesso CSM ha definito come &#8220;processo particolarmente importante&#8221;.</p>

<p><b>Macheda, intanto&#8230;</b></p>

<p>Per converso, risulta mirabolante, ma per opposti motivi a quelli di Carini, la posizione sanitaria\giuridica del capo (almeno secondo gli accusatori, supportati da millanta intercettazioni) della locale &#8216;ndranghetista, Innocenzio Macheda.</p>

<p>Noi avevamo gi&#224; sottolineato, in questo caso, la tenacia della Procura nel non voler farsi scappare il supposto capobanda: il quale aveva presentato una perizia medica (malattia di Parkinson, e quindi pratica impossibilit&#224; di seguire con piena consapevolezza il processo) cui i PM avevano contrapposto una contro-perizia, che in definitiva diceva il contrario. Nell&#8217;attesa della prossima udienza e dell&#8217;importante decisione dei giudici, per&#242;, Macheda ne ha combinata una delle sue.</p>

<p>Per farci capire dobbiamo illustrare la figura di Saverio Manuardi. Calabrese anch&#8217;egli di Melito Porto Salvo, socio di un paio di ditte del porfido attenzionate nell&#8217;inchiesta &#8220;Perfido&#8221;, era stato condannato per spaccio di droga a un lavoro socialmente utile e al versamento di una donazione a una onlus.</p>

<p>Manuardi effettuava sia le ore di lavoro che la donazione (7.000 euro) presso un&#8217;associazione della Valsugana, salvo poi &#8211; dopo aver goduto dei benefici di legge in diminuzione della pena - pretendere indietro la somma, attraverso minacce e vessazioni al presidente. Intimidazioni sempre pi&#249; pressanti, effettuate prima da solo, poi con il concorso di amici albanesi, infine con il supporto proprio dello stesso Macheda. Il quale, temendo di essere intercettato, invece di rivolgere minacce verbali al presidente (santo subito!) della onlus, gli si parava di fronte con un cartello minatorio attaccato al maglione, sotto al pastrano che apriva quando gli si trovava davanti.</p>

<p>Il risultato sembra comico: con Manuardi e i tre compari albanesi tradotti in carcere per estorsione, Macheda che colleziona un&#8217;altra denuncia.</p>

<p>Sono per&#242; da svolgere alcune considerazioni. La prima, ovvia quasi, che sar&#224; difficile per la difesa sostenere l&#8217;inabilit&#224; ad assistere al processo da parte di una persona che se ne va in giro a minacciare ed estorcere.</p>

<p>La seconda &#232; meno ovvia: perch&#233;, in un momento processualmente delicato, il capo della locale si inguaia in una maniera cos&#236; plateale?</p>

<p>Le risposte possono essere molteplici. La prima: quella &#232; la sua cultura; nel caso di Macheda, poi, che ha un passato infarcito di atti di violenza, quella &#232; la sua natura.</p>

<p>La seconda: il gruppo calabrese non sembra dedito solo al settore del porfido; in alcune sue propaggini agiva nello spaccio, assieme a camorristi ed albanesi, probabilmente allargatisi con il ritrarsi dei calabresi colpiti da &#8220;Perfido&#8221;. Di qui l&#8217;esigenza, sentita dal capo, di marcare il territorio, in prima persona: &#8220;Qui ci siamo ancora!&#8221;</p>

<p>Infine una considerazione pi&#249; di fondo: questa di Innocenzio Macheda &#232; una cultura molto arretrata. Se oggi siamo alla mafia 3.0 o 4.0, Macheda, detto Ceggio, &#232; rimasto alla mafia 0.0, quella che conosce solo la violenza.</p>

<p>Ora, l&#8217;uomo sa essere anche insinuante e duplice: a uno dei nostri incontri nell&#8217;area del porfido prima dello disvelarsi ufficiale delle infiltrazioni mafiose, aveva agganciato il pi&#249; giovane di noi con mielose parole di incoraggiamento, presentandosi come un imprenditore onesto, disgustato dalla presenza di altri imprenditori malfattori &#8211; evidentemente cercava di carpire informazioni sui nostri agganci in loco. Per&#242; la sua modalit&#224; d&#8217;azione di gran lunga preferita &#232; molto diversa, l&#8217;aggressione. Ricordiamo come si fosse scontrato con Giuseppe Battaglia, giunto prima in Cembra e di fatto amministratore delegato del gruppo, perch&#233; questi voleva fare impresa (sia pur non pagando gli operai ecc ecc), mentre lui preferiva esigere il pizzo dagli altri porfidari dietro minacce di sterminio per loro e famiglia.</p>

<p>D&#8217;altronde neanche Giuseppe Battaglia (la cui linea operativa era stata poi benedetta dalla casa madre calabrese) &#232; risultato molto evoluto: diciamo che rappresenterebbe la mafia 1.0. Affetto da una libido di arraffamento, depredava perfino i suoi sodali, che difatti lo detestavano, come si &#232; visto nelle intercettazioni e nel dibattimento processuale.</p>

<p>Ma allora, se erano cos&#236; grezzi, come hanno potuto attecchire in Trentino?</p>

<p>Forse dobbiamo riconoscere di essere non solo impreparati, ma anche eticamente laschi. Di voler fare i furbi, giochicchiando con le persone sbagliate e pericolose.</p>

<p>E qui torniamo al caso Carini: che il Tribunale con ogni evidenza, per chiss&#224; quale combinazione di ragionamenti, convenienze, sottovalutazioni, non ha proprio saputo gestire.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>&#8220;Schiaffeggiati&quot;  dalla sindaca</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17224/schiaffeggiati_dalla_sindaca</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Da Riva querelano anche QT
</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>A febbraio 2023 ci eravamo occupati, per la prima volta, delle vicende dell&#8217;area Cattoi di Riva del Garda. In quel lungo articolo scrivevamo anche - di passaggio - delle spese elettorali della sindaca Cristina Santi. Riportando che le spese dichiarate da Cristina Santi per la campagna elettorale delle comunali 2020 erano state di circa 2.500 euro. Che ci parevano davvero pochini. E facendoci una domanda semplice: le tante attivit&#224; elettorali che si erano viste, per lei e per il candidato del Patt Mauro Malfer (che ugualmente non aveva dichiarato grandi spese), come potevano essere tutte &#8220;strizzate&#8221; dentro quei pochi euro? Avevamo promesso di riparlarvene, cari lettori, perch&#233; gi&#224; allora avevamo qualcosa in mano che stavamo verificando.</p>

<p>Non c&#8217;&#232; pi&#249; stata occasione di darvi conto della cosa, ma adesso &#232; arrivato il momento, perch&#233; nel frattempo la nostra semplice domanda &#232; diventata oggetto di due procedimenti giudiziari.</p>

<p>Uno, lo sapete, &#232; l&#8217;indagine della Procura sulle operazioni immobiliari di Hager e Signoretti a Riva del Garda, nella quale i pm ipotizzano finanziamenti elettorali illeciti per la sindaca e per Mauro Malfer. Il secondo ci mette in mezzo direttamente.</p>

<p>A settembre 2024, infatti, (con tempi un po&#8217; biblici, a dire il vero) ci &#232; arrivata la notifica che Cristina Santi ci aveva accusati di diffamazione per il nostro articolo. E in effetti, ancora ad aprile 2023, la sindaca di Riva aveva inviato le sue doglianze alla Procura di Trento. Noi, per un anno e mezzo, non ne abbiamo saputo niente. Tempi della Procura.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/querele_paolo_chiariello_avvocato.jpg' alt=''><figcaption>Paolo Chiariello</figcaption></figure>
<p>Ma, in un certo senso, &#232; andata bene cos&#236;, perch&#233; quella querela della sindaca - noi pensiamo - serviva soltanto a farci smettere di scrivere sulle vicende rivane. Noi, beata innocenza, non sapevamo niente e abbiamo continuato a raccontarvi le storie del lago.</p>

<p>Cosa sarebbe successo se avessimo avuto in tempi rapidi coscienza del fatto che la sindaca Santi voleva la nostra condanna? Beh, dobbiamo essere onesti con voi. Noi abbiamo la coscienza (professionale) linda e splendente. Abbiamo riportato dati certi - le spese dichiarate in Corte d&#8217;Appello dalla Santi - e ci siamo fatti una delle domande pi&#249; legittime: chi finanzia i nostri rappresentanti politici?</p>

<p>Serve che vi spieghiamo come questo sia un elemento fondante della democrazia? Siete lettori smart. Non serve.</p>

<p>Tuttavia un&#8217;accusa davanti ad un magistrato non &#232; cosa da prendere alla leggera. Avremmo continuato a scrivere? S&#236;. Ma sempre con quel leggero brivido lungo la schiena.</p>

<p>Quella della sindaca di Riva, secondo noi, &#232; una querela di quelle che ormai vengono definite S.L.A.P.P. (acronimo per Strategic Lawsuit against Public Participation, ossia cause strategiche contro la partecipazione pubblica) giocando sull&#8217;assonanza con il verbo inglese to slap che vuol dire schiaffeggiare.</p>

<p>Queste azioni giudiziarie contro i giornalisti sono infatti veri e propri schiaffoni alla libert&#224; di stampa. Non hanno lo scopo di difendere il proprio onore - elemento fondante del reato di diffamazione - ma sono pretestuose, una sorta di bavaglio giudiziario. E molto spesso i giornalisti non vengono poi condannati. Nell&#8217;80 per cento dei casi questo tipo di denunce vengono archiviate direttamente dalle procure che ne riconoscono l&#8217;infondatezza, senza nemmeno chiedere ad un giudice di valutarle. Per&#242;, nel frattempo, il giornalista e/o il giornale hanno dovuto pagare un avvocato che li assista spendendo dei soldi e comunque, credeteci, un pochino, appena un po&#8217;, il freno a mano rimane tirato se si deve poi scrivere delle questioni contestate.</p>

<p>&#200; stata poi una fatale coincidenza che il pm incaricato per la nostra querela ci avesse fissato l&#8217;interrogatorio - che si fa prima di decidere se buttare le carte nel cestino o mandarle davanti al Gip - proprio lo scorso 20 dicembre. Abbiamo chiesto che venga tutto archiviato. E ci pare di avere argomenti in abbondanza dopo quel che &#232; successo all&#8217;inizio di dicembre. Oltre ad avere nel frattempo verificato alcune spese di cui non ci pare ci sia rendiconto nelle dichiarazioni della Santi e di cui abbiamo debitamente informato il magistrato.</p>

<p>Ma non sempre si pu&#242; contare su uno sceneggiatore cos&#236; pieno d&#8217;inventiva. A volte il film &#232; pi&#249; noioso e semplicemente, ad un certo punto, una volta raccolte tutte le informazioni necessarie, il pm archivia.</p>

<p>Risultato? Tempo e soldi sprecati. Nostri e del sistema giudiziario. Nostri perch&#233; nessuno ti risarcisce. E nessuno risarcisce la collettivit&#224; di quanto &#232; costato il lavoro della macchina giudiziaria.</p>

<p>Dio non voglia poi, e non &#232; il nostro caso, che invece di una querela penale, qualcuno che vuole chiuderti la bocca ti faccia causa civile. L&#236; &#232; ancora peggio. Tempi e costi di difesa sono assai pi&#249; alti. E non esiste nemmeno il filtro di un pm che pu&#242; decidere di archiviare: il giudice civile deve far andare avanti la causa in ogni caso. &#200; sempre una questione di tempo e soldi che, di solito, chi usa la legge civile in questo modo, ha in abbondanza. Pu&#242; permettersi di far partire una causa, che sa gi&#224; che perder&#224;, ma nel frattempo costringe il &#8220;nemico&#8221; a spendere soldi. Il metodo della causa civile ha, in realt&#224;, un piccolo svantaggio: a chi fa causa pretestuosamente il giudice, alla fine, pu&#242; applicare la sanzione per la cosiddetta &#8220;lite temeraria&#8221; prevista dal codice di procedura civile.</p>

<p>Ma non si tratta mai di sanzioni abbastanza alte da scoraggiare chi ha molti soldi.</p>

<p><b>Causa civile o penale?</b></p>

<p>Ne abbiamo parlato con l&#8217;avvocato Paolo Chiariello il quale ci ha detto molto chiaramente: &#8220;Penso che per questo tipo di cose andrebbe introdotto un &#8220;risarcimento punitivo&#8221;.</p>

<p>A lui abbiamo chiesto anche, in base alla sua esperienza, quanto diffuse sono le cause e le querele strumentali: &#8220;Io ho visto esplodere questa cosa negli ultimi tre anni. Prima capitava solo sporadicamente. E sono querele che vengono soprattutto da parte di sindaci e per citt&#224; di ogni dimensione, dal paesello alla megalopoli. Io credo che abbia moltissimo a che fare con il fatto che c&#8217;&#232; stato un calo enorme della qualit&#224; del personale politico. Quella che a volte viene chiamata &#39;cachistocrazia&#39; </u>che sta per il governo dei peggiori. Mancando la cultura politica, manca anche la capacit&#224; di valutare l&#8217;importanza che l&#8217;informazione ha nel dibattito politico&#8221;.</p>

<p>Gli abbiamo chiesto inoltre se le cause civili sono una &#8220;evoluzione della specie&#8221; rispetto alle querele penali: &#8220;Non ho esperienza diretta sulle cause civili perch&#233; sono un penalista, ma i dati suggeriscono che spesso e volentieri si fa anche la causa civile. A volte in alternativa rispetto alla querela. Tenendo presente che in sede penale, se la cosa va avanti, si pu&#242; anche arrivare ad una condanna al risarcimento danni&#8221; (Se un giudice ti condanna per diffamazione, oltre alla pena, pu&#242; infatti decidere direttamente anche un risarcimento per il diffamato, n.d.r.).</p>

<p>Infine abbiamo chiesto se esiste un modo per sanzionare chi fa querele pretestuose. Ci chiarisce subito che non esiste nulla se &#232; il pubblico ministero che archivia. Se invece si arriva davanti ad un giudice, &#8220;teoricamente questa possibilit&#224; esiste. Ma &#232; una cosa che non si fa sostanzialmente mai. In trenta e pi&#249; anni di difese penali io l&#8217;ho chiesta e ottenuta due volte e l&#8217;ho vista fare una volta da un collega. Quindi tre casi in tre decenni&#8221;.</p>

<p>Giusto per non parlare solo di noi, alla fine apriamo anche lo sguardo sul mondo. Perch&#233; il problema non &#232; solo italiano. Ad aprile scorso la Commissione Europea ha preso atto che contro giornalisti, ma anche contro ambientalisti, sindacalisti e attivisti in genere, le cause S.L.A.P.P. sono in forte crescita. E ha emanato una direttiva apposita (trovate i dettagli in QT di aprile 2023) che manda un segnale importante di protezione della libert&#224; di espressione. Tuttavia quella direttiva, rispetto a quanto accade tutti i giorni nei tribunali italiani, serve a poco, perch&#233; si applica solo alle cause civili - e quindi le querele per diffamazione sono fuori dal raggio d&#8217;azione - e solo in casi in cui ci siano azioni giudiziarie cosiddette &#8220;transfrontaliere&#8221;, ovvero che coinvolgono le magistrature di pi&#249; stati.</p>

<p>I &#8220;cattivi&#8221;, per ora, possono dormire sonni tranquilli.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Come nascono  i Benko Boys</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17223/come_nascono_i_benko_boys</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Biografia incompleta di un rapporto d&#39;affari diventato qualcos&#39;altro
</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Hager-e-Signoretti. Cos&#236; li abbiamo invariabilmente chiamati (non solo noi di QT) in questi ultimi anni. Quasi fossero un&#8217;unico soggetto scisso in due met&#224; che procedono con un perfetto unisono.</p>

<p>Ci siamo chiesti quando e come sia nato il connubio e abbiamo trovato qualche piccolo indizio.</p>

<p>Perch&#233; Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti sono, fino ad un certo tempo nel passato, due persone che vivono in mondi diversi. Hager &#232; un grande commercialista bolzanino, con uffici anche a Milano e Roma e contattoni nel mondo sudtirolese e oltralpe.</p>

<p>Signoretti &#232; un ingegnere/imprenditore arcense che si occupa di energie rinnovabili e dintorni e pestola la politica locale, in particolare nei giri dell&#8217;ex Unione per il Trentino (UPT per gli amici).</p>

<p>Le due met&#224;, che probabilmente ancora non sanno di esserlo, si sfiorano a lungo. Paolo Signoretti, con le sue societ&#224;, &#232; un cliente dello studio Hager, ufficio di Milano, da anni. Non sappiamo quale fosse allora il grado di conoscenza tra i due, ma &#232; possibile che non sia stato niente di pi&#249; che un normale rapporto tra un cliente e il suo commercialista. Tenendo presente che in uno studio fiscal/commerciale cos&#236; grande raramente si parla con il &#8220;capo&#8221;. Pi&#249; normale avere come referente uno dei tanti commercialisti associati.</p>

<p>L&#8217;anno cruciale, in questa biografia &#224; deux, &#232; il 2016.</p>

<p>Anno terribile, a quanto pare, per gli affari di Paolo Signoretti che in quel momento vanno da male a malissimo.</p>

<p>Ma &#232; proprio in quell&#8217;anno che - per motivi che possiamo solo ipotizzare - il rapporto tra Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti cambia radicalmente. Da consulente a cliente diventa improvvisamente un rapporto tra soci. Il 23 dicembre del 2016 infatti viene costituita la societ&#224;V.R.101214, nella quale, con i consueti giochi di scatole societarie che si intersecano, ci sono Paolo Signoretti con la sua Heliopolis, la societ&#224; H.08 di propriet&#224; di G&#252;nther Schacher, commercialista pure lui e socio di Hager in studio e la Winco Eneergreen. Quest&#8217;ultima riunisce Heinz Peter Hager - con la sua Museum srl - e due grandi imprenditori sudtirolesi: Robert Pichler proprietario della Alimco e Peter Stadler, proprietario della Stafil. Alimco &#232; un nome che tutti i mangiatori di Nutella dovrebbero conoscere perch&#233; &#232; il principale fornitore di latte in polvere della Ferrero. Stafil invece opera nel settore dei tessuti e mercerie, che distribuisce in tutto il mondo tedesco. Soldi solidi.</p>

<p>Passano Natale e Capodanno e, ai primi di gennaio 2017, la V.R.101214 compra all&#8217;asta l&#8217;area Cattoi di Riva del Garda. Quindi, possiamo ipotizzare con ragionevole certezza, che la societ&#224; era stata costituita proprio per quella operazione immobiliare.</p>

<p>Le due met&#224; si stanno avvicinando a velocit&#224; fulminea. Perch&#233; sono Hager e Signoretti che fin dall&#8217;inizio gestiscono questa operazione (cos&#236; come quelle successive di Rovereto all&#8217;ex Marangoni e alla Favorita e poi, scendendo verso sud, a Verona e Pavia). Gli altri soci sono silenti e sconosciuti ai pi&#249;. Attenzione: il nome di Benko non compare mai nelle carte delle Camere di Commercio.</p>

<p>Per Signoretti &#232; una svolta, un &#8220;salto&#8221; lo definiscono alcuni insider.</p>

<p>Ma cosa porta in dote Paolo Signoretti a queste societ&#224;? E cosa diventa Paolo Signoretti per Heinz Peter Hager?</p>

<p>Alla prima domanda possiamo dare una risposta verosimile: lui &#232; il procacciatore d&#8217;affari, quello che, a sud di Salorno, individua i bocconi da afferrare. In cambio del suo &#8220;lavoro&#8221; riceve quote di societ&#224; neocostituite (a Rovereto ne hanno un&#8217;altra, si chiama Rovim), oltre a diventare fornitore di progettazione. Che in operazioni immobiliari cos&#236; grandi sommano bei soldi. Sull&#8217;ex Manifattura Tabacchi di Verona, ad esempio, Paolo Signoretti - secondo la Procura - prevedeva per le sue societ&#224; un guadagno di 130mila euro al mese per i diritti di progettazione. Non bruscolini.</p>

<p>Sono le operazioni di Rovereto poi a riassestare definitivamente i conti di Signoretti, perch&#233; da l&#236; i soci ricavano un &#8220;utile alto&#8221;, come ci hanno detto.</p>

<p><b>Una consonanza perfetta</b></p>

<p>Ma in quel percorso il rapporto tra il commercialista e l&#8217;ingegnere diventa anche qualcos&#8217;altro: un connubio d&#8217;affari strettissimo, una corrispondenza d&#8217;amorosi sensi sul &#8220;modello di business&#8221; da adottare. Una complicit&#224;, secondo la Procura.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/laura_con_benko.jpg' alt=''><figcaption>Hager con Ren&#233; Benko</figcaption></figure>
<p>Paolo Signoretti &#232; in grado di maneggiare i rapporti con la politica, sia in Trentino che fuori. Cosa che Hager, a sud di Salorno, sembra non voler o poter fare intervenendo direttamente solo in alcune precise situazioni.</p>

<p>La consonanza tra i due &#232; perfetta. Lo si capisce bene da quanto scrive la Procura di Trento. Anzi. &#200; Paolo Signoretti, stando alle carte dell&#8217;accusa, il pi&#249; spregiudicato. Non che </u>Hager si tiri indietro, ma in qualche occasione &#232; il commercialista bolzanino ad avere perplessit&#224; sulle spericolate idee del socio trentino. Come quando Signoretti ipotizza di offrire ad Adalberto Mosaner </u>- ormai ex sindaco, ma sempre sotto scacco per una causa milionaria - un accordo per chiudere la causa contro di lui, in cambio del suo appoggio e di quello dei consiglieri di minoranza sulla questione dell&#8217;area Cattoi. Su questo &#232; Hager a ricordargli che sono con un piede gi&#224; dentro l&#8217;estorsione. Ma Paolo Signoretti gli controbatte che faranno tutto tra avvocati e quindi loro potranno dire che non ne sapevano niente.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/laura_hager_signoretti_1024x818.jpg' alt=''></figure>
<p>Fateci fare qui un inciso: il ragionamento di Signoretti ci lascia basiti. Come se i giudici, ma anche il tuo stesso avvocato, avessero l&#8217;anello al naso. E infatti il loro avvocato, il solito Natale Callipari, gli intima di non mettere niente per iscritto perch&#233; &#232; una cosa da arresto, anche per lui.</p>

<p>In ogni caso Hager non ferma mai veramente le mosse di Signoretti e approva spesso esplicitamente il suo modo di procedere negli affari, apprezzando l&#8217;attivismo e le decisioni che prende l&#8217;ingegnere di Arco. Per Hager, Signoretti &#232; la sponda &#8220;italiana&#8221; a cui si affida totalmente per quel che accade a sud di Salorno.</p>

<p>&#200; questo il &#8220;salto&#8221; di Signoretti che ci raccontano le nostre fonti? L&#8217;importanza che l&#8217;ingegnere arcense acquisisce dentro un mondo, anche finanziario, di ben altra dimensione rispetto alla sua di prima del 2016?</p>

<p>O c&#8217;&#232; anche un salto di livello nel modus operandi, quello che ora la Procura di Trento considera criminale?</p>

<p>Non lo sappiamo. Di certo questo salto viene percepito e non gradito da tutti all&#8217;interno delle societ&#224; di Signoretti perch&#233;, dal 2017 in poi, c&#8217;&#232; qualche dimissione di troppo tra i suoi collaboratori.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Quelli che volevano prendersi il Trentino</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17222/quelli_che_volevano_prendersi_il_trentino</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Benko, Hager, Signoretti: le strategie per mettere fantocci ai posti di comando</div><div><p>&#200; passato circa un mese dal 3 dicembre dell&#8217;ormai anno scorso quando scoppi&#242; la bomba mediatica della maxi-inchiesta giudiziaria sugli affari immobiliari di Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti a Riva del Garda e non solo. Nel frattempo voi, cari lettori, avete avuto tutte le notizie del caso con ampia dovizia di particolari. Avete saputo dei &#8220;piccoli vizi&#8221; di alcuni personaggi dell&#8217;inchiesta (come Andrea Merler che, secondo i magistrati, si fa pagare perfino le gomme dell&#8217;auto da un imprenditore che ottiene contratti con la Patrimonio del Trentino di cui &#232; vicepresidente; oppure l&#8217;allora presidente ITEA Francesca Gerosa che non vede niente di inopportuno nel provare a vendere a Paolo Signoretti una propriet&#224; di famiglia proprio mentre lo sta invitando a concorrere per l&#8217;affidamento di appalti dell&#8217;Itea stessa), e vi hanno riferito le &#8220;frasi celebri&#8221; di alcune intercettazioni particolarmente succulente.</p>

<p>Noi, ora che le bocce sono un po&#8217; pi&#249; ferme, abbiamo provato, partendo dalle carte dell&#8217;indagine, a trovare il filo conduttore degli eventi, a individuare il modello di business adottato dai Benko Boys (cos&#236; vengono chiamati Hager e Signoretti, in quanto la loro penetrazione nel territorio regionale era avvenuta, in un primo tempo, sull&#8217;onda del grande, disinvolto affarista viennese Rene&#233; Benko).</p>

<p>Ma per farlo dobbiamo partire dal passato.</p>

<p><b>Un fatale agosto</b></p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/copertina_mani_sulla_citt.jpg' alt=''></figure>
<p>Era l&#8217;agosto del 2018 e in Comune a Riva del Garda si svolgeva un ennesimo incontro riguardante l&#8217;area Cattoi. Si era pi&#249; o meno alla fine di un percorso partecipativo, voluto dall&#8217;allora sindaco Adalberto Mosaner, per decidere cosa fare di quello sterrato di 19mila metri quadri con vista lago. Le cose non stavano andando per il verso voluto da Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti, che volevano a tutti i costi costruire palazzine turistiche su un&#8217;area in quel momento non pi&#249; edificabile. A quel punto era praticamente certo che il Comune avrebbe deciso di trasformare l&#8217;area Cattoi in un parco pubblico, anche se ancora non era chiaro in che modo avrebbe acquisito il terreno di propriet&#224; dei due imprenditori.</p>

<p>Tra Mosaner e i due i rapporti erano pessimi da tempo e in quel fatale agosto 2018 si stava tenendo il loro ultimo incontro di persona. I toni erano stati molto tesi e, alla fine, Heinz Peter Hager aveva lanciato contro Mosaner la sua personale fatwa: &#8220;Fra tre anni lei non sar&#224; pi&#249; qua e di certo non parleremo pi&#249; con lei&#8221;. Parole dal sen fuggite in un momento di rabbia?</p>

<p>Allora cos&#236; le videro tutti.</p>

<p>Visto oggi, invece, quell&#8217;episodio assume un&#8217;altra valenza e pu&#242; essere considerato l&#8217;annuncio esplicito di un &#8220;metodo di lavoro&#8221; dell&#8217;immobiliarista: amministrazioni pubbliche al suo servizio e chissenefrega della pianificazione urbanistica e del volere dei pi&#249;, detti anche cittadini/elettori. Una delle tante declinazioni del &#8220;io so&#8217; io&#8230;&#8221;</p>

<p><b>La &#8220;cattura&#8221; della politica</b></p>

<p>Il controllo delle amministrazioni pubbliche &#232; un elemento fondante del modello di business dei due imprenditori. Ed &#232; il primo passo che compiono sempre quando decidono di operare in una determinata zona. Quindi non un passaggio, eventuale e successivo, da attivare solo in caso di problemi, ma proprio il punto di partenza.</p>

<p>L&#8217;intento di cattura preventiva delle varie amministrazioni comunali emerge a profusione dall&#8217;inchiesta. Le campagne elettorali comunali del 2020 infatti vedono i due soci impegnatissimi. Secondo i magistrati finanziano a destra e a manca (letteralmente) sia in Trentino che in Sudtirolo. A Riva si tengono ben lontani dal centro sinistra, ma l&#236; non &#232; un generico pasturare per poi raccogliere. L&#8217;obiettivo &#232; preciso: far fuori il loro ormai arcinemico Mosaner del PD.</p>

<p>A Trento invece cercano contatti con entrambi i candidati sindaco: Franco Ianeselli e Andrea Merler. A quest&#8217;ultimo, affermano i pm sulla base di intercettazioni chiarissime, hanno dato soldi in pi&#249; occasioni, anche ripianando, dopo le elezioni, i debiti rimasti dalla campagna (forse perch&#233; nel frattempo Merler era stato nominato vicepresidente della Patrimonio del Trentino, che aveva voce in capitolo sulle vicende rivane).</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/laura_con_mosaner.jpg' alt=''><figcaption>Paolo Signoretti e Heinz Peter Hager con Adalberto Mosaner.
</figcaption></figure>
<p>Per quanto riguarda Ianeselli, i pm affermano che abbia ricevuto un sostegno economico per le elezioni, ma il sindaco smentisce categoricamente di aver ricevuto finanziamenti da Hager e Signoretti. E nelle carte dell&#8217;inchiesta non c&#8217;&#232; nessun elemento che possa contraddirlo. L&#8217;unica labile traccia &#232; una conversazione tra Signoretti ed un suo dipendente nella quale l&#8217;ingegnere di Arco dice di aver dato un contributo elettorale a Mario Raffaelli e alla sua lista &#8220;Azione&#8221; (e noi abbiamo indicazioni, seppur non confermate, che a Raffaelli siano stati dati 2.500 euro, regolarmente dichiarati). In questo contesto Signoretti afferma che i soldi erano in realt&#224; per Ianeselli, visto che Raffaelli faceva parte della coalizione che sosteneva il sindaco. Non &#232; difesa a priori del sindaco di Trento, ma quello individuato dai pm ci pare un percorso abbastanza tortuoso per poi andare in qualche modo a &#8220;riscuotere&#8221;. Pi&#249; concreto &#232; il discorso dei rapporti tra il sindaco e i due imprenditori. Che ci sono stati e di cui lo stesso Ianeselli ci aveva accennato sua sponte nel 2021, a margine di un&#8217;intervista sul progetto del bypass ferroviario. Rapporti sui quali noi possiamo avere le nostre riserve dal punto di vista politico (Che progetto proponevano? Era una buona opzione per la citt&#224;? Era il metodo giusto per decidere la pianificazione urbana?), ma che sono consentiti dalla legge.</p>

<p>Nella Busa, al contrario, l&#8217;operazione &#8220;cattura&#8221; affonda come un coltello nel burro.</p>

<p>A Riva del Garda il candidato inizialmente prescelto da Signoretti &#232; Mauro Malfer del PATT.</p>

<p><b>La carota</b></p>

<p>Secondo gli investigatori Paolo Signoretti avrebbe speso oltre 25mila euro per sostenere la candidatura di Malfer. Soldi che avrebbero potuto dare legalmente, dichiarandoli, ma sui finanziamenti consistenti - non solo in questo caso - sia Signoretti che Hager sono sempre ben attenti a che non si veda da dove proviene il denaro.</p>

<p>Apparire distanti e distinti dai &#8220;loro&#8221; candidati emerge dalle intercettazioni come una preoccupazione costante dei due imprenditori: dicono esplicitamente che una contiguit&#224; evidente indebolirebbe l&#8217;immagine pubblica dei loro progetti. E potrebbe, non sia mai, suscitare proteste e reazioni.</p>

<p>Poi succede che Malfer non arriva nemmeno al ballottaggio. &#200; in quel momento che puntano tutto su Cristina Santi. Ed &#232; anche uno dei passaggi che meglio chiariscono quanto profondamente i due imprenditori entrino nel processo politico: perch&#233; &#232; Paolo Signoretti che decide che Mauro Malfer dovr&#224; appoggiare la Santi al ballottaggio, con buona pace dei programmi e partiti politici di appartenenza, e lo convince con argomenti sonanti. Poi mette in moto ogni mezzo a sua disposizione, decidendo materialmente cosa fare, dai cartelloni pubblicitari ai sondaggi. Del resto &#232; lui che paga e Malfer accetta senza riserve - secondo i pm - questo aiuto nascosto.</p>

<p>Su cosa abbia invece fatto per Cristina Santi i magistrati affermano che c&#8217;&#232; un finanziamento elettorale. Ma i fatti che portano a riprova sono, a nostro parere, ambigui. E post-elezione. Noi pensiamo, sulla base di documenti che abbiamo in mano, che ci siano effettivamente delle spese elettorali di Cristina Santi non dichiarate dalla sindaca e quindi non si sa chi abbia pagato. Ma di queste non c&#8217;&#232; traccia nell&#8217;indagine. Abbiamo debitamente informato la magistratura della cosa. In ogni caso Cristina Santi dopo le elezioni spalanca letteralmente le porte del Comune ai progetti di Hager e Signoretti.</p>

<p>Ad Arco, altro Comune dove i due avevano dei bei progetti (vedete QT di aprile 2023), puntano su Alessandro Betta, candidato sindaco del PD. Qui, secondo i magistrati, non devono convincere nessuno: &#232; lo stesso Betta a chiedere un sostegno per la sua campagna elettorale. E Signoretti elargisce (con un finanziamento di 2.500 euro, dichiarato da Betta), ma poi - dopo la sua elezione - anche in altri modi e con altri scopi, come vedremo pi&#249; avanti. In ogni caso Signoretti ottiene a elezioni avvenute una supercorsia preferenziale con il sindaco di Arco (vedete QT di settembre 2023). Tanto da fargli dire in una conversazione che Betta &#232; perfettamente schierato dalla loro parte, &#8220;fin troppo&#8221; specifica.</p>

<p><b>Il bastone (colpirne uno per educarne cento)</b></p>

<p>Dopo le elezioni del 2020 a Riva del Garda le cose sembrano prendere il vento, per i due imprenditori. Ma proprio a Riva ci sono ancora dei fastidiosi soggetti che si mettono di traverso.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/laura_015020469_eac9c11f_bd4c_48b1_9f02_43c4a57c67f3.jpg' alt=''><figcaption>Hager e Signoretti al lavoro</figcaption></figure>
<p>Dopo aver silenziato l&#8217;allora sindaco Mosaner - gi&#224; a gennaio 2020 - con la famosa causa da 20 milioni di euro, che lo aveva reso incompatibile e avviato di fatto l&#8217;operazione dei due imprenditori per sbarrargli la strada alla rielezione, c&#8217;&#232; ancora una forte opposizione nel nuovo consiglio comunale: un gruppetto di consiglieri di minoranza (e per una volta ci fa piacere dire che sono del PD) che combatte contro il progetto dell&#8217;area Cattoi, dentro e fuori l&#8217;aula consiliare. L&#236; partono le minacce: minacciano una causa per danni chiedendo 25.000 euro di risarcimento al consigliere Alessio Zanoni, ne progettano (come si vede dall&#8217;inchiesta) una contro l&#8217;altro consigliere Tiziano Chizzola e perfino contro il consigliere provinciale Alessio Manica, reo di aver presentato ben due interrogazioni in Provincia sui loro affari. Infine, ma qui siamo gi&#224; ad aprile 2023, ad investigazioni concluse, mandano una diffida all&#8217;ennesimo consigliere PD che d&#224; fastidio, Gabriele Bertoldi. Reo di aver scritto un post su Facebook in cui descrive Signoretti come &#8220;sindaco ad interim&#8221; e parla di assessori e consiglieri &#8220;suoi maggiordomi&#8221;. Smettila, gli intima per conto dei due imprenditori il solito avvocato Callipari, altrimenti ti facciamo causa.</p>

<p>La prova del nove che non era solo una &#8220;querelite acuta&#8221; sta in alcune intercettazioni di Vittorio Fravezzi (ex sindaco di Dro, ex senatore UPT e lobbista di Signoretti/Hager nella Busa), in cui apertamente Fravezzi riferisce di aver minacciato Mauro Malfer - a quel punto assessore all&#8217;urbanistica di Riva - di fargli venire gli stessi &#8220;incubi&#8221; che hanno fatto venire a Mosaner. Malfer avrebbe risposto, stando alle carte dell&#8217;inchiesta, di &#8220;non volere rogne&#8221;.</p>

<p>S&#236;, perch&#233; Mauro Malfer, durante il percorso travagliato della variante urbanistica desiderata da Hager e Signoretti, fatica a tenere il passo col &#8220;tutto e subito&#8221; che i due vogliono. Per questo subisce pressioni costanti (un vero assedio di telefonate di Signoretti, visite in Comune di Fravezzi e, come abbiamo visto, qualche minaccia) delle quali si lagna con il tecnico comunale preposto alla preparazione delle carte urbanistiche, l&#8217;architetto Gianfranco Zolin, dicendogli ad un certo punto che devono fare presto con quella variante perch&#233; deve renderne conto ai due imprenditori che, se no, &#8220;hanno gli avvocati pronti&#8221;. La cura Mosaner ha lasciato il segno.</p>

<p><b>I tecnici</b></p>

<p>Proprio da Zolin partiamo per raccontarvi la parte che maggiormente ci lascia perplessi di tutta questa storia.</p>

<p>Sia a Riva che ad Arco (ma anche, platealmente, a Bolzano) tra le richieste edificatorie dei due imprenditori e le decisioni dei Comuni viene a mancare completamente il filtro dei tecnici. Che non sono dei meri esecutori, ma funzionari pubblici che devono far rispettare le norme. Quello che emerge leggendo le carte &#232; che questi tecnici si conformano alla volont&#224;, eterodiretta, dei politici. Si rendono complici degli abusi senza fare un pliss&#233;. E infatti alcuni di loro sono indagati. Non solo Zolin a Riva, ma anche Daniela Eisenstecken a Bolzano. E sono solo esempi.</p>

<p>Quello che non capiamo &#232;: <b>perch&#233;? </b>Non ci sono tracce che siano stati pagati o in qualche modo favoriti, n&#233; che vengano direttamente minacciati. Eppure, come si &#232; visto, rischiano in proprio e di brutto per favorire Hager e Signoretti. Non riusciamo a capacitarcene. Ma sono loro che alla fine non bloccano la continua serie di abusi: la rivelazione di dati riservati, il conformarsi a richieste irregolari, fino ad un vero e proprio rovesciamento della potest&#224; pianificatoria.</p>

<p>&#200; di nuovo Riva del Garda l&#8217;esempio eclatante. Quando a Riva devono preparare l&#8217;impianto della variante urbanistica che ridefinisce la fascia lago, Signoretti recapita personalmente in Comune &#8220;cinque tavole&#8221; urbanistiche preparate dal suo tecnico di fiducia, l&#8217;archistar Mario Cucinella: &#232; l&#8217;impianto fondante della variante urbanistica sulla quale verranno sviluppate tutte le parti di dettaglio. Una pianificazione che, naturalmente, segue le esigenze dei Benko Boys. Di quel che realmente serve alla citt&#224; non si parla nemmeno.</p>

<p><b>Il progetto PD</b></p>

<p>Il modello di business di Hager e Signoretti stava funzionando alla grande tra il 2021 e il 2022. Tanto che l&#8217;ingegnere arcense ad un certo punto si allarga: perch&#233; non replicare per le prossime elezioni provinciali? L&#8217;idea di avere il &#8220;loro&#8221; presidente della Provincia (ma, alla peggio, anche un capo dell&#8217;opposizione al loro servizio poteva avere il suo perch&#233;) mette in moto Paolo Signoretti. Che si lavora sia Alessandro Betta che l&#8217;allora consigliere provinciale Luca Zeni: per il primo medita la poltrona di piazza Dante, il secondo al Parlamento. E anche qui mette le mani molto profondamente dentro il processo democratico. Spendendo soldi - pi&#249; di 46mila euro, dicono i pm - organizzando direttamente attivit&#224; politiche. Quando il PD deve decidere se fare o meno le primarie per la segreteria (destinata nei progetti di Signoretti ad Alessandro Betta, come primo passo verso la candidatura in Provincia) e l&#8217;allora segretaria Maestri si oppone, Paolo Signoretti personalmente ordina e paga uno spin-doctor per organizzare una raccolta firme online che spinga verso quelle primarie.Ed &#232; anche sulla base di quelle firme (espressione di una supposta richiesta popolare) che alla fine il PD provinciale far&#224; le primarie per la segreteria.Poi, nonostante gli sforzi di Signoretti, Betta perde le primarie per la segreteria provinciale. Il progetto fallisce e quindi la cosa non va avanti. Ma questo non cambia, a nostro modo di vedere, la natura della cosa. C&#8217;&#232; un progetto per appropriarsi della politica provinciale e, per interposti &#8220;maggiordomi&#8221;, controllare il territorio. Forse anche per questo i pm accusano il gruppo che fa capo a Hager (e Benko) di &#8220;metodo mafioso&#8221;.</p>

<p>Il tribunale, a tempo debito, decider&#224; i reali contorni delle vicende, ma noi trentini dovremmo davvero riflettere sulla permeabilit&#224; delle nostre amministrazioni e dei processi democratici, che in queste storie si vedono davvero piegati agli interessi dei privati.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Ianeselli:  il &#8220;coraggio delle scelte&#8221;?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17221/ianeselli_il_coraggio_delle_scelte</link><pubDate>Sat, 04 Jan 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Nel presentare al pubblico le nuove destinazioni previste in destra Adige, il sindaco di Trento ha rivendicato il coraggio di aver fatto scelte. Che magari fanno discutere, ma che evitano il declino cui la citt&#224; sarebbe destinata se prevalesse l&#8217;immobilismo.</p>

<p>Vediamo meglio. Premesso che una valutazione della sindacatura Ianeselli deve essere pi&#249; complessiva, il tema dell&#8217;urbanistica e dei lavori pubblici &#232; senz&#8217;altro centrale. E scegliere invece di rimandare, &#232; in effetti un dovere; basta che non si finisca con l&#8217;abbracciare l&#8217;ideologia del &#8220;fare&#8221;, a tutti i costi. Di &#8220;uomini del fare&#8221; ne abbiamo gi&#224; avuti al Comune di Trento e poi in Provincia e poi riciclatisi come peloso raccordo tra politica e istituzioni: non ne abbiamo un buon ricordo.</p>

<p>Vediamo quindi per punti le scelte di Ianeselli.</p>

<p><b>1. Bypass ferroviario</b>. Diamo un parere nettamente positivo. Scegliere l&#8217;adeguamento delle strutture ferroviarie, far transitare pi&#249; treni, pi&#249; veloci, favorire insomma il mitico trasferimento dalla gomma al ferro, per di pi&#249; in una valle inquinata da un&#8217;autostrada ormai al limite, &#232; stata cosa buona, giusta, doverosa. I comitati del No Sempre, che quando il bypass si fa in destra Adige lo vogliono in sinistra, e poi viceversa, francamente non sono credibili. E bene ha fatto il sindaco a resistere alle proteste individualiste di chi si vede la casa o il campo espropriati, peraltro dietro adeguato ristoro.</p>

<p>Purtroppo il partner RFI non &#232; il massimo della credibilit&#224;. I Comitati avevano &#8211; ed hanno &#8211; una ragione, sacrosanta: prestare la massima attenzione agli scavi nei terreni inquinati (Sloi e Carbochimica). RFI ha fatto il pesce in barile, centellinando prelievi e studi; solo il deciso intervento della Procura ha messo (si spera) le cose al loro posto. Ianeselli si &#232; trovato in una posizione scomoda, non per sua colpa e confidiamo che il problema si risolva presto e positivamente, per il bene di tutti.</p>

<p><b>2. Hub intermodale all&#8217;ex-Sit. </b>E&#8217; in fase avanzata di realizzazione. Per noi &#232; una sciocchezza, cosa su cui abbiamo intervistato il sindaco. L&#8217;hub gi&#224; c&#8217;era, in piazza Dante, smembrarlo in due poli sia pure non molto distanti (ma con in mezzo un cavalcavia) non &#232; buona cosa. Se non per dare centralit&#224; alla funivia per il Bondone, che da l&#236; partir&#224;. Altra impresa dalle dubbie convenienze, non a caso i privati se ne sono tenuti alla larga. Comunque il nuovo terminal dei mezzi pubblici &#232; una novit&#224; vera.</p>

<p>I dubbi nascono dalla dismissione della stazione delle corriere, e dalla destinazione dell&#8217;area. Su questo ci sono state interlocuzioni tra Ianeselli e Hager (che addirittura rivendica di aver contribuito alla sua campagna elettorale) come raccontiamo nella coverstory. Una cosa tutta da approfondire e che approfondiremo: noi sull&#8217;onest&#224; del sindaco mettiamo la mano sul fuoco, ma non vorremmo che si sia fatto prendere la mano dal desiderio di essere, non pi&#249; l&#8217;ex-segretario della Cgil, ma un &#8220;uomo del fare&#8221; tra altri uomini del fare.</p>

<p><b>3. Mobilit&#224; sostenibile.</b> In effetti sono state progettate diverse piste ciclabili, alcune gi&#224; realizzate. Tra esse quella di via Grazioli, un autentico svarione nell&#8217;unica via di accesso da est al centro; ma si tratta di un errore all&#8217;interno di una linea strategica condivisibile. Sui parcheggi si lavora per crearne attorno al centro; si vedr&#224; la reale fruibilit&#224;. Comunque, attenzione a non penalizzare troppo i residenti; poi non lamentiamoci se scappano sostituiti dai B&amp;B.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/01/fotona_2.jpg' alt=''></figure>
<p><b>4. Destra Adige.</b> Al posto dell&#8217;Italcementi ogni sindaco ha fatto mille previsioni su cosa metterci. Ianeselli presenta un progetto interessante: parcheggi, area verde, studentato ecc. E il nuovo palazzetto dello sport. Quello vecchio non basterebbe pi&#249;, avanti con uno da 10.000 posti.</p>

<p>Gi&#224; il nuovo presidente dell&#8217;Itas, Marcello Poli ,che &#232; anche un manager con i fiocchi, ha spiegato come di un aumento di capienza non ci sia proprio bisogno, anzi, dal momento che agli incontri di routine presenziano circa 2.000 appassionati, che &#232; la met&#224; dei 4.000 oggi contenibili. Duplicare la capienza porterebbe solo a maggiori costi di manutenzione, in barba ai fan che hanno contestato Poli perch&#233; vogliono la loro cattedrale nel deserto. Fugatti liscia loro il pelo: anche qui, come con la Music Arena, Fugatti propone, finanzia (forse), Ianeselli segue a ruota.</p>

<p><b>5. Urbanistica pratica</b>. Tutti i cittadini hanno riscontrato de visu come in collina si sostituiscano condomini alle aree verdi ed agricole, nonostante gli sbandierati propositi contrari. Nell&#8217;ultimo numero abbiamo spiegato attraverso quali discutibilissimi marchingegni avvengano questi abusi approvati dal Comune, aggravatisi con Ianeselli. Il sindaco ci ha assicurato che nuove normative porranno fine a tutto questo. Ne parleremo sul prossimo numero: il sindaco ha il coraggio di scontentare gli speculatori? Quella s&#236;, sarebbe una scelta vera.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/560/qt_n_1_gennaio_2025">QT n. 1, gennaio 2025</category></item><item><title>Di tutto un po&#8217;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17220/di_tutto_un_po</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><p><b>Trasparenza</b></p>

<p>Il direttore generale dell&#39;Azienda sanitaria, Antonio Ferro, insiste e dice ai dipendenti dell&#39;Apss: vietato parlare coi giornalisti. Una direttiva che risale ad anni fa, rispolverata da Ferro l&#39;ultimo giorno dell&#39;anno, dopo che sui giornali era uscita la notizia del blocco delle Tac al Santa Chiara. I medici e il personale sanitario non devono parlare con i giornalisti per non arrecare &#8220;danno all&#39;immagine dell&#39;Azienda&#8221;. Secondo Ferro la immagine dell&#39;Azienda non &#232; compromessa dai malfunzionamenti del comparto, ma dalle notizie che escono sui giornali che segnalano i problemi.</p>

<p>L&#39;Adige, 4 gennaio</p>

<p><b>Grandi manovre</b></p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/cime_20_dicembre.jpg' alt=''></figure>
<p>Giulia Pastorella, deputata e vicepresidente di Azione, ieri ha fatto tappa a Trento, introdotta da Mario Raffaelli, che la sostiene, per presentare la sua candidatura alla guida del partito al congresso nazionale che si terr&#224; a febbraio. Pastorella ha deciso di sfidare il leader Carlo Calenda per riprendere l&#39;obiettivo iniziale che era quello di &#8220;lavorare per l&#39;unit&#224; e il rinnovamento delle forze liberal democratiche&#8221;, un progetto che le rivalit&#224; tra le due primedonne Calenda e Matteo Renzi, hanno compromesso facendo naufragare il Terzo Polo. In Trentino Pastorella pu&#242; contare sul sostegno dell&#39;ex deputato Raffaelli ma anche di Massimiliano Mazzarella che evidenzia come il progetto per le comunali a Trento con la lista S&#236; Trento vada in questa direzione visto che unisce Azione, Italia Viva, +Europa e Casa Autonomia.</p>

<p>L&#39;Adige, 11 gennaio</p>

<p><b>Promozione turistica</b></p>

<p>Formaggio con latte crudo, un altro bambino intossicato: la Provincia fa ritirare il prodotto.</p>

<p>Corriere del Trentino, 13 gennaio</p>

<p><b>Il complotto</b></p>

<p>Qual &#232; il vero scopo della campagna denigratoria contro il formaggio a latte crudo? Far morire piccole e medie imprese per farle inglobare dalle solite multinazionali la cui unica morale si basa sul dio soldo?</p>

<p>Lettera all&#8217;Adige, 19 gennaio</p>

<p><b>L&#39;ossessione della normalit&#224;</b></p>

<p>I mammiferi hanno distinzioni morfologiche e funzionali tra maschi e femmine anche nella dotazione di organi sessuali e riproduttivi. &#200; un pregiudizio pensare che il mammifero homo sapiens non sia normale se si comporta diversamente da tutti gli altri mammiferi? Ma la differenza tra i sessi non &#232; solo dei mammiferi, ma di tutti gli esseri viventi con organismi complessi. &#200; un pregiudizio pensare che gli organi per l&#39;accoppiamento negli umani come nei mammiferi sono distinti da quelli destinati ad espellere il prodotto della digestione e pensare che confonderne le funzioni non sia normale?</p>

<p>Renzo Gubert, lettera all&#39;Adige,</p>

<p>14 gennaio</p>

<p><b>Il tab&#249;</b></p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/cime_6_gennaio.jpg' alt=''></figure>
<p>Dopo l&#39;abolizione del reddito di cittadinanza resta una nuova forma di welfare pi&#249; remunerativa: il reddito di fascistanza. Si tratta di un reddito che spetta a scrittori, intellettuali, attori, giornalisti, opinionisti che hanno fatto del fascismo una forma di introito che garantisce lauti guadagni. Per ottenere il reddito di fascistanza &#232; necessario scrivere libri, articoli, recitare film e serie tv, organizzare spettacoli teatrali dedicati al fascismo. Unica regola di ingaggio: dopo aver scritto un libro o recitato un film con Mussolini protagonista &#232; necessario rilasciare almeno cinquanta interviste in cui si fa professione di antifascismo.</p>

<p>Il Giornale, 14 gennaio</p>

<p><b>Follie d&#8217;inverno</b></p>

<p>Conversando coi cronisti italiani, il primo ministro di Tirana ha rivelato: &quot;Meloni adora la stampa italiana, lo dice sempre: sono fortunatissima, con questi giornalisti &#232; fantastico, sono perspicaci. Lo dice con piena ammirazione. Io poi sono un tifoso della stampa italiana. Lei &#232; veramente fortunata ad avere una stampa come la vostra, c&#39;&#232; molto di peggio&quot;.</p>

<p>Libero.it, 15 gennaio</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Wanted</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17219/wanted</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>Da &#8220;Una Citt&#224;&#8221;, mensile di Forl&#236;</div><div>di Rimmon Lavi</div><div><p>Per la prima volta la Corte Penale Internazionale dell&#8217;Aia ha emesso mandati d&#8217;arresto per supposti crimini di guerra contro un primo ministro e un ministro della difesa eletti democraticamente in libere elezioni.</p>

<p>Da israeliano che partecipa alle elezioni politiche mi sento responsabile io stesso e indirettamente accusato assieme a Netanyahu e a Galant, anche se sono da sempre all&#8217;opposizione e partecipo attivamente alle manifestazioni contro il governo di estrema destra.</p>

<p>Il fatto che neppure dopo il pogrom terribile di Hamas del 7 ottobre 2023 e il crollo totale del sistema difensivo e civile non siamo riusciti a far dimettere il governo Netanyahu e a portare al potere una maggioranza alternativa, rende tutti noi israeliani complici di fronte alle accuse se, per lo meno all&#8217;interno d&#8217;Israele, il gioco democratico &#232; ancora libero, pur minacciato da riforme autoritarie e totalitarie.</p>

<p>L&#8217;unica attenuante potrebbe essere l&#8217;ipocrisia del mondo intero, che non ha espresso accuse simili contro governanti di grandi potenze occidentali, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna per le loro guerre micidiali in Irak, Afganistan, e l&#8217;Isis, o contro dittatori come Assad per la repressione sanguinosa della rivolta civile in Siria, che hanno lasciato pi&#249; morti, affamati, feriti, sfollati, profughi che non l&#8217;attuale guerra a Gaza e in Libano, sia in assoluto, sia relativamente alla popolazione coinvolta, sia in triste proporzione rispetto alle vittime israeliane e alla pioggiaininterrotta di missili sulla nostra popolazione civile in tutto il paese.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/italietta_benjamin_nethanyau_yoav_gallant.jpg' alt=''><figcaption>Benjamin Nethanyau e Yoav Gallant</figcaption></figure>
<p>Certo non &#232; onorevole essere accusati assieme a Putin e ai defunti Milosevic e Gheddafi. Ma questo non vuol dire che si tratti di antisemitismo, come dice Netanyahu, comparandosi a Dreyfus. Accusa adottata da tutti i partiti ebraici in Israele, anche dell&#8217;opposizione, dato che non possiamo ammettere di essere divenuti ormai l&#8217;ultimo esempio e simbolo attuale del colonialismo e dell&#8217;apartheid.</p>

<p>Del resto Israele ha sfruttato troppo a lungo l&#8217;indulgenza e l&#8217;impunit&#224; per ogni sua azione, </u>in seguito all&#8217;Olocausto, essendo indentificata con le vittime del pi&#249; orrendo crimine dell&#8217;umanit&#224;. Il vittimismo &#232; diventato una nostra caratteristica, anche dopo aver creato uno dei migliori eserciti del mondo. Cos&#236; abbiamo demonizzato i palestinesi, gli arabi, l&#8217;Iran e l&#8217;Islam intero come se tutti fossero terroristi, malgrado l&#8217;esempio durevole della pace con l&#8217;Egitto e la Giordania che persiste da decenni e i rapporti con gli Emirati, il Bahrein e indirettamente anche con l&#8217;Arabia Saudita. </u></p>

<p>Questo vittimismo &#232; una delle leve che Netanyahu usa per mantenersi al potere, sostenuto da una base elettorale d&#8217;origine orientale e povera (al suo contrario) che s&#8217;identifica con lui, proprio quando si presenta come vittima dell&#8217;opposizione, della magistratura, delle vecchie &#233;lite, del mondo accademico, e adesso anche della Corte Internazionale dell&#8217;Aia.</p>

<p>Cos&#236; da un anno siamo bloccati sul pogrom spaventoso di 1.200 assassinati, 250 ostaggi, stupri, incendi e distruzione di villaggi agricoli e di quartieri residenziali: Hamas non solo ci ha sorpreso, sbriciolando l&#8217;illusione della sicurezza che lo stato degli ebrei, sognato dal sionismo, avrebbe dovuto dare a quanti erano fuggiti dall&#8217;antisemitismo europeo, ma anche ci ha rinnovato lo status dell&#8217;ebreo perseguitato da gente assetata di sangue. </u></p>

<p>Questo &#232; stato il vero successo di Hamas, che non ha piet&#224; della popolazione palestinese: esasperare la nostra vendetta da vittime ultimative irrevocabili sulle spalle dei due milioni di abitanti della striscia di Gaza, per lo pi&#249; profughi gi&#224; dal 1948, per cui la grande maggioranza in Israele non riesce ad avere la minima empatia umana.</p>

<p>Tra l&#8217;altro, questo &#232; dovuto anche al fatto che i media locali non fanno vedere nulla delle distruzioni e delle condizioni inumane prodotte dalla vendetta e dalla caccia ai terroristi. Infatti la partecipazione mondiale al dolore delle vittime del pogrom si &#232; trasformata in brevissimo tempo in identificazione con le vittime dei bombardamenti a tappeto, inclusi i terroristi di Hamas, nelle dimostrazioni ProPal sotto lo slogan &#8220;Dal fiume al mare Palestina libera&#8221;. Slogan che rinnega la realt&#224; di dieci milioni di israeliani in Terra Santa e il loro diritto alla vita e alla sicurezza. Del resto, solo adesso, e non nel pogrom, si devono riconoscere nei combattenti rimasti tra le rovine di Gaza contro le forze armate israeliane, i valori della Resistenza, misti per&#242; al fanatismo e alla negazione totale del prossimo, l&#8217;ebreo.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/italietta_israel.jpg' alt=''></figure>
<p><b>Un esercito di brave persone?</b></p>

<p>Detto tutto ci&#242;, cosa si pu&#242; dire dei crimini di guerra, supposti o reali, di cui sono accusati Netanyahu e il ministro della difesa, da lui licenziato perch&#233; assieme ai generali voleva terminare la guerra con un accordo per liberare gli ostaggi?</p>

<p>In Israele si crede che li nostroesercito sia il pi&#249; morale al mondo, dato che ordina ai civili di evacuare le case, i quartieri, le scuole rifugio, gli ospedali o le zone abitate, prima di bombardarle o entrarci coi carri armati e i soldati per snidare i terroristi l&#236; appostati o nascosti nelle gallerie scavate nei sotterranei. Per colpire i dirigenti di Hamas e di Hezbollah sono stati colpiti molti civili, in mezzo ai quali questi si nascondevano. Nelle zone cosidette &#8220;sicure&#8221; per i civili sfollati l&#8217;esercito permette ad alcune organizzazioni internazionali di introdurre cibo, acqua, benzina e medicinali, che spesso per&#242; cadono in mano ad Hamas, dato che Israele non ha permesso la formazione di un&#8217;amministrazione civile alternativa.</p>

<p>Nel Nord della Striscia l&#8217;esercito continua a sfollare i civili verso il sud, impedendo i rifornimenti umanitari, </u>per perseguire, con meno rischi ai soldati e meno vittime civili, i resti di Hamas che oppongono guerriglia effettiva, anche se sono rimasti isolati. E la destra messianica si prepara gi&#224; a fondare colonie ebraiche nelle zone evacuate.</p>

<p>Un esperto israeliano di storia militare ha calcolato che il rapporto dei morti tra soldati israeliani e civili palestinesi &#232; a Gaza 1 a 68, molto pi&#249; alto dell&#8217;1 a 56 registrato dagli americani nella loro pi&#249; sanguinosa </u>battaglia dopo il Vietnam, nel 2004 a Falluja nell&#8217;Iraq. Ci&#242; vorrebbe indicare che Israele si permette di mettere in pericolo la popolazione civile a Gaza, considerata tutta coinvolta nel fanatismo islamico sanguinoso, in quanto sarebbe &#8220;legittimo&#8221;, secondo il diritto internazionale.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/italietta_gaza.jpg' alt=''></figure>
<p>In un paese veramente democratico e non etnocentrico come Israele, si dovrebbero esaminare le accuse attraverso meccanismi civili indipendenti dal governo, come una commissione d&#8217;inchiesta autonoma e la magistratura, per poi portarne i risultati a giudizio del Parlamento e poi dell&#8217;elettorato. Ma qui non siamo neppure riusciti a far nominare una commissione d&#8217;inchiesta per l&#8217;attacco a sorpresa e il disastro del 7 ottobre. Quindi non possiamo neppure sostenere che le accuse di crimini di guerra saranno esaminate e giudicate all&#8217;interno del paese. </u></p>

<p>La grande maggioranza degli israeliani rifiuta a priori le accuse considerandole forme di antisemitismo e manovre della politica internazionale, mentre noi, pochi, siamo disperati perch&#233; responsabili, pur all&#8217;opposizione, della sciagurata deriva militarista e amorale dello Stato degli ebrei, nato dalle ceneri dell&#8217;Olocausto: proprio noi ci troviamo accusati di compiere azioni di genocidio, di trasferire e affamare una popolazione inerme, di aver causato decine di migliaia di vittime, anzitutto anziani, donne e bambini! Proprio noi che avremmo dovuto santificare il precetto &#8220;Mai pi&#249;&#8221; non solo riguardo agli ebrei, ma per tutta l&#8217;umanit&#224;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Trump e il Canale</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17218/trump_e_il_canale</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Dal mondo</div><div>Quelle su Groenlandia e Canada probabilmente sono solo sparate; ma con Panama il presidente americano fa sul serio.</div><div>di Gianni Beretta</div><div><p>Nel suo imperiale discorso di reinsediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, Donald Trump ha annunciato la ridenominazione geografica del Golfo del Messico in &#8220;Golfo d&#8217;America&#8221;. Ha prefigurato una futura annessione del Canada quale 51&#176; stato della bandiera a stelle e strisce. Ed ha assicurato che &#8220;presto ci riprenderemo il Canale di Panama&#8221;.</p>

<p>E&#8217; una sorta di rilancio della Dottrina Monroe di &#8220;America agli americani&#8221; della prima met&#224; dell&#8217;800. Dove per americani s&#8217;intendono naturalmente solo gli statunitensi. Filosofia politica che esord&#236; allora con la guerra che dimezz&#242; il territorio messicano.</p>

<p>Ma se l&#8217;appropriazione del Canada (cui si aggiungerebbe pure la Groenlandia) potrebbe essere una sparata, con la via interoceanica il tycoon intende fare sul serio. E da subito.</p>

<p>La Repubblica di Panama sorse di fatto nel 1903 grazie al presidente Theodore Roosvelt, che ne sottrasse il territorio alla Colombia proprio in funzione della realizzazione del corso d&#8217;acqua artificiale (inaugurato nel 1914). Da allora la zona del Canale &#232; rimasta ininterrottamente sotto la giurisdizione degli Stati Uniti, che vi installarono pure il Comando Sud della U.S. Force. Oltre alla Escuela de las Americas, </u>dove si sono formati tutti i dittatori militari latino-americani.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/beretta_canale.jpg' alt=''></figure>
<p>Fino a che non &#232; arrivato il generale Omar Torrijos, capo della locale Guardia Nacional, che durante i complicati negoziati col presidente Jimmy Carter per il passaggio del canale alla sovranit&#224; di Panama, ebbe a dire con tono intimidatorio: &#8220;Basterebbe una scimmia per farlo saltare in aria&#8221;. Nel 1977 furono cos&#236; sottoscritti i Trattati Torrijos /Carter, entrati pienamente in vigore solo dal 31 dicembre &#8216;99. &#8220;Un regalo insensato e una cattiva eredit&#224;&#8221; li ha definiti Trump riferendosi proprio al suo centenario predecessore, al cui funerale aveva assistito qualche giorno prima di ridiventare presidente.</p>

<p>Eppure non era stato facile per Carter ottenere il consenso maggioritario del Senato su quell&#8217;intesa. Lo aiut&#242; l&#8217;attore John Wayne, amico di Torrijos, che scrisse personalmente a diversi senatori. E dire che Torrijos era un antimperialista (non comunista) che nel &#8217;79 appoggi&#242; la rivoluzione sandinista in Nicaragua. Come paradossalmente la sostenne lo stesso presidente Carter disponendo ben 75 milioni di dollari in aiuti alla prima giunta di governo capeggiata dall&#8217;allora comandante guerrigliero Daniel Ortega. Erano evidentemente altri tempi. Che Trump, da degno emulatore di Ronald Reagan, intende definitivamente seppellire, ripristinando a tutti gli effetti il proprio storico &#8220;cortile di casa&#8221; centroamericano. Con piscina dei Caraibi annessa (vedasi l&#8217;immediato reinserimento di Cuba nella lista dei paesi terroristi).</p>

<p>Nella sua locuzione ufficiale, dopo aver lamentato di &#8220;essere stati trattati molto male e con le nostre navi sovratassate&#8221; &#232; andato al centro del problema: &#8220;Noi </u>il Canale l&#8217;avevamo dato a Panama; ma &#232; la Cina che lo sta gestendo&#8221;.</p>

<p>In effetti le infrastrutture di entrambi gli accessi di entrata/uscita sono affidati alla Panama Ports Company, controllata dalla Ck Hutchison Holdings di Hong Kong. Con il governo panamense che nel 2017 interruppe i rapporti diplomatici con Taiwan per aprirli con Pechino. Fino a sottoscrivere l&#8217;intesa sulla &#8220;Nuova via della seta&#8221; e ricevere in visita Xi Jinping a Citt&#224; di Panam&#224; nel 2018.</p>

<p>Trump allora era nel suo primo mandato da presidente. Eppure non si strapp&#242; le vesti di dosso, nonostante fossero soprattutto le navi portacontainer degli Usa i maggiori utilizzatori di quel transito acquatico che in una dozzina di ore coprono gli 82 km che separano l&#8217;Atlantico dal Pacifico. Prefer&#236; di fatto proseguire nella linea adottata da George Bush Jr. nei suoi due mandati (2001/2009) di sostanziale disinteresse verso l&#8217;America Latina. Tanto che la Cina ne approfitt&#242; moltiplicando gli ingenti investimenti in tutto il subcontinente. Quando all&#8217;opposto George Bush padre aveva disposto nel dicembre 1989 l&#8217;invasione dei marines proprio a Panama per scalzare il successore di Torrijos (nel frattempo deceduto in un misterioso incidente aereo nell&#8217;81), l&#8217;ambizioso generale Manuel Antonio Noriega, per i suoi legami con il narcotraffico.</p>

<p>Trump ha affermato che i paesi latinoamericani &#8220;hanno bisogno di noi pi&#249; di quanto noi di loro&#8221;, confermando quel certo disinteresse. Salvo naturalmente il tema dell&#8217;immigrazione da sud che vuole fermare. Ma almeno sul Canale di Panama (che ha appena celebrato il 25&#176; di sovranit&#224; nazionale) ha invertito la tendenza.</p>

<p><b>Il Canale</b></p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/beretta_jos_ra_l_mulino.jpg' alt=''><figcaption>Il presidente panamense Jos&#233; Ra&#249;l Mulino</figcaption></figure>
<p>Stiamo parlando di un&#8217;infrastruttura che interessa fra il 3 e il 5% dell&#8217;intero commercio mondiale, oltre che riguardare il 70% dei porti statunitensi (in partenza e/o arrivo). In questo caso, per&#242;, il condotto interoceanico ha perso da tempo parte della sua rilevanza per il varo di cargos di stazza ben maggiore dei Panamax cui conviene circumnavigare Capo Horn. E che neppure il costosissimo (5 miliardi di dollari) ampliamento delle chiuse del 2016 per i Neopanamax (avallato da un referendum popolare) ha potuto compensare. Visto che, per una persistente siccit&#224; (dovuta agli inesorabili cambiamenti climatici) nella zona tropicale con i pi&#249; alti livelli di precipitazioni del pianeta, si &#232; ridotto l&#8217;afflusso di acqua dolce al lago Gat&#250;n che garantisce il funzionamento delle chiuse stesse. Con code di giorni delle imbarcazioni agli ingressi di Balboa e Col&#243;n, aumento dei pedaggi (con surplus se vuoi la precedenza) e conseguente sottoutilizzo (almeno del 25%) dell&#8217;intero sistema, che registrava fino a oltre 40 transiti giornalieri. Il tutto mentre una parte dei 4,4 milioni di panamensi soffre di seri problemi di approvvigionamento di acqua potabile nelle proprie case.</p>

<p>Trump potrebbe forse avere un pretesto per rimettere in discussione quei Trattati, laddove vi si prevede il diritto degli Stati Uniti di difendere il corso d&#8217;acqua &#8220;in caso di minaccia&#8221;.</p>

<p>Ma &#232; subito giunto un monito da Mosca: &#8220;Trump e il governo di Panam&#224; devono garantirne la neutralit&#224;&#8221;, altrettanto fissata in quegli accordi.</p>

<p>Intanto il 64enne Jos&#233; Ra&#250;l Mulino, affermatosi come presidente nel maggio scorso alla testa di una coalizione di ultradestra, si &#232; subito premurato di dichiarare che il Canale, che rappresenta la principale fonte di entrate del paese (equivalenti al 16% del Pil) &#8220;appartiene ed apparterr&#224; sempre a Panam&#224;&#8221;. Ma al contempo ha disposto un&#8217;audizione sull&#8217;impiego di risorse pubbliche da parte della holding cinese che ne gestisce il funzionamento. Del resto proprio Mulino, appena eletto, aveva auspicato che &#8220;se vincesse Trump gli chieder&#242; una palata di cemento per erigere un altro muro anche qui da noi&#8221;. Riferendosi al selvaggio stretto del Dari&#233;n dal quale transitano verso nord ogni anno decine di migliaia di emigranti delle pi&#249; svariate nazionalit&#224;. Con meta gli States. Flusso che in effetti Mulino &#232; gi&#224; riuscito in certa misura a contenere.</p>

<p>Di mezzo, per&#242;, ci sarebbe pure un irrisolto contenzioso fiscale/amministrativo tra le autorit&#224; locali e il Trump Ocean Club Hotel (oggi JW Marriot) di Punta Pacifica. Secondo quanto riportato recentemente da Newsweek, la Trump Organization non avrebbe pagato 12,5 milioni di dollari di tasse. Ma stiamo parlando di un paese da sempre accusato di essere un paradiso fiscale (vedi lo scandalo dei Panama Papers) e con fama di elevati livelli di corruzione istituzionale. Con risvolti che hanno a che vedere pure con l&#8217;Italia.</p>

<p>Basti pensare che Mulino, di origini italiane, &#232; stato il delfino dell&#8217;ex presidente Ricardo Martinelli (anche lui con sangue italiano) soprannominato dal 2009 &#8220;il Berlusconi di Panama&#8221;. Con il quale fu protagonista dello scandalo dell&#8217; acquisto di radar ed elicotteri da Finmeccanica. Martinelli &#232; rifugiato (ormai da un anno) nell&#8217;ambasciata nicaraguense di Citt&#224; di Panama per scampare a una condanna per riciclaggio.</p>

<p>Sta di fatto che Mulino non &#232; stato invitato alla cerimonia di reinvestitura del &#8220;pregiudicato&#8221; Donald a Washington. In compenso il 24 gennaio scorso &#232; venuto a Roma (oltre che da papa Francesco) dal presidente Mattarella, che gli ha riconosciuto la gestione del canale come &#8220;un esempio di collaborazione internazionale&#8221;. Con Mulino che a sua volta gli ha chiesto di intercedere presso l&#8217;Unione Europea perch&#233; Panama sia tolto dalla lista degli Eden fiscali.</p>

<p><b>Una possibile soluzione</b></p>

<p>Intanto Trump ha nominato dei cubano/americani della Florida nei posti chiave della sua politica estera: a cominciare dal responsabile per l&#8217;America Latina del Dipartimento di Stato, Claver Carone; oltre allo stesso ambasciatore a Citt&#224; di Panama, Marino Cabrera. Per non parlare del Segretario di Stato, nella persona di Marco Rubio, che ha gi&#224; annunciato che la sua prima missione sar&#224; proprio nel paese del Canale.</p>

<p>Eppure una soluzione del problema Cina, che nell&#8217;istmo centroamericano sta estendendo i proprio interessi (pur con certa prudenza rispetto al resto del subcontinente) il presidente Trump la potrebbe pure avere. Con uno scambio: lasciare che Taiwan, senza colpo ferire, torni sotto la piena sovranit&#224; della Repubblica Popolare, in cambio che Pechino non si intrometta nel suo &#8220;cortile di casa&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Benko, uno spettacolare naufragio</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17217/benko_uno_spettacolare_naufragio</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>Il crollo del tycoon austriaco</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>La procura anticorruzione di Vienna WKStA ha arrestato Ren&#233; Benko. Un intrico di scatole cinesi, inganni, occultazioni, raggiri. L&#8217;ex impero dell&#8217;imprenditore austriaco &#232; ridotto in rovina. La colpa &#232; sua ma anche di quelli che l&#8217;hanno sostenuto, osannato, perch&#233; aveva tanti soldi. La citt&#224; ne esce umiliata, per colpa di amministratori di ogni colore, facilmente convincibili, sordi e ciechi alle vere priorit&#224; dei cittadini.</p>

<p>Nel novembre del 2023 l&#8217;ex-impero di Ren&#233; Benko, magnate immobiliare, commerciale e mass-mediatico, ha fatto bancarotta. All&#8217;inizio del 2024, Benko ha dichiarato anche la sua insolvenza personale. Il fallimento pi&#249; grande della storia in Austria, ma esteso anche ad altri paesi. Il Wall Street Journal parl&#242; di &#8220;spettacolare crollo di un impero immobiliare da 30 miliardi di dollari&#8221;. Le procure di questi paesi collaborano da allora per sbrogliare la matassa dell&#8217;intrico di scatole cinesi. E cercano i soldi del crac del Gruppo Signa, e del carosello di soldi. In Germania (le procure di Monaco, e Berlino), Liechtenstein, e Vienna, si &#232; lavorato su ipotesi di riciclaggio e corruzione. Secondo la rete tedesca Zdf, la Procura antimafia di Trento ha relazioni con loro, mentre il quotidiano austriaco Der Standard lo esclude.</p>

<p>Fin dall&#8217;inizio della sua ascesa, non era chiaro da dove provenissero i soldi di Benko, che nel 2014 ha comprato alcuni fra i pi&#249; grandi centri commerciali e palazzi storici in Germania, Austria e Italia. &#200; riuscito poi a ottenere denaro da importanti investitori, creando relazioni con politici di primo piano in Austria, primo fra tutti il segretario del partito popolare &#214;VP e poi cancelliere Kurz, che dopo le sue dimissioni &#232; diventato consulente nella Signa Holding di Benko.</p>

<p>Nel corso del 2024, sono seguiti i fallimenti. Anche i pezzi forti del gruppo crollano uno dopo l&#8217;altro e i progetti rimangono a met&#224;: KaDeWe a Berlino, Alsterhaus ad Amburgo, Galeria a Berlino, Oberpollinger a Monaco di Baviera: alcuni giganti del commercio crollano per i prezzi d&#8217;affitto esorbitanti. L&#8217;orgogliosa Elbtower ad Amburgo rimane a met&#224;, perch&#233; non si possono pagare le imprese costruttrici. Lo stesso vale per la Alte Akademie a Monaco, l&#8217;antico collegio dei Gesuiti, dove il progetto di Benko era stato contestato dalle istituzioni culturali, per la distruzione di arcate cinquecentesche.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/zendron_benko.jpg' alt=''></figure>
<p>I creditori calcolano di ottenere 13 miliardi dalla vendita degli immobili pi&#249; prestigiosi. I curatori immobiliari pensano che i soldi del crac siano transitati nelle 4 fondazioni di famiglia. Infatti nonostante questo &#8220;naufragio spettacolare&#8221;, come l&#8217;ha definito Wolfgang Peschorn, capo della procura finanziaria di Vienna, il tenore di vita del magnate &#232; rimasto sfarzoso, mentre Benko dichiarava 3.700 euro di reddito al mese. La villa a Igls, vicino a Innsbruck, chiamata Casa Bianca, che riceve dalla Fondazione &#8220;Laura&#8221; 238.500 euro, &#232; stata perquisita, come anche l&#8217;appartamento di Vienna e lo &#8220;Chalet N&#8221; a Lech am Arlberg, su cui sono confluiti soldi del Covid. Le indagini finora sono rivolte alla Fondazione &#8220;Laura&#8221; e alla &#8220;IngBe&#8221;, intestate rispettivamente a una figlia e alla madre del magnate. Gli inquirenti sostengono che proprietario sia lo stesso Benko. Di tutte le fondazioni era curatore il braccio destro di Benko, il sudtirolese Heinz Peter Hager, che della &#8220;Laura&#8221; era anche presidente del Cda, ruolo da cui si &#232; dimesso qualche settimana fa.</p>

<p><b>Le accuse.</b>La Procura anticorruzione accusa Benko di avere falsificato una fattura e avere nascosto i suoi beni, per evitare che andassero a rimborsare i creditori. L&#8217;ex miliardario ha venduto beni di rilevante valore, fra cui un mega yacht, un jet privato, rispettivamente a 19 e 62 milioni, un prezzo inadeguato, causando un danno ai creditori, si afferma. Un quadro di Picasso, comprato per 18 milioni &#232; stato venduto da Sotheby&#8217;s per meno di 11. Nella Fondazione Laura sono stati trovati anche molti oggetti di grande valore: armi, orologi, quadri. La villa Eden a Gardone sarebbe stata venduta dalla Signa Holding alla fondazione IngBe, in Liechtenstein, anche questa senza un corrispettivo adeguato, come sostengono i curatori fallimentari, riducendo il rimborso ai creditori.</p>

<p><b>In Sudtirolo</b></p>

<p>Come non pensare che il metodo Benko sia stato applicato anche in Sudtirolo? Individuare terreni o edifici, poco o non usati, inventare una campagna che li definisce degradati, attraverso mass media compiacenti; poi riuscire a far cambiare le norme urbanistiche, farsi aiutare da amministratori ingenui o distratti per un referendum farlocco, senza vere informazioni. Poi la dichiarazione di interesse pubblico (per costruire poi case di lusso), e ignorare ogni voce contraria. Cos&#236; &#232; nato il Waltherpark.</p>

<p>Di seguito alcuni brani di articoli apparsi in passato su questa rubrica di QT</p>

<p><b>Ottobre 2015</b>: &#8220;<b>L&#8217;eredit&#224; avvelenata del sindaco dimissionario di Bolzano</b>&#8221;.</p>

<p>&#8220;Il sindaco di Bolzano se n&#8217;&#232; andato alle 17 del 24 settembre. Il consiglio comunale lo aspettava per discutere una mozione di sfiducia verso lui e la sua giunta, perch&#233; dopo tre mesi dalle elezioni la maggioranza non si era ancora accordata sulle deleghe agli assessori. Lui ha firmato le dimissioni e poi si &#232; recato a fare la vendemmia nel vigneto di Castel Roncolo.</p>

<p>Un&#8217;ora prima di uscire per&#242; ha compiuto un atto che contraddice le motivazioni addotte nelle interviste dei giorni seguenti: ha convocato la Conferenza dei servizi per riesaminare il cosiddetto Piano di riqualificazione urbanistica, il progetto Benko, riconfermandone i componenti, compreso il presidente, che peraltro era decaduto, in quanto </u>nominato da lui. Il progetto Benko era gi&#224; stato bocciato dal Consiglio comunale in una drammatica seduta alla fine di luglio.</p>

<p>Luigi Spagnolli era stato rieletto in maggio per la terza volta. Non c&#8217;erano state primarie e anche la Svp l&#8217;aveva subito appoggiato. Pochi sono andati a votare, ciononostante non &#232; stato eletto al primo turno. Nel secondo sono andati a votare ancora meno cittadini. Un&#8217;inerzia che proviene dalla convinzione di inutilit&#224;. Nelle liste di maggioranza c&#8217;erano 7 candidati benkiani, ma tutti sono stati bocciati e anche l&#8217;assessora all&#8217;urbanistica uscente, di quelle che &#8216;bisogna rimettere in moto questa citt&#224;&#8217;, &#232; stata eletta per un soffio. Nella campagna elettorale si era parlato molto di questo progetto, che per Bolzano significa(va) un cambiamento epocale.</p>

<p>Riassumendo: le pesanti e argomentate obiezioni di carattere economico, sociale, ambientale, e perfino storico-culturale, di studiosi indipendenti all&#8217;ipotesi di un grande centro commerciale con relativo grande parcheggio e 150 appartamenti di lusso in pieno centro storico, esposte nel corso di un&#8217;Istruttoria pubblica nel gennaio scorso, non hanno avuto alcuna contro argomentazione di merito da parte della giunta comunale. La popolazione, per quanto disinformata dalla stampa, ha capito e ha punito i sostenitori del progetto. Il consiglio comunale eletto, due mesi dopo, lo ha bocciato. Per&#242; il sindaco, gi&#224; in quell&#8217;occasione, dopo avere dichiarato di essere anch&#8217;egli contrario, ha votato invece a favore&#8221;.</p>

<p><b>Febbraio 2015: &#8220;La prima volta dell&#8217;istruttoria pubblica&#8221; </b></p>

<p>&#8220;Nel regolamento di partecipazione del Comune di Bolzano &#232; prevista la &#8220;istruttoria pubblica, &#8216;uno strumento di partecipazione dei cittadini per meglio identificare l&#8217;interesse pubblico da perseguire con successivo atto dell&#8217;amministrazione&#8217;. Non si tratta di una audizione: il regolamento prevede che l&#8217;atto amministrativo debba &#8220;tenere conto degli esiti dell&#8217;istruttoria pubblica&#8221; e debba &#8216;contenere la motivazione dell&#8217;eventuale scostamento&#8217;.</p>

<p>Il comune di Bolzano poco pi&#249; di un anno fa ha proposto la riqualificazione di un&#8217;area situata fra il centro storico e la stazione ferroviaria senza stabilirne i criteri. Un marketing frenetico e una parte della stampa locale hanno portato avanti la proposta arrivata da un finanziere austriaco, che ha promesso &#8221;regali&#8221; alla citt&#224;, avendo in cambio mano libera per realizzare uno shopping Mall con </u>parcheggi interrati e 150 alloggi lussuosi [&#8230;]. Anche grazie a una normativa chiamata &#8216;lex Benko&#8217;. Qualche parere: &#8216;L&#8217;hanno chiamato Kaufhaus, grande magazzino, per&#242; la tipologia &#232; altro&#8217; (arch. H.Pump Uhlmann). &#8216;Un grande magazzino presenta le merci, un centro commerciale presenta non le merci contenute, ma s&#233; stesso&#8217; (arch. L. Brugger), &#8216;simula e sostituisce la struttura esistente della citt&#224;&#8217;, con la quale non stabilisce relazioni.</p>

<p>Il sindaco ha dichiarato il progetto &#8216;di interesse pubblico&#8217;, in totale assenza di valutazioni economico-finanziarie. Sono state presentate subito le 500 firme necessarie perch&#233; il Comune mettesse in moto gli strumenti di partecipazione. In gennaio ha avuto luogo l&#8217;istruttoria pubblica e in apertura della prima seduta i politici e i funzionari comunali hanno illustrato gli aspetti urbanistici e le sistemazioni del parco che volevano cementificare. Poi si sono alzati e se ne sono andati. Per le tre seduta previste, si sono iscritti a parlare in 47. Architetti, urbanisti, docenti universitari autori di studi e ricerche specifiche hanno spiegato che cosa sar&#224; costruito e hanno portato esempi di Shopping Mall in citt&#224; simili a Bolzano.</p>

<p>Andreas Gottlieb Hempel, architetto e urbanista, a lungo presidente della Camera degli architetti tedeschi, ha esordito: &#8216;Un colosso in questa posizione provocher&#224; una catastrofe urbanistica&#8217;. Pi&#249; relatori hanno messo in discussione la correttezza delle definizioni, fatte dal Comune, di &#8216;riqualificazione&#8217;.</p>

<p>L&#8217;arch. Michael Schlauch ha proposto alcuni criteri che permettono di valutare l&#8217;utilit&#224; della realizzazione di uno shopping mall. 1. Una valorizzazione del centro storico? Gli studi dimostrano che in presenza di un centro commerciale, la frequenza dei passanti nei dintorni diminuisce, il fatturato si riduce, i negozi chiudono, il prezzo degli immobili crolla. La zona si svuota e degrada. <b>2.</b> Flussi di clienti dall&#8217;esterno della citt&#224;? Bolzano ha gi&#224; un dato molto alto di attrazione dai centri vicini e un&#8217;ulteriore offerta danneggerebbe il resto della provincia. <b>3.</b> Un aumento complessivo dei posti di lavoro? Tutti gli studi hanno dimostrato che i centri commerciali drenano l&#8217;occupazione svuotando i centri storici, ma comunque l&#8217;occupazione complessiva diminuisce del 7.5% nelle citt&#224; grandi e del 10% in quelle con meno di 500.000 abitanti.</p>

<p>Ma non &#232; solo una questione di numeri. Alcuni interventi si sono soffermati sullo spostamento dell&#8217;orientamento nella citt&#224;. La sistemazione viabilistica concordata col comune ne sposta le direttrici di accesso, rimaste le stesse anche negli ampliamenti di fine &#39;800 (urbanista Sebastian Altmann). Neppure il fascismo ha messo in dubbio le direzioni di accesso al centro storico, ha detto Andreas Pizzinini, rappresentante dell&#8217;Heimatschutzverein&#8230;.</p>

<p>Holger Pump-Uhlmann di Braunschweig, urbanista, autore di ricerche e pubblicazioni per l&#8217;Istituto germanico per l&#8216;Urbanistica, si &#232; meravigliato dell&#8217;assenza in sala degli amministratori della citt&#224;, per i quali l&#8217;istruttoria &#232; stata fatta, e ha riassunto cos&#236; i compiti dell&#8217;urbanistica comunale: &#8216;Le citt&#224; hanno la competenza della pianificazione e sono responsabili per la qualit&#224; del risultato. Hanno la responsabilit&#224; dello sviluppo della citt&#224; nel suo complesso, non solo per la riuscita di un progetto singolo. </u>Una complessiva partecipazione dell&#8217;opinione pubblica &#232; necessaria dal punto di vista della citt&#224; e dei suoi cittadini&#8217;.</p>

<p>Pump-Uhlmann &#8230; non riesce a credere che il Comune abbia organizzato l&#8217;istruttoria (costata 10.000 euro) e che i politici comunali si sottraggano al dovere di ascoltare le considerazioni della cittadinanza e di riflettere sulle considerazioni dei loro esperti.</p>

<p>Ma anche noi cittadini siamo indignati. [...] &#200; incredibile l&#8217;arroganza con cui i politici comunali di Bolzano hanno affrontato questa occasione di confronto con la cittadinanza, non rispettando con la loro assenza, il regolamento di partecipazione da loro stessi approvato. [...] </u>Loro non hanno bisogno di ascoltare, perch&#233; hanno gi&#224; deciso in base a considerazioni che nulla hanno a che fare col fine pratico del l&#39;urbanistica pubblica, che &#232; di &#8216;dettare le norme per l&#39;organizzazione e il funzionamento di una vita urbana che sia a un tempo bella, sana, comoda ed economica&#8217; (L. Piccinato).</p>

<p>Fu un architetto viennese, Gruen, ha ricordato David Calas del Politecnico di Vienna, a inventare cinquant&#8217;anni fa i centri commerciali per le citt&#224; americane di piccole e medie dimensioni che non possedevano, a differenza delle citt&#224; europee, i centri storici e i passage, destinati agli acquisti. Oggi perfino in USA </u>i centri commerciali chiudono. E in Europa e nei Paesi emergenti dell&#8217;est europeo sono chiusi o in crisi. Bolzano ha resistito a lungo e ora che il modello economico sta crollando, costruisce un centro commerciale.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Renzo Francescotti,  divulgatore appassionato</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17216/renzo_francescotti_divulgatore_appassionato</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Studioso ma soprattutto animatore culturale, la figura di Renzo Francescotti, il burbero intellettuale vicino al popolo. 
</div><div>di Giovanni Agostini</div><div><p>&#8220;Gioved&#236; prossimo dobbiamo andare a replicare la Cantada dei emigranti al teatro parrocchiale di Tezze Valsugana&#8221;. Noi, il Gruppo interpretativo Neruda, riunito per fare le prove, cominciammo a mugugnare. Dopo il lavoro, stanchi, nel buio dell&#8217;inverno, caricare chitarre e tamburi, guidare un&#8217;ora verso un paesino dove, se andava bene, avremmo cantato e recitato per una ventina di persone, e poi tornare in piena notte. Ma con Renzo non c&#8217;era discussione, aveva gi&#224; deciso.</p>

<p>And&#242; come previsto. Ma dopo lo spettacolo un ragazzo del Circolo culturale di Tezze mi disse: &#8221;Non sai com&#8217;&#232; difficile per noi fare qualche iniziativa di animazione in paese. Non abbiamo soldi e non viene mai nessuno. Ma Renzo Francescotti non ci dice mai di no, e poi non dobbiamo pagarvi. Cos&#236; un paio di cose all&#8217;anno riusciamo a farle&#8221;. Fu per me una lezione e mi vergognai del nostro mugugno.</p>

<p>Renzo Francescotti, morto a Trento all&#8217;et&#224; di 86 anni poche settimane fa, era soprattutto un animatore culturale. Insegnante, ricercatore, scrittore, poeta, critico letterario, si &#232; sempre distinto per la sua costante militanza politica antifascista e di sinistra. I temi della democrazia, del lavoro, dell&#8217;attenzione agli ultimi, agli emarginati, ai diseredati della terra, hanno ispirato sempre le sue opere e il suo impegno. Fu tra l&#8217;altro consigliere comunale di Trento per il PCI, presidente della Pro Cultura, vicepresidente dell&#8217;ANPI del Trentino, ide&#242; il concorso di poesia Alicante e la rassegna annuale Pavanello per giovani cantautori.</p>

<p>Il suo carattere, spigoloso e incline ad imporre il proprio punto di vista, rendeva spesso difficile confrontarsi con lui e talvolta gli alienava le simpatie dei suoi interlocutori. Ma la sua attivit&#224; di ricerca storica e di produzione letteraria, di cui andava molto fiero, non &#232; mai stata fine a se stessa o conclusa con la pubblicazione. Doveva servire alla divulgazione, alla formazione dell&#8217;opinione pubblica, al confronto e al dibattito nel contesto sociale e politico. In questa direzione l&#8217;aver dato vita, quando aveva meno di trent&#8217;anni, al Gruppo interpretativo Neruda, gli forn&#236; uno strumento di proposta al pubblico dei temi a lui cari, che andava al di l&#224; della lettura individuale di un libro, ma produceva momenti di fruizione collettiva e di discussione nei teatri, nelle biblioteche, nelle sale pubbliche, con una particolare attenzione alle periferie.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/francescotti.jpg' alt=''></figure>
<p>Basta una ricerca on line per trovare facilmente gli elenchi delle opere di prosa, poesia e saggistica, pubblicati in oltre sessant&#8217;anni di attivit&#224;, con riconoscimenti e recensioni anche a livello nazionale e qualche traduzione all&#8217;estero, tanto da fare di Francescotti una figura significativa nella cultura trentina.</p>

<p>Uno spazio rilevante della produzione di Francescotti &#232; dedicato al dialetto trentino, di cui &#232; stato cultore, riscoprendolo e difendendolo, anche polemicamente, da un uso che riteneva approssimativo o di pura valenza folkloristica. Riproponendolo come lingua viva, espressione importante delle radici storiche, linguistiche e culturali di un popolo. Sorprendeva, e riusciva a commuovere, la sua capacit&#224; di usarlo anche per esprimere temi e concetti filosofico-esistenziali o sentimentali ed affettivi con una sensibilit&#224; e una dolcezza che sembravano in contraddizione col suo carattere e i suoi modi spesso ruvidi, talvolta perfino scontrosi.</p>

<p>Un altro aspetto rilevante si riferisce alla capacit&#224; di far incontrare e dialogare linguaggi artistici diversi. Nell&#8217;allestimento delle serate animate dal Neruda, la prosa e la poesia diventavano teatro e recitazione, ma coinvolgevano anche la pittura e la musica. Sono molti i pittori trentini che hanno dipinto le scenografie che facevano da sfondo alle rappresentazioni e sono molti i musicisti trentini che hanno cantato e suonato in quel gruppo, ridando vita a vecchi canti popolari e talvolta anche producendo nuove composizioni.</p>

<p>Originale, e credo non molto praticata nel panorama musicale, l&#8217;idea, divenuta un marchio del Neruda, di scegliere alcune tra le poesie di Renzo e trasformarle, creando melodie e arrangiamenti nuovi, in canzoni.</p>

<p>Nel 2017 fu insignito dal sindaco di Trento dell&#8217;Aquila di San Venceslao.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>A22, un&#8217;asta ricca di ombre</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17215/a22_un_asta_ricca_di_ombre</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Rimarr&#224; nelle nostre mani il controllo di un corridoio strategico? Io speriamo che me la cavo&#8230;</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Esultano i presidenti delle Province autonome di Bolzano e Trento dopo che il governo, all&#8217;ultimo squillo utile della sveglia - ore 20.30 del 31 dicembre - ha dato il via al bando per la gara del rinnovo della concessione della gestione dell&#8217;Autostrada del Brennero. Gi&#224; questo traguardo giunto allo scadere dei termini dovrebbe portare a delle riflessioni pi&#249; pacate.</p>

<p>Si tratta di una decisione che non scontenta i privati, li mantiene protagonisti, negli incassi e nell&#8217;imporre decisioni su investimenti costosi e impattanti. Con il solo 14,62% del pacchetto azionario hanno costretto per dieci anni i diversi governi a prorogare i termini della scadenza della concessione, evitando cos&#236; di costituire una societ&#224; in house, la sola forma societaria che l&#8217;UE accetti in assenza di gara pubblica.</p>

<p>Si &#232; brindato troppo in fretta, ma ugualmente esultano i presidenti e quanti hanno lavorato per evitare che i privati vendessero le loro esigue ma strategiche quote.Ma il percorso della gara non sembra essere poi cos&#236; garantito. Se, come sostengono Fugatti e Kompatscher, il diritto di prelazione, cui si ricorrerebbe nel caso in cui una impresa estranea alla attuale gestione vincesse la gara, fosse garantito dalla legislazione nazionale, il governo non avrebbe atteso l&#8217;ultima ora utile per firmare il bando, bens&#236;, sicuro del successo, avrebbe agito ben prima.</p>

<p>I dubbi sulla positivit&#224; dell&#8217;evento sono quindi fondati, anche perch&#233; la prelazione non sembra compatibile con i principi del diritto europeo, e le regole sulla libera concorrenza e il trattamento di parit&#224; dovuto a tutti i concorrenti.</p>

<p>In Veneto come in Friuli Venezia Giulia vi sono societ&#224; che gestiscono autostrade in house con contratti di 30 anni. Da noi, complici sicuramente i governi delle due Province sterzati a destra, si &#232; evitato questo percorso, preferendo il solito project financing.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/casanova.jpg' alt=''></figure>
<p>L&#8217;appalto &#232; ricco, un piatto corposo che distribuir&#224; appalti e dividendi per decenni. Si prevedono in 50 anni (la durata della concessione, un&#8217;eternit&#224;) oltre 31 miliardi di entrate. Sono elencati investimenti importanti in strutture anche esterne all&#8217;ambito autostradale, opere che superano i 9 miliardi. Si contribuir&#224; al rimborso allo Stato degli extraprofitti accumulati e delle rate del fondo ferrovia del valore complessivo di oltre un miliardo di euro. &#200; compresa l&#8217;ideazione e realizzazione di un corridoio pomposamente definito &#8220;green&#8221;, nonostante non si trovi traccia di investimenti tesi a garantire la salute delle popolazioni attraversate dall&#8217;autostrada. Infatti A22 sostiene il marchio green con il fatto di arrivare a costruire la terza corsia. Oppure con l&#8217;investimento nell&#8217;idrogeno, combustibile ad oggi, specie per i veicoli leggeri, che presenta non poche criticit&#224;, anche nella sua produzione (consumo energetico, se non proveniente da fonti rinnovabili, che molti tecnici sostengono ancora inaccettabile).</p>

<p>Non c&#8217;&#232; dubbio che nell&#8217;insieme del bando di gara vi siano aspetti positivi; ma ad oggi l&#8217;Unione Europea non ha dato il via libera ai contenuti del bando. Rimane comunque forte il rischio di ricorsi; eppure non va dimenticato che il mancato acquisto delle quote dei privati (a un valore da essi ritenuto inadeguato) &#232; stato giustificato col timore di tali ricorsi, che ora puntualmente si ripresentano, a evidenziare un percorso incerto e pasticciato.</p>

<p>In A22 c&#8217;&#232; la consegna del silenzio, come documentano i giornalisti regionali. Anche questo passaggio di scarsa trasparenza non rassicura, non aiuta a dissipare le ombre. Perch&#233;, ricordiamolo, se vincesse un soggetto esterno, di profilo internazionale, e noi non risultassimo coperti dal diritto di prelazione, perderemmo il controllo su un bene pubblico strategico non solo per l&#8217;economia trentina, ma per quella italiana: su Autobrennero transita il 33%delle merci che provengono e vanno oltralpe.</p>

<p>In attesa che l&#8217;Unione Europea si pronunci, non resta che osservare gli sviluppi, sperando non risultino fasulli i sorrisi rassicuranti manifestati dalla direzione di A22, dal ministro Salvini e dai due presidenti autonomisti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>L&#8217;intersezione</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17214/l_intersezione</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>L&#8217;avvocato Natale Callipari fra &#8220;Perfido&#8221; e &#8220;Romeo&#8221;</div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>Lo scorso 19 gennaio ad Arco, su invito di Italia Nostra e del Comitato Salvaguardia Olivaia, gli ex ragazzi del &#8220;Martino Martini&#8221; di Mezzolombardo hanno messo in scena (giungendo oltre le 20 repliche) la rappresentazione &#8220;Perfido, per sfidarli dobbiamo impegnarci&#8221;. &#200; stato un grande successo di pubblico, che ha riempito l&#8217;auditorium San Gabriele e salutato con un lungo applauso i ragazzi, la loro insegnante Eliana Gruber e la regista che li ha seguiti Federica Chiusole. Uno spettacolo atteso e molto sentito proprio alla luce delle recenti risultanze dell&#8217;indagine &#8220;Romeo&#8221; che ha mostrato uno spaccato poco edificante dei rapporti politica-economia da Bolzano a Riva, passando per Trento.</p>

<p>In realt&#224; le vicende della potente lobby affaristica sorta attorno alla Signa del miliardario austriaco Ren&#233; Benko vanno ben oltre la nostra regione, intrecciandosi a gruppi politico-affaristici in altri tre Paesi europei, oltre all&#8217;Italia. Tuttavia ritengo importante volgere l&#8217;attenzione non all&#8217;insieme, ma ad un piccolo dettaglio emerso dalle indagini, vale a dire il punto d&#8217;intersezione tra l&#8217;indagine &#8220;Romeo&#8221; e la precedente indagine &#8220;Perfido&#8221;. Punto rappresentato da un soggetto di assoluta rilevanza nell&#8217;ambito professionale degli avvocati, in quanto titolare di vari studi in Italia e all&#8217;estero e professionalmente legato a vicende assai rilevanti.</p>

<p>Si tratta dell&#8217;avvocato Natale Callipari, il cui nome di battesimo compare per la prima volta negli atti dell&#8217;indagine &#8220;Perfido&#8221; il 14 settembre 2017 da parte di un soggetto che riferisce a Giulio Carini (indagato e successivamente archiviato per motivi di salute) l&#8217;esito di un incontro d&#8217;affari. Pochi giorni dopo (22 settembre) &#232; lo stesso avvocato Callipari a contattare Carini per sollecitare un suo ulteriore intervento per portare a termine un importante affare immobiliare, e quest&#8217;ultimo, il giorno successivo, provvede a contattare l&#8217;imprenditore in oggetto. Solo per&#242; il 29 luglio 2019 si scopre la reale entit&#224; dell&#8217;affare, 15 o 20 milioni di euro, affare che il consigliere comunale Pd di Riva del Garda Alessio Zanoni ha pubblicamente messo in relazione con l&#8217;area ex Cattoi in un suo intervento in Consiglio comunale del 16 novembre 2020, all&#8217;indomani dell&#8217;esecuzione delle misure cautelari relative all&#8217;indagine &#8220;Perfido&#8221;; ma su questo ritorneremo.</p>

<p>A coronamento del discorso vale la pena ricordare come l&#8217;avv. Callipari risulti tra i partecipanti ad una delle note cene di capra organizzate dal Carini, nello specifico a quella di Lagolo dell&#8217;11 febbraio 2020, quando, presso il locale &#8220;Clandestino&#8221;, si riunirono tra gli altri l&#8217;allora presidente del Tribunale di Trento dott. Avolio, il dott. De Benedetto, l&#8217;ex ufficiale giudiziario dott. Urciuoli e il consigliere provinciale Michele Dallapiccola. Cena alla quale il trio Carini, Callipari e Avolio discutono di affari e questioni che, in qualche modo, passano anche per decisioni che devono essere prese in sedi istituzionali quali anche il Tribunale.</p>

<p>Ebbene, l&#8217;indagine &#8220;Romeo&#8221; ci svela alcuni retroscena nei quali il nostro potente avvocato fornisce il suo supporto professionale al duo Signoretti e Hager (plenipotenziari di Benko in regione) nel mettere in atto una strategia &#8220;intimidatoria&#8221; a suon di querele nei confronti di coloro che, in nome dell&#8217;interesse pubblico, si ponevano di traverso rispetto ai loro piani.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/ferrari_walter_callipari.jpg' alt=''><figcaption>Natale Callipari</figcaption></figure>
<p>La vittima pi&#249; illustre &#232; stato senz&#8217;altro l&#8217;allora sindaco Pd di Riva del Garda Adalberto Mosaner, in virt&#249; della sua opposizione ai piani speculativi dei due sull&#8217;aerea ex Cattoi. &#200; l&#8217;Adige a pubblicare, il 21 gennaio 2020, con grande risalto, la notizia: &#8220;Causa a Mosaner da 20 milioni &#8211; Citazione di Hager e Signoretti&#8221;. Poi per&#242; il percorso si &#232; articolato in passaggi che, oltre a condizionare il Sindaco (quindi un corpo politico), si sono snodati attraverso iniziative &#8220;ricattatorie&#8221; tese a silenziare Mosaner anche successivamente, nonostante egli fosse solo un consigliere di opposizione. A ci&#242; va aggiunto che pure il consigliere comunale di Riva Alessio Zanoni, in seguito al suo intervento precedentemente citato nel quale si riferiva all&#8217;operazione &#8220;Perfido&#8221;, &#232; stato oggetto di una richiesta di risarcimento pari a 25 mila euro da parte del nostro illustre avvocato.</p>

<p>Ma non &#232; tutto: pure due consiglieri di opposizione del comune di Nago Torbole sono stati colpiti, per la loro attivit&#224;, da una analoga richiesta di risarcimento pari a 500 mila euro avanzata dall&#8217;avv. Callipari il 25 marzo 2021. Una richiesta motivata dall&#8217;accusadi aver intralciato il buon funzionamento dell&#8217;amministrazione comunale, per via delle loro richieste di accesso agli atti nella fase precedente l&#8217;approvazione di una variante al PRG. Fortunatamente il Tribunale di Rovereto ha ritenuto corretto l&#8217;operato di Eraldo Tonelli e Giovanni (Johnny) Perugini, che unitamente a Zanoni e Mosaner vanno annoverati senz&#8217;altro fra i &#8220;testa alta&#8221; protagonisti della rappresentazione &#8220;Perfido, per sfidarli dobbiamo impegnarci&#8221;.</p>

<p>Un invito all&#8217;impegno che, mi auguro, venga raccolto da tutti coloro che sono giustamente preoccupati per quanto venuto alla luce con le indagini &#8220;Perfido&#8221; e &#8220;Romeo&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Make America Great Again:  le conseguenze</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17213/make_america_great_again_le_conseguenze</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Brivido per la DANA di Arco e Rovereto: ora rischia anche il Trentino industriale
</div><div>di Renzo Maria Grosselli</div><div><p>Il Make America great again urlato da Trump, con balletto finale, fa tremare anche il Trentino. La Dana (Dana Holding Corporation), multinazionale americana, un migliaio di dipendenti negli stabilimenti di Rovereto ed Arco e un indotto che interessa una decina di altre nostre aziende industriali, ha annunciato a fine novembre che vuole vendere la divisione off-highway che in Italia conta 12 stabilimenti ed ora ha deciso di delocalizzare in Messico, dal 2026, parte della produzione degli stabilimenti trentini di Arco e soprattutto Rovereto. Anche se producono bene, fanno utili e, al di l&#224; delle contingenze, coprono una fetta di mercato con domanda stabile.</p>

<p>Se questo fosse solo un inizio, il Trentino rischierebbe di perdere una parte importante del suo tessuto industriale. Alla quale peraltro ha rivolto investimenti, costanti e continui, attraverso la contribuzione pubblica.</p>

<p>&#200; presto per affermarlo, ma potrebbe trattarsi solo dell&#8217;inizio di quello sviluppo, annunciato dal presidente americano al mondo, di rientro degli investimenti yankees negli USA. Di quella fine della globalizzazione che dovrebbe portare, secondo i nuovi leader statunitensi, alla &#8220;cupola&#8221; della grandi potenze (Usa, Cina, Russia) che fanno e disfano, ma soprattutto decidono tra di loro e sulle spalle degli altri i destini del mondo. America first, chiaro. E per dirla con le parole del segretario generale della Fiom trentina Michele Guarda il rischio che &#8220;un&#8217;Europa disunita, vaso di coccio tra Stati Uniti e Cina, assista ad una fuga degli investimenti, con i grandi che si portano in patria le produzioni. Vedi i discorsi Trump: &#39;Il mio messaggio alle aziende di tutto il mondo &#232; semplice: venite a produrre in America e le tasse che pagherete saranno tra le pi&#249; basse al mondo. Altrimenti dovrete pagare i nostri dazi&#39;&#8221;.</p>

<p>Ma ricostruiamo la storia trentina della Dana. Che parte nel 1962 ad Arco con la nascita della Hurth. Acquistata nel 1997 dalla Dana che oggi opera in Trentino ad Arco e Rovereto. &#8220;Producono gli assali per macchine che non vanno sulle strade: macchine movimento terra e trattori, destinati ai settori agricolo e delle costruzioni&#8221; specifica Guarda. Dana &#232; una multinazionale statunitense che ha pi&#249; divisioni al suo interno, mentre nel suo complesso si pu&#242; dire che si occupa della parte meccanica del settore automobilistico: alberi motore, trasmissioni, cambi, assali. Per veicoli commerciali e non. &#8220;Meccanica di precisione insomma. Quasi 42.000 dipendenti nel mondo, con produzione in pi&#249; di 30 Paesi.In Trentino e in Italia ha stabilimenti che non fanno esattamente le stesse cose ma operano nello stesso settore. &#200; un distretto italiano delle trasmissione delle macchine di movimento terra che occupa 4.000 dipendenti&#8221;.</p>

<p><b>I numeri</b></p>

<p>Ed entriamo con i piedi nel piatto trentino. Oggi ad Arco la Dana occupa 507 lavoratori e 19 dirigenti, pi&#249; 40 lavoratori in somministrazione, a Rovereto un dirigente, 335 dipendenti e 40 in somministrazione. I lavoratori in somministrazione sono in pratica dei precari che l&#8217;azienda richiede ad agenzie autorizzate per periodi determinati e per far fronte alle fluttuazione della domanda di mercato. 940 lavoratori in tutto che qualche tempo fa erano quasi 1.100, con un andamento ciclico che comunque da anni non si sposta di molto dai 1.000 occupati. &#8220;Ma alla Dana Trentino fanno riferimento anche due stabilimenti, uno in Piemonte e l&#8217;altro in Lombardia, che portano l&#8217;occupazione a 1.300 lavoratori. E tra il 2018 e il 2019 Dana ha fatto grosse acquisizioni in Italia: la Brevini di Reggio Emilia e la Graziano di Torino, 1.000 lavoratori la prima, 1.800 la seconda (di cui per&#242; 700 a Bari). Per quanto riguarda noi &#8211; continua Guarda &#8211; &#232; cresciuto un tessuto industriale in Trentino, attorno e assieme alla Dana&#8221;.</p>

<p><b>Passato e presente</b></p>

<p>Naturalmente l&#8217;Autonomia e, quindi, la Provincia, hanno avuto un ruolo importante in questo senso. &#200; stata centrale la figura di Rino Tarolli, trentino di Trento, per anni presidente e Ceo di Dana Italia e sfortunatamente pensionato da qualche anno, un trait d&#8217;union tra le due realt&#224;. Con lui a capo dell&#8217;azienda la Provincia ha conferito strettamente con la propriet&#224;. Ecco ci&#242; che diceva il presidente Lorenzo Dellai nel 2012: &#8220;Dana d&#224; al Trentino l&#39;idea che qui si possa avere ancora un forte settore industriale manifatturiero di grande qualit&#224;, d&#224; la sensazione che un&#39;impresa come questa &#232; un luogo di produzione ma anche di formazione e ricerca, un sistema come quello del polo della meccatronica, nel quale Dana e l&#39;ingegner Tarolli stanno dando una esperienza imprenditoriale fondamentale&#8221;.</p>

<p>&#8220;In Trentino la Dana &#232; cresciuta lavorando in simbiosi con la Provincia, &#8211; ammette Michele Guarda - il dirigente l&#39;ha fatta crescere con un rapporto fecondo. Si &#232; fatto di tutto per portare qui le produzioni, continuare l&#8217;esperienza. Quindi finanziamenti ricerca e altro, normale politica industriale&#8221;. Che vuol dire anche soldi provinciali al progetto. Perch&#233;, inoltre, non sono solo i 1.000 dipendenti Dana ad essere preoccupati in questi tempi. Attorno a Dana Trentino c&#8217;&#232; un importante indotto, tante aziende che lavorano per la multinazionale e anche di certe dimensioni, con 100 o pi&#249; dipendenti: Capi Group, Meccanica Cainelli, OMP Piccinelli, Sata, Omr Rovereto (ex Mariani), Sapes.</p>

<p>Ma i tempi sono cambiati: l&#8217;America great again significa marcia indietro sulla globalizzazione, a cui possiamo aggiungere un paio di disastrose guerre, problemi di comunicazioni internazionali (gli Houti e i problemi che stanno creando al traffico merci con la pirateria). &#8220;Il quadro &#232; instabile e le multinazionali cercano di riposizionarsi (soprattutto quelle americane, ndr). La cosa &#232; iniziata con Biden, ma con Trump sta avendo un&#8217;accelerazione mostruosa&#8221;.</p>

<p><b>La Dana trentina gode di ottima salute, questo aspetto non interessa? </b></p>

<p>&#8220;Un eccellente stato di salute e proprio la divisione off-highways - non soprattutto automobilistica ma legata a produzioni per agricoltura e costruzioni - &#232; un gioiello, ha possibili sviluppi migliori, margini pi&#249; alti e anche i bilanci economici eccellenti. Una realt&#224;, tra l&#8217;altro, che ha lunga tradizione di relazioni sindacali costruttive&#8221;.</p>

<p>Gli ultimi fatti. In novembre dalla propriet&#224; &#232; giunta la comunicazione della decisione di vendita della divisione e recentemente &#232; stata comunicata la delocalizzazione in Messico di parte della produzione fatta a Rovereto e Arco.</p>

<p>Quanta parte? Guarda ha partecipato al tavolo di discussione aperto dal ministro dei trasporti Adolfo Urso:</p>

<p>&#8220;Al tavolo hanno comunicato che si dovrebbe delocalizzare un 30% (dal 20% al 40% in verit&#224;) della produzione roveretana. Per Arco solo indirettamente, intorno al 10%. L&#8217;azienda dichiara per&#242; che trover&#224; produzioni alternative per evitare esuberi di lavoratori. Erano con noi a Roma i dirigenti di tutti gli stabilimenti italiani, i sindacati e i rappresentanti delle Regioni coinvolte. Noi abbiamo posto delle domande. Ci&#242; che si far&#224; a Rovereto si far&#224; anche altrove? &#39;Si&#39; &#232; stata la risposta. Ma loro hanno colpito lo stabilimento di Rovereto, per intanto paga il Trentino. La produzione partir&#224; a met&#224; del 2026 verso il Messico&#8221;.</p>

<p>Il rischio quasi immediato &#232; di perdere quella porzione di lavoratori: ma potrebbe anche essere, senza voler fare allarmismo, che nell&#8217;ottica trumpiana dell&#8217;America first in tempi ravvicinati la multinazionale decida di prendere su tutto e portarlo in America.</p>

<p>&#8220;Per quanto riguarda il Trentino &#8211; osserva il segretario della Fiom &#8211; chiuderebbe una parte rilevante del tessuto industriale&#8221;. In Italia si tratterebbe di un terremoto, sono 4.000 i lavoratori che rischiano se Dana decider&#224; di portarsi via l&#8217;intera divisione off-highway.</p>

<p><b>Che fare? </b></p>

<p>&#8220;Serve fare quadrato tra imprese, sindacato e istituzioni&#8221;.</p>

<p><b>Iniziative sindacali? </b></p>

<p>&#8220;Ci saranno mobilitazioni non solo in Trentino. Ci sono stati gi&#224; anche scioperi. Ora cresceranno. La Pat ha promesso di fare il massimo, lo ha esplicitato l&#8217;assessore Spinelli&#8221;.</p>

<p>&#200; piccolo il Trentino in questa partita che &#232; mondiale. E del resto la giunta Fugatti non ha mai avuto un piano industriale, col suo strabismo verso albergatori, commercianti e contadini. Ma rischia di essere piccola anche l&#8217;Italia per gestire queste dinamiche. L&#8217;Europa, certo, la politica di Trump mira a destrutturare l&#8217;Europa. La salver&#224; l&#8217;amicizia di Giorgia Meloni con il presidente e il suo sodale Elon Musk?</p>

<p>Nei prossimi mesi Meloni dovr&#224; dimostrare quali sono le sue vere amicizie. Lei che rivendica per s&#233; uno spazio europeo e mondiale, che sta simultaneamente con Trump e nel governo europeo di Ursula von der Leyen. E allo stesso tempo lotta a fianco di Orb&#224;n, Fico, Marine Le Pen e, c&#8217;&#232; da giurarci, da qui a poco anche di Alternative f&#252;r Deutschland (&#232; di questi giorni la stretta di mano di Musk, amico di Meloni, ai dirigenti tedeschi del movimento, con tanto di braccio levato alla moda nazi), movimenti e partiti che vorrebbero l&#8217;Europa delle nazioni, non l&#8217;Europa Unita. Di qui l&#8217;occhiolino del presidente americano, mentre l&#8217;Italia, per avere lo &#8220;zero virgola&#8221; di aumento annuale del Pil, deve &#8220;mettere a terra&#8221;, come dice la presidente, il PNRR europeo, senza il quale la nostra economia avrebbe il fiato grosso.</p>

<p><b>I lavoratori</b></p>

<p>E i lavoratori di Dana? Abbiamo sentito Rino Stinghel, delegato Fiom nella Rsu dello stabilimento roveretano. 46 anni, di Pomarolo, 26 anni passati al servizio di questa azienda, moglie e due figli di 16 e 21 anni. &#8220;Un fulmine a ciel sereno. Momenti di difficolt&#224; ne abbiamo vissuti, come la crisi dei subprime del 2008. La preoccupazione di oggi &#232; che sono delle produzioni che saranno spostate in Messico per geopolitica. La cosa si ripercuote sul nostro stabilimento. Intanto le linee si stanno liberando dei lavoratori precari: l&#8217;anno scorso da noi erano 110-120, oggi ne restano 32 attivi. Finiti quelli, si prospetta la Cassa Integrazione. A met&#224; del 2026 si trasformeranno in esuberi. Sembra lontano il 2026, ma non &#232; cos&#236;&#8221;.</p>

<p><b>Se l&#8217;azienda chiudesse? </b></p>

<p>&#8220;Ho mutuo e figli e non sono solo io. L&#8217;et&#224; incomincia ad essere importante per cui io non sono di facile ricollocazione. Alle spalle abbiamo l&#8217;esperienza fatta da altri metalmeccanici come i compagni della Whilrpool, che lavorano con condizioni economiche e diritti inferiori, mentre chi ha accettato dei soldi per andarsene ha trovato poi lavori e salari non all&#8217;altezza. Se esci da Dana oggi difficilmente ti ricollochi bene. Vantiamo un lavoro ben retribuito e diritti che ci siamo costruiti negli anni&#8221;.</p>

<p><b>Naturalmente avrete gi&#224; pensato a come reagire, almeno nell&#8217;immediato. </b></p>

<p>&#8220;Fare quello che hanno fatto alla Volkswagen in Germania: tutti i lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo sono scesi in piazza, per dire che non si chiude nessuno stabilimento&#8230; Se ci sar&#224; da soffrire, i patimenti si distribuiranno su tutti. Solidariet&#224; insomma. Ci sono gli altri stabilimenti Dana, come a Bari o Brevini a Reggio Emilia, e con azioni solidali si potranno anche qui evitare le chiusure. La nostra preoccupazione &#232; che avendo 12 stabilimenti non saturi al 100% il nuovo acquirente possa pretendere di portarli ad 8, 9, 10 ma a piena saturazione. Uno spettro che aleggia non solo in Trentino ma in tutte le regioni coinvolte&#8221;.</p>

<p><b>Qualche iniziativa a breve? </b></p>

<p>&#8220;Ora ci coordineremo, per fermate a livello nazionale. Vogliamo dare un segnale alla propriet&#224; e ad eventuali nuovi acquirenti: per noi l&#8217;occupazione negli stabilimenti italiani deve rimanere ai livelli attuali. All&#8217;interno del Gruppo Dana siamo la divisione coi migliori risultati e come fatturato noi italiani rappresentiamo il 40% di questo gioiello, 12 stabilimenti su 30 sono in Italia, e 3.800 su 9.500 lavoratori. Ad oggi la societ&#224; non ci dice che ci sono nuovi acquirenti. Ma il messaggio &#232; per un eventuale nuovo acquirente. Oggi la certezza &#232; che i 30 stabilimenti sono in vendita e che lo stabilimento in Trentino ceder&#224; il 30% della capacit&#224; produttiva di oggi verso il Messico. Non &#232; la prima multinazionale che scappa dall&#8217;Italia. Apprezziamo che il ministro abbia appoggiato le preoccupazione delle parti sociali e si dica dalla nostra parte. E la Provincia con Spinelli dice che metter&#224; in campo tutto per difendere l&#8217;occupazione. Ma alla luce di altre realt&#224; scomparse dall&#8217;Italia desta preoccupazione la deindustrializzazione di questo Paese che era un potenza industriale. Se chiude l&#8217;industria cosa resta? Il turismo?&#8221;</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Nago, colpo di scena  all&#39;ex Panorama</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17212/nago_colpo_di_scena_all_ex_panorama</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Il sindaco Morandi &#232; nuovamente sotto accusa nonostante l&#39;eliminazione dell&#39;abuso d&#39;ufficio
</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Bisogna proprio dirlo: gli amministratori della Busa non sono amati dai giudici negli ultimi tempi.</p>

<p>Di quel che sta capitando a Riva e Arco stiamo parlando con dovizia di particolari gi&#224; da un po&#8217;. Maora vi raccontiamo anche quel che &#232; accaduto un po&#8217; di tempo fa al sindaco di Nago, Gianni Morandi.</p>

<p>Riassunto sintetico delle puntate precedenti: nel 2023 contro il sindaco, i componenti della commissione edilizia e un funzionario comunale, la procura di Rovereto aveva chiesto il rinvio a giudizio per l&#8217;annosissima questione delle licenze edilizie dell&#8217;ex hotel Panorama, ecomostro di via Bellavista, la strada che si snoda come una terrazza sul panorama spettacolare del lago. (ne avevamo parlato estesamente su QT di febbraio 2024).</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/laura_nago_gianni_morandi.jpg' alt=''><figcaption>Gianni Morandi</figcaption></figure>
<p>L&#8217;ipotesi di reato era abuso d&#8217;ufficio, perch&#233; gli indagati avevano dato il permesso di demolire e ricostruire il vecchio Panorama - trasformato in appartamenti di gran lusso - senza tener conto di una serie di sentenze (fra Tar e Corti varie la storia va avanti da decenni) che dicevano, in </u>parole povere: l&#236; si potevano costruire circa 2000 metri quadri e invece i permessi erano stati dati per il doppio, metro pi&#249; metro meno (metri costruiti e appartamenti gi&#224; venduti, peraltro)</p>

<p>Ma quando i pm avevano chiesto di processare il sindaco e gli altri, tutto il mondo sapeva gi&#224; che l&#8217;abuso d&#8217;ufficio era un reato agonizzante. Il governo stava procedendo a spron battuto per eliminarlo. Tanto che le udienze davanti al gip per valutare la richiesta dell&#8217;accusa erano state pi&#249; d&#8217;una e ogni volta il giudice aveva detto: rinviamo. Pensando che l&#8217;intero processo si sarebbe dissolto come neve al sole una volta eliminato il reato.</p>

<p>Addirittura il sindaco aveva cantato vittoria ad agosto dello scorso anno, quando era stata approvata l&#8217;eliminazione dell&#8217;abuso d&#8217;ufficio dal codice penale, affermando di essere sempre stato sereno e sicuro della sua innocenza, dicendo che avrebbe preferito essere assolto, ma affermando anche di essere sollevato che la questione si fosse chiusa.</p>

<p>Formalmente la cosa doveva chiudersi a settembre scorso quando era stata fissata l&#8217;ultima l&#8217;udienza davanti al gip, quella nella quale tutti si aspettavano un non luogo a procedere &#8220;perch&#233; il fatto non costituisce reato&#8221;. Cos&#236; pensavano sarebbe andata anche i suoi accusatori: non solo la procura, ma anche i consiglieri di minoranza di Nago, Johnny Perugini ed Eraldo Tonelli che, con un loro esposto, avevano dato il via all&#8217;indagine penale.</p>

<p>Ma il 26 settembre scorso la giudice Consuelo Pasquali, del tribunale di Rovereto, aveva colto tutti in contropiede. L&#8217;abuso d&#8217;ufficio non c&#8217;&#232; pi&#249;, dice implicitamente Pasquali nella sua decisione, ma &#8220;Il Giudice, ritenuto che i fatti indicati nel capo d&#8217;imputazione debbano essere diversamente qualificati&#8230;invita il Pubblico Ministero a riformulare l&#8217;imputazione&#8221;. Rumore di mascelle che cadono e mal contenuto giubilo per chi da anni accusa il sindaco.</p>

<p>Tradotto dal giudichese, Pasquali ha detto che i fatti di cui Gianni Morandi &#232; accusato, secondo il suo parere, sono da sanzionare perch&#233;, pur non esistendo pi&#249; l&#8217;abuso d&#8217;ufficio, un reato c&#8217;&#232; stato comunque. E va perseguito. Pasquali indica perfino quale sarebbe il reato commesso: &#8220;falsit&#224; ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative&#8221;.</p>
<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/laura_nago_ex_panorama.jpg' alt=''><figcaption>Al posto dell&#8217;Hotel Panorama&#8230;</figcaption></figure>
<p>Gi&#224; cos&#236; la cosa &#232; abbastanza sorprendente, ma lo &#232; ancor di pi&#249; se pensate che dei tanti processi per abuso d&#8217;ufficio che erano aperti in giro per l&#8217;Italia, solo il 2% circa non &#232; stato cancellato ed ha portato ad imputazioni alternative.</p>

<p>A quel punto il pm si era preso tempo per rivalutare tutti i fatti e la causa torner&#224; davanti al gip il 27 di questo mese.</p>

<p>Ci sono due morali in questa storia. La prima, banale e dedicata al sindaco Morandi, &#232; che non bisogna vendere la pelle dell&#8217;orso prima di averlo ucciso. La seconda, molto pi&#249; amara, &#232; che cosa fatta capo ha: comunque vadano le cose, infatti, l&#8217;enorme cubo che troneggia sulla salita di via Bellavista non verr&#224; mai abbattuto, come invece avevano chiesto le sentenze degli anni passati, sempre disattese.</p>

<p>Per&#242; il processo rimane, e verosimilmente sar&#224; un argomento non indifferente nelle prossime comunali, per le quali Gianni Morandi ha gi&#224; annunciato che candider&#224; nuovamente da sindaco.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Il balletto delle varianti</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17211/il_balletto_delle_varianti</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>I progetti urbanistici di Riva e Arco ormai delegittimati eppure testardamente ripresentati.
</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Vi interessa sapere che fine ha fatto la variante 13 bis di Riva del Garda (quella al centro dell&#8217;inchiesta della magistratura che ha sconvolto la politica rivana e non solo a dicembre scorso)?</p>

<p>A noi interessava molto e abbiamo provato a capire a che punto &#232; il corposo procedimento che avrebbe dovuto ridisegnare l&#8217;aspetto e l&#8217;utilizzo dell&#8217;intera fascia lago di Riva del Garda.</p>

<p>Bench&#233; il buonsenso dica che quella variante urbanistica doveva essere messa in freezer attendendo di capire se davvero sia stata frutto di una serie di reati, questa non &#232; l&#8217;intenzione della giunta provinciale: a met&#224; dicembre, infatti, in consiglio provinciale la maggioranza che la sostiene ha votato no alla richiesta del consigliere PD Alessio Manica di sospendere tutte le varianti urbanistiche in gestazione nella Busa.</p>

<p>Tornando a Riva, abbiamo provato a ricostruire cosa &#232; accaduto alla variante 13 bis dal 3 dicembre in poi e crediamo di aver capito che la stessa &#232; oggetto di un gioco della patata bollente tra piazza Dante e il Commissario ad acta che, per conto del Comune di Riva, deve gestire la cosa.</p>

<p>(Piccolo flashback: quando a maggio 2023 il grande disegno sulla fascia lago doveva venire approvato in prima battuta dal consiglio comunale, molti consiglieri si dichiararono incompatibili per conflitti di interesse e quindi fu necessario mettere l&#8217;intero procedimento in mano ad un commissario. La giunta provinciale nomin&#242; allora l&#8217;avvocato Nicol&#242; Pedrazzoli, ex dirigente dell&#8217;avvocatura provinciale).</p>

<p>D&#8217;ora in poi andiamo coi condizionali, perch&#233; l&#8217;unico punto fermo &#232; che l&#8217;8 gennaio scorso il Commissario ha dichiarato ufficialmente: &#8220;La Variante &#232; in Provincia&#8221;. Sottinteso: e sar&#224; piazza Dante a dover decidere se farla andare avanti o fermarla.</p>

<p>La realt&#224; &#232; che se la Provincia rimander&#224; le carte a Riva sar&#224; il Commissario a dover dire l&#8217;ultima parola: se non rileva illegittimit&#224; dovrebbe approvare definitivamente. Ma qui si apre la voragine delle interpretazioni di legge su quanto sia legittimo un procedimento amministrativo che potrebbe essere, almeno in parte, frutto di reati. Oltre alla prevedibile quantit&#224; di ricorsi su un procedimento &#8220;avvelenato&#8221;. Una scomoda posizione la sua, per dirla con un eufemismo.</p>

<p>E che la Provincia butti la palla nel campo del Commissario &#232;, secondo le nostre informazioni, probabile, perch&#233; gli uffici provinciali dell&#8217;urbanistica avrebbero ricevuto input molto forti per concludere il loro lavoro piuttosto velocemente. Con qualche assessore che tira indietro e qualche altro che spinge.</p>

<p>Qui dobbiamo dire una cosa che vi stupir&#224;: noi capiamo i motivi di chi spinge per l&#8217;approvazione. Mettere insieme l&#8217;iter amministrativo di una variante urbanistica &#232; una cosa lunga, complessa, defatigante: a Riva ci hanno messo quattro anni. Rifare tutto da capo vuol dire molto altro tempo di attesa per lo sviluppo della citt&#224;.</p>

<p>Ma adesso ci redimiamo subito: il tempo che andr&#224; &#8220;sprecato&#8221;, se si dovr&#224; rifare la variante come speriamo, &#232; uno dei danni provocati dai reati commessi. Un danno che spesso passa in secondo piano, ma che colpisce la collettivit&#224; in modo pesantissimo. Per&#242; pensare di evitare questo danno lasciando che il frutto di uno o pi&#249; reati sia portato a compimento &#232; un danno ancora maggiore che accoltella a morte la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.</p>

<p>Quanto alla politica rivana ci sono un paio di &#8220;camei&#8221; che forse vi sono sfuggiti nelle ultime settimane. Il primo riguarda l&#8217;assessore comunale alle opere pubbliche Pietro Matteotti che, ineffabile, ha dichiarato ai primi di gennaio: &#8220;Nell&#8217;interesse di Riva e dei rivani sarebbe meglio che la variante venisse approvata al pi&#249; presto... la legittimit&#224; di quell&#8217;atto &#232; stata sancita dal Commissario che l&#8217;ha approvata in prima e seconda adozione... l&#8217;interesse pubblico viene rispettato e, inchiesta a parte, ritengo che quello sull&#8217;ex Cattoi sia stato e sia un buon accordo&#8221;.</p>

<p>Che dire? &#8220;Inchiesta a parte&#8221;? Vive in una realt&#224; alternativa?</p>

<p>Il secondo siparietto riguarda i Fratelli d&#8217;Italia rivani. La segretaria locale del partito Elisabetta Aldrighetti afferma testualmente subito dopo la Befana: &#8220;&#200; una priorit&#224; la revisione completa e trasparente della variante 13 bis, divenuta emblematica per via della recente inchiesta giudiziaria&#8221; e aggiunge: &#8220;Un altro obiettivo fondamentale &#232; la valutazione dei presupposti per l&#8217;esproprio dell&#8217;area ex Cattoi per restituire alla comunit&#224; un luogo simbolico e prezioso&#8221;. La votiamo, a questo punto. Per&#242;, diciamola tutta: il presidente della Commissione urbanistica - nelle cui mani &#232; passato l&#8217;intero iter della variante, accordo con Hager e Signoretti compreso - &#232; quel Nicola Santoni eletto nelle liste dei Fratelli. E che mai ha sollevato nemmeno un sopracciglio su quel che gli passava davanti.</p>

<p><b>Altro Comune, stessa musica</b></p>

<p>Mentre a Riva una amministrazione di destra si arrampica sugli specchi per dare giustificazione a ci&#242; che non ne ha, ad Arco &#232; una amministrazione di centro sinistra che, ugualmente ineffabile, difende a spada tratta decisioni urbanistiche che lasciano interdetti.</p>

<p>Anche qui parliamo di una variante, la 17 per il Comune di Arco, nella quale &#232; inserito un accordo con Hager e Signoretti e sulla quale ugualmente l&#8217;inchiesta &#8220;Romeo&#8221; ha sollevato sospetti.</p>

<p>Dal punto di vista delle procedure la situazione &#232; apparentemente semplice: il consiglio comunale di Arco, ancora nella scorsa primavera, ha deliberato in seconda adozione (le varianti richiedono sempre due passaggi in consiglio comunale) la variante 17, con la quale si concedeva alla societ&#224; di Hager e Signoretti di ricostruire ed ampliare il vecchio Hotel Arco. Un aumento consistente di cubatura edificabile in cambio di qualcosa per la collettivit&#224;. Qualcosa tipo una risistemazione urbana della piazza antistante l&#8217;hotel e un fazzoletto di verde che diventava pubblico.</p>

<p>In questo caso gli uffici provinciali avevano detto fin dall&#8217;inizio che il pubblico ci perdeva, nello scambio. La giunta comunale aveva fatto qualche correzione, aumentato le cifre qua e l&#224;. Ma di nuovo gli uffici provinciali avevano chiesto precisione: fateci un&#8217;analisi accurata dei benefici per il pubblico e per il privato e poi vediamo se la cosa quadra, avevano detto a Trento.</p>

<p>Per far tornare i conti alla fine la giunta di Arco aveva fatto una stima del terreno che acquisiva come verde pubblico a prezzi decisamente discutibili. E aveva rimandato in Provincia, a primavera appunto. Da quel momento era calato il silenzio pi&#249; denso sulla cosa. Teoricamente gli uffici provinciali dovrebbero rispondere entro 120 giorni a questo tipo di richieste dei comuni, ma ad Arco &#232; passato ormai quasi un anno e finora non c&#8217;&#232; stata risposta anche se - vox populi dei corridoi comunali - pare che gli uffici dell&#8217;urbanistica provinciali abbiano chiesto altre modifiche all&#8217;accordo. Non ne sappiamo di pi&#249;.</p>

<p>Anche qui, per&#242;, &#232; arrivata l&#8217;inchiesta giudiziaria a mettere in discussione l&#8217;operazione sull&#8217;hotel Arco. Ma il virus della realt&#224; alternativa colpisce bipartisan, dalle parti della Busa.</p>

<p>Quando le consigliere di minoranza della Civica Olivaia in consiglio comunale hanno presentato, a fine dicembre, una mozione che chiedeva il ritiro della variante proprio a causa dell&#8217;inchiesta, l&#8217;assessore all&#8217;urbanistica Nicola Cattoi si &#232; speso molto per difendere il proprio operato e quello della giunta, dicendo che la variante &#232; stata confezionata rispettando tutte le procedure. Talmente rispettate, le procedure, che uno degli indagati di spicco, l&#8217;ex senatore Vittorio Fravezzi, viene indicato dal pubblico ministero come colui che ha fatto pressioni molto forti per evitare che alla presidenza della Commissione urbanistica comunale venisse nominata la consigliera Arianna Fiorio della Civica Olivaia, ritenuta contraria al progetto immobiliare. E aveva ottenuto quel che voleva.</p>

<p>Cosa intende l&#8217;assessore Cattoi dunque per rispetto delle procedure? Aver messo i timbri giusti sulle pagine?</p>

<p><b>Pozzi avvelenati</b></p>

<p>Entrambe le vicende urbanistiche dei due Comuni principali dell&#8217;Alto Garda sono ormai avvelenate dai sospetti sollevati dall&#8217;inchiesta &#8220;Romeo&#8221;. E, giochetti di scaricabarile a parte, sta davvero a mamma Provincia prendere la decisione finale.</p>

<p>Sarebbe stato bello, per una volta, veder arrivare da piazza Dante una parola chiara e netta di sostegno alla legalit&#224;. Ma non ci pare che questa sia la strada sulla quale la giunta vuole andare avanti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item><item><title>Scempi in collina: Ianeselli non rimedia</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17210/scempi_in_collina_ianeselli_non_rimedia</link><pubDate>Sat, 01 Feb 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Una Variante che cambia poco e una Commissione Edilizia che non si ricorda quello che fa
</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>&#8220;La devastazione autorizzata&#8221; intitolavamo il servizio d&#8217;apertura del numero di dicembre di QT, e poi spiegavamo &#8220;Il Comune di Trento sventra le aree agricole per fare condomini&#8221;. E ci chiedevamo &#8220;Come &#232; possibile?&#8221;</p>

<p>Appunto, come &#232; possibile che una consiliatura presentata all&#8217;insegna della sostenibilit&#224;, dell&#8217;arresto al consumo di suolo ecc ecc, con la massima attenzione al rispetto delle aree agricole, abbia approvato una serie di stravolgimenti come quelli che documentavamo, e che peraltro tutti gli abitanti della collina, come pure chi passa di l&#224;, pu&#242; quotidianamente vedere?</p>

<p>Approfondendo avevamo visto come c&#8217;erano stati dei progressivi allentamenti delle norme, ma soprattutto unaserie di interpretazioni sempre pi&#249; lasche delle stesse, al limite dello stravolgimento, della norma e del buon senso. Intervistati, il sindaco Franco Ianeselli e l&#8217;assessora competente Monica Baggia ci assicuravano che stavano gi&#224; prendendo i provvedimenti, attraverso l&#8217;emanazione di una Variante tecnica al Piano Regolatore che avrebbe messo le cose a posto.</p>

<p>Orbene, la Variante tecnica non mette a posto un bel niente.</p>

<p>Partiamo da un punto base. Se il sindaco Ianeselli (scusate la personalizzazione) voleva essere coerente con le sue enunciazioni sulla sostenibilit&#224;, consumo di suolo ecc, doveva tornare alle norme del Piano Urbanistico Provinciale: che prevedevano che le aree agricole &#8211; ohib&#242; &#8211; fossero destinate all&#8217;agricoltura, e non alla residenza, tranne quella del contadino. E che quindi gli unici modesti interventi edilizi &#8211; ristrutturazioni, piccoli ampliamenti - dovessero essere promossi dallo stesso agricoltore di professione (e non da immobiliaristi e costruttori edili).</p>

<p>Questa (rivoluzionaria?) impostazione era legge fino al 2004, e poi gradatamente &#232; stata scardinata, introducendo &#8220;la residenza&#8221; tra gli utilizzi delle aree agricole, e togliendo i vincoli &#8220;un alloggio per impresa agricola&#8221; e &#8220;il richiedente deve svolgere attivit&#224; agricola a titolo principale&#8221; .</p>

<p>Orbene Ianeselli-Baggia sono tornati alle formulazioni ante 2004? Manco per sogno. Gli ampi varchi presenti nella normativa precedente non li hanno chiusi, li hanno solo un po&#8217; ristretti. Adesso &#8220;al fine di assicurare un carico urbanistico compatibile con la destinazione urbanistica agricola in tutti gli edifici esistenti (non impressionatevi queste sono chiacchiere, il bello arriva adesso) &#232; ammesso un incremento massimo di 2 nuove unit&#224; abitative per edificio&#8221;.</p>

<p>Cio&#232; per ogni casa contadina o altro edificio con un appartamento &#232; possibile realizzare 3 appartamenti. Con due appartamenti, saranno quattro ecc.</p>

<p>Si potr&#224; dire: ma prima, come si vede dalle foto, erano ben pi&#249; di tre-quattro gli appartamenti ricavati da ogni edificio. D&#8217;accordo, ma fino a un certo punto. Ci sono sempre i bonus energetici (sia pur dimezzati) ad aumentare le cubature; ci sono gli spazi comuni che non vanno conteggiati nelle superfici utili (e abbiamo visto un fiorire di ampi accessi comuni, collegamenti, sala per le riunioni condominiali, rimessaggio per biciclette) &#232; facile prevedere che ora sar&#224; il festival dei due appartamenti in pi&#249; da 500 metri quadri; intanto si costruisce, poi si vedr&#224;.</p>

<p>Siamo maliziosi? Ma per favore! A parlare sono i risultati sotto gli occhi di tutti i cittadini.</p>

<p>Non basta. Quello che poi &#232; decisivo &#232; il lavoro delle strutture comunali. E qui non ci siamo.</p>

<p>E&#8217; esperienza comune la domanda del cittadino di cambiare i serramenti respinta dagli uffici, mentre nel prato accanto cresce indisturbato l&#8217;ennesimo mostro del grande costruttore.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/angelini_vergine_dall_alto.jpg' alt=''></figure>
<p>Nello scorso numero avevamo sottolineato il comportamento cruciale e del tutto abnorme della Commissione Edilizia e Paesaggistica che, nel caso di due realizzazioni in area agricola, delle imprese Paterno e Angelini, avevano approvato senza battere ciglio due scempi.</p>

<p>Intervistato in proposito, il sindaco ci aveva risposto: </u>&#8220;Se la Commissione si &#232; espressa, basta. </u>Anch&#8217;io sono molto perplesso rispetto alla valutazione che hanno fatto, per&#242; &#232; andata cos&#236;. Loro forse il margine ce l&#8217;avevano per dire che era uno schifo. Per&#242;, una volta che hanno approvato...&#8221; E ci invitava a intervistare la Commissione.</p>

<p>Noi abbiamo tentato, senza successo. Ora &#232; la Commissione stessa che ci scrive, e a fianco riportiamo la sua nota.</p>

<p>Cui ci permettiamo di rispondere</p>

<p>A parte il tentativo di confondere le idee attraverso l&#39;&quot;urbanisticorum&quot; (la citazione superflua di leggi, norme e commi), noi ci vediamo un maldestro tentativo di scaricarsi le responsabilit&#224; asserendo che &quot;gli interventi citati sono stati esaminati dalla Commissione in qualit&#224; di &#8220;commissione edilizia&#8221; e non di &#8220;commissione di tutela del paesaggio&#8221;. E pertanto la Commissione deve valutare - sembra dire - non tanto se l&#39;intervento in esame rispetta il paesaggio, ma se rispetta le prescrizioni dell&#8217; &quot;art. 57 bis delle Norme di Attuazione del PRG vigente&quot;.</p>

<p>Peccato per&#242; che il detto art. 57 bis prescriva proprio il &quot;rispetto delle caratteristiche paesaggistiche ed ambientali della zona&quot;. Pertanto la Commissione (che nel comune di Trento &#232; contemporaneamente commissione edilizia e paesaggistica) <b>doveva</b> valutare l&#39;intervento, non solo verificando se gli ampliamenti volumetrici fossero corretti (compito peraltro precipuo degli uffici tecnici) ma anche &#8211; e soprattutto - se il risultato non deturpasse paesaggio ed ambiente.</p>

<p>E infatti la Commissione &#232; intervenuta nella veste di tutelatrice del paesaggio, ma in maniera grottesca: approva infatti l&#8217;intervento che tutto stravolge, limitandosi a prescrivere che &#8220;il rivestimento in lamiera di color grigio sia con andamento verticale&#8221;.</p>

<p>Dobbiamo infine rilevare, e sinceramente ce ne dispiace, un ultimo tentativo di svicolare, dove si sostiene che gli interventi edilizi criticati da QT erano stati esaminati, nel 2019 e 2022 &quot;dalla precedente commissione&quot;. E qui innanzitutto non si capisce: se gli attuali commissari con questa infausta approvazione non c&#39;entrano, perch&#233; la difendono a spada tratta? Per un&#8217;omert&#224; tra Commissioni?</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/angelini_vergine_dall_alto.jpg' alt=''></figure>
<p>No, &#232; tutto il contrario. L&#8217;intervento del 2022, quello dell&#8217;impresa Angelini in via Molini, dalla precedente commissione era stato bocciatoil 30 maggio di quell&#8217;anno, mentre l&#8217;attuale commissione, insediatasi il 15 giugno, contrariamente a quanto ci scrive l&#8217;aveva approvato in data 26 luglio.</p>

<p>Come mai questo svarione? Vogliono imbrogliarci? Credono che siamo degli sprovveduti?</p>

<p>No, magari. Noi invece pensiamo che i Commissari prendano il loro compito cos&#236; alla leggera, che neanche si ricordano quello che fanno.</p>

<p>Quel 26 luglio in quattro righe &#8211; &#8220;la Commissione, per gli aspetti di propria competenza, esprime parere favorevole subordinatamente al rispetto della seguente prescrizione: il rivestimento in lamiera di color grigio sia con andamento verticale&#8221;- danno il via libera a uno stravolgimento di paesaggio ed ambiente. Ma quando poi ci passano davanti, si rendono conto di quello che fanno?</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/02/torricelle.jpg' alt=''></figure>
<p>La nota della Commissione, forse ispirata dall&#8217;assessora Baggia, si conclude con le mille meraviglie delle novit&#224; introdotte dalla Variante tecnica test&#233; approvata, che avrebbe il potere di risolvere le &#8220;problematiche&#8221; da noi sollevate.</p>

<p>Come abbiamo sopra scritto, siamo molto scettici. Come lo siamo anche nei confronti dei prossimi interventi annunciati &#8211; Allegato 9, Carta del Paesaggio con prescrizioni vincolanti.</p>

<p>A noi pare proprio, anche da questa disarmante lettera della Commissione Edilizia, che l&#8217;insieme dell&#8217;Amministrazione non abbia nessuna reale intenzione di voltare pagina.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/561/qt_n_2_febbraio_2025">QT n. 2, febbraio 2025</category></item>
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