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<title>Questotrentino</title>
<link>https://www.questotrentino.it/</link>
<description>Mensile di informazione e approfondimento</description>
<language>it</language>
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<title>Questotrentino</title> 
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<item><title>Estate a destra</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17509/estate_a_destra</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div>20 agosto - 1&#176; settembre</div><div>di L&#39;Adige, Corriere del Trentino, ilT, il Dolomiti</div><div><p>&#8220;Il presidente l&#8217;ha gi&#224; chiarito, non andr&#224; a Pinzolo da Salvini per motivi personali e non politici, capisco le ricostruzioni giornalistiche, ma non metto in dubbio le dichiarazioni del presidente Fugatti&#8221;. Il segretario della Lega del Trentino Diego Binelli va dritto al punto e, a scanso di equivoci, chiarisce la posizione del partito: &#8220;Le motivazioni non sono politiche, non abbiamo motivo di non credere alle parole del presidente&#8221;. Ma l&#8217;assenza del governatore Maurizio Fugatti, per la prima volta in 17 anni, al tradizionale comizio per la Festa della Lega con Matteo Salvini, sta alimentando le voci, sempre pi&#249; insistenti, di uno strappo con il Capitano.</p>

<p>Pare che Salvini abbia affermato di non aver condiviso la decisione di Fugatti, &#8220;perch&#233; i patti io sono abituato a rispettarli&#8221;, e la vicepresidenza a Gerosa era un passo siglato al momento della formazione della giunta provinciale.</p>

<p>Sulla pressioni della Lega Lombarda e dei governatori del Nord che gli chiedono una gestione collegiale con Luca Zaia e Massimiliano Fedriga al suo fianco, Salvini ieri ha cercato prima di svicolare sulla domanda liquidandola dicendo: &#8220;Mi piacerebbe dire che, come in tutta Italia, avere qui centinaia di persone sedute e in piedi &#232; la migliore risposta a qualche giornalista distratto&#8221;. Poi, incalzato di nuovo, ha risposto con una punta polemica: &#8220;Sono disponibile a condividere le mie responsabilit&#224; e a rafforzare la squadra, a coinvolgere governatori, ministri, sindaci. Se tutti lavorano tanto e chiacchierano poco &#232; un bene per la Lega e per l&#39;Italia&#8221;. Quindi una stoccata: &#8220;La mia intenzione &#232; di unire, costruire senza escludere nessuno. Gli unici che si autoescludono sono quelli che invece di fare disfano&#8221;.</p>

<p>Francesca Gerosa (FdI): &#8220;Il Patt dovrebbe chiedersi prima dove vuole stare, se con noi o con il centrosinistra. Non &#232; il Patt che d&#224; il patentino di autonomisti. Non hanno una certificazione di chi &#232; autonomista e chi non lo &#232;&#8221;.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/cime.jpg' alt=''></figure> 

<p>Katia Rossato lascia la presidenza del circolo di Fratelli d&#39;Italia di Trento. &#8220;Si tratta di una decisione maturata dopo mesi di riflessione. Le ragioni di questa scelta non sono riconducibili ad un singolo episodio, ma ad una serie di criticit&#224; organizzative e politiche che, nel tempo, hanno compromesso la possibilit&#224; di esercitare efficacemente il mandato affidatomi dagli iscritti&#8221;.</p>

<p>Traspare quasi sollievo nella reazione dei vertici di Fratelli d&#39;Italia in Trentino alla notizia delle dimissioni di Katia Rossato dalla presidenze del circolo di Trento... &#8220;Auguriamo a Katia Rossato le migliori fortune ma crediamo che la sua decisione possa offrire una straordinaria opportunit&#224; a Fratelli D&#8217;Italia del capoluogo&quot;, proseguono Gerosa e Urz&#236;.</p>

<p>Katia Rossato: &quot;Prima di accusare gli altri sarebbe forse il caso di porsi qualche interrogativo personale. Nell&#39;ultimo anno e mezzo Fratelli d&#39;Italia ha perso ripetutamente pezzi in diversi territori della nostra provincia. Davvero pensiamo che il problema siano sempre e soltanto le persone che se ne vanno?... La sensazione, francamente, &#232; che Fratelli d&#39;Italia a Trento abbia un ottavo consigliere comunale occulto: la Presidente Gerosa&#8221;.</p>

<p>Farete l&#39;alleanza con il centrodestra? Emilio Giuliana (Futuro Nazionale): &#8220;Fanno discorsi con la puzza sotto il naso perch&#233; dicono che siamo divisivi, ma gli argomenti di Vannacci oggi sono quelli, fino a poco tempo fa, di Salvini e, prima di diventare premier, della Meloni... Molti nel centrodestra prendono le distanze da noi, ma uno spiraglio lo lasciano sempre aperto: gli interessi di poltrona non mutano, da Trento a Reggio Calabria... Certo, il dovermi rapportare con gente che ti guarda con la puzza sotto il naso - ma sono solo dei tresconi coinvolti anche in vicende giudiziarie - non mi entusiasma&#8221;.</p>

<p>La polemica che si &#232; scatenata tra il Patt e Fratelli d&#39;Italia dopo l&#39;incontro tra l&#39;assessora Gerosa e Matteo Salvini a Pinzolo ha lasciato perplessi gli alleati. Non tutti, infatti, hanno condiviso l&#39;uscita stizzita del segretario del Patt, Simone Marchiori, contro la presidente provinciale di FdI Gerosa. Per le Stelle alpine &#8220;le dinamiche provinciali non si decidono a Roma&#8221; e dunque &#8220;&#232; curioso rivolgersi a un segretario nazionale per parlare di Trentino&#8221;.</p>

<p>Giacomo Bezzi (FdI): &#8220;Il problema &#232; che Marchiori ormai prende solo ordini da Fugatti, perch&#233; &#232; grazie a lui se &#232; assessore nominato e non eletto. Avrebbe dovuto dimettersi dalla segreteria del Patt appena entrato in giunta per lasciare libero il partito, che ora invece &#232; condizionato ed &#232; diventato una succursale mal riuscita della Lega&#8221;.</p>

<p>Fratelli d&#39;Italia, un altro addio: se ne va l&#39;assessore Clauser. Un altro dirigente lascia il partito. Biada, vicepesidente di FdI: &#8220;Sono offeso dalle accuse&#8221;.</p>

<p>Fratelli d&#39;Italia in Trentino: se ne va anche il presidente del circolo Val di Sole. La &quot;fuga&quot; continua: rispetto alle provinciali gi&#224; &quot;perse&quot; 8.751 preferenze su 22.122</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Un anno di illusioni</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17508/un_anno_di_illusioni</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di Carlo &#8220;T&#242;s&#8221; Dogheria</div><div><p>Forse da un anno ci giungevano, via mail, i comunicati di una fantomatica &#8220;Legione del Castello&#8221;, sostenitrice del generale Vannacci. Ci siamo incuriositi (vedi &#8220;Le truppe del Generale&#8221; su QT di marzo), anche perch&#233; i toni non erano quelli aggressivi, sarcastici, estremisti solitamente utilizzati dal leader. E abbiamo approfondito, apprendendo che la &#8220;Legione&#8221; era una federazione comprendente i cosiddetti &#8220;Team Vannacci&#8221; (in pratica, le sezioni) di Alessandria, Pavia, Tortona e Voghera. Significativo era anche che il fatto che i quattro team federati fossero intitolati agli antichi toponimi delle rispettive citt&#224;, anzich&#233;, come in molti casi, a nostalgie fasciste. Vedi le sezioni &#8220;Balilla&#8221;, &#8220;Italo Balbo&#8221;, &#8220;Achille Starace&#8221;, &#8220;X&#8221;, ecc.</p>

<p>Dalla Legione era poi scaturito il Centro Studi Rinascimento Nazionale, che intende &#8220;sfidare la dicotomia tra conservazione e progresso e proporre una terza via&#8221;. Naturalmente il tutto all&#39;insegna della tradizione, dell&#39;identit&#224; nazionale, del merito, ecc, ma senza ombra di omofobia o xenofobia.</p>

<p>Creatore ed elemento centrale di questo lavoro, una singolare figura di imprenditore e affermato esperto d&#39;arte, nonch&#233; proprietario di un castello dove ha sede il citato Centro Studi.</p>

<p>Luca Sforzini &#232; approdato a Futuro Nazionale dopo un lungo cammino: entra nella Lega Nord agli inizi del Movimento (1989), poi passa al Partito Repubblicano (vicesegretario regionale), quindi a Forza Italia, infine a Fratelli d&#39;Italia, dove ricopre la carica di responsabile della cultura a Pavia.</p>

<p>Il problema nasce perch&#233; mentre Sforzini, rifiutando di rimpiangere il Ventennio, dice che &#8220;l&#8217;Italia ha riferimenti storici altissimi, come la Roma antica, Mazzini, Garibaldi e il Conte di Cavour, che uniscono anzich&#233; dividere&#8221;, i suoi camerati di Futuro Nazionale, in una loro chat interna hanno idee un po&#39; diverse: &#8220;Ci vorrebbe un altro Valerio Borghese&#8221;. &#8220;Pi&#249; che l&#8217;Europa unita, il F&#252;hrer ambiva a creare gli Stati Uniti del mondo! Adesso invece esiste solo un&#8217;Europa monetaria, delle banche&#8221;. Fino agli ebrei, che sono &#8220;bestie adoratori di Satana, pedofili, cabalisti, cannibali&#8221;.</p>

<p>E mentre lui, in evidente imbarazzo, rifiuta di parlare dell&#39;appuntamento neonazista di Pietramurata, il suo compagno di partito Emilio Giuliana, leader trentino di FN, e come lui altri camerati, vi hanno orgogliosamente partecipato.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sfo.jpg' alt=''><figcaption>Luca Sforzini con Roberto Vannacci</figcaption></figure> 

<p>Sforzini non &#232; d&#39;accordo con quasi niente del programma recentemente esposto da Vannacci, anche se naturalmente il lider maximo non si pu&#242; toccare: &#8220;Non penso che Vannacci sia fascista. Il problema, tuttavia, esiste e riguarda l&#8217;immagine che Futuro Nazionale sta costruendo di se stesso e la sorprendente quantit&#224; di argomenti che continua a offrire a chi vuole rappresentarlo come una formazione nostalgica, autoritaria, confessionale e militarizzata. Pochi giorni fa, il responsabile veneto di FN ha scritto che &#39;l&#8217;Islam non &#232; una religione tollerabile in Italia e non pu&#242; accampare alcun diritto nel nostro Paese&#39;. Non occorre essere costituzionalisti per comprendere l&#8217;enormit&#224; di una simile affermazione... Per caso la prossima sparata sar&#224; l&#8217;autarchia? A una teocrazia islamica non si risponde immaginandone una cristiana, perch&#233; uno Stato occidentale non decide quale Dio debbano pregare i propri cittadini (...) Una classe dirigente non nasce distribuendo medagliette di cartone in forma di nomine: richiede cultura politica, conoscenza delle istituzioni, capacit&#224; di misurare le parole. Vannacci abbia la lucidit&#224; di tracciare una linea netta. Azzeri ci&#242; che non ha funzionato, riveda radicalmente la selezione della classe dirigente,... e tenga lontani nostalgici, fanatici religiosi, aspiranti ayatollah, dopolavoristi alcolici e quanti scambiano la fermezza delle idee con il folklore del Ventennio&#8221;.</p>

<p>Buona parte di questo discorso non potrebbe venire dalla penna di un uomo di sinistra? E difatti una quindicina di giorni fa Michele Serra, in una sua &#8220;Amaca&#8221; su Repubblica, , ha parlato di Sforzini in modi quasi affettuosi, con qualche inevitabile ironia, per&#242;, sulla speranza del Nostro di poter condurre dall&#39;interno un&#39;azione per far rientrare il partito dalla deriva fascisteggiante in cui s&#39;&#232; ficcato. </p>

<p>Ma anche dopo l&#39;esposto del sindacato dei militari che prospetta la violazione da parte di Vannacci della legge Scelba sulla ricostituzione del partito fascista, Sforzini, disperatamente, insiste nella sua illusione: &#8220;Ribadisco con forza che Roberto Vannacci non &#232; un fascista Oggi Vannacci ha l&#39;occasione di fare ci&#242; che noi chiediamo da tempo: separare nettamente Futuro Nazionale dalle cornacchie nere e costruire una destra del XXI secolo, orgogliosamente patriottica, occidentale e costituzionale&#8221;.</p>

<p>Una destra cos&#236; la attende da tempo anche la sinistra: ma se mai arriver&#224;, non sar&#224; certamente grazie ad un Futuro Nazionale risanato dai rigurgiti.</p>

<p>Tanto pi&#249; che Vannacci, anzich&#233; separare il partito dalle &#8220;cornacchie nere&#8221; come auspicato da Luca Sforzini, una settimana fa l&#8217;ha doverosamente espulso da Futuro Nazionale.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Quando il legame diventa una prigione</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17507/quando_il_legame_diventa_una_prigione</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Serie TV</div><div>&quot;Half Man&quot;
HBO Max</div><div>di Matilda Cestari</div><div><p>Richard Gadd &#232; noto al pubblico per Baby Reindeer, la miniserie Netflix autobiografica, in cui ha raccontato la propria esperienza con lo stalking. A distanza di qualche anno, Gadd torna a scrivere e recitare in Half Man, miniserie di HBO Max che, a mio avviso, supera la sua opera precedente e si candida come una delle serie migliori dell&#8217;anno.</p>

<p>Con la sua scrittura cruda e dettagliata, Gadd ci porta a Glasgow, dagli anni Ottanta fino alla contemporaneit&#224;, seguendo il rapporto morboso in continua evoluzione tra due ragazzi, Niall e Ruben. La struttura narrativa &#232; sapientemente costruita atraverso salti temporali e flashback che mostrano i momenti salienti della loro relazione senza mai risultare confusionari. Niall e Ruben sono figli di una coppia di donne lesbiche, nati da precedenti relazioni. Cresciuti insieme, condividono la stessa cameretta fin dall&#8217;adolescenza, e subito appare evidente quanto siano diversi. Ruben &#232; aggressivo, apparentemente sicuro di s&#233; e ossessionato dall&#8217;idea di virilit&#224;; Niall invece, &#232; timido e fragile, e al contempo spaventato e ammaliato dal carattere del quasi-fratello.</p>

<p>La loro storia &#232; per&#242; molto pi&#249; complessa di quanto sembri. Ruben &#232; ossessionato dall&#39;idea di apparire forte e virile, costruendosi una vera e propria corazza per mostrarsi sempre sicuro di s&#233; agli occhi degli altri. Niall, invece, vive in una condizione di costante soggezione nei confronti di Ruben: teme il suo giudizio, soprattutto perch&#233; &#232; omosessuale e ha paura che la propria identit&#224; possa renderlo vulnerabile ai suoi occhi. Nel corso degli anni, i due cercano pi&#249; volte di separarsi, complice il fatto che Ruben spesso finisce in galera. Niall, in particolare, che per migliorare la propria vita dovrebbe allontanarsi da Ruben, ma non ci riesce. Una forza autodistruttiva sembra impedirgli di costruirsi un&#8217;esistenza lontano da lui. I due sono profondamente attratti l&#8217;uno all&#8217;altro, quasi fossero due met&#224; della stessa persona - ed &#232; qui che emerge uno dei significati del titolo della serie - ma incapaci di stare insieme senza farsi del male.</p>

<p>La serie &#232; cruenta e spesso brutale: i dialoghi diventano veri e proprio scontri e alcune scene sono addirittura difficili da guardare. Eppure Half Man non perde mai la capacit&#224; di catturare l&#8217;attenzione dello spettatore, mantenendo una tensione costante per l&#8217;intera durata dei suoi sei episodi.</p>

<p>Naturalmente, una sceneggiatura cos&#236; forte non sarebbe sufficiente senza interpreti capaci di sostenerne il peso emotivo. Richard Gadd e Jamie Bell sono perfettamente calati nei rispettivi ruoli e riescono a dare ai loro personaggi un&#8217;intensit&#224; straordinaria, rendendo ancora pi&#249; doloroso e coinvolgente il rapporto che li lega.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/rec_matilda.jpg' alt=''></figure> 

<p>Half Man mette al centro temi come la mascolinit&#224; tossica, la dipendenza emotiva, l&#8217;omossessualit&#224; e la paura del giudizio senza fare sconti a nessuno. Gadd scava a fondo nelle vite e nelle fragilit&#224; dei due protagonisti, mostrando quanto il bisogno di essere accettati possa trasformarsi in una prigione.</p>

<p>Una serie cupa e intensa, a tratti difficile da sostenere, ma che proprio per questo lascia il segno e merita di essere vista.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>E alla fine arrivarono a Trento</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17506/e_alla_fine_arrivarono_a_trento</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Musica</div><div>Einst&#252;rzende Neubauten</div><div>di Stefano Giordano</div><div><p>Da un po&#8217; di anni nella periferia dell&#8217;impero (Santa Chiara, Trento) arrivano personalit&#224; rock/pop fuori tempo massimo: gi&#224; dal 2005, con Crosby &amp; Nash all&#8217;Auditorium, che la mia generazione aspettava da 30 anni. E poi a seguire Stephen Stills, John Cale, Joe Jackson, Daniel Lanois e pi&#249; recentemente Laurie Anderson, Stereolab, Pere Ubu, Swans, Casin&#242; Royale. Tutti artisti degli anni &#8217;70, &#8217;80, &#8217;90, idoli dei boomer ed inevitabilmente datati.</p>

<p>Vabb&#232;, cos&#236; &#232;, il punto &#232; piuttosto: come arrivano da noi cotali sopravvissuti? Bene, sar&#224; sorprendente, ma per lo pi&#249; in gran forma. Cambiati, a volte smussati, in parte reinventati, eppure sempre con importanti tracce delle particolari identit&#224; e professionalit&#224; che li hanno caratterizzati gi&#224; in epoche remote.</p>

<p>Ed &#232; il caso degli Einst&#252;rzende Neubauten, proposti dal Centro Santa Chiara al teatro Sanbapolis. Gruppo tedesco nato nel 1980, dall&#8217;identit&#224; cos&#236; peculiare che ha ancora cose da dire ed emozioni da trasmettere nell&#8217;evoluzione della loro proposta sonora. No, non c&#8217;&#232; pi&#249; il rock sperimentale (anche perch&#233; quarantacinque anni dopo sperimentale certo non lo pu&#242; essere pi&#249;), ma ancora oggi al loro concerto ritroviamo echi di rumorismo industrial, di dark, di krautrock, di Kurt Weill, di espressionismo, e soprattutto di certa ineffabile tedeschit&#224;, che hanno costituito il personalissimo mix della loro musica.</p>

<p>Quindi non pi&#249; le motoseghe ed i trapani, per quanto in Ten Grand Goldie, brano d&#8217;apertura del 2020, le percussioni metalliche abbiano ricondotto a certo passato, pur meno estremo e pi&#249; armonico. Ed ancora &#232; squassante la ritmica di Pestalozzi, del 2024, distesa a sostegno di un cantato quasi pop. Insomma, l&#8217;attitudine e l&#8217;identit&#224; di base restano imprescindibili.</p>

<p>Edulcorate? Adultizzate, direi. &#200; cos&#236; che ci si inoltra nel deragliante krautrock di Ist Ist, nelle litanie minimal di Wedding, nelle stringate atmosfere dark berlinesi di M&#246;bliertes lied. Ed &#232; sorprendente come con scarni elementi questi musicisti riescano a costruire poesie sonore che rievocano la loro specifica weltanschauung. Come in Grazer Damm, che &#232; il nome della strada dove il cantante Blixa Bargeld &#232; cresciuto da bambino, evocata con un pulsare caracollante, due spigolosi accordi di chitarra, una nota bassa di pianoforte, una strisciata di basso e una voce recitante che ci porta negli oscuri spazi berlinesi allestiti per noi &#8220;Vom Tr&#252;mmerberg bis zur Stadtautobahn&#8221;.</p>

<p>Si va avanti cos&#236; con diversi brani dalle raccolte atmosfere sonore, estratti da Alles in Allem, da Silence is sexy e dal pi&#249; recente Rampen: apm (alien pop music). Fino al commovente bis di Stella Maris, romantico e teutonico duetto con la bassista Josefine Lukschy. Il tutto in un palco che allinea scenograficamente strumenti e marchingegni sonori e percussivi, avvolti in essenziali ed appropriate geometrie di pannelli luminosi in tinte pastello.</p>

<p>Al centro del palco Blixa Bargeld in completo marmorizzato nero, carismatico e spettrale canta, declama, stride e interpreta con essenziali ed efficaci movimenti, assecondato da composti, ispirati compagni. Insomma, un concerto coinvolgente, avviluppante, ipnotico ma soprattutto capace di un incanto sonoro/emotivo nostalgico e modernissimo.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/rec_rock.jpg' alt=''></figure> 

<p>Due note sul Sanbapolis, che si dimostra ancora una volta uno spazio appropriato per concerti di questo tipo, sia per la qualit&#224; del suono che per la capienza, compresa la gradonata che permette una comoda fruizione per chi non vuole sfinirsi sotto il palco. Punto dolente, il bar all&#8217;interno, a tratti rumoroso e fastidioso, ma soprattutto molto caro. Il divieto di portare borracce e bottiglie da fuori lo dovrebbe connotare come servizio dove, obbligatoriamente, comprare le bottigliette di acqua a un prezzo popolare. L&#8217;esorbitante costo di 3 euro (qualcosa come il 1500% di rincaro sul prezzo reale), e il distacco del tappo di plastica, per regole sulla sicurezza, si connota invece come speculativa estorsione e irritante beffa. Al punto che davvero viene voglia di lanciarla sul palco, la maledetta bottiglietta.</p>

<p>Auspichiamo provvedimenti, diversamente ricorreremo ai bicchieri comprimibili per rifornirci ai rubinetti del bagno.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Dentro i luoghi che raccontano</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17505/dentro_i_luoghi_che_raccontano</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Teatro</div><div>I festival estivi trentini</div><div>di Ivan Ferigo</div><div><p>Prima ancora di chiedersi cosa raccontare, in quest&#8217;estate trentina i festival di teatro e performing arts sembrano essersi domandati dove farlo. Nei borghi e nelle piazze, negli spazi urbani, dentro musei e chiese, in un&#8217;ex centrale idroelettrica, nei forti della Grande Guerra. Pi&#249; che una mera tendenza scenografica, una scelta di campo: fare del luogo non il contenitore dello spettacolo, ma una parte del racconto. Finendo cos&#236;, all&#8217;interno di un&#8217;offerta ampia e variegata (di cui qui offriremo una selezione basata su storicit&#224; e valore della novit&#224;), per porre delle domande comuni: come si abita un territorio? E cosa succede alle comunit&#224; quando i corpi tornano a incontrarsi nello spazio pubblico?</p>

<p>Al <b>Pergine Festival </b>il tema &#232; stato dichiarato fin dal titolo della 51a edizione: &#8220;Geografie umane&#8221;. Oltre 40 appuntamenti hanno trasformato una ventina di luoghi della cittadina &#8211; ma con episodi anche ad Arte Sella e al Forte Colle delle Benne &#8211; in altrettanti punti di una mappa teatrale. Corpi, spazi e comunit&#224; sono stati i tre vertici di una riflessione che ha attraversato identit&#224;, inclusione, genere, memoria, vecchiaia, genitorialit&#224;, overtourism, nuove generazioni e rapporto fra arte e spazio pubblico. Qui il teatro non si &#232; limitato a rappresentare una comunit&#224;: ha provato a leggerne le trasformazioni mentre accadono.</p>

<p>La stessa intuizione, in una forma pi&#249; radicale e sperimentale, si &#232; potuta vivere a <b>Centrale Fies</b> a Dro. In particolare, &#8220;Love is political&#8221; ha rovesciato una convinzione abituale: la politica non comincia necessariamente nelle istituzioni, ma nelle relazioni. Amore, amicizia, alleanze, potere, responsabilit&#224; e differenze diventano cos&#236; questioni politiche. Intorno a questa prospettiva sono passati temi come migrazioni, Mediterraneo, colonialismo, sorveglianza, guerra, Gaza, rapporto fra chi guarda e chi viene guardato. Qui la performance non racconta soltanto il mondo: mette in discussione il punto dal quale lo osserviamo.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/rec_teatro.jpg' alt=''></figure> 

<p>A Rovereto il discorso si &#232; fatto pi&#249; fisico. <b>VIVA! d&#8217;estate</b>, progetto della Compagnia Abbondanza/Bertoni per i suoi 30 anni, ha portato la danza contemporanea dentro chiese, musei, spazi culturali e luoghi urbani. Siti che smettono di essere semplici cornici e diventano elementi della performance. Nella citt&#224; della Quercia, la danza ha riscritto lo spazio attraverso il corpo &#8211; come anche negli ultimi giorni con il &#8220;Vuoto&#8221; di Oriente Occidente.</p>

<p>Ancora pi&#249; letteralmente il teatro ha abitato un paese a Lundo, dove la 1a edizione di<b> F.A.T.T.O. &#8211; Festival di Arte e Teatro in un Territorio Ospitale</b> ha trasformato il piccolo borgo di Comano Terme in un teatro diffuso. Una due giorni dove 8 compagnie internazionali e oltre 25 spettacoli hanno portato gli spettatori dentro vicoli, piazze e luoghi della vita quotidiana. Qui la scommessa andava oltre l&#8217;evento: l&#8217;arte era pensata come possibile strumento di riattivazione della comunit&#224;.</p>

<p>E un&#8217;idea simile a Imer ha mosso il <b>Blusa Festival</b>. Tre giorni nei quali Officina delle Pezze ha portato, tra il Piccolo Teatro Blu e le vie del centro, una manifestazione che nasce dalla montagna, dalle sue comunit&#224;, dalle relazioni che si costruiscono tra artisti, abitanti e pubblico. Una programmazione densa che, intrecciando teatro, arti performative, arti visive, cinema, musica e pratiche partecipative, ha scelto la periferia alpina come luogo di sperimentazione.</p>

<p>Ci sono poi luoghi che portano con s&#233; una memoria cos&#236; forte da non poter essere trattati come semplici scenografie. &#200; il caso di <b>Sentinelle di pietra</b>, dove il teatro entra nei forti austro-ungarici della Grande Guerra. Qui il rapporto fra luogo e racconto si fa quasi inscindibile: guerra, memoria, responsabilit&#224;, scelta individuale e conseguenze dei conflitti si sovrappongono alla materia stessa degli edifici.</p>

<p>In sintesi, l&#8217;offerta dei festival teatrali e performativi di quest&#8217;estate trentina non ha voluto soltanto portare gli spettatori davanti a una scena, ma portarli dentro un territorio. Per qualche ora, una piazza, un borgo, un museo, una rovina militare, un cortile sono diventati luoghi nei quali guardare diversamente ci&#242; che gi&#224; c&#8217;era.</p>

<p>E se il teatro serve anche a capire come stiamo insieme, in questa bella stagione ha provato a farlo nel modo pi&#249; concreto possibile: mettendoci nello stesso spazio.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Festival di Venezia</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17504/festival_di_venezia</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Cinema</div><div>Quattro film</div><div>di Stefano Giordano</div><div><p>Non che abbia molto senso, ma se vogliamo trovare un qualche denominatore comune alle prime 4 giornate del festival del cinema di Venezia potremmo mettere insieme: media scandalistici e pedofilia.</p>

<p><b>Ink</b> di Danny Boyle &#232; centrato sul primo tema. Londra, 1969, Rupert Murdoch (ancora attuale boss australiano dei peggiori media mondiali) compra il quotidiano londinese The Sun. Ci mette un direttore ambizioso e frustrato, lo indottrina con le sue idee e in poco tempo il tabloid, con spregiudicata irriverenza e qualche scorrettezza, cambia le regole del giornalismo inglese. Superando anche confini e limiti posti dallo stesso Murdoch, il direttore fa nascere la stampa scandalistica. &#200; informazione, intrattenimento, speculazione, spazzatura?</p>

<p>&#200; la modernit&#224;, pare dirci il regista. E lo fa con uno stile battente, stringato, avvincente. Come si trattasse di una impresa eroica e meritevole che si inserisce in una fase della storia del &#8216;900 dinamica di novit&#224; e cambiamenti. Considerata dalla nostra contemporaneit&#224;, &#232; tutto da rivedere.</p>

<p>Il film &#232; nel suo genere perfetto. La ricostruzione d&#8217;epoca appropriata, personaggi, caratteri ed interpretazione impeccabili, ritmo sostenuto, equilibrati personale e privato. Colonna sonora modernissima (a parte qualche hit dell&#39;epoca) ed efficacissima. Un film commerciale ma intelligente e contraddittorio.</p>

<p>Lo sappiamo, Danny Boyle &#232; un mestierante specializzato in film d&#8217;effetto e piacioni, ma se lo prendiamo per quello che &#232;, questa cavalcata vincente, quando invece &#232; proprio amaramente il suo opposto, &#232; un film che, catturando lo spettatore, gli dice anche qualcosa di significativo. Lo sprofondo nell&#39;opportunismo, nel mondo del giornalismo senza ritegno e verit&#224;, che &#232; oggi gran parte della stampa e dell&#39;informazione tutta.</p>

<p><b>The basics of Philosophy - Le basi della filosofia</b> di Paul Schrader, ci porta al secondo tema, la pedofilia.</p>

<p>John Jorissen &#232; professore di filosofia in un college americano e sta scrivendo un saggio su Baruch Spinoza. Ma dietro una vita regolata e repressa nasconde una colpa sepolta da anni. Il ritorno della persona che ne fu vittima lo trascina in una crisi di desiderio, rimorso e resa dei conti morale.</p>

<p>Un teorema filosofico traslato in film. Qualcosa che riguarda la natura umana. Siamo come siamo? siamo come nasciamo o cambiamo? Cosa pu&#242; farci cambiare? Un film formalmente perfetto e rigoroso, e filosoficamente interessante.</p>

<p>E con <b>Primetime </b>di Lance Oppenheim arriviamo all&#8217;incontro tra media e pedofilia. Ispirato ad una controversa pagina di televisione americana, il film esplora la zona d&#8217;ombra tra giornalismo investigativo, spettacolo e giustizia. Nel 2006 il giornalista Chris Hansen, conduttore di &#8220;To catch a predator&#8221;, inizia dare la caccia a potenziali pedofili addescati su internet. Attirati in una casa, vengono affrontati dal giornalista e davanti alle telecamere consegnati alla polizia.</p>

<p>Il successo, la popolarit&#224;, lo scandalismo, i ricatti, la concorrenza, le aspirazioni dei protagonisti, tutto &#232; centrifugato in un film vorticoso e denso al punto di non lasciare impressioni forti e definite. Sembra un po&#8217; tutto un incubo, un serpente che si mangia la coda. E in definitiva c&#8217;&#232; solo da consolarsi che da noi questa tv ancora non sia arrivata. Anche se a volte ci siamo molti vicini.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/rec_film.jpg' alt=''><figcaption>&quot;Wild Horses 9&quot;</figcaption></figure> 

<p>A risollevarci da queste miserie per fortuna c&#8217;&#232; <b>Wild Horses 9 </b>di Martin McDonagh. Cosa succederebbe se un veterano agente della CIA, in Cile nell&#39;estate del 1973, cominciasse ad esprimersi liberamente sulla sua identit&#224;, il suo ruolo, il senso della sua presenza l&#236; e il suo passato con le persone che incontra o registrando tutto su nastro? Cos&#236; disinibito, rincitrullito e inacidito dalla prossima fine vita, il nostro agente Chris (John Malkovich, da coppa Volpi subito) va a fare un&#8217;ultima gita a Rapa Nui, con il collega Lee e con un progetto in testa. Non tutto fila come deve andare perch&#233; la paranoia intrinseca ai servizi segreti complica e sorprende i due arroganti, violenti, sboccati, protagonisti dal cervello di cowboy e il comportamento da rapinatori.</p>

<p>Potrebbe essere tutta una parodia, anche gi&#224; vista, ma la straordinaria interpretazione dei due protagonisti, i dialoghi serrati, volgari e cinici, danno grana e sapore a un film divertentissimo e amaro. Tra questi citiamo quello della fenomenale teoria del formaggio (di pi&#249; non si pu&#242; dire), e quello sulla necessit&#224; di sterminare poliziotti, soldati e i bambini che vogliono fare i poliziotti. Per quanto inutile, perch&#233; tanto vinceranno sempre loro: gli Usa, la Cia... e la loro prevaricante arroganza.</p>

<p>Da non perdere.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Il ruolo dello spettatore</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17503/il_ruolo_dello_spettatore</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Arte</div><div>&#8220;Di quadro in quadro. L&#39;arte della citazione.&#8221;
Rovereto, Mart, fino al 1&#176; novembre 
</div><div>di Vladimiro Sternini</div><div><p>Esiste davvero un&#39;opera completamente originale? &#200; da questa domanda che parte &quot;Di quadro in quadro. L&#39;arte della citazione&quot;, la mostra che il Mart di Rovereto dedica alla citazione artistica intesa non come imitazione, ma come dialogo continuo tra passato e presente. Curata da Daniela Ferrari, l&#39;esposizione muove da un presupposto radicale: gran parte della storia dell&#39;arte &#232; una fitta rete di rimandi, in cui ogni immagine porta dentro di s&#233; la memoria di altre immagini che l&#39;hanno preceduta. Un&#8217;operazione al contempo raffinata e divulgativa, un qualcosa che appartiene tanto agli studiosi quanto al pubblico comune, nella quale riecheggia la celebre affermazione di Gombrich: &#8220;L&#39;arte non esiste, esistono gli artisti&quot;. Non dunque un&#8217;astratta memoria collettiva, ma il momento preciso in cui un artista sceglie di guardare (e rispondere a) un altro artista, tramite rimandi iconografici.</p>

<p>Il progetto riunisce circa 150 opere, tra collezioni del Mart e prestiti pubblici e privati, per quasi 80 artisti. Il percorso si articola in otto sezioni: Vis &#224; vis, La copia, Quadri nei quadri, Grafie, D&#39;apr&#232;s, Il caso Morandi, Cover e Avida Dollars. Queste non sono organizzate in ordine cronologico, ma per intensit&#224; concettuale: da un registro rarefatto e teorico si arriva, progressivamente, a una dimensione densa, colorata e apertamente pop.</p>

<p>Ad aprire il percorso &#232; un&#39;opera-manifesto della mostra, Giovane che guarda Lorenzo Lotto di Giulio Paolini (1967), dove l&#39;artista usa la riproduzione fotografica di un ritratto rinascimentale per sovrapporre tre tempi: quello dell&#39;autore antico, del soggetto ritratto e dello spettatore contemporaneo. Nella successiva Controfigura del 1981, Paolini sostituisce gli occhi del giovane con i propri, rendendo esplicito il vero tema della mostra: non l&#39;opera citata, ma lo sguardo che la attraversa nel tempo.</p>

<p>Il nucleo storico lavora sul confronto diretto con l&#39;antico, come nelle copie da Raffaello di Giorgio de Chirico, o quelle da Correggio di Virgilio Guidi.</p>

<p>Il dispositivo del &quot;quadro nel quadro&quot; trova declinazioni nella pittura metafisica dello stesso de Chirico, con le sue piazze d&#39;Italia o l&#39;Arianna addormentata, e nei lavori di de Pisis, Mafai, Sciltian e Guttuso, dove affiorano riferimenti a El Greco, Goya, Leonardo, Vermeer o Mondrian.</p>

<p>La sezione D&#39;apr&#232;s approfondisce la rielaborazione libera, dove l&#39;opera precedente non viene copiata, ma diventa punto di partenza per una traduzione libera e personale portata avanti da altri artisti.</p>

<p>Il percorso si chiude nel registro pop, dove la citazione diventa fenomeno di massa: le serigrafie di Warhol dedicate a Marilyn o ai Brillo Box segnano il punto in cui arte e comunicazione di massa si confrontano fino a confondersi. Accanto a Warhol, Lichtenstein, Rotella, Vezzoli e Ontani spingono la citazione fino all&#39;ironia e alla critica del mito, mentre la sezione Il caso Morandi isola l&#39;artista bolognese come modello di autocitazione continua, tramite sottili variazioni.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/rec_arte.jpg' alt=''><figcaption>Giulio Paolini, Giovane che guarda Lorenzo Lotto</figcaption></figure> 

<p>Il punto di forza della mostra sta nel ruolo attivo assegnato allo spettatore: non si osservano passivamente 150 opere in fila, ma si &#232; chiamati a riconoscere echi, somiglianze e indizi, alcuni evidenti, altri sussurrati. Un meccanismo che trasforma la visita in un esercizio dello sguardo, efficace sia per un pubblico esperto sia per chi si avvicina all&#39;arte per la prima volta, grazie a un allestimento che passa dal registro concettuale a quello pop senza appesantire il discorso.</p>

<p>Il rischio implicito in un progetto di questa scala - 80 artisti, 8 sezioni, un secolo abbondante di storia dell&#39;arte - &#232; probabilmente la dispersione: la densit&#224; dei rimandi pu&#242; risultare stimolante per chi ha tempo e strumenti critici, ma richiede attenzione per non ridursi a un catalogo di semplici analogie decorative. Il Mart sembra consapevole del rischio e lo supera con una linea narrativa chiara, dalla copia accademica alla circolazione mediatica dell&#39;immagine, offrendo al contempo stimolo intellettuale e, per molti, divertimento nel cercare i rimandi tra le opere, alcuni dichiarati, altri pi&#249; nascosti.</p>

<p>Nel complesso, Di quadro in quadro centra l&#39;obiettivo dichiarato: dimostrare che le immagini non nascono mai dal nulla, e che guardare un&#39;opera significa sempre misurarsi con altre immagini gi&#224; depositate nella memoria visiva collettiva. Una tesi che nell&#39;epoca della condivisione istantanea, dei remix e dei meme, suona particolarmente attuale, senza scomodare mostri sacri come Aby Warburg.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>&quot;Cittandinanza di comunit&#224;&quot;: d&#39;accordo, ma non cos&#236;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17502/cittandinanza_di_comunit_d_accordo_ma_non_cos</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Alex Marini, Presidente dell&#39;associazione  Pi&#249; Democrazia in Trentino</div><div><p>Nel corso della seduta del Consiglio comunale del 30 luglio scorso il consigliere Renato Tomasi ha posto una domanda legittima: perch&#233; l&#39;associazione Pi&#249; Democrazia in Trentino ha presentato un ricorso contro la modifica dello Statuto sulla cosiddetta &quot;cittadinanza di comunit&#224;&quot; (un riconoscimento simbolico che alcuni enti locali assegnano agli studenti stranieri residenti che completano un ciclo scolastico nel territorio?, n.d.r.)? Che cosa ci guadagniamo?</p>

<p>Poich&#233; il consigliere &#232; stato uno dei pochi a riconoscere la dignit&#224; della questione (&#8230;), riteniamo corretto rispondere pubblicamente. La risposta &#232; semplice: non abbiamo mai contestato il fine politico della deliberazione. Al contrario, da anni sosteniamo la necessit&#224; di coinvolgere maggiormente nella vita pubblica i residenti provenienti da Paesi terzi, perch&#233; vivere, studiare, lavorare e contribuire alla comunit&#224; crea responsabilit&#224; e appartenenza ben prima del riconoscimento formale della cittadinanza.</p>

<p>Ci&#242; che abbiamo contestato &#232; il metodo. Lo Statuto comunale &#232; la &quot;costituzione&quot; della citt&#224;. Per questo il suo articolo 101 stabilisce che le modifiche statutarie debbano, di norma, essere precedute da idonee forme di consultazione popolare.</p>

<p>Nel caso della &quot;cittadinanza di comunit&#224;&quot;, tale consultazione si &#232; ridotta a 10 giorni di pubblicazione di un avviso sull&#39;albo telematico. Formalmente pu&#242; essere sufficiente. Sostanzialmente, riteniamo di no. Il ricorso &#232; nato da questa domanda: una consultazione pubblica pu&#242; davvero esaurirsi nella pubblicazione di un avviso che quasi nessuno consulta?</p>

<p>L&#39;amministrazione ha sostenuto che la legge non impone modalit&#224; ulteriori. &#200; vero. Ma lo Statuto non parla di &quot;adempimenti minimi&quot;: parla di idonee forme di preventiva consultazione popolare. &#200; una differenza sostanziale. Una consultazione &#232; &quot;idonea&quot; quando consente ai cittadini interessati di conoscere la proposta, comprenderla e contribuire alla sua definizione prima che la decisione venga assunta. (...)</p>

<p>Si &#232; spesso affermato che il provvedimento ha un valore simbolico. Proprio qui emerge un paradosso. Se la modifica &#232; solo simbolica, tanto pi&#249; avrebbe potuto diventare l&#39;occasione per costruire un percorso partecipativo capace di coinvolgere le associazioni che operano nell&#39;integrazione, le comunit&#224; straniere, le scuole e i cittadini. Sarebbe stato possibile discutere non soltanto di un nuovo articolo dello Statuto, ma anche delle future politiche comunali per favorire partecipazione, inclusione e cittadinanza attiva.</p>

<p>Si &#232; invece scelta una strada diversa: perseguire un obiettivo politico condivisibile attraverso uno strumento democratico utilizzato nella sua forma pi&#249; ridotta. (...)</p>

<p>Per noi il metodo democratico non &#232; un dettaglio procedurale. &#200; una garanzia sostanziale delle istituzioni. Proprio per questo, parallelamente al ricorso, abbiamo inoltrato ai consiglieri comunali una proposta di ordine del giorno &#8212; poi fatta propria dalle consigliere Giulia Bortolotti e Alessia Tarter &#8212; con cui chiedevamo di definire criteri pi&#249; avanzati per le future consultazioni pubbliche sulle modifiche statutarie (&#8230;): pubblicit&#224; adeguata, coinvolgimento dei soggetti interessati, utilizzo di strumenti digitali partecipativi, restituzione pubblica delle osservazioni ricevute e valutazione preventiva della forma di consultazione pi&#249; adatta.</p>

<p>Quella proposta non &#232; stata accolta. Eppure rappresentava il vero tentativo di trasformare una controversia procedurale in un&#39;occasione di miglioramento delle regole democratiche del Comune. (...)</p>

<p>Sorprende la difesa a oltranza dell&#39;assessora alla partecipazione Giulia Casonato rispetto alla procedura seguita e, pi&#249; in generale, il silenzio di chi si richiama ai valori dell&#39;ascolto e della partecipazione, ma in questa circostanza ha finito per giustificare l&#39;impiego di un mezzo democratico ridotto al minimo e con modalit&#224; discutibili per perseguire un obiettivo politico condivisibile. Proprio questo &#232; il punto: quando il fine prevale sul metodo, il rischio &#232; quello di indebolire gli stessi principi democratici che si afferma di voler promuovere.</p>

<p>Vi &#232; poi un ulteriore aspetto: il problema dei cittadini provenienti da Paesi terzi non &#232; tanto l&#39;introduzione di uno strumento simbolico, quanto ci&#242; che continua a mancare. Lo Statuto e i regolamenti comunali prevedono infatti forme generiche di partecipazione dei residenti privi della cittadinanza dell&#39;Unione europea. A differenza di altri Comuni, come Levico, Pergine e Lavis, il Comune di Trento non dispone nemmeno di una Consulta dedicata agli stranieri. (...)</p>

<p>Se nemmeno una modifica dello Statuto che introduce la &#8220;cittadinanza di comunit&#224;&#8221; &#232; stata ritenuta idonea a giustificare tale coinvolgimento, viene da domandarsi in quali casi questa previsione regolamentare possa trovare concreta applicazione.</p>

<p>&#200; anche per questo che continuiamo a ritenere che il tema centrale non sia il valore simbolico della modifica approvata, bens&#236; la costruzione di strumenti effettivi di partecipazione e corresponsabilit&#224; nella vita pubblica locale. L&#39;inclusione non si realizza soltanto attraverso le dichiarazioni simboliche di principio, ma creando spazi permanenti nei quali le persone possano contribuire alla formazione delle decisioni pubbliche.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/let_marini.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Ciclovia del Garda: costosa, rischiosa, devastante</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17501/ciclovia_del_garda_costosa_rischiosa_devastante</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda</div><div><p>930 metri per un costo previsto di quasi 10 milioni: una cifra che costituisce uno schiaffo ai cittadini del Trentino in attesa di visite mediche, di alloggi accessibili, di investimenti nella scuola</p>

<p>Il tutto mentre il chilometro mezzo a sud, verso il confine lombardo, &#232; ancora incompleto dopo quasi 10 anni dalla progettazione preliminare, mentre in quello a nord l&#8217;accesso alla Tagliata &#232; in attesa di completamento per i dissesti geologici accaduti e taciuti, e mentre il chilometro e mezzo al centro, il pi&#249; complesso per il rischio idrogeologico, &#232; ancora privo di progettazione definitiva o addirittura preliminare.</p>

<p>Non basta. &#200; di poche settimane fa l&#8217;annuncio che la Provincia vuole acquistare l&#8217;immobile in stato di abbandono &#8216;Casa della Trota&#8217; per 2,35 milioni per realizzare sulla terrazza 50-60 metri di passaggio della ciclabile che sarebbe altrimenti impossibile...</p>

<p>Costi assurdi per i 5,5 km del tratto occidentale: al momento questo scempio ha una previsione di spesa di oltre 95 milioni (quadruplicati in pochi anni): pi&#249; di 17.000.000 &#8364; al chilometro, contro un valore di riferimento medio?alto di 350.000 euro (vedi Corte dei Conti, Deliberazione 20 giugno 2024, n. 64/2024/G, p. 178).</p>

<p>Per tacere della inutilit&#224; di questo sforzo economico pubblico (ma se ne vedr&#224; davvero la fine?), perch&#233; le piste ciclabili promiscue, insieme ai pedoni, sono pericolose e non verranno utilizzate dalla maggior parte dei ciclisti, che percorreranno la gardesana come sempre, intasandola e rischiando come sempre. E da Limone a Gargnano 30 km di ciclovia saranno realizzati esclusivamente con la navigazione a battelli, mentre la parte orientale trentina non verr&#224; molto probabilmente mai costruita, ma, analogamente, sostituita con battelli.</p>

<p>Fino a quando una simile politica potr&#224; fare scempio del territorio spendendo denaro pubblico per un&#39;opera ormai insensata senza doverne rendere conto?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Giustizia internazionale: un&#39;utopia?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17500/giustizia_internazionale_un_utopia</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Donne in nero</div><div><p>L&#8217;8 agosto 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale, i paesi vincitori istituirono il Tribunale di Norimberga per giudicare gli efferati crimini commessi dal regime nazista, senza considerare i crimini commessi dagli eserciti alleati. Il Tribunale emise 12 condanne a morte per impiccagione, stabilendo un principio fondamentale: l&#8217;aver commesso il crimine in esecuzione di un ordine di un superiore gerarchico o del governo non esclude la responsabilit&#224; individuale. A questo concetto lavor&#242; in seguito la filosofa Hannah Arendt: l&#8217;individuo, anche quando &#232; solo un ingranaggio di un regime totalitario, &#232; responsabile del male che provoca.</p>

<p>Negli anni &#8217;90, di fronte al dilagare delle guerre balcaniche e al genocidio in Ruanda, con Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell&#39;ONU, vennero istituiti due Tribunali Speciali, quello per i crimini commessi nell&#8217;ex Jugoslavia e quello per il Ruanda. Fu bandita la pena di morte per i responsabili, nel rispetto della Convenzione Europea dei Diritti Umani e della Convenzione Americana sui Diritti Umani. Nel 1998, a Roma, venne costituita la Corte Penale Internazionale (CPI) con un Trattato multilaterale, oggi sottoscritto da 125 stati tranne USA, Israele, Russia, Cina, India.</p>

<p>La CPI ha giurisdizione su persone appartenenti agli stati firmatari ma, a determinate condizioni, pu&#242; decidere per delitti &#8220;inumani&#8221; perpetrati in aree geografiche o per mano di persone non appartenenti allo stato aderente (vedasi i mandati di cattura per Putin e Netanyahu). Se quando fu creata si pensava che la Corte dovesse funzionare solo verso stati non democratici, oggi la CPI pu&#242; intervenire sia nel corso dei conflitti, sia quando gli stati firmatari non vogliono o non possono perseguire i crimini. L&#39;attivit&#224; della CPI ha bisogno della collaborazione degli stati per funzionare, sia per il finanziamento (stipendio dei giudici, spese di cancelleria e gestione degli immobili), sia di cooperazione per la cattura degli indagati. Ha inoltre bisogno che ogni stato adotti una legge di cooperazione (recentemente la nostra &#232; stata oggetto di censura da parte della Corte Costituzionale) e di coordinamento: ad oggi l&#39;Italia non ha inserito nel codice penale i crimini contro l&#39;umanit&#224;, n&#233; adeguato le norme generali sulla giurisdizione universale, cio&#232; il potere di un tribunale nazionale di giudicare gravi crimini a prescindere dal luogo del fatto o dalla nazionalit&#224; di autore e vittima. L&#8217;Italia, a differenza della Germania, non avrebbe mai potuto giudicare e condannare in poco tempo per crimini contro l&#39;umanit&#224; i funzionari del regime siriano assolvendo al diritto tempestivo di giustizia e verit&#224; delle vittime del regime di Assad.</p>

<p>Oggi la giustizia internazionale &#232; sotto attacco. Putin ha emesso mandati di arresto contro il Procuratore Capo della Corte ed altri funzionari; Trump ha promulgato sanzioni economiche e divieto di visto di entrata negli Usa nei confronti di otto giudici della Corte, di tre funzionari e della Rapporteur Speciale per la Palestina Francesca Albanese. Alcuni stati hanno annunciato l&#39;uscita dallo Statuto di Roma (salvo poi, come in Ungheria, revocare la decisione di Orb&#224;n); altri non collaborano negli arresti degli indagati, addirittura invitandoli nel paese. &#200; stato accertato che il Mossad per nove anni ha spiato, sorvegliato, minacciato la procuratrice che indagava su Netanyahu. Con ogni mezzo si cerca di ostacolare il funzionamento della giustizia internazionale: con una Lettera Aperta (22.5.2025) alcuni stati, capofila Italia e Danimarca, hanno scritto alla Corte Europea dei Diritti Umani accusandola di aver &#8220;limitato la nostra capacit&#224; di prendere decisioni politiche nelle nostre democrazie [e] influenzato il modo in cui noi, in qualit&#224; di leader, possiamo proteggere le nostre societ&#224; democratiche e le nostre popolazioni&#8221;. La politica allontana la giustizia internazionale: ufficialmente perch&#233; intralcia i processi di pace, ma sostanzialmente perch&#233;, nella situazione palestinese, tutti potrebbero essere accusati di concorso in crimini contro l&#39;umanit&#224; o di genocidio.</p>

<p>Si sostiene che la CPI non funzioni, sia lenta nelle decisioni, che sia utopico credere nella giustizia. Quale alternativa al diritto? L&#8217;uso della forza? La ragione di stato insofferente ad ogni vincolo? Nel corso degli ultimi 80 anni, pur nella imperfezione delle procedure e di scelte talvolta di segno opposto (il rinvio sine die, per mancanza di fondi, delle indagini sui crimini commessi dall&#8217;esercito USA in Afghanistan), il diritto penale internazionale d&#224; un nome alle atrocit&#224;, ristabilisce in uno spazio pubblico (ora che anche le vittime hanno diritto di partecipare ai procedimenti) una verit&#224; (giuridica, non sempre coincidente con la verit&#224; storica), raccontando quello che &#232; successo; seleziona le responsabilit&#224; individuali, condizione indispensabile per un processo di pace, sanziona.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Orsi e gestione dei rifiuti</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17499/orsi_e_gestione_dei_rifiuti</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Associazione Bearsandothers</div><div><p>Tutti bravi a lamentarsi. Si lamentano perch&#233; alcuni orsi transitano nei boschi. Si lamentano perch&#233; alcuni orsi attraversano strade che a loro volta passano in mezzo ai boschi. Si lamentano che alcuni orsi vengono avvistati, senza alcun incidente. E sono l&#236;, come gli avvoltoi, a sperare che accada qualcosa, per poter dire:&#8221;Ve l&#39;avevamo detto&#8221;. E sono, l&#236;, con gli alberghi pieni di turisti, a lamentarsi perch&#233; magari i turisti si spaventano a sapere che ci sono gli orsi.</p>

<p>E si lamentano anche quando il sindaco emette un&#8217;ordinanza che obbliga ad esporre i rifiuti al mattino prima della raccolta e a non lasciarli esposti a lungo; ordinanza tardiva, era da fare anni fa, per far capire come una corretta gestione dei rifiuti pu&#242; limitare molto l&#8217;avvicinamento degli orsi ai centri abitati.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/let_orsi.jpg' alt=''></figure> 

<p>Continuano a lamentarsi; ma guardate un po&#8217; nelle immagini che vi proponiamo, scattate oggi 19 agosto in Vason (Bondone), come vengono gestiti i rifiuti, attaccati al bosco. Poi si lamentano se orsi e animali selvatici si avvicinano ai centri abitati, poi chiedono abbattimenti, illegali, perch&#233; nulla &#232; accaduto per definire problematico qualche orso che cerca cibo facile e che gli viene fornito proprio da chi si lamenta.</p>

<p>La fotografia parla chiaro e prova senza ombra di dubbio l&#8217;incapacit&#224; e la mancanza di volont&#224; di rispettare quanto si dice da anni per prevenire l&#8217;avvicinamento degli orsi ai centri abitati. Ogni commento &#232; superfluo.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Quando l&#39;interesse pubblico &#232; ignorato</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17498/quando_l_interesse_pubblico_ignorato</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Giovanni Windmann</div><div><p>L&#8217;articolo apparso su <i>L&#8217;Adige</i> relativo alla polemica che vede coinvolti il comune di Predaia e l&#8217;Asuc di Coredo pone ancora una volta la questione dell&#8217;interesse pubblico sacrificato a quello privato. La vicenda riguarda un&#39;area boschiva gestita dall&#8217;Asuc di Coredo, quindi un bene collettivo che la stessa Asuc ha donato all&#8217;amministrazione con la clausola di realizzarvi un parco a disposizione del vicino asilo nido e che invece la giunta del comune di Predaia ha ceduto a una societ&#224; di progettazione di Taio, che vi ha poi realizzato un investimento immobiliare costruendo tre unit&#224; abitative, peraltro con discutibili soluzioni architettoniche, impattanti e mal integrate col paesaggio.</p>

<p>La vicenda mi indigna, ma non mi sorprende. Infatti ad aprile dell&#8217;anno scorso questo giornale aveva gi&#224; ospitato una mia lettera dove esponevo la questione della strozzatura di via Zambaroni a Coredo, Anche in quel caso denunciavo come per favorire un privato si fosse sacrificato l&#8217;interesse pubblico.</p>

<p>Non voglio perci&#242; tornare sul problema, ma piuttosto illustrare ulteriori aspetti di quel caso, che &#8211; ricordo - riguardava l&#8217;autorizzazione concessa ad un privato da parte dell&#8217;amministrazione a realizzare un parcheggio su un&#8217;area adiacente alla strada comunale</p>

<p>Orbene, limitrofa al parcheggio privato vi &#232; un&#8217;area pubblica di alcuni metri quadrati che catastalmente fa parte della strada. In varie occasioni nei mesi scorsi ho interloquito con la sindaca chiedendo se l&#8217;amministrazione avesse pensato ad una soluzione per quell&#8217;area, visto che dopo la realizzazione del parcheggio il privato ha pensato bene di occupare con veicoli propri o dei suoi ospiti anche quell&#8217;area, trasformandola di fatto in un ulteriore posto auto a quasi esclusivo beneficio proprio.</p>

<p>Proponevo quindi delle soluzioni, tra cui la realizzazione di un parcheggio pubblico a disco orario, che potrebbero utilizzare i clienti dei due esercizi commerciali situati nelle vicinanze.</p>

<p>La sindaca ancora a febbraio mi aveva informato che la giunta aveva deciso per questa soluzione, avendo ricevuto parere positivo da parte della polizia municipale; tale volont&#224; me l&#8217;ha ribadita anche durante i successi incontri o scambi email che ho avuto con lei. La realizzazione del disco orario pareva imminente, e invece niente, mentre nel frattempo il privato continua a utilizzare l&#8217;area anche quando il parcheggio di sua propriet&#224; &#232; completamente libero, quasi come una provocazione.</p>

<p>Forse nel frattempo costui si &#232; fatto valere e cos&#236; non si vuole ostacolare o danneggiare i suoi interessi?</p>

<p>Forse si sta studiando il modo per alienare l&#8217;area, in modo da permettergli di fare corpo unico col parcheggio gi&#224; realizzato? Sono domande lecite, che ho posto anche alla prima cittadina nella mia ultima mail risalente a qualche settimana fa, domande alle quali non ha risposto.</p>

<p>Lo scorso autunno sempre il privato in questione aveva presentato una col (comunicazione opere libere) intendendo realizzare una pergola fotovoltaica a parziale copertura dei posti auto, manufatto in palese contrasto con le normative vigenti in tema di sicurezza della viabilit&#224; e soprattutto per quanto riguarda il rispetto delle fasce di sicurezza, senza contare il conflitto di interesse costituito dal fatto che il progettista &#232; anche figlio della proprietaria committente.</p>

<p>Anche in questo caso per la giunta comunale, che ha dato parere favorevole, e per l&#8217;attuale responsabile dell&#8217;ufficio tecnico, da me interpellato in due occasioni, nulla ostava alla realizzazione dell&#8217;opera. Cos&#236; a febbraio ho inoltrato un esposto circostanziato alla Procura della repubblica al fine di impedire la realizzazione del manufatto. In sostanza ho fatto valere due principi del diritto romano, ovvero quello della publica utilitas e quello dell&#8217;actio popularis, agendo cio&#232; a tutela dell&#8217;interesse collettivo contro quello privato.</p>

<p>Il mio esposto ha avuto conseguenze, infatti ha bloccato la realizzazione della pergola fotovoltaica. Ma quanti cittadini per far valere i propri diritti di proprietari confinanti o, come in questo caso, per tutelare il bene pubblico sono disposti ad esporsi in prima persona - pagandone sotto tutti i punti di vista le conseguenze - quando le amministrazioni si rivelano compiacenti verso le pressioni di potenti affaristi o gruppi di interesse? In questa vicenda mi indigna pi&#249; la colpevole passivit&#224; dell&#8217;amministrazione che la disinvolta intraprendenza del privato, che agisce per il proprio tornaconto personale.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Bacini artificiali in alta quota</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17497/bacini_artificiali_in_alta_quota</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Italia Nostra Trento. Il Consiglio direttivo</div><div><p>Nuovi bacini artificiali in quota &#8211; realizzati per garantire enormi quote d&#8217;acqua per la neve artificiale da stendere sulle piste da sci e motivati anche come eventuali approvvigionamenti idrici per la protezione civile - imperversano da qualche anno, ma mai come in questo periodo sono evidenti gli stravolgimenti che comportano sui territori di alta montagna, dove vastissime aree forestali e pascoli montani vengono distrutti per fare spazio a enormi scavi, impermeabilizzazioni del suolo, getti in cemento armato, raccolta e convogliamento artificiale dell&#8217;acqua dove prima l&#8217;acqua permeava il terreno in modo naturale, asportazione di suoli delicati che impiegheranno millenni a ricostruirsi. Cos&#236; privando l&#8217;ambiente di alta quota di interazioni con insetti, batteri e vegetazione minuta che hanno permesso nei secoli la pratica del pascolo pregiato (vedasi recenti studi EURAC).</p>

<p>Su questi progetti la Sezione trentina di Italia Nostra ha da sempre avviato iniziative di contrasto, collaborando spesso con altre associazioni, comitati e aggregazioni di liberi cittadini - per le ferite inferte al paesaggio e i pesanti interventi edilizi in zone molto delicate.</p>

<p>Negli ultimi tempi fortissima &#232; stata l&#8217;opposizione al grande progetto della diga del Vanoi - un invaso con una capacit&#224; compresa tra i 20 e i 33 milioni di metri cubi d&#39;acqua, proposto dal Consorzio di Bonifica del Brenta con l&#8217;iniziale appoggio dell&#8217;allora presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Inoltre, solo per citare alcuni tra i casi di pi&#249; semplici bacini di raccolta, abbiamo osteggiato:</p>

<ul>
<li>quello previsto alle Viote (invaso da 120.000 mc. proposto dal Comune di Trento - che non verr&#224; realizzato grazie alle proteste delle associazioni ambientaliste di ASUC e della Circoscrizione &#8211; ma sostituito dall&#8217;ampliamento dell&#8217;attuale bacino di Mezzavia);
<li>a Folgaria (dove il previsto bacino di 280.000 mc presso Malga Melegna a Passo Coe, verr&#224; realizzato in posizione diversa: a Pioverna per gli impianti Passo Coe-Pioverna-Val delle Lanze);
<li>in Val di Non tra Salter e Romeno, dove si prevede di pompare l&#8217;acqua dal lago;
<li>a Molveno (66.000 mc in localit&#224; Pradel);
<li>a Madonna di Campiglio (200.000 mc in localit&#224; Montagnoli);
<li>in Val San Nicol&#242;, Pian de L&#8217;ancora, 80.000 mc;
<li>nell&#8217;area del Cermis, 60.000 mc.
</ul>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/let_bacino.jpg' alt=''></figure> 

<p>Attualmente sono in corso enormi sbancamenti di terreno per la realizzazione del bacino di raccolta d&#39;acqua per l&#39;innevamento delle piste di Pampeago, nel cuore del Latemar, nei pressi di Stava. Un progetto della societ&#224; che gestisce gli impianti di risalita e le strutture sciistiche nell&#39;area.</p>

<p>Di quest&#8217;ultimo sfregio si &#232; occupato il Dolomiti &#8211; giornale online - il 24.06.2026 con l&#8217;articolo &#8220;Una &#8216;cicatrice&#8217; di terra tra i prati e mezzi al lavoro per il nuovo bacino per l&#39;innevamento artificiale. Conclusione prevista per l&#39;inverno&#8221;; e anche il Fatto Quotidiano del 18.07.2026, titolando il pezzo di Giuseppe Pietrobelli &#8220;Stava, mega bacino per neve artificiale nel paese della tragedia con 268 morti&#8221;, riferendosi alla immane esondazione avvenuta in quella zona nel 1985 a causa del cedimento del bacino di decantazione della miniera di Prestavel. La foto allegata riassume visivamente il tema trattato: &#8220;L&#8217;imponenza degli scavi e la ferita delle muraglie in cemento che si stanno innalzando per sostenere i bordi dell&#8217;impianto&#8221;.</p>

<p>A 2100 metri di altitudine, in localit&#224; Caserina (Alpe Buson de la Caserina), in un paesaggio alpino incantato, le ruspe stanno sconvolgendo il suolo prezioso, formatosi mediante una millenaria sedimentazione degli elementi organici, batteri, microbi, insetti.</p>

<p>Visto da lontano, l&#8217;intervento dimostra tutta la protervia di chi anche sulle alte quote va alla ricerca di un sempre maggiore profitto. Visto da vicino, colpisce per lo sconvolgimento del delicatissimo ecosistema alpino. Sempre da Pietrobelli: &#8220;Il segno di un doppio sfregio, alla memoria di Stava e alla natura incontaminata, perch&#233; l&#236; dove facevano la tana le marmotte e crescevano i mughi, sono in azione le ruspe&#8221;. Pensando a questo nuovo bacino a monte dell&#8217;abitato, il cronista si chiede: &#8220;A che cosa sono servite le parole di Mattarella. &#8216;Questa disgrazia vi servir&#224; e ci servir&#224; da monito?&#39;&#8221;</p>

<p>Nella stessa zona, a soli 500 metri in linea d&#8217;aria, nel versante che guarda su Predazzo, nel 2019 &#232; gi&#224; stato realizzato un bacino di raccolta acqua per l&#8217;innevamento artificiale a servizio degli impianti di risalita Latemar 2200, di 60.000 mc, con lavori che hanno distrutto culturalmente lo storico sentiero geologico, di estrema importanza dal punto di vista minerario, scientifico, storico. Un sentiero identitario della Comunit&#224; di Predazzo. Il bacino, inoltre, ha distrutto in maniera irreversibile una delle rarissime morene glaciali che interessano un pascolo alpino, in localit&#224; Tresca, che ricordiamo essere in prossimit&#224; del nodo n&#176; 7 (Sciliar &#8211; Latemar) di Dolomiti UNESCO, inserito nelle liste dei patrimoni naturali grazie a due specifici obiettivi da tutelare: geologia e paesaggio.</p>

<p>Le associazioni ambientaliste, lungi dall&#8217;assumere posizioni puramente ideologiche, sono tutte concordi nel pretendere un maggiore rispetto del territorio alpino e della sua economia agricola e pastorale, nel proporre interventi di salvaguardia, meno invasivi e squilibranti sull&#8217;ambiente, meno costosi e potenzialmente pi&#249; utili per una riqualificazione di quegli ambiti.</p>

<p>Da notare che dal 2018 tali interventi sono supportati dal 90% di finanziamento provinciale, cio&#232; vengono realizzati con soldi pubblici. Ma nei prossimi 25 anni &#232; previsto un innalzamento della quota di affidabilit&#224; della neve (30 centimetri per 100 giorni): da 1.750 a 2.000 metri di altitudine.</p>

<p>&#200; assurdo investire in attivit&#224; che non potranno pi&#249; avvalersi della materia prima, la neve, nemmeno di quella autoprodotta (artificialmente), perch&#233; non in grado di mantenersi al suolo a causa delle temperature che saranno sempre meno rigide.</p>

<p>In questa situazione Italia Nostra di Trento chiede all&#8217;amministrazione provinciale una presa di posizione urgente: adottare una moratoria di 5 anni, un fermo di tutti gli interventi relativi all&#8217;industria dello sci, per verificare quali impianti e quali bacini mantenere e quali smantellare.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Lases, un lago da salvare</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17496/lases_un_lago_da_salvare</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>Nella storia recente il lago di Lases ha rischiato grosso per ben due volte; fino ad ora possiamo dire che &#232; andata bene, oggi per&#242; l&#8217;incuria da decenni delle amministrazioni comunali succedutesi e il disinteresse di quella provinciale potrebbe determinarne la morte lenta ma irreversibile.</p>

<p>La prima volta fu verso la fine degli anni &#8216;70 del secolo scorso che si presentarono le avvisaglie di sofferenza, poi acuitesi fino a determinare una atrofizzazione delle acque profonde (oltre i 10 metri) con conseguente moria dei pesci che vivono sui fondali: tinche, carpe e coregoni. Ricordo che la profondit&#224; massima del lago raggiunge i 32 metri, tanto quanto &#232; alto il solitario campanile rimasto solo nella piazza del paese dopo l&#8217;abbattimento e lo spostamento della chiesa alla fine dell&#8217;800.</p>

<p>Nel 1983, dopo denunce e richieste supportate da raccolta di firme, la Provincia intervenne realizzando un sistema di drenaggio delle acque profonde mediante vasi comunicanti.</p>

<p>Il sistema, realizzato su indicazione del noto limnologo Alvise Vittori, che funziona per gravit&#224; e quindi senza alcun consumo di energia, consent&#236; nel giro di alcuni anni di risanare il lago, assediato dalle discariche prodotte dall&#8217;attivit&#224; estrattiva del porfido. Inutile ricordare che tale intervento fu reso possibile dalla sensibilit&#224; dell&#8217;allora assessore provinciale all&#8217;Ambiente, nonch&#233; vice presidente della Giunta, il compianto Walter Micheli (al quale si deve anche l&#8217;istituzione del biotopo comprendente la porzione meridionale del lago fino alla palude degli &#8216;Sfondrioni&#8217;).</p>

<p>La seconda volta fu nel 1998-99, quando ben 5 milioni di metri cubi di materiale porfirico iniziarono a scivolare in basso dal soprastante versante del Monte Gorsa; era il movimento franoso dello Slavinac, determinato da attivit&#224; di cava condotta in spregio ai piani autorizzati e alle stesse prescrizioni del Servizio minerario. La ricerca del profitto ad ogni costo rischi&#242; di far scomparire per sempre il lago e le sue acque (2,5 milioni di metri cubi) e di cancellare l&#8217;abitato di Lases con un&#8217;onda (effetto Vajont) che avrebbe potuto avere conseguenze disastrose anche per l&#8217;abitato di Lavis, visto che si sarebbe poi riversata nel torrente Avisio.</p>

<p>Anche stavolta un comitato locale (al quale non manc&#242; di collaborare lo stesso Walter Micheli, ormai da semplice cittadino) riusc&#236; a indurre la Provincia ad intervenire, nonostante il Comune occultasse sistematicamente il rischio, con un intervento di messa in sicurezza del versante costato alla comunit&#224; trentina ben 8 milioni di euro, senza perseguire in alcun modo i responsabili (imprenditori e amministratori locali).</p>

<p>Oggi ci troviamo di fronte nuovamente al disinteresse dell&#8217;Amministrazione comunale cos&#236; come alle risposte evasive da parte dell&#8217;assessorato provinciale competente che, pur ammettendo candidamente che quel sistema di sifonaggio realizzato nel 1983 &#232; occluso, non ritiene necessario alcun intervento per il suo ripristino. Per questo il Coordinamento Lavoro Porfido, del quale sono portavoce, in virt&#249; di uno dei suoi obiettivi statutari (tutela ambientale e vivibilit&#224; dei paesi della zona del porfido), ha avviato una raccolta di firme e, con la presente, rivolge un appello alla Pro Loco e all&#8217;Associazione pescatori dilettanti affinch&#233; sostengano fattivamente tale iniziativa.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Iran: l&#39;opposizione che non c&#39;&#232;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17495/iran_l_opposizione_che_non_c</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>La guerra, lungi dall&#39;indebolire il regime, ha portato al rafforzamento della repressione contro i dissidenti.
 Da Una Citt&#224;, mensile di Forl&#236;.</div><div>di Ahmad Rafat. A cura di Barbara Bertoncin e Bettina Foa</div><div><p>A febbraio, nei primi due giorni della guerra, la gente festeggiava per le strade di Teheran, perch&#233; erano stati colpiti Khamenei, i comandanti militari, i capi dei servizi di sicurezza. Si pu&#242; quindi comprendere perch&#233; molti abbiano festeggiato. Gli iraniani erano infatti giunti alla conclusione che da soli non sarebbero riusciti a rovesciare il regime: erano scesi in piazza in 170 citt&#224;, ma il risultato erano stati morti sulle strade e oltre 50.000 arresti.</p>

<p>A partire da gennaio, e ancor pi&#249; durante i giorni della guerra, la repressione si &#232; ulteriormente aggravata. Molti dei fermati nelle proteste di gennaio sono stati condannati e impiccati appena tre mesi dopo l&#8217;arresto, una rapidit&#224; insolita persino per gli standard iraniani e giustificata dalle autorit&#224; proprio con lo stato di guerra. Il problema &#232; che uccidere un dittatore non vuol dire abbattere una dittatura. Infatti il regime si &#232; rialzato e ha sostituito i comandanti militari. Insomma, non c&#8217;&#232; stato un vuoto di potere. Dopo di che la gente ha cominciato a pagare le conseguenze della guerra: sono stati attaccati quartieri interi. Ci sono state pi&#249; di duemila vittime civili. Poi i prezzi sono aumentati in modo considerevole, l&#8217;inflazione &#232; salita dal 30% al 60%. Non mancano generi alimentari nei negozi, ma la gente non pu&#242; comprarli.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/italietta_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>Poi c&#8217;&#232; stata la chiusura totale di internet; poi l&#8217;hanno riaperto, per&#242; alcuni esperti spiegavano che ora &#232; molto pi&#249; controllato di prima. Gli iraniani accedono alla rete soprattutto con la telefonia mobile e non tutti gli operatori offrono un&#8217;apertura internazionale. A livello nazionale internet ha sempre funzionato: anche perch&#233; su quello si regge il sistema bancario. Il problema &#232; l&#8217;accesso alla rete globale.</p>

<p>La guerra infine ha fatto s&#236; che qualunque manifestante potesse essere accusato di essere una spia del Mossad, della Cia o di Al-Quds, un traditore. Il silenzio imposto alla rete ha permesso una fortissima repressione e un&#8217;ondata inaudita di esecuzioni. In 50 giorni sono stati impiccate quindici persone arrestate durante la manifestazione, cinque detenuti gi&#224; in carcere da anni e una decina di altri, accusati di spionaggio. Tra questi anche non iraniani, come due iracheni. Tutto questo nel totale silenzio dei media. Ecco, questi sono i &#8220;danni da guerra&#8221; provocati, oltre al fatto che sono state colpite diverse fabbriche, perci&#242; ora ci sono anche migliaia di operai disoccupati.</p>

<h3>L&#39;erede</h3>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/italietta_reza.jpg' alt=''><figcaption>Il principe Reza Pahlavi</figcaption></figure> 

<p>Nelle manifestazioni all&#8217;estero viene spesso invocato il figlio dello sci&#224;, che avrebbe potuto essere un elemento di aggregazione. Ma purtroppo negli ultimi anni si &#232; circondato di consiglieri di estrema destra. Da circa un anno uno degli slogan ripreso dai suoi seguaci, &#232; diventato: &#8220;Morte ai tre traditori: Mullah, i mujahideen e la sinistra&#8221;. &#200; uno slogan che in persiano fa rima; i suoi lo hanno gridato in tutte le capitali europee.</p>

<p>Negli ultimi tempi Reza Pahlavi ha perso parte della sua popolarit&#224;, anche perch&#233; quando sono morti dei soldati americani in Kuwait in un attacco di miliziani iracheni in appoggio dell&#8217;Iran, lui mezz&#8217;ora dopo ha mandato le condoglianze a Trump. Per&#242;, qualche giorno prima, quando gli americani (per errore - hanno detto) hanno colpito una scuola elementare femminile in Iran con circa 150 morti, non ha mandato neanche un messaggio di cordoglio.</p>

<p>Anche una parte dei monarchici non sono d&#8217;accordo con queste sue ultime prese di posizione. Tra i sostenitori di Reza Pahlavi ci sono dei gruppi che, anche nelle manifestazioni che si tengono nelle citt&#224; europee, aggrediscono i militanti contrari al ritorno dello sci&#224;. In Italia non ci sono molti ristoranti o negozi iraniani, ma a Londra, dove sono oltre un centinaio, costoro si presentano con la foto del figlio dello sci&#224; e intimano: &#8220;O la appendi o ti distruggiamo il negozio&#8221;. Ci sono vari video di minacce con questo stile mafioso. Tutto ci&#242; ha portato una parte degli iraniani a dissentire e ad allontanarsi da Reza Pahlavi.</p>

<p>Oltre al fatto che non &#232; ben visto da Trump: la dichiarazione pi&#249; gentile che ha fatto su di lui &#232;: &#8220;He&#8217;s a good guy, but cannot lead the country&#8221; e si &#232; sempre rifiutato di riceverlo. Lui ha fatto il giro dei vari paesi, tra cui anche l&#8217;Italia, dove &#232; stato ricevuto da Stefania Craxi, presidente della Commissione Esteri. Ma in altri paesi nessun esponente governativo l&#8217;ha ricevuto; di fatto non lo prendono in considerazione.</p>

<p>Il resto dell&#8217;opposizione, che include anche l&#8217;ala monarchica che non condivide le sue politiche, non riesce a mettersi d&#8217;accordo su niente. Hanno fatto vari tentativi, l&#8217;ultimo un mese e mezzo fa a Londra, ma non hanno trovato una linea comune. Il fatto &#232; che gli iraniani di norma non corrono dietro a un&#8217;idea, ma a una persona, hanno bisogno di un leader carismatico: per risolvere il problema vogliono un eroe nazionale. La storia iraniana &#232; fatta di eroi nazionali. Le nuove generazioni, quelle post-rivoluzione islamica, non credono in alcuna ideologia. Il loro slogan, anche nelle universit&#224; &#232;: &#8220;Vogliamo una vita normale&#8221;. La vita normale non comprende libert&#224; politiche, ma solo libert&#224; personali.</p>

<p>Un anno dopo la Rivoluzione, ero in viaggio con un amico e la figlia di 7-8 anni; viaggiavamo dal centro di Teheran al nord. Quella strada, prima della Rivoluzione, era piena di discoteche, bar, ristoranti. Locali dove io e questo signore andavamo a ballare quando avevamo 17-18 anni. Ora c&#8217;erano solo macerie. Stavamo parlando dei bei tempi, quando la bambina mi dice: &#8220;Zio, chiudi il becco!&#8221;. Era una bambina educatissima, per cui ci sono rimasto, e poi ha proseguito: &#8220;Voi state parlando di cose che noi non abbiamo avuto e non avremo. Come vi permettete di parlare di queste cose?&#8221;.</p>

<p>Tornando ai giovani, per loro la politica non &#232; quella ideologizzata della mia generazione o della successiva. Loro a malapena vanno a votare e quando l&#8217;hanno fatto &#232; stato per Khatami o per Musavi, cio&#232; persone pi&#249; o meno carismatiche che avevano promesso mari e monti.</p>

<p>Se uno va alle manifestazioni in Italia, gran parte degli iraniani che gridano &#8220;Viva lo sci&#224;!&#8221; sono giovanissimi e non sanno di cosa parlano. Se poi cominci a raccontare quello che succedeva ai suoi tempi dicono: &#8220;Ah, ma quello era il padre, che c&#8217;entra con questo? Lui &#232; cresciuto in Occidente&#8230;&#8221;. Perch&#233; poi vedono le sue figlie, che vanno in giro in minigonna e si fanno fotografare con bevande alcoliche in mano, tutte cose proibite in Iran, che i giovani possono fare solo clandestinamente.</p>

<p>Tempo fa, ero nel Kurdistan iracheno, e ho incontrato un gruppo di giovani cineasti iraniani. Uno mi ha detto: &#8220;Ah, vorremmo che l&#8217;Iran diventasse come l&#8217;Iraq&#8221;. Ho ribattuto: &#8220;Ma qui c&#8217;&#232; corruzione, ci sono tanti problemi&#8221;, e il ragazzo: &#8220;Ma io sono qui da tre giorni, cammino con la mia ragazza mano nella mano e nessuno mi ha detto niente&#8221;. Per lui il simbolo della libert&#224; era camminare con la sua ragazza per le strade di Erbil senza che nessuno gli dicesse niente. Questo era il massimo della libert&#224; che concepiva.</p>

<h3>Scegliere fra Trump e gli ayatollah?</h3>

<p>Secondo alcune stime, la parte che sostiene il regime si aggira intorno al 35%; i sociologi che vivono in Iran dicono che siamo pi&#249; sul 20%. Alle ultime elezioni, quelle che hanno visto la vittoria di Pezeshkian, l&#8217;attuale presidente, la partecipazione al voto &#232; stata la pi&#249; bassa dopo la Rivoluzione islamica, il 38%. Cosa lo sostiene? In primo luogo, la mancanza di un&#8217;alternativa. La gente scende in piazza quando vede un futuro, quando c&#8217;&#232; qualcosa all&#8217;orizzonte. Oggi all&#8217;orizzonte non si vede niente, non lo vedo nemmeno io che da sessant&#8217;anni faccio politica. In secondo luogo, il regime ha una struttura militare, paramilitare e di controllo molto ben organizzato, grazie anche ai russi. Ci sono 17 servizi segreti con un coordinamento che, finch&#233; c&#8217;era Khamenei, faceva capo al suo ufficio. Poi ci sono le milizie paramilitari Basij: gente che fa lavori normali e che quando viene chiamata, va e prende le armi. Non sono stipendiati, ma godono di una serie di benefici. Loro si comportano molto peggio della polizia. Infine ci sono i reparti speciali dei pasdaran, le Guardie della Rivoluzione. Questo per dire che la gente ha paura.</p>

<p>Un tempo c&#8217;erano due campi: imperialismo e anti-imperialismo. Khomeini stava nel campo dell&#8217;anti-imperialismo perch&#233; era contro gli americani, e tanto bastava: qualunque azione anti-imperialista andava appoggiata. Oggi c&#8217;&#232; trumpismo e anti-trumpismo.</p>

<p>Il Primo maggio mi avevano invitato a parlare a Trieste e sono stato fischiato. Si era presentato un gruppo di comunisti rivoluzionari con le bandiere della Repubblica Islamica alla manifestazione del Primo maggio! Perch&#233; secondo loro chi &#232; anti-Trump &#232; buono. Ma non &#232; cos&#236;, non si pu&#242; dividere solo tra bianco e nero, ci sono tutti i colori in mezzo. Il regime iraniano &#232; contro Trump? S&#236;. &#200; meglio di Trump? No, &#232; peggio di Trump. Perch&#233; Trump minaccia di chiudere i giornali, in Iran li chiudono in continuazione. Trump minaccia carcere, loro incarcerano. Trump neanche minaccia la pena di morte, almeno per il momento. Loro ordinano esecuzioni quotidianamente. Non si pu&#242; appoggiare un regime sanguinario, punto. Prima di no alla guerra, dobbiamo dire no alla repressione, che &#232; feroce.</p>

<p>Questo &#232; uno dei motivi di questa reticenza a sostenere l&#8217;opposizione democratica iraniana.</p>

<p>Poi ci sono i motivi economici, per cui a parole si condanna, per&#242; poi, in nome del fatto che sono anti-Trump, si permette ai lobbisti filo-iraniani di agire indisturbati.</p>

<p>L&#8217;opinione pubblica, la gente, &#232; solidale con l&#8217;opposizione iraniana, ma questo non si trasforma in atto politico perch&#233; servirebbero dei partiti politici. Nessuno dei quali si impegna veramente a favore di un&#8217;opposizione democratica iraniana. Alle manifestazioni organizzate a gennaio dopo il massacro, a Roma c&#8217;erano al massimo duecento persone. Ai tempi del golpe in Cile, in 24 ore quasi un milione di persone era sceso in strada. &#200; anche vero che i partiti hanno perso potere di mobilitare la gente, ma in ogni caso sull&#8217;Iran non si impegnano, al massimo mandano un appello. Per ottenere qualcosa, dovresti lavorare con la tua base.</p>

<p>Cosa possiamo fare? Ci impegniamo a raccogliere soldi. In Iran chiudono e aprono internet come fosse un rubinetto. L&#8217;unico modo per bypassare tutto questo &#232; Starlink. L&#8217;anno scorso gli iraniani sono stati 88 giorni senza internet. Si dice che in tutto l&#8217;Iran ci siano circa 15.000 apparati di Starlink. Ovviamente va usato con degli accorgimenti. Spesso chi ce l&#8217;ha non mette password, cos&#236; tutti i vicini possono accedervi. Ci mobilitiamo anche per far uscire persone in grave difficolt&#224;. Da qui si possono fare queste cose: raccolta fondi, pressioni e aiuti per portare la gente fuori, poco di pi&#249;. Servirebbe una mobilitazione politica che non c&#8217;&#232;.</p>

<p>* * *</p>

<p>Ahmad Rafat, italo-iraniano, giornalista, scrittore e documentarista, oltre a collaborare con le maggiori testate europee, ha lavorato presso la World News Link (Wnl) e l&#8217;agenzia italiana AdnKronos International (Aki). In Italia sono stati pubblicati: &#8220;L&#8217;ultima primavera. La lotta per la libert&#224; di informazione in Iran&#8221; e &#8220;Iran, la rivoluzione online&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Settembre 2026: quale futuro ci aspetta?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17494/settembre_2026_quale_futuro_ci_aspetta</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Risiko</div><div>Ormai siamo a una guerra mondiale, seppur non dichiarata</div><div>di Carlo Saccone</div><div><p>Questo settembre 2026 non si preannuncia bene. Tutti i problemi presenti all&#8217;inizio dell&#8217;estate sono ancora sul tavolo: dalla ormai annosa guerra ucraina al pi&#249; recente conflitto intorno al Golfo Persico, dalla crisi politica e morale dell&#8217;Occidente euro-americano alle nubi che si addensano sul sistema finanziario internazionale. Problemi intrecciati in realt&#224;, come &#232; facile intuire anche se analiticamente conviene distinguerli.</p>

<p>Potremmo cominciare dall&#8217;ultimo punto, la crisi del sistema basato sul dollaro e la grande finanza internazionale di marca anglofona, una crisi ormai sistemica e che i media ufficiali tendono &#8211; per non allarmare i mercati e i consumatori - a nascondere o a minimizzare. Due o tre cifre dicono tutta la gravit&#224; del problema: il debito pubblico americano arrivato in questi giorno a toccare la soglia dei 40 trilioni di dollari, ovvero 40 mila miliardi di dollari, una cifra astronomica che si scrive con un 4 seguito da 13 zeri; il tasso d&#8217;interesse pagato ai detentori di buoni del tesoro decennali (i treasuries) emessi dalla banca centrale degli USA, che sta viaggiando verso il 5%, una soglia-limite che pare sia anche stata superata nelle ultimissime emissioni e che, secondo vari analisti, costituisce, se si stabilizzasse, il punto di rottura del sistema ovvero il suo collasso. Si pensi che gi&#224; ora la somma degli interessi pagati annualmente dal Tesoro americano &#232; superiore alla spesa complessiva del ministero della Difesa USA che amministra le forze armate pi&#249; grandi (e costose) dal mondo; infine, il prezzo del barile di petrolio viaggia oltre il 130 dollari, con la guerra Iran-USA che non si ferma e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz che non lascia ben sperare. Si osservi che il prezzo della benzina alla pompa &#232; ancora relativamente contenuto, poco sopra i due euro in Italia; ma negli USA &#232; praticamente raddoppiato dall&#8217;inizio della guerra nel Golfo Persico arrivando a 4,5 dollari al gallone e non accenna a diminuire. L&#8217;uso delle scorte e riserve di carburante ha finora contenuto l&#8217;esplosione del prezzo dei carburanti. Ma le riserve mondiali di benzina si stanno esaurendo negli USA e altrove; e ormai si parla di settimane, o al pi&#249; di un mese secondo gli ottimisti, prima di raggiungere il fondo. Il rischio &#232; la scarsit&#224; improvvisa e drammatica di carburante per aerei, navi e camion, come a dire: la struttura portante dei trasporti mondiali.</p>

<p>Il blocco irano-americano di Hormuz e gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno ridotto drasticamente anche la disponibilit&#224; di gas usato per riscaldamento e per far funzionare le centrali termo-elettriche. Pare che solo la Cina oggi abbia immagazzinato abbastanza riserve per poter resistere almeno qualche mese.</p>

<p>Ulteriore problema legato al calo di fiducia nei treasuries americani: nel timore di un crollo finanziario che farebbe impallidire la crisi del 2008, molti paesi si stanno liberando dei buoni del tesoro americano seguendo l&#8217;esempio della Cina, che in dieci anni &#232; passata dal detenere circa 1300 miliardi di dollari in treasuries a met&#224;: 650 miliardi. Ulteriore segnale allarmante: i Paesi Bassi hanno da marzo a oggi ridotto le loro riserve auree depositate a New York dal 31 al 18%, portandole a Londra e spiegando senza troppi giri di parole che cos&#236; &#8220;possiamo avervi accesso pi&#249; velocemente in caso di crisi&quot; (tradotto: chi ci garantisce che gli USA ci consentano di riprenderci l&#8217;oro senza frapporre ostacoli in caso ne avessimo bisogno?). A titolo d&#39;informazione, l&#39;Italia mantiene a New York il 40% circa delle sue riserve auree...</p>

<h3>Uno scenario che cambia</h3>

<p>La crisi ucraina, sommandosi a quella nel Golfo Persico improvvidamente innescata dal duo Trump-Netanyahu, ha fatto precipitare tendenze di lunga data che portano verso un esito ormai chiaro: la fine della supremazia economica e finanziaria americana e il passaggio da un mondo unipolare a un mondo in cui pi&#249; attori competono, a partire da Cina, India e Brasile, i tre paesi che con la Russia di Putin costituiscono il nerbo dei BRICS, divenuto ormai il vero contro-potere economico e geopolitico emerso in questi anni. Com&#39;&#232; noto, i BRICS hanno imbarcato altri paesi tra cui Iran e Indonesia, paesi musulmani di primo livello, costituendo l&#8217;Iran con i suoi 93 milioni di abitanti e l&#8217;Indonesia con circa 286 milioni, rispettivamente il paese sciita e il paese sunnita pi&#249; popoloso del Mondo. I BRICS oggi hanno dieci paesi membri (i sei nominati pi&#249; Egitto, Etiopia, Emirati e Sudafrica), ma hanno una ulteriore ventina di membri con lo status di associati o osservatori, e altre decine ancora in attesa di entrare.</p>

<p>Quale la ragione di questo successo? Tra le molte diremo solo che questi paesi si sono spaventati dopo le azioni americane di sequestro di conti correnti e altri beni ai danni di paesi come Russia, Venezuela, Cuba, Iran, Siria, Yemen e via dicendo; hanno compreso che essere sgraditi a Washington pu&#242; comportare la perdita, da un giorno all&#39;altro, dei propri fondi depositati in banche americane e non solo sanzioni commerciali che colpiscono praticamente tutte le transazioni in dollari che passano attraverso il sistema di pagamenti SWIFT controllato dagli USA. I BRICS hanno offerto loro una via alternativa sia dal punto di vista della valuta commerciale sia di quello bancario e del sistema di pagamenti.</p>

<p>Con grande scorno del governo USA i paesi BRICS tra loro e con paesi terzi commerciano sempre pi&#249; usando le valute nazionali (o lo yuan cinese come sostitutivo del dollaro); la Cina offre anche con il sistema CIPS una alternativa efficiente allo SWIFT. Infine i BRICS hanno da anni una Banca Internazionale che concede prestiti ai paesi membri senza le condizioni capestro che talora sono imposte dalle banche internazionali influenzate o controllate dagli USA.</p>

<p>Il problema della perdita di fiducia nel dollaro e nelle istituzioni finanziarie americane si somma per&#242; a un problema pi&#249; vasto, quello della credibilit&#224; morale dell&#8217;Occidente. Potremmo dire che l&#8217;Occidente euro-americano ha perso definitivamente la sua innocenza a Gaza, voltando la testa dall&#8217;altra parte di fronte ai massacri continui e al genocidio dei civili palestinesi operato dallo stato d&#8217;Israele; di pi&#249;, gli USA e qualche stato europeo hanno in varia misura sostenuto con la vendita di armi e munizioni l&#8217;azione dell&#8217;esercito israeliano. La palese adozione del principio dei due pesi e due misure nel trattamento dell&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina da un lato e, dall&#39;altro, dei massacri operati dalle forze armate israeliane non solo a Gaza e in Cisgiordania, ma anche durante l&#8217;invasione del Libano e della Siria, hanno distrutto la credibilit&#224; morale dell&#8217;Occidente, che si voleva patria del diritto e difensore dei diritti umani nel mondo. I paesi retti da regimi autoritari come certamente sono la Cina, la Russia, l&#8217;Iran e per certi aspetti anche la Turchia, appaiono oggi nell&#39;ex Terzo Mondo, moralmente meno censurabili degli USA di Trump o dell&#8217;Israele di Netanyahu. Soprattutto il diritto che USA e Israele si sono autoattribuiti di somministrare punizioni collettive a intere popolazioni ha fatto cadere ogni residuo dubbio sulla &#8220;moralit&#224;&#8221; dell&#8217;Occidente.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/saccone.jpg' alt=''></figure> 

<p>Ma &#8211; apriamo una parentesi - non si tratta di una novit&#224;. Le punizioni collettive sono una specialit&#224; di europei e americani se solo si scorre un semplice elenco di barbarie criminali compiute ai danni dei popoli di mezzo mondo, anche solo negli ultimi cento anni. Partiamo dalla grande carestia indotta dal comando militare britannico in Iran che negli anni 1917-19 fece requisire o acquistare interi raccolti di grano per le esigenze delle proprie truppe d&#8217;occupazione, al contempo proibendo l&#8217;importazione di grano dall&#8217;India britannica o dalla Mesopotamia (controllata dagli inglesi) che avrebbero potuto salvare, secondo le stime, da 5 a 9 milioni di iraniani morti per fame e malattie conseguenti (FONTE: Mohammed Gholi Majd, The Great Famine and Genocide in Persia, 1917&#8211;1919, University Press of America. 2003 ); il massacro per fame di milioni di kulaki, ovvero piccoli agricoltori indipendenti, nella Russia stalinista (questa due tragedie secondo gli storici avrebbero superato per numero di vittime l&#39;Olocausto perpetrato dai nazisti con l&#8217;attiva collaborazione di fascisti di ogni paese, dall&#8217;Italia all&#8217;Ucraina di Anton Bandera); il genocidio di milioni di lavoratori congolesi costretti al lavoro in condizioni disumane nell&#8217;ex Congo Belga, su cui il parlamento belga indag&#242; soltanto a massacro ultimato; la morte per fame e malattie di civili irakeni sottoposti a un regime di punizione collettiva dopo le guerre contro Saddam, attraverso sanzioni americane che impedirono per anni l&#8217;arrivo non solo di derrate alimentari ma anche di medicine essenziali per le puerpere e i neonati, il che port&#242; secondo una valutazione prudente ad almeno mezzo milione di morti tra categorie deboli come bimbi, donne e anziani.</p>

<p>Non stiamo dicendo naturalmente che solo gli europei e gli americani si sono macchiati di massacri e genocidi, come sappiamo dalla storia di massacri orribili come quello degli armeni ad opera dei turchi, della popolazione cinese di Nanchino ad opera dei giapponesi, dei cambogiani di Pol Pot, dei comunisti indonesiani di Suharto, e i massacri tribali in Ruanda e pi&#249; di recente in Sudan. Ma certo l&#8217;Occidente bianco euroamericano ha perso da tempo il diritto a ergersi a campione dello stato di diritto e difensore integerrimo dei diritti umani pi&#249; elementari: alla vita, al cibo, alle cure per non parlare dei diritti civili. &#200; un vizio antico, peraltro: vantarsi di avere fondato la civilt&#224; giuridica con il diritto romano e la Magna Charta non ha impedito sin dal medioevo i ricorrenti pogrom anti-ebraici, il genocidio degli indios del Centro America da parte degli spagnoli o degli indiani da parte dei bianchi del Nord America. Questo nostro Occidente, oggi imbarbarito e in mano a una classe politica dalla moralit&#224; tristemente mostrata negli Epstein Files, &#232; davvero l&#8217;ultimo a poter pensare di salire sul pulpito e pontificare ancora in materia di democrazia e di diritti umani.</p>

<h3>Un unico fronte: da Kiev al Golfo</h3>

<p>Tornando alle due guerre che hanno fatto precipitare la situazione economico-finanziaria mondiale, osserveremo che il fatto nuovo &#232; stato l&#39;attacco di droni ucraini a luglio a una nave che trasportava merci e/o munizioni sul Caspio dalla riva russa a quella iraniana. Bench&#233; gli ucraini (su intimazione di Trump) si siano affrettati a scusarsi con Teheran parlando di un errore, &#232; apparso chiaro agli analisti che questo tentativo di interferire con il commercio Russia-Iran sul Caspio - una via di commercio vitale per l&#39;Iran, stante il blocco di Hormuz e il contro-blocco americano - si inserisce in una tendenza alla saldatura tra i due fronti: quello ucraino e quello del Golfo Persico.</p>

<p>In sostanza c&#39;&#232; ormai un fronte unico che va da Kiev e Mar Nero fino all&#39;Iran e al Golfo Persico inglobando il Mar Caspio e il Mar Rosso. Da un lato ci sono Ucraina e Israele con americani e europei a sostegno militare e finanziario; dall&#39;altro combattono Israele e USA contro l&#39;Iran e i suoi alleati (Hezbollah libanese, milizie irakene, gli Houthi dello Yemen) col sostegno militare e tecnologico di Cina e Russia.</p>

<p>&#200; ormai una guerra mondiale? Potremmo dire che lo &#232;, sia pure non dichiarata. E noi europei siamo dentro entrambi i fronti: anzi, dentro fino al collo sul fronte ucraino e, per ora, in panchina nella partita pi&#249; grossa, quella del controllo dello Stretto di Hormuz sul Golfo Persico e dello stretto di Bab El Mandeb sul Mar Rosso (dove esiste per ora una piccola squadra navale europea, in origine mandata in missione contro i pirati somali, e poi riciclata per contenere i temibili Houthi, ma che, fallendo la seconda missione, ha badato soprattutto a evitare di finire sotto i missili yemeniti). Sul piano militare l&#39;Iran coi suoi missili ipersonici guidati dai satelliti cinesi ha vinto (per ora) la partita, distruggendo le basi americane nel Golfo e mantenendo il controllo su Hormuz. Al di l&#224; di poche sia pure violente recenti scaramucce, la guerra aperta si &#232; in sostanza fermata perch&#233; Trump non pu&#242; affrontare le elezioni di mid-term con una guerra in corso. &#200; un Tramp umiliato dal fallimento della guerra e dei suoi obiettivi: dal mancato cambio di regime che a Teheran &#232; uscito persino rafforzato, allo smantellamento dell&#8217;industria nucleare iraniana di cui neppure si parla pi&#249;. L&#8217;obiettivo ora &#232; ripristinare la libera circolazione del traffico navale a Hormuz, che l&#39;Iran peraltro aveva garantito fino all&#39;inizio dell&#8217;aggressione israelo-americana.</p>

<p>Che succeder&#224; dopo queste elezioni, e la prevedibile sconfitta dei Repubblicani? I vertici del partito lasceranno ancora al suo posto un presidente sconfitto due volte, nella guerra e nelle elezioni, che era giunto perfino a minacciare di ridurre l&#8217; Iran &#8220;all&#8217;et&#224; della pietra&quot; (minacciando una ennesima punizione collettiva tipo Hiroshima)?</p>

<p>In tanti, negli USA e nel resto del mondo, si augurano di no.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>La festa per gli 80 anni dell&#39;autonomia</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17493/la_festa_per_gli_80_anni_dell_autonomia</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>Due Presidenti della Repubblica ricordano l&#8217;importanza dell&#8217;accordo Degasperi-Gruber del 1946</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>Ne parleranno tutti, ma racconter&#242; la mia versione, di questa celebrazione degli ottant&#8217;anni dell&#8217;accordo Degasperi-Gruber. Luogo: il Kursaal di Merano. A Bolzano, nonostante sia il capoluogo, non esiste una sala o un edificio degno di ospitare un avvenimento simile. Non un caso, ma un segnale della realt&#224; che vede una progressiva degenerazione della citt&#224; sulla Talvera. Giorno: il 5 settembre, che da qualche anno in Sudtirolo &#232; il giorno della Festa dell&#8217;Autonomia, introdotta da Kompatscher alla sua prima presidenza. Era stata proposta anni prima dalle opposizioni, e accompagnata dagli storici e dalle storiche che, prima di lui, erano stato ignorati dalla Svp. Gli invitati erano i due Presidenti delle repubbliche italiana e austriaca, Alexander van der Bellen, a lungo prestigioso esponente dei Gr&#252;ne austriaci, e Sergio Mattarella, presidente per la seconda volta della repubblica italiana. Entrambi persone di alto livello politico e culturale, e conoscitori della realt&#224; sudtirolese. Sala piena: parlamentari, assessori provinciali, sindaci, consiglieri provinciali, in servizio ed ex (cosiddetti &#8220;riserve della Repubblica&#8221;), esponenti del mondo culturale ed economico, direttori ed editori dei mass-media (questi ultimi destinati fra poco a ridursi a uno solo).</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/zendron.jpg' alt=''><figcaption>Davanti al Kurhaus di Merano: il Presidente Mattarella col  Presidente federale austriaco Alexander Van der Bellen, accompagnato dalla moglie Doris Schmidauer.
</figcaption></figure> 

<p>Fra intermezzi di ottima musica, eseguita dall&#8217;orchestra Haydn e dal Coro giovanile dell&#8217;Alto Adige diretti da Alessandro Bonato (Paganini, Gerd Hermann Ortler, Mozart - La Clemenza di Tito - e Giorgio Moroder con arrangiamento di Matth&#228;us Crepaz, con due giovani solisti, Julian Kainrath violino e Marlene Schuen soprano), ai due Presidenti, - &#232; stato consegnato il &#8220;Grand&#8217;ordine di merito della Provincia Autonoma di Bolzano&#8221; per la loro attivit&#224; a favore dell&#8217;Autonomia e soprattutto della sua ultima riforma.</p>

<p>Per questa sono stati ringraziati anche il governo e il parlamento, e in particolare il ministro Calderoli, grande amico della Svp. Le &#8220;laudatio&#8221; del presidente della giunta provinciale Kompatscher hanno esaltato i meriti dei due Presidenti, e i risultati del loro impegno per il Sudtirolo. Provenendo da un partito che ha dentro di s&#233; ancora del risentimento verso l&#8217;Italia, delle cui ragioni storiche Kompatscher ha parlato a lungo, il tono &#232; stato davvero festoso. Qualche critica &#232; apparsa sui giornali per la grossezza della medaglia d&#8217;oro e il suo probabile costo.</p>

<p>I discorsi di apprezzamento e ringraziamento di entrambi i Presidenti per il riconoscimento della provincia di Bolzano, hanno messo in luce due politici di lungo corso, che hanno avuto e hanno a cuore sia i diritti delle minoranze, di cui Mattarella ha indicato anche il radicamento negli articoli 3 e 6 della Costituzione Italiana, sia la convinzione che la soluzione del conflitto sul Sudtirolo, le cui radici si trovano nell&#8217;Accordo di Parigi del 1946, sia un esempio per la soluzione dei conflitti determinati dai nazionalismi.</p>

<p>Forse non &#232; un caso, ha detto Mattarella, che ci sia una coincidenza temporale fra la nascita della Repubblica italiana e l&#8217;accordo Degasperi-Gruber. Entrambi hanno raccontato il clima drammatico del dopoguerra e la scelta &#8220;normale&#8221; di risolvere i problemi dei popoli con la creazione di territori omogenei per lingua, causando grandi sofferenze. Cos&#236; 20 milioni di persone sono state spostate dai luoghi in cui vivevano. Al Sudtirolo &#232; stato risparmiato un simile destino.</p>

<p>Grazie a due grandi statisti, &#232; stata scelta la convivenza. Sono state trovate norme e leggi, basate su quell&#8217;Accordo, perch&#233; fossero garantiti i diritti di tutti. Anzitutto lingua, scuola, impiego pubblico adeguato, i grandi pilastri su cui con il tempo sono stati costruiti i diritti negati dal fascismo. Trapelava dalle loro parole la profonda convinzione dell&#8217;importanza della diplomazia, della relazione fra stati e popoli. Non ci si pu&#242; limitare a tregue o a guardare tensioni e conflitti senza fare nulla, ma si deve cercare di risolvere i problemi garantendo i diritti di tutti i residenti in una terra, sotto uno stesso tetto.</p>

<p>In particolare entrambi i Presidenti hanno fatto riferimento al metodo del confronto, della relazione, che oggi e cos&#236; raro sentire nei conflitti internazionali e sembrano ignoti anche ai responsabili della politica europea.</p>

<p>Oggi in troppi luoghi del mondo i conflitti vengono affrontati con minacce, aggressioni, rapimenti, dazi e omicidi degli avversari e dei loro familiari. Anche la stragrande maggioranza dei mass media, invece di ascoltare le voci dei popoli, che vogliono la pace, che temono le guerre, alimentano invece l&#8217;ostilit&#224;.</p>

<p>Nel racconto dei Presidenti, in questi tempi in cui troppi parlano apertamente di guerra come un&#8217;opzione banale per la soluzione di conflitti, si sente la consapevolezza di quanto meglio sia lavorare per la pace, facendo tesoro degli esempi come questo. Entrambi hanno definito l&#8217;accordo di Parigi, a suo tempo contestato da molti politici della minoranza tedesca e ladina (i ladini erano stati dimenticati), come vero fondamento e riferimento per tutti i futuri sviluppi. Oggi, anche con le differenze sulle proposte per il futuro, quasi tutti i partiti sono d&#8217;accordo su questo.</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/zendron_2.jpg' alt=''><figcaption>Parigi, 5 settembre 1946. La firma dell&#39;accordo Degasperi-Gruber</figcaption></figure> 

<p>I due Presidenti, hanno riconosciuto il valore enorme della chiusura della controversia, con il rilascio della quietanza liberatoria, consegnata nel giugno 1992 dallo Stato austriaco all&#8217;ONU, che ha chiuso il contenzioso aperto negli anni 1960 e 1961 all&#8217;ONU. Anche in questo caso, a fare il ricorso fu l&#8217;Austria, e l&#8217;Italia diede il suo assenso. Nel 2002, quando la sottoscritta (ero presidente del Consiglio provinciale) organizz&#242; un convegno sui dieci anni dalla chiusura della vertenza, per riflettere su questa parte della storia, una parte della Svp contest&#242; duramente. Durnwalder dichiar&#242; che quella davanti all&#8217;ONU era una chiusura solo formale, (qualunque cosa ci&#242; significhi). Nel corso di una cerimonia al Ballhaus di Vienna, tutti gli altri convenuti esaltarono invece il valore della chiusura. E il Nationalrat approv&#242;. Tre anni dopo, l&#8217;ingresso della Repubblica Austriaca nell&#8217;Unione Europea costitu&#236; un passo ulteriore, affinch&#233;, come detto dal Presidente Mattarella, i confini diventassero strumento di incontro e non di divisione. Per la cronaca, il convegno si fece ugualmente e ne uscirono anche due libri, editi uno in Italia e uno in Germania, con gli interventi di studiosi e politici che commentavano il passato e facevano proposte sul futuro.</p>

<h3>I problemi di oggi</h3>

<p>La perfezione non &#232; di questo mondo. Il Sudtirolo &#232; ricco e non lo nasconde, ma sono grandi anche le differenze e l&#8217;ingiustizia. Qualcuno, uscendo, mi ha sussurrato: &#8220;Sono un po&#8217; deluso&#8221;. Per&#242; il segnale era la presenza dei due Presidenti e non le emergenze attuali.</p>

<p>In un mondo in guerra, la presenza che trasforma i confini da muri a luoghi d&#8217;incontro e collaborazione, &#232; un segnale forte. Forse qualcuno, ascoltando i toni trionfali del Presidente Kompatscher per le recenti riforme, si sar&#224; chiesto che cosa cambier&#224; davvero per le persone e i nostri problemi. E si sar&#224; chiesto perch&#233; altrettanto impegno non viene impiegato per risolvere i problemi delle centinaia di giovani e persone con lavori poveri, che a Bolzano e in tanti comuni turistici non trovano casa, e molti dei quali se ne vanno all&#8217;estero o comunque emigrano. La loro esperienza non &#232; uguale a quella dei migranti africani o asiatici che lavorano qui in nero o a bassissimo salario e dormono sotto i ponti fra uno sgombero e l&#8217;altro. Ma una migrazione per chi la fa e per le famiglie &#232; spesso una sofferenza. E per l&#8217;altro problema drammatico, il disastro climatico che scioglie i ghiacciai e rende inabitabili le citt&#224;, nulla si muove, e gli asfaltatori trionfano, mentre il verde nei centri urbani si riduce.</p>

<p>Nel lusso del Kursaal, dei ricchi doni e del ricevimento finale, nell&#8217;allegria per gli incontri e il rivedersi, sono mancate le parole della politica attuale. Di fronte al conflitto, ci fu una reazione positiva. Di fronte allo scontento, dovuto alla mancata attuazione dell&#8217;Accordo, la vicenda venne ripresa in mano dai politici di allora. Non tutti, ma infine anche chi non era d&#8217;accordo serv&#236; a migliorare le decisioni. I protagonisti erano persone preparate, capaci di parlarsi, convinte che la strada era quella giusta. Anche se non mancarono le ostilit&#224;. Questo si &#232; festeggiato sabato 5 settembre.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Il pianeta malato</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17492/il_pianeta_malato</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Diario climatico di una estate</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Sono state sei le ondate con eccesso di caldo che hanno caratterizzato l&#8217;estate italiana (in Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi &#232; andata molto peggio).</p>

<p>A estate non ancora finita, si calcola che il caldo in Europa abbia causato almeno 30 mila morti, una estate che &#232; costata all&#8217;Unione Europea almeno 180 miliardi.</p>

<p>L&#8217;agricoltura ha perso circa il 60% della produzione di foraggio: sui pascoli, anche trentini, muoiono le mucche alla ricerca di acqua tanto da arrivare a una prematura demonticazione del bestiame al pascolo. Solo questo settore causa all&#8217;Italia un deficit di 1,5 miliardi. Gli allevamenti denunciano un aumento dei costi energetici del 30% (dati Coldiretti), &#232; crollata la produzione delle nocciole in Piemonte, del bergamotto in Calabria, del tartufo bianco in Toscana e Umbria, le risaie sono in crisi (-9% il raccolto), la produzione di olio -40%, l&#8217;ortofrutta ha perso 88.000 ettari.</p>

<h3>L&#8217;acqua</h3>

<p>Passiamo alla criticit&#224; della risorsa acqua. Sul fiume Reno &#232; stata bloccata la navigazione con gravi danni al trasporto di merci agricole e dell&#8217;industria.</p>

<p>In Romania si &#232; usato l&#8217;esplosivo nel Danubio per deviare l&#8216;acqua necessaria a evitare lo spegnimento della centrale nucleare, quella di Cernavoda &#232; stata chiusa. Si interviene pesantemente nonostante il fiume porti solo 1.700 mc/sec, quando la sua media stagionale &#232; di 4.700. In Francia le centrali chiuse sono otto.</p>

<p>Il Po &#232; ai minimi storici. &#200; sceso a 8,59 metri sotto lo zero idrico sfondando lo storico record del 2002. L&#8217;acqua salina del mare &#232; penetrata dalla foce nel pi&#249; importante fiume italiano per oltre 25 chilometri. Ma tutti i fiumi sono in crisi idrica, l&#8217;Adige, l&#8217;Isonzo, l&#8217;Adda; il Piave &#232; quasi asciutto, sotto il livello minimo storico di 60 cm. Nel padovano l&#39;Adige ad agosto aveva una portata di soli 80 mc./sec, rispetto a una media storica estiva di 268. Laddove c&#8217;&#232; ancora acqua, &#232; troppo calda e i pescatori denunciano importanti morie di pesci; proviamo a immaginare le conseguenze a medio termine sull&#8217;ecosistema idrico.</p>

<p>Il nostro paese ha il record dei consumi di acqua in Europa causa impianti vecchi, inefficienti, dispersione dell&#8217;acqua, cementificazione dei suoli.</p>

<p>In una simile situazione il bellunese ha regalato 40 milioni di mc. di acqua all&#8217;irrigazione della pianura, eppure il suo fiume, il Piave, ha un deflusso di acque negativo del 40%.</p>

<p>I ghiacciai sono percorsi da torrenti diffusi, anche superficiali. I bacini idroelettrici su tutte le Alpi sono ai minimi storici. Anche i grandi laghi, Garda, Maggiore, Como, Iseo, Idro vivono una sofferenza mai vista prima. Ma nonostante questa situazione, il Trentino ha sottoscritto un accordo con la Lombardia per il prelevamento dal bacino del Chiese di 10 milioni di mc. di acqua in pi&#249; nel biennio 2026-27, in assenza di una qualunque Valutazione d&#8217;incidenza.</p>

<p>Nella nostra Provincia 3 famiglie su 10 non si fidano a bere l&#8217;acqua di rubinetto, l&#8217;acqua dispersa &#232; di 157 litri per abitante al giorno. I rifugi nelle alte quote delle Alpi occidentali hanno chiuso, in Dolomiti vietano l&#8217;uso dell&#8217;acqua per le docce e in alcuni casi l&#8217;uso dei servizi.</p>

<p>Si sono moltiplicate le ordinanze sindacali di riduzioni drastiche dell&#8217;uso dell&#8217;acqua: non solo le fontane portate a secco, ma divieti di rabocchi nelle piscine private, di lavaggio di autoveicoli e d di strade, divieti di irrigazione per campi e orti; nel solo Trentino si contano ben 36 ordinanze.</p>

<p>In Italia il consumo di acqua &#232; di 150 mc. giornaliero per abitante. La sola dispersione vale 140 mc. Se le situazioni di arretratezza tecnologica sono ingiustificabili, ovvio che vi si debba mettere rimedio e arrivare a una drastica riduzione degli sprechi. Il 72% dell&#8217;acqua potabile nel nostro paese &#232; consumato dall&#8217;agricoltura, una concezione industriale del settore del tutto insostenibile rispetto alle nuove sfide che i cambiamenti climatici impongono. Ma nonostante la criticit&#224; della risorsa acqua sia presente da decenni, incredibilmente non si interviene con un severo piano nazionale teso a ridurre gli sprechi?</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/siccita_monte_amariana_tolmezzo.jpg' alt=''><figcaption>L&#39;incendio sul monte Amariana (presso Tolmezzo)</figcaption></figure> 

<h3>Le alte quote in sofferenza</h3>

<p>La temperatura media dell&#8217;Europa &#232; di 2&#176;C oltre la media (sul pianeta 1,5&#176;C) e si prevede sar&#224; il continente pi&#249; penalizzato anche nel futuro. Le le citt&#224; bollono e in quota lo zero termico &#232; rimasto stabile oltre i 4.000 metri per decine di giorni. I mari sono surriscaldati, il Tirreno ha le acque che si avvicinano a 30 &#176;C, &#232; a rischio l&#8217;intera biodiversit&#224; del nostro mare.</p>

<p>Lo sci estivo, una delle pratiche sportive pi&#249; devastanti per i ghiacciai, &#232; stato chiuso quasi ovunque: in Francia (Les 2 Alpes), in Svizzera e Italia (Paleau Rosa, Cervinia, Zermatt, Stelvio), in Austria (Solden, Hinertux, Pitztal), perfino in Norvegia. Altre realt&#224; italiane erano chiuse da anni; Marmolada, passo Tonale. Le riserve nivali e glaciali storiche stanno scomparendo molto pi&#249; velocemente di quanto previsto solo 10 anni fa.</p>

<p>I pochi temporali su zone ristrette hanno creato dissesti idrogeologici diffusi, la frequenza delle frane &#232; impressionante anche laddove si credevano risolti i problemi di sicurezza grazie a recenti lavori dei bacini montani (Anterselva, Gardeccia, Stava).</p>

<p>Le Dolomiti si sbriciolano: non solo Cima Marcora (BL) con tre chiusure della statale Alemagna nell&#8217;estate 2025, gi&#224; due nel 2026, ma anche il Pelmo e ancora Cima Marcora, il gruppo del Sella. Nella vicina Valtellina torna l&#8217;incubo alluvionale: la pioggia del 20 agosto ha portato alla chiusura della Statale 42.</p>

<p>In Carnia, sul monte Amariana, per dieci giorni si &#232; vissuto l&#8217;inferno: un&#8217;intera montagna boscata &#232; andata distrutta da un incendio, 500 ettari andati in fumo. Come in val d&#8217;Ossola, e come in modo meno drammatico sul Cermis e a Spormaggiore. Nei primi sette mesi del 2026, in Italia sono bruciati oltre 70 mila ettari, il 133% in pi&#249; degli ultimi 30 anni, un terzo dei quali interessa le aree protette. ISPRA ci informa che solo il 2% degli incendi in Italia &#232; provocato da fulmini. In Europa il dato &#232; impressionante: a fine agosto sono 700 mila gli ettari distrutti dai fuochi.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/siccita_ampola_24_ago.jpg' alt=''><figcaption>Il torrente Ampola</figcaption></figure> 

<p>Gli avvenimenti, che abbiamo riportato in un infernale riassunto, nei prossimi anni saranno sempre pi&#249; normalit&#224;. Non si intende terrorizzare, ma portare a riflettere ed agire su quanto sta accadendo. Il tema dei cambiamenti climatici non si inserisce in situazioni di emergenza come sostengono i politici o troppi commentatori nei media. Siamo in presenza di una drastica modifica del clima nel pianeta, una crisi strutturale. Per affrontarla si deve investire in misure eccezionali strutturali. Invece ci troviamo ancora a chiederci di chi sia la colpa della situazione, quando invece &#232; tempo di agire. Nessuno pi&#249; pu&#242; smentire che la velocit&#224; del cambiamento sia conseguenza diretta dell&#8217;utilizzo dei combustibili fossili, della deforestazione, degli allevamenti intensivi. Nel 2025 abbiamo vissuto il record di emissioni, con 38 miliardi di tonnellate di sola CO2 emessa da fonti fossili, la concentrazione nell&#8217;aria del gas &#232; salita a 430 parti per milione, massimo valore registrato da 14 milioni di anni. E noi cosa facciamo?</p>

<p>In agosto la Giunta provinciale ha presentato il Piano strategico per lo sviluppo economico del Trentino. Ancora zeppo di proposte di nuove infrastrutture, quindi strade e potenziamento di aree sciabili: nessuna traccia di innovazione. O di una politica tesa a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Come negli anni &#8216;60 si rincorre il miraggio di pi&#249; sviluppo, pi&#249; Pil. Le categorie economiche chiedono nuovi alloggi su terreni liberi, territori agricoli, mentre sono migliaia gli appartamenti sfitti. La crisi idrica &#232; frutto di scelte politiche, ma non &#232; una crisi inevitabile qualora si rispettino i limiti del pianeta, dei territori, delle risorse ancora disponibili.</p>

<p>Si tenga presente che la crisi dell&#8217;acqua alimenta conflitti, anche in Trentino. Uno storico: i pescatori contro i produttori di energia idroelettrica, e poi i pescatori contro le richieste del mondo agricolo, che a sua volta &#232; in competizione con i produttori di energia e del turismo. L&#8217;ambientalismo si trova sempre pi&#249; vicino ai pescatori nel contrastare il consumo di suolo, salvare i boschi devastati da nuove strade e bacini di innevamento, nella difesa del deflusso minimo ecologico, a sostegno del turismo di qualit&#224; anche dei laghi, in conflitto costante con le aggressive esigenze del turismo, dell&#8217;agricoltura, della produzione di energia idroelettrica.</p>

<p>Per affrontare l&#8217;emergenza gli operatori economici e la politica rincorrono le scorciatoie: ancora invasi, prelievi, depauperamento della biodiversit&#224;. Mai come oggi per risolvere questo intreccio conflittuale c&#8217;&#232; bisogno di politica, di risorse destinate alla ricerca, di investimento scientifico.</p>

<p>La politica trentina come risponde? L&#8217;assessore Mattia Gottardi, in assenza di una minima consultazione dei portatori di interessi generali, ha fatto approvare un provvedimento che permette ai Consorzi di miglioramento fondiario di chiedere una revisione temporanea del deflusso minimo vitale delle acque. L&#8217;assessore ha un&#8217;unica preoccupazione, che l&#8217;acqua rimanga sufficiente a tutelare la fauna ittica, ignorando il valore ecosistemico dei corsi d&#8217;acqua, delle interazioni fra microorganismi, vegetazione, avifauna.</p>

<p>La delibera Gottardi accorda alla Regione Lombardia l&#8217;erogazione nel biennio 2026-2027 di un massimo di 10 milioni di metri cubi d&#8217;acqua da prelevare dagli invasi di Malga Bissina e Malga Boazzo. Per ogni stagione irrigua.</p>

<p>Come si dovrebbe agire? Dapprima &#232; necessario un monitoraggio aggiornato della situazione dei nostri bacini, l&#8217;Adige e la Brenta, dei laghi, in collaborazione con le Regioni Lombardia e Veneto.</p>

<p>In secondo luogo si dovrebbe imporre ai consorzi agricoli la modifica delle loro colture: basta mais e soia. E puntare all&#8217;efficienza nei sistemi di irrigazione. E va rivista la politica delle grandi industrie dell&#8217;allevamento; la parola d&#8217;ordine non pu&#242; che essere una: risparmio.</p>

<p>Invece come investe lo Stato? Nel riarmo. Solo nel 2026 spenderemo 13 miliardi in pi&#249; nella difesa. Investiamo, assieme alla Germania, nella produzione di carri armati, 3,2 miliardi. Stiamo acquistando 115 F15 mentre tutto il paese brucia, dalla Sicilia alle Alpi, e disponiamo di soli 19 Canadair. E ancora, non ci si chiede dove e come colpir&#224; la prossima tempesta con le caratteristiche di Vaia. Perch&#233; ci sar&#224;, causata proprio dalle alte temperature del Mediterraneo, 2&#176;C pi&#249; elevate in un solo anno.</p>

<p>In autunno, mentre i mari aumenteranno l&#8217;evaporazione e scenderanno le ondate di aria fredda dal Nord Europa, dove colpiranno le precipitazioni?</p>

<p>Oggi siamo preparati solo al lamento.</p>

<div class='scheda'>
<h3>Minimo vitale: ridurlo porta alla morte delle acque </h3>

<p>Il 7 agosto con delibera 1259 la Giunta provinciale ha introdotto un temporaneo regime di riduzione del Deflusso minimo vitale delle acque (DVM). Il Comitato Permanente a difesa delle acque del Trentino &#232; intervenuto con un impegnativo documento in opposizione a questa scelta.</p>

<p>Non ci &#232; possibile riportare la complessit&#224; tecnica e scientifica del documento delle associazioni trentine. Vi presentiamo una sintesi.</p>

<p>Una prima considerazione. La scelta non &#232; stata condivisa con i soggetti portatori di interessi generali. In soli sette giorni la Giunta ha accolto la richiesta pervenuta dalla Federazione dei Consorzi irrigui, come accadde nel 2022 con la delibera 1334. Anche con questo atto si conferma il centralismo politico imposto da chi sta governando da 8 anni il Trentino.</p>

<p>Stiamo parlando di &#8220;Deflusso minimo vitale&#8221;. Si tenga presente che esso non rappresenta un indice di qualit&#224; del corso d&#8217;acqua. Sotto questa soglia l&#8217;ecosistema fluviale semplicemente muore.</p>

<p>Una seconda considerazione &#232; di ordine giuridico. La Giunta provinciale non ha titolo per modificare il DMV, in quanto &#232; deciso dal Piano Generale di Utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP), recepito dal Piano di Tutela delle acque pubbliche e relativo aggiornamento 2022/2027. Si tratta di strumenti attuativi della Direttiva europea 2000/60/CE e del D.Lgs 152/2006. Nessuna norma in questi decreti prevede la facolt&#224; di ridurre i rilasci minimi.</p>

<p>Diversi corsi d&#8217;acqua interessati sono inseriti in Rete Natura 2000 e ospitano specie di interesse comunitario come la trota marmorata, lo scazzone, il temolo, il gambero di fiume. Oltre a questo il DMV &#232; un istituto gi&#224; superato sia da normative italiane che europee; la Provincia avrebbe dovuto introdurre da tempo il Deflusso Ecologico, una valutazione che implica una portata minima calcolata sulla formula idrogeologica legata alla stagionalit&#224; e alla variabilit&#224; naturale.</p>

<p>Il rilascio concesso dalla Provincia andr&#224; a incidere in corsi d&#8217;acqua gi&#224; ridotti, su quel poco che resta di risorsa in periodo siccitoso.</p>

<p>Nel concreto, il fiume cessa di esistere, quando andr&#224; bene rimarranno delle pozze. Con meno acqua si riduce la quantit&#224; di ossigeno del corso e aumenta la temperatura dell&#8217;acqua causando una moria della fauna ittica e dei microorganismi, oltre ad aumentare l&#8217;eventuale concentrazione di inquinanti (scarichi, inquinanti organici, fitofarmaci).</p>

<p>Altri temi riguardano i controlli basati su una auto-dichiarazione e auto-esecuzione: nessuno controlla realmente e il danno sar&#224; irreversibile.</p>

<p>Prima di decidere era doveroso regolare i rilasci dell&#8217;idroelettrico, un tema ignorato.</p>

<p>Il provvedimento viene preso mentre il torrente Leno &#232; in secca, la Fersina lo &#232; stata pi&#249; volte e il lago di Erdemolo ha perso 4 metri rispetto al livello storico; insomma, ogni corso d&#8217;acqua trentino &#232; in sofferenza. </p>

<p>Il documento del Comitato Permanente a difesa delle acque conclude le sue riflessioni con delle proposte. Si tratta di intervenire nella ricarica controllata delle falde, riconnettere le zone umide - che sono le spugne del territorio e del paesaggio -, riqualificare gli ambiti fluviali, ricostruire le fasce boscate fluviali, recuperare la desertificazione dei suoli agricoli, sostenere ovunque il riuso delle acque reflue depurate, specialmente ripensare le colture agricole.</p>

<p>Occorrer&#224; impegnarsi nel superamento del Deflusso minimo vitale per arrivare al Deflusso ecologico, sostenere un piano provinciale per la siccit&#224;, un piano per la ricarica delle falde acquifere, decidere una moratoria sui nuovi invasi in alveo, rivedere un programma urgente di riqualificazione fluviale e ripristino delle aree umide, decidere un piano provinciale per il riuso irriguo delle acque reflue depurate (regolamento UE 741/2020), imporre severi criteri di sostenibilit&#224; idrica nella pianificazione agricola.</p>

<p>Sono tutti passaggi urgenti, se si vuole uscire da gestioni di emergenza. Le acque del Trentino sono un bene comune - ci ricorda il Comitato - non una riserva, gi&#224; impoverita, da saccheggiare ulteriormente.</p>

<p>Grazie a questa analisi la conclusione sostenuta dal Comitato &#232; drastica: si revochi subito la delibera 1259/2026.</p>

<p>Per approfondimenti::</p>

<p>https://www.acquetrentine.org/2026/08/16/il-minimo-no</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Dolomiti Energia: come Tre Sapienti bloccano il referendum</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17491/dolomiti_energia_come_tre_sapienti_bloccano_il_referendum</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Quotazione di Dolomiti: si inquina il dibattito e si impedisce la partecipazione dei cittadini</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Non tira una bella aria attorno al dibattito sulla quotazione di Dolomiti Energia.</p>

<p>Illuminante un&#8217;intervista su <i>L&#8217;Adige</i> del 15 agosto del segretario della CGIL Andrea Grosselli, che spara ad alzo zero: <i>&#8220;Il dibattito su Dolomiti Energia sta arrivando a livelli ormai farseschi&#8221;</i>. Grosselli non contesta nel merito il No all&#8217;ingresso della societ&#224; in Borsa (posizione che peraltro condivideva fino a pochi mesi fa), ma lo presenta come un attacco malevolo alla societ&#224; stessa: <i>&#8220;Stiamo crocifiggendo una societ&#224; che ha 100 anni, perch&#233; Sit nasce pi&#249; di 100 anni fa, ed &#232; una delle poche che garantisce stipendi pi&#249; alti della media&#8221;</i>. A questo punto la perla: <i>&#8220;La mettiamo in croce perch&#233;, si dice, non garantirebbe la gestione dell&#8217;acqua nei periodi di siccit&#224;, quando i dati, anche di questi giorni, dicono il contrario: la leva &#232; in mano alla Provincia, e infatti oggi la societ&#224; sta perdendo il 30% della propria produzione, perch&#233; c&#8217;&#232; la siccit&#224; e ha degli obblighi verso il territorio&#8221;</i>.</p>

<p>Il punto &#232; che nessuno accusa di questo Dolomiti, ma al contrario si teme che, con l&#8217;assillo del profitto connaturato alla presenza in Borsa, queste pratiche positive (oltre al contrasto della siccit&#224; anche l&#8217;attenzione al turismo, alla sicurezza, all&#8217;habitat fluviale) vengano brutalmente disattese, come da tanti esempi analoghi in giro per l&#8217;Italia.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/referendum_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>Grosselli, con inaudita faccia tosta, ribalta il discorso: a minacciare la gestione sostenibile della risorsa acqua, non &#232; la corsa al profitto, ma l&#8217;opposizione ad essa. Alla mistificazione, aggiunge anche del veleno personale: <i>&#8220;Per la visibilit&#224; di qualche consigliere provinciale, stiamo immaginando di seppellire quell&#8217;esperienza&#8221;</i>; se la prende cio&#232; con i consiglieri del Pd contrari alla quotazione e in particolare con &#8220;la sinistra della ZTL&#8221; che sarebbe impersonata dal consigliere Pd Andrea de Bertolini nel ruolo di presidente della Commissione di indagine sulle prospettive societarie delle societ&#224; energetiche.</p>

<p>A preoccupare non &#232; per&#242; solo l&#8217;incarognimento del dibattito (nel caso di Grosselli spiegabile &#8211; ma non giustificabile &#8211; coi problemi che si ritrova in casa con parte della Cgil, soprattutto i metalmeccanici della Fiom, duramente e pubblicamente contrari alla quotazione e quindi anche alle alzate d&#8217;ingegno del segretario). Preoccupano anche, e forse di pi&#249;, i pasticci che, per contrastare il dibattito, si stanno combinando a livello istituzionale.</p>

<h3>Il Comitato promotore</h3>

<p>&#200; sorto un Comitato Promotore che si &#232; proposto di far tornare ai cittadini la decisione sulla quotazione in Borsa di DE, e quindi sul destino di un bene primario come l&#8217;acqua. E che con questa finalit&#224; ha presentato domanda di indizione di un referendum nel Comune di Trento. C&#8217;&#232; forse del populismo, della demagogia in una iniziativa del genere? Bisognerebbe invece affidarsi alle decisioni dei normali canali istituzionali?</p>

<p>Non entriamo nel merito; per&#242; l&#8217;istituto del referendum esiste, &#232; una modalit&#224; profondamente democratica, vi si &#232; gi&#224; ricorsi proprio sul tema acqua (per la cronaca aveva stravinto chi ne bandiva la privatizzazione). Non si vede perch&#233; non possa essere praticabile in questa circostanza. Dunque, il Comitato ha presentato richiesta di indizione del referendum alla Commissione per i procedimenti referendari, che ne deve decidere l&#8217;ammissibilit&#224;.</p>

<p>La quale Commissione - composta da tre legali - l&#8217;avv. Beatrice Tomasoni che funge da presidente, il prof. Flavio Guella e l&#8217;avv. Filippo Bettini &#8211; dopo ben tre riunioni valuta &#8220;<b>inammissibile</b> (neretto nel documento) il quesito referendario&#8221; che intendeva porre al cittadino il seguente quesito: <i>&#8220;Per quanto attiene alle competenze del Comune di Trento, lei &#232; favorevole alla quotazione di Dolomiti Energia SpA sui mercati finanziari regolamentati?&#8221;</i></p>

<p>Il no della Commissione &#232; basato sostanzialmente su tre motivazioni.</p>

<p>La prima &#232; che Dolomiti Energia <i>&#8220;&#232; gi&#224; attualmente una societ&#224; quotata sui mercati finanziari regolamentati europei&#8221;, in quanto nel luglio 2017 ha emesso un prestito obbligazionario. Ora, dicono i tre giuristi, nel quesito non c&#8217;&#232; &#8220;distinzione tra quotazione di titoli azionari e quotazione di strumenti finanziari obbligazionari&#8221;</i>.</p>

<p>Le due cose sono evidentemente molto diverse &#8211; il Comitato vuole impedire che con la quotazione il valore della societ&#224; sia determinato dalla Borsa, non vuole certo impedire che emetta obbligazioni &#8211; ma la mancanza di precisione nel quesito pu&#242; indurre l&#8217;elettore in errore.</p>

<p>Il bello &#232; che il Comitato aveva adottato la formulazione sulla quotazione di DE riportata nelle stesse determine del Comune. <i>&#8221;Se il Comune sbaglia sono affari suoi, voi invece dovete riportare una formulazione esatta&#8221; </i>&#232; stata la risposta.</p>

<p>La seconda motivazione riprende il Regolamento del Comune di Trento sui referendum, che <i>&#8220;sottrae alla consultazione referendaria le materie attinenti al bilancio di previsione, al conto consuntivo&#8221;</i>. Ora, dicono i Tre, la partecipazione azionaria in Dolomiti Energia S.p.A. &#8220;<i>produce rilevanti flussi economico-finanziari a sostegno del bilancio comunale&#8221;</i>, quindi ogni decisione relativa a DE produce effetti sul bilancio, e quindi non pu&#242; essere soggetta a referendum.</p>

<p>Qui trasecoliamo: praticamente ogni decisione ha ricadute economiche: con la logica dei Tre Sapienti, i referendum non dovrebbero esistere. In realt&#224; il Regolamento ha pi&#249; buon senso di loro: tra gli ambiti che non possono essere sottoposti a referendum indica all&#8217;art. 8 comma 2b <i>&#8220;il bilancio preventivo e quello consuntivo&#8221;</i>: cio&#232; non si pu&#242; sottoporre a referendum il bilancio, punto e basta, non certo le materie che potrebbero avere un&#8217;incidenza sul bilancio stesso.</p>

<p>La terza motivazione riguarda le finalit&#224; del referendum evidenziate nella Relazione illustrativa che lo accompagna. In essa si indica come scopo dell&#8217;iniziativa <i>&#8220;evitare che l&#8217;eventuale apertura del capitale azionario a mercati finanziari regolamentati possa introdurre logiche di profitto finanziario/speculativo di breve periodo, confliggenti con la missione sociale e territoriale di una societ&#224; di servizi pubblici essenziali, preservando la governance in mano agli enti territoriali&#8221;</i>. E inoltre <i>&#8220;mantenere la gestione delle risorse idriche ed energetiche ancorata a principi di sostenibilit&#224; e di equit&#224; tariffaria anzich&#233; alla massimizzazione dei dividendi&#8221;</i>.</p>

<p>Anche queste finalit&#224; non piacciono ai Tre Sapienti. I quali non entrano nel merito, ma finemente disquisiscono: <i>&#8220;L&#8217;operazione di quotazione azionaria in s&#233; considerata ... non produce in via diretta, immediata e automatica gli effetti di spossessamento o privatizzazione temuti&#8230; L&#8217;eventuale perdita del controllo pubblico con vendita a soggetti terzi di asset strategici costituisce l&#8217;esito non gi&#224; della quotazione in quanto tale, bens&#236; di successive, distinte ed eventuali deliberazioni straordinarie dell&#8217;ente pubblico&#8221;</i>. Cio&#232;: il Comitato non vuole che, una volta aperta la porta, entri il nemico. Ma non &#232; detto che con la porta aperta si faccia entrare il nemico, &#232; una cosa successiva, ipotetica. Quindi, argomentano i Tre, opporsi all&#8217;apertura della porta &#232; fuorviante, bisognerebbe casomai opporsi al successivo ingresso del nemico. Prendiamola sul ridere.</p>

<p>C&#8217;&#232; poi da rilevare come i Tre neanche inquadrano la prima, immediata conseguenza della quotazione in Borsa, pur esplicitamente paventata nella Relazione del Comitato: &#8220;l&#8217;introduzione di logiche di profitto finanziario/speculativo di breve periodo, confliggenti con la missione sociale e territoriale di una societ&#224; di servizi pubblici essenziali&#8221;.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/referendum.jpg' alt=''><figcaption>Foto scattata in occasione del referendum comunale abrogativo sull&#39;acqua pubblica tenutosi a Empoli il 9 novembre 2025</figcaption></figure> 

<h3>Normative stravolte</h3>

<p>Non basta. Nel Regolamento del Comune sui referendum, la Commissione per i procedimenti referendari &#8211; alias i Tre Sapienti - viene chiamata Comitato dei garanti (c&#8217;&#232; un po&#8217; di confusione con il Comitato promotore del referendum, ma poco cambia). La sostanza del Regolamento &#232; per&#242; decisamente interessante: infatti all&#8217;art. 12 comma 4 recita &#8220;Il Comitato dei garanti, qualora lo ritenga opportuno, pu&#242; invitare il Presidente del Comitato promotore... a produrre ulteriori documenti, ridefinire il quesito referendario al fine di una sua maggior chiarezza, univocit&#224; e completezza&#8221;. All&#8217;art. 13 comma 2 la procedura viene precisata: &#8220;Qualora... il Comitato (dei garanti, ndr) ritenga necessarie modifiche, integrazioni o perfezionamenti e non intenda procedere ai sensi dell&#8217;articolo 12, comma 4, invita il presidente del Comitato dei promotori a provvedere, entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta, agli adeguamenti necessari&#8221;. Cio&#232;: se i Garanti non ritengono di invitare il presidente del Comitato dei promotori a un&#8217;apposita seduta per illustrare le modifiche necessarie al testo del quesito, le comunicano al presidente del Comitato, che ha 15 giorni di tempo per presentare le modifiche richieste.</p>

<p>&#200; chiara la ratio del Regolamento: liberare il campo da fraintendimenti, permettere ai cittadini di utilizzare pienamente lo strumento del referendum, senza cadere dentro garbugli legali.</p>

<p>Nel nostro caso, per esempio, la prima obiezione dei Garanti-Sapienti era la mancata &#8220;distinzione tra quotazione di titoli azionari e quotazione di strumenti finanziari obbligazionari&#8221;. Orbene, secondo il Regolamento, compito dei Garanti non era stracciarsi le vesti e bocciare il referendum, ma spiegare al Comitato come avrebbe dovuto riformulare il quesito. Ma questo non sembra l&#8217;obiettivo dei nostri Tre Sapienti, che il referendum lo hanno bocciato punto e basta.</p>

<p>Nell&#8217;audizione successiva alle rimostranze del Comitato i Tre hanno risposto che le &#8220;modifiche, integrazioni o perfezionamenti&#8221; per &#8220;ridefinire il quesito referendario al fine di una sua maggior chiarezza, univocit&#224; e completezza&#8221;, e che il Regolamento prescrive vengano comunicate al Comitato stesso, affinch&#232; modifichi ed integri, orbene queste cose da modificare per i Tre vanno intese come errori di battitura, ortografici, magari un congiuntivo sbagliato. Ed essendo la richiesta del Comitato scritta in italiano corretto, loro non hanno chiesto modifiche.</p>

<p>Siamo al ridicolo. I Tre Sapientoni pensano di poter stravolgere il senso e la lettera delle normative che dovrebbero applicare.</p>

<p>&#200; molto grave: un Regolamento evidentemente varato per permettere al cittadino di poter partecipare attivamente, attraverso il referendum, al democratico processo decisionale, anche senza la necessit&#224; di farsi seguire da uno-due avvocati, e che per questo prescrive un Comitato dei Garanti che vigili s&#236; sulla correttezza legale del quesito referendario, ma nel senso di aiutare, consigliare il cittadino stesso, viene invece utilizzato per reprimere arbitrariamente questa possibilit&#224; di partecipazione.</p>

<p>Come &#232; potuto succedere?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Invasione dei vigneti a Brentonico: si andr&#224; al voto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17490/invasione_dei_vigneti_a_brentonico_si_andr_al_voto</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Di fronte all&#39;avanzata della monocoltura viticola e all&#8217;inazione dell&#8217;Amministrazione, i cittadini &#160;hanno richiesto un referendum.&#160;
Il voto segner&#224; un precedente per tutto il Trentino.</div><div>di Diana Leonardi</div><div><p>Invasione dei vigneti a Brentonico, atto terzo. Col primo vi avevamo raccontato gli antefatti, ovvero il modo in cui l&#8217;altopiano con uno dei pi&#249; elevati tassi di biodiversit&#224; in Trentino e in Italia sia finito da un paio d&#8217;anni nel mirino di grossi investitori esterni, intenzionati a trasformare prati e boschi, anche a quote elevate, in un grande vigneto, configurando cos&#236; il primo caso di &#8220;land grabbing&#8221; nella nostra provincia. <br />Col secondo vi avevamo parlato della reazione dei residenti, trainati dal neo-costituito &#8220;Comitato biodiversit&#224; e salute per Brentonico&#8221;, che a marzo avevano consegnato al Sindaco una petizione da mille firme per chiedere misure urgenti e incisive di contrasto al land grabbing in atto, e che poi ad aprile, dopo l&#8217;insoddisfacente risposta del primo cittadino, avevano rilanciato mettendo nero su bianco e trasmettendogli essi stessi le misure urbanistiche e regolamentari a loro avviso necessarie per impedire la trasformazione dell&#8217;altopiano in un grande vigneto, chiedendo all&#8217;Amministrazione di approvarle.<br /><br /></p>

<h3>Il fronte urbanistico: le limitazioni all&#8217;espansione della monocoltura</h3>

<p>Il Comitato ha proposto misure urbanistiche incisive: divieto di trasformare boschi e pascoli, a qualunque altitudine, in aree agricole intensive; divieto di realizzare nuovi impianti agricoli intensivi a meno di 100 metri dalle case e di 200 metri dai luoghi sensibili (asili, scuole, parchi, strutture sanitarie); ampliamento a 50 metri della fascia di rispetto a tutela dei corsi d&#39;acqua (contro gli attuali 10); divieto di colture intensive sopra le falde acquifere e le aree di ricarica dei pozzi; divieto di usare pali in cemento o metallo, reti ombreggianti e serre per i nuovi impianti, imponendo materiali tradizionali (legno); divieto di abbattere i muretti a secco. <br />Tali misure sono state trasmesse sotto forma di osservazioni nell&#8217;ambito della variante al Piano Regolatore Generale (PRG), attualmente in corso di stesura. Il Comune non ha fornito alcun riscontro ai proponenti, n&#233; pi&#249; nulla si &#232; ufficialmente saputo riguardo all&#8217;iter della variante, di cui l&#8217;Amministrazione ha garantito l&#8217;adozione in via preliminare entro l&#8217;inizio del 2027. <br />Le avvisaglie, tuttavia, non sono buone. Nel frattempo, infatti, il Consiglio Comunale di Brentonico ha preso atto, nella seduta del 29 aprile, delle linee di indirizzo scaturite dal percorso di partecipazione &#8220;Vigneti in alta quota?&#8221;, che l&#8217;Amministrazione aveva avviato nel 2025. &#8220;Le misure urbanistiche proposte nelle linee di indirizzo - ha osservato il Comitato - presentano gravi lacune: lasciano scoperta la fascia di media montagna (500-900 metri), che rappresenta il vero e attuale fronte dell&#39;espansione viticola a Brentonico, e non assegnano al PRG alcun ruolo concreto di tutela sanitaria, lasciando esposte le zone circostanti gli abitati e i luoghi sensibili. Il Comune pare intenzionato a permettere che, sotto i mille metri di quota e quindi dove la popolazione vive, l&#8217;espansione dei vigneti prosegua per lo pi&#249; indisturbata&#8221;.</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/brent_1.jpg' alt=''><figcaption>Nuovi vigneti appena sotto l&#39;abitato di Brentonico</figcaption></figure> 

<h3>Il fronte regolamentare: le limitazioni ai fitofarmaci</h3>

<p>A Brentonico, per&#242;, la vera battaglia, nell&#8217;immediato, si sta combattendo soprattutto in relazione alle misure per regolamentare le attivit&#224; agricole gi&#224; in essere, sulle quali il Comitato &#232; riuscito nell&#8217;impresa di chiamare alle urne la popolazione su un argomento che in Trentino &#232; da sempre controverso, per non dire tab&#249;: l&#8217;uso dei fitofarmaci.<br />Insieme alle proposte urbanistiche, il Comitato aveva trasmesso al Sindaco, ai sensi dello Statuto comunale, anche una proposta di deliberazione popolare, concernente l&#8217;adozione di un Regolamento per la tutela della salute e dell&#8217;ambiente nelle attivit&#224; agricole. Considerando che oggi in Trentino, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, si possono irrorare fitofarmaci, anche i pi&#249; tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte, il Comitato ha chiesto regole pi&#249; stringenti, in modo che le attivit&#224; agricole a elevato impatto sanitario e ambientale, come &#232; tipicamente la monocoltura intensiva, risultino fortemente disincentivate ad attecchire ed espandersi per lo meno laddove la popolazione vive. In particolare, il Comitato, basandosi sui pi&#249; recenti e autorevoli studi scientifici in materia (vedi box nella pagina a fianco), ha proposto al Comune di estendere notevolmente le distanze di sicurezza, chiedendo che, entro 100 metri dagli edifici residenziali ed entro 200 metri da asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, siano introdotti l&#8217;obbligo di irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali e il divieto ai fitofarmaci pi&#249; tossici. <br />Subito dopo la trasmissione di tale proposta, tuttavia, le citate linee di indirizzo approvate dal Consiglio Comunale, pur riconoscendo primaria rilevanza al tema della salute, hanno di fatto escluso l&#8217;approvazione di un Regolamento, limitandosi contraddittoriamente ad assegnare all&#8217;Amministrazione il compito di verificare il rispetto della blanda normativa vigente e ad auspicare protocolli volontari.<br /><i>&#8220;Alla popolazione di Brentonico, per&#242;, il rispetto delle regole attuali e gli inviti a fare meglio su base volontaria non bastano: servono invece nuove misure, cogenti e pi&#249; stringenti, che solo un nuovo Regolamento comunale pu&#242; stabilire&#8221;</i>, ha replicato a stretto giro il Comitato, che a quel punto ha pensato bene di non attendere la bocciatura ormai scontata della sua proposta (poi puntualmente arrivata durante la seduta del Consiglio Comunale del 29 luglio) e di ricorrere all&#8217;ultimo e pi&#249; importante strumento di partecipazione popolare messo a disposizione dallo Statuto comunale: il referendum.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/brent_2.jpg' alt=''><figcaption>Brentonico, localit&#224; Mandram, primavera 2026: grande sbancamento di prati per fare posto ai vigneti</figcaption></figure> 

<h3>Un voto che &#232; gi&#224; una vittoria</h3>

<p>Nonostante quanto sostenuto dal Sindaco nella sua risposta alla petizione da mille firme, ovvero che un Regolamento comunale contenente misure pi&#249; stringenti per l&#8217;uso dei fitofarmaci non fosse percorribile dal punto di vista giuridico, il Comitato il 22 maggio gli ha presentato una richiesta di referendum propositivo finalizzata esattamente all&#8217;adozione di un Regolamento di tal genere, con un quesito che chiede alle elettrici e agli elettori se vogliano l&#8217;introduzione di misure pi&#249; restrittive per l&#8217;uso dei prodotti fitosanitari (ovvero: maggiori distanze di sicurezza da abitazioni, asili, scuole, parchi pubblici, strutture sanitarie; nuove distanze di sicurezza da ricoveri di animali, apiari, colture biologiche e risorse idriche; maggiori limitazioni meteorologiche e orarie per l&#39;irrorazione dei fitofarmaci; barriere vegetali obbligatorie entro le distanze di sicurezza per contenere l&#8217;effetto deriva).<br />In Trentino-Alto Adige l&#8217;ammissibilit&#224; dei referendum popolari, che prima era valutata da commissioni ad hoc di nomina comunale e di dubbia imparzialit&#224;, dal 2019 &#232; stabilita per conto dei Comuni da un&#8217;apposita Commissione per i procedimenti referendari, costituita dal Consiglio delle autonomie ai sensi del Codice degli enti locali per l&#8217;intera durata in carica dei consigli comunali. Essa &#232; formata da tre giuristi proposti dal rettore dell&#8217;universit&#224; di Trento e dai presidenti degli ordini degli avvocati di Trento e di Rovereto. &#200; stata questa Commissione che il 22 giugno ha dichiarato ammissibile il quesito referendario proposto dal Comitato biodiversit&#224; e salute per Brentonico. <br />Gi&#224; ora, a prescindere da quale sar&#224; l&#8217;esito del voto, gli effetti di questa decisione sono estremamente rilevanti, non solo per Brentonico. Il tema dei fitofarmaci e del loro impatto sulla salute dei residenti &#232; da decenni molto sentito in Trentino, in quanto la coltivazione intensiva del melo e della vite &#232; assai diffusa e richiede ogni anno l&#8217;impiego di una quantit&#224; massiccia di prodotti fitosanitari. Com&#8217;&#232; stato ammesso il referendum a Brentonico, cos&#236; potrebbe, da oggi, essere ammesso in qualunque altro comune trentino. <br />L&#8217;idea che un&#8217;Amministrazione comunale non possa introdurre, riguardo all&#8217;uso dei fitofarmaci, norme pi&#249; stringenti di quelle previste dal legislatore provinciale nel lontano 2017 &#232; definitivamente caduta.<br />Adesso la cittadinanza brentegana sar&#224; chiamata a esprimere la propria volont&#224; in modo diretto, potendo finalmente sostituirsi ad amministratori incerti, deboli e irresoluti. Il 18 agosto il Comitato ha consegnato in Comune un plico di quasi 600 firme, molte pi&#249; delle 380 (pari al 10% dell&#8217;elettorato) necessarie per chiedere al Sindaco l&#8217;indizione del referendum, e ora la popolazione attende soltanto di conoscere la data in cui potr&#224; recarsi alle urne, presumibilmente tra met&#224; ottobre e met&#224; novembre.</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/brent_3.jpg' alt=''><figcaption>Membri del &quot;Comitato biodiversit&#224; e salute per Brentonico&quot; prima della consegna delle firme in Comune il 18 agosto 2026.</figcaption></figure> 

<p><br />A Brentonico le voci dicono che, fino all&#8217;ammissione del referendum, gli sfacciati compratori di prati e pascoli arrivassero persino a lasciare biglietti ai piedi delle recinzioni per chiedere ai proprietari se fossero intenzionati a vendere. Da quando &#8220;referendum&#8221; &#232; diventato molto pi&#249; di un termine astratto relegato in qualche articolo dello Statuto comunale, tuttavia, pare che anche i compratori si siano fermati, in attesa, pure loro, di capire cosa vuole il popolo. Perch&#233;, come diceva l&#8217;insigne costituzionalista Costantino Mortati, &#8220;in democrazia &#232; il popolo l&#8217;organo politico pi&#249; qualificato&#8221;. E quando parla, anche in questi tempi cupi, post-politici e post-democratici, ascoltarlo resta un dovere per tutti.</p>

<div class='scheda'>
<h3>La scienza e i fitofarmaci</h3>

<p>Il Comitato biodiversit&#224; e salute per Brentonico ha portato all&#8217;attenzione della cittadinanza le pi&#249; recenti e autorevoli acquisizioni scientifiche relative alla deriva dei fitofarmaci e all&#8217;esposizione di chi risiede nei pressi delle colture, a dimostrazione dell&#8217;inadeguatezza delle regole vigenti (oggi, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, si possono irrorare fitofarmaci, anche i pi&#249; tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte). Gli studi scientifici citati dal Comitato sono in particolare sette, eccone di seguito una breve sintesi:</p>

<p>&#8220;From fields to garden&#8221; (2025), realizzato in provincia di Verona dall&#8217;Associazione Medici per l&#8217;Ambiente (ISDE) e dall&#8217;Universit&#224; di Padova: dimostra che oltre il 70% dei giardini privati situati entro 40 metri dai vigneti &#232; sistematicamente contaminato da pesticidi;</p>

<p>&#8220;PestiRiv&#8221; (2025), realizzato in Francia dall&#8217;Agenzia nazionale della Sanit&#224; pubblica (equivalente al nostro Istituto Superiore di Sanit&#224;): dimostra che l&#39;esposizione ai pesticidi aumenta in modo direttamente proporzionale alla diminuzione della distanza tra l&#39;abitazione e i vigneti, rilevando concentrazioni molto pi&#249; alte di pesticidi non solo nell&#39;aria esterna, ma anche nell&#39;aria interna alle case, nella polvere domestica, nei capelli e nelle urine dei residenti (con incrementi, durante i periodi di trattamento, fino al 60% nelle urine e oltre il 1000% nella polvere domestica);</p>

<p>&#8220;Double the Trouble&#8221; (2025), realizzato in Svizzera dall&#8217;Universit&#224; di Zurigo e da Agroscope (equivalente al nostro Consiglio per la ricerca in agricoltura): attesta che, tra tutte le colture studiate, i suoli dei vigneti presentano le concentrazioni pi&#249; elevate di pesticidi, evidenziando un inquinamento ubiquitario da decine di sostanze di sintesi;</p>

<p>&#8220;Pesticides: c&#39;est dans l&#39;air!&#8221; (2022-2025), realizzato in Francia dalla ong G&#233;n&#233;rations Futures: ha registrato quantit&#224; molto elevate di miscele di pesticidi a 50, 60 e persino 120 metri di distanza dai vigneti trattati; lo studio raccomanda un allargamento significativo delle fasce di non trattamento fino ad almeno 100-150 metri;</p>

<p>&#8220;Pesticide drift&#8221; (2023), realizzato in Alto Adige dall&#8217;Universit&#224; delle Risorse Naturali e delle Scienze della Vita di Vienna (tra le universit&#224; pi&#249; prestigiose d&#39;Europa in campo agrario e ambientale): ha rilevato la presenza di pesticidi nel 73% dei luoghi pubblici situati nei pressi di meleti e vigneti, chiedendo &quot;una significativa estensione delle zone cuscinetto ad almeno 50 metri&quot; per difendere la salute e gli ecosistemi;</p>

<p>&#8220;Spray Drift&#8221; (2018), realizzato negli Stati Uniti dall&#8217;Universit&#224; di Washington (tra le universit&#224; pi&#249; prestigiose al mondo in campo medico): dimostra che i fitofarmaci si depositano fino a 52 metri di distanza sottovento dal luogo di irrorazione, provando che la velocit&#224; del vento aumenta drasticamente la deriva dei pesticidi;</p>

<p>&#8220;Chronic pesticide exposure&#8221; (2018), realizzato in Trentino dall&#8217;Associazione Medici per l&#8217;Ambiente (ISDE), dall&#8217;Universit&#224; di Bologna e dall&#8217;Universit&#224; Politecnica delle Marche, certifica che durante la stagione dei trattamenti i residenti assorbono i pesticidi nel proprio corpo (rilevati nelle urine fino a 100 metri di distanza dalle colture) e subiscono un aumento statisticamente significativo di lesioni e danni al DNA, sia che risiedano a meno di 50 metri sia che risiedano a distanze superiori (fino a 100</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Sanit&#224;, gli angeli hanno detto:&quot;Basta!&quot;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17489/sanit_gli_angeli_hanno_detto_basta</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Il personale &#232; in rivolta contro la gestione dell&#39;Azienda, ma Fugatti fa finta di niente.</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>All&#8217;assemblea del 1&#176; settembre scorso c&#8217;erano tutti, senza distinzione di ruoli e funzioni: medici e infermieri, primari e portantini, personale amministrativo e ausiliari. Tutti accalcati fitti fitti nell&#8217;auditorium dell&#8217;ospedale Santa Chiara, seduti perfino sui gradini o in piedi, dentro e fuori la sala, affollando anche il corridoio del piano terra. Una visione plastica dell&#8217;incazzatura che percorre ormai da molto tempo l&#8217;intera sanit&#224; trentina e sulla quale i mesi estivi sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso.</p>

<p>Ma come &#232; arrivato il sistema sanitario del Trentino a fare questa pessima figura urbi et orbi? (Non abbiamo memoria che in Italia ci sia mai stata una rivolta cos&#236; corale dei sanitari contro la loro dirigenza).</p>

<p>I guai informatici sono ormai un calvario noto da almeno un anno - pi&#249; o meno da met&#224; 2025, quando si &#232; cominciato ad implementare la nuova architettura digitale degli ospedali trentini. Ne avevamo parlato diffusamente a febbraio scorso dopo un periodo di ripetuti blocchi dei sistemi che avevano avuto punte estreme, come quando si erano fermati per due giorni interi i sistemi dei laboratori di analisi.</p>

<p>Problemi di cui si era detto, sia da parte dell&#8217;Azienda che da parte dell&#8217;assessore provinciale Mario Tonina, che sarebbero stati risolti, che in un mese tutto avrebbe funzionato e che ci voleva pazienza perch&#233; era in atto una grande transizione digitale e via dicendo. Ma da allora non &#232; cambiato niente e i blocchi informatici sono diventati la sfiancante normalit&#224; per gli operatori, e anche per i cittadini che ci incappano.</p>

<p>Fino al 28 luglio scorso, quando, contemporaneamente, si sono inchiodati i sistemi che gestiscono i prelievi di laboratorio, le radiologie e i Pronto Soccorso. Una specie di &#8220;ordigno fine di mondo&#8221; che si abbatte sul lavoro dei sanitari. E certamente non basta che il giorno dopo l&#8217;assessore Tonina si cosparga il capo di cenere e chieda scusa.</p>

<p>&#200; in quel momento che per i sanitari cade l&#8217;ultima goccia e nasce l&#8217;idea di una grande manifestazione di protesta. E se qualcuno aveva ancora qualche dubbio, nei giorni seguenti il rosario di guai informatici li spazza via definitivamente: se ne registrano altri, anche se minori, il 29 e il 30 luglio e poi anche il 3 e la notte sul 4 agosto.</p>

<p>I telefoni dei sindacalisti sono roventi: il mondo intero li chiama e chiede che organizzino qualcosa.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sanita_fabio_lavagnino_nursing_up.jpg' alt=''><figcaption>L&#39;assemblea del 1&#176; settembre (foto di Fabio Lavagnino - Nursing Up)</figcaption></figure> 

<p>Il 4 agosto succede anche un&#8217;altra cosa: il direttore dell&#8217;Azienda sanitaria, per la prima volta dopo mesi e mesi di guai, convoca una conferenza stampa per spiegare cosa accade e dice nell&#8217;ordine le seguenti cose: i problemi che si sono verificati non sono interconnessi (vero, ma solo in un certo senso e alla fine capirete perch&#233;); non posso rescindere il contratto con i fornitori (anche questo &#232; vero, ma solo in parte); io sono tranquillo al mio posto e non sono nemmeno andato in ferie (le voci di un assessore Tonina ormai esasperato sono insistenti, ma anche quelle di grande insofferenza non solo tra i consiglieri provinciali di opposizione); chiederemo penali ad Engineering (la societ&#224; che ha in appalto la grande transizione digitale. Che peraltro non &#232; il fornitore dei sistemi di laboratorio).</p>

<h3>Antonio Ferro: parole in libert&#224;</h3>

<p>Ma in quella conferenza stampa vengono dette anche altre cose. Antonio Ferro direttore generale di ASUIT, parla di una &#8220;straordinaria complessit&#224; informatica e normativa con sistemi che devono interconnettersi con circa 140 applicazioni e devono dialogare con oltre 18.000 apparecchiature elettromedicali&#8221;.</p>

<p>Esperti dell&#8217;informatica sanitaria trentina ci fanno per&#242; notare questi numeri: i sistemi devono interconnettersi con 5 o 6 applicazioni, non 140. E non possono dialogare con 18.000 apparecchi, perch&#233; nemmeno in tutta Italia ci sono 18.000 apparecchi elettromedicali. Quindi di che sta parlando Ferro?</p>

<p>Poi Ferro afferma: &#8220;Aggiungeremo tecnici informatici nostri e del fornitore nei P.S e saranno l&#236; 24 ore su 24&#8221;.</p>

<p>I nostri esperti si chiedono: a che serve il tecnico in P.S. se il sistema si ferma a Milano e non a Trento? Inoltre pare che Engineering, all&#8217;idea di dover dislocare tecnici fissi nei P.S. abbia risposto: &#8220;Ma siete impazziti? Dovremmo darvi pi&#249; di venti persone fisse per i vostri P.S.&#8221;?</p>

<p>Insomma, parole e numeri in libert&#224;.</p>

<p>Antonio Ferro compie un vero miracolo: tutte, ma proprio tutte, le sigle sindacali si uniscono per organizzare la manifestazione del 1&#176; settembre. Cose da anni &#8216;70. Con gli ordini professionali che pubblicamente appoggiano la manifestazione.</p>

<p>La politica si agita nuovamente. Le opposizioni (in primis Paolo Zanella del PD e Paola Demagri di Casa Autonomia che di sanit&#224; si occupano da sempre) rinnovano alte grida. Ma anche dai banchi della maggioranza qualcuno alza la voce, in particolare Claudio Cia e Walter Kaswalder, che anche criticano apertamente da tempo l&#8217;Azienda. Insomma, l&#8217;aria che tira in Provincia non &#232; delle migliori per la dirigenza Asuit. Ma nessuno dalla Giunta provinciale (leggi Maurizio Fugatti) chiede conto a Ferro e ai suoi dirigenti di questo disastro nucleare.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sanita_antonio_ferro.jpg' alt=''><figcaption>Antonio Ferro</figcaption></figure> 

<p>Dirigenza che, in vista della manifestazione giustamente temuta per l&#8217;effetto immagine devastante, pensa bene di provare a fare pressioni sul personale. I sindacati riferiscono di telefonate ai reparti che consigliano caldamente di scoraggiare la partecipazione e perfino di una richiesta ufficiale scritta ai dipendenti che avrebbero dovuto dichiarare con 48 ore di anticipo la loro partecipazione all&#8217;assemblea. Che essendo un diritto sindacale, non prevede niente di tutto questo, ma certo pensare di iscriversi in una lista di partecipanti aveva un effetto scoraggiante non da poco se consideriamo il clima militarizzato che da molto tempo vige tra il personale.</p>

<p>Non &#232; la prima volta che i dirigenti dell&#8217;Azienda sanitaria cercano di silenziare proteste e la fuoriuscita di informazioni da parte degli operatori. Stavolta per&#242; la misura era talmente colma che non &#232; servito.</p>

<h3>Si apre il vaso di Pandora</h3>

<p>Durante il sit-in all&#8217;entrata dell&#8217;ospedale che ha seguito la manifestazione, medici e infermieri avvicinavano direttamente i giornalisti presenti per raccontare le mille piccole e grandi storie di malfunzionamenti.</p>

<p>Si sentiva nell&#8217;aria la voglia di poter finalmente dire quanto pesante sia la situazione in cui lavorano, e alla malora gli ordini di servizio che impedirebbero di parlare con la stampa. E cos&#236; un medico ci ha raccontato con l&#8217;urgenza di un senso di liberazione personale che per mesi lui arrivava in reparto e trovava le liste degli appuntamenti completamente vuote, mentre dall&#8217;altra il Cup diceva ai malati che non c&#8217;era posto per le visite. Con segnalazioni continue che per mesi non sono state ascoltate anche se, ammette il dottore, adesso sembra che le cose stiano migliorando.</p>

<p>Ma anche se qualcosa cominciasse a funzionare - e a vedere i primi giorni di settembre non pare proprio, visto che il 3 settembre c&#8217;&#232; stato un ennesimo problema informatico, stavolta sul vecchio sistema per i reparti e gli ambulatori - ormai il vaso di Pandora &#232; stato aperto e difficilmente il fiume di recriminazioni si fermer&#224;.</p>

<p>Perch&#233; non c&#8217;&#232; solo l&#8217;informatica che affligge il lavoro di quelli che anni fa abbiamo chiamato angeli. C&#8217;&#232; il sovraccarico di lavoro dato dalla mancanza di personale per il quale, secondo i sindacati, non vengono predisposti adeguati piani di sostituzione.</p>

<p>C&#8217;&#232; l&#8217;incapacit&#224; di ascoltare chi lavora sul campo, vero peccato originale della dirigenza Asuit.</p>

<p>Da ora in poi, abbiamo la sensazione, i sanitari non faranno pi&#249; sconti. E qui cominciano i guai. I nostri guai. Perch&#233; davvero finora il sistema - davanti a pi&#249; fronti bollenti - ha retto grazie alla buona volont&#224; del personale.</p>

<p>Non &#232; una frase fatta. Vi raccontiamo un aneddoto di esperienza personale risalente ad ottobre dell&#8217;anno scorso. In ortopedia per assistere un familiare mi rendo conto che l&#8217;infermiere di turno, che doveva staccare alle due del pomeriggio, &#232; ancora l&#236; e sono le quattro. Faccio un&#8217;innocente domanda: &#8220;Ma lei oggi fa il doppio turno?&#8221;. &#8220;Non solo oggi&#8221; &#232; la risposta. Doppio turno che vuol dire: cominci alle 7 di mattina e finisci alle 9 di sera. Allora mi ero domandata: quante possibilit&#224; di errore ha una persona che lavora 14 ore in un giorno?</p>

<p>L&#8217;aspetto della responsabilit&#224;, anche penale, per errori medici &#232; un tema poco valutato dai pazienti, ma molto presente nella mente dei sanitari. Lasciare il personale in condizioni che lo espone ad errori &#232; un peccato mortale di cui la dirigenza dovrebbe rispondere. Con le dimissioni spontanee o il licenziamento in blocco dei vertici, dal nostro modesto punto di vista.</p>

<p>Il vaso di Pandora che si &#232; aperto il 1&#176; settembre ha vomitato ovviamente di tutto e in modo disordinato. Ma l&#8217;effetto complessivo &#232; stato quello di rendere ormai impossibile per la dirigenza Asuit continuare a dire che si tratta di problemi episodici, la scusa fin qui adottata per ogni cosa.</p>

<p>Non sono episodi i problemi informatici. Perfino il dirigente dell&#8217;informatica Bazziga aveva ammesso nella conferenza stampa del 4 agosto che &#8220;il sistema &#232; instabile&#8221;. Glielo stavano dicendo da mesi tutti quanti, finalmente ha dovuto ammetterlo. Non vale nemmeno la pena sottolineare che se compri un sistema da svariati milioni di euro il minimo che ti aspetti &#232; che il sistema sia stabile. E qui ci permettiamo di dire che forse quando un problema &#232; sistemico e dopo un anno non &#232; risolto si pu&#242; chiamare il fornitore a risponderne. Magari anche con la rescissione del contratto.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sanita_ferro.jpg' alt=''></figure> 

<p>Ma parlando di sistemi, bisogna ricordare che l&#8217;intera sanit&#224; &#232; un sistema. Un organismo i cui ingranaggi devono funzionare in sincronia. Altrimenti un problema a monte diventa un disastro a valle. E i guai informatici, siamo convinti, sono solo la &#8220;finestra aperta&#8221; su come realmente sta funzionando l&#8217;intera nostra sanit&#224;.</p>

<p>Banalmente perch&#233; l&#8217;ambito digitale &#232; quello dove la grandissima flessibilit&#224; degli operatori (che finora ha coperto l&#8217;insipienza della dirigenza) non pu&#242; arrivare: le macchine non fanno straordinari, non eseguono compiti fuori dal loro mansionario, non risolvono problemi. Le macchine fanno quello che gli si dice di fare. E oltre non vanno.</p>

<p>Quindi tutto il sistema, infestato di inefficienze e incapacit&#224; di governo e che si regge sulla buona volont&#224; e grande flessibilit&#224; degli operatori, davanti alle macchine si ferma. Per questo i guai informatici non devono essere trattati come il problema di un settore, ma come la punta dell&#8217;iceberg che ci mostra quanto l&#8217;intera sanit&#224; trentina si tenga insieme con la colla.</p>

<p>In ultimo va detto che questo articolo lo dedichiamo all&#8217;assessore Mario Tonina. La sua idea che sia possibile attendere aprile del prossimo anno, quando scadr&#224; il contratto di Antonio Ferro (col dubbio che comunque il presidente Fugatti voglia riconfermarlo) per sostituirlo con qualcuno che sappia governare la sanit&#224;, poteva andar bene fino a un anno fa. Ma adesso, Mario, non possiamo pi&#249; aspettare.</p>

<div class='scheda'>
<h3>I numeri che non tornano</h3>

<p>A luglio, poco prima del patatrac di fine mese, la sanit&#224; trentina era entrata nel frullatore di vari, e confliggenti, rapporti sullo stato di salute del sistema. <br />A inizio mese il rapporto CREA ci aveva promossi come secondi in Italia solo al Veneto. Pochi giorni dopo era arrivato il rapporto Agenas, che confrontava i tempi di attesa per le prime visite nelle varie regioni d&#8217;Italia e l&#236; il nostro primato si capovolgeva: Trentino ultimo in Italia per le liste di attesa. <br />Su questo dato si era scatenata la politica, ma anche il direttore Antonio Ferro, che aveva contestato il modo in cui i numeri erano stati letti dai ricercatori. Rimbeccato subito dai consiglieri provinciali del PD Paolo Zanella e Francesca Parolari che, numeri alla mano, gli avevano risposto per le rime e detto chiaramente pure che la situazione, nel primo semestre del 2026, era perfino peggiorata (i rapporti fotografano sempre l&#8217;anno precedente, ovviamente)<br />Ma anche il rapporto CREA che ci aveva promosso segnalava un dato anomalo. Tanti buoni risultati in vari settori si accompagnavano ad una pessima percezione dei cittadini: solo l&#8217;8 per cento dei trentini infatti aveva dichiarato nei sondaggi di aver percepito un miglioramento della situazione. Il dato pi&#249; basso in Italia, dove in media invece un cittadino su cinque - il 20 per cento - dichiarava di aver visto miglioramenti. <br />Qui delle due l&#8217;una: o i trentini non sono mai contenti oppure in Azienda sanitaria si occupano troppo di cose che non ci interessano pi&#249; di tanto. E vorremmo invece che risolvessero i problemi che ci toccano pi&#249; da vicino. </p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Le biciclette sui sentieri di montagna</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17488/le_biciclette_sui_sentieri_di_montagna</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div></div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Da oltre un decennio i Club alpini regionali (Alto Adige, Veneto, Trentino) portano all&#8217;attenzione della Fondazione Dolomiti UNESCO il tema della frequentazione di sentieri con biciclette nelle alte quote. Un diversivo turistico da tempo insostenibile. La Fondazione &#232; rimasta assente delegando la responsabilit&#224; normativa alle Regioni o Province autonome. A livello nazionale si &#232; perfino diffusa una polemica contro il CAI, sostenuta dai bikers che vogliono trovare sentieri perfettamente agibili. A loro dire il CAI trascurerebbe la manutenzione su ben 7.500 chilometri.</p>

<p>Fino a un decennio fa il Trentino aveva provato con una norma a regolamentare la materia. Le biciclette non potevano transitare su sentieri impervi: la larghezza minima del sentiero o strada utile per la percorrenza era data partendo dalla ruota anteriore fino al mozzo della ruota posteriore. Ma per applicare una simile legge sarebbero stati necessari controlli in ogni ambito di pascolo o di bosco, in quanto si era subito appurato che il buonsenso sul tema non risolveva nulla. Contemporaneamente alcune Aziende di promozione turistica, partendo dalla valle di Fassa per poi diffondere l&#8217;idea ovunque, inserivano nei loro poster turistici cartine dettagliate dei percorsi da loro definiti ciclabili. Poster che attiravano ciclisti da paesi dove la pratica sui sentieri &#232; vietata, si pensi a Austria e Germania. Cos&#236; in pochi anni le biciclette hanno invaso ogni spazio. Le troviamo sui sentieri in alta quota, nel cuore di boschi pregiati, in folli discese su strade forestali. Si tratta di un&#8217;attivit&#224; incentivata e pubblicizzata anche dai gestori di impianti di risalita.</p>

<p>Chi non vuole faticare prende l&#8217;impianto, e la societ&#224; offre una discesa spericolata in downhill, o invita a &#8220;entrare nel cuore della natura&#8221; indicando percorsi ovunque. Sono ormai diverse le segnalazioni di alpinisti che fotografano arrampicatori su vie ferrate: portano in spalla le biciclette per poi gettarsi a capofitto lungo le discese su vie normali.</p>

<p>La situazione &#232; sfuggita di mano: come sempre in Italia nel nome del turismo tutto viene permesso.</p>

<p>Le biciclette in ambiente montano hanno diversi risvolti negativi:</p>

<ol>
<li>Il conflitto con gli escursionisti. Chi scende dai sentieri in bicicletta non dimostra alcun rispetto verso il pedone, nemmeno in situazioni di pericolo. Si afferma la logica del pi&#249; forte e veloce.
<li>Il conflitto con chi i sentieri li gestisce e ne fa manutenzione. Quindi i volontari della SAT, che trovano vanificato il loro duro impegno, specie in presenza di terreni umidi o scoscesi. Il transito delle biciclette scava il sentiero e accelera quindi il decorso delle acque piovane con un deciso effetto ruscellamento che in diverse situazioni porta al dilavamento del soprassuolo e al danneggiamento delle piante e del loro apparato radicale.
<li>Il conflitto con la natura. Il disturbo degli ambiti naturali viene diffuso anche in luoghi di tranquillit&#224;, in periodi delicati per la fauna selvatica, si pensi alle cove o alla riproduzione. Si danneggia cos&#236; la presenza degli animali selvatici, degli ungulati ma anche dell&#8217;avifauna.
<li>I volontari del soccorso alpino segnalano in ogni realt&#224; l&#8217;aumento progressivo degli interventi nel recupero di infortunati per cadute in bicicletta, infortuni anche gravi. Una situazione che alimenta il sovraccarico di lavoro nei pronto soccorso delle zone turistiche.
</ol>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sentieri_bici.jpg' alt=''></figure> 

<p>Se fino a oggi le proteste dei club alpini e di tanti rifugisti non sono state accolte &#232; perch&#233; il profilo politico&#8211;istituzionale ha scelto, nel nome del turismo, il sostegno ad ogni possibile liberalizzazione. Si deve aumentare in ogni situazione la fruizione turistica, in qualunque modo questa si manifesti. I problemi della sicurezza, della qualit&#224; del territorio, della tutela degli ambienti selvatici passano in secondo piano.</p>

<p>Come ben insegna la pubblicistica delle nostre Aziende di soggiorno, importante &#232; che ogni anno si affermi il segno pi&#249;. Crescita &#232; la parola che non deve trovare sconfitta. In nome del mercato si cancella ogni valore.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Trentino e Val d&#39;Aosta a confronto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17487/trentino_e_val_d_aosta_a_confronto</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div></div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>La Valle d&#8217;Aosta &#232; Regione Autonoma, forte degli stessi poteri legislativi della Provincia di Trento. Come il Trentino &#232; Regione montana, ma nel settore del turismo invernale vanta con un&#8217;economia pi&#249; forte e diffusa.</p>

<p>Un quadro ricco di similitudini, ma le differenze fra le due realt&#224; non sono trascurabili. La valle d&#8217;Aosta ha 124 mila abitanti e il Trentino 560 mila, la prima &#232; estesa 3.263 Kmq, il Trentino il doppio, 6.207. La prima ospita massicci montuosi - ben quattro - che superano i 4.000 metri, mentre in Trentino la vetta pi&#249; alta &#232; la Presanella, 3.558 metri, nelle Dolomiti la Marmolada, 3.343.</p>

<p>Anche il tema della gestione dei sentieri ci porta in due realt&#224; con modelli di gestione diversi. In Trentino gran parte della sentieristica, a partire dai centri abitati, &#232; affidata alla SAT, 5.600 chilometri in totale. Alcune realt&#224; come l&#8217;Azienda di promozione turistica di Fassa, i due parchi provinciali e la Magnifica Comunit&#224; di Fiemme si assumono ruoli di gestione anche diretta, in dialogo con la SAT. Quanto alla Provincia, sostiene il lavoro dei volontari satini con un contributo annuale di 330 mila euro.</p>

<p>La valle d&#8217;Aosta presenta una gestione pi&#249; articolata. Anzitutto &#232; impossibile disaggregare la spesa annuale della Regione per i soli sentieri, in quanto la legge di finanziamento della gestione della mobilit&#224; alpina non suddivide gli interventi in modo chiaro fra strade forestali, piste ciclabili, sentieri; un&#8217;unica voce dispensa contributi a pi&#249; realt&#224;. Alcuni &#8220;catasti&#8221; vengono gestiti dalle comunit&#224;, altri dai Comuni, altri sono affidati al Corpo forestale regionale che dispone di personale stagionale, altri sentieri ancora sono affidati in gestione ai rifugisti, del CAI e dei rifugi privati. I sentieri di alta montagna, le alte vie, sono infine affidati alle guide alpine. Una realt&#224; complessa, dunque, una rete promiscua, per numerosit&#224; di tipologie di interventi e per il servizio offerto a fasce diverse di utenti. Si procede grazie a un piano degli interventi annuali che pu&#242; essere modificato in corso d&#8217;opera a discrezione della Regione.</p>

<p>Un recente studio della Regione sugli aspetti giuridici e normativi del tema prova a valutare punti di forza e criticit&#224; della gestione. Con dei sondaggi si &#232; monitorato il parere di ospiti e protagonisti a proposito della manutenzione della mobilit&#224; in montagna e lo studio ha offerto al legislatore valutazioni molto articolate.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sentieri_valdostani_2_vert.jpg' alt=''></figure> 

<p>Un esempio: come comportarsi con la diffusione dell&#8217;uso delle biciclette sui sentieri in alta quota? Come gestire il conflitto fra escursionista e ciclista? A chi spetta la vigilanza? Occorre regolamentare gli accessi con una specifica legge che suddivida e valuti le percorrenze su strade poderali, forestali, sentieri alpini? In caso di incidenti dovuti a negligenza su chi ricadono le responsabilit&#224;, in sede civile o penale? Sar&#224; necessario imporre ai frequentatori un&#8217;assicurazione?</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sentieri_valdostani_1_or.jpg' alt=''><figcaption>Sentieri sulle montagne valdostane</figcaption></figure> 

<p>I problemi che si riscontrano in Trentino sono identici a quelli che devono essere affrontati in valle d&#8217;Aosta. Grazie alla storia della SAT e dei comuni, in Trentino sembra risulti pi&#249; semplice offrire risposte a queste domande. L&#8217;articolazione della gestione del catasto della mobilit&#224; in montagna in valle d&#8217;Aosta, oltre 5.000 chilometri, risulta troppo articolata, difficile da comporre in un unico disegno. Troppi gli enti dotati di competenze dirette, un intreccio che a volte sfocia in conflitti fra interessi dei rifugisti privati e quelli del CAI o rivolto allo strategico ruolo delle guide alpine. Risulta impossibile quantificare la spesa della Regione nella manutenzione di questo patrimonio collettivo.</p>

<p>Le risposte che abbiamo ottenuto dai nostri interlocutori, istituzionali, privati, escursionisti, portano comunque a una valutazione condivisa. La gestione dei sentieri &#232; positiva, offre qualit&#224;, sicurezza, certezze. Ci &#232; per&#242; stato detto che l&#8217;obiettivo, fra tutti condiviso, &#232; quello di portare anche in Regione il modello di gestione offerto dalla SAT trentina.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Perch&#233; attaccano la SAT?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17486/perch_attaccano_la_sat</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>La sentieristica satina &#232; un&#8217;eccellenza, eppure viene denigrata. Per avere una gestione privata e costosa, e una montagna pi&#249; intasata e banale</div><div>di Luigi Casanova</div><div><figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/copertina_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>Sul finire di luglio, in giornate torride, il consigliere provinciale Luca Guglielmi della Lista Fassa (destra leghista), con un ordine del giorno presentato durante il confronto in Consiglio sull&#8217;assestamento di bilancio 2026, ha lanciato un duro attacco alla SAT.</p>

<p>Conoscendolo, in valle molti ci hanno scherzato. Un colpo di calore? Oppure una sua sponsorizzazione della segnaletica con logo di un wurstel (non causale, il padre gestisce in centro un banchetto vendita wurstel e salsicce, vedasi anche vignetta sul settimanale Usc di Ladins)?</p>

<p>Il consigliere ha accusato la SAT di trascurare nella manutenzione ben due sentieri. Si tratta del Viel dal Pan e della discesa verso il passo Fedaja. Sentieri molto frequentati, sui quali ogni anno si registrano incidenti, a volte tragici.</p>

<p>Il sentiero di discesa da Viel del Pan verso Fedaja &#232; impegnativo, difficile da gestire, in quanto scorre su un versante con pendenza accentuata, percorre suoli instabili, basta poca pioggia e ci si trova con lunghi periodi di lavoro vanificati. Sarebbe sufficiente chiuderlo al transito e invitare gli escursionisti a percorrere un sentiero vicino, un po&#8217; pi&#249; lungo ma sicuro.</p>

<p>In valle da sei anni &#232; attiva una collaborazione fra SAT e Azienda di promozione turistica per gestire un&#8217;efficiente squadra di addetti che operano sul territorio con l&#8217;unico obiettivo di curare i sentieri.</p>

<p>Dove e come intervenire lo si decide in incontri periodici fra i diversi enti che sostengono l&#8217;iniziativa, quindi SAT, APT, Comuni, Asuc, il Comun General. L&#8217;investimento vale 140 mila euro l&#8217;anno, per gestire 400 Km. 350 euro il chilometro. Mentre la SAT riceve dalla Provincia 330.000 euro per gestire un patrimonio di 5.600 chilometri, quindi 6,2 euro il Km.</p>

<p>Il consigliere, che vive in Fassa ed &#232; stato amministratore del Comun General, era a conoscenza di tutto questo?</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sentieri_luca_guglielmi.jpg' alt=''><figcaption>Luca Guglielmi</figcaption></figure> 

<p>Per comprendere perch&#233; questo poco attivo consigliere si sia interessato con tanta passione a un tema di minimale importanza si possono fare delle ipotesi, per nulla peregrine. Partiamo da una domanda provocatoria. L&#8217;attacco era diretto indirettamente all&#8217;APT per favorire la privatizzazione della gestione dei sentieri?</p>

<p>Su sollecitazione interessata di operatori turistici locali, forse anche singole guide alpine che vorrebbero copiare quanto avviene altrove?</p>

<p>Oppure si intendono trasformare i sentieri in ampie strade dove possano transitare le biciclette sempre pi&#249; invasive e sostenute, purtroppo da un marketing diretto dell&#8217;APT? Oppure alle spalle del consigliere vi sono gli impiantisti, che vorrebbero imitare l&#8217;area di Paganella, dove la Sat ha abbandonato la gestione perch&#233; i sentieri sono stati divelti dalle piste?</p>

<p>Sull&#8217;area del Padon&#8211;Belvedere si arriva con strade percorribili al transito privato al servizio dei rifugi, rifugi di lusso. Vi arrivano due impianti con capacit&#224; di trasporto incredibili. Portano su piste, strade e sentieri che spaziano su paesaggi verso la Marmolada, sulle altre Dolomiti di Fassa, spettacoli indimenticabili. In estate i sentieri sono frequentati da escursionisti competenti, responsabili, ma vista la facilit&#224; dell&#8217;accesso arrivano anche frotte di escursionisti impreparati, turisti che si accontentano di una mangiata, a caccia di alcuni selfie. Per dare un servizio e offrire sicurezza a tanta improvvisazione nella frequentazione della montagna si devono trasformare i sentieri in strade? O li si attrezza imponendo ovunque, verso valle, delle staccionate? O scalinate e ferraglia varia? Forse si sottovaluta chi poi, giornalmente, queste strutture le dovr&#224; mantenere, non ci si chiede chi si assumer&#224; le responsabilit&#224; di gestire una montagna artificializzata.</p>

<p>Ne siamo tutti consapevoli (escluso il consigliere ladino). La Provincia di Trento e i Comuni non sono pi&#249; in grado di garantire un&#8217;efficace manutenzione nemmeno della viabilit&#224; forestale, sempre pi&#249; estesa - siamo a quasi 6.000 chilometri di strade di bosco. Dove trovare fondi per pensare anche alla gestione dei sentieri?</p>

<p>La responsabilit&#224; in caso di incidenti ricadr&#224; ovviamente sui sindaci (leggasi il Codice civile e penale), o sul personale di vigilanza ambientale che in 15 anni, dalla gestione Dellai, &#232; stato drasticamente ridimensionato. Per coprire la lacuna di un&#8217;inadeguata vigilanza ambientale oggi in Fassa si ricorre alla figura mercantile dei &#8220;ranger&#8221;, agenti in divisa di guardia, ma privi di ogni potere impositivo e di garanzia istituzionale nelle qualifiche, siano queste di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza.</p>

<h3>L&#8217;umiliazione dei volontari della Sat</h3>

<p>Ignorando queste minimali riflessioni, il consigliere don Chisciotte dolomitico si &#232; lanciato all&#8217;attacco della SAT, un&#8217;associazione ricca di 29 mila soci, che mobilita ogni anno 3.000 volontari.</p>

<p>I commenti in Fassa non sono quelli diffusi dal Guglielmi a sua difesa (&#8220;In val di Fassa il messaggio &#232; passato correttamente&#8221;). Una traccia di condivisione l&#8217;ha trovata solo nel gestore del rifugio Castiglioni e della Capanna di Punta Penia. Stiamo parlando del rifugista privato che con acredine aveva attaccato gli ambientalisti che osteggiavano il collegamento funiviario Fedaja&#8211;Punta Rocca. Si, avete letto bene, l&#8217;impianto avrebbe attraversato la tragica linea di una valanga che nel 2020 distrusse il rifugio Pian dei Fiacconi e poi il 3 luglio 2022 &#232; stata oggetto della frana glaciale che caus&#242; 11 morti. Quella proposta impiantistica, sostenuta dalla Provincia, sarebbe costata a noi contribuenti (2010&#8211; 2015) 50 milioni di euro. Si tratta della stessa persona che lamenta, contro la SAT, la mancata cura di quattro scalini di una ferrata che - guarda caso - porta alla capanna da lui gestita. Non si &#232; letta altra condivisione a sostegno della protesta del consigliere.</p>

<p>Sul piano politico, il Presidente Fugatti in aula si &#232; affrettato a far ritirare l&#8217;ordine del giorno, sostenuto dagli assessori Failoni e Zanotelli. I due, accortisi della gaffe, si sono difesi sostenendo di non aver nemmeno letto quel testo.</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sentieri_prati_oriz.jpg' alt=''></figure> 

<p>A livello sociale le prese di distanza sono state diffuse e ampiamente motivate. La chiarezza e fermezza dell&#8217;esposizione del presidente del sodalizio Cristian Ferrari, l&#8217;offesa registrata dalle sezioni di valle, le lettere sui quotidiani a difesa di SAT hanno demolito l&#8217;avventuroso consigliere. E&#8217; intervenuta persino l&#8217;Associazione Alpini a sostegno del volontariato territoriale. A livello politico attaccare la Sat non si &#232; dimostrata un&#8217;operazione illuminata.</p>

<p>A maggior ragione rimane la domanda di fondo, i motivi dell&#8217;attacco che ha voluto umiliare l&#8217;impegno dei satini. Abbiamo citato possibili interessi privatistici. Seguire l&#8217;esempio del modello Valle d&#8217;Aosta? In quella regione, con una sentieristica per lo pi&#249; alpinistica (massicci del Monte Bianco, del Gran Paradiso, del Rosa), l&#8217;impegno &#232; affidato alle guide alpine. Un servizio costoso.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/sentieri_rocce_vert.jpg' alt=''></figure> 

<p>Oppure vi &#232; il disegno di appaltare a ditte private la gestione dei sentieri? Non &#232; certo un impegno che possa ricadere sui comuni, enti che non dispongono nemmeno pi&#249; di personale per la manutenzione dei centri abitati: dove troverebbero risorse umane e economiche per mantenere la viabilit&#224; delle alte quote?</p>

<p>Dei sentieri trasformati in piste ciclabili abbiamo gi&#224; detto. Anche se cos&#236; si diffonde il conflitto con i pedoni, si mira all&#8217;allungamento delle frequentazioni nelle stagioni, come vorrebbero i gestori degli impianti e come chiede indirettamente il direttore dell&#8217;APT di Campiglio Bruno Felicetti. Ovviamente offrendo lavoro a delle capaci ruspe.</p>

<p>Sembra insomma che l&#8217;uscita del consigliere non sia stata proprio casuale. Certo &#232; che in SAT gran parte dei volontari sono gente che la montagna la conosce perch&#233; la frequenta, con responsabilit&#224;, con conoscenza diretta, con formazione continua. Mentre &#232; difficile incrociare con un badile in mano un operatore economico del turismo, anche fuori stagione.</p>

<p>Riguardo la qualit&#224; del lavoro di SAT, non &#232; un caso che da un ventennio il CAI nazionale (350 mila soci) abbia condiviso e poi adottato in tutto il paese la segnaletica dei sentieri proposta dal Trentino. Ovunque SAT &#232; riconosciuta come modello da imitare nella manutenzione sentieristica, &#232; un&#8217;associazione modello in Italia.</p>

<p>Non va nemmeno dimenticato che fin da subito, dopo Vaia, in presenza della devastazione dei sentieri in quota, Mountain Wilderness aveva proposto agli enti istituzionali di trasferire quota parte della tassa di soggiorno alla cura del territorio montano. Ma sul tema non si &#232; mai ottenuta risposta. Forse ora i tempi sono maturi per fare un simile passo, rafforzando il sostegno, anche finanziario, al volontariato della SAT.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>&#8220;Ritorno a Camelot&#8221; Nazisti? No, grazie!</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17485/ritorno_a_camelot_nazisti_no_grazie</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Bellissima &#232; stata la reazione del Trentino (quasi) tutto, alla presenza dei neonazisti e del loro raduno a Pietramurata. I cittadini di Dro e dintorni che subito si sono ribellati all&#8217;idea di dover ospitare i nostalgici di Hitler. Il Comitato per l&#8217;Ordine Pubblico, in evidente difficolt&#224;, che alla fine a denti stretti concede l&#8217;autorizzazione all&#8217;evento, ma pone una serie di prescrizioni e limitazioni, come pure schiera un numero consistente &#8211; 160 - di addetti delle forze dell&#8217;ordine per farle rispettare, cosicch&#233; nessuno si azzarda ad esibirsi nei macabri rituali nazi-fascisti, saluto romano, grida di &#8220;Duce, Duce&#8221; o &#8220;Heil Hitler&#8221; o slogan razzisti o antisemiti. Poi la partecipazione alla contromanifestazione: due dovevano essere i pullman organizzati dalla Cgil, che sono diventati tre, poi cinque, sei, e mille i partecipanti e forse pi&#249;, duemila si valuta. E una presenza politica totale e corale: dei sindacati e delle Acli non si dubitava, dell&#8217;Anpi ancora meno, i partiti di sinistra &#232; il loro habitat, ma poi sono venute tutte le forze politiche e &#8211; convintamente &#8211; il governo provinciale di centro-destra. Per i nazisti il Trentino non &#232; casa loro.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/30gg_camelot.jpg' alt=''></figure> 

<p>Anche il referente locale di Futuro Nazionale Emilio Giuliana prima prende le distanze (&#8220;Non abbiamo niente che ci accomuni ai nazisti&#8221;), poi ci ripensa (&#8220;&#200; la sinistra che soffoca nella propria bile&#8221;), ma solo per essere sostanzialmente sconfessato dallo stesso Vannacci: &#8220;Si tratta di una scelta individuale&#8221;.</p>

<p>Tanto rumore per nulla, quindi? No, il rumore ha impedito che si potesse celebrare l&#8217;esaltazione del male. Poi, sinceramente, questi nazistelli non sono da prendere sotto gamba, ma un po&#8217; scombinati lo sono. Si guardi il loro manifesto: c&#8217;&#232; in primissimo piano un cavaliere ricoperto di ferro, su un cavallo iper-muscoloso, che a spada sguainata parte alla carica sopra un esercito (amici? nemici?) di comprimari, forse truppe di complemento, forse carne da triturare, un&#8217;immagine di aperta violenza, ammantata, se proprio si vuole, di eroismo.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/30gg_nazi_3.jpg' alt=''></figure> 

<p>Okay. Ma il titolo &#232; &#8220;Ritorno a Camelot&#8221;. Dove invece Camelot nella leggenda di Re Art&#249;, era il mitico castello del re, in cui, raggiunta la pace, risiedevano i cavalieri della Tavola Rotonda, un luogo simbolico che rappresentava e ancora rappresenta una societ&#224; giusta, pacifica, ordinata: basta con la violenza, gli eserciti, le spade sguainate. Poi la violenza torner&#224; ancora pi&#249; cattiva, senza eroismo alcuno, e Camelot, corrosa al proprio interno, croller&#224;. I nostri nazisti, con il loro ruspante cavaliere, a quale Camelot si riferiscono?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Il caso Seac-Efficient Building</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17484/il_caso_seac_efficient_building</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Il 30 giugno scorso, proprio mentre il nostro giornale girava gi&#224; sulla rotativa, &#232; stata emessa a Matera la sentenza di primo grado sull&#8217;affaire Seac-Efficient Building-Laviano. Una sentenza pesante, che condanna per truffa allo Stato una serie di persone, tra cui un ex amministratore di Efficient, il prof. Alessandro Segale, ma soprattutto, per quel che veramente conta in via Solteri, faceva diventare sempre pi&#249; evanescenti 40 milioni di euro usciti dai conti di Efficient/Seac.</p>

<p>Quei 40 milioni circa che ormai ballavano dal 2023, quando erano stati sequestrati preventivamente nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine penale che diceva, in soldoni: &#8220;Avete fatto finta di fare lavori edili per avere i crediti fiscali previsti dal 110&#8221;. Crediti riscossi, ma lavori mai fatti, dicevano i pm. Lavori mai fatti ha detto il giudice Rosa Bia del tribunale di Matera. Da qui la condanna e la confisca dei quasi 40 milioni.</p>

<p>Per i pi&#249; distratti ricordiamo che Efficient Building, societ&#224; controllata da Seac, si era messa in pista qualche anno fa come general contractor per ricostruire un vecchio villaggio del terremoto dell&#8217;Irpinia, nel paese di Laviano. Un&#8217;operazione che, proprio per via del famigerato 110, doveva fruttare bei soldi. Un&#8217;operazione complessiva da pi&#249; di 200 milioni di euro.</p>

<p>La casa madre Seac aveva anticipato alla figlioccia Efficient i milioni necessari a far partire l&#8217;operazione. La societ&#224; aveva pagato le prime tranche dei lavori ai fornitori, ma secondo i giudici, tutte quelle fatture non corrispondevano a un cantiere in attivit&#224;. Le casette da ricostruire erano moltissime, ma solo una decina erano state effettivamente iniziate quando Efficient Building aveva reclamato i 40 milioni di crediti fiscali. Una cifra di tutto rispetto anche per un colosso come Seac.</p>

<p>Il percorso delle indagini era stato tortuoso, ma in via Solteri speravano sempre che i giudici alla fine avrebbero accolto la loro versione dei fatti che, sostanzialmente, diceva: noi abbiamo pagato quei soldi come primo stato di avanzamento ai fornitori e quindi, secondo le norme, potevamo gi&#224; richiedere i crediti.</p>

<p>I giudici non l&#8217;hanno vista cos&#236;. Ma in via Solteri pensano che non tutto sia perduto e hanno gi&#224; annunciato ricorso in appello, ricorso di cui ancora non si conoscono le tempistiche.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/30gg_seac.jpg' alt=''><figcaption>Le casette di Laviano al centro dell&#39;indagine</figcaption></figure> 

<p>Nel frattempo, per&#242;, Seac si &#232; portata avanti e ha degradato in bilancio i 40 milioni di crediti che vanta nei confronti di Efficient (per tutti gli anticipi finanziari forniti alla societ&#224; figlia). Li ha dati per persi, insomma. Se poi l&#8217;appello dir&#224; diversamente, meglio per tutti.</p>

<p>Nel frattempo, per&#242;, Seac ha dovuto aggiungere finanziamenti su finanziamenti perch&#233; Efficient potesse portare a termine l&#8217;operazione in Campania che, oltre a Laviano, prevedeva altri due grandi cantieri di ristrutturazione col 110 nei Comuni di Conza e Calabritto.</p>

<p>Il totale degli esborsi finora fatti arriva quasi a 100 milioni. Una parte verr&#224; probabilmente recuperata sempre con crediti fiscali. Anche se non sar&#224; pi&#249; il 110 per cento di quanto speso, ma al massimo il 65, perch&#233; in questi ultimi tre anni il governo ha stretto i cordoni della borsa su questo tipo di operazioni. E quindi, di quanto speso negli ultimi due anni rimarr&#224; scoperta una quota consistente. Che non sar&#224; recuperabile. Per il banale motivo che chi aveva incaricato Efficient di fare i lavori, e quindi dovrebbe pagare quei soldi, &#232; una piccola cooperativa sociale con un capitale di qualche decina di migliaia di euro che certamente non pu&#242; andare in banca a chiedere decine di milioni di prestiti.</p>

<p>Tutto questo, dicono in via Solteri, non squassa la Seac. Solidit&#224; finanziaria assicurata, garantiscono i vertici. Intanto per&#242; il patrimonio societario di Seac risulta, da bilancio, dimezzato. E per sistemare almeno in parte i conti terremotati dalle operazioni in Irpinia, &#232; stato necessario vendere qualche societ&#224; che Seac controllava. Insomma, vendere argenteria di famiglia per pagare i debiti.</p>

<p>Quando a luglio sono stati pubblicati i bilanci societari anche la politica si &#232; fatta sentire. Con tutti i possibili distinguo (&#8220;E&#8217; una societ&#224; privata, non possiamo dirle cosa fare&#8221;) alcuni consiglieri provinciali, con voce bipartisan, hanno detto &#8220;Occhio, Seac non &#232; un soggetto indifferente per l&#8217;economia trentina&#8221;.</p>

<p>Non lo &#232; per dimensione e numero di persone che ci lavorano e per tutte le ramificazioni che la sua dimensione comporta.</p>

<p>Il pi&#249; diretto, come sua abitudine, &#232; stato il consigliere di maggioranza Walter Kaswalder che ha detto, papale papale: &#8220;Qualcuno deve prendersi la responsabilit&#224; di questo fallimento da 40 milioni&#8221; (che poi in realt&#224; alla fine, se la societ&#224; dovesse perdere anche nei futuri gradi di giudizio, sarebbero di pi&#249;, perch&#233; ai 40 ad oggi molto incerti si aggiungono con certezza quelli che non saranno recuperati per il passaggio dal 110 al 65 per cento dei recuperi fiscali).</p>

<p>In questo quadro il consigliere del PD Andrea de Bertolini aggiunge un elemento molto inquietante. Secondo de Bertolini dentro il gruppo Seac si sta anche ragionando su una possibile frammentazione delle societ&#224; dividendo l&#8217;attivit&#224; tipica di software gestionale da altre, in particolare quella immobiliare/crediti fiscali. Con la possibilit&#224; adombrata dal consigliere che una parte delle attivit&#224; venga trasferita fuori provincia. Cosa che comporterebbe perdita di posti di lavoro e perdita di entrate fiscali per la Pat. A questo punto chi ha in mano il pallino sono i veri proprietari di Seac, i commercianti trentini riuniti nell&#8217;Unione Commercio Turismo Servizi, che &#232; socia di maggioranza di Seac. Decideranno di fare qualcosa?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>&quot;Ideologia e realismo&quot;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17483/ideologia_e_realismo</link><pubDate>Sat, 05 Sep 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Che il cambiamento climatico ci sia &#232; oggi incontrovertibile, poi ci sono i terrapiattisti e analogamente ci saranno ancora i negazionisti climatici, magari ben foraggiati almeno per un po&#8217;, ma a credibilit&#224; azzerata.</p>

<p>Ora si inizia a vedere la stoltezza con cui, in questi anni, ci si &#232; approcciati al tema. Nascondendolo sotto al tappeto. C&#8217;&#232; stato per&#242; del metodo in questa follia, un metodo peraltro ricorrente, che va riconosciuto e smascherato.</p>

<p>Parliamo dell&#8217;infamante etichetta di &#8220;ideologico&#8221; applicata ai provvedimenti tesi a far rispettare l&#8217;ambiente in generale, e nello specifico, a ridurre le emissioni inquinanti.</p>

<p>&#8220;Ideologiche&#8221; erano le direttive europee che tendevano a incanalare l&#8217;automotive verso l&#8217;elettrico. &#8220;Per motivi ideologici&#8221; si stava uccidendo l&#8217;industria europea. E quindi via libera a proroghe, allentamenti dei vincoli ecc. Si metteva in contrasto &#8220;l&#8217;ideologia&#8221; con la realt&#224;. E naturalmente si sceglieva la realt&#224;.</p>

<p>E attenzione, a suonare la grancassa dell&#8217;&#8221;ideologia&#8221; non erano solo i demagoghi alla Salvini, ma anche gli intellettuali e gli organi dell&#8217;establishment, sensibilissimi alle decisioni dei grandi gruppi industriali.</p>

<p>Ma l&#8217;alternativa non era tra ideologia e realt&#224;, bens&#236; tra lavorare per il futuro o sdraiarsi sul passato. La Cina, anche perch&#233; pressata dalla minaccia di inquinamenti incombenti, sceglieva il futuro. Nel 2016 andai in Cina: rimasi stupito dalla presenza esclusiva, nei centri storici, dell&#8217;elettrico: auto, moto, bici, furgoni. E fuori dal centro, nelle grandi citt&#224;, il dilagare di auto europee prestigiose, Audi, Bmw, Mercedes. Oggi in Cina l&#8217;elettrico &#232; ovunque, e i marchi europei sono scomparsi.</p>

<p>Ricordo quando l&#8217;Ateneo trentino confer&#236; una sciagurata laurea honoris causa a Sergio Marchionne, allora salvatore della Fiat. L&#8217;uomo, nella sua prolusione tracci&#242; il futuro: la guida autonoma era una favola per bambini, l&#8217;auto elettrica una bufala. Oggi Stellantis (quel che resta di Fiat) &#232; il venditore in Italia della marca cinese Leap Motor. Siamo passati da costruttori a piazzisti di prodotti altrui. Questi i risultati del &#8220;realismo&#8221;.</p>

<p>Si &#232; visto che rimanere abbarbicati al passato non solo fa molto male all&#8217;ecosistema, ma anche alla stessa produzione industriale. La contrapposizione tra ideologia e realismo &#232; invece tra innovazione ed immobilismo.</p>

<p>Lo stesso ragionamento vale per le dinamiche sociali. Oggi il primissimo problema, sotteso a tutti i recenti sommovimenti politici sempre pi&#249; preoccupanti, &#232; l&#8217;insicurezza sociale in cui versa gran parte della popolazione. Che non si sente pi&#249; rappresentata da un sistema in cui la ricchezza globale, spinta dall&#8217;automazione, continua ad aumentare, ma il suo reddito &#232; in caduta libera e le protezioni del welfare in via di progressiva estinzione. In questa situazione la via per rendere la societ&#224; pi&#249; equa e la democrazia pi&#249; solida sarebbe la drastica riduzione delle disuguaglianze. In altre parole, una tassazione veramente progressiva (come peraltro era in vigore in Europa e America negli anni &#8216;50, anche se oggi lo si &#232; dimenticato).</p>

<p>Ma questa &#232; &#8220;ideologia&#8221; (o peggio, &#8220;comunismo&#8221;) e si trovano mille scuse operative per starne lontani. Il &#8220;realismo&#8221; invece dice che &#232; meglio non fare niente.</p>

<p>Questo &#232; lo stato delle cose sui grandi temi odierni, dal clima alla produzione industriale, alla societ&#224;. Occorrerebbero robuste innovazioni peraltro gi&#224; individuate. Ma il peso dei grandi, retrivi interessi, e l&#8217;ignavia di tanta parte dell&#8217;intellettualit&#224; si mettono di traverso. Dobbiamo augurarci una rivoluzione culturale?</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/09/fondo_3.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/580/qt_n_9_settembre_2026">QT n. 9, settembre 2026</category></item><item><title>Estate d&#39;arte</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17482/estate_d_arte</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Arte</div><div></div><div>di Stefano Zanella, Vladimiro Sternini</div><div><p>Anche quest&#8217;anno per chi rimane in citt&#224; il panorama delle mostre d&#8217;arte rappresenta un percorso espositivo diffuso sul territorio che coinvolge diverse istituzioni. Al <b>Mart di Rovereto</b>, la mostra imperdibile &#232; certamente &#8220;<b>Giacomo Balla. Lo stile dell&#8217;avanguardia</b>&#8221; (fino al 18 ottobre), che presenta per la prima volta in Italia una delle pi&#249; importanti raccolte private dedicate al maestro futurista, quella della stilista Laura Biagiotti. Dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti raccontano l&#8217;universo creativo di Balla attraverso oltre duecento opere, restituendo tutta la vitalit&#224; e la modernit&#224; della sua ricerca.</p>

<p>Sempre al <b>Mart</b>, fino al 27 settembre &#232; allestita &#8220;<b>Anselmo Bucci (1887&#8211;1955). Il tempo del Novecento tra Italia e Europa</b>&#8221;; oltre 150 opere tra dipinti, incisioni, disegni, fotografie e materiali d&#8217;archivio ricostruiscono il percorso di una figura complessa e originale che ha profondamente segnato l&#8217;arte italiana di primo Novecento. Ancora al <b>Mart</b>, infine, il piccolo focus &#8220;<b>Pignotti 100. Pop-esie visive</b>&#8221; (fino al 18 ottobre 2026), omaggio al padre della Poesia visiva italiana Lamberto Pignotti, nel centenario della nascita.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/arte_anselmo_bucci_rosa_rodrigo_la_bella_1923_1925.jpg' alt=''><figcaption>Anselmo Bucci, Rosa Rodrigo la bella (1923-1925)</figcaption></figure> 

<p>Alla <b>Casa d&#8217;Arte Futurista Depero</b> trova spazio &#8220;<b>Teatrini d&#8217;avanguardia. Depero, Prampolini e Prof. Bad Trip</b>&#8221; (fino al 18 ottobre), un progetto che mette in relazione il patrimonio futurista con opere di Enrico Prampolini e dell&#8217;artista spezzino Gianluca Lerici, in arte Prof. Bad Trip, figura di culto dell&#8217;underground italiano. Marionette, teatrini e visioni fantastiche dialogano attraverso un allestimento che evidenzia la sorprendente attualit&#224; dell&#8217;immaginario d&#8217;avanguardia.</p>

<p>E veniamo a Trento. Nelle sale condivise Mart-Muse di <b>Palazzo delle Albere</b>, &#8220;<b>Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi</b>&#8221; (fino al 6 settembre) indaga il rapporto tra arte e tempo negli ultimi quarant&#8217;anni. La mostra riunisce artisti che hanno scelto di confrontarsi con la memoria, il mito e la storia attraverso percorsi non lineari, creando cortocircuiti tra passato e presente e offrendo una riflessione originale sulla contemporaneit&#224; italiana.</p>

<p>&#8220;<b>Anacronismi e discronie</b>&#8221;, a <b>Palazzo delle Albere</b> fino al 6 settembre, rilegge le tendenze pittoriche volte al recupero di stili del passato, emerse negli anni Ottanta ma poi ricorrenti fino ad oggi, quando si tende ad abbandonare il citazionismo nostalgico ed invece ad usare il passato come strumento di lettura del presente e del futuro.</p>

<p>&#8220;<b>Il peso della fragilit&#224;</b>&#8221; &#232; la 33a mostra di <b>Castel Pergine</b>, gestito da qualche anno come &#8220;bene comune&#8221; da una fondazione cui partecipano oltre 900 cittadini. I due artisti convocati, Lois Anvidalfarei (Badia, 1962) e Magnus P?hacker (Innsbruck, 1967), sono scultori che hanno in comune la formazione all&#8217;Accademia di Vienna, una lunga amicizia, e soprattutto lo sguardo centrato sul corpo come presenza rivelatrice della contraddittoria e tragica condizione umana.</p>

<p>&#8220;<b>Segnale dalla terra</b>&#8221; &#232; la mostra di circa venti artisti internazionali allestita a <b>Castel Belasi</b>, Val di Non, come &#8220;evento satellite&#8221; della Biennale di Venezia, che svolge il tema dello sfruttamento delle risorse e della crisi climatica mettendo in relazione gli effetti prodotti su due luoghi lontanissimi, le Alpi e le isole del Pacifico.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/rec_arte_erik_saglia_fly_by.jpg' alt=''><figcaption>Erik Saglia, Fly-By</figcaption></figure> 

<p>&#8220;<b>Fly-by</b>&#8221;, personale di pittura di Erik Saglia (Torino, 1989) fino al 18 ottobre al <b>Museo d&#8217;Arte Contemporanea di Cavalese</b> diretto da Elsa Barbieri, propone una pittura che esplora le possibilit&#224; inesauste dell&#8217;astrazione geometrica, accompagnandole con una sperimentazione sui materiali e sul colore che infonde alle opere un sentore di ricerca cosmologica.</p>

<p>&#8220;<b>Heimat</b>&#8221;, mostra di dipinti recenti di Rosanna Cavallini, esposti fino al 3 settembre presso lo <b>Spazio Atelier Benigni</b> di via Belenzani a Trento, &#232; una galleria di ritratti femminili dove, come dice Fiorenzo Degasperi, l&#8217;artista accosta all&#8217;accurato dettaglio figurativo l&#8217;astrazione del fondo, trasformando con lieve ironia il concetto di Heimat in &#8220;territorio poetico, intimo e nobile&#8221; e il costume diventa &#8220;abito di pura immaginazione&#8221;.</p>

<p>&#8220;<b>Stanze parallele</b>&#8221; &#232;, fino a settembre, una mostra di Alda Failoni allestita non per caso presso lo storico albergo &#8220;<b>Alla Corona</b>&#8221; di Montagnaga di Pin&#232;, che le ha suscitato, dice la pittrice, una suggestione forte &#8220;pari a quella di entrare in una bolla temporale, perch&#233; oggetti, arredi erano rimasti intatti, uguali a quelli che avevo conosciuto un tempo. L&#8217;atmosfera sobria, talvolta dimessa, appartata, quasi consolatoria di questi ambienti per me ha avuto un grande fascino evocativo&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>PFAS, trasparenza negata</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17481/pfas_trasparenza_negata</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Alex Marini, presidente di Pi&#249; Democrazia in Trentino</div><div><p>La risposta recentemente trasmessa dal Difensore civico Sandro Raimondi alla nostra associazione contiene un&#39;affermazione che merita attenzione. Dopo anni di segnalazioni, osservazioni e richieste di accesso agli atti, il Difensore civico riconosce infatti la necessit&#224; di ampliare gli strumenti di trasparenza ambientale e arriva a suggerire che la normativa regionale potrebbe essere sottoposta al vaglio della Corte costituzionale. &#200; esattamente ci&#242; che Pi&#249; Democrazia in Trentino sostiene da anni.</p>

<p>La legge regionale n. 10 del 2014 continua infatti a mantenere una deroga che sottrae le informazioni ambientali agli ordinari obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa nazionale ed europea. Un&#39;anomalia che ha prodotto effetti concreti: documenti di interesse pubblico difficilmente reperibili, studi finanziati con risorse pubbliche non pubblicati, cittadini costretti a lunghi percorsi amministrativi per ottenere informazioni che dovrebbero essere disponibili per definizione.</p>

<p>La vicenda dello studio universitario sulla propagazione dei PFAS nella falda del Basso Chiese &#232; emblematica. Le autorit&#224; pubbliche conoscono il problema almeno dal 2018. Nel frattempo si sono susseguiti monitoraggi, studi, annunci e finanziamenti per la messa in sicurezza degli acquedotti. Eppure la pubblicazione delle informazioni &#232; avvenuta in modo frammentario e tardivo. Il tema non riguarda soltanto il diritto all&#39;informazione. Riguarda la qualit&#224; della democrazia e la capacit&#224; delle istituzioni di prevenire i rischi ambientali e sanitari.</p>

<p>Se cittadini, associazioni e amministratori non dispongono delle stesse informazioni, diventa pi&#249; difficile individuare le priorit&#224;, controllare l&#39;operato delle amministrazioni e programmare interventi efficaci. Per questo sorprende il silenzio di gran parte della politica regionale e del mondo ambientalista su una questione che investe direttamente il diritto dei cittadini a conoscere ci&#242; che accade nell&#39;ambiente in cui vivono.</p>

<p>Pi&#249; Democrazia in Trentino continuer&#224; a fare la propria parte. Ma una battaglia che riguarda la trasparenza ambientale, la salute pubblica e lo Stato di diritto non dovrebbe essere lasciata a una sola associazione. Perch&#233; senza informazioni ambientali accessibili non esiste partecipazione consapevole. E senza partecipazione consapevole la democrazia perde uno dei suoi presupposti fondamentali.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>L&#39;agrivoltaico &#232; contro il paesaggio</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17480/l_agrivoltaico_contro_il_paesaggio</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Italia Nostra Trento</div><div><p>L&#8217;accoglimento da parte del TAR del ricorso avanzato dall&#8217;Azienda Agricola Poda di Flavon contro il diniego dell&#8217;autorizzazione al progetto di un impianto agrivoltaico di 6,60 ettari previsto sopra un appezzamento coltivato a meleti a Caldonazzo, nelle immediate vicinanze del paese, &#232; occasione per un nuovo intervento di Italia Nostra Trento che gi&#224;, a pi&#249; riprese, aveva cercato di inquadrare il tema del rapporto tra parchi fotovoltaici a terra o impianti agrivoltaici e territorio, con un&#39;ottica un po&#8217; pi&#249; ampia rispetto a quella proposta dall&#8217;Azienda richiedente e dai suoi avvocati.</p>

<p>Innanzitutto c&#8217;&#232; da ricordare che il progetto si colloca in gran parte in &#8221;area agricola di pregio&#8221; e prevede l&#8217;installazione di 5.028 pannelli montati su strutture metalliche mobili e orientabili, installate su piloni di 4 metri di altezza per sopravanzare le chiome degli alberi di melo esistenti. Nell&#8217;autunno 2025 &#232; stato bocciato con pareri negativi espressi all&#8217;unanimit&#224; da vari enti preposti all&#8217;istruttoria dell&#8217;iter autorizzativo, tra cui l&#8217;Agenzia provinciale per le risorse idriche e l&#8217;energia (A.P.R.I.E.), la Sottocommissione CUP per il Paesaggio (che svolge funzioni autorizzative in materia di tutela del paesaggio e di interventi edilizi in aree agricole), il Comune di Caldonazzo e il Consorzio Centrale di Caldonazzo.</p>

<p>La motivazione principale dei vari dinieghi risiede nel contrasto rilevato con gli articoli 37 e 38 del PUP che nelle &#8220;aree agricole di pregio&#8221; ammettono solo interventi finalizzati alla produzione di energia connessa alla normale coltivazione del fondo, mentre il progetto prevede un intervento per la produzione di energia in forma pi&#249; massiccia.</p>

<p>La recente determinazione del TAR ha accolto il ricorso dell&#8217;Azienda Poda ritenendo che anche nel caso in questione - pur non trattandosi di produzione di energia rinnovabile connessa alla normale coltivazione del fondo &#8220;debba prevalere l&#8217;assunto delle normative comunitarie per la massima diffusione delle fonti di energia rinnovabile&#8221;. Il progetto &#8220;pu&#242; quindi essere rivalutato con istruttorie approfondite nel merito che potrebbero anche arrivare ad una motivazione adeguata per la sua autorizzazione&#8221;.</p>

<p>Per il TAR, quindi, il fatto che un&#8217;area agricola di pregio sia definita dalla normativa provinciale &#8220;non idonea&#8221; all&#8217;installazione dei pannelli fotovoltaici non esclude automaticamente tale evenienza, al fine di &#8220;bilanciare compiutamente la protezione della natura e la tutela dell&#8217;ambiente mediante la riduzione delle fonti di energia inquinanti&#8221;. In tutto ci&#242; c&#8217;&#232; un grande vulnus, un vuoto, una clamorosa assenza all&#8217;interno delle argomentazioni vagliate nei verbali di diniego, dove mai &#232; stato preso in considerazione in modo sufficientemente argomentato il tema della tutela del paesaggio. E s&#236; che a tale disciplina la giurisdizione italiana ha dedicato fior fiore di studi e di norme fin dal 1922 con la promulgazione della cosiddetta legge Croce sul regime di tutela per le bellezze naturali e per gli immobili di particolare interesse storico, poi con la legge 1497/1939 sulla tutela dell&#8217;ambiente, delle bellezze naturali e panoramiche, poi con la Costituzione, dove la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione entrano tra i principi fondamentali dello Stato, con la successiva Legge Galasso del 1985 e con le norme provinciali che demandano al PUP il ruolo di un corretto governo del territorio, per finire con il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004 e con la Legge provinciale per il governo del territorio del 2015.</p>

<p>Il paesaggio &#232; un bene collettivo, una ricchezza che appartiene a tutti i cittadini. Non pu&#242; essere messo in secondo piano rispetto a qualsiasi altra esigenza gestionale. Il paesaggio &#232; una delle principali risorse, innanzitutto sostanziali e culturali ma anche economiche, dei nostri territori. Sorprende che figure professionali esperte in giurisprudenza siano pronte a snocciolare elenchi di &#8220;norme di settore&#8221; per sostenere la compatibilit&#224; dell&#8217;intervento proposto con la destinazione dell&#8217;area e dimentichino l&#8217;articolo 9 della Costituzione Italiana - che riconosce il valore del paesaggio, dichiarando la necessit&#224; della sua conservazione e tutela e la sua preminenza rispetto a qualsiasi altro aspetto, nell&#8217;interesse di tutti i cittadini e dell&#8217;intera societ&#224;. E sorprende ancor di pi&#249; che Commissioni per la Tutela del paesaggio non focalizzino l&#8217;attenzione sulle questioni specifiche relative alla sua salvaguardia, non analizzino le specificit&#224; del territorio interessato, non argomentino nel dettaglio il grave danno paesaggistico che sarebbe prodotto da una distesa enorme di pannelli neri rilucenti e dalle relative strutture metalliche di sostegno, che li porterebbero ad un&#8217;altezza d&#8217;installazione di 4 metri da terra, con un ingombro totale di almeno 6 metri d&#8217;altezza.</p>

<p>In conclusione, &#232; urgentissima una presa di posizione istituzionale sul fenomeno dell&#8217;agrivoltaico e del fotovoltaico a terra, perch&#233; le dimensioni degli interventi richiesti si vanno espandendo in modo incontrollabile, a causa del passaggio di scala di tali iniziative, che non mirano pi&#249; alla produzione di energia per le singole attivit&#224; agricole o aziendali, ma che vengono gestite da multinazionali alla ricerca di fortissimi interessi economici che non avranno ricadute sul territorio, se non la sua aggressione e depauperamento. Il TAR ha argomentato il suo accoglimento con risposte alle motivazioni di diniego addotte nell&#8217;iter autorizzativo, dove &#232; clamorosa la mancanza di attenzione alle norme sulla tutela del paesaggio.</p>

<p>Chiediamo a chi di dovere di superare questa falla e sollecitiamo in particolare la Sottocommissione alla Commissione Provinciale per l&#39;Urbanistica ad affrontare nello specifico il tema paesaggistico, con tutti gli strumenti che le norme provinciali e nazionali ben definiscono.</p>

<p>Sosteniamo tale sollecitazione con una panoramica sul fenomeno che sta interessando tutto il territorio nazionale, dove per&#242; diversi Enti si sono gi&#224; mobilitati contro l&#8217;inaccettabile invasione dell&#8217;agrivoltaico nel paesaggio italiano, che in ogni regione &#232; unico, conforma l&#8217;identit&#224; territoriale dei cittadini e costituisce un&#8217;immensa ricchezza.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Canoni delle cave di porfido: &#232; cambiato qualcosa?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17479/canoni_delle_cave_di_porfido_cambiato_qualcosa</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>Una nota a margine dell&#8217;incontro sul &#8220;ripristino&#8221; dell&#8217;area estrattiva Scalin ad Albiano. Vari interventi hanno evidenziato come per il ripristino dell&#8217;area non sia pi&#249; disponibile lo scarto di porfido proveniente dall&#8217;attivit&#224; estrattiva, avendo trovato anche lo scarto uno sbocco di mercato, in quanto conferito ai frantoi che lo trasformano in inerte per calcestruzzi o ballast per le massicciate ferroviarie. Tanto che qualcuno ha avanzato l&#8217;idea che per il ripristino dell&#8217;area Scalin si dovesse eventualmente far ricorso al materiale di scarto depositato in anni ormai lontani nella discarica di Possender.</p>

<p>Non intendo entrare nel merito della questione relativa al prospettato uso di materiale proveniente dal bypass ferroviario di Trento per il &#8220;ripristino&#8221; dell&#8217;area estrattiva Scalin, vicenda sulla quale viene dato compiutamente conto nell&#8217;articolo dell&#8217;Adige del 14 giugno a firma di Umberto Caldonazzi, bens&#236; soffermarmi appunto sul fatto che ormai da anni le cave non producono pi&#249; scarto e dunque sarebbe da rivedere anche la questione correlata relativa alle rese di cava e ai canoni di concessione relativi.</p>

<p>La vulgata che vuole i canoni oggi siano pi&#249; congrui rispetto al passato, quando erano scandalosamente bassi, non risponde a verit&#224;; chi facesse una tale affermazione meriterebbe senz&#8217;altro l&#8217;epiteto di &#8220;gnocco mangiapesci&#8221; che il mio maestro delle elementari affibbiava agli alunni che zoppicavano con l&#8217;aritmetica. Per quanto riguarda lo specifico di Albiano, gli ultimi dati che ho a disposizione sono quelli relativi al triennio 2020-2022 da cui si ricava che nel 2020 il canone medio applicato era pari a 3,56 euro/mc, nel 2021 era di 2,35 euro/mc e nel 2022 raggiungeva i 3,80 euro/mc. Basta confrontare tali dati con quello del 2007, pari a 3,26 euro/mc per rendersi conto del fatto che nulla &#232; mutato; se poi si confrontano tali cifre con i canoni applicati dall&#8217;Asuc di Miola in due lotti estrattivi a San Mauro (calcolati mediante stima della roccia in banco), ammontanti mediamente a 7,66 euro/mc nel 2006, ci si rende facilmente conto della enorme sottrazione di risorse comunali che avviene con questo meccanismo, posto che nel 2022 sono stati scavati ben 463.963 mc di porfido.</p>

<p>A rendere la cosa ancora pi&#249; evidente sta il fatto che oggi, come detto all&#8217;inizio, lo scarto non finisce pi&#249; in discarica, ma viene conferito ai frantoi ricevendone in cambio fino a 2 euro/mc di materiale sfuso (16 q.li), vale a dire l&#8217;equivalente di 3 euro/mc se si trattasse di roccia in banco (24 q.li).</p>

<p>Tutto questo per evidenziare come il Comune di Albiano avrebbe a disposizione un&#8217;altra strada per reperire i 3,5 milioni di euro derivanti dalle terre che potrebbe conferire RFI, vale a dire una valutazione pi&#249; congrua delle rese ed una cospicua rivalutazione dei canoni di concessione che, allineati a quelli che vent&#8217;anni fa erano applicati dall&#8217;Asuc di Miola, consentirebbero il raddoppio di quanto fin qui introitato (1.757.959 euro x 2).</p>

<p>Aggiungo per&#242; che sarebbe ora venissero radicalmente rivisti i metodi di calcolo delle rese e dei relativi canoni, adottando come criterio quello in voga a livello europeo (il canone ammonta al 20% del valore del materiale grezzo estratto), cos&#236; potrebbero entrare nelle casse comunali almeno 15 euro/mc . Utilizzando i dati relativi alle quantit&#224; estratte nel 2022 ci&#242; avrebbe consentito al Comune di introitare ben 6.954.344 euro, vale a dire 5.196.385 euro in pi&#249;! Vi pare poco?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Come sta il Garda?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17478/come_sta_il_garda</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Coordinamento Interregionale per la tutela del Garda</div><div><p>Ad aprile 2026 il Garda si &#232; finalmente rimescolato. La notizia &#232; rimbalzata come un sospiro di sollievo: il lago &#232; tornato a respirare. Ma la realt&#224; &#232; molto meno rassicurante. I titoli erano trionfali, i contenuti pieni di condizionali. La domanda che nessuno ha ancora posto &#232; semplice: che cosa &#232; accaduto davvero?</p>

<p>Il Garda &#232; un lago oligomittico (poco mescolato): non si rimescola ogni anno, ma solo quando le condizioni termiche e meteoclimatiche lo permettono. L&#8217;ultimo rimescolamento completo risaliva al 2006. Vent&#8217;anni senza circolazione profonda sono un segnale di stress climatico. ARPA Lombardia, nel 2019, rilevava a circa 200 metri una concentrazione di fosforo di circa 30 microgrammi/litro, un valore che racconta un lago che stava accumulando nutrienti in profondit&#224;.</p>

<p>La prima domanda &#232; questa: a fronte dell&#8217;entusiasmo di APPA (Agenzia Provinciale per la Protezione dell&#8217;Ambiente) Trento, le ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell&#8217;Ambiente) di Veneto e Lombardia hanno riscontrato lo stesso fenomeno? Quali sono i dati prima e dopo l&#8217;evento?</p>

<p>Rimaniamo alle dichiarazioni APPA e cogliamo un dato di enorme importanza: il rimescolamento del 2026 &#232; avvenuto con una temperatura dell&#8217;acqua pi&#249; alta di circa 2 &#176;C rispetto a vent&#8217;anni fa. Due gradi in pi&#249;, per un lago profondo fino a 350 metri, sono un&#8217;enormit&#224;. Significa che la colonna d&#8217;acqua si &#232; mossa in condizioni termiche anomale, meno favorevoli all&#8217;ossigenazione dei fondali. Significa che il rimescolamento potrebbe essere stato meno profondo, meno efficace, o semplicemente episodico. Potrebbe significare, soprattutto, che il Garda sta cambiando. E che questo cambiamento non &#232; neutro. Siamo alle solite: amministrativamente abbiamo tanti laghi di Garda, ma il lago &#232; uno solo. Il problema &#232; che il Garda &#232; monitorato da tutti e conosciuto da nessuno. I dati sono sparsi tra APPA Trento, ARPA Veneto, ARPA Lombardia, Universit&#224;, Fondazioni, Consorzi, Laboratori privati, Gestori del servizio idrico, Province e Comuni. Ognuno misura qualcosa, con protocolli diversi, metodi diversi, tempi diversi. Il risultato &#232; una fotografia frammentata: tanti Garda, non uno solo. E senza un quadro unico, ogni dato rischia di essere interpretato come fa comodo.</p>

<p>Il rimescolamento del 2026 ne &#232; l&#8217;esempio perfetto: un evento importante, ma impossibile da valutare senza una visione integrata dell&#8217;intero ecosistema. Serve un rapporto biennale sullo stato ecologico del Garda. Occorre un salto di qualit&#224;, serve un documento ufficiale, pubblico, indipendente, che raccolga tutti i parametri ecologici e di pressione del Garda: rimescolamento e temperatura della colonna d&#8217;acqua, ossigenazione dei fondali, nutrienti, clorofilla, trasparenza, stato delle acque e dei sedimenti, biodiversit&#224; e specie aliene, stato dell&#8217;ittiofauna (popolazioni, biomassa, riproduzione, mortalit&#224;, andamento delle specie autoctone e delle specie aliene invasive), analisi delle reti trofiche e degli impatti del cambiamento climatico, ecc. ecc.</p>

<p>Un rapporto biennale come fanno i grandi laghi alpini europei. Un documento che non sia propaganda, ma scienza. Che non sia un collage di dati sparsi, ma una visione unitaria. Che non sia un favore politico, ma un dovere istituzionale. I numeri reali dovrebbero servire alla politica per prendere decisioni giuste. Peccato che spesso la politica non li comprenda e che non abbia imparato ad assumere decisioni con scienza e coscienza. Gli interessi di bottega non ci interessano: ci interessa l&#8217;esistenza di numeri giusti a supporto delle decisioni giuste. Il rimescolamento del 2026 &#232; una buona notizia. Ma non &#232; una soluzione. &#200; un fatto che va indagato e non celebrato. Per&#242; la vera domanda &#232;: vogliamo sapere davvero come sta il Garda o preferiamo raccontarci che sta bene?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>La strage nelle carceri</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17477/la_strage_nelle_carceri</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria</div><div><p>&#200; ripresa nelle carceri la &#8220;strage di Stato&#8221; con 4 suicidi in pochi giorni, 27 dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Quattro morti in pochi giorni: una ragazza di 21 anni morta in ospedale dopo essere stata trovata esanime per aver cercato di impiccarsi a Trento; un detenuto di 31 anni trovato senza vita nella cella a Perugia; a Napoli-Poggioreale un detenuto straniero di 27 anni si &#232; tolto la vita; a Teramo un detenuto egiziano di 25 anni, &#232; morto in circostanze da chiarire. E la lista sarebbe stata pi&#249; lunga se a Pesaro non fossero intervenuti in tempo agenti penitenziari a mettere in salvo un detenuto marocchino che ha tentato il suicidio. Sono cos&#236; saliti a 27 i suicidi accertati dall&#8217;inizio dell&#8217;anno mentre aumentano i morti nei penitenziari per cause da accertare (70 casi). Lo scorso anno i suicidi sono stati 80 e 174 morti per altre cause, mentre l&#8217;anno peggiore &#232; stato il 2024, con 91 suicidi e 155 morti per altre cause. Sono numeri che smentiscono l&#8217;affermazione del Ministro (&#8220;Siamo sotto la media&#8221;), perch&#233; negli ultimi tre anni (2022-2024) i suicidi sono stati 243.</p>

<p>Gli ultimi quattro suicidi rivelano inoltre una tendenza allarmante: si abbassa l&#8217;et&#224; dei detenuti che si tolgono la vita in cella. Gli under 35, i detenuti alla prima detenzione, gli stranieri, insieme a tossicodipendenti e persone con malattie psichiche sono le categorie della popolazione carceraria a maggiore rischio suicidio. Tutto ci&#242; mentre risorse finanziarie e personale destinato alla sanit&#224; penitenziaria sono insufficienti. Con l&#8217;aggravante che medici e personale sanitario, non adeguatamente tutelati e vittime di continue aggressioni e minacce dei detenuti, vanno via. Il sovraffollamento e l&#8217;assenza di servizi di assistenza psicologica e sanitaria sono le prime cause. Ma l&#8217;autentico autogol del Ministro viene dalla statistica sul sovraffollamento diffusa dal suo Ministero: cinque regioni superano il +40% di sovraffollamento: Friuli Venezia Giulia: +51,3%; Puglia: +49,9% Molise: +45,7%; Lombardia: +45,0%; Veneto: +43,9%. &#200; questa la priorit&#224; dell&#8217;emergenza carcere da affrontare e che ha toccato, nel silenzio assoluto il livello pi&#249; grave.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Provincia: sull&#8217; ambiente arroganza totale</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17476/provincia_sull_ambiente_arroganza_totale</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Da Tonina a Zanotelli a Gottardi: solo disinteresse e latitanza.</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Le istituzioni pubbliche della Provincia, dominate dalla cultura leghista centrata nel partito del fare, chiudono ogni possibilit&#224; di dialogo con i cittadini, la societ&#224;, i territori. La Provincia dimostra di soffrire il tema della partecipazione e la condivisione delle decisioni. Eppure la partecipazione &#232; un principio consolidato negli ordinamenti dell&#8217;Unione Europea e nella Convenzione di Aarhus, documenti fondamentali per il tema..</p>

<p>Ma questa giunta provinciale evita ogni confronto anche infrangendo la legge e umiliando l&#8217;autonomia di questa terra, vedasi A31, inceneritore, CPR, centri di detenzione immigrati. Risulta esemplare la gestione sulla quale ci soffermiamo (pi&#249; corretto, la non gestione) della cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/casanova_pat_stelvio.jpg' alt=''></figure> 

<p>La cabina di regia delle aree protette, istituita attraverso un processo partecipato dalla legge provinciale 23.5.2007 n&#176; 11, ha aperto un percorso di confronto ampio che coinvolge enti locali (Comuni, Asuc, Parchi), servizi della Provincia e associazionismo, con l&#8217;obiettivo di condividere linee guida e indirizzi in materia di tutela della natura e della gestione della conservazione. Sta scritto all&#8217;art. 51 della legge: &#8220;Attraverso la Cabina di regia la Provincia coordina, promuove e indirizza le azioni di conservazione della natura e di sviluppo delle aree protette provinciali, ivi compresi i ghiacciai e le aree periglaciali, anche proponendo nuove aree protette, e assicura l&#39;informazione e la partecipazione alla definizione delle strategie e degli indirizzi di settore&#8221;. Una norma scritta con chiarezza.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/casanova_pat_mauro_gilmozzi.jpg' alt=''><figcaption>Mauro Gilmozzi</figcaption></figure> 

<p>Nell&#8217;azione di demolizione di questo istituto il primo attore &#232; stato, fin dal 2018, l&#8217;allora assessore all&#8217;ambiente Mario Tonina. Con la giunta provinciale precedente, di centrosinistra, erano appena state definite le linee guida per gestire e condividere le decisioni riguardo i grandi eventi nelle aree protette. Ma il novello assessore, coadiuvato dai dirigenti (Andreatta su tutti), era intervenuto a gamba tesa cancellando il lavoro partecipato svolto dalla precedente giunta provinciale di Ugo Rossi con l&#8217;assessorato affidato a Mauro Gilmozzi.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/casanova_pat_mario_tonina.jpg' alt=''><figcaption>Mario Tonina</figcaption></figure> 

<p>Eliminata la condivisione, Tonina aveva imposto l&#8217;accentramento di ogni decisione nel merito dei grandi eventi (motoristici, concerti ecc) nelle aree protette all&#8217;interno del gruppo dirigente della Provincia e dell&#8217;assessorato.</p>

<p>Gi&#224; durante la sua gestione la cabina di regia era stata esautorata da ogni confronto: le sempre pi&#249; rare riunioni erano rituali, propagandistiche, private di ogni decisione e coinvolgimento attivo dei diversi soggetti.</p>

<p>Nella seconda legislatura Fugatti la situazione &#232; solo peggiorata. Dapprima con la gestione affidata all&#8217;assessora Giulia Zanotelli - una figura scialba, disinteressata - che ha convocato l&#8217;assemblea una sola volta, il 13 settembre 2023 (a un anno dall&#8217;insediamento della giunta).</p>

<p>Aveva invitato i rappresentanti dei diversi enti a presentare alcune linee di indirizzo sulle quali lavorare. Solo l&#8217;associazionismo ambientalista aveva risposto con tre temi: la fallimentare gestione di Dolomiti UNESCO, le prospettive per la biodiversit&#224; causa i cambiamenti climatici in atto, le modalit&#224; di gestione del patrimonio naturalistico e scientifico dei ghiacciai. Ma da allora non si &#232; pi&#249; avuta alcuna comunicazione, nonostante i solleciti inviati dalle associazioni ambientaliste.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/casanova_pat_giulia_zanotelli.jpg' alt=''><figcaption>Giulia Zanotelli</figcaption></figure> 

<p>Si &#232; poi arrivati al cambio dell&#8217;assessore. Mentre Zanotelli si dedicava all&#8217;agricoltura, settore pi&#249; prolifico nel radicamento del consenso elettorale, &#232; arrivato Mattia Gottardi. Un fantasma, se possibile ancora pi&#249; assente della sua collega di giunta. Da quando si &#232; insediato non ha mai convocato la Cabina di regia, violando la legge provinciale, accampando, tramite i suoi uffici, scuse indicibili sull&#8217;avvenuto cambio di amministrazioni comunali e nella gestione dei parchi naturali, privo persino della sensibilit&#224; e del dovere di rispondere a lettere ufficiali pec.</p>

<p>Eppure, nel disinteresse pi&#249; totale, entro settembre, il governo dovr&#224; proporre all&#8217;Europa le linee guida nazionali della legge di ripristino della natura. Un piano strategico, di lunga visione, ricco di impegni rivolti alla conservazione, alla biodiversit&#224;, al recupero di aree degradate, forte di contributi europei che saranno distribuiti solo in presenza di progetti chiari e coerenti.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/casanova_pat_mattia_gottardi.jpg' alt=''><figcaption>Mattia Gottardi</figcaption></figure> 

<p>Il Trentino far&#224; parte di questa pianificazione? Con quali obiettivi? Non &#232; dato saperlo, non solo per la mancata convocazione della cabina di regia, ma anche per la disattenzione delle forze politiche che si riferiscono all&#8217;opposizione.</p>

<p>Fra gli obiettivi del dovuto confronto in Cabina di regia non c&#8217;&#232; solo questo. Il piano parco dello Stelvio (lo ricordate, si era detto che dopo lo smembramento, nel 2015, sarebbe stato pronto entro 12 mesi grazie all&#8217;efficienza dei territori) &#232; ancora fermo, con responsabilit&#224; primaria della Regione Lombardia e del Ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin. Nessuno conosce quale dialogo intercorra sul tema fra la Provincia e il governo nazionale.</p>

<p>Escluse tre lodevoli eccezioni, le reti delle riserve - sulla carta sono dieci - si stanno avviando al fallimento o sono assenti da ogni progettazione: anche queste istituzioni sono previste dalla legge 11/2007 e del loro funzionamento e dell&#8217;efficacia della loro azione dovrebbe discutere la Cabina di regia.</p>

<p>Avanza pure, in mezzo a mille contraddizioni, la proposta di offrire all&#8217;area del monte Baldo trentino e veneto il patrocinio UNESCO, incuranti del fallimento e delle debolezze ormai croniche di Dolomiti UNESCO. Non si conosce come e su quali basi stia maturando l&#8217;iniziativa. Si cercher&#224; un nuovo marchio internazionale per sostenere solo marketing turistico?</p>

<p>L&#8217;idea di parco diffuso, una corretta e coerente gestione del territorio anche all&#8217;esterno dei confini delle aree protette che stava prendendo corpo con l&#8217;assessore Mauro Gilmozzi, &#232; naufragata. Ormai nei parchi trentini si caccia ovunque, anche nel parco nazionale dello Stelvio, mentre la pianificazione urbanistica &#232; sottoposta a deroghe inconciliabili con la gestione di aree protette. Proviamo solo a immaginare cosa sta accadendo all&#8217;esterno di questi territori.</p>

<p>Abbiamo lasciato in coda il tema dei cambiamenti climatici. Non perch&#233; l&#8217;argomento sia meno importante, ma perch&#233; dovrebbe essere il tema guida dal quale partire per costruire una nuova prospettiva del vivere un territorio, il tema che dovrebbe promuovere un&#8217;interazione uomo-natura diversa dal passato, guardando al presente per investire nel futuro a breve e medio termine. Il tema dovrebbe offrire fondamenta solide alla revisione del Piano Urbanistico Provinciale. Ma in Provincia non se ne parla, se non attraverso una lodevole iniziativa comunicativa e coinvolgente di APPA.</p>

<p>Con la giunta Fugatti risulta impraticabile ogni confronto. Il muro innalzato contro la cultura diversa &#232; sempre pi&#249; solido, impenetrabile. Un muro cementato dall&#8217;omert&#224;, dal silenzio dei servizi, un muro che impedisce ogni spazio di dialogo e partecipazione.</p>

<p>Il partito del fare ha bisogno di accentuare questo distacco fra istituzioni e diritto di cittadinanza attiva. Altrimenti molte iniziative in atto verrebbero smascherate in tempi utili per modificarle o, quando necessario, cancellarle.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Cavalieri veri e fasulli</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17475/cavalieri_veri_e_fasulli</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>&#8220;Perfido&#8221;, il Presidente Mattarella e una scuola di Povo</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Sinceramente non abbiamo in grande stima le onorificenze della Repubblica. Innanzitutto per il gran numero degli insigniti, migliaia ogni anno. Poi per le denominazioni &#8211; oltre a Cavaliere c&#8217;&#232; Commendatore: che ci ricorda l&#8217;aulico personaggio del Convitato di Pietra del Don Giovanni di Mozart, figura austera, drammatica ma al contempo un po&#8217; ridicola, che l&#8217;incorreggibile Wolfgang erigeva a tremendo giudice, sotto sotto sbeffeggiandolo. All&#8217;aperto sbeffeggio erano invece destinati i &#8220;Commenda&#8221; della commedia all&#8217;italiana, neo ricchi potenti, ma ignoranti e grevi. Le altre denominazioni si commentano da sole: Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce, Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone. Ci riportano indietro di cent&#8217;anni e pi&#249;, oppure al mondo dell&#8217;operetta, e qui torniamo nel ridicolo.</p>

<p>C&#8217;&#232; per&#242; un altro motivo di perplessit&#224;: nel processo Perfido, di due massimi imputati erano entrambi Cavalieri del Lavoro. Sono Giulio Carini, elemento di raccordo tra gli &#8216;ndranghetisti trentini con la Calabria e con le istituzioni politiche, economiche, amministrative nonch&#233; con la magistratura; e il generale Dario Buffa, che forniva al mafioso Domenico Morello un indebito porto d&#8217;armi, informazioni sulle indagini che lo riguardavano, nonch&#233; si presentava agli inquirenti spacciandosi come agente dei servizi segreti. Anche qui saremmo nel ridicolo, se non fosse che i due soggetti sono riusciti, in maniera tutt&#8217;altro che commendevole per il Tribunale, ad uscire dal processo e farla franca, impedendo a tutti noi di capire quali fossero i rapporti tra la mafia e le alte sfere. Insomma, sembra che essere Cavalieri, nella vita sia poi utile. E che Cavaliere non mangia Cavaliere.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/walter_cav.jpg' alt=''><figcaption>Il Cavaliere al Merito della Repubblica Walter Ferrari</figcaption></figure> 

<p>Ma proprio per questi motivi siamo molto contenti nel segnalare come, in contrasto con tale andazzo, siano state assegnate le due onorificenze di Cavaliere al Merito della Repubblica a tutt&#8217;altre persone. Non generali, non imprenditori-faccendieri dalle altissime frequentazioni. Ma a un maestro e a un operaio/pastore. E, attenzione, due persone - Vigilio Valentini, cinquanta anni fa sindaco di Lona Lases, e Walter Ferrari, nostro prezioso collaboratore - che sono cittadini specchiati, ma per&#242; nella loro valle sono additati dai potentati locali come &#8220;il male del paese&#8221; o, peggio, come poveri sfigati, rancorosi, da lasciar perdere, che &#8220;vanno in giro per le case, con le loro biciclette e depositano volantini nelle buche delle lettere, dove parlano male di tutti&#8221;.</p>

<p>&#200; il ben noto stigma che nei piccoli centri viene appioppato a chi osa opporsi ai soprusi dei ras del paese.</p>

<p>Ora invece Sergio Mattarella li porta ad esempio. Con due provvedimenti molto simili, li elogia come &#8220;portavoce del Coordinamento Lavoro Porfido&#8221;, &#8220;protagonista di una decennale opera di inchiesta e denuncia, nonch&#233; di tutela dei lavoratori pi&#249; deboli all&#8217;interno del settore del porfido in Trentino&#8230; Con costanza e determinazione ha portato all&#8217;attenzione pubblica irregolarit&#224; contrattuali, condizioni di lavoro precarie e situazioni di abuso nei confronti dei lavoratori pi&#249; fragili. Il suo impegno ha contribuito a sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sui temi della dignit&#224; e della sicurezza del lavoro.&quot;</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/walter_giulio_carini.jpg' alt=''><figcaption>Il Cavaliere Giulio Carini</figcaption></figure> 

<p>Perfetto. Si poteva anche parlare del coraggioso contrasto dei due novelli Cavalieri all&#8217;avanzare, nella loro comunit&#224;, della criminalit&#224; organizzata, ma probabilmente il Presidente non ha voluto apparire come colui che interferisce con procedimenti giudiziari ancora parzialmente in corso.</p>

<p>In conclusione, un sincero plauso a Mattarella. Questo ci sembra un caso in cui le istituzioni funzionano, fino a riabilitare una prassi inutilmente pomposa, quando non grottesca.</p>

<figure class=' s-9 m-9 l-225px x-225px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/walter_dario_buffa.jpg' alt=''><figcaption>Il Cavaliere Dario Buffa</figcaption></figure> 

<h3>Una bella iniziativa</h3>

<p>Anche nella societ&#224;, oltre che nelle istituzioni, c&#8217;&#232; chi trova la maniera di far crescere la consapevolezza della presenza della mafia e della sua pericolosit&#224;.</p>

<p>Parliamo di un&#8217;iniziativa nella scuola secondaria Margherita Hack di Gabbiolo, dove all&#8217;esame di terza media, uno studente ha presentato un sunto di un&#8217;attivit&#224; intitolata &#8220;&quot;NON &#200; COSA NOSTRA! Percorso multidisciplinare sulla legalit&#224;&#8221;. In un&#8217;immagine viene sintetizzata, con chiarezza ed efficacia, la dinamica dell&#8217;infiltrazione mafiosa in Trentino. In un&#8217;altra vengono riassunte le possibilit&#224; di studio interdisciplinare del fenomeno mafioso.</p>

<p>Una bellissima iniziativa. Che si aggiunge a quella dell&#8217;Istituto Martini di Mezzolombardo, che a suo tempo ha portato in tutto il Trentino e anche in giro per l&#8217;Italia uno spettacolo teatrale sul porfido e la &#8216;ndrangheta, interpretato dagli studenti di una classe quinta.</p>

<p>Si parla sempre di crisi della scuola: questi due esempi ci mostrano invece cosa pu&#242; fare una scuola interattiva, aperta alla societ&#224;, da cui trae ispirazione e poi fornisce elementi di comprensione, riflessione, ed educazione civile.</p>

<div class='scheda'>
<p><b>Un sindaco minacciato di morte?</b></p>

<p>Marco Casagranda, sindaco di Lona Lases dal 2005 al 2018, ha querelato Walter Ferrari (e di conseguenza il direttore di QT) per diffamazione a mezzo stampa. La colpa sarebbe averlo definito, in un articolo sul nostro giornale, rappresentante della lobby del porfido, in continuit&#224; col padre Sergio Casagranda, consigliere provinciale. Non solo: Ferrari nell&#8217;articolo ricordava pure come Casagranda figlio avesse in lista e in maggioranza Pietro Battaglia, condannato in via definitiva per associazione mafiosa, e avesse nominato come assessore (alle cave, naturalmente) il fratello Giuseppe Battaglia, &#8220;amministratore delegato&#8221; della locale &#8216;ndranghetista, anch&#8217;egli condannato.</p>

<p>La cosa non meriterebbe particolare rilievo. Quelli riportati da Ferrari sono fatti. In quanto all&#8217;indignazione di Casagranda figlio per la definizione del padre come &#8220;autorevole rappresentante della potente lobby del porfido&#8221;, si tratta di un giudizio politico, peraltro condiviso da tutti i giornali dell&#8217;epoca, come provato da decine di articoli, e che di sicuro non dispiaceva allo stesso consigliere, come potrebbe testimoniare chi scrive. E allora, dove sta la diffamazione?</p>

<p>Non c&#8217;&#232;, ha deciso il Tribunale, che ha disposto l&#8217;archiviazione della querela (cui Casagranda ha presentato opposizione). Noi non ne scriveremmo, se non fosse per un&#8217;affermazione di fronte al GIP del legale dell&#8217;ex sindaco, che per enfatizzarne l&#8217;irreprensibilit&#224; (e per converso la protervia di Ferrari e di QT) con enfasi ha affermato che Casagranda sarebbe stato &#8220;ripetutamente fatto oggetto di minacce di morte da parte della &#39;ndrangheta&#8221;.</p>

<p>Ora, cosa questo c&#8217;entri con l&#8217;articolo di Ferrari non &#232; immediatamente comprensibile. Resta per&#242; la gravit&#224; dell&#8217;affermazione, ripresa anche in un&#8217;interrogazione parlamentare dell&#8217;On. Stefania Ascari al Presidente del Consiglio Meloni e al Ministro dell&#8217;Interno Piantedosi: &#8220;Eventuali minacce di morte rivolte a un amministratore locale, attuale o cessato dalla carica, richiedono un&#39;immediata verifica da parte delle competenti autorit&#224; di pubblica sicurezza&#8230; L&#39;eventuale esistenza di minacce riconducibili alla criminalit&#224; organizzata nei confronti di un ex sindaco imporrebbe un approfondimento urgente circa la loro natura, provenienza, tempistica e possibile collegamento con vicende amministrative e politiche&#8221;. Per questo Stefania Ascari sollecita il Ministero, il Commissariato del Governo e il Comitato provinciale per la sicurezza, ad approfondire e chiarire la circostanza, ventilando le circostanze dell&#8217;art. 143, condizionamenti di tipo mafioso che possono portare allo scioglimento dei consigli comunali.</p>

<p>Marco Casagranda chiarir&#224;. Tenendo presente il rischio di incorrere nel reato di Procurato allarme presso l&#39;Autorit&#224;.</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Palestina: l&#39;annientamento programmato</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17474/palestina_l_annientamento_programmato</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Al confine di Gaza e dentro la Cisgiordania: la vita resa impossibile</div><div>di Sara Ferrari</div><div><p>Il primo momento in cui ho avuto la certezza che quella del governo Netanyahu non era davvero una lotta contro Hamas, ma il disegno genocida di annientamento del popolo palestinese, &#232; stato solo cinque mesi dopo il 7 ottobre, nel marzo del 2024 quando, con un&#8217;ampia delegazione di parlamentari di opposizione, ONG, giornalisti, esperti di diritto internazionale, al valico di Rafah in Egitto, sul confine con la striscia di Gaza chiusa come un carcere a cielo aperto, ho visto migliaia di camion carichi di aiuti umanitari da tutto il mondo fermi sotto il sole, e una quantit&#224; incredibile di beni salvavita bloccati al di qua del confine, per volere dell&#8217;esercito israeliano.</p>

<p>Era il tempo in cui Israele provava ancora a mantenere la sua fama di &#8220;unica democrazia del Medioriente&#8221; agli occhi del mondo, cercando di giustificare l&#8217;indegna negazione di questi aiuti internazionali con il rischio che Hamas potesse utilizzarli per scopi di aggressione e di terrorismo. I capannoni stipati di bombole di ossigeno, incubatrici, stampelle, wc chimici, medicinali, tavolette di cioccolata e biscotti, e tantissimi altri beni di prima necessit&#224;, ci ha per&#242; reso evidente che l&#8217;obiettivo era invece far morire quanti pi&#249; civili palestinesi possibile.</p>

<p>Perch&#233; a quelli che non avrebbero ucciso le bombe, ci avrebbero pensato le malattie, l&#8217;epidemie, la carestia. Cio&#232; tutto quello che &#232; davvero avvenuto.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/sara_senza_titolo.jpg' alt=''></figure> 

<p>Gli incontri con la Croce Rossa palestinese, l&#8217;organizzazione mondiale della sanit&#224;, l&#8217;ONU attraverso UNRWA, e la visita alla Lega Araba al Cairo, ci hanno testimoniato quella drammatica verit&#224;, ma ci hanno anche resi consapevoli di quanti in Medio Oriente si aspettassero un protagonismo verso la pace da parte dell&#8217;Unione Europea. Ci hanno ripetuto spesso la loro gioia per la nostra visita, chiedendoci al contempo &#8220;Ma l&#8217;Europa quando viene?&#8221; La mancanza di una politica estera unitaria dell&#8217;UE, che si &#232; purtroppo manifestata nei due anni successivi, ci rende impotenti e drammaticamente irresponsabili nei confronti della giustizia internazionale.</p>

<p>Nel dicembre successivo, una visita alla Corte Penale Internazionale a L&#8217;Aja ci ha confermato il rischio sempre pi&#249; reale di un totale superamento del diritto internazionale, che poi le varie missioni della Global Sumud Flotilla hanno certificato. Se dopo aver ucciso direttamente o indirettamente almeno 70.000 palestinesi, rapisci anche cittadini europei in acque europee o internazionali e rimani impunito, vuol dire che hai il via libera per fare quello che vuoi.</p>

<p>Ma quando il diritto internazionale viene attaccato, quando viene meno il minimo comune denominatore di regole nel rispetto dei diritti umani nel mondo, che ci siamo dati nel secolo scorso con organismi multilaterali, dall&#8217;ONU, alla Corte Internazionale di giustizia (che giudica le responsabilit&#224; degli Stati), alla stessa Corte Penale internazionale (che giudica gli individui per crimini di guerra, contro l&#8217;umanit&#224; e genocidio), nessuno sa dove si va a finire, perch&#233; a comandare, a vincere, a valere &#232; la legge del pi&#249; forte militarmente, economicamente, politicamente. E l&#8217;allargarsi del conflitto in Medioriente ne &#232; la prova.</p>

<h3>Sei parlamentari a Ramallah</h3>

<p>A novembre 2025 il Comitato olimpico Palestinese ha invitato il collega deputato Mauro Berruto, ex c.t. della nazionale italiana di pallavolo, a tenere un allenamento simbolico con quello che rimane della nazionale palestinese di pallavolo, decimata da due anni di conflitto. Io e altri quattro colleghi (Laura Boldrini, Andrea Orlando, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali) lo abbiamo accompagnato in una missione di conoscenza e testimonianza.</p>

<p>Quando sono entrata per la prima volta nella mia vita in Cisgiordania, quel territorio che con la striscia di Gaza e Gerusalemme est costituisce la Palestina, non mi &#232; rimasto pi&#249; nemmeno il pi&#249; piccolo dubbio sul disegno della &#8220;Grande Israele&#8221;, messo in atto dal governo israeliano attraverso l&#8217;uso dei coloni e con il sostegno di un esercito sempre pi&#249; violento che rapina, uccide, rade al suolo piantagioni e abitazioni, costruendo al contempo villaggi esclusivi per gli israeliani, dove piantano addirittura una vegetazione alternativa.</p>

<p>L&#8217;incontro con il cardinale Pizzaballa al Patriarcato di Gerusalemme ci ha permesso di capire l&#8217;orizzonte e avere una prima idea della quotidiana persecuzione della popolazione palestinese; ma non eravamo davvero preparati a quello che avremmo visto. A Masafer Yatta, un territorio brullo, fatto di pietre, pecore e qualche ulivo non ancora bruciato dai coloni, ci sono villaggi di Palestinesi che provano a resistere alle quotidiane vessazioni, aggressioni, furti di bestiame e distruzione di case o casupole. L&#236;, insieme ai volontari di Operazione Colomba, abbiamo incontrato Basel Adra, il regista premio Oscar del documentario &#8220;No Other Land&#8221;, accompagnato dagli attivisti Hafez e Sami Houraini. Il primo, il padre, ho avuto il piacere di conoscerlo in una serata che organizzai a Trento da assessora alla cooperazione internazionale nel lontano 2018, insieme a Moni Ovadia, quando ancora si credeva che si potesse lavorare per la pace tra Israele e Palestina, per &#8220;Due popoli e due Stati&#8221;. Sami, il figlio, &#232; stato in Italia pochi giorni fa, per raccontare la situazione sempre pi&#249; drammatica in cui versa la sua popolazione.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/sara_a_masafer_yatta.jpg' alt=''><figcaption>A Masafer Yatta</figcaption></figure> 

<p>Mentre conversavamo con loro, alcuni giovani coloni hanno occupato la casa e il campo dell&#8217;aiuto regista e l&#8217;esercito, anzich&#233; difenderlo, ha messo sotto sequestro militare i suoi possedimenti.</p>

<p>A Ramallah, la capitale della Cisgiordania, mentre l&#8217;allenatore Berruto regalava ai giovani atleti palestinesi un pomeriggio di felicit&#224;, io e gli altri colleghi abbiamo vissuto il momento pi&#249; terribile, toccante, sconvolgente, indimenticabile, di questa missione. L&#8217;incontro con tre giovani atleti diciassettenni, da poco rilasciati da due anni di prigionia dura nelle carceri israeliane, senza aver compiuto alcun reato.</p>

<h3>Quando la tua vita non conta pi&#249; nulla</h3>

<p>Perch&#233; se sei palestinese oggi, sulla tua terra, non hai pi&#249; alcun diritto reale, il 98% delle denunce presentate da palestinesi viene infatti rigettata. Se ti chiami Ahmed e hai 15 anni, una mattina possono entrarti in casa tre cittadini israeliani armati di bastoni, picchiare la tua famiglia e se reagisci lanciando delle pietre, l&#8217;unica arma di difesa che possiedi, vieni portato in prigione, dopo aver visto tuo fratello quattordicenne morire davanti ai tuoi occhi, perch&#233; la reazione dell&#8217;esercito israeliano non &#232; proteggerti da questa aggressione, ma supportarla. E siccome tuo fratello non muore abbastanza in fretta, colpito a un occhio da un proiettile, mentre rantola a terra, il soldato lo soffoca con lo scarpone sul collo. E non servono i tuoi insegnanti a scuola che ti fanno scudo, per impedire di portarti via, perch&#233; i soldati sono tanti e armati e alla fine ti fai due anni di carcere per qualcosa che non hai compiuto, ma di cui ti sei auto accusato sotto la minaccia dell&#8217;arresto di tua madre, e ora porti sul corpo i segni di torture indicibili di cui parla chiaramente il tuo corpo, mentre lo mostri a noi, spettatori stranieri attoniti. Braccia spezzate, bruciature, ferite, ma di quelle che ti porti dentro non parli.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/sara_una_casa_distrutta.jpg' alt=''><figcaption>Scene di distruzione</figcaption></figure> 

<p>Oppure di anni ne hai 13 e sei una piccola promessa della boxe palestinese e un giorno non dai pi&#249; notizie di te, n&#233; a tua madre n&#233; al tuo allenatore, che continuano a chiamarti incessantemente su quel cellulare a cui a un certo punto risponde un soldato israeliano: &#8220;Ammar non c&#8217;&#232; pi&#249;, ve l&#8217;abbiamo ucciso noi&#8220;.</p>

<p>Sei incappato in un posto di blocco e ti hanno sparato alle spalle, lasciandoti morire dissanguato nella loro camionetta. La tua unica colpa era, forse, quella di rappresentare un target che vale tanti punti, per il divertimento dei soldati, come a Sarajevo. Se sei nato in Cisgiordania, oggi la tua vita &#232; completamente controllata dall&#8217;esercito israeliano, che decide a suo piacimento di chiudere con dei posti di blocco l&#8217;ingresso e l&#8217;uscita dal tuo villaggio. Se sei fuori, non puoi rientrare a dormire a casa tua, se sei dentro non puoi uscire per andare a lavorare o a scuola. In trappola, perch&#233; il governo Natanyahu deve dimostrarti che ha il controllo sulla tua libert&#224;, anche di movimento.</p>

<p>Di questo abbiamo avuto la prova noi stessi, al rientro dalla visita a Ramallah al Presidente dell&#8217;ANP, che ha la gestione amministrativa e civile delle citt&#224; palestinesi in Cisgiordania.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/sara_distruzione_2.jpg' alt=''><figcaption>Scene di distruzione</figcaption></figure> 

<p>Dopo l&#8217;incontro commovente con i familiari di Marwan Bargouthi (unico leader morale riconosciuto da tutti i Palestinesi, in carcere duro da 25 anni), dopo la visita alla Chiesa della Nativit&#224;, deserta in una Betlemme in ginocchio senza turismo, dopo la scoperta a Gerico che i furti di bestiame e la distruzione delle capanne da parte dei coloni non risparmiano pi&#249; nemmeno i beduini, nel rientrare a Gerusalemme ci siamo fermati nella cittadina di Himza per cambiare vettura. L&#8217;apartheid in vigore non consente infatti alle auto con targa verde, che circolano in Cisgiordania, di entrare nel circuito urbano di Gerusalemme, ma solo alle targhe gialle dello Stato di Israele.</p>

<p>All&#8217;improvviso ci siamo ritrovati imprigionati nel villaggio, per un posto di blocco multiplo, che ha sbarrato le vie d&#8217;uscita al traffico, e nel buio della sera abbiamo udito esplosioni di bombe sonore e stordenti tutto intorno a noi, mentre un mirino verde fluorescente, che non dimenticher&#242;, &#232; comparso puntato sul bagagliaio dell&#8217;auto che ci precedeva. L&#8217;autista ci ha nascosti allora in una via buia, in attesa che passasse il bombardamento, invitandoci a stare tranquilli perch&#233; &#8220;succede tutti i giorni&#8220;. Una meravigliosa famiglia palestinese ci ha ospitati per tutta la sera nella propria abitazione, in attesa che la nostra ambasciata ci desse notizie di quanto stava succedendo. Anche queste splendide persone ci hanno tranquillizzato rispetto alla consuetudine di questi attacchi, che sono atti di intimidazione dell&#8217;esercito sulla popolazione.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/sara_un_cancello_ci_chiude_dentro_himza.jpg' alt=''><figcaption>Un cancello ci chiude dentro Himza</figcaption></figure> 

<h3>Il menzognero comunicato del Ministero degli Esteri italiano</h3>

<p>Quando le armi hanno taciuto, il traffico &#232; ripreso e siamo rientrati con la nostra vettura nella Citt&#224; Santa, dove siamo stati raggiunti da un comunicato stampa, che dichiarava come, grazie all&#8217;intervento tempestivo del Ministero degli Esteri italiano e della nostra Ambasciata, sei parlamentari del partito democratico fossero stati salvati da due blindati dell&#8217;esercito israeliano, nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione antiterrorismo. In questa notizia, che il governo italiano ha fatto circolare, non c&#8217;&#232; una parola di verit&#224;. Non solo noi non abbiamo avuto alcun contatto con l&#8217;esercito israeliano e con nessun loro mezzo blindato, ma non eravamo certamente dentro un&#8217;operazione antiterrorismo, bens&#236; nella giornaliera azione di terrore cui i militari sottopongono la popolazione residente in Palestina.</p>

<p>A poco &#232; valso il nostro comunicato di smentita. L&#8217;obiettivo era quello di porci in cattiva luce, come coloro che disturbano irresponsabilmente una giusta operazione antiterrorismo e vengono oltretutto salvati da quell&#8217;esercito, che mettono costantemente in discussione. Ovviamente la stampa della destra italiana non ha mancato di raccogliere questa versione.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/sara_materiale_ospedaliero_bloccato_al_valico_di_rafah.jpg' alt=''><figcaption>Materiale ospedaliero bloccato al valico di Rafah</figcaption></figure> 

<p>Nel ringraziare questa testata giornalistica per avermi concesso di raccontare questo piccolo spaccato di esperienza vissuta, come ho promesso ai palestinesi &#8220;perch&#233; al danno per lo sterminio non si sommi anche la beffa della narrazione falsa&#8221;, voglio lasciare due messaggi.</p>

<p>In una situazione di totale soggezione, ingiustizia e mancanza di stato di diritto, i cittadini e le cittadine palestinesi che cercano di resistere sulla propria terra, ci hanno chiesto di ringraziare tutti gli italiani e le italiane che sono scesi in piazza per dimostrare vicinanza, perch&#233; questo ha dato e d&#224; loro la forza psicologica per resistere di fronte a un presente terribile e un futuro nerissimo. Infine, il mio invito a dubitare sempre di quanto ci viene raccontato dalla stampa sulle vicende del Medioriente: serve informarsi da fonti attendibili, che possono dimostrare quanto viene affermato, perch&#233; se nemmeno sei parlamentari italiani sono riusciti a raddrizzare notizie false su vicende vissute direttamente, quanto possono essere manipolate le informazioni che ci arrivano?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Acqua: le valli alzano la voce</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17473/acqua_le_valli_alzano_la_voce</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>I sindaci delle Valli di Non e Sole ipotecano il futuro 
dell&#39;idroelettrico e cercano alleati 
</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>&#8220;Io c&#8217;ero e mi ricordo come and&#242; la costituzione di Dolomiti Energia&#8221;. Giacomo Redolfi, sindaco di Mezzana in val di Sole, la prende alla lontana, ma sa dove vuole arrivare.</p>

<p>&#8220;Allora - continua - avevamo chiesto di poter partecipare con delle quote. Alla fine per&#242; i Comuni entrarono con quote residuali attraverso i Bim&#8221; (bacini imbriferi montani, ndr).</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/dolomiti_giacomo_redolfi.jpg' alt=''><figcaption>Giacomo Redolfi</figcaption></figure> 

<p>Il sottotesto molto chiaro &#232;: non ci hanno fatto partecipare come volevamo alla grande operazione dell&#8217;idroelettrico. Perch&#233;, effettivamente, i Bim oggi sono soci di Dolomiti ognuno per degli zero virgola.</p>

<p>&#200; da qui che bisogna partire per capire quello che sta succedendo nelle valli sulla complessa partita che si dipana tra concessioni idroelettriche e quotazione in borsa di Dolomiti Energia.</p>

<p>Perch&#233; il dibattito, assai cittadino, tra &#8220;quotazione s&#236;, quotazione no&#8221;, se visto dalle valli del Trentino prende tutto un altro aspetto. E il colore prevalente &#232; quello della rivalsa contro le citt&#224; piglia-tutto coniugato alla determinazione a non lasciarsi sfuggire questa occasione per diventare protagoniste.</p>

<p>Nelle ultime settimane una serie di incontri organizzati in giro per il Trentino dal consigliere provinciale Carlo Daldoss sulla questione idroelettrica ha dato grande spazio a questi sentimenti. E anche se concordiamo con chi a mezza voce dice che Daldoss con queste iniziative ha preso semplicemente un treno elettorale, siamo anche dell&#8217;idea che la questione &#232; vera, concreta, ed era pronta per esplodere. Daldoss si &#232; limitato ad accendere la miccia.</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/dolomiti_carlo_daldoss.jpg' alt=''><figcaption>Carlo Daldoss</figcaption></figure> 

<p>Lo spiega bene di nuovo il sindaco di Mezzana: &#8220;Noi siamo convinti che il 2029 (anno di scadenza delle concessioni, ndr) sia un appuntamento per decidere cosa vuole tutto il Trentino e come vuole gestire l&#8217;energia, certamente per quanto riguarda i proventi, ma non solo&#8221;.</p>

<p>Il non solo, per la val di Sole, &#232; molto chiaro: quando in passato si sono rivolti a Dolomiti Energia per avere temporaneamente una maggiore portata del Noce, la risposta &#232; stata &#8220;Noi dobbiamo sottostare a Terna, che ci dice quanto e come dobbiamo produrre&#8221;. In sintesi: non se ne parla neanche. Che &#232; pi&#249; o meno la stessa risposta data sempre da Dolomiti quando Pin&#232; ha chiesto di sospendere i prelievi profondi dal lago della Serraia, per provare ad evitare la proliferazione delle alghe.</p>

<p>Perch&#233; davvero, questa questione, non riguarda soltanto i soldi.</p>

<p>Lo spiega di nuovo molto bene Redolfi: la gestione futura dovr&#224; essere molto pi&#249; puntuale di adesso. E fa un esempio: vista la produzione di eolico e soprattutto fotovoltaico, le centrali funzioneranno sempre pi&#249; di notte. Con un cambio importante dei momenti di rilascio dell&#8217;acqua a valle delle dighe. &#8220;Quindi magari io mi trovo che l&#8217;alveo del torrente mi si alza di 70/80 centimetri durante il giorno&#8221;. Un&#8217;altalena che deve essere gestita con estrema accuratezza per evitare scompensi di vario genere, compresi quelli importanti per l&#8217;ecosistema.</p>

<p>Infine, spiega Redolfi, &#8220;Vorremmo che non fosse solo Dolomiti s&#236; o no. Noi non siamo contro qualcuno, ma &#232; il momento di fare un ragionamento trasversale buono per tutti&#8221;.</p>

<h3>Aver voce in capitolo</h3>

<p>Poi per&#242;, giusto per piantare un palo, sia la val di Sole che la val di Non hanno scritto documenti ufficiali. In due delibere i consigli dei sindaci delle due Comunit&#224; di valle hanno esposto questi ragionamenti che ci ha riassunto Redolfi e poi hanno detto: noi vogliamo che la gestione dell&#8217;acqua in futuro venga demandato ad una societ&#224; pubblico-privata nella quale gli organismi locali abbiano una reale voce in capitolo. Il tutto perfettamente in linea con quanto gi&#224; previsto dalle norme provinciali e nazionali (vi rimandiamo a QT di giugno dove abbiamo delineato gli scenari normativi possibili per il futuro delle concessioni idroelettriche).</p>

<p>Dopodich&#233; hanno inviato i loro documenti a tutte le altre Comunit&#224; di valle che - ci conferma Redolfi - stanno valutando quanto deciso in val di Sole e in val di Non. E qui, per la politica provinciale, si apre un vero dilemma.</p>

<p>Perch&#233; sono molti quelli che a Trento, da piazza Dante a palazzo Thun e fino in via Fersina, cos&#236; come a Rovereto, hanno fantasticato sulla cosiddetta &#8220;quarta via&#8221;, vale a dire un rinnovo sic stantibus rebus delle concessioni a Dolomiti energia. Con un eventuale ritocco di canoni e impegni di miglioramento ambientale.</p>

<p>Anche di questa ipotesi vi abbiamo parlato il mese scorso mettendo in chiaro quanto impervia e improbabile sia per via dei limiti posti da Bruxelles. Ma chiarendo anche che questa &#232; pressoch&#233; l&#8217;unica opzione che darebbe senso ad uno sbarco in borsa accelerato di Dolomiti.</p>

<p>Ma se le valli dicono: noi vogliamo cambiare il sistema (e quello che propongono rende la quotazione, sia oggi che in futuro, assai improbabile) allora la politica - che sta gi&#224; pensando alle prossime elezioni provinciali - ha un grosso problema. Perch&#233; sono i voti delle valli che indirizzano il risultato.</p>

<p>Con un approccio pi&#249; istituzionale rispetto ai sindaci, anche la Commissione speciale del consiglio provinciale sull&#8217;idroelettrico, valuta questo aspetto.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/dolomiti_de_bertolini.jpg' alt=''><figcaption>Andrea de Bertolini</figcaption></figure> 

<p>&#8220;&#200; evidente - ci dice il presidente della Commissione Andrea de Bertolini, indipendente eletto nelle file del PD - che dovendo scegliere un modello che sappia rispondere alle aspettative della comunit&#224; trentina tutta, il primo elemento che emerge &#232; che i territori oggi non hanno una riconoscibilit&#224; autonoma. E sono quei territori che vivono le loro ferite e l&#8217;insicurezza di viverci sotto (alle dighe, ndr) o che hanno visto il territorio trasformato&#8221;. E poi aggiunge che, al di l&#224; delle cause che generano la tensione tra citt&#224; e valli, &#8220;quel che conta &#232; che hai davanti un momento in cui puoi sanare una tensione interna alla comunit&#224; trentina che rischia ogni volta di far riemergere la querelle valli/citt&#224;&#8221;.</p>

<p>La Commissione &#232; un inusuale esempio di trasversalit&#224; politica: tra PD (lato consiglieri provinciali),Lega, col vicepresidente Mirko Bisesti e il segretario-ideatore Walter Kaswalder (ormai battitore libero) sembra esserci una discreta sintonia. Che non sappiamo se durer&#224; alla prova dei fatti, ma che per ora scompagina approcci rigidi della politica trentina.</p>

<p>E fa della stessa Commissione uno snodo del dibattito attuale, molto pi&#249; di quanto gli stessi consiglieri avessero previsto.</p>

<p>&#8220;La commissione - rimarca De Bertolini - deve finire il suo lavoro. E lo sta facendo con un&#8217;accelerazione sulla quotazione che &#232; nata dal fatto che Dolomiti ha posto per prima l&#8217;accelerazione. La commissione quindi ha preso atto del tema che non abbiamo posto noi e noi diligentemente abbiamo ovviamente deciso di metterci ancor pi&#249; a disposizione&#8221;.</p>

<p>Quel che sembra importante, per il presidente della Commissione, &#232; mantenere aperto uno spazio di dibattito senza preclusioni. &#8220;Noi non prendiamo decisioni - afferma il presidente - Ripercorriamo il passato, gli oltre vent&#8217;anni di Dolomiti Energia, rilevando luci ed ombre per dare il maggior numero di strumenti possibili perch&#232; poi il consiglio e la giunta vista anche la complessit&#224; tecnica delle questioni in gioco, possano decidere con cognizione di causa quale miglior scelta politica assumere rispetto al passaggio epocale della scadenza delle concessioni nel 2029&#8221;.</p>

<p>Ma in un dibattito che si sta polarizzando anche a causa delle grandi cifre che ballano a seconda della strada che si sceglie, mantenere un approccio ecumenico non &#232; facile. Soprattutto se tra le opzioni considerate ci sono anche soluzioni che, per quanto ci riguarda, sono fantasiose al limite del pio desiderio.</p>

<p>&#8220;Ho la convinzione - spiega de Bertolini - che nell&#8217;approssimarsi al 2029, ci&#242; che conta &#232; che il titolare del demanio idrico (la Provincia, ndr) possa affrontare la scadenza delle concessioni con la pi&#249; ampia rosa di opzioni. Opzioni che oggi sono determinate dalla norma in essere.</p>

<p>Perch&#233; la Provincia &#232; titolare del demanio in nome e per conto di tutti i trentini. In questo quadro deve scegliere la programmazione sull&#8217;acqua dei prossimi trent&#8217;anni, e siccome l&#8217;idroelettrico &#232; quello che ne assorbe la stragrande maggioranza, &#232; evidente che non si possono dare per scontate scelte societarie come la quotazione se queste precludono a monte modelli di gestione gi&#224; normati, come ad esempio il partenariato-privato&#8221;.</p>

<p>Detto in soldoni: la quotazione di Dolomiti energia oggi pu&#242; essere un ostacolo alle decisioni sul futuro dell&#8217;acqua in Trentino? (sui condizionamenti che la quotazione potrebbe porre vi suggeriamo di leggere il box a pag. 14).</p>

<p>Andrea de Bertolini rimarca gli aspetti normativi della questione: &#8220;Se la quotazione condiziona le scelte possibili &#232; gi&#224; un problema&#8221;.</p>

<p>Non proprio musica per le orecchie di chi vorrebbe andare in borsa qui e ora. E poi ci ricorda che &#8220;tra le opzioni gi&#224; normate, che sono tre, abbiamo un modello (la societ&#224; pubblico-privata, ndr) che ci hanno copiato. &#200; stato copiato dalla Madia nel 2017, copiato dall&#8217;Alto Adige nel 2023 e la Francia sta chiudendo il contenzioso con l&#8217;Unione Europea con un modello che &#232; sostanzialmente lo stesso nostro, dopo aver tolto la sua societ&#224; elettrica dalla borsa nel 2023. Allora questo percorso, se fosse abortito in partenza perch&#233; fai una quotazione oggi a valle, io non lo posso certamente disconoscere.</p>

<p>Io devo preservare le opzioni perch&#233; il decisore politico, in nome e per conto di tutti i trentini, faccia la scelta pi&#249; efficace per l&#8217;interesse pubblico nell&#8217;uso di un bene comune.</p>

<p>Perch&#232; la titolarit&#224; in nome e per conto di tutti i trentini di questo bene comune, che considero primo fattore di libert&#224; per il futuro delle nostre comunit&#224;, impone non possano esserci equivoci di sorta rispetto al giusto ordine delle priorit&#224; e delle decisioni. Su questo sono convinto passi l&#8217;essenza stessa della pretesa di autogoverno in cui si radica la nostra Autonomia&#8221;&#8221;.</p>

<p>Infine, prevenendo critiche, aggiunge: &#8220;Certo che possiamo aspettare di sapere cosa far&#224; il governo, se ci dar&#224; la quarta via, chiesta dai concessionari uscenti, o l&#8217;in-house. &#200; evidente che aspetteremo se alla fine dell&#8217;anno il governo ci dir&#224; qualcosa&#8221;. Ma poi ricorda che sia la &#8220;quarta via&#8221; che l&#8217;in-house sul modello Val d&#8217;Aosta, sono tutte e due molto in salita.</p>

<p>Anche perch&#233;, giusto il 4 maggio scorso, la Commissione Europea ha emanato una &#8220;comunicazione ufficiale&#8221; in cui si dice sostanzialmente: scordatevi di incassare l&#8217;ultima rata del PNRR a fine agosto e poi farvi leggine che sottraggano l&#8217;idroelettrico alle regole della concorrenza. Applicheremo, dice</p>

<p>la Commissione UE, il cosiddetto &#8220;reversal&#8221;, per il quale ci verrebbero richiesti indietro parte dei fondi PNRR. Conti a spanne, l&#8217;Italia dovrebbe restituire 15 miliardi. E se non volessimo ridarli, no problem dice l&#8217;UE: ve li tratteniamo dai fondi ordinari che spettano all&#8217;Italia.</p>

<p>E con questo abbiamo messo una croce sulla &#8220;quarta via&#8221;.</p>

<div class='scheda'>
<p><b>Vogliamo andare a fare la scelta pi&#249; importante per il Trentino dei prossimi decenni col bavaglio sulla bocca?</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<h3>Dolomiti: &quot;Attenti a quel che dite!&quot;</h3>

<p>Abbiamo sostenuto pi&#249; volte che quotare Dolomiti Energia in borsa oggi potrebbe creare problemi al momento di decidere come gestiremo l&#8217;acqua alla scadenza delle concessioni attuali, nel 2029.</p>

<p>Uno di questi problemi ce lo ha dimostrato plasticamente la stessa Dolomiti energia il 18 giugno scorso con un comunicato ufficiale che ci ha fatto rizzare i capelli in testa.</p>

<p>Dunque, il 18 giugno la societ&#224; emette un comunicato stampa in cui, come prima cosa, ricorda a tutti che &#8220;non &#232; stata assunta alcuna decisione in ordine a tempi e modi di una possibile operazione di quotazione e ogni eventuale determinazione in merito resta esclusivamente nella competenza e nelle prerogative degli organi della Societ&#224; e dei suoi azionisti&#8221;.</p>

<p>Ci permettiamo di ricordare che le informazioni che vengono dalla stessa Dolomiti ci fanno capire come i lavori in corso siano davvero molto avanzati, fino al punto di aver gi&#224; individuato i soggetti finanziari che si dovrebbero occupare del collocamento delle azioni.</p>

<p>Ma &#232; il secondo paragrafo quello davvero inquietante: &#8220;Tenuto conto del proprio status di emittente di titoli di debito quotati, la Societ&#224; richiama inoltre l&#8217;attenzione sul fatto che la diffusione e l&#8217;utilizzo di informazioni inesatte, incomplete o non pubblicamente disponibili possono integrare violazioni della normativa vigente in materia di abusi di mercato, con particolare riferimento al Regolamento (UE) n. 596/2014 (Market Abuse Regulation). Eventuali comportamenti non conformi a tale normativa espongono i soggetti che a qualsiasi titolo diffondano informazioni inesatte, incomplete o non pubblicamente disponibili alle conseguenze previste dalla legge. La Societ&#224; invita pertanto tutti gli interessati, inclusi esponenti di organismi locali e i mezzi di informazione, a operare nel rigoroso rispetto della normativa applicabile, a tutela dell&#8217;integrit&#224; del mercato e della parit&#224; informativa degli investitori&#8221;.</p>

<p>In sostanza la societ&#224; dice: non potete parlare come vi pare di Dolomiti perch&#233; questo potrebbe influenzare gi&#224; ora le condizioni di mercato e questo comporta conseguenze legali in base al regolamento europeo sugli abusi di mercato.</p>

<p>Una premessa, prima di affrontare il merito. Il regolamento europeo sugli abusi di mercato dice, al punto 19 delle premesse: &#8220;Il presente regolamento non ha lo scopo di vietare le discussioni di carattere generale riguardanti l&#8217;evoluzione societaria e di mercato tra azionisti e dirigenza per quanto riguarda un emittente. Relazioni di questo tipo sono essenziali per un funzionamento efficace dei mercati e non dovrebbero essere vietate dal presente regolamento&#8221;.</p>

<p>L&#8217;hanno letto in via Fersina, il regolamento? O contano sul fatto che siamo una banda di rozzi montanari incapaci di leggere un testo giuridico? Perch&#233; ci minacciano in questo modo? (non noi, chiunque voglia dire la sua sul futuro della societ&#224; e dell&#8217;acqua in Trentino).</p>

<p>Ci sembra particolarmente pesante il riferimento agli &#8220;organismi locali&#8221; (ch&#233; noi della stampa alle minacce sparate a caso siamo ormai tristemente abituati) che si chiamano Provincia, Comuni, Sindaci, Comunit&#224; di valle e via dicendo.</p>

<p>&#200; sconcertante il tentativo di intimidire la libera espressione di opinioni politiche. Che per quanto sia legalmente infondato, ci mostra quale sia l&#8217;approccio della societ&#224; verso quelli che sono i suoi veri azionisti, i trentini tutti.</p>

<p>E adesso passiamo al merito.</p>

<p>Se la societ&#224; fosse gi&#224; quotata in borsa, quanto oggi ci dice Dolomiti potrebbe in qualche modo essere rilevante.</p>

<p>Il dibattito pubblico &#232;, per sua natura, inesatto, incompleto e, in qualche caso, potrebbe rivelare informazioni riservate. A volte potrebbe doverle rivelare proprio per poter prendere decisioni informate a tutela dell&#8217;interesse pubblico.</p>

<p>La conseguenza che noi tiriamo, oggi, &#232;: vogliamo andare a fare la scelta forse pi&#249; importante per il Trentino dei prossimi decenni con il bavaglio sulla bocca? O che la stessa societ&#224; debba nasconderci informazioni per non creare turbolenze sul mercato?</p>

<p>Se c&#8217;era bisogno di un altro motivo per non quotare ora Dolomiti energia, adesso ne abbiamo uno bello concreto.</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Blocco del Brennero? Hanno ragione i tirolesi</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17472/blocco_del_brennero_hanno_ragione_i_tirolesi</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Le miopi ragioni che portano 
a una mobilit&#224; transalpina senza alcuna regia
</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>La manifestazione al Brennero del 30 maggio scorso, con la chiusura per l&#8217;intera giornata dell&#8217;autostrada A22, ha innescato un dibattito intenso, purtroppo unidirezionale; &#232; rimasta debole, forse per una precisa scelta dei media, la voce dei protagonisti dell&#8217;azione, gli ambientalisti.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/vignetta.jpg' alt=''></figure>

<p>Abbiamo letto gli ormai logori ritornelli coltivati dal mondo politico e dalla miopia delle categorie imprenditoriali (confindustrie regionali, Confcommercio, operatori turistici).</p>

<p>Si &#232; creato allarme: la chiusura avrebbe causato il caos. Invece si &#232; notato solo ordine anche nei giorni dopo l&#8217;evento. Mentre il successivo fine settimana, 5 &#8211; 6 giugno, l&#8217;autostrada aperta &#232; diventata un incubo con code lunghe fino a 80 chilometri.</p>

<p>Si &#232; detto: &#8221;La chiusura &#232; stata un danno economico... si &#232; trattato di un atto unilaterale privo di ricaduta positiva&#8221;. Oppure: &#8220;Una decisione illiberale... le infrastrutture stradali sono fondamentali per l&#8217;economia... si &#232; lesa la Costituzione sulla libert&#224; di impresa e di mercato... no ai limiti, non portano beneficio alcuno, i processi vanno governati, non subiti&#8221;. Quest&#8217;ultima affermazione &#232; di Lorenzo Delladio, il presidente di Confindustria trentina. Dalla sua nomina erano attese innovazioni culturali nel sindacato degli industriali, si &#232; invece costretti a prendere atto di una staticit&#224; preoccupante. Ovviamente si &#232; evitato di citare il diritto costituzionale a manifestare, non si &#232; accennato all&#8217;art. 9 della Costituzione, che &#8220;tutela l&#8217;ambiente, la biodiversit&#224; e gli ecosistemi, anche nell&#8217;interesse delle future generazioni&#8221;, e men che meno l&#8217;art. 32: &#8220;La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell&#8217;individuo e interesse della collettivit&#224;&#8221;.</p>

<p>A22 ha raggiunto la massima capacit&#224; di assorbire trasporto di merci e persone, un dato assodato da anni. Uno studio &#8211; Progetto Life, finanziato dall&#8217;Unione Europea e dalla stessa A22 (vedasi &#8220;Quale futuro per A22?&#8221;- QT di aprile 2024) prevedeva l&#8217;aumento dei pedaggi per spostare i Tir sulla ferrovia, e l&#8217;introduzione di limiti di velocit&#224; dinamici (in funzione del traffico e del meteo) che avrebbero reso l&#8217;autostrada pi&#249; sicura, meno inquinante, e incrementato la velocit&#224; media del trasporto. Non se ne &#232; fatto niente.</p>

<p>Si va invece nella direzione opposta: si invocano altri collegamenti che richiamerebbero altro traffico: prolungamento dell&#8217;autostrada A27, Mestre-Longarone; si sostiene la Valdastico; si &#232; costruita la Pedemontana veneta.</p>

<p>E ogni anno stoltamente si festeggia l&#8217;incremento del traffico &#8220;Numeri record! Nel 2025 transitati 77 milioni di veicoli&#8221;</p>

<p>Al contempo si cincischia sulla ferrovia: si attende il completamento del tunnel del Brennero, atteso, forse, per il 2033, per il resto si registrano ritardi.</p>

<p>Anche il mondo ambientalista &#232; diviso: c&#8217;&#232; stata la meritoria mobilitazione per garantire la sicurezza dei lavori nei terreni inquinati di Trento Nord, che per&#242; si &#232; involuta in una serie di sterili contestazioni verso qualsiasi lavoro ferroviario.</p>

<p>La mancanza di strategia &#8211; e di coscienza ambientale &#8211; la si vede anche nel Presidente della Provincia di Trento, Fugatti, che ha stanziato 50 milioni di euro per il potenziamento dell&#8217;interporto di Trento nord (invece di quello di Verona), con l&#8217;idea che attirare i TIR a Trento, che &#232; un buco tra le montagne, sia un affarone e non un attentato alla salute.</p>

<p>Cos&#236; &#232; da ritenersi persa la proposta di un drastico aumento dei pedaggi, che avrebbe favorito, oltre al passaggio alla ferrovia, anche una pi&#249; razionale distribuzione del traffico Nord-Sud attraverso i vari valichi (e non solo attraverso quello artificialmente pi&#249; economico, appunto il Brennero). In Svizzera una tassa sul trasporto merci ha drasticamente disincentivato i trasporti su gomma, anche nella viabilit&#224; secondaria. Da noi no, causa la contrariet&#224; del ministero dei Trasporti capeggiato da Matteo Salvini e delle associazioni di categoria.</p>

<p><b>L&#8217;inquinamento non ha confini</b></p>

<p>E qui arriviamo al punto. Sembra che il traffico inquini solo nella valle dell&#8217;Inn, che sia legittimo infischiarsene, e che nelle valli dell&#8217;Adige-Isarco l&#8217;inquinamento non esista. A22 sostiene che l&#8217;asfalto fonoassorbente e le difese anti-rumore abbiano risolto gran parte dei problemi, con l&#8217;amministratore delegato Costa che &#232; arrivato a irridere i manifestanti: &#8220;Un Tir di oggi inquina meno di un motorino del passato&#8221;.</p>

<p>Mettiamo pure tra parentesi il fatto che il passaggio di un Tir di oggi, come quello di un Tir di ieri, consuma l&#8217;asfalto quanto 6.000 auto; sono per&#242; del tutto incoerenti le successive affermazioni di Costa, per cui non ci sarebbero vie alternative alla strada perch&#233; l&#8217;economia ha bisogno di mercati, anche nuovi, non solo per le merci, anche per le persone. Ma perch&#233; mai i mercati dovrebbero essere obbligatoriamente riforniti attraverso la strada e non la ferrovia? Inoltre, in questa bulimia di numeri sempre crescenti, come non si fa a considerare, per quanto riguarda le persone, il limite gi&#224; raggiunto in tante delle nostre localit&#224;, ormai affette dall&#8217;overtourism, tanto che il Nord Tirolo si lamenta degli attuali 14 milioni di presenze turistiche l&#8217;anno, mentre si vorrebbero ancora pompare l&#8217;Alto Adige, che ne registra 35 milioni, e il Trentino arrivato a 29 milioni?</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/cover_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>In conclusione, le decine di pagine sul tema traffico al Brennero sembrano una graziosa offerta al mondo produttivo, sia della nostro regione come del Veneto, da parte dei vari media. Si invoca attenzione per il futuro del trasporto merci e delle persone indirizzandolo alla gomma, mentre la ferrovia rimane un obiettivo trascurato e cos&#236; sar&#224; anche dopo il 2033, una volta terminato il tunnel del Brennero.</p>

<p>Ci sono delle motivazioni comprensibili, ma di corto respiro: la localizzazione in Trentino di diverse grandi aziende di autotrasporto, e in Veneto l&#8217;egemonia culturale leghista, aliena a qualsiasi interesse verso la salvaguardia di ambiente e salute.</p>

<p>Tutto questo si riversa anche su una parte, forse piccola, ma sicuramente rumorosa, della popolazione, che per principio si mette di traverso ai lavori ferroviari: talora a ragione (si veda il caso dei terreni inquinati a Trento nord che saranno attraversati dalla nuova linea), pi&#249; spesso per partito preso o per spuntare maggiori indennizzi (si veda il caso dei terreni agricoli a Mattarello sud, Besenello e Marco). Ora, con tutte le critiche che la politica si merita, bisogna invece obiettivamente riconoscere che da decenni gli indennizzi ci sono, e risultano adeguati.</p>

<p>Insomma, a vari livelli si registra l&#8217;affermarsi di prospettive miopi: di qui il naufragio del dialogo fra l&#8217;Italia e i paesi di oltre confine.</p>

<p><b>Chi inquina paghi. Se ne discuter&#224; a Bolzano.</b></p>

<p>A questo punto &#232; opportuno mettere in chiaro quanto i media omettono. Oltre dieci anni fa abbiamo avuto un&#8217;occasione importante per riflettere sul destino delle Alpi. L&#8217;Unione Europea aveva lanciato il progetto delle Macroregioni.In molti ne hanno approfittato: i paesi del Baltico, la Scandinavia, i Paesi Bassi e la Francia. Questi paesi hanno sviluppato programmazioni di aree molto vaste che hanno portato risultati innovativi, supportati da investimenti europei.</p>

<p>In Italia si &#232; affidato il progetto a persone miopi (come i leghisti del Veneto) che hanno sostenuto un&#8217;unica idea, il prolungamento dell&#8217;autostrada (tecnologica veniva definita) da Venezia a Monaco. Ogni forma partecipativa, con gravi responsabilit&#224; anche della sinistra, &#232; stata rimossa. Non si &#232; potuto discutere di transiti alpini. Eppure sono ben sette quelli che collegano il nord Europa all&#8217;Italia: Ventimiglia, Fr&#233;jus (solo ferroviario), Monte Bianco, Sempione, Gottardo, Brennero, Tarvisio. Molti di questi chiudono spesso, si pensi al Monte Bianco o al Sempione, altri rimangono quasi vuoti perch&#233;, grazie al pedaggio quasi irrisorio dell&#8217;Autobrennero, i TIR preferiscono allungare il percorso, evitando i transiti su quelli che hanno pedaggi alti. Eppure abbiamo un bisogno estremo, urgente, di discutere di transito merci oltre frontiera, anche per dare risposte al lavoro dei porti italiani: Genova, Livorno, Trieste.</p>

<p>La Convenzione delle Alpi, un trattato internazionale contenente uno specifico protocollo trasporti, nonostante la non recente data di elaborazione (1990), ci avrebbe aiutato a costruire una progettualit&#224; di ampio respiro. Nessuno ha citato questo trattato, nonostante l&#8217;Italia stia gestendo la presidenza (2025-2026) della Convenzione. Chi se ne &#232; accorto?</p>

<p>Cos&#236; accettiamo che al Brennero transitino 22,5 milioni di Tir all&#8217;anno, oltre a 7,5 milioni di camion leggeri. A cui vanno aggiunte pi&#249; di 20.000 auto al giorno, con punte fino a 34.000 nei periodi ad alta intensit&#224; turistica. La stessa Fondazione Nord-Est, emanazione di Confindustria, ritiene che la situazione dei transiti sul Brennero sia insostenibile.</p>

<p>Invece di agire e progettare il futuro il nostro paese, il ministro (in)competente Matteo Salvini si avventura fin dal 2024 in un ricorso alla Corte di giustizia europea contro le misure di limitazione dei transiti imposte dal Tirolo del Nord. L&#8217;Euregio, con grave responsabilit&#224; delle due amministrazioni provinciali a trazione leghista, rimane muta.</p>

<p>Dall&#8217;altra parte, il Tirolo del Nord non &#232; isolato nella sua protesta. Da trent&#8217;anni l&#8217;ambientalismo alpino guidato da CIPRA avanza proposte concrete che hanno come base il principio che chi inquina paga. Sono attive sul tema anche le forti associazioni alpinistiche tedesche e austriache, l&#8217;Alpenverein in Alto Adige, il CAI Alto Adige e Mountain Wilderness Italia. Sono state 67 le associazioni non governative che il 14 gennaio hanno inviato una lettera al Commissario europeo Apostolos Tzitzikostes (che si &#232; ben guardato dal rispondere) in cui si chiedeva la riduzione dei transiti merci Nord-Sud e in prospettiva il rispetto del documento dell&#8217;Unione Europea sulla neutralit&#224; energetica che prevede che, entro il 2050, si debba raggiungere l&#8217;obiettivo di emissioni di CO2 pari a zero.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/cover_1.jpg' alt=''></figure> 

<p>Insomma la provocazione della chiusura della A22 la si &#232; voluta rinchiudere nella minimale lettura di alcuni bisogni spiccioli di settori dell&#8217;economia. Si &#232; cancellato il severo lavoro prodotto dall&#8217;Unione Europea, dall&#8217;associazionismo ambientalista-alpinistico. Un lavoro per nulla ideologico, ricco di proposte, che offre impegno sul lungo periodo ed invita da subito ad accelerare il potenziamento del trasporto su treno; nel caso delle valli periferiche anche riguardo il trasporto delle persone. Guardando in casa nostra, pensiamo alla prospettiva delle ferrovia della Val Venosta prolungata verso l&#8217;Engadina, o al lavoro encomiabile di Transdolomites riguardo la ferrovia delle valli dell&#8217;Avisio, o l&#8217;occasione olimpica perduta del potenziamento della linea Trento&#8211;Venezia attraverso la Valsugana. Eppure anche gli investimenti in ferrovia producono lavoro, innovazione, permettono di demolire nel tempo le emissioni di gas clima alteranti.</p>

<p>Un panorama di proposte e azioni che purtroppo rimane sommerso, poco conosciuto. Se ne discuter&#224; animatamente nel convegno internazionale di CIPRA, che si terr&#224; a Bolzano il 16 e 17 ottobre.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>La fine  di un &#8220;grande affare&#8221;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17471/la_fine_di_un_grande_affare</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Per la Seac il &#8220;grande affare&#8221; del villaggio anti-stress di Laviano, in Campania, rischia di diventare una via crucis giudiziaria infinita. E un buco finanziario da decine di milioni.</p>

<p>Breve riassunto. Qualche anno fa Seac, attraverso la sua controllata Efficient Building, prende una commessa per ricostruire un vecchio villaggio del terremoto in Irpinia. Con la previsione di guadagnare molto, perch&#233; i lavori ricadono sottole regole del 110 per cento.</p>

<p>Poi le cose vanno malissimo e parte un&#8217;inchiesta giudiziaria per truffa perch&#233;, secondo le procure di Salerno e Matera, sono stati reclamati i crediti fiscali del 110 senza aver fatto effettivamente i lavori.</p>

<p>Il processo &#232; in corso e gli accusati (non tutti coloro che le procure volevano, peraltro) rischiano Brutto: la truffa allo Stato prevede begli annetti di prigione. Sono accusati in parte i tecnici che hanno certificato i lavori, un amministratore della Efficient Building e quelli della onlus che doveva gestire formalmente l&#8217;intera operazione per conto del Comune di Laviano. E, per quanto riguarda Seac, mancano all&#8217;appello 40 milioni di crediti fiscali sequestrati e che dovevano coprire quanto gi&#224; speso per l&#8217;avvio dei cantieri. (se volete i dettagli, rileggetevi QT da settembre 2024 in poi).</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/30gg_laviano.jpg' alt=''></figure> 

<p>Come se tutto questo non bastasse, all&#8217;inizio dell&#8217;anno scorso il comune di Laviano viene commissariato (il sindaco, imputato, si dimette). Il commissario si rilegge tutte le carte e trova un vero caos. Sostiene che le concessioni date per la ricostruzione sono viziate da errori insanabili. Manca il voto in consiglio comunale, le concessioni edilizie sono cos&#236; pasticciate da essere nulle. Ad aprile scorso emana pertanto una delibera di annullamento radicale dell&#8217;intera operazione. E vuole far demolire anche quel che nel frattempo &#232; stato fatto.</p>

<p>Qui si innesta il fatto nuovo delle ultime settimane: Efficient Building fa ricorso davanti al Tar della Campania proprio contro questa delibera. Difendendo - non si sa con quale buona prospettiva, che dipende da come andr&#224; il processo penale - la possibilit&#224; che quei 40 milioni alla fine vengano riconosciuti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>I guai  dell&#8217;Azienda Sanitaria</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17470/i_guai_dell_azienda_sanitaria</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Quando, a febbraio scorso, vi avevamo raccontato dei guai informatici dell&#8217;Azienda sanitaria - che a gennaio avevano mandato in tilt il sistema dei laboratori d&#8217;analisi in tutta la provincia - avevamo posto una domanda: come sono presidiati questi sistemi?</p>

<p>Non avevamo per&#242; risposte certe. Ora il consigliere del PD Paolo Zanella, in una interrogazione presentata poco tempo fa, ci aiuta a fare luce proprio su come (non) vengono tenuti sotto controllo i sistemi informatici. A seguito di un ennesimo recente blocco informatico dei laboratori, per fortuna di minore entit&#224; stavolta, Zanella scopre che il sistema informatico dei laboratori non aveva pi&#249; un contratto di manutenzione ed adeguamento dei software a partire dal 31 dicembre dell&#8217;anno scorso. E che il rinnovo dell&#8217;assistenza &#232; stato avviato dall&#8217;Azienda sanitaria solo il 2 aprile, con effetto retroattivo al 1&#176; gennaio di quest&#8217;anno.</p>

<p>E come se non bastasse, scopre che non &#232; il dirigente tecnico dell&#8217;Azienda - che di questo dovrebbe occuparsi - ad accorgersi del &#8220;buco&#8221; temporale, ma il direttore dei laboratori clinici, il quale, il 12 febbraio scorso, manda una richiesta di rinnovo dell&#8217;assistenza informatica.</p>

<p>Questo incastro di date ci fa capire che nessuno in Azienda sanitaria si era reso conto che stava scadendo il contratto di manutenzione e che nessuno - nemmeno dopo il disastro di gennaio - si &#232; messo in moto per tamponare rapidamente la falla.</p>

<p>Quando parliamo di presidiare i sistemi intendiamo una cosa molto semplice: avere un calendario preciso di quando scadono i contratti di manutenzione e avere un calendario preciso dei tempi di obsolescenza dei macchinari (che, come certamente ricordate, pure hanno avuto ripetuti guasti), e organizzarsi di conseguenza. Perch&#233;, se hai un sistema gi&#224; ballerino come quello dei laboratori, non puoi permetterti di non avere un contratto di assistenza attivo. Senza contratto tu devi chiamare i tecnici, aspettando le loro disponibilit&#224;, mentre in un contratto vengono stabiliti tempi tecnici di assistenza che il fornitore rispetta perch&#233; altrimenti paga una penale. Se non hai un contratto nessuno viene a fare gli adeguamenti (che nei sistemi complessi sono ricorrenti).</p>

<p>Ma purtroppo sul malfunzionamento dell&#8217;Azienda sanitaria non &#232; finita qui.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/30_gg_sanita_pubblica_liste_attesa.jpg' alt=''></figure> 

<p>Sono usciti recentemente i dati relativi alle liste d&#8217;attesa, con un confronto tra i dati dei primi cinque mesi del 2025 e lo stesso periodo di quest&#8217;anno. Beh, i dati sono terribili.</p>

<p>Valutate voi. Sulle visite urgenti il termine di tre giorni l&#8217;anno scorso veniva rispettato nel 55,5 per cento dei casi. Quest&#8217;anno solo per il 36,4 per cento.</p>

<p>Per le visite che hanno un termine di 10 giorni siamo passati dal 50 per cento al 32,7. Infine per le visite che hanno un termine di 30 giorni siamo passati dal 60,2 per cento al 48,5. Un vero e proprio crollo della capacit&#224; aziendale di soddisfare le richieste nei tempi previsti.</p>

<p>Cosa &#232; successo? Perch&#233; o ci dicono che negli ultimi sei mesi l&#8217;Azienda sanitaria ha perso un terzo dei medici, oppure sinceramente non troviamo una ragione plausibile per un crollo delle tempistiche di queste dimensioni</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Ospedale di Fiemme.  La Provincia sbaglia,  pagheranno i cittadini?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17469/ospedale_di_fiemme_la_provincia_sbaglia_pagheranno_i_cittadini</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>La recente sentenza della Terza sezione del Consiglio di Stato &#232; chiara. La decisione della Provincia autonoma di Trento di revocare il contratto di project financing della Mak Costruzioni riguardo il nuovo ospedale di Fiemme (in sinergia con Dolomiti Energia Solutions srl e Intesa San Paolo) &#232; contraddittoria.</p>

<p>Nell&#8217;avallare il progetto privato &#232; chiaro che la giunta provinciale ha agito con leggerezza. Per questo motivo l&#8217;istituzione potrebbe essere chiamata a pagare risarcimenti non trascurabili alla societ&#224;, causa responsabilit&#224; di tipo precontrattuale.</p>

<p>Nel luglio 2019 la giunta provinciale di Trento cancellava dal bilancio provinciale i 32 milioni di euro stanziati per la ricostruzione dell&#8217;Ospedale di Fiemme sull&#8217;attuale sedime dalla giunta Rossi.</p>

<p>A seguire, in gran segreto, si sosteneva il project financing di Mak Costruzioni. Un ospedale nuovo costruito in area a elevato rischio idrogeologico, su terreni protetti in quanto aree agricole di pregio, violando il Piano urbanistico provinciale. Si sarebbe distrutto l&#8217;antico orto forestale di Fiemme.</p>

<p>Alcuni intermediari di alto profilo istituzionale (l&#8217;allora Scario della Magnifica Comunit&#224; di Fiemme) sollecitavano i privati a vendere i terreni alla Mak Costruzioni. Venuti a conoscenza della proposta, alcuni cittadini, il Comune di Cavalese e Italia Nostra si opponevano. Rimaneva solo la Lega a sostenere il progetto speculativo.</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/30gg_casanova.jpg' alt=''></figure> 

<p>Con delibera del 23 agosto 2023 la Giunta provinciale finalmente si arrende: l&#8217;ospedale di Fiemme non si far&#224;, n&#233; sul vecchio sedime, n&#233; nell&#8217;orto forestale. Chi ci lavora e i pazienti si arrangino a operare nella struttura sempre pi&#249; fatiscente. Ora arriva la sentenza del Consiglio di Stato. Anche se in assenza di confronto sul territorio, il progetto era stato approvato dalla giunta e nei pareri dei servizi. Si prende atto che il proponente aveva investito in legittime aspettative che sono state vanificate dalla delibera provinciale del 2023. Forte di questa sentenza Mak costruzioni potrebbe oggi avviare un&#8217;azione processuale risarcitoria contro la Provincia chiedendo il rimborso di quote non minimali.</p>

<p>Nel qual caso, se soccombente, a pagare sarebbe l&#8217;ente pubblico, quindi i cittadini trentini. Allora il progetto valeva almeno 120 milioni di euro.</p>

<p>La responsabilit&#224; del fallimento dell&#8217;operazione &#232; tutta politica: mancato rispetto delle normative urbanistiche provinciali, mancato coinvolgimento degli enti pubblici (compreso il Comune di Cavalese).</p>

<p>Perch&#233; tanta superficialit&#224; amministrativa e politica oggi dovrebbe venire pagata dai cittadini? I Comuni di Fiemme chiedevano un&#39;altra localizzazione o sostenevano la ricostruzione del nuovo ospedale sull&#8217;attuale sedime. Qualora a Mak costruzioni venisse riconosciuto un congruo risarcimento, a pagare dovrebbero essere il Presidente della Provincia e i suoi assessori.</p>

<p>Un tema che passiamo alla valutazione della Corte dei Conti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Il Trentino  e la dittatura del profitto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17468/il_trentino_e_la_dittatura_del_profitto</link><pubDate>Sat, 04 Jul 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>E&#8217; molto importante il confronto che si sta svolgendo attorno alla quotazione in borsa di Dolomiti Energia. Perch&#233; investe questioni strategiche per il Trentino. Alcune sono state gi&#224; messe in evidenza nel dibattito in corso, altre meno.</p>

<p>La prima &#232; il mito del &#8220;mercato&#8221;, supremo elemento regolatore dell&#8217;economia, entit&#224; cui la societ&#224; dovrebbe sottomettersi. Il discorso &#232; questo: DE per svilupparsi ha bisogno di ingenti capitali, circa duemila miliardi, la quotazione in borsa li assicurerebbe, la maggioranza delle quote proprietarie rimarrebbe in mani pubbliche, gli utili generati dagli investimenti ricadrebbero sulla comunit&#224;.</p>

<p>Abbiamo gi&#224; contestato questa visione della Borsa come albero degli zecchini d&#8217;oro, che elargisce soldi a gratis. Senza qui dilungarci in articolari tecnici, e byassando anche il cruciale momento p concessioni, il cuore del problema sta nel fatto che arbitro di DE non sarebbero pi&#249; i proprietari pubblici, ma le valutazioni del mercato azionario: se il mercato dice No, il valore crolla. E il mercato, anche a prescindere dai giochetti speculativi, ha un unico metro di riferimento: gli utili, Dolomiti sarebbe costretta a macinare utili.</p>

<p>Questo cosa vuol dire? Che la risorsa acqua, che ha molteplici, vitali funzioni, per la societ&#224; e il territorio, sarebbe obbligatoriamente destinata alla massimizzazione della produzione idroelettrica. Il Trentino consegnerebbe se stesso a Piazza Affari (o a Wall Street, se si realizzassero le fantasmagoriche previsioni di alcuni manager). Diritti dei lavoratori, esigenze del turismo, dell&#8217;agricoltura, sicurezza dell&#8217;ambiente, conterebbero zero, ci si mette in un meccanismo che stritola qualsiasi cosa ostacoli il dio profitto. E non il profitto del territorio, ma quello di una singola azienda. Sarebbe miopia assoluta.</p>

<p>Vediamo un caso, estremo ma esemplare, di una mentalit&#224; perversa eppur dominante. I bacini idroelettrici hanno anche una funzione di laminazione delle piene, ossia di contenimento delle acque in caso di piogge eccezionali. E&#8217; la funzione che ha svolto la diga di Santa Giustina nell&#8217;alluvione del 1966, quando ha trattenuto le acque del Noce, impedendo che si sovrapponessero a quelle dell&#8217;Avisio, esondate dentro Trento. Ma per svolgere questa funzione occorre preventivamente svuotare, sia pure in parte, il bacino, ossia perdere soldi, magari tanti soldi se poi le piogge non saranno intense come previsto. E quale manager di una societ&#224; quotata lo farebbe? Nessuno.</p>

<p>Si dir&#224;, &#232; un esempio estremo. Questo &#232; il punto: tutto quanto deprime gli utili diventa estremo, improbabile, e quindi irrilevante. Tanto poi, a pagare sar&#224; il territorio.</p>

<figure class=' s-18 m-18 l-450px x-450px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/07/fondo.jpg' alt=''></figure> 

<p>Qui si apre la seconda questione: il Trentino nel suo insieme. Come &#232; noto, proprietari di Dolomiti Energia sono un gruppo di privati (che con la quotazione faranno i soldi, tanti e subito, poi si vedr&#224;), la Provincia e i Comuni di Trento e Rovereto. Tralasciando i privati (che sono nomi che contano, e in questo discorso pesano) focalizziamoci su Provincia e soprattutto i Comuni delle due citt&#224;. Mentre le centrali e le dighe sono invece nelle valli.</p>

<p>Vale a dire, con la quotazione i proventi andrebbero alle citt&#224;, i rischi e gli oneri (per quanto riguarda agricoltura, turismo, ambiente) alle valli. La perdita di potest&#224; sull&#8217;acqua sar&#224; a carico dei comuni montani, che invece pensano (esagerano un po&#8217;, ma si possono capire) che l&#8217;acqua &#232; loro, le dighe sono loro, gli invasi sono loro. E di colpo non lo sono pi&#249;, tutto per dare pi&#249; soldi a Trento ladrona. Altro che i contrasti (ridicoli) sull&#8217;orso!</p>

<p>Se si vuole accentuare la spaccatura tra valli e citt&#224;, la ricetta &#232; servita. Sarebbe micidiale per la tenuta dell&#8217;insieme del Trentino. Difatti le valli si stanno mobilitando. Anche nelle citt&#224; (vedi il referendum anti-quotazione nello stesso Comune di Trento) le contrariet&#224; crescono e si fanno sentire. Sarebbe ora che finisse il tempo del predominio assoluto dell&#8217;economia, dei mercati, dei manager.</p>

<p><b>P. S</b>. C&#8217;&#232; chi assicura che anche rispetto a una societ&#224; quotata, efficaci organismi pubblici di vigilanza potrebbero utilmente regolamentare e controllare la gestione della risorsa idrica.</p>

<p>Non prendiamoci in giro: quando, attraverso la quotazione, l&#8217;assetto istituzionale e la cultura sottesa sono improntati alla massimizzazione del profitto, gli uffici di controllo possono poco o nulla (vedi l&#8217;attuale fine dell&#8217;Agenzia Protezione Ambiente).</p>

<p>Quando ai massimi livelli hai creato il buco, la pezza verr&#224; travolta.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/579/qt_n_7_luglio_2026">QT n. 7, luglio 2026</category></item><item><title>Saec, quelli che la spolpano</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17449/saec_quelli_che_la_spolpano</link><pubDate>Sat, 02 Nov 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Come i vertici Saec, credendo di fare affaroni, si legano mani e piedi a un architetto di Forl&#236;. Che &#232; molto pi&#249; furbo di loro.</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><h3>La nascita</h3>

<p>In principio era Globalbonus. Questo &#232; il nome della societ&#224; che viene costituita ad agosto 2020 e d&#224; origine a tutta la vicenda. Erano i tempi primigeni del 110 per cento. Il momento in cui un po&#8217; di gente capisce che l&#8217;invenzione del governo Conte per far ripartire l&#8217;economia travolta dal Covid era un mercato a s&#233; stante, che poteva fruttare gran bei soldini, comprando e rivendendo i crediti fiscali generati dalle ristrutturazioni di quasi ogni tipo di immobile. Lo capisce bene anche Seac, per la quale la materia fiscale &#232; pane quotidiano. Quindi perch&#233; non entrare nell&#8217;affare?</p>

<p>Il 20 agosto 2020 nasce perci&#242; da Seac la Globalbonus. E subito dopo, il 25 settembre, ci entra con il 50 per cento un&#8217;altra societ&#224;. Si chiama Techvisory ed &#232; propriet&#224; di Franco Bernab&#232;, banchiere, grande manager di stato, dirigente d&#8217;azienda e poi tutto quello che vi viene in mente, da presidente del Mart e della Biennale di Venezia a rappresentante del governo italiano per la ricostruzione del Kosovo. L&#8217;oggetto sociale, recita la visura camerale, &#232;: &#8220;lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico e pi&#249; specificamente l&#39;ideazione, la produzione e la commercializzazione di soluzioni basate su algoritmi innovativi quali modelli predittivi e intelligenza artificiale e/o tecnologie di ultima generazione ad alto valore aggiunto per lo sviluppo digitale delle attivit&#224;&#39; delle imprese&#8221;. Ampio e generico come si conviene per lanciarsi in un mercato di cui non si capivano ancora bene i contorni e le dinamiche.</p>

<p>In questa partnership, Seac aveva il know-how per muoversi nel mare tempestoso delle norme fiscali e Bernab&#232; voleva dire puro prestigio, oltre che grandi contatti. Le cose erano cominciate molto bene.</p>

<p>Il 110 aveva appena cominciato a macinare crediti fiscali quando arriva in Seac un signore che si chiama Fausto Farneti, architetto di Forl&#236;. Non sappiamo esattamente come ci arriva. (Rimando: abbiamo fatto un po&#8217; di domande al presidente della Seac Gianni Bort e al suo direttore Franco Cova e trovate le loro risposte nell&#8217;intervista che segue questo pezzo). A Farneti qualcuno ha proposto un grande affare da fare col 110: ci sono tre Comuni dell&#8217;Irpinia dove esistono ancora le vecchie casette costruite per gli sfollati del terremoto del 1980. I tre Comuni si chiamano Laviano, Conza e Calabritto. In ognuno c&#8217;&#232; una specie di vecchio villaggio del terremoto che, utilizzando le norme del 110, si potrebbe ricostruire ex novo e, per i Comuni, praticamente gratis. O meglio: con i soldi dei contribuenti che &#8220;pagano&#8221; il 110 sotto forma di crediti fiscali.</p>

<p>L&#8217;operazione &#232; grandicella: intorno ai 250 milioni di euro. Fino a quel momento Globalbonus/Seac pensava di fare solo una cosa: comprare dalle imprese i crediti fiscali generati dai lavori di ristrutturazione e rivenderli con un certo margine di guadagno. Quello che hanno fatto le Poste e molte banche. Il salto che propone l&#8217;architetto Farneti a Globalbonus/Seac &#232; diverso: costruiamo direttamente, generiamo noi quindi i crediti fiscali e poi li rivendiamo. Il doppio passaggio &#232; fonte di guadagno aggiuntivo.</p>

<p>In quel momento nasce Efficient Building. Che viene costituita formalmente il 24 febbraio 2021. Soci iniziali sono Globalbonus, che si tiene il 60 per cento, e una societ&#224; dell&#8217;architetto forlivese, la VRB, a cui va il 35 per cento. Pi&#249; un socio al 5 per cento che non ci interessa perch&#233; poi sparisce presto.</p>

<p>Fin dall&#8217;inizio la divisione dei compiti &#232; chiara: Globalbonus (con denaro Seac) si occuper&#224; delle finanze iniziali, del lavoro burocratico immane che richiede il 110 e di rivendere i crediti. Farneti diriger&#224; tutta la parte tecnica e operativa. Stabilito tutto questo, si apre la prima porta girevole perch&#233; gi&#224; il 17 giugno 2021, solo tre mesi dopo la costituzione, Fausto Farneti fa uscire la sua VRB dalla compagine sociale di Efficient. Non sappiamo a quanto venda quella partecipazione iniziale, ma intuiamo quel che riceve in cambio: un contratto con Efficient Building col quale si incarica un&#8217;altra societ&#224; controllata da Fausto Farneti e famiglia - si chiama Groma srl ed &#232; una societ&#224; di ingegneri - di fare tutto il lavoro tecnico per i progetti di ristrutturazione che Trento intende mettere in pista. Non solo progetti, ovviamente: anche la direzione lavori e il coordinamento del cantiere, i rapporti con i fornitori&#8230; Tutto quello che succede sul campo. Il compenso &#232; notevole: il 19,5% del valore dei cantieri che verranno seguiti. La percentuale &#232; sontuosa, il massimo consentito dalle norme del 110 per i costi tecnici. Normalmente il costo dei tecnici nel campo immobiliare &#232; intorno al 10% del valore totale dei lavori. Pu&#242; anche essere pi&#249; alto, ma - come logica suggerisce - pi&#249; sale il valore del cantiere, pi&#249; scende la percentuale che va ai progettisti. Qui il contatore dice che, sull&#8217;operazione in Campania, Fausto Farneti avrebbe messo in tasca 50 milioni di euro.</p>

<h3>L&#8217;evoluzione</h3>

<p>L&#8217;autunno del 2021, tra via Solteri e Forl&#236;, &#232; occupato, ipotizziamo, dal lavorio preparatorio che serve a far partire le grandi operazioni immobiliari. Trattative pre-contratti, sopralluoghi tecnici, prime ipotesi progettuali. Lo diciamo a ragion veduta, perch&#233; molti contratti, sia con i fornitori che con il cliente - la Onlus Polis Mathera - arrivano alla firma tra fine dicembre e i primi mesi del 2022.</p>

<p>La data che ci interessa, in questo periodo, &#232; il 6 dicembre 2021, quando le porte girevoli ricominciano a muoversi. Tenete presente che in quel momento, se abbiamo interpretato bene gli atti depositati in Camera di Commercio, la societ&#224; Efficient Building &#232; quasi al 100% in mano a Globalbonus/Seac. E che, pur avendo cominciato le proprie attivit&#224; solo da nove mesi, ha gi&#224; iniziato a fare utili. Il bilancio 2021 infatti riporta un reddito netto, pagate le tasse, di 265mila euro. Il mercato dei crediti fiscali va forte. Inoltre tutti sanno che l&#8217;operazione in Campania &#232; sulla pista di decollo: i contratti relativi saranno firmati dopo poche settimane.</p>

<p>In quel momento Globalbonus/Seac decide di vendere la societ&#224;. A chi cede questa gallinella che sta per fare uova d&#8217;oro? Vi facciamo l&#8217;elenco. Il primo acquirente &#232; una societ&#224; neo-costituita, che si chiama Green Light Holding ed &#232;, attraverso un&#8217;altra societ&#224; chiamata Gea srl, propriet&#224; di Filippo Farneti, figlio di Fausto Farneti. Green Light Holding si prende il 51% di Efficient, quindi i Farneti hanno la maggioranza. Un altro 25% va ad un&#8217;altra societ&#224;, Ambiente Energia, che fa capo a Pasquale Vessa, futuro, ma al tempo probabilmente gi&#224; certo, fornitore di Efficient per i cantieri in Campania. Un 10% viene venduto a Delta Informatica e il restante 14% se lo prende direttamente Seac.</p>

<p>Gi&#224; vendere una societ&#224; col vento in poppa non &#232; consueto. Ma quando andiamo a controllare i bilanci delle varie societ&#224; coinvolte scopriamo che Green Light Holding/Famiglia Farneti paga la sua quota al valore nominale, ovvero 51.000 euro. Non sappiamo a quanto vengano cedute le altre quote, ma sicuramente gi&#224; solo questa cifra lascia basiti, per una societ&#224; che in quel momento prevede concretamente di guadagnare qualche milione di euro nei prossimi due o tre anni. Una decisione incomprensibile (la spiegazione che ci danno in via Solteri la trovate nell&#8217;intervista che segue).</p>

<p>Ciliegina sulla torta, Seac sa gi&#224; in quel momento che anticiper&#224; i finanziamenti necessari per far partire i cantieri in Campania. E infatti a inizio 2022 Seac finanzia Efficient Building con 11 milioni e mezzo di euro. Prestito fruttifero, tutto regolare. Soldi che dovevano tornare una volta creati e poi venduti i crediti fiscali. Tutto sensato.</p>

<p>Ma resta per noi comuni mortali la difficolt&#224; di capire perch&#233; spogliarsi del controllo di una societ&#224; a cui stai per mettere in mano 11 milioni e mezzo di euro. E farlo per un pugno di noccioline. Ultimo dato importante. Quando Global Bonus vende in toto le azioni di Efficient Building, da questa operazione esce di conseguenza anche Franco Bernab&#232; con tutto il portato di prestigio e contatti che una tale personalit&#224; poteva avere. In qualche modo ci pare che cambi la natura stessa dell&#8217;iniziativa economica. Non a caso poi cambiano anche radicalmente i vertici della societ&#224;. A fare da presidente viene chiamato un docente della Statale di Milano, l&#8217;ing. Alessandro Segale. Al suo fianco come amministratori delegati troviamo Mauro Bonvicin, legato a Seac in quanto presidente dei grossisti trentini e un signore che si chiama Giuseppe Iachini, di professione amministratore di societ&#224;, legato a filo doppio con la famiglia Farneti.</p>

<h3>La luce verde</h3>

<p>&#200; molto probabile che Green Light Holding venga costituita appositamente per acquisire le quote di Efficient Building perch&#233; la sua data di nascita &#232; il 24 novembre 2021, due settimane prima di prendersi la maggioranza di Efficient. Per chi si fosse perso la prima puntata di questa storia, ricordiamo che Fausto Farneti &#232; quel signore che, mentre comprava la maggioranza di Efficient Building a prezzo da regalo, andava da uno dei futuri fornitori di Efficient Building, Pierluigi Reviglio della Serremar, a chiedergli una &#8220;commissione&#8221; da un milione e 200mila euro sul contratto che stava per firmare con la stessa Efficient. Cosa di cui a Trento dicono di non aver saputo nulla fino all&#8217;arrivo della magistratura (vedete l&#8217;intervista anche su questo aspetto).</p>

<p>Ma su questa scatola societaria ci sono altre cose da dire. Nei primi mesi del 2022 anche qui ci sono delle new entry. Due piccole societ&#224;, pure fresche di costituzione a novembre 2021, entrano nell&#8217;assetto proprietario di Efficient - che nel frattempo ha messo in moto la macchina dei lavori in Campania. Una si chiama Fiscal Bonus Consulting ed &#232; in mano a Maurizio Consonni, il commercialista fiorentino che controller&#224; le carte dei cantieri in Campania e dir&#224; che va tutto bene. La magistratura salernitana lo indaga insieme a varie altre persone.</p>

<p>La seconda si chiama Iaco. Di propriet&#224; di due personaggi: Giuseppe Iachini e Marco Mini. Entrambi legati a Fausto Farneti perch&#233; soci di minoranza della sua Groma, la societ&#224; di ingegneria che ha in mano tutti i lavori dell&#8217;operazione in Campania. Ma c&#8217;&#232; un aspetto curioso: sulla quasi totalit&#224; delle quote di questa societ&#224; c&#8217;&#232; un usufrutto, cosa assai anomala nelle societ&#224; a responsabilit&#224; limitata. Ancor pi&#249; strano: l&#8217;usufrutto &#232; a nome di Franco Cova, direttore di Seac. Le due piccole societ&#224; hanno rispettivamente il 6 e il 5 per cento del capitale di Green Light. Noi non capiamo la ragione di questa presenza. Voi andate all&#8217;intervista per vedere la spiegazione che ci d&#224; Franco Cova. Non esauriente, dal nostro punto di vista.</p>

<p>Da qui in poi dobbiamo fare un &#8220;avanti veloce&#8221;. Durante il 2022 dovrebbero funzionare a pieno ritmo i cantieri in Campania. Ma quello di Laviano, in assoluto il pi&#249; grande, che vale met&#224; dell&#8217;operazione messa in piedi, cio&#232; circa 120 milioni, si incaglia subito. Come vi abbiamo raccontato nel numero di QT di ottobre, nelle casette da ristrutturare ci vivono ancora gli inquilini, la ditta che deve fare le fondamenta non le fa e quindi non si pu&#242; &#8220;tirar su&#8221; niente e cos&#236; via. Questo incaglia a cascata il meccanismo della riscossione dei crediti fiscali e la macchina si imballa.</p>

<p>In questa fase comunque qualcuno ci guadagna: tutti i fornitori che ricevono gli acconti sui contratti che complessivamente costano gli 11 milioni e mezzo di euro messi da Seac. Tra i fornitori c&#8217;&#232; anche il progettista, va da s&#233;. Il quale progettista, architetto Fausto Farneti, sarebbe da contratto responsabile del buon andamento dei cantieri stessi. O di fare quello che serve per disincagliarli. Secondo Pierluigi Reviglio (vedete sempre QT di ottobre) Farneti &#8220;si sar&#224; visto un paio di volte in cantiere&#8221;. E sempre Farneti dovrebbe dare una scrollata alla ditta che deve fare le fondamenta, la Ambiente Energia di Pasquale Vessa, l&#8217;ex deputato berlusconiano diventato immobiliarista con scarsa fortuna e qualche pignoramento pendente.</p>

<p>Ma da quando si &#232; messo in societ&#224; con i trentini le cose sembrano andargli bene. La sua ditta, che fino a quel momento aveva avuto fatturati irrisori, nel 2022 e 2023 schizza ad un paio di milioni l&#8217;anno di fatturato. Gli va bene anche quando decide di uscire dalla compagine societaria di Efficient Building, dove aveva il 25%. Quota che non sappiamo quanto abbia pagato quando l&#8217;ha acquisita, ma che Seac gli paga 376mila euro il 26 ottobre 2022 quando gliela ricompra. Porticina girevole abbastanza lucrosa per Pasquale Vessa.</p>

<p>In ogni caso all&#8217;inizio del 2023 il cantiere di Laviano, il primo che era stato avviato, si ferma. E nessuno chiede conto all&#8217;architetto Farneti di quel che sta succedendo. Vabb&#232; che gli hanno regalato il controllo di Efficient Building e quindi dovrebbe chiedere conto a se stesso. Per&#242; &#232; sempre Seac che paga tutto quello che c&#8217;&#232; da pagare. E siamo gi&#224; ben oltre i primi 11 milioni e mezzo (vi rimandiamo di nuovo all&#8217;intervista per quanto riguarda l&#8217;atteggiamento dei trentini verso Farneti).</p>

<p>Poi a marzo 2023 finalmente i crediti fiscali si sbloccano e le cose sembrano rimettersi sui binari, ma in quel momento dal sud cominciano ad arrivare onde sismiche.</p>

<p>A giugno 2023 PolisMathera, la Onlus con un solo dipendente che i Comuni hanno incaricato di fare da Committente per i lavori e in futuro di gestire i villaggi ristrutturati, tenta di disdire il contratto con Efficient Building. Discussioni, avvocati, tempo che passa.</p>

<p>A luglio 2023 arriva la mazzata: i pm di Salerno mandano carte bollenti e sequestrano i crediti fiscali appena concessi dall&#8217;Agenzia delle Entrate. Efficient Building &#232; in difficolt&#224; e Seac continua ad aprire il portafoglio, pur essendo solo un socio di minoranza al 14%. Alla fine del 2023 Seac ha dato ad Efficient Building oltre 23 milioni di euro. Pi&#249; altri 16 circa di garanzie prestate per conto della societ&#224;. I conti del 2023 sono da mani nei capelli: il bilancio chiuder&#224; con 12 milioni di perdite. Ed &#232; qui che si apre la porta girevole pi&#249; eclatante di questa storia.</p>

<h3>L&#8217;ultimo giro</h3>

<p>Al 20 dicembre 2023 Seac decide di ricomprarsi il controllo pieno di Efficient Building (salvo il 10% in mano a Delta Informatica che ha un rapporto d&#8217;acciaio con Seac). E paga la quota ancora in mano a Green Light - che a quel punto era del 49% per via di piccoli passaggi di quote precedenti - la spettacolare cifra di 2 milioni e 650mila euro.</p>

<p>Per chi avesse perso il filo riassumiamo. Tu nel 2021 hai una societ&#224; che sta per guadagnare non bene, benissimo e ne dai via la maggioranza a 51mila euro. Poi succede di tutto, i conti non tornano pi&#249; e c&#8217;&#232; in corso un&#8217;indagine penale pesante in cui ti accusano di aver fatto fatture false per incassare i crediti del 110, e tu ricompri il controllo di quella stessa societ&#224; a pi&#249; di due milioni e mezzo di euro? Non troviamo un senso qualunque in questa decisione (vedete sempre l&#8217;intervista con le spiegazioni dateci dalla dirigenza Seac).</p>

<p>La famiglia Farneti ha guadagnato, solo con le porte girevoli, due milioni e 600mila euro. Pi&#249;, ovviamente, tutti i compensi pagati per il ruolo di progettisti e direzione lavori dei cantieri. Se pensate che a questo punto Seac abbia detto: &#8220;Costi quello che costi dobbiamo togliere di mezzo la famiglia Farneti&#8221; sbagliate. Perch&#233; Fausto Farneti &#232; ancora oggi il dominus dei cantieri attualmente aperti in Campania, a Conza e Calabritto. E non solo: a met&#224; 2024 la societ&#224; Efficient Building lo fa suo direttore tecnico.</p>

<p>Infine una piccola appendice. Torniamo indietro, alla fine del 2021. In quel momento Seac costituisce un&#8217;altra societ&#224; con la famiglia Farneti, la InnovaGroup. Che dovrebbe - recita l&#8217;oggetto sociale - fornire servizi per lo sviluppo e la razionalizzazione delle imprese agricole. Una societ&#224; della quale la famiglia Farneti detiene il 60% e Seac il 40%. Come in uno schema che si ripete, Seac &#232; in minoranza nella societ&#224;. Ma questo non le impedisce di finanziarla lautamente: 3 milioni di euro nel 2022 e altri 638mila euro nel 2023. Innovagroup - amministrata dal solito Iachini - ci compra una cantina in Sicilia e un vecchio monastero. L&#8217;operazione (di cui si parla nell&#8217;intervista a seguire) non funziona come previsto. Ma quello che qui ci interessa - e non capiamo - &#232; questa tendenza a finanziare a pi&#232; di lista le idee di Fausto Farneti e famiglia. E a non chiedere mai conto di quello che Farneti fa con i soldi di Seac.</p>

<p>Ci chiediamo infine cosa pensano di tutta questa vicenda i veri proprietari di Seac, i tanti commercianti e albergatori associati all&#8217;Unione Commercio e Turismo. Perch&#233; &#232; l&#8217;Unione ad avere in mano la stragrande maggioranza delle azioni di Seac, ben il 69 per cento. E quindi, alla fine della catena, i soldi che vengono spesi o guadagnati sono di loro propriet&#224;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/558/qt_n_11_novembre_2024">QT n. 11, novembre 2024</category></item><item><title>Renato Ballardini visto da QT</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17447/renato_ballardini_visto_da_qt</link><pubDate>Sat, 02 Nov 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Sono stati celebrati a Riva i 97 anni di Renato Ballardini, durante la guerra giovanissimo partigiano, e poi avvocato e deputato socialista per cinque legislature, presidente delle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro, deputato a Bruxelles, dove fu anche vice presidente del Parlamento Europeo. Fu anche redattore di Questotrentino. &#200; in questa veste che ci sentiamo di volerlo, affettuosamente, ricordare.</p>

<p>A dire il vero alcuni di noi, nel ruolo di attivisti della sinistra radicale (sostanzialmente il gruppo del Manifesto) lo avevamo incontrato verso la met&#224; degli anni &#8216;70. Lui cinquantenne, parlamentare di quelli che contano, era interessato a noi ventenni idealisti: ci teneva a sottolineare come le idealit&#224; ci fossero comuni, e come trovasse interessante la nostra attivit&#224; al di fuori delle istituzioni, ma era chiaro, senza che lo dicesse esplicitamente, che della nostra efficacia e concretezza dubitava.</p>

<p>La storia poi ci avrebbe avvicinato. Noi nel 1980 fondammo Questotrentino, e pur con ambizioni pi&#249; limitate e mezzi modesti iniziammo davvero a incidere. Lui nel 1981 se ne and&#242; dal Partito Socialista di Bettino Craxi sbattendo violentemente la porta: il PSI era ormai un partito governato da persone dedite al malaffare (cosa che dieci anni dopo fu certificata dalla magistratura). Nella sua dichiarazione, ripresa da tutti i media nazionali, indic&#242; Questotrentino come un esempio positivo, di come nella societ&#224;, soprattutto tra i giovani, ci fossero gli anticorpi alla malaugurata deriva che lui vedeva imboccata da tanta parte della politica italiana.</p>

<p>Fu nella logica delle cose incontrarci. Renato divenne nostro redattore. Era chiaramente un punto di riferimento: il nostro editorialista di punta, su cui contare per la grande esperienza anche internazionale. Era passato dai vertici europei alla modesta redazione di un giornale volontario: eppure non lo viveva come un declassamento, si trov&#242; invece molto pi&#249; a disagio quando, eletto in Consiglio Provinciale, ben presto visse come asfittico quel luogo, a differenza della nostra sede: si vedeva che si trovava bene nel discutere con noi, scrivere, godere dei momenti di convivialit&#224;.</p>

<p>Era anche la persona equilibrata in grado di risolvere le tensioni. E di affrontare con fiducia ed ottimismo i momenti di difficolt&#224; economica: &#8220;Ma no, ragazzi, questi sono problemi che si risolvono&#8230;&#8221;</p>

<p>Fu anche un baluardo dal punto di vista legale. Le esperienze come la nostra &#8211; scoprimmo poi &#8211; in Italia sono state sempre a rischio per via delle cause, talora pretestuose, impiantate apposta per metterle a tacere. Se anche vinci la causa ma devi pagare l&#8217;avvocato, le spese legali, devi arrabattarti per mettere insieme mille documenti, alla fine rischi di non farcela pi&#249;, anche se sei un collettivo agguerrito.</p>

<p>L&#8217;avvocato Ballardini, tra i pi&#249; autorevoli del foro di Trento, era un difensore che incuteva rispetto ai colleghi e ai magistrati, per di pi&#249; era gratis, pagava di tasca propria le spese processuali, preventivamente revisionava ogni articolo potenzialmente pericoloso e poi, se del caso, ci difendeva con passione.</p>

<p>In breve, dopo che politici del massimo livello provinciale rimediarono con noi figuracce in Tribunale, si cap&#236; che avevamo le spalle molto larghe e che forse era meglio lasciarci in pace e sopportarci. E la tutela legale &#232; stato uno dei motivi della durata, anomala in Italia, di un&#8217;esperienza autogestita e indipendente come Questotrentino.</p>

<p>Dopo Ballardini altri legali, nel corso dei decenni, ne presero il posto; sento il dovere di ricordare Arrigo Monari, Mauro Bondi, Gianfranco de Bertolini, e oggi Cinzia Marsilli e Paolo Chiariello.</p>

<p>Ricordo ancora, con Renato, quando il querelante era un magistrato, le trasferte a Venezia oppure a Brescia: lunghi viaggi in amicizia, a parlare un po&#8217; della causa, ma soprattutto di politica, una passione che sempre ci accomunava, oppure di varia umanit&#224;, di esperienze di vita.</p>

<p>A QT lo ricordiamo tutti con grande stima, riconoscenza, affetto. &#8220;Beh, non sono ancora morto!&#8221; immagino la reazione di Renato a questo articolo. S&#236;, Renato, sei sempre tra noi, ma queste cose &#232; meglio dirsele ancora da vivi.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/558/qt_n_11_novembre_2024">QT n. 11, novembre 2024</category></item><item><title>Crollo della democrazia?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17446/crollo_della_democrazia</link><pubDate>Sat, 02 Nov 2024 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Mentre scriviamo Trump &#232; dato favorito, sia pur leggermente, alle imminenti elezioni americane. Un golpista, narcisista, incompetente, sessista, mentalmente instabile e &#8211; sostanzialmente &#8211; fascista. In contemporanea Israele sta procedendo in una sistematica eliminazione della presenza palestinese a Gaza, e nella frammentazione del territorio e il soffocamento della comunit&#224; in Cisgiordania.</p>

<p>Per&#242; Stati Uniti e Israele sono due democrazie, si dir&#224;. Invece proprio questo &#232; il punto: le due derive descrivono in maniera evidentissima l&#8217;attuale crisi della democrazia. Una crisi comica fino al grottesco la prima, tragica e disumana la seconda.</p>

<p>Come si &#232; potuti arrivare a tanto? Anche perch&#233; questo disastro &#232; un buco nero. E come tutti i buchi neri, tende ad allargarsi. L&#8217;esempio sciorinato davanti agli occhi dei paesi del Terzo Mondo li far&#224; allontanare dagli ideali democratici: che attrattiva possono avere, se portano a tali esiti? E il tam tam dei media che &#8211; giustamente, in teoria &#8211; distingue tra paesi democratici ed autocratici, &#232; destinato a perdere sempre pi&#249; credibilit&#224;. Si narra che al tempo della prima invasione americana dell&#8217;Irak, un giovane del posto andasse festoso incontro alle truppe a stelle e strisce. &#8220;Cosa ti aspetti dall&#8217;Occidente?&#8221; gli chiesero. &#8220;Sesso e democrazia&#8221; fu la risposta, colma a nostro avviso di buon senso. Oggi dubitiamo che la risposta sarebbe la stessa, almeno nella sua seconda parte. E&#8217; facile prevedere quindi che tale involuzione, se non contrastata, sar&#224; gravemente controproducente. Per cui innanzitutto &#232; importante interrogarsi sui suoi perch&#233;. Come &#232; potuto succedere?</p>

<p>La prima risposta viene da una dinamica da tempo individuata: la crescita esponenziale, da trent&#8217;anni almeno, delle disuguaglianze. Non &#232; un caso che Trump abbia tra i suoi pi&#249; accesi sostenitori i blue collar, i lavoratori manuali, in America molto pi&#249; esposti alla disoccupazione, all&#8217;inflazione, alla mancanza di sanit&#224; pubblica. Come non &#232; un caso che la classe operaia italiana sia oggi per la Lega o per Fratelli d&#8217;Italia. N&#233; il probabile fallimento, sul medio periodo, del centrodestra italiano cambier&#224; granch&#233;: se l&#8217;ultimo pifferaio ha fallito, ne spunter&#224; un altro con nuove promesse.</p>

<p>Analogamente in America: l&#8217;establishment ha perso di credibilit&#224;, e cos&#236; i partiti e gli esponenti che si rifanno alla politica degli ultimi decenni. Quindi largo ai santoni, ai ducetti, ai televenditori, o peggio, a chi ti presenta la guerra come soluzione, magari ammantata da risposta a un eccidio terroristico, vedi Israele.</p>

<p>La politica, che ha seminato disuguaglianza e insicurezza (vedi non tanto l&#8217;immigrato, ma lo strisciante smantellamento della sanit&#224; pubblica), mina alle basi la coesione sociale. La cultura piegata all&#8217;economia, anzi all&#8217;impresa (sono sempre pi&#249; pressanti le spinte per rendere la scuola un&#8217;articolazione del sistema produttivo) sposta l&#8217;accento dalla coscienza dell&#8217;individuo alle leggi del mercato. L&#8217;homo aeconomicus, e il resto sono sciocchezze. A quel punto gli ideali democratici sono un imbroglio (&#8220;come mai, come mai, sempre in culo agli operai?&#8221;), la cultura cui sono sottesi non esiste, soppiantata dal culto del mercato; e in definitiva crollano. Per questo, pi&#249; ancora che dal pur doveroso contrasto alle risorgenti nostalgie fascistoidi, bisogner&#224; ripartire da una lotta tenace a questa economia e a questa cultura. Che oggi &#232; dominante, e che alla nostra societ&#224;, per ora pacifica e sicura, sta gradatamente scavando la fossa.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/558/qt_n_11_novembre_2024">QT n. 11, novembre 2024</category></item><item><title>Bentornati!</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17445/bentornati</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><div class='scheda'>
<h4>Non solo Flotilla</h4>

<p>&quot;La Flotilla? Dovrebbe chiamarsi Fottiglia&quot;, &quot;Pro pal? Pro palle, altro che&#8230;&quot;, &quot;Difenderli? Mi fanno orrore, neanche per un milione di euro: sono falsi, provocatori, aggressivi, scappati di casa che non hanno niente da fare, non hanno un lavoro&quot;.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/cime_last.jpg' alt=''></figure> 

<p>A parlare &#232; Annamaria Bernardini De Pace, ospite del programma radiofonico La Zanzara. Ai microfoni di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, l&#39;avvocata si &#232; lasciata andare: &quot;Io fascista? Assolutamente no, amo Che Guevara, era un bell&#8217;uomo, me lo sarei fatto, oggi non c&#8217;&#232; un uomo che mi fa sangue. Le donne? Sono pi&#249; brave a uccidere degli uomini, spesso usano il veleno. Femminicidi? Non sopporto questo termine, oggi sono gli uomini a essere in pericolo. Ci vorrebbe una cooperativa di uomini, quello che ti mantiene, quello che ti fa ridere, quello che sa fare sesso e quello intelligente, un uomo solo non pu&#242; darti tutte queste cose. Il sesso? Fondamentale, l&#8217;uomo deve saperlo fare bene cos&#236; ti impedisce di lasciarlo&quot;.</p>

<p>Libero, 12 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>L&#39;amico americano</h4>

<p>La flottiglia filo-terroristica che tenta di raggiungere Gaza &#232; un tentativo assurdo di minare i progressi compiuti dal Presidente Trump verso una pace duratura nella regione; il Tesoro continuer&#224; a stroncare le reti globali di sostegno finanziario di Hamas, ovunque si trovino nel mondo.</p>

<p>Scott Bressent, segretario americano del Tesoro. 17 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>I soliti radical chic</h4>

<p>La caravella guidata dai radical chic figli di pap&#224; con la kefiah al collo e il Rolex al polso, convinti che basti gridare &quot;pace&quot; per ottenerla, &#232; stata fermata dall&#8217;esercito israeliano. E in un amen si sono moltiplicati gli appelli, le accuse al governo di Tel Aviv e le prese di posizione a favore dei presunti portatori di pace. Eppure a capo dell&#8217;imbarcazione ci sono persone che hanno legami davvero poco trasparenti con organizzazione terroristiche e un passato quantomeno nebuloso.</p>

<p>Il Tempo, 19 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>Lui non ci casca</h4>

<p>Tutti a piangere per i poverini della Flotilla: io No.</p>

<p>Renato Porro, Youtube, 20 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>La cruda verit&#224;</h4>

<p>Ecco che arriva un altro gruppo, 140 sostenitori dei terroristi. Vi assicuro che non hanno portato alcun aiuto umanitario, non hanno nulla a che fare con gli aiuti umanitari. Arrivano ubriachi, sostenitori del terrorismo, per cercare di colpire le frontiere dello Stato di Israele, di violare il blocco navale. Gli aiutanti dei terroristi devono andare in prigione. Li rimanderemo ovviamente indietro nei loro Paesi. Voglio elogiare le combattenti e i combattenti della Marina, il comandante della Marina, che hanno fatto un lavoro eccezionale nel prendere il controllo in alto mare e naturalmente alla polizia di Israele, alle agenti e agli agenti e al servizio penitenziario, che qui stanno facendo un ottimo lavoro, espellendo i sostenitori dei terroristi e portandoli dove devono stare: nei centri di detenzione. Ecco cosa succede ai sostenitori del terrorismo che vengono a rompere l&#39;assedio su Gaza. Quelli che arrivano sentono in loop &#39;HaTikvah&#39; (l&#39;inno israeliano, ndr), affinch&#233; capiscano cosa accade a chi arriva in questo modo nello Stato di Israele.</p>

<p>Miri Regev, ministra dei Trasporti israeliana, 21 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>Questi quattro sfigati</h4>

<p>Ancora stiamo a parlare della Global Sumud Flotilla e delle sue reiterate provocazioni contro Israele e per aiutare la propaganda mediatica di Hamas? Possiamo dire che la questione ci ha francamente stufato? Ma anche basta di parlare di questi quattro sfigati, figli di pap&#224;, che hanno abbracciato la via crocieristica alla liberazione delle masse oppresse. Qui in Italia stiamo come stiamo e ci dobbiamo preoccupare di questa allegra congrega di utili idioti? Ancora qualche ora e la cagnara antisraeliana si placher&#224; per effetto della liberazione dei &#8220;martiri in salopette&#8221; che verranno rispediti ai loro Paesi d&#8217;origine. Va bene cos&#236;, ci faremo andar gi&#249; anche quest&#8217;ultima invereconda pagliacciata dei &#8220;buoni&#8221; pacifisti filo-terroristi.</p>

<p>L&#39;Opinione delle libert&#224;, 21 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>La Flotilla terrorista</h4>

<p>Tra loro ci sono studenti, professionisti, insegnanti, politici, giornalisti e persone di ogni tipo, spesso al loro primo viaggio per mare su una barca. Sono loro il &quot;volto presentabile&quot; della Flotilla, mossi chi da una certa ingenuit&#224; e chi dall&#39;ideologia utopistica. Ma poi c&#39;&#232; un altro lato, pi&#249; fosco e oscuro, Non esistono ancora sentenze definitive, non ci sono evidenze incontrovertibili eppure, da pi&#249; parti, la Flotilla &#232; accusata di agire come un avamposto di Hamas. Israele lo dichiara da sempre...&quot;</p>

<p>Il Giornale, 21 maggio</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Cattivismo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17444/cattivismo</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>&#200; una cerimonia che da diversi anni si svolge, in occasione della Festa della Repubblica, in circa 300 citt&#224; italiane: Milano, Torino, Napoli, Bologna, Firenze, Perugia, Ferrara, Bergamo... fino a Rovereto, dove &#232; stata istituita nel novembre scorso. E che consiste nel conferimento della cittadinanza onoraria (o &#8220;di comunit&#224;&#8221;) ai minori stranieri nati in Italia che abbiamo completato un ciclo scolastico. Il certificato che viene rilasciato ai ragazzi in questa occasione non vuole avere valore giuridico: &#232; per&#242; un gesto simbolico che mira a far sentire i giovani &#8211; e le loro famiglie &#8211; come facenti parte della comunit&#224; locale, e a tener aperto il dibattito sullo &#8220;ius scholae&#8221;. Un tocco di inclusione in un panorama dominato dal cattivismo xenofobo.</p>

<p>Anche il Comune di Trento, nella persona dell&#39;assessora Giulia Casonato, nelle settimane scorse ha manifestato l&#39;intenzione di adottare questa procedura, trovando per&#242; nelle opposizioni del Consiglio comunale un muro di no.</p>

<p>Del resto il Trentino &#232; la Provincia che ha smantellato l&#39;accoglienza diffusa (dimezzato il numero dei richiedenti asilo accolti, ospitandoli per di pi&#249; in grandi strutture centralizzate, con inevitabili conseguenze fallimentari); &#232; la Provincia condannata dalla Consulta di aver violato l&#39;art. 3 della Costituzione per aver preteso dagli stranieri 10 anni di residenza per l&#39;accesso alle case Itea. &#200; la Provincia, insomma, governata da una destra che quando parla di cittadinanza lo fa proponendo di cancellarla per chi (immigrato, s&#39;intende) commetta dei reati. E cos&#236; anche questo piccolo gesto di ospitalit&#224; rivolto agli stranieri affinch&#233; si sentano partecipi della societ&#224; in cui vivono ha suscitato dure obiezioni di varia natura.</p>

<p>Prima accusa: &#232; una proposta strumentale, un modo per cercare di acchiappare il voto degli immigrati (che non votano). Poi &#232; un imbroglio: si illudono quei poveretti con un pezzo di carta che non ha nessun valore. Poi la cittadinanza, anche se simbolica, dovrebbe semmai essere concessa dallo Stato e non dal Comune.</p>

<p>Pausa surreale con la dichiarazione di Devid Moranduzzo (Lega): &#8220;Questi giovani comportandosi bene e rispettando le regole si dimostrano gi&#224; integrati. Presentare questa richiesta in consiglio comunale, non &#232; stato fatto prima e non credo abbia senso farlo ora con un Governo che su questi temi la pensa diversamente&#8221;.</p>

<p>Per Antonio De Leo, capogruppo di Forza Italia in Comune, l&#39;operazione sarebbe addirittura controproducente: &#8220;Il rischio concreto di questa operazione di facciata &#232; quello di innescare una profonda delusione nei ragazzi coinvolti. Offrire un&#39;illusione formale, una bandierina ideologica che non modifica in alcun modo lo status giuridico o amministrativo dei giovani, delude le loro legittime aspettative, creando divisioni anzich&#233; coesione&#8221;.</p>

<p>Infine il pezzo da 90, la presidente trentina di FdI e assessora all&#39;istruzione Francesca Gerosa, che parla di una mossa puramente propagandistica: &#8220;Guardano a quei ragazzi perch&#233; la sinistra cerca di pescare voti in quel tessuto sociale. E lo fa dando un&#39;etichetta, che &#232; discriminatoria, come fosse una scorciatoia per aggirare la legge sulla cittadinanza&#8221;. In aggiunta: per integrare i giovani stranieri, c&#39;&#232; gi&#224; la scuola, che, supportata dai finanziamenti della Provincia, fa un gran lavoro per farli sentire integrati. &#8220;Quindi tutte le scuole stanno gi&#224; facendo quello che va fatto e non si aspettano le iniziative del Comune nelle scuole&#8221;.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/sfo4.jpg' alt=''></figure> 

<p>Ma ancora non basta: per istituire la cittadinanza di comunit&#224; occorre modificare lo Statuto; ma &#8220;lo Statuto &#232; patrimonio di tutti, invece la maggioranza lo vuole modificare per ragioni politiche di una parte e per un obiettivo politico. I ragazzi e le ragazze straniere fanno gi&#224; parte della comunit&#224; nel momento in cui hanno la residenza. Quindi &#232; una politicizzazione ideologica del tema&#8221;.</p>

<p>Fino alla consueta botta finale: ci sono cose ben pi&#249; importanti a cui pensare! &#8220;Il Comune invece di cambiare lo Statuto pensi al traffico impossibile, ai negozi che chiudono, al fenomeno dell&#39;illegalit&#224; e della sicurezza&#8221;.</p>

<p>C&#39;&#232; poco da illudersi: gi&#224; prima erano cattivi, adesso poi che c&#39;&#232; da inseguire Vannacci!</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Un amore contrastato  nell&#8217;America del maccartismo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17443/un_amore_contrastato_nell_america_del_maccartismo</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Serie TV</div><div>&#8220;Fellow Travelers&#8221;
Paramount+, 8 episodi
</div><div>di Matilda Cestari</div><div><p>&#8220;Fellow Travelers&#8221;, in italiano &#8220;Compagni di viaggio&#8221;, &#232; una miniserie molto intensa e ben narrata, che, purtroppo, ha avuto poca risonanza al momento della sua uscita sulle piattaforme. La storia si sviluppa nell&#8217;arco di trent&#8217;anni, tra gli anni &#8216;50 e gli anni &#8217;80 negli Stati Uniti, e intreccia gli eventi storici che segnano ogni decade con le vite dei protagonisti, in particolare con la tormentata storia d&#8217;amore tra Tim (Jonathan Bailey) e Hawk (Matt Bomer).</p>

<p>I due uomini si conoscono durante il periodo del maccartismo, quando l&#8217;omosessualit&#224; veniva repressa e punita, e iniziano una relazione segreta ma passionale destinata a segnare le loro vite per decenni.</p>

<p>Tra di loro si instaura una dinamica di potere ben definita, che con il passare degli anni finir&#224; per ribaltarsi, anche in relazione al diverso modo in cui i due affrontano il contesto politico-sociale in cui vivono. Hawk &#232; inizialmente la figura dominante della coppia, forte della maggiore et&#224; e della sua posizione lavorativa di prestigio rispetto a Tim, pi&#249; giovane e profondamente affascinato da lui. Se da una parte Hawk si presenta al mondo come un uomo perfettamente aderente al modello maschile dell&#8217;epoca, nascondendo la sua omosessualit&#224; per proteggersi dallo stigma, Tim &#232; invece impegnato in un percorso di scoperta personale: non vive mai la propria natura come una colpa, nonostante la sua religiosit&#224;, e desidera poter amare Hawk liberamente.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_matilda.jpg' alt=''></figure> 

<p>L&#8217;evoluzione del rapporto tra i due personaggi, sullo sfondo della Storia americana, rappresenta uno dei maggiori punti di forza della serie. &#8220;Fellow Travelers&#8221; riesce infatti a intrecciare con grande accuratezza &#8211; anche attraverso costumi e scenografie &#8211; tematiche politiche, storiche e sociali che hanno segnato la comunit&#224; LGBTQI+ dal maccartismo all&#8217;edonismo degli anni &#8216;70 e fino alla diffusione dell&#8217;AIDS, con la dimensione pi&#249; intima e privata della relazione tra Tim e Hawk.</p>

<p>Le interpretazioni di Matt Bomer e Jonathan Bailey coinvolgono emotivamente lo spettatore grazie all&#8217;intensit&#224; e all&#8217;autenticit&#224; delle loro prove attoriali, capaci di restituire con forza il dramma di vivere una relazione in un clima costante di paura e repressione.</p>

<p>&#8220;Fellow Travelers&#8221; racconta uno spaccato della storia e della comunit&#224; LGBTQI+ in modo crudo e, a tratti, provocatorio &#8211; soprattutto attraverso le scene pi&#249; esplicite &#8211; senza per&#242; perdere il focus su una storia d&#8217;amore commovente e passionale.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Sport, soldi e potere</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17442/sport_soldi_e_potere</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Libri</div><div>Marco Niro, &#8220;Romanzo mondiale. Il gioco sporco del potere&#8221;. Garrincha Edizioni, 2026, pp. 162, euro 15.

</div><div>di Lorenzo Avi</div><div><p>Sentenzia, il Mago, lo Schiavo, sono queste le identit&#224; di alcuni personaggi che popolano il romanzo, parole che si trasformano in nomi propri per riassumere l&#8217;essenza di uomini noti e facilmente riconoscibili. Una modalit&#224; che gi&#224; Aleksandr Zinov&#39;ev, negli anni &#8216;70, nel voluminoso e disarmante &#8220;Cime abissali&#8221;, utilizzava con l&#8217;intenzione di mettere in scena archetipi satirici e grotteschi. E come il professore russo, Marco Niro, l&#8217;autore di &#8220;Romanzo Mondiale&#8221;, usa la medesima strategia per intavolare una critica, che a tratti diventa satira, del movimento calcistico che coinvolge il pianeta.</p>

<p>Al libro viene affidato il compito di riportare a galla gli affari sporchi che hanno consegnato la ventiduesima edizione dei mondiali di calcio a un piccolo stato, una nazione digiuna di tradizione sportiva. Il deserto non vanta un clima adatto all&#8217;agonismo, e fino a pochi anni fa non esistevano stadi, ma chi lo governa possiede denaro a sufficienza per comprare e portare a casa una coppa del mondo seguita da miliardi di telespettatori. Un modo per puntare le telecamere su un paese che aveva bisogno di sdoganare se stesso, di modernizzarsi, di dimostrare di possedere qualcosa in pi&#249; oltre alla capacit&#224;, quasi monopolista, di vendere benzina.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_libro.jpg' alt=''></figure> 

<p>Marco Niro usa un intreccio di quattro linee narrative per portare il lettore verso un epilogo in cui storia e fantapolitica trovano, nel finale, un inaspettato punto d&#8217;incontro.</p>

<p>Il testo &#232; sovente raccontato, e talvolta la verosimiglianza si lascia scavalcare da necessit&#224; narrative, ma il proposito dell&#39;autore va oltre il compiacimento letterario, l&#8217;obiettivo &#232; puntare lo sguardo sul teatro politico ed economico di Petrolia (il nome fittizio dello stato che organizza i mondiali), e su ci&#242; che sta accadendo nel mondo del calcio. Perch&#233; da diversi anni le grandi istituzioni sportive, in particolar modo quelle legate al mondo del pallone, si sono trasformate in agenzie geopolitiche che attraverso lo sport, e pratiche di corruzione che di sportivo hanno ben poco, spostano equilibri di denaro e potere.</p>

<p>Romanzo Mondiale ha il pregio di riportarci all&#8217;importanza della memoria storica, anche attraverso la denuncia del moderno schiavismo che &#232; stato attuato per costruire gli stadi nel deserto e che ha causato pi&#249; di seimila morti tra i lavoratori provenienti da diversi paesi, soprattutto di Asia e Africa. Un mondiale che &#232; nato con la precisa intenzione di essere usato come macchina pubblicitaria, come strumento di marketing da parte di un ricchissimo stato che, attraverso il commercio di petrolio, pu&#242; muovere i pezzi sulla scacchiera del mondo. Anzi - per rimanere nell&#8217;ambito del romanzo - che &#232; riuscito a fare gol!</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Fra provocazione  e novit&#224; tecniche</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17441/fra_provocazione_e_novit_tecniche</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Teatro</div><div>&quot;Puttana&quot;</div><div>di Sandra Mattei</div><div><p>Una persona sola in scena, che si sdoppia e si divide in vari personaggi attraverso microfoni che mettono in diretto contatto con il pubblico attraverso cuffie bluetooth. &#8220;Puttana&#8221; &#232; lo spettacolo realizzato dalla compagnia TeatroE, scritto da Maura Pettorruso, per la regia di Mirko Corradini. Beatrice Elena Festi &#232; l&#39;interprete del testo che si interroga sui rapporti umani determinati da una condizione di compra-vendita com&#39;&#232; quello di vendere il proprio corpo. I personaggi sono la studentessa, la puttana, il cliente, sua moglie e un giovane, interpretati sempre da Beatrice Elena Festi attraverso microfoni che ne modificano la voce grazie al sapiente lavoro del tecnico del suono Sebastiano Cecchini.</p>

<p>Ma lo sdoppiamento reso con efficacia dall&#39;attrice (dalla voce della ragazza a quella della puttana, dalla confessione della moglie a quella del marito-cliente) avviene anche nella stessa protagonista, in conflitto con se stessa per avere scelto di prostituirsi per poter mantenersi all&#39;universit&#224;, ma continuamente dibattuta dalla condizione che non accetta, a cui tenta di sottrarsi. Vendere il proprio corpo, considerare la carne come una merce, riprodurre i rapporti di domanda e offerta anche nella dimensione pi&#249; intima che &#232; quella del sesso &#232; portare all&#39;estremo il sistema dominato dal consumismo.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_teatro_puttana_rovereto_imagefullwide.jpg' alt=''></figure> 

<p>Laura, la studentessa, ha bisogno di soldi e li guadagna nel modo pi&#249; immediato, anche se sa che potrebbe andare incontro a situazioni difficili, perch&#233; i clienti esigono di avere il potere assoluto sul corpo di cui si sono impossessati. L&#39;equazione, &#8220;pago &#8211; posso&#8221; &#232; infatti ripetuta varie volte nel corso dello spettacolo, cos&#236; come vengono elencati pi&#249; volte slogan pubblicitari che riproducono le stesse dinamiche della compra &#8211; vendita della merce: &#8220;Bevi la birra pi&#249; bevuta&#8221;, &#8220;Mangia la pasta pi&#249; buona che c&#39;&#232;&#8221;, acquista petti e cosce di pollo come quelle di cui puoi disporre in una donna quando un rapporto si basa sul denaro.</p>

<p> La mercificazione del corpo passa non soltanto attraverso il rapporto cliente &#8211; prostituta, ma nella reiterazione degli slogan pubblicitari che usano per la maggior parte dei messaggi il corpo femminile.</p>

<p>Lo spettatore &#232; messo a diretto contatto con l&#39;interprete grazie all&#39;utilizzo di cuffie che trasmettono le voci differenti dei personaggi, ma anche suoni e musiche ad accompagnare un testo efficace, che riesce a sondare i sentimenti di chi fa la scelta cos&#236; estrema di prostituirsi e che a breve smetter&#224;, per tornare a condurre una vita &#8220;normale&#8221;. Dall&#39;altra il cliente si auto assolve perch&#233; si ritiene un buon marito e un buon padre, ma non pu&#242; pi&#249; soddisfare il bisogno di sesso con una moglie che sta invecchiando.</p>

<p>Si affrontano i temi del potere che condiziona la morale, l&#39;ipocrisia benpensante di fronte ad una scelta che pu&#242; essere di estrema liberazione sessuale e dell&#39;uso del proprio corpo, ma che ha come contropartita la sottomissione nei confronti di chi paga. Beatrice Elena Festi regge bene la scena anche quando il testo si fa esplicito, affrontando i lati oscuri del rapporto di potere del cliente, che esige prestazioni sadomaso.</p>

<p>Forse il dialogo diretto dell&#39;attrice con il pubblico potrebbe essere risparmiato, visto l&#39;imbarazzo che prova uno spettatore interrogato sulle sue fantasie sessuali (tu hai mai legato una donna? Ti piacerebbe?) e che appare come una provocazione gratuita.</p>

<p>Lo spettacolo, che ha aperto il festival Tab&#249; al teatro di Villazzano tra il 15 e il 17 maggio, &#232; stato riproposto a Trento dopo essere stato invitato a vari festival europei e al Soho Playhouse New York e sar&#224; poi ospite del Fringe Festival di Edimburgo, una delle rassegne di teatro pi&#249; prestigiose a livello internazionale. In definitiva, un testo coraggioso, anche se ci sembra che la vera innovazione sia pi&#249; dal punto di vista tecnico, nella soluzione di utilizzare i microfoni per modificare le voci e di esplicitare cos&#236; il conflitto che vive la protagonista, dibattuta tra una scelta all&#39;apparenza di facile guadagno per essere indipendente, ma che comporta un sottoporsi al desiderio dell&#39;altro: rapporto cliente prostituta che non pu&#242; avere niente di liberatorio.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item>
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