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<title>Questotrentino</title>
<link>https://www.questotrentino.it/</link>
<description>Mensile di informazione e approfondimento</description>
<language>it</language>
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<title>Questotrentino</title> 
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<item><title>Bentornati!</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17445/bentornati</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><div class='scheda'>
<h4>Non solo Flotilla</h4>

<p>&quot;La Flotilla? Dovrebbe chiamarsi Fottiglia&quot;, &quot;Pro pal? Pro palle, altro che&#8230;&quot;, &quot;Difenderli? Mi fanno orrore, neanche per un milione di euro: sono falsi, provocatori, aggressivi, scappati di casa che non hanno niente da fare, non hanno un lavoro&quot;.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/cime_last.jpg' alt=''></figure> 

<p>A parlare &#232; Annamaria Bernardini De Pace, ospite del programma radiofonico La Zanzara. Ai microfoni di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, l&#39;avvocata si &#232; lasciata andare: &quot;Io fascista? Assolutamente no, amo Che Guevara, era un bell&#8217;uomo, me lo sarei fatto, oggi non c&#8217;&#232; un uomo che mi fa sangue. Le donne? Sono pi&#249; brave a uccidere degli uomini, spesso usano il veleno. Femminicidi? Non sopporto questo termine, oggi sono gli uomini a essere in pericolo. Ci vorrebbe una cooperativa di uomini, quello che ti mantiene, quello che ti fa ridere, quello che sa fare sesso e quello intelligente, un uomo solo non pu&#242; darti tutte queste cose. Il sesso? Fondamentale, l&#8217;uomo deve saperlo fare bene cos&#236; ti impedisce di lasciarlo&quot;.</p>

<p>Libero, 12 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>L&#39;amico americano</h4>

<p>La flottiglia filo-terroristica che tenta di raggiungere Gaza &#232; un tentativo assurdo di minare i progressi compiuti dal Presidente Trump verso una pace duratura nella regione; il Tesoro continuer&#224; a stroncare le reti globali di sostegno finanziario di Hamas, ovunque si trovino nel mondo.</p>

<p>Scott Bressent, segretario americano del Tesoro. 17 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>I soliti radical chic</h4>

<p>La caravella guidata dai radical chic figli di pap&#224; con la kefiah al collo e il Rolex al polso, convinti che basti gridare &quot;pace&quot; per ottenerla, &#232; stata fermata dall&#8217;esercito israeliano. E in un amen si sono moltiplicati gli appelli, le accuse al governo di Tel Aviv e le prese di posizione a favore dei presunti portatori di pace. Eppure a capo dell&#8217;imbarcazione ci sono persone che hanno legami davvero poco trasparenti con organizzazione terroristiche e un passato quantomeno nebuloso.</p>

<p>Il Tempo, 19 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>Lui non ci casca</h4>

<p>Tutti a piangere per i poverini della Flotilla: io No.</p>

<p>Renato Porro, Youtube, 20 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>La cruda verit&#224;</h4>

<p>Ecco che arriva un altro gruppo, 140 sostenitori dei terroristi. Vi assicuro che non hanno portato alcun aiuto umanitario, non hanno nulla a che fare con gli aiuti umanitari. Arrivano ubriachi, sostenitori del terrorismo, per cercare di colpire le frontiere dello Stato di Israele, di violare il blocco navale. Gli aiutanti dei terroristi devono andare in prigione. Li rimanderemo ovviamente indietro nei loro Paesi. Voglio elogiare le combattenti e i combattenti della Marina, il comandante della Marina, che hanno fatto un lavoro eccezionale nel prendere il controllo in alto mare e naturalmente alla polizia di Israele, alle agenti e agli agenti e al servizio penitenziario, che qui stanno facendo un ottimo lavoro, espellendo i sostenitori dei terroristi e portandoli dove devono stare: nei centri di detenzione. Ecco cosa succede ai sostenitori del terrorismo che vengono a rompere l&#39;assedio su Gaza. Quelli che arrivano sentono in loop &#39;HaTikvah&#39; (l&#39;inno israeliano, ndr), affinch&#233; capiscano cosa accade a chi arriva in questo modo nello Stato di Israele.</p>

<p>Miri Regev, ministra dei Trasporti israeliana, 21 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>Questi quattro sfigati</h4>

<p>Ancora stiamo a parlare della Global Sumud Flotilla e delle sue reiterate provocazioni contro Israele e per aiutare la propaganda mediatica di Hamas? Possiamo dire che la questione ci ha francamente stufato? Ma anche basta di parlare di questi quattro sfigati, figli di pap&#224;, che hanno abbracciato la via crocieristica alla liberazione delle masse oppresse. Qui in Italia stiamo come stiamo e ci dobbiamo preoccupare di questa allegra congrega di utili idioti? Ancora qualche ora e la cagnara antisraeliana si placher&#224; per effetto della liberazione dei &#8220;martiri in salopette&#8221; che verranno rispediti ai loro Paesi d&#8217;origine. Va bene cos&#236;, ci faremo andar gi&#249; anche quest&#8217;ultima invereconda pagliacciata dei &#8220;buoni&#8221; pacifisti filo-terroristi.</p>

<p>L&#39;Opinione delle libert&#224;, 21 maggio</p>
</div>

<div class='scheda'>
<h4>La Flotilla terrorista</h4>

<p>Tra loro ci sono studenti, professionisti, insegnanti, politici, giornalisti e persone di ogni tipo, spesso al loro primo viaggio per mare su una barca. Sono loro il &quot;volto presentabile&quot; della Flotilla, mossi chi da una certa ingenuit&#224; e chi dall&#39;ideologia utopistica. Ma poi c&#39;&#232; un altro lato, pi&#249; fosco e oscuro, Non esistono ancora sentenze definitive, non ci sono evidenze incontrovertibili eppure, da pi&#249; parti, la Flotilla &#232; accusata di agire come un avamposto di Hamas. Israele lo dichiara da sempre...&quot;</p>

<p>Il Giornale, 21 maggio</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Cattivismo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17444/cattivismo</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>&#200; una cerimonia che da diversi anni si svolge, in occasione della Festa della Repubblica, in circa 300 citt&#224; italiane: Milano, Torino, Napoli, Bologna, Firenze, Perugia, Ferrara, Bergamo... fino a Rovereto, dove &#232; stata istituita nel novembre scorso. E che consiste nel conferimento della cittadinanza onoraria (o &#8220;di comunit&#224;&#8221;) ai minori stranieri nati in Italia che abbiamo completato un ciclo scolastico. Il certificato che viene rilasciato ai ragazzi in questa occasione non vuole avere valore giuridico: &#232; per&#242; un gesto simbolico che mira a far sentire i giovani &#8211; e le loro famiglie &#8211; come facenti parte della comunit&#224; locale, e a tener aperto il dibattito sullo &#8220;ius scholae&#8221;. Un tocco di inclusione in un panorama dominato dal cattivismo xenofobo.</p>

<p>Anche il Comune di Trento, nella persona dell&#39;assessora Giulia Casonato, nelle settimane scorse ha manifestato l&#39;intenzione di adottare questa procedura, trovando per&#242; nelle opposizioni del Consiglio comunale un muro di no.</p>

<p>Del resto il Trentino &#232; la Provincia che ha smantellato l&#39;accoglienza diffusa (dimezzato il numero dei richiedenti asilo accolti, ospitandoli per di pi&#249; in grandi strutture centralizzate, con inevitabili conseguenze fallimentari); &#232; la Provincia condannata dalla Consulta di aver violato l&#39;art. 3 della Costituzione per aver preteso dagli stranieri 10 anni di residenza per l&#39;accesso alle case Itea. &#200; la Provincia, insomma, governata da una destra che quando parla di cittadinanza lo fa proponendo di cancellarla per chi (immigrato, s&#39;intende) commetta dei reati. E cos&#236; anche questo piccolo gesto di ospitalit&#224; rivolto agli stranieri affinch&#233; si sentano partecipi della societ&#224; in cui vivono ha suscitato dure obiezioni di varia natura.</p>

<p>Prima accusa: &#232; una proposta strumentale, un modo per cercare di acchiappare il voto degli immigrati (che non votano). Poi &#232; un imbroglio: si illudono quei poveretti con un pezzo di carta che non ha nessun valore. Poi la cittadinanza, anche se simbolica, dovrebbe semmai essere concessa dallo Stato e non dal Comune.</p>

<p>Pausa surreale con la dichiarazione di Devid Moranduzzo (Lega): &#8220;Questi giovani comportandosi bene e rispettando le regole si dimostrano gi&#224; integrati. Presentare questa richiesta in consiglio comunale, non &#232; stato fatto prima e non credo abbia senso farlo ora con un Governo che su questi temi la pensa diversamente&#8221;.</p>

<p>Per Antonio De Leo, capogruppo di Forza Italia in Comune, l&#39;operazione sarebbe addirittura controproducente: &#8220;Il rischio concreto di questa operazione di facciata &#232; quello di innescare una profonda delusione nei ragazzi coinvolti. Offrire un&#39;illusione formale, una bandierina ideologica che non modifica in alcun modo lo status giuridico o amministrativo dei giovani, delude le loro legittime aspettative, creando divisioni anzich&#233; coesione&#8221;.</p>

<p>Infine il pezzo da 90, la presidente trentina di FdI e assessora all&#39;istruzione Francesca Gerosa, che parla di una mossa puramente propagandistica: &#8220;Guardano a quei ragazzi perch&#233; la sinistra cerca di pescare voti in quel tessuto sociale. E lo fa dando un&#39;etichetta, che &#232; discriminatoria, come fosse una scorciatoia per aggirare la legge sulla cittadinanza&#8221;. In aggiunta: per integrare i giovani stranieri, c&#39;&#232; gi&#224; la scuola, che, supportata dai finanziamenti della Provincia, fa un gran lavoro per farli sentire integrati. &#8220;Quindi tutte le scuole stanno gi&#224; facendo quello che va fatto e non si aspettano le iniziative del Comune nelle scuole&#8221;.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/sfo4.jpg' alt=''></figure> 

<p>Ma ancora non basta: per istituire la cittadinanza di comunit&#224; occorre modificare lo Statuto; ma &#8220;lo Statuto &#232; patrimonio di tutti, invece la maggioranza lo vuole modificare per ragioni politiche di una parte e per un obiettivo politico. I ragazzi e le ragazze straniere fanno gi&#224; parte della comunit&#224; nel momento in cui hanno la residenza. Quindi &#232; una politicizzazione ideologica del tema&#8221;.</p>

<p>Fino alla consueta botta finale: ci sono cose ben pi&#249; importanti a cui pensare! &#8220;Il Comune invece di cambiare lo Statuto pensi al traffico impossibile, ai negozi che chiudono, al fenomeno dell&#39;illegalit&#224; e della sicurezza&#8221;.</p>

<p>C&#39;&#232; poco da illudersi: gi&#224; prima erano cattivi, adesso poi che c&#39;&#232; da inseguire Vannacci!</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Un amore contrastato  nell&#8217;America del maccartismo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17443/un_amore_contrastato_nell_america_del_maccartismo</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Serie TV</div><div>&#8220;Fellow Travelers&#8221;
Paramount+, 8 episodi
</div><div>di Matilda Cestari</div><div><p>&#8220;Fellow Travelers&#8221;, in italiano &#8220;Compagni di viaggio&#8221;, &#232; una miniserie molto intensa e ben narrata, che, purtroppo, ha avuto poca risonanza al momento della sua uscita sulle piattaforme. La storia si sviluppa nell&#8217;arco di trent&#8217;anni, tra gli anni &#8216;50 e gli anni &#8217;80 negli Stati Uniti, e intreccia gli eventi storici che segnano ogni decade con le vite dei protagonisti, in particolare con la tormentata storia d&#8217;amore tra Tim (Jonathan Bailey) e Hawk (Matt Bomer).</p>

<p>I due uomini si conoscono durante il periodo del maccartismo, quando l&#8217;omosessualit&#224; veniva repressa e punita, e iniziano una relazione segreta ma passionale destinata a segnare le loro vite per decenni.</p>

<p>Tra di loro si instaura una dinamica di potere ben definita, che con il passare degli anni finir&#224; per ribaltarsi, anche in relazione al diverso modo in cui i due affrontano il contesto politico-sociale in cui vivono. Hawk &#232; inizialmente la figura dominante della coppia, forte della maggiore et&#224; e della sua posizione lavorativa di prestigio rispetto a Tim, pi&#249; giovane e profondamente affascinato da lui. Se da una parte Hawk si presenta al mondo come un uomo perfettamente aderente al modello maschile dell&#8217;epoca, nascondendo la sua omosessualit&#224; per proteggersi dallo stigma, Tim &#232; invece impegnato in un percorso di scoperta personale: non vive mai la propria natura come una colpa, nonostante la sua religiosit&#224;, e desidera poter amare Hawk liberamente.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_matilda.jpg' alt=''></figure> 

<p>L&#8217;evoluzione del rapporto tra i due personaggi, sullo sfondo della Storia americana, rappresenta uno dei maggiori punti di forza della serie. &#8220;Fellow Travelers&#8221; riesce infatti a intrecciare con grande accuratezza &#8211; anche attraverso costumi e scenografie &#8211; tematiche politiche, storiche e sociali che hanno segnato la comunit&#224; LGBTQI+ dal maccartismo all&#8217;edonismo degli anni &#8216;70 e fino alla diffusione dell&#8217;AIDS, con la dimensione pi&#249; intima e privata della relazione tra Tim e Hawk.</p>

<p>Le interpretazioni di Matt Bomer e Jonathan Bailey coinvolgono emotivamente lo spettatore grazie all&#8217;intensit&#224; e all&#8217;autenticit&#224; delle loro prove attoriali, capaci di restituire con forza il dramma di vivere una relazione in un clima costante di paura e repressione.</p>

<p>&#8220;Fellow Travelers&#8221; racconta uno spaccato della storia e della comunit&#224; LGBTQI+ in modo crudo e, a tratti, provocatorio &#8211; soprattutto attraverso le scene pi&#249; esplicite &#8211; senza per&#242; perdere il focus su una storia d&#8217;amore commovente e passionale.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Sport, soldi e potere</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17442/sport_soldi_e_potere</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Libri</div><div>Marco Niro, &#8220;Romanzo mondiale. Il gioco sporco del potere&#8221;. Garrincha Edizioni, 2026, pp. 162, euro 15.

</div><div>di Lorenzo Avi</div><div><p>Sentenzia, il Mago, lo Schiavo, sono queste le identit&#224; di alcuni personaggi che popolano il romanzo, parole che si trasformano in nomi propri per riassumere l&#8217;essenza di uomini noti e facilmente riconoscibili. Una modalit&#224; che gi&#224; Aleksandr Zinov&#39;ev, negli anni &#8216;70, nel voluminoso e disarmante &#8220;Cime abissali&#8221;, utilizzava con l&#8217;intenzione di mettere in scena archetipi satirici e grotteschi. E come il professore russo, Marco Niro, l&#8217;autore di &#8220;Romanzo Mondiale&#8221;, usa la medesima strategia per intavolare una critica, che a tratti diventa satira, del movimento calcistico che coinvolge il pianeta.</p>

<p>Al libro viene affidato il compito di riportare a galla gli affari sporchi che hanno consegnato la ventiduesima edizione dei mondiali di calcio a un piccolo stato, una nazione digiuna di tradizione sportiva. Il deserto non vanta un clima adatto all&#8217;agonismo, e fino a pochi anni fa non esistevano stadi, ma chi lo governa possiede denaro a sufficienza per comprare e portare a casa una coppa del mondo seguita da miliardi di telespettatori. Un modo per puntare le telecamere su un paese che aveva bisogno di sdoganare se stesso, di modernizzarsi, di dimostrare di possedere qualcosa in pi&#249; oltre alla capacit&#224;, quasi monopolista, di vendere benzina.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_libro.jpg' alt=''></figure> 

<p>Marco Niro usa un intreccio di quattro linee narrative per portare il lettore verso un epilogo in cui storia e fantapolitica trovano, nel finale, un inaspettato punto d&#8217;incontro.</p>

<p>Il testo &#232; sovente raccontato, e talvolta la verosimiglianza si lascia scavalcare da necessit&#224; narrative, ma il proposito dell&#39;autore va oltre il compiacimento letterario, l&#8217;obiettivo &#232; puntare lo sguardo sul teatro politico ed economico di Petrolia (il nome fittizio dello stato che organizza i mondiali), e su ci&#242; che sta accadendo nel mondo del calcio. Perch&#233; da diversi anni le grandi istituzioni sportive, in particolar modo quelle legate al mondo del pallone, si sono trasformate in agenzie geopolitiche che attraverso lo sport, e pratiche di corruzione che di sportivo hanno ben poco, spostano equilibri di denaro e potere.</p>

<p>Romanzo Mondiale ha il pregio di riportarci all&#8217;importanza della memoria storica, anche attraverso la denuncia del moderno schiavismo che &#232; stato attuato per costruire gli stadi nel deserto e che ha causato pi&#249; di seimila morti tra i lavoratori provenienti da diversi paesi, soprattutto di Asia e Africa. Un mondiale che &#232; nato con la precisa intenzione di essere usato come macchina pubblicitaria, come strumento di marketing da parte di un ricchissimo stato che, attraverso il commercio di petrolio, pu&#242; muovere i pezzi sulla scacchiera del mondo. Anzi - per rimanere nell&#8217;ambito del romanzo - che &#232; riuscito a fare gol!</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Fra provocazione  e novit&#224; tecniche</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17441/fra_provocazione_e_novit_tecniche</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Teatro</div><div>&quot;Puttana&quot;</div><div>di Sandra Mattei</div><div><p>Una persona sola in scena, che si sdoppia e si divide in vari personaggi attraverso microfoni che mettono in diretto contatto con il pubblico attraverso cuffie bluetooth. &#8220;Puttana&#8221; &#232; lo spettacolo realizzato dalla compagnia TeatroE, scritto da Maura Pettorruso, per la regia di Mirko Corradini. Beatrice Elena Festi &#232; l&#39;interprete del testo che si interroga sui rapporti umani determinati da una condizione di compra-vendita com&#39;&#232; quello di vendere il proprio corpo. I personaggi sono la studentessa, la puttana, il cliente, sua moglie e un giovane, interpretati sempre da Beatrice Elena Festi attraverso microfoni che ne modificano la voce grazie al sapiente lavoro del tecnico del suono Sebastiano Cecchini.</p>

<p>Ma lo sdoppiamento reso con efficacia dall&#39;attrice (dalla voce della ragazza a quella della puttana, dalla confessione della moglie a quella del marito-cliente) avviene anche nella stessa protagonista, in conflitto con se stessa per avere scelto di prostituirsi per poter mantenersi all&#39;universit&#224;, ma continuamente dibattuta dalla condizione che non accetta, a cui tenta di sottrarsi. Vendere il proprio corpo, considerare la carne come una merce, riprodurre i rapporti di domanda e offerta anche nella dimensione pi&#249; intima che &#232; quella del sesso &#232; portare all&#39;estremo il sistema dominato dal consumismo.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_teatro_puttana_rovereto_imagefullwide.jpg' alt=''></figure> 

<p>Laura, la studentessa, ha bisogno di soldi e li guadagna nel modo pi&#249; immediato, anche se sa che potrebbe andare incontro a situazioni difficili, perch&#233; i clienti esigono di avere il potere assoluto sul corpo di cui si sono impossessati. L&#39;equazione, &#8220;pago &#8211; posso&#8221; &#232; infatti ripetuta varie volte nel corso dello spettacolo, cos&#236; come vengono elencati pi&#249; volte slogan pubblicitari che riproducono le stesse dinamiche della compra &#8211; vendita della merce: &#8220;Bevi la birra pi&#249; bevuta&#8221;, &#8220;Mangia la pasta pi&#249; buona che c&#39;&#232;&#8221;, acquista petti e cosce di pollo come quelle di cui puoi disporre in una donna quando un rapporto si basa sul denaro.</p>

<p> La mercificazione del corpo passa non soltanto attraverso il rapporto cliente &#8211; prostituta, ma nella reiterazione degli slogan pubblicitari che usano per la maggior parte dei messaggi il corpo femminile.</p>

<p>Lo spettatore &#232; messo a diretto contatto con l&#39;interprete grazie all&#39;utilizzo di cuffie che trasmettono le voci differenti dei personaggi, ma anche suoni e musiche ad accompagnare un testo efficace, che riesce a sondare i sentimenti di chi fa la scelta cos&#236; estrema di prostituirsi e che a breve smetter&#224;, per tornare a condurre una vita &#8220;normale&#8221;. Dall&#39;altra il cliente si auto assolve perch&#233; si ritiene un buon marito e un buon padre, ma non pu&#242; pi&#249; soddisfare il bisogno di sesso con una moglie che sta invecchiando.</p>

<p>Si affrontano i temi del potere che condiziona la morale, l&#39;ipocrisia benpensante di fronte ad una scelta che pu&#242; essere di estrema liberazione sessuale e dell&#39;uso del proprio corpo, ma che ha come contropartita la sottomissione nei confronti di chi paga. Beatrice Elena Festi regge bene la scena anche quando il testo si fa esplicito, affrontando i lati oscuri del rapporto di potere del cliente, che esige prestazioni sadomaso.</p>

<p>Forse il dialogo diretto dell&#39;attrice con il pubblico potrebbe essere risparmiato, visto l&#39;imbarazzo che prova uno spettatore interrogato sulle sue fantasie sessuali (tu hai mai legato una donna? Ti piacerebbe?) e che appare come una provocazione gratuita.</p>

<p>Lo spettacolo, che ha aperto il festival Tab&#249; al teatro di Villazzano tra il 15 e il 17 maggio, &#232; stato riproposto a Trento dopo essere stato invitato a vari festival europei e al Soho Playhouse New York e sar&#224; poi ospite del Fringe Festival di Edimburgo, una delle rassegne di teatro pi&#249; prestigiose a livello internazionale. In definitiva, un testo coraggioso, anche se ci sembra che la vera innovazione sia pi&#249; dal punto di vista tecnico, nella soluzione di utilizzare i microfoni per modificare le voci e di esplicitare cos&#236; il conflitto che vive la protagonista, dibattuta tra una scelta all&#39;apparenza di facile guadagno per essere indipendente, ma che comporta un sottoporsi al desiderio dell&#39;altro: rapporto cliente prostituta che non pu&#242; avere niente di liberatorio.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Montagna e altro</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17440/montagna_e_altro</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Cinema</div><div>&#8220;Trento Film Festival&#8221;</div><div>di Stefano Giordano</div><div><p>Dall&#8217;anno scorso partecipo alla commissione di selezione dei film del Trento Film Festival. Di 700 film arrivati ne ho visti circa 80 di cui selezionati poco pi&#249; di 20, su un totale di 126 in programma. Non si chiede all&#8217;oste se il vino &#232; buono, ma qui la cantina &#232; decisamente pi&#249; fornita di quello che ho assaggiato in anteprima.</p>

<p>Cominciamo con l&#8217;orso e due modi completamente diversi per raccontarlo, pur con la stessa morale di fondo. &#8220;Sulle tracce dell&#8217;orso&#8221; di Markus Frings presenta Horst Eberh&#246;fer un ex bracconiere pi&#249; volte beccato e punito per il suo istinto predatore, ma che ora al fucile ha sostituito l&#8217;obiettivo fotografico. Una volta imparato a tirare lo zoom piuttosto che il grilletto, grazie alle profonde conoscenze dei boschi della zona del Brenta, al suo intuito e alla sua pazienza e costanza, ha realizzato una quantit&#224; di foto e ore di spettacolari riprese ravvicinate. Materiale che Frings ha selezionato e montato per un documentario televisivo di qualit&#224; standard, riuscendo anche a costruire una microstoria con una coppia di orsi, pi&#249; prole. Un lavoro molto classico che sottolinea le meraviglie della natura e l&#8217;importanza di conviverci e rispettale. Peccato per la colonna sonora esageratamente enfatica.</p>

<p>Il corto di fiction &#8220;A Bear Remembers&#8221; di Zhang &amp; Knight Peter &#232; tutt&#8217;altro. Un ragazzo scozzese sta cercando di scoprire la fonte del suono metallico che infesta il suo villaggio. Quando mostra un filmato realizzato con il suo drone, ad un&#39;anziana signora tornano in mente i ricordi di un orso che si aggirava per le colline durante la sua remota infanzia. Tra fiaba e realt&#224; si rievoca cos&#236; un passato ancestrale in cui l&#8217;uomo era in sintonia con le forme della natura, compresi gli orsi con i quali condivideva riti e balli. Ma la magia di tutto questo si scontra con l&#8217;inettitudine del ragazzo, abile nel manovrare un drone quanto incapace di cogliere senso e profondit&#224; primigenie. Insomma, un certo passato non ha speranza nel presente.</p>

<p>L&#8217;inevitabile tributo alle scalate l&#8217;ho versato a &#8220;Girl Climber&#8221; di Jon Glassberg. Solita storia di ardita impresa corredata da: biografia della fortissima protagonista, preparazione, scalata, incidente, conclusione, soddisfazione. L&#8217;incombenza &#232; scalare in 24 ore l&#8217;erta ed imponente parete di El Capitan nel parco Yosemite in California. Variante sul classico: la dimensione femminile che impone sfide azzardate per distinguersi in questo contesto prevalentemente maschile.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_film_girl_climber.jpg' alt=''><figcaption>&quot;Girl Climber&quot;</figcaption></figure> 

<p>Pi&#249; intenso &#8220;Everest Dark&#8221; di Watt Jereme, in cui Mingma Tsiri Sherpa, uno dei migliori alpinisti del Nepal, guida una squadra di sherpa per recuperare i corpi degli alpinisti vittime della cosiddetta &#8220;zona della morte&#8221; dell&#8217;Everest. La visione di corpi abbandonati nel ghiaccio, avvolti nell&#39;equipaggiamento da montagna &#232; rara e scioccante. Un monito tra cruda realt&#224; e rispetto spirituale.</p>

<p>La sezione Proiezioni Speciali &#232; uno zibaldone dove finiscono film che sono piaciuti ai selezionatori, ma magari non del tutto in linea col Festival, film che non possono andare in concorso perch&#233; presentati in anteprima in altri festival, omaggi a personaggi di rilievo del cinema (quest&#8217;anno Robert Redford e Claudia Cardinale) e altri oggetti particolari e meritevoli. Tra questi, da sottolineare &#8220;Non c&#8217;&#232; casa in paradiso&#8221; di Federico Scienza e Manuela Boezio, che tratta il problema della carenza di abitazioni per i lavoratori in territori turistici a causa dei costi altissimi dell&#39;affitto e di un&#8217;inerte politica della casa. Stiamo parlando specificamente del nostro bel Trentino, dove una notte in albergo pu&#242; costare tranquillamente mezzo stipendio della lavoratrice che quella stanza la riassetta, e che poi per&#242; non trova un monolocale ad affitto mensile. Volevate la plastica dimostrazione della distanza crescente tra ricchi e poveri? Eccola qui, giusto sotto casa. Nostra.</p>

<p>Ne &#8220;Il rospo e il diamante&#8221; di Beniamino Casagrande lo stesso regista &#232; protagonista di una ricerca interiore verso il senso della vita e della morte nelle montagne dell&#8217;India. Avvenimenti tragici legano Ben, filmmaker europeo, e Negi, buddista indiano che Ben adotta come guida spirituale per affrontare il tema della morte. Nell&#8217;impossibilit&#224; di trovare risposte, emerge il bisogno di accettarla comunque. Messo cos&#236;, il tutto suona super retorico, ma il film dopo false partenze, ritorni e una certa confusione, trova una giusta dimensione, sentito sguardo e senso profondo.</p>

<p>Sono tanti ancora i film notevoli passati al Festival, a partire da tutta la sezione Orizzonti Vicini, che ha presentato 7 (dovevano essere 8) opere completamente diverse tra loro ma tutte di buon livello ed interessanti, dal corto di fiction &#8220;El Mazar&#242;l&#8221; di Juri Ferri, elaborazione di un mito folcloristico in tema di emancipazione femminile, a &#8220;La cima&#8221; di Simone Cargnoni che presenta i ritratti di scalatori che hanno subito amputazioni e non per questo rinunciano all&#8217;avventura in gruppo.</p>

<p>Bella e varia anche la sezione Destinazione, dedicata alla Corea del Sud e quella delle Anteprime, all&#8217;interno della quale non si pu&#242; dimenticare &#8220;Zweitland&#8221; di Michael Kofler, che tratta del periodo del terrorismo in Alto Adige negli anni &#8217;60, con asciuttezza, efficacia e profondit&#224;.</p>

<p>Infine meritata Genziana d&#8217;oro a &#8220;Le chant des for&#234;ts&#8221; di Vincent Munier, che ci invita nel cuore delle foreste dei Vosgi ad osservare ed ascoltare la fauna selvatica. Nonno, padre e figlio, tre prospettive, tre generazioni, una passione comune. Riprese fisse d&#8217;osservazione con immagini veramente spettacolari, affascinanti ed emozionanti.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rec_film_le_chant_des_forets.jpg' alt=''><figcaption>&quot;Le chant des forets&quot;</figcaption></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Passati che ritornano</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17439/passati_che_ritornano</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Arte</div><div>&#8220;Anacronismi e discronie. 
Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi&#8221;
Trento, Palazzo delle Albere, fino al 6 settembre
</div><div>di Stefano Zanella</div><div><p>Se si passa accanto alle scuole &#8220;Bresadola&#8221; di Trento, non si pu&#242; non notare, anche solo per le sue dimensioni, un murale dipinto dall&#8217;artista Osmo nel 2024 in uno stile sfacciatamente manierista o barocco, che esemplifica bene una delle tendenze contemporanee volte al recupero di stili del passato.</p>

<p>La mostra a palazzo delle Albere, a cura di Margherita de Pilati e Ivan Quaroni, &#232; da un lato un ripasso di questi movimenti che si sono manifestati in modo evidente a partire dalla fine degli anni Settanta, e dall&#8217;altro un aggiornamento su artisti che proseguono oggi ricerche affini, con intenti ed esiti diversi.</p>

<p>I primi ad aprire questo discorso sono quelli che Bonito Oliva ha precocemente riunito sotto il nome di Transavaguardia, artisti che dichiaratamente reagiscono alle ricerche concettuali che avevano dominato il quindicennio precedente, e tornano all&#8217;uso pressoch&#233; esclusivo della pittura. Sono: Chia, Clemente, Cucchi, Paladino e German&#224;. Secondo Bonito Oliva, con la crisi economica e sociale degli anni Settanta va ad esaurirsi, anche nel campo dell&#8217;arte, l&#8217;idea della continua sperimentazione di nuove tecniche e metodologie tipica degli anni dello sviluppo, e si accompagna al bisogno di rivisitare gli stili storicizzati, in una forma che tuttavia non &#232; quasi mai citazione in senso stretto: piuttosto la fusione personale (questi autori sono ben distinguibili tra loro) di codici espressivi eterogenei, che riguardano le avanguardie del Novecento ma anche modi e figure del passato pi&#249; lontano. Paladino, per fare un esempio, vi infonde un accento primitivo e sacrale; Clemente crea superfici che sembrano sviluppi dell&#8217;espressionismo astratto, e cos&#236; via.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/arte_salvo_san_giovanni_degli_eremitani.jpg' alt=''><figcaption>Salvo, San Giovanni degli Eremitani (1980) 

</figcaption></figure> 

<p>Ma la tendenza vistosamente citazionista si manifesta in altri artisti attivi nello stesso periodo, riuniti dal critico Renato Barilli sotto il nome dell&#8217;Anacronismo. Sono: d&#8217;Acervia, Mariani, Alberto Abate, Di Stasio, Bartolini e altri, il cui rifiuto della modernit&#224; si traduce nella tendenza ad abitare un mondo che non c&#8217;&#232; pi&#249;, a rifugiarsi preferibilmente in un mito (tardo) cinquecentesco, o anche novecentesco, con le sue maniere e i suoi scenari. Una fuga verso un deposito di storia dell&#8217;arte, soprattutto italiana, concepito come un universo sicuro e autosufficiente in grado di esaurire anche le domande del presente o i dilemmi personali. Per qualcuno di loro si &#232; parlato di &#8220;perenne allucinazione cinquecentesca&#8221;.</p>

<p>C&#8217;&#232; in questi autori &#8211; che meriterebbero comunque una lettura caso per caso &#8211; un&#8217;inclinazione enfatica e priva di ironia, anzi talvolta drammatica, che al contrario &#232; assente in un&#8217;altra tendenza del periodo, battezzata, sempre da Barilli, &#8220;Nuovi-Nuovi&#8221;.</p>

<p>Tra loro Luigi Ontani (1943) e Salvo (1947-2015) sembrano giocare con il patrimonio iconografico, il primo scomponendo e ricomponendo personaggi e decori, il secondo costruendo uno scenario mediterraneo fantastico e pop. Ma l&#8217;atteggiamento &#232; simile, con mezzi diversi, anche in Aldo Mondino (1938-2005). Ed ogni recupero &#232; fortemente filtrato da un gusto personale.</p>

<p>I Nuovi Futuristi (Brevi, Innocente, Postal, il collettivo Plumcake, Gianatonio Abate, Lodola, Cella) fungono in questo percorso quasi da elemento di contrasto. Coevi alle tendenze nostalgiche di cui sopra, nascono per opporvisi programmaticamente, cio&#232; per abitare con piacere il tempo presente. Il riferimento al Futurismo indica che, come allora, si intendono celebrare gli aspetti dinamici, le immagini e i materiali brillanti della contemporaneit&#224; (in questo ricordando anche la pop art), aderendo senza critiche alla sua estetica, e senza intravvedere &#8211; tranne forse nel caso di Postal &#8211; l&#8217;ambigua portata delle novit&#224; digitali.</p>

<p>La seconda parte della mostra si occupa di artisti attivi dagli anni Duemila ai giorni nostri, tra i quali si fanno strada anche approcci d&#8217;altro segno, dove il passato &#232; percepito come elemento della triade temporale insieme a presente e futuro, privandolo dunque del connotato della nostalgia e della regressione. E ci&#242; si constata sia in artisti che preferiscono esprimersi sul tema del paesaggio sia in chi indaga la figura. Tra i primi si possono citare l&#8217;equilibrio tra passato e futuro, l&#8217;&#8221;organico artificiale&#8221; di Fulvio di Piazza (1969), e Jacopo Ginanneschi (1987) che ragiona sul paesaggio pensando anche ai Primitivi Toscani. Tra i secondi, a parte i ben noti montaggi di Francesco Vezzoli (1971), resta in mente il lavoro di Giulia Andreani (1985), con una ricerca sulla fotografia storica che interroga il presente.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Edifici in aree agricole: dov&#39;&#232; finita la variante?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17438/edifici_in_aree_agricole_dov_finita_la_variante</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Manuela Baldracchi  Presidente di Italia Nostra  Trento</div><div><p>Il 28 ottobre 2024 &#232; stata adottata la &#8220;Variante tecnica 2023-2024&#8221; al PRG del Comune di Trento, che ha provveduto all&#8217;adeguamento della cartografia di PRG alla base catastale ufficiale e alla legenda standard provinciale, al recepimento nel PRG della schedatura degli episodi di architettura moderna, alla redazione della Carta del paesaggio e sua traduzione nel PRG, all&#8217;adeguamento del PRG al PUP 2008 con particolare riguardo alle aree sciabili, alle aree di protezione fluviale e alle aree agricole.</p>

<p>Dal sito internet del Comune di Trento si apprende che nel cosiddetto &#8220;periodo di deposito&#8221;, dall&#8217;11 novembre 2024 al 10 gennaio 2025, sono state presentate 128 osservazioni che, come previsto dalla legge, sono state messe a disposizione del pubblico per la durata di venti giorni dal 29 gennaio al 18 febbraio 2025. Sempre nel sito internet &#232; reperibile l&#8217;elenco degli articoli delle norme tecniche interessati dalle osservazioni inviate dai cittadini, nonch&#233; delle planimetrie. Da allora per&#242; &#232; calato il silenzio su questa variante. Pi&#249; volte sulla stampa gli amministratori del Comune di Trento sono intervenuti su tematiche che riguardano la pianificazione del territorio, ma non &#232; mai stato fatto alcun accenno alla sorte di questa variante.</p>

<p>Eppure lo scorso 28 aprile &#232; successo qualcosa di importante: sono trascorsi i 18 mesi di validit&#224; del &#8220;regime di salvaguardia&#8221; previsto dalla legge urbanistica. Vuol dire che le nuove norme introdotte quel 28 ottobre di 18 mesi fa sono ora carta straccia, non hanno pi&#249; valore e le norme del PRG vigente riacquistano piena efficacia. Un bel passo indietro!</p>

<p>Pensiamo in particolare all&#8217;aggiornamento della norma relativa al patrimonio edilizio in area agricola, che pur timidamente aveva introdotto alcuni elementi tendenti a un maggior controllo sia dell&#8217;aumento del carico antropico che della possibilit&#224; di demolizione e ricostruzione dei volumi.</p>

<p>Italia Nostra nella sua osservazione si era soffermata su questa innovazione, ritenendola ancora troppo timida, evidenziando l&#8217;urgenza di una disciplina capace di regolamentare il fenomeno di trasformazione residenziale di edifici esistenti in area agricola.</p>

<p>Con la fine del &#8220;periodo di salvaguardia&#8221;, potr&#224; quindi riprendere l&#8217;attivit&#224; di stravolgimento del paesaggio agricolo, che troppe volte negli ultimi anni ha visto soccombere edifici storici per lasciar posto a complessi edilizi che nulla hanno a che fare col contesto paesaggistico. Rischiano interventi di forte manomissione, compresa la demolizione e ricostruzione e lo stravolgimento del loro contorno paesaggistico.</p>

<p>Troppe volte abbiamo visto realizzazioni invasive, sostituzioni delle tipologie agricole &#8211; che con buone progettazioni potrebbero rispondere in modo soddisfacente alle esigenza del moderno abitare &#8211; con dozzinali volumetrie, spesso caratterizzate da fasciature terrazzate e da muraglioni in cemento armato. Purtroppo non si tratta di casi sporadici, ma di interventi disseminati su tutto il territorio agricolo comunale..</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/let_variante.jpg' alt=''></figure> 

<p>Il grido d&#8217;allarme richiede interventi immediati per l&#39;assunzione di normative di tutela ma anche una operazione di recupero di quella cultura del territorio che &#232; stata per secoli alla base di un atteggiamento di rispetto, ma che negli ultimi anni abbiamo visto crollare di fronte anche alle pi&#249; inaccettabili richieste del mercato edilizio.</p>

<p>Dov&#8217;&#232; finita l&#8217;attenzione e la cura del territorio? Dov&#8217;&#232; sparita la competenza dei commissari incaricati di garantire la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico e la tutela del paesaggio?</p>

<p>Un tempo la valutazione dei progetti veniva attuata da commissioni che sapevano analizzare gli aspetti specifici di ogni contesto e richiederne il mantenimentoi. Un tempo, anche non troppo lontano, vigeva un criterio di competenza nella composizione delle commissioni, dove le valutazioni si basavano su criteri culturali e sulla capacit&#224; di lettura del sistema-paesaggio.</p>

<p>Ma che tipo di valutazioni stanno ora dietro ad autorizzazioni che ammettono sostituzioni radicali di tipi edilizi, aggiunte progettate solo con l&#8217;attenzione al massimo sfruttamento dei bonus edilizi e che comportano lo stravolgimento dei caratteri di un luogo? Che non pongono attenzione agli elementi di lettura di qualit&#224; e criticit&#224; paesaggistiche, che non sanno rilevare la gravit&#224; e invasivit&#224; di alcuni progetti, che si limitano a prescrizioni semplicistiche, palliativi minimi per opere che portano squilibrio in contesti che fino ad oggi hanno saputo mantenere un&#8217;altissima qualit&#224; paesaggistica?</p>

<p>Cambiare la normativa &#232; urgente, ma ancora pi&#249; necessaria &#232; una revisione delle commissioni e una loro responsabilizzazione. Finch&#233; mancheranno un&#39;adeguata competenza culturale, un&#39;adeguata selezione dei commissari e una pubblica riflessione sul paesaggio trentino, rischieremo ogni giorno la perdita di un brano della nostra storia e la cancellazione del carattere identitario del nostro territorio.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Acqua: lettera aperta  ai Sindaci di Trento  e Rovereto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17437/acqua_lettera_aperta_ai_sindaci_di_trento_e_rovereto</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Comitato Trentino  per l&#39;Acqua Bene Comune</div><div><p>Egregi Sindaci, con la presente intendiamo esprimere forte preoccupazione per l&#8217;ipotesi di quotazione in Borsa di Dolomiti Energia, cos&#236; come emersa dalle recenti indiscrezioni di stampa. Pur comprendendo le ragioni di sviluppo industriale che vengono addotte, riteniamo che questa operazione nasconda rischi inaccettabili per le nostre comunit&#224;, in particolare per quanto riguarda la gestione dell&#8217;acqua, bene comune essenziale e non sottoponibile alle logiche del mercato.</p>

<p>L&#8217;apertura del capitale di Dolomiti Energia a investitori privati (si parla di cedere fino al 25% in Borsa) rappresenta un primo, pericoloso passo verso la perdita del controllo pubblico su un servizio fondamentale. L&#8217;acqua non &#232; una merce, e la sua gestione non pu&#242; essere orientata al profitto di azionisti esterni al territorio. Una volta introdotti soci privati, anche di minoranza, le pressioni per massimizzare i rendimenti finanziari rischiano di tradursi in una gestione estrattiva delle risorse idriche, lontana dai principi di solidariet&#224; e accesso universale.</p>

<p>L&#8217;ingresso in Borsa imporrebbe a Dolomiti Energia di generare utili crescenti per attrarre investitori. Ci&#242; si traduce quasi inevitabilmente in un incremento delle tariffe dell&#8217;acqua, della depurazione e dei servizi integrati. Nel momento in cui le famiglie trentine affrontano una crisi del costo della vita e un&#8217;inflazione che non accenna a placarsi, un ulteriore aggravio sarebbe inaccettabile. Non vediamo alcun vantaggio tangibile per i cittadini della vallata dell&#8217;Adige, mentre sono evidenti i possibili svantaggi economici.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/let_acqua.jpg' alt=''></figure> 

<p>La promessa di un &#8220;azionariato popolare&#8221; (trentini che acquistano azioni) non &#232; una garanzia di controllo pubblico, n&#233; tanto meno un beneficio generalizzato. Solo chi ha capacit&#224; di risparmio potr&#224; permettersi di comprare titoli, mentre la stragrande maggioranza dei residenti subirebbe passivamente l&#8217;aumento delle bollette. Inoltre, i dividendi finirebbero in larga parte a investitori istituzionali extra-provinciali, sottraendo risorse al nostro territorio.</p>

<p>Per questo chiediamo a Lei, Sindaco Franco Ianeselli, e a Lei, Sindaca Giulia Robol, di prendere in seria considerazione un progetto diverso: la creazione di una societ&#224; in house a totale capitale pubblico, che gestisca esclusivamente il servizio idrico integrato per i Comuni della vallata dell&#8217;Adige (da Rovereto a Trento e fino alla bassa Vallagarina). Una societ&#224; in house, senza azionisti privati, opererebbe senza pressioni speculative, con tariffe fissate unicamente a copertura dei costi (principio &#8220;chi inquina paga&#8221;, ma senza profitto industriale) e con reinvestimento degli eventuali utili nel miglioramento della rete, nella riduzione delle perdite idriche e nella tutela della qualit&#224; dell&#8217;acqua. Sarebbe una gestione trasparente, democraticamente controllata dai Comuni soci, e realmente al servizio dei cittadini.</p>

<p>Vi chiediamo pertanto di interrompere qualsiasi valutazione favorevole alla quotazione di Dolomiti Energia e di avviare un confronto aperto con i Comuni della vallata dell&#8217;Adige per costruire un percorso di gestione pubblica e in house del servizio idrico. Abbiamo bisogno di sindaci che scelgano da che parte stare: se dalla parte del bene comune, o dalla parte della finanza.</p>

<p>Confidiamo nel vostro impegno pubblico su questa strada e porgiamo distinti saluti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Rassegnarsi o reagire</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17436/rassegnarsi_o_reagire</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Paolo Offer</div><div><p>I partiti di destra dicono di volere legge e ordine, ma ovunque nel mondo arrivino al potere, sono strenui difensori del libero mercato capitalistico in versione turboliberista. Un&#39;economia ipercompetitiva e senza regole dove nazioni, imprese e individui lottano per contendersi materie prime, mercati e investimenti. &#200; la cosa pi&#249; caotica e sregolata che si possa vedere.</p>

<p>Siamo ormai una realt&#224; dove 12 persone al vertice della piramide oligarchica, una specie di Olimpo, vivono con la ricchezza equivalente dei quattro miliardi pi&#249; poveri del pianeta, met&#224; popolazione mondiale. Ma le destre, per dire, vedono nella patrimoniale o nella tassazione progressiva, delle minacce alla libert&#224; di impresa...</p>

<p>Viviamo anche un ritorno della violenza pervasiva degli eserciti e delle guerre, dei genocidi e delle armi che, in un&#39;Europa non solo conservatrice, sono diventate il nuovo volano di rilancio di una domanda altrimenti fiacca.</p>

<p>Perch&#233;, senza guerra e quindi senza ordinativi, le fabbriche di armi falliscono. Quindi la pace &#232; vista quasi come un problema economico poco reditizio e allora ci si ubriaca di riarmo. Cos&#236; la guerra, che ormai &#232; mondiale, latente, perpetua, a macchia di leopardo ritorna ad essere l&#39;apoteosi della competizione e della concorrenza senza regole. Ed ecco che, oltre al diritto di profitto, anche l&#39;esaltazione del militarismo, del marziale e del securitario sembrano le peculiarit&#224; di un certo pensiero reazionario di destra che, comunque, riacquista prestigio anche in vaste aree del cos&#236; detto campo progressista.</p>

<p>Ebbene, le macro disuguaglianze e i conflitti di cui sopra generano tendenzialmente anche masse di disperati che, pur di sopravvivere, accettano anche le attivit&#224; illegali. Ecco, &#232; con questi e solo con questi che le destre promettono, a parole, legge e ordine.</p>

<p>L&#39;opposizione a tutto questo deve produrre la reintroduzione di regole al mercato e alle attivit&#224; di natura finanziaria e speculativa: tassazione progressiva; ritorno dello Stato e dello Stato Sociale in grande stile; rifondazione dell&#39;ONU. Un programma che lo smarchi il campo progressista dalle tentazioni autoritarie neoliberali. Un programma che punti a portare, per esempio, Benjamin Netanyahu e sodali di tutto il mondo alla sbarra, davanti ad un tribunale delle nazioni libere e uguali.</p>

<p>Oppure possiamo rassegnarci alla barbarie trumpista che, a mio parere, rappresenta plasticamente il nuovo volto del fascismo eterno e globale, espressione di una &#233;lite senza etica.</p>

<p>Essere passivi e rassegnati politicamente, in questo momento, significa, di fatto, consegnarci al dominio di una borghesia criminale, violenta pi&#249; di un colono in Cisgiordania, che campa galleggiando sul sangue e la carne di crescenti orde di disperazione e disumanizzazione, dove nessuno di noi pu&#242; essere certo che non ne sar&#224; mai parte. Essere refrattari, anche se per rimozione difensiva su questi temi, &#232; il torto pi&#249; grande che si possa infliggere a noi stessi, alle nostre vite, alle prossime generazioni e alla nostra dignit&#224;. E per questo non si pu&#242; tacere neanche l&#39;appoggio &quot;progressista&quot; al realismo capitalista per cui molta gente disorientata dal tradimento e dal caos, si getta fra le braccia delle destre populiste o diserta il voto per totale sfiducia - in parte comprensibile - sulla sua reale efficacia, in un simile contesto generale.</p>

<p>Questo, che ci piaccia o meno, credo sia il bivio che ci si para davanti: cedere alla rassegnazione o immaginare e sostenere un&#39;armonia possibile . Perch&#233; ogni sistema, per funzionare, ha bisogno anche di un sostegno culturale, immaginativo. Dobbiamo forse capire che, a questo distopico regno dell&#39;arroganza, dobbiamo togliere per prima cosa la nostra apatia.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>La continuit&#224; del male</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17435/la_continuit_del_male</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Nicola Degasperi</div><div><p>Nell&#8217;aprile del 2025, l&#8217;ex sindaco di Sover Carlo Battisti formalizzava presso la stazione dei carabinieri di Segonzano una denuncia/querela per diffamazione a mezzo stampa. La diffamazione sarebbe da rilevarsi nel testo di una lettera pubblicata il precedente 3 gennaio dal quotidiano L&#8217;Adige in cui il firmatario, Walter Ferrari, scriveva: &#8220;Sono rimasto positivamente colpito che l&#8217;Amministrazione comunale [di Sover] abbia patrocinato e promosso due serate sul tema [della Memoria dell&#8217;Olocausto]. S&#236;, perch&#233; siamo in quel comune dove alcuni anni fa la precedente amministrazione aveva usato stralci del &#8216;Mein Kampf&#8217; per illustrare la propria posizione sul Bollettino comunale&quot;.</p>

<p>E ancora: &#8220;Occorre riconoscere con onest&#224; che gli attuali amministratori comunali di Sover hanno promosso un momento di riflessione che certamente fa la differenza rispetto alla precedente, adusa ad abbeverarsi alle idee fondative del nazismo&#8221;.</p>

<p>La &#8220;persona offesa dal reato&#8221;, assistita dall&#8217;avvocato Andy Rossi, esprime cos&#236; la sua indignazione: &#8220;Mi ritengo profondamente offeso da questa frase che denigra e lede la mia persona, oltre che il mio operato in qualit&#224; di amministratore pubblico per ben cinque legislature nel Comune di Sover, di cui due come Sindaco&#8221; e chiede pertanto che i responsabili (Ferrari, ma anche il direttore de L&#8217;Adige Pierluigi Depentori) &#8220;siano puniti per il reato di diffamazione col mezzo della stampa di cui all&#8217;art. 596 bis cp.&#8221;</p>

<p>La memoria di opposizione all&#8217;archiviazione del procedimento penale intentato da Carlo Battisti, presentata lo scorso luglio dall&#8217;avvocato Rossi per &#8220;dimostrare la falsit&#224; di alcune affermazioni fatte dal sig. Ferrari&#8221;, si cimenta nel &#8220;non facile onere di ricostruire i tratti essenziali della vicenda oggetto del presente procedimento&#8221;.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/let_battisti.jpg' alt=''><figcaption>Carlo Battisti</figcaption></figure> 

<p>E cimentiamoci dunque nel seguire le argomentazioni dell&#8217;avvocato che presenta al Giudice una copia dell&#8217;articolo (&quot;Quale ruolo per il Comune&quot;) pubblicato nell&#8217;agosto 2017 sul bollettino intercomunale di Baselga di Pin&#232;, Bedollo e Sover &#8220;a firma del signor Carlo Battisti, allora sindaco di Sover, ma che non &#232; stato scritto da lui&#8221; (sic).</p>

<p>L&#8217;avvocato Rossi protesta che nell&#8217;articolo in questione &#8220;non vi &#232; una parola che faccia riferimento al Nazismo, non vi &#232; apologia del Nazismo e neppure si rinvengono gli asseriti stralci del Mein Kampf&quot; e si chiede &#8220;come si possa affermare che la precedente amministrazione fosse adusa ad abbeverarsi del Nazismo&#8221;.</p>

<p>In effetti, se ci limitassimo a una lettura superficiale dell&#8217;articolo &#8220;a firma del signor Carlo Battisti ma non scritto da lui&#8221;, non troveremmo alcun riferimento al nazismo. Ma se banalmente applicassimo alla lettura del testo quel metodo comparativo proprio della filologia e della linguistica storica, potremmo fare delle scoperte interessanti.</p>

<p>Metteremo dunque a confronto alcuni stralci dell&#8217;articolo col testo fondativo dell&#8217;ideologia nazionalsocialista, per l&#8217;appunto il Mein Kampf di Hitler. Nella convinzione che il testo originale tedesco non abbia avuto vasta circolazione nelle nostre valli, far&#242; riferimento all&#8217;edizione Bompiani edita a Milano nel 1940 (&quot;La mia battaglia&quot;, con &#8220;Prefazione inedita dell&#8217;Autore per l&#8217;Edizione Italiana&#8221;).</p>

<p>1</p>

<p>- La storia delle nostre comunit&#224; montane riconosce nel Comune il solo mezzo per conseguire un fine, il fine del mantenimento dell&#8217;esistenza della comunit&#224;.</p>

<p>- La concezione nazionale, razzista... ravvisa nello Stato soltanto un mezzo per raggiungere un fine, il fine della conservazione dell&#8217;esistenza razzista degli uomini. (p. 15)</p>

<p>2</p>

<p>- La sua meta [del Comune] consiste nella conservazione e nell&#8217;accrescimento di una collettivit&#224; conducente un&#8217;esistenza fisica e morale dello stesso genere.</p>

<p>- Lo Stato &#232; un mezzo per raggiungere un fine. Il suo fine consiste nella conservazione e nello incremento d&#8217;una comunit&#224; conducente una vita fisica e morale omogenea. (p. 30)</p>

<p>3</p>

<p>- Dobbiamo pertanto distinguere con la massima chiarezza fra il Comune che &#232; il recipiente e la comunit&#224;, che &#232; il contenuto. Questo recipiente ha valore solo se sa contenere e custodire il contenuto, altrimenti non ha senso.</p>

<p>- Dobbiamo distinguere con la massima nettezza fra lo Stato, che &#232; un recipiente, e la razza, che &#232; il contenuto. Questo recipiente ha senso solo se &#232; capace di contenere e salvaguardare il contenuto; in caso diverso, non ha valore (p. 30)</p>

<p>4</p>

<p>- Proprio in quest&#8217;ottica deve essere considerata di fondamentale importanza una linea politica che ponga la massima attenzione a ci&#242; che attiene il bene pi&#249; prezioso di una collettivit&#224;: i suoi figli.</p>

<p>- Lo Stato nazionale... deve mettere la razza al centro della vita generale. Deve darsi pensiero di conservarla pura. Deve dichiarare che il bambino &#232; il bene pi&#249; prezioso d&#8217;un popolo. (p. 43)</p>

<p>5</p>

<p>- Un buon amministratore ha il dovere di attivarsi affinch&#233; la fecondit&#224; di una coppia non sia ridotta dall&#8217;indecente economia di un&#8217;organizzazione statale che trasforma quella fortuna che &#232; il bambino in una sfortuna per i genitori.</p>

<p>- [Lo Stato nazionale] deve provvedere a che la fecondit&#224; della donna sana non venga limitata dalla sconcia economia e dalla finanza d&#8217;un regime statale che di quella benedizione che &#232; il bambino fa una maledizione per i genitori. (pp.43-44)</p>

<p>6</p>

<p>- Un buon amministratore... ha il dovere di rafforzare le tradizioni e la memoria della propria comunit&#224; con interventi finalizzati a tramandare ai grandi di domani l&#8217;identit&#224; collettiva che sempre pi&#249; &#232; minacciata.</p>

<p>- Non si impara la storia solo per sapere quello che &#232; successo, ma per trovare in essa una maestra dell&#8217;avvenire e della conservazione del proprio popolo. Questo &#232; lo scopo, e l&#8217;insegnamento della storia &#232; solo un mezzo per raggiungerlo. (p. 65)</p>

<p>Questo non &#232; un esercizio comparativo fine a se stesso. Trovare siffatte assonanze tra l&#8217;articolo a firma di Carlo Battisti e le pagine del Mein kampf significa smontare l&#8217;accusa di diffamazione rivolta a Walter Ferrari. Poco importa che l&#8217;articolo apparso sul Bollettino comunale sia stato scritto, come afferma l&#8217;avvocato Rossi, &#8220;da un suo collaboratore&#8221; Un Sindaco non controlla ci&#242; che esce a suo nome? Ci&#242; che importa &#232; che nell&#8217;articolo troviamo una serie di nuclei concettuali di chiara matrice nazionalsocialista: la comunit&#224; come &#8220;fortino identitario&#8221; &#8220;conducente una vita fisica e morale omogenea&quot;, &#8220;minacciato da forze esterne&quot;; la natalit&#224; come &#8220;bene pi&#249; prezioso di un popolo&#8221;; il ruolo della donna, ridotta a fattrice di figli per la Patria... Quei nuclei concettuali che ritroviamo nei testi dei fascisti del terzo millennio di Casa Pound fino alle esternazioni della seconda pi&#249; alta carica dello Stato, che equipara i partigiani ai combattenti della repubblica di Sal&#242;.</p>

<p>In molti passaggi non si tratta solo di parafrasi , ma di copiature letterali.</p>

<p>Delle due l&#8217;una: o l&#8217;estensore dell&#8217;articolo del 2017 ha saccheggiato, sottacendone la fonte, i concetti del Mein Kampf, oppure dobbiamo concedere che idee della stessa fatta convergano, sia pure inconsapevolmente, in un linguaggio identico. In ogni caso ci&#242; a cui siamo di fronte &#232; la &#8220;continuit&#224; del male&#8221;, come ha bene espresso Tomaso Montanari nel suo libro omonimo.</p>

<p>Nella lettera di Ferrari a L&#8217;Adige non c&#8217;&#232; alcuna traccia di falsit&#224;, ma la capacit&#224; di denunciare i mascheramenti con cui il pensiero di destra &#8211; una destra oggi al potere &#8211; cerca (purtroppo con successo) di sdoganare le idee aberranti che nel ventesimo secolo hanno prodotto fascismi, guerre e genocidio. E che ancora oggi producono fascismi, guerre e genocidio.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Un ricordo di Ali Raschid</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17434/un_ricordo_di_ali_raschid</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>Un anno &#232; passato dalla scomparsa di Ali Rashid, la cui figura &#232; stata ricordata il 14 maggio, in occasione del primo anniversario della sua dipartita, in un bell&#8217;articolo di Tommaso Di Francesco sul Manifesto. Una persona che, allora primo segretario dell&#8217;ambasciata palestinese a Roma, ho avuto la fortuna di conoscere e incontrare varie volte nel lontano 1988 (cos&#236; come negli anni seguenti) quando, per la mediazione di Democrazia Proletaria, vennero presi i contatti con la rappresentanza palestinese in Italia in vista del gemellaggio tra Lona-Lases e il villaggio palestinese di Beita. Iniziativa che aveva preso concretamente le mosse dopo l&#8217;avvio della prima Intifada il 9 dicembre 1987 su impulso di un gruppo di giovani aderenti all&#8217;allora Comitato Popolare di Lona-Lases, tradotta poi in atto ufficiale il 26 maggio 1988 con l&#8217;approvazione in Consiglio comunale di una mozione a firma di Graziano Ferrari e del compianto Dario Avi.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/let_ali_rashid_1.jpg' alt=''><figcaption>Ali Raschid</figcaption></figure> 

<p>Ali era nato ad Amman nel 1953 e aveva vissuto direttamente la persecuzione scatenata contro i palestinesi a partire dal 17 settembre 1970 (e protrattasi fino al luglio 1971) dalla monarchia hascemita che porter&#224; al massacro di centinaia di combattenti palestinesi, eliminando la presenza militare palestinese dalla Giordania e costringendo l&#8217;OLP a trasferire le sue forze in Libano.</p>

<p>Come dimenticare, anche a distanza di tanti anni, la sua voce inconfondibile, le sue parole rigorose ma pronunciate con serenit&#224;, senza alcun rancore, nonostante la sua famiglia fosse stata vittima della cacciata dalla sua terra, il villaggio di Lifta e l&#8217;uliveto alla periferia di Gerusalemme, in quella che fu la Nakba del 1948? Come dimenticare i suoi interventi pubblici intrisi di speranza e non pensare all&#8217;infinito dolore che deve aver provato nel vedere tradite quelle speranze e, soprattutto, nell&#8217;assistere impotente alla tragedia del genocidio della popolazione palestinese di Gaza per mano del governo d&#8217;Israele? Per un anno e mezzo ha sopportato quello strazio e poi il suo cuore ha ceduto, e proprio nel 77&#176; anniversario di quella catastrofe, la Nakba, che lo ha fatto nascere profugo.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>&#8220;Perfido&#8221;, oltre la sentenza   Alex Marini</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17433/perfido_oltre_la_sentenza_alex_marini</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Alex Marini</div><div><p>La sentenza definitiva della Cassazione sul filone principale dell&#8217;inchiesta &#8220;Perfido&#8221; chiude uno dei procedimenti giudiziari pi&#249; rilevanti della storia recente del Trentino. La Suprema Corte ha riconfermato l&#8217;esistenza di una &#8220;locale&#8221; di &#8217;ndrangheta radicata in Val di Cembra, operante soprattutto nel settore estrattivo del porfido, rigettando o dichiarando inammissibili i ricorsi degli imputati condannati per associazione mafiosa, concorso esterno, sfruttamento del lavoro, scambio elettorale politico-mafioso, detenzione di armi e altri reati collegati.</p>

<p>La pronuncia mette nero su bianco un fatto che per anni parte della politica e dell&#8217;opinione pubblica locale hanno tentato di minimizzare: la &#8217;ndrangheta non era una presenza episodica o esterna, ma un sistema stabilmente radicato nel tessuto economico e sociale trentino. La Corte descrive un&#8217;organizzazione capace di esercitare forza intimidatoria, controllo delle relazioni economiche e condizionamento sociale, soprattutto nel settore del porfido, attraverso modalit&#224; &#8220;silenti&#8221;, meno appariscenti rispetto agli stereotipi mafiosi tradizionali, ma non meno efficaci.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/let_perfido.jpg' alt=''></figure> 

<p>Su questi temi, il 9 maggio scorso, Pi&#249; Democrazia in Trentino ha promosso insieme alle ACLI Trentine, al Coordinamento Lavoro Porfido e all&#8217;Osservatorio Trentino Legalit&#224; un momento pubblico di riflessione volto a raccogliere le analisi e le impressioni di chi negli anni ha seguito da vicino la vicenda. All&#8217;incontro hanno partecipato Nicola Morra, gi&#224; presidente della Commissione parlamentare antimafia, Luigi Gaetti, gi&#224; sottosegretario al Ministero dell&#8217;Interno, l&#8217;avvocata Sara Donini, legale degli operai costituiti parte civile, oltre ai giornalisti Ettore Paris e Domenico Sartori. Un confronto che ha contribuito a chiarire ulteriormente alcuni passaggi della vicenda, ma che al tempo stesso rende ancora pi&#249; evidente la necessit&#224; di ampliare l&#8217;analisi oltre il piano strettamente giudiziario.</p>

<p>Il procedimento penale rappresenta infatti solo la punta dell&#8217;iceberg. Ridurre &#8220;Perfido&#8221; a una vicenda criminale di un manipolo di delinquenti significherebbe non comprendere la profondit&#224; della questione sociale che emerge dagli atti processuali. Dentro questa storia si nasconde infatti un sistema di sfruttamento del lavoro, prevalentemente straniero, che richiama le &#8220;vite di scarto&#8221; descritte da Zygmunt Bauman: uomini resi invisibili, ricattabili, sacrificabili in nome della produzione e del profitto.</p>

<p>La sentenza richiama episodi di gestione schiavistica delle maestranze, salari irrisori, intimidazioni e violenze contro lavoratori che rivendicavano diritti elementari. Emblematico il pestaggio dell&#8217;operaio cinese Hu Xupai, aggredito brutalmente dopo aver chiesto il pagamento del lavoro svolto. La Corte sottolinea come il timore di ritorsioni inducesse molti operai a non denunciare gli abusi.</p>

<p>Ma ci&#242; che rende la vicenda ancor pi&#249; inquietante &#232; il contesto che ha permesso tutto ci&#242;. Gli anticorpi democratici e istituzionali si sono rivelati deboli o neutralizzati da connivenze, complicit&#224;, conflitti di interesse e dinamiche di costruzione del consenso. Per anni il motto implicito &#232; stato: &#8220;non disturbare chi produce&#8221;. Un principio che ha garantito stabilit&#224; a un sistema perverso fondato sulla subordinazione della dignit&#224; del lavoro e dell&#8217;ambiente agli interessi economici.</p>

<p>Gi&#224; molto prima degli arresti, i segnali erano evidenti. La Commissione Europea aveva costretto la Provincia a intervenire sul sistema delle concessioni del porfido. Il Coordinamento Lavoro Porfido denunciava pubblicamente anomalie e sfruttamento. Esistevano esposti, vertenze, denunce per colmare il vuoto lasciato dalle organizzazioni sindacali che arrivavano perfino a favorire la sottoscrizione di accordi a dir poco svantaggiosi per i lavoratori. Eppure il sistema politico-amministrativo ha preferito non vedere.</p>

<p>In questo senso colpisce la lucidit&#224; della tesi di laurea elaborata da Alberto Marmiroli all&#8217;Universit&#224; di Trento nell&#8217;anno accademico 2018/2019, dunque prima della chiusura delle indagini. Quel lavoro &#8211; promosso in autonomia e lungimiranza da uno studente di laurea magistrale e non da un ricercatore di un centro di eccellenza - descriveva il settore del porfido come un contesto ideale per l&#8217;infiltrazione mafiosa: bassa specializzazione tecnologica, forte dipendenza dalla manodopera, presenza di lavoratori stranieri ricattabili e intreccio strutturale tra interessi economici e amministrazioni locali.</p>

<p>Marmiroli metteva inoltre in relazione il caso trentino con le dinamiche emerse nel processo &#8220;Aemilia&#8221; in Emilia-Romagna, mostrando come la &#8217;ndrangheta contemporanea preferisca infiltrarsi silenziosamente nei tessuti economici pi&#249; ricchi del Nord piuttosto che manifestarsi con la violenza plateale tipica del passato. Una lettura sociologica che oggi appare impressionante per precisione e capacit&#224; anticipatoria.</p>

<p>&#200; significativo che ad opporsi e a raccontare questa realt&#224; siano stati spesso soggetti considerati &#8220;eretici&#8221; dal contesto locale. Gli esponenti del CLP, un segretario comunale e un numero troppo ristretto di giornalisti e rappresentanti politici hanno avuto il coraggio di denunciare pubblicamente ci&#242; che molti preferivano ignorare. Per questo hanno subito isolamento, delegittimazione e azioni ritorsive da parte di amministratori pubblici e settori della rete di potere locale.</p>

<p>La sentenza &#8220;Perfido&#8221; non chiude dunque una stagione. Al contrario, apre una domanda politica e culturale che il Trentino non pu&#242; pi&#249; evitare: come &#232; stato possibile che un sistema di sfruttamento e condizionamento mafioso si radicasse cos&#236; a lungo in un territorio che continua a rappresentarsi come modello di autonomia, coesione sociale e buon governo?</p>

<p>La vera sfida inizia adesso. Perch&#233; il problema non riguarda solo la repressione penale della manovalanza della criminalit&#224; organizzata, il capro espiatorio perfetto di colpe molto pi&#249; profonde, ma la capacit&#224; di una comunit&#224; di riconoscere le proprie zone grigie, le proprie convenienze e le proprie responsabilit&#224; collettive. La stampa, con poche eccezioni che venivano derubricate a pornografia informativa, &#232; stata occupata a celebrare la magnificenza della classe dirigente anzich&#233; a investigare le connivenze e le debolezze del sistema. Politici, funzionari pubblici, operatori di settore, professionisti e operatori bancari hanno coperto il degrado col silenzio, l&#8217;omert&#224; e la rimozione dei segnali d&#8217;allarme.</p>

<p>I colletti bianchi sono stati toccati solo marginalmente, prevalentemente attraverso figure di secondo piano mentre rappresentanti delle forze dell&#8217;ordine e magistrati che intrattenevano rapporti col gruppo criminale se la sono cavata con provvedimenti di natura disciplinare.</p>

<p> Bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che non siamo di fronte solo a un problema di lavoro o a una storia criminale circoscritta. Siamo di fronte a un problema di democrazia, di controllo politico e di responsabilit&#224; diffuse. Un problema che pu&#242; essere affrontato solo attraverso un processo di trasparenza e riconciliazione civile, nel quale ognuno metta a disposizione gli elementi di propria conoscenza e si assuma la responsabilit&#224; di contribuire alla verit&#224; pubblica. Serve inoltre gettare le basi per costruire un sistema in cui i meccanismi di controllo e accountability siano effettivi e non castelli virtuali di regole formali facili da bypassare e in cui i principi dello stato di diritto siano attuati, affinch&#233; questa storia non si ripeta nel volgere di pochi anni.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>I valori dell&#39;azione di Flotilla</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17432/i_valori_dell_azione_di_flotilla</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Sono ormai dieci le spedizioni di Flotilla indirizzate a denunciare lo scandalo dei comportamenti dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese, tese a rompere l&#8217;isolamento, o meglio l&#8217;apartheid imposto da decenni a un intero popolo. Si era iniziato con un evento tragico, la spedizione del 31 maggio 2010, dove morirono ben 10 attivisti imbarcati su una nave turca bombardati da Israele, erano. Quest&#8217;anno le iniziative che denunciano il genocidio in atto contro il popolo palestinese sono state due, parliamo di un lungo genocidio ignorato dall&#8217;Unione Europea e dello Stato italiano. I politici che governano l&#8217;Europa non hanno nemmeno chiesto a Israele di scusarsi per l&#8217;ultimo assalto piratesco che &#232; mancato del rispetto del diritto internazionale di navigazione, sulla gratuita violenza usata contro i cittadini europei prima rapiti e poi sequestrati e violati. Le imbarazzate condanne delle istituzioni italiane per la volgare e violenta sceneggiata del ministro Ben Gvir non incidono, sono solo parole, il ministro non agisce isolato, le sue provocazioni, continue, sintetizzano una cultura diffusa, violenta del governo di Israele sostenuto da una massiccia maggioranza di cittadini di quel paese. Per dimostrare che Ben Gvir riassume la cultura dell&#8217;intero governo Netanyau &#232; intervenuta anche la ministra dei trasporti israeliana, Miri Regev: ha sostenuto che i membri di Flotilla &#8220;sono arrivati privi di aiuti alimentari, gli attivisti erano drogati, ubriachi, sostenitori del terrorismo&#8221;.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/flot_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>Israele rimane libero da sanzioni e continua a essere armato dai governi europei. Il rapimento in acque internazionali dei 430 attivisti, le torture anche sessuali da loro subite, dimostrano che Israele sta seguendo una campagna studiata scientificamente. Se cos&#236; sono stati trattati i pacifisti nonviolenti possiamo immaginare cosa accade giornalmente ai detenuti palestinesi, in assenza di processi. Le forze armate e di polizia di Israele copiano, aggravando umiliazioni e violenza, le pratiche degli Stati Uniti utilizzate contro gli arabi detenuti in assenza di processi a Guant&#224;namo: si &#232; arrivati a addestrare cani per violentare sessualmente i detenuti.</p>

<p>All&#8217;orrore non c&#8217;&#232; fine, lo avevano dimostrato i nazisti e Pol Pot in Cambogia, lo dimostra ora Israele con l&#8217;apartheid, le violenze e i furti dei coloni, l&#8217;assedio a Gaza per portare a una morte lenta, silenziosa, centinaia di migliaia di palestinesi. Quando si struttura una politica di odio tanto atroce non si possono che diffondere macerie nel lungo periodo: questo odio rimarr&#224; impresso e avr&#224; conseguenze di lungo periodo.</p>

<p>Quanto sta accadendo in Palestina, il crescendo di violenza, le frasi impregnate di odio razziale di Trump e le conseguenti azioni ci consegnano un futuro triste. Il rapimento in Venezuela di un presidente cui si &#232; fatto seguire un immediato furto-ricatto delle risorse petrolifere del paese, il cordone militare imposto a Cuba teso ad affamare e distruggere un popolo, i ricatti sulla Groenlandia tesi a impossessarsi di risorse strategiche, quelli economici basati sui dazi, le uccisioni di governanti in Libano, in Iran: tutte azioni che disegnano un capitalismo privo di etica e morale. La rapina, la pirateria vengono esibiti senza vergogna, come era gi&#224; accaduto in un lontano passato. Con lo sterminio dei nativi nelle Americhe, perlomeno 80 milioni di morti sui quali ancora oggi si tace. Era accaduto nella deportazione dei neri e il conseguente regime di schiavit&#249;, con il razzismo praticato ed esibito negli Stati Uniti per quattro secoli. Nei furti istituzionalizzati a spese delle risorse degli africani con il colonialismo inglese, spagnolo, francese, olandese, portoghese, belga e quello italiano miseramente fallito. Ovunque l&#8217;Occidente tanto osannato in Europa come culla di civilt&#224;, ha sostenuto violenza, furto e alimentato razzismo. Non c&#8217;&#232; da meravigliarsi se oggi governanti e militari di Israele definiscono i palestinesi &#8220;animali umani&#8221;.</p>

<p>Da questo mare di violenza passiamo alle decisioni politiche: si impedisce ogni azione dell&#8217;ONU, la si svuota di risorse, si umiliano decine di paesi con i diritti di veto. Si demolisce la credibilit&#224; degli organi di giustizia internazionali, si tace sulla privazione di diritti di Francesca Albanese e altre migliaia di cittadini del mondo, si riduce il diritto alla sicurezza al solo vantaggio dell&#8217;Occidente, evitando il confronto sui diritti di altri stati, vedasi Russia e Iran. Si cancellano con una sistematica distruzione intere regioni e civilt&#224;, Gaza, Libano, Siria, il Donbass, privando milioni di esseri umani del diritto alla scolarit&#224;, alla salute, al lavoro. Solo i palestinesi hanno subito almeno 80 mila morti, ed &#232; probabile che, una volta rimosse le macerie, se ne contino altre decine di migliaia: e fra questi morti si contano oltre 18 mila bambini, 250 giornalisti, quasi mille operatori sanitari, 1800 atleti. Le guerre in Libano e Iran ci portano a contare altri 8 mila morti, in massima parte civili. Si tratta di una vera e propria scelta che presenta tutte le caratteristiche di un genocidio.</p>

<h3>Dalla violenza alla speranza</h3>

<p>A proposito della Flotilla, come si commenta in vasti ambiti della popolazione?</p>

<ul>
<li>Si tratta di un&#8217;azione velleitaria;
<li>non hanno liberato e salvato nessuno (cos&#236; si &#232; pronunciato il presidente del Senato Ignazio La Russa);
<li>non &#232; arrivato un grammo di cibo o una medicina;
<li>sono in gita per fare sesso e fumare spinelli, se non peggio;
<li>sono ridicoli, si faranno fotografare torturati (ancora La Russa);
<li>non pagheremo mica noi il viaggio di ritorno?
</ul>

<p>E c&#8217;&#232; di peggio;</p>

<ul>
<li>perch&#233; non vanno in Ucraina? I russi li cancellerebbero dalla faccia della terra;
<li>ma vadano in Iran, ce li toglieremmo dai piedi per sempre;
<li>troppo poco quello che ha fatto loro Israele;
</ul>

<p>E tralasciamo i commenti pi&#249; indecenti, ben diffusi nelle vallate del Trentino.</p>

<p>Passiamo invece ai valori promossi e diffusi delle azioni della Flotilla. Non solo per rispondere all&#8217;insieme di indecenze sopra scritte, ma per replicare ai silenzi del nostro Paese e alla inadeguatezza dell&#8217;Europa. Chi legger&#224; la storia internazionale di questi anni si vergogner&#224; dell&#8217;ignavia dell&#8217;Occidente.</p>

<p>Flotilla ci dice che &#232; possibile costruire una politica internazionale nonviolenta partendo dal basso, unendo tante sensibilit&#224; di cittadini di decine di paesi che dicono No al riarmo internazionale, alla logica della forza, che riprendono i decennali messaggi della Chiesa cattolica, che dicono S&#236; al rispetto dei diritti umani, a un forte ruolo dell&#8217;ONU, al rispetto di tutti i popoli, che riaffermano il valore del diritto internazionale.</p>

<p>Flotilla ci dice che l&#8217;azione diretta nonviolenta &#232; una forza di pace che smaschera le ipocrisie dell&#8217;occidente. Per mesi ha obbligato non solo i media a informare con maggiore correttezza, ma le classi politiche europee a prendere atto della gravit&#224; della situazione, non solo in Palestina, ma nel mondo intero;</p>

<p>* si sono rotti incredibili silenzi sui bambini morti, che non devono fare scandalo solo in Ucraina. Si dovr&#224; analizzare, a livello anche giuridico, come sia stato possibile permettere lo sterminio scientificamente studiato a Gaza e in Cisgiordania, in Libano, in Siria;</p>

<p>* Grazie a Flotilla il mondo della pace non pu&#242; pi&#249; essere accusato di essere filo Putin o antisemita;</p>

<p>* Sempre grazie a Flotilla si discute anche della devastazione ambientale che tutte le guerre provocano. Danni che avranno conseguenze decennali sulle popolazioni colpite. Danni che l&#8217;intero pianeta sta subendo: pensiamo solo alle emissioni dei gas climalteranti e all&#8217;indecente spreco di risorse primarie;</p>

<p>* Sono pi&#249; che ragionevoli le analisi che dimostrano che le azioni di Flotilla abbiano evitato l&#8217;aggravarsi delle situazioni e abbiano diminuito il numero delle morti. Dato non valutabile, ma ragionevolmente ovvio;</p>

<p>* Anche da terra Flotilla &#232; stata bloccata dalle bande armate tollerate e sostenute dai governi occidentali, fra i quali Israele e l&#8217;Italia. Ma &#232; riuscita ancora a fare parlare dell&#8217;uso sistematico della tortura e delle violenze che si abbattono sui disperati che fuggono in Africa da guerre e dalla povert&#224;;</p>

<p>* Flotilla ha riportato fiducia in migliaia di giovani di tutto il mondo: non &#232; pi&#249; tempo di internazionali fasciste o comuniste, sono necessarie internazionali della pace, della giustizia sociale, della difesa dei beni ambientali del pianeta;</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/flotilla_last.jpg' alt=''></figure> 

<p>Se Flotilla ha ottenuto tanto &#232; evidente che nel nostro pianeta c&#39;&#232; ancora spazio per ridare forza agli organismi internazionali umiliati dalla violenza degli Stati Uniti, di Israele e dal silenzio dell&#8217;Europa intera.</p>

<p>Flotilla &#232; quindi un germoglio di speranza. Sparge semi e fiducia in un pianeta oscurato dalla violenza. Come sosteneva Carlo Petrini, &#8220;chi semina utopia raccoglie realt&#224;&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Soli davanti a uno schermo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17431/soli_davanti_a_uno_schermo</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>I giovani e la formazione sulla sessualit&#224; tramite la pornografia online. Da Una Citt&#224;, mensile di Forl&#236;.</div><div>di Monica Lanfranco (a cura di Paola Sabbatani)</div><div><p>Alcuni anni fa Il Fatto Quotidiano mi chiese di aprire un blog e io cominciai a pensare a come presentarmi. Proprio in quei giorni mi ero imbattuta in un articolo di Laurie Penny, collega del Guardian, che raccontava della sua curiosit&#224; per il corpo dell&#8217;altro, che fin da bambina l&#8217;aveva intrigata, accompagnandola anche nell&#8217;et&#224; adulta, e di avere interpellato amici, amanti, persone di famiglia di sesso maschile. Questo approccio mi colp&#236; e decisi quindi di presentarmi a chi mi leggeva nel blog dicendo che ero una femminista, e formulai sei domande rivolte agli uomini.</p>

<p>Accaddero due cose. La prima fu l&#8217;intasamento del sistema che filtra l&#8217;hate speech, le parole di odio tipicamente rivolte contro le donne: epiteti sessuali, di umiliazione e violenza. Il giornale fu contento di questo interesse. Io molto meno, perch&#233; ricevere offese cos&#236; violente ha un impatto molto forte. Avevo indicato la mia mail per chi volesse rispondermi, cos&#236; cominciarono ad arrivare dei messaggi, circa 300: non pochi, ma nemmeno tanti quanto quelli con commenti irripetibili. In Italia femminista &#232; ancora una parola che attira odio. Cos&#236; andai al giornale e dissi loro che avevo 1.800 risposte su sei domande, semplici in apparenza, ma inedite.</p>

<p>Le domande erano queste: cos&#8217;&#232; per te la sessualit&#224;; cosa significa essere virile; cosa provi quando leggi di uomini che violentano le donne; la pornografia che impatto ha nella tua vita; il calo del desiderio ti riguarda o no; pensi che la sessualit&#224; maschile sia pi&#249; violenta di quella femminile?</p>

<p>Il giornale, siccome non c&#8217;era un femminicidio, non c&#8217;erano schizzi di sangue o la possibilit&#224; di andare ospiti coi plastici nello studio di Vespa, disse che non gli interessava. Decisi comunque di pubblicarle. Scrissi un&#8217;introduzione e riportai esattamente i testi dei messaggi. Il libro fu un successo, anche se non aveva dietro una grande casa editrice.</p>

<p>Qualche anno dopo, nel 2017, mi si &#232; presentata l&#8217;occasione di porre le stesse domande, tranne quelle sul calo del desiderio, a 1.500 studenti, dai 16 ai 19 anni, delle scuole superiori, in una citt&#224; emiliana. Ricevetti a casa oltre 5.500 questionari, compilati a mano perch&#233; nelle scuole non avevano offerto ai ragazzi la possibilit&#224; di inviarlo online. Questi ragazzi, poco pi&#249; che adolescenti cosa mi dicevano? Fondamentalmente due cose. La prima che erano soli davanti a degli schermi, perch&#233; non c&#8217;era accompagnamento o prossimit&#224; da parte delle persone adulte di riferimento sul tema della sessualit&#224;. Poi la seconda: che il luogo di informazione e formazione per la sessualit&#224; erano i siti e le piattaforme del porno. Tutti dicevano di imparare dal porno e di frequentarlo abitualmente. Un ragazzo alla domanda su cosa fosse per lui la sessualit&#224;, rispondeva: &#8220;Forse trovare una tipa in discoteca e sfondarla fino a che i genitori non la riconoscessero&#8221;. Questo termine ci parla, oltre che della considerazione del corpo della donna, anche della non consapevolezza del proprio corpo e del suo uso come arma distruttiva.</p>

<p>Da dove parte questa inconsapevolezza su un gesto sessuale che ha a che fare col potere, la dominazione, la cancellazione del corpo dell&#8217;altra?</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/italietta_3.jpg' alt=''></figure> 

<p>La pornografia attuale fa apparire romantica quella pre-internet, quella dei giornalini, dei Vhs. Oggi tu digiti &#8220;porno&#8221; su qualsiasi motore di ricerca e i bambini e le bambine vi accedono col cellulare. C&#8217;&#232; un documentario di un po&#8217; di anni fa che si intitola &#8220;The Price of Pleasure&#8221;, in cui due ricercatori indagano la filiera del porno, l&#8217;origine e le diramazioni economiche, politiche, gli effetti che la pornografia produce come sistema industriale. Nel documentario si dice che il primo accesso al porno attraverso il cellulare, avviene, a livello globale, a sette anni. E il tema non &#232; solo l&#8217;et&#224; bassa, &#232; la solitudine. La pornografia &#232; un esercizio in solitaria di apprendimento della dominazione sulla donna. La pornografia cosa mette in luce? Il fatto che il mondo adulto di riferimento evita di assumersi la responsabilit&#224; di affiancare i ragazzi e le ragazze. Per giustificare questo, ci si racconta un sacco di frottole, come per esempio che tu genitore ti senti pi&#249; sicuro se tua figlia o tuo figlio ha il cellulare sempre dietro. Ricordo un padre che si ribell&#242; al regalo di Natale prodotto a scuola dalla sua bambina. Voleva denunciare la scuola. I bambini e le bambine avevano realizzato per i genitori un libriccino con la storia della loro nascita. La bimba aveva fatto nel suo un disegnino che descriveva il momento della sua nascita. C&#8217;erano il pap&#224; e la mamma, probabilmente abbracciati e nudi. Apriti cielo: questo padre, un uomo di quasi quarant&#8217;anni, si era arrabbiato e poi, intervistato sul perch&#233;, aveva detto che non si sentiva pronto. Ma a cosa?</p>

<p>Chi pi&#249; di lui poteva raccontare qualcosa di indimenticabile alla sua bambina che poi diventer&#224; una donna? Chi pi&#249; di lui poteva parlarle della bellezza, dell&#8217;emozione, dare alla figlia una chiave di lettura poetica ma anche concreta, rispetto al corpo, e a che cosa non va bene invece nella rappresentazione della pornografia?</p>

<p>Ma purtroppo noi viviamo in una societ&#224; che ha ormai normalizzato la pornografizzazione. Vi ricordate quando ci fu nei social quel momento in cui tutti fotografavano i piatti serviti nei ristoranti? Lo avevano chiamato food porn, collegando la rappresentazione di un bel piatto, la bellezza del cibo con il porno, non con l&#8217;eros, come se alla pornografia corrispondessero bellezza e sessualit&#224;.</p>

<p>Sappiamo bene che la pornografia trae origine dal mondo della prostituzione. Nei grandi bordelli, - costruzioni di 5/6 piani con a ogni piano una specialit&#224; - proiettano film porno a ciclo continuo. Se si fa un giro nel mondo del porno online, si trovano le categorie, e io, che sono una donna adulta, trovo sconvolgente vedere le donne, i corpi delle donne fatti a pezzi e rinchiusi in categorie di specialit&#224;. E poi che cosa ci dice il fenomeno dei milioni di uomini che frequentano siti come &#8220;Gnocca Travel&#8221;, che scrivono recensioni dei bordelli, cosa ci racconta di loro, del loro rapporto con mogli e fidanzate? Cosa dice di noi questa discussione,dove non si parla pi&#249; di piacere ma di diritto a comprare e vendere?</p>

<p>Vorrei infine aggiungere poche considerazioni sull&#8217;uso del linguaggio. Se vuoi umiliare un uomo, gli dai del gay, con tutte le declinazioni regionali offensive verso l&#8217;omosessualit&#224;. Per insultare una donna, invece, basta parlare di lei come di un oggetto sessuale. A scuola i ragazzini, le ragazzine, usano due epiteti maggioritari, frocio e troia, ma troia vale per tutte le donne, mentre frocio indica una minoranza nel mondo maschile.</p>

<p>Qualche anno fa, tenevo un corso sulle pari opportunit&#224; all&#8217;universit&#224;. Bene, prendo l&#8217;ascensore e vicino al pulsante ci sono scritte quattro parole. Le prima due recitano: &#8220;Monti, boia&#8221;. &#200; una sintesi mirata di critica a un governo. Le due successive sono: &#8220;Fornero, troia&#8221;. Cos&#236; non critichi una ministra, la offendi come donna e con lei ogni altra.</p>

<h3>Dalla teoria alla pratica</h3>

<p>Se l&#8217;incontro col sesso avviene attraverso il porno e in et&#224; precoce, quando poi arriva il momento di agirlo, cosa succede? Se ti sei formato sulla pornografia, poi ti scontri con una realt&#224; completamente diversa. Infatti ci sono enormi problemi da entrambe le parti: le ragazzine e le bambine sono sempre pi&#249; prestazionali, del resto il fenomeno di OnlyFans la dice lunga su come non si consideri pi&#249; il corpo come una realt&#224; inviolabile: diventa un luogo dove pu&#242; esserci passaggio di denaro. Il fatto che paghi una donna per prestazioni virtuali o reali, fa scattare una condizione in cui il consenso c&#8217;&#232;, ma &#232; condizionato all&#8217;acquisto, mentre noi parliamo di consensualit&#224; quando ragioniamo sulla reciprocit&#224; della relazione.</p>

<p>C&#8217;&#232; una torsione simbolica spaventosa rispetto a &#8220;io sono mia, il corpo &#232; mio e lo gestisco io&#8221; del femminismo, che oggi diventa &#8220;il corpo &#232; mio e lo vendo&#8221;.</p>

<p>Mi raccontava Lidia Menapace che la sua mamma ai primi del &#39;900 diceva alle figlie: &#8220;Fate quello che volete ma non permettete mai a un uomo di darvi soldi per comprare le calze&#8221;, ovvero diventate indipendenti economicamente. Oggi, complice anche la precariet&#224;, milioni di giovanissime si espongono online e vendono pezzi del proprio corpo.</p>

<p>Un&#8217;amica che lavora a un consultorio mi ha raccontato che di luned&#236;, dopo il weekend, c&#8217;&#232; un accesso massiccio di giovani donne che non sono state attente al bicchiere in discoteca e che, siccome non ricordano nulla perch&#233; qualcuno ha versato sostanze dopanti o narcotizzanti nella bevanda, temono di aver avuto rapporti sessuali a loro insaputa e chiedono la pillola del giorno dopo.</p>

<p>Molte ragazzine, nei consultori, dicono che le prestazioni maggiormente richieste sono per esempio i rapporti anali. Perch&#233; questo tipo di rapporto, soprattutto nel porno che &#232; concepito senza una storia, un contesto e su una genitalit&#224; sempre pi&#249; coatta, &#232; quello che pu&#242; avvenire senza nemmeno un incontro visivo.</p>

<p>Ricordo un episodio, prezioso per me, quando partecipai ad un convegno col ginecologo Carlo Flamigni, un uomo che ha dedicato tutta la sua esistenza alla possibilit&#224; della maternit&#224; per le donne. Flamigni era convinto che nel passaggio dalla condizione di primati animali, in quell&#8217;attimo di evoluzione, fosse stata la femmina a dire al maschio, mentre si accoppiavano, di girarsi e di guardarsi. Ecco, se le ragazzine vanno nei consultori e raccontano che la richiesta maggioritaria, che viene dall&#8217;ossessione del porno, &#232; di avere rapporti anali, abbiamo un problema molto grande.</p>

<p>Occorre allora una formazione, che sia naturalmente tecnico-scientifica, ma che possa alimentare anche altre immagini (non solo quelle offerte dalla pornografia), che abbiano al centro il piacere e la reciprocit&#224;. Quando dissi che questo governo stava commettendo un errore colossale rispetto a questa necessit&#224; della formazione nelle scuole, mi scrisse un padre dicendo che, come aveva imparato lui, cos&#236; avrebbero imparato anche le sue due figlie. Vorrei chiedergli cosa ha detto alle sue bimbe quando per la prima volta le ha portate in una strada con un semaforo. Immagino che avr&#224; spiegato loro che c&#8217;&#232; il verde, il rosso e l&#8217;arancione e che questi tre colori ti indicano cosa devi fare. Non credo che abbia lasciato le loro mani e detto: &#8220;Andate pure&#8221;, accettando il rischio che venissero investite.</p>

<p>Qui &#232; la stessa cosa. Tu dici che alle tue figlie non insegnerai come salvarsi la vita. Questi genitori che amano i figli e le figlie e pensano che il sesso si impari per via, non si rendono conto del pericolo che la loro assenza come figure adulte di riferimento costituisce.</p>

<p>* * *</p>

<p>Monica Lanfranco, giornalista e formatrice, &#232; fondatrice della rivista Marea e di Altradimora, luogo femminista in Piemonte dove si tengono seminari residenziali, incontri e formazioni aperte a uomini e donne.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>In 5.000 alla &#8220;Blockade&#8221;  del Brennero</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17430/in_5000_alla_blockade_del_brennero</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>Ma l&#8217;ostilit&#224; del Sudtirolo ufficiale, Kompatscher in testa, &#232; stata  assoluta</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>La Blockade sar&#224; la &#8220;fine del mondo&#8221;, avevano scritto giornali, radio e Tv, loro sponte o riportando le opinioni dei politici di maggioranza e di albergatori, trasportatori e commercianti.</p>

<p>Gi&#224; da mesi la decisione del sindaco di Gries am Brenner (Tirolo), Karl M&#252;hlsteiger, di fermare per un giorno il traffico sull&#8217;autostrada numero 13 e sulle altre strade che attraversano il Tirolo, con il consenso del Land Tirol e il supporto di una sentenza del Tribunale amministrativo tirolese, &#232; stato oggetto in Sudtirolo di previsioni catastrofiche, che si sono rivelate, oltre che sprezzanti verso il problema, anche ridicole.</p>

<p>Il presidente della giunta Kompatscher &#232; andato a Roma e a Vienna, provando a convincerle a bloccare la scelta tirolese. Quando gli &#232; andata male, ha mandato una nota di protesta a Innsbruck e a Vienna (&#8220;non in mio nome&#8221; direbbero i sostenitori delle autonomie e le centinaia di ambientalisti, Team K Verdi e perfino STF, che al Brennero sono andati a dare una mano ai tirolesi e a una politica ambientale diversa).</p>

<p>Indifferente alle sofferenze di migliaia di persone che vivono da decenni lungo l&#8217;autostrada pi&#249; trafficata dell&#8217;arco alpino, prevedeva pericoli &#8220;per la sicurezza&#8221;, in seguito al blocco del traffico, e &#8220;gravissime conseguenze&#8221;. Dimostrando una parallela insensibilit&#224; verso le centinaia di persone che muoiono in incidenti e soffrono di malattie gravissime, a causa del rumore e delle emissioni tossiche. La sua preoccupazione era per il mancato guadagno di un giorno di albergatori e turistici. Ha detto (bont&#224; sua) di comprendere le ragioni della protesta, ma che &#8221;questo non &#232; il metodo&#8221; per risolvere il problema.</p>

<p>E qual &#232; il metodo, signor presidente? Nei suoi decenni di governo non se n&#8217;&#232; visto nessuno. Forse quello dei &#8220;pedaggi flessibili&#8221;, inventato in tutta fretta pochi giorni prima della manifestazione, &#8220;qualcosa da studiare&#8221; insieme a Baviera, Sudtirolo e Trentino, ed escludendo proprio il Tirolo?</p>

<p>Numerose volte, negli anni Novanta, ho partecipato a manifestazioni e anche a blocchi sull&#8217;autostrada del Brennero. Abbiamo fondato il Comitato SOS TRANSIT con cui abbiamo lavorato per molti anni in tutto l&#8217;arco alpino su questo problema. Oltre i confini si incontravano cittadini, frontalieri, medici, ambientalisti. Siamo andati anche a Bruxelles a chiedere che nelle politiche trasportistiche si tenesse conto dei problemi della popolazioni delle Alpi. Medici, ingegneri, docenti universitari e ricercatori hanno dimostrato la gravit&#224; degli effetti sulla salute, sull&#8217;ambiente, sulle infrastrutture, sulle coltivazioni nelle Alpi, dove i corridoi di passaggio sono pi&#249; stretti e quindi la concentrazione di sostanze tossiche &#232; maggiore, e il rumore &#232; pi&#249; forte. A Sch&#246;neberg, vicino al Ponte Europa in Tirolo, sono stati fatti per anni studi sugli effetti della benzina con piombo sulla salute mentale dei bambini, che hanno dimostrato un alto numero di nascite di neonati con handicap dovuto al piombo, e la presenza di alte quantit&#224; di piombo nel latte materno. Contro il rumore, intorno al paese, &#232; stato costruito un tunnel. Nel corso del tempo associazioni, comitati e attivisti di tutto l&#8217;arco alpino hanno continuato a chiedere alla politica di intervenire su una situazione che diventava sempre pi&#249; grave. Nel frattempo il numero di Tir si &#232; moltiplicato. La scienza ha dimostrato le conseguenze drammatiche dell&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento: asma, cancro, e anche malattie neurodegenerative.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/zendron.jpg' alt=''></figure> 

<p>La politica dell&#8217;UE favorisce la libert&#224; di movimento, ma questo principio deve essere coniugato ragionevolmente con il diritto alla salute, che non pu&#242; non avere la priorit&#224;. Un terzo dei Tir che passano al Brennero, lo fanno solo perch&#233; &#232; la via meno costosa, anche se spesso pi&#249; lunga. Alla fine degli anni Novanta, l&#8217;Unione Europea ha pubblicato un &#8221;libro bianco&#8221; sul tema del traffico nelle Alpi, in cui si metteva in luce che la soluzione era da cercare nell&#8217;uso della leva fiscale, e non nella costruzione di nuove strade e ferrovie. Si &#232; invece preferito investire somme enormi in tunnel (Gottardo e Brennero), anche se l&#8217;attuale linea ferroviaria del Brennero, pur rinnovata, porta solo il 26 per cento del traffico pesante e avrebbe gi&#224; ora un forte potenziale di incremento. Nel frattempo Baviera e Austria hanno fermato o rallentato il completamento dei tratti di collegamento al tunnel del Brennero. I tempi previsti all&#8217;inizio sono comunque deragliati gi&#224; da decenni.</p>

<p>Il nostro presidente ha detto che la manifestazione&#8221;non servir&#224; a risolvere il problema&#8221;. Dovrebbe sapere che le manifestazioni servono a fare emergere nello spazio pubblico i problemi che vengono ignorati dai mass media e dai politici che sono l&#236;, pagati, per risolverli. E ci&#242; vale in particolare per la nostra provincia, dove tutti i mass media, dopo le recenti acquisizioni, sono in mano a un unico proprietario.</p>

<h3>La manifestazione</h3>

<p>Al Brennero sabato 30 maggio c&#8217;erano 5.000 persone, venute da tutte le parti del Tirolo, nord, sud ed est, e dalla Germania. Il sindaco M&#252;hlsteiger, insieme ai suoi colleghi della Wipptal, era commosso. Ha lanciato un ultimatum in tre punti: confermare il divieto di transito notturno gi&#224; in vigore; spostare i Tir dalla strada alla ferrovia; installare barriere antirumore. Entro la fine dell&#8217;anno, altrimenti, si ripeteranno le manifestazioni. Non &#232; un rivoluzionario, ma uno dei pochi che ci tengono ai propri concittadini.</p>

<p>Il presidente del Tirolo, Mattle, ha dato il suo appoggio alla manifestazione, dicendo che l&#8217;Austria continuer&#224; a difendere le misure a tutela della salute dei suoi cittadini e delle sue cittadine e dell&#8217;ambiente.</p>

<p>Il suo collega sudtirolese invece &#232; arrivato a dire che gli austriaci fanno cos&#236; perch&#233; hanno elezioni in vista! Ha detto anche che la manifestazione avrebbe danneggiato i frontalieri, impedendo alle ambulanze di passare e che si tratta di un &#8220;autogol eclatante&#8221;. Ha dimostrato una volta di pi&#249; ci&#242; che gi&#224; sappiamo, e cio&#232; che chi governa la nostra provincia non ha alcun interesse per i cittadini, ad eccezione di quei pochi che non avrebbero bisogno di attingere ai 10 miliardi di bilancio pubblico (con il recente miliardo del bilancio di assestamento) per migliorare le loro condizioni di vita.</p>

<p>Qualche esempio: Olimpiadi invernali promesse &#8220;a costo zero&#8221;; niente trasporti pubblici gratuiti, anzi pagati dai pendolari e non dai turisti; aumenti del costo delle case di riposo e delle strutture per l&#8217;infanzia; niente interventi per abitazioni economiche; indifferenza verso la pandemia di malattie dovute all&#8217;inquinamento che ci aspetta nel prossimo futuro. Un problema che riguarda i residenti lungo l&#8217;autostrada, ma anche gli abitanti dei centri urbani, in particolare del capoluogo, con centinaia di camion che fanno strage e sono concentrati in un&#8217;unica strada.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/zendron_last.jpg' alt=''></figure> 

<p>Il governo italiano agisce a livello europeo contro l&#8217;Austria, affinch&#233; venga costretta a ridurre le misure a tutela della salute e dell&#8217;ambiente. Ben 67 associazioni ambientaliste hanno chiesto in una lettera che siano mantenute le restrizioni austriache al transito e le misure di tutela della qualit&#224; dell&#8217;aria lungo l&#8217;asse del Brennero. Dove dati recenti (Bressanone) dimostrano un superamento preoccupante dei limiti di inquinamento. Da che parte sta la Provincia?</p>

<p>L&#8217;Alpenverein S&#252;dtirol, associazione per la montagna antica e autorevole, ha definito &#8220;terrificante&#8221; la mancata solidariet&#224; da parte del Sudtirolo &#8220;verso un&#8217;iniziativa tesa a mettere in luce un problema importante come il massiccio traffico di transito sull&#8217;asse del Brennero&#8230; Invece di mostrare solidariet&#224; con la popolazione locale, la politica e l&#8217;economia in Sudtirolo sembrano sorprese che si faccia una dimostrazione contro un problema noto gi&#224; da decenni&#8221;. </p>

<p>La giunta provinciale altoatesina e tutti coloro che condannano la &#8220;Blockade&#8221; dovrebbero dire alle vittime di questo problema tanto a lungo trascurato e a tutta la cittadinanza che cosa concretamente intendono fare. Non basta ripetere promesse mai mantenute, ed &#232; ignobile disprezzare i cittadini che chiedono aiuto.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Ancilla Marighetto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17429/ancilla_marighetto</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Quelle donne</div><div>La pi&#249; giovane partigiana decorata</div><div>di Paola Bernardi  per ANPI del Trentino</div><div><p>&#8220;Ora&#8221;, al secolo Ancilla Marighetto, nasce a Castello Tesino il 27 gennaio 1927 e si arruola nella compagnia Gherlenda ad appena 17 anni.</p>

<p> La compagnia si attesta a Costabrunella, zona impervia, resa praticamente inaccessibile dalla natura circostante. Il comando &#232; affidato al ventitreenne Isidoro Giacomin (Fumo), ex sottotenente degli Alpini, che arruola inizialmente una trentina di effettivi per lo pi&#249; ventenni e due ragazze operative come staffette e soccorritrici, ma ben presto partigiane combattenti, protagoniste in tutte le azioni armate. Sono le due amiche Ora e Veglia, gi&#224; nell&#8217;organico da agosto di quello che di l&#236; a poco diverr&#224; il battaglione Gherlenda.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/anpi.jpg' alt=''><figcaption>Ancilla Marighetto
(Fondazione Museo storico del Trentino)
</figcaption></figure> 

<p>La formazione viene costituita il 1 agosto1944 e inizia le operazioni militari in Trentino il 21 dello stesso mese. Ancilla Marighetto &#8211; pur venendo da un ambiente montano relativamente chiuso &#8211; dimostra una straordinaria determinazione nella sua scelta. L&#8217;estate precedente Ora aveva lavorato &#8211; con la sorella Giacomina e altre ragazze del Tesino &#8211; come mondina a Mortara, in provincia di Pavia. L&#236; aveva trovato un ambiente che veniva da una lunga consuetudine di battaglie salariali e di scioperi e che ben conosceva le lotte che a marzo avevano scosso le fabbriche del Nord.</p>

<p>Il contatto con queste prime ondate di dissenso popolare verso il regime possono aver alimentato in lei una nuova consapevolezza che sicuramente si &#232; radicata all&#8217;indomani dell&#8217;8 settembre, quando la zona di operazione delle Prealpi abbracci&#242; tutto il territorio regionale e la confinante provincia di Belluno nella morsa nazista, sotto il diretto controllo del commissario supremo Franz Hofer.</p>

<p>Il primo bombardamento aereo sulla citt&#224; di Trento da parte degli Alleati &#8211; del tutto inaspettato &#8211; innesca la battaglia del Brennero, che induce le truppe del Reich ad attivarsi per mantenere liberi i corridoi strategici nella regione.</p>

<p>Spie e infiltrati pullulano in questo territorio di confine contribuendo pesantemente a neutralizzare l&#8217;azione dei ribelli. Sono loro i primi responsabili dei rastrellamenti, delle torture, degli eccidi di partigiani, ma anche della popolazione inerme, del loro invio nei lager nazisti. La gran parte di questi delatori rester&#224; impunita.</p>

<p>Nel frattempo da fine agosto la Gherlenda inizia una serie di azioni: sabotaggi, imboscate, assalti, presa di ostaggi, colpi nelle banche. La pi&#249; clamorosa &#232; la presa del presidio del CST a Castello Tesino il 14 settembre 1944, riportata anche da Radio Londra. Immediata la risposta nemica con l&#8217;impiego di 350 militari e della 12a compagnia del CST (Corpo di sicurezza trentino) per il rastrellamento di Costabrunella, dove perde la vita il comandante Fumo.</p>

<p>Celestino Marighetto (Renata) &#8211; ex caporal maggiore degli arditi della Folgore e fratello di Ora &#8211; prende il comando del battaglione. Il 9 ottobre si scatena la rappresaglia sulla popolazione che vede la cattura del padre di Ora (Giacomo), fucilato in piazza insieme ad altri innocenti, e sorte ben peggiore toccher&#224; all&#8217;amica Veglia. L&#8217;inverno l&#8217;attivit&#224; viene ridotta in seguito al proclama Alexander: il gruppetto dei pi&#249; noti resta in montagna, tallonato dalle pattuglie di sciatori del CST e delle SS; altri scendono a valle ma sono subito catturati, torturati e inviati al Lager di Bolzano.</p>

<p>Il 19 febbraio 1945 il famigerato capitano delle SS, l&#8217;austriaco Karl Julius Hegenbart, con una pattuglia di una decina di uomini del CST, raggiunge malga Vallarica di sotto nella zona del passo del Brocon, dove sono i ribelli. Nella precipitosa ritirata Ora &#232; costretta a fuggire a piedi nella neve, per poi rifugiarsi su un abete dove viene scovata dall&#8217;ultimo uomo della pattuglia.</p>

<p>Fatta scendere e interrogata da Hegenbart &#8211; l&#8217;aguzzino responsabile anche della morte di Veglia &#8211; in seguito al suo fiero e ostinato silenzio viene uccisa.</p>

<p>Ora e Veglia sono le pi&#249; giovani delle 19 donne italiane decorate con la Medaglia d&#8217;oro al valore militare; con loro ricordiamo anche Tina Lorenzoni, di origine trentina. Non va per&#242; dimenticato il sostegno e l&#8217;aiuto dato ai ribelli dalla popolazione di quei territori e soprattutto l&#8217;elevato numero di donne &#8211; rimaste in gran parte anonime &#8211; che si adoperarono per dare loro assistenza, rifugio e cibo, cos&#236; come fecero la gran parte dei religiosi del luogo.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>La bella incompiuta</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17428/la_bella_incompiuta</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Trento 3, grande, nuovo, bello impianto di depurazione. Ma &#232; una cosa lasciata a met&#224;, non pu&#242; funzionare. Eppure si potrebbe&#8230;</div><div>di Nicola Salvati</div><div><p>Trento utilizza un proprio impianto fognario dotato di due depuratori, uno che chiameremo Trento Nord, in zona Via Maccani ed uno in zona Marinaio, Trento Sud. I primi depuratori sono stati realizzati dal Comune di Trento negli anni 70, prima che uscisse la legge del 1978, con tecniche semplici ed economiche, risultando drammaticamente puzzolenti e solo successivamente, con il progetto &#8220;Acque Chiare&#8221; della Provincia, allora stimolata dalla propria autonomia a primeggiare in Italia, nel 1981 i due impianti furono aggiornati, per quanto possibile, fino a che si decise di sostituirli con Trento 3 , il nuovo impianto che dovrebbe eliminarli.</p>

<p>Ora ne &#232; finita la costruzione a sud di Mattarello, si &#232; svolta una solenne cerimonia di inaugurazione, ma non &#232; stato messo in funzione, n&#233; potr&#224; esserlo, almeno per un certo tempo.</p>

<p>A visitare il cantiere, realizzato in zona Acquaviva si rimane impressionati: per la dimensione davvero grandiosa, la sua completa mimetizzazione, il grande investimento (un centinaio di milioni di euro).</p>

<p>A questo aggiungiamo la sua importanza: per la salute pubblica e per la vita del fiume Adige. Infatti l&#8217;obiettivo della depurazione dei reflui fognari &#232; rendere le acque dei fiumi adatte allo sviluppo di un ecosistema acquatico quanto pi&#249; vario e florido possibile; e addirittura disponibile, previo filtraggio e disinfezione, per l&#8217;uso potabile (gi&#224; accade, ad esempio, per la citt&#224; di Rovigo).</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/nic.jpg' alt=''></figure> 

<p>L&#8217;opera &#232; calibrata per i reflui fognari di 150.000 abitanti, con possibilit&#224; di raddoppio. L&#8217; opera, che segue la sorte delle fognature nascoste al grande pubblico, per ovvie condizioni tecniche, ha avuto un lento e travagliato iter progettuale senza che la popolazione ne avvertisse particolare mancanza. A differenza di una rotatoria o un parcheggio, che il rappresentante politico del momento avrebbe volentieri cavalcato quotidianamente, il progetto di Trento 3 si &#232; protratto quasi in silenzio, dal 2000 al 2018, con proposte e controproposte, sviluppate diligentemente dai competenti uffici tecnici del Servizio opere igieniche e sanitarie della Provincia, che ne conoscevano la necessit&#224; ed urgenza, corrispondendo alle &#8220;valutazioni&#8221; dell&#8217;Assessore di turno. E ce ne sono state diverse di queste scelte: da posizione originale fuori terra in area a sud di Mattarello tra Adige e tangenziale con sistema di tubazioni in pressione; contrastata dal cambio di visione urbanistica volto a valorizzare lo stacco di costruzioni tra Trento e Calliano, ed alla salvaguardia dei terreni agricoli; al tentativo di inserimento in caverna artificiale nella Vigolana, contrastata, nel realizzare la galleria di test, dal timore di perdere la grande sorgente Acquaviva, per le preoccupanti venute d&#8217;acqua dal fronte di scavo; fino all&#8217;ottava scelta, quella attuale, di inserimento nell&#8217;ex conoide, cava esaurita di materiali inerti da costruzione in localit&#224; Cava dei Boschi Spessi, poco pi&#249; a sud di Acquaviva, a quota superiore di 4 m circa rispetto alla prima con sistema di condotti a pelo libero e modesta possibilit&#224; di recupero energetico</p>

<p>E cos&#236; si &#232; passati da un progetto essenziale da 60 milioni del 2004 ad un progetto, massimamente rispettoso dell&#8217;ambiente, da 82 milioni nel 2018, data dell&#8217;appalto.</p>

<h3>Il ritardo e l&#8217;opportunit&#224;</h3>

<p>Tutto bene? Nemmeno per sogno, si &#232; previsto di realizzare l&#8217;opera in due fasi , la prima, di un impianto di depurazione, andata in appalto e terminata, e una seconda, di completamento &#8211; si dice &#8211; consistente in una stazione di sollevamento dei reflui provenienti dall&#8217;impianto di Trento Sud. Che per&#242;, udite, udite, non &#232; stata realizzata, dovrebbe essere appaltata nel 2026, dicevano alcuni mesi fa gli speranzosi, ora. Il progetto esecutivo &#232; stato realizzato, finanziato, trasmesso al Servizio appalti dove giace in attesa che si sblocchi il bando di gara, questo in coda alle gare precedenti, gravemente ritardate dalle molteplici gare delle passate olimpiadi invernali.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/nic_progetto_originale_fuori_terra.jpg' alt=''><figcaption>Progetto originale fuori terra</figcaption></figure> 

<p>Eppure il ritardo pu&#242; offrire delle opportunit&#224;: in quanto la depurazione potrebbe essere migliorata attraverso il monitoraggio dei microinquinanti.</p>

<p>Si tratta di sostanze chimiche, naturali o di sintesi, presenti nell&#39;ambiente (aria, acqua e suolo) in concentrazioni bassissime (nell&#39;ordine dei microgrammi o nanogrammi per litro), ma in grado di causare gravi danni agli ecosistemi e alla salute umana.</p>

<p>Tra essi i pfas ad esempio, ma anche le microplastiche, come si legge nel numero 4/2026 del National Geographic, che ne drammatizza la presenza, persino nell&#8217;ovulo materno, penetrandone la membrana protettiva e presentandosi come &#8220;lontani parenti&#8221; del nostro dna, con inimmaginabili conseguenze.</p>

<p>Con il processo di depurazione previsto a Trento 3 i microinquinanti rimarranno immutati entrando nella catena alimentare. E cos&#236; anche gli antibiotici, le droghe ed altro ancora a destare preoccupazioni.</p>

<p>Ecco perch&#233; il grave ritardo della messa in esercizio dell&#8217;impianto deve essere trasformato in opportunit&#224; di studio e ricerca del sistema di riduzione dei microinquinanti.</p>

<p>La Provincia, con tutti i suoi mezzi - Universit&#224;, laboratori di ricerca - dovrebbe affrontare il tema e sviluppare sistemi di limitazione dei micro inquinanti; suggerirei la schiumatura, ad esempio, al fine di partecipare positivamente alla riduzione in ambiente degli stessi, contribuendo a contenere il rischio delle mutazioni genetiche che stanno allarmando il pianeta Terra.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Lupi, orsi e umani</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17427/lupi_orsi_e_umani</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>La guerra ai predatori della destra italiana.</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Quanti ci governano oggi non sopportano la presenza dei predatori in natura. Nel Sudtirolo come in tutta Italia. Amplificano un clima di paura (tattica fondante della cultura di destra), diffondono e rafforzano false notizie. Grazie a tante semplificazioni, ovunque ribadite; e nella rete cadono anche persone di alto prestigio culturale e opinionisti di valore.</p>

<p>A commentatori tanto superficiali va ricordato che fin dal 2017 l&#8217;associazionismo ambientalista delle Alpi, coordinato da CIPRA Italia, aveva diffuso un articolato documento sulla gestione dei predatori: in quel documento non solo veniva aggiornata la presenza numerica dei predatori selvatici, ma si offrivano indicazioni alle istituzioni, agli allevatori, ai cittadini su come comportarsi. In determinate situazioni si condivideva anche la necessit&#224; dell&#8217;abbattimento (casi di ibridazione o di eccessiva confidenza con le attivit&#224; umane). Ma l&#8217;azione disinformativa tanto diffusa ha cancellato l&#8217;analisi scientifica dell&#8217;ambientalismo italiano.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/predatori_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>I predatori selvatici stanno incontrando sempre pi&#249; difficolt&#224; a stabilizzare la loro permanenza in territori da decenni, se non secoli, privi della loro presenza. L&#8217;uomo se ne era liberato con la sua solita arroganza, allora anche comprensibile. Oggi, con l&#8217;abbandono della coltivazione della montagna (l&#8217;industrializzazione dell&#8217;agricoltura non &#232; sinonimo di coltivazione o corretta gestione) molte specie stanno ricolonizzando i territori.</p>

<p>Da decenni sui corsi d&#8217;acqua non si vedevano aironi e cormorani. Sono ritornati e alcune Regioni oggi ne permettono l&#8217;abbattimento, cosicch&#233; i cormorani sono quasi nuovamente scomparsi, perch&#233; il diritto insindacabile di precedenza lo hanno le istanze dei pescatori a scapito della biodiversit&#224;.</p>

<p>Grande risalto mediatico lo ottengono i predatori mammiferi: orso, lupo, sciacallo dorato. Nell&#8217;informazione a volte appaiono anche la timida lince e il gatto selvatico. Animali timorosi nei confronti di noi umani, eppure gli incontri cominciano a farsi frequenti. Alcune di queste specie, laddove il mondo degli allevatori non mette in atto misure di protezione (siano queste recinzioni adeguate o cani di guardiania), provocano razzie nelle greggi, predando anche mucche, asini, e animali di affetto quando non custoditi.</p>

<p>Si tratta di selvatici che fin dalla nascita hanno hanno un&#8217;elevata mortalit&#224;, nel primo anno di vita anche prossima al 50%. Le loro vite medie sono relativamente brevi. Ma nonostante tanta fragilit&#224; su loro infierisce l&#8217;uomo, non solo diminuendo i profili di protezione, ma anche con il bracconaggio, silente. Nel corso di assemblee che in Trentino, Alto Adige e Veneto venivano presentate come informative, tra il 2017 e 2018 il mondo politico si lasciava sfuggire questo indecente messaggio: &quot;Si tratta di animali protetti, sappiatelo, ammazzarli &#232; reato penale. Se si agisce lo si faccia in silenzio, non se ne discuta, men che meno nei bar&#8221;. Ho assistito a diversi di questi incontri. Con gli amici pi&#249; sensibili ne uscivo scandalizzato...</p>

<p>Mentre nelle forze di destra l&#8217;attacco era diretto, nel centro-sinistra si usavano maggiori attenzioni lessicali, ma il significato dell&#8217;informativa non mutava: &#8220;Le leggi europee non permettono abbattimenti, quindi agite in proprio e ... silenzio&#8221;.</p>

<p>Il mondo degli allevatori e dei cacciatori ha sposato il linguaggio diretto, contaminando ampi settori sociali grazie alla diffusione della paura. I risultati elettorali lo confermano in tutte le vallate alpine. Lo racconta con incisivit&#224; il giornalista inglese Adam Weymouth nel suo ultimo libro di viaggio nel seguire le tracce del lupo Slavc, dalla Slovenia all&#8217;Italia:un lavoro con cui lo scrittore ha vinto il premio ITAS al Filmfestival della montagna di Trento 2026.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/predatori.jpg' alt=''></figure> 

<p>Nel viaggio, di villaggio in villaggio, cacciatori e allevatori esprimono la loro cruenta opposizione all&#8217;arrivo dei predatori (uguale destino, lo leggerete, tocca ai migranti). Le accuse vengono s&#236; rivolte agli ambientalisti, ai &#8220;cittadini troppo romantici che nulla capiscono della montagna&#8221;. Ma anche all&#8217;Unione Europea: sulle montagne non poteva capitare una iattura pi&#249; grande, l&#8217;entrata in Europa e quindi, come conseguenza diretta, la protezione dei predatori. Nei paesi attraversati, Slovenia, Austria, Italia (ma succede anche in Svizzera, Francia e Baviera), nonostante le specie dei selvatici non siano ancora garantite nella sopravvivenza, vengono permessi abbattimenti. Non &#232; sufficiente. Il giornalista, ovunque, raccoglie l&#8217;orgoglio dei bracconieri che si vantano delle uccisioni: di linci, lupi, orsi.</p>

<p>Anche il governo italiano ha allentato le maglie verso il controllo di questa fauna, dapprima limitando la vigilanza territoriale (governo Renzi, con l&#8217;abolizione del Corpo forestale dello Stato), ora con modifiche radicali della legislazione venatoria. Il 13 maggio il Senato ha dato via libera al nuovo statuto di autonomia delle due Province di Trento e Bolzano. Fra le norme pi&#249; deleterie vi sono la possibilit&#224; di deregolamentare la pianificazione urbanistica, l&#8217;aver affidato alle due Province la gestione del patrimonio della fauna selvatica, lupi e orsi compresi. Gioendo del successo, il presidente leghista della Provincia di Trento ha dichiarato: &quot;Dovremo, da subito, rivedere le norme sulla gestione della fauna (pi&#249; potere ai cacciatori) e mettere all&#8217;angolo ISPRA&#8221;. Come? Togliendo esecutivit&#224; e valore ai pareri della scienza.</p>

<p>Cos&#236; siamo arrivati alla pi&#249; totale deriva culturale e politica. Anche il governo nazionale ha declassato il profilo della protezione del lupo. In Senato non c&#8217;&#232; stato un solo voto contrario alla legge che amplia i poteri decisionali delle due Province autonome. La parola &#8220;coesistenza&#8221; &#232; stata tolta da ogni legge, non solo nella convivenza fra esseri umani e fauna selvatica, ma sta accadendo anche nei confronti del popolo dei migranti e verso ogni situazione che porti disturbo all&#8217;attivit&#224; umana.</p>

<p>Cosa accadr&#224; in tempi anche brevi? I due rapporti sullo stato della fauna selvatica delle due Province autonome in proposito sono illuminanti. Sta accadendo, non c&#8217;&#232; da attendere.</p>

<h3>La strage</h3>

<p>La popolazione dei predatori naturali sta subendo morti sempre pi&#249; frequenti causate da incidenti sulle strade. E si diffonde il bracconaggio: con trappole, avvelenamenti diffusi, con i fucili.</p>

<p>L&#8217;accanimento verso i predatori selvatici lo si esibisce con modalit&#224; macabre: lasciando una pelle d&#8217;orso davanti alla porta di un parco naturale (Trentino), e con l&#8217;esposizione delle vittime con cappi al collo o scuoiati.</p>

<p>Nel parco d&#8217;Abruzzo in un solo anno sono state trovate le carcasse di 4 orsi marsicani avvelenati. In Trentino in due soli anni si contano 2 orsi morti per avvelenamento, 2 per arma da fuocosparati, 1 orso scuoiato a Fondo. A maggio 2026 altri due lupi avvelenati in valle di Non. In Alto Adige sono state trovate 9 carcasse di lupo. Di cui uno avvelenato e uno sparato. Sono 14 gli sciacalli dorati trovati morti, fra i quali uno ucciso a fucilate e uno avvelenato. Delle linci non si hanno pi&#249; notizie. Uno studio-sondaggio in Alto Adige ci informa che la stragrande maggioranza della popolazione altoatesina ritiene che la conservazione delle malghe con animali al pascolo libero debba avere la priorit&#224; rispetto alla conservazione dei predatori. L&#8217;87% della popolazione sudtirolese &#232; favorevole alla regolamentazione del prelievo di lupi e orsi. Il 53% afferma di aver modificato le proprie abitudini ricreative, il 72% degli altoatesini valuta in modo negativo il ritorno dei lupi, il 77% quello degli orsi. </p>

<p>Senza approfondire ulteriormente il triste significato di questi numeri &#232; evidente la fragilit&#224; culturale dell&#8217;italiano verso il tema della conservazione della natura: si tratta di analisi che dimostrano come anche in montagna l&#8217;essere umano ritenga di essere proprietario di ogni risorsa. E di volerla gestire solo a sostegno del proprio profitto.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Per il Tribunale di Trento  la mafia &#232; una sciocchezzuola</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17426/per_il_tribunale_di_trento_la_mafia_una_sciocchezzuola</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Duri con i mafiosi dalle mani sporche, indulgentissimi con i colletti bianchi: 
il poco encomiabile caso 
del generale Dario Buffa.
</div><div>di Ettore Paris, Walter Ferrari</div><div><p>Chi &#232; Dario Buffa, e perch&#233; si parla cos&#236; poco di lui? Accidenti, Buffa, pesantemente coinvolto nelle vicende della locale &#8216;ndranghetista, non &#232; un personaggio qualsiasi, ma un generale, a capo del Comando Militare Esercito &#8220;Trentino-Alto Adige&#8221;, insignito da Ugo Rossi dell&#8217;Aquila di San Venceslao (ma di queste solenni onorificenze dovremmo iniziare a dubitare, visto che anche l&#8217;altro mammasantissima del gruppo Perfido, Giulio Carini, era stato insignito addirittura dal Presidente Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica).</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/perfido_buffa.jpg' alt=''><figcaption>Il generale Dario Buffa</figcaption></figure> 

<p>E nonostante tutto questo, di lui &#8211; come del compare Carini &#8211; si &#232; persa traccia. Tutti muti, niente conferenze stampa (&#8220;Abbiamo individuato un pericolo insidioso per la nostra societ&#224;&#8221; dicevano una volta), niente articoli sui giornali, &#232; calato il silenzio.</p>

<p>Rompiamo noi questa cappa nebbiosa (peraltro in ritardo, la sentenza &#232; del luglio 2024, ed &#232; da poco che ne siamo in possesso). Dunque il generale &#232; stato condannato a una &#8220;pena finale di 8 mesi di reclusione. Pena sospesa&#8221;. Insomma, condannato a niente.</p>

<p>Diciamo subito che la sentenza non ci convince, pur essendo ormai definitiva (ma ci&#242; non significa non la si possa sottoporre al vaglio critico).</p>

<p>Dario Buffa era il primo degli imputati del secondo troncone del processo &#8220;Perfido&#8221;, in teoria quello forse pi&#249; importante, in quanto riguarda i &#8220;colletti bianchi&#8221;, ossia i politici e i militari (oltre al generale, quattro carabinieri) accusati di aver fiancheggiato la locale &#8216;ndranghetista insediata nella zona del porfido a cavallo tra la val di Cembra e il pinetano.</p>

<p>Il difensore di Buffa chiedeva il patteggiamento, e cos&#236; la sua posizione veniva stralciata e si arrivava a un&#8217;udienza in data 16 luglio 2024 di fronte al giudice Marco Tamburrino.</p>

<p>L&#8217;imputato era accusato di due reati. Il primo &#232; favoreggiamento (art. 378 cp) per &#8220;aver aiutato Domenico Morello (ora condannato in via definitiva per associazione mafiosa, ndr) ad eludere le investigazioni interessandosi presso gli uffici giudiziari di Trento e presso un assistente della Polizia di Stato di scorta al PM Ognibene per carpire utili informazioni in merito al reato di cui all&#8217;art. 416 bis&#8221; (associazione a delinquere di stampo mafioso).</p>

<p>Il secondo reato &#232; sostituzione di persona (art. 494 cp), in quanto in pi&#249; occasioni millantava di appartenere ai servizi segreti dell&#8217;AISE al fine di ottenere vantaggi per s&#233; e per Morello. Arrivava al punto di raccontare la panzana perfino all&#8217;allora maggiore dei ROS che lo interrogava proprio nell&#8217;ambito delle indagini su &#8220;Perfido&#8221;.</p>

<p>In sede di patteggiamento veniva ritenuto pi&#249; grave il reato di favoreggiamento rispetto a quello di sostituzione di persona, e quindi il meno grave veniva assorbito in un piccolo aumento di pena. Questo in base all&#8217;art. 81 cp sulla continuazione, che si occupa di &#8220;chi con pi&#249; azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi pi&#249; violazioni&#8221;. In questo caso il reo &#8220;&#232; punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione pi&#249; grave aumentata sino al triplo&#8221;. Pertanto a Buffa andava comminata, per il favoreggiamento (art. 378), una pena base di 10 mesi, aumentata a 12 mesi, per la continuazione (aver anche millantato l&#8217;appartenenza ai servizi segreti).</p>

<p>Ma qui il giudice sembra dimenticare il secondo comma dell&#8217;art. 378, che cos&#236; recita &#8220;Quando il delitto commesso (quello per il quale si aiuta il reo ad eludere le investigazioni, ndr) &#232; quello previsto dall&#39;articolo 416bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni&#8221;. Cio&#232; chi aiuta un indagato per mafia a gabbare gli inquirenti, va punito con almeno due anni di carcere. Quindi 24 mesi, non dieci.</p>

<p>I quali 24 mesi, con la continuazione (Buffa che, per favorire Morello, ha commesso pure la sostituzione di persona) dovrebbero passare - con lo stesso aumento di un quinto, da 10 a 12 mesi previsti nel patteggiamento ed avallati da Tamburrino &#8211; da 24 a 28,8 mesi.</p>

<p>Poi c&#8217;&#232; la riduzione di un terzo dovuta al rito scelto, cio&#232; il patteggiamento. Totale: 19 mesi. Che sono meno di due anni, per cui pu&#242; ancora scattare la sospensione condizionale della pena.</p>

<p>Dicevamo che la sentenza proprio non ci convince. Innanzitutto perch&#233;, come pensiamo di aver dimostrato, si destreggia in maniera molto opinabile tra le norme del codice, approdando a una pena irrisoria, 8 mesi, solo grazie alla dimenticanza dell&#8217;aggravante del 416 bis espressamente citata negli articoli che si applicano.</p>

<p>Oltre a questo ci sono nella sentenza momenti decisionali non determinati dagli automatismi del codice, ma affidati alla valutazione del giudice. Ci riferiamo al passaggio in cui il giudice deve sommare al reato di aiuto a un mafioso per fargli eludere le investigazioni, quello di fornire alle istituzioni e agli investigatori proprie false qualifiche (agente segreto), sempre per poter supportare il detto mafioso. Il codice affida al giudice la valutazione della gravit&#224; di questa somma di reati. Recita infatti, ripetiamolo, che sta al giudice comminare &#8220;la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione pi&#249; grave aumentata sino al triplo&#8221;.</p>

<p> In quell&#8217;aumentata sino al triplo sta la discrezionalit&#224; affidata al giudice: quanto &#232; questo aumento? La met&#224;, un terzo, il doppio, due volte e mezzo, il triplo? Lo decide il giudice. E difatti il nostro Tamburrino spiega la sua scelta in base all&#8217;art. 133 cp che specifica come &#8220;nell&#39;esercizio del potere discrezionale ... il giudice deve tener conto della gravit&#224; del reato&#8221; desunta da tutta una ampia serie di situazioni, personali e sociali, che possono rendere il reato pi&#249; o meno grave.</p>

<p>E qui sta il punto. Noi abbiamo un generale (di cui tra le altre cose, ricordiamo la partecipazione a una chat denominata &#8220;pallavolo&#8221;, che collegava almeno 50 personaggi altolocati, tra i quali magistrati, politici, imprenditori che si comunicavano gli esiti di procedimenti giudiziari in termini molto discutibili, tanto da essere censurati addirittura dal Consiglio Superiore della Magistratura); un generale, dicevamo, che letteralmente si mette a disposizione di un mafioso, si precipita ad incontrarlo quando questi gli dice che deve parlargli di cose &#8220;che non pu&#242; dirgli per telefono&#8221;, si dichiara pronto a fornire le informazioni richieste rivolgendosi a chi di dovere, il Presidente del Tribunale verso cui rivolge espressioni irridenti (poi brigher&#224; utilizzando altri canali, come abbiamo riportato sopra).</p>

<p>Per impressionare gli investigatori millanta altres&#236; l&#8217;appartenenza ai servizi segreti. Riesce ancora, grazie al suo grado, a brigare in Questura per far avere allo &#8216;ndranghetista, che ha gi&#224; &#8220;sulle spalle il reato di associazione&#8221; (mafiosa), un porto d&#8217;armi cui non aveva assolutamente diritto, e che utilizzer&#224; per spadroneggiare nel territorio arrivando a scaricare un intero caricatore per intimidire alcuni cittadini per un litigio di parcheggio (e poi ancora si vanter&#224; di essere stato coperto dal sindaco di Frassilongo, quello stesso Bruno Groff anch&#8217;egli rinviato a giudizio nell&#8217;ambito dello stesso procedimento).</p>

<p>Orbene, non &#232; forse grave che un personaggio del genere, per di pi&#249; alto grado delle Forze Armate cui in fin dei conti &#232; affidata la nostra difesa e dal quale dovremmo aspettarci e pretendere un surplus di affidabilit&#224;, invece utilizzi la sua posizione per favorire e proteggere il radicamento mafioso? &#8220;Il Generale famoso nostro&#8221; lo chiamano gli altri affiliati alla locale.</p>

<p>Per il Tribunale, in sede di patteggiamento prima e di udienza poi, tutto questo non &#232; grave. Ragazzi, la mafia &#232; una sciocchezzuola, ci facciamo sopra un bel convegno al quale invitare un po&#8217; di papaveri, per il resto lasciate perdere. Cos&#236; la pena minima la si aumenta di un nonnulla, neanche fossimo di fronte a un furto di galline aggravato dal taglio della rete.</p>

<p>Insomma, &#232; una dinamica che nel nostro palazzaccio abbiamo gi&#224; visto. Con i porfidari calabresi si usa una mano ferma, decine di anni di galera, con gli eccellenti che gli tengono bordone si d&#224;, al massimo, un buffetto.Ma che Giustizia &#232; questa?</p>

<div class='scheda'>
<h3>Il Presidente risponde</h3>

<p>Perfido: perch&#233; il processo ai &#8220;colletti bianchi&#8221; &#232; sempre fermo? titolavamo un articolo del numero scorso. Ed elencavamo motivi ed inghippi per cui non andava avanti il troncone del processo che riguarda i politici, militari e personaggi delle istituzioni che avevano &#8211; secondo l&#8217;accusa - favorito l&#8217;insediamento della locale &#8216;ndranghetista. Una serie di ritardi che fanno intravvedere la prospettiva che per molti di loro scatti la prescrizione.</p>

<p>Di questo tema abbiamo investito il Presidente del Tribunale, dott. Luciano Spina, chiedendogli un&#8217;intervista.</p>

<p>Ci ha risposto con sollecitudine il presidente, ricordando di non poter rilasciare un&#8217;intervista a noi, che siamo anche parte processuale, ma di poter fornire una risposta pubblica, inoltrata anche agli altri organi di informazione.</p>

<p>In buona sostanza il dott. Spina fa presente come le scelte processuali &#8211; in particolare &#8220;la suddivisione del procedimento in due filoni (&#8216;ndranghetisti veraci e colletti bianchi ndr) da parte della Procura della Repubblica&#8221; &#8211; come pure lo spezzettamento in vari riti, abbia richiesto l&#8217;impiego di un numero di magistrati &#8211; 30 pi&#249; 10 in appello - abnorme per un Tribunale come quello di Trento. Di qui la necessit&#224; di ricorrere a magistrati del settore civile (non sempre pienamente a loro agio con la procedura penale, diciamo noi), come pure ottenere l&#8217;applicazione di giudici di altri distretti.</p>

<p>Tutte cose specificate con chiarezza e gentilezza, ma note. Noi chiediamo comunque: che si proceda con una organizzazione pi&#249; razionale, cio&#232; che ad ogni udienza si calendarizzino le 2-3 successive, in maniera che si susseguano a distanze di una decina di giorni, non di 3-6 mesi come successo finora; e che magari la prossima udienza &#8211; del 17 luglio - sia dedicata alla &#8220;scelta del rito&#8221; per ogni imputato, e non sia un&#8217;ulteriore inutile udienza filtro.</p>

<p>Confidiamo nella risoluzione dei problemi organizzativi che, magari banali, possono portare allo sfilacciamento dei processi e alle prescrizioni.</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Tra piazze e urne:  i giovani e la politica</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17425/tra_piazze_e_urne_i_giovani_e_la_politica</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Dopo le grandi manifestazioni e il referendum, sondaggio di QT tra gli universitari</div><div>di Irene Torresan e Ettore Paris Sondaggio supervisionato  dal prof. Carlo Buzzi</div><div><p>A prima vista sembrano due mondi diversi. Da una parte le piazze, con striscioni e cortei che negli ultimi mesi (se non anni) hanno portato centinaia di studenti per le strade a manifestare per la Palestina, per il clima o per i diritti civili. Dall&#8217;altra le urne, associate a una partecipazione in calo soprattutto tra i giovani, e a una crescente distanza dalla vetusta politica tradizionale.</p>

<p>E se invece fossero gli stessi ragazzi? Se chi scende in piazza il venerd&#236; pomeriggio per una manifestazione fosse anche disposto a ritagliarsi del tempo la domenica per andare a votare? Se dietro uno striscione contro la guerra o a favore del clima si nascondesse la stessa attenzione per le istituzioni democratiche che porta a partecipare a un Referendum sulla giustizia?</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/sond_1.jpg' alt=''></figure> 

<p>Da anni la Generazione Z viene raccontata come disimpegnata, rinchiusa nel mondo virtuale e semmai assorbita dai rapporti amicali ed amorosi, non certo dalle azioni collettive su temi sociali. Poi sono venute le grandi manifestazioni con imponente quando non preponderante partecipazione giovanile, sul clima prima, sulle guerre poi. E anche l&#236; &#232; parso di vedere un impegno circoscritto a singole cause, ma meno interesse, quando non aperta sfiducia, verso le visioni complessive, peraltro malamente incarnate dalle forme tradizionali di politica. Insomma una generazione che preferisce le piazze ai partiti, l&#8217;attivismo alle urne.</p>

<p>Ma poi si &#232; visto, con il referendum sulla giustizia, una fortissima partecipazione, decisamente pi&#249; elevata di quella degli over 30, a un momento squisitamente politico. E allora?</p>

<p>Esiste un legame, e quale, tra partecipazione elettorale e partecipazione alle manifestazioni? E, pi&#249; in generale, oggi i giovani come guardano alle grandi questioni del nostro tempo?</p>

<p>E&#8217; da queste domande che nasce &#8220;Tra piazze e urne&#8221;, il questionario che abbiamo promosso tra gli studenti dell&#8217;Universit&#224; di Trento, con la consulenza e supervisione scientifica del prof. Carlo Buzzi. Con una modalit&#224; semplice (forse troppo): attraverso un QR-code negli spazi comuni dei dipartimenti e delle aule studio, gli studenti sono stati invitati a rispondere a una serie di domande dedicate alla propria partecipazione politica.</p>

<p>Dicevamo troppo semplice: infatti le modalit&#224; di diffusione del sondaggio hanno inevitabilmente influenzato la composizione del campione. Compilato su base volontaria, il questionario non pu&#242; dare risultati rappresentativi dell&#8217;intera popolazione universitaria. I menefreghisti se ne sono fregati, come pure coloro che hanno interessi molto tiepidi. Di conseguenza l&#8217;indagine sembra aver intercettato un numero non cospicuo ma comunque significativo (130 questionari compilati in pochi giorni di esposizione) di giovani prevalentemente gi&#224; inclini alla partecipazione civica.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/image.jpg' alt=''></figure> 

<p>Lo conferma un dato tra tutti: il 91,5% degli intervistati ha dichiarato di aver sempre o quasi sempre votato alle precedenti elezioni o consultazioni referendarie. Si tratta di una percentuale sensibilmente superiore a quella registrata tra i giovani (18-34 anni) considerati nel loro complesso: 65% alle elezioni politiche del 2022 (elaborazioni ISTAT), 67,3% all&#8217;ultimo referendum (dati YouTrend).</p>

<p>In conclusione la nostra rilevazione non ci pu&#242; parlare di quello che pensano i giovani in genere, ma chi sono e cosa pensano i giovani con maggior senso civico.</p>

<h3>Le donne partecipano di pi&#249;</h3>

<p>Il dato sicuramente pi&#249; evidente riguarda il genere. A rispondere in significativa maggioranza sono state le studentesse: 61,1% rispetto al 35,1% dei maschi (l&#8217;opzione non-binary ha raggiungo il 3,8).</p>

<p>Questo dato innanzitutto conferma i risultati di altri sondaggi effettuati da Questotrentino (vedi &#8220;<a href='/articolo/13975/la_rivincita_delle_ragazze' target='_blank'>La rivincita delle ragazze</a>&#8221; sul numero del settembre 2013 a proposito dei consumi culturali degli studenti delle superiori), come pure da altre ricerche e dagli stessi esiti scolastici: le giovani donne sono pi&#249; consapevoli, istruite, dei coetanei dell&#8217;altro sesso.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/scheda_donne.jpg' alt=''></figure> 

<p>E la stessa dinamica si registra compulsando le varie risposte del questionario: le ragazze appaiono mediamente pi&#249; coinvolte sia sul piano elettorale (89,8% contro 71,7% la partecipazione all&#8217;ultimo referendum), sia su quello della mobilitazione pubblica (il 65,4% contro il 58,7% ha preso parte almeno una volta nella vita a una protesta).</p>

<p>Anche rispetto all&#8217;esito della consultazione emergono differenze significative: il 74,3% delle donne ha votato No alla riforma, mentre tra gli uomini la percentuale si attesta al 63,6%.</p>

<p>Diverse sono anche le motivazioni: se il 72,7% degli uomini afferma di aver votato perch&#233; aveva un&#8217;opinione chiara sulla riforma, tra le donne questa percentuale scende al 54,3%. Al contrario, il 45,7% delle studentesse dichiara di aver partecipato al Referendum per difendere i principi democratici, contro il 36,4% degli uomini.</p>

<p>Interessanti anche le risposte alle principali preoccupazioni per il futuro: : le donne si mostrano pi&#249; sensibili rispetto all&#8217;avanzare dell&#8217;autoritarismo (42,4% contro il 30,5% degli uomini), ai cambiamenti climatici (61,5% contro il 52,2%),, all&#8217;individualismo (67,9% contro il 43,5%) e &#8211; forse era ovvio - alle difficolt&#224; nel mondo del lavoro (35,5% contro il 28,3%).</p>

<p>Gli uomini invece esprimono pi&#249; frequentemente che non le donne, disapprovazioni e timori legati all&#8217;impatto delle ondate migratorie (17,4% contro il 5,1% delle donne), al buonismo (24% contro il 15,4%) e alla cultura del politicamente corretto (37% contro il 16,7%).</p>

<p>Questi ultimi dati indicano una bassa penetrazione tra gli studenti della cultura pi&#249; specificamente di destra; ma comunque una penetrazione molto pi&#249; accentuata tra i maschi.</p>

<p>Ora, oltre ad una differenza nelle inclinazioni politiche, l&#8217;insieme dei dati sembra suggerire anche un diverso rapporto con lo spazio pubblico. Le studentesse non solo partecipano di pi&#249; alle urne e nelle piazze, ma dichiarano molto pi&#249; spesso di utilizzare queste occasioni per esprimere la propria opinione. Sicuramente &#232; un dato che pu&#242; essere letto in diversi modi, ma, collegandolo ad altri elementi, noi buttiamo l&#236; una domanda brutale: &#232; arrivato il momento del passaggio del potere alle ragazze/donne?</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/sonda_2.jpg' alt=''></figure> 

<h3>L&#8217;et&#224; conta meno del previsto</h3>

<p>Se le differenze di genere appaiono marcate, quelle anagrafiche risultano molto pi&#249; contenute. Dividendo il campione di studenti di et&#224; compresa tra i 18 e i 22 anni e studenti tra i 23 e i 29 emerge infatti una sostanziale continuit&#224; di valori e preoccupazioni. I pi&#249; grandi dichiarano una maggiore esperienza di partecipazione: il 69,9% ha preso parte almeno una volta nella vita a una manifestazione, contro il 57,1% dei pi&#249; giovani, una differenza peraltro che potrebbe essere legata all&#8217;aver attraversato parte dell&#8217;adolescenza negli anni delle normative antiassembramenti. Sono inoltre, tra i &#8220;vecchi&#8221;, pi&#249; numerosi coloro che ritengono la protesta uno strumento efficace per esprimere la propria opinione (35,3% contro il 25%) e che richiamano motivazioni ideologiche alla base della propria partecipazione (43,1% contro il 28,1%).</p>

<p>I pi&#249; giovani mostrano per&#242; una maggiore attenzione verso la tutela delle istituzioni democratiche: il 49% contro il 37,9% dichiara di aver votato al Referendum per difendere i principi democratici, ed emerge anche una maggiore preoccupazione per lo sviluppo incontrollato dell&#8217;intelligenza artificiale e per le difficolt&#224; nel mondo del lavoro.</p>

<h3>Dentro la divisione tra S&#236; e No</h3>

<p>Le differenze pi&#249; nette, e probabilmente pi&#249; interessanti, emergono osservando il comportamento di chi ha votato S&#236; e di chi ha votato No al Referendum sulla giustizia.</p>

<p>Tra gli elettori del No, l&#8217;89,5% dichiara di essersi recato alle urne per senso civico, mentre tra i sostenitori del S&#236; questa motivazione scende al 50% delle risposte. Analogamente il richiamo ai principi democratici evidenzia una differenza importante: quasi la met&#224; degli elettori del No (48,7%) dichiara infatti di aver votato per difendere tali principi, mentre la stessa risposta &#232; stata scelta soltanto dal 16,7% di chi ha votato S&#236;. Comunque, chi ha votato S&#236; afferma di avere le idee chiare: il 77,8% (contro il 60,5% di chi ha votato No) sostiene di aver partecipato perch&#233; aveva un&#8217;opinione chiara sulla riforma:.</p>

<p>La differenza tra i due gruppi emerge ancora pi&#249; chiaramente osservando il rapporto con le manifestazioni pubbliche. Infatti ben il 76,3% di chi ha votato No dichiara di aver partecipato almeno una volta nella vita a una manifestazione, mentre tra gli elettori del S&#236; la percentuale si ferma al 33,3%. Cambiano anche i temi delle mobilitazioni. Chi ha votato No partecipa pi&#249; frequentemente a iniziative legate ai diritti civili (62,1%), ai conflitti internazionali (58,6%) e alle questioni economico-sindacali (15,5%). Gli elettori del S&#236; risultano invece relativamente pi&#249; presenti nelle manifestazioni ambientali (50%) e nelle iniziative legate a problematiche locali (16,7%).</p>

<p>Differenze culturali riconducibili a una differente matrice politica (che evidentemente - la politica - esce dalla porta ma rientra dalla finestra, cio&#232; evapora come adesione partitica e si sviluppa invece come impostazione culturale) emergono guardando alle principali preoccupazioni per il futuro. Tra gli elettori del No il 48,7% indica l&#8217;avanzare dell&#8217;autoritarismo come una delle minacce pi&#249; rilevanti contro il 16,7% di chi ha votato S&#236;.</p>

<p>Maggiore &#232; anche la preoccupazione per i cambiamenti climatici (60,5% contro il 50%) e per il crescente disprezzo verso il diritto internazionale (51,3% contro il 38,9%). Gli elettori del S&#236; esprimono invece pi&#249; frequentemente i timori (che abbiamo gi&#224; visto nei maschi) legati alle ondate migratorie (27,8% contro il 1,3%) e al politicamente corretto (35,9% contro il 14,5%).</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/scheda_paure_02_192455.jpg' alt=''></figure> 

<p>In conclusione, al di l&#224; delle risposte al quesito referendario, colpisce come le principali preoccupazioni espresse dagli intervistati riproducano alcune delle linee di frattura che caratterizzano oggi il dibattito pubblico nazionale: da una parte i timori legati all&#8217;autoritarismo, ai cambiamenti climatici, ai diritti civili e al degrado dei rapporti internazionali, dall&#8217;altra le preoccupazioni relative all&#8217;immigrazione, e verso atteggiamenti culturali come il buonismo e il politicamente corretto che forse &#232; esagerato vedere come i mali della societ&#224;.</p>

<h3>Oltre le piazze, oltre le urne</h3>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rudi_vignetta_per_voi_giovani.jpg' alt=''></figure> 

<p>Probabilmente il dato pi&#249; interessante emerso dal questionario non riguarda per&#242; il Referendum o le manifestazioni in s&#233;. Riguarda piuttosto il modo in cui gli intervistati vivono il presente. Dietro le differenze di voto, di genere o di et&#224; emergono infatti preoccupazioni molto concrete che, pur diverse fra loro, hanno un elemento in comune: riguardano il futuro di questa generazione. In questo senso, il sondaggio restituisce l&#8217;immagine di giovani tutt&#8217;altro che disinteressati. Giovani che continuano a votare &#8211; nonostante i clich&#233; che li descrivono spesso come lontani dalla politica &#8211; a manifestare e a interrogarsi sulle grandi questioni del proprio tempo. Pi&#249; che un&#8217;alternativa alle forme tradizionali della partecipazione, le piazze sembrano affiancarsi alle urne come ulteriore spazio di espressione politica. Ne emerge una realt&#224; che discute, si divide e legge il presente attraverso sensibilit&#224; differenti, ma che continua a interrogarsi sul mondo che erediter&#224;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Un affare per pochi</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17424/un_affare_per_pochi</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>I soci privati di Dolomiti Energia spingono per la quotazione in Borsa</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Sono i circuiti esclusivi dei grandi patrimoni trentini: si chiamano La Finanziaria trentina, ISA, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. A cui si aggiunge il socio inglese Equitix, fondo di investimento che ha comprato, qualche anno fa, il 5 per cento del capitale di Dolomiti direttamente dalla Finanziaria Trentina.</p>

<figure class=' s-8 m-8 l-200px x-200px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/per_pochi_equitix.jpg' alt=''></figure>  

<figure class=' s-8 m-8 l-200px x-200px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/per_pochi_isa.jpg' alt=''></figure> 

<figure class=' s-8 m-8 l-200px x-200px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/per_pochi_la_finanziaria_trentina.jpg' alt=''></figure> 

<figure class=' s-8 m-8 l-200px x-200px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/per_pochi_fondazione.jpg' alt=''></figure> 

<p>Quando parliamo di soci privati di Dolomiti Energia, &#232; a questi signori che facciamo riferimento. Assieme detengono circa il 22 per cento delle azioni della societ&#224; (si arriva al 25 con una piccola quota delle Cooperative e di tre Consorzi elettrici). Ma il loro peso in consiglio di amministrazione &#232; molto ben rappresentato: su dodici consiglieri la proporzione gliene assegnerebbe tre. In realt&#224; ne hanno cinque (di cui uno &#232; anche vicepresidente di Dolomiti, l&#8217;amministratore di Finanziaria Trentina Massimo Fedrizzi).</p>

<p>Finora, formalmente, nessuna di queste entit&#224; ha detto la sua sull&#8217;operazione quotazione. Un silenzio che &#232; stato notato. Ma basta leggere le opinioni rilasciate a ritmo continuo sui quotidiani per capire quanto la battaglia per spingere Dolomiti in borsa sia furiosa.</p>

<p>E ci pare che la spinta pi&#249; vigorosa venga soprattutto dai veri grandi patrimoni privati trentini, riuniti nella Finanziaria Trentina (a cui ISA, che risponde al Vescovo come sappiamo, e Fondazione Caritro per ora sembrano accodarsi).</p>

<p>L&#236; dentro ci sono nomi noti. Citiamo dal consiglio di amministrazione: Matteo Lunelli, Lorenzo Delladio, Enrico Zobele, Antonello Briosi, Manuel Furlani, Diego Mosna, solo per darvi un&#8217;idea.</p>

<p>Dall&#8217;inizio di maggio abbiamo visto fiorire sui quotidiani locali lunghi pezzi di opinione che, man mano che la questione si incendiava, arrivavano, veementi, a dire che la quotazione &#232; necessaria, che porterebbe vantaggi enormi, che non c&#8217;&#232; una strada migliore di quella per far crescere la societ&#224;. Su questo fronte si sono spesi, tra altri, sia Lorenzo Delladio (nella sua veste di presidente di Confindustria), che Diego Mosna.</p>

<p>Che c&#8217;&#232; di male, da parte di imprenditori bravi e di successo, a dire la loro?</p>

<p>Nulla, per carit&#224;. Solo che, dopo aver magnificato i vantaggi della quotazione in borsa, avremmo gradito almeno una postilla che dicesse: &#8220;E noi comunque dalla quotazione ci guadagneremmo un vagone di soldi&#8221;.</p>

<p>Ve lo spieghiamo con qualche numero, ricavato dai bilanci della Finanziaria Trentina. La quale aveva pagato la sua quota di Dolomiti all&#8217;incirca 55 milioni pi&#249; o meno nel 2008 (non stiamo a tediarvi con i passaggi azionari e societari che si sono susseguiti). Costavano un euro l&#8217;una e costituivano l&#8217;11,87 per cento del capitale societario.</p>

<p>Poi, nel 2021, Finanziaria Trentina ne vende una parte, equivalente al 5 per cento di Dolomiti, al fondo inglese Equitix per 47.850.000 euro.</p>

<p>Dal 2011, primo anno di cui abbiamo trovato il bilancio, ad oggi, Finanziaria Trentina ogni anno riceve circa tre milioni l&#8217;anno di dividendi. Totale, ad oggi, 45.000.000 (un anno pi&#249;, un anno meno, abbiamo fatto la media).</p>

<p>Oggi la Finanziaria scrive in bilancio che il valore del 6,98% per cento di Dolomiti che le &#232; rimasto (nel frattempo si &#232; presa un bocconcino della quota che aveva l&#8217;AGS, partecipata del Comune di Riva del Garda, che la giunta Santi ha improvvidamente venduto) ha un valore all&#8217;origine di 34.481.435 euro. Calcoliamo circa 31 milioni di azioni, causa rivalutazioni varie.</p>

<p>Qui vi servono due numerini. Quando Finanziaria Trentina vende ad Equitix, nel 2021, le azioni di Dolomiti vengono valutate 2 euro e mezzo l&#8217;una. Oggi le azioni di Dolomiti vengono stimate 8 euro l&#8217;una. Quindi circa 31 milioni di azioni moltiplicati 8 ci d&#224;&#8230; 248 milioni di euro. Parliamo sempre di ordine di cifre, i calcoli precisi dovrebbero farli i commercialisti.</p>

<p>Questo non ci impedisce di capire che i 55 milioni iniziali ne hanno fatti incassare finora oltre 90. E con quello che resta, andando in borsa, si farebbe un salto quantico, con annessa tentazione di incassare vendendo le proprie quote al momento giusto, considerando che il valore, se le concessioni svaniranno, potrebbe crollare.</p>

<p>E siccome il veleno &#232; nella coda, dobbiamo ricordare un&#8217;ultima cosa.</p>

<p>Quando molti anni fa fu aperta la porta agli investimenti privati dentro il grande affare dell&#8217;idroelettrico, non fu un affare per tutti: a comprare le quote di Dolomiti Energia furono invitati soltanto pochi selezionati. I quali oggi farebbero miglior figura se, nei tanti editoriali, riuscissero ad esprimere una visione di lungo periodo e non una che, a voler essere maligni, sa tanto di prendi i soldi e scappa.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Dolomiti Energia,  acque agitate</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17423/dolomiti_energia_acque_agitate</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Dalla quotazione alle concessioni idroelettriche, il problema &#232; sempre lo stesso: quali mani sull&#39;acqua?</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Come avrete visto, se come noi siete appassionati della saga &#8220;Dolomiti: quotazione s&#236;, quotazione no&#8221;, il dibattito politico si &#232; spostato, senza soluzione di continuit&#224;, sulla questione delle concessioni idroelettriche. E ce n&#8217;&#232; ben donde. Infatti la vera questione, che sta alla base di ogni decisione, &#232; proprio quella: cosa vogliamo fare della nostra acqua? Siccome la confusione &#232; di nuovo grande sotto il cielo, come &#232; accaduto per A22 (e vedrete che tra le due questioni, mutatis mutandis si stanno apparecchiando similitudini che fanno accapponare la pelle), abbiamo deciso di provare a fare un po&#8217; di ordine nelle varie ipotesi che si fanno sul futuro della nostra produzione idroelettrica.</p>

<h3>Punti fermi</h3>

<p>Il primo punto fermo &#232; il 2029, quando le attuali concessioni (che abbiamo comprato da Enel ed Edison nel 2006) saranno andate tutte a scadenza, sia quelle gi&#224; spirate e che hanno ottenuto una mini-proroga che quelle poche che ancora devono concludersi.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/laura_diga_s_giustina_ph_carlo_baroni.jpg' alt=''><figcaption>La centrale idroelettica di Santa Giustina</figcaption></figure> 

<p>Il secondo punto fermo &#232; che c&#8217;&#232; gi&#224; una legge provinciale che regola il futuro di quelle concessioni. Legge secondo cui abbiamo davanti tre opzioni: da una parte la gara dura e pura, dall&#8217;altra la creazione di una societ&#224; mista pubblico-privato nella quale il privato dovrebbe comunque essere scelto con gara, oppure, come terza ipotesi, con un project-financing (il modello Autobrennero per capirci) che andrebbe comunque a gara e, come abbiamo dolorosamente imparato, senza prelazione per il proponente. Questa opzione viene sostanzialmente scartata da tutti.</p>

<p>Il terzo punto fermo &#232; che gli altri scenari di cui si discetta allegramente possono verificarsi solo se verranno modificate le norme, dopo una difficile discussione con Bruxelles nella quale il governo ha in mente soprattutto la protezione dell&#8217;Enel e non primariamente la nostra che &#232; in una situazione un po&#8217; diversa.</p>

<h3>Scenario numero uno</h3>

<p>L&#8217;opzione numero uno &#232; la gara. Nessuno la vuole. Non il nostro mondo politico, certamente non Dolomiti Energia, ma nemmeno il governo. Con la solita eccezione che invece a Bruxelles viene l&#8217;acquolina in bocca all&#8217;idea di costringere finalmente uno stato europeo a mettere sul mercato le produzioni idroelettriche. Non ce la sta facendo, va detto: vari stati europei hanno fatto numeri da circo per non mandare sul mercato le loro centrali. Dalla Francia, che ha praticamente rinazionalizzato Electricit&#232; de France, all&#8217;Austria, che ha rinnovato concessioni lunghe 70 anni, con altre varie opzioni intermedie. Con noi per&#242; Bruxelles ha una carta davvero potente: quando abbiamo concluso gli accordi per farci dare 200 miliardi del PNRR, gli abbiamo firmato col sangue che avremmo messo sul mercato la filiera dell&#8217;idroelettrico. Ora che abbiamo incassato l&#8217;ultima rata dovremmo dirgli che no, abbiamo scherzato? Probabilmente sarebbe la volta buona che Bruxelles ci spara.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/laura_macchina_2.jpg' alt=''><figcaption>La centrale idroelettica di Santa Giustina</figcaption></figure> 

<p>Nella gara l&#8217;unico nostro spazio di manovra &#232; decidere quanto alti devono essere i canoni e, se siamo bravi a scrivere i bandi, anche quali garanzie sull&#8217;uso dell&#8217;acqua ci teniamo.</p>

<p>Vi raccontiamo subito quali sono i problemi che potrebbero sorgere con un esempio di vita vera.</p>

<p>Avete presente A2A, la multiutility lombarda che tanto ci assomiglia? Bene, A2A qualche anno fa ha vinto le concessioni per alcuni impianti idroelettrici della Sila. Non conosciamo i loro disciplinari di concessione, ma sicuramente sono state inserite clausole sul deflusso minimo vitale e su usi alternativi dell&#8217;acqua. Quindi tutto bene, finch&#233; non &#232; arrivato il 2022, anno della grande siccit&#224; che bruciava i campi delle piane calabresi. A quel punto la Regione Calabria, spinta dai contadini, chiede che dagli invasi gestiti da A2A venga rilasciata pi&#249; acqua, indispensabile per non far seccare i campi. A2A dice no. Dare l&#8217;acqua ai contadini calabresi voleva dire rinunciare a una parte della produzione idroelettrica proprio in un anno in cui anche quella soffriva le conseguenze del grande secco. Voleva dire guadagnare di meno. Quindi i campi restano a bruciare e la Regione trascina A2A in tribunale. Mesi che passano, produzione agricola che va in malora. Alla fine trovano un accomodamento precario. Tanto che nel 2023 il problema si ripropone, seppure in misura minore.</p>

<p>Questo &#232; il tipo di problemi a cui si va incontro quando non ci sono mani pubbliche ben salde sull&#8217;uso dell&#8217;acqua.</p>

<p>Per ora questo problema noi non l&#8217;abbiamo perch&#233;, se serve, i soci pubblici possono ordinare a Dolomiti di rilasciare pi&#249; acqua. Sono i padroni della concessionaria, visto che hanno in mano la maggioranza assoluta delle quote. Ma se questa concessionaria non fosse pi&#249; Dolomiti? E poi, e riecco la quotazione, se Dolomiti &#232; esposta alle fluttuazioni della borsa quante e quali pressioni tremende ci sarebbero all&#8217;idea di privare la societ&#224; di una parte di utili?</p>

<div class='scheda'>
<h3>In Borsa col turbo</h3>

<p>Mentre noi discutiamo appassionatamente, in via Fersina (sede operativa di Dolomiti Energia), lavorano alacremente. E nonostante i dubbi, le richieste di chiarimenti e chi dice decisamente no alla quotazione, negli uffici si va avanti a testa bassa. Quindi si comunica ufficialmente, a met&#224; maggio a Milano Finanza, la bibbia di chi vive in Borsa, che saranno Intesa San Paolo e Goldman Sachs a gestire il collocamento delle azioni. </p>

<p>Allora non vengano a dirci che la societ&#224; non sta forzando la mano ai soci e al Trentino tutto. Perch&#233; se annunci che hai gi&#224; trovato chi collocher&#224; le azioni e chi gestir&#224; la partita dal punto di vista commercial-burocratico, vuol dire che hai gi&#224; deciso quale sar&#224; l&#8217;aumento di capitale necessario e quante azioni metterai sul mercato (si parla ora del 22 per cento, partendo dal 30 per cento dichiarato mesi fa dall&#8217;amministratore delegato: chi ha deciso questa quota?). Vuol dire che sei all&#8217;ultimo step del processo di quotazione. E hai gi&#224; pressoch&#233; concordato con i suddetti Intesa e Goldman che commissioni si prenderanno e con che tempi e modi le azioni saranno messe in vendita. Non lo fai se pensi che ci siano reali incertezze sull&#8217;operazione in s&#233;, perch&#233; quella non &#232; gente che perde tempo, e poi ti fa pesare le eventuali marce indietro. Oltre a costituire un altro tassello delle pressioni possibili per portare a termine l&#8217;operazione. Non possiamo fare cifre certe, ma lo sbarco in borsa ha un costo nell&#8217;ordine di qualche milione di euro. Con lucrose commissioni ai collocatori che faranno tutto quel che possono per non perderle. </p>

<p>E tutto questo mentre i veri proprietari di Dolomiti, cio&#232; noi, non abbiamo ancora deciso. Non &#232; rispettoso, questo comportamento.</p>
</div>

<h3>Scenario numero due</h3>

<p>La seconda opzione &#232; la costituzione di una societ&#224; pubblico-privata che gestisca l&#8217;intera filiera dell&#8217;idroelettrico.</p>

<p>Prima di spiegarvi pro e contro di questa ipotesi, dovete sapere che quando scadranno le nostre concessioni, la Provincia Autonoma di Trento - unica in Italia assieme a Bolzano ad essere proprietaria gi&#224; dal 2000 di tutto il demanio idrico - ricever&#224; dall&#8217;attuale concessionario, Dolomiti, il pieno diritto ad acquisire al demanio provinciale i cosiddetti beni bagnati (che sono le dighe, gli invasi, le condotte e tutto quello che ci sta intorno). In quel momento per la Provincia si aprir&#224; anche un&#8217;altra possibilit&#224; unica: acquisire al patrimonio provinciale i cosiddetti beni asciutti (ovvero le centrali, le turbine, gli alternatori, i trasformatori e contorno). E li potr&#224; acquisire ad un prezzo che non &#232; quello di mercato, ma che sar&#224; calcolato in base alle norme che regolano questo passaggio di propriet&#224; davvero epocale. Qualche anno fa il costo dell&#8217;operazione era stato stimato in 350 milioni. Oggi sarebbero di pi&#249; certamente. Ma calcolate che quei soldi andrebbero in buona parte a Dolomiti Energia, che ne &#232; al momento il proprietario fino alla fine delle concessioni. E quindi quello che uscirebbe da piazza Dante, rientrerebbe dalla finestra in via Fersina. E, per inciso, alla fine la cifra sarebbe probabilmente vicina ai 500 milioni, di cui l&#8217;amministratore Stefano Granella ha detto di aver bisogno per lo sviluppo di Dolomiti.</p>

<figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/laura_stefano_granella.jpg' alt=''><figcaption>L&#39;amministratore delegato di Dolomiti Energia, Stefano Granella</figcaption></figure> 

<p>Se la Provincia decidesse di prendersi le centrali succederebbero alcune cose davvero interessanti.</p>

<p>Primo: l&#8217;intera filiera di produzione idroelettrica sarebbe in mani pubbliche. Secondo: gli utili che quegli impianti producono finirebbero in buona parte alle casse provinciali. Come adesso, direte voi, visto che Dolomiti &#232; al 70 per cento propriet&#224; pubblica. S&#236;, ma non esattamente.</p>

<p>Intanto non avremmo mai pi&#249; il problema delle concessioni. Infatti, la quota azionaria dell&#8217;eventuale societ&#224; pubblico-privata che andrebbe costituita (di fatto la Provincia dovrebbe trovarsi qualcosa di simile ad un socio d&#8217;opera) potrebbe essere a scadenza, per una durata analoga a quella della concessione, se si decidesse di attivare la formula gi&#224; contenuta dal 2007 nella legge provinciale. Una data gi&#224; indicata nella gara per la ricerca del socio operativo il quale, a scadenza, dovrebbe restituire le azioni acquisite al momento della vincita della gara stessa, ad un prezzo calcolato su parametri stabiliti fin dall&#8217;inzio nell&#8217;atto di cessione delle quote/azioni.</p>

<p>In questo scenario va inserita per&#242; Dolomiti Energia. Che sarebbe ovviamente superposizionata in una gara per trovare un socio d&#8217;opera: chi meglio di Dolomiti conosce ogni rivolo e ogni valvola del nostro territorio? Aggiungiamo che questa, che resta una procedura di evidenza pubblica, come la chiamano i giuristi, e quindi soddisfa le condizioni di Bruxelles, sarebbe assai meno interessante per grandi gruppi energetici, perch&#233; gli utili che andrebbero al privato-socio sarebbero davvero molto meno di adesso e sarebbero anche fortemente condizionati dalle scelte politiche della Provincia, che deve tener conto di tutti gli usi dell&#8217;acqua, da quello energetico a quello agricolo, ma anche da parametri di sicurezza e di tutela ambientale, solo per dire dei principali.</p>

<p>Chi non sarebbe contento di questa bella ipotesi? Vi facciamo la lista.</p>

<p>In primis gli attuali soci privati di Dolomiti Energia, che si vedrebbero sfilare dalle mani la gallina dalle uova d&#8217;oro. Infatti, anche se Dolomiti fosse alla fine il socio d&#8217;opera, gli utili non sarebbero certo quelli di oggi. Per le casse provinciali invece sarebbe quasi una partita di giro.</p>

<p>Ma nemmeno i due grandi comuni proprietari, Trento e Rovereto, farebbero salti di gioia: la diminuzione degli utili di Dolomiti, perfino nell&#8217;ipotesi migliore e cio&#232; che fosse sempre lei il socio d&#8217;opera, impatterebbe sulle casse comunali. &#200; comprensibile quindi che non ci sia grande entusiasmo per questa forma di quasi-pubblicizzazione dell&#8217;idroelettrico. Tuttavia, qui ci permettiamo umilmente di buttar l&#236; una considerazione dedicata ai sindaci dei due grandi comuni trentini. Se avete bisogno di maggiori entrate - e sappiamo che ne avete bisogno - scegliete la via maestra: battete i pugni sul tavolo in piazza Dante che vi sta semistrangolando con la scarsit&#224; dei trasferimenti, ma per favore non svendete l&#8217;acqua al privato per bypassare il problema.</p>

<p>Voi, cari lettori, avrete capito che questa ipotesi ci pare la migliore nelle condizioni date.</p>

<h3>Scenario numero tre</h3>

<p>Passiamo alle opzioni che stanno nella lista dei pii desideri.</p>

<p>La prima &#232; la cosiddetta in-house. Proprio in questi giorni sta arrivando in Consiglio dei ministri la nuova norma di attuazione della Valle d&#8217;Aosta, che prevede la possibilit&#224; di una nuova formula, che viene chiamata in-house, cio&#232; di una societ&#224; totalmente pubblica che gestisce le nuove concessioni idroelettriche. Con questa formula, sia pur ambigua, l&#8217;ente pubblico si farebbe imprenditore adeguandosi alle leggi del mercato e quindi rispettando il dictat della concorrenza e tutto quel che ne consegue.</p>

<p>Dopo un po&#8217; di ciance in libert&#224;, per&#242;, tutti hanno capito che per noi, nell&#8217;attuale situazione di Dolomiti, non &#232; possibile, per il banale motivo che la nostra societ&#224; energetica non &#232; al 100 per cento di propriet&#224; pubblica, al contrario della societ&#224; valdostana. E non vorremo mica infilarci nel cul-de-sac del &#8220;liquidiamo i privati&#8221;, vero?</p>

<p>Che poi anche Lombardia, Veneto e Friuli la perseguano &#232; comprensibile: non hanno la propriet&#224; del demanio idrico, ma solo la delega dallo Stato per gestire i prossimi rinnovi in base ai tre modelli previsti anche dalla nostra legge provinciale.</p>

<p>Su tutto ci&#242; Bruxelles potrebbe avere parecchio da ridire e per questo molti - governo compreso - oggi stanno a guardare se questa norma passer&#224; in Europa.</p>

<p>La partita si giocher&#224;, come sempre, anche sul tavolo politico e su quanto la Lega, tanto per fare un nome, vorr&#224; e potr&#224; ottenere per loro dalla Commissione Europea.</p>

<p>Andasse bene il test valdostano, anche noi potremmo usare questa formula, ma vorrebbe dire partire da zero con una nuova societ&#224; totalmente pubblica, lasciando a quel punto Dolomiti al suo destino di semplice venditore di energia (nonch&#233; gestore di servizi): non un brutto destino, sappiatelo, perch&#233; gi&#224; oggi il ramo commerciale di Dolomiti produce - parole dell&#8217;amministratore - oltre il 50 per cento del fatturato. Anche se Stefano Granella tace sul fatto che gli utili invece vengono per l&#8217;80 per cento dalla produzione idroelettrica.</p>

<p>Ma quello che ci preme sottolineare qui &#232; una cosa: noi, quando abbiamo negoziato sulla questione con Roma e con Bruxelles, molti anni fa, siamo riusciti a fare un miracolo: ottenere la demanialit&#224; e la possibilit&#224; di diventare padroni del nostro idroelettrico. Ma davvero vogliamo buttar via una cosa che, quando la guardano, fa luccicare d&#8217;invidia gli occhi degli Zaia di turno?</p>

<h3>Scenario numero quattro</h3>

<p>Siamo all&#8217;ultima opzione, la cosiddetta &#8220;quarta via&#8221;. E qui ci mettiamo subito le mani nei capelli. Seguiteci attentamente. La quarta via prevede che l&#8217;attuale concessionario, Dolomiti Energia, ottenga un rinnovo automatico delle concessioni alle condizioni attuali - con il contentino di un bel riaggiustamento dei canoni che vanno al territorio - in cambio di un imponente piano di investimenti condito di innovazione tecnologica e ambiente. Come dite? Sembra il piano fallito per A22? Anche peggio, perch&#233; non c&#8217;&#232; nemmeno la parvenza di una gara pubblica com&#8217;era per l&#8217;autostrada, che contava sull&#8217;illusione della prelazione. E per&#242; questo piano ha gli stessi punti critici che ci hanno portato, con l&#8217;autostrada, a dover affrontare una gara pura e rischiare il collo.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/laura_macchina.jpg' alt=''><figcaption>La centrale idroelettica di Santa Giustina</figcaption></figure> 

<p>Il ragionamento che si fa su questa ipotesi prevede che si verifichino due condizioni: primo, il governo decide di dichiarare la produzione idroelettrica strategica per la difesa nazionale. Da anni il Copasir, comitato parlamentare che si occupa della sicurezza nazionale, dice che l&#8217;energia &#232; questione di sicurezza. Quindi &#232; una condizione possibile. Non probabile e facile, ma possibile. E per&#242; qui va tenuto conto del fatto che al Copasir, quando parlano di sicurezza energetica, hanno in mente l&#8217;Enel, non Dolomiti. E le due situazioni si assomigliano, ma non sono uguali. Quindi non &#232; detto che una soluzione cucita addosso all&#8217;Enel sia favorevole anche per noi.</p>

<p>Secondo, si deve ottenere l&#8217;ok di Bruxelles che dovrebbe passar sopra alla famosa firma col sangue fatta per il PNRR. Vale a dire che affidiamo il futuro della nostra acqua a fondamenta che non sono verificate e in parte anche altamente improbabili? E su questa base portiamo Dolomiti energia in borsa?</p>

<p>Sappiate che questo &#232; il percorso preferito da via Fersina e, come avrete visto recentemente al Festival dell&#8217;Economia, anche da piazza Dante.</p>

<p>&#200; un percorso bacato dalla stessa hybris che ha colpito Autobrennero: &#8220;Siamo cos&#236; speciali che per noi Roma far&#224; il diavolo a quattro&#8221;.</p>

<p>Abbiamo gi&#224; visto che non &#232; vero. Al contrario, Roma sfrutta la nostra sciocca supponenza per farsi gli affaracci politici che convengono al ministro di turno. Checch&#233; ne dica Pichetto Frattin, che al Festival ha promesso cambi normativi che sa di non poter garantire, solo per dare un assist politico/propagandistico al presidente Fugatti.</p>

<h3>Conclusione</h3>

<p>Ci siamo chiesti come sia possibile che si provino a ripetere gli errori fatti con A22. E vediamo due risposte.</p>

<p>La prima, forse la pi&#249; pesante, &#232; che per aprire la strada di una vera pubblicizzazione dell&#8217;idroelettrico, ci vuole coraggio, volont&#224; politica e competenze. Non sembra ci siano n&#233; in piazza Dante n&#233; da parte dei Comuni proprietari di Dolomiti Energia. Meglio le scorciatoie che risolvono il problema adesso. Per il futuro si arrangi chi verr&#224;.</p>

<p>La seconda &#232; che dentro il &#8220;sistema Trentino&#8221;, di cui Dolomiti &#232; probabilmente la stella pi&#249; splendente, ci sono anche consistenti interessi privati. A cui l&#8217;ipotesi pubblica ovviamente, legittimamente, non piace. Gli fa perdere soldi. Volete che siano contenti?</p>

<p>Ma questi signori, di cui vi parliamo nel pezzo che segue, dovrebbero ricordare da dove vengono i loro soldi di oggi. Un po&#8217; di amore per il Trentino, anche da parte loro, non guasterebbe.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Quelli che vogliono  portarci via l&#8217;acqua, e perch&#233;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17422/quelli_che_vogliono_portarci_via_l_acqua_e_perch</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Da Ianeselli ai &#8220;manager&#8221;, ai soci privati: 
la cultura dei soldi subito</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Chiariamo subito una cosa. &#200; in corso sui media una grancassa pubblicitaria: ogni giorno gli esponenti dei poteri forti, col corredo di sottoposti, consulenti e fiancheggiatori, si danno da fare per convincere i cittadini come la quotazione in borsa di Dolomiti Energia sia il futuro del Trentino, mentre il rimanerne fuori sia il trapassato remoto. In Borsa si trovano capitali a bizzeffe per ammodernare la societ&#224;, gli impianti e per diventare un &#8220;player&#8221; (si dice cos&#236;) nazionale o internazionale; invece rimanere una &#8220;semplice&#8221; spa vuol dire non riuscire neanche a fare indispensabili lavori di manutenzione a bacini, tubazioni, centrali...</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/copertina.jpg' alt=''></figure> 

<p>I bilanci attuali dicono il contrario: i ricchi utili odierni di DE, le sue possibilit&#224; di accedere al credito, le potenzialit&#224; della Pat stessa negli investimenti, possono coprire i costi di ammodernamento e di sviluppo, se &#232; di quello che stiamo parlando (se invece si parla di sbarcare, per esempio, in Nuova Zelanda, &#232; un&#8217;altra cosa). Di questo abbiamo gi&#224; discusso nei numeri scorsi e ancora scriviamo nelle pagine a seguire.</p>

<p>Qui ci preme invece contraddire un&#8217;altra narrazione: quella per cui la quotazione in borsa sarebbe ininfluente sulla propriet&#224; pubblica della societ&#224; e soprattutto sulla sua conduzione. Soci di maggioranza sono Provincia e Comuni di Trento e Rovereto, e tali rimarrebbero anche dopo lo sbarco in Piazza Affari, anzi, con l&#8217;apertura a un azionariato popolare si potrebbe addirittura aumentare la caratura trentina della propriet&#224;, e quindi la mano locale che saldamente guiderebbe DE a tutelare l&#8217;interesse pubblico.</p>

<p>Molto ci sarebbe da ridire su alcune di queste esagerazioni, ma il punto che interessa, l&#8217;argomento centrale &#232; un altro. Una societ&#224; quotata in borsa dipende dal mitico &#8220;mercato&#8221;: vale quanto il mercato quota le sue azioni. E il valore delle azioni dipende dagli utili elargiti.</p>

<p>Per cui, se una societ&#224; quotata non bada anzitutto a fare utili e invece pensa come imprescindibili le condizioni dei lavoratori, l&#8217;ambiente, le esigenze degli utenti, la sicurezza degli impianti, e quindi fa pochi utili o in certe condizioni (una siccit&#224; per esempio) addirittura non ne fa, il suo valore crolla.</p>

<p>Ora queste prospettive e relativi limiti, possono costituire una sfida appassionante e anche produttiva per il territorio quando parliamo di un&#8217;azienda privata che va a competere nel mondo; ma diventano uno scempio quando parliamo di una struttura che gestisce un bene pubblico primario &#8211; l&#8217;acqua! &#8211; con cui non si pu&#242; giocare, non si pu&#242; mettere all&#8217;asta dentro il circo delle speculazioni di borsa.</p>

<p>I cittadini lo hanno gi&#224; detto con un referendum; signori miei, non provateci ad imbrogliarli.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/rudi_acqua.jpg' alt=''></figure> 

<p>Il punto &#232; che chi pi&#249; spinge per la quotazione, a iniziare dall&#8217;attuale management di DE, e in particolare l&#8217;Amministratore delegato Stefano Granella, non pare proprio perseguire le finalit&#224; pubbliche, pur all&#8217;interno dell&#8217;odierna configurazione sociale, in cui i padroni, cio&#232; i decisori, dovrebbero essere gli enti pubblici. Lo vediamo nella (per noi) vergognosa vicenda dei lavoratori del call center, di cui scriviamo nella scheda in basso. Vi si evidenziano due cose: anzitutto la tendenza a spremere i lavoratori a prescindere, anche quando i conti vanno bene, anzi benissimo; e quindi l&#8217;irrilevanza dei soci pubblici, in particolare dei sindaci di Trento Ianeselli e di Rovereto Robol, che alla linea (anti)sindacale del management si accodano.</p>

<p>Di queste due dinamiche convergenti, abbiamo scritto nello scorso numero: la cultura dei famosi, pagatissimi manager da diversi anni segue la &#8220;shareholder value theory&#8221; (il valore per l&#8217;azionista), ossia l&#8217;unico obiettivo consiste nella massimizzazione degli utili; dall&#8217;altra parte il ruolo dei padroni pubblici &#232; inconsistente. Come mai? Innanzitutto per un dato oggettivo, gli utili di DE sono una parte importante dei bilanci dei due Comuni; ma anche perch&#233; i politici locali si sentono in soggezione di fronte al &#8220;manager&#8221; (abbiamo gi&#224; visto l&#8217;ex segretario della CGIL Franco Ianeselli partecipare da felice convitato al pacchiano matrimonio principesco - con privatizzazione del lungolago di Riva - dell&#8217;amministratore dell&#8217;A22 Diego Cattoni). Ed ecco quindi l&#8217;inconsistenza attuale della direzione e del controllo pubblico. Figuriamoci cosa succederebbe poi con la quotazione in borsa, quando lo stesso valore della societ&#224; dipenderebbe dalla quantit&#224; di utili: gli aspetti sociali della gestione della risorsa idrica verrebbero semplicemente travolti. Lavoratori, utenti, irrigazione, ambiente, sicurezza (&#232; terrorismo ricordare il ponte Morandi? Per non dire, rimanendo sull&#8217;argomento centrali, del Vajont?) diventerebbero un optional.</p>

<p>C&#8217;&#232; poi il centralissimo argomento delle concessioni &#8211; cio&#232; se DE potr&#224; ancora gestire le centrali idroelettriche dopo il 2029 e quindi, quale sar&#224; il suo valore allora &#8211; a complicare il quadro. Di questo parliamo nell&#8217;articolo che segue.</p>

<h3>Andare in Borsa?</h3>

<p>Qui invece illustriamo lo scontro politico e sociale che si sta aprendo attorno alla quotazione in borsa. Scontro che per i promotori non doveva proprio esserci, la potenza di fuoco dei soci privati - i primissimi a guadagnarci nell&#8217;immediato dalla quotazione, poi si vedr&#224;, ma le azioni si possono vendere &#8211; era infatti impressionante: Finanziaria Trentina, Confindustria, ISA cio&#232; il vescovo, Lunelli, Briosi, Mosna Fondazione Caritro&#8230; (vedi <a href='/articolo/17424/un_affare_per_pochi' target='_blank'>articolo</a>) Ad essi si sono accodati Ianeselli, il segretario della Cgil Grosselli, l&#8217;assessore Spinelli ed altri ancora.</p>

<p>Poi qualcosa si &#232; messo di traverso: il Partito Democratico. Il PD? Ma come? Se brilla per inconsistenza, se i suoi esponenti si caratterizzano per non dire mai alcunch&#233; di significativo, pena essere attaccati dall&#8217;esterno e sbranati all&#8217;interno? Invece&#8230;</p>

<p>Invece il debole segretario Alessandro Dal Ri persevera sulla linea del nulla, ma inopinatamente buona parte del gruppo provinciale, anzitutto Alessio Manica e Paolo Zanella, Michela Calz&#224; (suo l&#8217;icastico slogan &#8220;Se Dolomiti Energia &#232; importante, per il Trentino l&#8217;acqua lo &#232; di pi&#249;&#8221;) e Andrea de Bertolini nel ruolo chiave di presidente della commissione speciale d&#8217;indagine su Hydro Dolomiti Energia (oggetto: verificare la praticabilit&#224; di forme di azionariato diffuso o assimilabili): tutti si espongono con posizioni molto decise. Cos&#236; la deputata Sara Ferrari le sintetizza su L&#8217;Adige del 3 maggio: &#8220;Per me la soluzione &#232; quella che ci d&#224; la maggior garanzia del controllo pubblico dell&#8217;uso dell&#8217;acqua che &#232; un bene pubblico. Questo anche laddove genera profitti, quindi anche nello sfruttamento idroelettrico&#8221;.</p>

<p>A questo punto altra sorpresa: giusto giusto il giorno dopo, 4 maggio, interviene Ianeselli. E a gamba tesa. Annuncia che si iscrive al Pd, e specifica che lo fa &#8220;per far sentire la mia opinione negli organismi interni del partito&#8230; contro gli atteggiamenti protestatari e contrari a qualsiasi innovazione&#8221; e per chi non avesse capito, sulla quotazione di Dolomiti Energia &#8220;non possiamo al mattino crucciarci perch&#233; abbiamo gli stipendi pi&#249; bassi del Nord Italia, e il pomeriggio non prendere sul serio il modo per consentire alla principale azienda trentina di avere una politica forte di investimenti cruciali&#8221;.</p>

<p>Ora, a parte che il sindaco sembra dimenticarsi che - come peraltro gli avevano ricordato i lavoratori scesi a protestare sotto le sue finestre - proprio la quota dei proventi destinata ai dipendenti &#232; una delle obiezioni alla quotazione in borsa; ma detto questo, bisogna riconoscere a Ianeselli la chiarezza, fino alla brutalit&#224;, della sua posizione: entro nel PD per portare Dolomiti in Piazza Affari.</p>

<h3>A proposito di Ianeselli</h3>

<p>Qui allora dobbiamo parlare di Ianeselli. Che ha esercitato in maniera sicuramente non banale il suo doppio mandato da sindaco, cosa che varr&#224; la pena approfondire. Intanto per&#242; non possiamo non ricordare il suo operato in campo urbanistico: &#8220;La devastazione autorizzata&#8221;, &#8220;Le mani sulla citt&#224;&#8221;, &#8220;Conniventi&#8221; i titoli delle nostre inchieste su tutta una serie di autorizzazioni che hanno calpestato e stravolto le regole urbanistiche. Quando il beneficiario &#232; una grossa impresa o un grosso nome (uno a caso: Lunelli, cui si &#232; fatto passare come &#8220;ampliamento&#8221; la costruzione di un edificio nuovo di zecca, collegato a quello vecchio con una passerella aerea) le regole vengono travolte, si costruisce su aree verdi e protette; mentre quando invece &#232; il normale cittadino a chiedere qualcosa&#8230;</p>

<p>Insomma, Ianeselli viene da una recente storia di sudditanza al potere dei soldi. Quindi, purtroppo, non c&#8217;&#232; da meravigliarsi che si butti a corpo morto a sostenere il pressing per la quotazione in borsa.</p>

<p>Corpo morto, abbiamo detto. Per spiegarci &#8211; sia paziente il lettore che non ama la politica politicante, ma il discorso &#232; illuminante - dobbiamo parlare di consenso elettorale. &#8220;Ianeselli era il candidato pi&#249; forte della coalizione di centrosinistra&#8221; dicono dal Pd. E si sottolinea &#8220;era&#8221;. Proprio perch&#233; non era del Pd, e quindi nelle valli, dove il partito democratico non &#232; molto popolare, poteva essere presentato come una persona super partes del campo progressista. Ma ora (forse) non pi&#249;.</p>

<p>Non solo: proprio la battaglia per la quotazione in borsa affossa le quotazioni del sindaco. Dentro il Pd, dove ormai questa questione &#8211; finalmente concreta! &#8211; viene vista come identitaria: i servizi ai cittadini prima dei soldi ai soliti noti. Ma anche tra l&#8217;elettorato delle valli. &#8220;Dove c&#8217;&#232; una peculiare sensibilit&#224; rispetto all&#8217;ambiente, alla tutela del territorio &#8211; ci dice Walter Pruner, autonomista peraltro fuori dagli schemi &#8211; Una sensibilit&#224; che pu&#242; anche sconfinare nell&#8217;egoismo da barzelletta &#8216;qui &#232; tutto mio&#8217;. L&#8217;acqua, e quindi le dighe, e quindi l&#8217;energia &#232; vista spesso come cosa nostra. Guai a chi vuole portargliela via&#8221;. Insomma, Ianeselli forse ha sopravvalutato l&#8217;appoggio dei ricchi.</p>

<p>E i concetti di Pruner vengono inopinatamente condivisi dall&#8217;ex presidente del Consiglio Provinciale, autonomista anch&#8217;egli, Walter Kaswalder (che a suo tempo aveva licenziato Pruner suo segretario, per poi perdere malamente tutte le cause da lui intentate) che ha diffuso sul web un cartone animato in cui con simpatica semplicit&#224; didattica spiega come il valligiano non deve farsi fregare da quelli che vogliono addirittura portargli via l&#8217;acqua.</p>

<p>Che la situazione potesse diventare sbifida, deve averlo intuito anche il Presidente Fugatti. Del quale non condividiamo tante cose; che forse consigliato dall&#8217;amico Zaia &#232; stato succube di imbarazzanti affarismi veneti (vedi il caso del Not); ma che &#232; stato sempre attento a non farsi troppo coinvolgere dai poteri forti, nostrani e internazionali (come l&#8217;ex-magnate Ren&#233; Benko). E che anche in questo caso si sta muovendo con la massima prudenza: si &#232; dichiarato n&#233; favorevole, n&#233; contrario, sostiene la necessit&#224; di un confronto approfondito, soprattutto nella commissione d&#8217;indagine su Hydro Dolomiti Energia, quella presieduta da Andrea de Bertolini. E questa, guarda caso &#232; la posizione dell&#8217;insieme del Pd.</p>

<p>Il tema per&#242; non &#232; solo delle valli. Proprio a Trento il 27 maggio &#232; stato formalmente costituito presso uno studio notarile il comitato promotore del referendum comunale relativo alla quotazione in Borsa di Dolomiti Energia. Presidente &#232; il professore Claudio Della Volpe, ricercatore di chimica fisica applicata presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell&#8217;Universit&#224;, e da subito aderiscono Onda, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, e un paio di raggruppamenti autonomisti. La finalit&#224;, oltre ad accendere il dibattito, &#232; quella di garantire la difesa del controllo pubblico delle risorse del territorio, sottoponendo la scelta della quotazione al giudizio dei cittadini. A iniziare da quelli del capoluogo.</p>

<div class='scheda'>
<h3>Dolomiti Energia e i lavoratori</h3>

<p>Dolomiti Energia nel 2019 aveva appaltato il proprio call center del mercato libero dell&#39;energia alla GPI, l&#39;azienda che fa capo a Fausto Manzana. Cinquanta i lavoratori impiegati, dei quali trenta a Trento e venti a Milano, tutti assunti a tempo indeterminato col contratto dei metalmeccanici e una retribuzione lorda annua di 26.500 euro, quasi tutte donne. La Fiom aveva interloquito per oltre un anno con Dolomiti per far s&#236; che la nuova gara tutelasse le addette, nel rispetto della legge provinciale: in caso di cambio appalto, riassunzione di tutte senza soluzione di continuit&#224; e applicazione del CCNL Metalmeccanico anche ai futuri assunti.</p>

<p>Dolomiti, per&#242;, voleva tagliare i salari. Come? Con un sotterfugio: mentre con una mano forniva rassicurazioni alla Fiom, con l&#39;altra prevedeva di svuotare l&#39;appalto nel corso della sua esecuzione, traghettando il lavoro verso un&#39;azienda con salari pi&#249; bassi.</p>

<p>Solo a gare avvenute si &#232; infatti scoperto che esiste un secondo call center di Dolomiti, affidato a Numero Blu, azienda romana: vi sono impiegati venti addetti, met&#224; precari, a Legnano, inquadrati con un contratto pirata da 17.000 euro lordi l&#39;anno. Si &#232; scoperto anche che questa situazione andava avanti dal 2014: per dodici anni la pi&#249; ricca azienda del Trentino, controllata dai comuni di Trento e Rovereto e dalla Provincia, ha tenuto le operatrici del proprio call center al di sotto della soglia di povert&#224; e pure precarie.</p>

<p>In un anno di interlocuzioni Dolomiti aveva omesso di dire alla Fiom che esisteva questo secondo appalto, che entro un anno il primo si sarebbe svuotato trasferendo tutto il lavoro al secondo, e che su quest&#39;ultimo era stato indicato, come CCNL da applicare, il Telecomunicazioni, con salari attorno ai 21.000 euro, superiori al contratto pirata, ma molto inferiori a quelli dei metalmeccanici.</p>

<p>Emerso l&#39;inganno, Dolomiti ha sostenuto che la legge provinciale non si applica fuori dal Trentino (non &#232; vero, si applica alle aziende controllate dai soggetti pubblici trentini) ammettendo cos&#236; indirettamente che le gare erano state congegnate per spostare il lavoro fuori provincia e abbassare le retribuzioni. Ha poi sventolato qualche specchietto per le allodole, come la promessa di assumere le lavoratrici trentine che perderanno il lavoro, proposte peraltro ipotetiche, senza alcun impegno vincolante, con l&#39;unico scopo di far accettare la delocalizzazione. La Fiom le ha rispedite al mittente.</p>

<p>Eppure, nonostante le mozioni approvate dal Consiglio provinciale e le proteste nei consigli comunali di Trento e Rovereto, Dolomiti ha proseguito per la propria strada. A questo punto si sono mobilitate le tute blu, con scioperi di solidariet&#224; in diverse aziende metalmeccaniche.</p>

<p>&#8220;Stiamo lottando per evitare un abbassamento generalizzato dei salari &#8212; dicono alla Fiom &#8212; perch&#233; se ci&#242; avviene nell&#39;azienda pi&#249; ricca del Trentino, a capitale pubblico, nessuno pu&#242; dirsi al sicuro&#8221;. E lo fanno mentre persino Confindustria riconosce che in Italia c&#39;&#232; un&#39;emergenza salariale.</p>

<p>&#8220;L&#39;amministratore delegato Granella ha sostenuto che pagare un operatore di call center col contratto metalmeccanico &#232; un&#39;esagerazione. Quando abbiamo fatto notare che si stava violando la norma provinciale ha risposto che &quot;le aziende devono stare in piedi&quot;.</p>

<p>&#8220;La presidente Arlanch ha risposto che &#8216;anche in Africa guadagnano poco&#8217;. E quando la nostra delegata le ha chiesto &#8216;ma voi avete dei figli?&#8217;, ha risposto: &#8216;I miei figli sono sistemati&#8217;&#8221;.</p>

<p>Questo linguaggio non viene da imprenditori che si sono arricchiti con le proprie aziende, ma da dirigenti di nomina politica: Granella &#232; stato nominato dal sindaco Ianeselli, Arlanch dalla sindaca Robol.</p>

<p>La Fiom ha manifestato davanti al municipio di Trento. Il segnale &#232; chiaro: quando a guidare una societ&#224; pubblica ci sono manager che ragionano solo di margini e dividendi, i lavoratori diventano una voce di costo da ottimizzare. Una logica che, con la prospettiva della quotazione in borsa, potrebbe non restare confinata al call center.</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Asili nido: ultime notizie</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17421/asili_nido_ultime_notizie</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Roberto Devigili</div><div><p>Situazione pi&#249; unica che rara in Trentino, nella zona nord della Rotaliana si registra da tempo la sostanziale assenza di un servizio pubblico dedicato alla prima infanzia. Mentre in quasi tutta la provincia (solo l&#8217;altopiano della Paganella &#232; messo peggio) il servizio pubblico di asilo nido &#232; presente anche in forma massiccia, qui si &#232; preferito lasciare tutto lo spazio all&#8217;iniziativa privata.</p>

<p>Il pretesto per ritornare sull&#39;argomento &#232; la pubblicazione nei mesi scorsi dell&#8217;annuario ISPAT (il servizio statistica della Provincia). I numeri parlano chiaro: un grado di copertura pessimo della domanda rispetto all&#8217;offerta dei posti disponibili per le famiglie delle due grandi borgate di Mezzocorona e Mezzolombardo. I posti (142) disponibili nel territorio della Rotaliana-K&#246;nigsberg sono concentrati a Lavis (112) e Terre d&#8217;Adige (18), mentre solo 12 sono presenti nella zona nord della Piana Rotaliana. La lista d&#8217;attesa pari a 118 domande inevase di accesso all&#8217;asilo pubblico era quindi in quel periodo concentrata tra i residenti di Mezzolombardo e Mezzocorona, dove l&#8217;offerta di nido pubblico &#232; rappresentata solo da un nido privato convenzionato con la Comunit&#224; di Valle.</p>

<p>Il confronto con la citt&#224; di Trento, risulta umiliante: nel capoluogo e sue frazioni ci sono 1200 posti disponibili e una lista d&#8217;attesa fisiologica di meno di 50 domande. Cos&#236; per Lavis, dove tutte le domande di accesso vengono annualmente soddisfatte.</p>

<p>Parlando di tariffe e bonus, da quest&#8217;anno la retta che le famiglie sono chiamate a pagare per il servizio di asilo nido pubblico verr&#224; di fatto azzerata. Infatti, la Provincia gi&#224; finanzia il servizio pubblico (anche convenzionato) con un importo annuale di circa 8.000 euro a bimbo e i comuni stanziano altre risorse, il che permette tariffe di solito contenute a carico delle famiglie.</p>

<p>Per il 2026 la Provincia ha stanziato ulteriori risorse che prevedono il rimborso della retta degli asili nido (pubblici o privati) e dei servizi di Tagesmutter, che va quindi ad aggiungersi ai gi&#224; esistenti contributi provinciali e statali.</p>

<p>La misura introdotta dalla Provincia &#232; un contributo &quot;a rimborso&quot; erogato alle famiglie in tre rate annue a seconda del reddito. Per le famiglie con un Icef indicativamente tra 0 e 0,4 il nido sar&#224; gratuito, mentre per i nuclei familiari con Icef fino a 0,7 il rimborso delle rette sar&#224; del 50%. Questo rimborso si aggiunge al bonus asilo nido INPS, che &#232; un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati (o per il supporto domiciliare) per bambini sotto i 3 anni. L&#39;importo, erogato come rimborso, varia su base ISEE e pu&#242; raggiungere un massimo annuo compreso tra 1.500 e 3.600 euro.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/30gg_devigili_3.jpg' alt=''></figure> 

<p>Ma il bonus INPS &#232; previsto per altri due anni, e poi? Sar&#224; cos&#236; anche per quello della Provincia? Si tratta di provvedimenti utili, ma che sono il contrario di una politica famigliare e della natalit&#224; di lungo periodo, l&#8217;unica modalit&#224; reale per cercare di limitare il calo delle nascite. La Provincia ha scelto di erogare dei rimborsi a fronte di domande e previa valutazione Icef, sostanzialmente come per i bonus Inps (che per&#242; vogliono la valutazione ISEE). Ai comuni, insomma, &#232; affidato il ruolo del poliziotto cattivo, quello che invia le fatture delle rette alle famiglie, mentre la Provincia si riserva il ruolo del poliziotto buono, che procede (a domanda delle famiglie) al rimborso parziale (perfino totale) delle rette anticipate. Non era pi&#249; semplice che le risorse aggiuntive la Provincia le avesse trasferite direttamente ai comuni con la conseguente riduzione/annullamento delle rette fin dall&#8217;origine? Su questo il comune di Trento si era a suo tempo lamentato: la riduzione delle tariffe adottata da Trento si &#232; ritorta contro l&#8217;amministrazione comunale, ora che &#232; stato previsto tardivamente il rimborso a posteriori ai cittadini. Un intervento che finisce per premiare i municipi in questo campo meno virtuosi, ossia quelli che in questi anni hanno fatto pagare alle famiglie le rette pi&#249; alte.</p>

<p>Conclusione: le famiglie dei nidi pubblici, di fatto, hanno il costo azzerato o quasi, mentre le famiglie della Rotaliana che portano i bambini nei nidi privati, pur se hanno diritto ai buoni di servizio, dovranno pagare rette superiori. Non parliamo poi delle famiglie monoreddito, dove i bambini devono restare a casa. A meno che non siano molto benestanti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Sanit&#224; e informatica</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17420/sanit_e_informatica</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Se tutto il resto funzionasse come si deve, i problemi informatici ormai ricorrenti che affliggono il nostro sistema sanitario potrebbero essere catalogati come tributo ad una transizione tecnologica necessaria.</p>

<p>Ma da molto ormai abbiamo il dubbio che non sia solo una questione di transizione.</p>

<p>A fine aprile (e poi di nuovo in misura minore a met&#224; maggio) si sono bloccati i computer di tutti i Pronto Soccorso provinciali. Il guasto di aprile &#232; durato molte ore; il secondo meno di un&#8217;ora.</p>

<p>Dopo il guasto di aprile l&#8217;assessore competente, Mario Tonina, si era scusato. L&#8217;azienda sanitaria aveva additato quale responsabile il fornitore. Senza dirci quale, come e perch&#233;.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/30gg_mario_tonina_assessore_pat_amibnete_energia.jpg' alt=''><figcaption>Mario Tonina</figcaption></figure> 

<p>Solo dopo il guasto di maggio l&#8217;azienda, per bocca del suo responsabile informatico, Alessandro Bazziga, ha spiegato che si &#232; trattato di un problema di connessione. Caduta a causa di un subfornitore di Trentino Digitale, che per l&#8217;azienda sanitaria cura la connessione dei sistemi. Per una volta abbiamo avuto una sorta di spiegazione e, cosa molto insolita, un dirigente - il responsabile informatico Alessandro Bazziga - ci ha messo la faccia. &#200; raro infatti che dall&#8217;interno dell&#8217;Azienda vengano vere spiegazioni e ancor pi&#249; raro che a parlare sia direttamente il capo del servizio.</p>

<p>Ci viene il dubbio che in Azienda abbiano capito che devono delle spiegazioni ai cittadini. Cos&#236; anche per un altro problema, la rottura della Tac all&#8217;ospedale di Tione a met&#224; maggio, chi ha parlato ufficialmente &#232; stata l&#8217;ingegner Debora Furlani, responsabile tecnico dell&#8217;Azienda.</p>

<p>(Nota a margine: una Tac nuova di zecca - meno di un anno di vita - si rompe due volte in tre giorni. Ma quanto siamo sfortunati!)</p>

<p>Purtroppo la sensazione che l&#8217;Azienda non abbia un controllo ferreo sull&#8217;architettura informatica del nostro sistema sanitario continua ad essere alimentata da buchi e buchetti che emergono qua e l&#224;.</p>

<p>Sul blocco dei Pronto Soccorso. ad esempio, ci hanno spiegato che quando si firmano i contratti con i fornitori di programmi e connettivit&#224; vengono stabiliti dei cosiddetti Service Level Agreement, ovvero quale livello di servizio viene garantito. Detto in parole povere: se succede un guasto io fornitore ti garantisco che lo risolvo in 10 minuti. Oppure in tre giorni. Pi&#249; il livello pattuito &#232; veloce, pi&#249; si paga. Quale livello abbiamo concordato per la nostra sanit&#224;? Ci piacerebbe saperlo.</p>

<p>Un altro buco che ci segnalano riguarda un problema apparentemente minore. Ma che dovrebbe, perlomeno, essere comuncicato chiaramente ai cittadini.</p>

<p>Parliamo del cosiddetto Fascicolo Sanitario, il grande contenitore digitale che dovrebbe contenere tutti i nostri referti, analisi e qualunque altra cosa che descriva la nostra storia sanitaria. Una bella idea che consente a qualunque medico di rivedere la storia e avere cos&#236; un quadro completo della nostra situazione.</p>

<p>Per&#242;, come avr&#224; scoperto a sue spese chiunque sia uscito dai confini provinciali per un qualunque consulto medico, una volta passato Borghetto, una parte dei referti, analisi e cos&#236; via, non si vede pi&#249;. In particolare non si vedono quelli che abbiamo fatto nelle strutture convenzionate invece che direttamente in ospedale.</p>

<p>&#200; una questione squisitamente tecnica di formato elettronico dei documenti che devono essere caricati.</p>

<p>In Azienda, a quanto pare, non sono molto interessati al problema che tra documenti propri e documenti prodotti da strutture esterne non ci sia comunicazione perfetta. Che c&#8217;&#232; in provincia perch&#233; il sistema viene bypassato normalmente attraverso Trec, ma che fuori provincia invece non funziona. La questione &#232; nuovamente molto tecnica, ma quel che ci interessa, da cittadini, &#232; che dovremmo essere almeno adeguatamente informati sul fatto che, se decidiamo di consultare un medico a Verona o a Canicatt&#236;, &#232; meglio che ci portiamo tutte le carte.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Gli scivoloni  di Fratelli d&#8217;Italia</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17419/gli_scivoloni_di_fratelli_d_italia</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Fratelli d&#8217;Italia &#232; in difficolt&#224;, in tutta Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha perso smalto, lo si inizia a leggere nei sondaggi. Al di fuori dei social su ogni tema la sua pochezza politica diventa evidente.</p>

<p>Mentre Roberto Vannacci, il generale di Futuro d&#8217;Italia, non solo aggrega fuoriusciti dalla Lega, ma struttura la sua presenza ovunque, anche sulle Alpi. La componente pi&#249; razzista della destra italiana non &#232; pi&#249; soddisfatta n&#233; di Salvini, n&#233; di Meloni, sposa solo quanti vogliono imporre la remigrazione, che sia diretta o di seconda generazione.</p>

<p>In Trentino Fratelli d&#8217;Italia perde rappresentanza istituzionale. In Provincia dapprima la vicepresidenza, poi assessori regionali per arrivare in questi mesi nei consigli comunali, vedasi Riva del Garda. La causa di questo disagio viene fatta ricadere sulle imposizioni dell&#8217;assessora provinciale Francesca Gerosa, accusata di debole capacit&#224; amministrativa e nel suo ruolo di segretaria provinciale del partito di essere alquanto arrogante.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/30gg_gerosa.jpg' alt=''><figcaption>Francesca Gerosa</figcaption></figure> 

<p>Per Fratelli d&#8217;Italia la situazione si presenta difficile anche in Veneto. Il partito dapprima &#232; stato doppiato nei consensi dalla lega di Luca Zaia alle elezioni regionali.</p>

<p>A maggio, alle elezioni del Consiglio della Provincia di Belluno, Fratelli d&#8217;Italia &#232; sparita. Certo, nelle province votano solo sindaci e consiglieri comunali, il consiglio eletto ha solo poteri di indirizzo. Ma &#232; significativo che Fratelli d&#8217;Italia non abbia ottenuto nemmeno un seggio. Nella lista di destra i quattro eletti sono o leghisti o di Forza Italia. In questo caso grande accusato &#232; il senatore Luca de Carlo, l&#8217;uomo forte del Veneto, presidente della Commissione agricoltura e sostenitore della legge &#8221;caccia selvaggia&#8221; in discussione in questi giorni in Parlamento. De Carlo ha perso attrattivit&#224;, come la sua collega Gerosa.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/30gg_luca_de_carlo.jpg' alt=''><figcaption>Luca De Carlo</figcaption></figure> 

<p>In provincia di Belluno va invece segnalato il deciso successo della lista &#8220;Futura &#8211; centrosinistra&#8221;, che porta a casa ben quattro consiglieri: l&#8217;eletta pi&#249; votata in assoluto &#232; risultata la sindaca di Pieve di Cadore Manushi Sindi (PD), un&#8217;albanese da tutti ammirata per la sua capacit&#224; di amministratrice e la sua preparazione.</p>

<p>Certo, la provincia rimarr&#224; guidata dalla destra, ma il ridimensionamento di quest&#8217;area, in una zona montana, fa ben sperare.</p>

<p>Le d&#233;bacles di De Carlo e Gerosa aprono sprazzi di speranza a un cambiamento politico di profilo nazionale. Anche perch&#233;, lo abbiamo visto in Trentino, sono sostenuti da un ministro non proprio illuminato come Francesco Lollobrigida.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>L&#8217;albero degli zecchini d&#8216;oro</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17418/l_albero_degli_zecchini_d_oro</link><pubDate>Sat, 06 Jun 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Ci sentiamo in dovere di dare ai lettori una notizia, che pur loro gi&#224; conoscono: l&#8217;albero degli zecchini d&#8217;oro non esiste. Scontato? In tanti in questi giorni propagandano il contrario, e diversi sembrano crederci.</p>

<p>Stiamo parlando del can can attorno alla quotazione in borsa di Dolomiti Energia. Piazza Affari viene dipinta come l&#8217;Eldorado: basta entrarci e si viene ricoperti dagli zecchini d&#8217;oro. Ma, accidenti, siamo diventati tanti Pinocchietti per credere a queste favole? Eppure abbiamo intorno esempi che ci dovrebbero aiutare a vedere le cose: GPI dell&#8217;ex presidente degli industriali Fausto Manzana era recentemente entrata in Borsa; ora sta facendo le pratiche per uscirne; in passato ci sono stati casi anche pi&#249; dolorosi. In soldoni (all&#8217;interno spieghiamo meglio): la Borsa serve per reperire capitali in grande quantit&#224;; che poi bisogna ovviamente ed assolutamente restituire, assieme a un bel gruzzolo di utili. Altrimenti il valore della societ&#224; crolla fino ad annullarsi.</p>

<p>Insomma, la Borsa serve per far decollare imprese dalle solide basi, dalle grandi prospettive, disposte a rischiare.</p>

<p>Dolomiti ha queste caratteristiche? Le basi sono solidissime (utili eccezionali), ma nell&#8217;immediato, fino allo spirare, nel 2029, delle concessioni sullo sfruttamento delle centrali, poi si vedr&#224;.</p>

<p>In quanto alle grandi prospettive, quelle le hanno i manager, che sognano di guidare una multinazionale e per questo sono disposti a rischiare (il capitale degli altri, ovviamente, si sa che i manager sono una categoria protetta, loro se ne escono sempre con mega liquidazioni); i grandissimi orizzonti li pu&#242; avere, e giustamente, un&#8217;azienda privata; ma una societ&#224; che gestisce un bene pubblico primario, perch&#233; mai dovrebbe rischiare? E perch&#233; dovrebbe infilarsi in un percorso in cui &#232; obbligata a macinare utili, anche a costo di taglieggiare i dipendenti, gli utenti, e gestire la risorsa idrica, che invece ha molteplici funzioni, con l&#8217;unico obiettivo del guadagno?</p>

<p>Ci ripetiamo: all&#8217;interno approfondiamo il tema. Qui ci interessa un altro aspetto: come mai c&#8217;&#232; gente che ci crede. Ovviamente ci sono i soci privati di Dolomiti, che con la quotazione guadagnerebbero subito un bel gruzzolone. E si tratta di personalit&#224; influenti, nomi che contano. Ma gli altri? Non crediamo che siano tutti babbei, o a libro paga. E allora?</p>

<p>Il punto &#232; che siamo ancora nella stagione in cui crediamo che i soldi siano l&#8217;unico valore, l&#8217;unico metro di misura. Si pensava che la crisi bancaria del 2008-2009, l&#8217;attuale profonda involuzione della societ&#224; americana, le disuguaglianze crescenti che intorbidano la nostra societ&#224; e minano la stessa democrazia, portassero a un ripensamento del soldo come valore unico. Non &#232; ancora cos&#236;.</p>

<p>Non diciamo che si debba tornare al valore della sobriet&#224; come caratteristica peculiare dei trentini, come ai tempi in cui c&#8217;erano i consiglieri provinciali che andavano al lavoro in bicicletta, con le mollette della biancheria a stringere il risvolto dei pantaloni. Ma tornare ad avere, loro e noi tutti, una visione d&#8217;insieme, comunitaria, per cui i soldi miei sono solo una parte del mio benessere; e magari, invece di ammirarlo e sognare di emularlo, nutrire una sana diffidenza verso il grande manager che si confeziona il principesco matrimonio da favola.</p>

<p>Insomma, comunit&#224; invece che avidit&#224;. Sar&#224; allora pi&#249; facile evitare la fine di Pinocchio.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/06/borsa.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/578/qt_n_6_giugno_2026">QT n. 6, giugno 2026</category></item><item><title>Vite parallele</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17417/vite_parallele</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>I loro modi, per la verit&#224;, sono molto diversi. La bolzanina &#232; estroversa, ciarliera, imprevedibile: ben prima della costruzione del CPR in Albania lanci&#242; l&#8217;idea di &#8220;un&#39;isola artificiale nel Mediterraneo, una sorta di &#39;pit stop&#39; di approdo, dove realizzare un hub di accoglienza e salvezza, e di verifica se gli immigrati siano clandestini&#8221;, poi ha chiesto una modifica del regolamento che consentisse ai parlamentari di portarsi in aula cani e gatti, e ha tratteggiato, in tempi diversi, due ritratti &#8211; di Mussolini e di Berlusconi &#8211; singolarmente sovrapponibili: Mussolini &#8220;&#232; stato un grande uomo e come tutti i grandi uomini, in realt&#224; non era tanto lui il responsabile, quanto la sua corte, la cerchia intorno, che usava violenze per nome e per conto di lui&#8221;. E il Cavaliere &#8211; per cui pure la Biancofiore aveva un&#39;autentica adorazione - &#8220;purtroppo pensa una cosa e alcuni di Forza Italia ne fanno un&#39;altra; c&#39;&#232; un cerchio magico insospettabile che evidentemente guida il Presidente verso scelte sbagliate&#8221;.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/sfo_gerosa.jpg' alt=''><figcaption>Francesca Gerosa</figcaption></figure> 

<p>Francesca Gerosa &#232; tutt&#39;altra cosa: burocratica, sotterranea, tendenzialmente banale: per motivare il rifiuto di FdI alla cancellazione della cittadinanza onoraria di Trento concessa a suo tempo al Duce, non trova di meglio che ripetere la formula consueta utilizzata dalla destra per giustificare il rifiuto di condannare il fascismo: &#8220;Non sono state prese le distanze da altri fatti compiuti da regimi di un&#39;altra area politica&#8221;. La parte ludica la Gerosa la lascia al marito Alex Voyat, consigliere comunale a Trento, che ha cos&#236; sintetizzato il suo rapporto con i migranti: &#8220;Siamo stufi di vedere persone che pregano con il culo per aria&#8221;.</p>

<p>Ma a parte questa diversit&#224; di contegno, le due politiche sono parimenti tenaci e combattive, aiutate anche dal fatto che entrambe sono sempre apparse particolarmente &#8220;protette&#8221; dai vertici nazionali di FI e FdI, sicch&#233; i loro litigi con esponenti locali del proprio partito o area politica sono stati innumerevoli. La Biancofiore ha avuto a che dire pesantemente con Giorgio Holzmann, Giorgio Leonardi, Elisabetta Gardini, fino al senatore Cristano De Eccher, col quale ebbe un&#39;epica contesa per il possesso delle chiavi della sede di Trento di Forza Italia, e al coordinatore bolzanino Enrico Lillo, che arriv&#242; a definirla &#8220;una mantide religiosa... che ha fatto dell&#39;arroganza, dell&#39;altezzosit&#224;, della bella vita ben pagata dalla comunit&#224; uno stile di vita&#8221;.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/sfo_biancofiore.jpg' alt=''><figcaption>Michaela Biancofiore</figcaption></figure> 

<p>Meno folkloristici e clamorosi i contrasti della Gerosa, che per&#242;, prima come presidente dell&#39;Itea, poi come presidente trentina di Fratelli d&#39;Italia nonch&#233; assessora all&#39;Istruzione, ha collezionato pi&#249; proteste che successi e consensi. La gestione del partito, in particolare, &#232; stata un succedersi di scontentezze e di abbandoni, anche grazie alle rudezze &#8211; va detto &#8211; del commissario Urz&#236;, un altro tosto. Molti se ne sono andati: da Claudio Cia a Andrea de Bertoldi, da Carlo Daldoss a Daniele Girardi, da Giuseppe Giampiccolo a Elisabetta Aldrighetti e Nicola Santoni, i due ultimi consiglieri comunali di Riva, la cui uscita ha fatto scomparire FdI da quell&#39;assemblea. Ultimo caso, ancora in corso, lo scontro con gli insegnanti a proposito del suo progetto di riforma.</p>

<p>Analoghi discutibili risultati ha conseguito la Biancofiore durante i suoi anni di coordinatrice regionale di Forza Italia, fino alla sua uscita dal partito.</p>

<p>Le percentuali conseguite in quel periodo da Forza Italia alle elezioni regionali in Alto Adige crollarono infatti dall&#39;8,3% nel 2008 al 2.5 nel 2013 fino allo 0,99 nel 2018. E non molto meglio andarono le cose in Trentino: dal 12.2% al 4.4, al 2,8. E nel frattempo le sedi di Forza Italia, a Bolzano come a Trento, chiudevano i battenti, tanto da far dire a un dirigente: &#8220;Ormai siamo un partito da marciapiede. Siamo costretti a fare le riunioni per strada o in qualche bar&#8221;.</p>

<p>Ma tutto questo, per la Biancofiore, riguarda ormai il passato: oggi dirigente di un minuscolo partito senza grandi ambizioni (Coraggio Italia) e presidente del gruppo parlamentare &quot;Civici d&#39;Italia - Noi Moderati&quot;, nella sua nuova collocazione politica non dovrebbe pi&#249; trovare oppositori alla sua altezza. Quanto a Francesca Gerosa, il cui cursus honorum &#232; da poco iniziato, chi vivr&#224; vedr&#224;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Icone degli anni &#8216;90</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17416/icone_degli_anni_90</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Serie TV</div><div>&#8220;Love Story&#8221; 
su Disney+, 9 episodi
</div><div>di Matilda Cestari</div><div><p>La nuova serie antologica Love Story, prodotta da Ryan Murphy, debutta con la sua prima stagione scegliendo di raccontare non solo una storia d&#8217;amore, ma uno dei miti mediatici pi&#249; ossessivi degli anni &#8217;90: quello di John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette.</p>

<p>La serie si apre con la fine: Carolyn &#232; a farsi una manicure in un salone accerchiato dai paparazzi. Momenti dopo, la ritroviamo in partenza insieme a John, con cui &#232; evidente che ci sia una tensione irrisolta, e sua sorella Lauren. I tre stanno per dirigersi a Martha&#8217;s Vineyard con un aereo, guidato da John, che non giunger&#224; mai a destinazione. Da qui, il racconto torna indietro di sette anni, nella New York del 1992, dove Carolyn - allora addetta alle vendite da Calvin Klein - viene rapidamente proiettata nel mondo delle relazioni pubbliche, distinguendosi per un gusto estetico che diventer&#224; parte integrante del suo mito.</p>

<p>&#200; proprio grazie al lavoro che incontra John, ancora in cerca di una direzione, sospeso tra privilegio e aspettative familiari. L&#8217;attrazione &#232; immediata, ma le differenze tra i due - di carattere, di visione, di esposizione pubblica - rendono il loro legame tanto intenso quanto fragile.</p>

<p>Uno dei punti di forza della serie risiede nella riflessione proposta rispetto al peso di uno sguardo esterno costante. Love Story mette in scena una relazione consumata sotto sorveglianza mediatica. In questo senso, la vicenda di John e Carolyn - insieme a quella di Diana Spencer - segna un passaggio cruciale: l&#8217;eccessiva aggressivit&#224; dei paparazzi negli anni &#8217;90, culminata in tragedie ormai scolpite nell&#8217;immaginario collettivo, ha contribuito negli anni successivi a ridefinire, almeno in parte, i limiti tra esposizione pubblica e diritto alla privacy. La serie intercetta proprio quell&#8217;apice in cui la fascinazione per l&#8217;intimit&#224; altrui non aveva ancora trovato un freno.</p>

<p>Sul piano visivo, la ricostruzione &#232; meticolosa. Ambienti, costumi e colonna sonora restituiscono con precisione l&#8217;estetica dell&#8217;epoca, mentre alcune sequenze - come la celebre lite a Central Park - ricreano perfettamente le fotografie originali, la cui somiglianza &#232; sorprendente. A rafforzare questo effetto contribuisce la scelta di affidare i ruoli principali a due volti poco noti, quelli di Sarah Pidgeon e Paul Anthony Kelly: una decisione che riduce la distanza tra realt&#224; e finzione, permettendo allo spettatore di immergersi nella vicenda senza distrazioni e sovrapposizioni.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/serie_3_1.jpg' alt=''></figure>

<p>Nonostante il loro destino sia ben noto, il coinvolgimento comunque &#232; inevitabile. La serie sceglie di non mostrare direttamente la loro fine, ma piuttosto di alludere all&#8217;accaduto: una sottrazione narrativa che si traduce in un approccio rispettoso e delicato. Dagli episodi emerge un racconto romantico e allo stesso tempo tragico, in cui risuona con particolare forza la promessa di John a Carolyn fatta al loro matrimonio: quando lei gli sussurra all&#8217;orecchio &#8220;Tutto finisce&#8221;, lui risponde &#8220;Non noi&#8221;</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Forme rituali  tra arte e comunit&#224;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17415/forme_rituali_tra_arte_e_comunit</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Teatro</div><div>&#8220;Festival Bellandi&#8221;</div><div>di Ivan Ferigo</div><div><p>&#8220;Forme rituali&#8221;. Un tema che fa molto Festival Bellandi. Una rassegna che dal 2017 &#8211; allora ancora in forma di residenze &#8211; al Teatro di Pergine, finita la stagione &#8220;invernale&#8221;, AriaTeatro &#8211; con Chiara Benedetti alla direzione artistica &#8211; sempre pi&#249; vuole come un momento di comunit&#224; e scambio. ove prosa e musica, arti sceniche e arte in generale, convivialit&#224; e compagnia si intrecciano. Cos&#236; &#232; stato anche per sette serate tra il 14 e il 26 aprile.</p>

<p>Un titolo, &#8220;Forme rituali&#8221;, arrivato quasi naturalmente dopo la selezione di diversi spettacoli che, pur con linguaggi differenti, condividevano una stessa tensione verso il rito come esperienza artistica e collettiva. Questo tanto nella parte teatrale (con spettacoli sul palco), che in quella musicale (con successivi concerti nel foyer o nel Sotterraneo Teatro Studio): una sezione, quest&#8217;ultima, curata da Iacopo Candela seguendo la stessa suggestione di quella portante. Ad esempio, con la dimensione sonora tra traiettorie ipnotiche, sonorit&#224; ancestrali e impulsi elettronici e psichedelici creata da Ongon con strumenti come guimbri, liuto e tamburo.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/rec_teatroit_people_place_e_things_phenricodeluigi_06.jpg' alt=''><figcaption>&#8220;People, place and things&#8221;</figcaption></figure>

<p>Il riferimento al rituale ha attraversato l&#8217;intera programmazione. Spettacoli che partono dalla rilettura &#8220;personale&#8221; di fiabe e favole tradizionali, come &#8220;The black&#8217;s tales tour&#8221; di Licia Lanera e &#8220;Cenerentola&#8221; di Zaches Teatro. Altri, invece, che assumono il rito come vera e propria struttura scenica: &#232; il caso di &#8220;Mycelium&#8221;, con preparazione in scena dell&#8217;impasto del pane, dove il gesto culinario diventa metafora di femminilit&#224; e genitorialit&#224;, in un parallelismo tra mangiare e il partorire; oppure dell&#8217;atto psicomagico di Alice Melloni in &#8220;Alle perle piace l&#8217;acqua&#8221;.</p>

<p>O ancora di &#8220;La vita resistente&#8221;, che prende ispirazione dai rituali per costruire la propria narrazione.</p>

<p>Rispetto ad altre proposte dalla grammatica teatrale pi&#249; strutturata (su tutti quella gi&#224; citata di Licia Lanera), quella ideata e interpretata da Andrea Collavino e Marcela Serli rappresenta un curioso unicum all&#8217;interno del festival. Un progetto che non ha un testo, se non un canovaccio, delle tracce da seguire, un ritmo da rendere reale e informale, ogni volta in modo nuovo, davanti al pubblico. Con una buona dose di improvvisazione ben gestita da due bravi professionisti.</p>

<p>Ispirati dalla lettura de &#8220;La scomparsa dei riti&#8221; del filosofo contemporaneo Byung-Chul Han, i due artisti hanno realizzato una partitura a due per pi&#249; persone e personaggi che &#232; un atto di condivisione simile a un rito, dove poter far emergere ricordi personali e privati. Si interrogano a vicenda su esperienze personali. Il battesimo, la festa dei 18 anni, i primi amori, le morti dei propri cari. Moltissimi aneddoti minuti su cui ridere o piangere.</p>

<p>Funziona? Di certo non &#232; uno spettacolo di immediata fruizione. Non &#232; lineare e quindi d&#224; meno strumenti per essere decodificato. Non sembra recitato: il rapporto tra gli attori tra di loro e con il pubblico &#232; molto informale, e questo a seconda di ci&#242; che viene raccontato pu&#242; suscitare una connessione sorprendente come risultare poco interessante. Ci vengono rivelate delle esperienze personali: e dopotutto la vita non &#232; una recita, non &#232; qualcosa di sempre altisonante, ma &#232; spesso una somma di piccole cose. Che possono far male come consolare.</p>

<p>Una sorta di rituale catartico, un po&#8217; come tutto il festival nel suo complesso. Non solo ci&#242; che va in scena, ma anche tutto il dietro le quinte.</p>

<p>Un momento speciale di incontro con il pubblico e con le compagnie. Una rassegna pensata come una &#8220;coccola&#8221;, un&#8217;occasione per stare pi&#249; vicini agli spettatori e ascoltarne le istanze, cosa che durante l&#8217;anno non sempre &#232; possibile.</p>

<p>La struttura della manifestazione risponde a questa visione: gli spettacoli iniziano in orario anticipato per permettere al pubblico di fermarsi ai seguenti concerti. E &#8211; volendo &#8211; condividere il momento conviviale della cena.</p>

<p>Mangiare insieme diventa parte integrante dell&#8217;esperienza: non solo socialit&#224;, ma spazio di confronto, racconto e nascita di nuove collaborazioni. Perch&#233;, come evidenzia Chiara Benedetti, &#8220;spesso l&#236; si semina quello che magari sar&#224; il festival dell&#8217;anno dopo&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Un efficace biopic</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17414/un_efficace_biopic</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Cinema</div><div>&#8220;Michael&#8221; 
di Antoine Fuqua
</div><div>di Stefano Giordano</div><div><p>&#200; in atto da qualche tempo una grande riscoperta della musica pop degli anni &#8217;80. Il revival musicale non &#232; una novit&#224;, esiste dai primi anni &#8217;70, ma qui non si tratta della ripresa di un&#8217;intera scena (ad esempio, il rock&#8217;n&#8217;roll anni &#8217;50), ma di specifici brani che, di punto in bianco, tornano prepotentemente in auge. Si tratta delle resurgent tracks, e il traino principale sono le piattaforme social, ma soprattutto le serie tv e i film che le includono nelle colonne sonore, pure asincronicamente con i contesti d&#8217;epoca. Ne sono un esempio Running up that hill di Kate Bush, tornata in testa alle classifiche internazionali grazie a Stranger Things. Oppure i vari brani dei Tears for Fears inclusi nel film Martin Supreme.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/rec_film_2.jpg' alt=''><figcaption>&#8220;Michael&#8221;</figcaption></figure> 

<p>Il fenomeno &#232; una conseguenza dello streaming, dove il tempo non &#232; pi&#249; lineare e il passato, nella coesistenza col presente, cambia significato. Per cui certe canzoni, rimesse in circolo, smettono di essere legate ad un&#8217;epoca e cominciano ad appartenere a chi le ascolta, rappresentando pi&#249; uno stato d&#8217;animo, una manifestazione emotiva, piuttosto che uno specifico contesto. Il passato non viene quindi recuperato, ma rimesso in circolo secondo nuove regole che governano il presente.</p>

<p>E chi &#232; il dio assoluto del pop anni &#8217;80? Michael Jackson. Cos&#236; viene subito da chiedersi se l&#8217;uscita di questo biopic si inserisce nel ritorno del decennio o &#232; una pura coincidenza. Ma non &#232; una cosa cos&#236; importante e forse un&#8217;indicazione la pu&#242; dare il pubblico presente in sala.</p>

<p>All&#8217;atto della prenotazione del posto, nella sala pi&#249; grande del cinema Modena, per la proiezione delle 17.20, molti posti erano gi&#224; opzionati. Chi potevano essere, giovinetti tardo adolescenti? Ma in sala mi sono accorto che il pubblico era composto da una consistente percentuale di over cinquanta e da preadolescenti. Ovvero i ragazzini degli anni &#8217;80 e quelli di oggi. Sempre loro. Certo, anche altri, non si &#232; la pi&#249; grande superstar del pop se non si coinvolge un pubblico trasversale, molto pi&#249; vasto ed eterogeneo, ma su tutti file intere di posti con studenti delle medie.</p>

<p>Ed eccoci ancora una volta in cima alle classifiche di incassi.</p>

<p>Michael &#232; un bambino sensibile, intelligente, pieno di talento e passione per il canto, la musica e il ballo. Prova in casa con i fratelli e si esibisce sui palcoscenici locali secondo gli ordini di un padre despota e manesco che, ossessionato dal mito del successo, gli nega l&#8217;infanzia in nome dell&#8217;impegno artistico/lavorativo. E l&#8217;ascesa di Michael &#232; un destino inevitabile che si sviluppa dai primi successi con i Jackson 5 ai capolavori da solista Off The Wall, Thriller e Bad.</p>

<p>L&#8217;arco di temporale del film &#232; quindi quello del sofferto percorso di emancipazione di M. J. dalla famiglia, e soprattutto dalla figura dominante del padre/manager, fino al raggiungimento della consolidata affermazione individuale.</p>

<p>Molto convenzionale nella dimensione autobiografica, il film mostra l&#8217;infanzia negata, la mancanza di amici, la chiusura in un mondo fantastico/fiabesco, il ripiegamento affettivo verso gli animali. Tutto secondo uno percorso cronologico lineare che arriva ad alludere, motivando e giustificando, agli sviluppi successivi pi&#249; acuti e patologici, legati ad una popolarit&#224; delirante, problemi di salute e relazionali.</p>

<p>Ne &#232; l&#8217;esempio l&#8217;obbligata assunzione di antidolorifici, a causa delle ustioni riportate dall&#8217;artista in occasione della registrazione di un video, che diventeranno poi una delle cause della sua prematura scomparsa.</p>

<p>Le vicende si fermano dunque alla fine degli &#8216;80, all&#8217;apice della carriera artistica, e per quanto ordinario l&#8217;impianto del film, le parti musicali e di performance sono inevitabilmente emozionanti e coinvolgenti fino alla commozione. Perch&#233; si tratta di M. J., meritatamente il pi&#249; grande artista pop mai esistito, che pur interpretato dal nipote, in un contesto ricostruito, resta sempre emozionante, elettrico, coinvolgente, unico nella sua dimensione artistica.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/rec_film_1.jpg' alt=''></figure> 

<p>E penso sia una scelta giusta quella di fermarsi a Bad (1987), per ricordare al meglio un artista che col suo talento straordinario e unico ha ridefinito le regole della musica pop, portandola oltre i livelli conosciuti, nelle performance vocali e coreografiche, fino ad una complessit&#224; e perfezione mai raggiunta. E questo grazie anche al durissimo impegno e dedizione, alla sensibilit&#224;, alla capacit&#224; di cogliere il suo tempo, integrando soul, funky, disco, rock, pop in una realt&#224; nuova ed entusiasmante, per una generazione che sognava di cantare, ballare e muoversi con disinvoltura.</p>

<p>Quindi forse il film non &#232; un capolavoro, ma &#232; inevitabilmente toccato dalla magia di Michael Jackson che ancora risplende nelle sale cinematografiche.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Un artista libero e colto</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17413/un_artista_libero_e_colto</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Arte</div><div>&#8220;Anselmo Bucci (1887 &#8211; 1955)
Il tempo del Novecento tra Italia e Europa&#8221;
Rovereto, Mart, fino al 27 settembre</div><div>di Vladimiro Sternini</div><div><p>La retrospettiva dedicata dal Mart ad Anselmo Bucci si impone come una delle pi&#249; importanti operazioni critiche recenti dedicate a un artista a lungo rimasto in posizione defilata nel racconto del Novecento italiano. Con oltre 150 opere tra dipinti, incisioni, disegni e materiali d&#8217;archivio - opere molte delle quali raramente esposte o inedite &#8211; l&#8217;esposizione ambisce esplicitamente a una revisione storiografica, restituendo Bucci alla complessit&#224; del suo tempo e alla sua dimensione europea.</p>

<p>Il percorso, articolato in dieci sezioni cronologiche e tematiche, costruisce una narrazione fluida e ben calibrata, capace di accompagnare il visitatore attraverso le principali tappe biografiche e artistiche: dalle origini marchigiane agli anni parigini, dall&#8217;esperienza della guerra al confronto con il clima del cosiddetto &#8220;ritorno all&#8217;ordine&#8221;. L&#8217;allestimento riesce a evitare la rigidit&#224; didascalica, privilegiando invece un racconto dinamico, in cui le opere dialogano tra loro e con i materiali documentari, restituendo l&#8217;immagine di un artista profondamente immerso nella vita culturale europea tra Milano e la capitale artistica del tempo, Parigi.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/rec_arte_juliette_1910.jpg' alt=''><figcaption>Anselmo Bucci, Juliette (1910)</figcaption></figure> 

<p>Ci&#242; che emerge con maggiore evidenza &#232; la natura &#8220;irriducibile&#8221; di Bucci. L&#8217;artista appare infatti animato da una curiosit&#224; quasi febbrile, capace di attraversare tecniche, generi e linguaggi senza mai cristallizzarsi in uno stile univoco. Pittore, incisore, illustratore e scrittore, Bucci costruisce una sorta di enciclopedia visiva personale, in cui convivono suggestioni che vanno dai maestri antichi alle esperienze impressioniste e postimpressioniste, fino alle tensioni della modernit&#224; urbana.</p>

<p>In questo senso, uno dei meriti principali della mostra &#232; quello di restituire la sua pittura come fenomeno mobile, &#8220;camaleontico&#8221;, ma tutt&#8217;altro che incoerente o disordinato. Al contrario, la variet&#224; stilistica si fonda su una solida cultura figurativa e su una sensibilit&#224; letteraria che garantiscono continuit&#224; interna all&#8217;intero percorso. Le vedute urbane, i moltissimi ritratti femminili, le scene di vita moderna e le incisioni dialogano tra loro in un sistema visivo stratificato, capace di riflettere le trasformazioni della societ&#224; nel passaggio tra Otto e Novecento.</p>

<p>Particolarmente efficace ed intensa &#232; la sezione dedicata agli anni parigini, dove Bucci entra in contatto con le avanguardie senza mai aderirvi completamente. La sua posizione resta liminale: rifiuta l&#8217;accademia ma non si identifica con le avanguardie pi&#249; radicali, scegliendo una via autonoma che si traduce in una pittura atmosferica, attenta alla dimensione psicologica e alla percezione del reale. Analogamente, il rapporto con Novecento Italiano &#8211; il gruppo promosso da Margherita Sarfatti che egli stesso contribuisce a fondare &#8211; viene presentato come un terreno di confronto pi&#249; che di appartenenza, sottolineando ancora una volta la sua indipendenza intellettuale.</p>

<p>La sezione sulla Prima guerra mondiale rappresenta uno dei momenti pi&#249; intensi del percorso: qui il segno si fa pi&#249; teso e diretto, soprattutto nei disegni, restituendo una visione lucida e partecipe dell&#8217;esperienza bellica. &#200; un passaggio cruciale, che evidenzia come la modernit&#224;, per Bucci, non sia soltanto un fatto stilistico ma anche esistenziale, legato a un&#8217;esperienza concreta e spesso drammatica del presente.</p>

<p>Dal punto di vista generale, la mostra si distingue per l&#8217;ampiezza e la qualit&#224; dei prestiti, provenienti da importanti collezioni pubbliche ma soprattutto private, e per l&#8217;integrazione efficace di materiali d&#8217;archivio che ampliano la comprensione del contesto senza appesantire eccessivamente la fruizione. Tuttavia, proprio questa ricchezza pu&#242; talvolta risultare impegnativa: la densit&#224; delle informazioni e la complessit&#224; del percorso richiedono attenzione e tempo, rendendo l&#8217;esperienza particolarmente coinvolgente per un pubblico motivato, pur dando soddisfazione anche ai visitatori pi&#249; superficiali, vista la qualit&#224; generale delle opere.</p>

<p>In definitiva, la retrospettiva del Mart riesce nel suo intento pi&#249; ambizioso: sottrarre Bucci a una lettura marginale per restituirlo come figura centrale, seppur eccentrica, del Novecento europeo.</p>

<p>Ne emerge il ritratto di un artista che sfugge a ogni tentativo di classificazione rigida; un artista libero, colto e profondamente contemporaneo, finalmente all&#8217;altezza della sua storia.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Clima, democrazia e silenzi istituzionali</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17412/clima_democrazia_e_silenzi_istituzionali</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Alex Marini &#8211; presidente di Pi&#249; Democrazia in Trentino</div><div><p>C&#8217;&#232; un dato che dovrebbe inquietare pi&#249; di tutti gli altri. Non &#232; la temperatura record del 2025, n&#233; il superamento della soglia di +1,5 &#176;C anche in Trentino. Non &#232; nemmeno l&#8217;aumento delle ondate di calore o la diffusione di nuove malattie. Il dato pi&#249; preoccupante &#232; che sappiamo tutto, ma non cambiamo nulla.</p>

<p>I rapporti ci sono, eccome. L&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), con il quaderno &#8220;Gli strumenti partecipativi per la gestione del rischio climatico nelle aree urbane&#8221; pubblicato nel dicembre del 2025, ha messo nero su bianco un concetto semplice: per affrontare la crisi climatica non basta informare i cittadini, bisogna coinvolgerli davvero. Non &#232; una questione di comunicazione, ma di potere. Eppure, proprio qui in Trentino, questo passaggio continua a essere ignorato.</p>

<p>Il rapporto dell&#8217;Agenzia Provinciale per la Protezione dell&#8217;Ambiente (APPA) sullo stato del clima nel 2025 pubblicato nel marzo di quest&#8217;anno conferma l&#8217;urgenza: temperature in aumento, eventi estremi pi&#249; frequenti, impatti sanitari concreti. Una fotografia precisa, puntuale, persino allarmante. Ma incompleta, perch&#233; manca sempre lo stesso pezzo: chi decide e come si decide.</p>

<p>Non &#232; un dettaglio. &#200; il cuore del problema. In Trentino si continua a parlare di emergenza climatica come se fosse una questione tecnica, da affidare a piani, varianti urbanistiche e studi specialistici. Tutto necessario, certo. Ma insufficiente. Perch&#233; la crisi climatica non &#232; solo un problema ambientale: &#232; un problema democratico.Lo dimostra, in modo quasi didascalico, quello che sta accadendo a Brentonico.</p>

<p>Mille cittadini firmano una petizione. Mille. Non un gruppo marginale, ma una parte significativa della comunit&#224;. Chiedono regole, trasparenza, tutela della salute e del territorio. Non bloccano, non urlano: usano gli strumenti istituzionali. E cosa succede?</p>

<p>Succede che la partecipazione viene elogiata a parole e svuotata nei fatti. Le decisioni vengono rinviate a procedure lunghe, le informazioni restano parziali, il confronto avviene quando ormai tutto &#232; gi&#224; deciso. &#200; qui che si misura la distanza tra i principi e la realt&#224;. Da un lato, le convenzioni internazionali &#8211; da Aarhus alla Convenzione europea del paesaggio fino alla Carta europea dell&#8217;autonomia locale &#8211; affermano che i cittadini devono essere coinvolti nelle scelte che riguardano l&#8217;ambiente in cui vivono. Dall&#8217;altro, nella pratica quotidiana, la partecipazione resta confinata in spazi marginali, spesso consultivi, mai decisivi.</p>

<p>Il caso di Brentonico non &#232; un&#8217;eccezione. &#200; la regola. &#200; il sintomo di una cultura amministrativa che fatica a riconoscere la partecipazione come una risorsa e continua a percepirla come un ostacolo. Meglio gestire tutto all&#8217;interno delle procedure tecniche, dove il margine di controllo &#232; maggiore e il conflitto &#232; pi&#249; facilmente neutralizzabile. Ma questa impostazione oggi non regge pi&#249;.</p>

<p>Non regge perch&#233; la crisi climatica accelera, mentre i processi decisionali restano lenti e chiusi. Non regge perch&#233; la societ&#224; &#232; sempre pi&#249; consapevole e meno disposta ad accettare decisioni calate dall&#8217;alto. Non regge, soprattutto, perch&#233; senza consenso e coinvolgimento reale, anche le politiche pi&#249; ambiziose rischiano di fallire.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/let_marini.jpg' alt=''></figure>

<p>C&#8217;&#232; poi un elemento che rende tutto ancora pi&#249; paradossale. Si moltiplicano i richiami alla sostenibilit&#224;, si investe nella comunicazione, si organizzano eventi e campagne informative. Ma quando i cittadini chiedono di partecipare davvero &#8211; di incidere, di orientare le scelte &#8211; il sistema si irrigidisce. &#200; una contraddizione che prima o poi presenta il conto.</p>

<p>La verit&#224; &#232; che la transizione ecologica, cos&#236; come viene oggi immaginata, rischia di essere una trasformazione senza democrazia. E una trasformazione senza democrazia &#232; fragile, contestata, spesso inefficace. Brentonico ci dice proprio questo: non basta avere dati, non basta avere piani. Serve un salto di qualit&#224; nelle regole del gioco. Serve riconoscere che la partecipazione non &#232; un passaggio formale, ma una componente strutturale delle politiche pubbliche. Serve darle tempi certi, strumenti chiari, effetti reali. Altrimenti continueremo a produrre rapporti sempre pi&#249; accurati su una crisi che, nel frattempo, diventa sempre pi&#249; grave. E continueremo, soprattutto, a chiederci perch&#233;, pur sapendo tutto, non riusciamo a cambiare davvero nulla.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Cervi e cacciatori</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17411/cervi_e_cacciatori</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Lucia Coppola</div><div><p>Apprendiamo con preoccupazione la decisione della Giunta Provinciale di eliminare le limitazioni alla caccia al cervo durante il periodo degli amori, un arretramento significativo nella tutela della fauna selvatica.<br />Il bramito, che si svolge tra la fine di settembre e ottobre, &#232; una fase cruciale per la specie. Intervenire con attivit&#224; venatoria in questo momento significa compromettere dinamiche riproduttive delicate, alterare gli equilibri naturali e incidere negativamente sulla qualit&#224; e sulla stabilit&#224; delle popolazioni di cervo nel medio-lungo periodo.<br />Durante questa fase, i maschi sono particolarmente vulnerabili, concentrati nella difesa dell&#8217;harem e meno diffidenti. Consentirne l&#8217;abbattimento in tali condizioni contraddice i principi della caccia selettiva, che dovrebbe invece basarsi su criteri di equilibrio e rispetto dei cicli naturali.<br />La scelta ignora inoltre il valore naturalistico e culturale del bramito: un fenomeno che richiama ogni anno appassionati, fotografi e osservatori della natura, contribuendo anche a forme di turismo rispettoso dell&#8217;ambiente.<br />La gestione della fauna deve fondarsi su solide basi scientifiche, sul principio di precauzione e su una visione che metta al centro la conservazione della biodiversit&#224;. Per questo chiediamo alla Provincia di riconsiderare il provvedimento, ripristinando le necessarie tutele durante il periodo riproduttivo del cervo. La salvaguardia degli equilibri naturali non pu&#242; essere subordinata a logiche di semplificazione gestionale o di breve periodo. Proteggere il bramito significa rispettare la natura, i suoi tempi e il patrimonio comune che rappresenta.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/let_cervi.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Perch&#233; l&#39;astensionismo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17410/perch_l_astensionismo</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Nicola Zoller</div><div><p>Il prof. Sabino Cassese ha scritto il 5 aprile 2026 sul Corriere della Sera che &quot;l&#39;Italia ha impiegato 85 anni dal 1861 al 1946 per conquistare il suffragio universale, ma solo 39 anni, dal 1983 al 2022, per perdere un terzo dell&#39;elettorato&quot;. Volevo solo posticipare di un decennio (giusto il periodo del governo di centrosinistra pentapartitico inaugurato da Spadolini nel 1981, proseguito da Craxi dal 1983 al 1987 e conclusosi nei primi anni &#39;90) l&#39;inizio di quel tracollo, perch&#233; fino al 1992 - elezioni di quell&#39;anno comprese, nonostante l&#39;operazione &#8220;Mani pulite&#8221; in corso - vot&#242; oltre l&#39;87 per cento delle persone attive. Solo dopo tale operazione arriv&#242; il periodo che avrebbe dovuto attivare la &quot;vera&quot; politica partecipata..., ma fu una bufala, perch&#233; invece si apr&#236; quel &quot;fossato tra Stato e societ&#224;&quot; denunciato dallo stesso titolo dell&#39;articolo di Cassese. Infatti ora, dopo tante azioni mediatico-giustizialiste, vota intorno al 50 per cento. &#200; stato dunque un bene oppure aveva ragione il procuratore di Milano Borrelli nel sostenere che fare tanto per un risultato del genere &quot;era meglio non farlo&quot;?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Pecore, lupi e recinti</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17409/pecore_lupi_e_recinti</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Per ENPA del Trentino Sezione di Rovereto, la presidente  Ivana Sandri</div><div><p>Gregge di pecore predato perch&#233; il recinto elettrificato non funzionava. Oltre 50 pecore allevate per la produzione della lana predate dai lupi, perch&#233; il recinto di protezione non funzionava.</p>

<p>&#200; accaduto a Comano Treme, in una zona in cui la presenza di lupi &#232; nota e in cui l&#8217;allevamento deve accompagnarsi a modalit&#224; di protezione certe: questione che fortunatamente non grava sugli allevatori, in quanto esse vengono totalmente finanziate dalla Provincia, mentre all&#8217;imprenditore rimane l&#8217;impegno di mantenerle in efficienza, cos&#236; da garantire una adeguata tutela degli animali. Siamo i primi a dispiacerci per l&#8217;accaduto, anche perch&#233; non si trattava di animali da macello, in quanto erano allevate per la produzione di lana. Forse un unicum, perch&#233; le pecore che vengono allevate in Trentino hanno di solito come unica fine il macello. Ma nonostante ci&#242;, per comprendere quanto accaduto &#232; necessario rifarsi ai controlli del Corpo forestale provinciale, che ha verificato che il recinto non era funzionante. E alla reazione inutilmente rabbiosa del primo cittadino rispondono senza smentita le dichiarazioni inequivocabili della Provincia. Il Servizio Faunistico richiama l&#8217;attenzione sulla necessit&#224; di garantire nel tempo la piena funzionalit&#224; delle opere di prevenzione. La presenza e la continuit&#224; della corrente negli elettrificatori, insieme alla verifica delle condizioni delle recinzioni, incidono sull&#8217;efficacia degli strumenti di difesa. Invece che reagire alzando la voce, il primo cittadino dovrebbe ricordarsi del suo dovere come garante degli animali presenti sul suo territorio: &#8220;tutti&#8221; gli animali, non solo quelli che secondo lui lo meritano. Glielo diciamo con cognizione di causa, perch&#233; fin quasi al 1980 era un dovere cui abbiamo fatto fronte noi dell&#8217;ENPA: un dovere che gli imporrebbe di affiancare questi allevatori anche con il supporto necessario a gestire adeguatamente il funzionamento delle attrezzature che &#8211; se, per l&#8217;appunto, adeguatamente manutenute e affiancate ad altri sistemi di prevenzione &#8211; garantiscono l&#8217;azzeramento del rischio, o almeno una forte limitazione dei danni. Inoltre ricordiamo al primo cittadino, e assieme a lui a tutti i sindaci del Trentino, che loro dovere istituzionale &#232; la tutela anche degli animali liberi (quindi anche dei selvatici) presenti sul loro territorio di competenza. E la migliore tutela &#232; quella di proteggere adeguatamente gli animali d&#8217;allevamento, cosicch&#233; i lupi e gli altri grandi carnivori si rivolgano alle prede selvatiche, fra cui i cinghiali, comportando, inoltre, un forte beneficio ai coltivatori, che spesso si trovano a veder compromesso l&#8217;intero raccolto a causa dei danni prodotti da una specie che sembrerebbe essere stata immessa a scopo venatorio, e che oggi si sta rivelando una delle peggiori catastrofi per le colture.</p>

<p>Un&#8217;azione, quella di contenimento dei cinghiali da parte dei lupi, che comporterebbe una gestione naturale delle dinamiche delle specie e uno sgravio economico per le finanze della stessa Provincia, che ha dovuto anche quest&#8217;anno prevedere nuove misure d&#8217;indennizzo, con una delibera con cui ha facilitato l&#39;accesso ai rimborsi per sostenere gli agricoltori, coprendo fino al 90% del danno accertato e abbassando la soglia minima di spesa a 500 euro.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/lett_lupi.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Il call center  di Dolomiti Energia</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17408/il_call_center_di_dolomiti_energia</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Coordinamento Donne  democratiche del Trentino</div><div><p>Esprimiamo profonda preoccupazione per la recente decisione di Dolomiti Energia di esternalizzare i servizi di call center alla societ&#224; Network Contacts. Non &#232; accettabile che, in una provincia che vanta standard di autonomia e responsabilit&#224; sociale, siano ancora una volta le donne a dover pagare il prezzo pi&#249; alto delle strategie di profitto aziendale. Il possibile affidamento dell&#8217;appalto a una societ&#224; recentemente colpita da sentenze per condotta antisindacale &#232; un segnale allarmante. Parliamo di un settore, quello dei call center, a fortissima prevalenza femminile, dove la precariet&#224; e il dumping contrattuale rischiano di diventare la norma.</p>

<p>Non possiamo permettere che la ricerca di un risparmio economico si traduca in un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle donne trentine. Uno sviluppo che sacrifica tutele e dignit&#224; non &#232; vero progresso, &#232; un passo indietro per l&#39;intera comunit&#224;.</p>

<p>Chiediamo quindi alla governance di Dolomiti Energia e alle istituzioni coinvolte la stabilit&#224; occupazionale di tutte le operatrici del call center attraverso l&#8217;applicazione del contratto pi&#249; favorevole tra quelli in vigore, impedendo l&#8217;uso di &quot;contratti pirata&quot; e in ultimo una visione politica che metta al centro la tutela del lavoro femminile e territoriale, evitando che le logiche di mercato prevarichino sulla responsabilit&#224; sociale d&#39;impresa.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Le brutte parole  del Questore</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17407/le_brutte_parole_del_questore</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Assemblea Antirazzista Trento</div><div><p>Destano preoccupazione le dichiarazioni del Questore, il quale ha affermato: &#8220;Nessuno pensi che una segnalazione al 112 verr&#224; trascurata, se un cittadino ha timore anche se non vede un reato, ma sta portando la spazzatura e vede stranieri di cui ha timore&#8221;. <br />Tali parole appaiono gravi, poich&#233; legittimano segnalazioni fondate su percezioni soggettive e potenzialmente discriminatorie, in contrasto con i principi costituzionali e con le raccomandazioni degli organismi internazionali. In particolare, il pi&#249; recente rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l&#8217;intolleranza (ECRI) del Consiglio d&#8217;Europa evidenzia la presenza di fenomeni di razzismo e intolleranza sistemica all&#8217;interno delle forze dell&#8217;ordine.</p>

<p>Durante la sua visita in Italia, la delegazione dell&#8217;ECRI &#8220;&#232; venuta a conoscenza di molte testimonianze sulla profilazione razziale da parte delle forze dell&#8217;ordine (...). Queste testimonianze di frequenti fermi e controlli basati sull&#8217;origine etnica sono confermate anche dai rapporti delle organizzazioni della societ&#224; civile e di altri organismi di monitoraggio internazionali specializzati&#8221;.<br />Nel corso della conferenza stampa del 28 maggio 2025, il presidente dell&#8217;ECRI, Bertil Cottier, ha inoltre raccomandato al Governo italiano di avviare con urgenza uno studio indipendente volto a valutare l&#8217;estensione del fenomeno della profilazione razziale all&#8217;interno delle forze di polizia.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/let_piazza_dante.jpg' alt=''></figure> 

<p>Alla luce di tali evidenze, l&#8217;invito del Questore si pone in contrasto con i principi sanciti dall&#8217;articolo 3 della Costituzione, che vieta ogni forma di discriminazione. Dichiarazioni di questo tipo rischiano infatti di alimentare un clima di sospetto generalizzato e di contribuire a una narrazione distorta della sicurezza pubblica.<br />Duole inoltre constatare che il Questore si presti a fungere da parafulmine per il fallimento della politica, la quale, per celare incompetenza e inerzia, individua nel migrante un facile capro espiatorio. La vera sicurezza nasce invece da politiche serie e competenti, capaci di garantire dignit&#224; a ogni individuo: casa, sanit&#224; e lavoro.<br />Tornando alla Questura, se l&#8217;Ufficio immigrazione non imponesse requisiti illegittimi, come la richiesta di un domicilio per formalizzare la domanda di protezione internazionale o per il rinnovo del permesso per richiesta asilo, e non accumulasse ritardi ingiustificabili nella lavorazione delle pratiche, ma rispettasse i tempi previsti dalla legge, non contribuirebbe a generare ulteriore marginalizzazione sociale.<br />Quanto al 112, quando abbiamo segnalato situazioni di estrema vulnerabilit&#224; - come donne richiedenti asilo (e non) escluse dai dormitori per mancanza di posti, costrette a dormire all&#8217;aperto e in condizioni di forte paura, oppure donne vittime di violenza intenzionate a sporgere denuncia - le risposte da parte delle forze dell&#8217;ordine sono risultate assenti o del tutto inadeguate. <br />&#200; evidente, dunque, l&#8217;esistenza di una gestione selettiva della sicurezza: una sicurezza che si attiva sulla base del pregiudizio, ma che troppo spesso ignora chi avrebbe realmente bisogno di tutela.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/let_questore_nicola_zupo.jpg' alt=''><figcaption>Il questore di Trento Nicola Zupo</figcaption></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Il fotovoltaico  deve stare sui tetti</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17406/il_fotovoltaico_deve_stare_sui_tetti</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Italia Nostra Trento</div><div><p>La Regola Feudale di Predazzo intende costituire una Comunit&#224; Energetica Rinnovabile (CER) per fornire energia diretta alle aziende locali. Ad oggi non c&#8217;&#232; un vero e proprio progetto, ma la decisione di avviare un percorso di approfondimento di questa tematica. Il fatto per&#242; &#232; che c&#8217;&#232; gi&#224; una indicazione precisa: il parco fotovoltaico &#232; proposto a terra, in un grande prato in localit&#224; Coste, nel comune di Predazzo.</p>

<p>Ora verr&#224; attivato un dibattito per analizzare i problemi di fattibilit&#224; tecnica, di resa effettiva, di economicit&#224; e per risolvere i vincoli sul terreno (propriet&#224;, usi civici, affitti, tutele).</p>

<p>Ma la decisione di localizzare una notevole quantit&#224; di pannelli fotovoltaici su un terreno libero, in un ambiente alpino, &#232; assolutamente contraria ai principi di tutela paesaggistica.</p>

<p>Come si pu&#242; parlare di &#8220;un progetto decisamente ambizioso, che tocca temi caldi come la transizione ecologica e la valorizzazione del territorio&#8221;, quando la proposta di riferisce ad un parco fotovoltaico previsto su un terreno vergine? In questo caso si pu&#242; parlare solo di valorizzazione economica, non certo paesaggistica. Pu&#242; essere che la proposta si giustifichi per il fatto che tale zona sia abbastanza defilata, ma il paesaggio non &#232; perimetrabile: uno sfregio incide su tutto l&#8217;introrno visibile.</p>

<p>Una CER che preveda l&#8217;impianto fotovoltaico sui prati o sui campi non valorizza le risorse sul territorio ma &#232; paragonabile a un&#8217;azienda con scopi principalmente economici. Per dilatare la finalit&#224; delle CER anche all&#8217;ambito ambientale e paesaggistico deve essere fatta una scelta prioritaria ed etica: i pannelli devono stare sui tetti, non possono invadere terreno libero, non devono invadere prati e campi, n&#233; in zone montane, n&#233; in pianura. Il consumo di suolo &#232; da bloccare.</p>

<p>Com&#8217;&#232; possibile che i nostri amministratori da una parte plaudano a buone pratiche messe in atto dalla Magnifica comunit&#224; di Fiemme &#8211; che recentemente si &#232; aggiudicata il premio nazionale del paesaggio 2026 promosso dal Ministero della Cultura &#8211; e dall&#8217;altra autorizzino e sovvenzionino, con cospicui finanziamenti pubblici, interventi che deturpano i versanti montuosi dello stesso territorio?</p>

<p>Se il premio per la tenuta dei boschi della Magnifica Comunit&#224; &#8220;&#232; motivo di orgoglio e soddisfazione per tutto il Trentino che riesce a distinguersi per l&#8217;eccellenza delle sue comunit&#224; e dei suoi paesaggi&#8221;, come ha dichiarato l&#8217;assessore Mattia Gottardi, e se questi boschi, &#8220;curati da secoli con responsabilit&#224; e visione collettiva, rappresentano oggi un simbolo concreto di equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo sostenibile&#8221;, come afferma lo scario Mauro Gilmozzi, perch&#233; si ammette l&#8217;invasione delle zone libere tra un bosco e l&#8217;altro con ampie distese di pannelli neri rilucenti?</p>

<p>Come &#232; possibile pensare ad un utilizzo di terreni destinati ad uso civico per scopi che non sono in linea con lo spirito dei diritti collettivi che hanno permesso di trarre sostentamento agli abitanti e garantito fino ad ora la conservazione e la salvaguardia dei relativi territori per una corretta trasmissione alle generazioni?</p>

<p>Che ruolo hanno le Commissioni per la Tutela del Paesaggio in Trentino? C&#8217;&#232; la consapevolezza che il paesaggio va tutelato, prima e oltre a qualsiasi altro interesse economico o affaristico, perch&#233; cos&#236; detta l&#8217;art. 9 della Costituzione?</p>

<p>Italia Nostra si &#232; espressa pi&#249; volte su questo tema, favorevole alla ricerca e realizzazione di produzione energetica da fonti rinnovabili, ma critica all&#8217;invasione dei terreni liberi, con prese di posizione contrarie all&#8217;approvazione della norma provinciale sulle aree idonee, ai parchi fotovoltaici in Giudicarie, a Levico e in altre zone e alla proposta del parco agrivoltaico a Caldonazzo, fortunatamente osteggiata anche dal Comune.</p>

<p>In novembre labbiamo indirizzato anche una lettera al vescovo di Trento con un appello per la definizione di indirizzi per la salvaguardia del territorio libero e dell&#8217;architettura storica in occasione dell&#8217;ingresso della Diocesi di Trento in una Comunit&#224; Energetica di ampia scala (Fondazione Diocesi Energy di Treviso), affinch&#233; si abbia cura di evitare localizzazioni incongrue, salvaguardare le architetture storiche e quelle di carattere sacro e preservare il suolo libero a favore dell&#8217;installazione dei pannelli sui tetti di edifici che non presentino requisiti storico-artistici da tutelare. Questo nella convinzione della necessit&#224; di fermare il consumo di suolo per preservare il nostro delicato ecosistema, in linea con lo straordinario messaggiodell&#8217;enciclica &#8220;Laudato si&#8217;&#39;&#8221; di papa Francesco.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/let_pannelli.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Omert&#224; o Vergogna ?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17405/omert_o_vergogna</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>La sera del 21 aprile il teatro comunale di Cembra era discretamente affollato, ospiti Giovanni Impastato e Antonio Vassallo e tema la mafia, come hanno ben evidenziato nella loro introduzione il direttore didattico (il giorno dopo analoga iniziativa avrebbe visto la partecipazione degli studenti) e l&#8217;assessora alla cultura del Comune di Cembra e Lisignago, comune che aderisce alla rete di Avviso Pubblico.</p>

<p>Cinisi e Capaci, con sullo sfondo la Sicilia, il teatro delle vicende narrate: dalla storia/memoria di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, alla personale storia/memoria del giovane fotoreporter Vassallo, tra i primi sul luogo della strage di capaci nel 1992. Storie di mafia che, narrate nel teatro del capoluogo di una valle che ha visto recentemente la conferma in Cassazione delle sentenze emesse dal Tribunale di Trento attestanti per la prima volta la presenza mafiosa in Trentino e segnatamente una &#8216;locale&#8217; di &#8216;ndrangheta proprio in valle di Cembra, mi aspettavo suscitassero qualche intervento sull&#8217;argomento da parte dei numerosi ex amministratori e amministratori locali presenti. Pare per&#242; che nessuna delle oltre 150 persone in sala abbia fatto qualche collegamento mentale tra il processo &#8216;Perfido&#8217; e le vicende mafiose narrate.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/let_impastato.jpg' alt=''><figcaption>Giovanni Impastato</figcaption></figure>

<p>Lo scrivente si era imposto il silenzio dell&#8217;osservatore, immedesimandosi quasi in un &#8216;colluso&#8217; presente all&#8217;incontro proprio per verificare gli eventuali echi (e rischi) connessi con tali recenti vicende giudiziarie. Ebbene, nonostante Vassallo e Impastato avessero toccato alcuni temi assai suscettibili per una riflessione in valle, quali ad esempio quello della devastazione paesaggistica che richiamava l&#8217;attivit&#224; predatoria di estrazione del porfido ben visibile da Cembra, nessuno degli intervenuti nel dibattito ha nemmeno sfiorato la questione. Nemmeno il riferimento ai libri e alla cultura fatto da Giovanni Impastato come argine alla mafiosit&#224; e potenziale fonte di impegno sul fronte del contrasto mafioso, come fu per suo fratello Peppino, &#232; stato in alcun modo messo in relazione con la chiusura del punto di prestito del Consorzio interbibliotecario di Lases nel 2013.</p>

<p>Tuttavia, ho sussultato (immedesimato nel colluso) quando Vassallo ha fatto il nome del suo vicino di casa mafioso Giovanni Battaglia, in apprensione per il fatto che l&#8217;omonimia con i due fratelli (nel nostro caso calabresi) gi&#224; amministratori locali e noti anche a Cembra (dove risiede quell&#8217;ex consigliere provinciale che fu protagonista di una &#8220;probabile operazione di riciclaggio&#8221; in societ&#224; con gli stessi) condannati in via definitiva per associazione mafiosa, destasse nei presenti qualche sia pur vago ricordo delle recenti vicende processuali. Invece nulla di tutto ci&#242;! Eppure alcuni degli intervenuti si preoccupavano del messaggio da lanciare ai giovani, dando per&#242;, con l&#8217;esempio del loro silenzio sui fatti nostrani, la risposta pi&#249; autentica.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/let_vassallo.jpg' alt=''><figcaption>Antonio Vassallo</figcaption></figure>

<p>Se si tratta di banale disinformazione ci si deve chiedere che senso ha organizzare questi incontri, parlare della mafia siciliana in Sicilia e non vedere che la risalita della palma, di cui parlava Leonardo Sciascia, non risparmia ormai nemmeno l&#8217;arco alpino. In tal caso come si giustifica l&#8217;esigenza di aderire ad Avviso Pubblico (rete di amministrazioni contro la mafia) annunciata da un assessore del comune di Altavalle? Dunque &#232; pi&#249; probabile che si tratti di omert&#224; o vergogna; in entrambi i casi &#232; sottesa la consapevolezza che i fatti avvenuti (e accertarti giudiziariamente) siano stati deplorevoli (tra essi lo &#8216;sfruttamento dei lavoratori&#8217;), la differenza sta solo nel fatto che l&#8217;eventuale vergogna si giustifica col fatto che in molti sapevano ma hanno preferito girarsi dall&#8217;altra parte, mentre se si tratta di omert&#224; lascio al lettore trarre le proprie conclusioni.</p>

<p>Sta di fatto che uscendo mi sono sentito sollevato (nei panni del colluso), ma preoccupato nei panni del &#8216;cittadino responsabile&#8217;, guardato con fastidio, nonostante il suo silenzio, da taluni amministratori locali. Un segnale non proprio incoraggiante per giovani e non, giustamente invitati da Antonio Vassallo e Giovanni Impastato ad esercitare con coscienza i propri diritti/doveri di cittadinanza.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>La deportazione</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17404/la_deportazione</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>Il rapimento dei bambini ucraini nei territori occupati dai russi e il loro annientamento culturale.
Da Una Citt&#224;, mensile di Forl&#236;.</div><div>di Daria Herasymchuk (a cura di Pietro Pontecorvo)</div><div><p>In tempo di guerra, i bambini sono spesso vittime: uccisi, feriti e comunque segnati dalla guerra. Per questo vanno ricordati i sette milioni e mezzo di bambini ucraini colpiti da questa guerra orribile. Qui vogliamo denunciare quello che i russi hanno fatto al popolo ucraino attraverso i nostri bambini. Parliamo di un genocidio, perch&#233; &#232; questo che stanno facendo ai bambini ucraini. A partire dall&#8217;inizio dell&#8217;aggressione su larga scala della Federazione Russa, 2.367 bambini sono stati gravemente feriti. Circa il 3% di questi ha sub&#236;to un&#8217;amputazione e 684 sono rimasti uccisi. Questi sono solo i casi che conosciamo a partire dall&#8217;inizio dell&#8217;aggressione nel 2022 e si riferiscono alla situazione al 18 febbraio 2026.</p>

<p>Purtroppo dobbiamo registrare anche casi di violenza sessuale, gi&#224; documentati in 23 casi, un numero che pu&#242; sembrare contenuto, ma che non rappresenta la realt&#224; nella sua interezza, perch&#233; riguarda le poche famiglie e i pochi bambini che hanno trovato il coraggio di raccontare. Dietro quei 23 casi ce ne sono molti altri che non conosceremo mai.</p>

<p>Questi fatti rappresentano solo una parte di un quadro pi&#249; ampio, che ci permette di denunciare il programma sistematico messo in atto dalla Federazione Russa contro i bambini ucraini.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/italietta.jpg' alt=''></figure> 

<p>Il crimine pi&#249; grave, per&#242;, &#232; quello del rapimento e dell&#8217;indottrinamento di questi bambini: prova ulteriore dell&#8217;esistenza di una politica freddamente pianificata. Nella storia dell&#8217;umanit&#224; ci sono stati dei precedenti, ma ci&#242; che accade in Ucraina &#232; senza paragoni: non esiste nella storia recente un caso in cui il rapimento di bambini sia stato praticato in modo cos&#236; massiccio e organizzato: la stessa Federazione russa ha dichiarato pubblicamente di aver portato via dall&#8217;Ucraina 744.000 bambini. Nessuno sa chi siano, da dove vengano, dove siano stati portati, perch&#233; la Federazione russa non ha fornito nessun elenco. Dobbiamo quindi prendere atto che probabilmente non sapremo mai i loro nomi. Tanto pi&#249; che, da quando Putin e il suo commissario per i diritti dell&#8217;infanzia Maria Lvova-Belova hanno ricevuto i mandati di arresto dalla Corte Penale Internazionale per questo crimine, i russi hanno smesso di fornire qualsiasi dato su questi bambini. Ad oggi, l&#8217;Ucraina ha raccolto informazioni su quasi 20.000 casi di rapimento. Si tratta di una piccola quota rispetto al totale, ma di questi abbiamo i dati.</p>

<p>Va detto che oggi i russi non hanno pi&#249; bisogno di rapire i bambini dai territori temporaneamente occupati; hanno talmente tanti modi per indottrinarli e per annientare l&#8217;identit&#224; ucraina. Perch&#233; &#232; questo il loro obiettivo principale, e ora possono manipolarli direttamente nelle loro case. E ci sono quasi 2,6 milioni di bambini che vivono nei territori temporaneamente occupati.</p>

<p>Lo Yale Humanitarian Lab ha individuato 210 strutture in tutta la Federazione russa dove vengono portati questi bambini, organizzate con addestramento militare, dove cantano l&#8217;inno russo. Se avessimo contatti diretti con i bambini ucraini che vivono ancora nei territori temporaneamente occupati, o che sono stati trasferiti nel territorio della Russia, sarebbe pi&#249; facile trovare un modo per riportarli a casa. Purtroppo non abbiamo questi contatti.</p>

<p>Possiamo parlare di quello che &#232; successo loro solo sulla base delle testimonianze dei bambini che sono stati restituiti. Nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa del Presidente dell&#8217;Ucraina, il piano &#8220;Bring Kids Back Ua&#8221;, siamo riusciti a far tornare a casa 2.003 bambini. &#200; attraverso le loro storie che possiamo ricostruire quello che hanno passato.</p>

<p>Prima di tutto, c&#8217;&#232; il divieto della lingua: non possono parlare ucraino, non possono leggere libri ucraini, non possono studiare secondo i programmi educativi ucraini, non hanno accesso ad alcuna informazione sulla storia ucraina. Devono parlare solo russo, seguire i programmi russi ed essere bravi russi. Il secondo obiettivo &#232; la loro militarizzazione.</p>

<p>Le ricerche pi&#249; recenti, incluse quelle dello Yale Humanitarian Research Laboratory, mostrano come la militarizzazione dei bambini ucraini nei territori occupati stia crescendo in modo allarmante. Quasi ogni settimana aprono nuove classi militarizzate, nuove filiali delle loro organizzazioni paramilitari, come la Yunarmiya, l&#8217;Organizzazione dei Primi e altre ancora. Stanno formando i futuri giannizzeri: bambini che verranno arruolati nell&#8217;esercito russo e che torneranno sulla propria terra come soldati del paese aggressore.</p>

<p>Un ulteriore crimine &#232; la separazione e l&#8217;allontanamento forzato dei bambini dalle loro famiglie. Li portano via e li collocano altrove, anche presso famiglie russe, assegnando loro nuovi documenti, nuovi nomi e la cittadinanza russa.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/italietta_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>La quarta componente &#232; la violazione dei confini personali e dell&#8217;identit&#224; individuale. Con tecniche che vanno dalla spogliazione dei bambini davanti ad estranei, alla somministrazione di farmaci ed esami medici di natura psicologica. Quei farmaci, quegli esami, servono a distruggere la loro identit&#224;, a eliminare qualsiasi forma di personalit&#224;. Perch&#233; hanno bisogno di bambini docili e ubbidienti, integrati nel loro sistema.</p>

<p>&#200; possibile vedere le prove di questi fatti nei video presenti sul portale &#8220;Children of War&#8221;, dove le testimonianze sono disponibili anche in lingua inglese. L&#236; troverete le storie personali di questi bambini: quello che hanno vissuto, quello che i russi hanno fatto loro.</p>

<p>Posso fare qualche esempio: Vladyslav Rudenko, al quale i russi hanno somministrato farmaci psicotropi; Ilya Matviyenko, che nonostante una grave ferita alla gamba e il ricovero in terapia intensiva, era costretto a ricevere lezioni di lingua russa; Kira Badinska e Sasha Kovalchuk, ai quali non &#232; stata data la possibilit&#224; di chiamare le loro nonne: il padre di Kira era stato ucciso e Sasha era stato separato con la forza dalla madre, senza sapere ancora dove si trovasse. Entrambi erano in ospedale, eppure non potevano nemmeno usare un telefono. E poi ci sono Vitalik, della regione di Kherson, e Vlad, della regione di Zaporizhzhia, entrambi tenuti in prigionia russa. Vlad vi &#232; rimasto per quasi novanta giorni.</p>

<p>L&#8217;Ucraina ha cercato di utilizzare i meccanismi esistenti per la protezione dei bambini, ma nessun sistema internazionale ha funzionato per aiutarci a salvarli. &#200; per questo che il presidente Zelensky ha creato un ombrello sotto cui riunire ogni tipo di organizzazione nazionale e internazionale, istituzioni di altri paesi, enti governativi, ong, chiunque sia impegnato per riportare a casa i bambini ucraini. &#200; per questo che &#232; nato &#8220;Bring Kids Back Ua&#8221;.</p>

<p>Qui non parliamo solo del ritorno, ma anche della reintegrazione e della riabilitazione. Nell&#8217;ambito di questa iniziativa &#232; stata sviluppata una coalizione internazionale specifica per il ritorno dei bambini ucraini, che conta attualmente 43 membri. Paesi diversi, guidati dall&#8217;Ucraina e dal Canada; anche l&#8217;Unione europea e il Consiglio d&#8217;Europa ne fanno parte.</p>

<p>Come ho detto, non stiamo parlando solo del ritorno fisico dei bambini, ma dell&#8217;intero processo: occorre trovare questi bambini nei territori russi e in quelli temporaneamente occupati, identificarli, riportarli a casa, ricongiungerli con le famiglie, supportarne la riabilitazione fisica e psicologica e, infine, accompagnarne la reintegrazione nella societ&#224;.</p>

<p>Non posso essere molto dettagliata su come avvengono i ritorni, per ragioni di sicurezza. Non possiamo, ad esempio, riportare altri bambini con le stesse modalit&#224; usate in precedenza. Ogni caso &#232; una missione di salvataggio sviluppata specificamente per quella situazione, con una gamma molto ampia di partner coinvolti. Le ong giocano un ruolo fondamentale, perch&#233; hanno pi&#249; margine di manovra rispetto agli enti governativi.</p>

<p>Dobbiamo capire che anche quando sappiamo esattamente dove si trova un bambino e abbiamo dei familiari pronti ad accoglierlo, questo non garantisce il successo della missione. La Federazione russa crea continuamente nuove condizioni e nuovi ostacoli. Arriva persino a dire alle famiglie ucraine: &#8220;Non vi restituiremo vostro figlio. Venite in Russia, prendete i passaporti russi, ottenete la cittadinanza, vivete qui con i vostri figli&#8221;. Altrimenti, niente.</p>

<p>Un&#8217;altra delle condizioni poste alla riunificazione &#232; un interrogatorio condotto dai servizi di sicurezza russi sui familiari che vengono a riprendere i bambini. Abbiamo raccolto storie tragiche. Una nonna si era recata in Russia per ricongiungersi con le sue due nipoti. Avevamo gi&#224; preparato la documentazione necessaria. Ma durante le dieci ore di interrogatorio da parte dei servizi di sicurezza russi, la signora &#232; morta. Oggi abbiamo la possibilit&#224; di riportare solo la pi&#249; piccola delle due bambine. La pi&#249; grande &#232; ancora in Russia e non sappiamo dove si trovi.</p>

<p>La Russia ha un complice, la Bielorussia. Molto spesso quando le famiglie vogliono andare in Russia per riprendere i loro figli, devono passare per la Bielorussia. Anche i bambini rapiti devono attraversarla. Ci sono diverse informazioni sul coinvolgimento della Bielorussia in questi processi. Chiunque pu&#242; trovare, ad esempio, informazioni sul coinvolgimento della Croce Rossa bielorussa nei cosiddetti &#8220;programmi di riabilitazione&#8221; per i bambini ucraini. Purtroppo nessuno sa dove finiscano questi bambini dopo tali programmi.</p>

<p>Ogni membro della coalizione &#8220;Bring Kids Back Ua&#8221;decide autonomamente come contribuire all&#8217;intero processo: c&#8217;&#232; chi fornisce supporto per i ritorni, chi per la verifica, chi per la riabilitazione e la reintegrazione. Ciascun paese membro sceglie come supportare il processo di ritorno dei bambini, e le attivit&#224; da svolgere vengono discusse nelle riunioni periodiche della coalizione, co-presiedute dall&#8217;Ucraina e dal Canada.</p>

<p>Siamo profondamente grati ad ogni membro della coalizione e ad ogni paese che sta compiendo passi concreti per sostenerci. Ma abbiamo bisogno che si faccia di pi&#249;.</p>

<p>Vi rinnovo l&#8217;invito ad ascoltare le voci dei bambini ucraini, accessibili sul portale &#8220;Children of War&#8221;. &#200; fondamentale che queste voci vengano ascoltate. I russi hanno fatto tutto quello che potevano per rubarle. Dobbiamo restituire a questi bambini la possibilit&#224; di parlare. Vi prego di diffondere i materiali del portale &#8220;Children of War&#8221; cos&#236; da dare a tutti la possibilit&#224; di sentire le voci dei nostri bambini.</p>

<p>* * *</p>

<p>Daria Herasymchuk &#232; Consigliera e Commissaria del Presidente dell&#8217;Ucraina per i Diritti dell&#8217;infanzia e la riabilitazione dei minori.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>&#200; davvero finita la guerra?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17403/davvero_finita_la_guerra</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Risiko</div><div>Obiettivi dichiarati 
e obiettivi reali</div><div>di Carlo Saccone</div><div><p>Questo mese di aprile si sta chiudendo e man mano che dall&#8217;inizio della tregua di due settimane faticosamente concordata a Islamabad tra USA e Iran l&#8217;8 aprile passano i giorni, e soprattutto dalla sua scadenza il 22 aprile, la situazione si va chiarendo agli occhi degli analisti. Dopo aver tuonato, minacciando distruzioni di ponti centrali elettriche e perfino di una &#8220;civilt&#224; intera&#8221;, Trump ha fatto marcia indietro prorogando la tregua con la formula &#8220;fino a quando l&#8217;Iran presenter&#224; una proposta di pace&#8221;. Tradotto: proroga sine die, il che significa una svolta a U dopo le minacce suddette che avevano tenuto col fiato sospeso il mondo intero e sollecitato l&#8217;intervento accorato di Papa Leone XIV e quello di tutte le cancellerie europee, ben consapevoli del rischio di una catastrofe incombente.</p>

<p>Trump ha poi subito un ko diplomatico quando l&#8217;Iran ha rifiutato di riprendere i colloqui a Islamabad adducendo la motivazione del contro-blocco americano sullo Stretto di Hormuz (peraltro gi&#224; ri-bloccato dagli iraniani due giorni dopo l&#8217;apertura seguita all&#8217;inizio della tregua). Quel rifiuto ha rivelato al mondo i veri rapporti di forza: l&#8217;Iran controllando Hormuz ha il coltello dalla parte del manico e ora non mostra nessuna fretta di trattare; Trump invece ha una fretta dannata&#8230; e sta facendo di tutto per coprire la d&#233;b&#226;cle geopolitica con un qualche espediente che gli permetta di uscire dall&#8217;impasse salvando la faccia. Egli deve allontanarsi il prima possibile dalla grana Iran perch&#233; il fallimento della guerra per sottomettere il paese degli ayatollah &#232; sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto della sua base elettorale, che ormai lo percepisce anche solo andando a fare benzina.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/saccone.jpg' alt=''></figure> 

<p>Dei tre obiettivi della guerra scoppiata il 28 febbraio dichiarati dal presidente americano non uno &#232; stato raggiunto: il regime non &#232; crollato dopo la decapitazione iniziale dei suoi vertici, come sperava Trump (e l&#8217;erede dell&#8217;ultimo sci&#224; di Persia, che contava su una insurrezione di popolo a suo favore); il potenziale nucleare dell&#8217;Iran non &#232; stato distrutto, n&#233; le scorte di circa 430 kg di uranio consegnate agli Americani; la potenza militare iraniana, che conta sull&#8217;arsenale missilistico e di droni (aerei e sottomarini), &#232; ancora efficiente con almeno 2/3 delle riserve tuttora disponibili. L&#8217;Iran non ha l&#8217;atomica, ma la vera atomica si &#232; rivelato essere il blocco dello Stretto di Hormuz, che ha messo con le spalle al muro l&#8217;intero Occidente a guida americana, dall&#8217;Europa al Giappone.</p>

<p>Il bilancio per gli strateghi (?) di Washington &#232; pesante: dopo quasi due mesi di stato di guerra, l&#8217;Iran:</p>

<p>1. E&#8217; un paese riunito dietro la sua guida suprema, che ha messo da parte le diatribe per salvare l&#8217;indipendenza nazionale, cos&#236; facendo naufragare l&#8217;ipotesi caldeggiata dalla diaspora iraniana nel mondo di restaurare la monarchia.</p>

<p>2. Ha conseguito la supremazia militare nel Golfo Persico che gli consente di esigere pedaggi dalle navi che vi passano, e perfino di decidere chi esentare (russi e cinesi) e chi no.</p>

<p>3. Ha elevato i costi dell&#8217;aggressione per gli USA e l&#8217;intero mondo a un tale livello da scoraggiare &#8211; nei suoi auspici &#8211; ogni nuova futura aggressione.</p>

<p>Infine l&#8217;Iran si ritrova con un vistoso avanzamento di status: da paese assediato da sanzioni ultradecennali e minacce continue di Israele e USA, &#232; diventato una potenza regionale che esercita una forte leva geopolitica ed economica (controllo dei flussi di petrolio a Hormuz) che prima della guerra non aveva.</p>

<h3>Gli USA e i Paesi del Golfo</h3>

<p>Insomma, per Trump &#232; stata una disfatta geopolitica. E una batosta militare, aspetto poco noto perch&#233; sempre minimizzato nei media mainstream. Tutti i paesi piccoli del Golfo (Kuweit, Bahrein, Qatar, Emirati) e grandi (Arabia Saudita) hanno visto semidistrutte dai missili iraniani le basi americane da cui partivano gli attacchi aerei; alcune delle attrezzature pi&#249; rare e costose come radar e aerei AWACS (aerei-radar volanti), aerei-cisterna (indispensabili per aiutare i bombardieri israeliani a volare fino in Iran) e aerei-spia senza pilota RP-109 tra i pi&#249; sofisticati al mondo sono andati distrutti, insieme a un numero imprecisato di aerei d&#8217;attacco americani e israeliani, sul cui numero vige il segreto militare e una censura (specie in Israele) rigidissima.</p>

<p>L&#8217;esito di questo contrattacco iraniano con missili di precisione (guidati da satelliti russi e cinesi) e con droni a lunga gittata &#232; stato devastante anche per le infrastrutture dei paesi arabi del Golfo sopra menzionati, che hanno perso raffinerie, centri di pompaggio e di immagazzinaggio di petrolio e gas; perdendo altres&#236; un&#8217;altra fonte di entrate notevolissima, quella del turismo di lusso che ha fatto la fortuna dei pi&#249; piccoli paesi arabi dell&#8217;area.</p>

<p>E qui si situa l&#8217;altra e pi&#249; grande catastrofe geopolitica per gli USA: i paesi arabi del Golfo hanno capito che le basi americane che ospitavano non erano l&#236; per difenderli dal malvagio Iran, bens&#236; erano state pensate come difesa avanzata di Israele. La prova del nove si &#232; avuta quando gli USA, trovandosi a corto di missili intercettori, li hanno ritirati dalla Corea del Sud per piazzarli non nei paesi arabi bersagliati dai missili iraniani, bens&#236; nel territorio israeliano. Questa guerra ha dunque segnato il de profundis per i Patti di Abramo e gi&#224; si dice che nessuno di questi paesi arabi scalpita per vedere ricostruite quelle basi americane che si sono rivelate la loro condanna.</p>

<p>Ma riprendiamo per un momento il discorso degli obiettivi militari dichiarati degli USA e di Israele. Nessuno dei tre pi&#249; sopra indicati &#232; stato raggiunto. Ma erano davvero quelli gli obiettivi reali? Inoltre: Israele e Stati Uniti avevano davvero gli stessi obiettivi? Per rispondere occorre aver presente il quadro pi&#249; generale della rivalit&#224;, per ora solo economico-commerciale e finanziario-monetaria, tra gli USA potenza declinante e la Cina potenza crescente. Il governo Trump ha condotto una politica molto razionale dal suo punto di vista, cercando di arginare lo strapotere commerciale cinese e la de-industrializzazione americana con la guerra dei dazi, di cui la Cina per&#242; ha risentito solo relativamente applicando le sue contromisure. Con l&#8217;aggressione americana di gennaio al Venezuela e il conseguente &#8220;furto&#8221; del suo petrolio, il governo americano ha fatto un salto di qualit&#224;: ha cominciato ad aggredire i paesi petroliferi che erano entrati nel blocco dei BRICS dominato da russi e cinesi. La stessa pretesa americana di impadronirsi della Groenlandia (per le riserve di terre rare oltre alla posizione militarmente strategica) rientra in questo disegno di contenimento della Cina, che negli ultimi decenni, con intelligenti politiche commerciali, ha messo le mani sulle risorse di molti paesi dell&#8217;Africa e dell&#8217;America Latina. Ecco dunque che l&#8217;aggressione americana all&#8217;Iran rientra in questo grande obbiettivo di sottrarre alla Cina il controllo delle fonti energetiche, di cui l&#8217;Iran &#232; uno dei primi tre o quattro produttori mondiali; con l&#8217;aggiunta del valore strategico di un Iran sconfitto e sottomesso, dato che &#232; posto giusto al centro della Belt and Road cinese sulla direttrice Est-Ovest e del corridoio Nord-Sud promosso dai Russi. Insomma, per sottomettere l&#8217;Iran, e far saltare i piani di Cina e Russia, gli USA erano disposti al rischio calcolato di una guerra; ma una guerra sai quando la inizi, ma non quando la finisci. E l&#8217;Iran disse a Trump all&#8217;inizio della guerra: tu l&#8217;hai iniziata, ma saremo noi a decidere quando finisce.</p>

<p>Gli USA hanno chiaramente fatto due gravi errori di valutazione: il primo, hanno sottovalutato chiaramente la capacit&#224; di resilienza dell&#8217;Iran e del suo popolo; pensavano che decapitare il regime avrebbe significato riportare al potere il figlio dello sci&#224; a furor di popolo e chiudere la guerra nel giro di una o due settimane (qualcuno parlava addirittura di pochi giorni&#8230;). E invece gli USA si ritrovano dopo due mesi impantanati, mazziati e cornuti (dagli europei che si sono tenuti alla larga dal conflitto), con l&#8217;intero mondo che impreca contro la stupidit&#224; e l&#8217;irresponsabilit&#224; degli aggressori dell&#8217;Iran. Come anticipato, differenti erano gli obiettivi dichiarati di Israele (riportare la democrazia in Iran, de-nuclearizzarlo), anche se l&#8217;errore &#232; il medesimo: sottostima della potenza militare iraniana, oltre che della intelligenza strategica dei suoi capi, che da sempre conoscevano il punto debole dell&#8217;Occidente (Hormuz) e, questa volta, lo hanno sfruttato a dovere elevando a dismisura il costo sia militare sia economico dell&#8217;aggressione.</p>

<p>Israele aveva in realt&#224; un solo grande obiettivo, espresso molto bene dalla retorica di Netanyahu: &#8220;schiacciare la testa al serpente&#8221;, ossia distruggere l&#8217;Iran come stato, visto come il nemico mortale di Israele e l&#8217;alimentatore della guerriglia continua dei suoi alleati in Libano e a Gaza; ma, soprattutto, visto come l&#8217;unico paese ideologicamente e militarmente attrezzato per mettersi di traverso rispetto al progetto di una Grande Israele - che dovrebbe espandersi, nei deliri della Destra israeliana pi&#249; razzista, dal Nilo fino all&#8217;Eufrate &#8211; un progetto che, a spese degli arabi, vuole conquistare manu militari quello &#8220;spazio vitale&#8221; che le spetterebbe per diritto divino.</p>

<p>Come non pensare (ironia della storia&#8230;) anche senza volerlo al Lebensraum, lo &#8220;spazio vitale&#8221; appunto, a suo tempo teorizzato da Adolf Hitler come un diritto inalienabile della superiore razza ariana? Per fortuna non tutti in Israele la pensano cos&#236;, anche se gli analisti ritengono che Netanyahu sia riuscito a radunare intorno a questa guerra sciagurata contro sette paesi (Gaza, Libano, Cisgiordania, Siria, Irak, Yemen, Iran) il consenso di almeno il 70% degli israeliani. Ma appunto, non tutti. E dipende soprattutto da questa minoranza critica e consapevole riuscire a organizzare un movimento che fermi la politica del governo della Destra, prima che Israele vada incontro, come sostengono alcuni analisti (Caracciolo in Italia), al proprio suicidio. E comunque prima che Israele possa arrivare a rendersi colpevole di disastri umani e crimini di guerra anche peggiori di quelli compiuti dalla Nakba in poi fino al massacro genocidario di Gaza.</p>

<p>Rimane una domanda, la pi&#249; inquietante, anche se mentre scriviamo (25 aprile) americani e iraniani sono di nuovo riuniti a Islamabad per un ultimo tentativo di accordo: stante il fallimento degli obiettivi (quelli veri, non quelli dichiarati) di questa guerra d&#8217;aggressione iniziata da Usa e Israele, come pu&#242; essere sicuro questo nostro mondo, attonito di fronte a tanto scempio di vite e di princ&#236;pi e alla recessione gi&#224; in atto, che i signori della guerra si fermeranno davvero?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Patentini falsi</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17402/patentini_falsi</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Lettera dal Sudtirolo</div><div>&#8230; e il disastro della politica del bilinguismo in Sudtirolo.</div><div>di Alessandra Zendron</div><div><p>Verso la fine di settembre del 2025, due mediche, un&#8217;anestesista e una di medicina intensiva, sono state licenziate dall&#8217;Azienda Sanitaria, dopo che si &#232; scoperto che la certificazione del loro bilinguismo era un falso. La scuola di lingue di un piccolo paesino del Baden-W&#252;rttenberg, che apparentemente aveva rilasciato il risultato di un esame, ha negato di conoscere il documento che le era stato mandato per conferma. Non si trattava di un caso isolato. Da allora la Procura e la Guardia di Finanza stanno indagando sulle certificazioni. Sembra che le falsificazioni siano di diverso tipo e di diversa origine.</p>

<p>Il Presidente della giunta provinciale ha annunciato che si insedier&#224; una Task Force &#8220;per elaborare un sistema di controllo delle certificazioni&#8221;. La vicenda sta sollevando grande indignazione. Ben pochi giustificano chi ha barato, tanto meno lo fanno coloro che hanno studiato e faticato per conquistarsi il famoso &#8220;patentino&#8221;. Per&#242; dal Presidente, oltre allo sdegno per il comportamento illecito, ci si aspetterebbe qualcosa di pi&#249;: una riflessione sulla condizione di una provincia che dopo 34 anni dalla chiusura del &#8220;Pacchetto&#8221; che le ha dato poteri e competenze, non riesce a far crescere cittadini e cittadine realmente bilingui. Con amarezza si deve ammettere che nonostante abbia usato la parola &#8220;convivenza&#8221;, per Arno Kompatscher, come gi&#224; per Luis Durnwalder, la convivenza non &#232; un obiettivo. Come si fa a convivere se non si conosce la lingua dell&#8217;altro?</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/zendron.jpg' alt=''></figure> 

<p>Inoltre ci si aspetterebbe dal Presidente una rassicurazione di fronte alla profonda preoccupazione della popolazione per una Sanit&#224; pubblica gi&#224; in condizioni difficili, e all&#8217;incapacit&#224; della politica di adempiere al proprio compito di fare in modo che medici e infermieri siano aiutati a imparare le lingue. (Ma tanto ci sono le cliniche private e, almeno chi pu&#242;, verr&#224; curato).</p>

<p>In Sudtirolo, per accedere all&#8217;impiego pubblico, secondo un decreto del 1976, in attuazione del nuovo Statuto d&#8217;Autonomia, oltre alla dichiarazione di appartenenza a uno dei gruppi linguistici ammessi, si deve ottemperare al requisito del bilinguismo. Questo garantisce alla popolazione di avere cure sanitarie e risposte nella propria lingua negli uffici pubblici. Si pu&#242; fare il &#8220;patentino&#8221; di bilinguismo o di trilinguismo superando gli esami appositi. Oppure si possono fare gli esami riconosciuti presso scuole accreditate, come il Goethe Institut e la Societ&#224; Dante Alighieri. L&#8217;ufficio provinciale esamina circa 2.500 certificati ogni anno.</p>

<p>La carenza di personale, diffusa in tutta Italia, ma qui aggravata dall&#8217;ostacolo del bilinguismo, aveva spinto la Provincia a permettere l&#8217;assunzione di medici e infermieri per un periodo di 3 anni, prolungati a 5 al tempo del Coronavirus, e poi tornati a 3. Una soluzione per permettere di studiare la seconda lingua. Al termine, si fanno gli esami e, ottenuto il patentino, il contratto diventa a tempo indeterminato.</p>

<p>Per molti non &#232; facile superare l&#8217;esame di bilinguismo, che per i laureati &#232; il livello C1. E qualcuno (ma quanti?) ha preso una scorciatoia, aiutato da produttori di certificati falsi.</p>

<p>L&#8217;Ufficio bilinguismo, che li esamina e riconosce, ha avuto dei sospetti. Nei mesi scorsi, pi&#249; persone sono state scoperte. A met&#224; aprile erano 22 fra medici e infermieri. Sono stati individuati anche due vigili urbani di Bolzano e diversi altri, anche figure apicali, in vari uffici pubblici e anche fra le forze dell&#8217;ordine. Coloro che erano stati assunti in base a certificazioni false sono stati licenziati, dovranno rispondere di falso e saranno esclusi a vita dall&#8217;impiego pubblico. &#200; stata coinvolta anche la Corte dei Conti, che dovrebbe decidere per i rimborsi.</p>

<p>Da quanto si sa, fra loro ci sono anche sudtirolesi, soprattutto di lingua italiana, persone quindi che hanno studiato tedesco e italiano per molti anni. Il che solleva dubbi sull&#8217;efficacia dell&#8217;insegnamento della seconda lingua e sulla volont&#224; della politica di occuparsene seriamente.</p>

<p>Dalla Guardia di Finanza &#232; filtrato che si stanno valutando per ora 300 casi sospetti, ma gi&#224; si parla della punta di un iceberg. Nel frattempo &#232; stato posto agli arresti domiciliari un impiegato dell&#8217;ospedale di Bolzano che pare abbia venduto 40 falsi certificati, al costo di 4.000 o 5.000 euro ciascuno.</p>

<p>Secondo il Barometro Linguistico pubblicato dall&#8217;ASTAT (l&#39;istituto statistico ufficiale della provincia di Bolzano), nel 2025 il bilinguismo come requisito della qualit&#224; nei servizi pubblici &#232; visto con favore dalla popolazione (64%, in aumento rispetto al 52% del 2014). Per&#242; la preoccupazione per i servizi pubblici e specialmente per il Servizio sanitario pubblico &#232; grande. Il sistema delle convenzioni con i privati e la spinta di una parte della politica alla privatizzazione ha messo in difficolt&#224; la Sanit&#224; pubblica.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/zendron_2.jpg' alt=''><figcaption>Arno Kompatscher</figcaption></figure> 

<p>Se la grande maggioranza delle persone considera positivamente l&#8217;obbligo di bilinguismo, molto meno stimato &#232; l&#8217;attuale modo di accertarlo.</p>

<p>In un interessante intervento sul giornale Alto Adige, Licia Brion, che fa parte della Commissione che fa gli esami di bilinguismo, con riferimento allo studio dell&#8217;ASTAT scrive: &#8220;L&#8217;assenso verso la certificazione formale obbligatoria si limita al 29% nei gruppi tedesco e ladino e al 18% in quello italiano, e tende a diminuire al crescere del livello di istruzione. Il 63 % degli italiani percepisce inoltre l&#8217;esame come mediamente pi&#249; difficile rispetto agli altri gruppi linguistici, anche in presenza di titoli di studio universitari&#8221;.</p>

<p>Come &#8220;addetta ai lavori&#8221; osserva inoltre che &#8221;le certificazioni nel format attuale, sono descritte come anacronistiche o inadeguate a valutare le conoscenze linguistiche oppure come un limite obsoleto alla libera circolazione dei cittadini in Europa&#8221; Un giudizio che cresce con il livello dell&#8217;istruzione, fra persone che conoscono bene l&#8217;inglese e fra le persone mistilingui.</p>

<p>Il 56% degli intervistati, secondo lo studio dell&#8217;ASTAT, ritiene che la carenza del personale medico sia il problema principale e che la proporzionale o il patentino di bilinguismo non dovrebbero essere ostacoli all&#8217;assunzione di medici competenti anche se stranieri o non bilingui.</p>

<p>Dall&#8217;altro lato per&#242;, alla domanda &#8220;Ritiene fondamentale poter spiegare i propri sintomi e ricevere diagnosi nella propria lingua madre?&#8221;, l&#8217;85% risponde che ci&#242; &#232; necessario per sentirsi sicuri e compresi. Dunque i problemi da risolvere sono due: migliorare l&#8217;insegnamento delle lingue e innovare il sistema della valutazione delle conoscenze linguistiche.</p>

<p>A questo proposito la professoressa Brion, che condanna la falsificazione (e il malcostume), pone domande cruciali: &#8220;Dobbiamo chiederci se il nostro modello di certificazione sia uno strumento di selezione efficace o se invece rischi di essere un ostacolo all&#8217;efficienza della pubblica amministrazione... Mi chiedo se non sia il caso di individuare delle strategie nuove, affinch&#233; la carenza cronica di personale nei servizi pubblici e il rigore nell&#8217;accertamento delle competenze linguistiche non risultino due aspetti tra loro inconciliabili&#8221;. E propone di &#8220;cambiare prospettiva per pensare ad una riforma del sistema locale delle Certificazioni che, in linea con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le Lingue, crei un sistema di valutazione delle competenze mirato a compiti professionali specifici piuttosto che a generici standard teorici&#8221;. E rivolge un appello: &#8220;Serve un investimento di risorse in ricerca, innovazione e sburocratizzazione delle procedure, che renda l&#8217;attestato di bilinguismo non una strozzatura del sistema ma un supporto qualificante per il servizio pubblico... Il rischio &#232; una migrazione forzata verso il settore privato, dove anche nei servizi sociali e sanitari &#232; presente personale che arriva da tutte le parti del mondo e la competenza linguistica si forma e si misura sul campo nel concreto esercizio delle funzioni&#8221;.</p>

<p>Purtroppo, dopo la chiusura del &#8220;Pacchetto&#8221; del 1992 che ha dotato la Provincia di poteri e competenze, la maggioranza politica non ha mai messo gli strumenti della convivenza, e la formazione dei cittadini e delle cittadine del nuovo Sudtirolo fra le priorit&#224;. I figli delle classi borghesi e la maggioranza dei figli dei politici non hanno mai avuto difficolt&#224; a diventare bilingui. Invece per le persone che non possono mandare i figli e le figlie a Firenze a imparare l&#8217;italiano o a Vienna o Berlino a studiare il tedesco, sono state inventate nel tempo mille difficolt&#224;, limiti, muri fisici, orari diversi delle scuole e perfino divieti di incontrarsi. I tanti insegnanti hanno fatto cose meravigliose, ma &#232; mancata una convinzione a livello politico.</p>

<p>Il Sudtirolo &#232; un territorio bilingue, chi viene qui si aspetta che tutti siano bilingui &#8221;nativi&#8221;, senza fatica. Ma non &#232; cos&#236;, anche se il numero delle persone che conoscono entrambe le lingue crescono. In Lussemburgo i bambini imparano 6 lingue e non hanno problemi di identit&#224;, come qui si favoleggiava da parte dei vecchi assessori alla cultura. Eppure un paio di mesi fa abbiamo assistito attoniti al retrogrado tentativo di alcuni esponenti Svp di boicottare il progetto della nuova scuola di via Bari a Bolzano, in cui nello stesso edificio saranno presenti scuole di lingua diversa. Motivo: attacco all&#8217;identit&#224;. Tentativo fallito, per fortuna, ma che ci riporta indietro di decenni. Se ci aggiungiamo la recente svolta estremista degli Sch&#252;tzen e le manifestazioni di Casa Pound per la remigrazione, o gli esami di lingua ai bambini di 3-4 anni per accedere alla scuola per l&#8217;infanzia, c&#8217;&#232; di che preoccuparsi.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Clorinda Menguzzato</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17401/clorinda_menguzzato</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Quelle donne</div><div>La leonessa dei partigiani
</div><div>di Paola Bernardi  per ANPI del Trentino</div><div><p>Veglia, al secolo Clorinda Menguzzato, nasce a Borgo Valsugana il 15 ottobre 1924. Dopo aver conseguito la licenza elementare inizia a viaggiare per il Triveneto come venditrice ambulante di cappelli, accompagnando il padre nei suoi itinerari. Questa occupazione ? che sembra quasi un&#8217;eco lontana della lunga tradizione di ambulantato della zona del Tesino ? si rivela per la giovane Clorinda un&#8217;occasione preziosa per conoscere altre realt&#224; e per non sentirsi imbrigliata negli orizzonti circoscritti delle valli montane. Dopo l&#8217;8 settembre 1943, sconcertata dalla vista dei lunghi convogli stipati di soldati avviati alla deportazione nei campi tedeschi, Clorinda &#232; alla stazione di Bolzano &#8220;per raccogliere le lettere&#8221; (cfr. E. Menguzzato, Clorinda e Ancilla, la Storia delle partigiane combattenti, in il Manifesto, 25-IV-2018) lanciate dai vagoni nella speranza che qualcuno le recapiti alle famiglie.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/anpi_clorinda_menguzzato_fondazione_museo_storico_del_trentino.jpg' alt=''><figcaption>Clorinda Menguzzato

</figcaption></figure> 

<p>Per molti l&#8217;8 settembre &#232; un punto di non ritorno, un brusco risveglio di una generazione cresciuta inquadrata nell&#8217;Opera Nazionale Balilla, tra saggi ginnici, adunate di piazza e &#8220;sabati italiani&#8221;; ora ai disastri della guerra si &#232; aggiunta l&#8217;invasione nazista.</p>

<p>Zone di confine come il Trentino-Alto Adige, ma anche come il Bellunese, sono punti nevralgici per l&#8217;esercito del Reich che, grazie alla creazione della Zona di operazione delle Prealpi, ne assume il totale controllo garantendosi un corridoio strategico funzionale ai movimenti bellici. Verso la fine del 1943 gruppi di partigiani e di soldati, che erano riusciti a mettersi in salvo, si organizzano e avviano le prime azioni sulle montagne. In Trentino tra la primavera e l&#8217;inizio estate del 1944 si susseguono numerosi fermi che rischiano di smantellare il CLN clandestino, oltre ai rastrellamenti in val Calamento e in val Cadino, alla condanna di molti partigiani, alla cattura a Borgo Valsugana a fine maggio di Angelo Peruzzo e di Manlio Silvestri, poi condannati a morte dal Tribunale Speciale insieme ad Armando Bortolotti.</p>

<p>Il Tesino, a partire dall&#8217;estate del 1944, si trasforma in un focolaio della Resistenza e dispiega l&#8217;intero repertorio della lotta armata: dalle imboscate ai pres&#236;di, alla cattura di ostaggi, fino ai conflitti a fuoco in campo aperto.</p>

<p>Il primo agosto 1944 viene, infatti, costituita la compagnia &#8220;G. Gherlenda&#8221; come distaccamento della brigata Garibaldi &#8220;Antonio Gramsci&#8221;, che opera nel feltrino: il comandante &#232; Fumo (Isidoro Giacomin) ex sottotenente degli alpini, e alla formazione si uniscono Veglia e il fratello Menefrego (Rodolfo), ma anche l&#8217;amica Ora (Ancilla Marighetto) con il fratello Renata (Celestino). La formazione si distingue attraverso diverse azioni contro le truppe tedesche: quella pi&#249; clamorosa &#232; l&#8217;irruzione alla caserma del CST a Castello Tesino. All&#8217;alba del 14 settembre il presidio viene preso d&#8217;assalto ed espugnato, i soldati, una cinquantina, vengono fatti prigionieri e trasportati con una corriera al passo del Broccon e da l&#236; alla base della formazione a Costa Brunella; il materiale bellico sequestrato &#232; consistente. L&#8217;incursione viene riportata anche dai bollettini della Resistenza.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/anpi_al_funerale_del_comandante_fumo_fondazione_museo_storico_del_trentino.jpg' alt=''><figcaption>Al funerale del comandante Fumo
(Fondazione Museo storico del Trentino)
</figcaption></figure> 

<p>Lo smacco subito dalle forze germaniche &#232; enorme. Veglia ha una parte importante nell&#8217;organizzazione grazie al suo servizio di spionaggio e di raccolta di informazioni fondamentali per la buona riuscita dell&#8217;azione. Il giorno successivo i tedeschi lanciano un&#8217;operazione di rastrellamento di Costabrunella: il comandante Fumo perde la vita e comandante della Brigata diventa Renata (Celestino Menguzzato), fratello di Clorinda.</p>

<p>Le azioni della Gherlenda continuano: il 9 ottobre scatta una durissima rappresaglia da parte tedesca con fermi indiscriminati anche di intere famiglie, incendi e saccheggi, esecuzioni. Le famiglie Marighetto e Menguzzato ne sono bersaglio evidente, il sacerdote don Narciso Sordo viene prelevato e accusato di collaborazionismo. Gli arrestati vengono trasferiti nel Lager di Bolzano e da l&#236; a quello di Mauthausen. Nella notte Veglia viene catturata in localit&#224; Zuna, da soldati del CST, assieme a Gastone Nazzari, il vicecomandante Velo, fucilato il giorno successivo assieme ad altri 17 fra partigiani e parenti.</p>

<p>Consegnata alle SS, la giovane combattente &#232; sottoposta a supplizi inumani, abusata dai soldati e dilaniata dai cani, ma il suo silenzio resiste a ogni violenza; infine &#232; uccisa a colpi di pistola. Di lei esistono alcune foto scattate il 16 settembre 1944 al funerale del comandante Fumo, unica donna, in tutte &#232; armata di moschetto, stringe un MAB 38. Veglia &#232; una delle 19 donne italiane decorate con la Medaglia d&#8217;oro al valore militare.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Perch&#233; il processo ai &#8220;colletti bianchi&#8221; &#232; sempre fermo?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17400/perch_il_processo_ai_colletti_bianchi_sempre_fermo</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Non &#232; ancora partito 
il procedimento sulle complicit&#224; 
con i mafiosi. E inizia ad aleggiare 
lo spettro delle prescrizioni</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Si trascina avanti, anzi si trascina e basta il processo ai &#8220;colletti bianchi&#8221; di &#8220;Perfido&#8221;, cio&#232; a coloro che, pur non appartenendo alla locale &#8216;ndranghetista, ne avrebbero &#8211; secondo l&#8217;accusa &#8211; favorito l&#8217;insediamento e l&#8217;azione, commettendo specifici reati. Insomma, un processo importante, se si vuole capire e reprimere l&#8217;insediamento mafioso, che sempre, per svilupparsi ha bisogno di complicit&#224; dentro la societ&#224;. Abbiamo scritto &#8220;se si vuole&#8221;, perch&#233; su questa volont&#224; possono sorgere dei dubbi. Vediamolo quindi l&#8217;andamento di questo processo.</p>

<p>Gi&#224; la partenza era stata a scoppio ritardato. Esso era originato dallo scorporo del procedimento in due tronconi: uno, con imputati gli &#8216;ndranghetisti veraci, iniziato nel gennaio del 2022, andato avanti con udienze abbastanza ravvicinate, e gi&#224; concluso in tutto l&#8217;iter &#8211; Assise, Appello, Cassazione &#8211; con una serie di condanne che hanno certificato l&#8217;esistenza della &#8220;locale&#8221;. Quello invece dei colletti bianchi &#8211; imputati tre politici, quattro carabinieri, un generale, un Cavaliere del Repubblica &#8211; procedeva, o meglio, non procedeva, con ben altra solerzia.</p>

<p>L&#8217;avviso della conclusione delle indagini preliminari era del marzo 2023. Per arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio e alla prima udienza, si dovevano aspettate due anni, il luglio 2025, quando gli imputati del primo troncone erano gi&#224; stati giudicati in Assise e in Appello.</p>

<p>Non solo: si arrivava senza gli imputati principali: il cavaliere del Repubblica nonch&#233; faccendiere Giulio Carini, che con le sue &#8220;cene di capra&#8221; fungeva da raccordo tra la &#8220;locale&#8221; e le pi&#249; alte istituzioni del Trentino, tribunale compreso, la cui posizione veniva archiviata nel giugno 2023 in base a una certificazione medica che lo descriveva &#8220;affetto da grave malattia irreversibile, a causa della quale non &#232; in grado di provvedere alla propria persona&#8221; e quindi gli si affiancava un amministratore di sostegno, e tanto bastava al tribunale che, contro le indicazioni della Cassazione, non provvedeva ad una propria perizia per accertare se l&#8217;imputato fosse o meno in grado di presenziare al processo.</p>

<p>In quanto al generale Dario Buffa, imputato di aver procurato un porto d&#8217;armi allo &#8216;ndranghetista, gi&#224; pregiudicato, Domenico Morello, e di averlo informato (peraltro sbagliando) sulle indagini a suo carico, veniva riservato un trattamento d&#8217;eccezione: con una serie di acrobatiche derubricazioni dei reati ascrittigli, si arrivava ad un generosissimo patteggiamento di un mese, e lo si faceva sparire dal processo.</p>

<p>Quindi eccoci al luglio 2025, imputati principali tre politici e quattro carabinieri. Il Giudice per l&#8217;Udienza Preliminare &#232; Elena Vesco. Dal momento che anche l&#8217;altro procedimento si era spezzato in diversi tronconi, con diversi giudici, si erano finiti i giudici disponibili. Si &#232; dovuto quindi ricorrere alla dott.ssa Vesco, di Bolzano, civilista. Che alla prova dei fatti, nel processo penale si dimostra incerta, impacciata, e gi&#224; oberata dal lavoro a Bolzano, ha poco tempo per studiarsi le carte, e allora continua a rinviare.</p>

<p>E cos&#236;, di rinvio in rinvio, si arriver&#224; a luglio per certificare la presa cognizione della documentazione da parte delle difese e della giudice, poi, a data da destinarsi ma in autunno, l&#8217;udienza per la scelta del rito, e poi con calma si dovrebbe iniziare.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/perfido.jpg' alt=''></figure>

<p>Questo sfilacciamento fa molto male. Allenta l&#8217;attenzione sul processo, e quindi la consapevolezza della societ&#224;, cruciale nella lotta alla criminalit&#224; organizzata, soprattutto quando si parla proprio dei rapporti mafia-societ&#224; civile.</p>

<p>Non solo. Con il passare del tempo, incombono le prescrizioni, soprattutto per i carabinieri D&#8217;Andrea, Cipolla e Amato, accusati di omissione di soccorso verso l&#8217;operaio cinese Hu XuPai bestialmente pestato, e di favoreggiamento verso i picchiatori; e pu&#242; puntare alla prescrizione anche l&#8217;appuntato Luigi Sperenini, che aveva confidato all&#8217;amante, moglie del capo della locale di Cardeto Saverio Arfuso, l&#8217;esistenza dell&#8217;indagine dei Ros in Trentino, di fatto sabotandola.</p>

<p>Per questi motivi, che reputiamo gravi, sarebbe molto opportuno, anzi doveroso, un intervento del Presidente del Tribunale dott. Spina, che provveda a meglio organizzare, velocizzandoli, i lavori.</p>

<p>Gli abbiamo scritto chiedendogli un&#8217;intervista. Confidiamo in una risposta, e soprattutto efficaci provvedimenti.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Tasse, disuguaglianze  e Scuola di Formazione Politica</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17399/tasse_disuguaglianze_e_scuola_di_formazione_politica</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>I giovani del Pd varano una scuola di politica: con quale attenzione per le disparit&#224; sociali? E per le tasse?
</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>L&#8217;inesorabile incremento delle disuguaglianze, economiche e sociali, iniziato con Thatcher e Reagan &#232; ben noto (in ogni caso riportiamo alcuni dati nella tabella a fondo pagina). Ne &#232; conseguito un graduale smottamento della posizione sociale e qualit&#224; della vita della maggioranza dei cittadini, e a seguire un incattivimento di parte della societ&#224;, e una disponibilit&#224; ad abbracciare posizioni di nazionalismo anche estremo, visto come rivolta contro il sistema. Sistema di cui &#232; percepita come parte integrante la sinistra, che negli anni in cui, in tutto l&#8217;Occidente, &#232; stata in molteplici forme al governo, non ha certo contrastato il feroce incedere delle disuguaglianze.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/pd_scuola_di_formazione.jpg' alt=''></figure> 

<p>E ora che si profila una crisi internazionale del sovranismo, che fa la sinistra? Pensa di approfittarne, e dopo l&#8217;auspicata fine dei Trump, Orb&#224;n, Meloni, tornare sui collaudati consociativismi sociali, business as usual? Naturalmente senza mai neanche accennare, ohib&#242;, alla redistribuzione della ricchezza, tema (ritenuto) impopolare, e da cui tenersi molto alla larga.</p>

<p>Iniziamo a vedere questo tema, discutendo della nuova Scuola di Formazione politica lanciata dai giovani del Partito Democratico, che presentiamo nella scheda a pag. 24.</p>

<p>Il punto centrale &#232;: i giovani democratici, si pongono il problema delle disuguaglianze? Quello della tassazione (mai nominata nel programma della Scuola)?</p>

<p>Di questo abbiamo discusso con due dei promotori dell&#8217;iniziativa, entrambi studenti universitari, Edoardo Giudici segretario dei Giovani Democratici e Antonio Zanetel della segreteria del PD.</p>

<div class='scheda'>
<h3>Lincremento delle diseguaglianze</h3>

<p>La disparit&#224; nella distribuzione delle risorse in Italia &#232; tra le pi&#249; alte dell&#39;Unione Europea:</p>

<p>- Concentrazione della ricchezza: Il 10% pi&#249; ricco delle famiglie italiane detiene circa il 59,9% della ricchezza nazionale, mentre la met&#224; pi&#249; povera della popolazione ne possiede solo il 7,4%.</p>

<p>- Incrementi recenti: Negli ultimi 15 anni il 5% pi&#249; ricco dei nuclei familiari ha incamerato il 91% di tutto l&#39;incremento di ricchezza nazionale.</p>

<p>- L&#8217;impoverimento dei lavoratori: i salari reali (depurati dall&#8217;inflazione) sono pi&#249; bassi del 2,9% rispetto a quelli di 30 anni fa.</p>

<p>Per approfondire i dati ufficiali, puoi consultare il report del Benessere Equo e Sostenibile (BES) dell&#39;Istat o i dossier periodici di Oxfam Italia.</p>
</div>

<b><p>La sinistra si accoda al main stream per cui le tasse sono una parolaccia, n&#233; voi ne accennate nel vostro programma. La Schlein parla spesso di riduzione delle disuguaglianze, ma come vaga finalit&#224;, non arriva mai al discorso che se si vuole sanit&#224;, casa, scuola insomma stato sociale, occorre tassare i ricchi. Dir&#242; di pi&#249;, vediamo a sinistra esempi viziosi, come il sindaco Sala a Milano che pratica l&#39;esenzione dagli oneri urbanistici e dalle tasse locali ai miliardari di tutto il mondo perch&#233; vengano nella Milano dei grattacieli per ricchissimi. Si crea il paradiso fiscale pagato dalla gente comune, che peraltro l&#236; &#8211; colf, artigiani, commercianti - non possono vivere. Questo &#232; l&#39;esatto contrario di quanto si promette.</p></b>

<p>Non &#232; cos&#236; semplice: i ricchi hanno una mobilit&#224; fiscale molto pi&#249; forte delle persone meno abbienti, se si alzano troppo le tasse ai ricchi, questi vanno in un altro paese&#8230;</p>

<b><p>Chiaramente devi operare a livello europeo, e io non ho visto nessuno fare proposte in questa direzione.</p></b>

<p>Invece i nostri parlamentari europei, sia Decaro del PD ma tutto il gruppo socialista, il tema della mobilit&#224; fiscale lo ha posto, ma &#232; un argomento molto tecnico, che non passa nella comunicazione di massa. Invece nelle conferenze, negli eventi dove puoi andare un po&#39; pi&#249; in profondit&#224;, queste iniziative sono state illustrate.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/pd_antonio_zanetel.jpg' alt=''><figcaption>Antonio Zanetel</figcaption></figure> 

<b><p>Non mi sembra che in questi anni la sinistra abbia concluso granch&#233; sul tema fiscale&#8230;</p></b>

<p>Vediamo due fattori. Il primo &#232; l&#39;instabilit&#224; dei governi che ha portato finora a grandi difficolt&#224; nel fare riforme strutturali. Poi, oltre alla tassazione dei ricchi su cui di sicuro il Pd ha fatto delle proposte, per migliorare la vita dei cittadini si pu&#242; operare sul lavoro povero e sull&#39;accesso a casa, sanit&#224;, istruzione pubbliche&#8230;</p>

<b><p>Con quali risorse?</p></b>

<p>Possono essere recuperate in particolare combattendo la criminalit&#224; organizzata e l&#39;evasione fiscale. I due fenomeni sommano circa 170-180 miliardi all&#39;anno sottratti ai cittadini. Possiamo cominciare da l&#236;, con una volont&#224; politica decisa. Teniamo presente, poi, che la criminalit&#224; non solo drena risorse, ma altera il mercato a danno del tessuto imprenditoriale vero.</p>

<b><p>Allora voi mi dite che il discorso tassazione &#232; troppo complesso...</p></b>

<p>No, forse abbiamo un po&#8217; esagerato, in realt&#224; non &#232; troppo complesso. &#200; un tema da affrontare numeri alla mano, e non si pu&#242; nascondere sotto il tappeto. &#200; evidente che ci sono disparit&#224; e diseguaglianze e una delle soluzioni &#232; anche quella della tassazione. Per&#242; anche senza un&#39;impostazione ideologica perch&#233; poi spesso si sconfina nel mondo del fantasioso quando si parla di tasse.</p>

<b><p>Cosa intendete con &#8220;senza impostazioni ideologiche&#8221;? Io sento Salvini ed altri, rifiutare il Green Deal che sarebbe frutto di impostazioni ideologiche, cio&#232; quando si tratta di un progetto di medio-lungo respiro diventa impostazione ideologica, mentre andare dietro ai poteri forti &#232; sano pragmatismo.</p></b>

<p>Non vediamo il pragmatismo come sudditanza ai poteri forti: ideologia e pragmatismo devono essere conciliati in una societ&#224; come la nostra, in cui ci sono determinati vincoli, sui quali noi dobbiamo agire se vogliamo migliorare la condizione di vita dei cittadini, ma che al contempo non possiamo ignorare. Insomma, dobbiamo lavorare, agire sul contesto reale, per avvicinarci agli obiettivi.</p>

<p>Tornando alle tasse, la direzione ce la d&#224; la Costituzione: le tasse devono essere progressive. Nel 2022, per esempio, nel programma del PD c&#39;era l&#39;aumento della tassa sulla successione, che &#232; al 4%, una delle pi&#249; basse dell&#39;Unione Europea. L&#39;idea era proprio aumentare le tasse sulle ricche eredit&#224; e darle alle persone in difficolt&#224;, particolarmente ai giovani, per iscriversi all&#8217;universit&#224;, per iniziare un progetto imprenditoriale.</p>

<b><p>Porto un altro esempio, i compensi dei manager, che &#232; venuto fuori con la Ceo di Terna cui sarebbe spettata una buona uscita di 7 milioni e mezzo, ed &#232; solo uno degli esempi. Si dice sempre che per avere i migliori devi pagarli, ma per favore, questi prendono i milioni anche quando fanno disastri, fanno fallire la societ&#224;. E&#8217; una cosa pessima, perch&#233; svela un&#39;appartenenza sociale, il politico che approva i super stipendi perch&#232; vuole appartenere al giro dei potenti&#8230;</p>
</b>
<p>Sono d&#39;accordo sul fatto che ci sono dei compensi stratosferici, dopodich&#233; per&#242;, in particolare per quanto riguarda la pubblica amministrazione, abbiamo la necessit&#224; di avere gente competente e se sono un manager e ho due offerte diverse, una che mi viene dalla politica e una che mi viene dal privato devo scegliere, e allora inevitabilmente uno dei tasselli &#232; il compenso.</p>

<b><p>Non sono d&#39;accordo: ho conosciuto diversi amministratori pubblici, dirigenti provinciali di altissimo livello, che hanno il relativo stipendio che non sono quattro soldi, ma nemmeno milioni. Dall&#8217;altra parte vediamo Diego Cattoni che dirige l&#8217;A22 con stipendio favoloso, ma &#8211; grazie anche all&#8217;insipienza di Fugatti - non ha saputo fare un progetto per tenere l&#39;autostrada in Trentino. E poi vedo la sudditanza dei nostri sindaci a Dolomiti Energia, sul trattamento dei dipendenti come sulla trasformazione in spa. Ma allora, se i politici nutrono reverenza verso i manager, chi &#232; che li controlla? Sono loro che diventano i padroni ed hanno altre priorit&#224; che non il servizio pubblico.</p></b>

<p>Il tema &#232; quello del primato della politica. Il Pd da sempre sostiene che in A22 l&#39;interesse primario &#232; tenere l&#39;autostrada sul territorio, perch&#233; allora hai la certezza che vengono fatti investimenti, e che c&#39;&#232; il controllo su un&#39;arteria vitale. Dopodich&#233; se la politica cede all&#39;amministrazione, poi al management, non va bene, ci mancherebbe.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/pd_edoardo_giudici.jpg' alt=''><figcaption>Edoardo Giudici</figcaption></figure> 

<b><p>Forse &#232; una questione di ceto sociale, il gruppo di quelli che comandano. E sotto c&#8217;&#232; una questione di tensione civica, di etica pubblica: un esponente politico o un amministratore di una societ&#224; pubblica che sogna la Lamborghini, non va bene. La sua finalit&#224; deve essere altro, il bene della comunit&#224;, del territorio, i superstipendi invece sono indice di un approccio sbagliato alla radice, vuol dire che si accetta il degrado della coscienza civica.</p>

<p>Correlato a questo primato della ricchezza, c&#8217;&#232; il tema dell&#8217;economia del lusso, del puntare sui prodotti per le elite milardarie: i grattacieli del sindaco Sala, le borse della Santanch&#233;, il rifugio con cinque Lamborghini che emergono dalla neve, lo champagne a 2.000 euro a bottiglia&#8230; E&#8217; un&#8217;illusione, i miliardari non sono tantissimi e tutti li cercano, le aziende che hanno puntato su di loro sono tutte finite male, aveva ragione John Ford che diceva: io devo fare la macchina per il mio operaio, allora avr&#242; un&#39;industria grande in una societ&#224; prospera.</p></b>

<p>Concordiamo. La bussola da seguire &#232; innanzitutto l&#39;articolo 1 della Costituzione, l&#8217;Italia &#232; una repubblica fondata sul lavoro; e l&#39;articolo 3 che sancisce il principio di uguaglianza, la pari dignit&#224; sociale di tutti i cittadini, e impone la rimozione degli ostacoli economici e sociali che ne limitano la libert&#224;. Ora &#232; chiaro che per fare questo c&#39;&#232; la necessit&#224; di un grande lavoro politico che forse non dar&#224; grandi risultati nell&#39;immediato, ma di sicuro lo si pu&#242; fare, anzi lo si deve fare.</p>

<p>E cos&#236; nella Scuola di Formazione abbiamo posto come tema unificante, che fa da filo rosso, lo sviluppo, ma inteso non solo o tanto come economico, come Pil, ma come crescita della persona e della societ&#224;. Il che &#232; l&#8217;esatto contrario della disuguaglianza.</p>

<div class='scheda'>
<h3>La Scuola di Formazione Politica</h3>

<p>Che senso ha oggi, una scuola sulla politica? Questo chiediamo ai giovani del Pd, Edoardo Giudici e Antonio Zanetel, che sono tra i principali promotori</p>

<p>&#8220;Nella nostra generazione c&#8217;&#232; tanta voglia di politica, che viene seguita sui social o interpretata con la partecipazione a manifestazioni. Per&#242; non si riesce a fare un salto, avvicinarsi alla politica organizzata, ossia a un partito. Questo perch&#233; la politica dei partiti viene vissuta come qualcosa di poco serio, perseguita per meri interessi personali invece che della collettivit&#224;. La scuola invece vuol far partire la politica dalla voglia di conoscere i problemi e lavorare per risolverli. Occorre un percorso: partire dal passato, per capire il presente, per lavorare per il futuro&#8221;. </p>

<p>L&#8217;obiettivo &#232; formare i politici oppure avvicinare i giovani?</p>

<p>&#8220;Questa &#232; la sfida: si parte da un livello iniziale propedeutico, con contenuti che servono sia al cittadino o al semplice militante che all&#8217;assessore, perch&#233; questa base pu&#242; essere molto utile anche a lui.&#8221;</p>

<p>La Scuola &#232; intitolata a Renato Ballardini, che &#232; stato tante cose - vicepresidente del Consiglio Europeo, parlamentare di spicco, partigiano, avvocato molto autorevole - ma anche, ci piace ricordare, prezioso redattore, anzi, mentore, di Questotrentino.</p>

<p>&#8220;Noi non abbiamo avuto la fortuna di incrociare il nostro cammino con lui, ma abbiamo deciso di intitolargli la Scuola perch&#233; &#233; comunque stato un punto di riferimento: basti pensare alla sua scelta di andare in montagna come partigiano a 14 anni, e poi la grande disponibilit&#224; nel mettere la sua multiforme esperienza al servizio della comunit&#224;&#8221;.</p>

<p>A seguire in estrema sintesi, i temi trattati nella scuola (vedi <u>https://www.partitodemocraticotrentino.it/articolo9221.html</u>). Ognuno di essi, sviluppato in workshop da tenersi il sabato mattina, &#232; articolato in una trattazione globale e una incentrata sul Trentino</p>

<p>&#8220;Geografia della Crescita: distretti industriali e politiche di sviluppo&#8221;</p>

<p>&#8220;L&#8217;energia da Mattei a oggi: rinnovabili, investimenti futuri, efficienza energetica&#8221;</p>

<p>&#8220;Lavoro e industria: le trasformazioni del mondo del lavoro, dalla globalizzazione alla digitalizzazione&#8221;</p>

<p>&#8220;Le disuguaglianze sociali in Italia e il ruolo della previdenza&#8221;</p>

<p>&#8220;Manuale di autonomia dalle competenze della Giunta comunale al ruolo delle Comunit&#224; di valle&#8221;</p>

<p>&#8220;La Parola Politica: strumenti e linguaggio della comunicazione politica&#8221;</p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>La spedizione dei mille contro  la monocoltura intensiva</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17398/la_spedizione_dei_mille_contro_la_monocoltura_intensiva</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>A Brentonico i cittadini incalzano il Comune con una doppia proposta per fermare l&#8217;espansione dei vigneti e tutelare salute, ambiente e paesaggio dall&#8217;aggressivo 
&#8220;land grabbing&#8221; in corso.
</div><div>di Diana Leonardi</div><div><p>Il gioco si fa duro, a Brentonico. Vi avevamo lasciati a marzo dopo avervi descritto, nell&#8217;inchiesta &#8220;Altopiano vendesi&#8221;, la rapidit&#224; con cui la monocoltura viticola intensiva &#232; avanzata in questi ultimi anni sull&#8217;altopiano, a quote alte e basse, vicino alle aree protette come ai centri abitati, mentre le istituzioni, locali e provinciali, lasciavano fare. Ve lo avevamo presentato come il primo caso di &#8220;land grabbing&#8221; (accaparramento di terra) alla trentina, poich&#233; chi sta impiantando vigneti viene da fuori con grandi disponibilit&#224; finanziarie.</p>

<p>Vi avevamo raccontato delle forti preoccupazioni della gente per la salute, l&#8217;ambiente e il paesaggio, e del tentativo di organizzarsi, dal basso, per reagire. Vi avevamo parlato della raccolta firme in corso da parte del neonato &#8220;Comitato biodiversit&#224; e salute per Brentonico&#8221; per chiedere al Sindaco, con una petizione, di fermare l&#8217;invasione dei vigneti tramite una modifica del Piano Regolatore Generale e, nell&#8217;attesa, l&#8217;adozione di un Regolamento comunale, di immediata approvazione, che normasse le attivit&#224; agricole per ridurne sensibilmente l&#8217;impatto sanitario e ambientale.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/vigne_vigneto_mandram.jpg' alt=''><figcaption>Enorme sbancamento arato per il nuovo vigneto in localit&#224; Mandram, appena sotto l&#39;abitato di Brentonico: laddove ora si vede l&#39;aratura, prima c&#39;erano prati.</figcaption></figure> 

<h3>La spedizione dei mille</h3>

<p>La petizione &#232; stata consegnata in Comune l&#8217;11 marzo 2026, sottoscritta da mille cittadine e cittadini. Il numero &#232; considerevole, se si pensa che si tratta di quasi un terzo degli aventi diritto al voto e di quasi la met&#224; dei votanti alle ultime elezioni comunali di un anno fa. &#200; stata la riprova che alla gente di Brentonico il &#8220;land grabbing&#8221; di cui &#232; vittima non piace affatto, e preferisce tenersi i suoi prati, pascoli, boschi, la propria salute e il proprio patrimonio ambientale e naturalistico, inestimabile.</p>

<p>La risposta del Sindaco &#232; arrivata il 7 aprile, e ha lasciato insoddisfatti i promotori. Riguardo al PRG, il primo cittadino ha risposto che il Comune ha gi&#224; avviato i lavori per la Variante generale, prevedendo l&#8217;adozione preliminare del nuovo Piano entro l&#8217;inizio del 2027, senza tuttavia indicare alcuna misura precisa per contrastare la monocoltura. Riguardo al Regolamento, invece, ha respinto la richiesta dei mille, definendolo &#8220;giuridicamente fragile&#8221; e temendo ripercussioni per i piccoli agricoltori.</p>

<p>Il Comitato ha ritenuto quest&#8217;ultima una scelta politica, non imposta dalla normativa, che assegna esplicitamente ai Comuni la possibilit&#224; di intervenire con un proprio regolamento per normare le attivit&#224; agricole gi&#224; in essere (su cui il PRG non pu&#242; intervenire), in forza di specificit&#224; territoriali che nel caso di Brentonico appaiono chiare ed evidenti: manifesta volont&#224; popolare, altissima biodiversit&#224;, Parco del Monte Baldo, candidatura UNESCO, enorme crescita dei vigneti (+ 44% negli ultimi dieci anni contro il + 7% provinciale, coi tre quarti dei nuovi vigneti provinciali concentrati proprio a Brentonico).</p>

<h3>Dalla petizione alla (doppia) proposta</h3>

<p>&#200; in virt&#249; di questo che il Comitato, facendo ricorso alle ulteriori possibilit&#224; di partecipazione previste dalla normativa, ha deciso di rilanciare con i fatti, mettendo nero su bianco una proposta congiunta di Variante al PRG e di Regolamento comunale trasmessa al Sindaco il 20 aprile, calibrata per fermare la monocoltura intensiva sull&#8217;altopiano, salvaguardando espressamente le normali pratiche dei piccoli agricoltori locali. I documenti integrali si possono leggere sul Canale Telegram del Comitato.</p>

<p>Tra le misure proposte sul piano urbanistico (PRG): divieto di trasformare boschi e pascoli in aree agricole intensive; divieto di realizzare nuovi impianti agricoli intensivi a meno di 100 metri dalle case e di 200 metri dai luoghi sensibili (asili, scuole, parchi, strutture sanitarie); ampliamento a 50 metri della fascia di rispetto a tutela dei corsi d&#39;acqua (contro gli attuali 10) e divieto di colture intensive sopra le falde acquifere e le aree di ricarica dei pozzi; divieto di usare pali in cemento o metallo, reti ombreggianti e serre per i nuovi impianti, imponendo materiali tradizionali (legno); divieto di abbattere i muretti a secco.</p>

<p>Altrettanto incisive sono le misure proposte dal Comitato sul piano comportamentale (Regolamento). Considerando che oggi, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, si possono irrorare fitofarmaci, anche i pi&#249; tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte, i cittadini hanno chiesto regole molto pi&#249; severe, in modo che le attivit&#224; agricole a elevato impatto sanitario e ambientale, come lo &#232; tipicamente la monocoltura intensiva, risultino fortemente disincentivate ad attecchire ed espandersi. In particolare, il Comitato ha proposto al Comune di estendere notevolmente le fasce di tutela dai fitofarmaci: entro 100 metri dagli edifici residenziali ed entro 200 metri da asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, obbligo di irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali, e divieto ai fitofarmaci pi&#249; tossici; entro 50 metri, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica.</p>

<h3>Il monito di Brentonico</h3>

<p>Ora la palla passa nuovamente all&#8217;Amministrazione, che avr&#224; 30 giorni di tempo per discutere la proposta di Regolamento in Consiglio comunale. Le avvisaglie, per&#242;, non sono delle migliori, se &#232; vero che il 15 aprile il Comune ha organizzato un incontro pubblico per illustrare l&#8217;iter della Variante al PRG durante il quale sono intervenuti, non si &#232; capito bene a quale titolo, l&#8217;Assessore provinciale all&#8217;urbanistica Mattia Gottardi e il Presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, arrivati a dar man forte all&#8217;Amministrazione in una fase dell&#8217;iter in cui dovrebbe essere soltanto la comunit&#224; locale ad agire e prendere decisioni. Morale: la Variante generale al PRG &#232; sufficiente, non serve altro, arrivederci alla sua approvazione preliminare, fra un anno. Nel frattempo sull&#8217;altopiano la monocoltura avanza, le ruspe non si fermano e nuovi enormi vigneti, letteralmente da un giorno all&#8217;altro, continuano a prendere il posto di prati, pascoli e boschi, persi per sempre.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/comitato_bsb_foto_di_vigne_gruppo.jpg' alt=''><figcaption>Membri del &quot;Comitato biodiversit&#224; e salute per Brentonico&quot;</figcaption></figure> 

<p>La battaglia di Brentonico &#232; un monito al resto del territorio trentino: quello che sta succedendo sull&#8217;altopiano potrebbe accadere, domani, anche altrove, sulla spinta della migrazione verticale delle colture imposta dal surriscaldamento climatico. Brentonico, col sacrificio imposto al suo ambiente e al suo paesaggio, lancia l&#8217;allarme: il &#8220;land grabbing&#8221; &#232; un fenomeno sconosciuto alle nostre latitudini e il quadro normativo, urbanistico e regolamentare, non ci protegge. Siamo fatalmente esposti.</p>

<p>Brentonico insegna anche, in modo eloquente, che di fronte all&#8217;inerzia e all&#8217;impotenza delle istituzioni l&#8217;unica carta da giocarsi in questi casi resta la reazione dal basso. Qui il quadro normativo &#232; favorevole e mette in mano al cittadino gli strumenti per partecipare, spesso di fronte all&#8217;obtorto collo degli amministratori: petizioni, proposte, fino ai referendum. La gente di Brentonico, se non altro, ci sta provando. Vedremo se le istituzioni, quanto meno, riusciranno ad andare a traino.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>Il Trentino  delle deroghe</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17397/il_trentino_delle_deroghe</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>I piani regolatori comunali sono carta straccia..</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>La giunta provinciale di Maurizio Fugatti non va per il sottile. Il partito del fare, mantiene una ferma coerenza. &#200; sufficiente che si proponga un investimento, possibilmente ricco di cemento, e arriva il consenso, anche se per realizzarlo si devono sconfessare un piano regolatore comunale e il piano urbanistico provinciale. Le considerazioni ambientali, sociali, il tema dei cambiamenti climatici, le osservazioni dei tecnici vengono accantonate: per questa giunta nemmeno meritano risposta. Si deve fare, consumare suoli pregiati, offendere il paesaggio: questa in sintesi l&#8217;azione dei governi Fugatti.</p>

<p>Succede sul Cermis. Il Comune di Cavalese, o meglio la societ&#224; Funivie Alpe del Cermis, chiede un nuovo bacino di innevamento, un devastante campeggio di lusso nel fondovalle, l&#8217;aumento di volumetrie degli alberghi in quota? Nulla si nega, nel nome dello sviluppo, del turismo si stracciano i valori di paesaggi, di naturalit&#224;, aree pascolive e forestali.</p>

<p>Andiamo a monte dell&#8217;Avisio, a Pozza di Fassa e a Predazzo, e soffermiamoci su due recenti deroghe che hanno dell&#8217;incredibile.</p>

<h3>Il rifugio Buffaure: Diventer&#224; un albergo di lusso</h3>

<p>Siamo in alta Val Jumela, la zona oggetto di uno scontro severo quasi trenta anni fa, con la giunta di centro sinistra-ambientalista di Lorenzo Dellai. Sostenevano le associazioni ambientaliste e la SAT: &#8220;Se si concede quell&#8217;area all&#8217;industria dello sci, negli anni l&#8217;intera montagna verr&#224; paesaggisticamente distrutta&#8221;. E cos&#236; &#232; stato, &#8220;tacon per tacon&#8221;, dicono i trentini, vi si &#232; aggiunto un qualcosa sempre ritenuto minimale.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/casanova_buffaure_2.jpg' alt=''><figcaption>Il rifugio Buffaure</figcaption></figure> 

<p>Lorenzo Dellai, con un sorriso irridente, spiegava allora che si sarebbe trattato dell&#8217;ultimo sacrificio ambientale in favore dello sci. Fin da subito, per&#242;, lo stesso presidente si smentiva: pochi mesi dopo nella sede del parco Adamello Brenta (ulteriore sfregio istituzionale) approvava il collegamento sciistico Pinzolo-Campiglio e poco dopo dava il via alla devastazione dell&#8217;altopiano di Folgaria. Sempre a sostegno dell&#8217;industria dello sci. Ricordare la storia &#232; utile, ma veniamo all&#8217;attualit&#224;.</p>

<p>Siamo in alta Val Jumela-Buffaure (Comune di S&#232;n Jan), verso il Ciampac. Dagli anni &#39;75 &#232; in funzione un modesto rifugio escursionistico a 2050 metri di quota, in legno, il rifugio Buffaure. In febbraio il Consiglio Comunale di S&#232;n Jan ha approvato un progetto di demolizione e ricostruzione dell&#8217;edificio per fare posto ad un nuovo &#8220;rifugio&#8221;.</p>

<p>Per realizzarlo &#232; necessario ricorrere a una deroga del PRG comunale. Il progetto presentato &#232; oltremodo impattante. Contrasta con le schede tecniche del PRG che prevedono per gli edifici in quota solo il risanamento conservativo, con definiti minimali indici di ampliamento, con l&#8217;area destinata a pascolo e ritenuta zona di elevata naturalit&#224;. La locale commissione edilizia lo scorso anno bocciava il progetto.</p>

<p>Per il sindaco di S&#232;n Jan non c&#8217;&#232; tempo da perdere e porta in Consiglio Comunale la deroga al PRG del 2015, chiedendo l&#8217;approvazione della delibera. E cos&#236; &#232; stato, all&#39;unanimit&#224;.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/casanova_giulio_florian.jpg' alt=''><figcaption>Il sindaco di Sen Jan Giulio Florian</figcaption></figure> 

<p>L&#8217;edificio sar&#224; in legno blockbau, su quattro livelli. Un garage seminterrato per il gatto delle nevi, e le motoslitte, locali tecnici, tre camere con bagno per il personale, area welness. Al piano terra ci sar&#224; la sala bar e il ristorante per 120 posti a sedere, la cucina, nove servizi igenici, la reception, l&#39;accesso all&#8217;area notte e una terrazza esterna per altri 150 posti. Al primo piano ci saranno cinque suite da due posti letto ciascuna, una sauna privata, una terrazzo e due sale servizi. Il secondo piano ospiter&#224; l&#8217;appartamento dei gestori e quattro camere del personale pi&#249; servizi.</p>

<p>La superficie occupata dalla struttura sar&#224; di 2391,73 metri quadri, con un aumento del volume approvato del 450%. Per mantenere il nome di rifugio &#232; necessario rendere agibile un bivacco invernale. Nessun problema, grazie ad una nuova deroga si abbatter&#224; l&#8217;attuale piccola baita e in prossimit&#224;, su un&#39;area oggi libera, si costruir&#224; il nuovo. Teniamo presente che la legge sulla montagna per i rifugi prevede che offrano una &#8220;sobria ospitalit&#224;&#8221;.</p>

<p>Si tratta di un&#8217;ennesima deturpazione del territorio. Ma nonostante questo, la Provincia ha approvato il nulla osta. Nel concreto si sposa l&#8217;overturismo; del resto l&#8217;assessore Failoni nega vi sia questo problema, si tratta di un regalo offerto all&#8217;industria dello sci. Non &#232; un caso che sia appena stata sostituita la vecchia seggiovia del 1997: da una capacit&#224; di trasporto di 1.800 utenti si passer&#224; a 2.600. Non &#232; casuale che la pista di sci potenziata passi appena sotto il rifugio. Altro che l&#8217;interesse generale invocato! Qui si risponde solo a esigenze privatistiche. Gli amministratori, comunali e provinciali, si propongono come servitori di pochi soggetti afferenti l&#8217;industria dello sci. E questo avviene in un comune dove i residenti non travolti da conflitti di interesse nel settore del turismo sono ormai una silenziosa e minacciata minoranza.</p>

<h3>Non si dimenticano gli allevatori</h3>

<p>Il secondo esempio ci porta nel settore agricolo. Siamo nel Comune di Predazzo, appena a monte della piana, zona &#8220;Campagna&#8221;. Il versante d&#224; ospitalit&#224; a pi&#249; stalle, tutte di sproporzionate dimensioni, i cui allevatori locali devono acquistare fuori regione il 50% del foraggio necessario all&#8217;alimentazione dei capi bovini. Un dato che dovrebbe portare a qualche riflessione: in valle le aree destinate al foraggio, le zone agricole di pregio, sono sempre meno e dunque intelligenza vorrebbe che si conservasse quel poco rimasto.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/casanova_mas.jpg' alt=''><figcaption>Il Mas dei Zalune</figcaption></figure> 

<p>In questo caso l&#8217;Azienda Mas dei Zalune, di propriet&#224; di Valentino Bosin e figli, propone un ampliamento della stalla, costruita negli anni &#8216;70, ritenuta oggi inadeguata (80 capi, dei quali 50 da latte); in Alto Adige un&#8217;azienda di 30 capi &#232; gi&#224; ritenuta fuori scala. Sono animali da latte e singoli capi da carne o da riproduzione. Si propone di arrivare ad una stalla di circa 100 capi, l&#8217;edificio sarebbe su quattro piani, due dei quali interrati: concimaia per liquami e solido e altri servizi. Fuori terra rimarrebbe la stalla, un ampio garage e nel sottotetto un ufficio (60 metri quadrati, per un&#8217;azienda agricola). Il progetto &#232; in contrasto con il Piano Regolatore comunale. Si passa dagli attuali 6340 metri cubi a 11.137 (4.796 in deroga). La superficie occupata passa da 25.717 mq. a 45.493, l&#8217;altezza dell&#8217;edificio sar&#224; di sette metri.</p>

<p>Anche in questo caso la Provincia &#232; stata solerte nel concedere il nulla osta.</p>

<h3>Qualcuno si indigna?</h3>

<p>Siamo in presenza di due deroghe alla pianificazione comunale che nelle dimensioni hanno dell&#8217;incredibile. Vi si deve riflettere. Questi comuni, quando affrontano la loro nuova pianificazione territoriale, sicuramente hanno affidato l&#8217;incarico a dei tecnici di qualit&#224;. Questi ultimi, per giustificare le scelte, avranno dovuto ricorrere a esperti di paesaggio, di ambiente, a persone che conoscono la realt&#224; sociale; avranno coinvolto gli operatori economici, forse anche i residenti. Tutti passaggi che hanno dei costi, che hanno visto maturare le decisioni urbanistiche su conoscenze specifiche, anche identitarie e storiche. E dunque si rimane sconcertati del sostegno offerto a deroghe di simile entit&#224;. Gi&#224; di per s&#233; la deroga &#232; una scelta che offende la democrazia, il cittadino.</p>

<p>Nei due casi di cui abbiamo parlato a offendersi dovrebbero essere prima di tutto gli amministratori che avevano sostenuto la pianificazione, compresi gli amministratori provinciali che l&#8217;avevano avallata. Ma anche i professionisti che erano stati chiamati a lavorarvi.</p>

<p>Si rimane sorpresi da simili scelte anche per il fatto che nelle maggioranze che le hanno approvate non c&#39;&#232; stato un accenno di discussione sul turismo, sulla qualit&#224; del territorio, sul valore della montagna.</p>

<p>Nel caso della stalla nessuna riflessione &#232; stata fatta sulla mancanza di foraggio in valle, sulla scarsit&#224; dei prati produttivi, sul paesaggio, sui problemi sempre pi&#249; severi che coinvolgono la gestione di queste enormi stalle e il crollo del prezzo di vendita del latte, della reale capacit&#224; di vendita del prodotto di seconda lavorazione, il formaggio.</p>

<p>Lo scandalo cade sulle spalle di chi sta governando questa provincia. Pur di mantenere un sostegno clientelare diffuso si fa carta straccia di pianificazioni e regolamenti.</p>

<p>Mai come oggi &#232; invece urgente avviare una nuova programmazione territoriale che sia capace di offrire risposta, non tanto alle esigenze del mondo produttivo (senza per questo trascurarle), ma agli effetti dei cambiamenti climatici in atto, alla caduta di biodiversit&#224;, alla qualit&#224; dei paesaggi, alla scarsit&#224; di risorse fondamentali come l&#8217;acqua, alla gestione delle aree protette, al tema della sicurezza territoriale, idraulica e della montagna, della mobilit&#224;. Si deduce, da queste decisioni, che la giunta provinciale lavora in senso opposto ai problemi che l&#8217;immediato ci presenta. Ne siamo certi: la giunta affronter&#224; la stesura di un nuovo Piano Urbanistico Provinciale: ma con una visione opposta. Per privarlo di ogni possibile vincolo, per renderlo strumento agile che possa facilitare ulteriori assalti al territorio e al paesaggio.</p>

<p>Un capitolo, questo, che il mondo politico trentino oggi all&#8217;opposizione dovr&#224; affrontare con determinazione, cultura e coraggio.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item><item><title>L&#8217;Universit&#224; di Trento  e Israele</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17396/l_universit_di_trento_e_israele</link><pubDate>Sat, 02 May 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Il genocidio dei palestinesi: 
da qui, possiamo fare qualcosa?</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Dalla Rete Legalit&#224; per il Clima, rappresentata da quattro avvocati di Napoli, e dai sindacati di sinistra CUB e Sindacato di Base (rappresentati rispettivamente da Ezio Casagranda e Fulvio Flammini), &#232; stata inviata all&#8217;Universit&#224; di Trento una &#8220;Diffida a sospendere ed interrompere qualsivoglia rapporto di collaborazione con universit&#224;, aziende e istituzioni legate allo Stato di Israele&#8221;.</p>

<p>Il documento pu&#242; non essere condiviso in toto, ma &#232; indubbiamente interessante, sia per la posizione che propone, sia per le argomentazioni che porta a supporto. Partiamo dai crimini internazionali commessi da Israele.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/israele_2.jpg' alt=''></figure> 

<p>Partendo dalla situazione di Gaza, il documento porta dati Onu in parte pochissimo conosciuti. Quindi non solo i risultati del bombardamenti - quasi 70.000 palestinesi uccisi, oltre 170.000 feriti, il 92% delle case totalmente distrutte. Ma anche la catastrofe umanitaria successiva: decessi legati alla malnutrizione, agli attacchi indiscriminati dei civili ed agli ostacoli all&#8217;accesso agli aiuti: il 22% della popolazione si trova ad affrontare un livello di insicurezza alimentare &#8220;catastrofico&#8221;, mentre un ulteriore 54% si trova in una situazione di &#8220;emergenza&#8221; (dati dell&#8217;United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA).</p>

<p>The Lancet, una delle pi&#249; autorevoli riviste scientifiche del mondo, ha pubblicato una lettera firmata da oltre 3.300 studiosi internazionali che denuncia una delle conseguenze pi&#249; drammatiche dell&#8217;offensiva su Gaza: il crollo dell&#8217;aspettativa di vita nella Striscia, ridotta di ben 35 anni. Un deterioramento dell&#8217;aspettativa di vita peggiore di quello registrato durante il famigerato genocidio in Ruanda nel 1994: il collasso del sistema sanitario (sistematicamente distrutto dall&#8217;esercito israeliano), la malnutrizione indotta, la carenza d&#8217;acqua indotta, il permanere di uccisioni indiscriminate.</p>

<p>Questo, come &#233; noto, ha portato la Corte Penale Internazionale a emettere un ordine di arresto con l&#8217;accusa di crimini contro l&#8217;umanit&#224; nei confronti di Benjamin Netanyahu e di Yoav Gallant, rispettivamente Primo Ministro ed ex Ministro della Difesa dello Stato di Israele.</p>

<p>Passando alla colonizzazione dei territori occupati, ed in particolare in Cisgiordania, divenuta ormai sistematica e sempre pi&#249; feroce, la Corte Internazionale di Giustizia ha intimato agli Stati membri di non fornire a Israele alcuna assistenza utilizzabile per gli insediamenti nei territori occupati e di interrompere l&#8217;importazione di prodotti da tali aree, estendendo anche ai privati &#8211; ovvero ai soggetti diversi dallo Stato &#8211; l&#8217;obbligo di cessare le loro attivit&#224; all&#8217;interno o in connessione con gli insediamenti israeliani (qui i firmatari usano il grassetto, sottintendendo che quest&#8217;obbligo riguarda anche le universit&#224;).</p>

<h3>Che fare?</h3>

<p>A questo punto qualcuno pu&#242; dire: Onu? Corte Penale Internazionale? Diritti Umanitari? E allora? Sono organismi superati, se mai hanno contato qualcosa, ora non contano nulla, siamo nell&#8217;era in cui, in maniera chiara, esplicita, si sa che a contare &#232; una sola cosa: la forza.</p>

<p>Troviamo triste che si possa ragionare cos&#236;, che ci si rassegni a rinunciare ai diritti dell&#8217;umanit&#224;. E lo troviamo stupido, se a farlo sono i cittadini di un paese come il nostro, che forza non ne ha, e se dovesse essere quella la misura del mondo saremmo ridotti, se va bene, al ruolo di miseri vassalli.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/israele_1.jpg' alt=''></figure> 

<p>Per questo (nel mentre, magari come Unione Europea, sarebbe bene che comunque ci rafforzassimo), &#232; indispensabile riconoscere, nei fatti, la validit&#224; degli organismi e del diritto internazionale, contrastare le plateali violazioni dei basilari principi umanitari - tra le quali, atroce, il genocidio dei gazawi &#8211; attraverso le sanzioni, l&#8217;isolamento economico, commerciale e culturale di chi ne &#232; responsabile.</p>

<p>Partendo da queste basi la Diffida analizza nel dettaglio i rapporti tra l&#8217;Universit&#224; di Trento e universit&#224;, aziende e istituzioni legate allo Stato di Israele.</p>

<p>E&#8217; un&#8217;analisi molto vasta ed approfondita, moltissimi sono questi legami, magari all&#8217;interno di progetti cui concorrono diverse realt&#224; scientifiche europee. Ora, se alcuni progetti possono essere integrati all&#8217;interno della ricerca funzionale all&#8217;apparato militare, altri invece si configurano come &#8220;&#8221;dual use&#8221;, vale a dire &#8220;potenzialmente idonei a produrre risultati utilizzabili anche in operazioni militari o comunque di violazione dei diritti umani&#8221;.</p>

<p>Qui il discorso quindi, si amplia. Perch&#233; praticamente tutto, dal computer all&#8217;autocarro, pu&#242; prestarsi ad essere usato anche in ambito militare o di controllo della popolazione. Per cui la questione non riguarda pi&#249; solo la collaborazione con l&#8217;apparato militare, ma si allarga, si fa etico-politica: insomma, si intende o meno interrompere qualsiasi rapporto con Israele finch&#233; prosegue nella sua azione di distruzione della popolazione palestinese?</p>

<p>Cos&#236; conclude la diffida: &#8220;Il Rettore (di Trento, Flavio Deflorian, n.d.r.) ha pi&#249; volte ribadito che l&#8217;Ateneo ha sospeso e congelato alcuni accordi con universit&#224; israeliane (ad esempio, quelli con l&#8217;Universit&#224; di Haifa), ma che non pu&#242; sospendere, o peggio uscire, da accordi che dipendono dall&#8217;Unione Europea, pur ammettendo la gravit&#224; dei crimini commessi da Israele e che alcuni dei partner dei progetti &#8211; ad esempio, IBM Israel &#8211; sono integrati nell&#8217;apparato militare e di sicurezza dello Stato di Israele.</p>

<p>Nel comunicato stampa UNITN del 22/10/25 si legge che il Senato accademico ha &#8220;espresso la sua pi&#249; ferma condanna nei confronti delle autorit&#224; israeliane per i gravissimi crimini di guerra messi in atto che hanno portato alla fondata accusa di genocidio, sostenuta da autorevoli enti internazionali, ai danni della popolazione palestinese&#8221;</p>

<p>Cos&#236; si conclude il documento: &#8220;Facciamo fatica a comprendere come possa l&#8217;Universit&#224; continuare tali collaborazioni e considerare &#8216;illegale&#8217; la possibilit&#224; di interromperle, pur sapendo che le attivit&#224; criminali in atto da parte dello Stato di Israele possono essere facilitate dalle risultanze dei progetti in atto, o che &#8211; in ogni caso &#8211; lo Stato di Israele se ne possa comunque avvantaggiare&#8221;.</p>

<p>Di qui la diffida al Rettore, pena il ricorso anche alla via giudiziaria, a interrompere qualsiasi collaborazione, e ad uscire dalla partecipazione di qualsiasi progetto nel quale siano presenti partner israeliani.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/05/israele_rettore_tn.jpg' alt=''><figcaption>Il Rettore Flavio Deflorian</figcaption></figure> 

<p>Fin qui il documento. Aggiungiamo solo una brevissima considerazione: ci rendiamo conto dell&#8217;imbarazzo del Rettore: ridimensionare o addirittura troncare progetti di ricerca per la perdita di un partner essenziale, significa mettere in crisi il lavoro e le aspettative di tante persone. Pu&#242; essere una scelta anche molto dolorosa. D&#8217;altronde, ormai lo si sa, le sanzioni hanno impatti negativi anche su chi le emette.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/577/qt_n_5_maggio_2026">QT n. 5, maggio 2026</category></item>
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