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<title>Questotrentino</title>
<link>https://www.questotrentino.it/</link>
<description>Mensile di informazione e approfondimento</description>
<language>it</language>
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<title>Questotrentino</title> 
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<item><title>Non olet</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17361/non_olet</link><pubDate>Sat, 06 Dec 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di Carlo &#8220;T&#242;s&#8221; Dogheria</div><div><p>Ogni tanto il suo nome ricompare nelle cronache come candidato in una qualche elezione: negli ultimi vent&#39;anni ci ha provato ripetutamente alle comunali, alle provinciali e alle europee. Di volta in volta con AN, Forza Italia, MSI-Fiamma Tricolore, perfino con l&#39;UDC (solo il primo tentativo gli and&#242; bene e lo port&#242; in Consiglio comunale a Trento). L&#39;ultima apparizione &#232; stata in veste di indiziato di aver tentato di ostacolare l&#39;elezione di Gerosa a presidente di Fratelli d&#39;Italia facendo iscrivere al partito decine di suoi amici/seguaci che avrebbero dovuto votare per l&#39;altro candidato.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/12/sfo.jpg' alt=''></figure> 

<p>Parliamo di Emilio Giuliana, che qualche anno fa, quando gli chiesero cosa lo spingesse all&#39;attivit&#224; politica, rispose: &#8220;Il mio spirito, forgiato da una visione del mondo tradizionale, un portamento cavalleresco, o guerriero cos&#236; come spiegato da Platone... Il coraggio virile del guerriero &#232; l&#8217;elemento necessario a suscitare quell&#8217;ascesi eroica che condurr&#224; poi all&#8217;ascesi filosofica della contemplazione dell&#8217;Idea del Bene&#8221;. E qualche giorno fa, alla manifestazione per la &#8220;remigrazione&#8221; svoltasi a Trento, cos&#236; completava il proprio ritratto: &#8220;Emilio &#232; cattolico, un umile servitore della forza di Dio. Io amo la mia patria, amo la mia famiglia, amo Dio con tutto me stesso&#8221;.</p>

<p>Ma al di l&#224; dei tentativi istituzionali, Giuliana &#232; anche o forse soprattutto uno studioso enciclopedico, una sorta di Alessandro Barbero del revisionismo applicato alle discipline pi&#249; diverse. Il suo sito <a href='https://emiliogiuliana.com' target='_blank'>emiliogiuliana.com</a> &#232; un pozzo senza fondo di notizie e opinioni che compongono nel loro insieme un mondo alternativo, orribile quanto stupefacente. Qualche esempio:</p>

<p><b>L&#39;evoluzionismo</b>: &#8220;Studi approfonditi... hanno optato per la tesi contraria a quella dell&#8217;evoluzione, vale a dire quella dell&#8217;involuzione, per cui non l&#8217;uomo deriverebbe dalla scimmia, ma semmai la scimmia dall&#8217;uomo. Teoria che concorda con la Bibbia giudaica e cristiana della caduta di Adamo, oltre che con la dottrina ciclica ind&#249; e greco-romana delle quattro et&#224;&#8221;.</p>

<p><b>La repubblica</b>: &#8220;In Italia la democrazia parlamentare ha consumato la sua spinta machiavellica, i tempi sono maturi per ridiscutere per un ritorno di un sovrano, anzi due, una diarchia, le famiglie reali di Borbone e Savoia-Aosta&#8221;.</p>

<p><b>Fenomeni paranormali</b>: &#8220;Uno studio condotto in un laboratorio per le tecnologie medico-biologiche, ha suscitato scalpore, ha dichiarato il giornale russo &#39;Vita&#39;. Gli scienziati hanno dimostrato sperimentalmente che il segno della croce uccide i germi e cambia le propriet&#224; ottiche dell&#39;acqua&#8221;.</p>

<p><b>Gli ebrei e il fascismo</b>: &#8220;Anche dopo l&#39;entrata in vigore delle leggi razziali italiane del 1938, l&#8217;Italia rimaneva la meta preferita di tutti gli ebrei in fuga dall&#8217;Europa&#8221;.</p>

<p>A tutto ci&#242; si aggiunge poi un ricco dossier di giudizi molto netti rilasciati nel corso degli anni, fino alla manifestazione di Trento sopra ricordata:</p>

<p><b>Omosessualit&#224;</b>: &#8220;&#200; una patologia e la scienza non l&#39;ha mai smentito&#8221;.</p>

<p><b>Rom</b>: &#8220;Gli zingari costituiscono abitualmente dei gruppi delittuosi, in cui la pigrizia, il furore e la vanit&#224; predominano. Tra di loro sono molto numerosi gli assassini&#8221;.</p>

<p><b>Razze</b>: &#8220;L&#39;uomo bianco &#232; a rischio estinzione. La natura ha creato delle etnie diverse. E non ci pu&#242; essere una volont&#224; perversa di pochi uomini che tengono in pugno la finanza internazionale e hanno deciso di sradicare quello che &#232; il volano del mondo, l&#39;uomo bianco&#8221;.</p>

<p><b>Immigrazione</b>: &#8220;700mila soldati italiani sono morti per fare questa puttana di Italia, stuprata, violentata ogni giorno da maledetti che arrivano da ogni parte del mondo&#39;&#39;.</p>

<p><b>Famiglia</b>: &#8220;Gli orchi della modernit&#224;, adelfi (forse adepti? n.d.r.) della dissoluzione, che nel nome di pari opportunit&#224; e di un femminismo antropologicamente selvaggio vorrebbero relegare la mamma ad un insensato quanto sterile e vuoto neologismo genitore 1 o 2... prendano il tempo di poggiare la propria testolina sul petto di una madre, ne troverebbero immediato beneficio e rinsavimento&#8221;.</p>

<p><b>Religione</b>: &#8220;Egregio sindaco di Trento, Le chiedo cortesemente di provvedere a far sapere il luogo dove &#232; stato occultato il corpo del beato Simonino, perch&#233; da cattolico voglio pregare sulla sua tomba&#8221;.</p>

<p>Considerazione finale del Nostro: &#8220;La mia visione del mondo &#232; tradizionale solare, la stessa di Platone, Virgilio, Dante, Chesterton, Tolkien, Giovanni Gentile, Giovanni Guareschi...&#8221;.</p>

<p>A proposito di quanto &#232; stato detto da Giuliana e dai suoi amici alla manifestazione per la &#8220;remigrazione&#8221;, il coordinatore regionale di FdI Alessandro Urz&#236; &#232; stato molto esplicito: &#8220;Ho sentito dire cose aberranti che sono totalmente incompatibili con il nostro essere&#8221;. Parole &#8211; ne siamo certi &#8211; pronunciate in perfetta buona fede. Resta il fatto che poi, per acchiappare qualche voto in pi&#249;, non si esita ad avere rapporti con personaggi come Giuliana, circostanza confermata dallo stesso interessato, e a metterli in lista.</p>

<p>E concludiamo con un ricordo scolastico: a quanto racconta Svetonio, quando Tito rimprover&#242; il padre Vespasiano di aver inventato una tassa sui gabinetti pubblici, l&#39;imperatore gli mise sotto il naso il denaro ricavato dal primo versamento, facendogli notare che non puzzava: &#8220;Non olet&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/572/qt_n_12_dicembre_2025">QT n. 12, dicembre 2025</category></item><item><title>Dai conti in rosso  al vaso di Pandora</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17360/dai_conti_in_rosso_al_vaso_di_pandora</link><pubDate>Sat, 06 Sep 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>Cosa mettere nell&#39;area San Vincenzo, visto che per i concerti lo spazio si &#232; dimostrato sovradimensionato?</p>

<p>I progetti non mancano: il nuovo stadio (hai visto mai che un qualche emiro non compri la squadra portandola in serie A?), pi&#249; altri cinque/sei campi, strutture per volley, foot volley, calcetto, basket, con relativi spogliatoi, e poi un ciclodromo (&#8220;per offrire agli atleti un luogo sicuro dove allenarsi, dopo le troppe tragedie che negli ultimi anni hanno colpito giovani ciclisti sulle strade trentine&#8221; - spiega Fugatti), un percorso per skiroll/roller, un parcheggio... E per qualcuno (vedi l&#39;Adige del 31 agosto) quell&#39;area sarebbe ideale anche per il nuovo ospedale di Trento, con annessi e connessi. Un vaso di Pandora di proposte di cui sentiremo discutere a lungo nei prossimi mesi (anni).</p>

<p>La necessit&#224; di riempire quell&#39;enorme buco nero &#232; reale, anche se dopo gli entusiasmi post-Vasco avremmo gradito un formale atto di autocritica. Tanto pi&#249; che la successiva programmazione di eventi musicali non sembra aver riscosso grandi successi. Su il Dolomiti Carmine Ragozzino presenta un accurato resoconto delle ultime iniziative, cominciando da quel &#8220;Love Fest&#8221; che pur avendo il merito di aver voluto coinvolgere un pubblico adolescenziale, lo ha fatto ingaggiando artisti di discutibile qualit&#224;: &#8220;Contenuti? Niente. Furberia? Tanta. Volgarit&#224;? Quanto basta. Che per&#242; guasta quando occhieggia al sessismo e a una certa quantit&#224; di violenza metropolitana. Pi&#249; di tutto, annaspa nel mare delle scemenze sostenute da bassi al fulmicotone e ritmi ossessivi&#8221;).</p>

<p>A seguire, una programmazione pi&#249; tradizionale ma tardiva, &#8220;all&#8217;insegna del &#39;prendo gli scampoli del mercato musicale&#8217; (per i pezzi pregiati ti devi organizzare con almeno un paio d&#8217;anni di anticipo)&#8221;, e che comunque, con la solita zavorra di enormi costi fissi e un insoddisfacente afflusso di spettatori, non ha permesso di far quadrare i conti.</p>

<p>Con l&#39;organizzazione passata dal Centro Santa Chiara alla Friends and Partners, &#232; stata messa assieme una sei giorni &#8211; il &#8220;Live Fest&#8221; &#8211; &#8220;che in termini di qualit&#224; non ha fatto una grinza (Lucio Corsi, Diodato, Fabri Fibra, Rose Villaine, Coma Cose, Amoruso, La Rappresentante di Lista, Geolier, Tananai)... S&#236;, ma il pubblico pagante (che rispetto agli anni prima doveva pagare molto di pi&#249;)? Una media di due/tremila presenze ad ognuna delle sei serate&#8221;.</p>

<p>Troppo pochi. Il problema &#232; che &#8220;per attirare pubblico da fuori regione (&#232; stato questo il mantra azzardato con leggerezza dalla Provincia) servono &#39;esclusive&#39;, artisti che non suonino anche negli stadi e nelle rodate location di Lombardia, Veneto, Emilia: luoghi pi&#249; appetibili per situazioni logistiche consolidate, per viabilit&#224;, trasporti, ospitalit&#224;, eccetera. In alternativa c&#8217;&#232; solo il medio cabotaggio, che per il Trentino non sarebbe comunque una sconfitta&#8221;. Ma bisogna farsene una ragione, altrimenti &#8220;di anno in anno si replicheranno le critiche di chi legittimamente fa i conti in tasca alla Provincia&#8221;. La quale deve capire &#8220;fino a dove ci si pu&#242; spingere e quello che di deleterio comporta buttarsi senza rete in un mercato musicale di dimensioni che allo stato il Trentino non si pu&#242; permettere se non facendo piangere le casse pubbliche&#8221;.</p>

<p>Un ragionamento da fare e un dibattito da avviare avendo in mano i dati ufficiali, come chiede in un&#39;interrogazione la consigliera Lucia Maestri, che vuole sapere quanti biglietti per ogni concerto, quali costi, quante spese promozionali, eccetera.</p>

<p>&#8220;La strada della sfida ad altri e pi&#249; frequentati territori del complesso mercato dei concerti &#8211; conclude Ragozzino - &#232; in salita ed il Trentino non pu&#242; certo percorrerla con il &#8220;metodo Vasco&#8221;.</p>

<p>Occorre rendersi conto di fin dove &#8220;ci si pu&#242; spingere e quello che di deleterio comporta buttarsi senza rete in un mercato musicale di dimensioni che allo stato il Trentino non si pu&#242; permettere se non facendo piangere le casse pubbliche&#8221;.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/09/sfo.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/568/qt_n_9_settembre_2025">QT n. 9, settembre 2025</category></item><item><title>Una raffica di SLAPP</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17359/una_raffica_di_slapp</link><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>Cancellate, da intervenuta archiviazione, le querele a Questotrentino per articoli sull&#39;indagine &#8220;Perfido&#8221;, ci restavano sul groppone, in diverse fasi di lavorazione, altre quattro querele (l&#8217;ultima da parte dell&#39;ex sindaca di Riva Cristina Santi per l&#39;indagine &#8220;Romeo&#8221;). In realt&#224; ne avevamo &#8211; ne abbiamo - una quinta, anche se l&#39;abbiamo appreso solo recentemente, dopo che il querelante si &#232; opposto alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero.</p>

<p>La storia al centro di questa ennesima vertenza &#232; quella del ricevimento di nozze nel luglio 2022 dell&#39;amministratore delegato di Autobrennero Diego Cattoni, che per l&#39;occasione richiese e ottenne dal Comune di Riva del Garda (pare per 1.800 euro) la disponibilit&#224; esclusiva di una fetta di lungolago, che venne quindi transennata impedendone l&#39;accesso a cittadini e turisti.</p>

<p>Gli aspetti della faccenda che si prestavano ad una critica erano evidenti: da un lato la discutibile privatizzazione, sia pure temporanea, di un bene pubblico, dall&#39;altro l&#8217;ostentazione di sfarzo da parte di un personaggio pubblico quale lo sposo.</p>

<p>E le critiche sono puntualmente arrivate, ma i coniugi l&#39;hanno presa male, prima parlando di &quot;bassa strumentalizzazione politica&quot;, &quot;vile gusto per l&#39;insinuazione&quot;, &quot;clima d&#39;odio&quot;, &#8220;gogna social&#8221;, e poi sparando una raffica di querele indirizzate a cittadini che avevano commentato sul web, ma anche a consiglieri comunali o ex tali che si erano espressi pubblicamente, tra i quali anche l&#39;attuale sindaco di Riva Alessio Zanoni. In tutto nove querele (se abbiamo fatto i conti giusti), ormai tutte archiviate.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/sfo_2.jpg' alt=''></figure>
<p>Per quanto riguarda Questotrentino, gli articoli incriminati sono ben due, entrambi pubblicati nel settembre del 2022: uno (&#8220;Riva: la razza padrona si prende i Giardini&#8221;) raccontava il ricevimento seguito alle nozze presidenziali, l&#39;altro (&#8220;Anche i ricchi piangono&#8221;) riferiva delle polemiche seguite all&#39;evento. Sommando ai nove querelati gi&#224; usciti di scena gli autori dei nostri due articoli pi&#249; il direttore responsabile del giornale, arriviamo a un monstre di 12 querelati: una squadra di calcio pi&#249; l&#39;allenatore. Per non parlare delle due diffide dall&#39;ulteriore pubblicazione di articoli sull&#39;argomento rivolte a L&#39;Adige e il Dolomiti.</p>

<p>Siamo cos&#236; costretti a tornare, sia pure brevemente, su un tema gi&#224; trattato in passato, anche di recente, la cosiddetta SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation, cio&#232; azione legale strategica contro la partecipazione pubblica): una vendetta, pi&#249; che una richiesta di giustizia, spesso un&#39;azione intimidatoria dove l&#39;obiettivo principale, non &#232; tanto vincere, quanto piuttosto spaventare l&#39;avversario, fermarlo, impedire un dibattito pubblico, provocare in un organo di stampa, soprattutto se di modesti mezzi economici, la tentazione dell&#39;autocensura: perch&#233; se Questotrentino non avesse avuto, fin dai suoi esordi, dei legali amici disponibili ad aiutarci &#8220;pro bono&#8221;, sarebbe da un pezzo affondato nei debiti.</p>

<p>Conclusione: il 4 giugno, mentre questo giornale sar&#224; in stampa, la faccenda ritorner&#224; in Tribunale per una soluzione speriamo definitiva dopo quasi tre anni dai &#8220;fatti&#8221;, in un&#39;aula che certamente avrebbe potuto servire pi&#249; utilmente per ospitare vicende giudiziarie di ben altra rilevanza.</p>

<p><b>P. S.</b> Sempre in tema di libert&#224; di stampa, c&#39;&#232; da segnalare un altro fenomeno che si va diffondendo (ce ne sono gi&#224; capitati una decina di casi): accade che personaggi coinvolti in qualche modo in vicende poco commendevoli pretendono, spesso minacciando azioni legali, che sia cancellato il loro nome dagli articoli ospitati nel nostro sito. Pretesa respinta e azioni legali fin qui mai pervenute.</p>

<p>Quello che accettiamo di fare, in casi particolari, &#232; di deindicizzare un nome, cio&#232; fare s&#236; che l&#39;articolo in questione non compaia quando si effettua una ricerca sul web. Ma il rogo &#8211; sia pure virtuale - di libri e giornali e la conseguente distruzione della memoria sono fuori discussione.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/566/qt_n_6_giugno_2025">QT n. 6, giugno 2025</category></item><item><title>Si ricomincia</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17358/si_ricomincia</link><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Reinventarsi la vita</div><div>Dalle nuove amicizie alla sessualit&#224;: fra soddisfazione e problemi.</div><div>di Ugo Bosetti</div><div><figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/bosetti.jpg' alt=''></figure><p>Non per tutti la ricostruzione di una rete di contatti fuori di casa &#232; facile. Spesso una marcata non-autosufficienza, l&#8217;et&#224; non proprio giovane, un carattere introverso, una salute cagionevole, la residenza fuori mano, una casa senza ascensore, la mancanza di trasporti adeguati, familiari incapaci di accettare la loro e la propria sorte ecc&#8230; diventano ostacoli quasi insormontabili. In particolare i genitori di infortunati giovani cercano il pi&#249; rapidamente possibile una soluzione per il figlio, si chiedono cosa fare, come fargli recuperare una qualit&#224; di vita, quale sia un futuro praticabile. Disorientati davanti a simili interrogativi, ripiegano su risposte immediatamente disponibili, scuola in primis e pi&#249; avanti cooperative protette, centri diurni o gruppi occupazionali, dei circuiti chiusi in cui non hanno modo di imparare ad autogestirsi.</p>

<p>Confinati in queste strutture, trascorrono il tempo a contatto quasi esclusivo con altri disabili, con operatori professionali e volontari, stimolati a fare qualcosa: un&#8217;uscita in gruppo per le strade della citt&#224;, incontri con altre associazioni similari, un&#8217;escursione in montagna, guardare assieme la Tv....</p>

<p>Ma l&#39;aspirazione a spazi propri, a sviluppare qualche iniziativa, ad occasioni per manifestare emozioni e avviare amicizie con i pari et&#224; non trova quasi mai soddisfazione. In ogni caso, il recupero di una qualche dimensione sociale &#232; confermato dall&#8217;ampliamento delle relazioni extra-familiari. Sebbene la maggior parte si svolgano ancora tra le pareti domestiche, quelle avviate fuori casa sono un salto di qualit&#224;: persone con cui hanno avviato una collaborazione lavorativa o ricreativa, ex colleghi ma anche nuovi, avventori del bar vicino a casa, i redattori di un giornale per disabili e cos&#236; via. Ma tali relazioni, bench&#233; durature, portano raramente a un coinvolgimento pieno.</p>

<p>In altre parole, &#232; difficile per un disabile grave entrare in uno di quei &quot;giri&quot; i cui componenti interagiscono con continuit&#224;. Nessun intervistato infatti ha saputo indicare una solida amicizia cresciuta dopo l&#8217;evento. La reale emarginazione di un disabile grave non &#232; la difficolt&#224; di far accettare il proprio handicap, ma la sua inadeguatezza ad interagire con gli altri &#8220;come gli altri&#8221;.Tra gli altri e un disabile c&#39;&#232; uno squilibrio: il secondo dipende dal primo, si trova quasi sempre in debito con lui. A sua volta, chi lo affianca diventa specularmente dipendente, perch&#233;, ad ogni difficolt&#224;, toccher&#224; a lui intervenire.</p>

<p>Le leggi per l&#8217;inclusione sociale hanno cancellato molta disabilit&#224; ed eliminato barriere anche mentali ma nello spicciolo del quotidiano la presenza di handicappati gravi resta marginale.</p>

<p>Nei primi anni 2000 ci fu una vera svolta col progetto &#8220;Vita indipendente&#8221;. Pensato per dare ai disabili pari opportunit&#224;, si basa sull&#8217;autogestitone personale in contrasto con l&#8217;assistenzialismo tradizionale. Suo punto di forza &#232; l&#39;introduzione dell&#39;assistente personale con cui l&#8217;assistito instaura un rapporto d&#39;impiego del tipo datore di lavoro-dipendente: il disabile riceve il sussidio e lo gira alla controparte per le sue prestazioni. In tal modo &#232; lui e non i pianificatori dell&#39;assistenza a programmare le modalit&#224; dell&#8217;intervento e decidere mansioni, orari, modalit&#224;, tipo di contratto e retribuzioni.</p>

<p>La progressione di Walter verso l&#8217;autonomia inizi&#242; quando il fratello gli procur&#242; la prima carrozzina elettrica e si ampli&#242; quando ottenne l&#8217;intervento dell&#39;assistenza domiciliare. Il vero salto di qualit&#224;, per&#242;, lo fece quando fu ammesso al programma &#8220;Vita Indipendente&#8221;. Subito si accord&#242; con un universitario perch&#233; lo accompagnasse ogni pomeriggio nella redazione di un giornale alternativo, a sbrigare pratiche burocratiche o semplicemente a spasso. A volte l&#8217;appuntamento &#232; al dopo cena per seguire le partite della locale squadra di pallavolo o andare in pizzeria ma non &#232; raro trovarlo in una birreria del centro anche dopo mezzanotte. Se il ragazzo &#232; impegnato all&#8217;universit&#224;, gli subentra il fratello o la madre che, con la sua esperienza infermieristica, lo aiuta nelle sue necessit&#224; pi&#249; personali.</p>

<p>Molti disabili vivono relazioni affettive consolidate. Due tetraplegiche, una in Veneto e l&#8217;altra in Toscana, hanno portato avanti con successo la maternit&#224; e non pochi mielolesi maschi sono diventati padri seppur con tecniche mediche. La tetraplegia, infatti, porta con s&#233; la perdita della capacit&#224; sessuale. Oggi l&#8217;argomento non &#232; arduo come un tempo. I media hanno cominciato ad affrontare il tema, riportando opinioni ed esperienze. Qualcuno si &#232; spinto a parlare di diritto al sesso dei disabili proponendo delle operatrici appositamente preparate, una via di mezzo tra geishe e prostitute.</p>

<p>Non &#232; stato difficile parlare di sesso con coppie stabili. Si spazia tra chi non lo considera un problema e chi confida di metterci passione e desiderio. L&#8217;opinione &#232; che, pur partecipando in modo quasi del tutto passivo e senza provare un piacere sessuale vero, si rende l&#8217;unione pi&#249; piena, quasi &#8220;normale&#8221;, si appaga almeno l&#8217;altro partner. Magari ricorrendo a supporti o a certe pastiglie, oppure accontentandosi di giochi erotici, di scambi affettuosi o, pi&#249; semplicemente, compiacendosi della vicinanza fisica.</p>

<p>Lory nega che disabilit&#224; e sessualit&#224; siano incompatibili. Possono, anzi, coesistere ed avere un grande significato, come per lei e il suo compagno: &#8220;Il sesso per i disabili assomiglia a una camminata sulla neve: laddove si &#232; persa maggiore sensibilit&#224; &#232; come se la neve fosse un po&#39; pi&#249; alta. Le percezioni comunque arrivano e si possono vivere dei rapporti pienamente soddisfacenti&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/566/qt_n_6_giugno_2025">QT n. 6, giugno 2025</category></item><item><title>Ines Pisoni</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17357/ines_pisoni</link><pubDate>Sat, 07 Jun 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Quelle donne</div><div>Una vita di forte impegno sociale e politico.</div><div>di Paola Bernardi  per ANPI del Trentino</div><div><p>Ines nasce a Cognola il 28 aprile 1913, si diploma all&#8217;Istituto Magistrale, insegna in diverse scuole del Trentino, diventa infine direttrice della Scuola di tessitura a mano dell&#8217;ONAIR a Trento, incarico che manterr&#224; fino alla partenza per la Romagna.</p>

<p>Nell&#8217;aprile del 1939 nel corso di una sua visita alla cognata Vivina &#8211; ricoverata all&#8217;ospedale S. Chiara &#8211; si imbatte nel giovane chirurgo Mario Pasi che la riprende per la visita in orario non consentito e Ines reagisce con tale ardore e franchezza dimostrando notevole capacit&#224; di giudizio e sincero desiderio di ribellione, tanto da colpire profondamente Pasi. Quella breve ma intensa schermaglia sar&#224; il primo di una serie di incontri fra loro, dapprima puramente casuali, che li porter&#224; a vivere una profonda relazione sentimentale, fatta di intesa civile, culturale e, in seguito, politica.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/06/ines_pisoni_1939_fondazione_museo_storico_del_trentino.jpg' alt=''><figcaption>Ines Pisoni nel 1939 
(Fondazione Museo Storico del Trentino)</figcaption></figure> 

<p>La giovane Ines &#8211; cattolica praticante &#8211; si misura cos&#236; con l&#8217;impegno politico di Pasi (il primo ateo che abbia avuto occasione di conoscere) e il suo ruolo direttivo nel movimento antifascista in Trentino, mentre si interroga sempre pi&#249; sul modo manipolatorio in cui la dittatura cerca di ottenere consensi. Pasi, dal canto suo, teme che l&#8217;adesione all&#8217;antifascismo di lei sia dovuta al loro legame affettivo e non ad una profonda convinzione personale. Seguir&#224; quindi un periodo in cui lei si metter&#224; alla prova imponendosi una severa fase di rinuncia per sondare la profondit&#224; e il radicamento del suo orientamento politico verso il PC. Lo studio e la lettura dei testi di autori proibiti come Marx, Engels, Labriola, Croce e Lenin saranno continua occasione di confronto e di riflessione tra loro, tanto che Ines ad un certo punto decider&#224; di riprodurne alcune copie, battendole a macchina, per poterle distribuire clandestinamente tra i compagni e i simpatizzanti.</p>

<p>Nell&#8217;autunno del 1942 sentono che i tempi sono maturi per un maggiore impegno nella Resistenza e decidono di realizzare quello che sar&#224; l&#8217;unico periodico clandestino d&#8217;informazione in Trentino: &#8220;Il proletario&#8221;. Ines vende il suo corredo, Pasi, mentre Franco Bovelacci e Carlo Scotoni si autotassano, riuscendo cos&#236; a raccogliere quanto basta per comperare macchina da scrivere e ciclostile. Inizia quindi un lungo e intenso periodo di lavoro extra per Ines, che si dedica alla realizzazione e alla stampa delle matrici, spesso con l&#8217;aiuto di Scotoni, dovendo pi&#249; volte spostare il ciclostile in luoghi diversi per maggiore sicurezza.</p>

<p>Nella primavera successiva, in concomitanza con i grandi scioperi nel Nord, l&#8217;attivit&#224; si intensifica: oltre alla realizzazione del giornale, Ines contribuisce con qualche articolo alla stampa dei volantini e alla riproduzione delle circolari; vengono inoltre rafforzati i collegamenti con altri centri come Bologna, Rovereto e Bolzano.</p>

<p>Il giorno successivo alla caduta del governo fascista Ines viene mandata a Ravenna, dove conoscer&#224; alcuni compagni romagnoli, tra cui Mario Gordini e Pino d&#8217;Alema &#8211; per uno scambio di informazioni sulla situazione del Trentino e della Romagna.</p>

<p>Rientrata a Trento, in seguito ai primi bombardamenti sulla citt&#224;, Ines si trasferisce in una stanza della canonica a Cognola dove intensifica il suo lavoro per il giornale clandestino. Conosce anche i compagni J&#252;lg &#8211; appena usciti dalle carceri &#8211; che dopo l&#8217;8 settembre accompagner&#224; in Romagna.</p>

<p>Il 20 febbraio 1944 Ines accompagna Pasi, Bovelacci e Franco Visentin a Padova, da dove si uniranno alle formazioni partigiane nel bellunese. All&#8217;inizio di maggio, essendo ormai troppo sorvegliata e non essendoci per lei le condizioni per uno spostamento in Veneto, Ines entra in clandestinit&#224; col nome di &#171;Serena&#187; trasferendosi a Ravenna, dove diviene una delle maggiori dirigenti provinciali del Partito Comunista clandestino e organizzatrice dei Gruppi di difesa della donna. Il suo ruolo cos&#236; radicato nella segreteria politica del partito non le consente per&#242; di partecipare fattivamente alle manifestazioni assieme alle altre donne e di questo si rammarica molto, ma &#171;Antonia&#187; (Valeria von Wachenhusen J&#252;lg) le ricorda: &#8220;Le nostre responsabilit&#224; sono diverse. Io sono immersa nel movimento della lotta di massa. Tu, invece, sai tutto dell&#8217;organizzazione politica. Se ti prendono &#232; peggio!&#8221; (vedi: Ines Pisoni, Mi chiamer&#242; Serena, 2000, p. 289).</p>

<p>Dopo la Liberazione parte per Padova per avere notizie di Mario e apprende cos&#236; della sua morte per impiccagione dopo mesi di torture.</p>

<p>Nell&#8217;autunno del 1945 viene chiamata a Roma alla direzione del PCI. Dal 1948, dopo una lunga malattia, riprende la sua attivit&#224; prima all&#8217;UDI (Unione Donne Italiane), poi alla CGIL (il primo accordo sindacale sulla parit&#224; di salario tra lavoratori e lavoratrici per tutti i settori dell&#8217;industria, stipulato il 16 luglio 1960, porta la sua firma). Continuer&#224; la sua intensa attivit&#224; politica, come giornalista e dirigente sindacale. Nel 1981 la citt&#224; di Alfonsine (RA) le conferisce la cittadinanza onoraria: &#8220;Invitta combattente della libert&#224; per una pi&#249; felice e libera Italia&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/566/qt_n_6_giugno_2025">QT n. 6, giugno 2025</category></item><item><title>Stelle cadenti</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17356/stelle_cadenti</link><pubDate>Sat, 05 Apr 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>Il &#8220;n&#233; di destra n&#233; di sinistra&#8221; l&#39;hanno inventato loro, molto prima dei Cinque Stelle, e a lungo la cosa ha funzionato. Poi &#8211; hai voglia a dire che le ideologie sono morte! - &#232; successo che il divario fra destra e sinistra &#232; diventato un abisso: vedi tasse, immigrazione, omofobia, rigurgiti di fascismo, guerra, disuguaglianze sociali... tutte tematiche sulle quali &#232; necessario decidere se stare da una parte o dall&#39;altra. E cos&#236; i Cinque Stelle si sono spaccati, mentre il partito autonomista, pi&#249; semplicemente, sta tristemente evaporando.</p>

<p>Carlo Andreotti, ex segretario e presidente del partito, nonch&#233; primo presidente non democristiano della giunta provinciale nel 1994, si chiedeva qualche tempo fa: &#8220;Ma il Patt esiste ancora? Il Patt ha cominciato a scomparire dalla scena politica da quando ha abbracciato il credo che in politica per contare bisogna sempre stare con chi vince. Da quello sciagurato ragionamento (se si vuol contare bisogna stare col vincitore) &#232; derivata una diaspora che ha portato a una inevitabile perdita di identit&#224;. Un pulviscolo di Stelle Alpine&#8221;.</p>

<p>Un altro ex, Walter Pruner, spiega: &#8220;Questa tornata elettorale sta vedendo di tutto: alleanze con Fratelli d&#39;Italia, alleanze contro Fratelli d&#39;Italia, nel centro sinistra, contro la Lega, a fianco della Lega... Un caro amico di lunghissima militanza autonomista mi ha detto: &#39;Spiegami, non capisco, ho perso il filo&#39;. In casa autonomista per&#242; niente, n&#233; una Fiuggi n&#233; una Bolognina, con un cambio epocale, l&#39;abbandono di ogni discriminante nazionalista e sovranista&#8221;.</p>

<p>Risultato, una marea di abbandoni di consiglieri provinciali, comunali e altre figure di spicco del partito: Michele Rossini, Paola Demagri, Ugo Rossi, Luigi Panizza, Alberto Pattini, Dario Pallaoro, Tiziano Uez, Manuela Bottamedi, Roberto Stanchina, Alberto Pedrotti.. E la deputata Emanuela Rossini.</p>

<p>Ma a dispetto di tutto, l&#39;ineffabile segretario Simone Marchiori, a chi gli chiede se il Patt va a destra, replica: &#8220;Questo modo di vedere le cose &#232; sbagliato. Non si tratta di destra o sinistra, ma di lavorare per l&#39;Autonomia&#8221;.</p>

<p>Di questo clima di disarmo risentono anche i rapporti interni fra chi &#232; rimasto. Ultimo caso, quello di Pinzolo, dove ancora l&#39;ultimo giorno valido per il deposito delle liste, nessuno &#8211; tranne il segretario Marchiori &#8211; sa ancora chi sia il candidato sindaco del Patt. Ci sono due (o forse tre) papabili, uno dei quali, il pi&#249; convinto del fatto suo, scopre in quel momento non solo di non essere il prescelto , ma di essere addirittura finito in fondo alla lista. Al che, strappando la candidatura, sbotta: &#8220;Un partito di pagliacci! Non sapevo di essere capitato con questa ghenga! Il messaggio che passa ai giovani cos&#39;&#232;? Che Giuda era un figo!&#8221;.</p>

<p>E non &#232; finita, perch&#233; un altro candidato, solidale con lui, minaccia di ritirarsi a sua volta, il che farebbe mancare il numero minimo di candidati, escludendo il partito dalla competizione elettorale. Poi si rassegna e la lista &#232; salva.</p>

<p>Per Trento, poi, &#232; stato candidato il giovane Andrea Demarchi, il cui curriculum politico si limita a una candidatura senza successo alle elezioni circoscrizionali di qualche anno fa. Col centro sinistra.</p>

<p>Immaginarlo sindaco di Trento suscita inevitabilmente qualche ironia anche all&#39;interno della stessa destra (per Urz&#236; , la sua &#8220;Prima Trento&#8221;, &#232; &#8220;una lista irrilevante&#8221;), come pure in alcune cronache dei giornali.</p>

<p>Ma il nostro reagisce: ricordare la sua precedente, unica avventura politica significa &#8220;scavare nel mio passato&#8221;, un passato che comunque adesso ripudia: &#8220;Penso in questi ultimissimi anni di aver raggiunto una serie progressiva di certezze e convincimenti frutto delle mie esperienze, anche se in questa fase della vita naturalmente le ingenuit&#224; non mancano, cos&#236; come non mancheranno gli errori per i quali anzi in anticipo mi scuso&#8221;.</p>

<p>Poi uno sberleffo ai critici &#8220;Sono solo un ragazzo, ho appena cominciato la campagna elettorale: perch&#233; avete gi&#224; cos&#236; paura?&#8221; e una metafora ispirata alla sua passione per l&#8217;atletica: &#8220;Affronter&#242; questa campagna elettorale con lo stesso spirito con il quale affronto i 400 metri su pista, la distanza pi&#249; difficile e impegnativa, che richiede resistenza, coraggio, prudenza e cervello&#8221;.</p>

<p>Che vinca il migliore.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/04/sfo_trento_today.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/564/qt_n_4_aprile_2025">QT n. 4, aprile 2025</category></item><item><title>Tensioni</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17355/tensioni</link><pubDate>Sat, 01 Mar 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Reinventarsi la vita</div><div>I rapporti all&#8217;interno della famiglia cambiano. 
Solitamente in peggio&#8230;</div><div>di Ugo Bosetti</div><div><p>Quasi sempre si manifestano tensioni tra i familiari e il congiunto disabile: gli ricordano che se fosse stato pi&#249; attento, se avesse dato pi&#249; ascolto, se non avesse fatto di testa sua... Gli rinfacciano di non darsi da fare abbastanza e di far pesare su di loro le conseguenze della sua sventatezza.</p>

<p>Tonio, tetraplegico a 50 anni, era rientrato a casa certo di contare sui tre figli ma questi, davanti ai suoi modi da padre padrone, si accordarono per sovvenzionargli una badante. Uno di loro: &#8220;Mio padre &#232; un duce: comanda tutti, tutti devono essere pronti attorno a lui. Non era possibile stargli dietro; Julka (la badante polacca) ci ha salvati&#8221;.</p>

<p>Qualcuno si chiede se la moglie accetter&#224; la situazione, se rester&#224; ancora o lo trascurer&#224;, oppure se non sia il caso di lasciarla libera di rifarsi una vita. Corrado con uno sbuffo da scampato pericolo: &#8220;Per fortuna mia moglie ha resistito!&#8221;. Ma ci sono per fortuna anche rientri assolutamente sereni, come quello di Valerio: i suoi rapporti coi familiari erano ottimi e tali sono rimasti.</p>

<p>Secondo lo psicologo di un istituto di riabilitazione, il 70/80 per cento delle coppie mettono fine all&#8217;unione con una separazione o, nella versione soft, col ricovero-posteggio del congiunto in una struttura, con prosecuzione formale del matrimonio. In generale, l&#8217;interdipendenza affettiva ed economica, attorno a cui si era legittimato il matrimonio, si &#232; ora squilibrata nella dipendenza totale di uno dall&#8217;altro, facendo venir meno i presupposti del rapporto.</p>

<p>La stabilit&#224; del rimanente 20-30% &#232; attribuibile, di volta in volta, a motivi economici (l&#8217;altro dipende dal primo), religiosi (indissolubilit&#224; del matrimonio) o familiari (coppie con una lunga unione alle spalle e figli adulti). Ma coppie giovani o senza figli sembrano destinate alla separazione.</p>

<p>La continuit&#224; e l&#8217;intensit&#224; degli impegni mettono i familiari di fronte a scelte incresciose: se entrambi i genitori lavorano, quale dei due rinuncer&#224; al lavoro per il figlio? Se il traumatizzato &#232; un coniuge, cosa far&#224; l&#8217;altro? Continuer&#224; a lavorare contando sui familiari? Chieder&#224; l&#8217;intervento dei servizi sociali? Lo &#8220;restituir&#224;&#8221; alla famiglia, oppure, soluzione estrema, lo metter&#224; in casa di riposo? I fratelli o i figli faranno la loro parte?</p>

<p>Pino rientr&#242; a casa molto provato dopo tre anni consecutivi di ospedale. Il fratello, da sempre in camera con lui, fu traslocato sul divano in salotto per far posto a sollevatore, letto ortopedico e carrozzina. L&#8217;appartamento, al terzo piano, era raggiungibile solo per le scale e il padre cardiopatico non poteva portarlo spesso su e gi&#249;. Per questo la famiglia si trasfer&#236; qualche anno dopo in un condominio dotato di ascensore ma in posizione decentrata. La circostanza rese ancor pi&#249; astiosa la vita in casa e Pino afferma di esser stato, da allora, messo in disparte.</p>

<p>La moglie di Fabio non se la sent&#236; di rinunciare a un lavoro nell&#8217;amministrazione pubblica inseguito a lungo. All&#39;epoca non erano previste agevolazioni di legge per queste circostanze, n&#233; aveva preso forma il fenomeno delle badanti. Cos&#236;, prima prese tutte le ferie e poi sei mesi di aspettativa. Alla fine, costretta a rientrare, riusc&#236; a imporre ai suoceri, a un fratello e a una volontaria turni di presenza attorno al marito. Fabio: &#8220;Era un viavai.. non mi trovavo bene con nessuno perch&#233; non avevano pratica e poi capivo che ero un bel peso per loro. Non poteva andare avanti per tanto&#8221;.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/03/bosetti.jpg' alt=''></figure>
<p>L&#8217;indispensabile presenza dei familiari crea una doppia dipendenza, del disabile verso i congiunti e viceversa. Il primo &#232; consapevole di non &#8220;esistere&#8221; senza di loro; i secondi si sentono costretti a tenerselo e a subordinare a lui i propri impegni a tempo indefinito. Questo clima di insofferente nervosismo &#232; ben reso da un e-mail, giunta alla redazione di Pro.di.Gio, un bimestrale di Trento a tema handicap: &#8220;Mi chiamo Roberta e sono sorella di una ragazza disabile. Sono stanca. Tra due mesi mi sposer&#242; e sogno quel giorno come il mio giorno, ma ho gi&#224; paura di scenate isteriche e di gelosia di mia sorella; sono stanca, stanca di capire. I miei genitori sono assorbiti da lei. Con tutto il bene che posso volere a mia sorella, lei continua ad essere il perno di tutto. Tempo fa sono andata a passeggiare con mia mamma; eravamo davanti a casa e mi hanno detto di non farmi vedere perch&#233; mia sorella si sarebbe arrabbiata...&#8221;.</p>

<p>Quasi sempre inizia o si acuisce una ridefinizione dei rapporti interfamiliari che porta l&#8217;interessato a cambiamenti &#8220;in perdita&#8221;. La situazione pi&#249; complessa &#232; quando il traumatizzato &#232; un padre con figli giovani: la madre diventa la nuova figura di riferimento, mentre i figli sentono meno la famiglia e l&#8217;autorit&#224; del padre, ora dipendente dal loro aiuto.</p>

<p>Altre volte l&#8217;assistenza oltrepassa le capacit&#224; di chi &#232; chiamato a darla. La moglie di Natalino, confidando in un recupero del marito diplegico per un trauma cranico, riusc&#236; per alcuni anni a conciliare assistenza al consorte e cura dei tre figli piccoli. In mancanza di un miglioramento, per&#242;, lo ricover&#242; in casa di riposo. Senza giri di parole, ha confidato alle assistenti del marito: &#8220;Non ce la facevo pi&#249;&#8221;.</p>

<p>Sull&#8217;evoluzione di queste circostanze influisce anche la causa della paralisi. Diverso &#232; il caso del congiunto vittima di un incidente sul lavoro piuttosto che uscito di strada mentre guidava ubriaco o stava commettendo un&#8217;azione deprecabile o ancora &#232; l&#8217;esito di un tentato suicidio. Nel primo caso il coniuge merita l&#8217;impegno, mentre nell&#8217;ultimo i familiari si vedono caricati dell&#8217;assistenza di uno che &#8220;se l&#8217;&#233; proprio cercata&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/563/qt_n_3_marzo_2025">QT n. 3, marzo 2025</category></item><item><title>I dilemmi dell&#39;ebraismo  al tempo di Gaza</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17354/i_dilemmi_dell_ebraismo_al_tempo_di_gaza</link><pubDate>Sat, 01 Mar 2025 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Le Voci dell&#8217;Italietta</div><div>Israeliano ed ebreo stanno diventando la stessa cosa. 
Da &#8220;Una Citt&#224;&#8221;, mensile di Forl&#236;.</div><div>di David Calef</div><div><p>Dopo il 7 ottobre 2023, il sentimento di vendetta non ha avuto difficolt&#224; a diffondersi nella societ&#224; israeliana, in primo luogo perch&#233; il trauma che la strage di civili aveva prodotto era stato enorme, ma anche perch&#233; da oltre cinquant&#8217;anni esisteva una assuefazione all&#8217;esercizio della supremazia nei confronti dei palestinesi. E anche perch&#233; gli estremisti, i Ben Gvir, gli Smotrich e una parte del Likud hanno intuito un&#39;opportunit&#224;: il post 7 ottobre era l&#8217;occasione per realizzare il sogno di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania ed eventualmente annetterla e ricolonizzare Gaza.</p>

<p>Neanche due settimane dopo il 7 ottobre, un giornalista di Haaretz scriveva: &#8220;Non si &#232; mai parlato cos&#236; tanto di vendetta in Israele&#8230; E come se ci&#242; non bastasse, i rabbini dell&#8217;esercito girano per le basi militari e predicano l&#8217;ingiunzione biblica di distruggere Amalek&#8221;.</p>

<p>Quando si pensa all&#8217;ebraismo, la vendetta non &#232; la prima cosa che viene in mente. Anzi. Per spiegare quest&#8217;apparente incoerenza faccio un salto indietro. Per duemila anni gli ebrei non hanno avuto uno stato nazione. Sono stati dispersi come minoranze soggette, subendo persecuzioni ed elaborando una cultura composita, dando uno straordinario contributo alla civilt&#224; occidentale.</p>

<p>Privi di potere politico e militare, non hanno avuto n&#233; la possibilit&#224; n&#233; la vocazione a opprimere altri popoli. Con la costituzione dello Stato di Israele, questo privilegio ha avuto termine e la logica della forza &#232; entrata nel novero delle vocazioni dell&#8217;ebraismo, prevalendo sulla sua tradizione diasporica disposta al compromesso per sopravvivere nella coesistenza.</p>

<p>L&#8217;esercizio della forza per gli israeliani non &#232; stata una scelta. Nelle guerre combattute nel 1948, nel 1967 e nel 1973 era in gioco la sopravvivenza. Combattere e sconfiggere gli eserciti arabi &#232; stata una necessit&#224;. Ma l&#8217;occupazione della Cisgiordania nel 1967 &#232; stata un punto di svolta e ha dato origine a una situazione inedita per Israele e per l&#8217;ebraismo. In meno di mezzo secolo gli ebrei, che fino a met&#224; degli anni &#39;40 vivevano quasi tutti nella diaspora, sono passati da uno stato di vulnerabilit&#224; tale da rischiare l&#8217;estinzione a un livello che gli consente di esercitare un potere senza precedenti su una popolazione di non-ebrei. In un orizzonte temporale brevissimo c&#8217;&#232; stato un cambiamento eccezionale.</p>

<p>Da una parte la vulnerabilit&#224; si &#232; ridotta notevolmente, ma dall&#8217;altra l&#8217;autopercezione del proprio status di vittima tra gli ebrei israeliani &#232; rimasta costante o &#232; addirittura cresciuta. Pi&#249; Israele ha acquisito capacit&#224; di difendersi fino a divenire una potenza militare regionale, pi&#249; si &#232; acuita la percezione di combattere guerre esistenziali per la sopravvivenza.</p>

<p>Questo non sorprende: trovarsi a un passo dall&#8217;estinzione non &#232; esperienza che si dimentica. Detto questo, una cosa &#232; sentirsi vittime quando si &#232; odiati e perseguitati e un&#8217;altra &#232; continuare a sentirsi vittime anche quando la vulnerabilit&#224; si riduce drasticamente come &#232; successo agli israeliani tra il 1948 e &#8211; diciamo - il 1982 (l&#8217;anno dell&#8217;invasione del Libano) e poi fino ad oggi.</p>

<p>Non sto dicendo che il vittimismo sia una esclusiva degli israeliani o degli ebrei. Negli anni &#39;90 i serbi hanno scatenato quattro guerre: contro Slovenia, Croazia, Bosnia e infine contro il Kossovo sostenendo sempre di essere vittime dell&#8217;eredit&#224; politica di Tito, o dei musulmani, o dell&#8217;Europa, o della Nato. Nel frattempo hanno invaso tutti i paesi della ex Jugoslavia, commettendo crimini di guerra e contro l&#8217;umanit&#224;.</p>

<p>Quanto a Israele, la sua superiorit&#224; militare non ha cancellato la sensazione d&#8217;insicurezza che &#232; esplosa una volta di pi&#249; dopo il 7 ottobre, rafforzando la percezione collettiva degli ebrei israeliani di essere vittime della storia.</p>

<p>Il paradosso &#232; che il sionismo dei padri fondatori ambiva a emancipare gli ebrei dalla condizione di vittime. Eppure, dopo il processo Eichmann (1961), i governanti hanno approfittato dell&#8217;ideologia vittimistica perch&#233; hanno compreso che essere riconosciuti come vittime &#232; uno strumento per assicurarsi un salvacondotto che esonera lo stato dalla responsabilit&#224; qualunque cosa faccia.</p>

<p>La logica &#232; la seguente: abbiamo sub&#236;to un torto terribile; siamo vittime e in quanto tali siamo innocenti perch&#233; le vittime sono sempre innocenti. E - mediante un temerario salto logico - incapaci di commettere il male. Di qui la ricorrente auto-designazione di esercito pi&#249; morale del mondo.</p>

<p>Non sto affermando che Israele non abbia motivi per sentirsi in pericolo. Impossibile non continuare a sentirsi vulnerabili dopo la Shoah, dopo le guerre del 1948, 1967, 1973, dopo il terrorismo suicida della seconda intifada, dopo il 7 ottobre. Resta il fatto che per le leadership israeliane &#232; diventato importante esaltare strumentalmente la condizione di vittima di Israele. Quanto pi&#249; la potenza di Tsahal sovrasta quella dei nemici, tanto pi&#249; i primi ministri israeliani sottolineano che i conflitti in cui Israele &#232; coinvolto sono esistenziali: dal loro esito dipende la sopravvivenza dello stato.</p>

<p>La sera prima dell&#8217;invasione del Libano nel 1982 Menachem Begin disse ai suoi ministri &#8220;L&#8217;alternativa all&#8217;invasione &#232; Treblinka&#8221;. Affermazione a cui Amos Oz rispose: &#8220;Hitler &#232; morto 37 anni fa. Hitler non si nasconde a Sidone o a Beirut&#8221;. Dieci anni pi&#249; tardi, Netanyahu, allora funzionario nel governo Shamir, resistendo alle pressioni americane perch&#233; Israele non costruisse nuovi insediamenti in Cisgiordania, afferm&#242; che i confini pre 1967 erano &#8220;i confini di Auschwitz&#8221;.</p>

<h3>L&#39;israelizzazione della diaspora</h3>

<p>Quest&#8217;evocazione della minaccia di una nuova Auschwitz, quest&#8217;uso senza scrupoli del vittimismo coinvolge anche gli ebrei della diaspora. Qui entra in gioco la rivendicazione israeliana che Israele &#232; lo stato degli ebrei, non solo di quelli israeliani, e quindi agisce a nome di tutti gli ebrei. Da alcuni decenni Israele &#232; diventato lo stato guida per milioni di ebrei diasporici e non lo si mette in discussione per nessun motivo.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2025/03/italietta.jpg' alt=''><figcaption>Benjamin Nethanyau e Ben Gvir</figcaption></figure> 

<p>Per molti ebrei, non sostenere Israele significa abdicare allo sforzo collettivo per evitare un&#8217;altra Shoah. Magari si eccepisce sugli insediamenti, su Netanyahu e sull&#8217;estremismo di Ben Gvir, ma poi si condivide l&#8217;idea che non sostenere Israele sia venir meno al proprio legame con l&#8217;ebraismo e si guarda con distacco la guerra di sterminio a Gaza perch&#233; la responsabilit&#224; dei morti palestinesi &#232; solo di Hamas.</p>

<p>Questo fenomeno &#232; dovuto almeno in parte al processo in corso di &#8220;israelizzazione&#8221; della diaspora secondo cui gli ebrei si definiscono sempre pi&#249; spesso nel legame con Israele pi&#249; che nell&#8217;osservanza religiosa o nel rispetto di tradizioni millenarie. Il sostegno senza riserve a Israele &#232; diventato -insieme alla memoria della Shoah- uno dei pilastri su cui si fonda l&#8217;identit&#224; ebraica.</p>

<p>Il risultato &#232; sotto gli occhi. In Italia, le istituzioni ebraiche non ammettono che Israele sia responsabile della morte di decine di migliaia di civili. Sottoscrivono invece una narrazione secondo cui ogni critica nei confronti della condotta militare dell&#8217;esercito non &#232; imputabile alle regole d&#8217;ingaggio, ma a malafede, ignoranza e soprattutto all&#8217;antisemitismo.</p>

<p>Gli esiti di questo pregiudizio sono inquietanti. Faccio un esempio: l&#8217;Unione delle Comunit&#224; Ebraiche Italiane (Ucei) pubblica un mensile, Pagine Ebraiche; se sfogliate i numeri dal novembre 2023 in poi osserverete che non &#232; facile capire che l&#8217;esercito israeliano &#232; impegnato in una guerra che ha causato la morte di oltre 46.000 palestinesi e pi&#249; di 400 soldati israeliani. I rari riferimenti alla guerra sono per lo pi&#249; indiretti. In 14 numeri non troverete una sola foto di Gaza. Se la guerra viene menzionata &#232; solo per riferirne dell&#8217;impatto sull&#8217;economia e per ricordare che Hamas tiene ancora in ostaggio un centinaio di israeliani. Su Pagine Ebraiche c&#8217;&#232; spazio per ricette tradizionali, editoriali sull&#8217;ideologia woke che imperversa nei campus americani, e soprattutto per articoli che stigmatizzano l&#8217;antisemitismo. Nessun riferimento all&#8217;impatto devastante che il conflitto ha avuto sui palestinesi.</p>

<p>Non &#232; la prima volta che degli ebrei restano indifferenti di fronte alla sofferenza di un altro popolo, ma quarant&#8217;anni fa, in Israele, manifestazioni pubbliche di questa cecit&#224; nutrita di sciovinismo erano rare e poco ascoltate. Oggi non &#232; pi&#249; cos&#236;.</p>

<p>Per dare la misura di come sia cambiata la societ&#224; israeliana vale la pena ricordare la figura del rabbino Meir Kahane. Kahane - cittadino americano emigrato in Israele nel 1971 &#8211; che diede vita a Kach, un partito che, dopo vari tentativi, riusc&#236; nel 1984 a entrare alla Knesset. Kach promuoveva un&#8217;interpretazione dell&#8217;ebraismo esplicitamente razzista auspicando il trasferimento di tutti gli arabi fuori da Israele e sostenendo che l&#8217;ebraismo deve esercitare la vendetta nei confronti dei non-ebrei, considerati tutti indistintamente antisemiti. Per Meir Kahane la vendetta era &#8220;un principio fondamentale dell&#8217;ebraismo.&#8221; A met&#224; degli anni &#39;80, quando Kahane prendeva la parola alla Knesset, i membri del Likud si alzavano e uscivano dall&#8217;aula. Alle elezioni del 1988, Kach fu escluso in base a una norma che vietava la partecipazione di partiti che incitavano all&#8217;odio razziale. E nel &#39;94, dopo il massacro a Hebron commesso da Baruch Goldstein -membro di Kach- il partito fu dichiarato terrorista e messo fuori legge.</p>

<p>Oggi la situazione &#232; molto differente. I politici del Likud organizzano conferenze sulla colonizzazione di Gaza e Itamar Ben Gvir, discepolo di Kahane, &#232; stato un ministro autorevole nel governo di Netanyahu. Una variante dell&#8217;ebraismo esplicitamente sciovinista tendenzialmente anti-democratica, marginale quarant&#8217;anni anni fa, &#232; oggi s&#236; minoritaria ma abbastanza influente da gestire le politiche della sicurezza e da condizionare il corso della guerra ritardando per esempio le trattative per il cessate il fuoco.</p>

<p>Se una corrente del pensiero ebraico fondata su una combinazione di iper-vittimismo, assuefazione al dominio su un altro popolo e indifferenza o addirittura ostilit&#224; ai principi democratici ha favorito la distruzione di Gaza, bisogna interrogarsi sullo stato di salute dell&#8217;ebraismo. E c&#8217;&#232; da chiedersi quale mutazione abbia subito il senso comune di un popolo che nella sua maggioranza ha appoggiato il bombardamento indiscriminato di civili.</p>

<p>Gli ebrei sono sopravvissuti nella diaspora invocando diritti per se stessi e per altre minoranze e uguaglianza con i loro concittadini in Europa, nord-America e America Latina. Dopo la seconda guerra mondiale hanno ottenuto questi diritti. E adesso che sono maggioranza in Israele negano questi diritti sia in Cisgiordania che a Gaza. Dopo la legge Stato Nazione del 2018 li negano in parte anche entro la linea verde perch&#233; Israele &#232;, per legge, lo stato del popolo ebraico. Ma non delle minoranze arabe e cristiane.</p>

<p>Questo contraddice la cultura ebraica a vocazione universalista per come si &#232; formata in 2.000 anni. Mi riferisco a quella variante di cui si pu&#242; essere orgogliosi in un paese democratico.</p>

<p>Alla luce della bestiale aggressione di Hamas del 7 ottobre e dei massacri nei 15 mesi successivi, &#232; necessario chiedersi se la sfida principale del mondo ebraico nel XXI secolo non sia proprio quella di rivedere gli stereotipi identitari di vittima eterna che alimentano l&#8217;estremismo nazionalista. A mettere a repentaglio Israele e la diaspora che lo segue docilmente non &#232; pi&#249; la loro vulnerabilit&#224; ma il contrario: la forza e la potenza militare utilizzate non solo come legittima autodifesa ma come strumento di dominio su un altro popolo.</p>

<p><b>* * *</b></p>

<p>David Calef &#232; coordinatore di JCall-Italia (European Jewish Call for Reason) ed esperto di emergenze umanitarie e sicurezza alimentare presso la divisione di Emergenza e Riabilitazione della FAO.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/563/qt_n_3_marzo_2025">QT n. 3, marzo 2025</category></item><item><title>Le scritte rivelatrici</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17353/le_scritte_rivelatrici</link><pubDate>Sat, 03 Jan 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/01/30gg.jpg' alt=''></figure><p>L&#8217;imbrattamento natalizio del lato sinistro della chiesa di Santa Maria Maggiore a Trento ha suscitato giustamente un certo scalpore. Deturpare un bene storico ed archeologico significa offendere, prima ancora che la religione, la vivibilit&#224;, la bellezza di una citt&#224;. In definitiva renderla meno civile. Bene hanno fatto le varie autorit&#224;, dal Comune alla Sovrintendenza alle Belle Arti, a intervenire prontamente, nel rimuovere le scritte in poche ore. &#200; il principio del - per altri versi discutibile - sindaco di New York Rudolph Giuliani: &#8220;Se in un manufatto abbandonato c&#8217;&#232; un vetro rotto e non lo sostituisci, in breve saranno tutti rotti&#8221;. Ossia il degrado va arrestato subito, altrimenti si legittima da solo, tristemente ci si abitua.</p>

<p>Detto questo, resta il problema di chi &#232; stato, perch&#233;, cosa si pu&#242; fare per evitare possibili emulazioni.</p>

<p>L&#8217;individuazione dei responsabili non sar&#224; difficile, ci sono telecamere nella zona, e gli investigatori sono al lavoro. La matrice sembra chiara: immigrati di origine marocchina, le scritte sono in arabo, e le parole inequivoche: &#8220;Morocco&#8221; e &#8220;Fez&#8221; e &#8220;Agadir&#8221; citt&#224; marocchine.</p>

<p>Bene ha fatto il vescovo Tisi a rifiutare da subito possibili strumentalizzazioni xenofobe: &#8220;Non sono scritte anti religiose, n&#233; oltraggiose&#8221;.</p>

<p>Sono scritte che evocano nostalgia, rimpianto, disadattamento. Sentimenti da rispettare, anche se estrinsecati in modalit&#224; inaccettabili.</p>

<p>E qui si arriva al problema vero: le difficolt&#224; nell&#8217;integrazione degli immigrati. Che producono frustrazione e disagi loro, e per reazione, fastidio ed ostilit&#224; nostre.</p>

<p>Abbiamo (o meglio la Giunta provinciale ha) abolito i corsi di italiano, i percorsi di inserimento e questi sono i risultati. A una persona che viene da un mondo terzo, diverso ed alieno, bisognerebbe insegnare l&#8217;abc del vivere in citt&#224;: rispettare le opere d&#8217;arte (magari anche i muri di abitazioni civili, ma quello non lo fanno tanti ragazzi autoctoni&#8230;), non schiamazzare ecc. Se questo non si fa, e in parallelo non si avviano percorsi di formazione lavorativi minimi, per posti di lavoro che pur ci sono, ci facciamo del male da soli.</p>

<p>&#200; il solito discorso, che abbiamo pi&#249; volte denunciato: la cinica volont&#224; di ostacolare l&#8217;integrazione, per poter politicamente speculare sui conseguenti disagi. Per quanto questo schema continuer&#224; a funzionare?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/573/qt_n_1_gennaio_2026">QT n. 1, gennaio 2026</category></item><item><title>Diga sul Vanoi:  una prima vittoria</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17352/diga_sul_vanoi_una_prima_vittoria</link><pubDate>Sat, 03 Jan 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Un anno fa si teneva il rinnovo del Consiglio del Comitato di gestione del Consorzio del Brenta. Si tratta dell&#8217;ente che era ritornato a imporre la grande diga sul torrente Vanoi, un murazzo alto 106 metri sul bellunese, con un lago capace di 20 milioni di metri cubi tutto in Trentino; oltre 200 milioni il costo previsto.</p>

<p>Da quelle elezioni emerse un inatteso risultato: la parit&#224;, dieci a dieci, fra le liste che sostenevano il manufatto e i contrari. Il risultato rese quindi impossibile il rinnovo della carica di presidente e non rimaneva che ritornare alle urne. Le nuove elezioni si sono tenute il 14 dicembre, dopo un anno sofferto e l&#8217;ipocrisia di un commissariamento. 127 mila i votanti, distribuiti in 35 seggi, con 5 liste fra loro in competizione Le liste che si erano opposte alla diga hanno vinto in modo netto: quella di Enzo Sonza, il sostenitore pi&#249; convinto della diga, uomo della Lega di Zaia e del cemento armato, ne &#232; uscita umiliata: 3 consiglieri sui 20 disponibili. Ed ora si attende la nomina del nuovo Presidente e della giunta esecutiva. In teoria tutto dovrebbe essere chiaro: la diga &#232; ritenuta dai votanti un orpello.</p>

<p>Ci sono state decine di incontri, una informazione locale ben diffusa, manifesti e volantinaggio, con i comitati locali protagonisti di una vasta campagna informativa, e infatti alle urne mai vi &#232; stata tanta partecipazione. A risultato acquisito, ora sono strategiche le alleanze. Un primo dubbio: gli agricoltori manterranno la loro ostilit&#224; alla diga come sostenuto in questi due anni? Ad oggi non si pu&#242; essere certi che il progetto verr&#224; archiviato, nonostante il comitato abbia festeggiato, perch&#233; la situazione &#232; pi&#249; che fluida. Infatti manca all&#8217;appello la nomina dei 7 rappresentanti istituzionali che saranno eletti dai Comuni, dalla Provincia e dalla Regione Veneto. Nella maggioranza di destra in Veneto &#232; in corso una lotta politica: Fratelli d&#8217;Italia, partito uscito sonoramente sconfitti dalla Lega di Luca Zaia, addirittura doppiato, con il loro senatore Luca de Carlo, presidente della Commissione agricoltura sostiene da tempo una linea alternativa al grande invaso: investire in bacini minori in fondo valle e recuperare le risorgive da tempo esaurite causa l&#8217;eccesso di prelievi dell&#8217;acqua.</p>

<p>Si tenga presente che per progettare la diga sono stati spesi non casualmente dal Commissario uscente 1,5 milioni di euro e soprassedere a questa spesa fa temere l&#8217;intervento della magistratura riguardo un possibile danno erariale. Il senatore de Carlo, come del resto ambientalisti e sindaci del Primiero, Vanoi e di Fonzaso, non hanno dubbi: la diga non va fatta, sostenendo che si possa intervenire con costi molto inferiori e ambientalmente pi&#249; compatibili nella pulizia dei bacini esistenti, un intervento, questo, capace da solo di recuperare una riserva idrica prossima ai 60 milioni di mc. di acqua.</p>

<p>La Lega, in una dura competizione interna alla maggioranza regionale del Veneto, vuole superare l&#8217;impasse del voto, affidando la decisione al ministero dell&#8217;Agricoltura e delle Infrastrutture, confermando l&#8217;impegno del commissario nazionale antisiccit&#224;, teso a sostenere ovunque il proliferare dei grandi invasi. Non va dimenticato che il Consiglio regionale del Veneto, con una maggioranza trasversale, aveva appoggiato la realizzazione della diga e la Provincia di Trento (Lega) ha cambiato rotta solo di recente (2025), dopo la ribellione delle popolazioni locali. Nonostante un voto tanto chiaro rimane dunque aperta una partita speculativa ancora tutta da decidere.li.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/01/vanoi.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/573/qt_n_1_gennaio_2026">QT n. 1, gennaio 2026</category></item><item><title>DisServizio sanitario</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17351/disservizio_sanitario</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><div class='scheda'>
<p>Per ben tre giorni consecutivi, mercoled&#236; 8, gioved&#236; 9 e venerd&#236; 10 gennaio, a partire dalle 8, tento, con molteplici telefonate, a intervalli di 15-30 minuti, di contattare la segreteria di Chirurgia Plastica Ricostruttiva e Senologia dell&#39;ospedale Santa Chiara, per ricevere informazioni relative ad un ricovero da effettuare in day hospital. Dopo aver seguito il percorso della segreteria telefonica, la chiamata termina sempre col messaggio &#8220;Il numero chiamato non risponde&#8221;, senza alcuna possibilit&#224; di parlare con un operatore o di lasciare una comunicazione. A questo punto alle 15 circa, rinuncio.</p>

<p><b>Lettera all&#39;Adige, 11 gennaio</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Cinque anni fa &#232; andato in pensione il mio medico di base. Successivamente si sono avvicendati altri due medici e, attraverso il contatto con la segretaria, si otteneva nel giro di massimo due giorni la visita richiesta. Purtroppo anche l&#39;ultmo medico (ottimo) se ne &#232; andato. Ho scelto un nuovo medico (il terzo in 5 anni) e ho subito chiesto alla segretaria una visita. La visita mi &#232; stata fissata solo dopo un mese dalla richiesta!</p>

<p><b>Lettera all&#39;Adige, 11 gennaio</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Medici di famiglia: le zone carenti erano 54. Le risposte arrivate al bando sono state 9, ma 9 erano di studenti attualmente iscritti al Corso di formazione in Medicina generale. E ieri gli incarichi assegnati sono stati 12. Percentualmente, quindi, il 22% delle zone sono state coperte. Viceversa il 78% restano scoperte.</p>

<p><b>L&#39;Adige, 14 gennaio</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Nei giorni scorsi si erano verificati i primi problemi, poi ieri &#232; arrivato il definitivo ko, con l&#39;attivit&#224; sospesa. Il problema non &#232; stato risolto e anche oggi non sar&#224; possibile effettuare i prelievi. L&#39;attivit&#224; dei punti prelievi &#232; in tilt a causa di un guasto informatico che non &#232; ancora stato risolto. Il servizio &#232; stato bloccato anche per oggi, con conseguenze per tutto il sistema sanitario.</p>

<p><b>L&#39;Adige, 15 gennaio</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Il quadro che [Claudio Cia] delinea &#232; desolante: agende che non si riescono ad aprire per numerosi professionisti (con disponibilit&#224; non visibili n&#233; su TreC+ n&#233; agli sportelli), overbooking e doppie prenotazioni nella stessa fascia oraria o su ambulatori non programmati, agende associate a professionisti non pi&#249; in servizio da anni, procedure diventate pi&#249; lente e macchinose e difficolt&#224; o impossibilit&#224; per le segreterie di prenotare prestazioni specialistiche di secondo livello con, in alcuni casi, un ritorno forzato a modalit&#224; cartacee.</p>

<p><b>L&#39;Adige, 16 gennaio.</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Una professionista sanitaria, infermiera e delegata sindacale, mesi fa ha rilasciato un&#39;intervista alla Tgr per segnalare criticit&#224; che non sorprendono nessuno. Carenze di personale, apparecchiature vetuste, difficolt&#224; operative. Nulla di riservato. Eppure, nonostante l&#39;anonimato, l&#39;Azienda sanitaria ritiene di essere risalita all&#39;identit&#224; dell&#39;intervistata e ha avviato un procedimento disciplinare. Interpellata sulla vicenda, l&#39;Azienda sanitaria ha scelto la linea del silenzio.</p>

<p><b>L&#39;Adige, 17 gennaio</b></p>
</div>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cime.jpg' alt=''></figure>

<div class='scheda'>
<p>Qualche disservizio c&#39;&#232; stato, ma trovo inopportuno mettere la questione sul piano politico. (&#8230;) Gioved&#236; sono stato in Pronto soccorso a Rovereto, per portare mio padre. Sono andato a prenderlo verso le sette di sera e sono rimasto l&#236; un&#39;oretta, in mezzo alla quarantina di persone che erano in coda. Tutto si &#232; risolto per il meglio. E ribadisco che i trentini, al di l&#224; di chi si lamenta su Facebook, sono soddisfatti della nostra sanit&#224;.</p>

<p><b>Maurizio Fugatti, L&#39;Adige, 17 gennaio</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Nella notte tra venerd&#236; e sabato il sistema di laboratorio dell&#39;Asuit &#232; andato nuovamente in blocco. Vero &#232; che in quelle ore l&#39;attivit&#224; di laboratorio era limitata alle sole urgenti, ma il personale ha dovuto di nuovo arrangiarsi procedendo manualmente. La preoccupazione &#232; che possa riaccadere domani mattina quando tutti i centri prelievi della provincia sono aperti e ci sono centinaia di appuntamenti e ricette da gestire.</p>

<p><b> L&#39;Adige, 18 gennaio</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Si tratta per l&#39;ennesima volta delle liste d&#39;attesa: per una visita per la valutazione multidimensionale per una persona quasi centenaria si va a settembre 2026. Negli 8 mesi che trascorreranno per arrivare a settembre chiss&#224; cosa succeder&#224;. A questo si aggiungano le attese per una visita oculistica, seppur con un codice di priorit&#224;: &#8220;Mandiamo la richiesta e verr&#224; richiamata&#8221;, questa &#232; la frase che negli ultimi tempi si sente ripetere telefonando al Cup. Tutto ci&#242; porta allo sfinimento.</p>

<p><b>Lettera all&#39;Adige, 18 gennaio</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Altri problemi al sistema informatico. Prescrizioni specialistiche scadute e ricette in farmacia in tilt.</p>

<p><b>L&#39;Adige, 27 gennaio</b></p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>A cura dello Studio d&#8217;Arte Andromeda</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17350/a_cura_dello_studio_d_arte_andromeda</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Queste Donne</div><div></div><div><figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/queste_donne_febbraio.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Effetti collaterali</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17349/effetti_collaterali</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>Una cosa &#232; certa: la montagna andava valorizzata. Bella quanta si vuole, ma scomoda, aspra, silenziosa, poco accogliente.</p>

<p>Per cominciare: prenotavi una vacanza sugli sci e magari arrivavi che la neve non c&#39;era. La sera, nessun evento per svagarsi. Strade cosiddette forestali strette e non asfaltate... In conclusione, una montagna poco appetibile, sia per una clientela abbiente che pretendesse tutti i comfort cui era abituata, sia per un pubblico giovane in cerca di compagnia e divertimento. Occorreva in sostanza attenuare la &#8220;diversit&#224;&#8221; della montagna, introducendovi le opportunit&#224; presenti nell&#8217;ambiente cittadino, offfrendo s&#236; tutte le possibilit&#224; consentite dalla vita in pianura, ma sullo sfondo di un panorama incantevole.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/sfo_last.jpg' alt=''></figure>
<p>Si &#232; cominciato con la neve. Se non ce n&#39;&#232;, la tecnologia consente di crearne, e se occorrono invasi per l&#39;acqua necessaria allo scopo, si realizzano degli appositi laghetti che renderanno il paesaggio ancor pi&#249; leggiadro. E poi: perch&#233; non utilizzare tanta neve presente in alta quota in ambienti inaccessibili quando le piste da sci ne sono prive? E allora delocalizziamo la neve con camion, elicotteri e quant&#39;altro. E la neve rimasta a fine inverno la ricopriamo con materiali isolanti, cos&#236; da averla pronta all&#39;inizio della stagione successiva. </p>

<p>Assicurata la neve, si trattava di migliorare l&#39;ospitalit&#224;. Cos&#236; gli austeri rifugi di un tempo, con location rustiche e modesti cibi casalinghi, si stanno evolvendo in alberghi di lusso e ristoranti stellati.</p>

<p>Infine il tempo libero, e qui possiamo citare gli affollati &#8220;apr&#232;s sky&#8221;, che non hanno nulla da invidiare alle discoteche metropolitane, iniziative fantasiose come la presentazione di nuovi modelli Lamborghini in un rifugio a 2000 metri, con le auto trascinate fin lass&#249; col gatto delle nevi, o la carovana di 50 quad che hanno attraversato per 160 km le alpi bellunesi fino ai 2.500 metri; e, per i pi&#249; avventurosi, i voli sopra le Dolomiti con jet da caccia.</p>

<p>Resta qualche problema riguardo l&#39;accessibilit&#224; delle piste: la possibilit&#224;, ad esempio, di poterle raggiungere con il proprio elicottero, infatti, &#232; ancora purtroppo vietata dalla normativa in vigore.</p>

<p>A ben vedere, tutte queste iniziative configurano un&#39;operazione di inclusione sociale: &#232; la democratizzazione della montagna.</p>

<p>Ma la democrazia, naturalmente, ha i suoi punti deboli. Trasformato il contesto, i nuovi utenti possono aver creato qualche inconveniente.</p>

<p>Qualche notizia tratta dai quotidiani locali: &#8220;Da quando gli apr&#232;s-ski sono diventati di moda gli autobus sono presi d&#8217;assalto da schiere di maranza che salgono a bordo ubriachi. Questi locali infatti non attirano solo sciatori ma anche tanti giovani, che in alcuni casi arrivano in Trentino da fuori provincia per ascoltare musica e gustare un drink a bordo pista&#8221;.</p>

<p>&#8220;Altri due autisti aggrediti sull&#8217;autobus per l&#8217;apres-ski. Disordini alla partenza a Campiglio e botte a Javr&#232;&#8221;.</p>

<p>&#8220;In pi&#249; occasioni - &#232; un autista che parla - ci siamo trovati a bordo minori ubriachi; alcuni salgono nascondendo le bottiglie sotto la giacca. Considerando che percorriamo strade di montagna, non &#232; raro che qualcuno finisca per vomitare, per non parlare del consumo di sigarette e sostanze stupefacenti. Tra bestemmie, parolacce e insulti, il lavoro degli autisti pu&#242; trasformarsi in un vero e proprio calvario&#8221;.</p>

<p>&#8220;Da un paio d&#8217;inverni &#8211; lamenta un valligiano - stiamo diventando il Far West, per colpa di quei posti&#8221;.</p>

<p>E addirittura &#8211; ma qui siamo a S. Anton, in Austria: &#8220;La polizia &#232; dovuta intervenire sulle piste perch&#233; in un bar apres-ski &#232; scoppiata una lite e un 22enne ha estratto una pistola da sotto la maglietta&#8221;.</p>

<p>Tutto ci&#242; &#232; deprecabile, ovviamente, ma in fondo si tratta soltanto di effetti collaterali di un mutamento di per s&#233; positivo. D&#8217;altra parte il progresso (e con esso la crescita del PIL) non pu&#242; essere fermato.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Un covo di vipere</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17348/un_covo_di_vipere</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Serie TV</div><div>&#8220;All Her Fault&#8221; 
In streaming su NOW</div><div>di Matilda Cestari</div><div><p>Nelle serie di genere mystery thriller, spesso i bambini o gli adolescenti sono al centro della storia: alcuni sono i primi sospettati di omicidi, altri invece vengono rapiti e tenuti in ostaggio. All Her Fault, nuova miniserie in 8 episodi, disponibile su NOW, non fa eccezione, rientrando nella seconda categoria.</p>

<p>Marissa Irvine (Sarah Snook), donna in carriera di Chicago, in un tranquillo pomeriggio si reca all&#8217;indirizzo datole da un&#8217;altra madre, Jenny (Dakota Fanning), per andare a prendere il figlio Milo dopo un pomeriggio di giochi insieme a un compagno di classe.</p>

<p>Ben presto, per&#242;, Marissa si scontra con una dura realt&#224;: la donna che apre la porta non ha suo figlio e non &#232; Jenny. L&#8217;indirizzo &#232; dunque falso; il numero di telefono da cui ha ricevuto messaggi non &#232; quello di Jenny; suo figlio non si trova l&#236; e lei non ha idea di dove possa essere.</p>

<p>Inizia cos&#236; un incubo per Marissa e il marito Peter, che denunciano la scomparsa del figlio alla polizia, e per Jenny, che viene accusata di negligenza dalla comunit&#224;. Nel corso degli 8 episodi, le indagini guidate dal detective Alcaras e lo sviluppo della vicenda portano a galla delle verit&#224; che erano state sepolte nel passato.</p>

<p>La premessa della trama &#232; convincente, anche se non presenta nulla di nuovo: ci troviamo di fronte a una famiglia molto ricca la cui apparente vita perfetta viene di colpo rotta dalla sparizione del figlio. Una situazione di partenza poco originale ma che funziona.</p>

<p>La tensione della serie viene costruita gradualmente: si hanno dei sospetti, ma le indagini non procedono immediatamente. Il che &#232; verosimile: bisogna pazientare un pochino per entrare nel vivo della questione. Per questo motivo, entrano in gioco delle tematiche secondarie molto interessanti - quali la maternit&#224; e le dinamiche matrimoniali e familiari - che rivelano degli aspetti caratteriali dei personaggi che torneranno utili nella risoluzione del caso.</p>

<p>Per esempio, vengono esplorati i rapporti di Marissa e Peter e di Jenny e del marito, che sono piuttosto simili. In entrambe le coppie, la madre &#232; la principale figura che si prende cura dei figli, dovendo incastrare gli impegni lavorativi con la giornata dei bambini. I padri non hanno un ruolo attivo, o meglio, lo evitano cercando di scaricare le responsabilit&#224; sulle mogli, dando loro la colpa se succede qualcosa fuori dal previsto. &#200; il caso di Peter, che incolpa Marissa di non aver controllato il numero falso da cui ha ricevuto i messaggi di Jenny. Il risultato &#232; la creazione di due personaggi maschili che risultano fastidiosi, narcisisti, irresponsabili ed egoisti. In una tale circostanza, vedere Jenny e Marissa, che invece di mettersi l&#8217;una contro l&#8217;altra come ci si potrebbe aspettare, diventano amiche e alleate, &#232; bello e inusuale. Proprio perch&#233; si capiscono a vicenda, le due donne legano sapendo quanto sia difficile essere madri senza l&#8217;aiuto concreto di un partner.</p>

<p>Un&#8217;altra dinamica relazionale coinvolgente &#232; quella riguardante Peter, Lia - sua sorella - e Brian - suo fratello. Fin da subito, Peter presenta dei comportamenti problematici nel suo rapporto con i fratelli: lui ha bisogno di sentirsi importante per le persone che lo circondano; il problema &#232; che mette al centro delle relazioni i suoi bisogni narcisistici di sentirsi indispensabile, creando quindi una sorta di dipendenza tra s&#233; e i fratelli.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/tv.jpg' alt=''></figure>
<p>Sono proprio le relazioni tra i personaggi a risultare sorprendenti per il pubblico e fondamentali per la risoluzione del caso. Se, dunque, la prima parte della serie stabilisce la problematica, ovvero la sparizione di Milo, e le basi per inquadrare i personaggi, la seconda parte invece prende una piega molto pi&#249; dinamica, con dei plot twist che complicano la vicenda.</p>

<p>Un altro punto di forza della serie &#232; il cast, con attori di alto livello alla pari dell&#8217;interpretazione di Sarah Snook, la protagonista, gi&#224; conosciuta nella serie Succession. L&#8217;attrice riesce a mostrare la graduale preoccupazione e il senso di smarrimento, ma al contempo la caparbiet&#224; di una madre che si trova in una situazione da incubo, circondata da una famiglia che, anzich&#233; aiutarla, le crea altri problemi. Lo stesso vale per Dakota Fanning, che, sebbene sia un personaggio secondario, riesce a trasmettere in maniera equilibrata il senso di colpa di Jenny e la comprensione nei confronti di Marissa. Altrettanto bravi sono Jake Lacy (gi&#224; visto nella prima stagione di The White Lotus), che interpreta Peter, dando vita a un personaggio estremamente problematico, e Michael Pe&#241;a, che veste i panni del detective che segue il caso ed &#232; l&#8217;unico personaggio maschile che si salva.</p>

<p>La serie dunque merita di essere vista, proprio perch&#233; &#232; un ottimo thriller ricco di intrecci e segreti familiari che vengono a galla e per la capacit&#224; di dissezionare le identit&#224; dei personaggi centrali.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Quando lo sport diventa arte</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17347/quando_lo_sport_diventa_arte</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Danza</div><div>&#8220;First Love&#8221; - &#8220;Murmuration&quot;</div><div>di Giorgia Sossass</div><div><p>&#8220;Combinazioni_caratteri sportivi&#8221; &#232; un progetto ideato dall&#8217;Assesorato alla Cultura della Provincia di Trento nell&#8217;ambito di Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, con l&#8217;intento di mettere in rete &#8211; e in sinergia &#8211; i principali enti culturali del territorio. Oltre alle mostre a tema sportivo ancora in corso nei maggiori musei provinciali, si &#232; inserita nella proposta multidisciplinare anche parte della programmazione artistica del Centro Santa Chiara, col suggestivo concerto per ice-cello (uno speciale violoncello di ghiaccio suonato da Giovanni Sollima accompagnato dall&#8217;Orchestra Haydn) e un&#8217;articolata selezione di spettacoli di danza, tra cui First love, appassionato assolo di Marco D&#8217;Agostin, e Murmuration, suggestiva performance su pattini da ghiaccio della compagnia canadese Le patin libre.</p>

<p>First love, come dichiarato dal titolo, &#232; un nostalgico inno al primo amore del giovane coreografo: non la danza, bens&#236; lo sci di fondo, incarnato alla perfezione dalla due volte campionessa del mondo Stefania Belmondo, di cui D&#8217;Agostin ripercorre minuto per minuto l&#8217;epica vittoria nella 15 km a tecnica libera all&#8217;Olimpiade di Salt Lake City del 2002. Al momento dell&#8217;ingresso in sala, ogni spettatore riceve una busta argentata da aprire prima dell&#8217;inizio dello spettacolo, che contiene dei piccoli cimeli di questo amore adolescenziale: il testo di una canzone (First love -per l&#8217;appunto- di Adele), un adesivo con l&#8217;omonima scritta, una spilla con profili di montagne innevate (forse le Dolomiti bellunesi dove l&#8217;ex sciatore si &#232; allenato in giovent&#249;) e una foto ricordo del primo incontro tra il giovane D&#8217;Agostin e il suo amato idolo, Stefania Belmondo. L&#8217;espediente della lettera spinge ad un naturale processo d&#8217;immedesimazione e di relazione con l&#8217;autore-interprete, che costituisce una delle cifre distintive della drammaturgia dell&#8217;autore, la cui performance successiva &#232; giocata sul dialogo diretto col pubblico, che assiste dapprima alla struggente interpretazione della canzone e poi all&#8217;avvincente rievocazione dell&#8217;Olimpiade di Salt Lake City. I 40 minuti della telecronaca della gara di fondo sono ripetuti integralmente dall&#8217;interprete, alternati al movimento evocativo della tecnica libera (o passo pattinato), in una prova attoriale che &#232; allo stesso tempo intensamente fisica, e riesce a trasmettere sia l&#8217;estrema fatica che la crescente eccitazione del momento. Una performance, che nella sua essenzialit&#224;, cattura e coinvolge il pubblico, mescolando in maniera efficace il piano personale con quello teatrale.</p>

<p>Da una ritualit&#224; intima ad una collettiva il passo &#232; breve, ed &#232; proprio questo il processo creativo che ha portato alla creazione della compagnia Le patin libre, il cui ideatore, l&#8217;ex pattinatore agonistico Alexandre Hamel, stanco di medaglie e lustrini, ha intrapreso una ricerca personale di &#8216;liberazione&#8217; dalle stereotipie del pattinaggio artistico per arrivare a un&#8217;originale e poetica forma di danza collettiva su ghiaccio. In Murmuration i danzatori-pattinatori sono addirittura quindici, impegnati in un continuo farsi e disfarsi di forme e traiettorie che s&#8217;ispirano alle danze aeree degli storni in migrazione.</p>
<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/rec_danza.jpg' alt=''><figcaption>&#8220;Murmuration&#8221;</figcaption></figure>
<p>Una vera e propria ossessione ornitologica quella di Hamel, che insieme agli altri quattro fondatori del gruppo ha cercato di riprodurre il &#8216;mormorio&#8217; generato dal movimento delle ali degli storni con quello perfettamente sincronizzato dei pattini che scivolano sul ghiaccio riproducendo suoni e traiettorie del tutto simili per potenza e precisione a quelle disegnate nel cielo dagli stormi in movimento. L&#8217;effetto &#232; amplificato da un musica di sottofondo rarefatta, che accompagna le evoluzioni e gli scatti dei pattinatori e scandisce i momenti della performance, caratterizzata da una fluidit&#224; d&#8217;insieme che talvolta viene spezzata dall&#8217;emergere di qualche individuo, costretto ad essere riassorbito nel gruppo o, talvolta, emarginato. La forza del movimento corale e unitario trascende l&#8217;aspetto puramente artistico per lanciare messaggi universali e riflettere su temi quali l&#8217;armonia, l&#8217;aggressivit&#224;, la guerra e la pace, partendo dal comportamento animale per traslarlo in quello umano. Il coreografo accenna nello specifico al &#8220;caos della convivenza&#8221; e all&#8217;effetto inebriante dell&#8217;insieme che crea forme collettive difficilmente intellegibili ai singoli. Un effetto che deve necessariamente essere il risultato di infinite prove e combinazioni, ma che nel suo esito performativo giunge a un risultato di tale perfezione da eguagliare quasi quello del mondo naturale.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Una donna nella gabbia dell&#8217;amore e del fascismo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17346/una_donna_nella_gabbia_dell_amore_e_del_fascismo</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Teatro</div><div>&#8220;Dalser. La Mussolina&#8221;</div><div>di Ivan Ferigo</div><div><p>Una ventina di microfoni su altrettante aste. Dietro, buio e nebbia. Una figura femminile coperta da un foulard entra e li sposta ricreando la scena, mentre una musica grave sale sempre pi&#249; d&#8217;intensit&#224;. Prima di sfumare in pioggia incessante, per poi bloccarsi di colpo. Qui, girata di spalle, Ida Dalser inizia a raccontarsi. Una vita pervasa da un amore non corrisposto e dalla follia. Non solo un dramma personale, ma un impietoso ritratto del &#8220;maschilismo di Stato&#8221; del fascismo. Una storia di ossessione, abbandono, annientamento.</p>

<p>Questi il campo d&#8217;azione e i contenuti narrativi di &#8220;Dalser. La Mussolina&#8221;, monologo scritto da Angela Dematt&#233; su richiesta della regista e interprete Michela Embriaco. Una produzione Multiversoteatro e Pacta dei Teatri, in collaborazione col Centro Santa Chiara e in partnership con la Fondazione Museo Storico del Trentino. Uno spettacolo al debutto a Trento nel novembre 2024, e quest&#8217;inverno in circuito in Trentino per otto nuove repliche. Qui ci riferiremo a quella andata in scena nella Sala Garda del Palacongressi di Riva il 27 gennaio. Curiosamente nella Giornata della Memoria, anche se qui non si ricordano le vittime dell&#8217;Olocausto. Ma una donna, la prima moglie di Benito Mussolini, da lui e dal regime fascista internata in manicomio, prima a Pergine e poi a Venezia, dove mor&#236; nel 1937.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/rec_ivan.jpg' alt=''><figcaption>&#8220;Dalser. La Mussolina&#8221;</figcaption></figure>

<p>Il tempo dello spettacolo ci conduce nella notte tra 15 e 16 luglio 1935. Ida Dalser, appena fuggita dall&#8217;ospedale psichiatrico di Pergine, da sola, di notte, percorre la strada che arriva alla casa di sua sorella a Sopramonte. Come in una fiaba nera, &#232; convinta che l&#236; trover&#224; ad attenderla il suo amore, Mussolini, che la salver&#224;. Una relazione che desidera, che la inonda e la infuoca. Nel raccontarla, Ida, avvolta in una camicetta confetto, &#232; seducente nei movimenti, nelle ombre che si proiettano sul fondale, nella voce dai toni preferibilmente bassi. Non sembra scossa dalla miseria che la circonda, n&#233; dal destino che la attende.</p>

<p>In questo flusso di coscienza, ripercorre la sua vita: vent&#8217;anni prima, il salone di bellezza Mademoiselle Ida a Milano, l&#8217;incontro con Benito, allora giornalista socialista. La passione travolgente, la nascita di Benito Albino: l&#8217;una e l&#8217;altra non riconosciute da Mussolini. Per il quale quel legame per lei indissolubile era diventato un inconveniente da distruggere. La vita di Ida quindi si intreccia ineluttabilmente con la violenza del regime, mentre lotta per un minimo di dignit&#224;. Invece perde tutto: volontariamente, vendendo tutto per &#8220;amore&#8221;; e, contro la sua volont&#224;, la serenit&#224;, la libert&#224;, infine, nell&#8217;oblio, la vita.</p>

<p>Il personaggio di Ida Dalser &#232; ben messo in drammaturgia da Angela Dematt&#233;. E reso con generosit&#224; da Michela Embriaco, che nella sua recitazione tecnicamente impeccabile ne evidenzia efficacemente la frattura tra delirio e realt&#224;, tra trasporto emozionale e disperazione. E la sua regia non manca di buone intuizioni. Nella scena essenziale ma ricca di simbolismo creata da Giusi Campisi, il continuo spostamento dei microfoni li risemantizza ogni volta: ora megafoni per la storia di Ida, ora orecchie pronte a dissezionare ogni suo pensiero, ora gabbia da cui non si pu&#242; fuggire. Come quando, realizzato di essere stata usata per profitto e piacere, che Mussolini ha anteposto il potere al suo amore, lo accusa apertamente, seppur ormai invano. La parola e il linguaggio del corpo, insieme alla partitura sonora e al gioco di luci e ombre, accentuano la claustrofobia e l&#8217;inesorabilit&#224; del suo destino, facendo montare sempre pi&#249; la tensione e il muto grido di aiuto.</p>

<p>Eppure, tutto questo potenziale drammatico, pur nella sua rilevanza storica e nella sua carica emotiva, d&#224; l&#8217;impressione di non deflagrare mai del tutto. Come mai? Le figure di attrice e regista coincidono: probabilmente un occhio esterno avrebbe potuto far esplodere la miscela. Rendendo ancor pi&#249; giustizia alla memoria di Ida e ancor pi&#249; coinvolgente il suo abisso interiore. ale supporto all&#8217;esperienza artistica.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Una famiglia dilaniata da conflitti</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17345/una_famiglia_dilaniata_da_conflitti</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Teatro</div><div>&#8220;La gatta sul tetto che scotta&#8221;</div><div>di Sandra Mattei</div><div><p>La scenografia &#232; asettica, lastre di marmo a terra e sulle pareti, dentro la quale gli interpreti si muovono come in un laboratorio, esaminati quasi al microscopio per studiare una famiglia americana. &#200; l&#39;ambiente in cui si svolge tutta la pi&#232;ce di Tennessee Williams &#8220;La gatta sul tetto che scotta&#8221;, presentata al teatro Sociale di Trento dal 15 al 18 gennaio e portata in scena per la regia di Leonardo Lidi del Teatro stabile di Torino.</p>

<p>Tennessee Williams, autore di fortunati testi come &#8220;Lo zoo di vetro&#8221; e &#8220;Un tram chiamato desiderio&#8221; (quest&#39;ultimo come &#8220;La gatta sul tetto che scotta&#8221; vincitore del premio Pulitzer) pi&#249; volte portati anche sul grande schermo, ha sempre focalizzato la sua attenzione sulla famiglia come lente per analizzare i rapporti di potere all&#39;interno della societ&#224; americana. Il testo &#232; del 1955, ma &#232; tuttora molto attuale nel descrivere come i soldi e le apparenze siano la rovina dei rapporti familiari: non a caso se gli interpreti di Williams si trovavano riuniti per il compleanno di Big Daddy nella grande villa della tenuta dei Pollit, la scenografia senza elementi d&#39;arredo ci porta ad una dimensione senza tempo, nella quale le dinamiche distruttive si ripetono. La trama, in sintesi, vede contrapposte tre coppie, il capostipite Pollit e la moglie, e i loro figli Brick con Maggie e Gooper con Mae, tutte in conflitto tra loro. La riunione familiare si trasforma in un regolamento di conti nel quale emergono tutti i non detti: il matrimonio di Brick, un tempo giocatore di football, &#232; fallito per la sua latente omosessualit&#224;. Gooper e Mae con il loro stuolo di bambini mirano ad avere l&#39;eredit&#224; dell&#39;azienda agricola, ma la festa deve comunque andare avanti, cos&#236; come le apparenze devono essere salvate. Maggie, interpretata da Valentina Picello (per l&#39;interpretazione ha vinto il premio Ubu 2025), &#232; &#8220;la gatta sul tetto che scotta&#8221;: ama davvero Brick (Fausto Cabra) e vuole riconquistarlo a tutti i costi, ma punta anche ad avere un figlio perch&#233; cos&#236; potr&#224; garantirsi l&#39;eredit&#224;, mentre Brick &#232; distrutto dalla morte dell&#39;amico Skipper, con il quale c&#39;&#232; stata una storia d&#39;amore. Maggie rinfaccia a Brick la sua incapacit&#224; a reagire, preso dai rimorsi per la morte dell&#39;amico suicida e dal suo rifugiarsi nell&#39;alcol, mentre Brick accusa Maggie di essere stata la causa del suicidio di Skipper, essendosi messa in competizione con il marito per distruggere la loro relazione. Big Daddy ha uno scontro pesante con Brick perch&#233; intuisce la sua relazione con Skipper, ma non accetta che il figlio prediletto sia omosessuale, cos&#236; come accusa tutta la famiglia di avergli mentito sul suo stato di salute.</p>

<p>Una famiglia del Sud, che con i valori di Dio e patria &#232; baluardo della societ&#224; americana, ma &#232; travolta da una montagna di ipocrisia. Va da s&#233; il parallelo con l&#39;America di oggi, con il &#8220;Make America Great Again&#8221; che rispolvera i valori pi&#249; retrivi della supremazia bianca. Non a caso Big Daddy, interpretato da Nicola Pannelli, &#232; vestito come Donald Trump, ma tutti i costumi degli attori sono dozzinali, come a sottolineare un disfacimento sociale. E se convince l&#39;interpretazione di Valentina Picello, che sfida la famiglia con la bugia di essere incinta, imponendo la sua volont&#224; di riconquistare il marito e di voler salvare il suo ruolo, lascia pi&#249; perplessi quella di Fausto Cabra, che lavora in sottrazione, confermando la sua debolezza di fronte alle pressioni del perbenismo imperante. E non si capisce perch&#233; mai, visto che il personaggio &#232; di per s&#233; un perdente, lo si &#232; fatto recitare in mutande per met&#224; della pi&#232;ce, cos&#236; come in mutande si aggira Skipper (Riccardo Micheletti), portando per tutta la durata dello spettacolo bottiglie a Brick.</p>

<p>Alcune forzature nelle riproposizioni dei classici lasciano perplessi e si rimpiange l&#39;impeccabile regia di Richard Brooks (pur con le limitazioni del codice Hays sul tema dell&#39;omosessualit&#224;) che ha diretto due attori al massimo del loro fulgore come Liz Taylor e Paul Newman.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/rec_teatro_la_gatta.jpg' alt=''><figcaption>&#8220;La gatta sul tetto che scotta&#8221; 
</figcaption></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Un pastrocchio</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17344/un_pastrocchio</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Cinema</div><div>&#8220;Marty Supreme&#8221; di Josh Safdie</div><div>di Stefano Giordano</div><div><p>Nella New York del 1952, il giovane Marty Mauser lavora come commesso in un negozio di scarpe di propriet&#224; dello zio Murray. Parallelamente pratica il tennistavolo a livello professionistico. Il suo obiettivo &#232; vincere il British Open e diventare cos&#236; ricco e famoso.</p>

<p>E viene veramente da chiedersi che cosa abbia entusiasmato i membri dell&#8217;Academy che hanno attribuito ben 9 candidature Oscar a un film dal protagonista truffaldino, cialtrone e arrogante, che finisce per spacciarci come vittoria la sonora sconfitta di tutte le sue ambizioni. Per non parlare dell&#8217;assiduo ritmo ansiogeno e concitato, artificialmente indotto per stare al passo con le esaltazioni del protagonista. Un film che pare infine rivendicare la sua anarchia utilizzando opportunisticamente una colonna sonora per met&#224; di musica anni &#8217;80, in un contesto storico dei &#8217;50. Insomma, cosa &#232; piaciuto di un film in cui tutto suona falso, compresso ed artificiosamente montato, a partire dalla durata di 150&#8217;? Mah! L&#8217;artificio del cinema?</p>

<p>Sar&#224;, ma a guardarla bene questa grande rivelazione hollywoodiana appare piuttosto un pasticcio che mescola deliri febbricitanti alla Scorsese, glamour sensuale alla Todd Haynes, parabole kubrickiane, violente sgradevolezze alla Abel Ferrara, truffaldine cialtronerie alla Bogdanovich, senza riuscire ad essere niente di tutto questo. Forse perch&#233; il film &#232; tutto sulle spalle del protagonista, l&#8217;attore Timoth&#233;e Chalamet che &#232; indubbiamente bravo nella parte del giovane Marty Mauser: duttile, istrionico, rutilante, belloccio, ma purtroppo anche onnipresente fino all&#8217;asfissia. Al punto che presto serpeggia il sospetto di un film fatto apposta per lui, come sfida di maestria ed abilit&#224; in un ruolo ambiguo, che contrappone simpatica cialtroneria e drammatica rozzezza, allo scopo di far trionfare la fascinazione per l&#8217;attore sulla respingente falsit&#224; del personaggio. Cosa che aveva funzionato benissimo col personaggio di Howard Ratner, in Diamanti grezzi, interpretato da Adam Sandler, e diretto dallo stesso regista Josh Benny nel 2019. Mentre qui il tentativo di replica del medesimo squilibrio delirante e vagabondo deraglia nella durata e nell&#8217;insistenza, rivelando progressivamente un Marty egoista, antipatico, manipolatore ed artificioso. Difetti che per propriet&#224; transitoria si trasmettono a tutto il film.</p>

<p>Intendiamoci, non &#232; che un protagonista debba essere per forza un eroe senza macchia e senza paura. Al contrario abbiamo amato quantit&#224; di disgraziati che ci hanno affascinato con le loro follie. Come il Ray Liotta di Quei bravi ragazzi, col quale Marty condivide certa furia paranoica. Cos&#236; come certo delirio esaltato di Nicholas Cage in Cuore Selvaggio.</p>
<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/film.jpg' alt=''><figcaption>&#8220;Marty Supreme&#8221;</figcaption></figure>
<p>Ma allora perch&#233; Marty Mauser non ci appassiona altrettanto? Perch&#233; oltre ad essere tenace ma insopportabilmente presuntuoso, ambizioso, &#232; sprezzantemente arrogante, la sua ossessione non diventa mai la nostra. Ma soprattutto perch&#233; trasferisce alla necessit&#224; della vittoria una serie di valori esistenziali ed identitari infantili, che farebbero bene a rimanere confinati nel campo dello sport, piuttosto che della filosofia di vita.</p>

<p>Contestualmente furbastra appare cos&#236; anche l&#8217;adozione di una colonna sonora in gran parte diacronica rispetto all&#8217;epoca. Con l&#8217;urgenza ritmico/armonica di un brano come Change, e l&#8217;epica di Everybody want to rule the world dei Tears for Fears, opportunisticamente strumentalizzate per coinvolgerci in una forzata dimensione di falsa spiazzante leggendariet&#224;.</p>

<p>Insomma, &#232; pi&#249; che comprensibile che un ragazzotto ebraico col dono dell&#8217;abilit&#224; nel ping pong, voglia ambire a qualcosa di pi&#249; che diventare manager di un negozio di scarpe, nella fervida New York degli anni &#8217;50. Ma se poi il nostro Marty, in una sceneggiatura ossessiva, tra scelte cinematografiche stilisticamente discutibili, finisce per essere presentato come una specie di dio in terra cui tutto e dovuto, e quello che non arriva &#232; causa di ingiustizie e persecuzioni, allora la nostra simpatia per il personaggio e conseguente apprezzamento per il film se ne vanno da qualche altra parte.</p>

<p>Vogliamo leggerci anche una qualche metafora della contemporaneit&#224;? Accomodatevi.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Pittori del freddo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17343/pittori_del_freddo</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Arte</div><div>&#8220;L&#8217;inverno nell&#8217;arte. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana&#8221;
Trento, Castello del Buonconsiglio, fino al 15 marzo.</div><div>di Stefano Zanella</div><div><p>In uno degli inverni pi&#249; poveri di neve che si ricordi, e che ciononostante vedr&#224; tra pochi giorni svolgersi in un modo o nell&#8217;altro l&#8217;olimpiade invernale, la mostra del Buonconsiglio arriva a ricordarci, come prima cosa, che il castello stesso conserva a Torre dell&#8217;Aquila forse la pi&#249; antica rappresentazione di una &#8220;battaglia a palle di neve&#8221; della pittura occidentale. E ad estendere poi l&#8217;indagine sul tema inverno fino alla fine del Settecento.</p>

<p>Pi&#249; del primato delle palle di neve, l&#8217;aspetto importante del Ciclo dei Mesi &#232; l&#8217;osservazione delle attivit&#224; umane nelle diverse stagioni, distinte tra quelle dei nobili con i loro passatempi di corte e quelle del popolo alle prese col lavoro manuale. E&#8217; uno sguardo neutro, su una distinzione di classe che viene registrata come un dato naturale, come lo &#232; appunto il cambiamento stagionale. Non &#232; nemmeno una novit&#224; assoluta: gi&#224; nei calendari e nei libri sacri dei secoli precedenti, i miniaturisti lasciavano le immagini, per noi preziose, delle principali operazioni contadine del mese, che vediamo anche nel messale esposto agli inizi della mostra. Ma non coinvolgevano il contesto, men che meno il paesaggio.</p>

<p>Nel giro di un secolo, agli inizi del Quattrocento, sono proprio gli elementi di paesaggio ad entrare nell&#8217;immagine, e un esempio tra i pi&#249; pregevoli, qualche anno dopo Torre dell&#8217;Aquila, ce lo offrono, ancora a livello miniaturistico, i fratelli Limbourg, con una descrizione dettagliata e partecipe dell&#8217;inverno di una famiglia contadina che si asciuga e si scalda nell&#8217;intimit&#224; della casa, con le pecore e gli alveari nel cortile, la campagna innevata circostante, il taglio della legna (la vediamo solo nel catalogo, ma &#232; un passaggio essenziale dell&#8217;indagine).</p>

<p>Tuttavia la mostra, curata da Dario De Cristofaro, Marco Longhi, Roberto Pancheri e suddivisa in sette sezioni, racconta che il gusto per la realt&#224; delle cose e degli umani senza sovrastrutture ideali stenta per secoli a presentarsi allo stato puro, e si confronta con una cultura e un gusto iconografico di stampo allegorico e simbolico ereditato dall&#8217;antichit&#224; classica, specie durante il Rinascimento e il Barocco. Cos&#236; l&#8217;inverno, in questa tradizione, viene rappresentato come un vecchio infreddolito - un esempio brillante, tra i molti, &#232; negli affreschi del Romanino al castello &#8211; o di altre figure simboliche. E dove non interviene il mito, si impone la tradizione cristiana.</p>

<p>Il paesaggio e la scena pastorale entra da protagonista nell&#8217;opera di Gerolamo Bassano (1580 ca.), che vede in primo piano la macellazione del maiale, abituale pratica contadina dell&#8217;inverno (italiano), ma non rinuncia ad allestire in secondo piano la scena della Nativit&#224;, fondendo vita quotidiana e storia sacra.</p>

<p>Nel Cinquecento, il fiammingo Pieter Brueghel il Vecchio &#232; un grande innovatore, sia sul piano stilistico che iconografico, capace di interpretare in modo originale il paesaggio e le figure di un territorio, i Paesi Bassi, che vive, nonostante l&#8217;imperversare di guerre, un&#8217;epoca di intenso sviluppo economico e sociale. A lui si deve una lettura dell&#8217;inverno nordeuropeo e delle relative attivit&#224; umane che ha aperto il nostro sguardo.</p>
<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/arte_jan_wildens_pattinatori_su_ghiaccio_1615.jpg' alt=''><figcaption>Jan Wildens, 
Pattinatori su ghiaccio (1615)</figcaption></figure>
<p>La mostra si sarebbe molto giovata di qualche sua opera. In loro assenza, ne ammiriamo invece due &#8211; tra le altre &#8211; che fanno tesoro della sua lezione e consentono un utile confronto. Nella prima, del figlio omonimo Pieter Brueghel il Giovane, &#8220;Adorazione dei Magi nella neve&#8221; (1590-1610) il tema ancora sacro &#232; quasi un pretesto per far vivere la scena di un villaggio brulicante di figure del popolo accanto ad un canale ghiacciato. La seconda, di Jan Wildens (1614 ca.), scelta non a caso come emblema della mostra, vede il duplice protagonismo della vastit&#224; del paesaggio nella luce fredda dell&#8217;inverno, e dei molti personaggi che lo abitano ricavandone motivi di divertimento: qui, tutto il bagaglio del mitico, del simbolico e del sacro sono alle spalle, risalta il desiderio della gente comune di trarre dalla stagione avversa, che rallenta i ritmi dei traffici, occasioni di piacere: il pattinaggio in particolare, ma anche il lato comico di episodi disseminati e osservati ciascuno con la proverbiale acutezza fiamminga.</p>

<p>In Italia, con uno spirito meno incline al sorriso, &#232; nella pittura lombarda che troviamo sguardi diretti sulla condizione degli umili nella stagione fredda: sono le opere di Belotti, di Cifrondi, di Ceruti il &#8220;Pitocchetto&#8221;. Una sensibilit&#224; realista che si fa strada senza arrivare a sostituire pienamente il gusto per l&#8217;allegoria che impregna l&#8217;arte dal Seicento e si protrae fino al rococ&#242; del secolo successivo.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>&quot;Mystery-box&quot;: &#232; davvero un affare?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17342/mystery_box_davvero_un_affare</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di CTCU - Centro Tutela  Consumatori Utenti</div><div><p>Negli ultimi tempi &#232; di moda l&#8217;acquisto delle cosiddette &#8220;mystery box&#8221;, che possono essere acquistate sia online che nei cosiddetti negozi pop-up, negozi cio&#232; che restano aperti solo per un certo tempo. Una &#8220;mystery box&#8221; &#232; una scatola chiusa, venduta senza alcuna indicazione sul suo contenuto e a un prezzo calcolato in base al suo peso. Chi le acquista spera di trovare oggetti che abbiano un valore superiore al prezzo pagato. Il movente di tale forma di acquisto &#232; la caccia all&#39;affare.</p>

<p>Ma partecipare a questo tipo di acquisti potrebbe far venir meno sia i propri diritti di consumatore, come anche ogni concetto di sostenibilit&#224;. Nella maggior parte delle condizioni di vendita collegate a questi acquisti &#232; esplicitamente indicato che, in caso di acquisto, si rinuncia a qualsiasi garanzia, inclusa la garanzia legale per merce danneggiata o difettosa. Tali clausole sono vietate secondo la legge, poich&#233;, per qualsiasi prodotto acquistato, il venditore &#232; responsabile sia per eventuali difetti del prodotto che per eventuali pericoli per la sicurezza e l&#8217;incolumit&#224; dell&#8217;utilizzatore. I consumatori devono pertanto essere consapevoli che, partecipando ad un tale acquisto alla cieca, nella maggior parte dei casi, rinunciano a importanti diritti. Appare inoltre sconcertante l&#39;affermazione trovata nelle condizioni di vendita di uno di questi negozi pop-up, secondo cui &#8220;alcuni pacchi potrebbero contenere merce vietata ai minori&#8221;, motivo per cui all&#8217;apertura del prodotto si raccomandava la presenza di un adulto.</p>

<p>Le aziende che praticano queste vendite sostengono di acquistare i pacchi smarriti o rimasti giacenti dalle piattaforme di vendita online e di contribuire pertanto a un&#39;economia circolare, rimettendo sul mercato beni che altrimenti andrebbero smaltiti o distrutti.Un tale tipo di acquisto non &#232; determinato dalla necessit&#224; di possedere un prodotto specifico, ma unicamente dal cosiddetto &#8220;effetto sorpresa&#8221;. Nella maggior parte dei casi, si tratta di merci indesiderate o addirittura inutili, che poco tempo dopo, rimanendo inutilizzate, vengono smaltite, generando cos&#236; nuovi rifiuti.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/let_mystery.jpg' alt=''></figure>

<p>Per fare una prova, avevamo acquistato una di queste &#8220;mystery box&#8221; e la scelta era caduta su un pacco di circa 3 kg che, come indicato, conteneva pacchi pi&#249; piccoli provenienti da resi di Amazon, per il quale era stato pagato un prezzo di 74,90 &#8364; pi&#249; 11,90 di spese di spedizione.</p>

<p>Risultato finale: una delusione! Il pacco ordinato conteneva 3 maschere da nuoto, una power-bank per cellulare e 2 pacchi di set di maniglie per mobili. Il tutto a un prezzo decisamente superiore al reale valore della merce.</p>

<p>I prodotti erano per lo pi&#249; inutilizzabili o addirittura potenzialmente pericolosi, poich&#233; quasi nessuno presentava la prescritta marcatura CE. Per chi fosse interessato a vedere il video della &#8220;prova&#8221; basta collegarsi al link <a href='https://www.youtube.com/watch?v=3MgWW9IJLEs' target='_blank'>https://www.youtube.com/watch?v=3MgWW9IJLEs</a>.</p>

<p>Partecipare a questi acquisti non vale quasi mai la pena. I diritti dei consumatori non possono essere messi da parte. Inoltre: dopo aver aperto la mystery box acquistata, si potrebbe scoprire che il prezzo pagato supera di molto il valore reale della merce, risultando con ci&#242; un&#39;esperienza a dir poco negativa.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>&#8220;Lessico palestinese&#8221;: errata corrige</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17341/lessico_palestinese_errata_corrige</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Walter Ferrari</div><div><p>Nella lettera pubblicata sul numero di gennaio di QT, una breve recensione del libro di Alba Nabulsi &#8220;Lessico palestinese&#8221;, non so per quale ragione ho scritto erroneamente, e me ne scuso con i lettori, che la Cisgiordania, prima del 1967 (guerra dei sei giorni e occupazione israeliana), &#8220;si chiamava Transgiordania&#8221;. Per uno strano motivo ho scritto &#8220;si chiamava&#8221; intendendo dire &#8220;era amministrata&#8221; da quella Transgiordania che al termine del mandato britannico si era trasformata nel regno di Giordania.</p>

<p>Confusione mentale quale prima avvisaglia di uno stato patologico senile? Chiss&#224;! Sta di fatto che mi correggo e, a scanso di equivoci, aggiungo che per essere pi&#249; precisi occorrerebbe dire che dopo la partizione della Palestina operata dalle Nazioni Unite nel 1947 (Risoluzione n. 181), mentre lo stato di Israele si costituiva come tale operando una pulizia etnica su vasta scala della popolazione palestinese residente all&#8217;interno del territorio che gli era stato assegnato (vedasi in proposito il libro dello storico israeliano Ilan Pappe &#8220;La pulizia etnica della Palestina&#8221;, Fazi editore 2008), distruggendo centinaia di villaggi e costringendo all&#8217;esilio 750 mila palestinesi, questi ultimi respinsero un piano di partizione che assegnava ben il 56% della Palestina storica alla minoranza ebraica. Furono cos&#236; l&#8217;Egitto e la Giordania ad occupare rispettivamente la striscia di Gaza e la Cisgiordania, amministrando per vent&#8217;anni le due porzioni di Palestina assegnate allo stato palestinese mai nato (se si esclude l&#8217;effimera parentesi di 8 giorni nei quali si costitu&#236; allora un &#8220;governo&#8221; palestinese a Gaza). Striscia di Gaza e Cisgiordania che vennero occupate poi da Israele a seguito della sconfitta degli eserciti arabi avvenuta con la guerra dei sei giorni nel 1967. Occupazione che continu&#242; di fatto anche dopo gli accordi di Oslo del 1993 che videro la nascita dell&#8217;Autorit&#224; Nazionale Palestinese e che, per quanto riguarda la striscia di Gaza, ebbe termine nel 2005 per decisione dell&#8217;allora primo ministro israeliano Ariel Sharon. Nel gennaio dell&#8217;anno successivo si tennero le elezioni legislative che decretarono la vittoria di Hamas nella striscia di Gaza, trasformata nel frattempo da Israele un una enorme prigione a cielo aperto.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Il Venezuela  e il bullismo di Trump</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17340/il_venezuela_e_il_bullismo_di_trump</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Jacopo Zannini</div><div><p>La situazione venezuelana rappresenta uno degli scenari geopolitici pi&#249; complessi e dolorosi dell&#39;ultimo decennio. L&#39;amministrazione Trump ha perseguito una politica di pressione culminata in un&#8217;azione che moltissimi osservatori hanno definito una violazione del diritto internazionale. In particolare l&#8217;operazione di aggressione a uno stato sovrano, come il blitz col rapimento del Presidente in carica Nicolas Maduro, mina le fondamenta della convivenza tra nazioni, ponendo un pericoloso precedente che legittima, di fatto, le mire espansionistiche di altri attori globali. La decisione di agire al di fuori dei canali diplomatici e senza un mandato internazionale &#232; stata criticata anche dal Senato USA, che ha votato a maggioranza nel tentativo di limitare gli interventi bellicosi e illegali di Trump.</p>

<p>Le sanzioni economiche, inasprite sotto Trump, hanno avuto un impatto devastante sull&#39;economia venezuelana, gi&#224; fragile e dipendente dal petrolio. Sebbene mirate a colpire il regime di Maduro, queste misure hanno esacerbato la carenza di beni di prima necessit&#224; e medicine, colpendo la popolazione civile, come evidenziato dalle Nazioni Unite e da varie ONG. L&#39;approccio unilaterale e la retorica dell&#39;esportazione della democrazia tramite la forza hanno mostrato tutti i limiti di una politica estera che antepone la forza al diritto, come ammesso dallo stesso Trump, che &#232; arrivato dichiarare: &#8220;La mia moralit&#224;, la mia mente, &#232; l&#39;unica cosa che pu&#242; fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale&#8221;.</p>

<p>Dall&#39;altra parte con il regime di Maduro il Venezuela, soprattutto negli ultimi anni, &#232; andato incontro a una crisi umanitaria ed economica senza precedenti, non solo a causa delle sanzioni, ma primariamente per una cattiva gestione delle risorse e una la corruzione dilagante. Il percorso di governo di Maduro si &#232; quindi allontanato da quello del suo predecessore Hugo Chavez, che soprattutto all&#8217;inizio della sua parabola, aveva rilanciato il benessere delle classi sociali subalterne del Venezuela. In conclusione, la situazione in Venezuela non ammette semplificazioni. &#200; un crocevia in cui l&#39;arroganza imperialista dell&#39;amministrazione Trump, che ha ignorato il diritto internazionale per perseguire un cambio di regime non autorizzato, si scontra con la realt&#224; del decadente regime madurista.</p>

<p>L&#39;unica via percorribile resta quella del rispetto del diritto internazionale e della pressione diplomatica unita al sostegno umanitario, per una transizione pacifica verso una piena democrazia in cui sia il popolo venezuelano a riprendere la parola riconquistando la propria sovranit&#224; oggi seriamente minacciata dal bullismo internazionale di Trump.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/let_trump_maduro.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Referendum: le ragioni del No</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17339/referendum_le_ragioni_del_no</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Giovanni Widmann</div><div><p>Recentemente intervistato dal quotidiano L&#8217;Adige, l&#8217;avvocato Andrea de Bertolini ha sostenuto le ragioni del suo s&#236; al prossimo referendum costituzionale, in conflitto con la linea del suo partito, argomentando che la separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti fu fin dall&#8217;origine un obiettivo perseguito dalla sinistra, allorquando l&#8217;allora ministro della giustizia Vassalli e il giurista Pisapia vararono il nuovo codice di procedura penale che trasformava il processo da inquisitorio ad accusatorio, prevedendo una condizione di parit&#224; tra accusa e difesa nel dibattimento davanti a un giudice terzo. Questo spiegherebbe perch&#233; molti esponenti del Pd si sono dichiarati per il s&#236; .</p>

<p>&#8220;La storia di questo Paese ci dice che la sinistra questa riforma la voleva, per uscire definitivamente dal processo inquisitorio&#8221;, afferma de Bertolini, pur auspicando che la magistratura non sia assoggettata all&#8217;esecutivo.</p>

<p>Peraltro secondo il penalista l&#8217;eventuale prevalenza del s&#236; e dunque l&#8217;approvazione della riforma, impedirebbe al governo Meloni di intestarsi l&#8217;esclusiva della vittoria. L&#8217;avvocato de Bertolini non si avvede che questa eventualit&#224; provocherebbe invece ulteriori fratture e polemiche nel partito e indebolirebbe la sua azione oppositrice, dal momento che la linea ufficiale del partito &#232; per il no.</p>

<p>L&#8217;avvocato trascura poi di considerare importanti elementi di contesto. La societ&#224; italiana &#232; profondamente cambiata rispetto alla situazione politica e culturale del 1989: c&#8217;&#232; stata la stagione di Mani pulite e la caduta della prima repubblica, l&#8217;avvento in politica di Berlusconi e il berlusconismo come modello valoriale, che negli ultimi trent&#8217;anni ha esacerbato il rapporto tra politica e magistratura esasperando il conflitto. &#200; innegabile che l&#8217;attuale governo di destra abbia voluto questa riforma con intenti punitivi; lo prova il fatto che essa sia stata dedicata al pregiudicato Berlusconi e che una schiera di politici condannati si siano dichiarati a favore del s&#236;. &#200; un errore valutare la riforma secondo parametri ideali, invocando la coerenza con la tradizione liberale alla quale appartiene lo stesso avvocato de Bertolini per storia familiare, appellandosi a principi astratti di diritto senza tenere conto del contesto politico reale in cui la riforma della magistratura &#232; Quindi, secondo l&#8217;avv. de Bertolini, la separazione delle carriere tra giudice e pm sarebbe il naturale compimento di quella riforma: &#8220;C&#8217;&#232; una motivazione profondamente di sistema, di coerenza allo strumento processuale che fu scelto in quell&#8217;epoca per garantire il giusto processo&#8221;, mentre adesso &#8220;c&#8217;&#232; una innaturale incongruenza nell&#8217;osmosi tra pm e giudice&#8221;. La separazione delle carriere, nello spirito della riforma di allora, ha dunque un fondamento giuridico. Non sorprende quindi che l&#8217;avvocatura sia favorevole alla riforma: l&#8217;avvocato, rappresentando la difesa, pensa all&#8217;interesse del suo assistito. &#200; per&#242; il caso di ricordare che la dinamica processuale ha casomai ripetutamente provato il contrario, ovvero che spesso &#232; il pm, formato all&#8217;imparzialit&#224; di giudizio e alla ricerca della verit&#224;, ad archiviare o a chiedere l&#8217;assoluzione in assenza di elementi probatori, cos&#236; come molte sentenze dimostrano che il giudice, proprio perch&#233; non ha un rapporto &#8220;osmotico&#8221; col pm, assolve l&#8217;imputato di cui lo stesso pm aveva chiesto la condanna.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/lett_de_bert.jpg' alt=''><figcaption>L&#8217;avv. Andrea de Bertolini</figcaption></figure>
<p>Per quanto concerne le nuove modalit&#224; di nomina dei componenti del CSM, l&#8217;avvocato de Bertolini sostiene che il sorteggio della componente togata &#232; necessario &#8220;per evitare che le correnti esondino&#8221;, come si &#232; visto con la vicenda Palamara. Sostiene poi che questo metodo non impedir&#224; ai nominati nei due nuovi CSM (giudicante e requirente) di avere il tempo per prepararsi al nuovo ruolo, dato che guadagneranno un milione e mezzo di euro in cinque anni, come se la questione potesse essere risolta in ragione del lauto riconoscimento economico loro elargito.</p>

<p>L&#8217;avv. de Bertolini non menziona inoltre il fatto che mentre i componenti togati dei due nuovi consigli superiori della magistratura (giudicante e requirente) saranno estratti a sorte, quelli laici saranno scelti dal parlamento a maggioranza semplice &#8211; dunque conseguentemente indicati dalla maggioranza di governo &#8211; da un listino di docenti universitari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza forense precedentemente votato dal parlamento; si tratter&#224; verosimilmente di personalit&#224; che per convinzioni e orientamento &#8211; politico, non soltanto di cultura giuridica - avranno avuto il gradimento dei politici e/o che saranno vicini alla politica.</p>

<p>La conseguenza sar&#224; che mentre la componente laica fin da subito si riveler&#224; coesa e organizzata, quella togata dovr&#224; investire tempo per trovare un amalgama e un equilibrio al suo interno.</p>

<p>L&#8217;avvocato. poi sorvola sul fatto che la nuova Alta corte disciplinare giudicher&#224; i magistrati con sentenza impugnabile solo davanti alla Corte stessa, quindi senza possibilit&#224; (come accade attualmente) di impugnare le decisioni in Cassazione. &#200; inoltre ridotta la presenza dei togati nel giudizio.</p>

<p>Il punto &#232; se questa riforma, che riguarda anche i nuovi assetti dei CSM e l&#8217;Alta corte disciplinare, sia nell&#8217;interesse dei cittadini tutti, non solo degli imputati. L&#8217;eventuale, futuro prossimo passo, l&#8217;assoggettamento del pm all&#8217;esecutivo, inficerebbe l&#8217;obbligatoriet&#224; dell&#8217;azione penale. Data la cultura politica pseudo-liberale e pseudo- garantista dell&#8217;attuale maggioranza di governo, &#232; legittimo pensare, oltre che a una volont&#224; punitiva verso la magistratura, anche alla volont&#224; di mettere in futuro la magistratura inquirente sotto il controllo del governo (basterebbe una legge ordinaria), come avviene in tutti gli stati che prevedono carriere separate, con la conseguenza, facilmente immaginabile, che tra le priorit&#224; dell&#8217;azione penale non ci saranno verosimilmente i reati dei &#8220;colletti bianchi&#8221;, quelli riguardanti l&#8217;intreccio tra affari e politica o contro la pubblica amministrazione, che questo esecutivo in particolare (ma non solo) ha dimostrato ampiamente di mal sopportare.</p>

<p>Ogni anno il governo indicherebbe quali reali perseguire e quali no. Per una strana e paradossale eterogenesi dei fini, nella storia pu&#242; accadere che purezza delle intenzioni e trama machiavellica, principi ideali e cinico calcolo in malafede concorrano ognuna per propria responsabilit&#224; a generare aberrazioni.</p>

<p>Il governo respinge fermamente quest&#8217;ipotesi e certamente il testo della riforma oggi non la prevede, ma potrebbe essere proprio questo il passo successivo se fosse approvata la riforma sulla separazione delle carriere. D&#8217;altronde alcune dichiarazioni sfuggite ad esponenti di governo sono in tal senso eloquenti. Pensarlo &#232; quindi pi&#249; che legittimo.</p>

<p>Vedremo se il tempo dar&#224; ragione a chi oggi segnala il rischio e conseguentemente si pronuncia per il no. Se dovesse vincere il s&#236;, vedremo se era fondata la profezia di Cassandra.</p>

<p>Intanto sulla scena vediamo una pletora di strepitanti Iago accanto a tanti suadenti Candido che candidamente, nella loro ingenua purezza senz&#8217;ombre e senza dubbi, con ferma convinzione e nobile aspirazione, affermano che il meglio trionfer&#224;: costoro non vedono il periglioso appropinquarsi della stolida chimera, essi credono di vivere nel migliore dei mondi possibili.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>La violenza dello sci</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17338/la_violenza_dello_sci</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di WWF Trentino Alto Adige</div><div><p>L&#8217;ostinazione del modello dello sci alpino &#232; da anni palese: davanti a inverni instabili, si risponde con pi&#249; artificio. Acqua, energia, infrastrutture e costi vengono spostati altrove. Rivendicare questa continua rincorsa come normalit&#224; &#232; una mancanza che rischia di condannare all&#8217;immobilismo intere vallate, in un rapporto di malata dipendenza. &#200; ora che il mondo dell&#8217;impiantismo dimostri un altro approccio.</p>

<p>Lo sci alpino e la cultura della neve hanno dato moltissimo alle nostre valli: lavoro, competenze, identit&#224;, occasioni di incontro, persino un orgoglio condiviso. Proprio per questo, vedere oggi questo mondo incapace di misurarsi con le sfide del presente non ci pu&#242; lasciare indifferenti. Il punto non &#232; essere contro uno sport. Il punto &#232; riconoscere che un modello nato in un altro clima e in un&#8217;altra economia a differenza di molti altri settori in grado di rimettere in discussione</p>

<p>i propri preconcetti si sta irrigidendo, invece di evolvere. Di fronte a inverni sempre pi&#249; incerti, la risposta dominante continua a essere sempre la stessa: compensare la mancanza di neve naturale con altra tecnologia, altro consumo di energia, di acqua. In questo passaggio lo sci smette di essere un&#8217;opportunit&#224; e diventa una zavorra, un fardello strutturale che si trascina dietro costi crescenti e una dipendenza economica sempre pi&#249; manifesta.</p>

<p>La neve artificiale non &#232; neve nel senso in cui la montagna l&#8217;ha sempre intesa: &#232; un prodotto industriale. Richiede prelievi idrici, energia, infrastrutture, manutenzioni, bacini, reti. Una logistica che progressivamente si espande, mentre il favore della natura dal quale gli sport invernali dipendono si ritira, anche a causa della forsennata rincorsa a modelli sempre pi&#249; energivori. Ogni stagione difficile non porta a ripensare qualcosa, ma a rinforzare il passato. Una spirale, nella sua mancanza di creativit&#224; e visione penosamente discendente.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/let_sci.jpg' alt=''></figure>

<p>A questa dinamica si somma un elemento che molte comunit&#224; stanno sperimentando: la crescente concentrazione dei flussi turistici. Un turismo che vive di picchi brevi e intensi tende a mettere sotto pressione servizi, personale stagionale e qualit&#224; della vita dei residenti, lasciando poi lunghi periodi di vuoto. &#200; una economia &quot;a scatti&quot;, dove l&#8217;iper-sfruttamento di poche finestre temporali convive con una fragilit&#224; di fondo: basta un inverno anomalo, un rialzo dei costi energetici, una difficolt&#224; idrica, e ci&#242; che sembrava solido mostra crepe immediate. Da opportunit&#224;, questi contesti che cos&#236; tanto hanno plasmato le economie montane si rivelano tigri di carta dalle quali dipendiamo, asfissiando ogni possibilit&#224; di immaginare qualcosa di diverso.</p>

<p>In questo contesto continuare a raccontare il valore della montagna quasi solo in termini di indotto e numeri diventa una scorciatoia per non vedere il conto complessivo. Il vero tema non &#232; se un evento porta soldi, ma quale modello economico e territoriale stiamo blindando, con quali costi ambientali e sociali. Ed &#232; qui che certe scelte diventano allucinanti: non tanto per la singola cifra o il singolo investimento, ma per la lucidit&#224; con cui si rivendica un successo immediato, mentre i costi vengono spostati altrove, con totale spregio e impunit&#224; rispetto a qualsiasi conseguenza.</p>

<p>Lo si vede anche nello sguardo del presidente della Marcialonga Tiziano Romito, che in una recente intervista pubblicata sul quotidiano l&#8217;Adige appare accecato dall&#8217;idea di tenere in piedi il sistema a ogni prezzo. &#200; uno sguardo che non appartiene solo a lui: &#232; condiviso da molti, perch&#233; &#232; lo sguardo tipico di un settore che misura la riuscita guardando solo al breve periodo e che, proprio cos&#236;, riesce a rendere invisibile ci&#242; che non entra nel bilancio. I prelievi idrici, l&#8217;energia, l&#8217;occupazione di suolo, la pressione sugli ecosistemi, l&#8217;aumento della vulnerabilit&#224; complessiva: tutto questo resta fuori dai conti aziendali quindi non interessa n&#233; viene dichiarato, ricadendo su comunit&#224;, territorio, servizi pubblici, ambiente. &#200; la definizione stessa di esternalit&#224;: costi reali, scaricati su altri.</p>

<p>E vale anche per l&#8217;altro lato della narrazione, quello &quot;benefico&quot;. Quando si dice che lo sci &quot;d&#224; al territorio&quot;, spesso si confonde un effetto collaterale positivo con una responsabilit&#224; strutturale. Le societ&#224; non operano come benefattori, ma con logica industriale e di guadagno - com&#8217;&#232; normale che sia. Le ricadute positive, quando ci sono, sono esternalit&#224; anche loro: non una garanzia, non un patto, non un disegno di sviluppo territoriale. Se fossero una conseguenza strutturale - se cio&#232; il modello fosse davvero pensato per massimizzare benessere locale, resilienza e tutela del capitale naturale - quel modello che oggi critichiamo avrebbe saputo trasformarsi rispetto alle sfide del presente, invece di renderle sempre pi&#249; pesanti e complesse.</p>

<p>L&#8217;assurdo, per&#242;, si coglie quando questa ostinazione non &#232; pi&#249; nemmeno presentata come necessit&#224;, ma con orgoglio. Quando la risposta al clima che cambia diventa un messaggio del tipo: andremo avanti comunque, senza mettere in discussione l&#8217;idea stessa di &quot;normalit&#224;&quot;. E dentro questa rimozione, la frase &quot;Noi continueremo a utilizzare i cannoni, fino a che il mare non arriver&#224; in Val di Fiemme&quot; del presidente Romito non &#232; una battuta: &#232; una confessione. Dice che si &#232; scelto di spingere l&#8217;artificio fino al paradosso, come se l&#8217;unico modo di difendere la montagna fosse negare la montagna reale. &#200; una dichiarazione che trasforma un problema concreto sotto gli occhi di tutti in un atto di fede tecnologica, e un territorio in un set cinematografico sacrificabile. &#200; l&#8217;ammissione che si considera accettabile qualunque cosa: e quando un sistema ragiona cos&#236;, non sta pi&#249; generando opportunit&#224;, sta accumulando debiti - ecologici, sociali, economici - che qualcun altro pagher&#224;.</p>

<p>Nel 2050, dice una canzone tristemente profetica del gruppo Eugenio In Via di Gioia, &quot;Tutti i ghiacciai dei poli ai confini del mondo saranno sciolti, e gli animali di tutte le altre specie saranno estinti&quot;: e a quanto pare, al presidente Romito come ad altri non frega assolutamente nulla.</p>

<p>&quot;La testa che spicca fuori dall&#8217;acqua non vede il proprio corpo sommerso &#200; la punta dell&#8217;iceberg, l&#8217;iceberg intero, il resto &#232; andato disperso&quot;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Motori e ambiente</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17337/motori_e_ambiente</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Piero Gazzini</div><div><p>Nell&#39;ottobre 2025 si &#232; svolta sul nostro altopiano una tappa del rally del trentino. Gi&#224; due anni fa, all&#39; esordio del rally, gli organizzatori avevano tentato di portare la gara sul nostro territorio. Il sindaco di allora, visto che l&#39; organizzazione era gi&#224; avanti aveva concesso, in via provvisoria e solo per quell&#39; anno, il permesso di effettuare la tappa su un percorso ridotto e solo per quell&#39; anno. Infatti alla richiesta fatta l&#39; anno successivo l&#39; amministrazione comunale ha risposto con un rifiuto. Ma poi ci sono state le elezioni amministrative e la nuova amministrazione ha concesso l&#39; autorizzazione ad effettuare la gara non solo al margine del Parco di Monte Baldo, ma nel cuore dello stesso con la seconda parte della tappa: San Valentino-Dossioli e rientro per Strada Graziani.</p>

<p> I motori, rumorosissimi, hanno scorrazzato nelle notti la settimana prima della gara, senza permessi e controlli, per le prove. Il giorno della gara poi dalle 16 alle 23 l&#39;altopiano &#232; stato bersagliato dal rombo dei motori e dal &quot;profumo&quot; degli stessi. Quello che fa specie &#232; che in questo periodo di cambiamento climatico con eventi meteorologici estremi, si propongano nuove iniziative che esaltano proprio il motore, che &#233; il principale responsabile del cambiamento climatico. E per di pi&#249; lo si fa in un luogo deputato alla difesa dell&#39;ambiente: nel cuore del Parco del monte Baldo.</p>

<p>Mi chiedo a che serve istituire zone che dovrebbero essere protette se poi viene concesso di tutto e di pi&#249;. Ed &#232; anche grave che questa non &#232; una iniziativa che va avanti da anni, ma nuova di quest&#39;anno, quando si sa benissimo quali sono stati i danni che i motori hanno provocato in termini di inquinamento.</p>

<p>Altro elemento contraddittorio &#232; che il nuovo assessore all&#8217;ambiente &#232; una persone che, almeno a parole, si era schierato a difesa dell&#8217;ambiente: &#232; il vicedirettore del Museo Civico di Rovereto e partecipa con L&#8217;altra Montagna a conferenze in difesa dell&#8217;ambiente.Ritengo che dal punto di vista della difesa del territorio sia un fatto molto grave aver permesso l&#8217;effettuazione della gara: &#232; una profanazione farla in una zona protetta.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Mafia: il disinteresse della politica trentina</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17336/mafia_il_disinteresse_della_politica_trentina</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Alessandro Fontanari, Vigilio Valentini, Enzo Sevegnan</div><div><p>Vogliamo esprimere, anche a nome del Coordinamento Lavoro Porfido, il nostro apprezzamento per l&#8217;iniziativa dell&#8217;Osservatorio Trentino Legalit&#224; (costituito dal basso per rispondere alla sordit&#224; della politica provinciale rispetto alla proposta di un Osservatorio a suo tempo presentata dal consigliere provinciale Alex Marini) su &#8220;La criminalit&#224; organizzata del Nord Italia&#8221;, tenutasi il 22 gennaio a palazzo Geremia col patrocinio del Comune di Trento. Nel contempo stigmatizziamo l&#8217;assenza dei politici provinciali e degli amministratori locali dei comuni della zona del porfido, epicentro delle attivit&#224; della &#8216;locale&#8217; di &#8216;ndrangheta portato alla luce dall&#8217;operazione &#8216;Perfido&#8217; e la cui esistenza &#232; stata ormai sancita da due sentenze passate al vaglio della Cassazione. I due magistrati che hanno partecipato all&#8217;incontro (affollato di giovani e con in prima fila il nuovo Commissario del Governo dott.ssa Fusiello, gi&#224; questore e prefetto a Reggio Emilia), il dott. Andrea Rat (giudice estensore della sentenza &#39;Aemilia&#39;) e il dott. Giovanni Musar&#242; (Procura nazionale antimafia), hanno evidenziato l&#8217;esigenza che la societ&#224; sia resa edotta di quali sono i meccanismi, sempre meno visibili e pi&#249; pervasivi del tessuto economico e sociale, attraverso i quali le organizzazioni mafiose operano.</p>

<p>In questo senso i due magistrati hanno invitato il popolo italiano nel nome del quale i Tribunali pronunciano le sentenze, a leggere con attenzione cosa sta scritto nelle stesse, materiale prezioso per comprendere anche i legami che la &#8216;ndrangheta ha saputo intessere con l&#8217;economia e la politica di questa provincia.</p>

<p>Il moderatore dell&#8217;incontro, l&#8217;avv. Elia Minari, fondatore di Cortocircuito (l&#8217;associazione studentesca che mediante interviste ha fatto emergere importanti collegamenti tra mafia e politica a Reggio Emilia) ha illustrato anche le possibilit&#224; per i cittadini di far emergere certe connessioni mediante la consultazione di fonti aperte. Purtroppo per&#242;, viste le assenze, pare che il segnale proveniente dai politici provinciali cos&#236; come dagli amministratori locali e segnatamente da quelli di Albiano e Lona-Lases, comuni direttamente coinvolti, vada nel senso opposto; un disinteresse talmente palese che potrebbe far pensare sia in realt&#224; interessato.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>La soluzione della Lega: lasciarli all&#8217;addiaccio</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17335/la_soluzione_della_lega_lasciarli_all_addiaccio</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Liberalaparola, Il gioco degli specchi, Volontari italiano Res.Fersina/Brennero, Associazione Oratorio S.Antonio, Penny Wirton</div><div><p>Come Rete Italiano Trento non possiamo ignorare il recente comunicato stampa della Lega che dice: &#8220;Pi&#249; si aprono queste strutture (centri di accoglienza per migranti, dormitori, n.d.r.), pi&#249; aumenta il rischio che vi entrino persone poco raccomandabili che portano degrado e creano pesanti disagi a tutte le zone limitrofe, minando la serenit&#224; di chi in quei quartieri ci vive e lavora&#8221;. La soluzione per la Lega &#232; lasciare le persone all&#39;addiaccio perch&#233; ritenute delinquenti e problematiche. Queste persone, nella gran parte dei casi, sono richiedenti asilo che per legge avrebbero diritto ad un&#8217; adeguata assistenza e accoglienza. La marginalit&#224; e il disagio concentrati a Trento li hanno prodotti le politiche provinciali (che recentemente hanno concordato col governo nazionale un dimezzamento dei gi&#224; dimezzati posti in accoglienza in cambio di un CPR), lavorando sistematicamente allo smantellamento del sistema di accoglienza,creando allarme sulla citt&#224; e soffiando sul fuoco con una costante comunicazione terroristica allo scopo di alimentare le paure.</p>

<p>I migranti non sono il problema, sono lo specchio dei nostri tempi e l&#8217;effetto di politiche coloniali e neocoloniali che vengono da lontano, ben oltre i confini della nostra provincia. Il problema &#232; la mancata gestione dei flussi migratori in maniera conforme a quanto sancito dal tanto vituperato diritto internazionale. Il problema &#232; l&#8217;estremo individualismo e l&#8217;incapacit&#224; di vederci come comunit&#224;.</p>

<p>La storia del &#8220;Trentino comunit&#224; accogliente&#8221; diventa una storia sempre pi&#249; scollegata dalla realt&#224;: siamo una delle province che meno accoglie in Italia!</p>

<p>Noi, come Rete Italiana Trento, continueremo a fare ci&#242; che da 10 anni facciamo, convinti che l&#8217;insegnamento della lingua sia di fondamentale importanza per instaurare la necessaria comunicazione e relazione con chi cerca un futuro migliore in Trentino, per una reale politica di inclusione, nella speranza che un giorno le nostre istituzioni tornino a gestire le politiche migratorie come hanno fatto fino al 2018, anche attraverso servizi di formazione e di supporto psicologico, servizi che tanto possono fare anche per evitare episodi drammatici e incidenti come quello che oggi viene utilizzato come un &#8220;manganello mediatico&#8221;.</p>
<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/let_migranti.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Cuba: il momento pi&#249; difficile</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17334/cuba_il_momento_pi_difficile</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Dal mondo</div><div>Ai problemi di sempre si sono aggiunti il progressivo venir meno dei pochi paesi amici e le nuove minacce americane.</div><div>di Giorgia Simoncelli</div><div><p>Cuba &#232; l&#8217;isola pi&#249; grande dei Caraibi e quando la sentiamo nominare pensiamo a vacanze, relax, sole, mare e mojito. La perla dei Caraibi sta invece attraversando il momento pi&#249; difficile della sua storia, ed &#232; solo a causa della recente cattura di Maduro che &#232; tornata sotto i riflettori internazionali, che per&#242; non spiegano nel dettaglio come i cubani siano costretti a vivere per la maggior parte del tempo senza acqua corrente, senza corrente elettrica, senza farmaci e senza prodotti di prima necessit&#224; quali riso, fagioli o assorbenti.</p>

<p>Capire Cuba &#232; difficile: bisogna conoscere la storia e la geopolitica della Guerra Fredda, le dittature di destra e di sinistra che hanno ciclicamente caratterizzato e tuttora caratterizzano l&#8217;America Latina e che ne forgiano alleanze e antipatie, le dimostrazioni di forza degli onnipresenti Stati Uniti, gli ideali delle vecchie generazioni che cozzano con la realt&#224; di un presente schiacciato dalla povert&#224; e dalla bancarotta di Stato.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cuba_cartello.jpg' alt=''></figure> 

<p>Ma iniziamo dal XX secolo: l&#8217;ordine mondiale post Seconda Guerra Mondiale vede il mondo diviso tra blocco capitalista e blocco comunista. &#200; in questo scenario che un rivoluzionario cubano di nome Fidel Castro guida la rivoluzione socialista, iniziata nel 1953 con l&#8217;attacco contro la caserma Moncada di Santiago de Cuba e conclusasi l&#8217;8 gennaio 1959 col trionfale ingresso all&#8217;Avana e la proclamazione del socialismo sull&#8217;isola. &#200; una vittoria inaspettata, l&#8217;esercito ribelle sconfigge il governo, considerato corrotto e sostenuto dagli USA. &#200; il momento in cui si interrompono tutte le relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti, interruzione tutt&#8217;oggi in corso e scalfita solo brevemente a marzo 2016 da una visita del Presidente USA Barack Obama, in un tentativo di distensione politica ed economica caduto nel vuoto e non cavalcato dai successivi Presidenti USA, Biden incluso.</p>

<p>L&#8217;inesistenza di rapporti diplomatici tra i due Paesi &#232; dovuta anche al bloqueo, cio&#232; l&#8217;embargo imposto nel 1960 da Eisenhower e rafforzato nel tempo, soprattutto nel 1962 dall&#8217;allora Presidente Kennedy, che impose un embargo totale contro l&#8217;isola. Il bloqueo &#232; tutt&#8217;oggi in vigore e, nonostante sia oggetto di moltissime critiche e condanne da parte della comunit&#224; internazionale e dell&#8217;ONU, rimane di fatto in essere, impedendo ai cubani l&#8217;accesso a merci e istituti di credito internazionali. Tutte le carte americane a Cuba sono bloccate e gli espatriati che vogliono inviare rimesse e beni ai propri cari sull&#8217;isola devono affrontare una corsa a ostacoli dai costi esorbitanti.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cuba_palazzo_1.jpg' alt=''><figcaption>Case popolari in stile sovietico a Santiago de Cuba.
</figcaption></figure> 

<p>Cuba ha sempre ovviato all&#8217;avversit&#224; congenita al capitalismo alleandosi con il blocco socialista: fino al 1989 l&#8217;Unione Sovietica comprava lo zucchero a dieci volte il prezzo reale di mercato. La caduta dell&#8217;URSS, per&#242;, mise in ginocchio l&#8217;economia dell&#8217;isola e gener&#242; il primo grande esodo dei balseros, ovvero i cubani che cercavano di raggiungere Miami con zattere (balsas) e altre imbarcazioni di fortuna. &#200; l&#8217;inizio della formazione della comunit&#224; dissidente critica di Fidel, bollata dal regime come contrarevoluci&#243;n.</p>

<p>Nonostante la caduta dell&#8217;Unione Sovietica Cuba &#232; sempre rimasta fedele ai Paesi socialisti, Russia, Cina, Venezuela e Corea del Nord in primis. &#200; dalla Cina che arrivano autobus e automobili (le uniche sull&#8217;isola oltre alle auto americane degli anni &#8217;50 tenute in vita dall&#8217;ingegnosit&#224; cubana), dalla Russia arrivano (pochi) generi alimentari e dal Venezuela, fino alla recentissima cattura di Maduro, il petrolio.</p>

<p>La dottrina di Stato predica uguaglianza e uguali diritti per tutti. Il governo, attraverso i cosiddetti m&#243;dulo e libreta (gli equivalenti della tessera annonaria dei paesi sovietici), dovrebbe distribuire riso, fagioli e beni di prima necessit&#224; a tutti i suoi cittadini. Tutti hanno, o meglio, dovrebbero avere diritto a istruzione e sanit&#224; gratuita: Cuba ha di fatto vissuto anni con tassi di analfabetismo e mortalit&#224; infantile tra i pi&#249; bassi al mondo, persino pi&#249; bassi di molti Paesi occidentali.</p>

<h3>La lunga lista delle difficolt&#224;</h3>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cuba_l_avana.jpg' alt=''><figcaption>Case popolari in stile sovietico all&#8217;Avana.
</figcaption></figure> 

<p>La realt&#224; di oggi per&#242; &#232; ben diversa da questa congiuntura, tanto accattivante quanto utopica. &#200; difficile fornire un quadro preciso della situazione perch&#233; il governo non rilascia dati ufficiali, ma l&#8217;economia &#232; al collasso e lo Stato &#232; in bancarotta: dal primo al terzo trimestre del 2025 il PIL ha registrato una contrazione del 4% (ultimo dato disponibile), l&#8217;89% dei cubani vive in condizioni di estrema povert&#224; con meno di $ 1,90 al giorno (fonte: Osservatorio Cubano dei Diritti Umani), l&#8217;agricoltura &#232; ai minimi storici a causa della mancanza di fertilizzante e combustibile, in molte regioni la popolazione vive senza corrente elettrica per venti ore al giorno di media, mancano i medicinali per contrastare le epidemie di dengue, zika e chikungunya (malattia virale trasmessa dalle zanzare). Io stessa nel 2023 non sono riuscita a trovare, nemmeno al mercato, nero.una siringa di cortisone di cui avevo necessit&#224;,</p>

<p>Un altro aspetto preoccupante &#232; l&#8217;esodo di massa: il demografo Juan Carlos Albizu Campos stima che circa 2,7 milioni di cubani abbiano abbandonato l&#8217;isola dalla pandemia Covid-19. In assenza di dati ufficiali si possono solo incrociare statistiche migratorie: i dati USA hanno registrato l&#8217;arrivo di circa 1,5 milioni di cubani negli ultimi 2 anni. Significa che Cuba ha perso un quarto della popolazione, passando da 11 milioni a 8/9 milioni: &#232; un dato tragico, perch&#233; chi parte &#232; perlopi&#249; giovane e costituisce la forza lavoro qualificata, l&#8217;unica forse in grado di risollevare il destino del Paese.</p>

<p>Il nodo di questa matassa di sofferenza quotidiana &#232; da ricercarsi per&#242; nella crisi energetica. Per funzionare normalmente Cuba ha bisogno di circa 110.000 barili di petrolio al giorno, ma ne produce solo 40.000. Il resto dell&#8217;approvvigionamento dipende quasi esclusivamente dal Venezuela e dal Messico. L&#8217;alleanza storica con il Venezuela si basa, oltre che sull&#8217;affinit&#224; ideologica, sulla convenienza reciproca: da un lato il Venezuela non esporta praticamente nulla a parte il petrolio, e in cambio Cuba, non essendo in grado di pagare alcun approvvigionamento a causa dell&#8217;esclusione da tutti i circuiti finanziari internazionali, fornisce al Venezuela medici, insegnanti, allenatori sportivi e militari (dato sempre smentito dal governo cubano ma confermato dall&#8217;uccisione di 32 militari cubani durante l&#8217;operazione di cattura di Maduro). Nonostante la solida alleanza stretta tra Hugo Ch&#225;vez e Fidel Castro per&#242;, il Venezuela ha progressivamente ridotto l&#8217;invio di petrolio, passando dai circa 100.000 barili al giorno di qualche anno fa a circa 30.000 nel 2025, con minimi di 18.000. Cuba si stava quindi gi&#224; adattando alla riduzione sistematica, ma di fatto il Venezuela stava finora coprendo pi&#249; della met&#224; del deficit energetico dell&#8217;isola.</p>

<p>Per quanto riguarda il Messico, invece, la compagnia di Stato Pemex ha confermato l&#8217;invio di 17.200 barili al giorno da gennaio a ottobre 2025, ma n&#233; la Pemex n&#233; la Presidentessa messicana Claudia Sheinbaum hanno fornito risposte chiare in merito alle modalit&#224; di pagamento da parte dell&#8217;Avana, adducendo genericamente che il petrolio viene inviato o in virt&#249; di contratti di natura non meglio specificata, o sotto forma di aiuti umanitari.</p>

<p>Anche il Messico registra un&#8217;altissima presenza di personale medico cubano, ma questo scambio finora avvenuto in sordina &#232; improvvisamente stato messo sotto la lente di ingrandimento da parte dell&#8217;amministrazione Trump, che ha gi&#224; minacciato il Messico di ripercussioni &#8220;se continuer&#224; a regalare petrolio alla dittatura terrorista dell&#8217;Avana&#8221; (citazione del repubblicano Carlos Gim&#233;nez).</p>

<p>Il popolo cubano vive schiacciato tra il peso della lotta per la sopravvivenza quotidiana e l&#8217;assoluta mancanza di libert&#224; di pensiero. Il PCC, il Partito Comunista di Cuba, &#232; l&#8217;unico partito autorizzato. Non ci sono n&#233; ci possono essere altri partiti: non esiste nemmeno un vero movimento di opposizione, perch&#233; le persone dissidenti sono emigrate, o meglio sono state costrette a fuggire. Il Movimiento San Isidro, citato anche nella famosa canzone &#8220;Patria y Vida&#8221; di Descemer Bueno, Gente De Zona e Yotuel Romero pubblicata a seguito delle proteste del 2020, &#232; forse l&#8217;unico movimento intellettuale rimasto apertamente critico del regime.</p>

<p>Dissidenti come Anamely Ramos e Omara Ruiz Urquiola, che hanno avuto il coraggio di criticare pubblicamente il governo, hanno pagato un caro prezzo: entrambe hanno perso il posto di lavoro come docenti universitarie e Omara, malata di cancro, ha sub&#236;to un pestaggio brutale da parte della polizia durante una protesta. Oggi sono entrambe in esilio e non possono rientrare a Cuba n&#233; rivedere le loro famiglie.</p>

<p>La gravit&#224; delle condizioni sull&#8217;isola durante la pandemia, in particolare la continua mancanza di beni di prima necessit&#224; ma soprattutto di elettricit&#224;, aveva esasperato il popolo cubano al punto di instillare la forza necessaria per scendere in piazza a protestare contro il governo nonostante la repressione.</p>

<p>La reazione non si &#232; fatta attendere ed &#232; stata durissima: centinaia di arresti, sparizioni, licenziamenti e repressione. Il giorno del lancio della canzone &#8220;Patria y Vida&#8221;, diventato inno delle proteste, il governo cubano ha deliberatamente tolto la corrente a tutta l&#8217;isola per impedire l&#8217;ascolto del brano, passato clandestinamente di mano in mano tramite chiavette USB. Tutte le fonti di informazione straniera sono censurate, bollate come contrarevoluci&#243;n e imperialiste.</p>

<p>Chi pu&#242; fugge, Cuba &#232; una nave che affonda, siamo ormai al &#8220;si salvi chi pu&#242;&#8221;. L&#8217;imprevedibilit&#224; della politica di Trump getta ulteriore incertezza sul futuro dell&#8217;isola. Putin &#232; lontano, impegnato sul fronte dell&#8217;Ucraina e non pare particolarmente interessato alle sorti dello storico alleato. Il Messico si barcamena tra la sua potenza commerciale e le ormai continue minacce di ritorsioni USA; le sorti del Venezuela sono incerte tanto quanto quelle di Cuba. A livello politico possiamo purtroppo solo attendere le mosse che verranno, come sempre, calate dall&#8217;alto, ma a livello umano possiamo e dobbiamo dimostrare solidariet&#224; al popolo cubano, un atto minimo di umanit&#224; e di rispetto verso le sofferenze di un&#8217;isola tanto affascinante quanto maledetta.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Annetta Rech</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17333/annetta_rech</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Rubriche: Quelle donne</div><div>Il coraggio delle donne.</div><div>di Paola Bernardi per ANPI del Trentino</div><div><p>Annetta Rech, al secolo Ottilia Anna Rech, nasce da madre nubile ai Morganti, frazione di Folgaria, il 29 dicembre 1919. All&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia nel 1915 la famiglia Rech viene sfollata ad Andorf in Austria per poi rientrare ai Morganti soltanto a guerra finita.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/anpi_ottilia_anna_rech_fondazione_museo_storico_del_trentino.jpg' alt=''><figcaption>Anna Rech
(Fondazione Museo Storico del Trentino)</figcaption></figure>
<p>Annetta nasce in una piccola realt&#224; montana nel pieno della faticosa ricostruzione dopo il conflitto. Nel 1933, in seguito alla morte prematura del cugino Vittorio, ai Morganti restano in tre: la madre Gilda, che sembra sfidare con sorprendente coraggio e serenit&#224; ogni prova della vita, la zia Maria, allegra, dallo spirito dissacrante, e Annetta, appena adolescente, che sembra assorbire come una spugna i discorsi e le battute che la sera animano la stube. Qui si riuniscono in compagnia di alcuni giovani, della maestra Rita, del maestro Emilio con l&#8217;edizione clandestina de L&#8217;Unit&#224; a leggere e discutere le notizie, come quelle sulla guerra civile in Spagna. Questo sparuto e insolito gruppetto d&#224; vita, in gran segretezza, ad una sorta di cellula comunista. Nel 1938 Annetta raggiunge zia Ottilia, appena diventata vedova, ad Augusta (in Germania) e cos&#236; tocca con mano il clima di oppressione e di paura creato dal nazionalsocialismo, vedendo anche la deportazione di un amico a Dachau. Rientrata a casa, riprende la vita di sempre e lavora come merlettaia e sarta fino all&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia.</p>

<p>In casa Rech ai Morganti, spesso a notte fonda, si ascolta clandestinamente radio Mosca e radio Londra e si unisce a loro, anche se di fede politica diversa, l&#8217;on. Luigi Carbonari, noto antifascista perseguitato per questo anche in paese. Nel 1942 dei bersaglieri sono accampati in zona, alcuni di loro nello stesso edificio delle Rech e nasce una sincera amicizia alimentata dagli stessi ideali. Sorprende la naturale capacit&#224; che hanno le tre donne di tessere una rete di relazioni e di scambi anche in situazioni estremamente insidiose. Meravigliosa &#232; soprattutto l&#8217;intesa tra loro: condividono vita, ideali e impegno politico, in una complicit&#224; che sfida ogni pericolo e che non verr&#224; meno neppure a guerra finita. Zia Maria, soprannominata Mata-Hari, e mamma Gilda, &#8220;la pi&#249; coraggiosa&#8221; di tutte, che affronta imperturbabile i rischi e le fatiche pi&#249; grandi, nonostante i suoi 54 anni, sprezzante di ogni pericolo (cfr.: Annetta Rech, Una vita ai Morganti, p. 6) e infine Annetta, nome di battaglia Anita. Con l&#8217;intensificarsi della lotta partigiana la loro casa diventa rifugio, centro di smistamento e di collegamento fondamentale per la neo nata brigata La Pasubiana &#8211; dipendente dalla Divisione Garemi e il cui commissario politico &#232; Alberto Sartori (Carlo) &#8211; e per la missione segreta britannica Ruina, comandata dal maggiore J.P. Wilkinson (&#8220;Freccia&#8221;), che verr&#224; paracadutata tra il 12 e il 13 agosto 1944 a poche ore di distanza dal rastrellamento che ha portato all&#8217;eccidio di malga Zonta. Coltivano un&#8217;amicizia con il sottufficiale tedesco Karl Willmann di stanza a Lavarone, che fornisce loro informazioni sui rastrellamenti pianificati in zona, ma che in occasione della strage a malga Zonta purtroppo si trova in licenza. Sar&#224; lui che in seguito far&#224; avere alle Rech le foto che conosciamo della strage.</p>

<p>Antifasciste, staffette partigiane, le tre donne Rech svolgono, quindi, anche attivit&#224; di spionaggio a favore dei partigiani tra le forze tedesche in stanza a Lavarone. Ospitano la radio trasmittente della missione britannica oltre, naturalmente, agli agenti, guidandoli nella fuga quando sono braccati dai tedeschi, lo stesso fanno con degli aviatori americani paracadutati nella zona e aiutano anche militari tedeschi che hanno deciso di disertare.</p>

<p>Dal dicembre 1944 l&#8217;attivit&#224; partigiana s&#8217;intensifica, grazie anche alla presenza in zona della missione &#8220;Freccia&#8221; impegnata nei collegamenti tra le formazioni locali e il comando alleato a Bari per coordinare i lanci di rifornimenti e organizzare sabotaggi. La casa a Morganti di Folgaria diventa cos&#236; il cuore della Resistenza, tappa fondamentale per i partigiani tra la zona vicentina e quella trentina.</p>

<p>Anita ha avuto la fortuna di poter condividere con la madre Gilda e la zia Maria la difficile lotta per la liberazione dal nazifascismo, dovendosi persino guardare dal livore di alcuni compaesani, che mal sopportavano la forza e l&#8217;indipendenza anche politica di queste tre donne. La segnalazione di una spia che le stava destinando alla deportazione in Germania perde di efficacia per un soffio e viene fortunatamente accantonata grazie alle informazioni favorevoli di altri compaesani.</p>

<p>Anche dopo la Liberazione non sono mancate accuse e vessazioni di ogni sorta nei loro confronti. Animati dalla battaglia elettorale, un gruppo di giovani si apposta sotto le finestre di casa Rech e spara augurando loro la morte, in seguito vengono raccolte delle firme con l&#8217;intento di farle allontanare dal paese: tre donne che si interessano di politica e per lo pi&#249; comuniste non sono tollerabili in un orizzonte angusto come quello in cui vivono.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Silvano Bert: cos&#236; lo ricordiamo</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17332/silvano_bert_cos_lo_ricordiamo</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div></div><div>di Paris;Ettore, Maurizio Agostini, Fulvio Gardumi, Walter Nicoletti, Marco Morelli</div><div><div class='scheda'>
<p>Silvano Bert, professore e intellettuale, recentemente scomparso, &#232; stato <a href='/qt/?auid=78' target='_blank'>collaboratore e amico di Questotrentino</a>. Fin dal 1980: fin dal numero 2 era apparso un suo intervento sul tema suola pubblica-scuola privata, a fianco di uno del filosofo Franco Rella, a rappresentare l&#8217;ottimo livello culturale che il nostro giornale forniva, fin dalle primissime uscite. Lo scritto di Silvano era subito indicativo del suo modo di essere e di pensare: esponeva &#8211; dall&#8217;interno, con grande acutezza e al contempo partecipazione emotiva &#8211; difficolt&#224;, soddisfazioni, frustrazioni di un insegnante; ma al contempo teneva lo sguardo costantemente rivolto agli obiettivi &#8211; far crescere i giovani, servire la societ&#224; &#8211; nobili eppur problematici, che l&#8217;arrancante istituzione doveva perseguire.</p>

<p>Una tensione continua, tra realt&#224; ed ideali, che Silvano ha vissuto personalmente e saputo magistralmente rappresentare e condividere, nei suoi scritti come pure negli interventi pubblici.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/bert_cena.jpg' alt=''><figcaption>Silvano Bert con Ettore Paris a una cena redazionale di Questotrentino nel 2000</figcaption></figure>
<p>Ha scritto molto di scuola su QT. Ma non solo. Cattolico, aveva abbracciato con grande fervore il rinnovamento annunciato dal Concilio Vaticano II, poi anche qui le idealit&#224; ecumeniche e la realt&#224; della Chiesa e dei fedeli non hanno coinciso, tutt&#8217;altro: Bert non si &#232; mai rassegnato, con i suoi scritti, con la sua vita ha cercato le strade che potessero far vivere quei principi nella realt&#224; storica che si trovava di fronte.</p>

<p>In Questotrentino per quasi quaranta anni &#232; stato fonte di idee, ispiratore di confronti. A rileggerli oggi, i suoi interventi, trasmettono ancora il rigore e la tensione ideale con cui erano stati scritti. Non &#232; poca cosa.</p>

<p>Di seguito riportiamo gli interventi di chi, con lui ha condiviso questi percorsi</p>

<p><b>Ettore Paris</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<h3><b>Un militante con la testa e col cuore</b></h3>

<p>Di Silvano la cosa che mi ha sempre colpito di pi&#249; &#232; il rigore, accompagnato dalla ricerca di una coerenza assoluta. Per lui non c&#8217;era mai il &#8220;dire tanto per dire&#8221; o il &#8220;fare tanto per fare&#8221; e poi vediamo come va. Se si convinceva della bont&#224; di un&#8217;idea o del valore di una scelta, queste diventavano un imperativo morale che scandiva la sua agenda, segnava i suoi scritti e i suoi interventi. Con una perseveranza, un&#8217;ostinazione che a volte anche a noi, suoi amici, sembrava perfino eccessiva. ? stato un intellettuale, un uomo di cultura che si metteva in gioco personalmente con iniziative e prese di posizione pubbliche. Sarebbe stato incapace di fare, per cos&#236; dire, il maestro, il formatore che delega ad altri il momento dell&#8217;azione. Lui scendeva sempre nell&#8217;arena, anche a costo di farlo da solo, anche sfidando incomprensioni o diffidenze.</p>

<figure class=' s-12 m-12 l-300px x-300px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/bert_1.jpg' alt=''></figure>
<p>Molti ricorderanno la sua presenza davanti alle scuole, alla stazione o in assemblee pubbliche, con un grande cartello in cui ringraziava ironicamente la Lega per il regalo della gratuit&#224; del trasporto pubblico agli ultrasettantenni. &#8220;Per regalare un biglietto sul bus a me, trentino sicuro e sazio, cosa togliete a chi arriva con speranza da fuori, spaventato e affamato?&#8221; recitava il cartello. Ne nacque la proposta sindacale de &#8220;l&#8217;abbonamento sospeso&#8221;. Si chiedeva che nel provvedimento della giunta venisse prevista la possibilit&#224; di rinuncia da parte dei pensionati con i redditi pi&#249; alti all&#8217;abbonamento gratuito in favore dei lavoratori pi&#249; deboli, degli studenti e dei migranti. Si tratt&#242; di una iniziativa solitaria, portata avanti testardamente per alcuni mesi, che suscit&#242; reazioni contrastanti nei passanti: qualcuno lo abbracciava, molti lo ignoravano, qualcuno esclamava che davanti alle scuole non si fa politica. Alla stazione una donna extracomunitaria con in braccio un bambino lesse faticosamente il cartello, si allontan&#242;, poi torn&#242; indietro e, equivocando, allung&#242; discretamente a Silvano cinque euro perch&#233; potesse comprarsi il biglietto per tornare a casa. Una scena quasi evangelica che, chiarito l&#8217;equivoco, lasci&#242; commossi i presenti.</p>

<p>Questa inclinazione alla radicalit&#224; della testimonianza, all&#8217;esposizione diretta, non divenne mai tendenza all&#8217;estremismo nell&#8217;impegno politico, mai strizz&#242; l&#8217;occhio alle scorciatoie dell&#8217;antipolitica o al sentirsi solo contro tutti. Anzi fu sempre grande il rispetto per quella che lui chiamava &#8220;la fatica della politica&#8221;, la ricerca delle mediazioni possibili, il lavoro lento dell&#8217;ascoltare, dell&#8217;unire, dell&#8217;allargare il consenso, la diffidenza verso le fughe in avanti.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/bert_agostini.jpg' alt=''></figure>
<p>Quando, una manciata di anni fa, matur&#242; la scelta di iscriversi al PD del Trentino, ci pens&#242; a lungo, valutandone il significato e le implicazioni. Noi pensavamo che, insomma, si poteva fare una tessera anche solo per esprimere sostegno o simpatia. Per lui no, fare una tessera significava prendere un impegno quotidiano di partecipazione, di presenza fattiva. Ad ogni incontro pubblico cui partecipava non mancava mai un suo intervento. Solo chi non lo conosceva a fondo poteva scambiare questa tenace ostinazione per una forma di presenzialismo. In realt&#224; lui sentiva il preciso dovere di dare un contributo, peraltro sempre stimolante, a volte anche provocatorio, sull&#8217;argomento in discussione. Come quando invitava i presenti, sconcertandoli, a votare per alzata di mano sulle posizioni che proponeva. Forse, un aspetto che non apparteneva all&#8217;indole di Silvano era l&#8217;attitudine a vivere la sua passione e il suo impegno con qualche momento o soffio di leggerezza. Lui probabilmente l&#8217;avrebbe scambiata per superficialit&#224;.</p>

<p>Ecco, in tempi in cui il termine sembra desueto e vagamente retr&#242;, &#232; possibile affermare che nel mondo del cattolicesimo democratico e in quello della sinistra trentina, Silvano &#232; stato un vero militante. Un militante con la testa e con il cuore, attento alle persone che incontrava. Ed &#232; per questo che, dalle aule e dalla citt&#224;, in molti siamo venuti al suo funerale, a salutarlo con affetto e commozione.</p>

<p><b>Maurizio Agostini</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<h3><b>Un cattolico &#8220;del dissenso&#8221;</b></h3>

<p>Silvano Bert &#232; stato un uomo di fede. Ed &#232; stato un uomo che ha preso la fede molto sul serio. Un tempo si sarebbe definito un &#8220;cattolico del dissenso&#8221;, oggi si direbbe piuttosto un &#8220;cattolico conciliare&#8221;.</p>

<p>Silvano ha avuto una formazione in seminario, dove ha studiato per dieci anni, fino alla maturit&#224;. A quell&#8217;epoca per i figli di famiglie contadine era l&#8217;unica possibilit&#224; di proseguire negli studi. A 20 anni ha lasciato il seminario e si &#232; iscritto alla facolt&#224; di Lettere e filosofia dell&#8217;Universit&#224; di Padova. Ha per&#242; mantenuto sempre amichevoli rapporti con i suoi compagni di seminario, molti dei quali poi diventati preti: con loro si riuniva periodicamente per momenti conviviali o di confronto sui pi&#249; vari temi e sulle rispettive esperienze. Gi&#224; negli anni del seminario Bert avvertiva l&#8217;inadeguatezza della Chiesa nei confronti della modernit&#224; e per questo aveva vissuto il Concilio con grandi speranze. Cinquant&#8217;anni dopo quell&#8217;evento epocale, Bert aveva organizzato a Trento un convegno insieme al Museo Storico, al quale aveva invitato studiosi e testimoni per un confronto su quanto era ancora attuale e, soprattutto, su quanto era rimasto lettera morta.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/bert_gardumi.jpg' alt=''></figure>
<p>Il suo primo &#8220;dissenso&#8221; esplicito era stato un articolo su Com&#8211;Nuovi Tempi in difesa della legge sul divorzio. Il referendum abrogativo del 1974 aveva visto Silvano attivo in numerose assemblee a sostegno del &#8220;No&#8221;, alle quali partecipava in qualit&#224; di iscritto al Pci. L&#8217;adesione di un cattolico al partito comunista era un&#8217;altra delle cose che all&#8217;epoca erano ritenute scandalose, anche se in realt&#224; rientravano nel principio conciliare del pluralismo delle scelte politiche.</p>

<p>In seguito Silvano &#232; stato tra i protagonisti in Trentino di varie forme di dissenso nei confronti di posizioni arretrate e anticonciliari. Tra gli altri suoi impegni, &#232; da ricordare quello in difesa della legge 194 sull&#8217;interruzione volontaria della gravidanza, quello per l&#8217;insegnamento laico della religione cattolica e quello per il riconoscimento del valore del pluralismo religioso.</p>

<p>In quest&#8217;ultimo campo &#232; esemplare la battaglia di Silvano Bert a favore della costruzione di una moschea per la comunit&#224; islamica trentina. Assieme a padre Giorgio Butterini, l&#8217;animatore della Comunit&#224; di base di San Francesco Saverio, di cui Silvano &#232; stato una delle presenze profetiche, aveva promosso una colletta per aiutare i musulmani trentini a realizzare un loro luogo di preghiera. L&#8217;iniziativa aveva suscitato molte polemiche e Bert aveva incontrato forti critiche soprattutto a livello ecclesiale.</p>

<p>Il recente Sinodo indetto da Papa Francesco nel 2021 ha visto Silvano molto impegnato nel favorire la pi&#249; vasta partecipazione di credenti e non credenti: per questo ha cercato di coinvolgere il pi&#249; alto numero possibile di persone, ha steso documenti, &#232; intervenuto in tutte le occasioni utili a suscitare un dibattito su alcuni temi che riteneva della massima importanza per la Chiesa: il sacerdozio femminile, l&#8217;abolizione del celibato obbligatorio per i preti e la partecipazione dei laici alla liturgia.</p>

<p>Tutte le sue battaglie in campo ecclesiale, ma anche sociale, culturale e politico, sono confluite nella rivista L&#8217;Invito, fondata dall&#8217;amico Piergiorgio Rauzi nel 1978 e pubblicata fino al 2016 (l&#8217;archivio di tutti i numeri &#232; reperibile sul sito linvito.altervista.org).</p>

<p>La sua storia di cattolico del dissenso &#232; raccontata nel libro Il compito di domani &#8211; Cronache dalla chiesa di Trento (2013).</p>

<p><b>Fulvio Gardumi</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<h3><b>Il suo impegno pedagogico</b></h3>

<p>&#8220;Dobbiamo dimostrare che abbiamo bisogno dei ragazzi, che il loro apporto di notizie e di esperienze &#232; prezioso per la classe e per noi. Il maestro vero impara continuamente, anche dai suoi alunni&#8221;. Questa frase, estrapolata da un articolo che Silvano Bert pubblica sull&#8217;Avvenire d&#8217;Italia del 5 marzo 1968, indica quello stile, quell&#8217;impegno e postura pedagogica che lo ha contraddistinto in tutta la sua lunga carriera di insegnante.</p>

<p>L&#8217;aula scolastica divenne da allora la sua vera finestra sul mondo, il laboratorio dove sperimentare e verificare sul campo l&#8217;efficacia di una vocazione che trovava nell&#8217;insegnamento il banco di prova per un modello educativo incentrato sulla persona, sulla sua autonomia e crescita culturale e civile.</p>

<p>Ho amato le sue lezioni perch&#233; mi sembravano un rifugio rispetto all&#8217;aridit&#224; della tecnica e perch&#233; erano coinvolgenti, dialogiche, aperte alle questioni globali. Ma ho amato anche i Promessi sposi che lui leggeva con il piglio di un antico letterato, sapendoli per&#242; coniugare con la cronaca di anni turbolenti e intrisi di forti contrasti e contraddizioni. Il mondo esterno entrava cos&#236; nell&#8217;aula scolastica anche attraverso i quotidiani e altri giornali, ricordo i ritagli di Rinascita, ma anche di riviste &#8220;neutrali&#8221; dedicate espressamente ai problemi della scuola. E dalla cronaca si entrava nell&#8217;attualit&#224; e spesso anche nella storia.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/bert_nicoletti.jpg' alt=''></figure>
<p>Ricordo la sua voce dimessa, non arrogante ma ferma, accanto allo sguardo che dimostrava interesse ed esigeva attenzione, che richiamava a risposte non banali, sempre evolutive del comportamento e dello sviluppo interiore.</p>

<p>Lo sapevo militante politico, ma mai lo colsi in atteggiamenti che esplicitassero alcuna appartenenza, culturale o ideologica. Al fondo di tutto c&#8217;era l&#8217;attenzione alla scuola, all&#8217;aula e ai suoi allievi, nonch&#233; la dedizione ad un ruolo che faceva dell&#8217;autorevolezza uno strumento educativo volto alla crescita dello studente.</p>

<p>Fedele al culto della parola intesa come esplicitazione del logos e della ragione, Silvano aveva introdotto nel suo percorso didattico anche l&#8217;insegnamento della linguistica. Fra le varie lezioni dedicate al significato del linguaggio, dei simboli e della comunicazione ricordo quella che in assoluto ritengo la pi&#249; originale.</p>

<p>Una mattina arriv&#242; in classe con i soliti giornali, gli appunti ed il registro, ma non successe nulla. Per un&#8217;ora rimase in silenzio interrogandoci con lo sguardo nel tentativo di cogliere una nostra reazione. Al termine della &#8220;lezione silenziosa&#8221; e in assenza di una nostra risposta, ci spieg&#242; che l&#8217;obiettivo era appunto la ricerca di una nostra iniziativa che esigesse una risposta e reclamasse attenzione nei nostri confronti: era un invito ad intervenire.</p>

<p>Chi ha voluto raccogliere il significato di quella iniziativa ha capito l&#8217;importanza di prendere la parola come primo passo di un processo di emancipazione.</p>

<p>Intervenire non &#232; solo un diritto, ma anche un dovere che dobbiamo coltivare prima di tutto in noi stessi.</p>

<p><b>Walter Nicoletti</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<h3><b>Una lunga comunanza</b></h3>

<p>Ci siamo incontrati con Silvano Bert nel 1954, in prima media al seminario di Trento. Eravamo pi&#249; di centoventi in classe, ma distribuiti in sezioni in ordine alfabetico secondo il cognome. Lui era nella sezione A, io nella C. Quindi seguivamo la scuola in aule diverse e con diversi assistenti e insegnanti.</p>

<p>Ci incontravamo nei piazzali alle ricreazioni e ai giochi. Ricordo come lui, non ancora alto di statura, prendeva il calcio con seriosa concentrazione: era piuttosto abile tecnicamente e agile come un folletto, correva e serpeggiava con foga tra i giocatori. Per il resto, i contatti non erano frequenti e cos&#236; fu per cinque anni, fino al liceo, quando, ridotti di numero ma comunque ancora una quarantina, eravamo nella stessa aula.</p>

<p>La scuola era seria, gestita da insegnanti di alta qualit&#224; (lo posso dire tanto pi&#249; a ritroso dopo 42 anni di lavoro come docente e potendo fare confronti&#8230;). C&#8217;erano motivazioni e stimoli efficaci e Silvano brillava per impegno e disposizione agli apprendimenti; c&#8217;era anche una certa competizione per i risultati, a cui teneva molto.</p>

<p>Nel 1962 avemmo gli esami di maturit&#224;, dovendo presentare, in quanto alunni di scuola privata, un programma con tutte le materie di tre anni e sostenere gli esami scritti in quattro giorni: tema di italiano, versione dal latino in italiano e dall&#8217;italiano al latino, versione dal greco; ed esami orali in tutte le materie in due turni. Impresa ardua, tant&#8217;&#232; vero che su 32 quanti eravamo rimasti, fummo promossi solo in dieci, con diciassette rimandati a settembre e cinque respinti. Anche Silvano era tra i promossi e con profitto distinto.</p>

<p>L&#8217;anno successivo incominciavano gli studi di teologia e Silvano scelse la sua strada, che lo port&#242; all&#8217;Universit&#224; di Padova, facolt&#224; di Lettere con una tesi sul poeta rosminiano Clemente Rebora. Intraprese la professione di insegnante e costru&#236; la famiglia e in questo fu assorbito e attivo come molti sanno testimoniare.</p>

<figure class=' s-10 m-10 l-250px x-250px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/bert_morelli.jpg' alt=''></figure>
<p>Tra noi compagni di scuola e di orientamento spirituale, alcuni preti e altri laici, il prendere ciascuno la propria strada non comport&#242; estraneit&#224; con rimozione del vissuto, con ideali forti e sinceramente sentiti, e non ci siamo persi di vista, e gi&#224; negli anni &#39;80 avemmo sempre pi&#249; frequenti occasioni di incontrarci, in genere condividendo discorsi di impegno civile ed ecclesiale. Scoprimmo una continuit&#224; di orizzonti e interessi derivanti dalla comune esperienza dei tempi di formazione e si risvegli&#242; la memoria dell&#8217;adolescenza allegra fiduciosa e non traumatizzata.</p>

<p>Silvano conserv&#242; il lascito di adesione alla fede cristiana, coltiv&#242; con costante fedelt&#224; l&#8217;attenzione e la cura per lo spirito evangelico e per un desiderio vivo per una riforma delle tradizioni della Chiesa.</p>

<p>Dagli anni &#39;90 un gruppo di oltre 20 intraprese l&#8217;abitudine di periodici ritrovi, una o due volte all&#8217;anno, in un clima di affiatamento e amicizia, in solidariet&#224; di intenti e di attenzioni. Silvano ci teneva a partecipare e non mancava mai. Cos&#236; nascevano riflessioni e conversazioni vivaci, libere, sincere. Ci siamo scambiati osservazioni, commenti, auspici e ancora progetti miranti al miglior contributo per la convivenza civile e sociale. Silvano non solo era vigile osservatore, ma sempre appassionato stimolatore per i temi a lui cari: la laicit&#224; della scuola, la necessit&#224; di impegno collettivo, la storia siamo noi, la societ&#224; siamo noi. Erano ore di schietta allegria e di rinnovata amicizia. Eravamo nella lista dei suoi contatti e ricevevamo tra i primi i testi dei suoi frequenti interventi sui giornali e riunioni. Questo fino all&#8217;ultimo ottobre, quando Silvano ci confid&#242; la comparsa della malattia.</p>

<p><b>Marco Morelli</b></p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Il Museo Diocesano che ha tentato di diventare agente culturale</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17331/il_museo_diocesano_che_ha_tentato_di_diventare_agente_culturale</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>Un libro in cui la direttrice Primerano ripercorre la sua esperienza alla guida di un&#8217;istituzione ecclesiastica che voleva aprirsi alla comunit&#224; tutta.</div><div>di Ezio Chini</div><div><p><b>Domenica Primerano, Ripensare il museo.</b> Il Museo Diocesano Tridentino, 1989 - 2021, SilvanaEditoriale, Cinisello Balsamo, 2025, pp. 184, euro 22.</p>

<p>&#8220;Un museo ecclesiastico pu&#242; diventare un agente attivo di cambiamento culturale e sociale? Come si relaziona con una comunit&#224; composta da un puzzle di culture e fedi diverse? Ma, soprattutto, come affronta il pregiudizio di chi identifica nell&#8217;evangelizzazione forzata dei visitatori la sua missione? Assimilandolo a un museo d&#8217;arte per occultarne la specificit&#224; o valorizzando ci&#242; che lo connota?&#8221;</p>

<p>Questi interrogativi, posti con forza e lucidit&#224; proprio all&#8217;inizio del libro, entrando subito in medias res, sono la chiave di volta del lavoro di Domenica Primerano, responsabile del Museo Diocesano di Trento dal 1989 al 2021. Un periodo esteso nel tempo, le cui fasi preliminari ed anche quelle successive inevitabilmente sfuggono ai pi&#249; giovani, e non solo, che non hanno avuto l&#8217;occasione di seguire le vicende del museo, le sue trasformazioni e, passo dopo passo, le sue molteplici attivit&#224;. Anche per questo l&#8217;autrice nella sua narrazione ripercorre quel tempo con sorprendente ricchezza di dettagli e non senza una comprensibile adesione sentimentale, tanto da farne un resoconto partecipe ed esauriente.</p>

<p>Il volume &#232; stato edito sul finire del 2025; ma gi&#224; in precedenza l&#8217;autrice aveva pubblicato in Arte Cristiana (settembre-ottobre 2020, pp. 394-398) una Relazione di fine mandato relativa al quinquennio di Presidenza dell&#8217;Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI), che nei fatti risult&#242; una sorta di preludio alle riflessioni esposte in Ripensare il museo sul ruolo di questa specifica tipologia museale.</p>

<p>Non &#232; certo fatto consueto che un direttore di museo si assuma l&#8217;onere di ripercorrere un&#8217;esperienza tanto complessa e di cos&#236; lungo periodo: questo lavoro pu&#242; essere apprezzato innanzitutto come un contributo alla memoria di una vicenda culturale di cura e valorizzazione del patrimonio artistico e storico svoltasi nel Trentino soprattutto a partire dai primi anni Ottanta del Novecento, e per quanto riguarda il Museo Diocesano intensificatasi negli ultimi due decenni, raggiungendo il suo culmine nel 2019 con la mostra L&#8217;invenzione del colpevole. Il &#8220;caso&#8221; di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia. Altre importanti esposizioni l&#8217;avevano preceduta, sia di carattere storico (fra cui Andrea Pozzo del 2009; Arte e persuasione del 2014) sia rivolte all&#8217;arte contemporanea e alle problematiche sociali.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/chini_museo.jpg' alt=''></figure>

<h3>Una lenta crescita</h3>

<p>La fondazione del Museo fu promossa dal sacerdote Vincenzo Casagrande al principio del Novecento d&#8217;intesa con l&#8217;allora vescovo Eugenio Carlo Valussi (di cui era segretario) e con il consenso del capitolo della cattedrale espresso fra il 1902 e il 1903. Dapprima allestito al Seminario teologico, trov&#242; una sede adeguata solo nel 1963 nel restaurato Palazzo Pretorio, l&#8217;antico Palatium Episcopatus, residenza vescovile posta accanto alla cattedrale. Dal 1973 al museo fu assegnata anche la custodia e valorizzazione della basilica paleocristiana di San Vigilio, posta al di sotto della cattedrale.</p>

<p>Un successivo, integrale restauro ultimato nel 1995 rese utilizzabili l&#8217;intero edificio consentendo la riapertura al pubblico il 13 maggio di quell&#8217;anno con un percorso espositivo che, a differenza di quello inaugurato nel 1963, limitato a pochi spazi, occupava tutto il palazzo, includendo il piano terra, la cappella palatina, l&#8217;ultimo piano e la sala alta del Castelletto.</p>

<p>L&#8217;allestimento e i criteri di presentazione delle raccolte vennero radicalmente rinnovati tenendo conto anche della riflessione di Franco Russoli, per il quale &#8220;Il museo non pu&#242; essere unico e uguale ovunque, secondo generali princ&#236;pi standardizzati, ma nel rispetto di regole tecniche riconosciute le migliori dallo studio scientifico dei problemi di conservazione degli oggetti, deve assumere di volta in volta il carattere che il suo patrimonio e la sua storia esigono&#8221; (cit. a p. 36).</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/chini_l_invenzione_del_colpevole_imagefullwide.jpg' alt=''></figure>

<p>Per mettere a fuoco il nuovo percorso espositivo si rese necessaria la catalogazione di ciascun oggetto, il cui studio venne affidato a numerosi specialisti nelle diverse discipline. Oltre allo studio, fu anche necessario programmare la manutenzione e il restauro delle opere al fine della loro buona conservazione; i relativi costi vennero in gran parte sostenuti dall&#8217;Amministrazione provinciale di Trento. Insomma si tratta di un museo cresciuto nel corso del tempo, a volte con faticosa lentezza, dovuta a ragioni di vario genere, di cui l&#8217;autrice rende conto portando il lettore all&#8217;interno del microcosmo del tutto particolare di un museo &#8220;ecclesiastico&#8221;; e qui non si pu&#242; fare a meno di rileggere l&#8217;incipit di questa recensione. La mission di tal genere di istituzioni culturali, piuttosto complessa, &#232; stata messa a fuoco dalla Chiesa cattolica nella Lettera circolare sulla funzione pastorale dei musei ecclesiastici del 2001 che, fra l&#8217;altro, invitava i musei ad attivarsi per creare nella comunit&#224; cristiana &#8220;una coscienza critica&#8221;, tale da far maturare nel cittadino &#8220;il senso di appartenenza al territorio in cui vive&#8221; e favorire l&#8217;assunzione di responsabilit&#224; nei confronti del patrimonio storico-artistico (cfr. p. 36).</p>

<h3>Il libro</h3>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/chini_dom_primerano.jpg' alt=''><figcaption>Domenica Primerano</figcaption></figure>

<p>Va detto che il volume &#232; dotato di un apparato di note ragguardevole e prezioso, perch&#233; ricco di rimandi bibliografici indispensabili a chi volesse formarsi nell&#8217;ambito della museografia e della museologia ma anche delle problematiche attinenti l&#8217;approccio al patrimonio culturale e quindi l&#8217;attivit&#224; educativa svolta all&#8217;interno del museo a diretto contatto con gli oggetti d&#8217;arte. &#200; questo uno dei temi portanti del volume: lo stesso titolo Ripensare il museo allude agli sforzi continui messi in atto da tutto il personale e dagli esperti appositamente convocati allo scopo di affinare sempre pi&#249; le capacit&#224; comunicative dell&#8217;istituzione all&#8217;interno di una compagine sociale mutevole ed esigente.</p>

<p>Si &#232; gi&#224; accennato alla mostra L&#8217;invenzione del colpevole del 2019 che and&#242; a rievocare il triste caso della morte del Simonino, di cui la comunit&#224; ebraica trentina era stata ingiustamente accusata nel 1475.</p>

<p>Dalla mostra e dal suo successo scatur&#236; il progetto di renderla permanente, con una sezione in museo e con un itinerario in citt&#224; dedicato ai &#8220;luoghi&#8221; del Simonino. L&#8217;iniziativa risult&#242; vincitrice del Grand Prix, Premio Europeo per il Patrimonio Culturale/Europa Nostra Awards 2021 con la seguente motivazione: &#8220;Si tratta di un progetto di grande rilievo per il mondo contemporaneo, in quanto concorre alla formazione di un pensiero critico legato ai processi storici; utilizzando un metodo rigoroso, decostruisce un clamoroso caso di fake news del XV secolo. E svela i meccanismi che hanno condotto, attraverso la manipolazione della verit&#224; all&#8217;invenzione di una storia falsa. Il progetto, frutto di una forte collaborazione con molti ricercatori &#232; un processo tuttora in corso, che avr&#224; un seguito&#8221; (cfr. pp. 157-158). Nelle intenzioni di Domenica Primerano era prevista anche la riapertura della cappella del Simonino nella chiesa di San Pietro, chiusa nel 1965 quando venne abolita ogni forma di culto. Lo scopo era quello di inserirla in un percorso urbano educativo e informativo - insieme alle altre due cappelle dedicate al presunto &#8220;martire bambino&#8221; in palazzo Bortolazzi e in palazzo Salvadori con i suoi rilievi marmorei settecenteschi in facciata - riscattandola da uno stato di abbandono: la musealizzazione della cappella prevedeva comunque la sua apertura solo in occasione delle visite condotte da educatori museali.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/chini_andrea_pozzo.jpg' alt=''></figure>

<p>Ma questo suscit&#242; i timori e le proteste, rivolte direttamente all&#8217;arcivescovo di Trento, da parte di un&#8217;agguerrita frangia di cattolici che paventavano che la musealizzazione potesse riaccendere il culto per il Simonino; cos&#236; il progetto non ebbe pi&#249; seguito (cfr. pp. 162 - 171). Venne persa un&#8217;occasione unica per creare, sulla questione, pres&#236;di chiarificatori, stabili e accessibili, nel cuore della citt&#224;, accanto a quello assicurato dal museo con le sue opere d&#8217;arte. Il tutto sulla scia dell&#8217;eccellente mostra dedicata all&#8217; &#8220;invenzione del colpevole&#8221;. E vennero a mancare quindi le condizioni che fin dal 1989 avevano consentito alla direttrice di &#8220;svolgere serenamente l&#8217;incarico affidatole&#8221;, tanto da indurla a rassegnare le dimissioni nel mese di agosto del 2021.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Olimpiadi:  foresti a casa nostra</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17330/olimpiadi_foresti_a_casa_nostra</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>La triste realt&#224; dietro la parola &#8220;Armonia&#8221;, lo slogan bugiardo dell&#8217;apertura dei giochi olimpici.</div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Ci sono parole strategiche che saranno il cardine della cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici invernali 2026 nello Stadio di Milano. Accanto a &#8220;Bellezza&#8221;, su tutte trionfa &#8220;Armonia&#8221;. Una parola che ci porta a significati di alto valore: comporre situazioni disarticolate, raccordare fra loro diversit&#224;, ricercare assonanze.</p>

<p>Pensando alla loro organizzazione ed alle modalit&#224; di imposizione di varie strutture ai territori, questi giochi olimpici offrono segnali opposti. Nei cantieri olimpici si &#232; ancora invasi dai lavori. Come non &#232; stata praticata la trasparenza amministrativa, cos&#236; non &#232; stata di casa la sostenibilit&#224;: nel 2021 in Fondazione Milano-Cortina si affermava che queste Olimpiadi avrebbero prodotto l&#8217;emissione di 1 milione di tonnellate di CO2, quando invece calcoli non ancora definitivi ci dicono che si supereranno di gran lunga i 2 milioni di tonnellate. Non &#232; ravvisabile l&#8217;armonia con la natura se si &#232; dovuto procedere a innevare artificialmente tutte le piste, di sci alpino come di sci nordico: oltre 2,4 milioni di mc. di neve prodotta, un volume pari a quello della piramide di Cheope. Come del resto si trova solo conflitto nella scena che immortaler&#224; storicamente queste Olimpiadi: il violoncellista Mario Brunello, di primo mattino, che su un terreno leggermente innevato lascia volare note leggere. Alle sue spalle si scatena per&#242; la violenza di tre motoseghe che abbattono i larici monumentali per fare posto all&#8217;opera emblema del fallimento ambientale delle Olimpiadi, la pista di bob. Schianti, cimali e rami che si spaccano, il terreno che trema.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/casanova_cort_genn_60_1.jpg' alt=''></figure>

<p>Poco lontano le tristi note del violoncello provavano l&#8217;ultima resistenza dell&#8217;intelligenza, della sensibilit&#224; dell&#8217;arte opposta alla violenza della logica di un mercato miope.</p>

<p>Sempre a Cortina, come trovare assonanze positive in un paese travolto dai lavori nei cantieri di alberghi, di opere stradali, di lavori affidati in project financing, nella distruzione del monumento storico della stazione della vecchia ferrovia? O andando nella piana di Fiames, l&#8217;area che ospitava l&#8217;aeroporto fino al 1963, 15 ettari di prato e bosco devastati dall&#8217;apporto di 20.000 mc. di ghiaia per sostenere 377 baracche che saranno poi dismesse? O le centinaia di conifere tagliate sulle piste di sci di Bormio, o le ruspe che hanno scavato un bacino di 203.000 metri cubi a 2.600 metri sopra Livigno, o ancora le aree pubbliche delle Ferrovie dello Stato vendute a imprese private per realizzare a Milano il villaggio olimpico (un insieme di parallelepipedi banali - a proposito di bellezza), o l&#8217;Arena Santa Giulia destinata poi a un uso privato per concerti e eventi di massa? Trovare traccia di armonia in tutto questo risulta impresa ardua.</p>

<p>E ancora, mentre atleti olimpici plurimedagliati come Silvio Fauner, Maurilio De Zolt, Piero Gros e altri sono esclusi dalla lista dei tedofori, si &#232; lasciato spazio a personaggi discutibili del calibro dell&#8217;Uomo Gatto o di Achille Lauro. Ci ha pensato l&#8217;attore comico Massimo Boldi, detto Cipollino, un altro aspirante tedoforo, a buttare tutto in vacca con due frasi non proprio all&#39;insegna dell&#8217;Armonia, in un&#39;intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano: &#8220;Il mio obiettivo &#232; la figa&#8221; e &#8220;La montagna &#232; luogo da spritz&#8221;. L&#8217;Italia moralista non poteva sopportare tanta schiettezza, e il povero Boldi &#232; subito stato escluso dai 10 mila camminatori.</p>

<h3>Giochi in una montagna senza servizi</h3>

<p>La Fondazione Milano Cortina sostiene l&#8217;Armonia che intercorre fra le citt&#224; e la montagna: si costruiranno ponti (e dagliela con i ponti!). Ponti che combatteranno lo spopolamento e l&#8217;isolamento (grazie alle strade).</p>

<p>Siamo andati a chiedere cosa porteranno queste olimpiadi nel Cadore, in Agordino, in Valtellina o in altre vallate dimenticate. Abbiamo trovato rabbia, o peggio, l&#8217;impotenza della rassegnazione dei troppi borghi dimenticati. Infatti si accentua la politica del dissanguamento di servizi. Se a Cortina l&#8217;ente pubblico sostiene la ristrutturazione dell&#8217;ospedale privato Codivilla, altrove ha tagliato i servizi sanitari pubblici. Cos&#236; &#232; accaduto in Valtellina, dove non si &#232; trovato un euro per potenziare l&#8217;ospedale di Sondalo. In Fiemme nessuno parla pi&#249; del nuovo ospedale di Cavalese, che doveva essere pronto per l&#8217;autunno 2025. Nelle valli di Fiemme e Fassa il periodo festivo di Natale e Capodanno &#232; trascorso con il centro di traumatologia a S&#224;n J&#232;n chiuso; la struttura che doveva essere il filtro per evitare l&#8217;intasamento del Pronto Soccorso a Cavalese, &#232; stato riaperto solo il 15 gennaio dopo le proteste delle istituzioni locali. Non si trovava personale infermieristico - questa la giustificazione.</p>

<p>Nel frattempo l&#8217;intera organizzazione sanitaria provinciale &#232; nella bufera. Gli operatori che denunciano la situazione di criticit&#224; vengono sospesi dal lavoro; i centri di prenotazione del Cup non funzionano; invece di spostare il personale sanitario si costringono giornalmente gli utenti a trasferte nelle valli pi&#249; lontane; troppe apparecchiature sono ormai obsolete. Qualche scossone la credibilit&#224; dell&#8217;Azienda sanitaria lo sta subendo: si attendono da tempo le dimissioni del dirigente dell&#8217;Asuit (Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino), Antonio Ferro, un fedelissimo del Presidente Fugatti. Ma anche le minacciate dimissioni dell&#8217;assessore Mario Tonina si sono dimostrare fuffa, si &#232; assistito a un&#8217;incresciosa sceneggiata.</p>

<p>Le montagne si spopolano perch&#233; non offrono servizi: nella sanit&#224;, nel trasporto pubblico, nella formazione sul lavoro, nella gestione di boschi e pascoli.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/casanovamortisa_casa.jpg' alt=''><figcaption>Mortisa di Cortina.
A sinistra la casa presente sul terreno franoso dove sta sorgendo l&#8217;impianto nella foto a destra. Si noti il garage dissestato dal movimento franoso.</figcaption></figure>

<p>Il ponte, illustrato nell&#8217;obiettivo della bellezza, potr&#224; risultare utile alla promozione delle citt&#224; del lusso, Cortina, Bormio, Livigno. Realt&#224; che per&#242; rimangono prive di giovani: queste energie di innovazione, cultura e ambizione se ne vanno, perch&#233; non possono acquistare un appartamento, o non trovano lavori adeguati alle loro conoscenze. Realt&#224; che soffrono per i problemi di accessibilit&#224; e di quelli prodotti dall&#8217;overturismo e dove i lavoratori stagionali, il personale sanitario e dell&#8217;istruzione non si stabilizzano perch&#233; sono realt&#224; costose, insostenibili per i loro modesti stipendi. Anche in Trentino, ogni anno, la Provincia di Trento perde per questi motivi 650 giovani, 850 il Sudtirolo.</p>

<p>Dalle montagne passiamo alla citt&#224;. Milano risulta essere la vera, unica capitale di queste Olimpiadi. Quale armonia vi troviamo? Si tratta di una citt&#224; che in un decennio ha perso oltre 400 mila abitanti, acquisendone 500 mila nuovi. Il giornalista Gianni Barbacetto sostiene si tratti di una sostituzione accelerata a forte impatto sociale: migliaia cittadini deboli vengono espulsi per fare posto ai forti, al mondo della finanza. Crescono le disuguaglianze, come gi&#224; avvenuto a Parigi, citt&#224; olimpica, nel 2024. La rendita finanziaria e quella immobiliare si sono imposte sulla produzione e sulla cultura.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/casanova_last.jpg' alt=''></figure>

<p>Nel cercare Armonia proviamo ad ascoltare i 18 mila volontari. Oltre 60 mila erano le richieste di questa massa che va a sostenere gratuitamente i servizi dell&#8217;evento, perch&#233; saranno utili alla protezione civile, alla sanit&#224;, nei parcheggi, nell&#8217;accompagnare le delegazioni e i giornalisti. Ma diversi di loro stanno rinunciando per i costi personali che devono sopportare. Ci si &#232; poi accorti che non sono sufficienti e allora si investe negli alpini. Per facilitarne l&#8217;adesione si &#232; alzata l&#8217;et&#224; di partecipazione, non pi&#249; 65 anni, si arriva a 70. Solo in Trentino i volontari saranno tremila. In cambio del servizio ottengono una prestigiosa giacca...</p>

<p>Questi volontari, ascoltandoli nelle valli, non provano un grande entusiasmo, ammettono che l&#8217;evento &#232; privo di un&#8217;anima, di calore. Si sentono anche umiliati. In Cadore, ad esempio, saranno ospitati a Borca in un edificio da poco apprestato, in una ex canonica a Longarone, costretti a dormire su brandine, in situazioni anche promiscue. A loro &#232; stato raccomandato di portare sacco a pelo e cuscino. Altri, come gli alpini e il personale medico e sanitario, non riceveranno nemmeno la giacchetta brandizzata.</p>

<p>Sostengono il fascino dell&#8217;armonia solo le milioni di parole scolpite in migliaia di articoli e servizi televisivi: valore del territorio, ritorno di immagine, sostenibilit&#224;, legacy, insomma un&#8217;ubriacatura estranea ad ogni realt&#224;. Nei giornali qualche strisciante dubbio sulla magnificenza dell&#8217;evento lo si ritrova, seppure a fatica. La retorica seminata cadr&#224; su un percorso culturale arido? Lo si verificher&#224; nei prossimi mesi.</p>

<h3>Le responsabilit&#224; del Cio</h3>

<p>Per il dopo Olimpiadi ci sar&#224; da riflettere all&#39;interno del Cio. A parte l&#8217;investimento nello sport (quello agonistico, elitario), cosa rimane delle 15 raccomandazioni della sua Agenda 2020+5? Quale il senso delle 5 parole chiave: Solidariet&#224;, Digitalizzazione, Sostenibilit&#224; (quando privata della misurazione puntuale delle emissioni di CO2), Credibilit&#224; (in assenza di trasparenza)?</p>

<p>Cosa dire della Resilienza economica e finanziaria quando si spendono senza confronto pubblico 7 miliardi di euro?</p>

<p>A tali domande stanno provando a rispondere le tante iniziative promosse dai comitati territoriali, a Milano come a Belluno, in Fiemme come in Valtellina. Sono cittadini che fanno parte di un altro CIO, il &#8220;Comitato Insostenibili Olimpiadi&#8221;. A Milano si terranno le &#8220;Utopiadi&#8221;, un&#8217;animazione diffusa che percorrer&#224; la citt&#224; dal 6 all&#8217;8 febbraio. Altri hanno promosso il concorso fotografico &#8220;Olimpiadi Infernali&#8221;, altri porteranno tende che ospiteranno laboratori di dibattito.</p>

<p>Si tratta di un&#8217;antitorcia olimpica fatta di cultura, una fiamma ricca di fantasia e colore capace di far luce anche dopo l&#8217;evento olimpico. Iniziative, queste s&#236;, capaci nel tempo di creare Armonia. Anche grazie a forti, necessarie provocazioni.</p>

<h3>Conta una sola cosa: superare le 20 medaglie</h3>

<p>Risulta travagliata la preparazione italiana ai giochi olimpici. Non poteva essere diversamente per un evento distribuito su 7 territori, dei quali due cittadini, Milano e Verona. La vera protagonista ora &#232; la fretta, perch&#233; nel dopo Covid l&#8217;organizzazione ha poltrito, la scossa &#232; arrivata solo nel 2023, mentre la vittoria della candidatura datava 24 giugno 2019. Le strutture sportive, le opere stradali e ferroviarie sono per lo pi&#249; in alto mare; saranno messe a lucido in tempi utili, ma tutte, proprio tutte, dovranno essere riprese dopo l&#8217;evento.</p>

<p>Questi ritardi non possono essere imputati al disturbo delle regole, delle leggi. I diversi commissariamenti hanno scavalcato ogni norma invocando un presunto interesse generale. La trasparenza &#232; stata cancellata nonostante le proteste degli ambientalisti, unici controllori, in quanto i partiti, esclusi i Verdi veneti e altoatesini, sono rimasti spettatori dello scempio dei diritti di cittadinanza. L&#8217;ambientalismo avrebbe avuto, dopo l&#8217;approvazione dei progetti nelle Conferenze dei servizi, 30 giorni di tempo per presentare osservazioni. Un&#8217;umiliazione della democrazia. Ogni loro proposta alternativa, sempre sostenuta in tempi pi&#249; che utili e sempre meno costosa, era stata cancellata (villaggi olimpici, pista di bob, circonvallazioni). Tutte le istituzioni si sono dimostrare addomesticate. Il grande mondo dell&#8217;informazione, se si escludono<i> Il Fatto Quotidiano, il Manifesto</i> e qualche giornale locale, ha fatto dell&#8217;omissione la regola. Cos&#236; ci siamo ritrovate opere che hanno aumentato i costi previsti per la loro realizzazione fino a 4- 5 volte, incrementi non giustificabili da quanto accaduto nell&#8217;economia mondiale con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina e l&#8217;aumento dei costi energetici. </p>

<p>Non potevano mancare gli incidenti sul lavoro. Le causa: i diffusi subappalti, gli orari impossibili con turni fino a 12 ore consecutive, i lavori esterni a meno 12 gradi (vedasi il caso dell&#8217;operaio della sorveglianza morto a Cortina), gli operai stipati in casette metalliche.</p>

<p>A pochi giorni dalle gare Cortina &#232; un cantiere, ricco di polveri, di rumori, con pesanti camion che portano ancora strutture e cementi ovunque, a sud come a nord della perduta Perla delle Dolomiti. Stessa cosa a Livigno, a Bormio, e, sia pure, in modo meno percepibile, a Predazzo e a Lago di Tesero.</p>

<p>Anche a Milano i problemi da risolvere sono importanti. Durante le gare di Coppa Italia di hockey su ghiaccio ci si &#232; accorti che il ghiaccio non regge, si aprono buchi, si &#232; sospesa una partita di Coppa Italia. Altri lavori sono in corso, a spese del Comune: parliamo di lavori di urbanizzazione che vanno a servire strutture costruite da privati e poi da loro gestite. Villaggio olimpico come l&#8217;Arena Santa Giulia o gli stadi dell&#8217;ex Fiera a Rho.</p>

<p>E cosa dire del collegamento sciistico a Cortina, Apollonio Socrepes: a quanto sembra i deficit di progetto emergono da una sequenza infinita di varianti in corso d&#8217;opera. I piloni sulla frana non saranno costruiti su slitta come previsto ma, si dice, protetti da ulteriore cemento. E l&#8217;impianto, del costo di 37 milioni di euro, sar&#224; poi demolito.</p>

<p>Per non parlare dell&#8217;accessibilit&#224;. Parcheggi che dovranno essere ovunque ripristinati a prato, oltre 50 ettari di suolo occupato. E le linee di metr&#242; non costruite, come la Milano-Rogoredo, la linea 13.</p>

<p>Chi pagher&#224; questo insieme di errori e improvvisazioni? Gli ingegneri progettisti, i tecnici comunali che hanno dato le autorizzazioni, i politici che hanno sostenuto tanta superficialit&#224;?</p>

<p>&#8220;<i>Allegria</i>!&#8221; esclamava Mike Bongiorno. Alle spalle c&#8217;&#232; sempre uno Stato, una Regione e quando va male un Comune. Ci sono enti pubblici efficaci nell&#8217;attingere dalle nostre tasche risorse importanti.</p>

<p>Malag&#242;, il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 lo ripete ossessivamente: importante sar&#224; portare a casa un ricco medagliere, superiore a 20 podi. Di certo, per tutto l&#8217;insieme dei fallimenti, non si attinger&#224; ai suoi fondi privati.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/casanova_malag.jpg' alt=''><figcaption>Giovanni Malag&#242;</figcaption></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Pin&#232;: l&#8217;inquinamento  che non si vuole vedere</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17329/pin_l_inquinamento_che_non_si_vuole_vedere</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>I rilevamenti dell&#8217;APPA sul lago di Serraia nascosti in un cassetto. 
E cos&#236; si va avanti come se niente fosse.
</div><div>di Nicola Salvati</div><div><p>Da diversi anni si &#232; scoperto che il lago Serraia di Baselga di Pin&#232; &#232; inquinato da rifiuti liquidi carichi di fosforo ed azoto, fertilizzanti, che percolano dalle coltivazioni in serra delle fragole e da altre coltivazioni che si affacciano alle sue sponde. Addirittura le acque del lago erano state utilizzate per ghiacciare, a loro carico, il primo anello di pattinaggio (oggi fortunatamente si &#232; soprasseduto). <br />Gi&#224; nel secolo scorso ci si era accorti del problema dell&#8217;eutrofizzazione, ossia di un&#8217;alterazione dell&#39;equilibrio ecologico dell&#8217;ecosistema dovuta a un eccessivo arricchimento di nutrienti, principalmente azoto e fosforo, provocato da attivit&#224; come agricoltura intensiva e scarichi reflui; con conseguente proliferazione abnorme di alghe, che riducendo l&#39;ossigeno disponibile, provocano la morte di pesci e la perdita di biodiversit&#224;. Si era quindi cercato di eliminare nel lago di Serraia l&#8217;immissione di liquidi industriali fertilizzanti con un sistema di raccolta mediante vasche indipendenti dalle acque, con riciclo e recupero dei fertilizzanti residui.<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/lago_2.jpg' alt=''></figure><br />Tutto a posto? No, il sistema costava troppo, aveva bisogno di troppa manutenzione e alla fine &#232; stato abbandonato, n&#233; si &#232; trovata una alternativa valida.<br />Invece, peggiorando la situazione, si sono introdotti nella coltivazione delle fragole, che arrivano tout court in tavola, anche dei prodotti medicali, pesticidi, per prevenire malattie delle fragole e prolungarne la conservazione, ed assieme alle acque industriali di risulta della concimazione, hanno cominciato ad arrivare, nella falda del lago della Serraia, anche i pesticidi.<br />Qualcuno se ne &#232; accorto e l&#8217;Autorita&#8217; nel 2023 ha disposto il divieto di balneazione. Si era a fine estate, non c&#8217;&#232; stato clamore. Il che non vuol dire che le cose vadano bene, come rileva un&#8217;interrogazione del consigliere provinciale Filippo Degasperi dello scorso dicembre.<br />Degasperi allega i risultati, rielaborati in grafici e tabelle, dei rilevamenti effettuati dall&#8217;Agenzia Provinciale Protezione Ambiente nel lago di Serraia, nei punti in cui sversano i canali di scolo delle serre, come pure nel centro del lago.<br />Nella Tabella 1 sono riportati i valori di Azoto ammoniacale in uno di punti di prelievo (analoghi sono i risultati negli altri punti) nella 2 il Fosforo totale, nella 3 i Nitrati. La conclusione &#232; che sono largamente superati sia i limiti di allarme per la vita acquatica, sia i valori soglia per la morte dei pesci.<br />Poi ci sono i fitofarmaci. I tecnici dell&#8217;APPA hanno monitorato i punti in cui arrivano gli affluenti con frequenze relativamente basse (7 volte nel 2022, 2 volte nel 2023, 3 volte nel 2024 e 2 volte nel 2025): orbene, ogni volta sono stati riscontrati, in valori superiori ai limiti ammessi, fitofarmaci in uso nelle serre.<br />Uno di essi, l&#8217;OrtoFenilFenolo, &#232; stato trovato anche al centro del lago, con un valore due volte superiore al limite. E&#8217; una sostanza tossica, che pu&#242; provocare irritazione cutanea e danni agli occhi e alle vie respiratorie: non a caso pi&#249; volte i bagnanti hanno segnalato fastidiose irritazioni.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/lago_tab_1.jpg' alt=''></figure> <figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/lago_tab_2.jpg' alt=''></figure> <figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/lago_tab_3.jpg' alt=''></figure>

<h3>Conclusioni</h3>

<p>Dal punto di vista ambientale la situazione &#232; molto grave. Si &#232; lontanissimi dai limiti entro cui il lago, con il rimescolamento delle acque, pu&#242; migliorare: si sta arrivando al punto di non ritorno, con il lago destinato a venire ricordato come un lago morto.<br />Anche la balneazione &#232; a rischio, anzi &#232; un rischio. Dovrebbero essere fatti studi pi&#249; incisivi, ma dubitiamo che si facciano. Comunque anche i risultati degli studi attuali dovrebbero sollecitare pronti e drastici interventi.<br />Non basta: per via del pompaggio acque, da parte di Dolomiti Energia, dal lago Serraia al lago Piazze, si teme che si sviluppino alghe e si trasferiscano pesticidi. Ma la falda del lago delle Piazze alimenta l&#8217;acquedotto potabile della val di Cembra. Come pure le acque del lago Serraia si riversano, con il loro carico inquinante nel rio Silla, penetrando nella falda che &#8211; ricordiamolo &#8211; &#232; porfirica e quindi non depura, eppure alimenta un acquedotto di Trento.<br />C&#8217;&#232; dell&#8217;irresponsabilit&#224; da parte dell&#8217;Autorit&#224; nel non provvedere immediatamente all&#8217;intercettazione dei colaticci d&#8217;acqua industriale dell&#8217;area delle serre, come nel non imporre, immediatamente, almeno la pratica biologica (ossia senza pesticidi) nelle coltivazioni gravitanti sul lago e nel non dotare di controllo della presenza di pesticidi nell&#8217;acquedotto potabile della val di Cembra e dell&#8217;acquedotto industriale di Trento. Si sta superando davvero il limite, l&#8217;equilibrio tra la natura e le economie turistiche, agricole, industriali sembra rotto. <br />I termini per la risposta all&#8217;interrogazione del consigliere Degasperi sono scaduti il 10 gennaio. Per ora tutto tace</p>

<p>* * *</p>

<p> Per chi volesse approfondire il tema dell&#8217;inquinamento dei laghi dell&#8217;altopiano di Pin&#232; indico che www.comitatolaghi.org &#232; il sito, presieduto dal dottor Claudio Joriatti, gi&#224; sindaco di Baselga di Pin&#232; e gi&#224; dirigente della Fondazione Mach di San Michele all&#8217;Adige, che da anni raccoglie dati e proposte dei cittadini dell&#8217;altopiano finalizzate alla tutela ambientale dei due laghi, della Serraia e delle Piazze.<br />Il tema &#232; stato trattato in precedenza anche nei seguenti numeri di QT: aprile 2021 (Ultima chiamata per il lago della Serraia), maggio 2022 (Un fitoparco per la Serraia)</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>La Procura e le querele SLAPP</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17328/la_procura_e_le_querele_slapp</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>QT e le querele pretestuose: per la Pubblica Accusa la libert&#224; di stampa &#232; un orpello
</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>Si chiamano SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) &#8220;le azioni legali tese a bloccare la partecipazione alla vita pubblica&#8221; asserisce Wikipedia. Sono insomma querele pretestuose intentate da entit&#224; potenti (grandi aziende, politici) per intimidire e mettere a tacere innanzitutto i giornalisti. &#8220;Vincere non &#232; l&#39;obiettivo principale di questa azione legale. L&#39;obiettivo &#232; intimorire l&#39;avversario e reprimere il dibattito pubblico. La SLAPP non &#232; fondata su reali motivi giuridici&#8221;.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/slapp_2.jpg' alt=''></figure>

<p>A una grande azienda una lite temeraria non costa nulla, ha gi&#224; uno stuolo di legali a sua disposizione. Invece per un giornale, soprattutto se piccolo, a un&#8217;associazione, a un&#8217;Ong, a un cittadino, la querela, pur pretestuosa, &#232; fortemente limitante: occorre l&#8217;avvocato, bisogna riordinare i documenti, organizzare la difesa e sperare di non incappare - pu&#242; succedere anche questo &#8211; nel giudice sbagliato, che ti condanna ai risarcimenti milionari che il potente richiede.</p>

<p>In poche parole le SLAPP sono un ulteriore strumento in mano ai prepotenti che &#8211; paradossalmente? &#8211; usano la giustizia per riaffermare il loro primato sulla societ&#224;.</p>

<p>Dovrebbe essere inaccettabile. E infatti negli ultimi anni nei paesi anglosassoni sono state varate leggi per limitare l&#8217;odioso fenomeno. In Europa? Se ne discute. E in Trentino?</p>

<p>Le SLAPP sono arrivate anche da noi.</p>

<h3>La querela di Cristina Santi</h3>

<p>Di sicuro il lettore ha presente la causa intentata dal duo Hager-Signoretti contro il sindaco di Riva Adalberto Mosaner, reo di aver presentato una variante urbanistica che rendeva impossibile le loro mire speculative. Una causa civile (se vogliamo, ancor pi&#249; insidiosa della querela penale, perch&#233; non pu&#242; essere, quando manifestamente pretestuosa, bloccata dal PM che archivia); e da 20 milioni (!!): una spada di Damocle sulla testa del povero sindaco. Ora sono arrivati a noi, a Questotrentino.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/slapp_santi.jpg' alt=''><figcaption>Cristina Santi</figcaption></figure>

<p>Era da aspettarselo. Quello che invece stupisce &#232; lo strano intorpidimento delle istituzioni, che dovrebbero tutelare la societ&#224;, la libert&#224;, e innanzitutto la libert&#224; di stampa &#8211; come ripete il Presidente della Repubblica, troppo saggio e quindi inascoltato.</p>

<p>Contro QT sono state presentate due querele SLAPP: una da parte dell&#8217;ex sindaca di Riva Cristina Santi per l&#8217;<a href='/articolo/16716/le_mani_sulle_citt_1' target='_blank'>articolo del febbraio 2023</a> sulle mire della ditta Hager-Signoretti sulla fascia lago di Riva; una seconda da parte dell&#8217;arch. Fausto Farneti per gli articoli dall&#8217;<a href='/articolo/17246/seac_vacca_da_mungere' target='_blank'>ottobre 2024</a> all&#8217;<a href='/articolo/17188/inchiesta_seac_mandanti_cercansi' target='_blank'>aprile 2025</a> sulle vicende legate alla miracolosa ristrutturazione del Villaggio anti-stress di Laviano in provincia di Salerno.</p>

<p>Vediamo la querela della Santi. Che denuncia la nostra redattrice Laura Mezzanotte per l&#8217;articolo in cui ricostruiva la contiguit&#224; tra la sindaca e le speculazioni di Hager-Signoretti. Ricostruzione &#8220;faziosa&#8221; secondo la sindaca, ma che non contesta. Quello per cui denuncia Mezzanotte, &#232; l&#8217;aver scritto che lei Santi, per la sua campagna elettorale, aveva speso &#8220;circa 2.500 euro&#8221;. La sindaca non contesta la cifra, non dice che &#232; un falso. Non dice neanche che &#232; un dato sensibile, non pubblicabile: infatti &#232; un dato corretto e pubblico. Ricostruisce invece l&#8217;iter della richiesta del dato da parte di Mezzanotte alla Corte di Appello di Trento e rimarca come la risposta della Corte non poteva arrivare &#8220;prima della data di uscita dell&#8217;articolo su QT&#8221;. Ma allora, si chiede scandalizzata la querelante (riportiamo testuale il grassetto e le maiuscole utilizzate nella denuncia) &#8220;<b>come poteva la giornalista MEZZANOTTE prima della pubblicazione dell&#8217;articolo essere gi&#224; al corrente delle spese elettorali del Sindaco SANTI!!!</b>&#8221;</p>

<p>Ecco quindi, enfatizzata dalla scrittura e dai punti esclamativi, la colpa della nostra redattrice: essersi informata ed aver riportato notizie vere, pubblicabili, di cui per&#242; la sindaca non individua la fonte. E allora? Qual &#232; il reato? Che logica c&#8217;&#232; in questo teatrale strapparsi le vesti?</p>

<p>O meglio, la Santi imperterrita prosegue, e ipotizza che ad informare QT sia stato l&#8217;allora consigliere comunale Alessio Zanoni (succeduto poi come sindaco alla stessa Santi). Ma anche fosse vero &#8211; e noi non neghiamo n&#233; confermiamo, un giornalista ha il diritto al segreto professionale e alla protezione delle fonti, cosa che evidentemente Santi ignora o finge di ignorare &#8211; cosa cambia? Il dato, riferito dal consigliere Zanoni, oppure da un impiegato comunale, oppure dal presidente della Corte, era corretto ed era legittimo pubblicarlo. Ma cosa si inventa Santi?</p>

<p>Insomma, &#232; evidente che la ex-sindaca non porta alcun elemento a supporto della sua querela. Del tutto pretestuosa. Questa &#232; la caratteristica delle SLAPP: denunce senza logica alcuna, fatte solo per intralciare e intimidire.</p>

<h3>Il caso Efficient Building</h3>

<p>Pi&#249; complesso il caso della speculazione abortita di Efficient Building (e quindi di Seac) nel Salernitano, e del ruolo avuto dall&#8217;architetto Fausto Farneti. Cerchiamo di sintetizzare al massimo. Dopo mesi di indagini, la Procura di Salerno chiede, per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazione pubbliche (art. 640 bis) ed altri reati, la custodia cautelare in carcere per otto indagati e ai domiciliari per altri cinque. Ricevuti i documenti, la Gip di Salerno dott.ssa Campanile rileva la propria incompetenza territoriale e passa il procedimento al Tribunale di Matera con un&#8217;articolata ordinanza di 50 pagine. Noi citiamo alcuni passaggi in cui la Gip riassume la questione. Sintetizzando: il 13 aprile 2022 (occhio alle date) il Comune di Laviano affidava senza gara il &#8220;Villaggio Antistress&#8221; alla Polis Matera Cooperativa Sociale per i lavori di ristrutturazione, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico dei fabbricati.</p>

<p>Orbene, il 27 aprile 2022 (14 giorni dopo!) la Polis Matera &#8220;comunicava l&#8217;avvenuta esecuzione dei lavori per quasi 37 milioni di euro&#8221; scrive, con una certa enfasi, la dott.ssa Campanile.</p>

<p>Enfasi comprensibilissima: chi sono, questi della Polis Matera, un esercito di Superman, che in due settimane fanno tutti i lavori, gli adempimenti burocratici ecc ecc? Di qui l&#8217;indagine e l&#8217;accertamento che &#8220;a fronte dei bonus fiscali conseguiti, i lavori di efficientamento non venivano compiuti (appunto, Superman non abita qui, ndr), ma addirittura venivano dichiarati eseguiti per un rilevante importo&#8221;. Per fare questo occorrevano delle complicit&#224;, e seguono paginate di falsi in atto pubblico, asseverazioni fasulle ecc, cui avevano concorso diversi pubblici ufficiali.</p>

<p>Questa la genesi del grande pasticcio edilizio-giudiziario in cui &#232; rimasta impigliata Efficient Building, e a cascata la casa madre Seac spa, che a sua volta ha visto i bilanci gravemente compromessi. Di qui l&#8217;attenzione di Questotrentino.</p>

<p>Ma che c&#8217;entra l&#8217;architetto Farneti? Anche qui citiamo la Gip Campanile riportando questa volta i nomi e cognomi, cosa che &#8211; in un sussulto di cautela - non avevamo fatto negli articoli incriminati: &#8220;Emerge il coinvolgimento di soggetti &#8211; Farneti Fausto e Poggi Silvano &#8211; legati alla Efficient Building spa che, ad avviso di questo Gip, hanno ordito tutta la vicenda strumentalizzando anche l&#8217;amministrazione comunale di Laviano&#8221;</p>

<p>La vicenda &#232; complessa: l&#8217;abbiamo dipanata in quattro servizi, supportati da un&#8217;ampia documentazione. Evidentemente &#232; troppo complessa anche per i PM, che hanno concluso le indagini senza chiederci documenti, probabilmente senza neanche leggere le conclusioni della Gip Campanile, e invece riportando, confusamente sintetizzate, le rimostranze di Farneti.</p>

<p>Il fatto &#232; che le querele per diffamazione a mezzo stampa non vengono dalla Procura trattate sempre con l&#8217;attenzione &#8211; in fatto ed in diritto &#8211; che si dovrebbe richiedere per una materia cos&#236; delicata. Capita non di rado, anzi, che vengano addirittura passate, come questa di Farneti, all&#8217;Ufficio Affari Semplici. Si tratta di una diramazione istituita per sgravare il lavoro dei magistrati esperti, sostituiti da questo Ufficio che, come rivela la sua stessa denominazione, si occupa per lo pi&#249; di liti condominiali o tra vicini, piccoli reati contro il patrimonio e simili reati bagatellari che non richiedono particolari approfondimenti sui fatti n&#233; particolari attenzioni sugli aspetti in diritto. Ora, a noi sembra grave che le querele agli organi di stampa vengano declassate tra le quisquilie, come se la libert&#224; di espressione fosse un orpello.</p>

<p>Perch&#233; poi il meccanismo degli Affari Semplici (gi&#224; la denominazione rimanda a meccanismi kafkiani) quando deve passare dalla lite tra condomini a una vertenza pi&#249; corposa, dove magari sono coinvolti personaggi influenti, che fa? Si assume forse, magari dopo attenta lettura degli atti, la responsabilit&#224; di archiviare la querela pretestuosa? No, finisce per rinviare inevitabilmente tutto al Giudice: si arrangi lui, che ha scienza ed esperienza.</p>

<p>Ma cos&#236;, portando avanti procedimenti giudiziari pretestuosi, si sprecano risorse pubbliche e si ingolfa ulteriormente la macchina della giustizia. Ma soprattutto, le SLAPP hanno gi&#224; vinto: il giornale deve trovare e pagare un avvocato, deve organizzare una difesa. Lo scopo di intimidire ed intralciare &#232; stato raggiunto.</p>

<p>QT ha la scorza dura e bravi avvocati che lo supportano. E la Procura ha ancora la possibilit&#224; di studiare meglio le carte e non arrivare a un deferimento al giudice. Vedremo.</p>

<p>Intanto registriamo scarsa comprensione del ruolo nefasto delle SLAPP: difendere la libert&#224; di espressione e in definitiva il cittadino di fronte alle prepotenze dei potenti, non sembra essere una priorit&#224;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Societ&#224; pubbliche trentine: chi comanda davvero?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17327/societ_pubbliche_trentine_chi_comanda_davvero</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Servizi</div><div>I manager di Dolomiti Energia si mettono sotto i piedi diritti e posti di lavoro. Ma i padroni, non dovrebbero essere Ianeselli, Robol, Fugatti?</div><div>di Ettore Paris</div><div><p>La vicenda riguarda il Call Center di Dolomiti Energia, gestito in appalto da GPI, impiegando circa 30 dipendenti a Trento e 20 a Milano. Quando &#232; arrivato a rinnovo l&#8217;appalto, come sempre il sindacato, in questo caso la FIOM, &#232; andata a contrattare con il soggetto appaltante (appunto Dolomiti Energia) le garanzie per i lavoratori. Sono le cosiddette &quot;clausole sociali&quot;. Servono per evitare che quando un&#39;azienda decide di esternalizzare (affidare ad altri in appalto) un lavoro (cosa peraltro sempre contrastata dal sindacato), l&#39;effetto sia che i salari si abbassino e tutti quelli che ci lavorano diventino precari permanenti.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/call.jpg' alt=''></figure>

<p>Perch&#233; le clausole sociali sono queste:</p>

<ol>
<li>chi si aggiudica l&#39;appalto deve assumere tutti i lavoratori che erano impiegati nell&#39;azienda uscente;
<li>l&#39;assunzione deve essere senza soluzione di continuit&#224;, cio&#232; col mantenimento di tutti i diritti maturati, a cominciare dal salario, anzianit&#224; di servizio, ecc;
<li>l&#39;obbligo - anche per le future assunzioni e per l&#39;intera durata dell&#39;appalto - di applicare un determinato contratto di lavoro, per evitare che nella gara d&#39;appalto finisca per essere avvantaggiata l&#39;azienda che applica il contratto pi&#249; povero;
<li>nel caso di lavori come il call center, che possono essere svolti da qualunque luogo, impedire le delocalizzazioni, poich&#233; altrimenti chi vince la gara potrebbe rispettare tutte e tre le prime clausole ma aggirarle semplicemente facendo le offerte di assunzione in altra regione, costringendo tutti a dimettersi, e cos&#236; facendo azzerando anzianit&#224;, sindacalizzazione, diritti.
</ol>

<p>Ora in Trentino la legge sugli appalti pubblici (la 2 del 2016), prevede l&#39;obbligo dei soggetti appaltanti di applicare delle tutele per i dipendenti. &#8220;E&#8217; gi&#224; una base di partenza molto buona, probabilmente la migliore in Italia &#8211; ci dice Michele Guarda, segretario della Fiom - E per le attivit&#224; di call center &#232; prevista l&#39;applicazione del Contratto nazionale dei Metalmeccanici&#8221;.</p>

<p>Queste le premesse. Dolomiti Energia ha fatto un po&#39; di resistenza nell&#39;interloquire con il sindacato, che ha chiesto a Franco Ianeselli, gi&#224; segretario provinciale della Cgil, e ora come sindaco di Trento, socio importante di Dolomiti, di fare in modo che le parti si incontrassero&#8230;</p>

<p>Ma lasciamo la parola a Guarda &#8220;Dopo incomprensibili resistenze, e solo pochi giorni prima di bandire la gara, Dolomiti Energia ci ha mostrato un estratto del capitolato d&#39;appalto, quello riguardante le clausole sociali, che raccoglieva quasi per intero le nostre proposte, per cui ci siamo detti soddisfatti&#8221;.</p>

<p>La gara &#232; stata aperta e chiusa in un battibaleno. &#8220;Solo dopo, informati da GPI (che ha deciso di non partecipare alla gara e di presentare un ricorso al TAR, poi respinto) abbiamo scoperto di essere stati&#8230; non saprei che altra parola usare&#8230; imbrogliati&#8221;.</p>

<p>Il fatto &#232; che Dolomiti Energia aveva in scadenza non uno, ma due distinti appalti di call center. Oltre a quello affidato a GPI (sul mercato libero dell&#39;energia) ce n&#8217;&#232; un altro, sul mercato tutelato, affidato a Numero Blu Servizi Spa, societ&#224; con sede legale a Roma, e che impiega a Milano 20 persone &#8220;cui attualmente &#232; applicato un Contratto cosiddetto &#8216;pirata&#8217;, cio&#232; non firmato dalle organizzazioni sindacali pi&#249; rappresentative&#8221;.</p>

<p>E qui &#232; scattato l&#8217;inghippo: Dolomiti Energia ha portato a rinnovo contemporaneamente i due appalti. Su quello con i lavoratori a Trento ha previsto l&#39;applicazione del Contratto dei Metalmeccanici, come stabilito dalle norme provinciali. Sull&#39;altro invece, l&#39;applicazione del Contratto delle Telecomunicazioni, senz&#39;altro migliorativo rispetto a quello pirata applicato prima, ma molto peggiore di quello dei metalmeccanici, con stipendi inferiori anche di 600 euro al mese.</p>

<h3>La trappola</h3>

<p>E qui sembra scattare la trappola: nel capitolato d&#39;appalto si prevede che entro un anno dall&#39;aggiudicazione, le societ&#224; che si aggiudicano le due gare si scambino tra loro il lavoro, senza nessun obbligo verso i dipendenti. Chi vince la gara 1, dove oggi lavora GPI, entro un anno dovr&#224; consegnare il call center del mercato libero dell&#39;energia all&#39;azienda che vince la gara 2, quella dove ora lavora Numero Blu, e viceversa. E per legge il mercato tutelato dell&#39;energia, quello che oggi gestisce Numero Blu, andr&#224; a morire entro inizio 2027.</p>

<p>&#8220;Hanno escogitato il modo per vanificare le clausole sociali e aggirare la legge provinciale. Entro un anno, chi oggi lavora in GPI perde il lavoro e chi si aggiudica la gara 2 potr&#224; assumere da zero chi vuole, col contratto &#8216;povero&#8217;, quello delle Telecomunicazioni. In pratica si va a far morire l&#39;appalto pagato col contratto dei metalmeccanici e si porta tutto nell&#39;appalto col contratto delle Telecomunicazioni. Ma lo si fa un po&#39; di nascosto. Favorendo di fatto l&#8217;azienda che si aggiudicher&#224; la seconda gara, che cos&#236; non assume a Trento ma fuori provincia, lontano dagli occhi dei trentini.&#8221;.</p>

<p>Non &#232; che forse Dolomiti Energia voglia favorire Numero Blu? Che rapporti ci sono con questa azienda romana? L&#8217;Adige ha scoperto che fino a pochi mesi fa dentro Numero Blu lavorava un ex pezzo grosso di Dolomiti Energia.</p>

<p>E le lavoratrici trentine? Solo quando la Fiom ha fatto scoppiare lo scandalo, Dolomiti Energia ha proposto al sindacato di firmare un protocollo col quale si impegnava a trovare una soluzione occupazionale per loro, ma a condizione che si accettasse di avallare il disegno di delocalizzare e ridurre i salari.</p>

<p>Insomma per DE le gare d&#39;appalto effettuate non si toccano. E a nulla &#232; valso l&#39;intervento del Comune di Trento e una mozione approvata dal Consiglio Provinciale.</p>

<h3>Le domande</h3>

<p>A nostro avviso la vicenda pone enormi domande sul tappeto, che vanno oltre i pur sacrosanti diritti dei dipendenti.</p>

<p>In soldoni: a che gioco sta giocando Dolomiti Energia? E ancora oltre: quale &#232; il gioco del Comune di Trento, di quello di Rovereto, della Provincia?</p>

<p>Perch&#233;, ricordiamolo (vedi la scheda): Ianeselli, Robol, Fugatti sono i padroni di Dolomiti Energia. E dietro di loro c&#8217;&#232; tutta una serie di altri Comuni trentini di loro societ&#224; di servizi. Come &#232; giusto, perch&#233; le societ&#224; di servizio le ha fatte il pubblico, e la vera ricchezza di DE &#232; l&#8217;acqua, che fa andare le centrali ed &#232; il primo bene pubblico.</p>

<p>Pertanto, giustamente, gli orridi privati, quelli che pensano solo ai soldi, dentro DE contano per un 20%. Cio&#232; niente, se i due sindaci e il governatore si mettono d&#8217;accordo.</p>

<p>Ma come si fa invece ad avallare una politica industriale che vuol spostare posti di lavoro fuori dal Trentino, sottopagandoli? Posti di lavoro preziosi perch&#233; di tipo impiegatizio e appetibili per le donne.</p>

<p>Ci sono poi domande ancora pi&#249; di fondo. Diamo per scontato che i nostri rappresentanti politici non sono contro i lavoratori, non vogliono perdere occupazione, abbassare i salari per guadagnare qualche centomila euro in pi&#249;. Per&#242; questa &#232; la linea dei manager di Dolomiti Energia. Una linea strategica. Ma la strategia di fondo la dovrebbe dettare la propriet&#224;, e il manager o si adegua o si licenzia. Qui invece sono i manager a comandare, quelli da tempo denominati &#8220;i boiardi&#8221;.</p>

<p>Se questo &#232; vero, che senso ha tutto il discorso, tutte le battaglie politiche perch&#233; i beni comuni &#8211; l&#8217;acqua, l&#8217;energia, l&#8217;autostrada &#8211; siano gestiti da societ&#224; pubbliche o a prevalenza pubblica? Quando poi queste societ&#224; sono in mano a gente che hanno gli stessi metodi dei Del Vecchio o dei gestori di fondi d&#8217;investimento come Black Rock?</p>

<h3>Cosa dice il sindaco?</h3>

<p>Questi interrogativi li abbiamo posti al sindaco di Trento Franco Ianeselli.</p>

<p>&#8220;Le cose non stanno propriamente cos&#236;. Alla fine tra Dolomiti Energia e il sindacato &#232; stato firmato un protocollo d&#8217;intesa&#8221;.</p>

<p><b>Che valore pu&#242; avere?</b></p>

<p>&#8220;Giuridicamente non ha valore, non &#232; un contratto. Parte dal presupposto che le due parti si fidino l&#8217;una dell&#8217;altra, ed &#232; quello cui vogliamo arrivare. Nel merito, il protocollo prevede che, se l&#8217;occupazione non potesse essere pi&#249; garantita, sar&#224; Dolomiti Energia ad assumere i lavoratori in esubero mantenendo invariate sia le condizioni economiche, sia la sede, non dovranno cio&#232; trasferirsi&#8221;.</p>

<p>Passiamo allora la parola al sindacato.</p>

<p>&#8220;Il protocollo giuridicamente ha valore nullo e noi, dopo questa vicenda, di DE ci fidiamo molto poco &#8211; risponde Guarda &#8211; Comunque la sostanza non cambia, si porta via il lavoro dal Trentino per pagarlo meno. Il fatto che le lavoratrici trentine vengano comunque riassunte da DE, per sopperire a pensionamenti o altro, va bene per la singola lavoratrice, ma restano due fatti: il Trentino perde un&#8217;attivit&#224;, che viene spostata; il lavoratore che subentra fuori provincia verr&#224; pagato di meno, quindi il monte salari complessivo diminuisce. Che &#232; esattamente il contrario di quanto si predica che occorre fare. Anzi, mi meraviglio di Confindustria che nulla ha detto in proposito, nonostante ricordi a pi&#232; sospinto che i salari vanno aumentati.&#8221;</p>

<h3>Dolomiti Energia</h3>

<p>Dolomiti Energia &#232; una multiservizi trentina che opera in tutta Italia, nella produzione e distribuzione dell&#8217;energia, nella gestione del servizio idrico integrato (acqua potabile, fognatura), nella gestione dei servizi ambientali (raccolta e smaltimento rifiuti, spazzamento strade). Ha 1600 dipendenti, un fatturato di 2,3 miliardi, un utile di 169,8 milioni (bilancio 2023). Amministratore Delegato Stefano Granella. Proprietari vari Comuni e societ&#224; comunali e soprattutto (82,9%) Dolomiti Energia Holding. Questa a sua volta ha come proprietari un 23,5 % di privati, il resto vari enti pubblici trentini, e soprattutto (48,5 % ) FinDolomiti Energia, di cui sono proprietari i Comuni di Trento, di Rovereto e la PAT attraverso Cassa del Trentino Spa. In soldoni: Dolomiti Energia &#232; saldamente nelle mani di Trento, Rovereto e Provincia.</p>

<h3>GPI</h3>

<p>GPI &#232; un&#8217;azienda informatica trentina che opera soprattutto in campo sanitario, proprietario &#232; Fausto Manzana, di Brentonico. E&#8217; diventata un colosso (circa 6 mila dipendenti in tutta Italia, filiali in giro per il mondo, quotata in Borsa), a Trento ha 500 dipendenti, dei quali circa 100 sono lavoratrici del CUP. Applica il contratto di lavoro metalmeccanici, le relazioni sindacali sono buone.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Sanit&#224;, solo una tregua al vertice</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17326/sanit_solo_una_tregua_al_vertice</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Seconda cover</div><div>L&#39;assessore Tonina perde la battaglia, ma la guerra non &#232; finita</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>Tanto tuon&#242; che piovve. Capita spesso in politica, soprattutto se hai a che fare con (detto affettuosamente) vecchi democristiani, che dopo dichiarazioni drammatiche non ci sia poi un vero strappo. Mario Tonina, assessore alla nostra sanit&#224;, &#232; notoriamente un campione di questa democristianit&#224; che media l&#8217;immediabile.</p>

<p>Per questo l&#8217;intero mondo sanitario-politico trentino era rimasto a bocca aperta quando, nel pieno della crisi informatica dell&#8217;Azienda sanitaria, l&#8217;assessore aveva fatto balenare le sue dimissioni.</p>

<p>Certo le opposizioni, PD in testa, avevano affondato il coltello: i responsabili del disastro devono dimettersi, avevano detto i due consiglieri PD che si occupano di sanit&#224;, Paolo Zanella e Alessio Manica.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/rudy_vignetta.jpg' alt=''></figure>

<p>E Mario Tonina aveva preso la palla al balzo: i guai ci sono, le responsabilit&#224; anche. Io mi prendo le mie e sulle dimissioni adesso ci penso su un paio di giorni. Sottintendendo che lui non era l&#8217;unico ad avere delle responsabilit&#224;.</p>

<p>&#8220;Mario, non andartene!&#8221; aveva risposto un coro di voci, probabilmente non tutte della sua parte politica, considerato che Tonina stesso aveva spiegato di essere rimasto sorpreso dalla quantit&#224; di messaggi di sostegno che aveva ricevuto.</p>

<p>Del resto non era esattamente a lui che miravano le opposizioni e un sacco di altra gente: le dimissioni che moltissimi volevano (e vogliono) sono quelle del direttore generale dell&#8217;Azienda Antonio Ferro. E Tonina &#232; il primo di questa lista. Da parecchio tempo.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cover_tonina.jpg' alt=''></figure>

<p>La dichiarazione che ci piace di pi&#249; &#232; quella di Walter Kaswalder, consigliere nelle file del Patt e quindi parte della maggioranza in Provincia, che dichiara il proprio sostegno a Tonina e aggiunge: &#8220;Le responsabilit&#224; sono aziendali, le inefficienze dell&#8217;Azienda sono davvero tante&#8221;. E poi, dicendo che l&#8217;assessore deve poter decidere e dice anche che &#8220;deve poter contare su persone di qualit&#224;. Se non sono in grado di gestire un&#8217;azienda siano loro ad andarsene&#8221;.</p>

<p>Ecco, Kaswalder avrebbe dovuto dirlo al suo presidente, Fugatti, oltre che alla stampa. Perch&#233; &#232; Fugatti che ha difeso e difende Antonio Ferro al di l&#224; di ogni ragionevole dubbio. E la ragione sembra stare in un rapporto tra il presidente della giunta e il direttore generale, nato nel fuoco del periodo Covid e poi consolidato, anche sul piano personale si dice, in questi anni.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cover_ferro.jpg' alt=''></figure>

<p>I due si capiscono anche perch&#233; - si sussurra - Ferro non dice mai di no a Fugatti. Nessuna richiesta del presidente viene mai messa in discussione. Nemmeno quelle che, in questi anni, hanno comportato poi qualche problema per Provincia e Azienda.</p>

<p>Insomma, il soldato Mario, che molti vogliono salvare, ha provato a forzare la mano. Non che l&#8217;abbia detto pubblicamente, ma il senso delle sue ipotetiche dimissioni era pi&#249; o meno: &#8220;O me, o lui!&#8221;. &#8220;Lui&#8221;, ha risposto Fugatti. Mario Tonina ha perso un&#8217;altra volta. Perch&#233; non &#232; da oggi che l&#8217;assessore prova a cambiare il direttore generale. Non si amano, non si stimano, probabilmente. E soprattutto l&#8217;Azienda non si muove alla velocit&#224; e secondo le linee che l&#8217;assessore vorrebbe. Pare che via Degasperi non risponda nemmeno sollecitamente alle sue richieste.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cover_fugatti.jpg' alt=''></figure>

<p>Ma i vecchi democristiani (sempre affettuosamente) sanno incassare al meglio. Dopo aver tenuto tutti sulla corda per tre/quattro giorni, Mario dice che no, non si dimette. E spiega che no, non ha mai chiesto le dimissioni del direttore generale. La pace - precaria, fidatevi - viene siglata in un vertice tra Fugatti, l&#8217;assessore, i dirigenti dell&#8217;Azienda e il gran capo di GPI, Fausto Manzana, che si scomoda di persona (GPI sembra sempre essere l&#8217;unica colpevole, ma pi&#249; probabilmente &#232; l&#8217;unica azienda fisicamente raggiungibile in tempi stretti). Tonina abbozza, ma aggiunge: vi do un mese di tempo per risolvere i problemi.</p>

<p>GPI promette che far&#224; la sua parte mettendo pi&#249; personale al call center del CUP - cos&#236; che il cittadino comune smetta di sacramentare contro le musichette di attesa - e l&#8217;Azienda promette che former&#224; 1.500 operatori sanitari che devono gestire i sistemi. Nessuno pubblicamente alza un sopracciglio, ma, ci chiediamo, non era forse il caso di formarli prima che crollasse mezza casa? E poi, li formano in un mese? Millecinquecento persone che devono aggiungere al loro carico di lavoro anche il tempo per la formazione?</p>

<p>In ogni caso, il caos di met&#224; gennaio a qualcosa &#232; servito: &#232; finalmente apparso chiaro che i problemi da cui complessivamente &#232; afflitta la nostra azienda sanitaria non sono di quelli per cui basta mettere dei cerotti qua e l&#224;. E&#8217; un male profondo che richiede terapie drastiche. Che per il momento Fugatti respinge come una medicina troppo amara, prendendosi la responsabilit&#224; - a questo punto tutta politica - di lasciar scivolare la nostra, una volta davvero eccellente, sanit&#224; in un declino che i cittadini provano sulla propria pelle tutti i giorni.</p>

<h3>Guai a chi parla</h3>

<p>Tra i tanti, i sindacati sono i pi&#249; espliciti nelle critiche al direttore generale dell&#8217;Azienda Sanitaria Antonio Ferro. &#8220;Accoglierei le dimissioni di Ferro con giubilo - dice Alberto Bellini segretario Funzione Pubblica della CGIL - perch&#233; con lui i problemi sono drammaticamente aumentati&#8221;. E i toni non sono diversi per gli altri segretari di settore.</p>

<p>Del resto dire che i rapporti tra personale e Azienda non sono idilliaci &#232; un eufemismo. E non da oggi. Il caso pi&#249; recente riguarda la delegata sindacale CISL che l&#8217;anno scorso aveva rilasciato un&#8217;intervista alla Rai. Non si mostrava in volto, ma raccontava cose che tutti sanno: problemi di organico, macchinari che si rompono. Bene, l&#8217;Azienda ha ravanato l&#8217;impossibile ed &#232; riuscita ad individuare la persona. Che adesso &#232; sotto procedimento disciplinare. Non stiamo qui a discutere la cosa che si commenta da s&#233;. Quello che forse vi &#232; sfuggito &#232; una dichiarazione di Antonio Ferro: &#8220;Non &#232; mai la direzione che avvia il procedimento (disciplinare, ndr). &#200; l&#8217;ufficio procedimenti che valuta ogni segnalazione e che decide in perfetta autonomia, all&#8217;interno delle regole&#8221;. E quindi tu, Antonio Ferro, hai un dirigente che volendo sanzionare una delegata sindacale non per aver picchiato il primario, ma per aver svolto il suo ruolo sindacale, non ritiene opportuno chiedere il tuo parere? E tu, dopo che l&#8217;ha fatto a tua insaputa, non hai pensato che sia meglio spostarlo a fare fotocopie?</p>

<p>Da tempo i sindacati, nonch&#233; gli ordini professionali, lamentano che non ci sia nessun ascolto da parte dell&#8217;Azienda, n&#233; su questioni sindacali, n&#233; su quelle che pi&#249; direttamente riguardano la funzionalit&#224; di servizi e reparti. E questo sarebbe tema per un lungo servizio a s&#233; stante, se noi giornalisti potessimo parlare con chi lavora sul campo. Ma questo non &#232; possibile. Quando capita di parlare con medici, infermieri, oss, segretarie, chiunque, ti dicono sempre: non posso parlare, ma se potessi&#8230;Non pensate che stiamo esagerando: c&#8217;&#232; un terrore sottile nelle loro parole. E ne hanno ben donde: i procedimenti disciplinari sono molto aumentati, dicono i sindacati.</p>

<p>Un caso per tutti spiega, secondo noi, lo stile con cui si gestiscono i rapporti col personale. Risale a settembre 2023. Un bel giorno al S. Chiara si erano presentati i poliziotti chiedendo a infermieri e oss di aprire gli armadietti. Tra lo sconcerto dei sanitari, la polizia aveva spiegato di essere stata mandata per controllare che negli armadietti non venissero conservate divise da lavoro in pi&#249;. Perch&#233;, diceva l&#8217;Azienda, c&#8217;&#232; un numero definito di divise per il personale e nessuno pu&#242; portarsele via. Ovvio. Ma non &#232; che ci fosse un traffico internazionale di divise ospedaliere. Semplicemente, visto che c&#8217;erano problemi per avere la divisa della propria taglia, infermieri ed oss si tenevano a volte un cambio,per essere sicuri di poterla avere pulita. Ecco, questo &#232; lo stile dei rapporti col personale. E poi in via Degasperi non capiscono come mai tutti vogliano andarsene. Fact-checking: a fine 2024 da un sondaggio dell&#8217;Ordine degli infermieri era emerso che pi&#249; del 20 % degli iscritti voleva abbandonare il lavoro.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Sanit&#224;, la tempesta perfetta</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17325/sanit_la_tempesta_perfetta</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Cover story</div><div>Grandi cambiamenti informatici in un sistema disorganizzato. E cos&#236; arriva il caos</div><div>di Laura Mezzanotte</div><div><p>&#200; stata una tempesta perfetta. Un esplosivo mix di decisioni sbagliate prese negli ultimi anni e di costante mancanza di accurata gestione dei sistemi e dei problemi.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cover_copertina.jpg' alt=''></figure>

<p>Serve dirlo? Parliamo della nostra sanit&#224;, che da met&#224; gennaio &#232; entrata ufficialmente in una crisi sistemica. Della quale abbiamo provato a capire origini e ragioni, setacciando il grano dal loglio (le chiacchiere dai fatti), per darvi un quadro un po&#8217; pi&#249; preciso - anche se certamente non esaustivo - di quello che &#232; accaduto.</p>

<p>Partiamo dai sistemi informatici che reggono il lavoro delle migliaia di persone occupate a curarci.</p>

<p>Alcuni di questi sistemi - tra i pi&#249; importanti - avevano gi&#224; mostrato una serie di problemi, che sono diventati un unico grande groviglio a met&#224; gennaio, quando &#232; andato in blocco per due giorni interi il sistema informatico che gestisce tutti i laboratori di analisi della sanit&#224; trentina, un software comprato qualche anno fa da una ditta fiorentina che si chiama Dedalus, una multinazionale del settore dell&#8217;informatica sanitaria. Un software, ci dicono fonti interne, che ha avuto qualche problema fin dall&#8217;inizio, che ogni tanto si bloccava per un paio d&#8217;ore e allora toccava tirar fuori le vecchie carte e fare il lavoro a mano, ma che finora non aveva mai avuto uno stop cos&#236; imponente.</p>

<p>Ma se il sistema dei laboratori aveva ripetuti momenti di d&#233;faillance, perch&#233; non &#232; stato preso il toro per le corna? Chi sa ci racconta che su quel sistema, negli ultimi anni, c&#8217;&#232; stato un continuo armeggiare, modificare, sistemare. Con scarsi risultati, visto quel che &#232; accaduto a met&#224; gennaio. E a quel punto, per l&#8217;ennesima volta, &#232; stato il personale sanitario a parare il colpo: per tener botta almeno sulle urgenze (ch&#233; se devi fare un&#8217;operazione in emergenza per salvare la vita ad una persona, hai estremo bisogno di avere le sue analisi del sangue), nei laboratori tutti hanno tirato fuori carta e penna e lavorato come i matti, anche di notte.</p>

<p>Poi c&#8217;&#232; la questione del sistema di prenotazioni. I cui problemi tecnici non c&#8217;entrano niente con i laboratori. Ma che stava gi&#224; facendo diventare matti gli operatori e i cittadini fin dall&#8217;inizio di dicembre. Perch&#233; a far data dal 1&#176; dicembre scorso era partito il nuovo sistema superfantastico che l&#8217;Azienda sanitaria ha comprato da GPI, altra multinazionale bella grossa che per&#242;, per i trentini, non &#232; un nome sconosciuto. &#200; un colosso dell&#8217;informatica sanitaria che &#232; nato qui, che in Trentino ha ancora la sede principale e soprattutto &#232; di propriet&#224; di Fausto Manzana, che molti conoscono come ex presidente di Confindustria provinciale.</p>

<p>Il nuovo sistema, infarcito di intelligenza artificiale, era stato comprato dall&#8217;Azienda sanitaria - al modico costo di oltre 50 milioni di euro per sei anni di gestione - perch&#233; doveva dare una grossa mano a risolvere il problema delle liste d&#8217;attesa, facendo una continua valutazione dinamica di esigenze, localizzazione e fasce orarie delle prestazioni.</p>

<p>Parentesi: il vecchio sistema funzionava bene, di per s&#233;, e si sarebbe potuto aspettare ancora un po&#8217; per mettere tutto in ballo.</p>

<p>Tornando a dicembre, gli operatori si accorgono ben presto che le cose non vanno: le agende dei reparti e dei medici non si aprono, vengono prenotati doppi appuntamenti, oppure si prenota per ambulatori che non esistono, a volte si aprono cose a caso o anche ti spediscono in val di Fassa per una prestazione che si pu&#242; fare solo a Trento. Un caos. Scriviamo alla fine di gennaio e ancora ci sono problemi, come quello per cui le impegnative, che hanno una scadenza di 180 giorni, vengono viste dal sistema come scadute anche solo dopo 30 giorni dalla data di prescrizione. E quindi il sistema non accetta la prenotazione. Salta un giro e torna dal medico per una nuova prescrizione.</p>

<h3>Le cause</h3>

<p>Cos&#8217;&#232; successo? Dal punto di vista tecnico &#232; probabilmente accaduto che non hanno testato adeguatamente il sistema. Anche perch&#233;, ci spiegano, il vecchio sistema funzionava in base a 10 parametri (urgenza, luogo di residenza e altri pi&#249; specifici). Il nuovo, per essere superfantastico, ha bisogno che vengano inseriti 40 parametri. E i 10 del vecchio dovevano essere &#8220;tradotti&#8221;, andavano integrate le vecchie agende esistenti con lo schema nuovo. Questo lavoro, verosimilmente, &#232; stato fatto troppo in fretta. Possiamo ipotizzarlo perch&#233; da pi&#249; parti ci confermano che ad un certo punto il direttore generale dell&#8217;Azienda in persona, Antonio Ferro, ha chiesto una forte accelerazione del lavoro, voleva risultati veloci.</p>

<p>Terza questione: la cartella clinica elettronica che a volte viene indicata anche come SIO (Sistema informativo ospedaliero). Ovvero quel sistema che permette a tutti i reparti di &#8220;vedere&#8221; analisi, referti, prescrizioni, insomma la storia clinica del malato. Trento ne aveva gi&#224; una. Eravamo stati i primi in Italia a crearla, parecchi anni fa. Un lavoro fatto in casa dagli sviluppatori software che lavorano in Azienda sanitaria. Un sistema &#8220;su misura&#8221;, costruito sulle esigenze dei nostri ospedali e con la flessibilit&#224; di modificarlo &#8220;on-demand&#8221; per ogni problema o evoluzione delle esigenze.</p>

<p>Poi arriva il PNRR. Che promette di regalare milioni (ma che in realt&#224; al 70 per cento &#232; debito che dovremo ripagare). E arriva anche la necessit&#224; di consentire ai sistemi sanitari regionali italiani di &#8220;vedersi&#8221; tra loro. Avrete avuto sicuramente l&#8217;esperienza di fare una visita medica fuori dal Trentino e di dovervi portare tutte le carte, perch&#233; passato Borghetto i computer non vedono pi&#249; niente della vostra storia sanitaria.</p>

<p>Insomma, nel 2022 si decide che, visti i milioni che a tutti sembrano gratis, il nuovo sistema non si adegua in casa, ma si compra. Al prezzo di circa 7 milioni di euro e da un&#8217;altra grandissima multinazionale dell&#8217;informatica che si chiama Engineering - Ingegneria Informatica. Che non fa solo software sanitari: tanto per dire, ha le mani in pasta anche nei software delle Procure italiane. Questo nuovo software si fa partire a maggio dell&#8217;anno scorso al Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale di Rovereto e poi a giugno in quello di Trento. Vi citiamo qui il titolo dell&#8217;Adige, pagina di Trento, del 4 luglio dell&#8217;anno scorso: &#8220;Sistema in tilt, caos al Pronto Soccorso&#8221;.</p>

<p>I sanitari ne dicono di ogni: decine di passaggi a computer per stampare un&#8217;etichetta di laboratorio, cartelle che si vedono solo in P.S. ma non nei reparti (e quindi quando da &#8220;gi&#249;&#8221; si manda il paziente &#8220;su&#8221;, i medici del reparto non hanno tutta la situazione aggiornata, di conseguenza si portano le carte a mano), raddoppio delle procedure per vedere i dati del paziente quando arriva al triage e potremmo andare avanti. E poi il sistema si blocca. Oppure perde la connessione.</p>

<p>Ecco, qui ci serve un inciso. Tutti i &#8220;vecchi&#8221; sistemi informatici stavano su server interni dell&#8217;Azienda. Ora invece ci siamo innamorati del Cloud. E quindi tutto viene messo sulle &#8220;nuvole&#8221;. Ma se salta la connessione, a volte si perdono anche i dati.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cover_tac.jpg' alt=''></figure>

<p>Tutto questo risale a qualche giorno fa. Ma una visita al P.S. di Trento per ragioni personali, un paio di settimane fa, ci ha confermato che i problemi non sono risolti. E i sanitari sospettano che il sistema non sia stato testato adeguatamente prima di essere attivato.</p>

<p>Sulla scelta di comprare un software &#8220;esterno&#8221; dobbiamo anche riferirvi quello che ci ha detto un fine conoscitore del sistema: quello vecchio casalingo faceva pi&#249; cose di questo comprato (e la migliore funzionalit&#224; &#232; confermata anche dagli utilizzatori finali) e quando ci sar&#224; necessit&#224; di modifiche - che sono strutturali, visto come si muovono i sistemi sanitari - ci scordiamo che vengano fatte a richiesta. Queste grandi societ&#224; di software ricevono le tue richieste, valutano se quello che chiedi pu&#242; servire anche ad altri clienti e solo dopo, in caso, esaudiscono la tua richiesta. E non subito: rilasciano gli aggiornamenti mediamente due volte l&#8217;anno. Tu intanto aspetti.</p>

<p>Cosa ci raccontano tutti questi fatti? In primis la fretta, che ha due possibili ragioni. Primo, il PNRR che incalza perch&#233; ormai bisogna chiudere. E questo vale per il SIO che, ricordiamolo, per ora riguarda solo alcuni P.S. (tra parentesi, a Cavalese, dove vedono arrivare la folla delle olimpiadi, sembra che per il momento abbiano detto: &#8220;Anche no, grazie&#8221;), ma che per riscuotere i soldi del PNRR deve chiudere tutto - vale a dire essere pienamente operativo in tutta la sanit&#224; trentina - entro agosto. C&#8217;&#232; da correre.</p>

<p>In secondo luogo, e questo riguarda il sistema di prenotazioni (CUP per gli amici), la piaga delle liste di attesa che rimane il vero punto dolente del nostro sistema. E che si sperava di risolvere con dei clic. Illusi. Ma dietro la fretta c&#8217;&#232;, a nostro modo di vedere, una pessima pianificazione. Com&#8217;&#232; possibile essere arrivati a fare tutto questo nello stesso momento? Perch&#233;, ve lo diciamo, il progetto della Cartella Clinica Elettronica, ovvero SIO, &#232; partito a marzo 2022. E magari tutto il tempo fino a met&#224; 2025 ci voleva, eh! Che ne sappiamo noi di progettazione, appalti, PNRR e via dicendo? Ma allora, vivaddio, almeno tenersi stretto il vecchio CUP, cos&#236; da non avere troppi fronti aperti.</p>

<p>Di pianificazione (mancata o carente) parla inoltre anche un altro fronte che in questo periodo &#232; stato quasi dimenticato, visto il caos informatico: le macchine per la diagnostica.</p>

<h3>Un lungo elenco</h3>

<p>Per curiosit&#224; abbiamo messo in fila i grandi guasti (cio&#232; solo quelli arrivati in superficie) del parco macchine sanitarie nell&#8217;ultimo anno o poco pi&#249;.</p>

<p><b>Ottobre 2024</b>, Ospedale di Rovereto. Su sei radiografi dell&#8217;ospedale, quattro non sono operativi. All&#8217;inizio del mese se ne rompe un altro e quindi l&#8217;intero ospedale resta con un solo apparecchio per le radiografie.</p>

<p><b>25 e 28 dicembre 2024.</b> In queste due date si rompono una dopo l&#8217;altra le due TAC del S. Chiara.</p>

<p><b>3 e 4 marzo 2025.</b> Uno dopo l&#8217;altro si rompono due radiografi dell&#8217;ospedale di Arco. Ne resta in funzione uno solo, vecchio e con capacit&#224; limitate.</p>

<p><b>17 ottobre 2025</b>. Tutte e due le PET - TAC che abbiamo sono rotte (sono le uniche in Trentino, una al S. Chiara e l&#8217;altra a Protonterapia). Servono soprattutto ai malati oncologici.</p>

<p><b>10 dicembre 2025</b>. si rompe il radiografo di Villa Rosa a Pergine.</p>

<p><b>3 gennaio 2026</b>. Si rompe la TAC dell&#8217;ospedale di Cles.</p>

<p>Va da s&#233; che una Tac non scendi a comprarla al supermercato sotto casa. Il tempo per sostituire un apparecchio di questo tipo &#232; lungo, comprende passaggi tecnici e burocratici, magari anche delle attese perch&#233;, appunto, non sono cose pronte su uno scaffale. Ma proprio per questo devi avere una pianificazione ben fatta, un piano delle obsolescenze presidiato. Il rosario di guasti che abbiamo elencato (e ribadiamo che siamo convinti siano solo i guai maggiori, non quelli di media o piccola portata) dice che abbiamo perso il controllo della programmazione, in questo ambito.</p>

<p>Pare pensarla come noi il direttore generale dell&#8217;Azienda sanitaria, Antonio Ferro, perch&#233; qualche mese fa ha fatto un cambiamento nelle deleghe ai suoi dirigenti.</p>

<p>Dovete sapere che sia i sistemi informatici che i macchinari erano competenza del capo del dipartimento tecnologie dell&#8217;Azienda, Alessandro Bazziga. Ma qualche mese fa tutto il settore macchine per la diagnostica &#232; stato tolto a Bazziga e messo in mano direttamente alla direzione generale. Ma Ferro in persona aveva scelto Bazziga nel 2022 quando si &#232; trattato di sostituire il vecchio dirigente che se ne andava.</p>

<p>Una nota finale. Nelle dichiarazioni pubbliche sul caos di queste ultime settimane, l&#8217;Azienda sanitaria attribuisce tutti i problemi alla ditta che fornisce i software. Ma, curiosamente, si fa sempre e solo il nome di GPI, senza specificare che sono pi&#249; di una e su ambiti distinti. Noi abbiamo dovuto leggere decine di delibere dell&#8217;Azienda sanitaria per capire, ad esempio, che GPI coi laboratori d&#8217;analisi non c&#8217;entra niente. Inoltre, ci dicono fini conoscitori dell&#8217;Azienda, &#232; assolutamente inusuale che venga additato pubblicamente un fornitore.</p>

<p>Non &#232; un nostro problema difendere GPI, che certamente sa farlo bene da sola e che forse ha la responsabilit&#224; di aver accettato di fare le cose in fretta. Ma ci pare un po&#8217; troppo comodo lanciare un nome - che per i trentini vuol dire qualcosa, al contrario degli altri - come possibile colpevole di tutto. Perch&#233; se il problema &#232; un solo fornitore, allora &#232; colpa del fornitore. Ma sei hai problemi con tutti i fornitori, allora qualcuno potrebbe chiedersi se il problema non stia invece nel manico.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/cover_visita.jpg' alt=''></figure>

<h3>I numeri mentono?</h3>

<p>Pochi giorni dopo il caos informatico che ha fatto partire l&#8217;allarme rosso sullo stato dell&#8217;Azienda sanitaria trentina, &#232; arrivato, provvidenziale, il rapporto CREA (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanit&#224;, prodotto dalla Sapienza di Roma), che tutti gli anni fa il check-up alla sanit&#224; italiana, regione per regione.</p>

<p>Una mano santa dal punto di vista comunicativo, perch&#233; da quel rapporto il Trentino sembra uscire sfavillante. Il giudizio complessivo sul nostro sistema sanitario &#232; ottimo, secondo solo al Veneto.</p>

<p>Non abbiamo letto le oltre 500 pagine del rapporto, ma cercando i valori relativi al Trentino abbiamo scoperto una cosetta interessante. Nel testo sono usati indifferentemente i dati relativi alla Provincia Autonoma di Trento e quelli del Trentino-Alto Adige che, supponiamo a logica, siano costruiti mettendo insieme i dati trentini con quelli sudtirolesi. Per capirci: la gran parte dei dati relativi alle finanze della sanit&#224; sono indicati separatamente come P.A. Trento e P.A. Bolzano. Quando per&#242; nel rapporto ci danno i risultati del sondaggio sulla soddisfazione degli utenti - uno dei pi&#249; significativi del rapporto - c&#8217;&#232; solo Trentino Alto Adige. Ma mescolare i dati di Trento e Bolzano &#232; un&#8217;assurdit&#224; logica e statistica: sono due sistemi separati, con governance completamente separate e con esiti ovviamente diversi.</p>

<p>Non sappiamo se una corretta separazione dei dati avrebbe dato risultati molto diversi, ma ci pare una falla metodologica mica da ridere. Come mettere insieme Lombardia e Veneto.</p>

<p>Poi c&#8217;&#232; un altro dato interessante (tra quelli che si capiscono senza avere una laurea in statistica): la Provincia di Trento spende circa 3000 euro l&#8217;anno per ognuno di noi come spesa sanitaria. Una delle pi&#249; alte in Italia. E ciononostante - al contrario di quanto ci dice il sondaggio sulla soddisfazione degli utenti - dappertutto si leva un coro greco di lamenti su come la nostra sanit&#224; sia peggiorata. Siamo un popolo di viziati mai contenti? O i nostri soldi vengono spesi male?</p>

<p>Sui &#8220;disguidi&#8221; sanitari vedi anche la rassegna-stampa nella rubrica &#8220;<a href='/articolo/17351/disservizio_sanitario' target='_blank'>Cime tempestose</a>&#8221;.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>La Marcialonga &#232; &#8220;sostenibile&#8221;?</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17324/la_marcialonga_sostenibile</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Trentagiorni</div><div></div><div>di Luigi Casanova</div><div><p>Per garantirsi l&#8217;uso del termine &#8220;sostenibile&#8221; &#232; sufficiente una certificazione, ovviamente europea. Si tratta di un documento che, pagando, viene distribuito in ogni situazione, senza alcuna consultazione dei portatori di interessi generali. Cos&#236; &#232; per la Marcialonga.</p>

<p> I dirigenti affermano che l&#8217;organizzazione costa 350 mila euro l&#8217;anno. Sarebbe bene sapere quanto costano le risorse, umane, i macchinari, i materiali, l&#39;energia elettrica dei singoli comuni, risorse messe a disposizione dell&#8217;organizzazione e che non rientrano nella contabilit&#224;, costi distribuiti in 12 comuni, pi&#249; risorse della Provincia e altre in termini di sicurezza pubblica.</p>

<p>A due giorni dall&#8217;evento non vi era traccia di neve nelle valli dell&#8217;Avisio. Ha nevicato il venerd&#236; notte del 23, sabato e la giornata della gara. Tutti i settanta chilometri della pista erano stati innevati artificialmente: 130mila metri cubi di neve trasportata con migliaia di viaggi di camion e trattori. Una quantit&#224; che corrisponde ad almeno 520 mila metri cubi di acqua, in pi&#249; situazioni attinta dai corsi d&#8217;acqua in assenza di valutazioni ecologiche, e persino da acquedotti comunali, creando notevoli disagi, e anche situazioni di criticit&#224; ai residenti. Come del resto pesanti criticit&#224; sono ricadute su Cavalese, con il centro storico chiuso al transito per una settimana, o a Moena, dove si &#232; innevato fino dal gioved&#236;.</p>

<p>E ancora: chilometri di pista sulla ciclabile per mesi impediranno l&#8217;uso di questa viabilit&#224; ai ciclisti, dal momento che il percorso non viene liberato da una neve ormai ghiacciata.</p>

<p>L&#8217;organizzazione sostiene che la Marcialonga produce un indotto di dieci milioni di euro. Ma nessuno ha mai visto questa contabilit&#224;, comunque facciamola passare per reale.</p>

<p>Ci chiediamo per&#242;: dal punto di vista dei cambiamenti climatici &#232; ancora sostenibile un simile evento quando, per renderlo possibile, si &#232; stabilizzata la produzione di neve artificiale, si &#232; provocato un elevato consumo di acqua, un dispendio energetico con costi a carico della comunit&#224;, la diffusione di gas di scarico causata dai trasporti intensivi di neve che durano un mese? </p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/30gg_casanova.jpg' alt=''></figure></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>La scudisciata del Presidente</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17323/la_scudisciata_del_presidente</link><pubDate>Sat, 07 Feb 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>L&#8217;editoriale</div><div></div><div>di Ettore Paris</div><div><figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/02/fotona_febbraio.jpg' alt=''><figcaption>Anna Mussi
Monte Luco/Laugenspitze  (Castelfondo), ottobre 2024. Installazione dedicata alle prime donne alpiniste di cui si abbia notizia, le austriache Regina von Brandis e sua figlia Katharina Botsch, che insieme al governatore di Innsbruck, loro rispettivo genero e marito, nel 1552 scalarono questa montagna.</figcaption></figure><p>Sulla separazione delle carriere tra PM e magistrati giudicanti &#232; in corso un vivace dibattito. Che viene vissuto come confronto tra due categorie poco popolari, politici e giudici. Il SI&#8217; alla riforma viene presentato dai contrari come la sopraffazione della politica sulla magistratura, il NO viene visto dal campo contrario come la tutela della casta giudiziaria, insindacabile ed arbitraria. </p>

<p>A rompere questo schema &#232; intervenuto, all&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario, il Presidente della Corte d&#8217;Appello Eugenio Gramola, che ha messo i piedi nel piatto con una sferzante autocritica. Il buon funzionamento della giustizia &#8220;non dipende solo dagli strumenti, giuridici e di mezzi, ma anche dai giudici&#8221;. Cio&#232;, a parte le leggi da rivedere, il personale da portare a numeri decenti, c&#8217;&#232; un problema di credibilit&#224; del lavoro di giudici e PM.</p>

<p>E cos&#236;, davanti a una platea di autorit&#224; varie, ha stigmatizzato una prassi arbitraria, ultimamente radicatasi nel Tribunale trentino, da noi ripetutamente denunciata. &#8220;Non &#232; assolutamente ammissibile cercare di risolvere procedimenti complessi con patteggiamenti fondati su derubricazioni, immotivate e illegittime, di gravi reati in fattispecie minori in realt&#224; insussistenti.&#8221; Parole pesantissime.</p>

<p>E si parla dei casi da noi denunciati. Innanzitutto nel processo Perfido, dove il picchiatore Mustaf&#224; Arafat, a capo della squadraccia che aveva ridotto in fin di vita l&#8217;operaio Hu Xupai, e brutalmente minacciava imprenditori concorrenti e loro famiglie, non viene pi&#249; perseguito per appartenenza all&#8217;associazione mafiosa, ma per il meno grave sostegno; e analogamente veniva derubricato Giuseppe Paviglianiti, che organizzava le riunioni dei sodali nell&#8217;associazione Magna Grecia, promuoveva una cena di solidariet&#224; e una raccolta fondi per un &#8216;ndranghetista in procinto di consegnarsi al carcere, dava asilo ad altri sodali, procurando loro anche un lavoro presso Trentino Trasporti truccando il test di ammissione.</p>

<p>E cos&#236; il generale Dario Buffa, &#8220;il generale nostro&#8221; dicevano gli &#8216;ndranghetisti, che se la cava con poco pi&#249; di un&#8217;ammenda, eppure teneva informato Domenico Morello, ora condannato in via definitiva, delle indagini a suo carico, e gli procurava un porto d&#8217;armi anche se, essendo un pregiudicato, non ne aveva diritto, e lui utilizzava la rivoltella per scaricarne tutto il caricatore su degli sventurati con cui aveva litigato per un parcheggio, e poi si vantava di essere stato coperto dal sindaco di Fierozzo, che cos&#236; rispondeva ai carabinieri che indagavano sul fatto: &#8220;Eh, siamo in montagna&#8230;&#8221;</p>

<p>Poi ci sono stati i vertici della locale &#8216;ndranghetista tenuti fuori dal processo: il faccendiere Giulio Carini, figura chiave, elemento di raccordo con i vertici calabresi da una parte, e con i vertici delle istituzioni politiche, economiche, amministrative e giudiziarie del Trentino. Sarebbe stato di vitale importanza sentirlo a processo, ma &#232; stato tutto archiviato, basandosi su una certificazione in cui gli veniva assegnato un amministratore di sostegno, e non si chiedeva una perizia, nonostante la Cassazione prescriva che non basta la necessit&#224; dell&#8217;amministrazione di sostegno per dichiarare un imputato impossibilitato a seguire un processo. Analogamente per Ignazio Macheda, a capo della locale secondo l&#8217;accusa, dichiarato inabile a seguire il processo nonostante la perizia contraria presentata dai PM, e soprattutto nonostante che si esibisse in una plateale minaccia a una persona da cui pretendeva 7.000 euro.</p>

<p>Non vogliamo essere noiosi e quindi non citiamo le improbabili acrobazie logiche con cui la Procura ha chiesto l&#8217;archiviazione per i principali imputati (Benko, Hager, Signoretti) nell&#8217;altro grande procedimento per associazione a delinquere, l&#8217;inchiesta Romeo. Ne abbiamo ampiamente scritto nel numero di gennaio.</p>

<p>Concordiamo quindi del tutto col dott. Gramola quando ricorda che &#8220;l&#8217;azione penale &#232; irretrattabile e un fatto-reato pu&#242; essere escluso, o diversamente qualificato, soltanto a seguito di un motivato provvedimento del giudice&#8221;. Mentre ci si &#232; trovati di fronte a decisioni immotivate e arbitrarie, come peraltro certificato dal &#8220;non commendevole risultato&#8221; di essere pi&#249; volte annullate dalla Suprema Corte.</p>

<p>Confessiamolo: in diverse occasioni, di fronte a queste giravolte della Procura, e a volte anche di altri giudici del Tribunale, eravamo rimasti basiti. In via San Francesco talora sembra vigere l&#8217;arbitrio.</p>

<p>Vorremmo riportare una citazione proveniente dall&#8217;antichit&#224; pi&#249; remota: dalle raccomandazioni del Re dei Re Dario il Grande al figlio Serse: &#8220;La qualit&#224; pi&#249; elevata del Re &#232; il perdono e la generosit&#224;, per&#242; il perdono deve essere fatto quando qualcuno fa un errore a te, se invece l`rrore o il peccato lo fa ad un altro, se tu lo perdoni, in questo caso hai fatto un&#8217;Oppressione non la Giustizia&#8221;. Oppressione invece di Giustizia.</p>

<p>Siamo passati attraverso 2500 anni di storia, la Rivoluzione Francese, la Costituzione, per vedere che questi precetti di buon governo dell&#8217;antico imperatore trovano scarsa applicazione nel nostro sistema giudiziario?</p>

<p>Per questo la prolusione del Presidente Gramola ci sembra particolarmente importante. E ci fa un po&#8217; meno pessimisti sulla possibilit&#224; che il sistema giudiziario al suo interno, attraverso i vari gradi di giudizio, possa correggere errori ed autentiche storture.</p>

<p>Vigileremo. Anche se dobbiamo registrare, come spieghiamo in un articolo all&#8217;interno, come la Procura, contro le raccomandazioni europee, non protegga la stampa (ad esempio QT) dalle querele pretestuose intentateci dai potenti che vorrebbero azzittirci.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/574/qt_n_2_febbraio_2026">QT n. 2, febbraio 2026</category></item><item><title>Olimpiadi: non solo medaglie</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17322/olimpiadi_non_solo_medaglie</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Cime Tempestose</div><div></div><div><div class='scheda'><figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/cime_petrecca.jpg' alt=''></figure>
<p>Per Paolo Petrecca fare giornalismo non vuol dire distorcere, aggiustare i fatti come si correggono i dettagli di un racconto. Piuttosto vuol dire rivelarli, mostrarli, senza pregiudizi e tab&#249; allo spettatore. Una vocazione che ha espresso fin dall&#8217;inizio del suo percorso professionale, formandosi su testi indipendenti e cercando uno sguardo obliquo sulle cose e che lo accompagna tutt&#8217;ora. Petrecca si pone come una voce libera e pluralista che nel difficile panorama giornalistico ci tiene a sottolineare con il suo operato una vocazione per la cronaca che non mira solo a presentare le notizie ma a coglierne il significato profondo.</p>

<p><b>CulturaIdentita.it, 2023</b></p>
</div>

<div class='scheda'><figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/cime_vitruviano.jpg' alt=''></figure>
<p>Il caso dell&#39;Uomo Vitruviano &quot;evirato&quot; alle Olimpiadi arriva in Parlamento. Nella sigla che presenta le dirette di Milano Cortina alla riproduzione del disegno di Leonardo da Vinci sono stati cancellati i genitali.</p>

<p><b>Today.it</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Secondo il quotidiano tedesco Bild, alcuni atleti si sarebbero iniettati acido ialuronico nel pene per gonfiare le misure durante i controlli. Come funziona il trucco? ?Nello sci salto, la tua tuta &#232; la tua ala. Pi&#249; &#232; grande la superficie, pi&#249; voli lontano. Prima delle gare, gli atleti vengono scansionati da un body-scanner 3D per determinare la taglia della tuta. Aumentando il volume nella zona del cavallo, si inganna lo scanner. Risultato? Una tuta pi&#249; larga che garantisce un lift aerodinamico extra. In uno sport dove un centimetro fa la differenza , quel 5% di superficie in pi&#249; &#232; il &quot;cheat code&quot; definitivo.</p>

<p><b>Instagram.</b></p>
</div>

<div class='scheda'><figure class=' s-14 m-14 l-350px x-350px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/cime_danika_mason.jpg' alt=''></figure>
<p>Si chiama Danika Mason e racconta le Olimpiadi in diretta su Channel 9, una rete australiana. Lo ha fatto palesemente ubriaca durante un collegamento da Livigno: voce incerta, sguardo vacuo e risata facile, si &#232; messa a parlare di prezzo del caff&#232; e a citare iguana e atleti a caso.</p>

<p><b>La Repubblica</b></p>
</div>

<div class='scheda'><figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-sx m-float-sx l-float-sx x-float-sx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/cime_jutta.jpg' alt=''></figure>
<p>Jutta Leerdam ha vinto l&#8217;oro dei 1.000 metri di pattinaggio di velocit&#224; frantumando il record olimpico. Travolta dalla emozione, ha abbassato la zip della tuta per riprendere fiato e in quell&#8217;istante &#232; apparso il reggiseno Nike. Un gesto spontaneo? Forse no, considerando che Jutta ha una laurea in marketing e sa dove si trova la telecamera in ogni momento. S&#236;, perch&#233; quei pochi istanti potrebbero valere oltre un milione di dollari in visibilit&#224;.</p>

<p><b>Io Donna</b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>Steward e hostess impiegati ai Giochi raccontano le condizioni in cui vivono e lavorano.&#8221;Lavoriamo 12 ore al giorno quasi tutti i giorni. Dormiamo in stanze in cui ci sono pi&#249; persone che posti letto, quindi si fanno i turni per dormire... Le paghe non rispettano gli standard sanciti dai contratti nazionali. Abbiamo un part-time, ma lavoriamo molte ore pi&#249; di quelle contrattualizzate. La paga &#232; di 8 euro l&#8217;ora nei quali &#232; compreso tutto: Tfr, tredicesima, permessi. Quindi la cifra reale, alla fine, si attesta sui 6 euro l&#8217;ora&#8221;. Il giorno di riposo non &#232; retribuito e alcuni dei lavoratori dormono a Bormio, a un&#8217;ora da dove hanno luogo i Giochi: alle 12 ore di lavoro se ne aggiungono cos&#236; altre di trasporto.</p>

<p><b>Domani </b></p>
</div>

<div class='scheda'>
<p>&#200; scoppiato un caso nel curling dopo l&#8217;esclusione dalle Olimpiadi di Angela Romei, 28 anni, pilastro della Nazionale. L&#8217;atleta non sar&#224; nel team azzurro , mentre al suo posto &#232; stata convocata Rebecca Mariani, 19 anni, figlia del direttore tecnico della Nazionale, Marco Mariani, che per&#242;, a differenza di Romei, non avrebbe esperienza internazionale. Monica Dalus, madre di Stefania Constantini e consigliera comunale a Cortina d&#39;Ampezzo, ha firmato una petizione contro il direttore tecnico Mariani,</p>

<p><b>TGR Veneto</b></p>
</div></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>Le truppe  del Generale</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17321/le_truppe_del_generale</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Piesse: Sfogliando s&#8217;impara</div><div></div><div>di T&#242;s</div><div><p>I circa 170 Team Vannacci creati a tutt&#39;oggi in Italia (ognuno deve contare almeno 10 iscritti) non sembrano aver subito conseguenze negative per l&#39;uscita del Generale dalla Lega. Le poche defezioni (Milano, Varese, Busto Arsizio e Verona) sembrano dovute soprattutto a dissensi emersi gi&#224; prima della creazione del nuovo partito. Fanno eccezione i Team di Reggio Emilia e di Messina, i cui leader, rispettivamente segretario provinciale e consigliere comunale del partito di Salvini, hanno comprensibilmente ritenuto di non rovinarsi la carriera politica imbarcandosi in un&#39;avventura dall&#39;esito incerto.</p>

<p>Per aiutarci a investigare il corpus ideologico di queste persone pu&#242; essere d&#39;aiuto vedere a chi sono stati intitolati i loro sodalizi. Un primo gruppo, che potremmo definire &#8220;umanistico&#8221;, ha scelto il nome latino della propria citt&#224;, ma soprattutto personaggi illustri del passato: da pittori rinascimentali a figure del mondo greco-romano. Troviamo quindi il Team Platone, lo Spartaco, il Massenzio, l&#39;Emilio Lepido (quello della via Emilia) e perfino l&#39;Anco Marzio.</p>

<p>C&#39;&#232; poi la schiera dei nazionalisti/militaristi, che privilegiano soldati decorati ed eroi di guerra dei due conflitti mondiali. Ancora pi&#249; in l&#224;, le intitolazioni esplicitamente fasciste: Balilla, Italo Balbo, Achille Starace,Giuseppe Caradonna, Sergio Ramelli, Decima Laghi, Decima Bustense, X Ultima Legio...</p>

<p>Meno numerose, ma decisamente pi&#249; simpatiche nella loro assurdit&#224;, le intitolazioni a personaggi la cui associazione alle idee del Generale appare decisamente problematica: vedi il Team San Giovanni Bosco di Lignano Sabbiadoro, il Benedetto Croce di Pomigliano, il Giordano Bruno di Milano e l&#39;Edmondo De Amicis di Pinerolo; fino al capolavoro del Team di Casamicciola, l&#39;Henrik Ibsen.</p>

<p>Nomi a parte, qualche ulteriore chiarimento sulla natura del nuovo partito possiamo ricavarlo esaminando le iniziative di qualche Team e le figure di qualche leader. Si distingue per attivismo la &#8220;Legione del castello&#8221;, alleanza che comprende i gruppi di Pavia, Voghera, Tortona e Alessandria e si propone come &#8220;piattaforma comune per progetti di cultura, impegno civico e identit&#224; condivisa&#8221;. La sua sede &#232; il castello di Castellar Ponzano (AL), propriet&#224; di Luca Sforzini, &#8220;politico, imprenditore, intellettuale e stimato esperto d&#8217;arte - si definisce - protagonista di un percorso che unisce l&#8217;eleganza del collezionista alla visione dell&#8217;innovatore, il rigore del pensatore alla passione del militante&#8221;. Col suo saggio &#8220;Rinascimento&#8221; Sforzini &#8220;lancia un sasso nello stagno del pensiero contemporaneo,... sfida la dicotomia tra conservazione e progresso e propone una terza via&#8221;.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/sfolast.jpg' alt=''></figure>
<p>Un altro vannacciano &#8220;studiato&#8221; &#232; il capo del Team di Tortona, il conte Marco Pilla, &#8220;consulente tecnico presso il Tribunale in genealogia e perito araldico&#8221;, nonch&#233; autore anch&#39;egli di un saggio di recente pubblicazione, &#8220;Come si raddrizza un Paese&#8221;, un testo dove &#8220;la nobilt&#224; contemporanea viene posta in relazione diretta con concetti quali Patria, famiglia, lavoro, autorit&#224; e dovere&#8221;. Ma da segnalare &#232; soprattutto la decina di onorificenze estere di cui Pilla si fregia, dalla Gran Croce di Giustizia dell&#8217;Ordine del Leone di Ruanda alla Placca di Giustizia del Capitulo Noble di Fernando VI.</p>

<p>Ricorderemo ancora il capo del Team di Torino Fabrizio Matta, perito gemmologo, esperto d&#8217;arte e consigliere comunale nel Cuneese, che come Luca Sforzini vive in un castello (col fantasma &#8211; dice lui). Dal suo mentore Mario Borghezio ha imparato che bisogna tornare ai valori di una volta: lealt&#224;, obbedienza, famiglia, patria, Dio, e che bisognerebbe reintrodurre la leva obbligatoria, perch&#233; &#8220;i ragazzi di oggi sono sbandati&#8221;.</p>

<p>Di fronte a tanta fioritura intellettuale che caratterizza il mondo vannacciano del nord-ovest, la nostra regione fa una magra figura: sar&#224; che qui la gente &#232; meno propensa alle scelte avventurose... Sta di fatto che in Alto Adige non c&#39;&#232; niente, mentre in Trentino &#232; nato un solo Team Vannacci, il X Trentino, guidato da Claudio Villotti.</p>

<p>Il quale, gi&#224; consigliere comunale a Trento per la Lega, poi abbandonata per tentare (vanamente) la rielezione con la Civica Trentina, in passato si &#232; segnalato per pochi ma significativi interventi. Come la denuncia contro &quot;l&#39;abitudine di sputare per terra da parte di persone extracomunitarie, che sta portando al degrado la nostra citt&#224;&#8221;. O la sua protesta quando, durante una rassegna di cori, il presentatore dedic&#242; uno spiritual a Sacko Soumayla, il migrante sindacalista ucciso poco tempo prima a fucilate: &quot;Questo imbecille &#8211; comment&#242; Villotti - ha accostato una canzone di chiesa all&#39;omicidio di un negro.Sono morti tanti italiani che si sono suicidati e venite a rompere per un negro ammazzato da un boss a cui aveva rotto i coglioni?&#8221;.</p>

<p>Nella sua nuova veste di leader del Team X Trentino si presenta peraltro con inattesa moderazione: &#8220;Nessuna rivoluzione, vogliamo solo sistemare tutte le cose che ora non funzionano. Non terremo conto di chi vuole entrare nel nostro movimento con istinto di vendetta: noi cerchiamo persone serene, con l&#8217;animo buono&#8221;. Come Fugatti, di cui Villotti professa grande stima e che si augura voglia aderire a Futuro Nazionale. Ma forse il Presidente ha altri progetti&#8230;</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>Il dissidio interiore</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17320/il_dissidio_interiore</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Serie TV</div><div>&#8220;Severance&#8221; 
Su Apple Tv+
</div><div>di Matilda Cestari</div><div><p>Fantascienza e distopia si incontrano nella serie targata Apple Tv+ (disponibili 2 stagioni dal 2022 e la terza gi&#224; confermata), creata da Dan Erickson e Ben Stiller (l&#8217;attore comico). &#8220;Severance&#8221;, in italiano &#8220;scissione&#8221;, segue la vita di Mark Scout, un dipendente della Lumon Industries alla guida del dipartimento di Macrodata Refinement. E&#8217; un&#8217;azienda colossale e misteriosa, ma ci&#242; che incuriosisce &#232; che parte del personale si &#232; sottoposto alla divisione chirurgica dei propri ricordi tra vita personale e lavoro, la cosiddetta scissione. Anche Mark fa parte di questo gruppo, per cui quando &#232; nel luogo di lavoro, non ha nessuna cognizione della propria vita al di fuori della Lumon, e viceversa: all&#8217;esterno, Mark non sa nulla sulla sua vita lavorativa. &#200; come se i personaggi fossero due persone distinte a seconda del luogo.</p>

<p>Mark e i suoi tre colleghi - Irving, Dylan e Helly - lavorano al piano della Scissione, la cui responsabile &#232; l&#8217;algida signora Cobel, insieme al suo collaboratore, il sig. Milchick.</p>
<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/rec_serie.jpg' alt=''></figure>
<p>Il pubblico viene introdotto a questo mondo tramite l&#8217;entrata di Helly R, una nuova collega a cui vengono spiegati i funzionamenti del MDR e della Lumon. Tuttavia, Helly &#232; anche l&#8217;elemento dirompente della quiete, perch&#233; con il suo istinto di fuga porta a galla tensioni latenti all&#8217;interno del gruppo nei confronti dell&#8217;azienda.</p>

<p>La serie si propone come una critica al capitalismo, mostrando una realt&#224; distopica ma neanche troppo lontana dalla realt&#224;, in cui i lavoratori si trasformano in macchine pensate esclusivamente per portare a termine il loro lavoro, senza che le loro vite personali interferiscano nel processo.</p>

<p>Quello che per&#242; &#232; il fulcro della serie &#232; proprio il fatto che gli &#8220;innie&#8221; (ovvero la versione dei personaggi interna alla Lumon) vogliano ribellarsi alle regole ferree dell&#8217;azienda, cercando innanzitutto di capire che lavoro svolgono realmente, se ci sono altri dipartimenti nel loro piano e perch&#233; i loro &#8220;outie&#8221; (i personaggi all&#8217;esterno) abbiano scelto la scissione.</p>

<p>Il tutto viene affrontato in maniera graduale; i primi episodi della prima stagione sono statici, focalizzati per lo pi&#249; sulla vita d&#8217;ufficio mentre Helly R., la nuova recluta, entra a far parte del team di Mark. Per questo motivo potrebbero sembrare soporiferi, ma sono necessari per poter entrare gradualmente nel mondo complesso della serie.</p>

<p>Le ambientazioni asettiche e claustrofobiche della Lumon conferiscono il senso di cattivit&#224; che i dipendenti provano, e a mano a mano si vivono situazioni sempre pi&#249; assurde e misteriose, fino all&#8217;episodio conclusivo che culmina con delle rivelazioni sorprendenti e un colpo di scena perfetto. La visione quindi diventa sempre pi&#249; piacevole e ci si affeziona ai personaggi, alla loro causa e alle relazioni che nascono.</p>

<p>La regia e la fotografia sono ottime: geometriche e pulite; c&#8217;&#232; molta armonia e un contrasto netto tra la vita dentro e fuori dalla Lumon, che di conseguenza sottolinea la divisione tra &#8220;innies&#8221; e &#8220;outies&#8221;.</p>

<p> Il cast, guidato da Adam Scott e con nomi del calibro di John Turturro e Christopher Walken, &#232; abilissimo nel rappresentare due versioni della stessa persona: la differenza tra &#8220;innie&#8221; e &#8220;outie&#8221; &#232; evidente dalle sfumature di carattere e dal modo di porsi dei personaggi che cambiano, anche se quasi impercettibilmente. Ad esempio, il pacato e arrendevole Mark Outie si sfoga diventando il sarcastico e riottoso Mark Innie appena varcata la soglia dell&#8217;ufficio.</p>

<p>Non a caso, la serie ha vinto i maggiori premi per le serie tv. Meritatamente, &#8220;Severance&#8221; &#232; un prodotto di alto livello, che si distingue per qualit&#224; tecnica e per originalit&#224; di scrittura.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>Un film che parla di noi</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17319/un_film_che_parla_di_noi</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Cinema</div><div>&#8220;Sir?t&#8221; di &#211;liver Laxe</div><div>di Stefano Giordano</div><div><p> Questo film mi &#232; piaciuto ma non so dire perch&#233;. E ho anche la sensazione di non aver tanta voglia di provare a spiegarmi perch&#233;. Vorrei quasi lasciare che le visioni, i suoni e le emozioni, tutti parimenti importanti e potenti, rimanessero l&#236;, cos&#236; come stanno in questo momento dentro di me. Ad uno stato puro cosciente ed irrazionale, non ragionato, spiegato, smontato, analizzato, compreso. &#200; raro, ma un film pu&#242; essere anche cos&#236;, pu&#242; semplicemente essere lasciato l&#236;. E resta che ti piace, cos&#236; come &#232;.</p>

<p>&#200; che si colloca al di fuori di tutti i parametri abituali. Lontano dal cinema al quale siamo abituati. Soprattutto per il modo in cui &#232; prepotentemente shoccante, giocando tra realismo concreto ed ipotetico. Un film sfuggente e mutevole che evade costantemente le aspettative. Anzi, pare proprio dire: provate ad avere delle aspettative. Beh, vi siete sbagliati. E poi ancora, e ancora. Quindi si potrebbe dire che il gioco &#232; semplicemente questo. Forse, ma invece no.</p>

<p>C&#8217;&#232; un rave nel deserto del Marocco. Una massa di giovani alternativi ballano giorno e notte su ritmi elettronici, tra design laser e sole all&#8217;orizzonte. Impossibile non ricollegarsi al recente passato, ad un altro deserto, ad altri giovani. Ma &#232; solo una scintilla casuale, pretestuosa, senza una vera ragione se non un acuto emotivo.</p>

<p>Un padre e figlio cercano una figlia/sorella che non trovano da nessuna parte. Ma trovano un gruppo misto di ravers girovaghi che si muovono in camion, e del seguire questi raduni paiono aver fatto una filosofia di vita. Quando paventano di raggiungere un altro rave, padre e figlio si aggregano e li seguono in un viaggio all&#8217;interno del deserto.</p>

<p>Quanti ne abbiamo visti! Un po&#8217; avventura, conoscenza, incontro. Un po&#8217; Interceptor Mad Max, Nomadland, Zabrinsky Point&#8230; Ma questo &#232; altro da tutti, ancora una volta tutto e niente di quello che ti aspetti.</p>

<p>Durante il viaggio la radio accenna a sconvolgimenti mondiali, scenari di guerra e alleanze completamente saltate in aria. Lo sconosciuto, l&#8217;incerto si fanno strada in un deserto ancor pi&#249; deserto, perch&#233; le uniche potenziali presenze umane sono evitate, scomparse o in fuga.</p>

<p>Cosa &#232; successo al mondo e dove stanno andando i nostri personaggi, tra assolate e sterminate pianure e sconnesse piste rocciose di aride alture? Mentre i due nuclei (padre/figlio ed ensemble amicale) interagiscono e si avvicinano, l&#8217;obiettivo del prossimo rave progressivamente si sfalda, si polverizza in un cammino che prova ad essere semplicemente sottrazione alla civilt&#224;.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/film.jpg' alt=''></figure>
<p>Tra difficolt&#224; e imprevisti succedono cose impensabilmente drammatiche, che fanno esplodere emozioni talmente forti e spaventose, da risultare inaccettabili. Totalmente spiazzanti ed imponderabili, per quanto realistiche. Si instaura cos&#236; un&#8217;angoscia permanente, senza via d&#8217;uscita, finch&#233; si raggiunge il concreto vuoto di una rovente pianura di sabbia battuta. &#200; la fine. Pare.</p>

<p>Non per tutti. Pervicaci, irriducibili forme di vita sopravvivono e vanno avanti in un viaggio nel nulla. Portati da una forza pi&#249; grande che permette/impone di proseguire, sempre, comunque. Senza dove e perch&#233;, senza nessun posto dove andare e nessun possesso materiale, ideale, spirituale. Anzi forse proprio per questo.</p>

<p>Parla di noi questo film, del nostro mondo, dei legami e delle separazioni, delle perdite e delle ricerche. Del privato, delle relazioni. Ma poi tutto si amplia e si disperde nello spazio sterminato e minaccioso del deserto/universo, del suo vuoto che nasconde insidie, che possiamo affrontare ma che ci possono sorprendere ed annientare. Parla di pianure e montagne di attraversamenti e superamenti. Parla dell&#8217;intera umanit&#224;, di dove andiamo e non lo sappiamo. &#8220;&#200; cos&#236; che ci si sente alla fine del mondo? Non lo so, &#232; da molto tempo che &#232; la fine del mondo&#8221;.</p>

<p>Parla di tutta l&#8217;incertezza della contemporaneit&#224;, della temporaneit&#224; delle convenzioni, della labilit&#224; dei legami e della transitoriet&#224; dell&#8217;esistenza.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>Una storia attuale</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17318/una_storia_attuale</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Teatro</div><div>&#8220;La coscienza di Zeno&#8221;</div><div>di Sandra Mattei</div><div><p> Tra i grandi romanzi del Novecento, &#8220;La coscienza di Zeno&#8221; anticipa le nevrosi dell&#39;uomo contemporaneo, pieno di contraddizioni, dibattuto tra l&#39;apparenza e la sostanza, tra l&#39;auto-realizzazione e il quieto vivere, tra le convenzioni borghesi e la trasgressione. E nell&#39;interpretazione di Alessandro Haber, che ha portato in scena il protagonista del romanzo di Italo Svevo nell&#39;allestimento del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia al Teatro Sociale, c&#39;&#232; una perfetta identificazione dell&#39;attore con Zeno Cosini. Lo ripete del resto lo stesso attore nelle tante presentazioni che hanno accompagnato lo spettacolo messo in scena per la regia di Paolo Valerio in occasione del centenario della pubblicazione del romanzo nel 2023 e che continua le repliche riscuotendo sempre un grande successo. Le doti istrioniche di Haber sono indiscutibili e lo spettacolo regge soprattutto grazie al suo carisma, ma anche gli altri attori, ben nove, sono all&#39;altezza e reggono bene il confronto. Lo spettacolo si svolge con il dialogo continuo tra Zeno/Haber e gli altri personaggi del romanzo: Haber &#232; Zeno da vecchio che ricorda la sua vita, chiamando in causa di volta in volta i protagonisti dei momenti salienti: il padre, le sorelle Malfenti, Guido Speier, l&#39;amante Carla.</p>
<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/rec_mattei.jpg' alt=''></figure>
<p>L&#39;adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio &#232; fedele, segue il flusso di coscienza del romanzo, nato dal suggerimento dello psichiatra a Zeno di scrivere perch&#233; guarisse dalle sue nevrosi, con in pi&#249; l&#39;espediente di presentare i due protagonisti, Zeno vecchio (come detto, Haber) e giovane, interpretato da Francesco Godina, per mettere a confronto le due facce di un individuo in perenne conflitto con se stesso. Il dialogo tra i due evidenzia quello che avrebbe voluto essere e quello che &#232; diventato, senza mai dare dei giudizi di valore, perch&#233; Zeno &#232; l&#39;uomo qualunque, che sceglie di non scegliere, di affidarsi al caso. La sua malattia deriva dalla incapacit&#224; di prendersi delle responsabilit&#224;, di avere un obiettivo o di appassionarsi a qualcuno o qualcosa. Sta qui la grande attualit&#224; di un romanzo di cent&#39;anni fa, nel descrivere le difficolt&#224; dell&#39;individuo ad accettare una vita fatta di ipocrisie, di non scelte, di non detti.</p>

<p>La narrazione &#232; scandita da una scenografia che alterna gli interni di una casa borghese con le vedute di Trieste, proiettata su tre pareti nel centro delle quali troneggia un obl&#242; che &#232; anche schermo su cui proporre di volta in volta i primi piani dei personaggi, chiari di luna e orizzonti marini. Le scene sono suggestive e immergono lo spettatore in un&#39;atmosfera in bianco e nero (sia le immagini che i costumi di Marta Crisolini Malatesta sono in bianco, nero e grigio) come dentro un film muto dove i passaggi narrativi avvengono con un movimento di sedie e passi di danza degli attori.</p>

<p>Haber si definisce un burattinaio che fa rivivere gli episodi cruciali della vita: nell&#39;incontro che si &#232; tenuto allo spazio Foyer del Sociale dopo la prima replica del 12 febbraio ha sottolineato come lui sia entrato nel personaggio: &#8220;Sento che fa parte di me. &#8211; ha detto &#8211; La sua immaturit&#224;, la sua mediocrit&#224;, ma anche la sua ironia sono anche le mie. Ho cercato di creare cos&#236; qualcosa di diverso dal testo originale, inserendo nello spettacolo anche due episodi che riguardano il rapporto con mio padre e un&#39;amicizia nata con un compagno di scuola quando vivevo a Tel Aviv&#8221;. Il passaggio che pi&#249; affascina l&#39;attore, ha confessato, &#232; la conclusione dello spettacolo che coincide con quella del romanzo: un&#39;inquietante previsione di un futuro segnato da &#8220;un&#39;esplosione enorme che nessuno udr&#224;, con la terra ritornata alla forma di nebulosa che errer&#224; nei cieli priva di parassiti e malattie&#8221;. L&#39;esplosione, immagina Svevo, sar&#224; provocata da &#8220;un uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po&#39; pi&#249; ammalato, che ruber&#224; tale esplosivo e s&#39;arrampicher&#224; al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potr&#224; essere al massimo&#8221;. Un monito all&#39;umanit&#224;, che Svevo vedeva proiettata sempre pi&#249; alla creazione di ordigni per progredire, ma che da questi ordigni potr&#224; essere distrutta. Monito tuttora di sconvolgente attualit&#224;. </p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>Arte, progetti e architettura</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17317/arte_progetti_e_architettura</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Monitor: Arte</div><div>&#8220;Hit List 80. 
Design, interfaccia, colore&#8221;
Trento, Galleria Civica, fino al 28 giugno
</div><div>di Vladimiro Sternini</div><div><p>La mostra in corso alla Galleria Civica si configura come un&#8217;indagine articolata sulla produzione artistica, progettuale e architettonica del Trentino negli anni &#8216;80, evitando la trappola della nostalgia per costruire invece un dispositivo critico sul presente. Curata da Margherita de Pilati, Gabriele Lorenzoni e dal collettivo Campomarzio, l&#8217;esposizione intreccia arte visiva, design e architettura come parti di un unico ecosistema culturale.</p>

<p>Il percorso espositivo mette in dialogo le opere di Sergio Bernardi, Mauro Cappelletti, Silvio Cattani, Maurizio Corradi, Elena Fia Fozzer, Annamaria Gelmi, Diego Mazzonelli, Lorenzo Menguzzato (LOME), Michelangelo Perghem Gelmi, Maurizio Postal, Paolo Tait e Rolando Trenti, restituendo la vitalit&#224; di una scena che negli anni &#8216;80 sperimentava linguaggi ibridi, oscillando tra tensione concettuale e apertura verso immaginari pi&#249; visivi e comunicativi.</p>

<p>La nozione di &#8220;hit&#8221;, evocata dal titolo, non indica una classifica ma un impatto: ogni lavoro diventa un punto di collisione tra ricerca individuale e trasformazioni collettive.</p>

<p>Il progetto allestitivo &#232; uno degli aspetti pi&#249; convincenti. L&#8217;architettura interna della Galleria viene sfruttata come dispositivo narrativo: non una semplice sequenza cronologica, ma una costellazione di nuclei tematici in cui opere bidimensionali, oggetti e materiali progettuali convivono senza gerarchie rigide. I vuoti sono calibrati con attenzione, creando pause che favoriscono la lettura e impediscono la saturazione visiva. L&#8217;effetto &#232; quello di una partitura spaziale: lo spettatore attraversa &#8220;stazioni&#8221; che mettono in relazione superfici pittoriche, sperimentazioni plastiche e documenti progettuali, mescolando originali a riproduzioni, come quelle che documentano i progetti architettonici.</p>

<p>Fondamentale &#232; la sezione dedicata al design, con la presenza di Marco Zanini, figura chiave del gruppo Memphis Milano. L&#8217;inclusione del suo lavoro consente di ampliare il discorso oltre i confini locali, mostrando come il Trentino fosse in dialogo con le tendenze internazionali che ridefinivano il rapporto tra funzione, colore e ironia progettuale. Il design non &#232; qui un&#8217;appendice decorativa, ma una lente per comprendere come l&#8217;oggetto quotidiano diventi interfaccia culturale.</p>

<p>L&#8217;architettura assume un ruolo altrettanto centrale. I contributi di Mario Basso, Giulio Cristofolini, Sergio Giovanazzi e Gian Leo Salvotti de Bindis (quest&#8217;ultimo recentemente scomparso) documentano una fase di trasformazione urbana significativa per Trento e il suo territorio. Modelli, disegni e materiali d&#8217;archivio testimoniano un periodo in cui lo spazio costruito rispecchiava nuove esigenze sociali e nuovi immaginari collettivi. L&#8217;esposizione suggerisce come molte dinamiche attuali &#8212; dalla ridefinizione dei centri urbani alla contaminazione tra pubblico e privato &#8212; affondino le radici proprio in quel decennio.</p>

<p>Hit List 80 si rivela dunque un&#8217;operazione matura: una rilettura critica di un decennio spesso banalizzato e considerato frivolo, capace di restituirne le contraddizioni e l&#8217;energia sperimentale. La Galleria Civica conferma cos&#236; la propria vocazione a indagare il territorio non in chiave localistica, ma come nodo di relazioni pi&#249; ampie. L&#8217;impressione finale non &#232; quella di una retrospettiva celebrativa, bens&#236; di un laboratorio che utilizza il passato per interrogare il presente, lasciando al visitatore la responsabilit&#224; di completare la propria &#8220;lista&#8221; di risonanze.</p>

<p>La mostra &#232; affiancata da una serie di incontri di approfondimento in collaborazione con il CITRAC - Circolo Trentino per l&#8217;Architettura Contemporanea. Ne riportiamo i principali:</p>

<p><b>26 marzo, ore 18</b>, Galleria Civica.Giornata di studi dedicata all&#8217;arch. Roberto Ferrari. Ferrari (1949&#8211;2025) si &#232; distinto per il suo approccio rigoroso e raffinato all&#8217;architettura. Appassionato d&#8217;arte, ha anche diretto la Galleria Civica tra il &#8216;96 e il &#8216;98.</p>

<p><b>8 maggio</b>: Passeggiate di architettura. Bren Center, via G. B. Trener 16 e Top Center, via del Brennero 320.</p>

<p><b>29 maggio</b>, Passeggiate di architettura: Palazzo Stella, via A. Degasperi 77 e sede ASUIT, via A.Degasperi 79.</p>

<p><b>5 giugno</b>, Passeggiate di architettura: Case ITEA, Ravina, via Per Belvedere 52.</p>

<p><b>19 giugno</b>, Galleria Civica: Talk in mostra e presentazione con gli autori del catalogo. Un&#8217;occasione per esaminare temi e protagonisti della mostra, insieme a curatorie agli autori del catalogo.</p>

<p><b>20 giugno</b>, Galleria Civica: Notte Bianca. In occasione delle Feste Vigiliane, live set con DJ Tadda e Elvis66 dedicato al sound degli anni &#8217;80.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>La trappola pubblicitaria del junk food</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17316/la_trappola_pubblicitaria_del_junk_food</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di CTCU &#8211; Centro Tutela  Consumatori Utenti</div><div><p>Con l&#39;espressione Junk Food (cibo spazzatura) ci si riferisce ad alimenti prodotti industrialmente e altamente trasformati, con un elevato contenuto di energia, zuccheri, grassi e sale. Spesso contengono ingredienti molto economici, come sciroppo di glucosio-fruttosio, olio di palma, aromi artificiali e additivi alimentari (coloranti, emulsionanti e molto altro). Da alcuni anni si sospetta che gli alimenti altamente trasformati favoriscano l&#39;insorgenza di obesit&#224;, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e cancro, influenzino la flora intestinale, il cervello e la psiche e possano persino creare dipendenza. Considerati i numerosi effetti negativi, &#232; evidente che soprattutto i bambini debbano essere protetti da questi prodotti.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/let_junk.jpg' alt=''></figure>

<p>E invece sono proprio i bambini e gli adolescenti i primi bersagli nel mirino dei produttori di cibo spazzatura. Secondo un&#8217;indagine condotta da Foodwatch nel settembre 2025, le aziende alimentari puntano sempre pi&#249; su videogiochi popolari come Minecraft o Fortnite e su piattaforme di gioco online come Roblox. Le aziende inseriscono spot pubblicitari direttamente nel gioco, sviluppano mondi di gioco propri o collaborano con streamer molto seguiti che, durante le loro dirette, pubblicizzano patatine, energy drink o dolciumi. In Fortnite, ad esempio, compaiono pubblicit&#224; per le caramelle Mentos in mezzo al gioco. In alcuni Paesi McDonald&#8217;s ha offerto un menu speciale in occasione dell&#8217;uscita del film di Minecraft. Chupa Chups, dal canto suo, ha messo a disposizione due mondi di gioco propri su Roblox. Anche il produttore di bevande Red Bull ha creato diversi giochi propri, nei quali il logo dell&#8217;azienda &#232; costantemente visibile, e collabora in modo evidente con lo streamer Kevin Teller, alias Papaplatte.</p>

<p>Con la sponsorizzazione nel mondo dello sport, le aziende alimentari perseguono un&#8217;ulteriore strategia. Grazie al legame con grandi eventi sportivi o con atleti di alto livello, presentano i loro prodotti come simboli di sportivit&#224;, salute e successo. La Coca Cola, ad esempio, sostiene ogni edizione dei Giochi Olimpici dal 1928, compresi i Giochi di Milano Cortina, in qualit&#224; di &#8220;partner olimpico e paralimpico mondiale&#8221;. Uno studio del prestigioso British Medical Journal pubblicato nel luglio 2025, ha individuato nel Regno Unito 95 partnership attive tra aziende alimentari che vendono prodotti ricchi di grassi, sale o zuccheri e atleti, squadre o organizzazioni sportive. Sulla base della massiccia presenza di tali marchi e dei possibili effetti negativi sulla salute dei bambini, diversi medici nel Regno Unito chiedono di vietare lo sponsoring sportivo da parte dei produttori di junk food. Nel Regno Unito, inoltre, all&#8217;inizio di gennaio 2026 &#232; entrato in vigore un divieto di pubblicit&#224; del junk food in televisione e su internet: la pubblicit&#224; a pagamento di cereali zuccherati per la colazione, energy drink e simili &#232; vietata online e consentita in TV solo dopo le 21. In questo modo si intende ridurre l&#8217;eccessiva presenza di alimenti malsani e proteggere i bambini dalla manipolazione.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>Trasparenza ambientale:  un ritardo ingiustificabile</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17315/trasparenza_ambientale_un_ritardo_ingiustificabile</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Alex Marini - presidente  di Pi&#249; Democrazia in Trentino</div><div><p>In Trentino-Alto Adige esiste un problema di trasparenza ambientale che non pu&#242; pi&#249; essere ignorato. Da anni i comuni sono in ritardo nell&#8217;ottemperare agli obblighi di pubblicazione delle informazioni ambientali nella sezione &#8220;Amministrazione trasparente&#8221; dei propri siti istituzionali. Un ritardo che non &#232; frutto di disattenzione, ma di una scelta difensiva: rifugiarsi sotto l&#8217;ombrello della legge regionale n. 10/2014, sostenendo che l&#8217;obbligo di pubblicare le &#8220;informazioni ambientali&#8221; non trovi applicazione. Eppure il quadro giuridico &#232; chiaro da tempo. L&#8217;Autorit&#224; Nazionale Anticorruzione (ANAC) e il Consiglio di Stato hanno affermato che le autonomie speciali possono definire forme e modalit&#224; applicative del decreto legislativo 33/2013, ma non possono derogare agli obblighi sostanziali di pubblicazione previsti a livello nazionale. La trasparenza costituisce un livello essenziale delle prestazioni, e come tale non pu&#242; essere ridotta o svuotata da norme regionali.</p>

<p>A rafforzare ulteriormente questo orientamento &#232; intervenuta la sentenza della Corte di Giustizia dell&#8217;Unione europea del 7 marzo 2024 che, pur riguardando il caso della pubblicazione dei dati dell&#8217;inventario forestale, ha chiarito un principio generale: l&#8217;obbligo di diffusione attiva dell&#8217;informazione ambientale previsto dall&#8217;articolo 7 della Direttiva 2003/4 non eccede l&#8217;obbligo di divulgazione su richiesta previsto dall&#8217;articolo 3.</p>

<p>In altre parole, le autorit&#224; pubbliche devono strutturare le informazioni ambientali in loro possesso per garantirne una diffusione attiva e sistematica al pubblico, anche tramite strumenti informatici ed elettronici. Non basta rispondere quando qualcuno chiede: occorre pubblicare prima.</p>

<p>Nonostante ci&#242;, nei siti istituzionali dei comuni trentini le informazioni ambientali in loro possesso spesso non vengono pubblicate, n&#233; vengono forniti collegamenti chiari verso le banche dati degli enti competenti. Sul sito del Comune di Trento, ad esempio, nella sezione dedicata non &#232; pubblicato nulla sull&#39;emergenza ambientale di Trento Nord. Compare, invece, l&#8217;avvertenza secondo cui, ai sensi della legge regionale 10/2014, non troverebbe applicazione l&#8217;obbligo di pubblicazione delle &#8220;informazioni ambientali&#8221;. Un&#8217;affermazione che contrasta con quanto chiarito a livello nazionale ed europeo.</p>

<p>Come associazione Pi&#249; Democrazia in Trentino abbiamo verificato questa opacit&#224; nel caso della contaminazione da PFAS nella falda idrica di Storo: sostanze persistenti e potenzialmente nocive, oggetto di monitoraggi e studi, ma assenti nella sezione &#8220;Amministrazione trasparente&#8221; tra le informazioni ambientali di interesse per la popolazione. E Storo non &#232; un&#8217;eccezione: nella nostra &#8220;regione diversamente speciale&#8221;, purtroppo, cos&#236; fan tutti.</p>

<p>Per questo abbiamo presentato osservazioni puntuali al PIAO di Storo, chiedendo il rispetto degli obblighi di pubblicazione e l&#8217;inserimento delle informazioni ambientali rilevanti. ANAC ha definito con chiarezza cosa si intenda per &#8220;informazione ambientale&#8221;: dati sullo stato di acqua, aria e suolo; sui fattori che possono contaminarli; sulle misure adottate; sugli effetti sulla salute. Non si tratta di un adempimento burocratico, ma di un diritto dei cittadini e di uno strumento di prevenzione dei rischi.</p>

<p>In un territorio che fa della qualit&#224; ambientale uno dei propri tratti distintivi, la trasparenza su ci&#242; che minaccia l&#8217;ambiente e la salute dovrebbe essere la regola, non l&#8217;eccezione. &#200; interesse dell&#8217;intera cittadinanza sapere in quale ambiente vive, quali rischi esistono e quali misure sono adottate per affrontarli. Continuare a rinviare o a ridurre la portata degli obblighi di pubblicazione significa indebolire la fiducia nelle istituzioni.</p>

<p>La specialit&#224; non pu&#242; diventare un alibi. La trasparenza ambientale &#232; un dovere giuridico e un presidio democratico. Ed &#232; tempo che venga finalmente attuata anche nei nostri comuni.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>La catastrofe neoliberista</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17314/la_catastrofe_neoliberista</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Paolo Offer</div><div><p>La macchina ben oliata e funzionante da pi&#249; di 4 decenni, che produce diseguaglianze e caos, nonostante le vistose crepe, non sembra abbia alcun ripensamento. Il violento assalto della strategia privatizzatrice di ogni anfratto del sistema si mangia ogni giorno un boccone di Sanit&#224; Pubblica, che &#232; la cosa pi&#249; evidente di questa deriva; cos&#236; come si assiste oramai passivamente alla certa consegna ai privati di A22, il tesoretto che finora aveva resistito in mano pubblica ma che poi cede, senza gran dibattito, allo sport nazionale del &quot;cos&#236; fan tutti&quot;.</p>

<p>&#200; circa dai tempi del vascello Britannia nel 1992 che in Italia e nel mondo assistiamo a questo smantellamento totalitario della funzione pubblica, che mette sul mercato e cartolarizza per motivi di cassa a breve termine e, spesso, per pura ideologia, ogni bene comune ed ogni ricchezza pubblica; nel 1980, per dire, il 70% delle banche italiane erano pubbliche, oggi sono sparite.</p>

<p>I risultati di questa politica, dopo decenni di religione del privato, sono sotto gli occhi di chiunque li voglia vedere: welfare, servizi, territori, ambiente e paesaggi come asset al servizio dei vari business. E cos&#236;, l&#39;ondata della catastrofe neoliberista sembra sfondare anche le ultime difese in terre di Autonomia.</p>

<p>Anche per questo, una cosa che in Regione sembra abbia trovato una certa indifferenza e passivit&#224; e sulla quale, invece, sarebbe stato opportuno accendere grossi riflettori, &#232; l&#8217;imminente cessione al privato della quota pubblica regionale di Mediocredito In alternativa all&#8217;opzione, che in un primo momento sembrava farsi strada, di cedere gratuitamente la quota regionale alle due Province. Contro questa che sembrerebbe l&#39; ennesima &quot;cartolarizzazione&quot;, gli unici a sollevare dubbi e porre la questione nel dibattito istituzionale sono stati i consiglieri regionali dell&#8217;Alto Adige/S?dtirol del Team K. Su questo mi sentirei di suggerire l&#39; attenta lettura dell&#39; interrogazione 188 al Consiglio Regionale presentata il 4 dicembre 2025 dove verso la fine, per esempio, fra le altre cose,si pu&#242; leggere: &quot; il Presidente ha inoltre dichiarato che l&#8217;obiettivo della Giunta &#232; massimizzare i proventi della vendita della partecipazione regionale e, al contempo, preservare meccanismi di maggioranza qualificata tali da garantire all&#8217;azionista pubblico...&quot; come dire: salviamo capra e cavoli...</p>

<p>I consiglieri hanno poi posto l&#39;accento anche sulle opacit&#224; della procedura di cessione delle quote che la rendono difficilmente interpretabile rispetto al dichiarato obiettivo di mantenere integra la natura di banca per lo sviluppo regionale e per la tutela degli interessi del territorio delle autonomie. Ad oggi infatti, salvo alcune dichiarazioni generiche pronunciate in aula dal presidente della Regione Arno Kompatscher, la procedura avviata per la cessione delle quote di propriet&#224; della Regione &#232; priva di elementi concreti e documentazione accessibile ai consiglieri, con conseguente impossibilit&#224; di svolgere un adeguato controllo politico e istituzionale.</p>

<p>Se la quota di Mediocredito di propriet&#224; della Regione fosse stata ceduta alle due provincie si sarebbe potuto mantenere la maggioranza della partecipazione nelle mani pubbliche. Poteva rimanere viva dunque la mano pubblica nel settore del credito e degli investimenti strategici nel tessuto produttivo regionale, potere di intervento e di indirizzo che domani potrebbe essere assente. Eppure, resistere a questa deriva non dovrebbe essere una prerogativa riservata a un singolo gruppo politico, il quale ha condotto una puntuale e precisa azione istituzionale per ottenere chiarimenti su questa politica.</p>

<p>Credo sarebbe ora di valutare quanti benefici e quanti effetti avversi abbia prodotto questa fede (o superstizione?) pervasiva nel mercato e vedere se non sia il caso di sperimentare, nel laboratorio dell&#39; Autonomia, un qualche argine di ripristino della funzione pubblica.</p>

<p>Partire dall&#39; avere una banca pubblica in regione che operi, pianifichi e programmi lo sviluppo nelle due provincie in modo trasparente, cooperativo e democratico, poteva essere una grande occasione. Altrimenti l&#39; unica funzione pubblica che ci rimane sar&#224; la gestione del debito. A che serve essere autonomi se poi ci comportiamo sempre come automi del &quot;copia incolla&quot; di tutto ci&#242; che, bene o male, avviene fuori dai nostri confini?</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>I danni  delle &#8220;mangiatoie invernali&quot;</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17313/i_danni_delle_mangiatoie_invernali</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di ENPA, LIPU, WWF</div><div><p>Le associazioni ambientaliste trentine rispondono direttamente alla PAT, e in particolare all&#8217;assessore Failoni, che tramite un post su Facebook liquida le criticit&#224;, sottolineate da numerosi studi, sulla gestione del foraggiamento artificiale in Trentino come semplice propaganda, perch&#233; quelle stesse criticit&#224; sono descritte proprio nel Piano Faunistico Provinciale 2025, strumento guida anche per il mondo venatorio.</p>

<figure class=' s-16 m-16 l-400px x-400px s-float-dx m-float-dx l-float-dx x-float-dx '><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/let_mangiatoie.jpg' alt=''></figure> 

<p>Nel capitolo sul foraggiamento degli ungulati il Piano afferma l&#8217;opposto (su pi&#249; punti!) di quanto scritto dall&#8217;assessore: riconosce che i siti di foraggiamento producono un effetto di richiamo con concentrazioni innaturali che possono generare stress e competizione e favorire trasmissione di malattie. Non solo: aggiunge che le mangiatoie possono agevolare la predazione del lupo (come provato da studi scientifici anche recenti) e, soprattutto, che in contesti antropizzati la disponibilit&#224; costante di cibo pu&#242; favorire l&#8217;avvicinamento dell&#8217;orso, aumentare la probabilit&#224; di interazione con l&#8217;uomo e persino alterare i cicli di ibernazione.</p>

<p>Per aggiungere ulteriore errore agli errori, il lupo viene usato come giustificazione per la presenza delle mangiatoie, come se il foraggiamento fosse un aiuto agli ungulati di fronte alla minaccia incombente di questo predatore.</p>

<p>Ma il Piano nuovamente avverte che la presenza delle mangiatoie pu&#242; agevolare il lupo nell&#8217;attivit&#224; di predazione, concentrando gli animali in punti comodi con un effetto ulteriore di distorsione (perch&#233; riduce il ruolo selettivo del lupo verso gli individui pi&#249; deboli: effetto articolato che tuttavia una istituzione pubblica dovrebbe essere in grado di spiegare senza abbandonarsi a facilonerie).</p>

<p>Gli ungulati sono comunque presenti in Trentino con alte densit&#224; (nel 2024: capriolo 32.521; cervo 14.626; camoscio 32.454; muflone 468): in questo contesto lasciare al lupo fare il lupo sembra per la PAT una strategia difficile da attuare.</p>

<p>Il Piano decisamente non assolve le mangiatoie: indica anzi che il foraggiamento &#232; sconsigliato vicino alla viabilit&#224; pubblica e ai centri abitati. Inoltre stabilisce che, quando attivato, debba essere programmato con progetti triennali, e che inizi gradualmente a met&#224; novembre, a caccia in piena apertura. Altro che &#8220;a caccia praticamente chiusa&#8221; (le chiusure avvengono a met&#224; dicembre per camoscio, a fine dicembre per capriolo e cervo) come asserito nel post su Facebook.</p>

<p>In generale, continuare a difendere le mangiatoie come &#8220;tutela degli ungulati&#8221; sembra scorretto anche da un punto di vista economico: in Trentino le consistenze stimate degli animali sono come detto molto elevate, producendo importanti conflitti con l&#8217;agricoltura. I risarcimenti per danni da ungulati arrivano da anni a cifre importanti, attestandosi tra prevenzione e indennizzi a due milioni di euro in dieci anni. Costi che potrebbero essere ridotti lasciando ai predatori e a pi&#249; naturali equilibri il loro ruolo. Non sar&#224; che rimuovere le mangiatoie &#232; difficile perch&#233;contribuirebbe a riequilibrare densit&#224; molto alte di ungulati senza sparare nemmeno un colpo di fucile?</p>

<p>Per tutto quanto sopra chiediamo alla Provincia di rettificare dei concetti probabilmente scritti con troppa fretta, o quantomeno a dedicarsi ad un esercizio di coerenza: non si pu&#242; invocare un Piano &#8220;scientifico e innovativo&#8221; al momento della sua pubblicazione e, allo stesso tempo, negare ci&#242; che quel Piano scrive. Se si sceglie di usare strumenti che il Piano Faunistico stesso descrive come potenzialmente forieri di malattie, densit&#224; innaturali, facilitazione della predazione e aumento del rischio di interazione con l&#8217;orso, allora l&#8217;onere della prova sta a chi li vuole applicare, non a chi chiede cautela.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item><item><title>Il paesaggio violato</title><link>https://www.questotrentino.it/articolo/17312/il_paesaggio_violato</link><pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:00:00 +0001</pubDate><description><![CDATA[<div style='font-weight: bold; color: #990000;'>Lettere e interventi</div><div></div><div>di Italia Nostra Trento</div><div><p>Il caso della deroga per la demolizione, modifica del sedime e ricostruzione, con un aumento volumetrico del 450%, del rifugio escursionistico Buffaure, &#232; lo specchio della deriva che la cultura della tutela del paesaggio sta attraversando in questo momento.</p>

<p>In luogo dell&#8217;attuale rifugio il Consiglio comunale di S&#232;n Jan ha dato parere positivo alla deroga per il progetto che prevede un edificio che strider&#224; pesantemente con la cornice paesaggistica: un enorme volume di quattro piani di altezza, con garage nel seminterrato, ristorante da 120 posti, una terrazza con 150 posti a sedere, spazi wellness, 5 suites con sauna privata e terrazza, oltre ad altre stanze per il personale e l&#8217;appartamento dei gestori. Questo intervento comporter&#224; inoltre la demolizione di un manufatto parte del patrimonio edilizio tradizionale montano, realizzato in tronchi di legno con l&#8217;antichissima tecnica del blockbau e vincolato a interventi di risanamento conservativo. Una baita, quella da demolire, per far posto alla ricollocazione del nuovo rifugio Buffaure, che sar&#224; anch&#8217;essa ricostruita su un nuovo sedime, precisamente nelle immediate vicinanze del rifugio. Con l&#8217;occasione, poi, la baita sar&#224; anche interessata da cambio d&#8217;uso, diventando un locale per il ricovero di fortuna aperto nei periodi di chiusura del rifugio, insomma un bivacco. Chiss&#224;, forse il primo bivacco all&#8217;interno di una zona sciistica.</p>

<p>La deroga deliberata dal consiglio comunale di S&#232;e Jan, non solo contempla due interventi in totale contrasto con le norme dello strumento urbanistico comunale, ma ha anche come effetto quello di dimostrare, ancora una volta, come gli strumenti urbanistici comunali, per le stesse amministrazioni che li hanno adottati, non costituiscono dei punti fermi per il governo del territorio, ma un fastidioso orpello da stravolgere ogni volta che la propriet&#224; immobiliare lo chiede.</p>

<p>La delibera di deroga non contiene nessun accenno ai temi paesaggistici, si limita a sottolineare il migliore inserimento all&#8217;interno dell&#8217;area sciistica del Monte Buffaure, in considerazione del nuovo dislocamento della partenza dell&#8217;impianto Col de Valvacin e la conseguente modifica del tracciato della pista da sci.</p>

<p>Altro aspetto della delibera che lascia quantomeno perplessi, &#232; la dichiarazione secondo cui non viene in alcun modo pregiudicato il superiore interesse generale, tralasciando qualsiasi accenno al paesaggio. Dimenticando che l&#8217;articolo 9 della Costituzione della Repubblica non si occupa solo del patrimonio storico e artistico della Nazione, ma anche del paesaggio. E questo aspetto doveva essere quantomeno affrontato nell&#8217;atto di deroga.</p>

<p>C&#8217;&#232; poi un ulteriore aspetto che caratterizza negativamente questa deroga, ed &#232; il modello di ospitalit&#224; proposto per un edificio che si trova in un contesto qual &#232; quello in questione. Spazi wellness, 5 suites con sauna privata e terrazza, non rispondono certo a quel requisito di &#8220;sobria ospitalit&#224; in zone di montagna&#8221; che la legge provinciale 15 marzo 1993, n. 8 non limita ai soli rifugi alpini e che comunque dovrebbe costituire principio inderogabile per qualsiasi struttura ricettiva in quota (in questo caso siamo a 2000 metri). Ricordiamo che siamo nelle vicinanze della valle San Nicol&#242;, per la quale da tempo si sta attuando una regolamentazione e riduzione del traffico, con un ampio e partecipato dibattito pubblico.</p>

<figure class='s-24 m-24 l-24 x-24'><img src='/public/upload/fotonumeri/2026/03/let_buffaure.jpg' alt=''><figcaption>Il rifugio Buffaure</figcaption></figure>

<p>Non &#232; in questo modo che si governa un territorio, soprattutto in zone di pregio paesaggistico, dove &#232; lacunoso mettere in campo ragionamenti unicamente di stampo economico, senza valutare la complessit&#224; degli argomenti insiti nel contesto. Con questo non si intende proporre l&#8217;imbalsamazione dello stato di fatto, ma sicuramente richiedere che le trasformazioni siano calibrate, in sintonia ed equilibrio con la specificit&#224; del sito.</p>

<p>Il titolo giuridico della propriet&#224; privata non dovrebbe essere visto unicamente come facolt&#224; di decidere in toto le sorti e le possibilit&#224; di utilizzo del bene fino a proporne lo stravolgimento totale, ma dovrebbe portare con s&#233; anche la presa in carico di responsabilit&#224; per la sua corretta gestione e per la sua salvaguardia.</p>

<p>I consiglieri comunali hanno il compito di rappresentare gli interessi della cittadinanza e di tutelare i beni comuni, non di assecondare gli interessi dei singoli cittadini. Solo 13 su 18 erano presenti in quel consesso dove la proposta di approvazione della deroga ha raccolto l&#8217;unanimit&#224;.</p>

<p>In questo caso la collettivit&#224; si vedr&#224; depauperata di un bene che travalica il possesso della baita, ma che &#232; costituito dall&#8217;ambiente di montagna, dal paesaggio alpino, patrimonio collettivo di tutti i frequentatori di quella zona.</p></div>]]></description><category domain="https://www.questotrentino.it/numero/575/qt_n_3_marzo_2026">QT n. 3, marzo 2026</category></item>
</channel>
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