Inchiesta SEAC: mandanti cercansi
Gli indagati sarebbero solo il livello operativo della supposta truffa. Ma la Gip vede una mente dietro le false fatture e le certificazioni fasulle.
Il mese scorso ci siamo lasciati con un punto di domanda, per quel che riguarda l’inchiesta sull’affare del villaggio antistress in Campania, nel quale è coinvolta in modo indiretto la Seac, e più direttamente la sua controllata Efficient Building.
(Per chi ha perso qualche puntata: Efficient Building, emanazione di Seac, si butta tre anni fa in un’enorme operazione di ristrutturazione che vale circa 250 milioni di euro, da fare in un paesino dell’Irpinia con il sistema del 110. Operazione per la quale sono stati chiesti e ottenuti i crediti fiscali prima ancora di dare un colpo di piccone o quasi. Sulla base - dicono i pm di Salerno - di fatture allegre e false certificazioni)
Vi avevamo detto che la Procura di Salerno, chiudendo le indagini, aveva chiesto al gip l’arresto di tutti gli indagati che sono principalmente i fornitori, i certificatori e uno degli ex amministratori di Efficient Building. Pochi giorni dopo l’uscita del giornale era arrivata la decisione della g.i.p. Valera Campanile che, apparentemente, butta acqua sul fuoco.
Prima di tutto, Campanile non ha concesso gli arresti: mancava la trinità del presupposti (pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove). Inoltre ha preso un’altra decisione che, in qualche modo, soddisfa le richieste delle difese: spostare il processo.
E in effetti tutta l’inchiesta è andata a finire al tribunale di Matera. Non per dare soddisfazione alle richieste degli avvocati (che evidentemente, ma forse a torto, ritengono la procura di Salerno molto pericolosa). Semplicemente perché - spiega la g.i.p. - il reato si è concretizzato quando la Onlus Polis Mathera che ha sede in Basilicata - ufficialmente incaricata dal Comune irpino di gestire la ristrutturazione - ha richiesto all’Agenzia delle Entrate di Matera circa 40 milioni di crediti fiscali per poi cederli alla Efficient Building trentina. In quel momento, secondo la g.i.p., si è materializzata la maxi-truffa ai danni del Fisco. Da qui la competenza del tribunale materano.
Quindi da Salerno le carte sono partite per la città lucana e al momento non sappiamo quanto ci vorrà perché il procedimento riprenda il suo corso.

Ma le buone notizie per chi è implicato nella vicenda finiscono qui. Perché Valeria Campanile, ancor più chiaramente di quanto ha fatto la Procura, a nostro avviso, vede lo schema dell’intera operazione.
Capisce bene il ruolo giocato da Pasquale Vessa nel proporre al sindaco di Laviano l’operazione di ristrutturazione a costo zero del vecchio villaggio dei tempi del terremoto e poi di far incaricare dal suddetto sindaco la cooperativa sociale Polis Mathera - che lui stesso individua e con cui tiene i contatti - come committente dei lavori e futuro gestore.
Ma Valeria Campanile, interrogando tutti gli indagati per decidere del loro eventuale arresto, si fa anche un’altra idea: quello che finora è stato scoperto dalla Procura di Salerno è solo un livello operativo e c’è qualcuno che finora non è stato indagato e che ha tirato i fili dell’intera truffa. Campanile lo dice papale papale. E questa è esattamente la stessa conclusione alla quale noi eravamo arrivati il mese scorso, dopo aver visto in dettaglio l’esito delle indagini finora svolte a Salerno. Non intendiamo sottolineare che siamo bravi: semplicemente la cosa salta davvero all’occhio leggendo i risultati dell’inchiesta.
Sarà ora la Procura di Matera a dover decidere se seguire i suggerimenti (molto più precisi di quanto vi possiamo riferire) che vengono dalla g.i.p. salernitana.