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QT n. 4, aprile 2025 Servizi

Il paradosso

Responsabili della crisi del porfido non sono gli ‘ndranghetisti, ma chi li ha denunciati: questa la narrazione degli amministratori dei Comuni della valle

All’indomani dell’udienza preliminare davanti al Gip per il secondo troncone del processo “Perfido”, che ha visto la costituzione di parte civile del Comune di Lona-Lases, della Provincia di Trento, nonché della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei due ministeri degli Interni e della Difesa, vale la pena soffermarsi sulla questione della mancata costituzione da parte del Comune di Albiano e delle questioni che essa ci pone.

Dopo l’incontro pubblico del 14 febbraio ad Albiano, con la partecipazione del direttore di QT, è stata lanciata una petizione che chiedeva al Sindaco l’inserimento nell’odg del Consiglio comunale della discussione relativa all’opportunità di effettuare la costituzione di parte civile. Lo Statuto comunale lo prevedeva all’art. 7 (co. 2 e 4), qualora si fosse raggiunto il numero di 30 firme, e 34 firme di cittadini elettori di Albiano corredavano la richiesta, consegnata il 24 febbraio al Sindaco Martino Lona. Petizione alla quale il primo cittadino ha risposto affermando che “dieci consiglieri comunali del Consiglio comunale di Albiano, hanno discusso e valutato la richiesta sopra riportata e hanno deciso di non costituirsi in giudizio di parte civile nel processo ’Perfido’ II° troncone”.

Ma dove è stata presa questa decisione? I 10 consigieri comunali possono prendere decisioni in nome del Consiglio comunale fuori dalla sede deputata, vale a dire la riunione del Consiglio comunale? E quale legittimità può avere una simile decisione? Interrogativi legittimi, visto che nella seduta del Consiglio comunale del 6 marzo, data riportata sulla risposta del Sindaco, l’odg non prevedeva alcuna trattazione del punto in oggetto e la seduta, alla quale ero presente come unico spettatore, è stata dichiarata conclusa senza alcuna discussione in merito.

Tuttavia merita attenzione una questione apparentemente secondaria ma in questo momento argomentazione largamente usata nella narrazione che vien fatta dagli amministratori di questi comuni, vale a dire che il Coordinamento Lavoro Porfido sarebbe il vero ostacolo per loro e per le comunità amministrate nel prendere posizione sulla questione della presenza mafiosa tra le cave di porfido. Tanto che proprio ad Albiano queste “sirene” sono riuscite ad ottenere attenzione anche in una parte dei componenti il C.L.P., propensi a dar credito alla versione secondo la quale, se lo stesso si fosse fatto da parte, la partecipazione dei cittadini all’incontro sulla questione sarebbe stata maggiore e addirittura l’Amministrazione comunale si sarebbe probabilmente costituita parte civile. Come dire che non si parla della questione proprio perché a parlarne sono coloro che in dieci lunghi anni di impegno volontario hanno scoperchiato il pentolone, a partire dal grave sfruttamento della manodopera all’interno delle cave!

Il municipio di Albiano

Anche nell’incontro di Lona del 28, l’assessora Letizia Campestrini ha additato il C.L.P. quale causa di tutti i mali che affliggono il comune, addirittura attribuendogli la responsabilità della scarsa partecipazione della comunità (della quale lei è amministratrice oggi come lo è stata vent’anni fa). Siamo dunque al paradosso: coloro che si son fatti carico in questi anni di assistere i lavoratori, far punire i responsabili di un sequestro e pestaggio, supportare gli inquirenti in una indagine per estorsione nei confronti degli operai e truffa al Comune, fornire le basi per una indagine che, grazie ai carabinieri del ROS, ha fatto per la prima volta emergere la presenza della ‘ndrangheta in Trentino, sono additati come la causa della chiusura da parte delle amministrazioni comunali, e delle comunità da esse amministrate, verso ogni iniziativa che sia volta ad ampliare la consapevolezza rispetto a questi fenomeni.

A questo punto, però, è lecito chiedere a questi signori cosa abbiano fatto in tal senso prima del 2014, quando il C.L.P. non ostacolava con la sua presenza e la sua azione la loro zelante iniziativa di contrasto al malaffare, allo sfruttamento della manodopera e alla presenza mafiosa. E che cosa sarebbe emerso in questi anni per merito loro, se il C.L.P. non fosse sorto? Probabilmente nulla! Lo dimostra la frustrazione della partecipazione democratica sancita dagli amministratori comunali di Albiano che, in spregio allo stesso Statuto comunale, hanno calpestato i diritti dei cittadini facendo dilagare quel sentimento di impotenza sul quale si fonda l’attuale disimpegno, mandando così un inequivocabile messaggio ai cittadini: “Fatevi i fatti vostri!”.

Sul dilagare di questa indifferenza si fonda la capacità di penetrazione delle mafie, ma anche la negazione dei principi democratici e antifascisti sanciti dalla nostra Costituzione!

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