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QT n. 4, aprile 2025 Servizi

Diga sul Vanoi, la resistenza continua

Consorzio commissariato? E intanto si impedisce di investire sulle proposte alternative

Anche alla terza riunione del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brenta a Cittadella l’area sostenitrice della diga sul Vanoi ha fatto mancare il numero legale utile per l’elezione del nuovo Presidente.

Ricordiamo l’esito del voto per il rinnovo del Consiglio di dicembre: venti consiglieri eletti, dieci a favore della diga, dieci contro. Si è eletto il Consiglio direttivo, ma l’area perdente, sostenuta dal presidente uscente Enzo Sonza, ha boicottato l’elezione del nuovo presidente Martino Cerantola rappresentante di Coldiretti, contrario alla diga e sostenitore delle alternative tese a garantire sicurezza e potenziamento delle risorse idriche destinate all’uso agricolo. Per essere eletto il Presidente doveva ottenere la maggioranza dei voti e dopo le dimissioni di Paolo Bordignon, vicesindaco a Rosà, favorevole alla diga, tutto sembrava semplice. Ma Sonza ha convinto i suoi otto colleghi ad abbandonare la seduta facendo mancare il numero legale.

Ora è quasi certo che si aprirà la strada al commissariamento dell’ente, con un commissario che non può che gestire la parte corrente e preparare una nuova tornata elettorale. Certamente non potrà favorire l’avanzamento del progetto della diga. Come nessun progetto alternativo potrà essere avviato, nemmeno progettato.

Parliamo di pulizia dalle sabbie dei laghi esistenti (una quantità prossima ai 20 milioni di metri cubi di capacità di ritenzione delle acque), di rigenerazione dei pozzi, individuazione delle aree di esondazione, costruzione di piccoli bacini di raccolta lungo il fiume Brenta, aree di infiltrazione forestale e riqualificazione paesaggistica del fiume. Rimangono così beffati i cittadini veneti, perché ci saranno mesi di totale immobilismo.

Il presidente uscente non ha accettato la sconfitta e ora vuole consumare una sua vendetta, personale e di partito. La Lega contro Fratelli d’Italia in poche parole. Sì, perché in Veneto è in atto un duro scontro fra questi due partiti, Zaia e Lega non vogliono lasciare spazio al partito di maggioranza relativa.

Dagli scarichi dello Scalo Filzi verso la discarica sul Vanoi. Cinque camion ogni ora.

Certo, il presidente uscente del Consorzio di credibilità ne ha poca: oltre a essere uscito sconfitto dalle urne è possibile che anche in tempi brevi venga chiamato dalla Corte dei Conti del Veneto a rendere conto delle spese sostenute nella progettazione della diga in assenza di autorizzazioni delle istituzioni che governano i territori interessati all’opera, venete e trentine, addirittura oggi tutte schierate contro il manufatto.

Salta anche la procedura per accedere ai bandi del nuovo piano irriguo nazionale, investimenti di decine di milioni di euro vanificati per l’arroganza della Lega.

I Comitati di base veneti e trentini sono già mobilitati: riprende il conflitto, che assumerà forme nuove e si diffonderà ulteriormente.

Il Vanoi discarica di Trento?

Nel frattempo sul Vanoi arriva una nuova tempesta. Da settimane le strette strade della valle sono percorse giornalmente da decine di camion che trasportano il materiale di risulta degli scavi dell’ex scalo Filzi, che viene gettato in una discarica di inerti nel comune di CanalSan Bovo, presso Ponte di Ronco.

I comitati trentini denunciano da tempo come questi terreni non siano stati bonificati, e non si fidano delle rassicurazioni dell’assessora Zanotelli, affermando che contengono grandi quantità di idrocarburi policiclici aromatici e la discarica sembra non disporre di nessuna vasca destinata alla valutazione delle acque, che così confluiscono direttamente nel torrente.

La discarica è gestita da noti imprenditori: Fausto Manzana, ex presidente di Confindustria trentina, Silvano Paoli, imprenditore nel settore delle discariche, già coinvolto nel passato in processi per reati ambientali (Monte Zaccon e Star Oil), e Ceccato di EcoOpera, la società che fa le analisi ambientali della bonifica per gli scavi della circonvallazione. La discarica, sorta nel 2012, ha una capacità operativa di 665.000 metri cubi, e a oggi vi sono stati riversati poco più di 40.000 mc. di inerti. Da Trento ne arriveranno circa 260.000 metri cubi, con il passaggio di oltre 16.000 camion.

Sarà questo il destino delle periferie trentine, accogliere i materiali di scarto dei fondovalle? A quanto sembra, la Lega tratta in questo modo i territori che l’hanno sostenuta con il voto.

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