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QT n. 10, ottobre 2024 Cover story

SEAC, vacca da mungere?

Il 110 e 300 casette nel salernitano: gli affari, i faccendieri attorno a uno strampalato business della software house trentina

“A me sembra strano che siano riusciti ad incastrare Seac in questa maniera”. Chi parla è Pierluigi Reviglio, padrone di una delle ditte coinvolte nel disastroso progetto di ricostruzione del “villaggio anti-stress” di Laviano, in Campania, ora indagate assieme ad Efficient Building dalla procura di Salerno per truffa sui crediti fiscali del 110% .

Ve ne abbiamo parlato già su QT di settembre, ma giusto per darvi un riassuntino: Seac è tra le più grandi società italiane di software contabile, una delle stelle dell’economia trentina; Efficient Building è la società costituita a marzo 2021 proprio da Seac per entrare nel lucroso mercato dei crediti fiscali del 110%.

Quindi come è possibile che Seac sia stata “incastrata”? E quello che ci dice Reviglio è tanto più eclatante se teniamo a mente che a lui l’operazione messa in piedi da Seac/Efficient Building è costata il fallimento dell’azienda, visto che i mancati pagamenti di Efficient gli sono stati fatali. E allora perché considera i trentini vittime della vicenda?

Per capire dobbiamo tornare indietro nel tempo, agli ultimi mesi del 2021, quando parte l’operazione Villaggio anti-stress.

Pierluigi Reviglio, titolare assieme al figlio Andrea della Serremar srl, di cui attualmente è in corso il fallimento, è un imprenditore di Badia Polesine che da anni lavora nelle grandi opere. E a lui si rivolge Efficient Building per commissionargli la costruzione di 300 casette prefabbricate nel comune di Laviano.

Ecco il racconto di Reviglio: “A fine 2021 arrivano da me due persone che non conoscevo, venute tramite un mio conoscente di Vicenza. Si chiamano Silvano Poggi e Fausto Farneti. Mi spiegano che c’è questo grosso contratto di 20 milioni di euro da prendere e mi chiedono un’offerta da presentare ad Efficient Building”.

Fermo immagine: Reviglio fa ovviamente le sue ricerchine prima di mettersi in ballo e vede che dietro Efficient c’è Seac. Sa perfettamente cos’è Seac e in azienda si dicono: “Figurati, se c’è Seac siamo in una botte di ferro”.

Torniamo al suo racconto.

Pierluigi Reviglio.

“Inizialmente mi hanno detto che l’offerta doveva rimanere dentro certi parametri di costo. Io faccio i miei conti e gli presento una prima proposta a 880 euro al metro quadro”.

I metri quadri da costruire erano circa 20mila, quindi, calcolando che si doveva poi aggiungere l’Iva, il conto andava oltre i 20 milionitotali.

“Poi - continua Reviglio - tornano da me e mi dicono: ‘Sai, noi abbiamo delle spese da sostenere…devi aumentare la tua proposta fino a 990 euro al metro. Noi ti facciamo prendere la commessa a quel prezzo e tu dai a noi 100 euro per ogni metro quadro che costruirai’”.

A questo punto dovete sapere due cose. Primo: Reviglio è un imprenditore esperto, ma a fine 2021 è discretamente nei guai. Per problemi sorti su affari passati, si ritrova con un debito scaduto di oltre 5 milioni di euro con l’Agenzia delle Entrate. Il contratto con Efficient sembra mandato dal cielo: “Io avevo fatto i miei conti e sul quel lavoro avrei avuto un profitto di circa 5 milioni”. Esattamente quello che gli serviva per mettere a posto le cose. Quindi è pronto a tutto per salvare la sua azienda, il lavoro di una vita.

Pasquale Vessa

La seconda cosa è capire chi sono i due che fanno da tramite per il contratto tra Serremar ed Efficient. E qui le cose diventano, detto eufemisticamente, divertenti.

Cominciamo da Fausto Farneti, architetto forlivese.

Farneti a fine 2021, stava per prendersi la maggioranza azionaria di Efficient Building. Col figlio Filippo e la sua Gea srl, sarebbero diventati ben presto soci al 51 per cento di Efficient Building.

Quindi, riassumendo, io che sarò a brevissimo dominus di questo grande affare comincio chiedendo una “commissione” ai miei futuri fornitori.

Siete sconcertati? Anche noi. Ma tenete a mente che i soldi finali sarebbero stati nostri, visto che dovevano tramutarsi in credito fiscale. E che i soldi temporanei, il capitale da mettere per far partire l’operazione, era di Seac che finanziava Efficient Building.

Il secondo uomo, Silvano Poggi, ha una posizione ancor più curiosa. Poggi è socio di una ditta leccese che commercia in cogeneratori, impianti che producono caldo/freddo con un sistema a idrogeno prodotto col metano. Ditta che si chiama EHE srl e di cui è socio-amministratore l’allora presidente reggente di Confindustria Lecce, Nicola Delle Donne. Ebbene, la EHE sarà uno dei fornitori incaricati da Efficient Building per parte degli impianti nel villaggio campano.

Per farsi girare questo denaro entrambi i “mediatori” concludono due contrattini con Serremar.

Uno a nome di Gea srl con la quale la Serremar si impegna a dare 60 euro ogni metro quadro costruito e un altro a nome di una società di diritto greco, sede ad Atene: la Vis e Vita, titolare Silvano Poggi, a cui vengono riconosciuti 30 euro al metro quadro.

Su questi due contratti di “mediazione” dobbiamo soffermarci un po’.

Sono entrambi firmati tra il 17 e il 18 febbraio 2022. Fate bene attenzione: Serremar ha già firmato, il 7 febbraio 2022, il contratto con Efficient Building, per il prezzo totale di 990 euro al metro quadro a cui si aggiunge l’Iva, ovviamente.

Nel contrattino con Gea si dice che Serremar ha chiesto a Gea di procacciargli degli affari e che, grazie a quest’ultima che l’ha assistita nella trattativa, Serremar ha ottenuto la commessa da Efficient Building. Quindi si prega di sganciare un milione e 200 mila euro, la metà subito e il saldo all’incasso del primo stato di avanzamento lavori.

Nel contratto c’è anche scritto che tutta la cosa deve rimanere strettamente riservata e non si può rivelare a terzi niente di quanto pattuito. Efficient Building è un terzo? Per quel che ne sa Pierluigi Reviglio, in quel momento tecnicamente sì. Anche se, seguendo il filo degli intrecci societari, Gea è il socio di maggioranza di Efficient, ma questo si saprà solo dopo qualche mese.

L’accordo con Vis e Vita è ancora più curioso. La società con sede ad Atene dichiara di occuparsi dello sviluppo di progetti per costruire centrali idroelettriche. Nel contratto la Serremar si impegna a individuare i possibili progetti e prepararli materialmente. Vis e Vita farà le richieste di autorizzazioni necessarie nonché l’approvvigionamento dei fondi.

In questa suddivisione degli ipotetici impegni (non si individua né un’area di interesse, né una tipologia specifica, né una tempistica, niente di niente), Serremar si impegna a finanziare l’attività di Vis e Vita, fin da subito, con 600 mila euro.

Ve lo traduciamo: diciamo che ci guarderemo intorno per vedere se ci sono affari da fare in campo idroelettrico e poi in caso ci divideremo il lavoro. Ma ancor prima di aver mosso un dito, Vis e Vita vuole un corposissimo “acconto” diviso in tre tranche di 200.000 ciascuna: la prima a fine febbraio, poi maggio e infine luglio.

Anche in questo caso divieto assoluto di rivelare a terzi il contenuto del contratto.

La prima rata di questi due “accordi” (in totale 800.000 euro) viene debitamente pagata da Serremar ai primi di marzo.

Qui ci sorge una domanda: gli altri soci della EHE sapevano degli affari a latere del loro socio Poggi? Forse lo sa la Procura di Salerno, noi no. Così come non sappiamo se gli altri fornitori individuati per la ricostruzione del Villaggio anti-stress abbiano ricevuto richieste come quella arrivata all’imprenditore polesano.

In ogni caso Pierluigi Reviglio, firmato il contratto con Efficient a febbraio, si mette in moto per far partire il cantiere. È lui che si occupa in toto di questa grossa operazione, anche se l’amministratore della società è il figlio Andrea.

Comincia ovviamente comprando il materiale che gli serve, le strutture di acciaio che fanno lo scheletro dei prefabbricati, e quanto serve per i bagni (“Ho lì 150 bagni in magazzino”)

Va di corsa perché in quel periodo c’è la famosa impennata dei prezzi dei materiali edili. Aumenti così vertiginosi che le ditte quando facevano i preventivi per i lavori te li garantivano per massimo una settimana (di solito si va a minimo un mese) perché i prezzi dei materiali si alzavano da un giorno all’altro. E, in più, spesso non si trovavano proprio.

“L’errore che ho fatto è stato correre a comprare materiale - dice Reviglio - perché in quel periodo non si trovava niente”.

Reviglio corre e conta di aprire il cantiere al più presto perché il suo termine da contratto è molto stretto: avrebbe dovuto concludere tutto il lavoro entro il 31 dicembre 2022.

Si aspetta quindi che anche gli altri abbiano fatto la loro parte e ad aprile va a fare il sopralluogo a Laviano convinto di poter cominciare a lavorare al più presto. Ma quando arriva in Campania rimane basito: fino a quel momento nessuno aveva fatto niente.

Ristrutturazione: la teoria e la pratica

A questo punto dobbiamo spiegarvi in breve come avrebbero dovuto procedere i lavori di ristrutturazione del villaggio anti-stress.

La fase uno doveva essere la demolizione delle vecchie casette del terremoto e la preparazione di fondamenta e basi di cemento, dette “platee”, per cui era stata incaricata la società Ambiente Energia di Pasquale Vessa (un attimo di pazienza: Vessa entra in scena tra poco). Su queste la Serremar, fase due, avrebbe dovuto montare i prefabbricati. Infine dovevano arrivare gli impianti forniti da altri due fornitori. Gli impianti energetici supermoderni erano quello che “trainava”, nel gergo del 110, la concessione dell’intero credito fiscale: si tratta di cogeneratori, pannelli fotovoltaici e via dicendo. I cogeneratori doveva fornirli la EHE di cui è socio Silvano Poggi. A Laviano Pierluigi Reviglio rimane scioccato: “Niente, non c’era niente, né demolizioni né niente!” In realtà c’era qualcosa più di niente: le casette, lungi dall’esser state demolite, erano ancora…occupate. C’erano persone che ci abitavano dentro!

E questa dobbiamo spiegarvela.

L’insediamento (che il Comune chiama “Villaggio anti-stress”) era stato costruito come soluzione temporanea per gli sfollati del terremoto in Irpinia del 1980, che aveva distrutto completamente Laviano. Poi, una volta ricostruito il paese, il Comune ha deciso di affittarle, a pochissimo prezzo, per chi dalla pianura vuole salire a mezza montagna durante l’estate. Le affitta però stabilmente, per tutto l’anno. E chi si è aggiudicato l’affitto nel corso del tempo se lo tiene, visto il prezzo ridicolo (si dice meno di 100 euro al mese). Ma tutte insieme, per il Comune, finiscono per essere un introito significativo.

Ora, per andare avanti, dobbiamo far entrare in scena un altro personaggio importante: Pasquale Vessa.

Vessa è un ex deputato del Popolo della Libertà eletto in Campania nel 2008. Berlusconiano di ferro, resta in Parlamento solo una legislatura, fino al 2013. Poi si ricicla imprenditore/immobiliarista. Ma a quanto pare con qualche guaio perché dalle visure risulta che negli ultimi anni ha subito vari pignoramenti di suoi immobili: tre nel 2021, uno nel 2020 e qualche altro negli anni precedenti. Vessa è il titolare della società Ambiente Energia srl che, nelle carte del cantiere di Laviano, viene indicata come incaricata delle opere di demolizione, sistemazioni esterne e opere fondali. Insomma, le fondamenta e le platee delle casette.

Ma Vessa è multitasking: è anche socio, attraverso la sua Ambiente Energia srl, di Efficient Building di cui possedeva, quando parte il cantiere, ben il 25%. Più di Seac, in quel momento. Ed è anche, come ingegnere, responsabile dei lavori.

Però, secondo Pierluigi Reviglio, nessun lavoro era stato fatto quando arrivano gli uomini della Serremar ad aprile 2022: “Poi hanno cominciato a farci le platee, ma con una calma…” . Alla fine ne avranno fatte una decina, esattamente le casette che la Procura di Salerno dice esistenti, e niente di più. Inoltre, specifica l’imprenditore polesano, “ce n’erano anche di sbagliate, abbiamo dovuto contestargliele”. E ci mostra le foto di queste piastre di cemento che hanno uno scarto tra un lato e l’altro anche di due centimetri. Se vi sembrano pochi provate ad appendere un quadro con due centimetri di dislivello. O a farci sopra una casa che deve stare in piedi.

Reviglio ci spiega che nei mesi successivi ha continuato a chiedere che la fase uno andasse avanti, perché lui altrimenti era bloccato. Ma afferma che nessuno si è mosso.

Anche per quanto riguarda la progettazione le cose sembrano subito sballate: “Quando io sono andato giù a Poggi e a Farneti gli ho detto: ‘Guardate che qua non c’è il metano, come fate a far andare i cogeneratori?’ Mi hanno risposto: ‘Faremo la rete dopo’”.

Inoltre, spiega, il progetto prevedeva case col tetto senza scarichi a terra: “In montagna dove può venire un metro di neve? Come a dire che a Trento vi faccio case a tetto piano”. Il progetto, dice, lo ha poi modificato la sua ditta, su richiesta del sindaco di Laviano. E hanno fatto casette con il tetto inclinato.

Abbiamo chiesto chi avesse fatto il progetto: “Il rendering l’ha fatto Gea e il cantiere lo dirigeva Fausto Farneti, ma sarà venuto in tutto un paio di volte”.

E adesso parliamo dei soldi.

Secondo il contratto tra Serremar e Efficient Building, i pagamenti dovevano funzionare così: il 20% della somma totale (circa 4 milioni) venivano versati subito dopo la firma del contratto come caparra. Poi si procedeva per stati di avanzamento ad ogni 30% di lavori fatti. Quindi, per la Serremar una volta costruite le prime cento casette, dovevano arrivare circa 5 milioni.

Facendo un po’ di conti, se Efficient Building ha pagato a tutti e quattro i fornitori principali (e Reviglio dice di sì) il primo 20% su un contratto finale di 70 milioni di euro (questa è la cifra pattuita col committente), sono usciti dalle casse di Trento dai 12 ai 14 milioni. Qui dobbiamo chiarire bene una cosa: di tutta questa gente e girandola di società e partecipazioni societarie, l’unica che ci mette dei soldi è Seac. E ce ne mette tanti: nel bilancio del 2022 troviamo infatti il finanziamento di 11 milioni e 492 mila euro verso Efficient. Seac e il suo presidente Giovanni Bort decidono quindi di “nutrire” le operazioni relative al Villaggio in Campania. E lo fanno in un momento in cui Seac è socio minoritario di Efficient, perché al tempo la software house trentina possedeva soltanto il 14 per cento delle azioni.

Sono questi i soldi con cui vengono pagati gli acconti ai fornitori. Stando a quanto dice Reviglio, i suoi due “mediatori”, Poggi e Farneti, gli avevano detto: “Tu incassi la caparra, ci dai la nostra parte e procuri subito materiale per arrivare al primo stato d’avanzamento. Perché lo facciamo a piè d’opera”.

A piè d’opera vuol dire che vengono pagati i materiali acquistati anche se non sono ancora stati montati.

C’era, secondo Reviglio, una gran fretta di arrivare a questo primo stato di avanzamento. Notate che questo avrebbe coinciso con il momento in cui saldare le “commissioni” richieste alla Serremar. Per la Serremar la cosa andava benissimo: incassare altri 5 milioni (dopo la caparra con cui, afferma Reviglio, sono stati comprati i materiali) avrebbe sistemato le sue pendenze fiscali e l’azienda avrebbe potuto portare avanti il cantiere senza problemi.

Quindi, come concordato con Efficient, a fine aprile, con quasi nessuna casetta ancora costruita, Serremar invia ad Efficient una fattura di circa 5 milioni. Lo stesso fanno probabilmente gli altri fornitori.

A quel punto Efficient Building può procedere con il processo di validazione delle spese sostenute come credito fiscale. Passaggio necessario per poi venderli e incassare il denaro col quale a Trento forse contano di coprire il pagamento delle prime fatture dei fornitori.

Ma qui cominciano i problemi..

“Il problema - ci spiega Reviglio - è che hanno cambiato due volte l’ente certificatore. Una prima volta è stato Ernst&Young, ma non gli hanno riconosciuto lo stato di avanzamento perché, ovviamente, le case non erano state fatte. Poi hanno cambiato l’ente certificatore, sono andati da un altro. Questo ha detto più o meno che le cose potevano essere in regola (ma questo avviene nel 2023, ndr). E poi so che hanno venduto qualcosa”.

Insomma i primi certificatori si rendono conto immediatamente che non c’è niente che giustifichi la richiesta del credito fiscale e questo incaglia completamente il meccanismo della vendita dei crediti stessi. Aggiungete che nella seconda metà del 2022 ci sono modifiche normative sul 110 e serpeggia la paura che i rubinetti statali vengano chiusi.

Efficient Building non riesce più a pagare e per mesi, ci spiega Pierluigi Reviglio, lui sollecita sia il pagamento della prima fattura che un intervento deciso per far andare avanti i lavori. Non accadono né l’una né l’altra cosa, nonostante le continue promesse di Efficient Building.

“Abbiamo anche fatto una riunione con Franco Cova a Trento - ci dice mostrando la mail di Efficient Building che convoca la riunione proprio a ridosso di Natale, il 21 dicembre -. Io lì mi sono incazzato, ho spiegato che avevo grossi problemi. Ed eravamo a dicembre (2022, ndr) e non avevamo ancora incassato”.

Franco Cova è il direttore di Seac.

Alla fine la Serremar decide, il 13 gennaio 2023, di sospendere quel po’ di lavori che riusciva a fare nel cantiere di Laviano e, di fatto, la baracca si chiude.

Il 7 aprile 2023 il Tribunale di Rovigo, su richiesta dell’Agenzia delle Entrate, apre il fallimento della ditta.

Ma la storia ovviamente non finisce con i guai della Serremar.

Perché giusto a marzo 2023 Efficient Building aveva trovato chi le validava il credito fiscale ed era poi riuscita a farselo riconoscere dall’Agenzia delle Entrate. Solo per vederselo congelato tre mesi dopo dalla procura di Salerno che le sequestra 40 milioni e mette sotto indagine tutti: dagli amministratori presenti e passati di Efficient Building (all’epoca Mauro Bonvicin, tra le altre cose vicepresidente di Confcommercio), a tutti i fornitori, al professionista che aveva fatto le asseverazioni dei conti, il commercialista Maurizio Consonni di Firenze, alla onlus lucana Polis Mathera che faceva da capocommessa, fino al sindaco del comune di Laviano, Oscar Imbriaco.

Tutta questa storia vista da dentro, seppur parzialmente, ci porta alla stessa conclusione dell’imprenditore di Rovigo: come ha fatto Seac a farsi incastrare in questo modo? Perché Seac tra finanziamenti di vario genere e successive lettere di garanzia ha messo in gioco 27 milioni di euro, su questa faccenda.

1. - continua

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