La débâcle dell’Occidente
E’ deprimente leggere i giornali (o almeno, il 95% di essi) in queste settimane. Alle azioni militari dei palestinesi o dei loro supporter islamici, seguono urla indignate per i morti causati; a quelle, molto più micidiali di Israele, seguono neutre e dotte (?) discussioni sui vantaggi strategici; vengono tracciate “linee rosse” che Israele non passerà e che gli USA non permetteranno di valicare (Ramallah, Gaza Sud, l’invasione di terra in Libano...) e quando vengono tenute in non cale, si passa a parlare d’altro.
Del continuo, violento espansionismo israeliano in Cisgiordania, con un territorio segmentato da muri e da strade interdette ai palestinesi, la popolazione ridotta alla sopravvivenza e bersagliata da continui attacchi terroristici (700 morti, si calcola) dei fondamentalisti ebrei, non si parla proprio. Pur sapendo che quello, l’espansionismo israeliano, è la causa di tutto, prima e oltre la pur disumana strage del 7 ottobre 2023 (peraltro ampiamente controbilanciata, oltre 40.000 morti a Gaza contro i 2.000 dei kibbutz). Insomma, la causa storica del conflitto in realtà non è il terrorismo dei palestinesi, ma la loro presenza, la loro esistenza, che la destra religiosa oggi dominante intende rimuovere: eppure di questo non si può parlare. Non tanto e non solo per non esporsi all’accusa di antisemitismo (ridicolmente strumentale: è come dare dell’anti-italiano all’anti-fascista), ma perché il sostegno sempre e comunque a Israele viene considerato una ineludibile scelta di campo. Sei per l’Occidente? Allora devi essere per Israele.
Questo ci porta al nodo vero, l’America. Tralasciamo Trump, che pur è stato il seminatore di vento: ha trasferito l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme Ovest, chiaramente indicando che supportava l’espansione ebraica verso la Cisgiordania; ha buttato nel cestino gli accordi con cui l’Iran rinunciava al nucleare militare in cambio di aperture economiche, provocando così una ritorsiva chiusura del regime iraniano; si era illuso che con i Patti di Abramo si potessero inglobare nei rapporti politico-economici occidentali gli stati petroliferi sunniti, isolando l’Iran sciita e gettando in discarica i palestinesi.

A raccogliere la tempesta è stato Biden. Stretto tra l’espansionismo bellicista della destra israeliana da una parte, la violenta disperazione palestinese e la rottura iraniana dall’altra, ha cercato di barcamenarsi per ridurre i danni, ma poi ha finito con l’appoggiare, finanziare, armare l’estremismo di Netanyahu. Kamala Harris fa la vicepresidente, e segue a ruota.
Rischiano di essere scelte suicide. Israele già si trova in un isolamento drammatico: l’accusa all’Onu di essere una “palude antisemita” ne è la plateale controprova. In realtà a nutrire la disumanità dell’antisemitismo è proprio la disumanità della destra israeliana, cui l’ebraismo internazionale, tranne pochi casi, non sa opporsi con nettezza.
Ma anche l’America ne esce molto male. Nel resto del mondo la narrativa non è quella, sempre subalterna, dei nostri grandi giornali; lo scempio dei palestinesi e dei libanesi appare in tutta la sua cinica gravità in Asia, in Africa, in parte del Sudamerica.
A livello globale si stanno consolidando nuove alleanze, nuovi circuiti economici, egemonizzati da nuove potenze emergenti come la Cina, che gli Usa vorrebbero recintare e contenere.
Ci sarebbe molto da dire su questa “strategia del contenimento” di chi ti è concorrente: arrogante, ingiusta, pericolosa. Ma ne parleremo in altra sede. Qui sottolineiamo come tale strategia, oltre che sulla forza militare, economica e tecnologica, si basa sul soft power, l’egemonia culturale, che non è solo industria (cinema e quant’altro), ma capacità di rappresentarsi come alfiere, sia pur imperfetto, della democrazia e dei valori connessi. “Democrazia!” gridavano i giovani sul muro di Berlino, a Piazza Tien-An-Men, a Kiev, nelle primavere arabe. In genere non è finita bene.
Ma la rappresentazione, pur ammaccata, è rimasta in piedi. Ora rischia di essere travolta da una realtà non più scusabile. Gli americani stessi stanno aprendo la strada alle nuove potenze.