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Daniza online

Delle tante reazioni registrate al caso Daniza su Internet (a QT, tra le altre, sono arrivate per mail diverse comunicazioni di turisti che dichiarano di non venire più in Trentino se l’orsa verrà catturata), riportiamo questa, tratta dal sito di tal Edoardo Gandini, che ci sembra molto informata e perfettamente condivisibile.

Trentino Alto Adige, Pinzolo e dintorni, una piccola area che raggruppa circa 3.000 cacciatori (dati del Ministero per le Politiche agricole) e che ha una tradizionale (e anacronistica) passione per il consumo di carne di orso. In questa realtà, a ferragosto, trova il suo momento di celebrità tal Daniele Maturi, personaggio eclettico: adora il soprannome Carnera - come il pugile - e senza dubbio ama farsi fotografare e rilasciare interviste. Finalmente un po’ di notorietà, si potrebbe pensare.

Ma qual è la storia tanto interessante del Carnera di Pinzolo? Questo signore, abitante della zona, decide di passare la giornata nei boschi in cerca di funghi. Tutto procede bene fino a quando, avvistata una mamma orsa con i propri piccoli, partorisce l’idea di appostarsi dietro un albero per osservare meglio le abitudini della famigliola. L’orsa, percepito l’odore del fungaiolo e avvertendone la presenza come una minaccia per i propri cuccioli, si avventa contro di lui. A questo punto chiunque penserebbe che la storia sia finita qui, o meglio, che sia stato un medico legale a raccontarne il seguito. Invece, è proprio l’impavido Carnera che, “vivo per miracolo, ma chissà cosa sarebbe successo a un altro con un fisico più esile”, poche ore dopo è già pronto a raccontare le proprie gesta a giornali e televisioni. Dopo essere stato aggredito alle spalle dall’orsa, da terra ingaggia un corpo a corpo con l’animale che gli morde le braccia e gli dilania un ginocchio, ma - per fortuna - con una serie di calci e pugni riesce a sferrare un colpo micidiale alla bocca dell’orsa, che tuttavia subito dopo gli azzanna un piede e lo trascina per metri fino a quando il gigante buono di Pinzolo non lascia partire una nuova disperata serie di calci e pugni che stordiscono l’orsa e finalmente gli permettono di conquistare una via di fuga.

Ho inventato qualcosa? Niente affatto, sono tutte parole uscite dalla bocca di Daniele Maturi nelle varie interviste televisive che ha concesso. Dall’ospedale? Macché! Da casa propria, dove riceve amici e parenti camminando, sedendosi, alzandosi con disinvoltura e mostrando maglietta e pantaloni graffiati ma senza alcuna traccia di sangue. È stato anche azzannato a un piede e trascinato per metri da un’orsa inferocita, avrà almeno il ditone ferito? No, però la suola di gomma della scarpa da trekking presenta un taglietto!

Visto che non mi risulta che la Polizia Giudiziaria o il Pubblico Ministero abbiano sottoposto Daniza a interrogatorio, ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni circa quanto riferito dall’unico testimone, e personalmente questa storia mi ricorda scene hollywoodiane come quella in cui Leonardo Di Caprio lotta e vince contro un gigantesco squalo e conquista la splendida Virginie Ledoyen in “The Beach”. Ma, per quanto criticabili siano le politiche che riguardano gli squali, non credo che nessun assessore o ministro, dopo essere andato al cinema, abbia emesso un’ordinanza per ridurne il numero nei mari thailandesi. In Italia, invece, è scattata immediatamente la caccia a Daniza che è stata condannata, si badi bene, secondo schemi umani, per essersi comportata “in maniera equilibrata”, come sottolineano gli etologi e per aver fatto quello che qualunque mamma farebbe: difendere i propri figli da un potenziale predatore. Anzi da un fungaiolo che pur essendo a conoscenza del progetto di ripopolamento degli orsi, va nel Parco ad esso dedicato, vede un’orsa adulta con i cuccioli e ha la geniale di idea di simulare il comportamento di un predatore. Ammesso e non concesso che le parole di questo Carnera post-moderno siano anche solo minimamente corrispondenti alla realtà. Eppure, come detto, la Provincia di Trento emette una delibera e un’ordinanza, avallate dal Ministero dell’Ambiente, dirette alla cattura di mamma orsa per rinchiuderla in uno spazio piccolissimo e recintato per il resto della vita, con buona pace della Legge Quadro sulle aree protette 394/91 che all’articolo 11 proibisce “la cattura, l’uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali”. È l’Italia, bellezza!

Leggendo le affermazioni dei politici locali e di molti residenti, la storia di Daniza sembra quasi liberatoria: finalmente si può raccontare a tutti quanto siano pericolosi gli orsi e in tanti auspicano l’interruzione del progetto ecologista. La fobia dell’orso è sdoganata! Ma siccome a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina, un’analisi più accurata evidenzia due aspetti. Anzitutto occorre sapere che il Parco Adamello Brenta ha partecipato al progetto Life Ursus per il ripopolamento degli orsi finanziato da fondi europei e, curiosamente, in quel periodo non si ebbe notizia di alcun fungaiolo eroe. Il progetto, terminato nel 2004, garantì ricadute positive per l’area interessata e così le autorità italiane proposero un nuovo progetto per la conservazione dell’orso bruno. Nel 2010 il progetto Life Arctos viene approvato, ma esso prevede una differenza rispetto a Life Ursus: lo Stato italiano deve cofinanziare il 32% dell’azione, circa 1 milione e 300.000 euro. Così, dopo aver intascato i fondi europei e giunto il momento di aprire il portafoglio, ecco che spunta fuori Daniele Maturi e con lui tutti i rischi derivanti dalla presenza di orsi improvvisamente pericolosissimi, l’emergenza per l’incolumità pubblica e la necessità di riflettere sul proseguimento del progetto Life Arctos.

Il secondo aspetto riguarda le probabili conseguenze qualora il progetto venisse interrotto. Possiamo ipotizzare che verrà legittimata la caccia a questo splendido animale e le migliaia di cacciatori della zona, le loro famiglie e chi guadagna da questa attività garantiscono un bel bottino di voti alle elezioni locali. È (sempre) l’Italia, bellezza!

In conclusione, voglio essere costruttivo e proporre alle Istituzioni una strada alternativa. Cosa succede in un paese normale e dunque quali sono le buone pratiche alle quali l’Italia dovrebbe ispirarsi? Anzitutto, in un paese normale, il fungaiolo, che ha dichiarato di essere a conoscenza dei luoghi che ha frequentato, viene multato per aver disturbato un animale protetto. Inoltre, le autorità locali predispongono adeguati segnali per i turisti e per chiunque dovesse ritrovarsi in aree abitate da animali selvatici, e inoltre, a partire dalle scuole, gli uffici pubblici offrono materiale informativo ed educativo per garantire una pacifica convivenza tra uomo e animale e sviluppare attività economiche belle e sostenibili. Questo avviene nei paesi civili, con lo scopo di tutelare l’integrità umana attraverso la protezione degli animali e non viceversa. Ora la Provincia di Trento e le altre autorità locali hanno la straordinaria opportunità di mostrare la propria volontà ad adeguarsi ai migliori standard internazionali affinché sia scongiurato qualunque tipo di incidente e i propri cittadini possano godere della straordinaria e positiva presenza di animali liberi, a partire da Daniza e i suoi cuccioli.

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