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Il Mediocredito alle Coop: nonostante tutto

È stato il Movimento 5 Stelle (non le pagine economiche dei quotidiani) a dare la notizia: l’agenzia di rating Fitch ha declassato il giudizio su Mediocredito Trentino Alto Adige di ben 5 livelli, portandolo dal livello BBB+ a BB-, uscendo quindi dall’ “area di investimento” - caratterizzata da “capacità di rimborso adeguate” - per finire nell’”Area speculativa”, in presenza cioè di una significativa “possibilità di rischio di credito”. Insomma se ci mettete dentro soldi sono affaracci vostri.

Ora, Mediocredito è una banca storica della regione, di proprietà dell’ente pubblico, finalizzata al sostegno delle imprese, compito che ha molto ben sostenuto nei decenni scorsi (un esempio: è stata fondamentale nel recupero e rilancio dell’imprenditoria trentina dopo l’alluvione del 1966). Come è possibile che oggi sia valutata poco più dei titoli spazzatura?

La risposta è stata impacciata: il downgrade è dovuto alla nuova normativa europea, che non permette più di considerare l’ente pubblico come garante. Ma è una risposta che non spiega niente: perché ammette che Mediocredito, senza la garanzia del pubblico, è una banca che da sola non si regge in piedi, o lo fa malamente. Queste non erano certo le condizioni in base alle quali la banca per decenni ha operato, il quesito quindi rimane: come si è arrivati a questo punto?

La premessa, partendo da lontano, viene dal Testo Unico Bancario del 1993, che ha abolito la separazione tra banche d’investimento e banche commerciali, introdotta non a caso da Roosevelt durante la Grande Depressione per evitare che ancora le crisi della speculazione incidessero sui prestiti alle imprese. Nel demente clima di deregolamentazione neoliberista degli anni ‘90 fu poi abbattuta quella separazione e così in questi anni ne abbiamo pagato le conseguenze. Nella nostra regione abbiamo avuto che Mediocredito, che doveva fornire - come dice il nome - credito a medio-lungo periodo alle imprese del territorio, si è messa a operare a tutto campo.

I problemi sono sorti quando, 12 anni fa, in clima dellaiano, la gestione di Mediocredito fu di fatto delegata, attraverso patti parasociali, alla Cooperazione. E qui siamo alle solite alleanze parapolitiche che danneggiano il pubblico e il territorio.

Perché, per non creare concorrenza al sistema delle Casse Rurali, Mediocredito si è messa ad operare fuori regione. Con il doppio risultato negativo: da una parte di sottrarre all’imprenditoria regionale un’importante fonte di credito, dall’altra di avventurarsi in territori sconosciuti, già ben presidiati dagli istituti di credito locali, e quindi di dare impieghi alle imprese meno solide, o addirittura invischiarsi in pelose e rischiose operazioni immobiliari. Così nel 2014 la maggioranza dei finanziamenti (il 54%) viene concessa ad imprese fuori regione; con le quali la percentuale di crediti deteriorati risulta (vedi la tabella a lato) due-tre volte superiore a quella con le imprese regionali. Non parliamo poi delle avventure immobiliari: “un esempio è quello concesso a una speculazione sul Garda bresciano, 80mila metri cubi (vedi il rendering ndr) sulla spiaggia di Toscolano Maderno - ci dice il consigliere Degasperi - Più di 16 milioni che rischiano di andare in fumo, sicuramente in sofferenza”.

Con questi esiti l’utile è crollato (0,08% dell’attivo patrimoniale), la banca si trova in una situazione di sottocapitalizzazione in presenza di forte deterioramento del credito. Di qui il giudizio di Fitch, cui si affianca quello di Moody’s.

E a questo punto che fa la Provincia? Rossi sembra andare avanti sulla stessa strada, anzi accelerare: cedere la maggioranza di Mediocredito alla Cooperazione. A dire il vero era un progetto già in cantiere con Dellai, che ora è stato perfezionato: con Mediocredito, il sistema delle Casse Rurali, e le banche di Credito Cooperativo del nord Est, darebbero vita a una holding di dimensione significativa. Per “rafforzare la vocazione territoriale di

Mediocredito TAA a supporto delle politiche pubbliche di sostegno all’economia locale” sostiene Rossi.

Ci permettiamo di dissentire. Mediocredito gestito dalla cooperazione si è già staccato, e di molto, dall’economia locale; inserito in una holding del Nord Est, risponderebbe a logiche che con le “politiche pubbliche di sostegno all’economia locale” ben poco o nulla avrebbero a che fare.

Anche sul prezzo c’è poi da ridire, cantava De Andrè. Infatti si tratterebbe non di vendita, ma di svendita, facendo pagare le azioni in base al loro valore nominale (0,52 euro, ricavato dividendo per il numero di azioni il patrimonio iniziale, all’epoca della fondazione della banca) invece del valore reale (1,69 euro, come ricavato dividendo per il numero delle azioni il patrimonio netto attuale).

Insomma: siamo al solito intreccio di rapporti politico-clientelari. Con gli interessi economici del territorio tutto questo ha molto poco da spartire, come appunto certifica Fitch.

Mediocredito: incidenza dei crediti deteriorati per area territoriale

  • Trentino, 13,2%
  • Alto Adige, 4,4%
  • Veneto, 23,8%
  • Lombardia, 30,6%
  • Altre aree, 32,6%

Fonte: Progetto di bilancio 2014