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Metti una serata a Roncafort

Un’assemblea in una frazione degradata e dimenticata. Dopo Interporto, scalo Filzi, sovrappasso, arriva l’inceneritore: tanta rabbia ma soprattutto disillusione.

Venerdì 15 ottobre, alla sala civica di Roncafort, annuale incontro con le autorità municipali invitate - per la tredicesima volta - a spiegare cosa rappresenti per Trento questa frazione infilata tra l’autostrada ad ovest, la ferrovia a est e chiusa verso nord dall’Interporto. Una zona, fino a 20 anni fa, di gran pregio agricolo, trasformata in un’area di preda per ogni sorta di soggetto. In verità il primo attacco risale al 1859 quando la ferrovia Trento-Innsbruck separò in modo netto Roncafort da Gardolo, ed il secondo al 1914 quando in mezzo alla campagna venne costruito l’aeroporto militare. Ma è a partire dal 1980 che l’area viene usata per ogni genere di iniziativa senza tener conto del territorio e dei suoi abitanti.

Per animare l’assemblea l’associazione culturale "Il gruppo" non fatica a mobilitare 70 persone che hanno ben chiaro il loro dissenso per come viene trattata la frazione. Davanti a loro due assessori, Rudari e Pegoretti, ben consapevoli di essere qui per rivestire quei panni di imputati che, passando di assessore in assessore, sono oggi finiti sulle loro spalle, e che probabilmente essi a loro volta gireranno ad altri assessori e ad altre giunte per altre assemblee. Sul tavolo, a loro disposizione, una minuziosa raccolta di articoli di quotidiani che illustrano a partire dall’87 l’indisturbato procedere del degrado.

Saranno due ore di lamentele, di recriminazioni, rabbia, rimostranze da parte dei convenuti, alcuni dei quali sembrano addirittura troppo incazzati per riuscire ad esprimere pienamente quel che pensano, e due ore di attenzione, appunti e piccole risposte da parte degli assessori.

Il confronto tra le promesse comunali susseguitesi nel tempo a partire dal ’87 e le affermazioni fatte dagli assessori nella serata di venerdì renderanno con chiarezza il senso delle inquietudini dei convenuti.

Alto Adige, 9 febbraio 1988. Titolo: "C’è disponibilità a risolvere i problemi".

"Durante l’assemblea, l’assessore ai lavori pubblici Leveghi assicura che ora vi è la certezza che il sottopasso si farà. L’accordo dopo estenuanti trattative tra provincia, Anas, Comune e ferrovie".

Alto Adige, 22 novembre 1995. Titolo: "Sul nuovo sovrappasso il Comune di Trento faccia un passo indietro".

"Tenuto conto dell’opinione degli abitanti [..] il Comune potrebbe riconsiderare il problema, riascoltare la circoscrizione e la popolazione".

Alto Adige, 22 dicembre 1995. Titolo:"Ancora scontro sul sovrappasso".

"Roncafort: sconfitti in Comune, i fautori del no si ritrovano per cercare altre vie contro il manufatto".

Dunque, 15 ottobre 1999, ore 21: inizia l’incontro. Dopo alcuni interventi iniziali in souplesse, gli animi si scaldano non appena si accenna al sovrappasso ferroviario, mostro urbanistico dalle non ancora chiarite reali finalità. Basta un solo cenno alla sua esistenza per fomentare tra i consiglieri circoscrizionali presenti accuse reciproche di voltafaccia, vergogna, inviti a star almeno zitti e di aver smentito col voto impegni presi con tutti. Pesa la lunga serie di assemblee pubbliche, in cui tutta la frazione si era invano detta assolutamente contraria al sovrappasso e aveva chiesto interventi su altri problemi: paesaggio, ecologia, strutture, rumori, inquinamento di aria e acqua, distruzioni di terreno agricolo.

I toni di voce si fanno acuti, applausi ad uno "che dice quel che pensa", qualcuno si alza per andarsene.

Un signore, rimasto fin lì seduto e con la testa china, alza la mano e sbotta con durezza: "Roncafort non è mai stata ascoltata! Perché? A cosa servono le circoscrizioni? gli assessori rappresentano i cittadini o se stessi? Perché non si è tenuto conto delle 700 firme contrarie al sovrappasso? Avete calato un progetto sulla nostra popolazione senza consultarla".

Ancora applausi e nuovo prolungato scontro politico a più voci tra consiglieri circoscrizionali, finché una signora minuta spegne un po’ di scintille protestando contro le troppe citazioni di parti anatomiche maschili.

Il fatto è che il sovrappasso è lì fuori, 514 metri per 14 di larghezza, 10 di altezza, 9% di pendenza, percorso da auto e camion ma non da un tram che porti a Gardolo studenti, donne a far la spesa, anziani e quanti non hanno l’auto. Appena aperto, ha accentuato l’isolamento di Roncafort invece di eliminarlo come era nei desideri degli abitanti, che invano avevano approvato solo la costruzione di un sottopasso leggero di 140–160 metri.

Ironicamente uno chiede notizie delle rampe a verde sul sovrappasso, delle aiole alle sue entrate che nei disegni fatti col computer rendevano perfino gradevole il manufatto, e della fascia alberata dall’Adige alla ferrovia che avrebbe dovuto isolare l’Interporto rispetto a Roncafort. Pegoretti accenna ad allargare le braccia ma si ferma.

Alto Adige, 9 febbraio 1988. Titolo: "C’è disponibilità a risolvere i problemi". "Il vice sindaco Guarino garantisce a Roncafort l’apertura di un ambulatorio medico in via Caneppele funzionante salvo intoppi da primavera; Visintainer sottolinea che il Prg terrà conto ‘in particolare’ del riordino della tormentata zona di Roncafort e Campotrentino per evitarne il completo degrado. L’assessore ai lavori pubblici Leveghi assicura che ora vi è la certezza che il sottopasso si farà".

15 ottobre ‘99. Queste promesse vengono richiamate con grinta dai presenti. L’assessore Rudari interrompe il suo silenzio e risponde constatando che il sovrappasso c’è (sic!!) e bisogna tenerselo: guardiamo avanti. Della collaborazione non c’è traccia, del medico neanche.

Una signora accenna all’insopportabile mancanza di un parco, di spazi verdi e di aggregazione, ma Rudari para il colpo tirando fuori 600 milioni per completare l’esproprio di 3.000 metri quadrati per fare il parco: 2 metri per abitante.

"Ci sembrano pochi" - si controbatte. "Se lo volete più grand,e chissà quando ce l’avrete". Ammette però che il parco così come è stato pensato è sballato e propone di aspettare un anno o anche due per ripensarlo, ma è interrotto da un grandinata di no. Proteste vivaci e contestazioni per l’ubicazione dello stesso e le sue misure, ma di rinunciare all’uovo oggi per la gallina domani nessuno se la sente. Si va d’accordo sui 3.000 metri, ma si accetta la promessa di averne uno più grande più in là. I tempi del primo: forse 2001 o 2002, entro la fine della legislatura insomma; per il secondo bisogna aver fede...

Brevi attimi di soddisfazione generale e subito un nuovo tasto dolente: la strada per l’Interporto. Fatta digerire come accesso temporaneo allo stesso in attesa del completamento della tangenziale, ha continuato ad essere percorsa da camion ed auto anche dopo il completamento come comoda scorciatoia. Chiusa ad inizio estate, si teme la sua riapertura in seguito ad una raccolta di firme da parte di commercianti danneggiati.

L’assessore, interrogato, dice e non dice, ma la sala con un boato esprime il suo rifiuto all’unisono e al primo non resta che farsi garante della chiusura. Anzi, rassicura Pegoretti, a mesi il nuovo Prg metterà paletti che consentiranno di recuperare vivibilità…

Uhm.. già sentita questa, ma il troppo tempo passato questa volta gioca a favore dell’assessore.

L'Adige, 30 settembre 1991. Con due lettere contemporanee il sindaco Dellai risponde ad una domanda sulla ipotizzata piazza di Roncafort prevista nel piano regolatore. Con la prima lettere la prevede, con la seconda la nega. Quale sarà la risposta esatta? Passa qualche mese ed il sindaco attribuisce la colpa del disguido ad un funzionario che non disponeva di tutte le informazioni: la piazza si farà in un luogo definito "centrale" e sarà circondata da edifici pubblici e verde. Offrirà un polo di aggregazione per tutti, restituirà un senso di appartenenza all’intera comunità, fornirà servizi, ambulatori, ecc..

Venerdì 15 ottobre ‘99. Un signore in tono soft lamenta il disagio del suo trasferimento da Gardolo a Roncafort: non ha trovato una comunità ma solo la casa. Il Comune ha calato qui la sala civica e poi è sparito. Come facciamo a sentirci una comunità se per qualsiasi motivo siamo costretti a prendere la macchina e ad andarcene da un’altra parte? Non c’è collegamento con Gardolo, da sempre punto di riferimento per Roncafort. Applausi prolungati. Cerca di tirar su il morale dei suoi nuovi compaesani con un "ci vorranno 15 anni per diventare comunità come Gardolo".

Un altro afferma che i ragazzi del posto sono sempre in auto o sul tram per andare a scuola o a praticare uno sport o per recarsi in una struttura di aggregazione per giovani. Così si dimenticano di Roncafort e finiscono per percepirla solo come il posto dove hanno la camera da letto.

Una signora chiede un autobus da Trento alle 23 per rompere l’isolamento ed un altro ne chiede uno da e per Gardolo, ma pare che l’Atesina, sollecitata di una soluzione, ne abbia fatto una questione di soldi e gasolio. Ironico boato di disapprovazione e l’assessore tenta di scusare l’azienda parlando di pendenze, curve ed aiole sparti-traffico troppo strette.

Insiste un altro: senza l’autobus e senza un negozio, con il medico di base a Canova, le scuole a Gardolo, siamo proprio isolati. Prima del sovrappasso bastava attraversare le rotaie e avevamo lì l’autobus. Il sovrappasso l’avete imposto voi e noi dobbiamo subirne solo il disagio? L’assessore prende nota e promette un autobus.

Alto Adige, 31 marzo 1987. Titolo: "Prospettive buie per Roncafort". Il sig. LuigiTabarelli scrive al giornale riferendo che "in un recente incontro con amministratori e tecnici del Comune" si è venuti a sapere di scelte che cambieranno non di poco l’aspetto della zona nord di Trento: Interporto, scalo Filzi, discarica e forse inceneritore. Per il consigliere comunale del Pci Rino Sbop, Roncafort è spacciata, ma un Tabarelli fiducioso conclude augurandosi di essere stato "male informato".

Alto Adige, 2 novembre 1989. A proposito di inceneritore, gli assessori presenti intervenuti all’assemblea indetta a Roncafort dal locale circolo culturale "ribadiscono il no del Comune di Trento alla realizzazione del mega inceneritore da costruire ad Ischia Podetti".

Alto Adige, giugno 1993. Titolo: "Una piccola Marghera".

"Verso un unico superdeposito carburanti per rendere più sicura la città".

Alto Adige, 22 giugno 1993. Titolo: "Deposito sgradito".

"La popolazione è allarmata per voci insistenti che collocano all’Interporto un centro di stoccaggio di carburanti ed oli minerali".

Esaurite più sopra le rimostranze e le rivendicazioni possibili, qualcuno accenna ad altre ipotizzate costruzioni, urbanisticamente ed ambientalmente pesanti: deposito Atesina, deposito regionale carburanti, scalo Filzi, inceneritore dimensionato per tutta la provincia. I presenti hanno poche informazioni, i progetti sono ben custoditi nei cassetti di chi deve decidere per cui si limitano a rimostranze generiche e ad ammonimenti: "Chi si ciuccerà la diossina e l’anidride solforosa in uscita dalla ciminiera? Chi l’acqua inquinata da oli persi dalle cisterne?"

Con risposte condite di periodi ipotetici e rimandi ad altri, i due assessori si alternano nel rendere chiaro ai presenti che qualsiasi contestazione in questa circostanza resterebbe a livello accademico. A tutti in sala diventa chiaro che le scelte sono state già fatte e che il loro posizionamento sul territorio di Roncafort è inevitabile, meglio non farsi illusioni.

Ancora qualche sussulto ed è finita.