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Università: didattica, ma anche qualità della vita

L’Università oggi: non solo lezioni, anche servizi. Cosa si cerca di fare a Trento per legare gli studenti alla città.

Nell’ultimo decennio stiamo assistendo ad un innervamento sempre maggiore dell’università di Trento nel tessuto urbano, grazie anche ad una politica del diritto allo studio più decisa ed attenta alle esigenze non solo del percorso didattico, ma anche del vivere quotidiano dello studente all’interno dello spazio cittadino.

Il prof. Fulvio Zuelli, presidente dell'Opera Universitaria.

Ne abbiamo parlato con il professor Fulvio Zuelli, presidente dell’Opera Universitaria, che mette in luce un cambiamento di mentalità nell’approccio al diritto allo studio, non più concepito su basi esclusivamente meritocratiche, ma anche e soprattutto in base alle esigenze del reddito; concetto, questo, che potrebbe sembrare a tutta prima scontato, specie all’interno di un sistema universitario che prevede larghi accessi come il nostro, ma che giunge invece con un clamoroso ritardo rispetto alle esigenze dei nostri atenei, specie a seguito degli anni della contestazione, che hanno visto crescere impetuosamente il numero degli iscritti all’università.

Atenei sempre più popolosi dunque, e inoltre, come ci ricorda Zuelli, una vita universitaria onerosa, non tanto per le tasse, che sono relativamente basse rispetto alla media europea, quanto per il mantenimento quotidiano dello studente (mangiare, dormire, spostarsi...). Ed in questo quadro, come intende situarsi l’università trentina? Zuelli afferma che si è ormai fatta strada la volontà di attirare i possibili iscritti non solo grazie alle offerte didattiche, ma anche grazie ad una buona qualità di vita: lo studente deve essere messo nelle condizioni di poter vivere l’ università come un percorso completo, comprendente anche momenti ludici, culturali, di crescita non solo formativa, ma anche umana ed esistenziale.

Punto di partenza per una politica di questo tipo è naturalmente la questione degli alloggi: attualmente l’Opera Universitaria ne fornisce circa 600, di cui 300 di sua proprietà, mentre i rimanenti sono ottenuti grazie a convenzioni o all’affitto di appartamenti. L’obiettivo verso cui ci si sta muovendo è quello di arrivare al migliaio, per calmierare un’offerta che è sempre più pressante, col rischio di soffocare il mercato immobiliare del centro storico.

Il nuovo polo studentesco di San Bartolomeo, quasi un "campus".

Il progetto principale in merito è l’ edificazione in San Bartolomeo di uno studentato da 450 posti letto, con l’ambizione però di andare oltre al mero dormitorio, creando una sorta di campus con attività culturali, ricreative, didattiche... Sono infatti previste nel progetto aree sportive, un piccolo auditorium, attività di tutoraggio messe a disposizione degli iscritti più giovani, ai quali affiancare iscritti degli ultimi anni per eventuali consigli e sostegni, nei momenti di difficoltà. Il tutto sarebbe pensato, benché lontano dal centro e dal tradizionale asse universitario di via Verdi, in rapporto con la città, e non come un polo ad essa precluso: l’accesso alle strutture sportive e alle attività ricreative e culturali dovrebbe infatti essere aperto anche agli abitanti del quartiere.

La scommessa del progetto è quindi di mettere lo studente non solo a dormire, ma a vivere all’interno di una struttura, che però non si propone come un polo unico: a questo scopo l’Opera sta predisponendo anche la ristrutturazione e l’ampliamento del collegio "Mayer", e offre inoltre altri 120 posti letto strutturati su 2 condomini a Borino, in questo caso per servire il polo scientifico.

La politica che l’ università sta perseguendo è dunque quella di incrementare la residenzialità, spingendo lo studente, innanzitutto a preferire Trento rispetto ad altre possibili sedi universitarie, e poi invogliandolo a vivere stabilmente nella città, evitando pendolarismi di medio periodo e stimolando la frequenza ai corsi, anche nell’ottica di abbreviare il percorso di studi, che in Italia è ancora mediamente molto più lungo rispetto agli standard europei.

Inoltre Zuelli ci parla della volontà di andare oltre alla mera logica dei servizi, per costruire anche percorsi ricreativi e culturali all’interno della vita universitaria, fino a creare un "clima", quella particolare atmosfera che una città universitaria dovrebbe riuscire a generare, risultante dall’effetto combinato di cultura (non soltanto in senso didattico), relazioni sociali, attività ludiche. Si parla insomma della preziosa vivacità culturale che solitamente costituisce il valore aggiunto nel sapore di una città, e che probabilmente a Trento percepiamo ancora in modo stentato. Anche per questo l’Opera si sta attrezzando, ad esempio con l’ istituzione presso l’ ex area Michelin di sale-prova per i gruppi musicali o per attività teatrali, che paiono molto frequentate ed apprezzate dagli studenti, e quindi probabilmente rispondono a esigenze per lungo tempo rimaste inattese. Questo tipo di progettualità non scaturisce tanto dall’atteggiamento particolarmente "illuminato" degli amministratori (altrimenti non ci spiegheremmo le ragioni dei suoi ritardi) , quanto piuttosto dai mutamenti di indirizzo nel quadro globale dell’assetto universitario italiano, che prevedono ormai l’autonomia e la vicendevole concorrenza dei vari atenei, messi nelle condizioni, per ricevere finanziamenti, di rispettare determinati standard (nel numero degli iscritti, nella percentuale di laureati, nei tempi del percorso di studi...).

Ciò che non ha potuto la ragione politica lo ha potuto dunque quella del "soldo", anche se dobbiamo ammettere che, almeno nelle intenzioni dichiarate, emerge la volontà da parte dell’Opera di coniugare l’aspetto concorrenziale con quello più disinteressatamente culturale, in grado di costruire un più ampio quadro di simbiosi con la città.

Proprio a proposito di questa seconda intenzione è interessante il progetto di assistenza psicologica istituito dall’ Università da qualche mese a questa parte, di cui ancora non si possono trarre bilanci definitivi, ma che pare stia suscitando un vivo interesse e registrando una notevole affluenza.

Si tratta di uno sportello di assistenza psicologica limitata (gli studenti non entrano certo in analisi...), pensato per aiutare tutti coloro che attraversano un momento di difficoltà, non solo per quanto concerne lo studio, ma più in generale rispetto agli innumerevoli problemi che comporta il fatto stesso di crescere ed essere in via di formazione. Un'esperienza certamente ancora in via di sviluppo, ma che riteniamo e speriamo indicativa di una volontà politica di attenzione allo studente, non solo in quanto mero fruitore di un servizio, ma anche e soprattutto in quanto persona in crescita, culturale ed umana, e cittadino del prossimo futuro.