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Responsabilità sanitarie

Il paziente si aggrava, l’infermiere non avvisa i medici, e il paziente muore. Colpa solo dell’infermiere? No, la Cassazione condanna tutti fino al primario.

Con una recente sentenza la Cassazione ha voluto ribadire, con maggior chiarezza che nel passato, la sostanza e i limiti della responsabilità che grava sui medici e gli infermieri verso il paziente, nelle strutture pubbliche e private. Poiché la motivazione è stata pubblicata, con il commento del magistrato Gianfranco Iadecola ("Diritto e Giustizia", n° 15 del 2005) vale la pena conoscerla.

Il caso è il seguente: una persona gravemente ustionata veniva ricoverata presso l’istituto Policattedra di chirurgia d’urgenza della Università di Bari-Policlinico. Dopo un delicato intervento chirurgico, il paziente veniva lasciato senza assistenza per una intera notte, durante la quale moriva per shock emorragico. Il primario chirurgo, il medico di guardia e le due infermiere cui il paziente era stato affidato furono assolti in primo grado e condannati in Appello per omicidio colposo. La sentenza è stata confermata dalla Cassazione.

Il principio ribadito dai Giudici è che "il medico ha l’obbligo di seguire il paziente anche dopo la fine dell’intervento, ed è tenuto ad accertarsi sempre personalmente dell’evoluzione della terapia".

In sostanza la Cassazione ha ritenuto che il primario o capo équipe è titolare di una posizione di garanzia. Egli deve impartire le adeguate istruzioni per la cura del paziente e accertarsi che vengano eseguite. Se il paziente muore per non essere stato adeguatamente seguito nel decorso post-operatorio, rispondono del fatto non solo gli infermieri, ma anche il primario e il medico di guardia che non hanno seguito personalmente il decorso, e poco importa che gli infermieri non li abbiano informati dell’aggravarsi delle condizioni del paziente.

E’ onere del medico, infatti, informarsi di sua iniziativa sulle condizioni degli ammalati degenti nel suo reparto.

In altre parole gli operatori di una struttura sanitaria, medici e infermieri, sono tutti "ex lege" portatori di una posizione di garanzia, espressione dell’obbligo di solidarietà stabilito dalla Costituzione ex articoli 2 e 32, per cui l’obbligo di vegliare sul paziente resta anche dopo l’operazione.

La sentenza su cui ho richiamato l’attenzione è importante anche per altri motivi. Per esempio, sostituisce il principio della causalità generale o in astratto con quello della causalità individuale o in concreto. In altre parole, per condannare medici e infermieri il Giudice deve prima raggiungere la certezza processuale (oltre ogni ragionevole dubbio) che se i comportamenti omissivi o le azioni contestate non si fossero verificate , l’evento morte si sarebbe evitato.

A me sembra che la sentenza sia giusta (questa è anche l’opinione del commentatore, dott. Iadecola) e mi permetto di segnalarla al Tribunale del malato e ai lettori.

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