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Il biodigestore indigesto

La Provincia vorrebbe costruire a Mezzocorona un impianto per il trattamento dei rifiuti organici. Ma il Comune non vuole.

Continua il braccio di ferro tra il comune di Mezzocorona e la Provincia, che si contrappongono da tempo per il biodigestore, un marchingegno che dovrebbe smaltire una parte del rifiuto umido raccolto in Trentino e che al momento viene trasportato in gran parte fuori provincia. Il comune di Mezzocorona ha incaricato l’avv. Dragona di opporsi al terzo aggiornamento del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti, il quale prevede, accanto al ridimensionamento della massa di rifiuti da smaltire mediante l’inceneritore, l’individuazione di alcuni siti, e tra questi Mezzocorona, destinati al riciclo di una delle frazioni più impegnative da trattare, cioè il rifiuto organico putrescibile, la cui quantità recuperabile dovrebbe superare le 50.000 tonnellate. La Provincia insiste per una strategia di autosmaltimento, “per poter garantire ai cittadini trentini che non vi sia un costante aumento della tassa/tariffa di smaltimento rifiuti nel corso dei prossimi anni, in seguito ai possibili aumenti, peraltro già conosciuti negli ultimi mesi, dei costi di conferimento agli impianti extraprovinciali”.

L’impianto destinato a servire il Trentino centro-settentrionale, come si diceva, è stato individuato a Mezzocorona. La PAT aveva invitato gli amministratori del paese ad una visita presso impianti simili nel tentativo di tranquillizzarli e allontanare le resistenze che puntualmente, invece, si sono verificate. Effettivamente, dopo la visita presso l’impianto di Campo San Piero, comune del Padovano, la minoranza di sinistra ma anche l’assessore comunale all’Ambiente erano parsi possibilisti: “La visita ha tranquillizzato anche noi. - aveva affermato l’assessore comunale all’ambiente Toniolli - La Provincia ha promesso che l’impianto che sarà realizzato a Mezzocorona sarà più efficiente di quello piccolo già esistente alla periferia del paese. Tuttavia la nostra amministrazione, se da un lato condivide la necessità di costruire l’impianto, dall’altra proporrà alla Provincia di realizzarlo in un sito diverso da quello inizialmente individuato”.

E puntualmente il comune aveva indicato come alternativa un terreno in una zona più decentrata, lungo la strada provinciale che conduce a Roverè della Luna. Proposta praticabile o azione dilatoria? La resistenza degli amministratori verso un impianto del genere risale a diversi anni fa. Basta dare un’occhiata alla rassegna stampa: una serie di niet più meno costanti. Qualche mese fa il sindaco Fiamozzi l’aveva buttata in politica, sostenendo la tesi della rappresaglia. Mezzocorona, secondo il sindaco, sarebbe stata scelta come sede di una delle piattaforme per lo smaltimento del rifiuto organico in quanto non schierata con il centrosinistra di Dellai e dichiaratamente contraria all’inceneritore anche in difesa delle pregiate produzioni agricole locali.

La lettura politica della vicenda, però, non aveva convinto, in quanto la questione del biodigestore è sorta diversi anni fa, quando al governo della borgata c’era un’amministrazione omologa a quella di Trento. Anche allora tutti gli amministratori si erano dichiarati contrari. La struttura di Mezzocorona era stata acquisita dalla Provincia, tramite la propria finanziaria (la allora Tecnofin), che l’aveva a sua volta rilevata da una distilleria dismessa, alla periferia Nord del paese. Da allora, e senza che alcuna protesta o lamentela siano state manifestate, nello stabilimento sono smaltiti gli scarti provenienti da alcune distillerie e cantine.

Nel 2000 ci fu un altro tentativo di potenziare la struttura, ma anche allora scattò la reazione degli amministratori locali, che in modo abbastanza indifferenziato, maggioranza e opposizione (ex maggioranza ulivista), si dissero contrari all’iniziativa accampando rischi di cattivo odore e di traffico indotto dall’andirivieni dei camion del compostaggio (elemento quest’ultimo caduto, visto che nel frattempo è stata costruita una tangenziale che permette di evitare l’attraversamento del centro abitato). Sono rimasti, però, gli spettri come la Samatec (che era tutt’altra cosa) e il ricordo che Mezzocorona conserva della stessa distilleria Val d’Adige quando, prima della ristrutturazione finanziata con i soliti contributi provinciali, in quanto a puzza, non scherzava.

Dopo il ricorso al Tar, Comune e Provincia sembra abbiano ricominciato a parlarsi. Il contatto è avvenuto pochi giorni fa a San Michele, in occasione della presentazione agli amministratori locali del nuovo Piano urbanistico provinciale. Il rischio è che, se la PAT rinuncerà alla dislocazione del biodigestore presso la ex distilleria, oltre ai possibili maggiori costi tecnici, sorgano tensioni con il comune più a nord, Roverè della Luna. Insomma, un bel groviglio.