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Carmengloria Morales

Una personale di pittura dell'artista italo-cilena.

Le opere di Carmengloria Morales costituiscono la mostra conclusiva (fino al 30 aprile) del lungo ciclo che l’enoteca Grado 12 di Trento, nell’arco di qualche anno, ha dedicato a una perlustrazione della pittura astratta italiana dagli anni ‘50 ad oggi, per cenni come è possibile in un simile contesto, ma portando nomi notevoli, alcuni dei quali mai o poco proposti dai soggetti espositivi canonici del nostro territorio. In alcuni lavori qui esposti, la Morales, che è nata a Santiago del Cile nel 1942 ma abita e lavora in Italia da una vita, riprende nel piccolo formato su carta un impianto compositivo che costituisce, dal 1970, una delle sue più riconoscibili scelte linguistiche: il dittico, metà del quale è dipinta mentre l’altra rimane intatta, vuota. Dove si rende subito evidente un versante concettuale della sua opera, che appunto non si esaurisce nelle pratiche del segno, del gesto e del colore che abitano la parte dipinta, ma comprende una riflessione sul farsi concreto dell’opera pittorica, sul problema di confrontarsi con lo spazio bidimensionale, se vogliamo sullo smarrimento stesso sperimentato dall’artista davanti alla "pagina bianca" che attende il suo intervento.

La Morales resta comunque fino in fondo pittrice, come dimostra il suo raffinato e complesso approccio al colore, punto di approdo di un lungo percorso di ricerca iniziato da molto giovane nelle profonde suggestioni di Rothko, e che più avanti, negli anni ‘60, la vede dedicarsi a lungo ad una severa ricerca sui neri di grafite e da lì emergere alla luce di un elaborato tessuto di colori primari che nelle fasi successive si apre a ulteriori preziosità e lucentezze metalliche. Anche le opere qui presenti ci danno il senso di questa elaborata stratificazione - dove i neri giocano sempre una parte e talvolta si impongono come matrice, materia generatrice – e ci coinvolgono nella gestualità larga, quasi pacata, nel ritmo di una pennellata che è segno, e sembra vivere al tempo stesso di sensualità e pensiero. Con procedimenti lenti, talvolta prolungati per anni, Morales si mantiene fedele alla bipartizione che raffredda con valori mentali la seduzione cromatica, ma esprime anche nella parte dipinta una riflessione che "pensa la materia e la agisce con la gestualità del corpo" (Accame). Anche il "tondo", altra forma amata dalla Morales (qui ce ne sono due) ci dice, pur senza la polarità del dittico, cose simili: anch’esso è qualcosa di più di un supporto, la sua natura "centripeta" diventa una componente di pensiero pittorico.

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