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QT n. 8, settembre 2010 Monitor: Teatro

La stagione di prosa di Trento 2010-2011

Checché se ne dica, Trento è una città culturalmente vivace, se pensiamo che ospita solo 115.000 abitanti. Se per “Trento” intendiamo anche la provincia, includendo Rovereto e tutti i comuni che nell’arco dell’anno brillano, sia pure per poco, di propria luce (con festival, manifestazioni ecc.), si può considerare che l’offerta culturale è ampia, almeno in quantità. Quest’ultima precisazione non va intesa con una sfumatura snob, come se significasse “ma non in qualità”. Dipende: dalle attese personali, dal grado di giudizio (o di pregiudizio) soggettivo. Per chi è legato al teatro dialettale o alla musica corale montanara, talvolta è difficile apprezzare altro, il teatro classico o contemporaneo, la danza moderna o il coro polifonico “colto”. Un giovane che si realizza nel teatro di sperimentazione (spesso povero di mezzi) considera sorpassato qualunque altro tipo di rappresentazione e recita l’antica parte dell’iconoclasta: “disprezzo, quindi sono”. De gustibus non disputandum est: vaglielo a spiegare, al giovanotto.

La rivista ufficiale del Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Le Muse, nel numero di agosto ha presentato le “stagioni 2010-2011”, suddivise in: “Stagione di prosa”, “Prosa-altri percorsi”, “Trento Oltre”, “Musical”, “Stagione Lirica”, “InDanza”. Le prime tre rubriche riguardano dunque il teatro di prosa.

Ora, una programmazione teatrale si può esaminare da vari punti di vista; ad esempio, rilevando quali autori vengano presentati in scena. La Stagione di prosa su 10 spettacoli annovera almeno 8 autori “classici”: Pirandello, Molière, Scarpetta, 2 Shakespeare, Boccaccio, Goldoni, Eduardo. Dei 2 spettacoli restanti, il primo, che apre la stagione, è a suo modo un classico, per il pubblico trentino e per il genere cui appartiene: si tratta di Garage d’or della compagnia Familie Flöz. C’è chi non ama il teatro muto, costruito di sole gag, ma bisogna pur dire che a Trento la Familie Flöz riscuote sempre grandi applausi, a maggioranza. Si potrà disquisire, in altra sede, sulla funzione sociale di questo teatro.

Il secondo spettacolo non-classico è Italiani si nasce... e noi lo nacquimo di e con Maurizio Micheli e Tullio Solenghi, attori noti, i quali presentano, secondo Le Muse, “un omaggio al genere del varietà teatrale [...] un’ironica riflessione sugli aspetti del nostro costume e del nostro carattere nazionale”. Vedremo. Il bello del non-classico sta nell’imprevedibilità. Co-autori del testo, peraltro, sono Michele Mirabella (Elisir) e Marco Presta, “coniglio ruggente”.

Tornando agli 8 classici, possiamo ora verificare chi porta in scena cosa. Sebastiano Lo Monaco e Nicola Fano precisano che lo spettacolo Non si sa come discende “da” Pirandello; si tratta infatti di una “ardita rivisitazione” del dramma pirandelliano.

Marco Bernardi, da Bolzano, con i suoi fidi Bonacelli-Milani-Simoni, mette in scena Il malato immaginario di Molière; possiamo immaginare che assisteremo a una regia abbastanza fedele al testo, salvo sorprese. Il doppio Shakespeare è dovuto alla regia di Fabio Grossi per Le allegre comari di Windsor, con Leo Gullotta, e a quella, congiunta, di Roberto Andò e Moni Ovadia, per Il mercante di Venezia in prova: entrambe le proposte sembrano promettenti, almeno per chi apprezza Shakespeare...

Un altro habitué di Trento, Ugo Ghiti, adatta per il teatro storie dal Decamerone, proponendoci dunque una personale visualizzazione e drammaturgia di celebri novelle. Dal “Carcano” milanese, fondato dal compianto Giulio Bosetti, arriva la regia di Giuseppe Emiliani per La bottega del caffè di Goldoni: un’ennesima versione, d’accordo (come per le Comari, il Mercante e il Malato immaginario); ma uno spettatore normale non perde la salute, se nell’arco della propria vita vede più di una volta un classico goldoniano, scespiriano, ecc.; d’altronde c’è chi vede un film decine di volte...

Eduardo e Scarpetta ci vengono proposti da autorevoli professionisti del teatro napoletano: Luca de Filippo presenta Le bugie con la gambe lunghe, deliziosa commedia scritta dal padre nel 1947, e Geppy Gleijeses mette in scena Lo scarfalietto, scritta nel 1881 da Eduardo Scarpetta, padre di Eduardo de Filippo e nonno di Luca.

Le Muse ammettono che il “percorso è tortuoso”: gli altri percorsi proposti, cinque, annoverano una gran varietà di titoli, autori e artisti. Su tutti, spicca il temibile Nekrosius, con le “5 ore con 3 intervalli” del suo Idiota da Dostoevskij in “lingua lituana con sovratitoli in italiano”. I duri e puri hanno già concordato di recarsi a teatro con copertina e cestino per la merenda, acqua abbondante e caffè... ma in che condizioni si andrà al lavoro, il mattino dopo, se lo spettacolo inizia alle 20.30?

Un altro percorso segue le tracce storiche della proto-brigatista Mara Cagol, in Avevo un bel pallone rosso, di Angela Dematté, regia di Carmelo Rifici (produzione TSB Bolzano); Gioele Dix proporrà “parodie alla Quartetto Cetra” in Oblivion; l’anglo-trentino David Wilkinson vedrà in scena il suo Mito e amore diretto dal duo Galvani-Laurino; da Giovanni Testori è tratto Passio Laetitiae et Felicitatis, messo in scena da Valter Malosti.

La sperimentazione di parola e di idee, che necessita di distanziarsi sempre e comunque da ciò da cui prende spunto, avrà il suo luogo privilegiato, come di consueto, al teatro Cuminetti, che da ottobre proporrà 9 titoli, di cui almeno 4 “classici”: Dostoevskij, Notti bianche (Corrado d’Elia); Williams, Lo zoo di vetro (Juri Ferrini); Woolf, La stanza di Orlando (Carmen Giordano); M. Shelley, Doktor Frankenstein (comp. Koreja di Lecce); 3 “nuovi classici”: Kamil, Il venditore di sigari (A. Oliva) e Hensel, La guerra di Klamm (comp. Gank di Genova); R. Sarti, Nome di battaglia Lia (Sarti e teatro Cooperativa di Milano); e gli “emergenti”: G. de Luca, Sul confine (comp. Carrozzeria Orfeo di Brescia) e Camilli/Lucenti, Col sole in fronte (comp. Balletto Civile e CSS-TSdI Udine).

Come si vede, l’offerta teatrale sarà ricca, talora anche affollata (lo zenit in febbraio-marzo, per schiattare di teatro), se aggiungiamo due musical (Aggiungi un posto a tavola, un altro classico; Aladin di D’Orazio-Pooh), 3 opere liriche (Mozart, Il ratto del serraglio; Bizet, Carmen; Gounod, Roméo et Juliette), 11 appuntamenti con la danza... e il festival di musica sacra, e la Haydn, e la Filarmonica, e i cori d’ogni tipo ed estrazione, il jazz, il rock... Buon divertimento, dunque... E se non vi basta, ci sono Rovereto, Vezzano, Bolzano... tutto noi dobbiamo dirvi?

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