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Fente ‘n giro al S.A.S.?

Fra negozio, bar e punto di ritrovo, ecco il nuovo progetto del “Bruno”

Ormai da un mese, a Trento, il sabato mattina è possibile frequentare un nuovo spazio. Non è solo un bar, anche se ci si può fermare a far colazione con un buon caffé D.O.R. (Denominazione di Origine Rebelde, proveniente dalle comunità zapatiste), torte e dolci fatti in casa, yogurt prodotto da una piccola azienda trentina, spremute e centrifughe. Non è neanche solo una emeroteca, ma sui tavoli si possono trovare giornali e riviste di varia natura per infarcire colazione e chiacchiere di cultura e notizie. Non c’è solo musica, anche se le mattinate sono colorate da un sottofondo di buon jazz e non solo. Tuttavia non è neanche solo un negozio, anzi, a dirla bene, non è proprio un negozio, come spiega un cartello affisso all’entrata, in cui viene spiegato che questa è un’esperienza che mira a far passare la gente da “consumatori” a fruitori critici e partecipi. Però ci si può fare la spesa, lì dentro. Ci si trovano pasta, legumi, riso, vino, olio, detersivi, saponi, passata di pomodoro, birra.

Ma allora che posto è? Il Paese delle Meraviglie? No, niente di tutto questo o forse più di tutto questo visto che è reale. È il S.A.S., lo Spaccio Autogestito Solidale del centro sociale Bruno.

L’iniziativa è figlia del G.A.P. il Gruppo di Acquisto Popolare nato all’interno del “Bruno” e segue la stessa filosofia di un G.A.S.: acquistare da produttori, se possibile del territorio, certificati biologici e/o da piccoli progetti agricoli-artigianali per ridurre il più possibile la filiera e i trasporti. A questo si è aggiunta la volontà di estendere l’esperienza anche a quelle persone che, per vari motivi, non riescono o non vogliono fare parte di un G.a.s., ma sono sensibili al tema della riconversione ecologica e della difesa di beni essenziali come acqua, cibo e territorio.

Così, il gruppo ha deciso di “spacciare” i prodotti acquistati dai propri fornitori, senza ricarichi e senza guadagnarci alcunché, visto che bar e spaccio si reggono sull’impegno volontario di tanti giovani. E i problemi non si sono fatti attendere.

Proteste, inghippi fiscali e l’interesse dei media

Il 9 marzo, qualche giorno dopo l’apertura, il Trentino pubblica un articolo sullo spaccio seguito a breve da una lettera di protesta, apparsa su L’Adige dell’11 marzo e riassumibile in questa domanda: “È tutto legale?”. Da quel momento è stato un crescendo di interesse mediatico e di discussioni sulla legalità o meno della nuova attività del “Bruno”. Capofila delle lamentele la Lega Nord, che lo definisce “un continuo sfregio alla legalità” (dal Trentino del 10 marzo).

Effettivamente, se tale attività non è rilevante dal punto di vista penale, lo è da quello fiscale, come spiegato da Condini, assessore allo sviluppo economico e tributi: “Dipende dal tipo di rapporto che si instaura tra le parti in causa. Se c’è qualcuno che vende e qualcuno che acquista, questo si configura automaticamente come attività commerciale e quindi deve sottostare a certi vincoli e norme”.

Questa, però non è attività a scopo di lucro, perché vendono al prezzo di acquisto. Non ha importanza?

“No. Come ho già detto, bisogna vedere il tipo di rapporto che intercorre tra le parti, a prescindere dal fatto di guadagnare o meno. Sono già andato a parlare direttamente con i ragazzi di questa cosa”.

E Condini c’è andato eccome al centro sociale, per sentirsi rispondere che lo spaccio avrebbe continuato ad esistere. “Cercheremo di fare le cose in regola- ci tiene a precisare Milo, uno dei referenti del progetto - purché sia una forma che permetta di non snaturare il progetto. Per noi verrà sempre e comunque prima il diritto alla sicurezza alimentare rispetto alle questioni burocratiche”.

Infine è arrivato pure l’interesse della Rai, che al Tg3 regionale di sabato 19 marzo ha mandato in onda un servizio sullo spaccio.

L’altra faccia della città

Tuttavia, fortunatamente, l’interesse positivo dimostrato da tante persone è predominante. Solo il primo sabato di apertura sono state staccate quasi una quarantina di tessere e basta passare il sabato mattina in via Dogana tra le dieci e mezzorgiorno per rendersi conto del buon riscontro. Il bar e la saletta dell’associazione “Ya Basta” sono gremiti di avventori che parlano, discutono animatamente, leggono giornali, magari anche ad alta voce e per tutti, ma, soprattutto, aspettano il caffé. Nella saletta attigua, quella dello spaccio, la gente si aggira tra i due scaffali dove è esposta la merce, cercando di fare una scelta, a volte non semplice, tra i prodotti da poter acquistare. E ci sono bambini che si divertono come al parco giochi, che se non assediano i dolci se ne stanno a correre avanti e indietro sul lungo corridoio colorato e ti si intrufolano tra le gambe mentre giocano a rimpiattino. Sembra di essere ad una festa.

Si potrebbe pensare che sia tutta gente che già frequenta il “Bruno” e, se in parte è così, ci sono anche tante altre persone che, se prima avevano un atteggiamento freddo verso il centro sociale, all’idea di poter avere accesso a prodotti biologici e locali ad un prezzo popolare hanno messo da parte qualche pregiudizio e sono entrate a dare un’occhiata. Magari per la prima volta. In ogni caso i commenti sono entusiastici: c’è chi rimane incantato dai tipi di birra esposti e chi si chiede come una struttura del genere possa essere gestita solo da volontari. E anche chi inizia a domandarsi seriamente se questi ragazzi sono solo i soliti “teppistelli perditempo”.

Come avete reagito a tutto questo interesse?

“Non ce lo aspettavamo. L’interesse mediatico ha fatto da cassa di risonanza e siamo soddisfatti” prosegue Milo mentre sistema nuovi pacchi di pasta sugli scaffali in un momento di calma.

Sembra che la città, in qualche modo, stesse aspettando un evento del genere. E che, al di là di alcuni prevedibili episodi di protesta, abbia accolto positivamente il nuovo spaccio. Pensiero confermato anche dalle parole di Margherita, altra referente del progetto: “La maggior parte delle persone si è presa il tempo di esplorare lo spazio, fare domande sul senso del progetto, sull’origine dei prodotti e sul perché sono stati scelti. Qualcuno ha riportato sue esperienze a riguardo e proposto contatti e disponibilità”.

“Ecco perché lo facciamo e come lo facciamo”

Le finalità dello spaccio, va precisato, non sono per niente economiche. Lo spiega dettagliatamente Margherita: “Il S.a.s. vuole essere prima di tutto uno spazio di incontro, al centro del quale stanno il cibo e la Terra, il desiderio di tutelarli sul territorio locale, di mettere in pratica forme di giustizia ambientale e far uscire il gesto della spesa dal supermercato e dalle logiche di profitto. Così diventa un appuntamento umano, un’occasione di scambio, aggiornamento, costruzione di reti, possibilità, percorsi”.

Che legami avete con il mercato contadino e quali novità apporte rispetto ad esso?

“Vogliamo valorizzare il progetto del mercato contadino, non sostituirci ad esso. Concretamente, significa fare pubblicità al mercato, dove si possono acquistare prodotti freschi (verdure, formaggio...) e allo stesso tempo dare la possibilità di completare la spesa. Per questo motivo i prodotti sono quasi tutti complementari, cioé secchi (pasta e riso in primis)”.

 Che futuro vedete per il S.A.S?

“Vorremmo intensificare le relazioni dirette con piccoli produttori locali, conoscere e condividere le loro attività”.

E ci sono anche i sogni: “Sarebbe bello - aggiunge Martina, la terza portavoce - che tanti altri prendessero spunto e che si creassero altri luoghi simili, per riappropriarsi della distribuzione attarverso di essi e dimostrare che la gente ha a cuore la genuinità del cibo che mangia e la sua salvaguardia”.

E a chi, nell’ipotesi di uno sgombero, si aspetta che l’esperienza finisca diciamo di mettersi il cuore in pace, perché il S.A.S ha tutte le intenzioni di rimanere a pungolare le coscienze dei consumatori, come un piccolo “sas” nella scarpa.

Il S.A.S in breve

Lo spaccio nasce dalla volontà di aprire l’esperienza del G.a.p. a tutta la città. È uno spazio autogestito, con una logica alternativa a quella dominata del lucro, a tutela dei beni comuni, così come l’intero centro sociale che lo accoglie.

I prodotti vengono venduti senza nessun ricarico: i prezzi rimangono esattamente quelli stabiliti dai produttori. È possibile acquistare legumi, pasta, olio, detersivi, birra, vino e prenotare pane fresco di sabato in sabato. Il tutto previa sottoscrizione di una tessera di 5 euro, unica forma di sostentamento del progetto. È aperto tutti i sabati mattina dalle 9.00 alle 13.00 presso il “Bruno”, via Dogana 1

L’associazione “Ya Basta”

“Ya Basta”, espressione spagnola che significa “Ora Basta”, è una realtà nata più di dieci anni fa come un ponte di condivisione con la lotta zapatista e strumento di iniziativa politica sul territorio italiano.

A Trento ha la sua tienda presso il centro sociale, dove è possibile acquistare i prodotti (caffé e zucchero in particolare, ma anche scarpe, vestiti e libri) delle comunità sudamericane in lotta e consultare i materiali informativi a sostegno dei progetti di cooperazione.

Per saperne di più: www.yabasta.it