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La golena svenduta

WWF Associazione Pescatori Dilettanti

Con una delibera adottata il 27 ottobre scorso la Provincia di Trento ha assegnato in concessione per ulteriori 10 anni al Comune di Zambana l’intera estensione dei terreni demaniali esistenti lungo il fiume Noce, per un’area di ben 42 ettari. I terreni così posti a disposizione verranno successivamente ceduti ad agricoltori locali mediante aste pubbliche indette dal Comune di Zambana. Trattasi di una estesa area golenale situata in destra orografica del fiume Noce, in corrispondenza della confluenza di questo nell’Adige, la cui concessione ad uso agricolo era scaduta già alla fine del 1997. In conseguenza di tale concessione, la zona era stata appunto “bonificata” ad uso agricolo, con il riempimento e il livellamento del terreno in corrispondenza del vecchio alveo e di altri ambienti umidi, potenzialmente adatti a raccogliere le acque del Noce e dell’Adige in caso di piena. Naturalmente il rinnovo della concessione è stato accolto con viva gioia dagli agricoltori locali.

Di fronte a tale episodio, il WWF trentino e l’Associazione Pescatori Dilettanti ritengono necessario rendere pubbliche le proprie proteste e la propria contrarietà nei confronti di una prassi di gestione delle aree golenali ispirata sostanzialmente a demagogia e a subordinarietà a interessi privati, mentre invece sarebbe necessaria una rigida tutela della sicurezza idraulica a difesa del territorio e a vantaggio dell’intera collettività.

Le recenti, ripetute alluvioni hanno posto in evidenza la necessità di garantire ai fiumi ampie ed adeguate aree di sfogo, tali da contenere e regolare nei limiti del possibile le ondate di piena che sempre più frequentemente si manifestano… Lungo il corso dell’Adige, a diversi anni dall’istituzione dell’autorità di bacino, non risulta che una sola di tali aree di sfogo sia stata concretamente realizzata, con l’eccezione di minuscoli interventi portati avanti, con mezzi modestissimi, dall’Ufficio provinciale dei Biotopi. E’ da sottolineare a a tale riguardo come le Province di Trento e Bolzano, che fin qui nulla hanno fatto per contrastare l’abuso e l’usurpazione delle aree di pertinenza fluviale, siano in realtà responsabili anche della sicurezza idraulica di quanti popolano il bacino inferiore, in area veneta, del secondo fiume italiano.

Nel caso concreto, trattasi della pratica alienazione di un’importante area demaniale a nord di Trento, e della contemporanea rinuncia a gestire la stessa secondo criteri moderni e a vantaggio della collettività.

Di fronte ad una situazione idraulica sempre più incerta, non basta pensare a singole costosissime opere rigide, quali arginature più alte, dighe di laminazione e via dicendo, ma occorre invece ripristinare, con interventi diffusi, la capacità di ritenzione idrica da parte del territorio e porre inoltre un più valido freno ad una progressiva cementificazione che viene invece incrementata e difesa…

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