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Una questione di rispetto, non di censura

Ordine dei giornalisti di Trento

L'Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige ha censurato la recente campagna di informazione portata avanti da alcuni organi di stampa dell'Alto Adige (in particolare l'Alto Adige e il Tageszeitung senza pietà e il Mattino con minore accentuazione) in merito alla notizia della morte di Ulrike Reistenhofer.

Con questo documento l'Ordine sottolinea positivamente la presa di posizione dei 31 giornalisti che hanno pubblicamente stigmatizzato questo modo di fare informazione. L'elenco dei colleghi, d'altra parte -ma pensiamo molti altri nomi possano aggiungersi- ci fa sperare in un solido argine di difesa da parte della categoria.

I provvedimenti che l'Ordine ha assunto fino ad oggi - e sono stati molt i- non sempre (per non dire quasi mai) sono stati resi noti dagli organi di informazione, cosicché sono rimasti un atto privato e come tale non riconosciuto dalla categoria e dal cittadino. D'ora in poi il Consiglio dell'Ordine, forte anche dell'appoggio di un Codice deontologico che definisce con forza di legge i limiti della privacy, darà pubblicità agli atti.

Questo il documento dell'Ordine del Trentino Alto Adige:

"Non è soltanto di un'opera di persuasione che c'è urgente e assoluto bisogno, ma prima ancora di un'opera di educazione.

Educazione al rispetto del prossimo. Spesso la categoria giornalistica è portata a confondere questo rispetto con una censura alla libertà di stampa, quasi un bavaglio a chi non solo per professione, ma quasi per privilegio ne sa di più e di ciò che sa può fare un uso disinvolto, legato ai propri umori, alle proprie convinzioni, alla propria discrezione. La parola troppo spesso come un'arma in mano a chi può usarla contro una persona disarmata, e quindi vulnerabile, e quindi in stato di inferiorità.

Per questo probabilmente il Codice deontologico da solo può fare ben poco e ben poco può fare anche l'Ordine se parla ad orecchie che si rifiutano di sentire.

Nei 13 articoli del Codice un concetto viene insistemente ripetuto ed è quello del rispetto della dignità della persona. Ma spesso è un concetto che scorre via come l'acqua, perché soffocato da ragioni di mercato e di concorrenza.

Su ben altri terreni potrebbe e dovrebbe misurarsi la qualità di un giornalista e di un giornale, in ben altri modi dovrebbe e potrebbe esprimersi la professionalità. Certo, stupire è molto più facile e comodo che approfondire, soprattutto stupire in quei campi che si sa appagare sempre le curiosità morbose. Ma il coltivarle, ammesso che ai lettori si voglia dare una patente culturale tanto scadente, non è compito di un addetto ai mass media, che dovrebbe viceversa informare e all'informazione limitarsi, se per contribuire alla formazione non ha i numeri e l'autorità culturale ed etica.

Per fortuna non tutto il giornalismo oggi è così, ma esistono segnali allarmanti per dire che da molti questa è individuata come la strada più comoda".

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