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Omaggio a Edoardo Sanguineti

Apocalittico integrato

Edoardo Sanguineti

“Io sono un io taciturno, allora, tanto per dirti qualche cosa, dicendo ancora e per farmi una mia ultima vociferazione, prima di essere un io che non ti vocifera più, a te, almeno, se non altro”.

Cicaleccio che pare quasi una farneticazione di nonno, e che invece è racconto d’autore del pensiero, sì contorto (e la mente va subito al Leopold Bloom di Joyce), ma lucido e arguto.

Sullo schermo dell’aula magna di Palazzo Piomarta Edoardo Sanguineti legge la conclusione di “Vociferazioni”, l’ultimo suo scritto in prosa; ed è con questo involontario testamento che naturalmente finisce “Alfabeto apocalittico +Lettere degli Amici”, omaggio al poeta genovese tra letteratura, musica e videoarte. Ancora nel 2007 il compositore rivano Nicola Straffelini aveva composto, su commissione del chitarrista Mauro Tonolli, una serie di 21 preludi, postludi e accompagnamenti per chitarra e violino (tradizionali ed elettrici) per le altrettante ottave dell’ “Alfabeto apocalittico” di Sanguineti, ognuna dedicata ad una lettera dell’alfabeto, con cui inizia ogni parola dei diversi componimenti. A musica e voce si sono poi aggiunti i video realizzati dagli studenti dell’Istituto Vittoria di Trento ed il tutto si è infine arricchito anche di cinque nuove ottave per le lettere straniere, accompagnate da altrettanti brani musicali, scritti da alcuni amici poeti e da altri compositori, omaggio postumo dopo la scomparsa dell’autore, nel maggio scorso.

Insomma, una (ri)lettura di Sanguineti con diverse sfaccettature: forse troppe però, o forse non abbastanza integrate tra loro. Ci pare manchi una sorta di “compattezza degli stimoli uditivi e visivi”, tanto che lo spettatore a volte rischia di perdersi o di confondersi, non sapendo se per seguire il filo dello spettacolo conviene guardare (o sentire) più la musica, la lettura o lo schermo. È facile a tratti lasciarsi affascinare dalla voce di Clara Lotti, le cui parole sono a volte racconto e a volte semplicemente suono languido, perché Sanguineti ama il gioco e la manipolazione anche musicale della parola; ce lo ricordano le sue collaborazioni, da Berio fino al rap di Andrea Liberovici. Giochi letterari acuti, irriverenti, a volte rarefatti e a volte complessi, così come la scrittura di Straffelini, fatta di cellule ritmiche, melodiche e timbriche che si autogenerano e si incastrano: nello spettacolo la musica affiora, anche se ad intermittenza, soprattutto nei momenti più curiosi e spettacolari. Nel quadro musicale per la lettera f Tonolli fischia e suona; alla lettera t (di tempo e di tic tac) tre grandi metronomi vengono azionati a velocità diversa e su questo ticchettio confuso il violino di Sergio La Vaccara accenna una frammentata melodia, omaggio e citazione de L’Heure espagnole di Ravel. La Q è quadrata, nel ritmo delle parole, in quello serrato del violino e se si alza lo sguardo ci sono quadrati anche sullo schermo: troviamo corrispondenze con le immagini, sì, a volte curate e simpatiche (per la k resta il disegno della cappa da cucina), ma a volte i video sono ingenuamente didascalici, giusto a buttare lì le immagini delle parole lette.

Piace nel complesso l’operazione, anche se più nelle singole componenti letterarie, musicali e visive che nella strutturazione dell’insieme. E piace una volta di più l’apertura dell’associazione Filarmonica di Rovereto, che ha messo questo evento nel suo cartellone, per offrire al pubblico l’occasione di un evento musicale al di fuori della classica programmazione concertistica.

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