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Torre Vanga, i residenti e gli altri

Il degrado del quartiere e le risposte - non forcaiole - dei cittadini.

Quando persone troppo distanti tra loro si trovano a condividere porzioni di territorio senza che tutto questo sia adeguatamente governato, è inevitabile che nascano frizioni e conflitti. È ciò che sembra sia successo anche nel centro storico di Trento, soprattutto nella zona Torre Vanga-Santa Maria. Da all’incirca un anno, infatti, questa zona ha cominciato ad essere frequentata da una parte del mondo della marginalità di Trento. Gruppi di persone, in prevalenza straniere, quasi sempre senza lavoro ed in qualche caso senza dimora. Una presenza numericamente poco significativa, ma inevitabilmente molto visibile. La situazione è nata per molteplici ragioni: in particolare, a causa di scelte di governo del territorio urbano, come l’intensificarsi della presenza della polizia in piazza Dante e lo sgombero di varie zone della città, come le vecchie caserme di Trento Sud, abbattute in vista della costruzione del nuovo ospedale. Scelte che hanno causato uno spostamento delle persone che frequentavano quei luoghi, portando con sé anche attività e comportamenti che i residenti del luogo non hanno apprezzato. Alcuni perché illegali, come evidenziato da qualche sporadico episodio di cronaca: qualche decina di arresti per possesso di droga, avvenuti in centro nell’ultimo anno, due altri arresti, di recente, per sfruttamento della prostituzione, qualche scippo. Altri comportamenti invece creano tensione perché lontani dalle abitudini e dalla morale dei cittadini di Trento, come i modi bruschi ed arroganti di alcuni giovani, talora particolarmente fastidiosi, quando non sprezzanti, nei confronti delle donne.

A questa situazione, i residenti del centro storico hanno inizialmente reagito, come spesso succede in questi casi, in ordine sparso, con occasionali lamentele sui media e su di una pagina Facebook, “Degrado Trento Città”, appositamente creata. Reazioni che variano, come può constatare chiunque visiti la pagina Facebook, tra la moderata preoccupazione e gli insulti ai “parassiti” ed agli “invasori”. Fino a che, lo scorso 24 gennaio, circa 130 persone, tra residenti ed esercenti della zona, si sono ritrovate presso il locale Osteria Trentina ed hanno dato vita al “Comitato per la Rinascita di Torre Vanga”. “Un comitato - ci dice Nicola Guanti, esercente della zona e principale promotore dell’iniziativa - che vuole essere del tutto apolitico, per essere il più credibile possibile nei confronti dei cittadini della zona e porsi come interlocutore nei confronti delle Istituzioni, che dovrebbero risolvere la situazione che stiamo vivendo. Per fare questo ci siamo organizzati con sei rappresentanti che hanno iniziato a dialogare con le autorità, soprattutto Comune, questura e circoscrizione. Abbiamo individuato tre situazioni che consideriamo di degrado: lo spaccio effettuato da alcuni stranieri in via Pozzo e in Piazza Santa Maria, la prostituzione in via Tommaso Gar ed il bivaccare di alcune persone in piazza della Portela, irrispettoso di chi là vive e lavora. Poi c’è un generale atteggiamento di arroganza. Non ho mai subito aggressioni vere e proprie, ma per molto tempo sono dovuto entrare in ufficio con lo sguardo basso”. “Siamo un gruppo - precisa Paolo Valentini, residente della zona nonché uno dei sei rappresentanti del Comitato - che vuole combattere il degrado senza essere sfruttato dalle forze politiche, soprattutto da quelle tendenzialmente razziste, ma che crede che essere comprensivi non voglia dire lasciar passare tutto. In questi mesi mi sono sentito come espropriato del mio territorio. Il colmo è avvenuto lo scorso giugno, con la rissa tra africani per le strade di Trento, che mi ha ricordato le bande degli anni Settanta. Per questo abbiamo costituito un comitato che vuole prima di tutto essere un riferimento per le Istituzioni. Ma che vuole anche essere propositivo, a partire dalle cose banali: più cestini della spazzatura, più polizia, telecamere per strada”. Un gruppo che non si muove, a detta dei suoi membri, esclusivamente per ottenere risposte repressive: “Stiamo preparando - continua Guanti - una festa di quartiere per settembre. Su consiglio del presidente della circoscrizione del centro storico, Melchiorre Redolfi, abbiamo poi contattato la cooperativa Arianna, al cui interno un gruppo di ragazzi fanno gli educatori di strada, nella speranza di impostare un lavoro di recupero con queste persone (gli immigrati marginali, n.d.r.), con le quali preferiamo evitare di avere un contatto diretto, convinti che non sia nostro compito”. I promotori dell’iniziativa si dicono finora soddisfatti di quanto fatto: “Ha portato in breve tempo ad un miglioramento della situazione - continua Guanti - e ci appelliamo a tutti i residenti della zona perché si uniscano al Comitato”. Negli ultimi mesi, quindi, è stata data, da residenti ed esercenti della zona di Torre Vanga, una risposta organizzata ad una situazione vissuta con disagio. Una risposta che ha dato la possibilità alle Istituzioni che governano il territorio urbano di avere un interlocutore chiaro e delle proposte precise. Si può di certo opinare sulle singole proposte (a giudizio di chi scrive, ad esempio, le telecamere per strada sono un pessimo strumento, che nel lungo periodo crea molti più problemi di quanti non ne risolva). Si può anche opinare sul livello di gravità della situazione.

Se alcune situazioni specifiche hanno effettivamente visto a rischio la sicurezza dei residenti, in generale la situazione di “degrado” sembra più che altro dipendere da un insieme di comportamenti poco educati, che come tali andrebbero trattati. In questo, la presenza di educatori di strada potrebbe di certo dare un contributo utile. È in ogni caso innegabile che il Comitato, per lo meno nei suoi rappresentanti, possieda una visione piuttosto ampia e non superficiale della situazione. E che la sua presenza segnali come una visione di questo tipo è mancata a chi dovrebbe averla per il ruolo che ricopre, ossia alle autorità di governo della città, in particolare Comune e questura. Che hanno portato avanti azioni poco coordinate di governo del territorio, senza tenere in considerazione la presenza di persone ai margini della società. Che non possono scomparire, né potranno venire tutte arrestate, dato che la maggioranza di loro semplicemente non commette reati. Gli strumenti per gestire una situazione tutt’altro che ingovernabile ci sono, a partire da un sistema di servizi ben strutturati in ambito sociale, che possono aiutare. Non resta che utilizzarli al meglio per il bene di tutti coloro che frequentano Trento, in centro o in periferia.