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Sissignori, si può!

... sviluppare grandi progetti nell’edilizia popolare con la partecipazione degli inquilini

Nell’estate dell’anno scorso, una delle grandi cooperative dell’edilizia popolare, la BWSG di Vienna, vicina al sindacato dei ferrovieri, che amministra qualche centinaio di appartamenti in un grande isolato nel rione di Pradl ad est del centro di Innsbruck, si è avvicinata al dipartimento all’urbanistica per iniziare un discorso sul che fare: risanamento costruttivo e, soprattutto, termico (per risparmiare energia e costi di gestione), innalzamento di alcuni edifici di qualche piano per costruire altri appartamenti, o demolizione (almeno parziale) e presentazione di un nuovo progetto più denso, più urbano? In ogni caso, rispondeva l’urbanistica, bisogna creare nuovi appartamenti, poiché siamo una città in forte crescita: stiamo crescendo al ritmo di un migliaio di abitanti ogni anno, siamo vicini alla soglia dei 150.000, ed arriveremo a 160.000 nel decennio prossimo. E cosa ce ne facciamo degli inquilini attuali (in maggioranza pensionati, ma anche famiglie giovani della prossima generazione di inquilini), visto che la BWSG fa parte del settore cooperativo e vuole attivamente assumersi le sue responsabilità verso gli inquilini-soci?

Insomma, incominciamo un processo di progettazione partecipativa, ecco la risposta comune. Detto e fatto. Per disegnare e gestire il processo, la cooperativa scelse il “Wohnbund” di Salisburgo, un gruppo di ricercatori e managers con una lunga esperienza nell’organizzazione di processi partecipativi nell’edilizia innovativa. Si iniziava con due assemblee degli verso la fine del 2012.

“Vogliamo discutere sul che fare assieme a voi” - ha esordito l’amministratore capo. Naturalmente, ci sono degli scenari: i costi di un risanamento puro e semplice sarebbero inferiori, ma peserebbero sugli inquilini attuali, mentre nel caso di demolizione e nuova, più densa costruzione (ovviamente anche con lo standard di “zero energia” termica non rigenerativa) gli inquilini “storici” pagherebbero di meno, dovendo però subire il peso di un temporaneo spostamento (con garanzia però di tornare nel condominio) e di un quartiere nuovo, più densamente abitato, ma forse anche con nuove qualità, nuovi spazi comuni, servizi.

“Fateci vedere il progetto e i calcoli” - chiedeva l’assemblea. “Di progetti nemmeno l’ombra. - rispondevano gli amministratori - La direzione dello sviluppo la vogliamo decidere insieme a voi”.

Dopo un’ora circa, gli inquilini ci hanno creduto, chi con maggiore, chi con minore fiducia. Hanno eletto dei rappresentanti per ogni condominio, come punti di riferimento per le discussioni con l’amministrazione, hanno formato gruppi di lavoro per discutere vantaggi e svantaggi di un numero di soluzioni possibili (tutto il materiale pubblicato sia con mezzi digitali che, per i meno “digitalizzati”, sulla buona vecchia bacheca), e nella primavera di quest’anno, una giornata di lavoro comune, ancora con centinaia di partecipanti, che hanno tirato le somme. E la grande maggioranza si è espressa a favore di una soluzione mista: semplice risanamento per alcuni condomini, aumento di qualche piano nelle strutture dov’è tecnicamente fattibile, demolizione e nuova costruzione della parte più scadente. Una scelta che pareva anche economicamente la più convincente.

Partendo da qui, e da moltissimi suggerimenti per migliorare l’ambiente generale del rione e dei singoli appartamenti, ora viene scritto il bando per un concorso architettonico, che verrà approvato dalla commissione urbanistica del consiglio comunale, che poi dovrà votare il nuovo piano regolatore in base al progetto vincente. Questo bando sarà discusso, prima di essere pubblicato, dai rappresentanti eletti dagli inquilini. Due di questi faranno parte anche della giuria del concorso. Il concorso si svolgerà in due tappe: la prima sarà anonima come da regolamento, mentre nella seconda, con 3 o 5 progetti rimastii in corsa, gli architetti dovranno discutere di nuovo con gli inquilini prima di dare gli ultimi tocchi ai progetti che saranno finalmente giudicati. L’Ordine degli Architetti è ancora un po’ scettico su questa procedura eterodossa, ma dovrà adeguarsi e questo standard di progettazione partecipativa. Verso la fine dell’anno, speriamo di avere un progetto vincente e i lavori di costruzione cominceranno nella primavera del 2014.

Intanto, anche la Neue Heimat, il gigante del settore cooperativo, ha iniziato un processo simile per la ricostruzione (e densificazione) del “rione dei Sudtirolesi”, le case popolari costruite intorno al 1940 per i sudtirolesi di lingua tedesca “optanti”. La prima assemblea degli inquilini si è svolta pochi giorni fa.

La partecipazione dei cittadini nelle scelte che li riguardano da vicino era una significativa ed essenziale promessa nel programma di governo della nuova giunta-semaforo insediatasi un anno fa. Stiamo per metterla in atto. E pare sia un metodo vincente.