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Ai margini della ferita.

La ferita sudtirolese oltre la retorica. Sepp Mall, Rovereto, Keller, 2014, pp. 188, € 14,50.

Ai margini della ferita.

L’editore roveretano Keller inizia il progetto “Confini” col romanzo “Ai margini della ferita”, dello scrittore sudtirolese Sepp Mall (classe 1955), pubblicato in tedesco dieci anni fa e qui riproposto in italiano grazie alla traduzione di Sonia Sulzer. “Confini” è un progetto dedicato a testi “che raccontino attraverso la letteratura internazionale la Prima Guerra Mondiale”. In questo caso il legame con la Grande Guerra è sepolto, sta solo nelle radici del tempo che il romanzo racconta: gli anni Sessanta di una indefinita città sudtirolese, che potrebbe essere la Merano dove vive l’autore, ma anche Bolzano (“Poco prima del tramonto il sole splendeva sulle ciminiere della zona industriale e tingeva il cielo di rosso”). Non c’è infatti nulla di ‘caratteristico’ negli sfondi del testo, nulla che possa far riconoscere un ammiccante Alto Adige turistico. Il racconto si dipana fra anonimi quartieri popolari, falegnamerie che lasciano odor di vernice addosso a chi ci lavora, turni di notte in reparti d’ospedale e caserme dei carabinieri che potrebbero stare dappertutto. Di sudtirolese c’è proprio solo la ferita della conquista italiana conficcata nella psiche dei personaggi, che produce tossine nella vita quotidiana di ragazzi qualunque, destabilizzando i loro rapporti con la generazione precedente (quella che ha vissuto il cambio di nazionalità) e con il mondo in cui vivono. Potrebbe essere un romanzo di formazione, condotto sapientemente con la tecnica del puzzle, dove eventi minuti e quotidiani un po’ alla volta si intrecciano e creano uno scenario. Se di specifico non ci fosse questa ferita, che produce i suoi effetti, segna la fatica di vivere, orienta i destini dei più fragili. Sepp Mall racconta la stagione degli attentati e parallelamente descrive una lenta osmosi etnica, parla di famiglie tedesche che devono trasferirsi nel quartiere popolare italiano, di ragazzini tedeschi appassionati di calcio che sognano Mazzola, di coppiette miste che devono nascondersi agli adulti per motivi linguistici. Ed è messo in scena il rapporto fra la grande Storia e le soggettive storie personali che la compongono. Scoppia malamente una bomba davanti ad un monumento agli alpini e c’è chi ci resta secco: “Qualcuno doveva sacrificarsi, disse, bisognava risvegliare il popolo, lasciare un segno. O dovremmo stare con le mani in mano mentre loro ci annientano? Perché Alex, ripetei. Voglio sapere che cosa c’entra con la lotta clandestina un ragazzino, il mio ragazzino balbuziente, il mio fratellino innocente”.

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