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L’uovo del serpente

L’eredità avvelenata del sindaco dimissionario di Bolzano: il progetto Benko riparte

Il sindaco di Bolzano se n’è andato alle 17 del 24 settembre. Il consiglio comunale lo aspettava riunito per discutere una mozione di sfiducia verso di lui e la sua giunta, perché dopo tre mesi dalle elezioni la maggioranza non si era ancora messa d’accordo sulle deleghe agli assessori. Lui ha firmato le dimissioni e poi è andato a fare la vendemmia nel vigneto di Castel Roncolo.

“Spagnolli se ne va affinché venga il progetto Benko”

Un’ora prima di uscire, però, ha compiuto un atto che contraddice le motivazioni addotte nelle interviste dei giorni seguenti: ha convocato la Conferenza dei servizi per riesaminare il cosiddetto PRU, Piano di riqualificazione urbanistica, il progetto Benko riconfermandone i componenti, compreso il presidente, che peraltro era decaduto, in quanto Direttore Generale nominato da lui. Il progetto Benko era già stato bocciato dal Consiglio comunale in una drammatica seduta alla fine di luglio.

Luigi Spagnolli (Gigi) era stato rieletto in maggio per la terza volta. Non c’erano state primarie e anche la Svp l’aveva appoggiato da subito. Non c’era partita, pochi sono andati a votare. Ciononostante non è stato eletto al primo turno. Nel secondo sono andati a votare ancora meno cittadini. Un’inerzia che proviene dalla convinzione di inutilità. E anche un po’ di schifo. Nelle liste di maggioranza c’erano sparsi 7 candidati benkiani di ferro. Tutti sono stati bocciati e anche l’assessora all’urbanistica uscente (di quelle che “bisogna rimettere in moto questa città”) è stata eletta per un soffio. Nella campagna elettorale si era parlato molto di questo progetto, che per Bolzano significa(va) un cambiamento epocale.

Riassumendo: le pesanti e argomentate obiezioni di carattere economico, sociale, ambientale, e perfino storico-culturale, di grandi studiosi indipendenti all’ipotesi di un grande centro commerciale con relativo grande parcheggio e 150 appartamenti di lusso in pieno centro storico, esposte nel corso di un’istruttoria pubblica nel gennaio scorso, non hanno avuto alcuna contro-argomentazione di merito da parte della giunta comunale.

La popolazione, per quanto disinformata dalla stampa locale, ha capito e ha punito i sostenitori del progetto. Il Consiglio comunale eletto, due mesi dopo, lo ha bocciato. E però il sindaco, già in quell’occasione, dopo avere dichiarato di essere anch’egli contrario, ha votato invece a favore. E come, prima di procedere con l’istruttoria pubblica, aveva firmato un documento che dichiarava il progetto Benko di “interesse pubblico”, senza dare la minima prova né una valutazione di costi-benefici, ha ora solo confermato che il suo cuore batteva più per Benko che per la città.

Il progetto Benko

Il suo ultimo decreto suggerisce di introdurre alcune “modifiche migliorative”: 1.... “circa 2000 mq, per un asilo nido, un centro giovanile, un centro anziani, ecc.” (chissà che cos’è eccetera?);

2....”riduzione (non dice quanto) del numero dei parcheggi che verranno realizzati all’interno dell’erigendo complesso”;

3....”procedure di selezione per i soggetti che realizzeranno le infrastrutture pubbliche nell’areale... in maniera tale che anche imprese locali vi possano partecipare”.

Quel progetto però non cambia significato per un asilo o un centro anziani in più, mentre oltretutto in altri quartieri della città non ce ne sono abbastanza.

Contava - e conta - sull’appoggio dell’Alto Adige, mentre il Dolomiten faceva una battaglia contro, anche contro il presidente della Provincia che, - chissà perché - ha appoggiato in questa vicenda il sindaco. Già, chissà perché?

I comportamenti di molti rappresentanti (si fa per dire) politici e dei partiti della città sono abbastanza chiari: da sempre sono sensibili agli interessi dei potenti, come d’altronde i giornali locali. Inoltre i partiti italiani di maggioranza sono costituiti essenzialmente dai gestori di quella fetta di torta autonomista su cui hanno messo le mani e devono alla SVP molto “rispetto”. La SVP, che a livello provinciale ha saputo in parte rinnovarsi, nel capoluogo è spaccata.

Il patto PD-SVP, che permette a quest’ultima di trattare con il governo centrale e strappare qualche eccezione per l’autonomia sudtirolese nel generale trend di ri-accentramento del potere in Italia, sacrifica il capoluogo. La proposta di un esponente della SVP di fare anche a Bolzano una coalizione a mani libere, ha causato subito un minaccioso intervento del deputato democratico Bressa. Bolzano non è Laives, dove da maggio governa una maggioranza SVP-centrodestra. E d’altronde, a Bolzano, a destra c’è perfino Casa Pound e, se possibile, il personale politico è ancora più mediocre.

Il Dolomiten ha titolato: “Spagnolli ha deposto alla sua città un uovo gigantesco. Forse il centro commerciale potrà ancora essere fatto”. Benko-Ei, l’uovo di Benko (“L’uovo del serpente” è un famoso film di Ingmar Bergman, quasi un film dell’orrore, come disse lo stesso regista).

E ora? Per ora la giunta non ha dato le dimissioni. Né i consiglieri. Il vicesindaco Ladinser, benkiano di ferro, regge l’amministrazione. Altrimenti lo dovrebbe fare l’assessore più anziano, che è contrario al progetto. Si aspetta una riforma della legge elettorale, con un premio alla coalizione. Kompatscher ha detto che la farà. Servirà a consolidare il potere di una politica che disprezza la partecipazione democratica e non ha idee, né progetti che non siano speculativi, senza visioni per il futuro, mediocre e priva di cultura, incapace di preparare la città alle pesanti sfide che l’aspettano nel futuro, occupazione giovanile e immigrazione.

Per una rinascita

Ci vorrebbe un gruppo di cittadini che scriva un programma e riunisca una lista di persone generose e impegnate, di varie età e di varie capacità, e ci vorrebbe un passo indietro dei partiti, che si mettano a disposizione per sostenere e ritornare al proprio ruolo di formatori di opinioni collettive, capaci di individuare e sostenere persone di spicco. Solo da questo può nascere un rinnovamento.

Questi cittadini dovranno individuare modi stabili di partecipazione della popolazione anche sulle decisioni di bilancio. Dovranno essere in grado di comunicare ignorando i giornali maggiori, sempre schierati dalla parte degli speculatori e dei politici peggiori. Dovranno essere pronti a superare i muri linguistici che vengono alzati per dividere la gente proprio prima delle elezioni. (Dall’interno della SVP sono già cominciati gli appelli all’unità dei tedeschi di Bolzano).

Chi vuole una politica nuova per la città dovrà convincere la Provincia che Bolzano è importante per tutto il Sudtirolo, che qui si mette alla prova la convivenza, qui si rinsalda l’autonomia. E dovrà esercitare la resistenza, la responsabilità e la fermezza delle proprie idee, come ha indicato proprio il presidente della Provincia a Castel Tirolo qualche settimana fa. Sempre che dicesse sul serio, anche per Bolzano. Si deve fare, perché siamo all’ora zero.

In un mondo che si divide in una massa molto povera e pochi ricchissimi, chi comanda qui vuole “modernizzare” in ritardo, accelerando quel processo. Masse di fuggitivi, per le guerre o per la povertà, chiedono rifugio, ci chiedono di condividere l’essenziale, cibo e alloggio. Pochi potenti, politici e giornalisti, a Bolzano vogliono scassare il centro storico, distruggere i riferimenti visibili dell’identità della città, per costruirci un centro commerciale. Non l’ha fatto neppure il fascismo un progetto che sconvolgesse completamente l’orientamento di chi nella città entra o vive. Scacciano dalle case vicine centinaia di immigrati e poveri e i loro negozi, per costruirci case di lusso.

Non è di questo che abbiamo bisogno, ma di negozi di vicinato, di scuole migliori e ospedali per chi è malato, di assistenza per gli anziani soli. Soprattutto di una visione di vita collettiva che dia valore alla solidarietà, all’amicizia, all’intensità delle relazioni, ai parchi urbani e ai trasporti ecologici. Dobbiamo fare spazio, non occuparlo con il cemento.