Porfido: la disdetta del contratto e le responsabilità sindacali

Il teatrino sindacale che promette “lotta dura” dopo la disdetta del contratto integrativo provinciale del settore porfido, ci fa amaramente sorridere. Come pure le affermazioni del segretario della Fillea Cgil Maurizio Zabbeni relative al fatto che “ci sono cave senza bagni o dove manca l’acqua”. Bisognava arrivare alla disdetta del contratto da parte imprenditoriale perché Zabbeni si preoccupasse di queste cose? Troviamo ridicolo che i problemi relativi alla tutela della salute e sicurezza vengano sbandierati in modo ricattatorio solo oggi di fronte ad una situazione così grave anche per responsabilità del sindacato. Vogliamo infatti ricordare che nell’assemblea generale svoltasi ad Albiano il 26 settembre, la proposta avanzata dal Coordinamento Lavoro Porfido di sottoporre ai datori di lavoro una proposta di impegno a mantenere in vigore il contratto integrativo almeno per un anno venne rifiutata nettamente da questi signori. In quell’occasione Zabbeni, rassicurando gli operai rispetto al rischio che la controparte disdettasse il contratto, affermò che “andare a chiedere di apporre un termine di dodici mesi alla vigenza, significherebbe dare il destro agli imprenditori di disdettarlo alla fine di quel periodo: sarebbe un clamoroso autogol, che ci impedirebbe anche di contestare” (l’Adige, 27 settembre 2016).

Ricordiamo che nell’assemblea generale del 15 luglio gli stessi sindacalisti erano stati pesantemente contestati quando, per la prima volta, hanno messo al corrente i lavoratori della trattativa in corso per giungere al rinnovo del contratto integrativo provinciale.

I contenuti illustrati in quella sede, che avrebbero comportato una perdita salariale secca superiore ai 500 euro mensili, furono respinti dai lavoratori. Il C.L.P. si era messo a disposizione dei lavoratori organizzando il 3 agosto una conferenza stampa nella quale si diede voce al malcontento operaio, del quale allora si era fatto portavoce il delegato della Filca Cisl Ernesto Muhlbacher, successivamente “domato” dal suo segretario Fabrizio Bignotti.

Nella successiva assemblea generale del 4 agosto vennero infatti presentate 200 firme su un documento che chiedeva la sospensione di ogni trattativa e l’operato sindacale venne pesantemente criticato.

La chiusura nei confrnti delle istanze operaie delle quali il C.L.P. si era fatto carico ci ha portato in questa situazione, da qualcuno sicuramente voluta al fine anche di influire sulla revisione di legge in corso, magari nel tentativo di prendere due piccioni con la stessa fava.

Per il Coordinamento Lavoratori Porfido

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