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Una legge per l’integrazione

Jacopo Zannini, Tarik En Nakhai

L’Italia e il mondo stanno mutando con una velocità sorprendente e continuano a cambiare ben più di quanto ognuno di noi possa immaginarsi e il fenomeno migratorio la fa da padrone in questo processo di trasformazione. È mutata la composizione della popolazione che abita il nostro Paese: altre donne e uomini, provenienti da diversi territori del nostro pianeta, hanno iniziato a farne parte, diventando ogni giorno protagonisti sia della cronaca che di storie a lieto fine. Ogni individuo contribuisce ad apportare un cambiamento, nel male e nel bene.

L’incontro tra stranieri assume una rilevanza fondamentale, il tema da affrontare è tanto urgente e necessario, quanto, ovviamente, complesso.

La nuova legge sulla cittadinanza lo “ius soli temperato” non può venire ulteriormente dilazionata e trascinata da critiche strumentali. Bisogna ragionare e approfondire i motivi che inducono un essere umano a percepire un suo simile come un estraneo, come un individuo radicalmente diverso da sé. Sono spesso immagini e stereotipi a fornire quest’impressione: il colore della pelle, i tratti del volto, l’abbigliamento e - perché no? - anche l’atteggiamento. A volte basta veramente poco, un colpo d’occhio è più che sufficiente. È attraverso l’emergere impulsivo che subito trova espressione l’insieme di quei pregiudizi che spesso finiscono per diventare argini sconfinati o gli stessi mari che molti hanno attraversato. Paura, inibizione o, al contrario, incontenibili e volubili slanci empatici sono gli stati d’animo più frequenti che si associano a questa modalità d’approccio o forse, più realisticamente, evitare l’incontro con l’altro.

Un essere umano non può non possedere un’identità e, in un certa misura, non ambire ad essa. Un essere umano non può abbandonare dietro a sé la propria cultura e sposarne in maniera univoca un’altra: scorciatoie o rapide soluzioni non esistono.

L’integrazione richiede il tempo necessario. Occorre agevolare ogni essere umano, indipendentemente dalla sua cultura natia o dal colore della sua pelle, dalla sua età o dal suo sesso, occorre trovare una parola o un gesto che lo aiuti a recuperare la differenza che caratterizza l’unicità della sua esistenza, nel rispetto di se stesso e degli altri. Perché la coesione sia possibile, proprio a partire da quell’essere stranieri che ci accomuna.

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