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QT n. 5, maggio 2025 Servizi

‘Ndrangheta e politica: “Devo pagare io, che non c’entro?”

L’on. Mauro Ottobre, rinviato a giudizio per scambio politico-mafioso, ci spiega le sue (pericolose) frequentazioni. E quelle degli altri pezzi grossi

Mauro Ottobre, politico di area autonomista, è stato deputato dal 2013 al 2018, consigliere provinciale, assessore al Comune di Arco, dove sta ora correndo per la carica di sindaco. E’ tra i politici in qualche maniera coinvolti in “Perfido” e, con i sindaci Bruno Groff di Frassilongo, e Roberto Dalmonego di Lona Lases, risulta imputato per scambio elettorale politico-mafioso nel procedimento a carico dei cosiddetti “colletti bianchi”, la sponda rispettabile, secondo l’accusa, della compagine ‘ndranghetista installatasi in Cembra.

Ma l’on. Ottobre non ci sta. Rivendica di aver svolto, anche come parlamentare, un ruolo nell’antimafia in vari convegni, ed ora, prima del processo (e prima delle elezioni) ha promosso incontri pubblici ove rivendica la sua estraneità ai fatti attribuiti.

Noi dei convegni sull’antimafia, il più delle volte consistenti in vuote enunciazioni di vari tromboni, non abbiamo una grande considerazione. Abbiamo accettato invece volentieri la richiesta di un’intervista di Ottobre sul suo caso.

“Tengo a precisare che, non appena è emerso il mio nome, sono subito andato a farmi interrogare, non volevo e non voglio che venga macchiata la mia condotta, che è sempre stata improntata alla legalità. Perché io ho frequentato sempre persone che vivono nella legalità”.

Non sembrerebbe da quanto riportano gli inquirenti: lei frequentava Giulio Carini, elemento di raccordo, secondo l’accusa, tra la ‘ndrangheta e le istituzioni e la politica trentina.

“Carini era un imprenditore, un Cavaliere del Lavoro, onorificenza prestigiosa (ne vengono nominati solo 25 all’anno, dopo una selezione che si vorrebbe molto attenta, ndr) conferita solo se si è tenuta una ‘specchiata condotta civile e sociale’. Non c’era alcun motivo di dubitare di lui. E infatti ad Arco nessuno dubitava”.

Le intercettazioni invece fanno molto dubitare. Ora, la scomparsa di Carini dal processo (grazie ad una perizia medica non sottoposta a verifica) non ci permette di conoscere meglio una parte basilare dell’infiltrazione mafiosa, i rapporti ‘ndrangheta-autorità, officiati da Carini. Comunque, ci dica lei, chiarito che non dubitava di lui, per quale motivo lo frequentava?

“Era appunto una persona con tante conoscenze, tra le forze dell’ordine, la magistratura, i medici. E’ uno – sia detto con rispetto - che parla tanto, aggrega persone...”.

Le famose cene di capra...

“Ho presente una cena a Nago, nel 2016 credo, c’erano notai, politici della giunta Rossi, esponenti delle forze dell’ordine, magistrati...”.

C’era il Presidente del Tribunale Guglielmo Avolio?

“Non c’era a quella cena”.

Di cosa si parlava?

Era una sorta di festa, si parlava ad alta voce, c’era chi giocava a carte. Era un’ostentazione delle amicizie, più amici hai, più vali come imprenditore”.

E lei perchè le frequentava?

“Perchè sono un politico, il mio compito è frequentare persone”.

Ma le autorità, perchè ci andavano? “Per un pasto gratis? Perchè immagino fosse sempre Carini a pagare... Non so... però si, non credo che nessuno pagasse, ma era una cosa alla buona, era lo stesso Carini che cucinava”.

Gli assessori provinciali, i magistrati, il generale, il vicequestore, il primario ospedaliero, gli ufficiali dei Carabinieri, ripeto, perché venivano? Forse pensavano di entrare in un giro che avrebbe facilitato gli avanzamenti di carriera?

“Non so... ma direi di no...”.

Parliamo della sua partecipazione all’associazione Magna Grecia.

“Partecipai a una riunione, c’era anche Giulio Carini. Si parlava dell’organizzazione di una festa in Piazza Fiera, per i calabresi in Trentino. Poi l’ex presidente dell’associazione, il prof. Mario Albanese, ottima persona, mi disse di non frequentare più l’associazione, in quanto si erano inseriti soggetti poco raccomandabili”.

E’ un eufemismo. Sappiamo che uno ‘ndranghetista condannato in via definitiva, prima di andare in carcere stava facendo un giro per le locali di tutta Italia, dove lo festeggiavano e raccoglievano fondi per il suo periodo di detenzione. A Trento la festa fu organizzata a Piedicastello dalla Magna Grecia. Lo ‘ndranghetista era della famiglia Paviglianiti. Ha presente questo nome?

“Vagamente. Fu il prof. Albanese che mi disse che alla Magna Grecia era comparso un cognome molto imbarazzante, facendomi capire che era meglio se non frequentavo più l’associazione. Seguii il consiglio”.

Passiamo alla sua conoscenza con Innocenzio Macheda.

“Me lo ha appunto presentato Carini: siamo andati a un ristorante in un centro sportivo a sud di Trento (si tratta de Lo Scoglio, come allora si chiamava il ristorante all’interno dell’ATA Battisti, ndr), eravamo solo io, lui e Macheda.

Che secondo la Procura è il capo della locale ‘ndranghetista... Allora non potevo immaginare. Molto dopo ho saputo che era stato accusato di tentato omicidio...”.

...per la precisione condannato a nove anni.

“Non potevo pensare che una persona presentata da Carini avesse precedenti penali”.

Come glielo ha presentato?

“Mi ha detto ti presento un artigiano del porfido, può esserti utile in campagna elettorale. Era un normale incontro”.

Di cosa avete parlato?

“Del suo lavoro. Era il 2011, forse 2012, ho memorizzato nome e contatti. Poi nel 2013 ci sono state le elezioni nazionali, ma non lo ho contattato in quanto ero in un collegio blindato, con l’elezione assicurata”.

Veniamo alle elezioni provinciali del 2018

“L’ho chiamato per telefono e poi ci siamo trovati al centro commerciale di Civezzano. Era venuto con Costantino Demetrio (anch’egli, come Macheda già allora pregiudicato, e attualmente condannato nel processo “Perfido” a 10 anni in primo e secondo grado, ndr) che parlò molto poco”.

Scopo dell’incontro?

“Ho chiesto di votarmi e di farmi votare”.

Di cosa avete parlato?

“Della sua malattia, ma soprattutto di politica. Mi hanno detto che Rossi li aveva delusi, e ora erano disposti ad appoggiare la mia formazione, Autonomia Dinamica”.

In cambio di cosa?

“Di nulla. Nulla mi ha chiesto, nulla ho promesso. Questa mia estraneità credo si veda bene dai risultati elettorali: nella zona del porfido nessuno mi ha votato”.

A Lona Lases hanno votato Caterina Dominici, che era della sua lista.

“Sì, un solo voto, questo è tutto. Che scambio ci sarebbe stato, chi ha ricevuto qualcosa?”.

Terminata l’intervista siamo andati a controllare, e Mauro Ottobre non la racconta giusta. E’ vero, ad Albiano Autonomia Dinamica ha preso zero voti, a Lona-Lases uno. Ma a Civezzano ne ha presi 19, e a Civezzano risiede Innocenzio Macheda. Che evidentemente ha votato e fatto votare per la lista di Ottobre, come peraltro afferma in un’intercettazione: "Noi abbiamo raccolto i voti per Mauro Ottobre che aveva fatto una propria lista di nome AD….”..

Ma torniamo all’intervista, dove Ottobre si sfoga.

“Sembra che io sia stato il solo politico ad avere rapporti con questi signori. In realtà sono l’unico a essere rinviato a giudizio. E invece, come mai il sindaco che ha nominato Giuseppe Battaglia (indicato dai PM come l’amministratore delegato della locale mafiosa, e condannato a 14 anni in primo e secondo grado, ndr) assessore, per di più alle cave, come mai questo sindaco non è stato mai sentito? E quando uno di questi soggetti, condannato in via definitiva (Domenico Morello, ndr) voleva contattare Matteo Salvini in visita alle Cartiere di Arco, non si rivolgeva a me, che sono parlamentare di Arco, ma a un altro politico?” (si riferisce al presidente del Consiglio Provinciale Walter Kaswalder, che così viene descritto da Morello in una conversazione con la moglie: “Quello che ci ha aiutato ogni volta che l’abbiamo chiamato”, ndr)?

Giulio Carini

E quando lo stesso Carini vuole far assumere all’FBK la nuora, si rivolge a me o invece ad altri? (si rivolge al vice presidente della Giunta Mario Tonina e all’ex assessore provinciale Tiziano Mellarini, e in cambio propone una villa sul mare in Calabria. E’ un reato - tentativo di corruzione - i due non acconsentono, ma neanche denunciano, ndr).

E poi, oltre ai politici, il settore economico. A proposito di Magna Grecia c’è un esponente di primissimo piano che ha dichiarato di essere un amico, disposto a dare – dicono in un’intercettazione – ‘quello che vogliamo’ (si tratta di Giorgio Fracalossi, presidente di Cassa Centrale Banca, ndr). Ma nessuno lo ha mai interrogato. E invece incolpano me?

I miei parenti vivono malissimo la mia imputazione, io devo difendere la mia onorabilità, la mia storia politica. Ci sono dei condannati che parlavano di sistemare dei politici, ma non ero io. L’infiltrazione non era avvenuta attraverso Mauro Ottobre.

Nel 2016 è stata modificata la legge cave; Macheda era in aula, con gli altri cavatori, a parlare con i politici, ma non con me, che pure ero parlamentare. E invece sono io quello che deve pagare per tutti”.

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