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Lo spezzatino di Grisenti & Dellai

Strade, gallerie, incarichi ai progettisti. Tra uffici provinciali, clientele, e normative europee, tutti i problemi di un’amministrazione post-dorotea.

Il dato è già stato pubblicato sui quotidiani, ma qui lo riprendiamo per approfondire: la giunta Dellai ha introdotto un nuovo metodo, abbastanza singolare, di affidare le progettazioni di opere pubbliche, lo "spezzatino", come è stato chiamato da L’Adige, ossia lo spezzettamento di un’opera in tante parti. Risultato: non si fanno concorsi come previsto dalle normative europee, e si affidano gli incarichi direttamente a progettisti di fiducia.

La cosa ha suscitato un certo scalpore. Approfondendo il problema, però, ci si accorge che le cose sono più complesse. Vediamone anzitutto la logica generale, partendo dalle ragioni per cui il legislatore ha fissato le norme sugli appalti europei. Il concetto è questo: un concorso a livello europeo mette in concorrenza diversi progettisti, e offre la possibilità di scegliere la soluzione migliore, non solo, com’è scontato, quando si tratta di giudicare l’aspetto architettonico, l’impatto visivo o urbanistico, ma anche quando si parla di aspetti più squisitamente tecnico-economici, come la realizzazione di strade e ponti. Insomma, il miglior utilizzo della tecnica dovrebbe passare attraverso il confronto tra più progettisti, e nel caso di opere dal valore di decine o centinaia di miliardi questo diventa un passaggio obbligato: tale è il senso delle leggi, europee, nazionali e provinciali.

Questa è la teoria. La pratica che sta avanzando con la giunta Dellai-Grisenti, è però un’altra. Pratica così tenacemente perseguita, che fa supporre che dietro vi sia un’altra teoria, altri presupposti.

Il caso è emerso con la nuova bretella di Mezzolombardo, ossia il nuovo collegamento Trento-Rocchetta. Come si vede dalla tabella, gentilmente fornitaci dagli uffici provinciali,

il lavoro totale risulta spezzettato in 17 tronchi, in maniera da avere non solo 17 imprese che ci lavorino (e questo può essere normale), ma anche 17 progettisti (e questo invece è più singolare). Ora, nel piano della viabilità del 1999 (quello famoso dei 2000 miliardi, il primo atto di rilievo della giunta Dellai) si prevede un unico finanziamento per un unico progetto Trento-Rocchetta. Successivamente il provvedimento viene modificato, e l’intervento si spezzetta in 17 interventi e 17 progetti. Lo spezzettamento ha l’effetto che dei 17 interventi, 12 siano inferiori alla cifra di 10 miliardi, e quindi affidabili senza appalto-concorso (e la prassi ci dice che in questi casi la Provincia provvede all’affido diretto senza gara alcuna).

A dire il vero, tutta una serie di norme, nazionali e provinciali (per la precisione la LP 26 art.3, il DL 406/91 art 5, la legge 109/94 art 24 e 25) ci sono a bella posta a stabilire il contrario, che non si può suddividere artificiosamente un’opera in lotti al fine di eludere la normativa in materia di affidamento degli appalti. "Ma non siamo certo in questo caso - ci risponde l’ing. Tiso, proposto in Provincia a sovraintendere questa opera - i 17 interventi hanno tutti una loro funzionalità, a prescindere l’uno dall’altro: realizzare un ponte, una rotatoria, sistemare la viabilità in un certo punto, sono tutte cose che hanno tempi e urgenze autonome."

Sarà senz’altro così, non vogliamo mettere in dubbio la legittimità dei provvedimenti. Resta il fatto che questa suddivisione, lo "spezzatino", è evidentemente voluto. Perché?

Da più parti viene avanzata un’altra risposta, quella più logica: si spezzetta volutamente, per evitare le gare. "Noi vogliamo evitare le gare" - ci conferma il dott. Stefano Marchesi, presidente dell’Ordine dei Geologi all’epoca (vedremo poi) di uno dei fatti più contestati. E questa è la linea di tutti gli Ordini professionali; che ovviamente curano gli interessi della corporazione: meno concorrenza c’è, meglio si sta. "Non vorrete per caso che vinca uno studio di Innsbruck o di Monaco!" - ci sentiamo dire.

Messo così il discorso è difficilmente accettabile; sembra la logica del solito piccolo Trentino, tutto chiuso in se stesso, che non pensa di poter migliorare, magari di andare lui a vincere a Innsbruck, e invece coltiva le proprie fragilità al riparo di alte barriere.

Eppure da altre sponde si portano ulteriori motivazioni. Dall’interno degli Enti Pubblici, anche chi non ama gli ordini professionali conviene che le gare fra progettisti sono un’esperienza ormai negativa: comportano costi, tempi lunghi (un anno per decretare il vincitore), scarse sicurezze (sono infiniti i ricorsi al Tar con conseguenti ulteriori ritardi). E anche scarsa affidabilità: mentre un appalto-concorso o un concorso per idee nel caso di un progetto architettonico permettono di scegliere la soluzione migliore, stimolano la creatività, nel caso invece di realizzazioni più tecniche, come strade o gallerie, i criteri con cui valutare gli aspiranti progettisti in realtà garantiscono poco che si stia effettuando la scelta migliore.

"Basti pensare - ci viene detto - che a Venezia e a Napoli si è arrivati a scegliere i progettisti per sorteggio": il che significa capitolare, riconoscere di non saper scegliere e affidarsi alla Provvidenza.

In Trentino non si è arrivati a questo. Anche perché, invece della Provvidenza, provvedono altre mani. La contiguità politici-progettisti la si è già vista all’opera negli anni scorsi, con almeno un passaggio di mazzette comprovato. E in ogni caso, anche senza arrivare a tanto, la distribuzione di incarichi può facilmente essere un momento di creazione di clientele.

E qui entra il caso del secondo spezzatino, quello del progetto di spostamento della tangenziale a Piedicastello, realizzato al Comune di Trento dagli stessi attori oggi di scena a livello provinciale: Dellai allora sindaco, Grisenti allora assessore comunale, Tiso allora ingegnere al Comune.

Anche qui il progetto unico è stato spezzato in cinque (galleria, ponte sull’Adige, due rotatorie, arredo urbano di Piedicastello) peraltro secondo una logica non facilmente contestabile (progettare una galleria è evidentemente cosa diversa dal progettare un ponte; mentre non si capisce perché due rotatorie debbano avere due progettisti diversi).

Dove il discorso però zoppica è stato nell’affidamento degli incarichi. Lo studio geologico fu affidato a un geologo di fiducia, il dott. Rinaldo, che però risultava iscritto all’Ordine da pochi mesi: "Ora, in genere vengono richiesti curriculum corposi; come mai per l’incarico di gran lunga più importante nella storia del Comune di Trento viene prescelta una persona che solo da poco è ufficialmente un professionista?" - si chiese l’Ordine dei Geologi nella persona del suo presidente dott. Marchesi. Che approfondì la questione, scoprendo che il curriculum presentato da Rinaldo non corrispondeva al vero.

Insomma un pasticcio (può essere "progettista di fiducia" chi ti porta documentazioni fasulle?), aggravato poi dal fatto che, per gli studi geologici delle altre parti dello spezzatino, dopo un incontro con l’assessore Grisenti, furono incaricati lo stesso Marchesi e il tesoriere dell’Ordine, scatenando una ridda di illazioni.

Insomma, a Piedicastello, lo spezzatino ha sollevato solo dubbi. "Ma non è una lettura corretta; - replica con vigore l’ing. Tiso - i progetti ci sono, le perizie geologiche sono ineccepibili. E soprattutto l’insieme della progettazione è costato 2 miliardi, contro i 5 del costo a tariffa se avessimo aperto una gara."

Indubbiamente un bel risparmio. Come mai? "Perché il grosso del lavoro, la galleria, è stata effettuato in gran parte dagli uffici comunali, cioè dal sottoscritto, che è già pagato dall’Amministrazione" - risponde Tiso.

Allora la soluzione del problema delle progettazioni sta nell’affidarsi, se possibile, alla professionalità degli uffici interni? Forse sì; e in fondo questa è anche la soluzione dello spezzatino della bretella di Mezzolombardo, dove i tratti più onerosi sono affidati a gruppi di lavoro misti professionisti-uffici.

E per i professionisti esterni? Forse hanno ragione a Napoli e Venezia: per evitare le clientele, operiamo per sorteggio: affidiamoci alla Provvidenza.