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“Carmina Burana”: magna cum laude

Il14 dicembre abbiamo potuto ascoltare al Teatro Zandonai l’interessante ed ottima esecuzione dei "Carmina Burana" nella versione musicale originale, propostaci dall’ensemble medievale Modo Antiquo.

Bettina Hoffmann, direttore e al tempo stesso musicista dell’ensemble, ci spiega con cortesia ed entusiasmo che un vero e proprio spartito musicale originale dei "Carmina Burana" non esiste. Sul manoscritto medievale di queste poesie si trovano, in corrispondenza di alcune parole, i ‘neumi’, ossia i segni convenzionali di notazione musicale di quel tempo, diciamo gli antenati delle note. Questa scrittura musicale non era però precisa e doveva essere interpretata dagli stessi musicisti che volevano eseguirla. Così hanno dovuto fare anche i musicisti di Modo Antiquo, potendosi comunque riferire nel loro intento filologico a copie successive dei "Carmina Burana" che riportavano indicazioni musicali a volte più ricche e precise.

La ricerca di questi musicisti non si è fermata qui. Infatti hanno dovuto ricostruire con le loro mani, grazie all’aiuto di maestri liutai, gli strumenti musicali del Medioevo, recuperando informazioni dai disegni e dalle descrizioni esistenti. Ed ecco che sul palco dello Zandonai rivivono la gironda, strumento musicale a corde azionato con una manovella, e il salterio, strumento antico di origine orientale, a forma triangolare, con corde tese da suonarsi con le dita o con un plettro. I giovani musicisti, tutti italiani, durante l’intervallo invitano il pubblico vicino al palco, mostrando gli strumenti e spiegando, per esempio, che la ciaramella e la bombarda (due specie di flauto diritto) sono gli antenati dell’oboe, e che la tromba marina è uno strumento… a corde!

Ma allora, com’era questa musica medievale? Di certo molto diversa dalla nostra, poiché ogni strumento di quel tempo non possedeva timbri o sonorità diverse. Era l’insieme di questi che creava la musica. Così le varie formazioni denotavano il carattere voluto in una data melodia. Nei "Carmina Moralia et Divina" il salterio ed una piccola arpa accompagnano la voce femminile che prega la Vergine Maria ("Ave nobilis" CB 11), campanelli e tamburi scandiscono ritmicamente la declamazione di menzogna e reato ("Ecce torpet probitas" CB 3), mentre in "Dic Christi veritas/Bulla fulminante" CB 131/131a si alternano la voce femminile accompagnata da liuto e ribecca e un coro maschile accompagnato da percussioni, strumenti a fiato e sonagli, seguendo l’alternarsi di verità e ingiustizia.

Nella seconda parte del concerto ascoltiamo i "Carmina Veris, Amoris et Potatorum", e i musicisti si trasformano in quei menestrelli un po’ cantanti ed un po’ attori che suonavano in giro per le corti europee del Medioevo. Meravigliosa la mimica, oltre la vocalità, dei tre cantanti presenti sul palco. Un plauso particolare alla voce femminile, Lucia Sciannimanico, ingenua contadinella in "Exiit diluculo rustica puella" CB 90 e fanciulla ingannata dal Dio Bacco (il bravo Marco Scavazza) in "Ich was ein chint so wolgetan" CB 185.

Il programma del concerto si chiude con l’esecuzione di "In taberna quando sumus" CB 196, che coinvolge tutti i musicisti in una messinscena di una serata goliardica ebbra di vino.

A questo punto è definitivamente scomparso il dislivello che distingue il palco dalla platea, e questi musici-cantori itineranti si confondono tra le storie e le vite del pubblico e della città di Rovereto, come accadeva secoli fa nel Medievo…

Per chi non avesse potuto essere presente lo scorso 14 dicembre a quest’evento, non tutto è perduto. Esiste infatti una incisione dei "Carmina Burana" nell’interpretazione dell’ensemble Modo Antiquo, presentata con un numero speciale della rivista musicale Amadeus nella primavera del ’99 e riedito pochi mesi fa.

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