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Ulivo-SVP, bravo Dellai. Ma ora…

Perchè l’alleanza Ulivo-Svp è destinata a dare frutti importanti sia in Trentino che in Alto Adige. Ad alcune condizioni.

Beh, stavolta, di fronte a Dellai leviamoci il cappello. La vittoria dell’Ulivo in Trentino, però, non c’entra. Anzi, da questo punto di vista, Dellai ha semmai rischiato di condurre la sua coalizione ad una sconfitta, attraverso una conduzione della Giunta provinciale contrassegnata da numerosi errori tattici e da scelte di governo discutibili. Il merito che gli va riconosciuto è quello di essere stato la persona che ha ideato, fortemente voluto ed attivamente costruito l’alleanza tra l’Ulivo e la Svp. Un’alleanza importantissima non già perché può aver contribuito alla vittoria del centro-sinistra in Trentino, ma piuttosto per le conseguenze che è destinata a produrre in futuro.

Nessuno, prima dell’inizio della campagna elettorale, aveva colto il significato profondo di quell’alleanza. Pareva niente più che un espediente elettoralistico, ideato per compensare l’alleanza del PATT col centrodestra. E invece, siglando quell’accordo, Dellai stava segnando una tappa importante della storia di questa regione. Perché? QT ne ha già accennato sullo scorso numero (L'isola dell'Ulivo), ma cerchiamo di parlarne in maniera più approfondita.

Sono almeno tre gli ambiti sui quali l’alleanza Ulivo-Svp è destinata, ovviamente in tempi lunghi, a lasciare il segno.

Il primo riguarda la convivenza tra i gruppi linguistici in provincia di Bolzano. Il fatto che Peterlini e Bressa si siano presentati agli elettori come i "candidati della convivenza" può c’entrare poco; e i più scettici possono giudicare la cosa come banale propaganda. Tuttavia balza agli occhi che questa tornata elettorale è stata, in Alto Adige, diversa da tutte quelle precedenti. Sino a ieri, la competizione tra i partiti avveniva per compartimenti stagni: i partiti "italiani" si rivolgevano soltanto all’elettorato italiano e quelli "tedeschi" solo all’elettorato tedesco. Cosicché, in ciascuno dei due mondi, si assisteva ad una sorta di gara a chi si dimostrava più nazionalista degli altri: la SVP doveva preoccuparsi soltanto di non perdere voti in favore dell’Union für Südtirol o dei Freiheitlichen, mentre tra i partiti "italiani" c’era la rincorsa a dimostrare di riuscire a difendere e rappresentare meglio degli altri gli interessi del gruppo italiano. Hanno sempre fatto eccezione i Verdi, ma la logica del voto ha col tempo finito per far diventare anche quello un partito di rappresentanza, in questo caso di quella quarta etnia che sono le famiglie mistilingui. In queste elezioni la logica del voto si è ribaltata: entrambe le coalizioni, Ulivo-SVP da una parte e Casa delle Libertà dall’altra, sono state costrette a competere rincorrendo il tema della convivenza e dell’integrazione tra i gruppi linguistici. Frattini, da una parte, ha aderito all’appello del MOET, che chiedeva ai candidati un preciso impegno per il superamento dell’apartheid. Peterlini e Bressa sono riusciti a mobilitare i militanti dell’Ulivo e della SVP, facendo respirare a Bolzano un clima paragonabile a quello che, nel ’96, si era respirato in tutta Italia con la nascita dell’Ulivo, con gli ex comunisti e gli ex diccì a battersi assieme per lo stesso obiettivo. Ha fatto eccezione la Pasquali, che ha tentato di fare il pieno del voto italiano, uscendone però con le ossa rotte. Hanno vinto Peterlini e Bressa, dimostrando che il cambiamento delle regole della convivenza può avvenire soltanto con, non contro il partito che rappresenta di fatto un intero gruppo linguistico, la SVP.

Non è tutto. Da anni si parla della fine della SVP, intesa come partito di raccolta del gruppo tedesco, poiché le fondamenta che reggono quel partito sono destinate a sgretolarsi di pari passo con la fine della contrapposizione tra i gruppi linguistici. Ebbene, l’alleanza Ulivo-SVP segna anche un passo importante nella trasformazione della SVP da partito di raccolta a partito schierato sulla logica politica destra-sinistra. Lo stesso Magnago ha detto in più occasioni che la SVP può ormai considerarsi un partito di centro-sinistra.

Un’ultima considerazione va fatta sul sistema elettorale: se tutto questo è stato possibile, è perché si è votato col sistema maggioritario, che ha reso conveniente apparire interetnici ed abbandonare il nazionalismo. Allo stesso modo di come il maggioritario ha reso conveniente far nascere, nel ’96, l’Ulivo. Su questo dato sarebbe opportuno che riflettesse chi ha a cuore l’integrazione tra i gruppi linguistici.

L’altro ambito sul quale l’alleanza Ulivo-SVP è destinata a lasciare il segno è quello dei rapporti tra le due province, ossia il futuro della Regione. Costruendo questa alleanza, Dellai ha creato le condizioni per un forte rilancio dell’unità regionale. L’Ulivo trentino è stato accusato di svendere la Regione alla SVP: in realtà, ciò che è emerso è la volontà di abbandonare la logica nazionalistica che ha sin qui caratterizzato l’architettura istituzionale dell’ente regionale, per aprire le porte ad una collaborazione tra le due province fondata sul reciproco rispetto, sulla leale collaborazione, sulla solidarietà. Ciò che Renato Ballardini sosteneva trent’anni fa e che Bruno Kessler aveva capito, sta oggi diventando patrimonio di tutti: per fare un matrimonio che funzioni, bisogna essere d’accordo in due. Altro che svendere la Regione! Grazie all’accordo Ulivo-SVP, Magnago ha dichiarato che è finito il periodo storico del Los von Trient e Roland Atz ha detto che la Svp non è più interessata alla creazione di due distinte regioni. E poi, quale prova più lampante di quella di aver visto Brugger, Durnwalder, Magnago, Ebner e tanti altri fare campagna elettorale in Trentino, per sostenere i candidati dell’Ulivo!

E c’è di più. Mentre con le deleghe delle competenze della Regione alle Province si sta smantellando di fatto quell’architettura istituzionale della Regione inutile nei fatti ed il cui unico scopo pare quello di affermare l’italianità del Trentino-Alto Adige, le iniziative di collaborazione tra le due Province si stanno invece intensificando, spesso per volontà proprio della SVP. Cosicché, l’alleanza Ulivo-SVP può essere letta anche come la risposta alla necessità di affiancare alla nascente integrazione economica ed amministrativa tra le due Province anche un’integrazione politica. Proprio per questo, sarebbe opportuno che questa alleanza si consolidasse anche in vista delle elezioni provinciali del 2003, creando sin da ora luoghi di confronto permanente tra le forze politiche che hanno dato vita all’alleanza, andando oltre le sterili riunioni di maggioranza regionale, dove si discute inevitabilmente solo di quel poco che è di competenza della Regione. Margherita Cogo ha iniziato ad organizzare riunioni congiunte tra gli assessori delle due Province competenti sulle stesse materie, per tentare di coordinare l’attività amministrativa delle due Giunte provinciali. È’ una strada sulla quale continuare, ma serve anche un luogo di discussione tra i partiti.

Infine, il terzo aspetto, quello meno lampante eppure non meno interessante. L’alleanza Ulivo-SVP è probabilmente destinata ad avere ripercussioni anche sulle scelte politiche interne al Trentino. Parliamo in particolare delle scelte riguardanti il modello di sviluppo, le infrastrutture, la difesa ambientale. Paradossalmente, il fatto che in Veneto abbia vinto il centro-destra può essere un vantaggio, perché può spingere l’Ulivo trentino a prendere le distanze da quel modello di sviluppo e da quel tipo di governo del territorio, prendendo invece come riferimento l’Alto Adige. Tanto più si rafforzerà l’alleanza Ulivo- SVP, tanto meno sarà possibile, per noi, decidere su infrastrutture di rilievo regionale senza concordare le scelte con Bolzano. Pensiamo alla Valdastico, o all’aeroporto. E questi sono in fondo gli esempi meno importanti. Ben più significativo è il fatto che, da un matrimonio politico con la SVP, il Trentino può imparare quella cultura del rispetto del territorio e delle tradizioni tipica del mondo tirolese. Il rischio maggiore che il Trentino corre in questi anni è infatti quello della sua "venetizzazione", ossia della rincorsa al modello economico, e di governo del territorio, del Veneto. La campagna elettorale è stata anche questo: una sfida tra chi propugnava un Trentino più simile al Veneto (Casa delle Libertà) e chi caldeggiava un Trentino più integrato con l’Alto Adige (l’Ulivo-SVP). I risultati elettorali dimostrano che i trentini, per il loro futuro, preferiscono scegliere questa seconda strada.

Corre voce che Dellai, commentando il deludente risultato della Margherita in Val di Fassa, si sia lasciato scappare questa battuta: "Ora in Val Jumela ci faccio un parco". Bravo! E’ proprio ciò che il Trentino ti chiede di fare.