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Riflettere sulla guerra

Il Museo della Guerra di Rovereto per gli studenti.

Non stiamo parlando della guerra che corre sulla bocca di molti in questi giorni. Stiamo parlando di un’altra guerra, di altre guerre. Di quelle passate, di quelle del ‘400 e dell’800, di quelle delle Compagnie di ventura e delle guerre mondiali, dei mezzi con cui furono combattute, degli uomini che le combatterono e delle collettività che ci rimasero coinvolte, delle propagande contrapposte a fini di consenso sociale. Forse un qualche rapporto con la guerra di oggi esiste, specie nelle parole usate per parlarne.

Anche per quest’anno scolastico (lo scorso anno vide la partecipazione di 270 classi) il Museo della Guerra di Rovereto ha annunciato un fitto programma di proposte didattiche per le scuole e non solo del Trentino (nelle schede allegate ne indichiamo alcune tra le più significative). Si tratta di una scelta fatta per integrare i programmi scolastici con le tematiche legate alla storia della guerra. Vuole essere il contributo del Museo a un lavoro di studio e analisi che la scuola fatica ad affrontare. Le proposte sono articolate per itinerari didattici mirati ai diversi ordini scolastici e testimoniano dell’idea di un rapporto Scuola-Museo non solo come rapporto di servizio. Il fatto che la prenotazione per i gruppi-classe sia seguita dall’invio di materiali preparatori (cartine, cronologie, immagini e copie di documenti...) pone la programmazione scolastica di fronte a delle scelte, per così dire, attive. Nella stessa direzione va il coinvolgimento diretto dello studente, sotto la guida dell’operatrice didattica, nell’attività di osservazione dei materiali (la dotazione individuale del soldato, diari e lettere, cartoline e manifesti, giornali, armi ecc.) e di interpretazione dei documenti. "Questa impostazione del percorso didattico - ci dice la dott. Anna Pisetti, responsabile del servizio didattico del Museo della Guerra - educa lo studente al rapporto con i materiali. Il fatto che ci sia una fase dedicata ai documenti, un’altra all’interpretazione e un’altra ancora al museo, mette lo studente di fronte a modalità diverse di apprendimento".

Uno strumento ulteriore è dato dall’aula didattica, appositamente attrezzata con mezzi audiovisivi. Due ore (tanto dura l’itinerario di studio) per misurarsi con un’esperienza diversa, probabilmente nuova. Della forte valenza conoscitiva è convinto il prof. Camillo Zadra, direttore (provveditore) del Museo della Guerra di Rovereto, perché lo studente, con l’oggetto del museo (una divisa, un fucile, il filo spinato, una lettera) inserito in un percorso didattico mirato, instaura anche un rapporto emotivo che si trasforma in esperienza.

Questo però ha bisogno del superamento di una vecchia idea di museo: "I musei storici in Italia - dice Zadra - sono sempre vissuti ai margini della museografia, vittime, in passato, di un fortissimo intervento pubblico di tipo direttivo. Il museo ci spiegava perché si doveva glorificare lo Stato e il gruppo dirigente al potere. I musei nascevano per celebrare, commemorare, educare all’ adesione, all’interpretazione ufficiale della storia del Paese. I musei in Italia non nascono per celebrare sconfitte e spiegare disfatte o perdite di ruolo, ma per celebrare vittorie. Questo significa operare delle forti rimozioni. Quando perciò pensiamo al Museo come spazio e risorsa per la formazione dobbiamo pensarlo come luogo dove la Scuola deve poter trovare opportunità per affrontare tutti i temi di cui si occupa. Questo però significa che il Museo deve essere uno spazio aperto dove non si opera alcuna rimozione. E ciò pone problemi in primo luogo al Museo, perché il bisogno che ha la scuola di capire mal si concilia con le logiche di celebrazione. Per questo le nostre proposte didattiche non sono una sorta di maquillage, ma il tentativo di imboccare una strada diversa, di dare un ruolo diverso al Museo".

Il rapporto, perciò, che il Museo della Guerra di Rovereto ha voluto aprire con la Scuola, se da un lato mette in discussione la tradizionale storia celebrativa del Museo, dall’altro pone anche alla Scuola il problema di come utilizzare un’opportunità in più. Non è poco.