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Anche i migliori sbagliano

L’Occidente ha fatto la Rivoluzione francese; ma qualche volta se ne dimentica.

La superiorità della civiltà occidentale, così autorevolmente proclamata dal capo del Governo, è tale da riverberarsi anche su minuti eventi di cronaca locale. Prendete L’Adige del 14 ottobre: la signora Anna Franco (in arte Anna Onamor, o anche Donna Luce), di passaggio a Rovereto per presentare il suo libro "Ritrovarsi nella luce", era informata con largo anticipo dell’attentato di New York. Alla signora, che "quasi tutte le notti incontra non solo il marito (defunto, n.d.r.), ma tante altre persone che le parlano come se fossero vive", "già in luglio le entità con cui è in contatto avevano mostrato il crollo delle torri di Manhattan". Poi, chissà, non l’avranno presa sul serio e le cose sono andate come sono andate.

A questo punto, per sistemare una situazione terribilmente intricata, ecco una nuova risorsa; che ci arriva, in realtà dall’Oriente, ma che noi occidentali, con spirito pragmatico e alieno da pregiudizi, abbiamo saputo adottare.

Da Lavis, infatti, il 18 ottobre ci è arrivato via fax un comunicato dei seguaci trentini di Maharishi Maheshi Yogi che dà una risposta definitiva alla domanda che dall’11 settembre ci angoscia: "Come coniugare la necessità di combattere il terrorismo con la necessità di evitare qualsiasi conflitto locale"?

Di che si tratta? "La soluzione, basata sulla saggezza della tradizione vedica dell’India e sostenuta dalle scoperte più recenti della fisica moderna, prevede la creazione in India di un gruppo di 40.000 esperti nelle tecnologie vediche di difesa: la Meditazione Trascendentale e le altre tecniche associate, che servono a neutralizzare la tensione e la paura collettiva".

Né la guerra e neppure la diplomazia – dice Maharishi – possono risolvere il problema, mentre con la meditazione si potrà "creare una forte influenza di armonia e di integrità in tutte le nazioni ed impedire la nascita di qualsiasi tendenza negativa" (lo dimostrano "oltre 26 anni di esperienza sul campo e più di 50 studi scientifici pubblicati").

Che si aspetta dunque ad agire? Il problema ancora irrisolto è quello di mantenere i 40.000 esperti necessari, che, intanto che meditano, non possono evidentemente guadagnarsi da vivere. Ci vogliono 200 dollari al mese per ognuno, oltre ai fondi necessari a costruire le strutture per ospitare tutta quella gente: in tutto, circa un miliardo di dollari. Per ora ne sono stati raccolti 40 milioni: ancora pochi, purtroppo, per sconfiggere il terrorismo.

Intanto la vita prosegue, ed ogni giorno ecco nuove mode culturali che dimostrano la vitalità creativa della nostra civiltà. Sull’Adige dell’11 e 12 ottobre, ad esempio, ci viene illustrata la novità del "branding", che pare si stia diffondendo in alcune scuole superiori di Rovereto. Il branding vero e proprio – altrimenti noto come "bacio del fuoco", consiste nell’incidersi sulla pelle disegni o quant’altro con un oggetto appuntito incandescente. I più sbrigativi, però, fanno a meno del fuoco: "Si graffiano le braccia con le chiavi e si fanno piccole incisioni sulla pelle per imprimere le iniziali del nome del proprio ragazzo o ragazza utilizzando taglierini, aghi e lime per le unghie".

Alcuni, più attenti alla bontà del risultato, "prima tracciano il contorno con la penna, poi passano il taglierino, talvolta tolgono la lametta e la passano più volte per assicurarsi che la cicatrice rimanga".

Ma le testimonianze ci descrivono un mondo di creatività senza limiti: "Il mio ragazzo – racconta una studentessa - si mette le spille da balia sul dito, ma ho anche un amico che si infila i chiodi nella pelle e li collega con una catena". Un’altra "si è fatta un segno sul braccio con l’accendino surriscaldato". Altri ancora "si tagliano la pelle e inseriscono palline o perline sotto la cute, che rimangono in rilievo tracciando dei piccoli disegni". E tutti questi rituali, ci assicura il cronista, "si svolgono in classe, durante le lezioni. Gli studenti lo definiscono un passatempo...".

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