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Un insulto al paesaggio

Ancora a proposito della mastodontica costruzione che “oscurerebbe” l’ex convento di San Michele.

Notizie contrapposte sulla vicenda del nuovo convitto dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Da un lato s’ingrossa la schiera dei contrari all’intervento, dall’altra la Provincia ribadisce gli argomenti a sostegno della propria scelta. Intanto, come si può vedere dalla foto di Sergio Gorna, le motoseghe hanno già abbattuto i frutteti (un paio di ettari) al posto dei quali sorgerà il nuovo campo sportivo e la palestra comunale.

Il monastero di San Michele e l'Istituto Agrario.

In sintesi la vicenda. Serve un nuovo convitto per la scuola dell’Istituto Agrario frequentata da studenti che vengono dalle valli più lontane. Il vecchio convitto è chiuso da oltre tre anni e gli studenti che soggiornavano nelle austere stanze del convento agostiniano, bisognoso di un radicale restauro, sono al momento ospitati in un albergo di Salorno e trasportati giornalmente a San Michele con un servizio di autobus. La trasferta - vitto, alloggio e viaggi - costa circa 800 milioni (di lire) l’anno. Il nuovo convitto, è stato deciso, sorgerà sull’attuale campo di calcio, peraltro in ottime condizioni, che pur essendo di proprietà dell’Istituto è utilizzato dalla locale squadra di calcio. Per cui, prima di iniziare i lavori del convitto, dovrà essere realizzato un nuovo campo sportivo con un costo aggiuntivo di 4 miliardi e 300 milioni di lire, senza contare il valore del terreno agricolo.

Non solo: i tempi per la costruzione del campo di calcio si andranno a sommare a quelli per la costruzione del convitto, con il conseguente allungarsi dell’onerosa giornaliera trasferta degli studenti. Il nuovo convitto, una costruzione moderna alta quasi quattordici metri (17.000 metri cubi) è stato progettato a poche decine di metri dall’antico convento agostiniano, originaria sede dell’Istituto Agrario fondato da Cecco Beppe nel 1874.

Prima Italia Nostra e poi altri, compreso il direttore del Museo degli Usi e costumi delle Genti Trentine (che nel vecchio monastero ha la sua sede) sono insorti contro il progetto provinciale. La nuova costruzione, secondo i critici, alta e voluminosa, le cui dimensioni risulteranno ancor più esaltate dalla posizione collinare, cancellerà definitivamente, oltre al sottostante campo sportivo, anche una delle vedute più caratteristiche dell’Istituto Agrario.

I contrari chiesero che fine avesse fatto il progetto del 1989, che prevedeva di collocare il convitto in una posizione più defilata, dietro la parte moderna dell’Istituto e perché il nuovo convitto non potesse trovare ospitalità all’interno dei volumi, opportunamente trasformati che sono poco o per niente utilizzati come la stalla (seminuova e semivuota) o i vari magazzini dell’Istituto. I dubbi sono stati raccolti dai consiglieri provinciali Chiodi e Passerini, che con un’interrogazione chiesero, in estrema sintesi, "se la costosa girandola di interventi sia inevitabile o se non esistano alternative".

Ora è arrivata la risposta dell’assessore provinciale Silvano Grisenti, che riassumiamo qui di seguito.

La scelta della localizzazione del nuovo convitto è scaturita da un’approfondita analisi che ha visto coinvolti la P.A.T., l’Istituto Agrario e il Comune di San Michele . "Il Castello", la parte antica dell’Istituto, da tempo si trova nella necessità di essere ristrutturato sia dal punto di vista statico che da quello funzionale, ed è stato ritenuto più idoneo a essere destinato quale sede degli uffici amministrativi dell’Istituto e di spazi didattici e polivalenti per corsi post-diploma e in appoggio a studi universitari.

Le opere di ristrutturazione del "Castello" avranno inizio nel marzo 2002 e si concluderanno nel giugno 2004. La necessità di porre mano pesantemente alle strutture sia per l’accennata ridotta funzionalità che per la doverosa messa in sicurezza, unita all’obbligo di recuperare sul piano organizzativo/abitativo una sede idonea per i ragazzi ospitati presso l’Istituto ha determinato la decisione di unificare in un unico spazio residenziale il convitto che deve poter essere qualcosa di più di un semplice albergo; un richiamo per l’intera comunità locale, un luogo di vita che comprenda un insieme diversificato e complesso di attività non limitate al periodo scolastico ma aperto ed accessibile tutto l’anno….

Si è proceduto nella ricerca del luogo o struttura più idonea in grado di accogliere il nuovo Convitto. Si sono quindi analizzate più ipotesi dato che presso il "Castello" (sede storica del Convitto) non era possibile reperire idonei spazi per tutti i 150 convittori ed era da escludere, per ragioni organizzative, la suddivisione su due strutture degli spazi residenziali.

L’ipotesi di collocare il Convitto in prossimità dell’ingresso principale (fra l’edificio della stazione sperimentale ed il parcheggio del municipio) è stata scartata perché non erano presenti spazi sufficienti e determinava una consistente riduzione nel numero di posti auto a disposizione di un complesso già fortemente carente.

Il terreno sul quale sorgeranno il nuovo campo sportivo e la palestra comunale.

L’ipotesi di riutilizzare la ex stalla è apparsa problematica in considerazione della tipologia propria dell’edificio da ristrutturare (parzialmente interrata su un fronte), ma soprattutto per la sua collocazione all’interno dell’azienda agricola, distante dalla mensa e uffici amministrativi in una zona a vocazione decisamente "produttiva". Anche la scelta di un’area disposta a sud del municipio, verso Trento, è stata scartata proprio per la sua posizione ‘esterna’ e decentrata rispetto all’Istituto, ma sufficientemente centrale nei confronti del paese e della viabilità principale per cui è stata scelta quale localizzazione del nuovo campo sportivo. Gli spazi a ridosso dell’Istituto, verso sud ed est, si presentano di difficile utilizzo in quanto insistenti in parte su area archeologica ed in parte interessati da vigneti particolarmente pregiati. Già nel 1989 il progetto generale di ristrutturazione dell’Istituto comprendente l’ipotesi di un nuovo convitto è stata abbandonata in quanto insistente sulla medesima area (sud-est dell’edificio loc. Weizacher) gravata di vincolo di tipo archeologico. L’area prescelta per il convitto ( quella sul campo di calcio) possiede tutte le caratteristiche sopra indicate; l’edificio così come progettato risulta inoltre decisamente defilato sia rispetto alla strada che collega S. Michele a Faedo che nei confronti dell’ex Convento che risulta già tutelato dal Servizio Beni Monumentali, ma l’ala dell’edificio disposta verso nord a partire dall’immobile seicentesco (compreso fra le due torri rotonde) è stata realizzata a partire dalla seconda metà dell’Ottocento e più volte manomessa. La stessa, infatti, non risulta tutelata in quanto edificio di modesta fattura. Il convitto sorgerà ad una distanza di circa 100 m. dal Castello monumentale. Anche il campo sportivo è stato ricollocato in un’area più idonea, a ridosso della parte più nuova del paese (seguendo il criterio della zonizzazione di cui sopra) con lo scopo di rispondere pertanto sia alle esigenze della comunità locale e delle storiche associazioni calcistiche di S. Michele, che dell’Istituto Agrario medesimo".

Fin qui la posizione della Provincia. Al di là di ogni valutazione, va registrata una imprecisione non secondaria a proposito del presunto vincolo archeologico che graverebbe sull’area destinata ad ospitare il progetto del 1989, segnalato dai critici come possibile alternativa a quello oggi in discussione. Questotrentino aveva riportato da tempo la dichiarazione del dott. Ciurletti, responsabile dei Beni Archeologici della Provincia, il quale aveva precisato che la riserva su quel sito venne sciolta quasi subito, all’inizio degli anni Novanta, perché le indagini avevano escluso la presenza di reperti rendendo così inutile il vincolo. Consultato di nuovo in questi giorni, l’ufficio beni archeologici della Provincia ha confermato l’inesistenza di vincoli sull’area Weizacher (se non una "tutela" che però non impedirebbe assolutamente l’esecuzione di opere).

Riferivamo all’inizio di notizie contrastanti. Infatti, recentemente, il Consorzio Vini del Trentino, la potente associazione dei produttori e grossisti che operano nel settore enologico, ha bocciato il progetto del nuovo convitto auspicando una soluzione che preservi la vista del complesso di San Michele che rappresenta la casa della viticoltura trentina. Francesco Sartori, il presidente del CVT, siede tra l’altro anche nel consiglio di amministrazione dell’Istituto Agrario.

Contraria al progetto si è dichiarata anche Antonia Marzani, presidente regionale dell’associazione dimore storiche italiane, che critica la posizione del nuovo edificio che con la sua mole nasconderebbe il complesso monumentale che caratterizza il paesaggio di San Michele all’Adige.

Anche dall’interno dell’Istituto, tra i ricercatori, giunge notizia di malumori per le scelte edilizie della dirigenza e della Provincia. E’ in preparazione un documento che - ci anticipano - invita il C.d.A. a ripensare la localizzazione del convitto.

Un invito al buon senso anche alla luce del fatto che lo stesso consiglio di amministrazione ha appena affidato ad un tecnico lo studio per il riordino immobiliare del prestigioso Istituto Agrario.

Anche in paese qualcuno, come l’ex sindaco di San Michele, Albino Zanon, non ha mancato di esprimere al cronista la propria critica sottolineando gli "sprechi" in termini di terreno e di danaro pubblico che l’intervento comporterebbe.