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Le meraviglie del Gotico

Il Gotico delle Alpi, imponente e preziosa mostra al Castello del Buonconsiglio di Trento: affreschi, oreficerie, sculture, tapezzerie, uno scrigno di autentici tesori che ci ricostruisce la raffinatezza del Gotico internazionale.

Decisamente il castello del Buonconsiglio ci ha abituati al meglio: le sue mostre, dagli Ori delle Alpi - all’epoca una delle più visitate in Europa - ad Alessandro Vittoria, al Lampi, all’ultima in corso, hanno fatto di Trento una delle città più interessanti dell’estate culturale italiana.

Ciclo dei mesi di Torre Aquila: Gennaio.

La mostra Il Gotico nelle Alpi, al castello del Buonconsiglio e al Museo Diocesano, è un vero e proprio scrigno di tesori che esibisce affreschi, rare tappezzerie, sculture raffinate, oreficerie strepitose che illustrano un periodo dell’arte, il Gotico internazionale, giustamente definito anche Gotico fiorito o fiammeggiante, in quella vastissima area alpina che va dalla Savoia al Trentino, al Tirolo, al Salisburghese fino alla Slovenia.

Il risultato è imponente: 180 opere esposte provenienti da chiese, monasteri, musei, da quello di Zagabria al Louvre, uno staff di studiosi di alto livello, che fanno rimpiangere ancora di più la ritardata uscita del catalogo, una guida ai più significativi monumenti gotici del Trentino che fa il punto su una situazione finora non studiata in maniera esauriente, un allestimento – a cura di Michelangelo Lupo – che esalta la preziosità dei pezzi esposti.

Mai sede di mostra fu più appropriata: il Buonconsiglio, che conserva una delle testimonianze più singolari del Gotico internazionale, il ciclo dei Mesi di Torre Aquila, e il Museo Diocesano, alloggiato nel ferrigno Palazzo Pretorio, già sede dei vescovi di Trento.

Gli affreschi di Torre Aquila sono il perno attorno a cui gira tutta la mostra: il tema dei mesi, così caro al Medioevo, trova qui una rappresentazione addirittura monumentale; bene quindi hanno fatto gli organizzatori a fornire un’esauriente audioguida e a creare installazioni multimediali che illustrano lo studiolo di torre Aquila, dove il vescovo Giorgio di Liechtenstein, moravo di origine e viennese per formazione culturale, fece dipingere dal maestro boemo Venceslao il ciclo di affreschi più famoso di Trento, cercando nel suo studiolo esclusivo quella quiete che non riuscì a trovare, incalzato dalla rivolta di Rodolfo Belenzani e dalle trame di Federico IV, conte del Tirolo e arciduca d’Austria, che farà addirittura avvelenare lo sfortunato vescovo nel remoto castello di Sporo Rovina.

Federico d’Austria e Giorgio di Liechtenstein ci introducono nel mondo delle corti, dove il gotico si era diffuso in maniera universale, meritandosi l’appellativo di gotico internazionale. Un’arte cosmopolita e preziosa trasmessa da corte a corte attraverso gli artisti itineranti e i cassoni dotali pieni di gioielli, libri miniati, tessuti, objets de vertu che veicolavano mode e tendenze artistiche. Nei saggi del catalogo, oltre alle schede sugli artisti borgognoni, tedeschi, italiani, francesi che prestavano la loro opera al servizio dei potenti, è sottolineato il ruolo avuto dalle alleanze matrimoniali nella diffusione di stilemi apparentemente lontani che operavano tuttavia una fusione che collegava le forme artistiche della Boemia con quelle della Savoia, del Trentino, della Slovenia influenzando anche i grandi centri artistici del’Italia padana: Verona, Asti, ma anche Rimini e Milano, il tutto all’insegna del lusso più sfrenato.

Nella diffusione degli stilemi del Gotico internazionale, le Alpi, con le loro piccole corti, i ricchi monasteri, le cattedrali, con le attive città mercantili, come Bolzano e Wels, giocarono un ruolo estremamente importante e ci restituiscono un mondo mobile e vivace in continuo movimento sulle strade che varcavano la grande catena montuosa, la strada del Brennero, aperta nel XIV secolo a cura di un intraprendente mercante di Bolzano e dei conti del Tirolo, ma anche quella che in Svizzera si inerpicava fino al monastero ospizio del San Gottardo, o quella che attraverso Madonna di Campiglio collegava il Trentino e il Tirolo con la Lombardia.

Le opere esposte documentano quindi la ricchezza di questo mondo alpino, dal Piemonte alla Slovenia passando per la Val d’Aosta, il Vallese, i Grigioni, il Tirolo, il Salisburghese, l’Alto Veneto, il Trentino, il Friuli, la Carinzia, un mondo curioso e aperto alle influenze esterne, che elaborava in una cultura ricca e multiforme nonostante i tempi non fossero affatto facili, stretti com’erano tra la terribile peste del 1348, la Guerra dei Cent’anni, le rivolte degli Hussiti e lo Scisma d’Occidente, che i due concili di Costanza e di Basilea riuscirono solo a ritardare di un secolo.

La mostra illustra il mondo delle corti, impregnate di spirito cavalleresco, che raffigurano bene le armi preziose provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, le rare tappezzerie con temi cortesi, gli affreschi provenienti da Alessandria, da Innsbruck, da Udine con le storie di Lancelot, di re Artù, della guerra di Troia, i codici miniati, che illustrano le tecniche di guerra e i taccuini, come quello del castello del Buonconsiglio, che conserva la memoria di cicli cortesi andati perduti.

Questa società cavalleresca – e guerriera - prediligeva santi cavalieri, come S. Giorgio, S. Martino, S. Maurizio, S.Vittore, raffigurati nelle pregevoli statue, tra le quali spicca quella in legno di S. Giorgio a cavallo proveniente da Pollein, in val d’Aosta.

La sezione dedicata ai centri propulsori allinea opere di grandi artisti, quali Stefano Mossetaz e Jean de Malines, che lasciarono preziose sculture ad Aosta, nel tesoro della cattedrale, o il raffinatissimo Giacomo Jaquerio, del quale è giunto da Torino un vero capolavoro, un dipinto su tavola raffigurante la liberazione di san Pietro; da castel Tirolo proviene invece una delle sculture più belle della mostra, un san Pancrazio in legno policromo eseguito da uno scultore boemo, testimonianza della vivacità della corte di Merano sotto Leopoldo III d’Austria, marito di una Visconti. Un’altra corte, quella di Amedeo VIII di Savoia, non era da meno, come mostrano le miniature di Perronet Lamy, pittore che lavorava addirittura per il duca di Borgogna Filippo il Buono, arbiter elegantiarum dell’Europa medievale, e quelle di Jean Bapteur che illustrano i trattati morali di Albertano da Brescia.

Altre sezioni sono dedicate ai viaggi delle opere e a quelli degli artisti, con gli scambi continui fra le varie corti e i centri del potere ecclesiastico. Così una Madonna col Bambino, straordinario lavoro in argento fuso e pietre preziose, da Salisburgo è giunta al Bargello di Firenze, una Madonna dello scultore borgognone Jean Prindall è arrivata a Chieri (Torino) mentre un grande Crocifisso giunto da Rimini è uscito dalla bottega che Johannes Teutonicus aveva aperto ad Ascoli Piceno.

Hans von Judenburg , Incontro fra Anna e Gioacchino (1421-1423).

L’ambito tedesco o austriaco e quello boemo, avevano dato vita a temi iconografici che ebbero larghissima diffusione nell’Europa medievale: quello del Vesperbild, il gruppo scultoreo con Cristo morto sulle ginocchia della Vergine e quello, complementare, delle Schoene Madonna, la Vergine aggraziata con il Bambino in braccio, rappresentati nella mostra nelle raffinate varianti. Accanto a questi, altra manifestazione artistica di grande successo nel mondo tedesco e in quello delle Alpi orientali sono i Fluegelaltar, o altari a portelle, di cui il Trentino e soprattutto il vicino Tirolo conservano importanti esempi, il più notevole dei quali è senz’altro quello della parrocchiale di Bolzano, finito al museo di Zagabria, opera di uno scultore grandissimo qual è Hans von Judenburg, presente in mostra con il bellissimo gruppo con Anna e Gioacchino.

Altro grande centro di produzione artistica era Venezia, i cui manufatti risalivano le valli fino in Trentino (preziosa la tavoletta con la Madonna dell’Umiltà di Trento) in Valtellina, nel Bergamasco (viene da Clusone la ricchissima Annunciazione) e nel Salisburghese.

La devozione popolare è soggetto di un’ulteriore sezione e mostra la vivacità dei piccoli centri rurali alpini, con i santi tipici, raffiguranti tante volte nelle chiesette montane e sugli altari: santa Caterina d’Alessandria, la Madonna con l’abito a spighe, san Leonardo, santa Gertrude….

Infine i "tesori" del Museo Diocesano Tridentino, sezione ineliminabile di una mostra già di per sé così ricca: 40 preziosissimi capolavori di oreficeria dedicati ai santi particolarmente venerati nell’area alpina. Da Aosta a Coira al Gran san Bernardo a Saint Maurice d’Agaune, da Chieri a Cividale sono giunti reliquiari in forma di busto, di braccio, di teca, croci processionali, coppe, paci, ostensori, pastorali creati da orafi fiamminghi, lombardi, svizzeri, boemi, augustani, piemontesi, svevi, friulani, francesi.

La visita al Museo Diocesano è l’occasione per rivedere, contestualizzato, il superbo parato commissionato dal vescovo Giorgio di Liechtenstein a un laboratorio di Praga, impreziosito dai pannelli a ricamo raffiguranti le storie di san Vigilio, il più ampio decoro di questo genere ancora conservato, che il Metropolitan Museum ha già prenotato per una grand’esposizione sull’arte della corte di Carlo IV di Boemia.