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Anarchici a Rovereto: tacciono le idee, parlano le mani

Tacciono le idee, parlano le mani: l'aggressione del gruppo anarchico al consigliere comunale di AN.

Finalmente ce l’hanno fatta - avranno pensato coloro che auspicavano l’autocastrazione del gruppo anarchico roveretano. E’ bastata una semplice, vigliacca aggressione al consigliere di AN Enrico Pappolla per trasformarli da tribù fastidiosa ma tutto sommato innocua e quasi folkloristica a minaccia da estirpare, in quanto violenta, aliena dalla convivenza tra diversi e dalla libertà di pensiero.

Il consigliere comunale di AN Enrico Papolla sul luogo dell'aggressione (dal Trentino).

Sulle loro idee ci sarebbe da riflettere. E’ anzitutto curioso come chi a parole è contrario ad ogni dogma, ad ogni appiattimento del pensiero, finisca nella pratica col creare inquisizione e odio contro chi, a destra come a sinistra, non accetta di sdraiarsi sulla loro linea. E così per queste individualità (così gli piace essere chiamati, anche se nella setta il pensiero individuale è abolito, pena l’esclusione) il nemico non è solo il fascista, il padrone, la multinazionale, ma anche e soprattutto chi condivide le tematiche da loro affrontate ma le elabora in modo più costruttivo, per ottenere reali cambiamenti: è da vedere se sono più numerosi i loro manifesti contro il neoliberismo del WTO oppure quelli contro il movimento new global, reo di deprecare la violenza.

Le loro esternazioni, le scritte, i volantini, spesso incomprensibili al comune cittadino, indicano evidentemente la volontà di comunicare, ma al contempo un’incapacità nell’uso del mezzo che appare stupefacente in giovani che si suppongono cresciuti fra spot e multimedialità. Tanto da far pensare che quelle loro parole non si propongano di trasmettere idee, di cercare di convincere altri delle proprie ragioni, ma siano la testimonianza, il puro sfogatoio di gente rassegnata alla marginalità. Una fraintesa coerenza, una stolida purezza valgono evidentemente più dello sporcarsi le mani, dell’incontro-scontro necessario per ottenere concreti risultati, per sensibilizzare altre persone.

Sostanzialmente innocui come apparivano, potevano suscitare, se non simpatia, quanto meno un sorriso per questa loro radicalità romanticamente ottusa. Le loro stesse recenti occupazioni, al di là dei formalismi invocati da una parte politica (la stessa che a livello nazionale continua a prendere a calci il sistema giudiziario), non erano poi preoccupanti, e venivano vissute dalla città con indifferenza: si trattava di edifici abbandonati, destinati prima o poi alla demolizione, ai quali il gruppo anarchico aveva dato in qualche modo vita, con momenti di dibattito, proiezioni, concerti, il tutto sotto il segno della gratuità e dell’autogestione.

Ma col fattaccio di via Rialto questi signori hanno perso la loro innocenza, sputtanandosi senza rimedio con un’azione da ultras calcistici, rischiando d’innescare una spirale di odio ("Andremo a prenderli uno per uno" - ha minacciato Piergiorgio Plotegher, collega dell’aggredito) e di sospetto ,in un momento particolarmente delicato, visto che altre persone, con meno slogan ma più risultati, stanno preparando il controvertice di Riva per portare all’ordine del giorno tematiche che riguardano la vita di tutti.