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Confesercenti: piccoli negozi crescono

Loris Lombardini alla presidenza di Confesercenti: di fronte alla crisi della piccola distribuzione, essere sindacato non basta.

E’ terminata con una netta vittoria di Loris Lombardini (88 voti a 33) la partita per la presidenza di Confesercenti. Vittoria non casuale, maturata nel clima che si respira nell’associazione e nelle esigenze della categoria.

Il neo presidente Loris Lombardini.

A tal proposito è stato emblematico l’intervento (in sé non memorabile) del vice-segretario nazionale Mauro Bussoni; una lunghissima illustrazione di tabelle e dati statistici, tutti convergenti verso un’unica cruda conclusione: il commercio è in crisi, e al suo interno soprattutto la piccola distribuzione. La soluzione di Bussoni, un po’ vaga - sarà l’urbanistica, il ridisegno delle città a salvarci (forse) - veniva riempita di contenuti da Franco Grasselli. Assessore alle Attività economiche di Trento, e prima direttore proprio di Confesercenti, Grasselli esortava a non guardarsi indietro, ma in avanti: il bel tempo passato dei negozietti e delle licenze compartimentate è finito (probabilmente con vantaggio del consumatore), la risposta ai centri commerciali sta nell’organizzare brani della città, a iniziare dai centri storici, come dei "centri commerciali naturali", in cui il cliente trovi in un ambiente umanizzato, accogliente e compatto la varietà merceologica dei templi del consumo.

Indipendentemente dal peso che potevano avere i singoli interventi, evidentemente l’assemblea riconosceva attualità a tale tematizzazione, e si rivolgeva al candidato che più proponeva una svolta politica all’associazione: non più solo un sindacato attento ai bisogni anche minuti degli associati (ruolo ottimamente interpretato dall’altro contendente Adriano Cavosi) ma realtà in grado di tessere alleanze, influire sulle scelte dell’ente pubblico, ed eventualmente di intraprendere in proprio realizzazioni. Quello che appunto propugnava Lombardini.

Di questi temi parliamo con il neo-presidente. Iniziando dalle due ottiche, sindacale e politica, dei due candidati.

"In realtà, come ovvio, si tratta di ottiche complementari. Poi, è nel meccanismo elettorale la sottolineatura delle specificità da parte di ogni candidato; il che però non vuol dire disconoscere l’importanza della visione del concorrente. In particolare ritengo importantissimo il lavoro sindacale, la capacità di seguire gli associati, che Cavosi evidenzia ed impersona; e che peraltro caratterizza la nostra associazione. Solo che adesso si impone un’azione più ampia".

Azione più ampia significa anche minor conflittualità con le altre associazioni, a iniziare dalla concorrente Unione Commercio con cui i rapporti sono pessimi (i "culi di pietra" da una parte, il sindacato partecipato dall’altra). C’è chi ha notato un agitare di ramoscelli d’ulivo…

"Il presidente uscente Bottari, nella sua relazione ha detto che bisogna ricominciare a tessere rapporti. E sottoscrivo."

Intende dire che, oltre alla concorrenzialità, oltre alle differenze di organizzazione, hanno pesato ruggini personali?

"Non c’è dubbio. E una nuova presidenza impone di ripartire da una stretta di mano; per vedere se è possibile una nuova collaborazione".

Beh, e la critica ai poteri forti che vi ha contraddistinto?

"Rimane. Quello che avevamo da dire è stato detto; ed è stato recepito. Ora vogliamo varare progetti, sui quali vedremo se è possibile incontrarci con altre realtà."

Non è che in fin dei conti, diventati grandi, aspiriate anche voi ad essere cooptati tra i poteri forti?

"No, noi aspiriamo ad essere quello che siamo".

E allora, cosa vi distingue dagli altri?

"Il metodo, lo stile, le ambizioni, il nostro Dna culturale. Siamo partiti dalle categorie meno tutelate, le cenerentole dell’economia (ambulanti e benzinai ndr). Siamo cresciuti, ma mantenendo quella cultura. E poi non possiamo fare quello che ci pare, noi siamo condizionati dai nostri associati: che i nostri metodi e obiettivi, li devono condividere.

Poi, se – imposto dalla crisi del piccolo commercio - ipotizzo un progetto a tutela della categoria, devo portarlo avanti con alleanze con gli altri sindacati; con i quali ci si deve misurare, pur senza annacquare le nostre convinzioni. Ad esempio, se vogliamo riqualificare un’area del centro storico dando spazio ai piccoli negozi (qui riecheggiano le proposte dell’assessore Grasselli ndr) devo interagire non solo con l’ente pubblico, ma anche con le altre associazioni, con il mondo creditizio. E devo farlo con umiltà, perché più un progetto è significativo, più ha bisogno di alleanze e condivisioni."