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 Lettera dall’altro mondo

Avranno chiuso la porta al berlusconismo?

Il Portogallo dopo le elezioni del 27 settembre

di Matia Losego & Janeca Dornelas

Indice articolo:

Per un italiano all’estero, per lo meno in Europa, è difficile staccarsi dalla politica italiana e seguire la politica locale. È difficile, qui, perché il nostro primo ministro è presente ogni settimana sui giornali portoghesi con una sua affermazione, per l’ennesimo scandalo mondano o nella rubrica i migliori e i peggiori della settimana, comparendo troppo spesso nella seconda categoria. Con sorpresa e una certa dose di vergogna abbiamo scoperto che qui l’esempio italiano è studiato nelle facoltà di politica e giornalismo come esempio europeo di instabilità di governo.

José Socrates

Il Portogallo, nel nostro immaginario, continua invece ad essere la terra della rivoluzione dei garofani, del 25 aprile 1974 (casuale e affascinante analogia con il 25 aprile italiano) e del mettete dei fiori nei vostri cannoni. Il fatto che la rivoluzione qui sia un fatto storico recente implica una forte presenza degli ideali dell’epoca e le stesse persone che hanno partecipato alla politica prima e dopo la rivoluzione, come Mario Soares, ex Presidente della Repubblica, hanno ancora una grande influenza nel dibattito politico, pur non essendo più rappresentanti istituzionali.

La recente campagna elettorale è stata, soprattutto nelle ultime due settimane, come al solito, centrata sull’attacco ai rivali politici e sulla comparazione di questi con Salazar, il vecchio dittatore fascista. Le proposte e le nuove strategie politiche sono rimaste chiuse nelle pagine dei programmi che nessuno legge e tutti sventolano in aria come la Bibbia.

Domenica sera (27 settembre) si è assistito allo spoglio delle schede elettorali e ai relativi messaggi dei candidati. Il dato più importante è che il Partito Socialista di José Socrates, ora al secondo mandato, ha perso la maggioranza assoluta che aveva ottenuto nelle precedenti elezioni del 2005, passando da 120 a 96 deputati su un totale di 226, pur continuando a essere il partito di maggioranza. Probabilmente questo calo ha a che vedere con le riforme strutturali (ad esempio del sistema di valutazione dei professori) che il governo socialista ha attuato nella precedente legislatura, scontrandosi duramente con i sindacati, e al fatto che non è ancora stata delineata una strategia chiara in risposta alla crisi internazionale. Manuela Ferreira Leite, candidata del PSD (centro destra) è stata battuta ed è stata la prima a riconoscere la sconfitta del suo partito. Ma i veri vincitori sono stati il CDS-PP, un partito di destra (al parlamento europeo nel PPE con il PSD) che cavalca i temi della sicurezza e della legalità, e il Bloco de Esquerda della sinistra alternativa.

La questione centrale, ora, sarà vedere con chi deciderà di allearsi il PS, o chi accetterà di farlo, considerando gli attacchi rivolti da più parti alla politica dell’ultimo governo. Le due opzioni sono una coalizione di sinistra, fra PS, Bloco de Esquerda, comunisti e verdi, o una singolare alleanza tra centro sinistra (PS) e destra (CDS-PP) lasciando da parte il centro destra (PSD). Nei messaggi a caldo della notte elettorale sono continuate le polemiche e gli attacchi contro il primo ministro e le sue repliche, ma molto probabilmente la necessità di un governo stabile porterà a una decisione, dopo una accesa contrattazione riguardante le poltrone dei ministeri.

Nell’opinione pubblica, questa la sensazione, si è tirato un sospiro di sollievo per la mancata elezione di Manuela Ferreira Leite, esponente dell’area più conservatrice del suo partito, e abbastanza rigida su questioni importanti come l’uguaglianza dei diritti per le coppie omosessuali.

Il fatto che la vera vittoria (per lo meno morale) sia andata a partiti alternativi al sistema bipolare, il CDS-PP e il Bloco, potrebbe significare che i portoghesi non vogliono giocare al berlusconismo (riusciremo mai, da italiani all’estero, a staccarci dal panorama del Belpaese almeno nei tentativi di analisi della politica estera?). In questi ultimi anni e in questa campagna elettorale, infatti, si sono riviste alcune delle caratteristiche tipiche della situazione italiana, con il premier sempre in primo piano, ad accusare i giornalisti di “caccia all’uomo”, e con gli altri partiti ad attaccare più la sua persona che le sue politiche, enfatizzando gli scandali e i sospetti su di lui e cercando, allo stesso tempo, di vincere il campione al suo stesso gioco.

In questo clima resta da vedere, a questo punto, con chi si alleerà il Partito Socialista e soprattutto quali saranno le strategie contro la crisi internazionale; e se il nuovo governo saprà rispondere alla domanda di cambiamento e alla necessità di misure sociali e politiche contro la disoccupazione, sopra il 9% nel secondo trimestre del 2009.


Parole chiave: Politica internazionale, Unione Europea

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