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Gli scarabocchi di Laurina Paperina

Un’artista trentina molto speciale.

Nell’ultimo numero del più prestigioso periodico italiano d’arte contemporanea, Flash Art, è comparso un corposo servizio sulla scena artistica trentina. Tra i giovani emergenti, un posto di primo piano è spettato meritatamente a Laura Scottini, in arte Laurina Paperina.

Ventisei anni, di Mori, dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di Rovereto Laurina Paperina ha seguito i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Verona, realizzando una tesi sul fenomeno della street art. Argomento niente affatto scontato, dato che, come vedremo, è già un primo sintomo di un interesse per forme comunicative deviate, “dal basso”, effimere, precarie come uno scarabocchio, se non nella sostanza almeno nella forma. Poi le prime mostre, il contatto/contratto con la Perugi Arte Contemporanea di Padova, galleria che ha fatto partecipare e conoscere Laurina Paperina alle principali fiere d’arte, da Bologna a Miami. Infine, le numerose mostre in gallerie private (da Roma a Tokyo, da Milano a Città del Capo) e musei pubblici; recentemente ha esposto delle opere al KunstMeran/Meranoarte (accanto a dipinti di Andy Wahrol & Co.), mentre un suo video è stato presentato al Mart.

Con un linguaggio assolutamente moderno e (new)global, desunto un po’ dagli ultimi cartoni animati stilizzati (come South Park) e un po’ dal web design minimalista, Laurina Paperina propone una rivisitazione dell’esistente a 360°, dai supereroi vecchi e nuovi alla politica internazionale (in un’opera Bush è sconfitto da Batman), dal mondo della (fanta)scienza - i virus sono un altro dei suoi soggetti ricorrenti - ai personaggi dell’arte contemporanea (in ogni numero del magazine Exibart on paper l’artista propone una caricatura a tema). Un iper-linguaggio che ha l’immediatezza di Internet e della pubblicità, e che prende forma in maniera squisitamente multimediale: tecniche tradizionali, certo, ma anche installazioni, performance, video, adesivi, libri d’artista, net-art… basta dare un’occhiata al suo sito (www.laurinapaperina.com) per rendersi conto come per Laurina Paperina anche la sabbia del mare, una scatola di fiammiferi, una vecchia Apecar o un arto (come le gambe) possano diventare materiale artistico.

Abbiamo intervistato l’artista in occasione della mostra “Scarabocchi-scribbles. Laurina Paperina vs Francesco Diotallevi”, in corso alla Biblioteca Civica di Rovereto fino al 27 gennaio.

Molti dei tuoi lavori rimandano ai telefilm e soprattutto ai comics: qual è la tua idea su questi media considerati ingiustamente “bassi”?

“Sono cresciuta nutrendomi di cartoni animati e fumetti. D’altronde non ci trovo nulla di strano nell’attingere a questi media; alcuni dei miei artisti preferiti, come Haring e Basquiat, si sono ispirati esplicitamente a televisione e fumetti. Tra i miei cartoni animati preferiti un posto di primo piano spetta alla coppia South Park-Simpson. Seguo inoltre con interesse molti artisti che lavorano sulla video-animazione, come David Linch, autore di una serie di geniali cortometraggi d’animazione, oppure David Shrigley.

Per quanto riguarda i fumetti, sebbene li inserisca nelle mie opere, non mi interessano quelli “famosi”, da edicola. Preferisco quelli anonimi, nascosti in qualche sito web o nei tanti blog personali; mi piace navigare in Internet e cercare artisti/disegnatori che usano questo linguaggio in maniera semplice, originale. Ogni tanto mi capita di disegnare qualche sketch, ma un fumetto vero e proprio non l’ho mai realizzato. Forse perché sono più vicina a una cultura televisiva, preferisco creare animazioni, che alla fine nient’altro sono che comics in movimento, sebbene il tempo che occorre per concretizzarle sia molto più lungo”.

I tuoi lavori sono stati esposti ed apprezzati già in tre continenti; tra i tuoi estimatori e collezionisti c’è perfino il mostro sacro dell’arte contemporanea giapponese, Murakami. Pensi che questa notorietà extraculturale sia dovuta al tuo linguaggio semplice e immediato, o a cos’altro?

“Non mi sono mai posta questi problemi. Quando disegno, dipingo o quant’altro, la prima cosa che conta per me è divertirmi. Mi piace sdrammatizzare e ironizzare un po’ su tutto quello che vedo e che vivo; appena mi frulla in mente un’idea, la realizzo, ma tutto deve nascere spontaneamente, come un flusso. Sicuramente è interessante osservare come persone di culture e paesi diversi si siano confrontati col mio lavoro. Ho avuto molte soddisfazioni in questo senso; ultimamente, con mia grande sorpresa, perfino il direttore generale della Lego ha apprezzato il mio lavoro!”.

Cartoni animati, Internet, pubblicità, cinema, musica. Che importanza hanno queste parole nel tuo lavoro e nella tua concezione dell’arte?

“Come ho già accennato, io disegno quello che vivo e la pubblicità, la televisione, la musica e Internet ne fanno parte. Quindi i media sono una continua fonte di ispirazione per il mio lavoro. Quando disegno è raro che ci sia silenzio: o accendo la televisione o ascolto musica; quando disegno le mie animazioni, il suono e la musica li realizzo io. Non avendo una specifica formazione a proposito, ovviamente il risultato è una cosa abbastanza demenziale... ma è quello il bello!

A questo proposito, tra poco ci sarà a Bologna l’inaugurazione del Future Film Festival, un evento molto importante nel campo dell’animazione, seguito con interesse in tutto il mondo. Gli organizzatori, che affidano di anno in anno la realizzazione di una mascotte a un diverso artista, per questa edizione hanno scelto me: una bella soddisfazione!”.

Cosa pensi di musei e gallerie trentine?

“La nostra regione può vantare pregevoli strutture artistiche, fondamentali sia per il territorio che per gli artisti stessi. Non è da tutti cercare di promuovere i giovani artisti locali come ha fatto la Galleria Civica di Trento con “Check In”, e non è facile trovare importanti strutture come il Mart che investono così tanto nell’Arte. Detto questo, penso anche che si potrebbe fare ancora di più, magari trovando strutture inutilizzate da dare ai giovani artisti come avviene spesso all’estero, magari per creare una Factory , un luogo in cui poter creare tutti assieme... Tra poco il Trentino-Alto Adige ospiterà la nuova edizione di Manifesta, un’importante biennale d’arte, e chissà se qualcuno ha pensato di coinvolgere i giovani artisti per realizzare un apposito progetto...”.

I detrattori ti accusano di fare arte “frivola”, basata sul nulla, semplicemente perché sei disinteressata alla vetusta estetica tradizionale basata su valori formali, tonali, eccetera. Nei tuoi lavori c’è invece la provocazione duchampiana, o, per venire ai giorni nostri, di Cattelan. Mi sbaglio? Inoltre, mi sembra di notare parecchie congruenze con la comunicazione e la creatività underground…

“E’ ovvio che il mio lavoro può non piacere. Molte persone pensano che se un’opera non è concettuale o non tratta tematiche classiche non vale una cicca... ma per fortuna c’è chi la pensa anche diversamente. Non mi piace dare una definizione del mio lavoro, non mi va di rinchiudermi dietro a degli schemi o dei nomi; forse qualcosa di ‘cattelaniano’ e ‘duchampiano’ c’è nella mia produzione, ma questo non spetta a me a dirlo. Anche se ci sono influenze, queste però non sono sicuramente ricercate. Oltre agli artisti che hai nominato, ce ne sono molti altri che stimo, forse meno noti, vicini alla cultura underground dei comics e dei videogames: Ed Templeton, Banksy, Barry McGee, Yoshitomo Nara, Motomichi Nakamura, Dalek, David Shrigley, Cory Arcangel.

E a proposito di cultura underground, amo la Street Art in tutte le sue forme, dallo stencil ai graffiti, dagli stickers alle fanzine auto-prodotte: secondo me hanno una carica di energia e di originalità straordinaria”.

Progetti?

“Per il futuro sto pensando di ritornare alla pittura, che da un paio di anni trascuro. O meglio, sto progettando delle installazioni che prevedono più media, dalle animazioni alla pittura, dai disegni alla fotografia”.