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Il crocefisso come la polenta

Quando facevo il soldato ad Albenga (parlo di quarant’anni fa), la domenica eravamo costretti ad assistere alla messa. Un giorno feci osservare ad un ufficiale che la cosa mi sembrava irrispettosa dei miei diritti in tema di libertà religiosa, e lui mi rispose che religione e diritti non c’entravano per niente: come era nostro dovere stare in mensa all’ora del rancio, magari senza mangiare se non avevamo appetito, così dovevamo assistere alla messa, senza peraltro alcun obbligo di rispondere al prete, se non eravamo credenti. La cosa faceva parte dei nostri obblighi, delle nostre incombenze di militari. Una recluta che assisteva alla discussione, fervente cattolico, replicò vivacemente a quell’argomentazione, che equiparava la santa messa alla pulizia delle latrine, ma non ci fu niente da fare.

È la stessa logica dei leghisti, per i quali il crocefisso è un elemento come un altro delle loro immutabili tradizioni, del loro nebbioso paesaggio mentale, al pari della polenta e della morra. Utilizzato, per di più, come strumento di una politica che stride orribilmente con i principi rappresentati da quel simbolo. E da un po’ non se ne può più. Passi per i presepi - siamo nel periodo giusto - ma per i crocefissi non potevano aspettare Pasqua? Macché, sono partiti in contemporanea - presepe e crocefisso (dalla culla alla tomba) - pretendendo crocefissi e diffondendo presepi.

Nella sala consiliare di Trento di crocefissi ce n’è uno artistico (opera di Othmar Winkler), tanto grande che, a quanto leggiamo sull’Adige, hanno dovuto spostarlo di qualche metro, perché i consiglieri andavano a sbatterci. Ma non bastava: ecco una mozione per “provvedere all’ostensione nelle aule comunali del Crocifisso”, poiché “chi è abituato a frequentare luoghi istituzionali, nota con stupore che alcune aule di Palazzo Thun sono prive del crocifisso”. “Ma dove vorrebbero metterlo oltre all’aula principale? - chiosa il cronista - In corridoio? Nei bagni?”

A Rovereto, invece, c’è stata una desolante (50 persone) marcia organizzata dal consigliere Pdl Ciro D’Antuono, per invitare i cittadini “ad esporre il crocefisso nelle case e nei luoghi di lavoro”. Intanto, quello offerto al Mart non è stato accettato e il crocifero se ne duole: “Non credo che per un crocefisso che non parla, che non dà fastidio a nessuno, appeso nell’atrio del Mart, i visitatori rimangano senza identità”. Ma le ambizioni dei marciatori sono ben altre: “Il diritto di Gesù a regnare sui popoli e sulle genti dovrebbe avere una dimensione pubblica, con il sostegno delle autorità civili, pur nella separazione tra Chiesa e pubblici poteri, comunque subordinati all’autorità spirituale della Chiesa e del Papa vicario di Cristo”. Sbaglio, o si parla dello Stato Pontificio?

La marcia, fortunatamente, è “sfilata via nel disinteresse generale”, provocando gli sberleffi dei giornali, che raccontano di striscioni (“A guardia della croce, a difesa della tradizione”) e di “stendardi quali la croce di S. Andrea, simbolo del martirio, e immagini del Sacro Cuore che furono care alla Vandea. Mancava un ‘Gott mit uns’, ma si può dire che non sarebbe stonato affatto”. Se poi un prete, come il parroco di S. Marco, non è d’accordo perché in questo caso il crocefisso diventa “motivo di divisioni e di dissensi”, gli si fa la predica. E se il vescovo Bressan, com’è suo costume, non dice nulla, il suo è “un silenzio scandaloso”, simile a quello dell’imam di Milano Tettamanzi.

Dal versante religioso, si passa poi a quello politico, con una mozione in Provincia che invita il presidente Dellai “a vigilare all’interno delle scuole trentine per fare in modo che il crocefisso non venga rimosso”

Stessa solfa per i presepi: se ne sono procurati 250, da 8 euro l’uno, ci dicono, “fatti da mani trentine”, da distribuire negli asili. Anche qui, bacchettate ai dirigenti scolastici che, non volendo avallare una squallida operazione di demagogia che cerca di strumentalizzare i bambini, rifiutano il dono.

Al che facciamo nostro il saggio, inutile invito rivolto a questi bizzarri neo-credenti da un lettore dell’Adige: “Investano piuttosto il loro denaro donando un po’ di cibo o una sciarpa di lana a chi, come Gesù Bambino, dorme al freddo e al gelo”.

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