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I milioni di Trentino Trasporti

Il pasticcio di Trentino Trasporti è noto, ma lo riassumiamo in breve. La società pubblico-privata, nata dalla fusione tra Atesina e Trento-Malè, ha deciso di acquistare le proprie azioni di proprietà del socio privato di minoranza (11%) Funivie Folgarida Marilleva, pagandole 6 milioni di euro. L’operazione sembra incomprensibile: non si capisce perché la società, che per cercare di far quadrare i conti deve comprimere i salari e aumentare le tariffe, getti in questa maniera soldi dalla finestra; anche perché una precedente stima della società aveva valutato in 1, 6 milioni il valore di quel pacchetto di azioni.

Sono state fornite varie motivazioni, una peggio dell’altra. "Le Funivie erano un socio ostico e votavano contro in ogni assemblea": e allora? "Spulciavano i bilanci": bene, è loro diritto; o ci sono problemi nei bilanci? "Con la presenza di un socio privato oltre il 5%, per avere la concessione del trasporto pubblico ci si deve sottoporre a gara europea": questa motivazione sta in piedi. Ma pone ulteriori quesiti.

Primo: perché si dovrebbe temere la gara europea? La Trentino Trasporti, che ha qui la sede, la (nuova, costosa e si spera efficiente) autorimessa, il personale, la conoscenza del territorio, perché dovrebbe perdere una gara contro i tedeschi o i francesi? Se lo teme è perché si autovaluta un carrozzone.

Secondo: ammesso che sia giusto evitare la gara, dell’esistenza della relativa normativa, non si sapeva all’atto di nascita di Trentino Trasporti? E perché non si è varata allora una struttura societaria adeguata?

Il problema è che, come evidenzia lo stato penoso di Trentino spa (l’ex Apt), è tutta la partita delle privatizzazioni ad essere in crisi; anzi, è il sistema dei rapporti pubblico-privato una matassa di cui sembra smarrito il bandolo. E scusate se è poco.

"E’ vero – ci ha detto al congresso della Margherita un assessore provinciale, allargando le braccia – Dovremo dedicare, come minimo, tutta una riunione di Giunta a questo problema".

Intanto il suo partito, come del resto tutti gli altri, discuteva d’altro.