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Ugo Rossi: dalla denuncia alla proposta

Con Ugo Rossi, segretario uscente e riconfermato del Patt, parliamo del partito e della sua rielezione. Non è stata una passeggiata per lui, che pur aveva all’attivo la riunificazione con i fratelli separati delle Genziane, una capacità politica evidenziata nella stessa relazione e l’appoggio di personalità importanti come Bezzi e Panizza.

Come mai queste difficoltà?

Ugo Rossi, segretario riconfermato.

"Dopo le politiche del 2006 ho fatto un giro sul territorio, ed ho capito che, al di la delle scadenze, bisognava indire un congresso, perché il partito aveva necessità di ripensare il suo ruolo; non solo in relazione alle alleanze, ma per capire se e come oggi gli autonomisti trentini vogliono limitarsi a un ruolo di opposizione, di denuncia, o assumerne anche uno propositivo. E’ chiaro che c’è una buona parte del partito (figure storiche attorno a un gruppo di giovani che hanno dato vita alla candidatura di Devis Tamanini), per la quale è prioritario il ruolo di denuncia, sulla base di valori tradizionali, come un tempo Pruner e oggi la Lega. Questa dimensione c’è e non va dispersa, però c’è anche una dimensione nuova".

Un ceto di professionisti locali, imprenditori, affaristi, che storicamente si era coagulato attorno a Tretter, oggi a Bezzi…

"Non farei questa lettura. Quella di cui parlo, che vuole passare alla proposta, è un’area socialmente trasversale. Penso al Basso Sarca, dove si sono messi assieme artigiani, operai e professionisti; con loro però non possiamo parlare solo delle grandi battaglie, dobbiamo passare alla proposta".

Ad esempio?

"La soluzione data alla presidenza dell’Autostrada (vedi Il Trentino cambia strategia. Come mai? Per liberarsi di Grisenti...): io sono preoccupato. Perché non deve prefigurare per il Trentino un’adesione al modello veneto di sviluppo, capannonecentrico. Ecco quindi la necessità di un partito che affronti i grandi temi, che abbia una sua visione del futuro, anche coraggiosa. E la gente che vuole questo, tra gli autonomisti, oggi c’è, anche se forse meno visibile dei tradizionalisti".

Che sono ancora prevalenti?

"Diciamo che permane anche la nostalgia della vecchia impostazione. E’ dal 2002 che almeno una volta all’anno ho visto tutti i duemila iscritti: c’è ancora una sorta di mito strisciante, sotterraneo, per cui il partito autonomista era sempre stato più forte nel passato; ma non è vero, perché a parte la parentesi del 93-98, quando per effetto di Tangentopoli abbiamo guidato il governo, il maggior risultato è il 13% del ’78; e alle ultime provinciali abbiamo avuto il 9%, scontando la scelta sbagliata di due anni prima di appoggiare la destra e rompere con la Svp".

Forse, nelle sue difficoltà, conta anche il discorso del governo...

"Certo: avere un’alleanza con la Svp e con Prodi porta ad alcune scelte in cui molti fanno fatica a riconoscersi. Basti pensare alla finanziaria…".

... e ai Dico.

"Anche, ma solo in parte. Su tali questioni dobbiamo essere laici, difendere i valori condivisi (ed infatti parteciperemo al Family Day). però sarebbe sbagliato impostare la politica su questo. I valori si praticano più che dichiararli. E invece c’è chi fa il contrario".

Quanto ha influito, nel partito, la scarsa significatività della vostra presenza nel governo locale?

"I miei competitori hanno avuto gioco facile nel rimarcare questo. Non si può negare uno sbilanciamento del potere nelle mani di pochi. Ma alcuni punti del programma li abbiamo fatto inserire noi: l’approccio all’Euregio, il Progetto Memoria, lo studio della storia locale nella scuola".

Rimaniamo sull’Euregio. A parte l’aspetto nostalgico come da Giunta Andreotti, potrebbe essere un punto strategico: la sinergia con Bolzano e Innsbruck, per fare dell’area lo snodo dei rapporti tra il Nord Europa e il Sud, il Mediterraneo e il Medio Oriente. A questo si sta attrezzando Innsbruck, che cerca un rapporto con noi, e trova solo chiacchiere. Su questo potrebbe esserci un vostro ruolo decisivo, che invece non si vede.

"Il tema è esemplificativo di un deficit. Queste cose nel programma di Dellai ci sono, le abbiamo fatte inserire noi, però sono risultate solo petizioni di principio. Nelle scelte concrete casca il palco: così si ritorna all’attuale caso A22, in cui non è che si debba essere proni alla SVP, ma tenere la bussola del rapporto con il nord".

Un altro punto: la richiesta dei comuni limitrofi di passare al Trentino. E’ un problema che interseca sia le politiche della montagna (di cui lei ha parlato con puntualità nella sua relazione) sia le motivazioni dell’Autonomia, che sono da ridiscutere. Come vi muovete su questa problematica?

"All’autonomia, fondata com’è su una diversità, abbiamo diritto, su questo non sono d’accordo con lei. Ma come per i valori, non è con le dichiarazioni che si ottengono i risultati e l’affermazione di un nostro diritto non vuol dire la negazione di un diritto altrui. Le cose da fare sono due: avere comunque rapporti con i comuni a noi limitrofi. E intrecciare il discorso su una politica della montagna, con quello dell’autonomia, perché la politica per la montagna non la fanno nelle pianure. Su questo Bezzi sta facendo un lavoro importante, mettendo in rete i movimenti autonomisti locali, che si muovono in maniera diversa dalla Lega. Alla quale io imputo due errori: aver riprodotto a livello locale il centralismo nazionale, e soprattutto aver pensato di orientare, attraverso le proteste locali, la politica nazionale, e per far questo ha scelto una parte (il popolo delle partite Iva, il centrodestra, le politiche antisindacali) e ne ha ricavato ben poco per il territorio, al contrario di quanto fatto dalla pur piccola Svp".

Di qui la sua tesi: per il Patt le scelte di schieramento non devono essere definitive.

"Per molti può sembrare opportunismo, per me invece è un fattore costitutivo di un partito autonomista, che deve avere chiaro un progetto, i punti fondamentali, e poi fare le alleanze con chi in quel momento meglio può accompagnare questo progetto. E comunque l’Autonomia non è solo rose e fiori, è anche assunzione di responsabilità; per questo intendiamo mantenere un ruolo di denuncia, e vedere praticata la politica della sobrietà".