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La rivincita delle ragazze

Gli studenti più informati e acculturati non sono più maschi ma femmine. Gli esiti di un nostro sondaggio in 14 scuole trentine, comparati con uno analogo di 30 anni fa. L’egemonia oggi è femmina, le classi popolari sono in rimonta, si affacciano gli immigrati: la società, a partire dai giovani, non è più ingessata.

Femmina, diciottenne, liceale, di famiglia benestante: questo il profilo dello studente trentino - anzi, studentessa - più consapevole, acculturato, informato, come emerge da un nostro sondaggio condotto in 14 scuole della provincia. Ma come? - si potrebbe obiettare - avete scomodato 500 studenti, una cinquantina di insegnanti, avete lavorato per mesi per arrivare a queste banalità? Per sapere che un liceale legge più libri di un apprendista idraulico? Che a diciotto anni si leggono più giornali che a quindici?

Beh, calma. In realtà il quadro che emerge dalla nostra ricerca sui consumi culturali dei giovani trentini non è così scontato; ci mostra una realtà molto sfaccettata, talora sorprendente e soprattutto dinamica, in movimento. Infatti analogo sondaggio lo avevamo fatto nel 1984, tra i padri degli studenti attuali, e gli atteggiamenti culturali dei figli rispetto ai padri presentano conferme, ma soprattutto evoluzioni di grande interesse.

Parlavamo della fascia di studenti leader, che potremmo chiamare i “consapevoli”. Questo loro maggior interesse per la cultura, l’approfondimento, l’informazione, si evidenzia e si ripete praticamente in tutte le oltre cento risposte al questionario. Può piacere o meno (poi ne discutiamo) ma se tu sei una ragazza e non un ragazzo, se hai diciotto anni e non quindici, se frequenti un liceo e non un istituto tecnico o professionale, se vieni da una famiglia benestante e non dal ceto medio o popolare, hai mediamente tutta una serie di comportamenti e interessi. In Tv guardi di più i telegiornali, i programmi d’inchiesta come Report, i talk-show politici come Ballarò, le trasmissioni culturali. Leggi più libri (solo il 2% delle ragazze non ne legge nessuno, contro l’oltre il 21% - dieci volte tanto! - dei ragazzi; e così solo il 2,7% dei liceali non legge libri, contro il 28% - ancora dieci volte tanto - dei professionali, TAB.03). Usi di più Internet. Leggi di più i quotidiani, in particolare quelli nazionali di informazione (Corriere, Repubblica) e sei molto più interessato a cultura e spettacolo (il 17,6% dei liceali contro il 12,2% degli istituti tecnici e il 4,5% dei professionali), politica nazionale (ancora il 23,4% contro il 13% e il 7,5%) e internazionale (il 23,9% degli abbienti, contro il 10,8% del ceto medio, e il 7,1% del ceto popolare).

Siamo dunque sempre a don Milani, alla Lettera a una professoressa? Alla scuola che registra le differenze di classe, anzi le ripulisce e santifica, col figlio dell’avvocato che andrà avanti nella vita ma non perché viene da una famiglia ricca, bensì perché è più bravo?

Le cose invece, rispetto agli anni ‘60 di don Milani, sono più complesse. E decisamente in movimento, a evidenziare una società molto meno ingessata di quanto ci si aspetterebbe.

Infatti, confrontando i risultati attuali con quelli del 1984, c’è una differenza macroscopica: la rivincita delle ragazze. Trent’anni fa la parte leader degli studenti, i “consapevoli”, era costituita dai maschi, che prevalevano rispetto alle compagne di classe. Oggi accade esattamente il contrario.

Allora titolavamo, attirandoci anche una lettera risentita di alcune femministe, “I piccoli uomini crescono più in fretta”, con le ragazze che “seguono di meno telegiornali, giornali radio, inchieste, dibattiti, documentari e invece si interessano di più alla musica leggera, ai varietà, ai giochi e quiz. Insomma più evasione e meno informazione”.

Oggi tutto questo viene ribaltato. Intendiamoci, le ragazze mantengono la predilezione per i contenuti e i generi culturali tradizionalmente più femminili. Alla televisione prediligono, rispetto ai maschi, i programmi musicali, i telefilm, e il mondo romantico delle soap e telenovele (seguite oltre dieci volte più che dai maschi), mentre scartano i programmi sportivi; Internet lo usano decisamente di più per chattare (il 64% contro il 44%, ben venti punti in più), essere presenti sui social network, scrivere mail; sui quotidiani preferiscono cinema e Tv (ma anche, e nettamente, cultura e spettacolo, 21,7% contro 4,8%) rispetto alle pagine sportive, che sono invece le più seguite dai maschi. Insomma, le inclinazioni più tradizionali delle giovani donne, dall’amore per il romanticismo a quello per la comunicazione e la chiacchiera, ci sono ancora tutte, le giovani donne sempre donne sono, non maschi di nuovo tipo.

Il cambiamento invece è avvenuto a un altro livello: quello della consapevolezza, dell’interesse per la cultura e l’informazione. Su questo campo le ragazze hanno decisamente rimontato, raggiungendo e sorpassando i coetanei.

Vediamo una serie di dati. Nell’84 il 78,8% delle ragazze guardava “spesso” o “a volte” i telegiornali, contro l’86,2% dei ragazzi; oggi i ragazzi sono passati al 90%, ma non hanno evitato il sorpasso, le ragazze sono al 94,1. Così per i programmi giornalistici di approfondimento (come Tv7 allora, Report oggi); e per i talk-show politici, che allora erano le ingessatissime tribune politiche, viste dal 17% dei maschi contro l’11% delle femmine, oggi sono programmi più spettacolari come Ballarò o Servizio Pubblico, che difatti sono più seguiti dai giovani, ma anche qui con un sorpasso da parte delle ragazze, 48,6% contro 43,5%. Stesso ribaltamento nella lettura dei grandi quotidiani nazionali (trent’anni fa letti dal 16% delle ragazze contro il 20% dei maschi, oggi cresciuti entrambi, ma con le femmine al 38% e i maschi al 24%) o dei periodici d’opinione (con i maschi ieri al 10,8% e oggi al 10,7%, mentre le ragazze sono passate dal 7,2% al 16,3%).

In altri ambiti non abbiamo i raffronti con l’84, ma comunque le femmine prevalgono sui maschi: come nell’accesso ai siti Internet d’informazione, effettuato dall’83,5 delle ragazze, contro 75,6 dei ragazzi. Ancora più eclatante la propensione alla lettura: solo due ragazze su cento non leggono libri, i ragazzi sono 21; le lettrici assidue (con più di 15 libri all’anno) sono venti studentesse su cento, meno di dieci gli studenti.

Insomma, un vero ribaltamento nei comportamenti. Che peraltro è in linea con tutti i risultati nelle scuole e nelle università: le ragazze studiano di più e meglio, hanno voti più alti, superano più agevolmente gli esami. È una rivoluzione che non potrà non tradursi, prima o poi, dai banchi di scuola alla società. Nelle scuole, silenzioso si è affermato un girl power, il potere, la forza, la consapevolezza delle ragazze. Dovremo aspettarci nella società un woman power, il potere delle donne, non più confinato alla vita sentimentale.

Il divario fra le classi è diminuito

Una società quindi che non è ingessata. Anche perché, come abbiamo seppur sommariamente visto, i nostri dati ci parlano di una crescente consapevolezza dei giovani, per quanto sempre vituperati. Forse perché i media si sono aggiornati (i documentari attuali, i programmi - quelli seri - della tv, i giornali sono molto più agili e fruibili che non trent’anni fa, basti pensare alle tribune politiche), forse perché anche la scuola ha fatto passi avanti, comunque i nostri dati ci dicono che i teenager del 2013 leggono e si informano molto di più, anche attraverso i media tradizionali, di quanto non facessero i loro genitori. Il sorpasso delle ragazze non è avvenuto in retromarcia, in seguito a una regressione dei maschietti, ma perché loro sono avanzate di più.

E la società non ci appare ingessata nemmeno, a guardare bene, dall’altro lato, quello più delicato o, se vogliamo, più antipatico: la consolidata egemonia culturale della classe alta e dei suoi figli.

Anche qui il paragone tra i due sondaggi registra infatti delle sorprese. Precisiamo che i dati che andiamo ad esporre sono da considerare indicativi, in quanto non siamo riusciti a ricostruire nei dettagli (ne parliamo nelle note metodologiche) i criteri con cui il compianto prof. Renato Porro, nell’84, nella sua supervisione al nostro lavoro, attribuì la classe sociale ad ogni studente in base alla professione e titolo di studio dei genitori. Quindi qualche sfalsamento nella comparazione dei dati può esserci; ma il senso finale comunque rimane.

E il senso è questo: il divario culturale tra le classi sociali è diminuito. Prendiamo per esempio la fruizione dei telegiornali: nell’84 erano seguiti dall’89,4% degli studenti della classe alta, dall’82,1% della classe media, dall’81,8% della bassa; oggi c’è una maggior fruizione, e ancora i figli dei ricchi sono in testa, passando al 94,3%, ma il ceto medio passa al 91,8% e il ceto popolare al 91,4%; la differenza, che prima era di quasi otto punti, ora è meno di tre. Stessa cosa per le trasmissioni culturali (con il divario ridottosi da 16 punti a meno di 6); o per la lettura dei quotidiani nazionali d’opinione (nell’84 per ogni lettore figlio di operai ce n’erano dieci figli di benestanti, oggi leggono tutti di più, ma soprattutto i figli di operai, i cui lettori si sono quintuplicati); o per quella dei periodici (i ricchi avevano un vantaggio dei 13%, oggi del 5%).

Insomma, qualcosa è decisamente cambiato. Anche perché (a fugare i dubbi sulle metodologie nel classificare le classi sociali) pure il divario tra le scuole si è ridotto. Un solo dato: nella lettura dei grandi quotidiani nazionali, il divario liceali/professionali era di 23 punti nell’84, di 16 oggi. Forse sono state le stesse scuole a cambiare; ma, dai nostri dati, sono cambiate in positivo, con tutti gli studenti che leggono e s’informano di più, e soprattutto quelli che partono più svantaggiati. Don Milani ne sarebbe contento.

D’altronde altri cambiamenti sono sopravvenuti nella società: l’affacciarsi di un tipo di studente del tutto nuovo, proprio soprattutto dal punto di vista culturale, l’immigrato. E una divaricazione in Trentino, proposta a dire il vero soprattutto a livello politico, tra le città e le valli. Di questo però trattiamo nei successivi articoli.

Per una nota metodologica approfondita e le tabelle con il resto dei dati, rimandiamo al nostro sito www.questotrentino.it

TAB.01 - Scuola per classe frequentata (perc. per colonna)
Classe 2Classe 5Totale
Liceo146127273
47,058,351,6
Istituto Tecnico8043123
25.722.023.3
CFP8548133
100100100
TAB.02 - Sesso per background economico/culturale (perc. per colonna)
Classe BassaClasse MediaClasse AltaTotale
Maschi10612340269
54,147,356,351,0
Femmine9013731258
45,952,743,749,0
Totale19626071527
100,0100,0100,0100,0
TAB.03 - Quanti libri leggi in un anno (perc. per colonna)
FREQ TOTTOTMaschiFemmineLiceoIst. tecnicoCFPDClasse 2Classe 5Itaimm
Nessuno6111,921,22,02,714,128,215,07,810,825,6
Da 1 a 421742,445,838,738,948,843,542,542,243,133,3
Da 5 a 1515830,923,139,137,327,321,428,633,931,523,1
Da 16 a 405610,96,815,315,07,46,110,911,010,812,8
Oltre 40203,93,04,86,22,50,83,15,13,85,1
TAB.04 - Quanto spesso guardi telegiornali in tv (perc. per colonna)
FREQ TOT 2013TOTMaschiFemmineLiceoIst. tecnicoCFPClasse 2Classe 5
1983201319832013198320131983201319832013
Spesso22182,342,986,238,778,847,244,640,341,978,936,588,352,1
A volte25349,151,346,948,355,545,053,043,6
Mai4117,78,013,810,021,25,97,14,213,221,110,511,74,3

I nuovi media

Una parte importante del questionario somministrato nelle scuole riguardava il rapporto che gli studenti hanno con le nuove tecnologie e la socialità mediata da internet.

La recentissima diffusione di device come tablet e smartphone, insieme alla possibilità di rimanere connessi ad internet tutto il giorno, ha avuto effetti profondi sulle abitudini dei giovani, questo è fuori discussione, e noi attraverso i dati raccolti abbiamo provato a fare una fotografia generale di alcuni comportamenti

Abbiamo già accennato al rapporto più intenso che gli studenti immigrati sembrano avere con la rete rispetto ai colleghi italiani, ma ci sono anche altri dati interessanti. Vediamone qualcuno.

Una prima, sostanziale differenza, che d’altronde contraddistingue un po’ tutto il questionario, è quella tra studenti di seconda superiore e di quinta. In tre anni la percentuale degli studenti che sono connessi ad internet tutto il giorno quasi raddoppia e anche la percentuale di coloro che visitano siti di informazione tutti i giorni o comunque qualche volta a settimana passa dal 54% in seconda al 72% in quinta. Le stesse, marcate differenze si trovano anche quando si chiede quanto spesso si controlla la mail (Spesso, dal 26% al 47%, Mai dal 27,6% al 6%) o quanto si utilizza internet per cercare informazioni. Anche la chat diventa più in voga con l’età, curiosamente con delle percentuali aderenti a quelle femminili. Si può interpretare questa corrispondenza come un’ulteriore indicazione a favore della nostra tesi: la consapevolezza di cui parlavamo all’inizio dell’articolo va senza dubbio di pari passo con l’età, ma trova terreno fertilissimo anche nel genere femminile.

Conclusioni forse scontate ma decisamente interessanti sono emerse dalla coppia di domande in cui veniva chiesto di valutare l’importanza di alcuni fattori nell’utilizzo dei social network. Quando si trattava di descrivere le proprie motivazioni, le risposte preferite erano “Per rimanere in contatto con gli amici” e “Per diffondere idee” e “Per conoscere nuove persone”. Bassissima era la valutazione della risposta “Per mettersi in mostra”. La domanda successiva, però, gemella della prima, chiedeva agli studenti di valutare per quali ragioni secondo loro i propri coetanei utilizzavano gli stessi social network.

In questo caso l’unica risposta che ottiene punteggi simili è di nuovo “Per essere in contatto con gli amici”, mentre diventa molto popolare l’opzione “Per mettersi in mostra”. Insomma, quasi tutti sembrano dire: “gli altri lo fanno, ma non certo io!”

Vediamo lo stesso meccanismo all’opera con la risposta “Per esprimermi come non farei nella vita reale”: anche qui i ragazzi hanno la percezione, un po’ come se si sentissero diversi e più maturi dei coetanei, che siano solo gli altri ad utilizzare i social network per sopperire a mancanze di cui soffrono nella vita off-line.

Questa esplicita quanto divertente manifestazione del divario tra la percezione del sé e degli altri, se si vuole tipica dell’adolescenza, viene ancor più esacerbata dalle ragazze: l’86% dichiara di non utilizzarli per mettersi in mostra, quando il 50% è convinto invece, quando si tratta degli altri, che ne sia una delle principali funzioni. Vale lo stesso per i maschi, anche se con percentuali più ridotte. Il 68% di loro non utilizza certo FaceBook per mettersi in mostra, ma la percentuale diventa il 52% quando si tratta degli altri.

Il genere influisce anche in altre domande legate all’utilizzo dei social network. Sono le donne le maggiori utilizzatrici (spesso il 73,5% contro il 56,5% degli uomini) come sono loro a chattare di più (64,4% contro 44,8%), pur utilizzando tendenzialmente meno il computer (meno 10% rispetto agli uomini nell’usarlo tutti i giorni).

Per quanto riguarda i siti di informazione, vediamo la solita differenziazione tra gli studenti “consapevoli”- femmine, di quinta, liceali, classe alta - che li utilizzano decisamente di più rispetto agli altri. Mentre invece il discorso parzialmente si rovescia quando si parla di un generico “uso di internet per cercare informazioni”: qui le femmine ancora li utilizzano di più, sia pur di poco, dei maschi; ma i liceali invece li utilizzano di meno dei tecnici e dei professionali, e così la classe alta rispetto a quella media e bassa, e perfino i diciottenni rispetto ai quindicenni.

Sembra quasi che i “consapevoli” ritengano degni di interesse gli specifici siti di informazione, ma snobbino invece la generica ricerca su Internet, forse perché ritengono di avere altri strumenti più affidabili.

Diverso infine il comportamento degli immigrati, di cui parliamo nella specifica scheda.

In conclusione, emerge un quadro complessivo in cui i ragazzi tengono comportamenti molto eterogenei riconducibili a modelli sulla base del loro essere maschi o femmine, di seconda o di quinta, italiani o immigrati e, seppur più lievemente, anche sulla base della scuola che frequentano.

Quello che li accomuna però è un utilizzo massiccio del Pc (meno del 2% dichiara di non usarlo mai o quasi mai) e per molto tempo (solo uno studente su cinque lo usa meno di un’ora al giorno).

Gli immigrati

La novità tra i giovani trentini, e nella società stessa, è la presenza degli studenti di origine straniera. Quelli nati all’estero, i cosiddetti “immigrati di prima generazione”, sono quasi il dieci per cento, provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall’Est Europa.

Nel campione da noi analizzato generalmente si tratta di ragazzi che hanno raggiunto il nostro paese in giovanissima età e con i genitori, che parlano un buon italiano e hanno vissuto buona parte della loro carriera scolastica in Italia.Prima di procedere con l’analisi, dobbiamo avvisare che si tratta di numeri piuttosto ridotti (40 studenti), e i risultati vanno visti come indicatori di tendenze generali, e non descrizioni estensibili automaticamente all’intera porzione di popolazione giovanile di origine straniera, anche per l’alto tasso di abbandono scolastico che questo articolo non approfondisce.

Va detto inoltre che la condizione di questi studenti “immigrati” (useremo per semplicità questa dicitura) è correlata ad altre caratteristiche che sono facili da intuire: se ad esempio solo il 35% degli italiani finisce nella fascia più bassa di background economico/sociale, per gli immigrati è uno su due. In ugual modo solo due di loro, tra tutti quelli che compongono il campione, appartengono alla classe più alta, contro i 69 italiani (rispettivamente il 5% e il 14,2%).

Il contesto familiare generalmente più umile influisce anche sulla scelta del tipo di scuola: mentre il 53% degli italiani frequenta il liceo, e la restante percentuale si divide quasi equamente tra Istituti Tecnici e Centri di Formazione Professionale,gli immigrati, invece, per ben il 45% frequentano i CFP, meno gli Istituti Tecnici - 32,5% - e solo il 22,5% i licei, meno della metà dei colleghi italiani.

Non ci deve sorprendere, quindi, se le risposte dei ragazzi immigrati appaiono in generale aderenti a quelli della classe più bassa o alle scuole professionali.

Tuttavia questo gruppo è probabilmente più eterogeneo e sfaccettato di quanto non sembri, perché riserva diverse sorprese.

È interessante notare come, ad esempio, nella fruizione delle nuove tecnologie e della rete gli studenti immigrati dichiarino di essere connessi a internet dalle 8 ore giornaliere in su, molto più degli italiani (20 punti di differenza, 41% contro 24%) o come sia anche più frequente il loro utilizzo di internet per attività quali scrivere su blog, utilizzare i social network, chattare, cercare informazioni o guardare film.

Questa tendenza però, quando si esce da Internet, cambia. Da un lato nella fruizione di giornali e riviste cartacei, gli immigrati risultano nettamente meno interessati degli italiani (il 30% dei primi dichiara di non leggere nullla, contro il 10% degli italiani), dall’altro abbiamo un alto tasso di immigrati che vistano siti di informazione sul web tutti i giorni (35% contro il 24,2% degli italiani), con solo il 12,5% percento che non lo fa mai, meno della metà degli italiani (35%).

Qual’è il significato di questa differenza? Di certo i figli di immigrati hanno una maggior difficoltà di accesso al quotidiano in sé, perché è raro che siano circondati da un ambiente culturale già predisposto in questo senso: pensiamo ad esempio al ragazzo che si trova in casa ogni tanto il giornale comprato dai genitori. Il figlio di immigrati, anche ponendo che non abbia problemi con la lingua, difficilmente entrerà in contatto accidentale con un giornale, se vuole leggerlo deve comprarlo per conto suo. Appare quindi anche più sensato che vada cercando fonti di informazione più accessibili, e magari riferite alla sua cultura o nazione di appartenenza, indirizzandosi più naturalmente verso ciò che è disponibile su internet.

Anche i dati riferiti al tempo speso a chattare, o a scrivere sui blog, sempre superiore rispetto a quello dei coetanei italiani, sembrano confermare questa tendenza a vedere nella rete la prima risorsa di acquisizione (e scambio) di informazioni. O forse anche è indice di un altro aspetto, già visto nella prima parte del questionario (QT di giugno): l’immigrato è meno integrato, frequenta meno dei suoi coetanei italiani il variegato mondo dell’associazionismo; e allora Internet diventa una via d’uscita, di comunicazione.

Un altro dato interessante, che conferma l’eterogeneità di cui si accennava prima e mette in dubbio una visione diffusa di una popolazione immigrata uniforme e relegata agli strati più bassi della società, riguarda il numero di libri letti rispetto agli italiani. La realtà che emerge è polarizzata: se gli immigrati che non leggono alcun libro sono il 25,6%, più del doppio degli italiani (10,8%), a leggere più di 16 libri l’anno sono il 36%, decisamente di più dei 29,2% avidi lettori italiani. Insomma: tra gli immigrati ci sono sia i più refrattari alla cultura, sia i più interessati (alcuni addirittura tra i grandi lettori, con oltre 40 volumi all’anno). E questa voglia di conoscere l’abbiamo sperimentata noi stessi durante la somministrazione del questionario: è stata in una classe del CFP che, finita l’ora e suonata la ricreazione, i ragazzi, in massima parte immigrati, sono rimasti, tutti, al loro posto per diversi minuti, per proseguire una discussione che si era tra noi avviata. Sembra proprio che i giovani stranieri vivano in una realtà con molte più differenze al proprio interno di quanto suggerisca la loro condizione economica o frequentano diversi nostri schemi mentali, che forse dovremmo rivedere.