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La bellezza, chi la difende?

In barba al buon gusto, all’estetica e al Regolamento, a Trento passa in Commissione Edilizia un’autentica bruttura. Per fortuna i cittadini protestano.

È approdata sui quotidiani locali la protesta di un comitato spontaneo, sorto a Trento tra gli abitanti del rione Bolghera in opposizione ad una nuova costruzione progettata in via Gorizia.

L’attuale stato dell’edificio in via Gorizia 80. La parte da demolire e ricostruire è quella sulla sinistra. Foto Elena Leonardi

Noi non pensiamo che i comitati siano automaticamente sede di tutte le civiche virtù mentre gli uffici pubblici sentina di tutti i vizi. A volte anche i mitici cittadini difendono interessi particolari o addirittura personali, tipo non vedersi costruire alcunché nelle immediate vicinanze. Ma altre volte, invece, il legittimo interesse privato si interseca con un superiore interesse pubblico: avere una bella città, mantenerla tale, opporsi agli imbruttimenti.

Finalità, questa, propriamente pubblica: al punto che, a preservarla, è istituita nei Comuni l’apposita Commissione Edilizia, che valuta (citiamo dagli atti del Comune di Trento) “la qualità architettonica ed edilizia delle opere, con particolare riguardo al loro corretto inserimento nel contesto urbano e paesaggistico-ambientale, nonché la tutela del decoro e dell’estetica delle costruzioni”.

Molto bene. Nel caso in questione, però, basta un semplice sguardo al prospetto che qui riportiamo per rendersi conto di come praticamente ogni parola del Regolamento di cui sopra sia contraddetta, a cominciare dal “corretto inserimento nel contesto urbano e paesaggistico-ambientale”: come si fa ad addossare a una pulita, lineare costruzione del primo Novecento un condominiaccio più alto di sei metri, che si ispira (per modo di dire) a tutt’altri canoni estetici? Non solo: per realizzare il condominio si estirpa l’attuale giardino, e si taglia una bellissima, secolare magnolia.

E la Commissione Edilizia, che fa? Approva.

Il progetto dell’impresa Pisetta.

Sinceramente, non ci piace quest’andazzo delle commissioni comunali. Alcuni anni or sono avevamo denunciato come si approvassero progetti in clamoroso contrasto con lo stesso Piano Regolatore e avevamo lanciato la campagna contro “il marcio in Comune” che aveva portato al disseppellimento di alcune norme, imboscate in un cassetto e inapplicate, e al trasferimento del dirigente del Servizio Urbanistica. Qui non siamo di fronte ad un episodio di quella gravità: le normative urbanistiche sembrano fedelmente rispettate. L’impresa Pisetta, presentatrice del progetto, non sta facendo la furba, non viola le regole; crea però una bruttura.

E la Commissione Edilizia non fa una piega. Mentre la gemella Commissione Urbanistica, di fronte a un grande progetto come quello della Biblioteca Universitaria dell’archistar Mario Botta, per anni e anni ha fatto melina, con millanta rinvii, fino a far approdare la realizzazione, nel quartiere Le Albere, della potente finanziaria Isa (vedi “Il pasticciaccio della biblioteca” sul numero scorso di QT).

Insomma, lo strumento finanziario della Curia da una parte e un immobiliarista di successo come Pisetta dall’altra, trovano sempre corsie preferenziali. Invece la bellezza della città, fonte primaria di vivibilità ed autentico patrimonio, il suo mantenimento e la sua crescita sembrano non interessare le istituzioni preposte. E allora sta a tutti noi mobilitarci.

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