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La riforma mai partita

Jacopo Zannini

La riforma delle Comunità di valle, che doveva dare più spazio ai territori costruendo un terzo livello per incentivare la partecipazione, è stata legiferata da anni, ma i risultati sono rimasti sulla carta. Le Comunità di valle sono ancora incomplete, sono rimaste un ente né carne né pesce, non hanno mai acquisito le competenze previste. Credo sia arrivato il tempo di decidere cosa fare di questo esperimento. Noi di Sel del Trentino, e non solo noi, l’avevamo detto a suo tempo schierandoci anche con fatica per l’abrogazione di questo ente nel referendum lanciato opportunisticamente dalla Lega. Insomma, i nodi, dopo tanti giri di parole, stanno venendo al pettine e anche gli amici del Pd, i difensori più strenui del progetto, oggi parlano di superamento della Comunità e fusione dei piccoli comuni. Vien da dire: ben tornati con i piedi per terra!

Chi invece pare non essersi arreso all’evidenza è il presidente Rossi, che sta progettando con il suo braccio destro Daldoss “la riforma della riforma”: vedremo cosa ci proporranno. Di fatto gli unici esempi virtuosi che stanno cambiando, in meglio, la geometria della gestione territoriale, sono le lungimiranti unioni dei comuni. In primis, l’esperimento - quello sì d’avanguardia - nato decenni fa anni fa in Val di Ledro, ma anche altre esperienze che si stanno organizzando.

Mentre in questi anni aspettavamo invano che questo terzo livello prendesse forma, qualcosa però si è mosso dal basso per cercare di dare concretezza al bisogno di partecipazione. Così il comitato “Più Democrazia in Trentino”, coinvolgendo molti soggetti e costruendo un blocco sociale per la partecipazione e la democrazia diretta, ha raccolto più di 4000 firme ed è riuscito a presentare una legge di iniziativa popolare sulla democrazia diretta che sarà discussa dal 15 al 17 luglio in Consiglio Provinciale. Sembra però che questa interessante legge che vuole inserire strumenti di partecipazione e co-decisione (cioè un coinvolgimento diretto dei cittadini all’interno delle decisioni prese in Consiglio), sia stata accolta con freddezza dalla Giunta e che Gilmozzi abbia fatto capire che non vi sia interesse a aprirsi a processi innovativi come l’abbattimento del quorum, referendum consultivi e abrogativi.

Molti dei nostri amministratori non hanno ancora capito che per uscire dalla crisi in cui viviamo servono anche aperture a nuovi modelli di co-gestione del territorio. La sorella minore della democrazia rappresentativa (non per importanza, ma per età), la democrazia partecipativa, è uno strumento che può aiutarci a costruire un Trentino virtuoso e competitivo.

Speriamo che il centrosinistra autonomista non perda anche questa occasione di cambiamento, ben diverso dalla, per ora mancata, riforma delle Comunità di valle.

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